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“EFFETTO” DE GIROLAMO: A BENEVENTO 10 CONSIGLIERI COMUNALI SU 14 LASCIANO IL PDL PER ADERIRE A FUTURO E LIBERTA’

Ottobre 25th, 2010 Riccardo Fucile

NELLA ROCCAFORTE DELLA “BELLONA” NUNZIA, , DIECI CONSIGLIERI SE NE VANNO… “ORMAI C’E’ SOLO UNA OLIGARCHIA ARROGANTE CHE HA TRADITO LO SPIRITO DEL PDL, AL POSTO DEL PARTITO SI E’ IMPOSTO UN VERTICISMO PADRONALE”

Colpo grosso dei finiani a Benevento.
Dieci consiglieri comunali lasciano il Pdl berlusconiano per approdare a Futuro e Libertà  e di fatto ne svuotano il gruppo che era composto da 14 consiglieri.
A condurre in porto l’operazione è stato il presidente dei senatori di Futuro e LIbertà , Pasquale Viespoli, che di Benevento è originario.
Ma la città  campana è anche la roccaforte di una delle deputate più vicine al premier, quella Nunzia De Girolamo, coordinatrice provinciale, che proprio a Benevento organizza da qualche tempo la festa del partito.
Diciamo anche colei cui il premier aveva indirizzato pizzini alla Camera con scritto “baci”, cosa che l’ha resa sicuramente più nota di quanto non le sia derivato dalla sua attività  politica.
Lunedi scorso la De Girolamo, con un diktat, aveva rimosso il coordinatore cittadino, vicino a Viespoli, determinando l’insurrezione finale con conseguente addio di ben 10 consiglieri comunali su 14.
La nuova formazione finiana al Comune si chiamerà  “Territorio e libertà ” e i consiglieri che la compongono vantano tutti una lunga militanza nel centrodestra (An, Forza Italia e Udc).
La loro decisione, hanno spiegato nel corso di una conferenza stampa,   nasce dal fatto che “al posto di un partito si era ormai imposto un verticismo padronale e un’oligarchia arrogante e ritorsiva che ha tradito il senso profondo del Pdl”.
Viespoli, da parte sua, ha tenuto a sottolineare che ora “la politica riacquista credibilità : in questa iniziativa emerge più che l’appartenenza di schieramento, la dimensione della’appartenenza comunitaria”

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TERZIGNO: NO DEI SINDACI ALL’INTESA, IL PIANO DEL GOVERNO NON CONVINCE I CITTADINI VESUVIANI

Ottobre 24th, 2010 Riccardo Fucile

I SINDACI DI TERZIGNO, BOSCOREALE E TRECASE NON HANNO FIRMATO IL DOCUMENTO PRESENTATO DA BERTOLASO: VOGLIONO UN VERO DECRETO CHE IMPEGNI IL GOVERNO A NON APRIRE LA SECONDA DISCARICA DI CAVA VITIELLO E CHE CHIUDA QUELLA   DI TERZIGNO… OGGI MIGLIAIA DI PERSONE IN PIAZZA, NELLA NOTTE SCONTRI TRA MANIFESTANTI E POLIZIA

I sindaci di Boscareale, Terzigno, Trecase e Boscotrecase non hanno firmato il documento presentato dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Guido Bertolaso, giunto a Napoli per tentare di risolvere la crisi rifiuti che si è determinata nell’area vesuviana.
Nell’incontro di oggi i sindaci campani hanno mantenuto la posizione presa ieri sera negli uffici della Prefettura napoletana, in cui è stata illustrata la manovra del governo.
L’intesa, stilata da Bertolaso, dal presidente della Regione Campania Stefano Caldoro, dal prefetto di Napoli Andrea De Martino e dal presidente della Provincia di Napoli Luigi Cesaro, prevedeva la sospensione, per tre giorni, dei conferimenti nella cava Sari a partire dalla giornata di sabato 23, per consentire non solo la copertura del terreno, ma anche l’avvio dei prelievi tecnici necessari per gli accertamenti di natura sanitaria e ambientale disposti dalle istituzioni.
Un tempo necessario per attendere, inoltre, il responso delle analisi alla presenza di specialisti individuati dagli enti locali.
Dopo questa temporanea sospensione, nella cava Sari potrebbero essere sversati unicamente i rifiuti della “zona rossa”, ossia quelli dei comuni vesuviani. Il bacino, salvo particolari criticità , dovrebbe essere riempito fino ad esaurimento. Per quanto riguarda, invece, la cava Vitiello, che dovrebbe essere il secondo sito da realizzare nel territorio di Terzigno, è previsto il congelamento di ogni decisione fino a quando non ci sarà  la possibilità  di garantire la difesa dei cittadini.
Nell’incontro di oggi i sindaci hanno chiesto maggiori garanzie non solo per la non apertura di cava Vitiello, ma anche per una maggiore sicurezza della discarica Sari di Terzigno.
«Dobbiamo avvertire i nostri cittadini se cava Sari sia sicura o meno – ha spiegato il sindaco di Boscoreale, Gennaro Langella lasciando il Palazzo della Prefettura – c’è necessità  di fare gli opportuni controlli e riscontri con tecnici di nostra fiducia e capire quale sia il reale stato della discarica».
Langella ha poi confermato la possibilità  di avanzare denuncia all’Asìa per la presunta cattiva gestione della cava, così come avevamo segnalato in un esposto alla Procura di Nola.
La protesta ha però oggi avuto anche un volto “pacifico”, come dimostra il corteo che si è snodato in mattinata fra Terzigno e Boscoreale.
Sulle note dell’inno nazionale il corteo pacifico dei cittadini di Terzigno, Boscoreale e Boscotrecase contro l’apertura della nuova discarica nel Napoletano è partito dalla rotonda dei Passanti per raggiungere rigorosamente a piedi, come chiesto dagli organizzatori, la rotonda di via Panoramica, luogo del presidio permanente della protesta.
Un vero e proprio corteo «funebre» con tanto di carro delle onoranze e corona di fiori firmata: «I cittadini del parco nazionale del Vesuvio».
Alle finestre sono appese le lenzuola bianche e sugli striscioni si legge: «Voi mangiate i nostri soldi, noi mangiano camorra e rifiuti», e ancora: «Berlusconi e Bertolaso anche l’Europa vi ha schifato».
Sventolano bandiere dell’Italia con su scritto: «Abbbiamo la stessa bandiera ma non siamo italiani». In testa al corteo mamme e bambini di Boscoreale.
Si avvicina probabilmente un’altra notte di scontri, mentre una nuova riunione tra sindaci e Bertolaso è stata fissata per martedi.
Ma il governo è troppo vago: gli abitanti temono che la proposta di Bertolaso sia solo finalizzata a prendere tempo, non a risolvere i problemi reali.
E   visto i precedenti, difficile dar loro torto.

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FINI: “PER FINANZIARE L’UNIVERSITA’ PROPORREMO L’AUMENTO DELLE TASSE SULLE RENDITE FINANZIARIE DAL 12,5% AL 25%”

Ottobre 24th, 2010 Riccardo Fucile

“IL PARTITO CARISMATICO PUO’ FARE VINCERE LE ELEZIONI, MA NON SERVE A GOVERNARE: SE L’ESECUTIVO CADESSE SI APRIRA’ UNA FASE NUOVA”…. “BERLUSCONI NON DICA CIO’ CHE FARA’ QUANDO SI VOTERA’, MA COSA VUOLE FARE ORA”…”IL LODO ALFANO NON PUO’ ESSERE REITERABILE”

Gianfranco Fini torna a proporre i suoi distinguo da Silvio Berlusconi e dal Pdl e, a più riprese nel corso di diversi interventi attacca il “partito carismatico”, avverte il Cavaliere che se il suo governo cade “si apre una fase nuova” e precisa: “Un nuovo esecutivo non sarebbe un colpo di Stato”.
Poi chiede “un aumento delle tasse sulle rendite finanziare del 25%”.
Colpi in sequenza contro i capisaldi del berlusconismo: il partito, il governo e la battaglia antifisco.
Su quello che chiama “il partito carismatico” Fini è chiarissimo: “E’ il miglior strumento per vincere le elezioni, ma il peggiore per governare perchè deriva dal fatto che il cosiddetto partito carismatico forse non è ‘cosiddetto’, essendo basato su un rapporto diretto tra il leader e il popolo, essendo spesso senza intermediari, senza un dibattito interno e una democrazia”.
Quanto al governo, il presidente della Camera ricorda che Fli “è determinante per tenere in vita la maggioranza “, si tratta di vedere se il governo “è in grado di cambiare passo, di aggiustare il tiro” su alcuni temi, come sud, povertà , la stessa riforma della giustizia.
Se non accadesse, “su alcune leggi potremmo votare contro.
E se ciò portasse alla caduta del governo, allora si aprirebbe una fase nuova”.
Fase nuova che, specifica il leader di Fli, non significa immediate elezioni.
In caso di crisi dell’esecutivo, spiega “è del tutto evidente che con la Costituzione vigente il presidente della Repubblica ha il diritto dovere di verificare se può nascere un altro governo, chi dice il contrario in qualche modo si pone contro la Costituzione, fuori dalla Costituzione. Poi, del tutto diverso è il discorso dell’opportunità  politica”.
Fini ha aggiunto che “Berlusconi ha il diritto di governare, ma anche il dovere di governare. Non dica ciò che farà  quando si voterà  ma cosa vuole fare ora che il voto non c’è” per risolvere i “problemi che gli italiani affrontano quotidianamente”.
Poi annuncia che Futuro e libertà  presenterà  in parlamento un emendamento per alzare l’aliquota di tassazione delle rendite finanziarie dal 12,5 al 24-25%, in linea con la media europea.
“La tassazione delle rendite finanziarie – ha detto il fondatore di Fli – non è nè di destra nè di sinistra e con le nuove entrate si può finanziare la riforma dell’università “.
Quanto al tema della giustizia, secondo il presidente della Camera, lo scudo processuale per le alte cariche dello Stato non può essere reiterabile.
«Se la filosofia è tutelare la funzione quale che sia la persona – spiega – non credo che il Lodo possa essere reiterabile perchè non sarebbe una tutela di una persona per un periodo di tempo, ma un privilegio garantito ad una persona».
Per questo motivo, aggiunge Fini, Futuro e Libertà  chiederà  che il testo sia modificato.

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STOP DI FINI AL TESTO ALFANO SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA: “ALMENO TRE PUNTI SONO INACCETTABILI”

Ottobre 22nd, 2010 Riccardo Fucile

SI TRATTA DELLA MAGGIORANZA LAICA, OVVERO POLITICA, DEL CSM, DEI NUOVI POTERI CONFERITI AL GUARDASIGILLI E DELLA NUOVA COLLOCAZIONE DELLA POLIZIA GIUDIZIARIA…TUTTE INSIEME CONDURREBBERO A UNA MAGISTRATURA SOTTOMESSA AL POTERE POLITICO… MA A FAR FUNZIONARE LA GIUSTIZIA PENSA QUALCUNO?

Sulla riforma della giustizia “Futuro e Libertà ” fissa i paletti.
I finiani, per bocca di Giulia Bongiorno, aprono infatti alla separazione delle carriere e del Csm ma fanno sapere, al termine del vertice dei capigruppo e dei coordinatori con il presidente della Camera, di non condividere tre punti della bozza proposta dal Pdl.
Tre i «no» di Fli: alle nuove funzioni e alla composizione a maggioranza laica del Csm, ai nuovi poteri conferiti al ministro della Giustizia e alla nuova collocazione della polizia giudiziaria non più alle dirette dipendenze della magistratura.
«Ho illustrato ai vertici di Futuro e Libertà  lo stato attuale della riforma della giustizia, secondo le bozze che ho avuto modo di esaminare fino ad ora. Ovviamente – ha precisato la Bongiorno, presidente della commissione Giustizia della Camera – si tratta di bozze provvisorie. Alcuni principi erano noti, già  enunciati e li riteniamo condivisibili come la separazione delle carriere e del Csm».
«Tuttavia – ha precisato la consulente giuridica di Futuro e Libertà  – sono stati introdotti nuovi principi su cui dobbiamo dare un giudizio molto preciso e cioè che non li possiamo condividere. Si tratta in particolare delle nuove funzioni della composizione a maggioranza laica del Csm. Dei nuovi poteri conferiti al ministro della Giustizia. Della nuova collocazione della polizia giudiziaria non più alle dirette dipendenze della magistratura».
La Bongiorno ha sottolineato più volte che «questo giudizio si basa a tutt’oggi su testi provvisori»
In pratica la bozza Alfano va cambiata, fa sapere Fini e oggi qualche giornale vede già  una situzione politica “a un passo dalla rottura”.
Sembra un dialogo tra sordi: dall’altra parte c’è chi rispolvera il processo breve che, insieme al ddl sulle intercettazioni, per i finiani è argomento improponibile e ormai chiuso.
Quello che resta fuori dalla bozza di riforma sono le cose semplici che gli italiani vorrebbero per sburocratizzare la macchina farraginosa della giuastizia: ridurre a   metà  le 165 circoscrizioni giudiziariarie e i 1.292 tribunali italiani, introdurre la posta elettronica per le notifiche, depenalizzare i reati minori per riservare i processi penali ai casi più rilevanti, rinnovare la professione forense, limitare il ricorso in Cassazione, rendere iù snello il processo penale., eliminare i formalismi inutili, ridurre i tempi dei processi.
Invece l’unico scopo perseguito pare sia quello di limitare l’azione dei pm.
Cosa che interessa ai politici, non certo al comune cittadino.

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IL SOTTOSEGRETARIO LEGHISTA BELSITO E LA LAUREA FANTASMA: LA NOSTRA DENUNCIA RIPRESA DA “L’ESPRESSO”

Ottobre 21st, 2010 Riccardo Fucile

PUBBLICHIAMO L’ARTICOLO DI LUCIANA GROSSO CHE SUL SETTIMANALE “L’ESPRESSO”   RIPERCORRE LA STORIA DELLE PRESUNTE LAUREE DEL SEGRETARIO   AMMINISTRATIVO DELLA LEGA… ORMAI IL CASO E’ DIVENTATO NAZIONALE, BELSITO DEVE MOSTRARE LA LAUREA O DIMETTERSI PER AVER DICHIARATO IL FALSO SUL SITO DEL GOVERNO

Una, nessuna e centomila. Sono le virtù e le lauree di Francesco Belsito, sottosegretario alla Semplificazione Normativa e persona dai numerosi talenti.
L’uomo forte della Lega ligure, partito del quale fa parte dal 2003 dopo una militanza in Forza Italia, si trova da qualche tempo al centro di un querelle relativa ai suoi titoli di studio di cui qualcuno (in particolare il deputato regionale Udc Marco Limoncini) mette in dubbio l’esistenza.
Un polverone che potrebbe finire in un minuto se il sottosegretario facesse quello che finora si è sempre rifiutato di fare, ossia mostrare una pergamena sulla quale fosse scritto il suo nome al fianco del titolo di dottore.
Così, in attesa che Belsito faccia bella mostra dei suoi titoli accademici, il giallo continua: lui sostiene, piccato, di avere non una ma due lauree.
Il Secolo XIX, affiancato dal barricadero sito Destradipopolo.it, arriva a ventilare il sospetto che non abbia neppure il diploma di scuola superiore.
Nel frattempo Limoncini ha presentato una sua interpellanza per sapere, almeno, in cosa sia laureato il collega Belsito.
Un affaire piuttosto complicato.
Nel 2008, Belsito entra a far parte del consiglio della Filse, Finanziaria Ligure per lo Sviluppo Economico.
In quell’occasione produce, in un documento ufficiale, un curriculum dettagliato oggi sparito dalla rete.
In esso si legge che Belsito Francesco, nato a Genova il 4 febbraio del 1971, ha una laurea in Scienze della Comunicazione (della quale però si omette di precisare dove, quando e con quale voto sia stata conseguita), sia iscritto alla Lapet (Associazione Nazionale Tributaristi) e abbia, nell’ordine, un diploma di master in Comunicazione e Marketing (che non viene precisato nè dove, nè come, nè quando preso) e un diploma di master in Business Administration (di nuovo: dove? come? quando?).
Non contento l’alacre Belsito aggiunge al suo già  nutrito cursus studiorum di una laurea e due master anche un “attestato di partecipazione a un incontro organizzato da United Towns Agency for North-South Cooperation teso allo sviluppo della cooperazione (in realtà  il curriculum dice cnoperazlone, ma confidiamo si sia trattato di una svista) e del lavoro” e un’iscrizione a Union Europeènne C.E.E. Chambre Europeènne Experts Sìège d’Italie.
Nel 2010 Belsito, in seguito alla prematura scomparsa del suo predecessore Maurizio Balocchi, diventa sottosegretario.
Il suo curriculum assurge così agli onori del sito del governo. Basta leggerlo per scoprire che, Belsito Francesco, nato a Genova il 4 febbraio ’71, è laureato in “Scienze Politiche”.
Ma come? Non era Scienze della Comunicazione? E poi, che fine hanno fatto gli altri tre titoli di studio?
Forse si è trattato di un errore.
Per chiarirlo Giovanni Mari, cronista del ‘Secolo XIX’, ha alzato il telefono e ha chiesto a Belsito come fosse possibile che la sua laurea in Scienze della Comunicazione si fosse trasformata in una laurea in Scienze Politiche.
La versione data dall’esponente genovese è stata chiara: ha sostenuto di averle entrambe.
La prima, in comunicazione, presa a Malta (istituto non riconosciuto dall’ordinamento italiano, e dal cui ufficio ex-alunni, comunque, a “L’espresso” hanno detto di non conoscerlo: «Sa, ne passano tanti….forse la pratica si è persa»), la seconda, presa «in un’università  di Londra».
Dando per buona la versione dello studioso e multilingue Belsito resta un ultimo punto da chiarire: quello del riconoscimento.
Senza questa pratica, una qualsiasi laurea presa all’estero non vale: è come non averla.
L’iter per equiparare un titolo straniero con uno preso qui passa necessariamente per gli uffici di un’università  italiana.
Seguendo l’ipotesi che Belsito si sia rivolto all’ateneo della sua città , Genova, il ‘Secolo XIX’ è andato a frugare negli archivi dell’università  di via Balbi.
Lì si è scoperto che la carriera universitaria di Belsito risulta “annullata”.
Ipotesi che, in genere, si verifica o per abbandono degli studi, o per invalidità  del diploma di scuola superiore.
«E’ una storia vecchia – ha detto seccato Belsito – non era il diploma non riconosciuto, ma un timbro».
La scuola privata dove Belsito dice di aver studiato è ormai chiusa e quindi, come tale, una pista morta.
Tutte ipotesi e domande senza risposta. Un giallo che si risolverebbe in un minuto se Belsito mostrasse incorniciati i suoi diplomi.
E allora nessuno avrebbe più niente da dire. Anzi.
Per lui ci sarebbero solo lodi.
Soprattutto in considerazione del fatto che è riuscito a prendere due lauree in due paesi di lingua madre inglese avendo dalla sua solo, come si legge nel curriculum presentato alla Filse, «una buona conoscenza del francese».

Luciana Grosso
(da “l’Espresso”)

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/lonorevole-e-la-laurea-fantasma/2136848

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LE SPESE PAZZE DELLA CASTA: 30 MILIONI MA NESSUN UFFICIO PER 50 PARLAMENTARI

Ottobre 21st, 2010 Riccardo Fucile

UN IMMOBILE COMPRATO NEL 2003 PER REALIZZARE SPAZI DESTINATI A 50 SENATORI: LAVORI INFINITI, NESSUN UFFICIO PRONTO…. AVVIATO DA BALDUCCI E ZAMPOLINI 7 ANNI FA, DOVEVA ESSERE FINITO NEL 2006… MANCANO PERSINO GLI ARREDI

Venticinque milioni di euro solo per i lavori di ristrutturazione; 3 milioni e 700 mila euro per pagare l’affitto a una ex-Ipab che fa capo alla Regione Lazio; 1 milione per “provvedere ad adeguati arredi”.
Dunque, facendo due conti, poco meno di 30 milioni di soldi pubblici tutti già  spesi o impegnati nell’arco di dieci anni.
Obiettivo? Realizzare nuovi uffici per cinquanta senatori.
Dove? Nel pieno centro storico di Roma, a pochi metri da Palazzo San Macuto, Pantheon e Palazzo Chigi.
E il risultato a tutt’oggi quale è?
Che ancora, dal 2003, neanche una stanza è pronta, che i ponteggi che si affacciano sulla vicina via degli Orfani, nome non casuale, stanno ancora lì come sette anni fa, e che soltanto la garritta esterna per la security di un palazzo ancora vuoto ha i vetroni scuri montati.
E si chiedono ancora altri soldi.
Benvenuti nel (forse) più esoso e infinito cantiere dei palazzi romani della politica, il secentesco palazzo di Santa Maria in Aquiro, tra piazza Capranica e l’attigua via degli Orfani.
Costi da record per un immobile preso in affitto nel 2003 dall’Isma con un canone annuo di 471 mila euro e scadenza di contratto febbraio 2021. Immobile imponente e dal passato dolente: era il vecchio orfanotrofio di Roma, e lungo quelle stanze ora milionarie si rincorrevano vite di miseria, di abbandoni e anche un pizzico di goliardia.
Fu un “martinitt” il fratello maggiore di Giulio Andreotti e lì, da piccolo, il futuro senatore era invitato a fare il chierichetto.
Sempre lì ha vissuto sette anni il piccolo Enrico Montesano. fu nel teatrino dell’istituto – ha raccontato poi l’attore – che cominciò a imitare i suoi istitutori.
I ragazzini in divisa uscivano da quel portone, sfilavano ordinati nelle loro passeggiate mattutine verso piazza Colonna e verso il Pincio.
Ma questo è il passato.
I conti del presente li ha fatti comma dopo comma, cifra dopo cifra, spulciando tutti i bilanci del Senato dal 2003 fino all’ultimo 2010, il segretario dei Radicali italiani Mario Staderini, che sui costi e sprechi della politica ha ingaggiato una battaglia di vita.
“L’assurdo non è solo che siano stati spesi 30 milioni senza avere ancora un nuovo ufficio pronto, sempre che davvero servisse, ma anche il fatto che, a fine contratto, ogni senatore, se mai ci entrerà , sarà  comunque costato alle casse pubbliche una media di 8 mila euro al mese” contabilizza l’esponente radicale.
E aggiunge: “A rivedere acquisti o contratti d’affitto di quegli anni appare chiaro che la priorità  fosse far girare soldi più che avere nuovi uffici”.
Il via libera per il Santa Maria in Aquiro fu dato – coincidenza – nei giorni in cui teneva banco uno dei tanti dibattiti sulla riduzione del numero di deputati e senatori.
La consegna del primo lotto era prevista nel 2006, poi slittata nel 2008, poi un'”aggiuntina” al 2009 e adesso, nella relazione allegata all’ultimo documento del Bilancio del Senato 2010, si prevede finalmente “la consegna degli uffici entro l’anno”.
Ma con una postilla che, secondo Staderini, sa di beffa finale: vi si sottolinea “l’esigenza di destinare significative risorse finanziarie all’acquisizione degli arredi indispensabili alla funzionalità  degli uffici e dei locali”.
Insomma mancano ancora i soldi per sedie, scrivanie e telefoni.
Da chi fu avviata nel 2003 l’operazione?
Dal Provveditorato delle Opere pubbliche diretto da Angelo Balducci e con i lavori affidati all’architetto Angelo Zampolini: due nomi che nei mesi scorsi sono stati al centro delle inchieste sui grandi appalti.
Sempre loro, in quel periodo, si adoperarono per l’acquisto dell’immobile di largo Toniolo e il complesso della Minerva dove scoppiò il caso della buvette abusiva.
“Denunciare questi sprechi – chiosa Staderini – è il nostro modo di lottare per un Parlamento pulito. Esattamente come quando, mesi fa, abbiamo reso pubblica la lista di contratti, fornitori e consulenti della Camera tenuta riservata per sessant’anni”.

(da “la Repubblica“)

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LA BASE FINIANA PROTESTA SUL WEB PER IL DOPPIO VOTO DI IERI: IL NOSTRO PARERE

Ottobre 20th, 2010 Riccardo Fucile

“FAREFUTUROWEB” OSPITA CENTINAIA DI MESSAGGI DI PROTESTA DI FINIANI PER IL VOTO SUL LODO ALFANO E SU LUNARDI… “LI CAPISCO, MA I TEMPI DELLA POLITICA SONO DIVERSI” REPLICA FILIPPO ROSSI….DOVE STA LA VERITA’? UNA SQUADRA DEVE ESSERE SOSTENUTA SIA DAGLI ULTRAS CHE DAI TIFOSI DELLE TRIBUNE

Ai sostenitori di Futuro e Libertà  non è piaciuto il voto favorevole, nella commissione Affari costituzionali del Senato, al lodo Alfano costituzionale e quello che ha respinto la richiesta di autorizzazione a procedere contro Lunardi.
La delusione dei fans del presidente della Camera ha trovato oggi sfogo su Facebook, su Farefuturoweb e su Generazione Italia.
Il più bersagliato è Filippo Rossi, direttore del web magazine di “Farefuturo”. Sulla sua pagina di Facebook si è scatenata da ieri sera la delusione di chi si sente tradito.
Centinaia di messaggi con lo stesso filo conduttore. “Che fine ha fatto la questione della legalità ?” è la domanda più ricorrente.
Alcuni sostenitori arrivano a mettere in discussione l’esistenza stessa del nuovo soggetto politico dopo il doppio voto di ieri.
“Valeva la pena farsi massacrare per tre mesi sulla casa di Montecarlo per poi cancellare il processo a carico di Lunardi?”, scrive Angelo.
La prima risposta di Rossi non spegne le polemiche: “Su Lunardi sono perplesso come Granata. Sul Lodo è quello che i finiani hanno sempre detto. Si può non essere d’accordo e lo capisco. Ma non c’è novità “.
Le proteste continuano anche questa mattina e costringono il direttore di Farefuturo a un editoriale sulla questione.
Titolo del corsivo: “Ma il berlusconismo non può finire per via giudiziaria”. “Considero il lodo Alfano un atto doveroso (e faticoso), attacca Rossi, di realismo politico, di responsabilità “.
In coda poi Rossi riporta alcuni dei commenti più critici per farsi, almeno un po’, “portavoce di chi ci segue”. Le critiche non si fermano.   “La legge non può finire per via berlusconiana”, è la risposta per le rime.
“Li capisco tutti”, dice Rossi   “ma a volte i tempi della politica sono più lenti di quelli della piazza telematica”.
Più d’uno con una buona dose di realismo politico scrive: siamo solo alla prima mossa di una partita a scacchi tra Fini e Berlusconi.

A questo punto riteniamo doveroso per chi, come noi, non è mai stato finiano, ma ha qualche anno di militanza politica alle spalle, esprimere alcuni rilievi:
1) Sul caso Lunardi, la decisione è ineccepibile: chi la contesta non conosce il caso o è in malafede.
Futuro e Libertà  non ha votato per l’impunità  a Lunardi, ha votato per richiedere al tribunale di Perugia la metà  dei documenti che la Procura non aveva inviato per farsi un’idea precisa del caso.
Quando arriveranno si rivoterà  a ragion veduta. Rimandiano al nostro articolo in cui si spiega la vicenda. E se una persona stimata come Angela Napoli ha spiegato come stanno le cose, non c’è motivo di non crederle.
Se poi qualcuno vuole la forca in piazza senza processo si rivolga agli specialisti del cappio come leghisti e dipietristi, ha sbagliato comunità  umana.
2) Sul lodo costituzionale, Futuro e Libertà  è da mesi che ha annunciato la propria posizione: a noi personalmente non piace, avremmo preferito altro, ma non ci svegliamo ora a starnazzare sulla scelta. Perchè qualcuno degli ultras non l’ha fatto nei mesi scorsi, invece che indignarsi adesso?

Ma ritornando su considerazione più generali vorremmo ricordare :
1) Se in Italia non sono passate leggi liberticide come la legge bavaglio o il processo breve, tanti contestori ( a destra come a sinistra) dovrebbero salire la scala santa in ginocchio e posare un ex voto ai finiani.
2) Se in Italia è stato posto un freno agli interessi personali del premier e alla deriva razzista leghista che avrebbero portato allo sfascio del Paese, questo è merito dei finiani che ora hanno la golden share del governo
3) Se i finiani hanno saputo resistere a infami campagne di diffamazioni e a sporchi tentativi di compagna acquisti, va loro riconosciuto questo merito morale non comune.
4) Le rivoluzioni non le fanno chi urla di più, ma chi usa il cervello: secondo molti, i finiani erano quattro gatti, alla fine condizionano il parlamento, sono riusciti a essere determinanti, faranno un partito, godono di buoni sondaggi.
Che cazzo volete di più in soli quattro mesi?

Passiamo invece ai problemi veri che “Futuro e Libertà ” ha e che gli urlatori non vedono ancora bene:
1) Le strutture territoriali non sono ancora pronte e necessitano di una organizzazione che ancora non c’è. Occorre fare politica sul territorio, non chiacchiere in cui molti sembrano specializzati.
2) Sull’onda del successo stanno aderendo a Fli persone nuove e perbene, ma anche “cani e porci”, transfughi di altri partiti, carrieristi e poltronisti. Ci vuole una selezione, prima di ritrovarsi in casa qualche lestofante.
3) Si stanno privilegiando politiche di aggregazione di notabili, attraverso giochetti di potere locali, per darsi visibilità  negli enti locali. Ma dimenticando i temi ideali di Futuro e Libertà  che raramente vengono illustrati e spiegati.
4) Meno cenette e pizzette e più scuola quadri, meno aperitivi e più analisi e approfondimenti politici: non dobbiamo organizzare miss Padania, ma un futuro partito.
5) E’ evidente che Fini sta cercando di tenere insieme gli ultras e i moderati, non può permettersi lo stadio vuoto.
Ma la squadra va sostenuta attraverso il tifo congiunto delle curve e delle tribune, altrimenti sfogatevi a casa con le vuvuzelas di Bondi o di Gasparri: i tempi politici non li detta la piazza.
Occorre una squadra ben organizzata e coesa, “tutti in attacco e tutti in difesa” a seconda dei momenti, non un complesso di solisti dove ognuno fa i cazzi che gli pare.
Sono solo alcuni degli aspetti che ci permettiamo, con la consueta franchezza, di segnalare ai nostri lettori.
Ma sono anche i confini che possono portare a un partito vero e organizzato di destra vera o ad accontentarsi di un effimero e temporaneo successo da spendersi al mercato della politica italiana.
Occorre saper guardare oltre.
Oltre Berlusconi e, in prospettiva, persino oltre Fini.
E anche sapersi adattare ai momenti, senza perdere di vista l’obiettivo finale.

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SONDAGGIO IPR: CROLLA IL PDL, BENE FINIANI E LEGA

Ottobre 20th, 2010 Riccardo Fucile

MENO FIDUCIA NEL PREMIER (37%) E NEL SUO GOVERNO (30%), TRA I MINISTRI IN CALO DI CONSENSI SACCONI, LA RUSSA E GELMINI… TRA I PARTITI SCENDONO PDL, UDC E IDV, STABILE LA LEGA, SALGONO FUTURO E LIBERTA’ E PD

Crolla il Pdl, tiene la Lega e sorridono i finiani che consolidano il consenso. Le tensioni che agitano il partito del Cavaliere fanno sentire i loro effetti.
Con un Silvio Berlusconi in calo sempre più costante e che si può consolare solo grazie alla tenuta del governo.
Il sondaggio realizzato da Ipr Marketing fotografa un premier sempre più in difficoltà  e un Pdl che risente pesantemente delle tensioni interne con i finiani.
Un logoramento che mette in circolo dinamiche che premiamo il Carroccio, sempre più convinto della necessità  del voto, i centristi dell’Udc e la loro scelta “autonomista” rispetto ai poli, e i finiani che, nell’attesa di trasformarsi in partito, vedono crescere il loro grado di fiducia.
Premier e governo
Lontanissimo quel 53% di fiducia fatto segnare a metà  2009, distante anche il 45% del gennaio 2010, Silvio Berlusconi si aggrappa ad un 37% che testimonia tutte le sue difficoltà .
Solo un mese fa, il premier era a quota 39. Dopo 30 giorni, la caduta è di due punti percentuali.
In aumento, ovviamente, chi la fiducia nei suoi confronti la sta perdendo: dal 55% di settembre al 58% di oggi.
Se il premier va male, il governo resiste.
La sfiducia nell’esecutivo è immutata rispetto ad un mese fa: un 64% che sovrasta il 30% di chi dice di nutrire speranze nell’esecutivo.
Ministri
In testa resta il titolare del Welfare Maurizio Sacconi, reduce da uno scontro frontale con Cgil e Fiom. Contrapposizione che non pare aver pagato, visto il calo di tre punti percentuali nella fiducia registrato questo mese (dal 64% al 61%).
Piazza d’onore per il Guardasigilli Angelino Alfano e il titolare del Viminale Roberto Maroni (60%).
Calano, invece, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti (dal 54% al 52%), il titolare delle Riforme Umberto Bossi, reduce dalla pajata riparatrice con il sindaco di Roma.
Scende a picco il gradimento del ministro della Difesa Ignazio La Russa: dopo la morte dei quattro alpini in Aghanistan, il coordinatore del Pdl cala di quattro punti percentuali (dal 42% al 38%).
Stessa percentuale negativa per il ministro dell’istruzione Maria Stella Gelmini che scende al 36%.
Da segnalare che nessuno della squadra di governo guadagna posizioni.
Fiducia nei partiti (cosa diversa dalle intenzioni di voto)
Marcatissima, la flessione del Pdl, dal 34% al 29% (-5%), ed è significativo anche il 2% in meno (dal 29% al 27%) dell’Italia dei Valori (forse legato all’estandersi del movimento di Beppe Grillo).
Il Pd, invece, resta inchiodato al 27% di fiducia dell’elettorato.
Buono, inoltre, il risultato dei finiani che guadagnano consensi toccando quota 22% (dal 20%).
La fiducia nella Lega e nell’Udc rimane alta e stabile (33%).
Infine un dato generale che accumuna i due grandi partiti: ovvero un generale calo di fiducia.
Un segno meno costante che testimonia quanto la disillusione degli elettori sia marcata.
Troppe voci e troppa confusione, insomma, non pagano.

argomento: Berlusconi, Bossi, Casini, elezioni, Fini, governo, LegaNord, Parlamento, PD, PdL, Politica, Udc | Commenta »

CORRUZIONE: LA CAMERA NON HA SALVATO LUNARDI, HA SOLO RINVIATO IL GIUDIZIO

Ottobre 20th, 2010 Riccardo Fucile

METTIAMO LE COSE IN CHIARO: NON E’ STATA VOTATA ALCUNA ASSOLUZIONE, E’ STATO SOLO CHIESTO UNA GIUSTA INTEGRAZIONE DEI DOCUMENTI…I GIUDICI DI PERUGIA NON POSSONO CONTESTARE IL REATO DI “CORRUZIONE PROPRIA” CHE PREVEDE IL “CONCORSO” DI UN ALTRO SOGGETTO, SENZA TRASMETTERE GLI ATTI COMPLETI CHE EVIDENZINO I RUOLI DI CORROTTO E CORRUTTORE…I FINIANI PRECISANO: “QUANDO ARRIVERA’ LA DOCUMENTAZIONE MANCANTE DECIDEREMO”

La Camera ha ieri negato l’autorizzazione a procedere nei confronti di Pietro Lunardi.
L’ex ministro delle Infrastrutture, oggi deputato del Pdl, è indagato per corruzione insieme all’arcivescovo di Napoli, Crescenzio Sepe, con l’accusa di aver acquistato da Propaganda Fide, nel 2004, al prezzo di favore di 3 milioni di euro un intero palazzo di cinque piani – valutato 8 milioni di euro – in via dei Prefetti, nel centro storico di Roma, in cambio del finanziamento pubblico di 2 milioni e mezzo di euro per la ristrutturazione di un immobile in piazza di Spagna.
Dopo avere acquistato l’immobile, con la mediazione di Angelo Balducci, Lunardi avrebbe fatto ottenere alla congregazione della Santa Sede un finanziamento di 2 milioni e mezzo di euro per la realizzazione di un museo nella sede della Congregatio pro Gentium Evengelizatione, in piazza di Spagna.
Nell’inchiesta sono coinvolti anche l’imprenditore Diego Anemone e l’architetto Angelo Zampolini.
Il parere della giunta per le autorizzazioni, che stabiliva la restituzione degli atti al collegio per i reati ministeriali del tribunale di Perugia, è stato approvato con 292 voti a favore, 254 contrari e 2 astenuti.
A votare a favore del rinvio degli atti sono stati i partiti di maggioranza,   Pdl, Lega e Fli, contro le opposizioni di Pd, Idv e Udc.
Le astensioni sono state di due deputati dell’Udc, Rocco Buttiglione e Mario Tassone.
“È impossibile per la giunta e la Camera prendere in considerazione questa richiesta senza poter analizzare la condotta di entrambi i presunti concorrenti di questo episodio”, vale a dire “corrotto e corruttore”, ha detto il relatore di maggioranza, Giuseppe Consolo.
Dato che a seguito di questo voto, sono state avanzate polemiche osservazioni da parte di esponenti politici del centrosinistra circa il voto “incoerente” che   sarebbe stato espresso in questa occasione dai finiani, rei di aver salvato Lunardi, è opportuno dire le cose come stanno.
Altrimenti si finisce solo per fare demagogia spicciola, con Di Pietro che spera di recuperare qualche voto e vorrebbe impiccare tutti senza leggere le carte.
Perchè la verità  è un’altra.
Come si deve comportare un politico in questi casi? Votare per partito preso o leggere gli incartamenti?
Scendiamo nel dettaglio: in primo luogo è falso dire che Lunardi è stato salvato. Nessuna assoluzione, solo la richiesta al tribunale di Perugia di integrare le carte inviate, poi si procederà  a nuova votazione.
In secondo luogo, negli atti vi era una grossa lacuna: era ipotizzato il reato di “corruzione propria” che è una fattispecie a “concorso necessario”: non è possibile avere corruzione senza individuare due soggetti, corrotto e corruttore. Quando i giudici di Perugia manderanno anche le carte che riguardano il cardinal Sepe, la Giunta e la Camera si esprimeranno nuovamente nel merito.
Il resto è solo demagogia.
Le parole della finiana Angela Napoli, emblema della lotta all ‘ndrangheta calabrese e da una vita sotto scorta, a differenza di tanti parolai dipietristi, suonano chiare: “la Casta non c’entra nulla, le nostre ragioni sono esclusivamente tecniche. Se non abbiamo elementi sufficienti, non possiamo esprimerci pro o contro. Non era un provvedimento nel merito, altrimenti sarebbe andata diversamente”.
Motivo?
“L’assoluta insufficienza delle indagini sommarie” svolte dal tribunale dei ministri. Se mancano questi elementi — continua Angela Napoli — qualsiasi intervento sarebbe strumentale. Fermo restando il garantismo, che non deve mancare in qualsiasi decisione, aggiungo che bisogna conoscere le carte”.
Napoli sostiene che Fli assume solo posizioni che siano valide rispetto agli atti: “Nessuna posizione preconcetta. Il nostro voto non è un ostacolo alle indagini. Anzi, nel momento in cui la magistratura fornirà  quanto richiesto, assumeremo una posizione nel merito”.

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