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“A DA PASSA ‘A NUTTATA”, FINI ASPETTA IL 14 DICEMBRE: NON TANTO LA FIDUCIA ALLA CAMERA, QUANTO LA SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE

Novembre 17th, 2010 Riccardo Fucile

INCONTRO CON I SENATORI E INVITO ALLA PRUDENZA: IN TRENTA GIORNI IL PREMIER SCATENERA’ UNA CAMPAGNA ACQUISTI E MEDIATICA MAI VISTA PRIMA… OCCORRE EVITARE DI FARGLI DA SPONDA CON ECCESSIVE APERTURE A SINISTRA E CHIUDERGLI IL RAGGIO DI AZIONE….POI IL 14 DICEMBRE LA RESA DEI CONTI

Prima di salire al Quirinale per essere consultato dal Capo dello Stato, il presidente della Camera si è concesso una consultazione di tutt’altra natura, del tutto informale: con i suoi dieci senatori, il manipolo più debole della falange finiana.
Pasquale Viespoli   ha spiegato che occorre mettere la sordina alle aperture verso il Pd, perchè «deve esser chiaro a tutti che noi non siamo ribaltonisti»: continuare a vagheggiare governi con l’opposizione può aiutare la propaganda berlusconiana.
E anche peggio: a forza di palesare un’eccessiva “intelligenza col nemico”, si rischia di indebolire le difese concettuali dei parlamentari che d’ora in poi saranno contattati dal presidente del Consiglio al solo scopo di riportarli a casa.
Certo, la fuoriuscita di Giuseppe Angeli, che dal Fli è tornato al Pdl, «era preventivata», ma indubbiamente mettono apprensione a “Futuro e libertà ” i trenta giorni che mancano al doppio voto di fiducia Camera-Senato fissato per il 14 dicembre.
Trenta giorni nei quali è facile immaginare che si dispieghi la più poderosa campagna di “persuasione” mai lanciata nella sua vita da Silvio Berlusconi, che mai come stavolta si gioca tutto, anche dal punto di vista personale.
Fini non ha alcun timore per i capofila delle “colombe” – Andrea Ronchi, Silvano Moffa, Pasquale Viespoli, Roberto Menia, Giuseppe Consolo – ma i singoli sono sempre imprevedibili.
E’ per questo motivo che Fini, dopo aver ascoltato i senatori, ha invitato a una certa prudenza lessicale nei rapporti con le opposizioni e nel vagheggiare governi di unità  nazionale.
Gli effetti di quella correzione di rotta si sono visti otte ore più tardi.
A “Ballarò”, Italo Bocchino, numero due di Fli, ha detto: «Non c’è alcuna ragione per fare un governo con la sinistra, sarebbe un’alleanza spuria e innaturale, una esperienza non augurabile».
Fini e i suoi non lo ammetteranno neppure sotto tortura, ma attendono con “ansia” la sentenza della Consulta che potrebbe azzerare la legge sul legittimo impedimento, privando il premier di qualsiasi scudo rispetto alla magistratura, compresa la sentenza finale del processo Mills.
I futuristi non tradiscono emozioni e Carmelo Briguglio, capo della segreteria di Fli, è persino autoironico: «Noi della destra cosmica, pensiamo sempre che nulla sia casuale, neppure la sovrapposizione nello stesso giorno dei voti di fiducia al governo e della sentenza della Consulta».
Soltanto una battuta.
Ma il 14 dicembre è davvero una giornata che potrebbe segnare la storia del Paese.
Le opposizioni sono insorte perchè il giorno delle fiducie incrociate sarebbe troppo lontano, consentendo a Berlusconi chissà  quali manovre.
Ma prima del vertice al Quirinale, dal Pdl trapelavano propositi di allungare il “brodo”, di tirare fino al 20 dicembre.
Ecco perchè Gianfranco Fini, nel vertice al Quirinale, non ha battuto ciglio sul 14 dicembre come data-ghigliottina, mentre ha caldeggiato la contestualità  delle votazioni di fiducia.
Fini sa che lo attendono 30 giorni decisivi.
Se Berlusconi recuperasse altri deputati, rinvierebbe solo di qualche mese la crisi e non risolverebbe certo i problemi, ma per Fini sarebbe una sconfitta.
Ecco perchè occorre agire sottotraccia da qui fino al 14 dicembre: quel giorno un doppio uppercut gli spianerebbe la strada a un governo tecnico e alla diaspora di altri pidiellini verso Futuro e Liberta’.

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BERLUSCONI SI VENDE ALLA LEGA PURE LA LOMBARDIA: COSA NON SI FA PER MANTENERE UNA POLTRONA

Novembre 16th, 2010 Riccardo Fucile

LA LEGA AVREBBE VOLUTO UNA CRISI PILOTATA PER NON RISCHIARE IL FEDERALISMO… PER ASSICURARSI IL SOSTEGNO DI BOSSI, IL PREMIER HA OFFERTO LA PRESIDENZA DELLA REGIONE LOMBARDIA: FORMIGONI DIVENTEREBBE MINISTRO… E IERI HA TELEFONATO A MOLTI DEPUTATI FINIANI PROMETTENDO MARI E MONTI SE GLI VOTANO LA FIDUCIA: OFFERTE RESPINTE AL MITTENTE

I destinatari hanno confermato che il tenore della telefonata era più o meno il seguente: “Ma mi dite come fate se andiamo a elezioni anticipate? Alle liste ci avete pensato? Chi vi garantisce la legislatura?”.
L’autore delle stesse non era un abbonato qualsiasi, ma il presidente del Consiglio in persona che per circa 20 giorni avrà  di che dilettarsi via cavo.
I destinari erano invece la maggior parte dei deputati finiani che si sono dovuti sorbettare la solita litania: “Fini non è il futuro, se fate cadere il governo non avete possibilità  di rielezione”.
Offerte respinte al mittente, ma non saranno certo le ultime.
Nella residenza di Arcore, il premier avrebbe confidato ai suoi collaboratori, con toni minacciosi: “Fini? Non sa cosa lo aspetta, se andiamo ad elezioni”. D’altronde è il leader del partito dell’amore.
Ormai si sente accerchiato, Fini non ha sbagliato una mossa negli ultimi mesi e difficilmente lo farà  ora.
Chi lo conosce sa che è un freddo e gliel’ha giurata, come avrebbe peraltro fatto chiunque al suo posto, dopo essere stato espulso per lesa maestà  dal partito che aveva cofondato e al quale aveva portato in dote un 10-12% di voti.
Senza i quali, è bene ricordarlo, a quest’ora Silvio non sarebbe a Palazzo Chigi, ma a Palazzo di Giustizia.
Nel pomeriggio di ieri, è poi arrivata la folta delegazione leghista (numerosa perchè si controllano a vicenda), divisa tra due opzioni.
Quella caldeggiata da Maroni, più possibilista verso le richieste d Fini, e quella di Bossi, convinto a seguire il premier, alzando di volta in volta il prezzo del ricatto.
Bossi ha ieri chiesto, in cambio del lasciapassare dal tribunale di Milano, la presidenza della Regione Lombardia.
Il premier ha servizievolmente chiamato Formigoni che si è messo a disposizione dell’emergenza.
Lascerebbe il Pirellone in cambio di un ministero.
Dopo Veneto e Piemonte, Silvio si è venduto al rigattiere leghista anche la Lombardia, senza neanche rendersi conto dei riflessi che una scelta suicida del genere potrà  avere sulla classe dirigente pidiellina del Nord.
Un incapace politico che sta svendendo l’argenteria di casa giorno dopo giorno, mettendo a rischio la stabilità  del Paese e creando un solco sempre più profondo tra nord e sud.
Ricattato dalla Lega, continua negli esosi pagamenti invece che andare in questura, ovvero di fronte al popolo italiano, a denunciarli.
Ma Bossi non si fida delle promesse del premier circa la possibilità  di recuperare deputati in vista del voto di fiducia e si tiene aperta la porta del governo tecnico.
Non sarebbe la prima volta che fa fare a Maroni un’altra parte in commedia per poter così giocare su due tavoli.
Silvio non molla la poltrona perchè teme di non ritrovarla, ma se qualcuno gliela sfilerà  saranno proprio coloro che oggi si fingono integerrimi alleati.
Nel Pdl non è solo Tremonti che si sta preparando al dopo, anche la Gelmini, Frattini e Alfano lavorano sottotraccia, insieme alle altre 20 correnti in cui ormai si è sbriciolato quello che rimane del partito.
In attesa della messa da requiem.

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MEZZA FIDUCIA NON FA UN GOVERNO

Novembre 16th, 2010 Riccardo Fucile

L’ANALISI DEL COSTITUZIONALISTA MICHELE AINIS SU “LA STAMPA”: “NESSUN GOVERNO E’ MAI STATO SFIDUCIATO DA DUE ASSEMBLEE, NE BASTA UNA”…”I PRECEDENTI DANNO COMUNQUE LA PRIORITA’ DEL VOTO ALLA CAMERA”….”LO SCIOGLIMENTO DELLA SOLA CAMERA E’ IRRAGIONEVOLE: SFASEREBBE LE ASSEMBLEE, COSI’ OGNI DUE ANNI POI SI DOVREBBE ANDARE A VOTARE: IL GOVERNO SI LEGGA LA COSTITUZIONE”

Senza i ministri di Futuro e libertà , il governo Berlusconi ormai somiglia al visconte dimezzato di Italo Calvino.
Sarà  per questo che cerca di tagliare il problema in due come una mela: mezza fiducia (quella del Senato), mezza crisi (magari un rimpasto può bastare), e in ultimo mezze elezioni (facendo rivotare gli italiani solo per la Camera).
C’è una logica in queste mezze trovate? Ce n’è metà , e dunque non ce n’è nessuna.
Primo: la mezza fiducia.
Se il Senato la concede, mezzo governo è salvo. E l’altro mezzo? Affonda nel pozzo della crisi, se e quando la Camera gli vota la sfiducia.
Ma c’è spazio nel nostro ordinamento per un governo dimezzato?
Solo a patto di scambiare il due con l’uno.
Il bicameralismo, l’esistenza di due Camere gemelle, è un po’ come il matrimonio: per sposarsi bisogna essere d’accordo in due, per divorziare basta che lo decida uno.
Ecco perchè se una Camera respinge un progetto di legge posto in votazione, a quel punto il procedimento s’interrompe, anche se l’altra Camera l’avrebbe approvato a spron battuto.
Ed ecco perchè basta un solo voto di sfiducia per far cadere la compagine ministeriale: nessun governo è mai stato sfiduciato da ambedue le assemblee parlamentari.
La gara a chi voterà  per prima la fiducia (o la sfiducia) al gabinetto Berlusconi cozza con la logica, o meglio con la matematica: se ho bisogno di due sì ma prevedo d’incassare un no, non ha alcun rilievo l’ordine dei voti.
E comunque i precedenti (10 su 11) danno la priorità  alla Camera.
Secondo: il «rimpastino» come tampone della crisi, come espediente per evitare che divampi.
In astratto è praticabile, e d’altronde nei suoi cinque semestri di governo Berlusconi ha già  sostituito una folla di ministri, viceministri, sottosegretari.
In concreto la via è tutta in salita, perchè senza Fli non c’è più maggioranza. Anche se quel partito aveva un solo generale (Andrea Ronchi) tra i banchi dell’esecutivo, anche se la sua forza elettorale rimane tutta da verificare.
Nel novembre 1987, per esempio, a dimettersi fu l’unico ministro (Zanone) del partito liberale, che a sua volta rappresentava appena il 2% dell’elettorato, benchè a guidarlo fosse un segretario che si chiamava Altissimo; e il Premier dell’epoca (Goria) un minuto dopo rassegnò le dimissioni del governo.
Terzo: le mezze elezioni.
Se Berlusconi ci tiene così tanto a mettersi anzitutto in tasca l’appoggio del Senato, è per porre i deputati dinanzi a un altolà : volete sciogliere il governo?
E allora il governo scioglierà  la Camera.
Un’eventualità  – di nuovo – praticabile in astratto, irragionevole in concreto.
Intanto, se poi uscisse dalle urne una maggioranza ostile al gabinetto Berlusconi, per coerenza dovremmo sciogliere anche quest’altra Camera, o in alternativa sciogliere il corpo elettorale.
In secondo luogo, perchè mai non potremmo viceversa mandare a casa i senatori?
Il (mezzo) ragionamento del presidente del Consiglio è infatti perfettamente rovesciabile: se la Camera dei Deputati gli voterà  contro è perchè da quelle parti si sarà  formata una diversa coalizione, e non c’è ragione di privilegiare l’una o l’altra maggioranza.
In ultimo, lo scioglimento anticipato d’un solo ramo del Parlamento implica per il futuro uno sfasamento temporale delle due assemblee legislative, dunque elezioni ogni due anni, e ogni due anni una crisi di governo.
E allora per quale motivo la nostra Carta lo consente? Per casi – davvero – eccezionali. Per esempio di fronte a un’assemblea dominata da partiti antisistema, oppure infarcita di briganti, o altrimenti secessionista, golpista, piduista.
Ma non è questo lo scenario d’oggi (sul domani, non ci giureremmo).
E c’è infine un presupposto indispensabile, per mandare a squadro questa mezza strategia: un mezzo presidente.
Spetta infatti al Capo dello Stato officiare le crisi di governo, e sempre a lui spetta la decisione estrema, quella di sciogliere le Camere o al limite una sola. Se il governo pretende di dettargli le proprie decisioni, significa che ha letto mezza Costituzione.
L’altra metà  deve ancora studiarla.

Michele Ainis
(da “la Stampa“)

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BERLUSCONI STA ATTACCATO ALLA POLTRONA E I CORTIGIANI ACCUSANO DI TRADIMENTO CHI HA SOLO DIMOSTRATO DIGNITA’

Novembre 15th, 2010 Riccardo Fucile

PEGGIO DEL TEATRINO DELLA POLITICA DELLA PRIMA REPUBBLICA: UN PREMIER CHE SI INVENTA LA SFIDUCIA SOLO ALLA CAMERA PER NON PRESENTARSI A DUE PROCESSI, INVECE CHE DIMETTERSI…UNA CORTE DI SERVI SCIOCCHI CHE GIA’ LITIGANO TRA DI LORO PER LA SUCCESSIONE…IL PARTITO DELL’AMORE FINISCE IN FARSA

Come i quattro esponenti finiani hanno ufficializzato le dimissioni dal governo, si è scatenata la corsa a chi, tra i superstiti dei mille scandali del Pdl, la spara più grossa.
Persino Sacconi, solitamente cauto, ha voluto guadagnarsi il rancio di corte abbaiando: “Il tradimento si è consumato”.
Il tutto condito da risvolti esilaranti come Straquadanio che lancia “offese abnormi” a Frattini e alla Gelmini, e viene cazziato dal premier e costretto a chiedere scusa.
Vediamo di stabilire alcuni punti fermi nelle nostre considerazioni.
1) Il traditore è Berlusconi, non certo Fini.
Senza il 10-12% di An, il Pdl alle politiche non avrebbe ottenuto il 37-38% dei voti, ma si sarebbe fermato al 25-26%.
Ne deriva che Berlusconi a quest’ora sarebbe a Palazzo di Giustizia e non a Palazzo Chigi.
Chi ha votato Pdl lo ha votato perchè c’erano sia Berlusconi che Fini capolista e cofondatori, inutile raccontare balle in giro come fanno i pennivendoli di regime.
2) Chi ha votato Pdl lo ha fatto perchè venisse realizzato il programma del Pdl, non quello della Lega, altrimenti avrebbe votato per il Carroccio senza interposta persona.
In due anni il premier si è venduto alla Lega persino il Veneto e il Piemonte, oltre che la dignità .
3) In due anni questo governo non ne ha azzeccata una e gli scandali hanno sommerso ministri, sottosegretari, premier, manutengoli vari, dando dell’Italia all’estero un’immagine penosa.
Il premier ha taciuto mentre veniva messa in discussione persino l’unità  nazionale, mentre venivano violate le norme internazionali sull’immigrazione e mentre prendeva campo nel Paese una cultura razzista.
4) Sono stati spacciati per riforme tagli indiscriminati in tutti i settori che hanno alienato al centrodestra le simpatie di intere categorie sociali ( dalle forze dell’ordine ai docenti, dagli imprenditori ai precari, dagli artigiani ai dipendenti pubblici)
5) A chi chiedeva una correzione di rotta si è risposto con arroganza e presunzione da omuncoli, fino all’espulsione dei finiani dal Pdl.
Caso unico in Europa dove una minoranza interna viene cacciata invece che discutere i problemi che solleva.
6) A Perugia Fini ha chiesto di aprire una nuova fase, con le dimissioni del premier e la stesura di nuovo programma.
Il Pdl ha risposto che intende andare avanti: bene si schianti pure da solo. Passi pure un mese a comprarsi qualche senatore in attesa di arrivare alla pronuncia della Corte Costituzionale sul legittimo impedimento.
Se poi qualcuno resterà  senza scudo, finalmente farà  quello che un vero uomo di destra fa solitamente: presentarsi ai processi a testa alta.
Non ci hanno insegnato di comportarci da vigliacchi da queste parti.
7) La questione morale ha la sua rilevanza.
Altro che teatrino della politica, come dice a sproposito Silvio: il primo attore si è rivelato lui con la sua corte di miracolati, di inquisiti, di servi sciocchi e di cortigiani. Per non parlare delle puttane con accesso libero a Palazzo.
8) Il tentativo di censurare l’informazione e la   presunta riforma della giustizia tesa solo a risolvere i suoi processi, sono stati l’unico impegno concreto del governo degli spot per mesi, mentre nel Paese scoppiava la crisi economica e sociale.
9)   Se qualcuno volesse contestare quanto abbiamo detto, i risultati parlano chiaro: il Pdl è sceso in due anni dal 38% al 26%, Fini è salito da solo in tre mesi oltre 8%.
Segno che gli italiani non sono stupidi e non intendono farsi prendere per i fondelli
Il premier non ha capito (tra tante) una cosa: “la responsabilità  della crisi deve ricadere su Fini” ha detto per settimane.
Senza comprendere che gli italiani stanno invece premiando Fini proprio perchè ha deciso di provocarla.

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QUEGLI 800 CANDIDATI IMPROPONIBILI INSERITI NELLE LISTE ELETTORALI NONOSTANTE I DIVIETI

Novembre 14th, 2010 Riccardo Fucile

NELLE LISTE AMMINISTRATIVE I PARTITI LI HANNO CANDIDATI, SPESSO FACENDOLI ANCHE ELEGGERE E VIOLANDO LE REGOLE… SONO 39 I CASI PIU’ GRAVI: FABIO GRANATA E ANGELA NAPOLI (FUTURO E LIBERTA) HANNO CHIESTO CHE I NOMI VENGANO RESI PUBBLICI, MA MOLTI SI OPPONGONO

Un numero che solo scandirlo provoca il batticuore.
Tenetevi forte: ottocento e passa. Sì, ripetetelo: ottocento e passa.
Sono tanti, troppi.
Immaginateveli: un esercito, un corteo di ottocento persone mute, silenziose, ognuna delle quali porta dentro di sè un segreto che non ha rivelato.
Un peccato veniale, in molti casi.
Ma anche peccati che sono precedenti penali.
Da qualsiasi punto di vista lo vogliate affrontare, il problema è uno scandalo. Ottocento e passa cittadini che hanno avuto problemi con la giustizia, con l’illecito, con la violazione penale di norme e codici, alle ultime elezioni regionali, provinciali e comunali si sono candidati.
E non c’è stato nessun filtro.
Tra complicità  e impotenza, i partiti li hanno candidati. In molti casi facendoli eleggere.
Il punto non è sapere quanti ce l’hanno fatta, quanti hanno passato il turno.
I nomi degli ottocento non li conosceremo mai. C’è di mezzo anche la Privacy.
Il loro elenco è arrivato a palazzo san Macuto: i nominativi sono stati trasmessi da tutte le prefetture.
E il presidente dell’Antimafia, Beppe Pisanu, quei nomi li ha chiusi in cassaforte.
Solo per quaranta, anzi per trentanove, c’è la possibilità  che vengano resi pubblici.
Lo chiedono diversi componenti dell’ufficio di presidenza della commissione di palazzo san Macuto.
E lo schieramento è bipartisan: da Fabio Granata (Fli) a Laura Garavini (Pd), ad Angela Napoli (Fli) e Luigi Li Gotti (Idv).
I trentanove sono i candidati che hanno violato il codice di autoregolamentazione approvato dall’Antimafia e sottoscritto dai partiti, da tutti i partiti.
E la prossima settimana l’ufficio di presidenza di san Macuto potrebbe decidere la discovery in Parlamento.
Ricordate un mese fa?
Quando l’Antimafia di Beppe Pisanu protestò fortemente contro il boicottaggio di alcuni prefetti poco collaborativi che a distanza di diversi mesi ancora non avevano spedito a san Macuto gli elenchi di quelli che Pisanu ha poi definito «candidati indegni»?
Insomma, a un mese di distanza il quadro della situazione è ormai completo.
E dunque ottocento e passa candidati sono stati segnalati dalle prefetture perchè coinvolti in contenziosi, in procedimenti penali, civili.
Sembra, secondo alcune indiscrezioni, che degli ottocento circa trecento sono quelli nei confronti dei quali si sono avviate indagini, svolti processi, comminate condanne per reati penali: da truffa ad appropriazione indebita, da calunnia a diffamazione.
«Indegni candidati», li ha definiti Beppe Pisanu, il presidente dell’Antimafia.
Ma anche «indegni partiti» che non hanno vigilato o che sapevano e hanno taciuto.
In questo caso il numero è il problema, al di là  delle tipologie di reati che i candidati hanno commesso.
Un esercito di ottocento «indegni» hanno lottato per essere eletti.
Ci sono i casi più gravi: 39 candidati che hanno violato il Codice, approvato nel febbraio scorso da tutti i partiti, dell’Antimafia.
Cosa prevedeva il testo?
Che non poteva candidarsi chi era stato colpito da una misura cautelare non revocata o annullata, chi era stato processato, condannato anche in via non definitiva per i seguenti reati: associazione mafiosa, estorsione, usura, riciclaggio, impiego di denari di provenienza illecita, trasferimento fraudolento di valori.
Oppure chi era stato perseguito per reati patrimoniali o per traffico illecito di rifiuti.
Questo codice etico semplicemente è stato disatteso.
All’interno dell’Antimafia non tutti, ovviamente, sono d’accordo per rendere pubblici i nomi dei «39» impresentabili.
Sarà  interessante conoscere le regioni di provenienza.
C’è da scommettere che la parte da leone la faranno le regioni del sud (anche perchè si attendono a breve sviluppi giudiziari clamorosi, insomma arresti di consiglieri regionali in odore di mafia), ma qualche sorpresa potrebbe venire anche dalle regioni del Nord.
Il dramma è che l’Italia si sta unificando, da questo punto di vista.
L’ultimo sindaco arrestato per mafia è di un paese in provincia di Pavia, Borgarello.

Guido Ruotolo
(da “La Stampa“)

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IL MOMENTO DELLA VERITA’

Novembre 13th, 2010 Riccardo Fucile

LA CORSA TRA CAMERA E SENATO NEL DISCUTERE PER PRIMI LE MOZIONI DI SFIDUCIA-FIDUCIA… LA INELUTTABILITA’ DELLA CRISI, LE STRATEGIE, LE PROSPETTIVE FUTURE

IL tempo delle trattative è ormai finito. La crisi politica del governo, conclamata da tempo, adesso si trasferisce rapidamente sul piano parlamentare.
Le aule di Camera e Senato sanciranno formalmente e in modo inequivocabile chi avrà  la meglio nello scontro tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini.
La spaccatura che si è consumata a luglio scorso nel maggior partito italiano, il Pdl, ha prima provocato una pesante scissione. Poi ha prodotto una fase di sostanziale paralisi nell’attività  dell’esecutivo.
Ora porta il Berlusconi IV a prendere atto che la maggioranza uscita dalle elezioni del 2008 sta ormai venendo meno.
Nei prossimi giorni, infatti, l’aula di Palazzo Madama e quella di Montecitorio saranno chiamate a votare rispettivamente una mozione di sostegno al Cavaliere ed una di sfiducia.
Due appuntamenti che con ogni probabilità  decreteranno la fine del centrodestra nelle forme in cui si è presentato agli elettori negli ultimi anni.
Il partito di Fini, Futuro e Libertà , non confermerà  il sostegno a Berlusconi. Raccogliendo così la sfida lanciata dal presidente del Consiglio: “Mi sfiduci in Parlamento”, aveva detto.
Bisogna “parlamentarizzare” la crisi aveva invocato lo stato maggiore del Pdl.
Un percorso divenuto inevitabile dopo l’ultimo stop di Umberto Bossi alla trattativa per coinvolgere anche l’Udc di Casini nella costruzione di una nuova maggioranza.
Tutti hanno dovuto prendere atto che non esistono al momento spazi per una mediazione.
Anche perchè il Senatur in questa fase non può incrinare il rapporto di lealtà  con il premier, nè accettare una situazione in cui la Lega perda il baricentro della coalizione e venga retrocessa a terza gamba dell’alleanza.
La prossima settimana, allora, il partito del premier chiederà  di votare al Senato un documento di “sostegno”.
Un voto da fissare rapidamente o al massimo dopo l’approvazione della legge di stabilità , la Finanziaria.
Non si tratterebbe di una vera e propria fiducia, ma di una formula per dimostrare che Berlusconi può ancora contare – almeno a Palazzo Madama – sui numeri per andare avanti. È anche una battaglia sui tempi con il Pd.
Una mossa studiata per anticipare il voto sulla mozione di sfiducia che le opposizioni hanno presentato alla Camera.
Un escamotage per non presentarsi disarmato davanti al presidente della Repubblica: la fiducia del Senato dimostrerebbe che un altro esecutivo è impossibile.
E che quindi in caso di crisi di governo le soluzioni possibili sarebbero solo due: elezioni generali anticipate o scioglimento della sola Camera dei deputati.
Un evento, quest’ultimo, senza precedenti ma che l’asse Pdl-Lega intende sbattere con forza sul tavolo del confronto con Giorgio Napolitano.
La vera partita, però, si gioca a Montecitorio.
Dove i finiani sono determinanti.
Il Pd e i dipietristi hanno depositato lì la sfiducia al Berlusconi quater. A breve verrà  formalizzata anche la mozione del “terzo polo” composto da Fli, Udc, l’Api di Rutelli e l’Mpa del siciliano Lombardo.
Insieme sono in grado di aprire formalmente la crisi di governo.
Dopo meno di trenta mesi di vita, il governo si trova dunque dinanzi al bivio decisivo. Al passaggio che non solo segnerà  il destino dell’esecutivo, ma che potrebbe rivoluzionare la fisionomia dell’attuale centrodestra. Uno scenario che si materializza proprio mentre si consuma l’ennesimo conflitto istituzionale di questa legislatura.
Con il presidente della Camera e quello del Senato che – come già  accadde qualche settimana fa sull’esame della riforma elettorale – danno vita ad una corsa su chi debba avere la precedenza nel dare la fiducia o la sfiducia.
Sta di fatto, che il voto dei deputati sarà  comunque decisivo.
E se le previsioni saranno confermate – in queste ore è però scattata la nuova compravendita di voti sia tra i senatori che nei corridoi di Montecitorio in grado di compromettere i pronostici – il Cavaliere sarà  obbligato a salire al Quirinale per rassegnare le dimissioni.
A quel punto, gli schemi che finora hanno guidato la legislatura cambieranno completamente.
E tutti quei parlamentari che considerano una sciagura il ricorso alle elezioni anticipate – come il pidiellino Beppe Pisanu – o chi non intende mettere in pericolo il seggio per i prossimi due anni, potrebbe optare per l’appoggio ad un nuovo governo, senza il Cavaliere e senza il Pdl.
Se il patto tra Berlusconi e Bossi si rinnoverà  nella richiesta del voto in primavera, allora l’ultima chance per salvare la legislatura sarà  rappresentata dal blocco formato dall’attuale minoranza insieme agli uomini di Futuro e libertà .
Esattamente la condizione che il presidente del consiglio vuole scongiurare. Ma, appunto, la “parlamentarizzazione” della crisi fa venire al pettine tutti i nodi.
Anche quelli che stringono il Cavaliere dinanzi alla prospettiva di lasciare Palazzo Chigi e di rivedere tutte le sue aspettative politiche.

Claudio Tito
(da “La Repubblica“)

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I PASSAGGI DIFFICILI DEL GOVERNO NELLE PROSSIME DUE SETTIMANE

Novembre 13th, 2010 Riccardo Fucile

ECCO I TANTI VOTI CHE ATTENDONO LE CAMERE NEI PROSSIMI 15 GIORNI E SU CUI POTREBBE VERIFICARSI UN INCIDENTE FATALE…LA MAGGIORANZA E’ APPESA UN FILO: UNA DI QUESTE MOZIONI POTREBBE SPEZZARLO

Gli incidenti di percorso fanno parte della logica e della vita parlamentare, soprattutto quando una maggioranza alla Camera non c’è più, come è ormai evidente   a tutti in queste settimane.
A maggior ragione in questi casi ogni votazione diventa a rischio e può determinare il collasso finale per il governo.
Sotto questa ottica non si può non evidenziare che sono molti i passaggi difficili che attendono il governo alla Camera nei prossimi quindici giorni.
Mercoledì si comincia con il voto sulle dimissioni dell’onorevole Giuseppe Drago. Poi, al termine dei lavori della commissione Bilancio, è previsto l’inizio del voto sulla legge di stabilità , la cui discussione generale dovrebbe cominciare martedì. Sempre mercoledì è prevista anche la ratifica di alcuni protocolli europei, tra i quali quello che istituisce la Comunità  europea dell’energia atomica e l’assegnazione all’Italia di un seggio supplementare al Parlamento europeo.
Nel caso, le votazioni sulla Finanziaria si concludessero in settimana, venerdì o al massimo lunedì 22, comincerebbe la discussione generale sulla riforma dell’Università .
Lunedì 22, poi, sono in calendario le discussioni generali della mozione del Fli sulla Rai, dell’Idv sulla revoca delle deleghe al ministro Roberto Calderoli, una proposta di legge per agevolare la libera imprenditorialità  e per il sostegno del reddito, il ddl costituzionale per la soppressione delle province, la mozione Bersani sulle linee di riforma fiscale.
Tutti questi provvedimenti sono in programma per la terza e quarta settimana di novembre.
La mozione di Fli sulla Rai è fissata per il 22, con voto il 23, mentre per tutte le altre potrebbe essere riconvocata la conferenza dei capigruppo, per una calendarizzazione più precisa visto che l’esame della finanziaria è slittato di qualche giorno.
Lunedì 29, poi, con voto dal martedì 30, è previsto l’avvio della discussione per il trasferimento a Milano delle sedi della Commissione nazionale per le società  e la borsa e dell’Autorità  garante della concorrenza e del mercato.
Una serie di provvedimenti su cui si potrebbero formare maggioranze impreviste e che farebbero collassare i difficili equilibri esistenti all’interno della maggioranza uscita dalle elezioni del 2008.

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SE UN PARLAMENTARE MENTE, ALL’ESTERO LO RADIANO, DA NOI LO PROMUOVONO

Novembre 13th, 2010 Riccardo Fucile

IN INGHILTERRA UN DEPUTATO LABURISTA CHE, DURANTE LA CAMPAGNA ELETTORALE, AVEVA ACCUSATO INGIUSTAMENTE IL SUO AVVERSARIO, E’ STATO CONDANNATO ALLA PERDITA DEL SEGGIO PER NON AVER DETTO LA VERITA’….NON SOLO: IL PARTITO LABURISTA L’HA ESPULSO DAL PARTITO

Certo che, se il principio che segue fosse rigidamente applicato nel nostro Paese, si avrebbe la   certezza di non trovare più parlamentari e di ottenere nuovi numerosi carcerati per reati ben più gravi della diffamazione.
Phil Woolas, deputato laburista ed ex-ministro dell’Immigrazione in Inghilterra, è stato radiato dal suo seggio parlamentare e bandito dalla Camera dei Comuni per avere “mentito”, durante la campagna elettorale del maggio scorso, sulle attività  politiche svolte dal proprio avversario.
Un ricorso al tribunale elettorale, cui aveva adito il candidato sconfitto e calunniato, ha fatto sì che fossero acclarati i fatti e fosse emessa sentenza di colpevolezza e di perdita del seggio per non avere detto la verità  sull’operato del suo opponente.
Durante la campagna elettorale, Woolas aveva spesso asserito, con toni allarmistici, dell’esistenza d’un complotto orchestrato da immigrati musulmani per appoggiare il candidato avversario, il liberal-democratico Elwyn Watkins.
Questo avrebbe permesso, secondo Woolas, a “centinaia di migliaia di immigrati d’accedere in Gran Bretagna”.
Invece, lui, il laburista Woolas, si sarebbe impegnato a porre dei limiti all’immigrazione.
“Non vogliono farmi rieleggere per questa mia xenofobia”, asseriva nei suoi comizi e nei volantini propagandistici.
Il tribunale elettorale, interpellato, ha verificato che le tesi di Woolas erano false e lo ha privato della vittoria elettorale che lo conduceva in Parlamento.
Anche il Labour, il partito cui era iscritto il Woolas, ha dato ragione al tribunale elettorale, espellendolo immediatamente e dichiarando: “Non c’è posto tra i laburisti per chi vince elezioni dicendo menzogne”.
Che sarebbe successo in Italia lo lasciamo alla vostra immaginazione…

argomento: Costume, Europa, Giustizia, Parlamento, Politica | Commenta »

SONDAGGIO CRESPI RICERCHE: PDL IN DISCESA LIBERA AL 26%, FUTURO E LIBERTA’ SPICCA IL VOLO AL 9,2%

Novembre 12th, 2010 Riccardo Fucile

CRESCE VENDOLA AL 5,7%, IN CALO PD AL 23% E LEGA AL 13%… STABILI IDV AL 5,7%, UDV AL 6%, LA DESTRA AL 2,3%… IN RISALITA IL MOVIMENTO 5 STELLE AL 3,1% E PRD-PDCI ALL’1,8%… GLI INDECISI SONO IL 36%….FIDUCIA NEL PREMIER AL 36%, NEL GOVERNO AL 39%… TRA I LEADER DI PARTITO FINI E’ PRIMO CON IL 43%

Il sondaggio settimanale di Crespi Ricerche sulle intenzioni di voto degli italiani segna un ulteriore passo indietro dei due principali partiti.
In Pdl sembra ormai in caduta libera e perde un altro punto in sette giorni, scendendo dal 27%% al 26%, ben lontano al 37/38% delle politiche 2008.
Da luglio ad oggi il Pdl ha perso il 6,7% di consensi.
Futuro e Libertà , dopo la convention di Perugia, registra un bel balzo in avanti, passando dall’8% al 9,2%, il miglior risultato fino ad oggi realizzato.
La Lega scende dal 13,5% al 13% di questa settimana, mentre La Destra dal 2,4% al 2,3%.
Il Pd cala dal 24,5% di sette giorni fa al 23%, l’Idv dal 5,8% al 5,7%, l’Udc dal 6,2% al 6%, tutti e tre i partiti a luglio raccoglievano maggiori consensi.
In crescita invece Sinistra e Libertà  di Nichi Vendola che passa dal 4,8% al 5,7%, così come Prc-Pdci dall’ 1,4% all’ 1,8% e i radicali dall’1% all’1,2%.
Cresce nuovamente il Movimento 5 Stelle di Grillo che passa dal 2,2% al 3,1%.
Scende la percentuale degli indecisi dal 39% al 36%, segno che qualcuno comincia ad avere le idee più chiare.
La fiducia in Berlusconi, che a luglio era del 52,1%, è ora scesa al 37%, mentre il governo dal 47,4% di luglio si attesta ora al 39%.
Infine la classifica della fiducia nei leader di partito vede al primo posto Fini con il 43%, poi Bersani al 33%, Vendola e Casini al 32%, Pannella al 31%, Grillo e Di Pietro al 30%, Bossi al 29%.

argomento: elezioni, Futuro e Libertà, La Destra, LegaNord, Parlamento, PD, PdL, Udc | Commenta »

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