Maggio 17th, 2010 Riccardo Fucile
I MINISTRI NE HANNO INTESTATE 126, I SOTTOSEGRETARI 222: DA AGGIUNGERE 295 APPEZZAMENTI DI TERRENO….SUL PODIO TREMONTI (14), FITTO (12), LA RUSSA (10), CASTELLI (10), CALDEROLI (9), URSO (9), BRUNETTA (8), ROTONDI (8), GALAN (7), PRESTIGIACOMO (7), GELMINI (6)….ANCHE A SINISTRA NON SCHERZANO
Nessuno batterà il capo del governo che ha una decina di ville di rappresentanza e appartamenti disseminati in tutto il mondo, ma non si può dire che i nostri ministri non amino la casa, anzi le “loro case”.
Ne hanno in totale 126, in media 6 a testa.
Secondo i dati di “Sister-Agenzia del territorio”, più precisamente posseggono 348 fabbricati ( 126 i ministri e 222 i sottosegretari) a cui vanno aggiunti 295 appezzamenti di terreno (154 i ministri e 141 i sottosegretari).
Fanno in tutto 643 proprietà immobiliari: evidentemente il mattone sembra coincidere con l’attività politica.
Guida la classifica il ministro Tremonti, proprietario di 14 case e 4 terreni, seguono Raffaele Fitto con 12 case e ben 73 terreni, Ignazio La Russa con 10 case e 1 terreno, Calderoli con 9 case e 9 terreni, Urso con 9 case, Brunetta con 8 case e 6 terreni, Rotondi con 8 case, Prestigiacomo con 7 case, Galan con 7 case e 15 terreni, Gelmini con 6 case, Carfagna con 5 case, Fazio con 5 case e15 terreni, Frattini con 4 case, Brambilla con 4 case, Matteoli con 3 case e 4 terreni, Romani con 3 case e 1 terreno, Meloni con 3 case, Alfano con 2 case, Bondi con 2 case, Maroni con 1 casa e 12 terreni, Castelli con 1 casa e 10 terreni, Bossi con 1 casa e 4 terreni, Vega con 1 casa e Vito con 1 casa. Continua »
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Maggio 14th, 2010 Riccardo Fucile
LA CIFRA E’ INDICATA NEL RAPPORTO DELLA COMMISSIONE TECNICA PARLAMENTARE SUL FEDERALISMO, APPENA DEPOSITATO …. ANCHE SE SI FORZASSE SUBITO SULLA BASE DEI MINIMI COSTI STANDARD OCCORREREBBERO 70 MILIARDI… CON LA SITUAZIONE ECONOMICA DISASTROSA DEI CONTI PUBBLICI ITALIANI, IL TESORO HA PROBLEMI PIU’ SERI DA AFFRONTARE
Sono mesi che alla domanda “ma quanto ci costerà introdurre in Italia il federalismo fiscale?”, tutti glissano: chi cambia discorso, chi rassicura un costo zero, chi cambia discorso e parla del tempo.
A parte le comparsate in Tv dei Cota, dei Castelli in aria e degli appiccatori di incendi e spacciatori di fumogeni alla Calderoli, nel merito non era mai entrato nessuno.
Perchè oltre alle perplessità che, una volta a regime ( tempo 10 anni), il federalismo fiscale non finisca per moltiplicare i centri di spesa e attivare una maggiore pressione fiscale dei Comuni, molte riserve erano state espresse su quanto costerebbe “da subito” il feticcio della riforma federalista.
Ora una risposta c’è, e ne segna il de profundis: la stima, aggiornata ai bilanci regionali del 2008, l’ha fornita la Commissione tecnica paritetica per il federalismo, nel rapporto curato da Luca Antonini (vicino alla Lega, quindi fonte insospettabile), appena depositato in Parlamento.
La cifra è da brividi: solo per assicurare il passaggio al federalismo nelle materie strategiche (sanità , istruzione e assistenza sociale), occorrerebbero 133 miliardi di euro in termini di spesa storica.
Anche al netto di sprechi e inefficienze, se con un colpo di bacchetta magica si potesse passare subito ai minimi “costi standard”, ovvero ai livelli più bassi delle regioni più efficienti, il costo non sarebbe inferiore ai 70 miliardi di euro. Appresi questi costi, inutile dire che il federalismo fiscale non si farà più, lo stesso Tremonti ha ammainato la bandiera per evidenti ragioni economiche: per il federalismo non c’è un euro a disposzione, inutile illudersi, è chiaro a tutti. Continua »
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Maggio 14th, 2010 Riccardo Fucile
PER TROVARE 25-30 MILIARDI SI PENSA A UNA SANATORIA, MA LA SI CHIAMA PER PUDORE “REGOLARIZZAZIONE CATASTALE” E LA SI COLLEGA AL FEDERALISMO FISCALE: RIGUARDERA’ DUE MILIONI DI IMMOBILI NON CENSITI…BLOCCATI I I CONTRATTI NEL SETTORE PUBBLICO ED IL TURN OVER, TAGLI AGLI ASSEGNI DI INVALIDITA’ E DI ACCOMPAGNAMENTO, TICKET SULLA DIAGNOSTICA
Tra le ipotesi tecniche al vaglio del governo per trovare i 25-30 miliardi della manovra
economica in arrivo tra poche settimane, prende sempre più piede un condono immobiliare che consentirebbe di incassare circa 2 miliardi di euro.
Tremonti ne ha parlato di recente coi vertici dell’Anci, l’Associazione dei Comuni, e ha usato il termine soft di “regolarizzazione catastale”: riguarderebbe due milioni di immobili non censiti che si potrebbero quindi mettere in regola pagando una somma forfettaria.
Questa sanatoria però si eviterebbe di inserirla nel maxi-decreto da 25-30 miliardi atteso entro l’estate: l’intervento sugli immobili sarà affidato a uno dei decreti sul federalismo attesi per giugno, in modo da presentarlo come un tassello del decentramento fiscale a favore dei Comuni che avranno così a disposizione un nuovo tributo sui redditi immobiliari nonchè il controllo del catasto.
Nella versione di “emersione di base imponibile” rientrerebbe così tra le misure di recupero delle imposte che sfuggono al fisco. Continua »
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Maggio 13th, 2010 Riccardo Fucile
VI SONO INDICATI LAVORI PRESSO SEDI ISTITUZIONALI, MA ANCHE IN ABITAZIONI PRIVATE….EMERGONO LE CONTRADDIZIONI DI SCAJOLA, LUNARDI E BERTOLASO: INTERVENTI ANCHE IN ALTRE CASE…LAVORI ANCHE PER NICOLA MANCINO, MAURO MASI, FABIANA SANTINI, CESARA BUONAMICI, ALTI FUNZIONARI, GENERALI, CAPI DI GABINETTO
Quando il 14 ottobre del 2008 la Guardia di Finanza sequestrò negli uffici romani della
ditta di Diego Anenome un lungo elenco con nomi, cognomi e lavori eseguiti, i militari non diedero troppo peso al fatto: sembrava il normale rendiconto di un’impresa di costruzioni.
Mano a mano che le vicende relative agli appalti di Anemone hanno visto coinvolte alte personalità istituzionali, quel diario ha finito per costituire una importante traccia per stabilire quanti dei 412 nomi indicati sono stati semplici clienti e quanti invece beneficiari di favori e regalie.
Ora il file è nelle mani degli inquirenti perugini che indagano sulla “cricca” degli appalti, ma emergono già nomi e lavori contenuti nella memoria, mentre mancherebbero gli importi dei lavori eseguiti.
Trai nomi eccellenti ci sarebbero il vicepresidente del Csm Nicola Mancino e della figlia, quello di Marco Zanichelli, presidente di Trenitalia, di mons. Francesco Camaldo, di Fabiana Santini, ex segretaria di Scajola, oggi assessore alla Regione Lazio, di Mauro Masi, direttore generale della Rai, di Cesara Buonamici, conduttrice del Tg5.
L’elenco degli interventi mette in luce poi le contraddizioni dei tre principali “chiacchierati” dell’inchiesta. Continua »
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Maggio 13th, 2010 Riccardo Fucile
SONDAGGIO CRESPI RICERCHE: FINI VOLA AL 10%, UN ELETTORE SU TRE DEL PDL E’ CON LUI E IL DATO E’ IN CRESCITA…SE SI TRATTASSE DI VOTARE PER IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, IL 54,9% DI PIDIELLINI VOTEREBBE SILVIO, MA BEN IL 35% PREFERISCE GIANFRANCO…SCHIAFFO ALLA LEGA: BEN L’ 87,6% DEGLI ITALIANI RITIENE L’UNITA’ D’ITALIA UN VALORE ASSOLUTO
Tra annunci e smentite, dell’incontro tra Gianfranco Fini e il coordinatore del Pdl, Denis Verdini, ieri non c’è stata traccia, mentre sono evidentissime le tensioni che ancora agitano il partito.
“Fino a quando non ci saranno risposte politiche ai problemi che ho sollevato è prematuro fare incontri, soprattutto con intermediari”, spiega Gianfranco Fini parlando con i più stretti collaboratori.
Attende risposte da Berlusconi, il presidente della Camera: sia sulla lotta alla corruzione, sia sul federalismo. Due temi che aveva già sbattuto in faccia al cavaliere dal palco dell’assemblea nazionale.
Allora Berlusconi aveva reagito attaccando Fini. Oggi quel gelo continua.
Il premier è stato però consigliato dai suoi collaboratori a tenere un atteggiamento più possibilista verso Fini, anche perchè se cadesse il governo cadrebbe pure lo scudo del legittimo impedimento e sarebbero guai giudiziari a non finire.
Ma il premier è pressato dagli ex An che vorrebbero isolare Fini e che, alla notizia del prevalere di una possibile linea morbida, sono insorti, temendo che Fini voglia regolare i conti con i “traditori”.
Fini non solo ha rifiutato di incontrare il triumvirato Bondi, La Russa, Verdini, ma anche quando sono stati eliminati i primi due (che non aveva alcuna intenzione di vedere) ha lasciato alla porta anche il solo Verdini.
Porte spalancate giustamente per Saviano che rappresenta la legalità , porte chiuse per gli emissari inquisiti: un segnale significativo non solo per l’interno del partito, ma anche per l’opinione pubblica nazionale.
Se il premier pensava di poter ristabilire l’ordine del sultano senza dare risposte politiche, insomma, sta sbagliando strategia perchè Fini tieni botta.
Non solo: l’ultimo dettagliato sondaggio di Crespi Ricerche dà il presidente della Camera costantemente in crescita nella considerazione dello stesso elettorato del Pdl.
Vediamo nel dettaglio qualche dato. Continua »
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Maggio 12th, 2010 Riccardo Fucile
NON SARA’ PIU’ AUTOMATICO CHE L’ULTIMO ANNO DI PENA SI POSSA SCONTARE A DOMICILIO, DECIDERA’ IN TAL SENSO IL GIUDICE: COSI’ SI SALVA LA FACCIA DA “DURI E PURI” E NON CAMBIA LA SOSTANZA DEL “TUTTI A CASA”….LA LEGA CEDE PURE SUI CLANDESTINI CHE NON POTRANNO ESSERE INCARCERATI NEI CIE….IL LEGHISTA BRIGANDI’ (CHE E’ SEMPRE LI’) PARLA GIUSTAMENTE DI OSTI
Certo che la classe politica italiana ha la capacità , grazie anche ai media amici, di far
passare dei provvedimenti che si pensano invisi all’opinione pubblica in generale e al proprio elettorato di riferimento in particolare, modificando una virgola nella forma e lasciando inalterata la sostanza, per poi ergersi a “inflessibili tutori della legalità “.
Nella fattispecie parliamo del provvedimento “svuotacarceri”, voluto dal ministro Alfano per cercare di non far esplodere il sistema penitenziario italico: siamo arrivati a quasi 66.000 detenuti su una capienza omologata di 46.000.
Dato che le nuovi carceri costruite in due anni e passa di governo sono pari a zero, nonostante le promesse, dato che di far scontare la pena ai detenuti stranieri negli Stati di origine non se ne parla, nonostante le dichiarazioni di intento, dato che, neanche per i piccoli reati è stata ipotizzata la immediata espulsione come indesiderati di quegli stranieri condannati in via definitiva, alla fine ci si è ritrovati gli istituti di pena colmi all’inverosimile, vergogna occidentale per come sono costretti a vivere, in meno di un metro quadro a testa, migliaia di detenuti.
Per non parlare di quelli ancora in attesa di giudizio che un domani potrebbero essere pure riconosciuti innocenti, ma aver dovuto vivere in condizioni disumane per mesi o anni per la lentezza della macchina giudiziaria italiana.
In fondo la proposta di Alfano era semplice e il 13 gennaio in Consiglio dei Ministri l’avevano votata tutti (Lega compresa) all’unanimità : chi doveva scontare l’ultimo anno di pena avrebbe potuto farlo agli arresti domiciliari e amen.
Ma a quel punto la Lega ha fatto il solito gioco: a Roma conta la poltrona, in periferia il giro da osteria.
E dato che qualcuno aveva cominciato a parlare di indulto mascherato, ecco la Lega “dura e pura” che cambia idea e cerca di cavalcare anche gli aspiranti boia.
Per salvare le carceri, ma soprattutto la faccia, ecco la soluzione uso pirla: con tre emendamenti in Commissione giustizia si cancella l’automatismo per cui ai detenuti cui resta un anno di pena era concesso di scontarla a domicilio.
Penserete: allora restano in carcere?
No, escono lo stesso tutti, ma la decisione sarà demandata al magistrato di sorveglianza che dovrà valutare caso per caso, anche in base all’idoneità del domicilio.
Dato che l’imput sarà quello di concederlo, ve lo immaginate un magistrato che neghi tale concessione? Forse sulla base se nel domicilio eletto vi sono o meno i doppi servizi?
Siamo nel ridicolo, all’ipocrisia conclamata. Continua »
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Maggio 11th, 2010 Riccardo Fucile
SECONDO I DATI ISTAT, PERSI IN DUE ANNI L’8,1% DEI POSTI DI LAVORO DEI LAVORATORI INDIPENDENTI: IL 51% AL NORD, IL 14,3% AL CENTRO, IL 34,59% AL SUD….CRESCONO SOLO DI 26.000 UNITA’ I LIBERI PROFESSIONISTI
Ci sono anche delle vittime silenziose in Italia, in seguito alla crisi economica internazionale che ha colpito l’economia mondiale: sono quelli che l’Istat definisce “lavoratori indipendenti” per distinguerli da da quelli con posto fisso che almeno godono del paracadute parziale della cassa integrazione.
Per questa categoria “silenziosa” che ha pochi strumenti per farsi valere e sentire, la perdita di posti di lavoro è stata, in due anni e mezzo, di ben 503.000 unità .
Nella contabilità vanno annoverati gli imprenditori individuali, ovvero i piccoli commercianti ed artigiani, il popolo delle partite Iva, ovvero coloro che lavorano in proprio nei servizi, i collaboratori domestici, i soci di cooperative di lavoro e i co.co.co. (giovani collaboratori senza garanzie).
La crisi ha colpito soprattutto il Nord, dove i lavoratori indipendenti hanno rispettivamente perso 126.000 posti nel nord est e 130.000 nel nord ovest, pari al 25% del totale.
Segue poi il Sud con una perdita di 174.000 unità lavorative, pari al 34,5% del totale, mentre il Centro conta una riduzione di 73.000 posti di lavoro, pari al 14,5%.
Ma quali categorie di lavoratori indipendenti ha subito maggiormente le conseguenze della crisi? Continua »
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Maggio 11th, 2010 Riccardo Fucile
PESANTI CRITICHE DELLA CEI AL PROGETTO DEL GOVERNO SUL FEDERALISMO: “AUMENTA LE INGIUSTIZIE, MOLTIPLICA IL CENTRALISMO, DIMENTICA LA SOLIDARIETA'”…I VESCOVI AUSPICANO LA CITTADINANZA AGLI IMMIGRATI, LA DIFESA DELL’UNITA’ NAZIONALE E LA TASSAZIONE DELLE RENDITE, NON DEL LAVORO
Insieme all’allarme per il declino dell’Italia e alla preoccupazione per un debito pubblico
spaventoso che graverà sulle future generazioni, dalla Conferenza episcopale arriva una sonora bocciatura del federalismo fiscale che sarà causa della “moltiplicazione del centralismo, dell’aumento delle ingiustizie, della mancanza di una reale devoluzione di poteri e funzioni ai governi locali”. Secondo il documento preparatorio delle Settimane sociali, il tradizionale appuntamento del cattolicesimo italiano che si terrà ad ottobre a Reggio Calabria, i vescovi e il laicato cattolico fissano l’agenda per l’Italia del futuro. Intanto prendono posizione per “una nuova legge elettorale che garantisca non solo governabilità , ma anche reale rappresentanza degli eletti rispetto ai territori”: non più un parlamento di nominati, per capirci.
Auspicano poi “una riforma fiscale che preveda lo spostamento della pressione fiscale dal lavoro e dagli investimenti alle rendite, accompagnata da una valorizzazione del quoziente familiare”.
E ancora la necessità di un equilibrio tra poteri istituzionali, “la necessità di riconoscere la cittadinanza in tempi rapidi ai figli degli immigrati”, come in tutti i Paesi civili, “il mantenimento delle radici storiche dell’Unità nazionale”.
Un brusco distinguo con le tesi della Lega e una convergenza significativa con le posizioni del pur “laico” Fini.
Il documento è stato presentato ieri a Radio Vaticana dal vescovo di Ivrea, monsignor Miglio, e da monsignor Pompili, portavoce della Cei. Continua »
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Maggio 10th, 2010 Riccardo Fucile
DALL’INDAGINE ORIM EMERGE CHE SONO ORIENTATI A SINISTRA GLI STRANIERI PROVENIENTI DAI PAESI AFRICANI, A DESTRA ROMENI, UCRAINI E NEOCOMUNITARI… E’ INTERESSATO AL VOTO IL 59,8%, IL 71,3% DI CHI E’ ITALIA DA OLTRE 10 ANNI, L’84,2% DI CHI HA LA CITTADINANZA ITALIANA… LO SPAZIO POLITICO PER UNA DESTRA MODERNA
Un’indagine dell’Osservatorio regionale per l’integrazione e la multietnicità (Orim) ha
fotografato gli orientamenti di voto dei “nuovi italiani”, raccogliendo le opinioni di 9.000 immigrati, rappresentativi della popolazione straniera, proveniente dai Paesi a forte pressione migratoria e presenti a qualunque titolo nel territorio lombardo.
Il primo dato riferisce che il 59,8% degli immigrati si è dichiarato interessato a partecipare alle elezioni: con punte del 74% tra i filippini, del 64% dei romeni, del 63% dei marocchini, del 62% dei senegalesi.
Tra i meno interessati spiccano invece gli ucraini con il 43% e soprattutto i cinesi con il 30%.
E’ poi interessato al voto il 71,3% di chi è in Italia da oltre 10 anni, il 47,3% di quanti sono arrivati da meno di due anni.
Parteciperebbe alle elezioni l’84,2% di chi ha la cittadinanza italiana e il 67,6% dei titolari di carta di soggiorno.
Percentuale che scende al 56% tra chi ha solo il permesso di soggiorno, al 50% tra chi non ha tutti i documenti in regola, al 40% tra chi ne è sprovvisto. Come voterebbero gli immigrati?
Attualmente il 42,1% sceglierebbe la sinistra, contro il 28,8% che si dichiara si destra, mentre ben il 29% è incerto.
A votare a sinistra sono più gli uomini (45,2% rispetto al 38,1% delle donne), provenienti da Senegal (67,6%), Costa D’Avorio (56%) e Marocco (55,7%).
Di destra si dichiarano invece la maggioranza di brasiliani (50,7%), di romeni (46,7%) e di ucraini (41,5%). Continua »
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