Dicembre 11th, 2010 Riccardo Fucile
E’ UN DOVERE CIVICO, PERCHE’ IL PAESE HA BISOGNO DI ENTRARE NEL FUTURO
Nessuna trattativa con Silvio Berlusconi. 
Sto scrivendo queste poche righe di getto, con l’impeto di chi ha la memoria che corre a questi ultimi mesi di polemiche politiche.
Nessuna trattativa con chi, un bel giorno, ha deciso di cacciare il cofondatore di un partito che doveva essere liberale ed è diventato totalitario.
Nessuna trattativa con chi ha sguinzagliato i suoi “bravi” a mezzo stampa per massacrare mediaticamente l’avversario.
Con chi ha trasformato il dibattito politico in un’ordalia medievale.
Nessuna trattativa con chi è convinto che le istituzioni siano un affare privato. E che un partito possa essere proprietà privata.
Nessuna trattativa che chi crede che la democrazia sia qualcosa che si possa manovrare a piacimento.
Con chi pretende solo sudditanza e obbedienza.
Con chi paga invece di convincere.
Nessuna trattativa con chi ha trasformato l’Italia in uno zimbello mondiale. Nessuna trattativa con chi dice che “Putin è un dono di Dio” e trasforma il suo paese nel parco giochi di Gheddafi.
Nessuna trattativa con chi pensa che la politica sia un jingle pubblicitario. Nessuna trattativa con chi ha distrutto la speranza di una destra moderna, laica ed europea.
Nessuna trattativa con che si atteggia a salvatore della patria e invece ha tradito il sogno degli italiani nel riscatto nazionale.
Nessuna trattativa con chi cerca di comprare il consenso.
Con chi usa i suoi manganelli mediatici per sbattere il traditore in prima pagina.
Nessuna trattativa con chi ha detto che Eluana Englaro poteva avere ancora figli.
Con chi va in giro a fare le corna e il dito medio, o a dire barzellette con bestemmia finale.
Con chi pensa ancora che esistano i comunisti.
Con chi pensa che un mafioso possa essere un eroe.
Nessuna trattativa con chi ha attaccato Roberto Saviano.
Nessuna trattativa con s’inventa di avere il consenso della maggioranza degli italiani.
Nessuna trattativa con Silvio Berlusconi.
Nessuna trattativa. È un dovere civico. E patriottico.
Perchè l’Italia ha bisogno di altro.
Ha bisogno di fare finalmente un passo avanti.
Ed entrare nel futuro.
Filippo Rossi
Farefuturoweb
argomento: Berlusconi, Costume, destra, Fini, Futuro e Libertà, Giustizia, Parlamento, PdL, Politica, radici e valori | Commenta »
Dicembre 11th, 2010 Riccardo Fucile
L’INDEGNO MERCATO DEI VOTI, INDAGA LA PROCURA
Solo nel tragicomico fumetto di Berluscopoli la doverosa e persino tardiva apertura di
un’inchiesta sullo scandalo del mercato dei voti può diventare “un’ingerenza gravissima della magistratura” sull’autonomia delle Camere. Solo nella grottesca manipolazione semantica dei fatti, quotidianamente praticata dai “volonterosi carnefici” del Cavaliere, il patto scellerato tra un parlamentare dell’Idv e tre “colleghi” del Pdl (che gli offrono di passare nelle file della maggioranza in cambio dell’estinzione del suo mutuo per la casa) può diventare esercizio di “una libera dialettica parlamentare”.
A tanto ci ha ridotto, il collasso dell’etica pubblica di questi anni.
Siamo ai “saldi di fine legislatura”.
Gli operosi apparatciki del presidente del Consiglio, per consentirgli di raggiungere la fatidica “quota 316” nella conta sulla fiducia di martedì prossimo a Montecitorio, offrono alle anime perse dell’altra sponda non più solo incarichi ministeriali e poltrone di sottogoverno, ma addirittura denaro sonante.
Questo, oggi, è l’ulteriore “salto di qualità ” nell’indecente compravendita in corso tra i deputati: i soldi.
Questo, oggi, dichiarano senza pudore pseudo dipietristi come Antonio Razzi e finti democratici come Massimo Calearo.
Il primo, in un’intervista radiofonica su Radio 24 al programma “La zanzara” del 16 settembre: “Sono stato avvicinato da cinque, tre del Pdl. Le offerte più concrete che mi hanno fatto sono state la ricandidatura e la rielezione sicura, ma questa volta in un collegio italiano. Ho comprato casa a Pescara, devo pagare ancora un mutuo da 150 mila euro. Io gli ho detto che avevo questo mutuo e loro: “Ma che problema c’è? Lo estinguiamo”…”.
Il secondo, in un’intervista al “Riformista” di martedì scorso: “Dai 350mila al mezzo milione di euro. E pensi che la quotazione, nei prossimi giorni, può ancora salire. Soprattutto al Senato. I prezzi, quelli per convincere un indeciso a votare la fiducia al governo, per adesso sono questi… Io sono un caso a parte… Sa cosa mi ha detto Berlusconi, quando ci siamo incontrati di recente: “Calearo, io non ho nulla da offrirle perchè lei, come me, vive del suo”…”.
Cos’altro sembra di scorgere, in tutto questo, se non un tentativo di corruzione (secondo l’articolo 319 del codice penale) che non ha nulla da spartire con il diritto del parlamentare di esercitare la propria funzione “senza vincolo di mandato” (secondo l’articolo 67 della Costituzione)?
E di fronte a queste parole, che pesano come pietre e contengono a tutti gli effetti una possibile “notitia criminis”, cos’altro deve fare una procura della Repubblica, se non aprire un’inchiesta e verificare la fondatezza delle gravissime dichiarazioni rese da questi deputati?
Questo è lo scandalo.
Un Parlamento, tempio sacro della democrazia rappresentativa, trasformato in un hard discount, luogo profano della politica mercificata.
Così si compie il capolavoro berlusconiano: prima la personalizzazione, poi l'”aziendalizzazione” della politica, che si riduce a una variante del marketing mentre le Camere si sviliscono in una “fabbrica” di voti. In questo orizzonte, tecnicamente a-morale e puramente economicista, tutto si può vendere e comprare.
Una candidatura o un mutuo, una fiducia o una sfiducia.
Perchè nella logica del tycoon della televisione commerciale tutti gli uomini hanno un prezzo. Si tratta solo di individuare quello giusto, e al momento giusto.
Eppure, per i Cicchitto e i Verdini, i Bondi e gli Alfano, non è questo lo scandalo. Questa è, appunto, la “libera dialettica parlamentare”.
Questa è, appunto, la politica fatta di “sangue e merda”, per usare una vecchia formula cara a Rino Formica ai tempi della Prima Repubblica.
Non è la compravendita, che indigna questo centrodestra trasformato in appendice del cda Mediaset.
Perchè secondo le guardie azzurre del Cavaliere o non è vera: e dunque non c’è nulla da cercare tra le bancarelle del suk di Montecitorio.
O si è sempre fatta, anche ai tempi del governo Prodi: e dunque “todos caballeros”, tutti colpevoli, nessun colpevole, come da requisitoria parlamentare di Bettino Craxi all’epoca di Tangentopoli.
Il vero scandalo, per le truppe del Popolo della Libertà che si preparano alla battaglia di martedì prossimo, è ancora una volta la magistratura che indaga. Le toghe che turbano il “normale confronto” del Parlamento, alla vigilia di un voto decisivo per il futuro del governo.
Anche questa, dunque, sarebbe giustizia a orologeria.
Ci vuole una certa impudenza, per sostenere una tesi del genere.
Proprio nel giorno in cui la Consulta annuncia il rinvio a gennaio della sentenza sulla costituzionalità del legittimo impedimento.
La verità è che questa penosa Votopoli è l’altra faccia, l’ultima, di un potere sempre più debole e disperato, e per questo sempre più temerario e velleitario.
“Ora inizia il calciomercato…”, dice Gianfranco Fini, commettendo un errore di metodo (perchè è il presidente della Camera, e se sa qualcosa deve denunciarlo ai pm) e di merito (perchè le trattative sono cominciate da un pezzo, e semmai il calciomercato sta per finire).
Tuttavia non sappiamo quanto abbia inciso la campagna acquisti del Cavaliere, proprio nelle file dei futuristi, molti dei quali si professano malpancisti.
Non sappiamo quanto peseranno martedì prossimo gli anatemi del premier contro gli eventuali “traditori”, che saranno “fuori per sempre dal centrodestra”.
Può anche darsi che l’aritmetica salvi il presidente del Consiglio.
Ma se anche fosse, la politica lo ha già condannato.
Non si governa un Paese instabile come l’Italia, con un paio di voti di maggioranza.
Per quanto ben remunerati, restano comunque voti a perdere.
Massimo Giannini
(da “la Repubblica“)
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Dicembre 10th, 2010 Riccardo Fucile
ENTRATO ALLA CAMERA COME PRIMO DEI NON ELETTI, DOPO LA RINUNCIA DI COTA, E’ STATO UNA COLONNA STORICA DELLA LEGA ALESSANDRINA… ARRESTATO PER TRUFFA AI DANNI DEL COMUNE PER UN IMPORTO DI 760.000 EURO…D’ACCORDO COL SUO DATORE DI LAVORO, AVEVA GONFIATO LA SUA BUSTA PAGA PER 5 ANNI, RISCUOTENDO RIMBORSI NON DOVUTI
Silvio ha trovato, nella sua battaglia per la moralizzazione del Paese, un altro adepto per salvare il governo il 14 dicembre, frutto della campagna acquisti in atto tra “persone qualificate ed eleganti”.
Si tratta di Maurizio Grassano, già presidente del Consiglio comunale, attualmente sotto processo per truffa aggravata ai danni del Comune
Diventato onorevole grazie a Roberto Cota che, presentando la propria candidatura a presidente della Regione e risultando eletto, aveva ben chiaro il rischio che avrebbe corso la Lega.
Il primo dei non eletti nel collegio di Piemonte 2 era infatti il leghista Grassano: dovendosi Cota dimettere, ecco il subentro scontato: ovviamente nel gruppo misto, visto che la Lega l’ha espulso (a cose fatte).
Il processo che lo vede imputato nel frattempo si avvia alla conclusione.
L’accusa nei suoi confronti è peraltro molto circostanziata: in concorso con il titolare della sua azienda, gonfiando la propria busta paga, fatta arrivare fino a 12.000 euro mensili, avrebbe truffato al Comune 760.000 euro nel periodo tra il 2003 e il 2008, per le assenze dal lavoro dovute a cariche istituzionali.
In pratica, per legge, nei casi di “impegni istituzionali”, l’ente locale rimborsa al datore di lavoro la quota oraria di retribuzione dovuta al dipendente.
Lo stipendio del Grassano all’inizio era “normale”, ma è andato via via decuplicandosi nel tempo, suscitando i primi accertamenti della Guardia di Finanza che avrebbe avuto la prova che questo improviso exploit derivava in realtà da un accordo tra Il Grassano e il suo titolare della Vega, settore verniciatura, che faceva figurare un compenso gonfiato.
Il Comune si era trovato a rimborsare 760.000 euro non dovuti, una cifra enorme per il bilancio comunale.
Prima arrestato e poi ai domiciari, il Grassano è stato espulso dalla Lega solo dopo il suo coinvolgimento nell’inchiesta.
L’esponente locale nel 2008 era stato presentato candidato al Parlamento, in quanto figura storica della Lega in Piemonte: in politica dal 1980, era componente della segretaria nazionale, tra i più votati del Carroccio, consigliere comunale e presidente del consiglio dal 1990, capogruppo.
In ogni caso a Montecitorio si è installato e anche in caso di condanna ci resterà .
Con tutti i privilegi futuri che potranno fargli comodo.
Ora anche con la protezione del premier che sicuramente saprà essergli riconoscente.
Solo chi è sotto processo può capire come sia importante la solidarietà tra inquisiti.
Ovviamente il tutto per la moralizzazione della vita pubblica.
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Dicembre 9th, 2010 Riccardo Fucile
BARBARESCHI: “SILVIO PENSA DI AVERE A CHE FARE CON UOMINI IN VENDITA, SI VA ALLA SFIDUCIA”… CONSOLO: “CI POSSONO ESSERE PUNTI DI VISTA DIVERSI, MA AL MOMENTO DEL VOTO SAREMO COMPATTI CON FINI”… OGGI PARLANO CALEARO, CESARIO E SCILIPOTI
Gianfranco Fini ha convocato stamane i vertici del partito e i coordinatori regionali per fare il punto in vista del 14 dicembre.
Nel corso dell’incontro, al quale sono presenti tutti gli esponenti di punta di Fli, da Italo Bocchino a Carmelo Briguglio, a Fabio Granata, Adolfo Urso, Benedetto Della Vedova, Vincenzo Consolo, Di Biagio, Viespoli, Moffa, Raisi e Barbareschi, il presidente della Camera Gianfranco Fini ha ribadito la linea dura in previsione del voto di sfiducia.
Fini avrebbe confermato la richiesta di ”dimissioni del premier Silvio Berlusconi” per poi ”aprire un ragionamento sul da farsi”.
Giuseppe Consolo, considerato una delle “colombe” del partito, lasciando la sede di Farefuturo dopo la riunione con Fini ha spiegato che “c’è una linea unitaria di tutto Fli” malgrado punti di vista diversi. “Nel nostro movimento c’è chi la pensa più in un modo o più in un altro, ma poi saremo compatti”.
«Non è cambiato nulla. Si va alla sfiducia e chi in queste ore si fa prendere dai dubbi è solo un pazzo irresponsabile» afferma l’attore e deputato finiano Luca Barbareschi lasciando la sede di Farefuturo dopo il vertice con Gianfranco Fini dello stato maggiore di Futuro e Libertà .
«Siamo tutti coesi – aggiunge comunque Barbareschi -. Se esiste un calcio mercato? C’è ed è una cosa vergognosa. Berlusconi manca di serietà , pensa di avere a che fare con un gruppo di persone in vendita e invece di riflettere e fermarsi va avanti con la logica “muoia Sansone con tutti i filistei”».
Secondo quanto si apprende da fonti di Fli, la linea emersa nel corso dell’incontro Fini e lo stato maggiore del partito sarebbe proprio quella di ribadire la richiesta di dimissioni del premier. In caso contrario, riferiscono, Futuro e libertà voterà la mozione di sfiducia già presentata a Montecitorio.
La riunione di Futuro e libertà non è però l’unico appuntamento in grado di dare indicazioni sulla sorte del governo.
In giornata è prevista infatti anche la conferenza stampa congiunta di Domenico Scilipoti, Massimo Calearo e Bruno Cesario, i tre parlamentari che dopo la comprevendita di voti lanciata da Silvio Berlusconi sembrano tentati di passare al fianco del premier.
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Dicembre 9th, 2010 Riccardo Fucile
DI FRONTE A PUBBLICHE DICHIARAZIONI DI TARIFFE DI COMPRAVENDITA DEI DEPUTATI, IL PRESIDENTE DELLA CAMERA FACCIA REGOLARE DENUNCIA ALLA MAGISTRATURA… CORRUZIONE NON E’ SOLO OFFRIRE DENARO, MA ANCHE PROMETTERE POSTI DI GOVERNO… LA BASE FUTURISTA VUOLE CHE BERLUSCONI SE NE VADA A CASA
Che l’avvicinarsi della data del 14 dicembre, con relativa votazione della sfiducia al
governo forzaleghista, avrebbe determinato fibrillazioni in tutti i gruppi politici era cosa scontata.
Come era da mettere in preventivo lo scatenersi della campagna acquisti da parte di chi teme di ritrovarsi senza poltrona, magari sostituita da una scomoda sedia di tribunale dove presentarsi, come tocca peraltro a tutti i comuni cittadini.
Ci chiediamo però, di fronte a una sudamericana campagna acquisti dei deputati, posta in essere per restare aggrappati disperatamente alla poltrona, denunciata non solo da tutta la stampa italiana, ma addirittura da singoli parlamentari, se sia lecito far finta di nulla.
Se di fronte a un Calearo che parla di tariffe dai 300.000 ai 500.000 euro, se dinanzi a un Razzi che parla di promessa di azzerargli il mutuo, se di fronte a offerte di posti da ministro, sottosegretario, rielezioni sicure, consulenze, qualcuno non ritenga opportuno intervenire.
In primo luogo proprio Fini che di tale manovra è vittima e che in qualità di presidente della Camera, di fronte a notizie di reato, dovrebbe chiedere l’intervento della magistratura, per porre fine a un lercio scambio che sta recando un grave danno di immagine internazionale al Paese.
Che i deputati vengano convocati dai carabinieri e mettano nero su bianco chi, come e quando sono stati “invitati” ad assicurare la fiducia al governo, in cambio di quali promesse o assicurazioni.
Se si vuole parlare di legalità , si cominci dal vertice a dare l’esempio, tutelando l’immagine delle istituzioni parlamentari.
Sarebbe una iniziativa che provocherebbe polemiche?
Caro Fini, fai in questo caso come ha detto Verdini: fregatene, gli italiani onesti sarebbero con te.
Ma sarebbe anche opportuno che Fini non rimanesse vittima dei giochi di palazzo in cui Berlusconi è esperto, da tipico commediante del teatrino della politica.
La base di Futuro e Libertà a Perugia è stata chiara, accogliendo con un boato la richiesta di dimissioni del premier.
I passaggi erano stati indicati chiaramente: dimissioni, visita a Napolitano per rimettere il mandato, stesura di un nuovo programma, non solo economico, riduzione dei poteri di Tremonti e soprattutto della Lega, riequilibrio della coalizione con l’entrata dell’Udc, nuova legge elettorale.
Berlusconi ha rifiutato con la sua solita arroganza tale ipotesi?
Suo diritto, ma a quel punto si voti la sfiduci come promesso, senza se e senza ma.
Ricordate quando si diceva che “non vogliamo morire democristiani”?
E ora dovremmo morire per puttanieri e zoccole, amichetti dei mafiosi e corrotti?
Altro che Berlusconi bis, il governo degli spot e del “fare nulla” se ne deve andare a casa.
Sono loro i traditori della vera destra sociale, nazionale e liberale.
E quanto ai collusi con la sinistra, se c’è un amico dei dittatori comunisti e dei regimi dei peggiori tagliagola marxisti quello si chiama Silvio Berlusconi che con loro ci fa pure gli affari.
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Dicembre 7th, 2010 Riccardo Fucile
LA RUSSA SMENTISCA “LIBERO” O NON POTRA’ PIU’ PARLARE CON I NOSTRI SOLDATI IN MISSIONE.. IL FINIANO PAGLIA HA PERSO L’USO DELLE GAMBE IN SOMALIA DURANTE LA MISSIONE DI PACE ITALIANA E ORA VIENE INSULTATO DAI MISERABILI DISERTORI DELLA DESTRA AFFARISTICA-XENOFOFA… LA RUSSA DISONORA L’ITALIA COPRENDO I PENNIVENDOLI DI REGIME
Il disperato tentativo di Berlusconi e del residuo Pdl di additare i finiani come traditori
sta raggiungendo punte di imbarazzante bassezza.
Nei giorni scorsi le grida scomposte dei pennivendoli di regime stanno creando un clima da caccia alle streghe, tanto falso nei contenuti, quanto pericoloso ed irresponsabile.
La scorsa settimana alcuni attivisti del Pdl romano hanno aggredito Beatrice Scibetta, una giovane militante di Fli di ritorno da un gazebo di Roma.
Libero, da par suo e non volendo apparire meno ardito di altri, uno dei giornali che non a caso Fini ha definito “fogli d’ordine”, si è prodotto nella pubblicazione dell’elenco, con tanto di foto e indirizzi, dei nostri parlamentari, additandoli come traditori e aizzando i lettori a tempestarli di insulti e, chissà , magari qualcuno, più realista del re, non si limiterà all’insulto.
Le liste di proscrizione le ricordiamo tristemente usate da “Lotta Continua”, quando per settimane inserì il nome del Commissario Calabresi tra i suoi nemici da abbattere, poi abbiamo visto che è stato “abbattuto” realmente.
Proprio nella lista di Libero possiamo trovare la foto del’On Gianfranco Paglia, ufficiale della Folgore, il quale in missione di pace in Somalia, nel famigerato assalto al Chec point Pasta del 1992, rimase seriamente ferito e perse l’uso delle gambe.
Con lui morirono altri giovani militi Italiani.
Da quel giorno Paglia continuò non solo la sua personale sfida contro la disabilità , riuscendo a farsi reintegrare nelle forze armate e rilanciandosi addirittura col paracadute dopo una durissima riabilitazione, ma con la sua storia, riuscì a squarciare, all’interno delle forze armate, ogni pregiudizio verso i disabili, aprendo loro la possibilità di essere utili e di servire la Patria con una divisa, qualora ne avessero la volontà .
Ecco, il fatto che Gianfranco Paglia venga definito “traditore” da certi loschi figuri ci illustra la disperazione di chi sta perdendo il potere e farebbe di tutto per mantenerlo.
Col potere si perderebbero anche le mille immunità dietro le quali si vuole sfuggire al proprio giudice naturale, per questo non ci si risparmiano i colpi bassi e le invettive più violente.
Se questi irresponsabili avessero un briciolo di senso dello Stato si fermerebbero qui, ma non lo faranno.
Se Gianfranco Paglia per loro è un traditore allora, per pudore e dignità personale, almeno non si riempissero più la bocca di retorica verso i nostri militari impegnati all’estero, retorica vuota perchè poi gli tagliano i fondi per le missioni, per il materiale ed i mezzi in dotazione.
Il ministro della Difesa, uso a incursioni coi pantaloni del pigiama nei territori dove sono presenti i nostri soldati, dica chiaramente se considera o meno Paglia un traditore.
Abbia il coraggio o di farsi complice dei mandanti della squallida operazione o ne prenda le distanze e tuteli l’immagine di chi rappresenta un coraggioso esempio di sacrificio per il nostro Paese.
Altrimenti, dopo aver lui sì tradito gli ideali di una destra non affaristico-xenofoba, sarà additato come un volgare disertore, non un ministro, nella difesa dei nostri soldati che rischiano la vita per onorare i nostri impegni internazionali di pace.
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Dicembre 6th, 2010 Riccardo Fucile
ABBIAMO LEADER POLITICI LA CUI ETA’ MEDIA E’ INFERIORE SOLO A QUELLA DELLA COREA DEL NORD… SIAMO UN PAESE, SEMPRE PIU’ DOMINATO DAI VECCHI, CHE HA PERSO SLANCIO, FIDUCIA E VITALITA’…UN SISTEMA A CORTO DI IDEE E DI CORAGGIO, INCAPACE DI RISCHIARE…L’ANALISI DI ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA
Il giovanilismo è di nuovo alla ribalta della scena italiana, chiamato a recitare la parte che da trent’anni è sempre la sua: i «giovani» (o per meglio dire poche decine di migliaia di questi che manifestano con parole d’ordine di sinistra) sarebbero gli araldi del «cambiamento», della «svolta», del «risveglio», l’avanguardia della protesta di tutta la società contro il potere cattivo di turno, preludio alla sua sospirata mandata in soffitta.
Naturalmente, si scopre in breve che «i giovani» (sempre e solo studenti: sembra che in Italia, chissà perchè, per avere la titolarità anagrafica della gioventù si debba evitare accuratamente qualunque rapporto con il lavoro manuale) non annunciano in realtà nulla di quanto sperato, la protesta si spegne, e tutto torna come prima, mentre il Paese resta in attesa della prossima immancabile «rivolta», con le stesse immancabili foto di cortei, gli stessi immancabili articoli entusiasti dei giornali, le stesse penose interviste ai presunti ribelli.
Ma l’apparenza inganna.
La fortuna politico-mediatica del giovanilismo è solo un modo per nascondere la realtà : e cioè che l’Italia della Seconda Repubblica è un Paese sempre più dominato dai vecchi.
Lo è innanzi tutto per un puro fatto biologico-anagrafico: perchè la combinazione della scarsa natalità e della diminuita mortalità ha reso gli ultrasessantacinquenni sempre più numerosi.
Ma più in generale perchè negli ultimi vent’anni, in coincidenza con una fase ormai lunghissima di ristagno economico, il Paese ha perso slancio, fiducia e vitalità , è andato ripiegandosi su se stesso.
La società italiana si è progressivamente rinchiusa dietro le antiche difese che la sua storia ha costruito.
Dietro la famiglia, ma ancor di più dietro la corporazione e l’oligarchia, quasi sempre saldate insieme in un blocco ferreo.
In nessun altro Paese dell’Europa occidentale come in Italia, i vertici degli ambiti lavorativi sia pubblici che privati con un minimo di qualificazione sono protetti da regole di accesso, formali o informali, le quali di fatto sbarrano il passo a chiunque non si trovi già inserito nel personale da decenni o non goda di appoggi potentissimi.
La generale, feroce ostilità al merito, unita al culto del principio della «carriera» e al legalismo spietato custodito dal Tar – tre pilastri della burocrazia statale – si rivela un’arma efficacissima per impedire ai funzionari più giovani e intraprendenti di scalare rapidamente gli alti gradi.
Dell’università neppure a parlarne.
Ma, ripeto, non è solo lo Stato: il sistema bancario, ad esempio, è ormai da decenni nelle mani degli stessi mentre i nuovi ingressi avvengono con il contagocce.
In complesso, poi, tutti i consigli d’amministrazione del settore privato vedono la presenza strabordante di persone intorno ai settant’anni.
La politica non dà certo il buon esempio: non solo ritirarsi da essa a una certa età per dedicarsi a qualche altra attività è cosa da noi sconosciuta, non solo perlopiù l’età media dei leader italiani è seconda solo a quella della Corea del Nord, ma ogni volta che essa è chiamata a nominare i vertici di qualcuno dei mille enti alle sue dipendenze, si può essere sicuri che nel novanta per cento dei casi sceglierà un vecchio politico o un vecchio burocrate con una lunga carriera alle spalle nei più svariati incarichi (ognuno dei quali in genere non c’entra nulla con l’altro), messo lì soprattutto come ricompensa o per tutelare chi di dovere.
Una persona giovane, un quarantenne dinamico, mai: si può essere sicuri.
Oltre a essere un potere ancora oggi massicciamente maschile, il potere italiano è un potere vecchio e di vecchi: privo di gusto per il nuovo, a corto di idee e di iniziative coraggiose, incapace di rischiare davvero.
Ampolloso e ripetitivo, è abituato a muoversi con circospezione pari al suo stanco scetticismo.
Un potere rappresentato da volti che abbiamo sotto gli occhi da così tanto tempo che ormai ci sembrano eterni, la sua durata media essendo a un dipresso il mezzo secolo.
In questo modo sulla scena italiana i giovani diventano sempre meno visibili. Tanto è vero che capita ormai frequentemente di trovarsi in situazioni o immersi in pubblici in cui tutti hanno un’età come minimo matura.
Mentre, quasi in risposta all’ostilità ambientale e anche in ragione delle differenze di reddito, i giovani – e non necessariamente i soli adolescenti (penso ad esempio alle giovani coppie) – tendono a creare e frequentare circuiti loro propri. All’insegna di valori separati.
Adulati e additati alla pubblica ammirazione come gli araldi del nuovo, gli italiani giovani di fatto sono gli ostaggi segregati (e le vittime) di tutto ciò che è vecchio.
Ernesto Galli Della Loggia
(da “Il Corriere della Sera“)
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Dicembre 4th, 2010 Riccardo Fucile
L’ANALISI IMPIETOSA DI MASSIMO GIANNINI SU “REPUBBLICA”, CHE IN PARTE CONDIVIDIAMO… MA GLI ARDITI DI MUSSOLINI, COSI’ COME LE STESSE AVANGUARDIE DELLE RIVOLUZIONI BOLSCEVICHE, ERANO ANIMATI DA IDEALI MORALI E SOCIALI DI CAMBIAMENTO… QUESTI SOLO DAL CONSERVARE I PROPRI AFFARI, PRIVILEGI E IMMMUNITA’: “SE NE FREGANO” DEGLI ITALIANI
Mancava ancora qualcosa, al processo di decomposizione del berlusconismo. 
L’irridente “me ne frego”, che gli arditi del Pdl sbattono in faccia alle regole, alle istituzioni, alla Costituzione.
Ebbene, grazie a Denis Verdini, pluri-inquisito coordinatore del Popolo della Libertà , è arrivato anche questo.
“Ce ne freghiamo”, annuncia il plenipotenziario berlusconiano.
Se ne fregano delle prerogative del Presidente della Repubblica, al quale la Carta del ’48 assegna compiti precisi nella gestione della crisi di governo.
Le conoscono, queste prerogative. I falangisti del Cavaliere sanno che la nostra, ancorchè malridotta, è ancora una Repubblica parlamentare, dove le maggioranze nascono, muoiono e si modificano in Parlamento.
Sanno che i parlamentari non hanno vincolo di mandato.
Sanno che in presenza di una crisi di governo il capo dello Stato ha il dovere di verificare se esiste un’altra maggioranza.
Sanno che in caso affermativo ha il dovere di affidare l’incarico di formare un nuovo governo a chi la rappresenta.
Sanno tutto questo.
Ma appunto: se ne fregano.
Perchè per loro, come si conviene a un populismo tecnicamente totalitario, la “ragion politica” prevale sempre e comunque sulla ragion di Stato.
Il leader incoronato dalla gente è sempre e comunque sovraordinato alle norme codificate dal diritto.
Questo, fatti alla mano, è dal 1994 il dna politico-culturale del berlusconismo.
E così, al grido di “no al ribaltone”, le truppe del Cavaliere sono pronte a marciare sul Colle, sfidando Giorgio Napolitano e stuprando la Costituzione, di cui il presidente della Repubblica è il supremo custode.
Questo è dunque lo spirito con il quale un premier in confusione e una maggioranza in liquidazione si accingono ad affrontare le due settimane di vita che ancora restano al governo, prima del voto del 14 dicembre.
Questo è il “grido di battaglia”, con il quale il Pdl si prepara a combattere la guerra che comincerà il giorno dopo quella drammatica ordalia.
Sapevamo, a nostra volta, che l’ultimo atto della commedia umana e politica di Berlusconi sarebbe stato pericoloso e destabilizzante.
Ma non immaginavamo che al vasto campionario di violenze verbali e di macellerie costituzionali ora si aggiungesse anche il “me ne frego”.
Restano una certezza e una speranza.
La certezza è che la massima istituzione del Paese, il Quirinale, è affidata alle mani salde e sagge di un uomo che saprà esattamente cosa fare, per il bene dell’Italia e degli italiani.
La speranza è che alla fine anche la parabola del berlusconismo, più che in tragedia, degeneri in farsa.
Massimo Giannini
(da “la Repubblica”)
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Dicembre 4th, 2010 Riccardo Fucile
FINI GUARDA OLTRE: IN CASO DI CADUTA DEL GOVERNO, IL PDL SI SFALDEREBBE COME NEVE AL SOLE E INIZIEREBBE IL “SI SALVI CHI PUO”…. IL RUOLO CATALIZZATORE DI BEPPE PISANU, MARCELLO PERA E ANTONIO MARTINO VERSO LA FASE DEL POST-BERLUSCONISMO
Ormai sempre più svestito dei panni istituzionali, Gianfranco Fini non si fa scrupolo di fare previsioni sempre più lapidarie sulla decisiva votazione che il 14 dicembre si terrà nell’aula parlamentare che lui stesso presiede: «Credo che il Parlamento fra qualche giorno testimonierà quello che tutti sanno e cioè che il governo non c’è più o non è in grado di governare».
Nel suo intervento ad un convegno della Confartigianato di Mestre, Fini è lapidario anche sulla sua permanenza alla guida della Camera: «Se la legislatura continuerà – e io auspico che duri – continuerò a fare il presidente della Camera».
Affermazione secca che implicitamente contiene due notizie.
La prima è che, se la legislatura dovesse avviarsi a conclusione traumatica, Fini lascia intendere che lascerebbe sì la presidenza della Camera ma in zona Cesarini, per poter giostrare liberamente in campagna elettorale.
La seconda notizia è già nota, ma Fini non lascia passare 24 ore senza ribadirla: lui – e i suoi sodali del Terzo polo – faranno di tutto perchè lo scioglimento anticipato non ci sia.
Ma per scongiurare elezioni anzitempo le strade, sulla carta, sono tre.
Tutte accidentate.
C’è il governo di unità nazionale, invocato da Massimo D’Alema, con tutti dentro e che sul fronte destro, per ora, è condiviso soltanto da Alessandro Campi, direttore della finiana fondazione Farefuturo.
C’è il governo del ribaltone (tutta l’attuale opposizione, più Fli, Udc e transfughi del centrodestra), scenario che col passare dei giorni perde sempre più quota.
E poi c’è la terza ipotesi, quella di un governo nuovo di centrodestra (Pdl più Lega), allargato al Fli di Fini, all’ Udc di Casini e all’Api di Rutelli e guidato da una personalità diversa da Berlusconi.
E’ proprio questa – con buona pace del Pd – l’opzione su cui punta il neonato Terzo polo, tanto è vero che Pier Ferdinando Casini lo dice senza tante perifrasi: «Berlusconi indichi lui il nome del nuovo premier, a noi va bene».
Ma poichè appare a tutti improbabile che Berlusconi scelga spontaneamente l’abdicazione (come fece Craxi nel 1992 quando per Palazzo Chigi suggerì Giuliano Amato al Presidente Scalfaro), la vera scommessa di Casini, Fini e Rutelli è un’altra: il big bang della galassia berlusconiana.
Fini lo fa capire: «Non si andrà a votare, perchè il cambiamento ha una forza tale che spazzerà tatticismi e meline. Non dico più per motivi di riservatezza».
La vera scommessa dei terzopolisti è lo scenario tanto volte evocato, mai concretizzato, ma che stavolta potrebbe prender corpo: la caduta di Berlusconi e il conseguente, immediato smottamento di quel che fu Forza Italia.
A cominciare da tre personalità significative nella storia del centrodestra italiano: l’ex presidente del Senato Marcello Pera, l’ex ministro dell’Interno Beppe Pisanu, l’ex ministro della Difesa Antonio Martino.
Annuisce Pino Pisicchio, vicepresidente dell’Api: «E’ proprio così. Il rompete le righe sarà determinato da due fattori. Primo, i parlamentari, non essendo più radicati sul territorio e dipendendo totalmente dal capo, saranno indotti a fuggire non appena il capo cadrà . Secondo: con un bipolarismo rigidamente bloccato, il salto della quaglia era più difficile. Ora, con la nascita del Terzo Polo, questa trasmigrazione è più facile».
E dunque, uno smottamento tornerebbe utile ai terzisti soprattutto se si provasse a ricostituire un governo di centrodestra senza Berlusconi.
Per ora è soltanto un gioco, ma già si manifestano opzioni diverse.
Per Casini «Gianni Letta andrebbe benissimo», mentre per Bruno Tabacci (il più argomentato oppositore del Tremonti ministro), proprio lui sarebbe il miglior successore di Berlusconi.
E proprio il ministro dell’Economia era stato gratificato, il 19 novembre, da una esternazione che parse estemporanea di Roberto Maroni: «Giulio Tremonti? Se si decidesse di candidare, lui sarebbe un ottimo premier».
Fabio Martini
(da “la Stampa“)
argomento: Berlusconi, Casini, destra, elezioni, emergenza, Fini, governo, Parlamento | Commenta »