Destra di Popolo.net

PRESSING DI BOSSI E CONFALONIERI: “MEGLIO UN ACCORDO CON FINI, QUA FINISCE MALE”

Dicembre 3rd, 2010 Riccardo Fucile

PER LA SUCCESSIONE I NOMI DI LETTA, TREMONTI E ALFANO….IL SENATUR FURIOSO: “ORA BERLUSCONI CI DEVE DIRE CHI SAREBBERO I FINIANI PRONTI A SOSTENERLO”….CONFALONIERI E MARINA: UN TRACOLLO METTEREBBE A RISCHIO MEDIASET

Ora i conti non tornano più.
Ora che anche le colombe finiane firmano la mozione di sfiducia, ora che la “dichiarazione di guerra” viene depositata alla Camera con 85 firme in calce, ora che il premier Berlusconi guida un governo di minoranza (309 voti contro 317), adesso Umberto Bossi non si fida più del Cavaliere.
Un presidente del Consiglio fiaccato di minuto in minuto dalle banderillas dei dossier WikiLeaks, costretto sulla difensiva, a rintuzzare una rivelazione dopo l’altra.
E infine a correggere a distanza le tabelle che gli ex “colonnelli” gli avevano girato sulla tenuta della maggioranza.
“Dove sono i 320 di cui si diceva certo? Adesso deve chiarire, chi sono questi di Fli disposti ancora a votargli la fiducia?” è stato lo sfogo del Senatur raccolto da uomini di governo leghisti.
Attende Berlusconi al varco, Umberto Bossi, al rientro dalla lunga missione internazionale.
Proverà  a “farlo ragionare: avevamo ragione noi, bisogna sedersi al tavolo e trattare con Fini”.
La mediazione che anche nelle ultime 48 ore ha portato avanti Gianni Letta col presidente della Camera, aprendo sulla riforma della legge elettorale, non ha sortito i risultati sperati.
Adesso i leghisti vogliono che sia il premier ad aprire un confronto coi “nemici”.
Tentare così l’unica via d’uscita ormai possibile: dimissioni e Berlusconi-bis. Dato che, per dirla con Roberto Castelli, “facendo i conti della serva, la maggioranza non c’è più”.
Ma ci sono altre pressioni che il presidente del Consiglio subisce già  da qualche giorno.
Sono quelle del presidente Mediaset Fedele Confalonieri.
L’amico di una vita si è fatto portavoce del pensiero e delle preoccupazioni dei figli di Berlusconi, Marina e Pier Silvio, invitandolo a muoversi con maggiore cautela.
Perchè incaponirsi?, è stato il ragionamento: un tracollo politico metterebbe “a rischio la tenuta del gruppo”.
Il suggerimento insistente è quello di cedere lo scettro a un uomo di fiducia, sia Gianni Letta o Giulio Tremonti o Angelino Alfano.
Purchè “Silvio” si tiri fuori da un gioco che si fa “pericoloso”.
Ma sono consigli non richiesti e già  cestinati.
Non appena, in serata, i tre capoversi della mozione di sfiducia sono messi a punto, il premier chiama da Astana Verdini e Alfano e detta la controffensiva. “Nessun accordo con Fli e Udc per un Berlusconi-bis” dichiara il coordinatore pdl, “il presidente non si dimette” annuncia il Guardasigilli.
Si va alla guerra, insomma.
Nel vertice mattutino nella stanza del presidente della Camera, Fini, Casini, Rutelli, Lombardo e Tanoni la sfiducia la danno ormai per scontata.
Si soffermano sul dopo. Confidano ancora in prudenti dimissioni del premier prima del voto in aula.
Reincarico a Berlusconi? “Decide il capo dello Stato, non noi” risponde Pier Ferdinando Casini a chi gli chiede.
Il fatto è che un B-bis viene escluso da tutti i big del nuovo polo.
“E ho elementi abbastanza solidi che mi inducono ad escludere le elezioni anticipate” ripete loro Gianfranco Fini.
Il nome di Gianni Letta è l’unico fatto tra i cinque quale possibile alternativa per un governo di centrodestra allargato all’Udc. “Ma non ci sono preclusioni su altri nomi che dovessero essere indicati dal premier” hanno ripetuto.
Il governo d’emergenza da affidare a un tecnico sarebbe l’ultimo passaggio, appena accennato nel vertice in presidenza.
“Ma se qui si parla solo di sfiducia io mi alzo e vado, pensavo si parlasse di terzo polo” sbotta il libdem Tanoni, che rappresenta la Melchiorre e il rientrante (dopo la fuga) Grassano.
“È chiaro che qui si pongono le basi per la costruzione della futura alleanza elettorale” è la riflessione di Rutelli sulla quale tutti concordano.
Ma prima ci sarà  la mozione da approvare.
“Mozione costruttiva”, la definisce Bocchino.
Nel senso che servirà  a costruire il nuovo governo senza Berlusconi. Raccogliere le firme non è stato facile, Fini ha dovuto riunire tutto il suo gruppo, è lì che si annidavano gli ultimi incerti.
Unico assente ingiustificato, e ormai “ex”, Giampiero Catone.
Gli altri danno battaglia, da Menia a Consolo, perplessi per l’accelerazione “eccessiva”. Patarino, Moffa e Polidori firmano solo in un secondo momento, ma alla fine lo fanno tutti. Le sigle Fli sono 35.
Forte del risultato, Fini incontra più sereno Montezemolo.
Il presidente della Ferrari gli conferma, prima del convegno Telethon, che per ora non ha alcuna intenzione di fare un passo avanti in politica.
Quindi, Pisanu, ancora una volta. Il senatore voterà  la fiducia.
Entrerà  in gioco con altri colleghi Pdl dopo l’eventuale caduta di Berlusconi alla Camera.

Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)

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IL LEGHISTA APPOGGIATO DALL ‘NDRANGHETA, IL VICEMINISTRO CASTELLI: “GAMMA? SEMBRO IO”

Dicembre 3rd, 2010 Riccardo Fucile

ROBERTO CASTELLI : “IO NON C’ENTRO, TUTTE FANDONIE”… IL BOSS COCO TROVATO, SECONDO IL PENTITO “ATTENDIBILE” GIUSEPPE DI BELLA, NEL 1992 FECE VOTARE A LECCO UN LEGHISTA EMERGENTE CHE POI DIVENNE MINISTRO: CASTELLI ENTRO’ PER LA PRIMA VOLTA ALLA CAMERA PROPRIO NEL 1992…LA PROCURA DI ROMA HA APERTO UN FASCICOLO

“Saviano ha rotto i Maroni”, titolava Libero appena tre settimane fa, riportando le dichiarazioni dell’autore di Gomorra, colpevole di aver denunciato che “la ‘ndrangheta al nord interloquisce con la Lega”.
Adesso due giornalisti dello stesso quotidiano pubblicano un libro in cui, attraverso la testimonianza del pentito Giuseppe Di Bella, ricostruiscono l’ascesa al potere della criminalità  organizzata in Lombardia.
E raccontano come proprio la ‘ndrangheta nel 1990 abbia scelto i cavalli su cui scommettere tra gli emergenti politici del Carroccio, portandoli fino a “importanti incarichi di Governo”, scrivono gli autori di Metastasi Claudio Antonelli e Gianluigi Nuzzi.
Quest’ultimo ieri ha anticipato le critiche: “Non è colpa mia nè di Libero se al Nord c’è la malavita”.
Spiegando che la differenza è che “Metastasi è un’indagine compiuta in un anno di lavoro” mentre “Saviano ha sigillato un assioma televisivo”.
Sempre di fango si tratta, secondo gli esponenti del Carroccio.
In particolare per il viceministro alle Infrastrutture Roberto Castelli e Stefano Galli, capogruppo in regione Lombardia: “Tutte fandonie”.
I due si sono sentiti tirati in ballo: sono entrambi nati e politicamente cresciuti a Lecco .
La città  in cui, secondo quanto ricostruito nel libro, nel 1990 gli uomini del clan di Franco Coco Trovato scelsero un anonimo uomo dell’emergente e ancora sconosciuto Carroccio trasformandolo, negli anni e a sberle di voti, in un politico di rango governativo.
“Coco Trovato — ricorda Di Bella — aveva scelto il suo cavallo: è Gamma. Lo dice a tutti. Votare Lega, votare Gamma”.
Gli autori di Metastasi nascondono il nome del politico con questo pseudonimo: ‘Gamma’, “nome in codice di soggetto che potrebbe essere sottoposto a indagini — scrivono gli autori — Gamma è una figura che ha ricoperto importanti incarichi di governo”.
Non a caso la prima copia del libro è stata consegnata al procuratore Giancarlo Capaldo, capo della Procura di Roma, che ieri ha annunciato l’apertura di un fascicolo.
Se il racconto troverà  riscontri, la Lega celodurista della caccia al “terrone mafioso” ne uscirebbe con le ossa rotte.
In particolare Castelli. Che da anni racconta la sua città  come una zona sana. “Nel 1993 il Comune sconfisse la famiglia Trovato”, ha detto ieri e, intervistato da Enrico Mentana al tg La7, ha invitato Nuzzi “a fare il nome di questo politico”, riconoscendo che “l’identikit si adatta perfettamente a me”.
E gli anni coincidono: nel 1990 alle regionali la Lega registra il primo boom (18,9%) e nel 1992 Castelli è eletto per la prima volta alla Camera.
“Ma io con Coco Trovato non ho mai parlato”.
Nel 2006 “ho ricevuto una lettera con 29 proiettili” ha ricordato, sottolineando che agli amici si inviano altri messaggi. E di amici, l’ingegnere di Lecco, ne sa qualcosa.
Da ministro della Giustizia nel secondo governo Berlusconi distribuì talmente tante consulenze, ritenute di dubbia utilità , da finire indagato da procura e Corte dei Conti accusato di un danno erariali di circa un milione di euro. Secondo il procuratore Guido Patti, il ministro Castelli avrebbe creato “la figura del consulente personale a tempo pieno”.
Il Senato e il Tribunale dei ministri negarono l’autorizzazione a procedere, la Corte dei Conti, nell’aprile 2009, lo ha condannato al rimborso di 33.100 euro a titolo di risarcimento erariale, definendo “irrazionale e illegittima” una delle consulenze: quella affidata alla società  Global Brain.
Società  di Alberto Uva, lo stesso finito pochi giorni fa nel mirino della procura milanese per corruzione nella vicenda Teleospedale.
Una storia di mazzette lombarde in salsa leghista-ciellina, denunciata da Galli, capogruppo del Carroccio in regione.
A lui, Uva ha offerto una tangente da 15mila euro in vista di una gara d’appalto per l’assegnazione della gestione del sistema tv da installare negli ospedali lombardi.
Galli si è rivolto prima ai magistrati, poi al Corriere della Sera: “Io certe persone le denuncio, altri danno loro le consulenze”.
Anche Giuseppe Magni, amico e braccio destro di Castelli al ministero, è finito indagato dalla procura di Roma: è stato filmato di nascosto negli uffici dell’imprenditore romano Angelo Capriotti a parlare di appalti ed “esigenze” che, secondo i pm, altro non erano che tangenti.
È poi toccato ad un altro uomo di fiducia di Castelli: l’avvocato Antonello Martinez sorpreso, rivelò Marco Lillo su L’Espresso, a chiedere soldi agli imprenditori del settore carcerario in cambio di una spintarella per gli appalti. In ballo c’erano i 25 nuovi carceri che il Guardasigilli voleva costruire.
Tutte vicende legate al periodo in cui è stato ministro, venti anni dopo quel 1990 quando la ‘ndrangheta scelse di sostenere Gamma e portarlo fino al governo.

Davide Vecchi
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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EX MINISTRO LEGHISTA APPOGGIATO DALLA ‘NDRANGHETA: APERTA INCHIESTA A ROMA, CARROCCIO IN ALLARME ROSSO

Dicembre 2nd, 2010 Riccardo Fucile

IL PM CAPALDO, CAPO DELLA DIA,   ACQUISISCE IL LIBRO NEL QUALE UN PENTITO RACCONTA GLI AFFARI DEL BOSS CON UN POLITICO LEGHISTA ALLORA EMERGENTE, DIVENTATO POI MINISTRO… IL COLLABORATORE DI GIUSTIZIA E’ STATO DICHIARATO ATTENDIBILE E HA CONTRIBUITO FINORA ALL’ARRESTO DI CENTINAIA DI AFFILIATI

Un libro-confessione, “Metastasi”, un pentito di mafia che sceglie di rendere pubblico quello che sa, perchè l’ha promesso alla moglie morente nel 2009. Nasce un atto d’accusa, a firma dei giornalisti Gianluigi Nuzzi e Claudio Antonelli.
E due giorni fa il libro è stato acquisito dalla procura della Capitale, perchè contiene «molte importanti notizie», sulle quali il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, capo della Distrettuale antimafia, ha deciso di avviare le indagini.
A scegliere di parlare è Giuseppe Di Bella, per 25 anni uomo di fiducia di Franco Coco Trovato, feroce narcotrafficante e boss di primo piano della ‘ndrangheta del Nord Italia, che ha sempre agito tra il milanese e il lecchese e che dal 1992 è in carcere per scontare l’ergastolo.
Il collaboratore di giustizia, considerato attendibile, descrive di come la ‘ndrangheta avesse allungato sempre di più le mani sugli affari del Nord. Parla di un ex ministro della Lega che nel libro è chiamato “Gamma”, e di due noti imprenditori della zona, “Alfa” e “Beta”, che avrebbero facilitato la scalata del boss calabrese in Padania, condividendo con lui affari e interessi.
Di Bella parla del politico “Gamma” e dei diversi incontri che Francesco Coco Trovato ha avuto con lui, dell’appoggio delle ‘ndrine locali al partito dell’indipendenza della Padania e della sua contrarietà  a questo tipo di legame: «Proprio a loro che non potevo sopportare per via di quel ritornello contro i terroni che non hanno voglia di lavorare, comunque feci la mia parte», dice Di Bella che non sopportava quell’accordo tra il polentone e il terrone a base di “voti e bionde”.
Ma il libro di Nuzzi fa molto di più e racconta di estorsioni, di traffici di stupefacenti, usura e controllo vero e proprio del territorio come quando racconta di via Belfiore, dove c’era il bar omonimo nel quale si tenevano le riunioni e si prendevano le decisioni o del Wall Street, preferito dal boss Coco Trovato.
Ci sono dentro quattro delitti irrisolti, i presunti rapporti tra Giulio Andreotti e Brusca, la morte di Gianni Versace e i presunti contatti tra i capi clan e il fratello Santo.
Del politico leghista viene detto praticamente tutto, e cioè che è un ormai storico e affermato esponente del Carroccio, ma che nel 1990, quando era ancora un leader emergente, rincorreva i voti del narcotraffico.
Il boss lo avrebbe incontrato un pomeriggio di vent’anni fa a Lecco, proprio alla vigilia del grande boom del partito del Senatùr.
Da quel giorno Trovato disse ai suoi: «Votate Lega e fate buon pubblicità », dando il via al sodalizio.
In casa Lega l’allarme è già  scattato. Umberto Bossi e i suoi fedelissimi hanno approntato un crisis management per evitare che il caso si abbatta come un ciclone sul partito.
Le nuove dichiarazioni di Di Bella, che già  nel 2002 dopo 29 verbali ha contribuito a fare arrestare centinaia di persone, sono sulla scrivania del procuratore aggiunto Capaldo, mentre sia il Carroccio sia i Versace hanno smentito qualsiasi ipotesi di connivenze e collusioni.
“Metastasi” recupera le origini, dagli acquisti di armi dai partigiani ai rapporti con le Br, offre chiavi di interpretazione inedite.
Come quella della morte di Gianni Versace.
È stato davvero Cunanan ad ammazzare lo stilista a Miami o forse è stata un’esecuzione, come sostiene il Buscetta della ‘ndrangheta, Filippo Barreca? E sempre Di Bella svela di aver ricevuto l’incarico di recuperare le ceneri dello stilista in un giallo ancora da risolvere.

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E’ UFFICIALE, I FINIANI VOTERANNO LA SFIDUCIA COMPATTI, ARRIVA LA MOZIONE DEL TERZO POLO

Dicembre 2nd, 2010 Riccardo Fucile

FINI: “BERLUSCONI SI DIMETTA PRIMA DEL 14″…LA DECISIONE DOPO UN INCONTRO TRA FINI, CASINI E RUTELLI E UNA RIUNIONE DI FUTURO E LIBERTA’: “SIAMO A QUOTA 317 FIRME”… LE CONDIZIONI DI FINI E LA MEDIAZIONE DI LETTA

Il terzo polo esce allo scoperto e mette in chiaro la mozione comune per la sfiducia al governo Berlusconi.
Dopo oltre due ore nello studio del presidente della Camera, l’esito del vertice tra Gianfranco Fini, Pier Ferdinando Casini, Francesco Rutelli ai quali dopo un’ora si sono aggiunti anche Raffaele Lombardo (Mpa) e Italo Tanoni (Libdem) la mozione a firma Udc, Fli, Api, Mpa e Libdem è cosa fatta.
Siamo a quota 317, sommando le firme della nuova mozione di sfiducia, alla mozione già  presentata da Pd e Idv” dice il capogruppo Fli, Italo Bocchino. “L’esecutivo è inadeguato, Berlusconi si dimetta” si legge in un comunicato. Una mossa che Silvio Berlusconi giudica “irresponsabile”.
Ma Gianfranco Fini taglia corto: “Le firme dimostrano che la fiducia non c’è, mi auguro che non si arrivi al 14”.
L’affondo del presidente della Camera è netto. “La mozione non è un atto irresponsabile. Il voto anticipato lo escludo ma se dovesse accadere Berlusconi non vince”
Dalla maggioranza Ignazio La Russa alza un muro. ‘Escludo che Berlusconi possa dimettersi prima del 14″ .
A favore della mozione si è già  detto anche Di Pietro: “L’Idv ribadisce che appoggerà  qualsiasi partito presenti una mozione di sfiducia, purchè sfiduci Berlusconi”, ha detto.
Dello stesso avviso anche Giorgio La Malfa, deputato del Pri eletto nel Pdl: “Firmerò e voterò la mozione di sfiducia al governo Berlusconi”, annuncia l’esponente repubblicano aggiungendo che anche “l’onorevole Paolo Guzzanti del gruppo misto voterà  la sfiducia al governo”.
Ai 36 deputati di Futuro e Libertà  (escluso Gianfranco Fini presidente della Camera) si aggiungono i 35 voti dell’Udc di Pier Ferdinando Casini, i 6 dell’Api di Francesco Rutelli, i 5 dell’Mpa guidati dal governatore Raffaele Lombardo e i 3 Liberaldemocratici di Italo Tanoni (complessivamente sono 85).
A questi, poi, sommando i due deputati del gruppo misto, che hanno dichiarato di votare la sfiducia, si arriva a un totale di 87.
Cerchiamo di aggiungere qualche notizia che dimostra il clima di “resa dei conti” tra gli schieramenti in campo.
Gli uomini più vicini al premier hanno cercato nelle scorse ore di convincerlo ad trattare con Fini.
Gianni Letta lo ha avvisato a muso duro: “Devi trattare, Napoltano non darà  mai le elezioni e la crisi economica non permette al Paese di andare al voto”.
Berlusconi ha ribadito: “Non tratto con Fini” e ha continua a vaneggiare: “Griderò al complotto, altro che due milioni, scenderanno in piazza tutti gli italiani”. Pare che neanche l’intervento di Confalonieri che pensa alle aziende sia servito a qualcosa.
Fini ha accellerato anche dopo che un sondaggio ( che dà  Futuro e Libertà  all’8,2%) ha rilevato che l’80% degli elettori di Fli vuole che il partito voti la sfiducia e solo 8% preferirebbe un’astensione.
Le condizioni che Fini ha posto sono le seguenti:
1) dimissioni del premier prima del 14 dicembre, poi andrebbe bene un governo presieduto da Gianni Letta
2) ridimensionamento della Lega
3) commissariamento di Tremonti che non può più decidere di testa sua
4) nuova legge elettorale con premio di maggioranza solo se una coalizione raggiunge il 45% dei consensi
5) nuovo programma di governo con priorità  diverse
6) nuovo esecutivo con Casini agli Esteri, Urso allo Sviluppo economico, fuori Matteoli e soprattutto La Russa
Berlusconi vuole garanzie: se si dimette va sotto processo con la relativa mannaia della interdizione dai pubblici uffici.
Per quello spera fino all’ultimo di salvare la pelle con qualche assenza pilotata, magari tra i radicali e il gruppo misto.
Ma ormai è sempre più solo: la sua arroganza non paga più.

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LETTERA APERTA DEI FINIANI AL PREMIER: “CHIUSA L’ESPERIENZA DEL SUO GOVERNO”

Novembre 28th, 2010 Riccardo Fucile

NELLA DURISSIMA MISSIVA L’ACCUSA DI NON AVER RISPETTATO I PATTI E DI AVER DISATTESO LE PROMESSE…”LO STATO NON E’ LEI E DOPO DI LEI NON C’E’ IL DILUVIO”… DAL SITO DI GENERAZIONE ITALIA, I FINIANI DANNO IL BENSERVITO AL GOVERNO DELLE PROMESSE E NON DEI FATTI

“Consideriamo conclusa negativamente l’esperienza di questo governo che, come fosse un suo feudo personale, ha presieduto”.
L’incipit è durissimo, il titolo altrettanto: “Lettera di sfiducia a Berlusconi”.
E così, dal sito di Generazione Italia, i finiani danno il benservito all’esecutivo.
Nel testo, pubblicato sul sito dell’associazione, si dice che “i patti non sono stati rispettati”.
Patti che prevedevano intanto “l’immediata approvazione di una legge antitrust che eliminasse il monopolio di Mediaset e che favorisse il rinnovo strutturale della Rai restituendo ai media la loro libertà  e democratica funzione per informare imparzialmente ed obiettivamente l’opinione pubblica”; quindi “la netta separazione tra gli interessi personali dal Capo del Governo e la sua funzione di altissimo Pubblico Ufficiale”.
Poi arriva l’elenco delle promesse non rispettate.
“Lei – si legge nella lettera –   in campagna elettorale ha promesso di risolvere il secolare problema meridionale, di garantire la pace sociale, di sostenere la piccola e media impresa, di eliminare la partitocrazia e lo Stato padrone; di fare dell’Italia un grande paese ad ispirazione liberal-democratica”.
Ma “il suo Governo ha inteso la governabilità  come fine a se stessa, il potere per il potere, la governabilità  per la governabilità , un Governo non intenzionato ai cambiamenti, un Governo dei conflitti con la magistratura e con il sindacato, un governo del controllo dell’informazione!”
Accuse durissime, cui segue un preciso messaggio per il dopo 14 dicembre: “Nella nostra alleanza c’è chi ci accusa addirittura di sovvertire lo Stato di diritto perchè chiediamo una verifica, falsificando la verità  e dichiarando che questo Governo non sarebbe il frutto, come nel passato, di una contrattazione post elettorale, bensì, sarebbe la conseguenza di un patto preventivo stipulato davanti agli elettori! E quindi solo a Berlusconi, se è vera la premessa, competerebbe concedere la verifica e implicitamente mantenere o sciogliere le Camere”.
Per i finiani, questa tesi lede i poteri costituzionali del Presidente della Repubblica e lascia trasparire il ritorno nella politica di dogmi antiliberali! “Onorevole Presidente, lo Stato non è lei! E dopo di lei non c’è il diluvio!
Le chiedo con quali diritti Lei batta i pugni sul tavolo dichiarando la sua insostituibilità ? Con quali diritti Lei pretenda di interpretare personalmente la Costituzione tuttora in atto? Onorevole Presidente, Lei non è l’uomo della provvidenza, tutt’altro!”.
Dunque, respinto al mittente il diktat ‘elezioni o voto: “l’Italia è una Repubblica democratica, in cui il Parlamento elegge e fa cadere i Governi, valutando i meriti e i demeriti di chi presiede o fa parte del Governo: il tradimento è solo quello di chi, ad un Paese disperatamente alla ricerca di un patto costituente, contrappone voglia di potere e minacce di tumulti di piazza!”

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L’INCHIESTA FINMECCANICA: PER L’ACCUSA “DIECI MILIONI DI FONDI NERI PER VERSARE MAZZETTE A POLITICI E MANAGER”

Novembre 27th, 2010 Riccardo Fucile

IL CONSULENTE COLA E GLI APPALTI: “ME DOVEVANO PAGA'”… FATTURE PER OPERAZIONI INESISTENTI E COMMESSE GONFIATE, APPALTI ENAV AFFIDATI ALLA SELEX E POI GIRATI A TECHNOSKY PER FAR LIEVITARE I COSTI E COSTITUIRE UNA RISERVA FONDI… SPARTIZIONI DEI SUBAPPALTI, VIOLAZIONI FISCALI, UNA CATENA DI ATTI ILLECITI EMERGEREBBERO DALLE PRIME INDAGINI

«Se le ditte volevano lavorare me dovevano paga’. E pure gli altri».
È in questa frase pronunciata davanti ai magistrati da Lorenzo Cola, consulente di Finmeccanica, l’essenza del sistema messo in piedi per la spartizione degli appalti.
E per l’accantonamento di fondi occulti che sarebbero serviti a versare tangenti a manager e politici.
I provvedimenti eseguiti all’alba di ieri dalla Guardia di finanza e dai carabinieri del Ros svelano come siano state proprio le sue dichiarazioni e quelle del commercialista Marco Iannilli a rivelare il percorso dei soldi, le fatture per operazioni inesistenti, le commesse «gonfiate».
Il meccanismo – così come è stato ricostruito nelle indagini – prevedeva che gli appalti di Enav venissero affidati alla Selex Sistemi Integrati, azienda controllata da Finmeccanica e amministrata dall’ingegner Marina Grossi, moglie del presidente della holding di Pier Francesco Guarguaglini.
A sua volta Selex li girava a Techno Sky, che invece è controllata da Enav. Un doppio passaggio che, dice l’accusa, serviva appunto a far lievitare i costi e così avere una riserva finanziaria extrabilancio.
Ma anche a spartirsi i subappalti che venivano affidati a imprese indicate dagli stessi alti funzionari.
«Segnalazioni» che venivano poi lautamente ricompensate.
Marina Grossi è accusata di «corruzione in relazione agli affidamenti dei lavori Enav poi conferiti alla Print System e alla Arc Trade», la società  riconducibile a Iannilli, che «ha acquistato un sistema lidar doppler inserito nel programma italiano per il monitoraggio del Wind Shear gestito da Enav, per installarlo nell’aeroporto di Palermo».
Ma all’amministratore di Selex vengono contestate anche violazioni fiscali.
In particolare, così come scritto nel capo di imputazione «in accordo con Lorenzo Cola, con il condirettore generale Letizia Colucci e con il direttore responsabile Manlio Fiore, emetteva fatture relative a operazioni in tutto o in parte inesistenti per un valore non inferiore ai dieci milioni di euro nel 2009, al fine di consentire a Enav l’evasione delle imposte dirette e indirette; avvalendosi di fatture relative ad operazioni in tutto o in parte inesistenti, indicava nelle dichiarazioni dei redditi presentate per conto di Selex in relazione agli anni 2008 e 2009, elementi passivi fittizi».
Agli investigatori è stato chiesto di sequestrare la documentazione relativa agli appalti proprio per verificare «l’assenza di gare nelle prassi di assegnazione dei lavori e delle opere, in violazione della legge del 2006».
È stato Cola a parlarne, raccontando come durante alcuni consigli di amministrazione dell’Enav alcuni componenti abbiano chiesto di verbalizzare la propria opposizione.
Una circostanza «confermata dalla presentazione spontanea di Guido Pugliesi», l’amministratore di Enav anche lui indagato per corruzione e violazioni fiscali.
Oltre a Pugliesi, tra gli inquisiti c’è il presidente dell’Ente di assistenza al volo Luigi Martini che risponde soltanto di concorso nelle violazioni fiscali. Entrambi, «nelle dichiarazioni del 2009 indicavano elementi passivi fittizi, al fine di consentire l’evasione di imposte dirette e indirette di Enav».
Proprio per questo motivo il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e i sostituti Paolo Ielo e Rodolfo Sabelli hanno chiesto l’acquisizione «della documentazione extracontabile eventualmente rinvenibile presso gli uffici amministrativi idonea a evidenziare rapporti tra il personale Enav e personale delle società  Print System e Arc Trade, ma anche le agende, le rubriche, i documenti informativi o cartacei per verificare l’esistenza e la natura di questi rapporti».
Un accertamento che sarà  effettuato esaminando pure «la registrazione degli ingressi a partire dal 1 settembre 2010 in Selex e in Enav».
Controlli che serviranno da riscontro a quanto Cola ha raccontato circa le sue visite e quelle di altri manager negli uffici delle due aziende.
Il consulente ha parlato ampiamente del trasferimento di capitali e non a caso nel provvedimento di sequestro si dispone di acquisire «la documentazione che attesti l’esistenza di relazioni bancarie in Italia e all’estero su cui è possibile, in relazione agli indagati di corruzione, siano pervenuti flussi finanziari come corrispettivo degli atti contrari ai doveri d’ufficio».
Linguaggio burocratico che in realtà  si riferisce alle «mazzette» che i manager avrebbero ricevuto in cambio della concessione degli appalti.
Proprio in questo quadro vengono inserite le quattro società  «riferibili alle attività  di Lorenzo Borgogni», il capo delle relazioni esterne di Finmeccanica, che si sono aggiudicate lavori.
Si tratta della Renco Spa, la Simav – sistemi di manutenzione avanzati Spa, la Aicom, la Chorus Services e Architecture.
Secondo i magistrati Borgogni avrebbe ottenuto circa 300 mila euro in contanti e altre utilità  proprio per averle agevolate nell’aggiudicazione delle commesse.
Ad assegnarle era la Selex e adesso dovranno essere analizzati i documenti relativi ad ogni gara proprio per quantificare l’accantonamento dei fondi extrabilancio.
Nel corso dei loro interrogatori prima Iannilli e poi Cola hanno affermato come il sistema per l’erogazione di soldi ai consulenti non prevedesse una percentuale fissa su ogni appalto, ma una sorta di pagamento periodico che poteva avvenire ogni sei mesi o addirittura un anno.
Una somma complessiva versata a titolo di ricompensa per aver indicato alle capofila le società  alle quali affidare i subappalti.
Una traccia di questi affari illeciti potrebbe essere contenuta in alcuni atti interni.
Non a caso i pubblici ministeri hanno acquisito la documentazione relativa a «inchieste interne e audit in ordine alla regolarità  dell’assegnazione dei lavori, nonchè copia dell’organigramma e delle relative modifiche dei dirigenti di Enav e Selex negli ultimi cinque anni, per la ricostruzione dei singoli procedimenti».
Nello scorso luglio i vertici dell’Ente di assistenza al volo, al termine di un audit, decisero di sostituire il consiglio di amministrazione e il management di Techno Sky contestando «irregolarità  gestionali e procedurali».
L’analisi di queste carte potrebbe dunque fornire ulteriori elementi per comprendere i ruoli avuti dai manager ed eventuali altri illeciti commessi da chi è stato poi costretto a lasciare le aziende.

Fiorenza Sarzanini
(da “il Corriere della Sera“)

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GOVERNO BATTUTO DUE VOLTE ALLA CAMERA: DETERMINANTE IL VOTO DEI FINIANI, L’ASSE PDL-LEGA VA SOTTO

Novembre 23rd, 2010 Riccardo Fucile

ERA IN VOTAZIONE UN EMENDAMENTO ALLA RATIFICA DEL TRATTATO UE CHE ASSEGNA ALL’ITALIA UN SEGGIO SUPPLEMENTARE AL PARLAMENTO EUROPEO… IN BASE AI RESTI AVREBBE DOVUTO ANDARE ALL’UDC, MA IL PDL VOLEVA MODIFICARE I CRITERI PER OTTENERLO PER SE’…FINISCE 290 A 251, I FINIANI DETERMINANTI…BOCCHINO ANNUNCIA: “NON VOTEREMO LA FIDUCIA”

Maggioranza battuta per la seconda volta nell’Aula della Camera sull’articolo 4 della ratifica delle modifiche al Trattato dell’Unione europea che assegna all’Italia un seggio supplementare del Parlamento europeo.
Dopo che, a scrutinio segreto, era stato respinto un suo emendamento all’articolo 4, la maggioranza aveva dato indicazione per votare contro l’articolo nel suo complesso “evitando un vulnus”, come aveva spiegato Andrea Orsini del Pdl.
Ma al momento del voto, l’articolo (anche in questo caso a scrutinio segreto) è passato con 292 sì, 250 no e un astenuto.
Fli ha votato con Udc, Pd e Idv.
La norma prevede che i seggi a Strasburgo passino da 72 a 73 e che il seggio supplementare venga assegnato, in base alla logica del resto più alto, all’Udc.
Il Pdl invece chiedeva col suo emendamento che l’assegnazione del nuovo seggio venisse effettuata con una nuova redistribuzione del voto e non secondo i conteggi fatti in base alla norma vigente nel 2009 quando si sono svolte le elezioni europee.
Per effetto di questo meccanismo, il seggio in più sarebbe stato assegnato al Pdl e non all’Udc, come previsto invece con l’approvazione in commissione di un emendamento dell’opposizione.
La maggioranza, però, è stata nuovamente battuta.
«È evidente che non ci sono le condizioni per cui noi possiamo votare in questo momento la fiducia al Governo Berlusconi».
Lo ha detto il capogruppo di Fli alla Camera, Italo Bocchino, a Omnibus, su LA7. «Alla fine sono convinto che Berlusconi sceglierà  la via più saggia che è quella delle dimissioni per evitare di essere sfiduciato – ha aggiunto – non c’è dubbio che il passaggio parlamentare non può non essere legato a un elemento di discontinuità ».
Riferendosi alle parole del leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini che lunedì ha sottolineato che i centristi non voteranno la fiducia al governo, Bocchino ha commentato: «Casini fa parte dell’opposizione, noi abbiamo altre responsabilità ».
«Siamo in attesa di una risposta da Silvio Berlusconi – ha ribadito – ammesso che venga, fa shopping in Parlamento e poi che fa? Se Berlusconi viene il 13 e dice che c’è una situazione di stagnazione, dice ‘mi rendo conto che bisogna fare delle riforme istituzionali, la riforma della legge elettorale, la riforma del Fisco, un grande provvedimento economico e socialè troverà  una maggioranza più ampia. Questo chiediamo noi. Non chiediamo posti: li abbiamo restituiti».

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COME BOCCHINO HA BEFFATO BERLUSCONI: HA REGISTRATO IL MARCHIO “IL VERO CENTRODESTRA” A MAGGIO

Novembre 22nd, 2010 Riccardo Fucile

LA SFIDA DEI FINIANI A BERLUSCONI: “NON PUO’ USARE IL SIMBOLO DEL PDL, E’ IN COMPROPRIETA’ CON FINI”… E ANCHE IL NOME “IL VERO CENTRODESTRA” CHE E’ CIRCOLATO COME IL POSSIBILE MARCHIO DEL NUOVO PARTITO DEL PREMIER NON LO POTRA’ USARE: E’ STATO REGISTRATO UFFICIALMENTE DA BOCCHINO IL 15 MAGGIO

“Dicono che Berlusconi stia preparando un nuovo partito per rinnovarsi in vista del voto. Comprendiamo la sua esigenza, anche perchè il nome e il simbolo del Pdl sono in comproprietà  con Fini e non potrà  utilizzarli”.
Lo afferma in una nota il capogruppo di Futuro e Libertà  Italo Bocchino che lancia un monito anche riguardo all’altro nome circolato in questi giorni: “Dicono anche che nella conferenza stampa tenuta due giorni fa a Lisbona Berlusconi si sia fatto sfuggire che vuole scendere in campo definendosi ‘il vero centrodestra’”, scrive il dirigente di Fli.
“Per evitargli problemi giudiziari, che purtroppo non gli mancano – sottolinea -, gli comunichiamo che dal 17 maggio scorso ‘il vero centrodestra’ è stato registrato da noi all’ufficio marchi e brevetti di Roma. Una ragione in più che prova che il suo non sarà  il vero centrodestra italiano”.
Poi Bocchino sposta l’attenzione sul futuro del governo.
Se Berlusconi ama l’Italia deve prendere atto della situazione e aprire una nuova stagione, così come gli ha chiesto Fini, ma sappiamo purtroppo che questo amore per la Nazione in lui è soffocato dall’odio verso chi si permette di contraddirlo” dice il capogruppo di Fli a Montecitorio, in vista del passaggio parlamentare del 14 dicembre.
La polemica di Bocchino con Berlusconi prosegue sul sito di Generazione Italia.
«Noi che davvero amiamo l’Italia consigliamo a Berlusconi di non arrivare in aula a mostrare i suoi muscoli e di invitare tutte le forze politiche, di maggioranza e opposizione, a sedersi attorno a un tavolo per fare assieme tre cose per l’Italia prima di andare al voto», e cioè una nuova legge elettorale, «una seria riforma fiscale» e «grande provvedimento economico sociale» per tagliare la spesa pubblica e liberare risorse utili a finanziare le imprese e introdurre «il quoziente familiare».
«Il 14 dicembre è una data fortunata per Gianfranco Fini – ha poi rivelato Bocchino riferendosi al voto che il governo chiederà  quel giorno al Parlamento – lo stesso giorno del 1987 fu eletto segretario nazionale del Msi e da lì cominciò il suo percorso di leader politico che dopo 23 anni lo vede ancora centrale nella politica italiana».
Poi c’è da chiedersi che cosa farebbe Berlusconi «se con lo shopping parlamentare conquistasse la fiducia per uno, due o tre voti. Un destino infame, come quello di Romano Prodi la scorsa legislatura. Una vittoria di Pirro per diventare un Re Travicello sbertucciato da tutte le rane dello stagno».

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L’INTERVISTA DI MARA CARFAGNA AL “MATTINO”: “NEL PDL ORMAI E’ UNA GUERRA PER BANDE DOVE VIGE PREPOTENZA E ARROGANZA”

Novembre 21st, 2010 Riccardo Fucile

“SULLA GESTIONE DEI RIFIUTI MI E’ STATO IMPEDITO DI DIFENDERE LA LEGALITA CONTRO GLI INTERESSI DI PARTE…”ALLE REGIONALI HO PRESO 58.000 VOTI METTENDOCI LA FACCIA, MENTRE IL PDL FINANZIAVA LA CAMPAGNA ELETTORALE DELLA MUSSOLINI”… “MI DIMETTERO’ ANCHE DA PARLAMENTARE, MA NON LASCERO’ LA POLITICA, VOGLIO LAVORARE PER NAPOLI”

“Ho scelto “Il Mattino” per spiegare le ragioni che mi hanno spinto ad assumere decisioni tanto gravi. Il mio malessere non è recente, risale a un anno e mezzo fa circa: i coordinatori del partito ricorderanno bene che più volte mi sono rivolta a loro per sistemare una situazione campana molto tesa, una guerra tra bande dove vige la prepotenza e l’arroganza. Ho inviato anche diverse lettere ai vertici nazionali, Berlusconi compreso, per segnalare che si è agito in Campania in violazione delle norme dello statuto e per escludere coloro che fanno riferimento a me, addirittura sono state cambiate le regole e modificate la date su internet”.
Inizia con questa premessa l’intervista rilasciata da Mara Carfagna a “il Mattino” di Napoli.
Alle regionali ha ottenuto un successo, 58mila voti: il partito non le è stato vicino?
Sono scesa in campo su richiesta del premier. Una sfida difficilissima in cui ho messo la faccia mentre il Pdl ha pagato i costi della campagna di Alessandra Mussolini che non ha preso neanche un terzo dei miei voti. Questo è il motivo per cui la guerra contro di me è ripresa più forte.
Le hanno detto Carfagna resta a Roma?
Ho 58mila persone che mi chiedono conto di cosa faccio per il territorio e non sono nelle condizioni di poter agire per loro. Come incidere nella procedura per realizzare i termovalorizzatori? Nell’ultima seduta del Consiglio dei ministri ho fatto presente la mia preoccupazione sullo scontro istituzionale tra Comune e Provincia di Salerno che rischia di portare alla paralisi assoluta compromettendo la realizzazione dell’impianto. Non posso permettere che una guerra di potere faccia saltare un’operazione di vitale importanza per la Campania con la conseguenza che, dopo Napoli, anche Salerno possa essere sommersa dai rifiuti. Di qui l’esigenza di affidare le procedure a un commissario nella persona del presidente della Regione, Stefano Caldoro, eletto nel Pdl e di indiscussa moralità  e onestà . Ma quando il Consiglio dei ministri ha accettato la mia proposta, Cosentino, Cesaro e altri si sono ribellati minacciando di non fare entrare i deputati campani in aula per votare la Finanziaria. Ho incontrato il collega Iapicca arrabbiato perchè non volevano farlo entrare.
C’è un gruppo di potere in grado di condizionare le scelte del governo?
Da come è andata la vicenda rifiuti, prendo atto che la mia presenza è pressochè inutile, visto che mi viene impedita la possibilità  di battermi a favore della legalità  e della realizzazione di un’opera strategica per la mia regione. Questa è la considerazione amara che mi porta all’addio.
Senza ripensamenti?
Ho deciso che il 15 dicembre, all’indomani del voto di fiducia, che non far mancare a Berlusconi, rassegnerò le mie dimissioni dal partito. Lascerò anche lo scranno di parlamentare perchè, a differenza di altri, sono disinteressata e non voglio dare adito a strumentalizzazioni. Mi dimetterò ovviamente anche da ministro visto che il mio contributo pare sia ininfluente.
Si candiderà  a sindaco di Napoli?
Mi amareggia essere richiesta dagli elettori del centrodestra ed esclusa dal mio partito. Con i vertici del Pdl non ho alcun rapporto, un corto circuito che va risolto.
Fuori dal Pdl continuerà  quindi a fare politica.
Ho una passione vera e voglio occuparmi della Campania. So che è un lavoro abnorme, non facile, ma sento il dovere di farlo nel contatto diretto con il mio territorio. Continuerò ad occuparmi di politica, ma dove e come è prematuro dirlo.
Berlusconi le ha telefonato ma non l’ha convinta?
Dovrà  farlo con atti concreti, dimostrandomi che il partito torna nella sue mani. Le dichiarazioni di Alemanno e di altri dimostrano che gli stessi coordinatori controllano il Pdl meno che mai. Poichè credo nel progetto ma il partito non è a immagine e somiglianza del premier, dovrà  convincermi che si possa costruire una forza liberale, democratica e in cui non comandano bande di potere.
Caso isolato la Campania?
Purtroppo no. I casi di Miccichè in Sicilia, Bergamini in toscana e Biancofiore in Trentino sono il segnale di un malessere ben più diffuso.
Il suo rapporto con Italo Bocchino, al di là  dei pettegolezzi, è per oggetto di attacchi politici visto che si tratta del più agguerrito anti-berlusconiano della pattuglia di Fli. Amicizia quantomeno inopportuna?
Non consento a nessuno di fare illazioni sul rapporto tra me e Bocchino. Per me l’amicizia viene prima della politica e sono libera di mantenere i rapporti che credo. Non consento neanche a Berlusconi di metterlo in discussione. Trovo di conseguenza veramente di cattivissimo gusto l’azione sistematica che quotidianamente viene svolta da personaggi del mio partito per delegittimarmi utilizzando un simile argomento. Oltretutto, se si toglie a me la libertà  di frequentare Bocchino, gran parte del partito dovrebbe chiudersi in casa.
A cominciare da Alessandra Mussolini che le ha scattato la foto in aula con il capogruppo di Fli?
Quello è stato un atto di cattivissimo gusto che non merita commenti ma che si addice alla persona che l’ha commesso. A Napoli le chiamano le vaiasse La Mussolini è colei che in campagna elettorale disegnava le corna sui miei manifesti, che ha portato i cannoli alla conferenza stampa con Alfano. In un partito serio una signora del genere sarebbe stata messa a tacere, invece mai nessuno ha avuto il coraggio di bloccarla.
Meglio transitare in Fli?
Escludo categoricamente un mio passaggio in quel partito, semmai mi interessa il progetto di Forza Sud di Miccichè e Prestigiacomo. La delegittimazione costante di Fini nei confronti del governo ha messo in ombra tutto ciò di positivo che è stato fatto. Non condivido neanche la tempistica e come si è mosso da presidente della Camera.
Veleni e inchieste giudiziarie: il Pdl campano è allora da rifare?
Rispetto il principio di innocenza fino a prova contraria, ma chi fa politica deve essere al di sopra di ogni sospetto e fare un passo indietro da incarichi di responsabilità .
Cosentino dovrebbe dimettersi?
L’ho già  detto.
L’addio di Carfagna è un ulteriore colpo al berlusconismo: si assume una grande responsabilità .
Non credo di essere un simbolo: Berlusconi ha avvicinato la politica ai cittadini stabilendo un contatto diretto con la gente. Non vedo alcun tramonto e sarebbe un male per il nostro Paese. Piuttosto è il Pdl che deve tornare ad essere a immagine e somiglianza del suo leader.
Il Cavaliere sostiene che non la fa tribolare e l’ha chiamata signora
Non l’ho sentito ma ha usato il termine giusto perchè io con lui mi sono sempre comportata da signora e continuerò a comportami da signora.

Pietro Perone
(da “il Mattino“)

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