Maggio 9th, 2010 Riccardo Fucile
L’ART. 6 PREVEDE L’ATTRIBUZIONE GRATUITA DEGLI IMMOBILI DEMANIALI A FONDI IMMOBILIARI DI PROPRIETA’ PRIVATA… ANCHE LE COSTE DIVENTERANNO COMMERCIABILI E GLI ENTI LOCALI METTERANNO SUL MERCATO BENI, CASERME E MONUMENTI PER UNA GRANDE SVENDITA ALLA LOBBIE DEI COSTRUTTORI
Il problema della gestione del patrimonio immobiliare dello Stato ha visto l’Italia, sotto vari governi, fanalino di coda in Europa nella sua valorizzazione e ammodernamento.
Beni pubblici e patrimonio culturale e artistico lasciati spesso nel degrado e nell’abbandono, nonostante il nostro Paese sia notoriamente ricco di tradizioni e monumenti da far invidia al mondo.
Da anni si è imposta la filosofia della svendita, chiamata garbatamente “piano delle alienazioni immobiliari”, peraltro con pochi ricavi per lo Stato e grossi affari per gli imprenditori.
Ora sta per scattare la seconda fase, quello del federalismo demaniale che prevede il trasferimento a Comuni, Province e Regioni dei beni del demanio marittimo ed idrico, di caserme ed aeroporti, nonchè di monumenti, salvo quelli appartenenti al “patrimonio culturale nazionale”.
Un concetto ambiguo, non previsto dal Codice dei Beni culturali, che aprirebbe la strada al “patrimonio culturale regionale” e che è in palese contraddizione con l’art 9 della Costituzione che ritiene “il patrimonio culturale elemento costitutivo della Nazione, una e indivisibile”.
Al di là delle assicurazioni del ministro Bondi che lasciano il tempo che trovano, è evidente che ci si ponga delle domande sul destino del paesaggio delle nostre coste quando si sancisce che “tutti i beni appartenenti al demanio marittimo e idrico verranno dismessi dallo Stato” (art.5).
Per sua natura il demanio marittimo e idrico è di proprietà pubblica perchè racchiude beni comuni di uso collettivo.
Occorre chiarire che i decreto Calderoli non prevede il passaggio dal demanio statale a quello regionale, ma una generale sdemanializzazione per cui tutto, comprese le coste, diventa immediatamente commerciabile.
Se poi aggiungiamo lo stato comatoso delle finanze locali, è facilmente intuibile che si arriverà ai saldi sul mercato immobiliare, pur di recuperare introiti per gli enti locali. Continua »
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Maggio 6th, 2010 Riccardo Fucile
NEGATA LA CORSIA PREFERENZIALE RICHIESTA DAI FINIANI PER IL DISEGNO DI LEGGE CHE PREVEDE AUMENTI DI PENA PER I REATI CONTRO LA P.A., LISTE PULITE, CONTROLLI SU APPALTI E CONCORSI, INELEGGIBILITA’ PER CHI E’ STATO CONDANNATO PER CORRUZIONE.. LITE ALLA CAMERA: PARLARE DI LEGALITA’ A QUALCUNO DA’ FASTIDIO
Nessuna corsia preferenziale per il disegno di legge anticorruzione: la richiesta dei
parlamentari finiani è stata bocciata dai sommi vertici del gruppo Pdl alla Camera che hanno dichiarato la loro contrarietà a velocizzare il provvedimento del governo contro i politici corrotti.
Mentre le norme ad personam quando è necessario devono volare, per le misure di legalità non c’è fretta.
Questa la morale che emerge dall’ultimo scontro tra le due anime del Pdl: mentre il finiano Bocchino invitava il premier a prendere lui l’iniziativa, prima di subire quella delle opposizioni, le sue parole erano accolte dal gelo e dall’ostilità dei deputati berlusconiani.
Secondo i fedelissimi del premier era pericoloso parlare di legalità il giorno delle dimissioni di Scajola e affrontare una “questione morale” che per molti evidentemente non esiste o fanno finta che non esista.
Fabio Granata si sfogava: “Potevamo dare un segnale al Paese, un’altra occasione persa: il no del Pdl all’iter veloce è un grosso errore politico perchè si tratta di un atto del governo”.
Alzare le bandiere della legalità e delle regole pare dare fastidio a qualcuno che definisce l’iniziativa dei finiani dettata da “interessi di bottega”, dimenticando che le norme le avevano decise tutti insieme: risulta strano frenare quando qualcuno ne reclama l’applicazione. Continua »
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Maggio 4th, 2010 Riccardo Fucile
I CITTADINI NORMALI VENGONO SANZIONATI, CHI GUIDA L’AUTO BLU E’ IMMUNE, PERCHE’ IL DEPUTATO VA DI FRETTA E PUO’ INFRANGERE IL CODICE….CHE BEL CONCETTO DI LEGALITA’ E DI ESEMPIO PER IL PAESE… MA CHE PRENDANO UN TAXI E SE LO PAGHINO: E SE PERDONO L’AEREO PRENDERANNO QUELLO SUCCESSIVO
In questi giorni in Parlamento è in discussione un emendamento del senatore del Pdl
Cosimo Gallo che propone una vera e propria immunità per qualsiasi tipo di infrazione al Codice della strada, prevedendo l’esenzione dal ritiro dei punti della patente per gli autisti di auto blu.
La proposta va praticamente in senso opposto a tutti i tentativi di rendere più sicure le nostre strade, con test anti alcool e inasprimento delle sanzioni per i comuni cittadini, creando di fatto una sacca di impunità per categorie privilegiate.
Inoltre una proposta del genere viene inserita in un contesto politico in cui il comune mortale ha dovuto prendere atto, nonostante tante promesse, che nel 2009 il parco macchine della Pubblica Amministrazione è ulteriormente cresciuto del 3,1%.
Le auto blu sono infatti aumentate da 607.918 a 626.760, mentre nel 2007 erano 574.000.
Una escalation continua che la dice lunga sulla buona fede degli imbonitori politici che ci governano.
Siamo un Paese con un deficit pubblico da paura, ma ci possiamo permettere 600.000 auto blu, contro le 72.000 degli Usa, le 61.000 della Francia, le 55.000 del Regno Unito, le 54.000 della Germania, le 22.000 del Portogallo. Un numero di auto di servizio impressionante che corrisponde alla metà dei mezzi in circolazione a Milano, una coda di auto che potrebbe coprire tutte le corsie dell’autostrada Roma-Milano. Continua »
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Maggio 1st, 2010 Riccardo Fucile
ANCHE CIAMPI SI E’ DIMESSO DA UN COMITATO CHE NON DECIDE NULLA, PER ORA HANNO FATTO SOLO IL LOGO… DEI 150 MILIONI PROMESSI NON E’ ARRIVATO ANCORA UN EURO: LA LEGA LI AVRA’ DIROTTATI ALTROVE….NON CI RESTA IN AUTUNNO CHE LA TRASMISSIONE SU RAI1 DI PIPPO BAUDO
Il “Comitato dei garanti” per le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia è in
pieno caos, dopo la rinuncia del presidente Carlo Azeglio Ciampi, motivata da “ragioni anagrafiche” cui non crede nessuno.
Altri cinque dei trenta componenti del Comitato hanno preannunciato le proprie dimissioni per “motivi di profondo disagio”, creato dalla mancanza di fondi con conseguente svuotamento delle iniziative e il tentativo in atto di sminuirne il significato attraverso una lettura in linea con l’ideologia leghista”. In un’intervista rilasciata al “Secolo XIX”, il regista Ugo Gregoretti rivela: “Quei pochi quattrini stanziati a suo tempo da Prodi si sono ora ridotti a zero, chissà Tremonti li avrà spesi per togliere l’Ici. Il risultato è l’assoluta impotenza a progettare iniziative, ormai il Comitato è un’entità priva di potere economico, possiamo solo definire dei piani virtuali e teorici. Questo governo è rimasto latitante per un anno, poi due mesi fa si è fatto vivo Bondi, con suggerimenti governativi fiacchi e senza un quattrino. L’unica cosa da salvare è il logo”. Ripercorriamo la nascita del Comitato per le celebrazioni dell’Unità del nostro Paese.
Fermo restando che ognuno può avere le proprie motivazioni storiche per giudicarlo un evento positivo o meno, o avanzare critiche storiografiche, rimane il fatto che in qualsiasi altro Paese occidentale e non, una ricorrenza del genere sarebbe oggetto di celebrazioni e attenzioni degni dell’evento. Voluto da Prodi con uno stanziamento minimo di 150 milioni, il Comitato avrebbe dovuto gestire, insieme all’allora ministro Rutelli, una serie di interventi.
Nel calderone erano stati messi anche finanziamenti a capocchia, tipo la pista ciclabile a Imperia e l’aeroporto di Perugia che non c’entravano una mazza. Ma quando è subentrato l’attuale governo, la prima cosa che ha fatto è aumentare il numero dei componenti del Comitato, un atto non proprio qualificante. Continua »
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Aprile 30th, 2010 Riccardo Fucile
DALLA EPURAZIONE DEI FINIANI ALLA BUFERA SU SCAJOLA, DALL’ARROGANZA DEL PREMIER ALLA CORTE DEI MIRACOLATI: NON SI VIVE A LUNGO COI RICATTI…. CHI MINACCIA LE ELEZIONI ANTICIPATE DIMOSTRA SOLO LA PROPRIA DEBOLEZZA: DOPO LA SCONFITTA ELETTORALE E IL DISSENSO DI FINI, IL RE E’ NUDO E SENZA IDEE
In pochi giorni l’elettore di centrodestra ha assistito alla trasformazione del Popolo delle libertà in un ring mediatico, un “partito della paura” dove è vietata ogni forma di dissenso e di confronto di idee, in mano a un cesarismo neppure motivato da una buona gestione dell’impero.
Un partito in calo pauroso di consensi, nonostante l’immobilismo di una opposizione senza idee innovatrici, un leader che spaccia per riforme della giustizia leggi ad personam, una corte di miracolati pronta a tradire per un boccone di poltrone, una linea politica inesistente, appiattita su posizioni xenofobe.
Altro che partito liberale di massa, siamo al capolinea di un “ammasso illiberale” che ghigliottina persino le idee difformi.
A chi pone questioni di linea politica si risponde “infilzandolo” al grido di “te la farò pagare”.
A chi si smarca con il “divieto di andare in tv ad esporre idee”.
A chi si prostra ai piedi del sovrano con l’investitura a “emerito gentiluomo di corte”.
A chi non dà spiegazioni di 900.000 euro in nero ricevuti da imprenditori equivoci, con l’assicurazione “finirà in una bolla di sapone”.
Una politica gestita il lunedì nella magione privata del sovrano dove si spartiscono i posti e si tagliano le teste, mentre gli altri giorni della settimana i parlamentari, esautorati di ogni ruolo, dovrebbero assicurare la ratifica di decisioni prese altrove, da soggetti in numero dispari inferiore a tre (ovvero da uno solo).
A nessuno interessa che sul territorio il Pdl non esista, ci pensa il sovrano a perdere consensi con i suoi messaggi unificati sulle tv pubbliche e private Tra uno spot sulla mozzarella e uno sulla pizza, tra una censura e un scodinzolino, arriva lo spottone del premier. Continua »
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Aprile 28th, 2010 Riccardo Fucile
APPROVATO UN EMENDAMENTO DEL PD CHE MODIFICA LA NORMATIVA, PERALTRO GIA’ RINVIATA DA NAPOLITANO ALLE CAMERE….TENSIONE IN AULA TRA FINIANI E BERLUSCONIANI, MA SONO DUE ANNI CHE IL PDL TOLLERA GLI ASSENTI E NON PRENDE PROVVEDIMENTI…E’ LA DIMOSTRAZIONE CHE FINI ORMAI E’ DECISIVO
Il governo è stato battuto per un solo voto (225 contro 224) alla Camera su un
emendamento del Pd all’articolo 31 (arbitrato) del Ddl sul lavoro.
A pesare sul risultato l’assenza di ben 95 deputati del Pdl.
Sfiorata la rissa dopo che Giancarlo Lehner ha accusato il finiano Antonino Lo Presti di aver organizzato una trappola sul voto. “Ma quale imboscata dei finiani! Ti devi vergognare a dire queste cose!”, è stata la risposta del deputato, vicino a Gianfranco Fini.
Qualche spintone e qualche parola di troppo e per poco i due non sono venuti alle mani proprio in Transatlantico.
A dividerli è stato il deputato del Pdl, Simone Baldelli. Ad arrabbiarsi anche Fabio Granata che è andato dallo stesso Baldelli per far presente l’assurdità dell’accusa. “Dite a Berlusconi che se manda avanti questi personaggi finisce male…”, è stato lo sfogo di Lo Presti.
Ironico il segretario del Pd Pierluigi Bersani: “Non so se si sono estesi i finiani…”.
Il relatore, Giuliano Cazzola, che aveva dato parere contrario così come il governo, ha immediatamente chiesto una sospensione dei lavori.
Esponenti di maggioranza che erano intervenuti in dichiarazione di voto avevano sottolineato come l’emendamento potesse “scardinare” le norme sull’arbitrato, attualmente in fase di revisione dopo che il presidente della Repubblica Napolitano aveva rinviato il testo del provvedimento alle Camere.
Dopo mezz’ora di sospensione, alla ripresa dei lavori Cazzola ha chiesto l’accantonamento dell’articolo 31, perchè la commissione Lavoro non è ancora riuscita ad accertare l’impatto dell’emendamento sulla normativa. Continua »
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Aprile 28th, 2010 Riccardo Fucile
COME PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, L’ELETTORE PDL VOTEREBBE PER IL 55,2% BERLUSCONI, PER IL 33,1% FINI, CONSIDERATO PIU’ CREDIBILE E ONESTO…SOLO PER IL 21,8% DI PIDIELLINI DOVREBBE DIMETTERSI DA PRESIDENTE DELLA CAMERA…PER IL 25,6% IL GOVERNO E’ TROPPO CONDIZIONATO DALLA LEGA…FINI IN COSTANTE CRESCITA
L’ennesimo sondaggio dimostra che le posizioni di Gianfranco Fini sono tutt’altro che
isolate tra l’elettorato del Pdl.
Al di là delle convenienze parlamentari e dei “traditori” ex-aennini appecorati al nuovo padrone (fin che dura), la base del Pdl (e non solo quella), delusa da due anni di governo del nulla, mostra solidarietà a Fini in modo impensabile per molti. I risultati di “Crespi ricerche” confermano e amplificano i dati già emersi in altri sondaggi.
Intanto il 98,9% degli elettori dichiarano di essere a conoscenza dello “strappo” interno tra il premier e il presidente della Camera.
Un popolo solitamente distratto, in questo caso ha seguito attentamente la vicenda.
Quando gli si chiede quali possono essere le cause di questo scontro, l’elettore di centrodestra risponde per il 26,5% “una lotta di potere”, per il 25,6% le “politiche di governo troppo succubi alla Lega”, per il 20,4% la “perdita di voti alle ultime regionali”, per il 18,2% lo “scontro di personalità “, per il 7,1% “l’eccessivo protagonismo” di Berlusconi.
Quasi il 40% delle risposte rivela un giudizio negativo verso il premier. Percentuale confermata anche dalle risposte su chi è da ritenersi responsabile dello scontro: un 40% di colpa a testa.
Ma ancora di più dalla indicazione dell’elettorato Pdl alla domanda:” Se si votasse per l’elezione diretta del Presidente della Republica per chi voterebbe dei due?”.
Il 55,2% sceglierebbe Berlusconi, il 33,1% Fini, circa il 12% nessuno dei due o non sa.
Altra considerazione dell’elettore: il premier è considerato più simpatico e concreto, Fini più credibile e onesto. Continua »
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Aprile 27th, 2010 Riccardo Fucile
NON SI SAPRA’ PIU’ NULLA DI UN’INDAGINE E ALL’OPINIONE PUBBLICA SARA’ IMPEDITO OGNI TIPO DI CONTROLLO…LA STAMPA NON POTRA’ SCRIVERE DELL’ARRESTO DI UN PRESUNTO OMICIDA…ANCHE “STRISCIA LA NOTIZIA” E “LE IENE” NON POTRANNO PIU’ UTILIZZARE INTERCETTAZIONI AMBIENTALI CARPITE, PENA LA GALERA….GLI ITALIANI MENO SANNO, MEGLIO E’: MA CHE DESTRA E’ QUESTA?
Va avanti, tra mille polemiche, il disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche:
cerchiamo di analizzare di cosa si tratta.
L’autorizzazione ad intercettare potrà essere richiesta qualora sussistano “gravi indizi di reato”, sparisce dal testo il concetto di “gravi indizi di colpevolezza”, inizialmente voluto dal governo.
Non aveva senso, in quanto se si è già in presenza di elementi per stabilire la colpevolezza di un imputato, non c’è certo bisogno di controllargli il telefono, se invece ci si trova di fronte a meri indizi ha senso farlo.
Ma, dice il disegno di legge, anche in questo caso ciò può avvenire solo per interventi assolutamente necessari.
Poi ci sono limitazioni pesanti per le inchieste giornalistiche: i responsabili di trasmissioni tipo “le Iene” e “Striscia la notizia” rischiano la galera se diffonderanno video o conversazioni carpite.
Inoltre non sparemo più nulla di chi rideva per il terremoto, di chi comprava arbitri, di chi voleva cacciare Santoro dalla Rai.
Non saranno ammesse “registrazioni a strascico”, ovvero su altre persone che vengano in contatto con un indagato.
I giornalisti che pubblicheranno colloqui prima dell’udienza preliminare rischiano il doppio degli anni di pena rispetto a prima.
Si potranno ascoltare le telefonate per un massimo di 75 giorni.
L’utenza da controllare deve appartenere all’indagato o a persona a lui vicina, ma che sia stata individuata come a “conoscenza dei fatti”, altrimenti nulla.
Stesso discorso per eventuali intercettazioni ambientali: i luoghi devono essere riconducibili ai sospettati. Continua »
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Aprile 26th, 2010 Riccardo Fucile
NESSUNO PUO’ OBBLIGARLO A DIMETTERSI E NON PUO’ ESSERE SFIDUCIATO NEMMENO DALLA SUA ASSEMBLEA…SULL’ORDINE DEI LAVORI DECIDE ALLA FINE SEMPRE LUI, PUO’ CONDIZIONARE TEMPI E CONTENUTI…E PUO’ CONCEDERE O MENO LA VOTAZIONE A SCRUTINIO SEGRETO A SUA DISCREZIONE
Come già sottolineato da tutti i costituzionalisti, nessuno può pretendere le dimissioni di Gianfranco Fini.
Non solo per motivi politici, in quanto il diritto di libera espressione dovrebbe essere garantito da un partito che richiama la libertà nel suo simbolo e che dovrebbe quindi essere estraneo a una visione “proprietaria” del Pdl, ma soprattutto perchè la Costituzione è chiara.
Il presidente della Camera viene nominato dall’Assemblea e, in base ai regolamenti, eletto con maggioranza qualificata.
Una volta incardinato nella sua funzione, il presidente mantiene la sua autonomia nei confronti di maggioranza e opposizione.
Se potesse essere sfiduciato, verrebbe meno il suo ruolo di garanzia.
L’art. 8 del Regolamento di Montecitorio precisa che “rappresenta la Camera e ne assicura il buon funzionamento” e assume quindi un ruolo istituzionale nella definizione dei tempi e dei contenuti della produzione legislativa.
In particolare gli art. 23 e 24 precisano che “il Presidente cura l’organizzazione dei lavori convocando la Conferenza dei presidenti di gruppo e predispone, in caso del mancato raggiungimento della maggioranza prevista dal regolamento, il programma e il calendario”.
In pratica ogni settimana si riuniscono i capigruppo di maggioranza e opposizione nella biblioteca del presidente e discutono quali disegni di legge e quali progetti di iniziativa parlamentare si debbano iscrivere all’ordine del giorno, per poi trattarli in aula. Continua »
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