Settembre 7th, 2010 Riccardo Fucile
“L’ATTENTATO ALLA STAZIONE DI BOLOGNA E’ OPERA DELLA CIA E DEL MOSSAD, I SERVIZI SEGRETI ITALIANI E TEDESCHI LO SANNO BENE”… LA LETTERA DELLO “SCIACALLO” AL RESTO DEL CARLINO…LA TESTIMONIANZA DELL’EX MOGLIE CECILIA KOPP
“Voglio raccontare la mia verità in Italia. Sono pronto a dire tutto ciò che so sull’attentato alla stazione
di Bologna davanti a un magistrato italiano”. Firmato, Ilich Ramirez Sanchez, ossia ‘Carlos lo sciacallo’, il più famoso terrorista del mondo.
Carlos, 61 anni, venezuelano, sta scontando l’ergastolo in Francia (per vicende francesi) ma ora chiede di parlare davanti a un tribunale italiano per dire ciò che sa sulla bomba che il 2 agosto 1980 uccise 85 persone e ne ferì più di 200.
Per quella strage sono stati condannati in via definitiva i tre neofascisti Francesca Mambro, Giusva Fioravanti e Luigi Ciavardini.
Ma per lo Sciacallo loro sono innocenti.
L’ha già detto, in passato, in alcune interviste ai giornali, sostenendo che i veri colpevoli sono i servizi segreti americani e israeliani.
Ora il terrorista fa un ulteriore passo avanti.
Dopo aver letto un articolo del Resto del Carlino che lo riguardava, inviatogli dal suo avvocato milanese Sandro Clementi, ha deciso di scrivere una lettera che, tramite il collega bolognese Gabriele Bordoni, è stata recapitata al giornale.
La missiva, scritta nel carcere di Poissy, reca la data del 15 agosto.
“Egregio signore – scrive Carlos a Clementi – ho letto l’articolo… Io riconfermo tutte le mie dichiarazioni che riguardano l’attentato alla stazione di Bologna di 30 anni fa. Ho lottato contro i veri terroristi, i terroristi di Stato, fin da quando avevo 14 anni”.
La procura di Bologna ha tuttora aperta l’inchiesta bis sulla strage per far luce sulla cosiddetta pista palestinese, indicata dalla commissione Mitrokhin (l’attentato fu una ritorsione palestinese perchè l’Italia aveva arrestato Abu Saleh, il capo del Fplp in Italia).
Carlos era appunto in stretti rapporti con i palestinesi e il 2 agosto 1980 un suo uomo, Thomas Kram, era a Bologna.
Il magistrato italiano Enrico Cieri, titolare dell’indagine, l’ha sentito come persona informata sui fatti nell’aprile 2009 a Poissy.
Carlos gli ha spiegato: “La bomba non l’hanno messa nè i rivoluzionari nè i fascisti. Quella è roba della Cia e del Mossad, i servizi italiani e tedeschi lo sanno bene. L’Italia è una colonia degli Stati Uniti”.
Poi, però, al momento di fornire ulteriori dettagli, si è fermato: “Voglio parlare davanti a una Commissione parlamentare in Italia”. Stop.
Adesso, però, lo Sciacallo è pronto a fare di più.
Scrive: “Voglio confermare tutte le mie dichiarazioni sull’argomento davanti a un tribunale italiano, in Italia”.
Letto fra le righe, come spiegano i due avvocati, è pronto a fornire i dettagli mai detti finora.
Ed è pronto a farlo non davanti a una commissione parlamentare (come pure preferirebbe), ma davanti ai magistrati. Continua »
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Settembre 6th, 2010 Riccardo Fucile
A LIMBADI ERA TUTTO PRONTO PER IL COMIZIO DELL’ALLORA CAPOLISTA DI AN, COMPRESO IL PRANZO A CASA DEL BOSS MANCUSO…E’ TUTTO AGLI ATTI DELL’OPERAZIONE MINOSSE 2, CONDOTTA DALLA DDA DI CATANZARO: LA COSCA DAVA INDICAZIONI DI VOTARE GASPARRI, COME RISULTA DALLE INTERCETTAZIONI …AN OTTENNE UN 2% IN PIU’ E GASPARRI RISULTO’ ELETTO
A Vibo Valentia era tutto pronto per accogliere l’allora deputato di An.
Per un imprevisto il programma saltò, ma l’antimafia di Catanzaro l’ha ricostruito.
Prima un comizio nella piazza del paese, poi il pranzo a casa del boss che avrebbe garantito il suo appoggio elettorale.
A Limbadi, piccolo centro della provincia di Vibo Valentia, sembra che tutto fosse pronto per accogliere il deputato.
Ma qualcosa, quel giorno, non andò per il verso giusto e la cosca dovette rivedere tutti i suoi programmi. Pure l’onorevole, a quanto pare.
Il boss è Panataleone Mancuso, uno dei più potenti uomini della ‘Ndrangheta. Il parlamentare, invece, è Maurizio Gasparri, oggi capogruppo del Partito di Berlusconi a Palazzo Madama e ras degli uomini di An in Calabria.
Il racconto è agli atti dell’operazione Minosse 2, condotta tra il 2000 e il 2003 dai Carabinieri di Vibo Valentia e coordinata dalla Dda di Catanzaro.
La prima udienza del processo c’è stata solo lo scorso 23 giugno, subito aggiornata a ottobre.
Ma l’apertura del dibattimento ha reso disponibili tutti i documenti.
“Domani mattina devo andare a prendere a Gasparro a Vibo che deve fare il comizio alle 11:00, mi ha mandato zio Luni, e allo zio Luni non posso dirgli di no, chiaro!”.
Giuseppe Corsaro è un ‘picciotto’ della cosca, un fedelissimo di Pantaleone Mancuso, lo “zio Luni” di cui parla.
Nella sua auto, una Renault Clio, i Carabinieri hanno piazzato da tempo una cimice che offrirà numerosi elementi utili alle indagini.
E’ il 21 aprile 2001 quando racconta del suo impegno “elettorale” per il giorno dopo alla fidanzata: “Io lo devo andare a prendere alle 09:00 e portarlo a Limbadi, poi mangia a casa di zio Luni, e lo accompagna zio Luni poi… che zio Luni deve andare a Gioia, altrimenti sarebbe andato lui personalmente a prenderlo a Vibo…”.
Secondo il racconto, Pantaleone Mancuso il giorno dopo avrebbe dovuto trattare l’acquisto di una partita di 100 chili di cocaina in arrivo nel porto di Gioia Tauro.
Siamo nel pieno della campagna elettorale che riporterà Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi: Maurizio Gasparri è capolista di An nella circoscrizione che abbraccia tutto il territorio regionale e risulterà l’unico eletto per il suo partito nel proporzionale.
I colloqui intercettati nell’auto di Corsaro, un voluminoso materiale che i Carabinieri si spingono a definire “confessioni”, spiegano come in quei giorni la cosca si stesse adoperando per far votare l’attuale capogruppo al Senato del Pdl:
“Già è tutto programmato, già stanno preparando i voti e tutto!..” dice Peppe, un amico del ‘picciotto’, che aggiunge “Vi parate… giusto quanto parli… finisce di parlare… adesso te ne puoi andare”.
Una frase che secondo i militari dell’Arma “è diretta alla personalità politica e che il comizio è solo una copertura per gli eventuali voti che saranno destinati al candidato in discussione”.
“Tanto lo sappiamo chi sale già ” chiosa Giuseppe Corsaro, sempre al volante della sua Clio.
Il giorno dopo, il 22 aprile 2001, Pantaleone Mancuso effettivamente parte alla volta di Gioia Tauro.
Sulle sue tracce ci sono i Carabinieri del Ros di Catanzaro, incaricati dalla Dda dopo le parole intercettate nell’auto di Corsaro.
“Dopo circa un centinaio di metri, i due, probabilmente vistisi seguiti, repentinamente effettuavano inversione di marcia facendo perdere le tracce” scrivono i Carabinieri.
Che aggiungono: “Quel giorno, il porto di Gioia Tauro pullulava di FF.OO. a seguito di una visita istituzionale presso la Capitaneria di Porto”.
L’affare non si concluse e, addirittura, la nave che trasportava l’ingente carico di droga cambiò repentinamente la rotta a largo di Tropea e si diresse verso il porto di Salerno.
Gasparri, invece, quel giorno a Vibo c’era davvero, anche se le sue iniziative elettorali pubbliche previste erano a Crotone.
Praticamente, a due ore e mezza di macchina. “ Gli accertamenti esperiti hanno consentito di accertare che effettivamente l’onorevole Maurizio Gasparri il 22.04.2001 alloggiava presso l’Hotel 501 di questa città ; aveva impegni elettorali a Crotone; Giuseppe Corsaro non si è portato in Vibo Valentia per l’intera giornata” si legge nelle relazioni dell’Arma. Continua »
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Settembre 6th, 2010 Riccardo Fucile
RITORNA UNA DESTRA IDENTITARIA E POPOLARE: MIGLIAIA DI MILITANTI VOGLIONO RISCRIVERE UNA PAGINA DI STORIA… ARCHIVIATO IL BERLUSCONISMO, TORNANO I VALORI DELLA PATRIA, DELL’UNITA’ NAZIONALE, DELLA LEGALITA’, DEI DIRITTI CIVILI E POLITICI, DEL SENSO DELLO STATO, DELL’AIUTO AI PIU’ DEBOLI CONTRO GLI EGOISMI MERCANTILI DEI PIU’ FORTI
Quello che più colpisce, mentre Fini parla, è la tensione emotiva del popolo di destra che è accorso a MIrabello: una moltitudine di giovani mischiata a tanti militanti con alle spalle una storia personale fatta di sacrifici e di passione.
Chi sta a destra ha la capacità di captare i momenti di svolta importanti della storia politica del nostro Paese e vuole esserci, partecipare, metterci la faccia e le idee.
Alla piazza delle truppe cammellate dei raduni del Pdl vedevi gente asettica, fredda, distaccata.
Qua respiri passione, cuore, anima, tradizione.
Senti il respiro di un popolo che sa ritrovarsi, anche nel ricambio generazionale.
L’applauso più potente del discorso di Fini la piazza lo riserva al riferimento “ai colonnelli o capitani che hanno cambiato generale”.
Sventolano le bandiere di An e quelle di Futuro e Libertà , mentre gli ululati accompagnano il tono sprezzante con cui Fini parla degli ex caporali.
Per la base, essersi liberati dei quattro che li hanno persi per il culo per anni, con l’aggiunta del neo-reggicoda Storace, esperto in telefonia, è un “momento a lungo atteso”.
Vedi entusiasmo negli occhi di uomini e donne che rispondono con una ovazione quando Fini fa un accenno al vergognoso comportamento tenuto dal governo nell’accogliere Gheddafi.
Sentono un Fini diverso, che ha il coraggio di chiamare infami gli infami, ma che sa anche commuoversi, analizzare lucidamente la situazione, dosare attacchi e obiettivi.
Ascoltano dopo anni un leader di destra che parla di socialità , di solidarietà , di aiutare i più deboli, di patto tra capitale e lavoro, di welfare.
Ascoltano un leader di destra che non li vuole sudditi a corte, ma protagonisti del cambiamento, che parla al cuore dei giovani, delle famiglie, dei senza diritti.
Che dice chiaramente che la padania non esiste, che l’Italia è una e tale deve restare.
Che il garantismo non deve mai sfociare nel “garantire l’impunità “, che le forze dell’ordine vanno tutelate, la scuola pubblica non va distrutta, la magistratura va rispettata, i parlamentari vanno scelti dal popolo, non dal padrone, che in un partito “liberale di massa” deve garantito il dissenso e la discussione, che gli immigrati hanno non solo doveri ma anche diritti.
Un Fini che sa fare autocritica dei propri errori, ma che non si presta al gioco del premier che prima lo caccia e poi accusa i dissidenti di voler fare un partito.
Il teatrino della politica lo fa da anni Berlusconi.
Gli impegni presi saranno rispettati, ma solo quelli scritti nel programma e si discuterà su tutto.
Nessuno minacci, perchè qua non siamo a Palazzo Grazioli: questa base non si fa comprare e non si fa intimidire. Continua »
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Settembre 5th, 2010 Riccardo Fucile
LA RETROMARCIA DI SILVIO SUL PROCESSO BREVE: FINI HA VINTO ANCORA E RISALE NEI SONDAGGI … IL PREMIER HA PAURA DEL VOTO E DELL’ASTENSIONISMO….LA PIAZZA DI MIRABELLO POTRA’ ESSERE TESTIMONE DELLA RINASCITA DELLA DESTRA NEL NOSTRO PAESE
Le ragioni della retromarcia su una legge che sembrava toccasse il cuore degli interessi del Cavaliere, che nella norma transitoria contiene uno «scudo giudiziario» per il presidente del Consiglio e che sino a qualche giorno fa appariva imprescindibile per il prosieguo della legislatura, sono diverse.
Sia nello staff che nel governo in tanti non ne sapevano nulla e sono rimasti completamente spiazzati dalla decisione del presidente del Consiglio. Decisione maturata due giorni fa e presa definitivamente ieri mattina, insieme a Gianni Letta e Paolo Bonaiuti.
Quali i motivi?
1) I sondaggi non sono buoni, il Pdl è sotto il 30% e la Lega non supera l’11-12%, così non vanno da nessuna parte.
Il Pdl rischia di vincere a filo le elezioni anticipate, ma di non avere una maggioranza in Senato.
L’astensione potrebbe essere molto più alta che nel 2008 (secondo i calcoli del premier del 7-8%) e danneggerebbe il Pdl prima di altri.
La cosa sconsiglia un braccio di ferro parlamentare con i finiani, che non ha un esito prevedibile.
2) Stamane Mannheimer dà Fini in risalita, al 6,3%, e precisa: “senza che abbia ancora fondato un partito”, quindi con margini di incremento imprevedibili, con 370 circoli formati in tutta la penisola, 1.000 amministratori, migliaia di militanti pronti a partire e un entusiasmo tangibile che si potrà toccare con mano tra poche ore a Mirabello.
C’è un clima da rinascita della destra italiana che non si percepiva da anni e Fini sta sfondando nel voto giovanile.
2) L’ultimo colloquio fra il ministro Alfano e il presidente della Repubblica sembra sia stato determinante anch’esso.
Legittimità ed esigenza di uno scudo giudiziario per il Cavaliere non sono negati dal Colle, ma che si faccia attraverso una legge costituzionale, senza causare ricadute sul sistema giudiziario e sui cittadini.
3) In attesa che il lodo Alfano costituzionalizzato faccia i suoi passaggi in Parlamento, le norme vigenti sul legittimo impedimento potrebbero essere modificate; in questo modo slitterebbe la decisione della Consulta, attesa per dicembre, che potrebbe bocciarle.
4) Sembra che anche il «processo breve», con tutti i suoi risvolti, sia stato testato dal capo del governo attraverso i sondaggi.
Ebbene dai numeri a disposizione del premier è emerso che gli elettori stessi della maggioranza lo vedono come il fumo negli occhi: il 70% degli elettori di centrodestra non vogliono che si introduca una sorta di amnistia mascherata. Un’altra ragione per non insistere, almeno con la tanto criticata norma transitoria, che sterilizzerebbe i procedimenti contro Berlusconi ma anche altre migliaia di processi comuni, con tanto di vittime di reato.
6) Fra le voci che non troveranno mai una conferma c’è n’è una, raccolta ad Arcore, che dice sia in arrivo «una botta giudiziaria contro la famiglia Berlusconi». Un tam tam legato forse alle inchieste della procura di Perugia.
Berlusconi è stato costretto a cedere a Fini per convenienza e per non rischiare un tracollo.
Lo stesso Feltri oggi suggerisce di fare una coalizione a tre punte, riconoscendo a Futuro e Libertà il ruolo politico di terza forza.
A qualcuno è andata male insomma: non sono riusciti a comprare nessuno, ora dovranno trattare su ogni proposta.
Tutti inchiodati a dover aspettare il discorso di Fini a Mirabello per conoscere il loro destino.
Gli arroganti hanno abbassato la cresta.
A più tardi per la sintesi del discorso di Fini.
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Settembre 4th, 2010 Riccardo Fucile
L’84% DEI PRECARI SENZA ALCUNA TUTELA: SOTTRATTI OTTO MILIARDI ALLA SCUOLA PUBBLICA… LA PROPOSTA DEL FINIANO VALDITARA: ASSUMERE 20.000 PRECARI L’ANNO, DANDO POSSIBILITA’ AI DOCENTI DI ANDARE IN PENSIONE A 58 ANNI, CON LIQUIDAZIONE BLOCCATA PER DUE ANNI E A COSTO ZERO
L’onorevole Stracquadanio ha mai incontrato un insegnante?
Ha mai parlato con uno di loro per capire quali siano le esigenze della scuola, dei docenti e degli alunni?
Sembrerebbe proprio di no stando a come ha definito nei giorni scorsi i precari che protestavano contro i tagli e chiedevano una soluzione alla questione del precariato.
Secondo lui, i manifestanti sarebbero stati dei finti precari, dei militanti politici. Chissà come mai davanti a questioni reali, a richieste concrete si preferisca spostare l’attenzione, eludere, sminuire e bollare.
E il ministro Gelmini, a pochi giorni dalla riapertura delle scuole, pensa di poter dare risposte quantomeno esaustive a migliaia di insegnanti in attesa di collocazione?
Il cosiddetto decreto salva-precari tanto sbandierato, infatti, tutelerebbe soltanto il 16 per cento dei docenti che lo scorso anno hanno avuto una supplenza e il 5 per cento del personale Ata.
E tutti gli altri? Che destino avranno?
Come è possibile costruire una scuola migliore se poi le vengono sottratti otto miliardi?
Perchè il ministro Tremonti ha deciso di non prendere in considerazione la proposta di Giuseppe Valditara?
Il senatore da tempo propone di risolvere il problema degli insegnanti precari con l’assunzione di 20.000 persone ogni anno.
Le risorse, si dirà , il problema è sempre lì.
Le risorse si troverebbero se si desse agli insegnanti la possibilità di andare in pensione a 58 anni e bloccandone la liquidazione per due anni, visto che secondo il ministro dell’Economia per un biennio non ci sarebbero le risorse per la liquidazione dei pensionandi.
I costi di questa operazione non andrebbero a gravare ulteriormente sulle casse, se si pensa che oggi i docenti assunti con contratto a termine nel periodo di disoccupazione percepiscono un assegno.
E non è da trascurare nemmeno il fatto che lo stipendio di un neoassunto è più basso di quello di un insegnante di lungo corso.
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argomento: denuncia, economia, emergenza, finanziaria, Gelmini, governo, Lavoro, Parlamento, PdL, Politica, radici e valori, scuola | Commenta »
Settembre 4th, 2010 Riccardo Fucile
UN GRUPPO DI ISCRITTI MINACCIA UN ESPOSTO ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA: ALESSANDRI SI ERA FATTO PAGARE LE MULTE DAL PARTITO…ORA IN BALLO ANCHE AFFITTI, VERSAMENTI DOVUTI E PERSINO UNA TESSERA DA 30 EURO
Questa volta la Lega non è riuscita a mantenere la polemica al’interno del partito: lo
scontro tra le varie componenti interne, in Emilia, sta assumendo aspetti devastanti per l’immagine del Caroccio, con uno sputtanamento mediatico che non ha precedenti.
I quotidiani regionali titolano in questi giorni: “Lega choc: attacco sulle spese”, “Affitto addebitato al partito”, “Lega Nord: Alessandri rischia grosso”, “Scoppia la guerra della Lega”.
Ogni giorno un ulteriore scambio di accuse, fino alla notizia delle spese elettorali taroccate.
Vari candidati della Lega Nord sono infatti nel mirino della corte d’Appello, che chiede il conto delle spese elettorali e minaccia multe fino a 103 mila euro.
Nei giorni scorsi diversi politici in lista alle ultime regionali si sono visti recapitare un atto giudiziario del Collegio regionale di garanzia elettorale, presso la Corte d’Appello, che chiede il rendiconto preciso delle spese sostenute per l’ultima campagna elettorale, anche ai non eletti.
Ci sono molte, troppe cose che non quadrano.
Ci sono dieci giorni dalla notifica dell’atto per rispondere, poi scatta la maxi-multa fino a 103 mila euro (la legge la fissava in duecento milioni di lire).
Tra i destinatari del “richiamo”, diversi candidati della Lega: la vittima più illustre è il capogruppo del Carroccio in Regione, Mauro Manfredini.
Se il Collegio di garanzia elettorale stabilisse che che c’è stata una violazione delle norme sulla campagna elettorale, questo può comportare anche la decadenza del candidato dall’incarico.
E si assiste a un gioco a scaricabarile tra Bologna e la sede di via Bellerio.
A monte rimane poi la guerra, finita in tribunale, tra il defenestrato Lusetti e il segretario regionale, nonchè deputato Alessandri, con il primo che ha in mano documenti scottanti che si riserva di esibire al giudice.
E da ieri un nuovo fronte interno: il consigliere del direttivo emiliano Alberto Magaroli, dopo varie denunce interne sul fatto che “i parlamentari devono pagare gli uffici di tasca propria”, è passato dalle parole ai fatti e ha scritto ai colleghi chiedendo di fare luce rapidamente su tutte le spese per le quali l’on. Alessandri si sarebbe avvalso delle casse del partito anzichè del suo patrimonio personale.
In particolare Magatoli punta l’indice sulle 70 multe fatte pagare al partito, sui 500 euro mensili non versati, sull’ufficio parlamentare a Guastalla, con 481 euro di affitto addebitati al partito e persino su una tessera della Lav di 30 euro messa anch’essa in conto alla Lega. Continua »
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Settembre 3rd, 2010 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE DELLA CAMERA: “METTERO’ FINE A OGNI INDECISIONE” … PREVISTO UN SERVIZIO D’ORDINE PER “ACCOGLIERE” EVENTUALI CONTESTATORI CAMMELLATI…GLI SMS DELLA PASCALE… ALEMANNO SI SMARCA
Un aereo pubblicitario con lo striscione “Con Fini, futuro e libertà ” e’ partito
dall’aviosuperfice di Fiumefreddo, in Sicilia, e sorvolera’ le spiagge ioniche e adriatiche di Calabria, Puglia e Abruzzo fino a raggiungere, domenica 5 settembre, Mirabello (Fe) in occasione dell’intervento di Gianfranco Fini alla Festa Tricolore 2010.
Un altro aereo con striscione ‘Il Sud con Fini per l’Italia’, partira’ invece oggi da Napoli e sorvolera’ le spiagge tirreniche sino a congiungersi in Emilia Romagna con altri velivoli che pubblicizzeranno la manifestazione di Mirabello nelle regioni del nordest del paese.
Cresce l’attesa per il discorso che il Presidente della Camera terrà domenica alle 18 a conclusione della “festa tricolore” che è diventato il principale avvenimento autunnale della politica italiana.
Da qui si capirà se e quando Fini fonderà un nuovo partito e di conseguenza quanta vita ha ancora davanti a sè l’esecutivo.
Come lo stesso “Libero” è costretto stamane ad ammettere “per domenica sono attese addirittura 10.000 persone, un numero mai visto”.
Gli organizzatori sono in fibrillazione e le voci di truppe cammellate (e pagate) fatte arrivare apposta per “fischiare” Fini si rincorrono tra conferme e smentite.
Pare che fossero cinque le città dove si stavano organizzando pulmann da mandare a Mirabello per contestare Fini, ma doveva essere una sorpresa e soprattutto apparire come una “sollevazione della base” per gettare discredito sul co-fondatore del Pdl.
Ora che il gioco sporco è stato scoperto, l’impresa rischia di trasformarsi in un boomerang che getta discredito su chi l’ha organizzata.
Sono state discretamente previste le contromisure: un robusto servizio d’ordine sarà pronto ad “accogliere” eventuali contestatori organizzati.
Intanto alla festa tricolore si respira entusiasmo: “Così tanta gente nei primi giorni erano anni che non si vedeva” conferma Luca Bellotti, deputato finiano e organizzatore dell’appuntamento: “le persone hanno voglia di partecipare, sentono che sta nascendo qualcosa di nuovo nella politica italiana. E molti mi chiedono: quando partiamo? Ci sono gli ex An certo, ma soprattutto tanti giovani che hanno voglia di una forza politica completamente diversa”.
La base preme: al 99,9% vogliono che Fini fondi un nuovo partito, dei berluscones non ne possono più.
L’ultimo episodio delle truppe cammellate e l’autogol patetico della Pascale che chiede un aiuto per “organizzare un pulmann” contro Fini e lascia pure traccia della cosa con diversi sms ( prima di sollecito, poi di accuse al traditore Mattera), non ha certo contribuito a rasserenare gli animi.
I finiani minacciano di chiedere alla magistratura di “acquisire i tabulati telefonici della Pascale per verificare le utenze chiamate”.
Se ne scoprirebbero delle belle…
Fini coi suoi collaboratori so è dimostrato sereno e determinato: “Non abbiamo paura delle contestazioni pilotate perchè non dobbiamo vergognarci di nulla, parliamo di politica per fare politica. Hanno gettato fango sulla mia famiglia, ci sono i bambini che ascoltano ciò che dice la gente. Ci vorranno anni per cancellare queste offese dalla loro testa. Questo, lo si sappia, non lo dimenticherò mai.” Continua »
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Settembre 3rd, 2010 Riccardo Fucile
ORA SIAMO ARRIVATI AI PIANI A-B-C-D PER EVITARE I PROCESSI: MA NON HANNO ALTRO A CUI PENSARE NELL’INTERESSE DEI CITTADINI?… NAPOLITANO RICHIAMA ALLA NECESSITA’ DI UNA SERIA POLITICA INDUSTRIALE, MA DA 4 MESI IL PREMIER NON NOMINA IL MINISTRO ALLO SVILUPPO ECONOMICO
Tutto accentrato nelle sue mani, tutti gli azzeccagarbugli impegnati a studiare polverosi codicilli che possano permettergli di svicolare dai suoi processi personali: ormai i vertici di governo assomigliano più all’anticamera di un affermato studio legale che a un luogo istituzionale in cui si dovrebbero affrontare i problemi reali degli italiani.
Si pronuncia “riforma della giustizia”, ma si declina come piano A,B,C,D per bloccare il processo Mills ed affini.
Serve uno scudo per permettere al premier di governare?
Forse qualcuno si è accorto in questi due anni che l’Italia ha un governo credibile, spot a parte?
A che serve poter governare se poi non se ne hanno le capacità e le idee?
A che servono i programmi se poi non vengono realizzati?
O forse governare serve invece per fare leggi che evitino i propri processi?
In quel caso basterebbe nominare premier, a turno, ciascun italiano che abbia pendenze con la giustizia: ognuno risolverebbe la propria situazione processuale con una legge ad personam.
Quando gli italiani aprono un quotidiano, non leggono come intenda in concreto il governo affrontare i temi della crisi, dell’economia, del lavoro, della disoccupazione giovanile che colpisce il 25% dei ragazzi e delle ragazze italiane, delle pensioni da fame, delle aziende che stanno per saltare in aria, degli artigiani che boccheggiano, delle famiglie che non hanno aiuti, delle coppie in cerca di una casa a un canone equo, della burocrazia che opprime, di una fiscalità esagerata, dei pessimi servizi pubblici.
Se va bene si parla di tagli, di riforme annunciate da 15 anni, della palla del federalismo spacciata per la panacea di tutti i mali.
Si parla del nulla, salvo l’argomento principe da due anni a questa parte: i processi del premier e quale sia la soluzione migliore per evitarli.
“E’ venuto il momento che l’Italia si dia una seria politica industriale nel quadro europeo, secondo le grandi coordinate dell’integrazione europea.
Ne abbiamo bisogno per l’occupazione e per i giovani, che oggi sono per noi il motivo principale di preoccupazione” ha detto ieri il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano.
Una voce che sembra arrivare da un altro pianeta, viste le priorità di questo governo, dove da quattro mesi viene persino lasciata vacante la poltrona del ministro dello Sviluppo economico, dopo le dimissioni di Scajola. Continua »
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Settembre 1st, 2010 Riccardo Fucile
UN VERO UOMO DI STATO NON SUBORDINA IL FUTURO DEL PAESE ALLA PROPRIA IMPUNITA’ PERSONALE ….SE IL CITTADINO NORMALE SI PRESENTA IN TRIBUNALE E SI DIFENDE DALLE ACCUSE, A MAGGIOR RAGIONE DOVREBBE FARLO CHI HA UNA CONCEZIONE DI DESTRA DELLA GIUSTIZIA
Ora si legge che dal “processo breve” si potrebbe passare al “processo lungo”: sarebbe l’ultima ipotesi emersa dal lungo vertice a casa Berlusconi di ieri, con la partecipazione del duo Alfano-Ghedini.
Obiettivo sempre lo stesso: fornire al premier uno scudo giudiziario per disinnescare i processi Mill e Mediaset che lo vedono imputato e che potrebbero riprendere a dicembre, in caso di sentenza di incostituzionalità del legittimo impedimento da parte della Suprema Corte.
Il processo breve non piace agli italiani, non solo ai finiani, perchè sarebbe una amnistia mascherata: per togliere il premier dall’imbarazzo di due processi, se ne farebbero saltare circa 400.000.
I finiani sono contrari in particolare alla norma transitoria, fatta su misura per Berlusconi, quella che taglia i processi in corso.
In pratica si sancisce un effetto retroattivo per favorire una sola persona.
Ora pare che il governo lavori su due ipotesi: o un colpo di forbice ai tempi di prescrizione di alcuni reati o una norma che impedisca l’utilizzo della sentenza della Cassazione sul processo Mills, in cui si certifichi la prescrizione dei casi di corruzione. Così i procedimenti potrebbero allungarsi fino alla prescrizione del reato.
Siamo alla più evidente delle contraddizioni: non ha più rilevanza lo scopo di ridurre i processi “nell’interesse dei cittadini”, esigenza virtuale dietro cui ci erano trincerati i berluscones per mesi, ora forse potrebbe essere meglio un “processo lungo” che finisca così in prescrizione.
Il processo lungo si basa su alcune ipotesi normative: poteri ridotti ai giudici nel respingere le richieste degli avvocati e le liste dei testi, divieto di utilizzare una sentenza passato un giudicato in un altro processo, riduzione del potere del pm sulla polizia giudiziaria.
Se invece si tornasse al processo breve, l’escamotage sarebbe quello di dimìnuire il tetto dei reati cui si applica da 10 a 8 anni, non al di sotto, altrimenti resta fuori la corruzione.
Poi concedere il processo breve solo agli incensurati.
Una ipotesi che ha fatto dire a Bocchino che “non se parla neppure, sarebbe un’evidente legge ad personam, ritagliata apposta per Berlusconi, che sfida qualsiasi rispetto di costituzionalità e di cui il premier non si assume neppure la responsabilità politica”.
Il percorso sarà ancora lungo, ma qui ci preme fare alcune considerazioni generali.
Il premier dice: “Sono un perseguitato politico, ho subito 106 processi, in tutti sono stato assolto, salvo due prescrizioni”.
Non è vero: i processi sono stati 16, di cui 12 già conclusi: in soli 3 casi è stato assolto, negli altri 9 si è salvato grazie alla prescrizione della pena e alla estinzione del reato ( le une e le altre decise da leggi da lui stesso fatte votare in parlamento).
Quattro sono ancora i processi in corso: il processo Mills per corruzione in atti giudiziari, quello sui diritti Mediatrade per appropriazione indebita, quello sui diritti tv Mediaset per falso in bilancio e quello romano per istigazione alla corruzione di due senatori.
Fatta questa premessa, ci chiediamo: quale regola vige per il comune cittadino quando viene citato in giudizio?
Presentarsi in tribunale, difendere e illustrare le proprie ragioni, cercare di dimostrare al giudice la propria innocenza.
Per una persona di destra, in particolare, che crede nella legalità e nelle istituzioni, dovrebbe essere un motivo in più per vedere tutelata e riconosciuta la propria onorabilità di fronte al mondo.
Un valore riconosciuto dovrebbe essere pertanto quello di difendersi “nel processo”, non “dal processo”. Continua »
argomento: Berlusconi, Costume, destra, Giustizia, governo, Parlamento, PdL, Politica, radici e valori | 2 commenti presenti »