Aprile 26th, 2010 Riccardo Fucile
IL 64% DEGLI ITALIANI LO RITIENE IL VINCITORE DELLO SCONTRO IN TV… “VOLETE VIETARE AI MIEI DI PARTECIPARE ALLE TRASMISSIONI? ALLORA IN TV ORA CI VADO IO”… IERI OSPITE DI LUCIA ANNUNZIATA, MARTEDI A BALLARO’…”CON NOI DOVRANNO FARE I CONTI, SENZA DI NOI NULLA POTRA’ ESSERE PIU’ DECISO”… LA LEGA ORA HA PAURA
L’analisi del politologo Carlo Galli è impietosa: “Bossi ha capito subito chi è
uscito vincitore dallo scontro fatale tra Berlusconi e Fini: lo sfregio al corpo mistico del Capo lo ha indebolito sul decisivo piano simbolico. Fini avrà un prestigio, una capacità di iniziativa politica che lo renderanno pericoloso punto di riferimento e di coagulo di ogni malumore e di ogni scontento all’interno del Pdl. Quel dito puntato e quel dare sulla voce in diretta tv hanno sconsacrato Berlusconi e renderanno più difficile il cammino parlamentare delle leggi sul processo breve, sulle intercettazioni, sui decreti attuativi del federalismo fiscale, ovvero delle materie che interessano solo Berlusconi e Bossi”.
Se qualcuno avesse dei dubbi su chi è uscito meglio dal duro confronto in direzione nazionale, un sondaggio Sky lo indica chiaramente: il 64% degli italiani ha detto Fini, solo il 36% Berlusconi.
Piccola osservazione: dato che l’elettorato di sinistra non arriva attualmente neanche al 45%, se anche tutti costoro avessero indicato vincitore Fini, vorrebbe dire che il restante 20% va ricercato nell’ambito degli elettori di centrodestra.
Vorrebbe cioè dire che il 40% dell’elettorato del Pdl ha dato ragione a Fini.
Qualcuno si stupisce?
Andiamo in loro soccorso con altri tre sondaggi: tutti danno Fini tra il 6 e il 9% subito, anche se già domani fondasse un nuovo partito, solo sulla fiducia e sulle tesi che porta avanti, dato che fa già tremare i berlusconiani.
Ma la cosa ancora più significativa è che un altro 38% di italiani (sondaggio Demos) dichiara “potrei votarlo”: se solo 2 su 10 di costoro decidessero in tal senso, Fini volerebbe al 15%.
L’analisi Demos, molto dettagliata, rivela che Fini pescherebbe il 26% degli elettori “certi” e anche di quelli “possibili” nel Pdl e il 20% dei “certi” nella Lega.
Quest’ultimo dato sembra strano, ma non lo è: vi sono elettori di centrodestra che attualmente votano Lega per non votare Berlusconi o il governo, un sistema per evitare di votare la sinistra. Se esistesse l’alternativa Fini, dicono, voterebbero certamente per lui.
Altro dato: il 33% di chi voterebbe certamente Fini sono gli elettori indecisi, mentre alta è la provenienza di sinistra e di centro di chi potrebbe votarlo.
In base a questi elementi si delinea la strategia di Fini che guarda a un partito “diverso”, capace di restituire un’immagine seria a una destra moderna, aperta al confronto e al dialogo, fondata sulla legalità , la giustizia e la socialità .
E un equilibrio tra Nord e Sud. Continua »
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Aprile 25th, 2010 Riccardo Fucile
IL BRACCIO GIURIDICO DI FINI, L’ANTI-GHEDINI CHE RISPETTA I GIUDICI, CHE RICORDA BORSELLINO E DIFENDE I VALORI DELLA DESTRA E’ DIVENUTA “LA NEMICA DA CACCIARE” … SI OPPONE ALLE LEGGI AD PERSONAM, ALLA REINTRODUZIONE DELL’IMMUNITA’, AUSPICA UNA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA PER TUTTI, NON A SECONDA DEGLI INTERESSI: A QUANDO L’INTERDIZIONE?
Avvocato, palermitana, classe 1966, fondatrice con Michelle Hunziker di una onlus per assistere le donne vittime di maltrattamenti, considerata una dei migliori legali del nostro Paese, Giulia Bongiorno è un punto fermo di Fini nella battaglia contro il pensiero debole dominante nel Pdl.
Rappresenta il ritorno della legalità , del senso dello Stato, del rispetto per Borsellino e Saviano, della lotta alla corruzione.
Nella sua veste di presidente della Commissione Giustizia e come consigliera giuridica di Fini, ha avuto scontri feroci con Ghedini, l’avvocato del premier. Essendo una donna di carattere, professionalità e personalità , i falchi berlusconiani la odiano perchè non si fa mettere i piedi in testa da nessuno.
E’ noto che Berlusconi sta studiando il modo per cacciarla dalla presidenza, in quanto metterebbe “i bastoni tra le ruote” in commissione alle sue leggi personali.
Lei ribatte: “il dibattito è centrato su Berlusconi, ma la riforma deve essere per tutti”.
La distanza tra la Bongiorno e Berlusconi è grande: per Giulia la giustizia “deve essere riformata in toto, non a macchia di leopardo, a seconda degli interessi di qualcuno”, la riforma “va cercata sempre con l’opposizione”, sull’immunità parlamentare frena.
Pensa sia utile velocizzare i tempi dei processi, ma senza sacrificare pezzi di giustizia, è d’accordo sulla separazione delle carriere dei magistrati, ma i pm non devono poi rispondere ai politici. Continua »
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Aprile 24th, 2010 Riccardo Fucile
I SILENZI DI TROPPI, LA CONVENIENZA DI MOLTI, IL CORAGGIO DI POCHI
Riprendiamo un articolo di Flavia Perina, direttore del “Secolo d’Italia”, che riteniamo di estrema attualità e interesse
I numeri sono chiari, e adesso si può cominciare a parlare di politica.
Nel “mare magnum” delle dichiarazioni degli “ex colonnelli”, l’argomentazione che più colpisce l’abbiamo trovata ieri in un’intervista a Giorgia Meloni (ma il giorno prima era evocata in quella di Ignazio La Russa, e Maurizio Gasparri ne ha fatto da tempo un suo cavallo di battaglia).
È la “questione ideologica”, quella che Giorgia sintetizza dicendo: «Io ho una storia, fatta di An, destra, giovani, conservatorismo etico», una storia «che va difesa», quasi che Gianfranco Fini fosse al di là di quella storia, o addirittura se ne fosse messo al di fuori.
Come ha spiegato, appunto, Gasparri: «Il problema vero è che io sono rimasto sulle posizioni che abbiamo sempre espresso: lui invece è diventato un innovatore, ha cambiato idea su tante cose».
Per poi chiedersi: ma se un capo di partito cambia idea, dirigenti e militanti devono adeguarsi?
Adesso che i posizionamenti politici sono trasparenti, che ci si è schierati pro e contro, questo è il primo argomento su cui essere trasparenti.
Crediamo, ad esempio, che abbia fatto molte più cose “di destra” la finiana Giulia Bongiorno fermando, correggendo o limando provvedimenti come la prescrizione breve (che avrebbe cancellato 600mila processi), piuttosto che tutti gli ex An (noi compresi) messi insieme.
Senza la sua competenza e determinazione avremmo mortificato le forze dell’ordine che su quei 600mila casi hanno indagato, schiaffeggiato le vittime che hanno speso tempo e quattrini per avere giustizia, probabilmente premiato i colpevoli.
Chi si fregia del titolo di difensore dei valori della cosiddetta “vera destra” dovrebbe spiegarci a quale punto della graduatoria mette la legalità .
E a quale il senso dello Stato e dell’interesse nazionale, e un’idea repubblicana che non si basi sulla sopraffazione dei più deboli ma sulla garanzia di un diritto uguale per tutti.
Ecco, se è naturale che a un ex Forza Italia venga in mente, ad esempio, di dichiarare che si deve fare «la riforma istituzionale che ci conviene di più», non è normale che un’idea così sia sostenuta da uno “di destra”. Continua »
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Aprile 23rd, 2010 Riccardo Fucile
FINI REPLICA: “CREDE DI ESSERE IL PADRONE DELL’ITALIA, MA SI SBAGLIA DI GROSSO, CI RIVEDIAMO ALLA CAMERA, NON GLI FARO’ PASSARE NULLA, E’ UN UOMO FINITO E NON LO SA ANCORA”…. I SERVI LUCIDANO PER L’ULTIMA VOLTA LA STATUA EQUESTRE DEL PREMIER
Non si tratta solo di due figure politiche che non si sopportano più, ma di due culture
politiche differenti e quindi inconciliabili.
Per Silvio il governo è una monarchia assoluta, con una corte di lacchè e stonati suonatori di clarine sfiatate, dove il congiunto che non si prostra ai suoi piedi viene punito con l’esclusione dall’asse ereditario.
Non ammette dissensi, defezioni e critiche: vive nell’ossessione dei sondaggi taroccati che lo devono vedere sempre oltre la soglia di quelli del giorno prima.
Si addormenta con i risultati del sondaggio Ghisleri come un pupo con la favola di Biancaneve.
Lui deve essere il leader più gradito al mondo, le cose anche banali diventano miracoli laici, l’unico suo cruccio è che qualche “comunista” abbiamo bloccato le percentuali di valutazione di gradimento alla soglia del 100%, altrimenti lui andrebbe sicuramente oltre.
Ieri qualcuno non solo ha osato ribellarsi alle regole di corte, ma si è persino permesso di contestargli l’operato.
Sono crollati i presunti capisaldi della linea politica del partito: Fini ha bocciato il federalismo fiscale, ha stroncato le leggi ad personam, ha parlato di amnistia mascherata, ha preso le distanze sull’immigrazione, ha parlato di Unità d’Italia, di lavoro, occupazione, economia, meridione.
La statua equestre del premier ha cominciato a barcollare, proprio in diretta di quella Tv dei lustrini che lui ha creato.e su cui ha fondato l’impero.
A nulla è valso il conforto dei traditori neo-aennini che lo rincuoravano, spendendo elogi e leccate, dalle associazioni di reduci di via Mancini fino alle identitarie della Garbatella, dai sociali ex contestatori di Bush fino a chi ha fatto carriera solo per il cognome che porta.
Neanche una poesia sula “coerenza dei servi” recitata dall’ex comunista Bondi gli ha fatto tornare il sorriso.
Si stava consumando lo psicodramma del tentato regicidio.
Dall’altra parte un Fini che per la prima volta in via sua ha dimostrato di avere coraggio e lucidità .
Ha colpito scientificamente per fare male, in un contesto non favorevole.
E ha solllevato problemi politici veri, seri, concreti.
Cerchiamo qua di essere chiari: si è voluto fondere due partiti (del 28-30% e del 12%) più altri minori.
Il risultato alla prima prova è già stato negativo: invece del 40%-42% che avrebbe dovuto raccogliere, il Pdl, alle politiche nel 2008, raggiunse solo il 37,2%.
Nel 2009 alle Europee si perdono 2.000.000 di voti e si scende al 35,2%. Poche settimane fa, alle regionali, spariscono altri 2.000.000 di elettori e si cala al 32% (considerando anche tutte le liste possibili dei governatori). Continua »
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Aprile 22nd, 2010 Riccardo Fucile
E’ QUASI ROTTURA: “NON SONO UN TRADITORE E NON TACCIO, SIAMO DIVENTATI LA FOTOCOPIA DELLA LEGA, SULL’IMMIGRAZIONE DICO LE COSE CHE DICE IL PPE IN TUTTA EUROPA”… “ATTENTI AL CENTRALISMO CARISMATICO, AVERE IDEE DIVERSE E’ LECITO, LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA NON E’ CREARE SACCHE DI PRIVILEGIO PER QUALCUNO”…. “SULLE CELEBRAZIONI DELL’UNITA’ D’ITALIA IL PDL NON HA UNA PROPOSTA PERCHE’ ALLA LEGA DA’ FASTIDIO, QUANTO COSTERA’ IL FEDERALISMO FISCALE?”
Alla fine del “discorso della sua vita”, il presidente della Camera, Gianfranco Fini, è
conscio di aver fatto il proprio dovere.
Ha parlato per oltre un’ora di politica a un partito che per la prima volta ha dovuto ascoltare non spot o barzellette, ma questioni reali e persino ideali.
Un terreno su cui il premier non è abituato a scendere, avvezzo più ai predellini da imbonitore mediatico.
Per non parlare della corte dei miracolati che lo circonda, novelli caporali di giornata e di maggiordomi in livrea, per cui la politica si traduce solo in occupazione di poltrone, in piena sintonia con le truppe padane.
Per Berlusconi qualsiasi critica sono un oltraggio alla sua presunzione, qualsiasi osservazione un fastidio, qualsiasi rilievo un delitto di lesa maestà : livido e contratto, insofferente e nervoso, mentre Fini lo stringeva all’angolo semplicemente con le osservazioni che gli avrebbe fatto l’elettore medio di centrodestra in buona fede.
Sintetizziamo l’intervento di Fini che esordisce dicendo che si tratta di “una riunione indispensabile per fare chiarezza, mentre c’è chi tenta di nascondere la polvere sotto il tappeto”.
E continua: “E’ possibile avere opinioni diverse, io dico quello che penso e lo faccio da mesi: per questo sono stato oggetto di campagne giornalistiche vergognose da parte di giornalisti pagati da familiari del premier. Non è alto tradimento uscire dal coro e dire che non va tutto bene, occorre stare attenti al centralismo carismatico, se si critica qua si passa per sleali, ma io le cose te le dico in faccia”.
Poi un affondo: “Non siamo in cerca di potere, anzi chi è con me ha messo in conto di perdere qualcosa, ma oggi è la giornata della svolta, da oggi le cose cambiano: c’è una maggioranza che condivide tutte le cose fatte da Berlusconi e una minoranza che non le condivide”.
Fini inizia a entrare nei dettagli: “Il Pdl al nord non è andato affatto bene, inutile nasconderlo”.
“Sull’immigrazione dico le cose che dicono tutti i partiti popolari europei, dire altro significa solo compiacere la Lega. Al nord siamo diventati la fotocopia della Lega, non abbiamo identità . Appiattirsi sulle posizioni di Bossi è pericoloso e il centro sud è preoccupato”. Continua »
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Aprile 22nd, 2010 Riccardo Fucile
“NON AVRA’ I VOTI E SI RITROVERA’ CON UN GOVERNO ISTITUZIONALE E ALLE PRESE CON LA GIUSTIZIA”… BERLUSCONI IN PREDA ALL’IRA: PER LUI E’ INCONCEPIBILE NON SOLO AVERE IDEE DIVERSE, MA ANCHE SOLO IDEE
Cresce la tensione mentre è iniziato all’Auditorium la Direzione nazionale del Pdl: quell’organismo che, fosse stato per il premier, non si sarebbe mai creato, tanto quando decide lui deve andare bene a tutti.
Un Berlusconi furibondo che prepara la vendetta, ma che rischia grosso, circondato da una corte di miracolati che invece che provare a farlo ragionare lo incitano a farsi autogol.
Siamo arrivati al punto che faranno parlare Fini alle 13, dopo l’introduzione del premier e la celebrazione della “sconfitta elettorale”, fatta passare per vittoria, da parte dei tre coordinatori (persi 2.500.000 in un anno, 4.000.000 in due anni, discesa al 32%, dal 37,2% delle politiche e dal 35,3% delle europee).
Una sceneggiata patetica volta a “umiliare” il presidente della Camera, reo del delitto di lesa maestà e di porre questioni politiche, il fatto di porre il suo intervento dopo persino quelli di Giovanardi e Rotondi.
Il “maestro dell’eleganza”, quello che sosteneva che “a palazzo Grazioli non poteva succedere nulla di inelegante in mia presenza perchè io sono il massimo dell’eleganza”, getta ormai la maschera.
Fini ha accolto con soddisfazione l’ennesimo insulto e la mancata risposta ai problemi politici da lui sollevati, confidando ai suoi fedelissimi: “Silvio non ha ancora capito che non ci penso proprio a scendere a patti con lui. E se vado via mi porto fuori dal partito anche i suoi…Si troverà senza voti in parlamento, con un governo istituzionale e alle prese con la giustizia”
Come dire: o il Pdl si dà un progetto che prescinde dal cesarismo e diventa un moderno partito di destra europea, attento al sociale e alle riforme vere, o non c’è futuro.
Fini rischia, ma sa che ce la può fare.
Non ha rilevanza il conto dei fedeli in Parlamento, è questo che nel Pdl non capiscono, conta la società italiana. Continua »
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Aprile 22nd, 2010 Riccardo Fucile
NEI PROSSIMI DUE MESI IL GOVERNO POTREBBE FINIRE SOTTO SUL DISEGNO DI LEGGE SULLE INTERCETTAZIONI GRADITO SOLO AL PREMIER, SULLA RIFORMA DELL’UNIVERSITA’ E SULLA PROROGA DEL PERMESSO DI SOGGIORNO PER GLI IMMIGRATI CHE HANNO PERSO IL LAVORO PER LA CRISI…. ANCHE BIOTESTAMENTO, PROBLEMI ETICI, NOMINE DEL CSM RISCHIANO DI ESSERE BLOCCATI
Già il governo, nonostante un’ampia maggioranza, è andato spesso “sotto” in aula, a
causa delle assenze e di “missioni” varie di troppi parlamentari.
Spesso a causa anche dei doppi incarichi di molti che, pur essendo ministri e sottosegretari, non hanno mai mollato il posto di deputato o senatore.
Il divieto del doppio incarico era stato sottoscritto da tutti al momento della candidatura, ma quando si è trattato di metterlo in atto, rinunciando a uno dei due posti, la classe dirigente di Pdl e Lega ha dato il peggio di sè, ostinandosi a mantenere il doppio incarico, con relativa maggiorazione economica.
A nulla sono valsi gli inviti del premier, cui non hanno peraltro mai fatto seguito fatti concreti.
Berlusconi si preoccupa di questo aspetto solo quando la maggioranza in aula si dissolve, ma non ha mai preso provvedimenti contro tale scandalosa mancanza alla parola data e alla firma apposta.
Non a caso è uno dei temi interni che Fini ha più volte richiamato, chiedendo che vengano fatte rispettare le regole etiche di partito.
I cento voti di margine alla Camera quindi di fatto si assottigliano: fino a giungere alla conclusione che se 20 deputati o 10 senatori cambiassero voto o si astenessero, il Governo andrebbe sotto e non avrebbe più la maggioranza.
Ora che Fini ha creato una sua corrente, è evidente che, su temi che gli stanno particolarmente a cuore, il rischio di “franchi tiratori” si fa più pressante.
Di fatto se 29 deputati e 13 senatori finiani non votassero col governo, per Berlusconi sarebbe il de profundis.
Ma vediamo quali sono i provvedimenti a rischio nel breve, ovvero da qui a giugno. Continua »
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Aprile 21st, 2010 Riccardo Fucile
E’ PIU’ CONIGLIO CHI HA IL CORAGGIO DEL DISSENSO O CHI SFUGGE AI PROCESSI CHE INVECE UN NORMALE CITTADINO AFFRONTA?….CHI CHIEDE LEGALITA’ O CHI PRETENDE LEGGI AD PERSONAM? …CHI AUSPICA IL CONFRONTO INTERNO O CHI MONOPOLIZZA LE TV PER MANIPOLARE L’INFORMAZIONE E NON DARE SPAZIO ALLE CRITICHE?
“Non posso accettare che qualcuno si svegli e voglia farmi opposizione nel mio partito”:
dopo che Fini ha dimostrato che non tutti gli ex aennini sono in vendita, ieri è esplosa la rabbia di Berlusconi che, rivolgendosi ai suoi impietriti coordinatori, ha ordinato: “Per me Fini ha chiuso, pensate voi a come liquidarlo”. Figurarsi se qualcuno si può permettere di opporsi a lui: sono concetti che non rientrano nella sua concezione cesarista e aziendale e neppure in quella psicologica.
Il Pdl è un partito azienda, chi non si adegua alle tartarughine e ai tubini neri, alle barzellette e alla vacuità , deve solo togliere il disturbo.
Ma questa volta le telefonate di “avvertimento”, blandendo promesse e minacce, non sono servite.
Fini resiste: “Non me ne vado e sarà battaglia” e alla fine raccoglie sotto le sue insegne non i “quattro gatti” che Perdente Feltri e Mascella Volitiva Belpietro annunciavano da giorni, ma la bellezza di 39 deputati, 13 senatori e 5 parlamentari europei.
Gente coraggiosa che sa di rischiare il posto e che ha resistito ai bombardamenti da “fuoco amico”, quelli che, americani insegnano, fa più vittime.
Considerando che sono sufficienti 20 deputati e 10 senatori per far saltare qualsiasi provvedimento del governo, traete voi le conclusioni su chi ha vinto e chi ha perso.
Unendo altri due considerazioni: che Fini ha abilmente nascosto almeno 10 parlamentari ex Forza Italia che lo seguiranno e che tra i 75 ex An dichiaratisi fedeli a Silvio c’è chi “è d’accordo con me, ma ufficialmente non vuole che si sappia”.
Avranno modo e tempi per esprimersi insomma.
Ma lasciamo parlare altri dati di ieri, rivolti invece all’elettorato esterno: Ipr sondaggi conferma che la fiducia in Fini è alta, tocca il 63% complessivo, e il 59% tra gli elettori del Pdl.
Pagnoncelli ha sondato invece chi voterebbe un “nuovo partito” di Fini da subito: il 9% degli italiani, con un altro 9% interessato e possibilista.
Un dato in costante aumento da giorni, tanto da far tremare il lettone di Putin a Palazzo Grazioli. Continua »
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Aprile 20th, 2010 Riccardo Fucile
NASCE PER LA PRIMA VOLTA UNA MINORANZA INTERNA NEL PDL CHE SPACCA L’EX AN… MAI COSI’ ATTIVI IN VITA LORO I VECCHI CAPORALI DI GIORNATA NEL FAR FIRMARE IL DOCUMENTO DELLA SERVITU’… FINI AVREBBE I NUMERI PER FARE UN GRUPPO AUTONOMO, MA PER ORA CHIEDE UN “PARTITO LIBERO E ATTENTO ALLA COESIONE SOCIALE E UNA COALIZIONE NON PRONA ALLA LEGA”… CON QUESTI NUMERI IN PARLAMENTO SENZA INTESA NON PASSA PIU’ NULLA
Alla fine le truppe finiane hanno fatto quadrato: qualcuno forse si aspettava una
scissione o la creazione di un gruppo parlamentare e sarà rimasto deluso, ma Fini, da abile tessitore, ha scelto la strada della creazione di una “minoranza interna” legittimata a dire la sua ogni volta che se ne presenterà l’occasione e la necessità .
Ha così aggregato gli incerti che non avrebbero gradito una soluzione traumatica ed è riuscito a respingere il mercato delle vacche di chi con promesse e minacce ha cercato fino all’ultimo di comprarsi anime e corpi.
I sistemi peraltro sono noti e anche oggetto di iniziative giudiziarie, in base al sacro principio che “ogni uomo ha un prezzo”.
Onore al merito ai 55 coraggiosi che potranno costituire, se ne saranno all’altezza, un piccolo avamposto di una destra libera, sociale e democratica nel nostro Paese.
Oggi forse l’Italia si è avvicinata un minimo alle destre francesi e tedesche, a quelle che sanno trasmettere valori di libertà e di tolleranza.
In fondo si è assistito a uno spaccato tipico della politica italiana: quella specie di classe dirigente che Fini ha colpevolmente coltivato per anni, quei caporali di giornata che devono a lui poltrone e prebende, in parte lo hanno abbandonato di fronte a una tavolata ancora più imbandita, riuscendo a dare il peggio di sè.
Qualcuno li ricorda ai vecchi congressi del Msi, con il loro codazzo di corte, mentre raccoglievano consensi per Fini e per “mantenere dritta la barra” del “non restaurare e non rinnegare”.
Fini avrà rinnegato la sua parte, certo, ma almeno sa esprimere idee nuove, parla di politica, ha il coraggio del dissenso.
I caporali in livrea sono riusciti ad andare oltre, a rinnegare persino la loro esistenza di uomini liberi, le loro idee, i loro valori: continuano a servire il comandante supremo sul Titanic mentre la nave imbarca sempre più acqua, mentre l’elettorato li abbandona, mentre si brinda e si balla sparando cazzate un giorno contro la Piovra in Tv e un altro glorificando gli alleati razzisti.
Quella Lega che all’estero, per bocca di un dirigente leghista, è considerata peggio del Ku Klux Klan, ma a cui il premier augura lunga vita, visto che grazie alla Lega e ai servi di corte evita i suoi processi. Continua »
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