Aprile 20th, 2010 Riccardo Fucile
AN E FORZA ITALIA SI SONO FUSI NEL PDL, MA FINANZIARIAMENTE HANNO BILANCI SEPARATI….A DIFFERENZA DI FORZA ITALIA CHE AVEVA SOLO DEBITI, GARANTITI DA FIDEIUSSIONI DEL PREMIER, AN AVEVA UN PATRIMONIO IMMOBILIARE DI 400 MILIONI DI EURO, CONFLUITO IN UNA FONDAZIONE GESTITA DA UN UOMO DI FIDUCIA DI FINI
Dopo quello di Veronica, in caso di separazione nel tempo anche da Fini, quanto costerà il divorzio dall’ex leader di An a Silvio Berlusconi?
Intanto la fusione tra Forza Italia e An fu una fusione a freddo anche dal punto di vista economico.
I due partiti infatti si sciolsero politicamente, ma non giuridicamente e finanziariamente.
Entrambi esistono ancora e controllano a loro volta delle società .
Chi se la passa peggio è sicuramente Forza Italia che ha solo debiti, in primis i 2,7 milioni di euro derivanti dal buco della Tv della Libertà srl, rilevata dalla Michela Brambilla.
Altri debiti sono stati sempre coperti dalle fideiussioni personali del premier, attraverso le sue società controllate.
Positivo invece il patrimonio di Alleanza nazionale: il partito, ovvero Fini attraverso il fidato Donato La Morte, controlla tre società immobiliari e una editoriale.
Si tratta di Italimmobili srl (proprietà a bilancio di 4 milioni), della Immobiliare Nuova Mancini (1 milione di proprietà ) e della Immobiliare sociale Venezia estuario ( valore 3 milioni).
La società editoriale è quella che pubblica il Secolo d’Italia, trasformata in srl nel 2008.
Poi ci sono i rimborsi elettorali: alle politiche del 2008 la divisione fu di 116 milioni di euro a Forza Italia e di 39 milioni ad An. Continua »
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Aprile 20th, 2010 Riccardo Fucile
IL PDL HA PERSO IN UN ANNO 2.600.000 VOTI, MA PER I NOTABILI DI SILVIO VA TUTTO BENE…NEL CENTRODESTRA IL PESO DELLA LEGA PASSA DAL 24% al 29%, MA AL NORD E’ AL 47%…AL SUD IL PDL HA PERSO UN MILIONE DI VOTI ED E’ SCESO DAL DAL 45% AL 32%…SE FINI RIESCE A RECUPERARE L’ELETTORATO DEL CENTROSUD DELUSO FA SALTARE IL BANCO
Bossi, uno dei pochi animali politici in circolazione nel centrodestra,
lo ha capito: mentre i caporali di giornata di An si stanno giocandosi la testa (La Russa e Gasparri in primis) consci che Fini gliel’ha giurata e che se non lo seppelliscono ora, coi vecchi metodi delle pressioni e delle promesse agli ex colleghi di An, per loro il futuro è nero, il senatur evita la polemica con Fini e aspetta di vedere che aria tira.
Che Fini conti più di quello che “il Giornale” e “Libero” vorrebbero far credere, è dimostrato proprio da una serie indiretta di circostanze.
Il tentativo di “comprarsi” la fedeltà dei parlamentari, con telefonate a tappeto, il tentativo di far credere che le truppe finiane siano esigue, la frase di Letta al premier “la stai facendo troppo facile”, la prudenza di Bossi che si limita a dire “Fini avrà comunque bisogno di noi”, la tranquillità con cui i finiani si avvicinano alla scadenza di giovedi, la agitazione che sta pervadendo Gasparri e La Russa, intenti a far firmare documenti di solidarietà al premier. Assistiamo, comunque vada, all’ ultimo tentativo di riportare il Pdl alle sue origini di destra moderata e pensante, prima che qualcuno si venda anche il mobilio a qualche rigattiere padano.
Come essere di fronte a un padrone di casa che, non avendo le capacità di riconoscere la qualità dei suoi arredi e la potenziale ampiezza delle stanze, nel timore di qualche pignoramento giudiziario, preferisca vendere la magione a qualche rozzo antiquario che ha le dovute conoscenze per evitargli il sequestro dei beni.
Se si aggiunge la presunzione dell’uno e l’arroganza dell’altro, abbiamo dipinto il quadro dei due bibini Berlusconi e Bossi.
Per chi suona la campana? Se lo chiedono in molti.
In realtà l’unico che non ha nulla da perdere è proprio Fini: se fa un partito, parte con il 7-8% secco dei voti subito (diversi sondaggi lo confermano), lo sanno benissimo sia Silvio che Umberto.
Come Silvio sa che 32% meno 7% fa 25% e il Pdl scivola a secondo partito italiano.
A quel punto Silvio si attacca al tram per le Cayman e Bossi alla ridotta per Val Brembana.
Senza contare che Napolitano non scioglierà le Camere e quindi qualcuno resterà senza poltrone per anni.
Guai a sottovalutare Fini: quando parte ha le spalle coperte.
Rimane uno dei pochi politici puri in circolazione e sa fare di conto, simpatico o meno che sia. Continua »
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Aprile 16th, 2010 Riccardo Fucile
INTERROTTO IL MATRIMONIO D’INTERESSE DELLA COPPIA DI FATTO UMBERTO-SILVIO CHE STA AFFOSSANDO IL PAESE, TRA EGOISMI E INTERESSI PRIVATI….DIMETTERSI FINI? MA SI DIMETTA CHI HA FATTO PERDERE IL 10% DI CONSENSI AL PDL IN DUE ANNI, VENDENDOSI AI RAZZISTI PADANI
Alla fine di una giornata ad alta tensione, il commento più simpatico ma pertinente alla frattura probabilmente definitiva tra Berlusconi e Fini, è stato quello dell’attore Luca Barbareschi: “La verità è che le teste pensanti del partito si sono rotte i coglioni”.
D’altronde sono due anni che Berlusconi sta tradendo il programma del partito e spostando l’asse del governo sempre più in mano del pregiudicato Bossi (condanna definitiva a 8 mesi per aver intascato 200 milioni di finanziamento illecito ai tempi di Tangentopoli). Tutto per evitare due processi personali davanti alla corte di MIlano.
E i risultati sono visibili: il Pdl pesa dentro la maggioranza in misura inversamente proporzionale ai voti che ha, l’esatto contrario della Lega.
Manca una politica economica e sociale che aiuti le famiglie in difficoltà : i famosi 9 miliardi sbandierati per gli ammortizzatori sociali sono solo fondi Ue destinati al mezzogiorno e rubati dal governo per pagare la cassa integrazione agli operai delle fabbriche del nord.
Dire che la coalizione al nord è a trazione leghista è ormai un eufemismo: il Pdl ha regalato Veneto e Piemonte alla Lega senza una ragione, essendo la Lega il secondo partito in Veneto e il terzo in Piemonte.
L’organizzazione interna del Pdl è stata trascurata, non esistono strutture radicate sul territorio, tutto è in mano a boss locali che pensano solo a occupare poltrone: una corte di miracolati della politica, di varie e dubbie origini, che vivono solo grazie al traino del premier.
Senza Fini, Berlusconi non sarebbe mai diventato presidente del Consiglio, Forza Italia sarebbe rimasta a navigare intorno al 26% e non sarebbe neanche il primo partito italiano.
La Lega era finita anni fa al 4% ed è risalita al 12% solo grazie alle concessioni del premier.
Non a a caso ieri Fini ha ricordato a Berlusconi: “Il tuo partito è il Pdl, non la Lega, il Pdl deve essere il partito della coesione nazionale: non sono disposto a seguirti nei tuoi progetti folli, il nostro Paese non conoscerà mai la tua monarchia”.
Da qui la decisione di Fini, in mancanza di un cambio di rotta, di costituire gruppi autonomi in Parlamento chiamati “Pdl-Italia”che appoggieranno il governo caso per caso: avranno il via libero le proposte contenute nel programma di governo, saranno bocciate quelle non previste.
A questo punto Bossi rischia di ritornare in canottiera sulle rive del Po e Berlusconi in Bermuda(s), intese come isole dove espatriare . Continua »
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Aprile 16th, 2010 Riccardo Fucile
PER SEMPLIFICARE IL PRELIEVO FISCALE SUGLI IMMOBILI, IL GOVERNO STUDIA L’ACCORPAMENTO DEI TRIBUTI: IN BALLO CI SONO 16 MILIARDI DI EURO L’ANNO….SI AFFIDEREBBE TUTTO AI COMUNI CHE AVREBBERO LE MANI LIBERE SULLA GESTIONE E ANCHE LA POSSIBILITA’ DI INCREMENTARE LA PRESSIONE TRIBUTARIA PER AUMENTARE LE ENTRATE
Ovviamente, a parole, l’operazione dovrebbe essere a costo zero per i cittadini, ma tra gli
addetti ai lavori sta già affiorando il sospetto che dietro la “tassa unica sulla casa” si celi una grossa fregatura.
Secondo la filosofia leghista, l’accorpamento dei tributi sugli immobili sarebbe il primo passo verso il federalismo fiscale: una mossa che potrebbe vedere la luce in tempi piuttosto brevi.
In ballo ci sono 16 miliardi di euro l’anno, ovvero la somma complessiva di alcune imposte che oggi si pagano sulle abitazioni: il balzello sui rifiuti, la quota sulla dichiarazione dei redditi, la tassa di successione, il mix di imposte ipotecarie, catastali e di registro, versate al fisco quando si vende un immobile.
Tutto direttamente ai comuni, compresa la cedolare secca al 20% sugli affitti, su cui si discute da tempo e per la quale si attendono i risultati della sperimentazione dell’Aquila.
Una gigantesca operazione che dovrebbe assicurare agli 8mila sindaci italiani mani libere sulla gestione del fisco immobiliare, compresa però la possibilità di incrementare la pressione tributaria per aumentare le entrate nelle casse degli enti locali.
Il dossier comunque sarebbe già sul tavolo del governo che ne sta valutando la percorribilità . Continua »
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Aprile 14th, 2010 Riccardo Fucile
IL GOVERNO VA SOTTO SUL “SALVALISTE” (262 A 254), NONOSTANTE CENTO VOTI DI MARGINE… FINI: “UN PARTITO ALLO SBARAGLIO: NON C’E’ UNA STRUTTURA, UN RADICAMENTO, UNA STRATEGIA, SOLO UNA TOTALE MANCANZA DI POLITICA. QUI NON SI PARLA MAI DI LAVORO, DI SANITA’, DI TASSE, DELLE COSE CHE INTERESSANO GLI ITALIANI”
Mentre Berlusconi era negli States, aspettando 40 minuti la limousine che doveva riaccompagnarlo in albergo, alla Camera ieri andava in onda un “dejà vu”: il governo, nonostante cento voti di margine, riusciva a farsi bocciare il decreto salvaliste.
Finiva 262 a 254 per l’opposizione che giustamente gongolava: tra chi era come al solito in missione e chi è scomparso, alla fine la maggioranza si dissolveva per l’ennesima volta.
Nomi di spicco tra gli assenti: Cicchitto, Lupi, Ghedini, Denis Verdini.
Per fare buon peso si è aggiunto qualche finiano, un numero sufficiente per far capire al premier che se vuole continuare a decidere la politica del governo durante le cenette conviviali con Umbertino e Renzino il lunedì a casa sua e non nelle sedi competenti, in parlamento non passa uno spillo di riforma.
Se qualcuno intende svuotare le Camere dei suoi poteri per consegnarli a un presidente forte (indovinate chi? Sempre lui ovvio), qualcuno è in grado di mettersi di traverso.
E mentre il tema delle riforme si capisce ogni giorno di più che serve al premier solo come fumo negli occhi, in quanto l’unico interesse che ha è quello sulla giustizia, ieri Fini è passato all’attacco: “Il partito non c’è, è allo sbaraglio: non c’è una struttura, non c’è radicamento, non c’è una strategia, ma solo una totale mancanza di politica”.
E ancora: “Non è possibile che qui non si parli mai di lavoro, di sanità , di tasse, ovvero delle cose che interessano gli italiani”.
Le critiche peraltro sono ampiamente condivise anche dai falchi berlusconiani: “Qui non c’è nulla, siamo allo sfascio”, ha commentato Giorgio Stracquadanio, uno che solitamente passa le sue giornate a criticare quello che dicono i finiani. Continua »
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Aprile 13th, 2010 Riccardo Fucile
PRESIDENZIALISMO, SEMIPRESIDENZIALISMO, PREMIERATO, CANCELLIERATO, MAGGIORITARIO… COME DISTRICARSI NELLA BABELE COSTITUZIONALE E FARSI UN’OPINIONE, AL DI LA’ DELLE INDICAZIONI DEI PARTITI
Anche se riteniamo siano altri i problemi del Paese, il dibattito politico in questi giorni verte sulle riforme costituzionali e quindi cerchiamo di occuparcene, scevri da posizioni preconcette, giusto perchè ciascuno possa farsi un’opinione sulla base dei pregi e dei difetti delle varie formule che ci vengono sottoposte ogni giorno sui media, come se, insieme al federalismo, fossero la panacea di tutti i mali di cui soffre il sistema Italia.
Si parla ad esempio di presidenzialismo, in realtà esistono i presidenzialismi. Riferiamoci al modello degli Stati Uniti: il presidente è eletto direttamente dal popolo ed è capo dello Stato e capo del governo.
Anche il congresso, bicamerale, viene eletto direttamente dai cittadini.
Nel sistema statunitense, il presidente non può sciogliere il congresso che a sua volta non può sfiduciare il presidente, in pratica sono costretti a convivere.
Veniamo al semipresidenzialismo: nel modello francese, il presidente della Repubblica è eletto dai cittadini, così come l’Assemblea nazionale, che è bicamerale.
In Francia esiste il sistema elettorale maggioritario a doppio turno, con collegi uninominali.
Che differenza c’è con il modello americano?
Il presidente francese nomina il primo ministro, capo del governo, il quale deve avere la maggioranza dell’assemblea.
Se questa ha una maggioranza opposta al presidente, allora l’assemblea sceglie il primo ministro e si determina una coabitazione.
Rispetto agli Usa, il presidente francese può sciogliere il parlamento, ma non più di una volta l’anno.
Qualcuno poi parla di premierato, ma si tratta di una invenzione tutta italiana.
Il primo ministro inglese infatti non è eletto direttamente dai cittadini come premier, ma viene eletto come parlamentare.
Poi, essendo il capo del suo partito, se ha vinto le elezioni, diventa primo ministro.
In pratica il sistema inglese è inimitabile: ha bisogno di un bipartitismo e di un sovrano.
Passiamo al cancellierato tedesco: richiede l’elezione del cancelliere da parte del Bundestag, la camera dei deputati, che deve dare la fiducia al cancelliere, non al governo.
Il cancelliere non è eletto direttamente dai cittadini ed è di solito il capo del partito più grande. Continua »
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Aprile 13th, 2010 Riccardo Fucile
GIA’ NON INTERESSA A NESSUNO, PER DI PIU’ OGNUNO LO VUOLE A SUO MODO: ORA PER MESI LITIGHERANNO SUL MODELLO PRESIDENZIALE DA SEGUIRE, MENTRE LE URGENZE DEL PAESE SONO ALTRE….MAGGIORI POTERI AL PREMIER? PER CARITA’, CI MANCA GIUSTO QUELLO, PER ESSERE UN DOMANI IN BALIA DI INTERESSI DI PARTE… E POI LE RIFORME SI FANNO INSIEME
Il mondo politico si divide in due nel nostro Paese: chi governa e chi sta all’opposizione.
In passato i governi duravano al massimo due anni, poi i partiti litigavano e si andava ad elezioni anticipate, salvo poi precipitare nuovamente verso l’ennesima crisi.
Nella seconda Repubblica però nessuno ha mai governato più di una legislatura: appena scaduto il mandato (e anche prima) è stato mandato a casa ed è ritornato quello di prima (vedi alternarsi di Berlusconi e Prodi). Questo indurrebbe qualsiasi persona di buon senso, in caso di riforme profonde della nostra Carta costituzionale, per la quale si richiede infatti non a caso i due terzi del parlamento, a cercare, sul tema delle riforme istituzionali, un ampio consenso.
Solo dei folli possono pensare, solo perchè oggi governano, di imporre un certo tipo di riforma, sapendo che dopo pochi anni quelli che verranno in seguito rivolteranno a loro volta tutto.
Con il risultato di essere additati all’estero non solo come il Paese di Pulcinella, ma come anche quello di Arlecchino, tappullato da tutte le parti coi colori più diversi.
Fare le riforme non è un problema “di una parte contro l’altra”, dovrebbe essere un’esigenza di tutti, se sono realmente necessarie.
Sul presidenzialismo si vedono già i primi risultati: chi vuole il sistema semipresidenziale francese a doppio turno, chi a turno unico, chi non lo vuole per nulla.
Il premierato tedesco va bene a qualcuno ed è indigesto ad altri.
Dopo una settimana di dibattito siamo già al caos, sia all’interno del Pdl che del Pd, figuriamoci altrove.
Alla fine non si concluderà nulla, al massimo si approveranno il Senato federale e la riduzione dei parlamentari, su cui un’intesa ci può stare.
Diciamo che sono state sbagliate le premesse.
Proporre il presidenzialismo solo “per dare più poteri al governo”, senza il contrappeso di maggiore autonomia e controllo da parte del parlamento risponde solo all’esigenza di chi vorrebbe in un solo giorno che gli italiani eleggessero Presidente della repubblica, premier e un parlamento di nominati senza neppure le preferenze. Continua »
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Aprile 12th, 2010 Riccardo Fucile
SONO 31.187 SU UN TOTALE DI 64.595, 17.384 ITALIANI E 13.903 STRANIERI…I CONDANNATI INVECE SONO 31.363, DI CUI 21.381 ITALIANI E 9.982 STRANIERI….TRIBUNALI INTASATI E PROCESSI CHE DURANO IN MEDIA OTTO ANNI
Forse è colpevole, ma potrebbe essere anche innocente: in ogni caso resta in cella. La morale è che un detenuto su due è in attesa di giudizio.
La carcerazione preventiva viene avallata dal giudice su richiesta del pm quando sussistono determinate condizioni: gravi indizi di colpevolezza, il pericolo di fuga, il rischio di inquinamento delle prove e la reiterazione del reato.
E quando risultino inadeguate altre misure alternative, come l’obbligo o il divieto di dimora e il divieto di espatrio.
La carcerazione preventiva è indubbio che sia anche diventata un mezzo di pressione per ottenere una confessione o quanto meno la collaborazione dell’imputato.
Attualmente nelle nostre carceri vi sono 31.187 detenuti in attesa di giudizio, su un totale di 64.595: 17.384 sono italiani, 13.803 stranieri.
I detenuti che invece scontano la pena da condannati sono 31.363, di cui 21.381 sono italiani e 9.982 stranieri.
Per la cronaca sono 1.878 gli internati invece in ospedali psichiatrici.
Altra considerazione: non sempre ci sono le condizioni che il codice di procedura penale ritiene indispensabili per la carcerazione preventiva: quando, ad esempio, qualcuno si consegna volontariamente, in quanto ricercato, non si comprende dove possa esistere il pericolo di fuga o di inquinamento delle prove, altrimenti sarebbe rimasto latitante.
Ci sono casi e casi, ovvio.
Chi non ricorda il caso dei fratellini di Gravina?
Filippo Pappalardi, il padre di Ciccio e Tore, venne arrestato il 26 novembre 2007 per sequstro di persona, duplice omicidio volontario e occultamento di cadavere.
In galera ci sarebbe rimasto a vita se, per una casualità , il 27 febbraio 2008 un ragazzino non fosse caduto nel pozzo di una casa e i soccorritori non avessero intravisto, in fondo a un cunicolo, i due piccoli corpi. Continua »
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Aprile 9th, 2010 Riccardo Fucile
MALUMORI NEL CENTRODESTRA: “E’ UN TRADIMENTO, GLI ELETTORI CHIEDEVANO ALTRO”….TREMONTI SMENTISCE UNA MANOVRA ESTIVA, MA PARLA DI UNA MANOVRA DA 8 MILIARDI NEL 2011….O SI SCOMMETTE SU UNA CRESCITA LEGATA A UNA MINORE PRESSIONE FISCALE O SI AMMETTA DI AVER TRADITO IL PROGRAMMA
I soldi in cassa non bastano e il governo avrebbe in mente di varare una manovra correttiva da 4-5 miliardi prima dell’estate, per puntellare i conti pubblici e sostenere le spese nei prossimi mesi.
Le voci sono circolate in parlamento da fonti vicine al premier e si dava per scontata la smentita di Tremonti, per evitare ripercussioni sul mercato dei titoli pubblici.
In realtà i tecnici del ministero starebbero già lavorando a un decreto, con l’obiettivo di recuperare almeno 5 miliardi, per finanziare la spesa corrente e in particolare alcuni impegni indifferibili, come le missioni italiane all’estero.
In pratica è nato un problema di liquidità appena è finito l’effeto dello scudo fiscale, senza contare che anche i giochi e le lotterie hanno fatto incassare meno del previsto.
Tremonti in ogni caso ha confermato la manovra da 8 miliardi a settembre, per ridurre il deficit 2011: tutto questo finirà per condizionare i conti pubblici perchè meno crescita significa che ci saranno anche meno entrate per finanziare la spesa corrente, col rischio di portare la manovra da 8 a 13 miliardi.
Il premier aveva promesso di non mettere le mani nelle tasche degli italiani, ma si rende conto che i soldi veri possono arrivare solo da una manovra fiscale: c’è chi ipotizza un ritocco delle accise su prodotti come gli alcolici, chi un aumento dell’Iva di 2-3 punti, magari presentando il tutto come un anticipo della riforma fiscale federalista.
Altre ipotesi al vaglio sono altri tagli alle spese per enti locali e sanità , ma in questo caso le riperucussioni locali sarebbero pesanti, con quasi tuti i Comuni che ormai boccheggiano, a forza di veder diminuire le entrare statali.
Che l’aria sia pesante lo dimostrano anche i titoli dei giornali di area centrodestra. Continua »
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