Agosto 18th, 2010 Riccardo Fucile
D’ALEMA CHIEDE A BERLUSCONI DI RIFERIRE AL COPASIR CHE HA GIA’ APERTO UN’ISTRUTTORIA PER BOCCHINO CHE AVEVA DENUNCIATO PEDINAMENTI E MINACCE DI SCHEGGE DELL’APPARATO DEI SERVIZI…. COME MAI IL PREMIER NON HA MAI RIFERITO SULL’ATTIVITA’ DEI SERVIZI SEGRETI AL COPASIR, NONOSTANTE I RIPETUTI INVITI ?
L’ipotesi è che all’interno dei servizi segreti agiscano agenti “deviati” che confezionano
dossier da usare contro avversari politici.
Il Copasir non mollerà la presa, assicura il presidente Massimo D’Alema che reitererà la richiesta già sollecitata a luglio di un’audizione del premier. L’ultima polemica è stata avanzata dal commissario finiano Briguglio secondo la cui denuncia “colleghi parlamentari di area finiana sono stati spiati e filmati da pezzi deviati dei servizi segreti”.
Prossimamente Briguglio porterà all’attenzione del Copasir elementi a sostegno delle proprie accuse: circostanze, luoghi e nomi e sarà immediatamente avviata un’istruttoria come già avvenuto a maggio per quanto denunciato da Italo Bocchino, ovvero di aver subito minacce e pedinamenti da parte di “schegge di apparati che obbediscono a fini non leciti”.
In quell’occasione i contenuti dell’audizione sono stati secretati in attesa di “ulteriori e necessari approfondimenti”.
Briguglio è uso a fare nomi e li farà anche in questa occasione: “nei servizi operano oltre 5.000 persone, molte delle quali assunte negli anni. Fra i 5.000 agenti, ci sono alcuni riuniti in gruppi o fazioni che non lavorano per l’interesse istituzionale, ma fanno attività deviate”. Continua »
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Agosto 8th, 2010 Riccardo Fucile
IL GOVERNO NON HA NEANCHE I SOLDI PER I RINNOVI: DALLE QUESTURE E DALLE PREFETTURE ARRIVA L’ S.O.S….A FINE LUGLIO VIA GLI INTERINALI, A FINE ANNO GLI ASSUNTI COI CONTRATTI A TEMPO… DIETRO GLI SPORTELLI TORNERANNO 1.300 AGENTI SOTTRATTI QUINDI AL SERVIZIO
L’allarme circola da giorni tra prefetture e questure di mezz’Italia: “Senza di loro, saltano gli Sportelli unici”.
A rischio sono i precari assunti per le pratiche dell’immigrazione: 1.300 lavoratori a tempo determinato o interinali.
Un esercito di impiegati, alle prese ogni giorno con domande per sanatorie, decreti flussi, ricongiungimenti familiari, permessi di soggiorno.
Tutti in scadenza, però: a fine luglio via gli interinali, a fine anno i contratti a tempo determinato. Il governo esclude la stabilizzazione.
Le conseguenze? La paralisi burocratica, a meno di non togliere altrettanti agenti di polizia dalle strade e metterli dietro agli sportelli.
A mandare avanti gli Uffici immigrazione delle questure e gli Sportelli unici delle Prefetture sono infatti da anni i lavoratori precari.
La prima infornata avvenne nel 2003: per sveltire le pratiche della grande sanatoria seguita alla legge Bossi-Fini, vennero reclutati 650 lavoratori interinali.
Dopo tre anni e mezzo di rinnovi, nel 2007 arrivò il concorso per 650 contratti a tempo determinato.
Ora, dopo una proroga di un anno, il 31 dicembre 2010 tutti questi lavoratori scadranno: un incubo per loro e per gli oltre quattro milioni e mezzo di “nuovi italiani” che si affidano ogni giorno al loro lavoro.
Non solo.
L’8 gennaio 2010, il Viminale ha aperto le porte ad altri interinali: 650 nuovi impiegati, reclutati dall’agenzia GI Group e affiancati da quest’anno ai 650 precari di lungo corso, nelle prefetture più gravate dal lavoro. Continua »
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Agosto 8th, 2010 Riccardo Fucile
UNA LUCIDA E SPIETATA ANALISI DEL BERLUSCONISMO DELL’EX DEPUTATO DEL MSI… “NELLA PRIMA REPUBBLICA C’ERANO ALMENO STORIE POLITICHE E PERSONALI DEGNE DI RISPETTO”…UNA VISITA A MONTECITORIO TRA EX VELINE IN TACCO 12 E LEGULEI
Davanti a un macellaio toscano con la faccia di Verdini, sareste certi che il chilo di
bistecche che chiedete, pesi davvero un chilo?
Comprereste del vino da un oste con la faccia di Brancher, convinti che sia veramente fatto con l’uva?
Prendereste una vettura usata da un tipo con la faccia di Cosentino, senza sospettare che il contachilometri sia taroccato?
Vi consegnereste a un giudice con la faccia di Caliendo sicuri che sareste giudicati secondo legge e coscienza?
Affidereste una notevole somma di denaro a uno con la faccia di Scajola?
Mandereste vostra figlia sedicenne in vacanza da sola con uno con la faccia di Larussa?
Vi confessereste tranquillamente ad un prete con la faccia di dell’Utri?
Confidereste un segreto imbarazzante a uno con la faccia di Gasparri senza il dubbio che non vada subito ad informare i carabinieri?
Potremmo proseguire quasi all’infinito. Matteoli, De Gregorio, Ghedini, la Brambilla, etc. etc.
Unica eccezione Carlo Giovanardi. Lui e’ un cretino con la faccia da cretino. E’ pettinato come un cretino. Il solo rimasto in Italia a sostenere la tesi della bomba nella toilette dell’aereo di Ustica.
Una volta si diceva che ciascuno ha la faccia che si merita, e, loro, le facce che hanno se le meritano proprio tutte.
All’ingresso della sede romana del Pdl, campeggia, grande grande, una scritta: “donne e uomini liberi che vogliono rimanere liberi”.
Ci vorrebbe una piccola aggiunta: “o almeno latitanti”.
Nello sfascio nauseabondo della cosidetta seconda Repubblica, assai peggiore della prima, dove, almeno apparentemente, c’erano storie politiche e personali degne di rispetto, emerge in modo prepotente, tutto il disastro della societa’ italiana, dello Stato, della nazione, di un intero popolo.
Un popolo avvilito, rassegnato, molto spesso complice.
Ubriacato dagli idoli televisivi, dalle mode che gli vengono imposte, dai simboli materiali dei quali non riesce piu’ a fare a meno, dagli esempi di straccionismo morale e materiale che gli vengono ogni giorno offerti come modelli, dal progressivo abbattimento di tutti gli argini morali collettivi, ancor piu’ importanti di quelli personali (per i quali almeno c’e’ il codice penale, mentre per quelli che riguardano l’intera societa’, c’e’ soltanto l’assuefazione), dallo smantellamento di ogni forma di tutela sociale imposto dalla globalizzazione, che e’ solo il lato economico di una politica di respiro mondiale.
Vi imponiamo la “nostra” liberta’, la “nostra” democrazia, le “nostre” leggi e, se non siete d’accordo, vi bombardiamo, vi invadiamo, vi facciamo governare da politici corrotti, nostri servi.
Se reagite, vi trattiamo da terroristi.
Trenta o quarant’anni fa’, se fossero accadute meta’ delle cose che oggi stanno capitando, con la Fiat e tutte le altre “imprese” (ma ormai sono quasi tutte divenute delle finanziarie nelle quali l’aspetto industriale e’ secondario), le strade si sarebbero trasformate in campi di battaglia.
C’e’ quasi da rimpiangerli quei tempi!
C’era vita nel paese, il sangue scorreva ancora nelle vene degli italiani, le passioni erano ancora vive e pulsanti.
Oggi ci si limita a qualche “civile protesta”, si sale sui tetti, ci si rifugia in qualche isola.
E se qualcuno tenta di incazzarsi sul serio, come e’ accaduto per i terremotati dell’Aquila, resisi finalmente conto di aver fatto da comparse negli spot televisivi del “caimano sdentato”, ecco il manganello.
Volete addirittura passare davanti al “palazzo delle mignotte” del cabarettista di Arcore?
Il potere sa che ci saranno poche reazioni.
Persino i “centri sociali” se ne stanno buoni; i “fascisti sociali” sono ormai sistemati: chi con Alemanno, chi con Romagnoli, chi con Storace, chi con “Forza Nuova” che pensa solo alle guerriglie di quartiere, con gli omologhi dell’ultra sinistra, o agli immigrati che puzzano e danno fastidio e, il piu’ delle volte, non reagiscono.
Ah! Se potessero tornare indietro i vecchi dirigenti (quasi tutti defunti) della sinistra, i “comunisti” come li chiama l’impasticchato di Palazzo Chigi. Continua »
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Agosto 7th, 2010 Riccardo Fucile
ALLA CAMERA IL PREMIER NON POTRA’ MAI ANDARE OLTRE I 307 VOTI SENZA IL PERMESSO DI FINI CHE TIENE ANCHE IN PUGNO DUE COMMISSIONI VITALI: GIUSTIZIA ALLA CAMERA E FINANZE AL SENATO, OVVERO LEGGI AD PERSONAM E FEDERALISMO…PISANU: “MI OPPORRO’ AL VOTO ANTICIPATO, IN PARLAMENTO TANTISSIMI I CONTRARI”… E SILVIO NON POTREBBE USARE NEANCHE IL SIMBOLO ATTUALE DEL PDL
Si riuniscono spesso, in misura inversamente proporzionale alle possibilità che hanno di
uscire dal cul de sac in cui sono andati ad infognarsi.
I vertici di corte non sortiscono effetti, salvo dichiarazioni roboanti dei capibastone, sintonizzate all’unisono sui vecchi 75 giri da bancarella dell’usato insicuro: “il governo ha i numeri”, “al primo ostacolo si andrà alle urne” e via apicellando.
Vediamo di approfondire i vari aspetti:
1) Il governo ha i numeri o li dà ?
Se al Senato (per ora, e sottoliniamo per ora) il governo ha ancora una maggioranza di 2-3 unità , alla Camera il voto su Caliendo ha dimostrato che, in caso di braccio di ferro con i finiani, il centrodestra non potrà mai superare i 305-307 voti, calcolando anche tutti gli assenti di mercoledì scorso, rispetto a quota 316, il minimo previsto per la sopravvivenza.
Quindi o Silvio tratta con Fini o non passa nulla, anche alla luce del fatto che altri deputati sono rimasti coperti finora, ma sono schierati con Fini.
Pertanto la disfatta sarebbe tragica.
2) Altra cosa di non poco conto: i finiani controllano due commissioni, quella della Giustizia alla Camera (presidente la Bongiorno) e quella delle Finanze al Senato (presidente Baldassarri), nel senso che a seconda di come si schierino creano una maggioranza.
E avendo competenza la Commissione Giustizia su leggi tipo il “processo breve” e quella delle Finanze sul federalismo, potete immaginare quali ostacoli potrebbero porre per bloccare tutto.
Non saranno quindi giustizia o federalismo il terreno adatto per Silvio per sfidare Fini, altrimenti viene asfaltato.
3) A questo punto il governo potrebbe a settembre chiedere un voto di fiducia alla Camera: nessun problema, Fini vota a favore e Silvio rimane inchiodato nella foresta vietnamita fin che vuole il Gianfri.
Si dimette lo stesso? Trova un altro pretesto per dimettersi?
Bene, sale da Napolitano che lo invita a sottoporsi al voto di fiducia, come da prassi.
O rinegozia il programma con Fini e si arriva a ad un accordo pesante a favore di Fini o il presidente della Camera può rivotare a favore e Silvio rimane col cerino in mano.
4) Poniamo che alla fine Berlusconi si dimetta irrevocabilmente: non è lui che decide di tornare alle urne, può solo proporlo, ma è Napoltano che decide.
Se esiste una maggioranza che non vuole tornarci (e i numeri dicono che potrebbe esserci) al voto non ci si va.
Se esiste un accordo numericamente adeguato su un governo tecnico si va a un governo tecnico.
A quel punto Silvio resterebbe senza carica ed esposto ai giudizi del tribunale di Milano, qualora la Corte costituzionale a ottobre decidesse per l’incostituzionalità delle norme sul legittimo impedimento. Continua »
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Agosto 6th, 2010 Riccardo Fucile
IL SINDACO DI BORDIGHERA, GIOVANNI BOSIO, ACCUSA GIULIO VIALE, EX ASSESSORE DELLA CITTA’ E PADRE DI SONIA, NOMINATA DA POCO SOTTOSEGRETARIO ALL’ECONOMIA, DI AVER CHIESTO PER LA FIGLIA I VOTI CHE ORA DEFINISCE “MAFIOSI”… IMBARAZZO NELLE FILE DEL CARROCCIO
La Riviera dei fiori è sempre nell’occhio del ciclone politico-giudiziario per via delle
infiltrazioni dell ‘ngrangheta nella vita amministrativa della città , da Sanremo a Bordighera.
In quest’ultima località il sindaco Bosio, in una intervista al quotidiano indipendente ligure “Secolo XIX”, oggi replica a una precedente intervista in cui l’ex assessore leghista Giulio Viale aveva detto di essersi reso conto che “almeno quattro in giunta avevano rapporti di collaborazione elettorale con la famiglia Pellegrino”.
Mentre gli arresti connessi all’indagine in corso sono arrivati a otto, il sindaco Giovanni Bosio oggi lancia un preciso atto di accusa al padre di Sonia Viale, sottosegretario all’Economia per la Lega.
“Viale? Un ipocrita, che quando è venuto il momento di sponsorizzare sua figlia, candidata alle Europee, ha chiesto i voti che ora definisce mafiosi a tutti gli assessori e i consiglieri del Pdl”.
Giulio Viale in precedenza aveva accusato Bosio e alcuni assessori di essersi dedicati a “una caccia esasperata di preferenze, accettando pacchetti di 50 voti alla volta da persone poi finite sotto custodia cautelare”.
Il riferimento è a quello che la Procura di Sanremo chiama il clan Pellegrino, facente capo agli omonimi fratelli imprenditori del movimento terra.
Tre di loro sono finiti in carcere a giugno, insieme ad altre cinque persone. Bosio nell’intervista attacca Viale definendolo “un opportunista ipocrita, più interessato al suo tornaconto personale che al bene della città “.
E poi l’attacco preciso sulla figlia sottosegretario leghista: “le divergenze con Viale sono iniziate proprio in occasione della candidatura della figlia alle elezioni europee. In quella circostanza, i voti del Pdl che ora definisce mafiosi gli andavano più che bene, dal momento che li ha richiesti a tutti i consiglieri ed assessori dai quali ora si sente in dovere di prendere le distanze”. Continua »
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Agosto 6th, 2010 Riccardo Fucile
IL PREMIER HA PAURA CHE FINI AUMENTI I CONSENSI E SI ORGANIZZI SUL TERRITORIO, MA AL TEMPO STESSO TEME SIA NAPOLITANO CHE LE ELEZIONI… FINI LO ASPETTA AL VARCO DEL PROCESSO BREVE… I NUMERI PER UN GOVERNO TECNICO POTREBBERO TROVARSI
Silvio non vorrebbe dare nè tempo nè spazio a Fini: i parlamentari di “Futuro e Libertà ” dovevano essere solo 10 e sono diventati 45, vatti a fidare dei caporali di giornata dell’ex An che lo avevano assicurato.
Silvio ha passato gli ultimi giorni a cercare di tamponare la falla delle fuoriuscite, promettendo mari e monti a tutti, ma i risultati sono sconcertanti. Molte offerte per entrare nel consiglio di amministrazione della premiata ditta aziendale forzaleghista sono state respinte al mittente: non solo non ha recuperato finiani, ma sta per perdere una decina di forzisti.
I sondaggi danno il Pdl in caduta libera e Fini avanza numericamente nel Paese e in parlamento: che fare?
La battuta fatta dal premier a uno dei tanti vertici di partito e che gira alla Camera “dobbiamo uccidere il bambino nella culla”, esprime più preoccupazione che determinazione.
E’ vero che Fini ha dimostrato, con l’astensione sulla mozione di sfiducia a Caliendo, che la maggioranza non c’è più (299 voti contro i 316 necessari), ma soprattutto che essa adesso diventa soggetta ai voleri di Fini.
Se a settembre Fini fa passare qualche legge, come ci si può dimettere?
E se decide di non votare ad esempio il processo breve, l’argomento del contendere e della rottura diventerà quello che deciderà Fini, non Berlusconi. Col rischio che sulla legalità il premier ne esca con le ossa rotte, vista la sua propensione alle leggi ad personam.
Presentarsi dimissionario al Quirinale? Fini lo sfida: “Salga al Quirinale e si dimetta, poi vediamo cosa succede”.
Il presidente della Camera non molla: “rispetteremo l’accordo sottoscritto con gli elettori, votando a favore dei provvedimenti indicati nel programma, gli altri no”.
Non è lui che va fuori dal seminato, è Berlusconi.
E se Napolitano gli riaffida l’incarico e Fini lo vota, come ne esce?
Peggio ancora se il Capo dello Stato lo affidasse ad altri, verrebbe meno per lui lo scudo per sottrarsi ai giudici di Milano. Continua »
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Agosto 5th, 2010 Riccardo Fucile
MORONI: “LA BATTAGLIA GARANTISTA NON PUO’ ESSERE CONFUSA CON L’IMPUNITA'”….CONTINI: “MI HANNO OFFERTO DI TUTTO PUR DI NON LASCIARE IL PDL”…. MUSSO: “SERVE UN PARTITO SERIO SENZA SCANDALI E SENZA ZOCCOLE”…. TRE PERSONE PERBENE DICONO ADDIO AL PDL
Per molti parlamentari del Pdl è arrivato il momento delle scelte, talvolta anche dolorose: schierarsi contro il premier è comunque un atto di coraggio, soprattutto perchè non c’è nulla da guadagnare, solo da perdere.
Anche in termini di immagine personale, killerati anche nel personale dalle trippe (truppe presuppone già una nobiltà di cui sono privi) scelte del feudatario.
Dalla Perina a Bocchino, da Menia a Granata, da Barbareschi alla Contini e via diffamando: come uno si schiera con Fini, dai giornali di centrodestra inizia la campagna di sputtanamento personale, una cosa vergognosa per un Paese civile.
Incapaci di contrastare le tesi politiche di Fini sul terreno socioculturale, dove sarebbe legittimo criticarle, avviluppati alla “banda del buco” bossiana cui cedono pagine intere dei giornali di regime per spacciare il nulla prodotto dalla Lega per grandi contributi alla causa, i killer dalla mira sbagliata fanno persino titoli acchiappagonzi che non trovano poi riscontro nel testo dell’articolo.
Diffamate, diffamate che qualcosa resterà , è la parola d’ordine: anche senza riscontri, anche senza prove, anche senza testimoni, tutto è consentito quando il mandante paga profumatamente.
Persino i sondaggi sono diventati ad personam in un delirio di onnipotenza . Se un finiano viene fotografo con la spesa fuori da un supermercato, sicuramente sarà scappato senza pagare il conto, se invece è in prossimità di una banca certamente starà preparando una rapina.
E il tutto a difesa non di persone oneste, ma di corrotti, condannati per mafia, di una marea di inquisiti, collusi, concussi, di condannati per reati comuni (una trentina siedono in Parlamento nelle file del Pdl), di puttanieri e cortigiani-.
Ieri abbiamo assistito a un fatto che sarebbe inaudito in qualsiasi governo di destra europeo: un ministro della Giustizia che difende un inquisito attaccando la magistratura, proprio lui che la dovrebbe rappresentare.
Ben ha detto Chiara Moroni, lasciando il Pdl per Fini: “la battaglia garantista non piò essere confusa con l’impunità , certe frequentazioni sono inammissibili, Caliendo doveva dimettersi”. Continua »
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Agosto 5th, 2010 Riccardo Fucile
DOVEVA APRIRE LA CRISI E ANDARE DA NAPOLITANO NON AVENDO PIU’ LA MAGGIORANZA ALLA CAMERA…ALLA FINE LA PAURA DELLE ELEZIONI HA DIMOSTRATO DI AVERLA LUI…NAPOLITANO E’ A STROMBOLI, FINI VA TRANQUILLO IN VACANZA E SILVIO RESTA CON GASPARRI E BOSSI A GIOCARE CON IL PALLOTTOLIERE
La seduta per discutere la mozione di sfiducia a Caliendo era in realtà iniziata con 24 ore di anticipo e la spada di Damocle delle dichiarazioni di Berlusconi: “Voglio 316 No alla sfiducia o si va subito alle urne”, con l’evidente scopo di forzare il clima politico, dopo l’annunciata astensione dei finiani, dell’Udc, dell’Api e dei repubblicani.
In pratica il rischio era che non si arrivasse a 316 voti, il minimo per garantire al governo una maggioranza.
“Dobbiamo colpire Fini ora, prima che si organizzi sul territorio” era stato il suggerimento dei falchi ex An e di qualche kamikaze forzista.
Ma al di là delle dichiarazioni bellicose di facciata, il dubbio ha cominciato a insinuarsi tra le file pidielline: persino un ortodosso come Osvaldo Napoli aveva ammesso che “quando si va a votare, si sa come inizia e non si sa come finisce”.
Ma ci sono altri motivi inconfessabili che stavano emergendo, ora dopo ora.
1) i sondaggi riservati (quelli veri, non quelli taroccati che vengono passati sui media) sono tutt’altro che rassicuranti per il Pdl, in costante calo.
2) tra le file piedielline si dà per scontato che Fini potrebbe arrivare a una percentuale a doppia cifre e, qualora si formasse una cordata con Casini e altri soggetti politici, potrebbe sfondare il muro del 20%, con un Pdl ridotto al 27%
3) se la sinistra mettesse un campo un ticket Vendola-Chiamparino, impostando una campagna elettorale sulla questione morale, potrebbe andare incontro a un miglioramento
4) L’unico alleato rimasto al Cavaliere, ovvero la Lega, teme che elezioni possano segnare la fine del suo potere di ricatto nei confronti del premier, aprendo nuovi scenari che li vedrebbero nel ruolo di gregari e non più di protagonisti.
5) Nel Pdl c’è il rischio della “grande fuga”: girano nomi di oltre dieci nuovi aderenti a “Futuro e Libertà ” di area forzista (Chiara Moroni è solo un avamposto).
E poi rimane il timore del premier di rimanere “prigioniero politico” di Fini. Perchè i casi sono due, in caso di apertura della crisi: o Napolitano ridà l’incarico a Silvio o prova altre strade.
Nel primo caso Fini ha sagacemente detto che lo voterebbe e a questo punto il premier rimarrebbe prigioniero politico di Fini fino alla consumazione o fino a quando il Gianfri non deciderà di staccare la spina.
Se ha i voti, Silvio deve governare, come fa a rifiutare? Continua »
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Agosto 4th, 2010 Riccardo Fucile
LA RIUNIONE DI 88 DEPUTATI TRA FUTURO E LIBERTA’, UDC, API E MPA SEGNA UNA SVOLTA IN PARLAMENTO…. SBAGLIATO PARLARE DI UN TERZO POLO CENTRISTA PERCHE’ NON C’E’ UNA DESTRA AL GOVERNO, SOLO UN PARTITO DEGLI AFFARI… FINI SI ASTIENE SU CALIENDO PERCHE’ IL CAMPIONATO NON SI VINCE IN UNA PARTITA, SOLO DI PIETRO FA FINTA DI NON CAPIRLO
Sul caso Caliendo ha detto parole intelligenti Eugenio Scalfari nell’editoriale di domenica su “Repubblica”: in sintesi il “vecchio saggio” della sinistra italiana ha rimbrottato Di Pietro e Vendola che non sanno far altro che chiedere elezioni anticipate per “interessi di bottega”.
Scalfari fa notare che se si andasse a votare ora, con le divisioni che permangono nella sinistra, si farebbe solo un favore a Berlusconi.
Reclamare tafazzianamente il mito del voto vuol dire non comprendere che l’elettore da un lato non vede a sinistra ancora un’alternativa credibile al premier, dall’altro subire le conseguenze di un monopolio dei media tv in atto da mesi.
Scalfari quindi ritiene che al voto si debba andare dopo un periodo di governo tecnico e istituzionale che faccia decantare i miti berlusconiani e la sua longa manus su quasi tutti i Tg nazionali.
Non a caso i falchi del Pdl e Lega ogni giorno minacciano elezioni anticipate, un po’ per farsi coraggio, un po’ per intimidire i peones trasversali che temono per la loro pensione, un po’ perchè si illudono che Napolitano le conceda senza battere ciglio.
Speravano in fondo che i finiani votassero la sfiducia a Caliendo, ma il Gianfri non è fesso, sa di avere la golden share sul futuro del governo, ma non ha certo fretta, il tempo gioca a suo favore.
La si pensi come si vuole sul presidente della Camera, ma è indubbio che quanto ad abilità nel muoversi sembra la cavalleria contro un fante sfiatato. Ha già assestato i colpi necessari, non si gioca la crisi su Caliendo quando a ottobre può giocarsela sul processo breve, magari unito a qualche nuovo scandalo che potrà colpire quel Pdl che sembra sempre più un “partito della libertà vigilata”.
Ma Fini non ha rinunciato comunque a una mossa strategica: poteva astenersi coi suoi 33 deputati che Berlusconi non è riuscito a comprare, invece ha preferito coinvolgere Casini coi suoi 39, l’Mpa con 5, l’Api con 8 e i repubblicani con 2..
Totale: uno schieramento di 87 deputati definita “area di responsabilità ” e che promette di creare altri problemi al governo.
Con uno schieramento più ampio alle spalle, cresce la credibilità di Fini e diventa più facile aggregare altri transfughi del Pdl in un contenitore nuovo che garantisce più possibilità .
Più diminuisce il consenso al governo (e ciò accade nonostante i sondaggi taroccati che ci elargisce il premier), più l’elettorato moderato, di destra ma anche di sinistra, troverà uno sfogo elettorale credibile in un terzo polo “antagonista”, più il premier si vende alla Lega più aumenterà il consenso per Fini al centro sud, più il Pdl dimostrerà di proteggere gli inquisiti più si comprometterà .
Immagino già che qualcuno potrebbe obiettare: ma della destra cosa rimane? Provocatoriamente verrebbe da rispondere: sempre più di quello che attualmente esprime il governo attuale che di destra non ha nulla. Continua »
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