Novembre 11th, 2010 Riccardo Fucile
“DI COSA STAI PARLANDO? NON MI SONO MESSO IN GIOCO PER DUE MINISTERI, BERLUSCONI FACCIA UN PASSA INDIETRO”… SOLO SE IL GOVERNO FOSSE PRESIEDUTO DA UN ALTRO, FINI POTREBBE DISCUTERNE…CADE L’IPOTESI DI UNA BREVE CRISI PILOTATA CHE PERALTRO BERLUSCONI TEME… OGGI TOCCA AI TRE MAGI PADANI BOSSI, MARONI E CALDEROLI
Ieri Gianni Letta, ha deciso di tentare l’ultima mediazione, l’estrema trattativa con Gianfranco Fini.
Una mossa concordata poco prima con Silvio Berlusconi in partenza per il G20 di Seul.
“Se si tratta di fare una crisi pilotata, solo un passaggio rapido al Quirinale e una compagine governativa rinnovata – queste le condizioni dettata dal Cavaliere al suo braccio destro – allora se ne può parlare”.
Il rapporto tra Letta e l’inquilino di Montecitorio, anche in questa fase di maggior attrito nel centrodestra, è peraltro sempre scivolato sui binari della cordialità .
Letta ha prospettato alcune offerte: tre dicasteri a Fli, il siluramento degli ex colonnelli di An come La Russa e Matteoli, la riforma elettorale e il quoziente familiare per invogliare i centristi dell’Udc. E, se fosse possibile, il coinvolgimento diretto di Fini e Casini nella “squadra”.
Ma la risposta ricevuta è stata raggelante: “Ma di che stai parlando? Questa è una cosa che non sta nè in cielo nè in terra. Non mi sono messo in gioco per due ministeri in più”.
Fini vuole la “svolta”. Un nuovo equilibrio nella politica italiana.
E, infatti, l’unica ipotesi che i finiani prendono in considerazione per ricucire con “questo centrodestra”, è il “passo indietro del Cavaliere”.
“È chiaro, che se il nuovo governo fosse presieduto da un altro, tutto cambierebbe. Sarebbe un’altra partita”.
Un’opzione, però, inaccettabile per il presidente del consiglio.
Non a caso il suo sottosegretario l’ha deliberatamente scartata in anticipo: “È chiaro – ha spiegato a Fini – che il capo del governo sarebbe Silvio. Lui non ha alcuna intenzione di ritirarsi. Su questo nessuna trattativa è possibile”.
Subito dopo, Letta ha riferito a Berlusconi l’esito della missione.
Facendo cadere il castello di certezze costruito nelle ultime ora dagli ambasciatori lumbard che oggi, come i Re magi andranno in visita da Fini.
Oggi tocca a Bossi, Maroni e Calderoli fare offerte irricevibili: il summit di oggi viene considerato una sorta di formalità .
L’ultimo capitolo del rapporto tra Fini e Berlusconi, quindi, verrà scritto solo quando sarà stata votata la sfiducia.
Fino a quel momento il Cavaliere vuole tirare avanti e prendere tempo.
Per dare corpo ad una nuova campagna acquisti che impedisca la nascita di un esecutivo tecnico.
E in attesa del 14 dicembre, data in cui la Corte Costituzionale si esprimerà sul legittimo impediemento.
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Novembre 9th, 2010 Riccardo Fucile
UN PREMIER INCAPACE, MINISTRI INQUISITI, SCANDALI QUOTIDIANI… UN GOVERNO SOTTO PERENNE RICATTO XENOFOBO CHE E’ RIUSCITO IN UN’IMPRESA STRAORDINARIA: AD ESSERE CONTESTATO DA IMPRENDITORI E LAVORATORI, CHIESA E LAICI, OPPOSIZIONE E SUA STESSA MAGGIORANZA… GLI SPOT SONO FINITI: DAL VENETO ALL’AQUILA, DALLA IMMIGRAZIONE ALLA SCUOLA, DALLA SICUREZZA ALL’ECONOMIA, RIEMERGE LA POLVERE NASCOSTA SOTTO IL TAPPETO… E’ ORA CHE CHI HA INFANGATO LA DESTRA TORNI A CASA
Chi ci segue da qualche tempo non potrà che darci atto di aver messo sull’avviso i nostri lettori, da almeno due anni, che qualcosa sarebbe accaduto.
Lo scrivevamo in solitudine quando il Pdl aveva ancora il 37,4% , ovvero dieci punti in più di quelli che oggi i sondaggi gli accreditano.
Lo abbiamo ripetuto quando il Pdl era calato alle europee e alle regionali, mentre tanti servi zelanti si ostinavano a parlare di “vittoria del centrodestra”, preferendo la politica dello struzzo.
Lo gridavamo anche quando tanti finiani purtroppo stavano ancora in silenzio.
Perchè dalla base del popolo di destra stava salendo una insofferenza grande e motivata verso un governo che dimostrava ogni giorno evidenti lacune.
Un premier dalla straordinaria abilità nel vincere la competizione elettorale ma altrettanto incapace di governare, interessato solo a sfuggire ai suoi processi. L’antitesi di un vero uomo di destra che i processi li affronta, non scappa da vile.
Un premier incapace di equilibrio, presuntuoso, che ha finito per delegare alla Lega poteri e scelte, con il cavallo di troia di Tremonti a fare da sponda.
Nessuno aveva il coraggio allora di dire che Maroni era il peggiore ministro degli Interni della storia repubblicana, capace solo di fare spot e inanellare una brutta figura dietro l’altra.
Non si è mai visto un uomo di destra vera che taglia di tre miliardi i fondi alle forze dell’ordine, che delega la sicurezza alle ronde, che riesce a far fallire pure queste, che sputtana l’Italia a livello internazionale delegando ai libici il lavoro sporco di affogamento dei profughi senza neanche permettere loro di chiedere asilo politico, come da convenzioni internazionali che l’Italia ha firmato.
Un ministro che poi si prende il merito degli arresti dei latitanti, neanche avesse partecipato personalmente a un solo blitz con il mefisto calato sul viso.
Salvo poi scoprire che è inquisito per aver preso quattrini da un privato per consulenze legali “orali”.
Come non si era mai visto un condannato a sei mesi di carcere in via definitiva per resistenza a pubblico ufficiale diventare ministro degli Interni.
Come non si erano mai viste diventare ministre le “amiche” del premier.
Come non si erano mai visti cosi tanti ministri sotto inchiesta: chi per mafia, chi per favori in cambio di massaggi, chi per corruzione, chi per regalie ricevute.
Come non si erano mai visti tanti “affaristi e manutengoli” avere libero accesso nelle stanze del potere, tante ragazzotte di facili costumi salire le scale di Palazzo Grazioli e tante escort di lusso provare i materassi del lettone di Putin.
Come non si era mai assitito, neanche fossimo abbonati al digitale terrestre, a una serie di spot incredibili che dipingevano il nostro Paese come il paradiso terrestre, dove tutto funziona perfettamente e i treni arrivano in orario meglio che a Zurigo.
Ci hanno fatto intendere che i tagli alla scuola si dovevano chiamare “storica riforma”, che le patetiche uscite di Brunetta si dovevano declinare in “riforma della Pubblica amministrazione”, che i tagli alla sicurezza erano solo “razionalizzazione” della stessa.
Che con i 40 euro della social card avevamo reso ricchi anche i poveri e che con qualche banconota della Brambilla tutti gli italiani potevano andare alle Maldive.
Nel frattempo impazzava, nel silenzio interessato di tanti, la deriva leghista e razzista e diversi comuni padani proponevano norme che in altri Paesi li avrebbero semplicemente condotti in galera.
Ma Silvio taceva: troppo importante salvarsi il culo dai processi per temperare, mediare, stabilire una democrazia interna..
Sappiamo noi gli insulti che ci siamo presi per mesi per aver compiuto il delitto di lesa maestà .
Ma lentamente è emersa la verità : quella di un governo che non è affatto di destra, è solo “maldestro”.
Un governo che è riuscito in una missione impossibile, farsi criticare da tutti: lavoratori e imprenditori, chiesa e laici, opposizione e persino maggioranza.
Un governo senza bussola e senza valori che si è schiantato su troppi scogli per avere diritto all’onore delle armi.
Un governo, un premier e una classe dirigente che è ora che torni a casa.
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Novembre 4th, 2010 Riccardo Fucile
NEL MESSAGGIO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA IL COMMOSSO RICORDO DEI CADUTI CHE HANNO COMBATTUTO PER REALIZZARE L’ITALIA UNITA… LA VOLONTA’ DI ONORARE I GIOVANI SOLDATI SACRIFICATISI PER DIFENDERE LA PACE NEL MONDO E L’IMMAGINE PULITA DEL NOSTRO PAESE
«Il 4 novembre di 92 anni fa – scrive il capo dello Stato nel messaggio inviato alle Forze
Armate – aveva termine il primo conflitto mondiale e si completava il grande disegno dell’Italia unita. Oggi, all’Altare della Patria, a nome di tutti gli italiani, renderò il mio deferente omaggio a tutti coloro che sono caduti per costruire un’Italia libera, democratica e prospera. In quel momento di commosso raccoglimento – sottolinea Napolitano – il mio pensiero andrà in particolare ai tanti giovani che, anche recentemente, hanno perso la vita mentre assolvevano il proprio compito nelle missioni di pace. Il loro ricordo così vivo e doloroso in tutti noi ci deve indurre non a desistere ma a persistere nel nostro impegno, a moltiplicare gli sforzi, anche per onorare la memoria di quei ragazzi e dare il significato più alto al loro sacrificio, che altrimenti sarebbe stato vano».
“Nella ricorrenza del 4 novembre, che quest’anno, nel quadro delle Celebrazioni per il 150 anniversario dell’Unità d’Italia, assume significato ancor più profondo, rendiamo onore ai soldati, ai marinai, agli avieri, ai carabinieri e ai finanzieri che operano nelle aree di crisi con perizia, abnegazione ed entusiasmo. Riconosciamone l’impegno e la professionalità e ringraziamoli per i progressi che ci hanno permesso di compiere verso un mondo più stabile, pacifico e sicuro».
«Siamo orgogliosi di quanto essi fanno ogni giorno, in nome del nostro paese e della comunità internazionale. Viva le Forze armate, viva la Repubblica, viva l’Italia», conclude Napolitano.
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Novembre 4th, 2010 Riccardo Fucile
“SIAMO COSTRETTI A SCORTARE NON SOLO ESCORT, MA ANCHE GENTE IMPUTATA DI MAFIA”…”NOI, SE FREQUENTIAMO PER AMICIZIA UN PREGIUDICATO, SIAMO PUNITI, MA SIAMO COSTRETTI A SCORTARE CHI, SOTTO I NOSTRI OCCHI, VA A TRANS O A MINORENNI”…”LA SCORTA SERVE A MOLTI PER PAVONEGGIARSI: GLI AGENTI SIANO IMPIEGATI PER DIFENDERE I CITTADINI”
La denuncia è di Franco Maccari, segretario del sindacato di polizia Coisp, area di destra: “Non solo le scorte alle escort siamo costretti a subire con riluttanza. Ma anche quelle a gente imputata di mafia o a persone (come la Pivetti) che non hanno più nulla a che fare con la politica”.
Di fronte a quanto dichiarato ieri alla stampa da alcuni carabinieri sulla crescente insofferenza da parte dei tutori dell’ordine nel fare servizio di scorta ad accompagnatrici di politici per feste varie, il segretario del Coisp è netto: “Se è così, sarebbe encomiabile un sussulto di dignità da parte dei nostri colleghi costretti a volte a svolgere servizi che rasentano la decenza. O costretti a vedere cose ai limiti della legalità . I festini, per fare un esempio, si svolgono a un passo dalle scorte.Se davvero si rifiutassero, guadagnerebbero un po’ meno, ma almeno potrebbero guardarsi allo specchio”.
Maccari poi aggiunge: “Siamo al paradosso: noi per regolamento siamo puniti quando frequentiamo pregiudicati, anche solo a titolo di amicizia. Ma come la mettiamo con quelli che siamo costretti a scortare che hanno precedenti penali? O che, sotto i nostri occhi, vanno a transessuali o a minorenni? Non mi sembra molto edificante.”
Il segretatrio del Coisp tira le somme: “Le scorte in molti casi sono usate dalle “personalità ” per pavoneggiarsi. E’uno status symbol. Bisognerebbe avere il coraggio di metterci mano con serietà , recuperando personale da mettere a disposizione dei cittadini.Ma non c’è nulla da fare, non lo fa nessuno. E noi non abbiamo neanche i soldi per riparare le macchine o per pagare la benzina”.
Ricordiamo che attualmente sarebbero 570 i soggetti protetti, con un impiego di 2.500 uomini impegnati nel servizio e una spesa di 100 milioni di euro l’anno.
Con agenti che arrivano a sommare persino 120 ore mensili di straordinario di cui vengono pagate per regolamento al massimo 30 ore.
Una vergogna.
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Novembre 4th, 2010 Riccardo Fucile
IL COMITATO DI CONTROLLO SUI SERVIZI SEGRETI PROVA A CONVOCARE PER L’ENNESIMA VOLTA IL PREMIER ANCHE ALLA LUCE DELLE ESIGENZE DI SICUREZZA … IL FORUM DELLE ASSOCIAZIONI FAMILIARI GIUDICA IMBARAZZANTE UNA EVENTUALE PRESENZA DEL PREMIER AL CONVEGNO…. E ALTRI DUE DEPUTATI PDL SONO PASSATI CON FINI
Il Copasir ha chiesto al premier Silvio Berlusconi di riferire al Comitato di controllo sui
servizi segreti sul tema della sua sicurezza.
Lo ha detto il presidente Massimo D’Alema al termine della riunione di oggi.
«Come è noto il Copasir ha chiesto fin dalla sua costituzione di incontrare il Presidente del Consiglio – ha spiegato D’Alema – ma fino adesso ciò non è stato ancora possibile».
E dunque, anche alla luce delle ultime vicende riguardanti la giovane Ruby «abbiamo confermato questa richiesta».
«Ad occuparsi della sicurezza del presidente del Consiglio – ha concluso D’Alema – sono i servizi segreti e noi intendiamo tornare su questo tema e riteniamo che sarebbe giusto sentire, su questo e altri temi, il presidente del Consiglio».
Intanto una nuova grana per il premier arriva dal Forum delle associazioni familiari.
Il presidente Francesco Belletti, in vista dell’ appuntamento governativo in programma a Milano dall’8 al 10 novembre prossimi dice no alla presenza del premier che «ci imbarazza».
«La sua presenza – ha precisato Belletti – era prevista fin dall’inizio ed era un fatto che abbiamo sempre giudicato come un segno di grande attenzione alla famiglia».
Ma alla luce degli ultimi eventi «questa presenza ci imbarazza, è un fatto delicato. Il dibattito sui comportamenti pubblici e privati del premier non ci vede in sintonià ».
Tuttavia – ha proseguito Belletti – «se Berlusconi sarà capace di proteggere il valore della famiglia, sarà sostenuto da noi».
«Non ce la sentiamo di dire “non si deve presentare” ma da qui a lunedì mattina, quando è in programma il suo intervento, deve mandare un segnale diverso da quanto ha fatto finora. Deve fare una dichiarazione di impegno forte di distinzione fra la vita privata e l’impegno pubblico».
Farefuturo annuncia intanto in una conferenza stampa due nuovi deputati del Pdl passati con Fli, adesioni alle quali «tra breve seguiranno altre» ha detto il capogruppo Fli alla Camera, Italo Bocchino.
Entrano in Fli alla Camera Daniele Toto e Roberto Rosso.
Toto non ha nascosto che «fino all’ultimo… abbiamo ricevuto tante e tali pressioni».
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Novembre 3rd, 2010 Riccardo Fucile
CRITICARE BERLUSCONI ORMAI E’ COME SPARARE CONTRO LA CROCE ROSSA, MA PARTE DEGLI ITALIANI GLI ASSOMIGLIANO… OCCORRE RIPORTARE IN POLITICA ETICA E DISINTERESSE, ATTRAVERSO UN CAMBIAMENTO DAL BASSO
L’Italia è un paese malato.
Non tanto economicamente, la crisi ha colpito tutti, quanto soprattutto a livello culturale e morale.
La classe politica che ci amministra è pessima, spesso anche corrotta, ma è solo il riflesso della società italiana.
Siamo il popolo masochista che vota e rivota gli stessi volti, come un consumatore che si ostina a ricomprare dal negoziante che l’ha truffato più volte.
Siamo il popolo che protesta solo se viene espulso qualcuno al Grande Fratello, fregandosene se il giornalismo viene imbavagliato.
Siamo un popolo di caste che protestano contro le liberalizzazioni, con ordini professionali che temono di confrontarsi con i giovani.
Siamo un popolo che a parole è contro vizi d’ogni sorta, ma nei fatti ogni giorno consuma alcool, droga e prostituzione come pochi altri al mondo.
Siamo il popolo dei cattolici che ricorrono spesso al divorzio e attuano il maggior tasso di violenza familiare, ricordandosi della religione solo la domenica mattina per poi dimenticarsene già lo stesso pomeriggio.
Siamo il popolo la cui omertà e collusione con la criminalità non ha pari nel mondo.
Berlusconi sarà pieno di difetti innegabili, criticarlo è come sparare sulla croce rossa, ma parte dell’elettorato (anche quello che mai l’ha votato) ha svariati scheletri nell’armadio e in quanto a vizi non è da meno.
Per risollevare l’Italia in modo duraturo non basta ritornare alla crescita economica, in attesa che il malgoverno successivo annulli i progressi, bisogna prima di tutto riportare un minimo di etica e serietà .
Bisogna cacciare quegli amministratori che commettono errori palesi.
Bisogna non ricandidare chi ha un processo in corso.
Bisogna avere il coraggio di dire no alle lobby.
Bisogna guardare in faccia le persone e spiegare perchè liberalizzare, fermando le caste, è l’unico modo per dare un futuro ai nostri figli.
Rimettere in carreggiata l’Italia è possibile, ma solo esaminando i veri problemi, quelli che vanno al di là della politica e riguardano tutti noi cittadini capendo che il cambiamento deve avvenire dal basso.
Altrimenti, se è vero che morto un Papa se ne fa un altro, tolto Berlusconi rischia di venirne un altro se possibile anche peggiore.
Luca Sanna
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Ottobre 27th, 2010 Riccardo Fucile
“E’ STATO CONSEGNATO IL PARTITO NELLE MANI DI VERDINI E LA RUSSA, NON POSSIAMO PERMETTERLO”: SONO TRENTA I SENATORI PRONTI A FIRMARE UN DOCUMENTO DI PRESA DI DISTANZA DAL VERTICE…SONO IN TANTI ORMAI PRONTI AD APPOGGIARE UN GOVERNO TECNICO
Il senatore ligure Enrico Musso lascia deluso il Pdl, già corteggiatissimo dai finiani. 
Alfredo Biondi, ex ministro ed ex deputato forzista, chiama Berlusconi e gli comunica la decisione “irrevocabile” di lasciare la direzione del partito, finora riunita una sola volta (il 22 aprile, giorno del famoso indice puntato di Fini). “Può darsi che lasceremo anche il Pdl” comunica l’anziano avvocato, tra i fondatori di Forza Italia.
Di due deputati pidiellini, quelli di Futuro e libertà attendono l’arrivo ad horas.
È uno smottamento, lento e costante, con faglia unica che attraversa Camera e Senato.
Al quartier generale berlusconiano da 48 ore trilla l’allarme.
Soprattutto per quel che accade a Palazzo Madama, dove finora la maggioranza (a differenza che a Montecitorio) aveva mantenuto dieci parlamentari di vantaggio.
Gasparri e Quagliariello hanno convocato in mattinata il gruppo, sedando a stento la vivace contestazione dei malpancisti.
Una decina, tanti quanti hanno firmato il documento polemico presentato da Andrea Augello, Ferruccio Saro e Piergiorgio Massidda e che martedì sarà messo ai voti.
Nel mirino, le nuove regole interne approvate dell’ufficio di presidenza Pdl sulla nomina dei coordinatori – invocano “maggiore coinvolgimento e democrazia” – ma anche la “necessità di riconoscere appieno la terza gamba finiana e di trattare con Fli”.
Anche per questo oggi i tre coordinatori hanno convocato il comitato statuto del partito.
Al gruppo sono mancati mugugni sui ministri, Tremonti in testa, e sullo “scarso coinvolgimento”.
Saro conferma la “grande amicizia personale con Berlusconi”, ma spiega che tra i suoi colleghi “i malesseri sono reali: quando non c’è più sicurezza, nascono fibrillazioni che possono degenerare in crisi se non sedate in tempo. Noi vogliamo aiutare il premier, speriamo non sia troppo tardi”.
Un’agitazione che va avanti da settimane e che non accenna a rientrare. Gasparri e Quagliariello sono riusciti a blindare per ora il senatore sardo Massidda (molto vicino a Pisanu).
“È il miglior nome per il Comune di Cagliari” dice il capogruppo dopo il lungo colloquio avuto con lui.
Ma gli altri? Paolo Amato, per esempio? E Massimo Baldini?
“Ricostruzioni infondate, nessuna slavina” taglia corto Quagliariello.
Musso intanto è già andato via: “Poca democrazia, chi dissente viene cacciato, come Fini”.
Forfait pure di Alfredo Biondi dalla direzione: “Atrofizzata dal non uso, poi io sono un liberale, qui la dialettica turba”.
Alla Camera, i finiani attendono a giorni l’ufficializzazione del passaggio di Roberto Rosso (per lui uno dei tre posti di coordinatore Fli in Piemonte) e di Giancarlo Mazzuca, ex direttore del Carlino.
I due per il momento negano.
Ma il pressing è insistente anche su Alessio Bonciani.
Carmelo Lopapa
(da “la Repubblica“)
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Ottobre 26th, 2010 Riccardo Fucile
FUTURO E LIBERTA’ NON ESCLUDE ELEZIONI: SI DELINEA LA STRATEGIA CONTRO IL VOTO ANTICIPATO…FINI SFIDA BERLUSCONI: “MI E’ TORNATA LA PASSIONE POLITICA DEI VENT’ANNI”… IL CORSIVO E L’ANALISI DI MASSIMO FRANCO SUL “CORRIERE DELLA SERA”
S i nota un crescendo di aggressività nella minoranza finiana; ed una reazione difensiva,
quasi intimorita da parte del Pdl.
La riforma della giustizia ed il «lodo Alfano» si stanno rivelando fronti di oggettiva debolezza per Silvio Berlusconi.
E Gianfranco Fini non fa nulla per non sottolinearlo.
Il fatto che ieri, proprio da Milano, abbia avvertito che sulla giustizia si potrebbe aprire la crisi di governo, conferma una situazione patologicamente sull’orlo della rottura.
Ma soprattutto dice che il presidente della Camera sembra deciso a sfidare Berlusconi, nella convinzione di avere di fronte un leader in difficoltà : tanto più dopo l’altolà arrivato da Giorgio Napolitano.
È come se il conflitto con Palazzo Chigi gli avesse restituito energia e grinta; e reso il ruolo di terza carica dello Stato un orpello residuale.
«Mi è tornata la passione politica dei vent’anni», ha detto ieri a Milano.
Il «no» di Fini alla possibilità di reiterare la legge che dovrebbe fare da scudo al presidente del Consiglio nei processi è netto.
«Non siamo disponibili a garantire la persona, è la funzione che va tutelata», ripete.
E la cautela del Guardasigilli, Angelino Alfano, per il quale la reiterabilità non sarebbe «vitale», conferma l’inquietudine di Palazzo Chigi.
Berlusconi sa di potersi ritrovare costretto a trattare anche al ribasso.
E comunque si rifiuta di reagire a quella che considera una strategia di provocazioni.
Qualche finiano piccona il «lodo» costituzionale in quanto tale, nella convinzione che il presidente del Consiglio non possa nè voglia una crisi.
Ma più la situazione va avanti, più i margini si assottigliano.
Il Fli parla di un governo per cambiare la legge elettorale. E, pur rimanendo nel centrodestra, lascia che alcuni dei suoi esponenti disegnino scenari di «terzo polo» con l’Udc di Pier Ferdinando Casini; ed evochi un’alleanza contro il voto anticipato.
Fini ritiene che un mancato accordo sulla giustizia non potrebbe essere usato come «pretesto» al premier per tornare alle urne.
Il messaggio è trasparente: il Fli non avallerà quello che Casini chiama «autoribaltone» della maggioranza; e dunque non darà il via libera alle elezioni.
Il progetto, sempre più trasparente, è quello di scaricare sul premier e la Lega l’eventuale fine della legislatura; e di fare di tutto per scongiurare le elezioni con l’attuale sistema.
Pur di evitare una nuova vittoria dell’«asse del nord», sarebbe lecito allearsi con tutti: anche con il centrosinistra.
Per quanto ci si sforzi di esorcizzare la «sindrome siciliana», dove un Pdl lacerato al suo interno è stato mandato all’opposizione da un’alleanza fra Mpa, Fli e Pd, quell’anomalia pesa.
Ed ingigantisce le ombre sulla tenuta del governo nazionale; e sulle capacità del premier di amalgamare gli interessi di Nord e Sud.
È il sintomo di una situazione locale fuori controllo; e la metafora di sviluppi imprevedibili.
Prudente, la Lega finge di credere al traguardo del 2013.
Ma si prepara al peggio.
E l’assenza fisica di Berlusconi ed il suo silenzio alimentano la sensazione di un vuoto di potere ormai troppo vistoso.
Massimo Franco
(da “il Corriere della Sera“)
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Ottobre 26th, 2010 Riccardo Fucile
L’ATTIVITA’ PARLAMENTARE E’ RIDOTTA AL MINIMO: POCHI SOLDI, PRIORITA’ E TEMPI DETTATI DAL GOVERNO… DAL 1° GENNAIO APPENA 126 RIUNIONI ALLA CAMERA E 92 AL SENATO: ORMAI I DEPUTATI LAVORICCHIANO SOLO DUE GIORNI LA SETTIMANA, MA DA 117 GIORNI SI ATTENDE LA NOMINA DEL PRESIDENTE DELLA CONSOB
Alla Camera dicono che succede, qualche volta.
Succede quando arriva la Finanziaria, che adesso si chiama «legge di stabilità ».
Allora si ferma tutto, in religiosa attesa che la commissione Bilancio partorisca.
Ecco spiegato perchè almeno per tutta la prossima settimana le luci dell’Aula di Montecitorio resteranno spente.
Con il risultato che molti deputati, come ha sottolineato ieri sul “Messaggero” Marco Conti, potranno godersi un periodo di ferie supplementari.
Quella spiegazione «ufficiale», tuttavia, non spiega perchè da tempo, ormai, i parlamentari non si ammazzano di lavoro.
La verità è che non c’è il becco di un quattrino.
Ma soprattutto che è il governo a dettare tempi, modi e priorità .
Eppure, nonostante le difficoltà economiche, gli argomenti non mancherebbero.
La commissione Giustizia della Camera, per esempio, ha praticamente concluso l’esame di un provvedimento antiusura già approvato dal Senato. Che però, senza apparenti motivazioni, procede lentissimo.
Come anche il disegno di legge anticorruzione, approvato dal Consiglio dei ministri otto mesi or sono, e ora parcheggiato nelle commissioni di Palazzo Madama. A motori spenti.
In questo caso però una ragione c’è.
Si deve assicurare una corsia preferenziale al Lodo Alfano.
Per rendersi conto dell’apatia nella quale sono immerse le Camere è sufficiente dare uno sguardo ai calendari.
Il Senato sarà impegnato nella discussione di mozioni sulla politica agricola comune, poi di risoluzioni, interrogazioni e interpellanze.
Invece la Camera, quando la vacanzina sarà finita, dovrà fare i conti con le norme di «sostegno agli agrumeti caratteristici».
Senza contare il trasferimento della Consob da Roma a Milano, preteso dalla Lega.
Tutto questo, naturalmente, sempre che l’esecutivo non decida di sconvolgere il ruolino di marcia.
Ma nemmeno il governo «del fare» di Silvio Berlusconi, che pure ha appena ripromesso una raffica di riforme, sembra percorso da un frenetico attivismo. Per dirne una, è da 117 giorni che aspettiamo la nomina del presidente Consob.
Se non si riesce a fare quella, figuriamoci la riforma fiscale…
Cinque mesi sono passati da quando il presidente della Camera Gianfranco Fini sbottò pubblicamente («a meno che il governo non presenti qualche decreto c’è il rischio di una paralisi dell’attività legislativa della Camera!»), scandalizzato per il fatto che il lavoro dei parlamentari era ormai limitato a due giorni la settimana, e nulla è cambiato.
Nei 298 giorni trascorsi dal primo gennaio l’assemblea di Montecitorio si è riunita 126 volte.
Quella di Palazzo Madama ancora meno: 92.
Il 18 ottobre la Gazzetta Ufficiale ha pubblicato una legge approvata l’8 ottobre scorso, l’ultimo dei 74 provvedimenti entrati e usciti dal Parlamento quest’anno.
In quel numero sono compresi 18 decreti legge del governo e altri tre provvedimenti di routine, sempre di fonte governativa, come la legge comunitaria.
Poi ci sono le 17 leggi di conversione di altrettanti decreti.
Quindi 22 ratifiche di trattati internazionali: atti dovuti.
Ne restano dunque 14, fra cui ci sono però anche provvedimenti nati da disegni di legge governativi.
Delle dodici leggi «superstiti» fanno poi parte provvedimenti a uso e consumo dei partiti e della politica, come la legge sul legittimo impedimento che ha consentito al premier di non partecipare per motivi istituzionali ai processi che lo vedono imputato, o come la sanatoria delle liste elettorali per le Regionali. Ne restano dunque una decina.
Una pattuglia sparuta, nella quale, oltre a provvedimenti di indubbio spessore sociale, come le disposizioni a favore dei malati terminali, dei sordociechi, o degli alunni dislessici, troviamo per esempio una legge che consente di nominare un finanziere comandante delle Fiamme Gialle, una norma sul personale dell’agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie…
La carestia legislativa farà senza dubbio contento il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli, immortalato mentre inceneriva con un lanciafiamme migliaia di provvedimenti inutili.
Eppure anche nel suo partito, la Lega Nord, qualcuno ha masticato amaro. L’avvocato messinese Matteo Brigandì, fiero delle 199 cause vinte in difesa del suo leader Umberto Bossi, con coraggio leonino ha annunciato un giorno il gesto clamoroso: «Mi dimetto perchè non ha più alcun senso fare il parlamentare. Le Camere sono state svuotate di ogni loro funzione. Non hanno più alcun potere di iniziativa legislativa e sono state messe nella condizione di fare solo il notaio del governo».
È decaduto dall’incarico il 30 luglio 2010.
Giusto poche ore dopo essere stato eletto nel Csm dal Parlamento.
Per inciso, Brigandì era stato uno dei proponenti del legittimo impedimento.
Sergio Rizzo
(da “il Corriere della Sera“)
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