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COMUNQUE VADA, ONORE A FINI: E’ STATO COERENTE E HA DELINEATO UN FUTURO DI OPPOSIZIONE AL GOVERNO AFFARISTICO-RAZZISTA

Dicembre 13th, 2010 Riccardo Fucile

IN UN PAESE CIVILE UN PREMIER SI SAREBBE DIMESSO DI FRONTE AI NUMERI CHE LO SFIDUCIAVANO… FINI HA DETTO PERCHE’ BERLUSCONI NON MOLLA LA POLTRONA: DEVE EVITARE I PROCESSI A QUALSIASI COSTO… VINCERE CON VOTI COMPRATI ACCADE SOLO IN ALCUNI CORROTTI REGIMI SUDAMERICANI

Non siamo mai stati teneri in passato con Gianfranco Fini, avendo condiviso quasi nulla del suo percorso politico prima nel Msi e poi in An.
Non solo per i contenuti che esprimeva e che spesso non ci trovavano d’accordo, ma anche per la forma e la coerenza.
Ma le persone vanno valutate per quello che dicono e fanno nel contingente, altrimenti non si salverebbe nessuno.
E per la corenza con cui portano avanti le proprie idee.
Inutile dire che An non avrebbe mai dovuto fondersi con Forza Italia nel Pdl, sarebbe vero ma limitativo.
Probabilmente se An avesse avuto contenuti più marcati e più solide radici culturali, il problema non si sarebbe neanche posto.
La storia della destra italiana ha poco a che vedere con un partito aziendalista, nato per necessità  del suo leader, formato da venditori di Publitalia, fondato su spot e lustrini, nonchè da personaggi equivoci.
La destra sociale poi non ha nulla da spartire con un partito di reazionari borghesi, di conservatori, non di valori, ma solo di privilegi.
Non a caso,mentre qualche ragazzo veniva massacrato sotto casa negli anni di piombo, qualcun altro finanziava Craxi o assumeva come stalliere un mafioso.
Altri ambienti, altre frequentazioni, altri valori, altri ideali.
Concetti che a suo tempo Fini non seppe mai interpretare per limiti suoi e di quella accozzaglia di caporali che lo ha circondato per anni.
Se si cercasse anche solo un motivo pragmatico per appoggiare Fini in questa fase politica, sarebbe già  sufficiente la speranza di liberarsi di quell’esercito di squallidi servi che mai lo contraddicevano e che ora hanno trovato un nuovo (e ricco) padrone da servire.
Ma Fini oggi ha saputo guardare oltre, oltre il berlusconismo, oltre una destra reazionaria, bigotta e xenofoba, ha saputo rimettersi in gioco.
Non ci interessa se ci sono fatti anche personali all’origine delle sue scelte, ci preme sottolineare la possibilità  che in Italia, dopo 15 anni di rincoglionimento delle coscienze, esista la possibilità  concreta che emerga una destra di cui non vergognarsi.
Una destra pluralista, sociale, solidale, liberale, attenta ai bisogni dei più deboli, che riaffermi il concetto di unità  nazionale, di legalità , di politica al servizio del proprio popolo.
Non sappiamo se Fini la spunterà  per un voto o perderà  questa battaglia per due, non ha rilevanza: anche se la dovesse perdere, in parlamento le truppe di Antigua non avranno tregua, è solo questione di tempo e torneranno a casa.
Ci conforta l’idea che Fini abbia invece detto chiaramente che Futuro e Liberta starà  all’opposizione, una opposizione seria di   destra fera, troncando ogni trattativa con un premier inaffidabile che ci sta spuattanando in tutto il mondo.
E’ forse un governo con radici di destra quello in cui un premier riceve   prostitute a Palazzo, dove il Paese viene ridicolizzato dalle sue frequentazioni di minorenni, dove un capo di governo interviene presso una questura per far liberare una ragazza accusata di furto?
O dove si nomina ministro un politico solo per evitargli un processo?
O dove due ministri nominano figli acquisiti o fidanzati in posti remunerati dell’amministrazione?
O dove viene mantentuto ad alti incarichi di partito un ex sottosegretario colpito da diversi mandati di arresto per collusioni mafiose?
E potremmo riempire paginate intere di fatti e persone.
Ecco perchè, comunque vada, onore a Fini che ha saputo spezzare questa catena che avrebbe azzerato la destra italiana per decenni.
Poteva vivere nell’ombra e goderne i benefici, come hanno fatto tanti.
Ha avuto uno scatto di dognità : non ha importanza se vincerà  questa battaglia, l’importante è vincere la guerra.
E soprattutto è meglio in ogni caso perdere dalla parte giusta che vincere da quella sbagliata.
E gli uomini e le donne di destra vera, non di quella taroccata, state certi che sanno da che parte stare.

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COMPRAVENDITA, ULTIME TRATTATIVE: OGGI VERTICE IN PROCURA SULL’INCHIESTA

Dicembre 13th, 2010 Riccardo Fucile

CONVOCAZIONE IN VISTA PER RAZZI E SCILIPOTI… PANNELLA: SFIDUCIA AL REGIME… IL FINIANO RIVELLINI LANCIA SOSPETTI SUL VOTO DEL PD CUOMO CHE NEGA CAMBI DI CASACCA

Inchiesta sulla compravendita dei deputati, oggi la Procura di Roma deciderà  la rotta.
Dare il via alle indagini, magari convocando i due ex deputati Idv, Domenico Scilipoti e Antonio Razzi, sul cui cambio di casacca Di Pietro ha presentato un esposto, o archiviare il tutto.
È stata fissata per stamattina la riunione in cui il procuratore capo Giovanni Ferrara e l’aggiunto Alberto Caperna, che coordina il pool sui reati contro la pubblica amministrazione e quindi titolare del fascicolo per “atti relativi a”, faranno il punto della situazione e decideranno il da farsi, anche alla luce della memoria che l’ex magistrato di Mani Pulite consegnerà  in mattinata.
Memoria che potrebbe riguardare non solo i due ex Idv ma anche gli ex Pd Bruno Cesario e Massimo Calearo.
Comunque non più solo articoli di giornale, sui quali aveva basato l’esposto ma, come ha spiegato il leader dell’Idv, elementi utili ad “accertare lo scempio spudorato che si è compiuto in Parlamento”.
E la prima mossa della procura potrebbe essere quella di convocare, come persone informate sui fatti, proprio Scilipoti e Razzi.
I numeri a Montecitorio rimangono però risicati e il mercato dei deputati va avanti senza sosta.
Ieri al centro dell’attenzione è stata la posizione del democratico campano Tonino Cuomo.
“Sono stato nel territorio di Salerno per partecipare all’apertura di alcuni circoli di Fli e la notizia che Cuomo possa votare a sostegno del governo veniva data per certa – denuncia l’europarlamentare finiano Enzo Rivellini – Il sostegno a Berlusconi verrebbe ricambiato con un posto di sottosegretario”.
La risposta del deputato Pd è chiara: “È tutto falso, ho dato mandato ai miei legali di querelare Rivellini”, dice Cuomo.
Le pressioni da parte dei berlusconiani da una parte e dell’opposizione dall’altra sono forti.
Al netto delle indiscrezioni sui ripensamenti di quattro deputati di Fli vicini a Moffa, le quote alla Camera danno 313 voti per la sfiducia e 311 per la fiducia. Diventano quindi fondamentali gli indecisi, anche se tra questi non ci dovrebbero essere più i sei deputati radicali: “Visto il regime partitocratico in atto è necessario sfiduciare il governo e tutto il regime”, dice Marco Pannella.
Incassata la certezza dei voto dei radicali, dal fronte dei democratici si cerca di convincere a dare la sfiducia i due deputati della Svp, Karl Zeller e Siegfried Brugger: “È vero che culturalmente siamo più vicini al Pd – dice Zeller – Ma questo esecutivo ha fatto importanti aperture per iniziative nel nostro territorio, dal carcere di Bolzano alla toponomastica in tedesco. Per questo ci asterremo. Voteremmo la sfiducia se nel suo discorso Berlusconi dovesse attaccarci, ma non penso che lo farà “.
Sul fronte dei berlusconiani, invece, si tenta di recuperare il voto del liberale Paolo Guzzanti.
Il segretario del Pli, Stefano De Luca, assicura: “Il nostro deputato voterà  la sfiducia”. Guzzanti resta cauto ma pone condizioni assai difficili a Berlusconi: “Apprendo con sorpresa che il mio segretario ha già  stabilito che io debba votare la sfiducia – dice – Ma se il premier dichiarerà  in aula che la legge elettorale vigente è morta, io voterò la fiducia”.
La caccia va avanti.
E se ancora devono prendere una decisione definitiva i tre deputati fuoriusciti da Idv e Pd, Domenico Scilipoti, Massimo Caleario e Bruno Cesario (tutti orientati alla fiducia), il pressing del centrodestra continua anche verso il valdostano Roberto Nicco, che però assicura il voto di sfiducia.
Con il mercato in grande fermento, non è un caso che nel Pdl non siano gradite le “ingerenze” della magistratura.
Per il deputato azzurro Giorgio Stracquadanio “non è reato pagare a un onorevole il mutuo”.
Il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini non ha dubbi: “Questa compravendita è una vergogna che fa rabbrividire”.   ù

Antonio Fraschilla e Maria Elena Vincenzi
(da “la Repubblica“)

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LA CONTA: I VOTI CHE POSSONO FARE LA DIFFERENZA, TRA MATERNITA’, COMPRAVENDITA E ASSENTI

Dicembre 13th, 2010 Riccardo Fucile

SE QUALCHE COLOMBA FINIANA TRADISCE, IL PREMIER OTTIENE LA FIDUCIA PER POCHI VOTI… MA SE SPUNTASSE QUALCHE ASSENTE NEL FRONTE OPPOSTO?

Se la politica italiana non avesse la memoria corta, basterebbe ricordare che Silvio Berlusconi fino a pochi mesi fa poteva contare su una maggioranza schiacciante.
Ora, alla vigilia del voto di fiducia in Parlamento, deve sperare nelle assenze o nel ripensamento – più o meno interessato – di un paio di onorevoli.
Le maternità .
Potrebbe essere decisiva la presenza o meno delle tre deputate in stato interessante, che proprio in queste ore finiscono il tempo della gravidanza.
E che sono tutte per la sfiducia al governo.
Si tratta di Giulia Bongiorno e Giulia Cosenza, di Futuro e Libertà , e Federica Mogherini del Pd.
Se saranno tutte in aula, potrebbero far pendere la bilancia per l’apertura formale della crisi.
La colomba inquieta.
Fini non ha dubbi sulla compattezza del suo gruppo, ma su Silvano Moffa nessuno, in queste ore, è disposto a giurare.
Il voto del “pontiere”, autore della lettera con cui chiedeva al premier e al presidente della Camera di sedersi a un tavolo, non è scontato.
Lui si dice molto “amareggiato”, una frase che potrebbe preannunciare almeno una stensione.
Calearo, Scilipoti e Cesario.
Nei giorni scorsi hanno annunciato la nascita di un “movimento di responsabilità ” e tre voti diversi. Rispettivamente astensione, sfiducia e fiducia.
Eppure negli ambienti della opposizione si dà  per scontato che i tre voteranno tutti la fiducia all’esecutivo.
Paolo Guzzanti.
Il deputato del gruppo misto voterà  la fiducia solo se il premier dirà  in aula che l’attuale legge elettorale è morta. Ieri il Cavaliere ha parlato di cambiamenti ma ha anche ribadito la necessità  del premio di maggioranza, e ciò dovrebbe tagliare la testa al toro: il parlamentare liberale dovrebbe votare no.
I radicali.  
Pannella ha annunciato – a suo modo – la sfiducia. Ma tra i sei suoi deputati in aula almeno uno, secondo la maggioranza, sarebbe indeciso.
Catone.
Il deputato di Fli dice che la sua scelta non è scontata, ma è certo che non voterà  la sfiducia al governo.
Svp, astensione sicura.
Negli ultimi giorni si è paralto di un serrato pressing, con promesse di fondi per l’autonomia. Ma tranne clamorose sorprese in extremis i deputati sudtirolesi si asterranno.
Le smentite Pd.
Nelle ultime ore dal Pdl sono circolate voci di almeno due possibili “defezioni” tra i democratici. L’ultima, quella dell’onorevole Cuomo, è stata smentita seccamente dall’interessato.
Le variabili imprevedibili.
La politica – e la compravendita – non sono tutto. Ci sono anche aerei in ritardo, slogature alle caviglie, problemi familiari o altre varie ed eventuali. Con tali numeri, e tanta incertezza, l’esecutivo potrebbe passare o cadere per un banale imprevisto.
L’asso nella manica
Aleggia tra gli strateghi del Pdl un timore: cheBocchino abbia preparato una trappola. Ovvero che un paio di deputati “coperti” e insospettabili del Pdl alla fine non votino la fiducia al premier.

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L’AGENDA DEL VOTO DI FIDUCIA AL SENATO E ALLA CAMERA

Dicembre 13th, 2010 Riccardo Fucile

INIZIATA LA DUE GIORNI IN CUI SI DECIDE IL FUTURO DEL GOVERNO…. DOMANI IL VOTO QUASI IN CONTEMPORANEA NEI DUE RAMI DEL PARLAMENTO

Ecco l’agenda del voto di fiducia
Lunedi 13 dicembre
Senato — Intervento del premier alle 9.
A seguire discussione generale sulle risoluzioni di sostegno al governo che saranno presentate sulle dichiarazioni del premier, sulle quali il governo chiederà  la fiducia.
La discussione si concluderà  alle 14
Camera — Alle 16 vengono presentate le mozioni di sfiducia al governo e si apre il dibattito che dovrebbe durare fino alle 19-19.30.
Segue la replica del governo che dovrebbe essere fatta dal presidente del Consiglio

Martedì 14 dicembre

Senato — Alle 9 iniziano le dichiarazioni di voto dei vari gruppi (dovrebbero durare circa un’ora).
Dopo, visto che l’esecutivo dovrebbe aver chiesto la fiducia sul discorso del presidente del Consiglio, scatteranno le votazioni con due “chiame”, con i senatori che passeranno sotto il banco della presidenza e dichiareranno la propria scelta.
Il tutto dovrebbe durare un’ora circa e l’esito dovrebbe essere in tempo reale, subito dopo la fine della seconda chiama dei senatori, intorno alle 11.30

Camera — Alle 10.30 i vari gruppi esprimono le loro dichiarazioni di voto sulla sfiducia, che dovrebbero durare circa un’ora.
A quel punto inizierà  la votazione per appello nominale con due chiame.
Il voto, anche se le mozioni sono due, sarà  presumibilmente uno solo.
I deputati verranno chiamati ad uno ad uno, dovranno passare sotto la presidenza e dire se sono per il ‘sì’, il ‘no’ o l’astensione.
Al termine l’esito della votazione, le cui operazioni durano per circa un’ora, un’ora e mezza: il risultato verrà  immediatamente reso noto

Diciamo che domani, martedi 14 dicembre, intorno all’ora di pranzo i giochi saranno fatti.

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FINI, ATTACCO FINALE CONTRO BERLUSCONI: “DOPO LA FIDUCIA, NOI ALL’OPPOSIZIONE”

Dicembre 12th, 2010 Riccardo Fucile

“IL PREMIER NON VUOLE GOVERNARE, MA SOLO PROTEGGERSI DAI PROCESSI”…”BERLUSCONI NON AVRA’ LA FIDUCIA E SE CI RIUSCISSE PER UN VOTO SI LIMITEREBBE SOLO A VEGETARE: IL PAESE HA BISOGNO DI ALTRO”… “DOVEROSA L’INCHIESTA SULLA COMPRAVENDITA DEI PARLAMENTARI”…E FINI LANCIA UN GOVERNO TREMONTI

Lo scontro è pesante da mesi ma, se possibile, nella domenica di vigilia del confronto in Parlamento, la distanza tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini appare definitivamente incolmabile.
Il presidente della Camera, accompagnato da Italo Bocchino, va in televisione da Lucia Annunziata a dire la sua.
E sono parole che pesano come pietre, al di là  del risultato di martedì perchè se il governo «dovesse salvarsi con un pareggio o un voto in più sarà  ugualmente in crisi. Tirerà  a campare» e lo farà  solo perchè «vuole rimanere a palazzo Chigi» finchè c’è «il legittimo impedimento» per lui è «fondamentale restarci».
Piuttosto nell’interesse del Paese, dice Fini come in mattinata aveva già  ribadito Pier Ferdinando Casini, il premier dovrebbe dimettersi «altrimenti dal giorno dopo, saremo alla paralisi con un governo che vegeta».
E con Fli formalmente all’opposizione: da mercoledì mattina, qualunque sia l’esito del voto del 14, «saremo a tutti gli effetti un movimento politico di opposizione», anche se sempre «nell’ambito del centrodestra».
Se prevarrà  la sfiducia (Fini ne è convinto), allora per il presidente della Camera la strada maestra: «Un nuovo governo di centrodestra».
Magari guidato da Giulio Tremonti: «È il ministro cardine dell’attuale esecutivo ed è chiaro che sarebbe un nuovo governo di centrodestra, ma io non ne faccio una questione relativa al nome ne faccio una questione relativa al programma».
«Io non ho la sfera di cristallo ma Berlusconi non avrà  la fiducia», afferma Fini ma, sollecitato da Annunziata, accetta una scommessa: quella di dimettersi da presidente della Camera se la fiducia dovesse passare con 10 voti in più. Che Silvio Berlusconi possa prendere la fiducia per «dieci voti non ci crede nemmeno chi crede a Babbo Natale, nemmeno mia figlia Carolina… Io non credo a Babbo Natale… E visto che non ci credo, accetto la scommessa».
Quanto a trattative sul filo di lana, Fini stoppa così ogni ipotesi: ormai da qualche tempo c’è una «doppia personalità  che caratterizza Berlusconi» e per questo ormai non «possiamo più fidarci delle sue parole».
Fini è convinto che in Parlamento «Berlusconi dirà  tutto quello che ci vogliamo sentir dire, farà  un discorso tutto latte miele, ma noi non ci fidiamo più», perchè il «pomeriggio fa un discorso di apertura, salvo insultarci la mattina».
Per questo, ribadisce, l’iniziativa della colombe è stata «tardiva».
«Le parole -prosegue Fini- se le porta il vento. Qualunque cosa dirà  saranno impegni verbali. Discorso diverso sarebbe stato se qualche giorno fa si fosse passati dalle buone intenzioni ai fatti».
“Saremo all’opposizione ma in un’ottica di centrodestra – ha precisato -. Anzi, lanciamo un’opa sul centrodestra perchè la destra si merita di più di quello che le viene offerto oggi da Berlusconi».
«Quella di un nostro interesse per un’alleanza con la sinistra – ha aggiunto – è una barzelletta a cui ormai crede soltanto Berlusconi».
Quindi avverte quanti stanno valutando di votare la fiducia che quel voto equivarrà  ad aprire la strada al voto anticipato perchè questo «è il disegno di Berlusconi».
Infine,sulla presunta compravendita di parlamentari, per Fini è stato «gravissimo» che esponenti del Pdl abbiano considerato come un’ingerenza l’apertura di un’indagine da parte della Procura di Roma.
Ha anche parlato di Pier Ferdinando Casini sgombrando il campo dall’ipotesi che possa «tornare sotto l’ombrello di Berlusconi».
Lui, osserva, «ha fatto un enorme sforzo e ha vinto un’enorme scommessa quando è tornato in Parlamento contro il Pd e contro il blocco Pdl-Lega, quindi contro di me allora. E Casini può svendere mai la sua recente storia politica”.
Le parole del leader di Fli hanno irritato non poco il presidente del Consiglio, secondo quanto ricostruiscono diverse agenzie citando fonti del centrodestra. Il premier ha assistito all’intervista di Fini in tv e chi lo ha sentito riferisce di un premier furioso per le frasi del presidente della Camera.
«Avete visto? Fini non vuole nessuna trattativa: sa solo insultarmi e questo dimostra che il suo unico obiettivo è quello di eliminarmi» avrebbe detto Berlusconi.
Nella sua arroganza per lui è inconcepibile che qualcuno possa contestare il presidente affarista di un consiglio di amministrazione.
Ma la politica richiede qualità  e lucidità  mentale che il premier notoriamente non possiede.

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ULTIME LETTERE DI UN TRADITORE

Dicembre 12th, 2010 Riccardo Fucile

PENSIERI IMMAGINARI, MA NON TROPPO, DI UN DEPUTATO PRONTO A SALVARE LA PATRIA, IL GOVERNO E SOPRATTUTTO LA POLTRONA, CAMBIANDO SPONDA E GUADAGNANDOCI QUALCOSA

Cara mamma, cara moglie mia carissima, cari figli miei adorati, vi scrivo dal fronte dei peones parlamentari in questa trincea fatta di odio, diffidenze reciproche, sospetti e rancori.
Quando leggerete questa mia lettera io sarò già  stato linciato dai giornali come un venduto, ma voi non credete a quello che scrivono.
Sono vittima di un atto di squadrismo politico, mi vogliono intimidire, ma state certi che non mi farò piegare.
Ma quale voltafaccia. Ho forse mai avuto una faccia io?
Ma quale improvviso cambio di casacca? Quando mai qualcuno di quelli
che ora mi accusano mi ha regalato una casacca?
Manco un paio di mutande, ecco.
E poi si lamentano se uno va con chi gli offre di più.
Voi soli sapete quanto sia importante per maturare la pensione che io finisca il mandato parlamentare.
E a tal proposito vorrei rassicurarvi che sarei disposto a qualunque cosa pur di rimanere seduto su questo scranno dove immeritatamente e inspiegabilmente siedo.
Leggerete che c’è in atto un indecente mercato delle vacche, ma io vedo molti altri animali in giro, specialmente lupi, maiali, squali, iene, falchi e avvoltoi. Leggerete di un mercimonio di voti, di un suk, ma voi rispondete a chi insulta la nostra famiglia che il vostro valoroso soldato è impegnato in un’operazione di ricollocamento e di persuasione politica.
Per darmi un tono penso che aderirò a questo nuova componente “Movimento di responsabilità ”.
Non chiedetemi cosa voglia dire e neppure cosa sia una “componente”.
Non lo so, probabilmente non vuol dire niente, ma l’importante per noi peones della trincea è alzare la posta.
Dal fronte berlusconiano lanciano slogan per me incomprensibili. “Difendi il tuo voto, sostieni il tuo governo”, dicono.
Bah? Io sostengo qualsiasi governo, basta che garantiscano di ricandidarmi. (Che dite me lo faccio mettere per scritto? Cara moglie, vai da Peppuccio, quello che era in classe mia alle medie e che ora fa il notaio in città  e chiedigli se basta una scrittura privata o siamo più tutelati se facciamo un contratto registrato davanti a lui).
Leggerete che il vostro caro è un traditore: ma chi potrei mai tradire, io che non ho mai creduto in niente e in nessuno?
Io che ho fatto politica perchè non sapevo che altro fare?
Io che non ho nè arte nè parte?
Voi soli sapete che non mi frega niente di tutte queste vuote parole con cui ci riempiamo la bocca in Parlamento.
Moralisti del cavolo, ecchè uno adesso fa politica per gli ideali?
Voi sapete che tutto questo lo faccio non certo per un alto senso dello Stato, ma per Voi.
Quando dicono che la soglia ormai è stata oltrepassata, ancora una volta sbagliano.

PS. Moglie mia carissima, mandami codice fiscale e Iban perchè ti ho trovato un lavoretto. Voi soli sapete quante rate mancano ancora per estinguere il nostro mutuo e finalmente poter oltrepassare la soglia vera, quella della nostra adorata casetta al mare.
E poi rassicurate anche Don Paolo, che questi insulti, questo linciaggio pubblico, io li patisco anche per lui.
Ancora una volta la Chiesa ci ha dato la sua benedizione e se il cardinal Bertone in persona ha stretto nel suo abbraccio Berlusconi, è un caro messaggio per la remissione dei peccati di tutti noi. Un messaggio natalizio che non possiamo ignorare.
Il Vostro ….

à‰ una consulenza che potrai svolgere senza impegno anche da casa e ci daranno 100mila euro l’anno.
Incredibile vero? Eppure pare che io non sia l’unico.
Se tu potessi venire a Roma nei prossimi giorni sarebbe cosa utile.
Porta anche i ragazzi e la mamma, che forse si riesce a raccattare qualcosa anche per loro.

Caterina Soffici
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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“L’EX IDV RAZZI SI E’ SPESO I SOLDI DELL’ALLUVIONE DI LUCERNA PER RIFARSI I DENTI“: ORA SALVERA’ IL GOVERNO GRATIS?

Dicembre 12th, 2010 Riccardo Fucile

PARLA MASSIMO PILLERA, SUO EX PORTAVOCE E GIORNALISTA SVIZZERO… “ALFANO E FRATTINI: ANCHE I MINISTRI SI SONO MOSSI PER RAZZI”… IN BALLO LA RICANDIDATURA E LA NOMINA A CONSOLE ONORARIO A LUCERNA….”PRESE PER BEN DUE VOLTE L’INDENNIZZO ALLUVIONE, DICHIARANDO IL FALSO”

“Il motivo della scelta di Razzi? L’ha spiegato lui stesso il 25 novembre durante una cena a Zurigo: Angelino Alfano gli ha garantito la rielezione e Franco Frattini gli ha permesso di segnalare un nome come prossimo Console onorario di Lucerna.
Per questo a Razzi conveniva appoggiare Berlusconi.
Anche perchè Antonio Di Pietro gli aveva già  dato il benservito a causa di un processo pendente”. Ecco qui.
Basta una telefonata per risolvere il mistero di Antonio Razzi, l’ex parlmentare dell’Idv, approdato a Noi Sud, che con il suo voto potrebbe salvare il governo e Silvio Berlusconi.
E bastano dieci minuti di intervista con Massimo Pillera, l’ex portavoce di Razzi, per capire come dietro il mercato dei deputati si muova ormai l’intero esecutivo: dal ministro della Giustizia, fino a quello degli Esteri.
Del resto Pillera chi sia Razzi, lo sa molto bene: “Ho girato un film sulla sua storia di operaio e quando è stato eletto gli ho fatto da chioccia, vista la totale inesperienza politica. Poi l’ho lasciato e sono tornato al mio lavoro di giornalista e direttore del settimanale svizzero ‘La Pagina’”.
Aspetti, in ordine cronologico : partiamo dal procedimento in corso. Di cosa parliamo?
Dei suoi problemi con il Cram, acronimo di Consulta regionale abruzzesi nel mondo. Lui ne era presidente.
E quindi?
È successo che i membri della federazione emigrati abruzzesi in Svizzera, lo hanno denunciato per appropriazione di fondi.
Quali fondi?
Nel 2005 c’è stata un’alluvione a Lucerna, e l’acqua ha danneggiato anche la struttura dove ha sede l’associazione degli abruzzesi. Razzi, come presidente del circolo, ha chiesto un contributo alla Regione Abruzzo. Richiesta accolta, con una cifra che oscillava tra i 60 e gli 80mila euro. Intanto, però, ha fatto sistemare il centro con i soldi dell’assicurazione svizzera.
Fino a quando…
Sia la Regione che l’assicurazione gli hanno chiesto un documento che attestasse di non aver ottenuto nessun’altro finanziamento.
E lui?
Ha firmato. E poco dopo, quando è stato eletto in parlamento, si è dimesso.
Come è stato scoperto?
Grazie al nuovo tesoriere dell’associazione che appena arrivato è andato a verificare i vari scontrini e ha trovato le ricevute del dentista e le spese di acquisto di alcuni televisori, uno dei quali è dentro casa-Razzi. Allora, partendo da questa anomalia, lo hanno convocato. E lui ha reagito spiegando che erano fondi della Regione che lui aveva anticipato. Insomma, è caduto in continue contraddizioni tanto da portare l’associazione a scoprire che l’Abruzzo aveva realmente dato un contributo.
Bè, però aveva dei gravi problemi di denti…
…ah, sì! Il suo dente argentato in bella evidenza nei primi manifesti elettorali, è stato sostituito da un sorriso bianco in quelli successivi.
Quale è stata la reazione dell’onorevole?
Ha portato via il computer con dentro il bilancio. Poi è partito il procedimento contro di lui.
E allora torniamo alla cena…
Sì, giovedì 25 novembre c’è stata una cena a Zurigo con alcuni amici e aderenti all’Idv abruzzese, dove Razzi ha rivelato che era pronto a lasciare il partito e che aveva intenzione di votare la fiducia a Silvio Berlusconi.
Ma come, proprio lui che a settembre aveva detto “Hanno provato a comprarmi, ma ho rifiutato”?
C’è un fatto: Di Pietro gli aveva da poco comunicato che non lo avrebbe più ricandidato a causa dei problemi con la giustizia. Quindi lui ha riferito della proposta del ministro Alfano per un posto sicuro in Italia. Anche perchè ha un mutuo di due mila euro. Non solo…
Cosa?
Contestualmente, durante la cena, ha alzato il telefono e ha chiamato una collaboratrice di Frattini. Ha preso appuntamento per il lunedì successivo a Roma (il 29 novembre). Sede: il ministero. Ai presenti ha detto che lì volevano dargli l’opportunità  di scegliere il Console onorario di Lucerna. Lui, Razzi, aveva una rosa di quattro nomi. Tenga conto che questa è una prassi totalmente fuori da ogni regola: il Console deve essere nominato dall’ambasciatore e non dal parlamentare.
Ci definisca Razzi, come uomo…
È una persona incapace di ogni ragionamento politico. Vede, io sono un giornalista che tempo fa ha realizzato una pellicola sulla sua vita da operaio del settore tessile. Poi grazie alla conoscenza con Di Pietro, nata in Canada quando il leader dell’Idv era ancora un pm di Mani Pulite, ha fatto il salto dentro Montecitorio. Però, è rimasto ancora lì.
In che senso?
Non ha approfondito, non si è dato da fare, non ha cercato di capire, di migliorare. Era ed è interessato ad altro. Vuole un esempio?
Prego…
Un giorno, quando ero il suo portavoce, ho ricevuto una telefonata mentre era su un palco a consegnare una medaglia.
E allora?
Arrivava dalla Rai e mi confermavano la possibilità  di far partecipare la moglie alla trasmissione dei pacchi.
E lei?
Mi sono avvelenato. E Razzi ha rinunciato.
Bene, grazie. Buonasera…
No, no, aspettate, voglio aggiungere una cosa…
Prego…
All’estero c’è il sistema delle preferenze. Vuol dire che gli elettori hanno scritto il nome Razzi sulla scheda, vuol dire che chi l’ha scelto, l’ha fatto perchè profondamente antiberlusconiano. Quindi c’è dietro un tradimento profondo della volontà  degli elettori.
Quanti voti?
Circa 3200 in Svizzera.
Razzi si è più fatto vedere?
No! Assolutamente. Per questo e gli altri motivi, non è più molto gradita la sua presenza dalle nostre parti.

Peter Gomez e Alessandro Ferrucci
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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CORROTTI E CORRUTTORI: POTRA’ ESSERE UN VOTO IN PIU’ O IN MENO A RESTITUIRCI UN ESECUTIVO AUTOREVOLE?

Dicembre 12th, 2010 Riccardo Fucile

SERVIREBBE LA POLITICA, NON IL CALCIOMERCATO, UNA STAGIONE DI RIFORME, UN PROGRAMMA CONDIVISO…I COSTITUENTI VOLLERO GARANTIRE LA INDIPENDENZA DEL PARLAMENTARE, NON LA SUA DIPENDENZA DAL DENARO O LA LIBERTA’ DI METTERSI ALL’ASTA

Il voto di fiducia è come una messa solenne nel tempio delle istituzioni. Celebra la sacralità  del Parlamento, che attraverso questo rito sceglie un nuovo papa, o riconsegna al vecchio le chiavi pontificie.
Ma al contempo celebra i governi, innalzandoli alla gloria dell’altare.
Invece la politica italiana ha trasformato la messa in messinscena, la liturgia in commedia.
Se i santini sono questi, per noi fedeli sarà  dura raccoglierci in preghiera.
È il caso, innanzitutto, del governo Berlusconi.
Davvero c’è da attendere il 14 dicembre per decretarne i funerali?
Davvero lo stesso giorno potremmo viceversa assistere al miracolo della sua resurrezione?
È insomma un voto in meno o in più che può restituirci un esecutivo autorevole e longevo?
Evidentemente no, non è così.
Se anche Berlusconi la spuntasse per il rotto della cuffia, il giorno dopo si ritroverebbe come Prodi, appeso agli umori del trotzkista Turigliatto o della moglie di Mastella.
L’Italia ha urgenza d’una stagione di riforme, ma nessuna compagine ministeriale potrà  mai inaugurarla senza una forte base in Parlamento.
Servirebbe dunque guadagnare nuovi soci, allargare la coalizione di governo con un programma condiviso.
Servirebbe, in breve, la politica; invece a Montecitorio va in onda il calciomercato.
Signori di mezza età  corteggiati come fanciulle in fiore, adescati uno per uno. Oppure comprati con qualche lingotto d’oro, se è autentico il sospetto della procura di Roma.
Ecco, il sospetto.
Sta corrodendo la residua credibilità  del Parlamento, proprio nel giorno che avrebbe dovuto sancirne il primato.
In Italia nessun governo è mai caduto in seguito a una mozione di sfiducia (Prodi si dimise dopo una «questione» di sfiducia, che è cosa diversa): sempre crisi extraparlamentari, consumate scavalcando le assemblee legislative.
Adesso no, le Camere sono tornate al centro della scena.
Ma la crisi in Parlamento via via si è tramutata in una crisi del Parlamento, e quest’ultima ha infine messo in crisi le garanzie costituzionali che proteggono la dignità  delle due Camere.
Qual è infatti la trincea giuridica su cui si è asserragliato il centrodestra?
L’art. 67 della Costituzione, che pone il divieto di mandato imperativo.
Se ogni deputato è libero di votare un po’ come gli pare, sarà  anche libero d’accettare incenso e mirra per ogni voto espresso.
Ma libero rispetto a chi? Rispetto alla mamma, alla sorella, al Popolo della libertà ?
No, libero rispetto ai suoi elettori.
Peccato tuttavia che i nostri parlamentari, grazie al porcellum, siano stati scelti dai partiti, non dagli elettori.
Peccato quindi che la garanzia del libero mandato si sia svuotata come un uovo per assenza del mandato.
C’è però un’altra garanzia costituzionale, sta appena un rigo sotto.
Si conserva nell’art. 68, che proclama i membri del Parlamento insindacabili per le opinioni e i voti in aula.
Da qui un’irresponsabilità  giuridica, che a sua volta è di tre tipi.
Civile (se rivelo un segreto industriale, nessuno potrà  chiedermi i danni). Penale (se ti diffamo durante un discorso in Parlamento, non hai il diritto di sporgere querela). Disciplinare (se critico il ministro di cui sono dipendente, lui non potrà  applicarmi una sanzione).
E se invece voto la fiducia in cambio della cassaforte di Zio Paperone?
Alla lettera, l’art. 68 vale pure in questo caso.
Ma fu concepito per proteggere la libertà  intellettuale dei parlamentari, non la libertà  di mettersi all’asta.
La loro indipendenza, non la dipendenza dal denaro.
C’è allora una lezione che ci impartisce questo tempo di briganti.
La malattia etica che ha fiaccato la politica reclama una nuova etica politica, non le medicine del diritto, non il soccorso della Costituzione.
Anche perchè la nostra Carta è la prima vittima di questa malattia.
Ma riesce ancora a vendicarsi, sia pure mentre esala l’ultimo respiro.
Se infatti il voto del parlamentare corrotto è insindacabile, l’offerta del parlamentare corruttore no: quell’offerta non è un voto, non è un’opinione, non è protetta dal divieto di mandato imperativo.
Sicchè alla fine della giostra la procura di Roma potrebbe fare un’esperienza inversa rispetto alla procura di Milano.
Nel caso Mills c’era un corrotto senza corruttore (improcessabile); qui avremmo un corruttore senza corrotti (improcessabili). Mezzo reato per un Parlamento dimezzato.

Michele Ainis
(da “la Stampa“)

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IL BLUFF DI BERLUSCONI, COSA ACCADREBBE SE SI ANDASSE AL VOTO CON QUESTA LEGGE: CENTRODESTRA SENZA MAGGIORANZA AL SENATO

Dicembre 12th, 2010 Riccardo Fucile

CENTRODESTRA TRA 136 E 147 SEGGI A PALAZZO MADAMA CONTRO I 158   CHE SONO NECESSARI PER AVERE UNA MAGGIORANZA… IL PDL PERDEREBBE TRA I 22 E I 33 SENATORI, LA LEGA PERO’ NE GUADAGNEREBBE SOLO 9… E NEANCHE   ALLA CAMERA LA VITTORIA E’ PIU’ CERTA

Il premier va a caccia di voti di deputati disposti ad accordargli la fiducia “pur di non trascinare il paese alle urne”, mentre in realtà  gli interessa solo vincere la prova di forza proprio per poter poi innescare lo show-down elettorale, piaccia o no ai senatori e ai deputati pidiellini che osservano compiaciuti il mercimonio che si svolge in Parlamento.
Ma cosa succederebbe se, a legge elettorale invariata, si arrivasse davvero al voto in marzo?
Il Porcellum, oltre ad aver prodotto la pericolosa empasse politica di questi mesi, finirebbe con il danneggiare proprio il Pdl.
Stando agli attuali sondaggi sulle intenzioni di voto, infatti, nessuna delle tre possibili coalizioni (Pdl-Lega-LaDestra; Fli-Udc-MpA-Api; Pd-Sel-Idv-altri) raccoglierebbe al Senato la maggioranza assoluta di 158 seggi, come mostra una simulazione elettorale che Libertiamo ha realizzato sulla base di due recenti sondaggi sulle intenzioni di voto (Emg del 7 dicembre e Ipsos del 9 dicembre). Dai quali emerge, appunto, che se si andasse a breve alle urne in nessun caso la coalizione a guida Berlusconi-Bossi otterrebbe la maggioranza di Palazzo Madama.
Nello scenario più ottimistico (vittoria berlusconiana nelle regioni non “blindate”, Piemonte, Puglia e Calabria, oltre che Campania e Sicilia), la coalizione si fermerebbe a 147 seggi senatoriali.
Nell’ipotesi meno favorevole (con Pdl e Lega sconfitti nelle regioni in bilico) a 136.
La simulazione indica, in particolare, una perdita per il PdL di 22/32 senatori, rispetto agli attuali 134.
Sia nello scenario meno favorevole che in quello più ottimistico, la Lega guadagnerebbe invece tra i 9 e gli 11 senatori, passando dagli attuali 25 a 34/36. Insomma, quei senatori del Pdl che il 14 accorderanno la loro fiducia a Berlusconi avranno buone possibilità  di non tornare a Palazzo Madama, perchè se si andasse ad elezioni anticipate – eventualità  caldeggiata dallo stesso Berlusconi – tra un quinto ed un quarto di loro dovranno dire addio allo scranno.
Alla Camera, la forbice tra le due coalizioni è molto limitata.
Secondo Ipsos potrebbe addirittura succedere che il centrosinistra prevalga sull’attuale maggioranza.
In tal caso, i seggi di Pdl e Lega passerebbero dagli attuali 294 a 205.
E l’unico a perderci sarebbe proprio il Pdl, con 94 deputati in meno (141 contro i 235 di oggi), mentre la Lega manterrebbe la forza attuale di 59 deputati.
Neanche in caso di vittoria, tuttavia, la coalizione guidata dal Pdl, pur con l’ampio premio di maggioranza, riuscirebbe a guadagnare più di un solo deputato.
Di tutto il surplus di voti infatti si avvantaggerebbero la Lega (che passerebbe da 59 a 97).
Comunque vada, insomma, la coalizione Berlusconi-Bossi non vincerà .
Ma sarà  una “non vittoria” distribuita in modo asimmetrico tra i due partiti alleati: la Lega farà  il pieno di seggi al Senato e, nella peggiore delle ipotesi, conserverà  intatta la sua rappresentanza alla Camera, mentre per il Pdl sarà  una emorragia di seggi.
Ecco perchè il governo forzaleghista in fondo le elezioni le minaccia, ma non le vuole: più che ai “traditori” pensa a non farsi sfilare la poltrona sotto le natiche.

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