Aprile 9th, 2010 Riccardo Fucile
PROTESTA A MILANO CONTRO I LIMITI IMPOSTI DAL PATTO DI STABILITA’ E I TAGLI DECISI DAL GOVERNO…. I SINDACI LEGHISTI FANNO FINTA CHE AL GOVERNO NON CI SIANO LORO E MANIFESTANO CONTRO SE STESSI
Che il senso del ridicolo non alligni in molti partiti è un fatto ormai assodato nel Bel Paese,
ma in nessun Stato al mondo si è mai vista una farsa come quella andata in onda ieri a Milano, a cura del pregiato circo Barnum leghista. Mentre il governo discute di pseudoriforme cui non frega nulla a nessuno (l’importante è aver incassato il legittimo impedimento) e di federalismo (per ingrassare le finanze padane a scapito del centrosud), ecco a Milano sfilare il corteo di protesta contro il governo dei sindaci lombardi (Moratti a parte) per i tagli ai bilanci decisi da Tremonti.
Vi state immaginando i sindaci del Pd in piazza, magari con il sostegno di Rifondazione e dei vendoliani?
No, in prima fila ci sono diverse faccie di tolla, primi cittadini che protestano contro il governo di cui fanno parte e quindi unico artefice dei tagli ai servizi locali.
Il boia che manifesta contro la forca: un corteo che avrebbe dovuto essere accolto dai milanesi con il lancio dalle finestre di bulaccate di acqua gelida. Giusto per rinfrescare la memoria.
E’ la solita sceneggiata che va in onda: a Roma, ladroni, poi si torna al paesiello e ci si veste con la maschera degli onesti.
Partito di pseudo-lotta e di mal-governo che ora “protesta contro i tagli agli enti locali e le limitazioni al patto di stabilità “”: proprio quelli decisi in consiglio dei ministri da Tremonti, Bossi, Maroni, Calderoli e Zaia che hanno approvato, alzando la bella manina.
Perchè non hanno votato contro se non volevano i tagli, si chiederebbe un italiano che ha ancora il dono dell’intelletto. Continua »
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Aprile 8th, 2010 Riccardo Fucile
I DESTINI DELLA NAZIONE SI DECIDONO ORMAI AD ARCORE TRA UN PREMIER INTERESSATO SOLO ALLA GIUSTIZIA E UN CONDANNATO DA TANGENTOPOLI CHE SI PORTA DIETRO IL FIGLIO DISOCCUPATO… L’ITALIA DIVENTERA’ UNA “ESPRESSIONE GEOGRAFICA” A TUTTO VANTAGGIO DELLE FAMELICHE TRUPPE PADANE INTERESSATE SOLO AL CORTILE DI CASA E AI QUATTRINI…DOV’E’ FINITA LA VERA DESTRA?
Probabilmente quando Berlusconi decise di allearsi con Bossi (ai tempi, per capirci, in cui il
senatur si era trovato anche la casa pignorata, dopo la condanna a risarcire il magistrato Papalia per 400 milioni di lire), pensava di farlo da una posizione dominante: credeva di aver stipulato forse un atto d’acquisto di una ditta in fallimento.
A distanza di anni si trova invece ad essere l’azionista di minoranza, ricattato ogni giorno dall’avidità leghista, persino nella sostituzione di un ministro dell’agricoltura.
L’accordo infatti prevedeva Galan al posto di Zaia, ma i leghisti, nonostante l’elezione anche di Cota, non intendevano mollare il ministero dove hanno fatto più marchette di una vecchia prostituta di strada.
Che Berlusconi non si fidi troppo del “fraterno amico” Bossi, lo dimostra peraltro la notizia che esisterebbe addirittura un atto notarile con l’impegno, firmato da Bossi, di cedere il ministero al Pdl, in caso della scontata vittoria di Zaia in Veneto.
E al rispetto della firma, più che alla lealtà alla parola data, ha dovuto appellarsi il premier l’altra sera, alla cena del caminetto ad Arcore, per averla vinta.
Bossi è una vita che ricorre all’arte dell’imbroglio, di cui si è dimostrato maestro in passato, tra ribaltoni e controribaltoni.
Da uno che usciva di casa, secondo la testimonianza della prima moglie, dicendo che andava a lavorare in ospedale, senza essere neanche medico, c’è da aspettarsi di tutto.
Ma che i destini di una nazione debbano essere decisi ad Arcore, invece che in Parlamento, durante le cene del lunedì in cui Bossi si presenta con la quinta colonna Tremonti, il dotto Calderoli, il fighetto Cota e ora pure col figlio ex disoccupato, ci pare troppo.
Anche per un premier a cui di riforme ne interessa solo una: quella che lo tolga dai guai con la giustizia, del resto sai che gliene frega.
Presidenzialismo alla francese o all’inglese, modello tedesco o americano, per lui va tutto bene: che gli altri facciano come gli pare, l’importante è trovare il modo di non presentarsi in tribunale e magari spianarsi la strada per un settennato al Quirinale che è sempre meglio del palazzo di Giustizia di Milano.
L’importante, dicono tutti, sono le riforme.
Non quelle che eliminino la corruzione nella pubblica amministrazione, non quelle antievasione, non la riduzione delle tasse, non la ristrutturazione degli ammortizzatori sociali, non riforme che diano fiato al’occupazione e una casa ai giovani, ma “il federalismo” e il “presidenzialismo”.
Due aspetti a cui all’italiano medio non frega ua mazza. Continua »
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Aprile 7th, 2010 Riccardo Fucile
IL PROBLEMA E’ LA CLASSE DIRIGENTE, NON IL METODO: ESISTONO STATI CENTRALISTI CHE FUNZIONANO E STATI FEDERALISTI CHE LANGUONO…LA RICERCA DI RISORSE DEGLI ENTI LOCALI AUMENTERA’ LA PRESSIONE FISCALE E CRESCERA’ IL GAP TRA NORD E SUD DEL PAESE…L’ESEMPIO DELLE REGIONI A STATUTO SPECIALE
Il federalismo è ormai un concetto al quale gli italiani, grazie all’opera dei media e della politica, ha fatto l’abitudine, anche se non ne conoscono in pratica ancora gli effetti, ma solo le vaghe promesse messianiche.
Fa parte ormai di quelle parole d’ordine che la classe politica porta spesso avanti per giustificare la propria permanenza al potere.
Il carico fiscale nel nostro Paese è eccessivo? Aspettate, ora con il federalismo risolveremo ogni vostro problema.
I servizi fanno schifo? Colpa dello Stato centralista, se i soldi rimanessero in loco avremmo servizi efficienti. E così via.
Come se il primo problema italiano da risolvere non fosse intanto il debito pubblico.
E’ trasferibile questo debito verso la periferia? Probabilmente no.
Come lo si riduce? Va affrontato a livello centrale, con robuste terapie di risanamento che non sono certo il federalismo.
Parlare quindi di “maggiore disponibilità finanziaria” in alcune regioni, vuol dire semplicemente tagliare risorse in altre, non si scappa, almeno nella situazione attuale.
Non a caso i “sacerdoti spretati” del federalismo italico sono i leghisti che vorrebbero più risorse al nord.
Un altro aspetto in premessa: non esiste uno Stato ideale, inteso in senso istituzionale o metodologico.
Tutte le forme possono andare bene o risultare negative, a seconda della capacità di chi tiene dritta o meno la barra del timone.
Vediamo Stati centralisti che funzionano e altri federali che boccheggiano e viceversa: è comodo per la nostra classe politica trincerarsi dietro il miraggio federalista per giustificare la propria inefficienza.
Cerchiamo di scendere nel dettaglio dell’analisi.
La legge 42/2009, che istituisce il federalismo, è una scatola vuota da rimpire con i previsti decreti attuativi.
Elementi chiave della riforma sarano il trasferimento di funzioni dello Stato agli enti locali, la loro autonomia finanziaria e la perequazione tra regioni per assicurare i servizi minimi garantiti.
La legge prevede costi unitari standard, aggiustati per qualità ed efficienza, per ogni servizio pubblico.
Intanto il costo dei servizi pubblici dipende da quello del personale e l’efficienza dall’organizzazione del lavoro.
I contratti nazionali di lavoro non consentono certo una riduzione, quindi dipenderanno sempre dal livello di crescita dei salari.
L’organizzazione del lavoro dipende invece dai dirigenti e dai politici, indipendentemente dalla forma statuale. Continua »
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Aprile 6th, 2010 Riccardo Fucile
SECONDO IL SONDAGGIO RSD RICERCHE, LA SCELTA ASTENSIONISTA DERIVA DALLE PROMESSE SFUMATE: I DIRITTI DEI GAY SONO STATI DIMENTICATI E IL PD HA PAGATO NELL’URNA..TRA CHI HA VOTATO, IL 16% HA PREMIATO LA SINISTRA RADICALE, IL 5,75% L’IDV, NESSUN VOTO A UDC E LEGA
Vi è un sondaggio, tra i tanti pubblicati a raffica in queste settimane sui
media italiani e che ci hanno accompagnato nella competizione elettorale per le regionali, che merita un approfondimento.
Anche in relazione alle scelte politiche di intere categorie di cittadini italiani uniti da un comune interesse o preferenza sessuale.
Il voto dei gay italiani alla regionali si è tramutato, ad esempio, in un fortissimo astensionismo, il doppio rispetto a quello medio rilevato e che è già molto alto.
Secondo i dati di RSD ricerche di Milano, su un campione di 1.600 omosessuali (gay, lesbiche, trans e bisessuali) in tutta Italia, il 79.07% ha ammesso di non essersi recato alle urne.
Tra il 20% dei votanti, ecco come sono distribuiti i consensi: a sorpresa la parte del leone spetta al Pdl con il 58,01% di voti.
Molto più indietro i partiti del centrosinistra: il Pd raggiunge il 19,07% dei consensi, la sinistra radicale il 16,24%, l’Idv il 5,72%, altri lo 0,21%.
Nessuna preferenza espressa invece per Udc e Lega.
Secondo la ricerca, l’astensione ha colpito proprio lo schieramento di centrosinistra, mentre il 20% che è andato a votare non ritiene la lotta per i diritti degli omosessuali così rilevante per condizionare il proprio orientamento politico.
Il dato che comunque balza agli occhi è sicuramente quello di un’astensione doppia rispetto alla media nazionale: ciò significa che la comunità formata da gay, lesbiche e transessuali ha deciso di disertare le elezioni.
In quanto non si è più riconosciuta nella proposta dei vari partiti e non ha trovato risposte sui programmi e sulle azioni di governo.
Risulta evidente che il fenomeno ha colpito maggiormente i partiti del centrosinistra, partiti sui quali gli omosessuali avevano riposto una speranza, non trovando poi una correlazione nei fatti concreti. Continua »
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Aprile 1st, 2010 Riccardo Fucile
ARRIVA MAURIZIO GRASSANO, FINO ALL’AUTUNNO PRESIDENTE LEGHISTA DEL CONSIGLIO COMUNALE DI ALESSANDRIA, GIA’ AGLI ARRESTI DOMICILIARI PER TRUFFA AGGRAVATA E FALSO AI DANNI DEL COMUNE PER 760.000 EURO….SI FACEVA RIMBORSARE UN FITTIZIO STIPENDIO DI 20.000 EURO AL MESE, D’ACCORDO CON IL SOCIO DELL’AZIENDA
Ora che Cota ha vinto le regionali in Piemonte, la Lega dovrà rinunciare al suo apporto
come presidente del gruppo parlamentare, ma certamente chi gli subentrerà , come primo dei non eletti, potrà portare una qualificata professionalità .
Parliamo di colui che ha rappresentato, in quel di Alessandria, le istanze padane per diversi anni, fino ad assurgere al ruolo di presidente del consiglio comunale della città e ad ottenere nel 2008 un tal numero di consensi da figurare alle spalle di Cota nella scalata alla Camera.
La brillante carriera di Maurizio Grassano è però deragliata nel settembre scorso, quando, dopo accurate indagini della Procura della Repubblica, sono emerse prove evidenti che lo hanno portato agli arresti domiciliari per truffa aggravata e falso ai danni del Comune, insieme al suo ex socio, Sergio Cavanna, per un importo di 760.000 euro indebitamente sottratti alle casse comunali.
Cosa aveva escogitato il Grassano?
Dato che l’ente locale, per legge, è tenuto a rimborsare alle aziende dove lavorano i consiglieri il tempo che l’attività pubblica sottrae alle mansioni svolte in ditta, aveva pensato bene di far figurare aumentato a dismisura il proprio stipendio, in modo da vederselo rimborsare dal comune.
Se fino al 1997 Grassano non guadagnava più di 41 milioni di lire all’anno, dal 1998, quando ha chiesto e ottenuto il primo rimborso dal Comune, le sue entrate sono progressivamente aumentate, fino a dichiarare di guadagnare in azienda 20.000 euro al mese. Continua »
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Marzo 31st, 2010 Riccardo Fucile
RENDONO ANCHE LE LISTE DEI GOVERNATORI: 6,5 MILIONI ALLA POLVERINI, 1 MILIONE A PALESE E SCOPELLITI, 0,8 ALLA BONINO, 0,6 ALLA BRESSO, 0.5 A BIASOTTI, 0,3 A BURLANDO…..ANCHE I GRILLINI RICEVERANNO 1,7 MILIONI DI EURO
Mentre gli italiani stanno cercando ancora di capire chi abbia vinto e chi perso in questa competizione elettorale regionale, all’interno dei partiti si sono messe in moto le calcolatrici, non più per elaborare percentuali di votanti o voti di preferenza, ma più prosaicamente per calcolare le cifre dei rimborsi elettorali di pertinenza.
Una cifra globale vicina ai 200 milioni di euro suddivisa tra le varie liste in base ai voti raccolti, purchè si sia raggiunto il quorum stabilito.
Questa gara ai rimborsi vede al primo posto il Pdl con poco più di 58 milioni di euro, nonostante il taglio subito nella provincia di Roma.
Vicenda che ha favorito la Lista Polverini che dovrebbe quindi ricevere 6,5 milioni di euro a sua volta.
Al secondo posto troviamo il Pd con 56,3 milioni, frutto del bottino di voti raccolto nelle 13 regioni.
Un exploit economico lo ottiene la Lega Nord, rispetto a cinque anni prima: 26,3 milioni di euro che la pone al terzo posto.
Economicamente il Carroccio vale quasi il doppio dell’Italia dei Valori, anche se il partito di Di Pietro il bottino lo conquista in tutte le regioni in cui si è votato e non solo nelle regioni del Nord.
Alla Lega arrivano 3 milioni di euro conquistati in Emilia Romagna e Toscana e 1,5 milioni racimolati in Liguria, Marche ed Umbria.
L’Idv conquista il quarto posto con 15,2 milioni di euro, seguito dall’Udc di Casini con 12 milioni di euro. Continua »
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Marzo 27th, 2010 Riccardo Fucile
AL TG2 E TG3 IL 50% CONTRO IL 27%, AL TG4 IL 58,37% CONTRO IL 19,91%…GLI SPAZI DEL PREMIER: 11,13% CONTRO IL 4,25% DI BERSANI, AL TG4 IL 33,19% CONTRO IL 3,28%, AL TG5 IL 21,09% CONTRO IL 2,43%…SEGATI I PICCOLI PARTITI, MA, PER IL PREMIER, CASINI E’ TROPPO IN TV
Abbiamo già reso edotti i nostri lettori sulla multa di 100.000 euro ciascuno comminata da Agcom al Tg1 e al Tg5 per il perdurante squilibrio di spazi informativi tra maggioranza ed opposizione nel nostro sistema televisivo.
A fronte di questa sanzione, deliberata all’unanimità dall’Autorithy di controllo, composta, lo ricordiamo, da quattro componenti di maggioranza e altrettanti di minoranza, Rai e Mediaset hanno preannunciato ricorso, parlando di telegiornali “sostanzialmente equilibrati”.
Quindi nessun “perdurante squilibrio tra Pdl e Pd”, unito a una “marginale presenza delle nuove liste”.
Lo stesso premier si è più volte lamentato della par condicio che favorirebbe i partiti minori a scapito del suo che non avrebbe spazio adeguato sui media. Vediamo nel dettaglio i dati raccolti da Agcom nella settimana dal 14 al 20 marzo, la penultima prima della votazione.
Iniziamo con gli spazi dedicati alle parole di Berlusconi, ai suoi interventi riportati dai Tg: 3 ore e 45 minuti, contro 1 ora e 30 minuti di Bersani. Passiamo ai minuti suddivisi per telegiornale: al Tg1 Berlusconi ha parlato per 11,13 minuti contro i 4,25 di Bersani, al Tg2 10,08 contro 4,05, al Tg3 2,50 contro 3,48, al Tg4 33,19 contro 3,28, al Tg5 21,09 contro 2,43, a Studio Aperto 9,05 contro 4,18.
Per un totale di 3 ore e 45 minuti contro 1 ora e 33 minuti di Bersani.
Ma andiamo a vedere il confronto tra Pdl e Pd, come presenze: al Tg1 il Pdl raccoglie il 60,07% contro il 19,59% del Pd, al Tg2 il 52,08% contro il 27,68%, al Tg3 il 50,26% contro il 27,81%, al Tg4 il 58,37% contro il 19,91%, al T5 il 40,06% contro il 9,16%, a Studio Aperto il 52,71% contro il 28,66%. Continua »
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Marzo 17th, 2010 Riccardo Fucile
SI INDICE UNA MANIFESTAZIONE NON SENTITA, INVECE CHE FARE AUTOCRITICA…SI ACCUSA FINI DI VOLER CREARE UNA CORRENTE: MAGARI ARRIVASSE UN REFOLO D’ARIA E DI IDEE…CHI HA REGALATO IL NORD ALLA LEGA? CHI RISCHIA DI PERDERE LA CAMPANIA DOVE IL PDL AVEVA 15 PUNTI DI VANTAGGIO? CHI HA FATTO LA GUERRA ALLA POLVERINI?
Nudi alla meta: da via dell’Umiltà , indirizzo stradale scelto forse per bilanciare la gestione del Pdl ispirata a criteri completamente opposti, arriva l’ordine di mobilitazione delle truppe cammellate.
Si punta a far convergere nella capitale circa 3.000 pullman da tutta la penisola a sostegno di una manifestazione poco sentita dalla base.
La task force composta da Maurizio Lupi, Marco Martinelli, Barbara Saltamarini e Beatrice Lorenzin sta lavorando alacremente con il portafoglio gonfio: il viaggio è tutto a carico del partito.
Dopo aver criticato per anni le truppe cammellate sindacali, ora anche a destra addio militanza e via alla tessera annonoria.
Saranno anche paladini, ma sembrano più dipendenti dei promotori finanziari. Chi si ricorda i bei tempi passati dei lunghi viaggi di notte in treno a proprie spese in seconda classe (giusto perchè non c’era la terza) per arrivare felici a qualche manifestazione di destra, smangiucchiando un panino, è servito dal “nuovo corso” patibolare.
Una manifestazione contro tutto e tutti che deve portare a Roma tra le 100.000 e le 200.000 persone, per cui occorrono tra i 2.000 e i 4.000 pulman.
Due i punti di raccolta da dove partiranno i cortei: il primo si muoverà dal circo Massimo, il secondo dai Colli Albani per confluire in Piazza San Giovanni.
I dirigenti sanno che la piazza è il problema da affrontare: ci vuole tanta gente per riempirla e 200.000 persone non bastano.
Nel 2006 la manifestazione fu un successo strepitoso, ma vi erano ben altre motivazioni: il malore del premier qualche settimana prima, Prodi al governo, la vittoria elettorale sfumata per una manciata di voti.
Un elettorato moderato che allora seppe mobilitarsi per dare un segnale. Stavolta uno dovrebbe farlo in quanto un dirigente del Pdl romano si è assentato al momento di presentare la lista perchè qualcuno l’ha chiamato al telefono ( e ancora non ci è stato detto chi), facendo un danno enorme alla Polverini.
Certo ora si aggiunge come motivazione supplementare il fatto che qualcuno parla troppo al telefono e lo fa senza rendersi conto del ruolo che ricopre. Anzi rivendica il diritto a dire quello che gli pare, segno che non ha ancora compreso che un premier non può fare pressioni per chiudere una trasmissione televisova che non gli garba.
Il modello Usa insegna: là sarebbe considerato un attentato alla libertà di informazione.
Qua ci si lamenta perchè un pm ha aperto un fascicolo. Continua »
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Marzo 17th, 2010 Riccardo Fucile
DOPO LE REGIONALI, FISSATA LA NASCITA DEL NUOVO PARTITO: CONTA GIA’ SU 13 DEPUTATI, 6 SENATORI E 15 CONSIGLIERI REGIONALI…”BASTA CON LA LEGA CHE FA IL BELLO E CATTIVO TEMPO E CON TREMONTI CHE PENALIZZA IL SUD, IL PDL SI E’ DISSOLTO”
“Siamo al crepuscolo del berlusconismo, forse anche per questo siamo in un Paese meno libero di scegliere. C’è un evidente disinteresse del governo a traino leghista nei confronti del Mezzogiorno. Noi siamo un partito autonomista che si era alleato con il Pdl, un partito che sta implodendo. E’ un’esperienza fallita: ci batteremo contro la colonizzazione di un governo a impronta leghista, dando vita al Partito del Sud”: da queste dichiarazioni del governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo, leader del Mpa, arriva un altro pesante colpo alla solidità del Pdl.
Proprio in quella Sicilia che aveva visto il partito del premier arrivare a percentuali bulgare e che adesso vede il Pdl estromesso persino dalla giunta regionale.
Gli fa eco Gianfranco Miccichè: “Non fare il partito del Sud sarebbe criminale, per crearlo sono disposto a lasciare il Pdl”.
Si consuma in un affollato convegno dell’Mpa l’ultimo atto del definitivo allontanamento del partito autonomista dalla maggioranza di governo.
I due maggiori azionisti della giunta isolana pongono così le basi per la creazione, dopo le regionali, del nuovo soggetto politico che debutterà alle prossime elezioni politiche.
A breve si pongono l’obiettivo di impedire l’approvazione dei decreti attuativi del federalismo fiscale voluto dalla Lega. Continua »
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