Agosto 28th, 2011 Riccardo Fucile
UNA CITTADELLA DI 3.000 PERSONE TRA DEPUTATI, QUESTORI E PORTABORSE CHE OCCUPA A ROMA 22 PALAZZO STORICI… UN BUDGET DI 1 MILIARDO DI EURO PER ARREDI, BOLLETTE, TENDAGGI, DIVISE, SAPONI E PULSANTIERE
L’accorpamento dei Comuni più piccoli e la cancellazione di 29 provincie previste dal decreto
anticrisi sono un passo avanti per la riduzione dei costi della politica.
Se mai si farà .
Peccato che a Roma i tagli restino ancora un tabù.
Diminuire il numero di parlamentari (e dei rappresentanti di altre assemblee tipo consigli regionali, provinciali e comunali) resta una chimera, mentre è un fatto che i costi complessivi per il funzionamento della Camera, nonostante le promesse seguite al boom del libro “La Casta” di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, dal 2007 al 2011 siano aumentati di ben 60 milioni di euro: a dicembre sfioreranno la stratosferica cifra di un miliardo e 71 milioni.
Denaro speso per far funzionare 22 (!) palazzi e una popolazione di nemmeno tremila persone, tra deputati, portaborse, questori e personale vario.
Eppure, sono tante le voci che potrebbero essere ridotte.
Scorrendo la nota al bilancio pluriennale si scopre che gli assegni vitalizi diretti, per esempio, sono stati limati di un ridicolo uno per mille (95mila euro su un totale di 96,7 milioni), e che – ecco la beffa – nel 2013 l’intero capitolo di spesa (comprese le pensioni di reversibilità ) riprenderà a crescere.
Anche il fondo per i viaggi degli ex deputati aumenterà , passando da 800 a 900mila euro l’anno: nessuno ha avuto il coraggio di cancellarli con un tratto di penna.
Altro costo difficile da abbassare è quello che riguarda gli stipendi (altissimi) del personale: aumentato di 12 milioni dal 2007, a fine 2011 toccherà i 235 milioni di euro nel 2011, per schizzare a 246 milioni nel 2013.
Anche la voce “pensioni” di ex commessi e funzionari è data in crescita di 12 milioni.
Alla faccia dei risparmi promessi.
Andiamo con ordine, e passiamo alle spese di manutenzione: 14 palazzi sono tanti, troppi, così per aggiustare gli onorevoli ascensori i contribuenti italiani pagheranno nel 2011 circa 930mila euro di bulloni e pulsantiere, mentre 990 mila euro serviranno a riparare i vecchi arredi (ma sono previsti nuovi mobili per oltre un milione di euro) e ben 7,7 milioni serviranno per la pulizia e l’igiene.
Dal primo gennaio 2012 i costi per aspirapolveri, scope e detergenti sarebbero dovuti aumentare di altri 120 mila euro l’anno, invece i deputati hanno deciso che gli ottoni di Montecitorio sono già abbastanza splendenti e hanno, bontà loro, congelato l’aumento previsto. I nostri onorevoli non sono riusciti nemmeno a tagliare la voce vestiario: si tratta di 490mila euro l’anno destinati alle divise di autisti e commessi (chissà qual è il sarto che s’è accaparrato l’appalto).
Soldi a cui bisogna aggiungere i 70 mila euro annui per la lavanderia e 100 mila per i guardarobieri che custodiscono cappotti e pellicce delle signore del Parlamento.
Se il decoro dell’istituzione è sacro, anche il benefit del cellulare resta intoccabile: il fondo da 2,3 milioni del 2011 è stato confermato anche per il 2012 e il 2013.
Carta, matite, gomme e penne ci costano invece un milione l’anno, assai meno della stampa di tutti gli atti parlamentari: 7,1 milioni di euro previsti a fine 2011.
A questo fiume di denaro (“Abbiamo già tagliato le pubblicazioni, se tutti i parlamentari ci chiedessero gli atti di giornata non avremmo copie sufficienti”, dice un dipendente) vanno sommati i 2,2 milioni spesi quest’anno per l’accesso gratuito al sito Internet, più altri denari per la realizzazione del “portale storico” della Camera, in occasione del 150 anniversario dell’Unità d’Italia.
Nel bilancio è annunciato anche il fondamentale “sviluppo del palinsesto del canale satellitare”, in modo da assicurare ai telespettatori che finissero per sbaglio sulla tv della Camera in prima serata o nei week-end “la continuità ” delle trasmissioni.
I deputati hanno però annunciato che tenteranno di risparmiare su biglietti aerei, pedaggi autostradali e treni: un milione in meno (sui 13 previsti) a partire dal 2012.
Un taglio inferiore al 10 per cento, che riporta la voce di spesa ai livelli – già altissimi – di quattro anni fa.
“Scorrendo il documento appena modificato, lei vedrà spese che sarebbero giustificate se il denaro fosse usato bene. In realtà sono soldi sprecati, dal momento che la classe dirigente non è all’altezza dell’istituzione per la quale lavora”, chiosa ancora l’alto funzionario che chiede l’anonimato.
Mentre la politica dell’Italia è commissariata da Ue e Bce, a Montecitoro s’è deciso di potenziare “le attività di analisi e documentazione in materia di politica internazionale” di 125 mila euro, a cui bisogna aggiungere 454 mila euro da investire in non meglio specificate “strutture di supporto del Parlamento”.
Altra spesa esorbitante è quella destinata alla comunicazione: dal 2007 ad oggi la crescita della voce è stata costante, e l’ufficio stampa costerà a fine 2011 4,3 milioni di euro.
Un esborso che – questa la promessa – a partire dall’anno prossimo verrà ridotta di 550 mila euro.
Anche la maxivoce “beni e servizi e spese diverse” (che valeva 56 milioni nella scorsa legislatura, oggi toccherà quota 59,5) verrà limata del 10 per cento.
Scorrendo la lista della spesa del 2011, però, si notano uscite che forse potrebbero essere ridimensionate di più: banche dati e agenzie di informazione del Palazzo costano 3,5 milioni di euro l’anno, mentre – nonostante il numero altissimo di avvocati che siedono tra gli scranni o dietro gli uffici – altri 160mila euro verranno usati per assistenze legali esterne. Il controllo dei rendiconti dei partiti politici costa 300 mila euro l’anno, mentre la gestione dei Centri informatici ben 5,3 milioni di euro, a cui s’aggiunge ulteriore assistenza di esperti per 2,8 milioni (capitolo di spesa che, rispetto al 2007, è cresciuto di quasi il 20 per cento).
Già : alla Camera sono tante le voci che, invece di diminuire, in questi ultimi quattro anni sono cresciute: dalle pensioni del personale (più 42 milioni), alle bollette di luce, acqua e gas (più 135 mila euro), dal facchinaggio (che costa ormai 1,6 milioni l’anno) al presidio medico fisso (stessa, folle cifra).
I partiti politici, dal Pdl al Pd, passando per Lega Nord e Udc, non hanno messo un freno nemmeno ai “contributi” per il funzionamento dei vari gruppi parlamentari: se nel 2007 le segretarie costavano 9 milioni, quest’anno ne costeranno 11.
Pure il totale degli stipendi dei dipendenti assunti dai partiti è cresciuto da 12,4 a 13,4 milioni. Commissioni, giunte e comitati hanno un fondo, per missioni di vario tipo e “spese di rappresentanza” e conferenze, di 690 mila euro mentre il capitolo sulle attività interparlamentari ed internazionali tocca i 2,1 milioni.
Anche il restauro delle opere d’arte ha un costo, 150mila euro quest’anno.
Un capitolo a parte merita, infine, la biblioteca di palazzo San Macuto: complessivamente le spese per tenere in piedi la struttura sommano tre milioni e 50 mila euro tondi tondi.
Solo per la gestione dell’inestimabile patrimonio librario (1.385.000 volumi) si spendono quasi 1,3 milioni di euro l’anno (210 mila euro in più rispetto al dato 2007), e quest’anno altri 900 mila euro serviranno ad acquistare libri nuovi, mentre 100 mila verranno destinati alle rilegature. Anche mantenere l’archivio ha suoi prezzi: 270 mila euro da spendere per il 2011.
Bisogna ordinare e fare l’inventario di migliaia di documenti: quest’anno gli esperti si concentreranno soprattutto sull’informatizzazione dei “Disegni e proposte di legge e incarti delle Commissioni del Regno d’Italia”.
Se gli storici e i ricercatori saranno felici, chissà quanti dei nostri deputati andranno a leggere i lavori dei loro antenati.
“Pochini” ammette il funzionario: “Gli onorevoli che vanno a studiare in biblioteca sono rari come un’edizione di pregio.
Preferiscono chiacchierare al bar della buvette”.
Emiliano Fittipaldi
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Agosto 27th, 2011 Riccardo Fucile
“LA DEMOCRAZIA NON COSTRUISCE VALORI CONDIVISI, LI DISTRUGGE”…”LA LIBERAL-DEMOCRAZIA CREA SOLO PARTITI IN LOTTA TRA LORO E DIRIGENTI POLITICI CORROTTI PER MANTENERSI AL POTERE”
In un articolo pubblicato sul Corriere il 17 agosto (“Il vero disavanzo delle democrazie”) il settantenne Ernesto Galli della Loggia, docente di Storia contemporanea all’Università Vita-Salute del San Raffaele (curiosa parabola per uno che era partito comunista e si è scoperto, al momento opportuno, liberale e forse anche pio), storico che non ha mai scritto un libro di storia, risvegliandosi da un letargo durato quasi mezzo secolo, da quando era un giovane e promettente collaboratore dell’Einaudi, scopre che il deficit dei sistemi democratici sta nella loro mancanza di valori o, per usare il suo linguaggio contorto, nella loro “unidimensionalità economicista”.
Geniale.
Nel mio spettacolo teatrale del 2004 Cirano, se vi pare… dicevo: “La democrazia è un metodo, un sistema di forme e di procedure, non è un valore in sè e non produce valori. È un contenitore, un sacco vuoto che andrebbe riempito. Ma il pensiero e la pratica liberale e laica, che sono il substrato sul quale la democrazia è nata, mentre facevano ‘tabula rasa’ dei valori precedenti, non sono stati in grado, in due secoli, di riempire questo vuoto se non con contenuti quantitativi e mercantili”.
In realtà nella pièce riprendevo concetti espressi quasi un quarto di secolo prima ne La Ragione aveva Torto? e ribadite poi in Denaro. Sterco del demonio (1998), nel Vizio oscuro dell’Occidente. Manifesto dell’Antimodernità (2002) e in Sudditi. Manifesto contro la Democrazia(2004).
In realtà la democrazia, almeno così come si è storicamente determinata, non è che l’involucro legittimante del modello di sviluppo basato sul mercato.
E il mercato, che è uno scambio di oggetti inerti, non può produrre valori, nè laici nè di qualsiasi altro tipo.
L’unica divinità veramente condivisa è il Dio Quattrino.
E la vera debolezza dell’Occidente democratico (in questo Della Loggia ha ragione, anche se arriva fuori tempo massimo), lo vediamo in rapporto con altre culture, Islam in testa, proprio in questo vuoto di valori.
Bisogna aggiungere che la democrazia, perlomeno quella rappresentativa, non solo non aiuta a costruire valori condivisi, ma sembra il sistema perfetto per demolirli.
La liberal-democrazia si è infatti venuta strutturando, contro le intenzioni dei suoi padri fondatori (Stuart Mill, John Locke, Alexis de Tocqueville), come un sistema di partiti in competizione fra di loro.
I partiti per conquistare consensi hanno bisogno di apparati (il voto di opinione, secondo lo stesso Norberto Bobbio, gran studioso e strenuo difensore della democrazia, “è solo quello di coloro che non votano”).
Per mantenere gli apparati hanno bisogno di soldi, per procurarseli li drenano illegalmente dal settore pubblico, di cui si sono impossessati, o da quello privato tenendo l’imprenditoria sotto ricatto (o mi dai la tangente o non vincerai mai un appalto).
Essendo abituati a corrompere o a farsi corrompere per superiori esigenze di partito, i dirigenti politici diventano, quasi sempre, dei corrotti in nome proprio.
Questa corruzione pubblica trascina fatalmente con sè i cittadini (se rubano loro perchè non dovrei farlo anch’io?) spazzando così via tutta una serie di valori, onestà , lealtà , dignità , che tengono insieme una comunità .
A ciò si aggiunge che i partiti, pur di non scontentare i rispettivi elettorati, perdono completamente di vista l’interesse nazionale.
E questo non è un vizio solo italiano se in America, Paese che deve le sue passate fortune a un fortissimo senso di appartenenza nazionale, repubblicani e democratici si stanno scannando da mesi mentre il loro Impero rischia di crollargli sotto i piedi.
Per cui sento di poter dire che l’attuale crisi economica non è solo il segno del fallimento di un modello di sviluppo ma anche del suo involucro legittimante: la democrazia.
Massimo Fini
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 24th, 2011 Riccardo Fucile
NESSUNO TOCCHI GLI ONOREVOLI PRIVILEGI: DALL’EUROTASSA AI DOPPI STIPENDI, LA STANGATA NON SCALFISCE LA CASTA…SMONTANO E RIMONTANO IL DECRETO MA RESTANO SOLO I SACRIFICI PER LE FAMIGLIE
Lacrime, sudore, sangue. 
Lo chiese Winston Churchill agli inglesi di fronte alla guerra mondiale.
L’ha chiesto nel 2011 Giulio Tremonti agli italiani, di fronte alla crisi economica.
Ma, a differenza del primo ministro britannico, ha dimenticato di dire che lui e il suo esercito di parlamentari in battaglia non sarebbero mai scesi.
I tagli previsti nella manovra non toccheranno infatti la Casta, se non marginalmente.
Gli onorevoli possono dormire tranquilli: il contributo di solidarietà a loro richiesto è sì il doppio di quello dei cittadini, cioè il 10% per i redditi sopra i 90 mila euro e il 20% per quelli sopra i 150, ma l’articolo 13 della manovra, dal titolo “riduzione dei costi degli apparati istituzionali”, specifica che “a seguito di tale riduzione il trattamento economico non può essere comunque inferiore a 90 mila euro lordi l’anno”.
Il comma b3 dello stesso articolo introduce anche l’incompatibilità della carica parlamentare con qualsiasi altra carica pubblica elettiva.
Quindi sindaci, presidenti di Provincia e Regione, ma anche consiglieri.
Perderanno allora il doppio incarico gli 86 deputati e senatori che mantengono più poltrone? Assolutamente no.
Per non agitare nessuno l’incompatibilità si applicherà “a decorrere dalla prima legislatura successiva all’entrata in vigore del presente decreto”.
Sarà allora impedito di fare un doppio lavoro mentre si siede in Parlamento? Assolutamente no.
Sempre l’articolo 13 stabilisce che “l’indennità parlamentare è ridotta del 50 per cento per i parlamentari che svolgano qualsiasi attività lavorativa per la quale sia percepito un reddito uguale o superiore al 15 per cento dell’indennità medesima”.
Ci si aspetta quindi un taglio di circa 7 mila euro, la metà dello stipendio di un parlamentare.
Ma non è così: l’indennità non è l’intero stipendio (formato anche da rimborsi per collaboratori, viaggi, spese telefoniche, ecc.) ma per i deputati ammonta a 5 mila 486 euro.
La “stangata” per i 446 doppiolavoristi ammonta quindi a 2743 euro netti.
Che a fronte di redditi da 100 mila euro in su, sono briciole.
Ma dai diretti interessati, nessun commento.
Anche gli onorevoli stomaci non hanno risentito della manovra.
Ad agosto, convocati d’urgenza a Roma per discutere le misure economiche, i senatori hanno trovato il ristorante di Palazzo Madama aperto e pronto a saziarli.
Naturalmente allo stesso prezzo di prima delle vacanze, e senza cenno in merito all’interno delle 38 pagine “lacrime e sangue”.
I primi piatti restano a 1,60 euro, i secondi tra 2,60 e 5, 23 euro (per filetto di carne o di pesce, prezzo massimo), e i dolci al carrello valgono ben 70 centesimi.
L’annuncio del ministro dell’Economia era quello dell’eliminazione di 36 province (quelle sotto i 300mila abitanti) e l’accorpamento di un migliaio di piccoli comuni (quelli sotto i 100 abitanti).
Naturalmente il processo inizierà dopo le prossime amministrative e previo censimento da cominciare nell’autunno 2011.
Ma non potrà andare come annunciato da Tremonti: le province a rischio si stanno già organizzando per accorpamenti con le attigue, per mantenere gli uffici già presenti nelle due località .
Per farlo basterà superare i 500mila abitanti.
Sarà eliminata solo qualche poltrona, anche se province più grandi consentiranno una moltiplicazione degli incarichi.
Per quanto riguarda i Comuni la guerra interna alla maggioranza è appena cominciata: ieri il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, ha dichiarato che sarà in piazza con i piccoli Comuni il 29 agosto perchè “non sono contrario all’accorpamento delle funzioni ma questo non ha nulla a che vedere con la cancellazione dei comuni stessi”.
Una misura su cui Tremonti punta per dimostrare l’abbattimento dei vantaggi della Casta è quella dell’utilizzo dei voli in classe economica da parte di parlamentari, amministratori pubblici e dipendenti dello Stato.
Mentre i ministri, al contrario della precedente legislatura guidata da Prodi, continueranno a far volare i loro privilegi sugli aerei di Stato.
Caterina Perniconi
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 5th, 2011 Riccardo Fucile
INDENNITA’, VITALIZI E SPICCIOLI: I PROFESSIONISTI DELLA POLITICA “ACCHIAPPATUTTO”… RINUNCIARE? E’ VIETATO
Diritti, o forse meglio, privilegi, per molti.
Sono ben 2308 gli ex deputati ed ex senatori che prendono il vitalizio, e ogni mese incassano una cifra variabile tra i 1.700 e i 7.000 euro netti, a seconda del tempo trascorso in Parlamento (e del regolamento, che negli anni è cambiato più volte). L’Espresso pubblica la lunghissima lista di tutti coloro che prendono il vitalizio.
Un elenco che comprende ex leader precocemente bruciati e industriali, mostri sacri della politica e professionisti prestati al Parlamento.
E così c’è Alfonso Pecoraro Scanio, ex leader dei Verdi che con 5 legislature prende 5.802 euro netti al mese da quando aveva 49 anni o Oliviero Diliberto, segretario Pdci che con 4 legislature a 55 anni si porta a casa 5.303 euro netti.
Per soli 2 anni passati in Senato un capitano d’industria come Luciano Benetton prende 2.199 euro netti.
Idem per un noto principe del foro come Carlo Taormina.
Cinque anni e 2.238 euro per Alberto Asor Rosa e Alberto Arbasino e pure Gino Paoli, 2.384 per Eugenio Scalfari.
Vittorio Sgarbi invece di euro ne prende 5.305.
Con il nuovo regolamento varato durante il governo Prodi oggi per arrivare al vitalizio ci vogliono 5 anni in Parlamento e 65 anni di età , limite che diminuisce fino ai 60, a seconda degli anni di mandato svolti.
E a loro volta i vitalizi aumentano a seconda degli anni passati in Parlamento: da un minimo di 2.340 euro lordi per i deputati (2.401 per i senatori) a un massimo di 7.022 euro dai 15 anni in su (7.203 per i senatori).
I regolamenti precedenti erano addirittura più larghi di maniche.
Tanto da dar vita a dei casi che hanno dell’incredibile: per alcuni un giorno in Parlamento può valere 1.733 euro di pensione.
Così è per l’avvocato radicale Luca Boneschi, che arrivò in Parlamento il 12 maggio 1982, solo per dimettersi il 13 maggio.
Lo stesso vale per Angelo Pezzana (attivista omosessuale), a Montecitorio dal 6 al 14 febbraio del ’79 e per lo storico Pietro Craveri, sul suo scranno dal 2 al 9 luglio del 1987.
Davanti a situazioni come queste fa ancora più effetto sapere che la macchina dei vitalizi costa all’anno 138 milioni e 200 mila euro alla Camera e 81 milioni 250 mila al Senato.
E se ogni tanto qualcuno prova ad abolirli per legge, è destinato alla sconfitta. È successo così anche quest’anno dopo mirabolanti dichiarazioni d’intenti.
L’odg dell’Idv in tal senso è stato dichiarato inammissibile sia a Montecitorio che a Palazzo Madama.
E allora, la rinuncia alla pensione?
Gli uffici della Camera dichiarano che è vietato per legge.
Perchè il vitalizio è tecnicamente un diritto: si può dare casomai in beneficenza.
In realtà però non è chiaro quanti ci abbiano provato davvero.
Passati alla storia un paio di casi.
Nel 2007 Walter Veltroni, da sindaco di Roma era pure un deputato pensionato (ora non è possibile): all’epoca disse di aver provato a rinunciare e di non esser riuscito a devolvere i suoi 9.014 euro mensili alle popolazioni africane.
Stessa impotenza ha confessato Scalfari all’inizio di luglio in un pezzo su Repubblica: “Cinque anni fa inviai una lettera ai questori della Camera chiedendo che mi fosse annullato il vitalizio. La risposta fu che ci voleva una legge, in mancanza della quale l’assegno mi sarebbe stato comunque accreditato”.
A proposito di sprechi, Panorama la scorsa settimana ha fatto un giochino, simulando quanto si risparmierebbe parametrando gli stipendi dei parlamentari alle loro presenze in aula.
Ognuno di loro tra quota fissa e diaria si porta a casa circa 12 mila euro.
Secondo Panorama dall’inizio della legislatura, l’indennità per singolo deputato è di 444.638 euro corrispondenti a 8677 votazioni.
Ciò vuol dire, per esempio, che Antonio Gaglione, il deputato pidino assente al 93%, avrebbe dovuto ricevere 31.124, 66 euro, o Niccolo Ghedini con il 76% delle assenze 106.713, 12 euro, Mirko Tremaglia con il 75%, 111.159, 60.
Così come Antonio Angelucci.
E via di questo passo.
Con un risparmio complessivo di 12,5 milioni di euro.
Wanda Marra
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 4th, 2011 Riccardo Fucile
NON SOLO I SOLDI PER L’AFGHANISTAN E IL LIBANO: PIOGGIA DI FONDI PER ASSUNZIONI, FONDAZIONI E PER UNO STAFF DELL’ONU
Il processo legislativo italiano è caotico, si sa.
Uno parte con l’intenzione di fare un decreto semplice semplice e poi — tra Consiglio dei ministri e passaggi parlamentari — ti ci ritrovi dentro di tutto. Prendiamo il caso del decreto che rifinanzia le missioni militari all’estero, un budget di 694 milioni per sei mesi divenuto legge ieri alla Camera con maggioranza bulgara: dentro dovrebbero starci solo i soldi per i contingenti in
Afghanistan, Libano, eccetera, ma poi si scopre che non è così.
Intanto, assieme agli stanziamenti militari, ci sono pure quelli per la cooperazione (pochi, peraltro, e pure col trucco, visto che le Ong quei soldi rischiano di non vederli mai perchè esistono solo sulla carta).
Se la stranezza fosse solo questa, però, ci si potrebbe pure stare: solo che nel dl missioni i provvedimenti “fuori sacco” abbondano, tanto che può essere a buon diritto considerato una sorta di “omnibus”.
Ci sono per dire, 250 mila euro di contributo volontario per lo Staff College dell’Onu che ha sede a Torino dal 2001 e serve a formare e aggiornare il personale delle Nazioni Unite oppure 300 mila euro per la creazione della Fondazione Iniziativa Adriatico-Ionica fortemente voluta dalla Regione Marche e dal ministro degli Esteri Frattini.
Poi, tra i provvedimenti di spesa, ci sono alcune cosette su cui s’è invece assai impegnato il ministro della Difesa Ignazio La Russa: intanto uno stanziamento di 10 milioni di euro a sostegno delle zone della Sicilia danneggiate dai raid verso la Libia e poi un programma di assunzioni nel 2011 per Esercito, Marina e Aeronautica da ben 53 milioni (e già che c’era, il nostro ci ha messo pure una normetta sui concorsi interni alla Gdf).
Non di sole spesucce, però, vive il decreto in Parlamento.
Ci sono anche due piccoli emendamenti inseriti nel testo a Palazzo Madama che risultano un po’ bizzarri.
Intanto si prevede una velocizzazione delle procedure per la dismissione delle proprietà immobiliari della Difesa (ex caserme, terreni, palazzi e quant’altro) attraverso due modifiche al codice militare: la prima è che sarà l’acquirente a pagare il costo della Commissione che stabilisce alienabilità e prezzo dell’immobile, la seconda è che i pareri di “congruità ” sulle offerte d’acquisto già formalizzate dovranno arrivare entro e non oltre il 31 ottobre.
Insomma, vendere e pure di corsa.
Poi c’è la questione dei pirati: per contrastare i novelli Francis Drake da adesso gli armatori potranno “affittare” soldati italiani o addirittura guardie giurate private, preferibilmente ex militari, anche se non ne è ancora chiaro lo status giuridico (cosa possono fare in acque internazionali?) nè con che tipo di armamento respingeranno gli arrembaggi.
Non poteva mancare, infine, una piccola tassa: siccome in un memorandum del 2010 avevamo deciso di regalare due navi della Guardia costiera a Panama, per dare qualche soldo alle Capitanerie di porto s’è deciso di aumentare i bolli per tutte le pratiche che riguardano navi e navigatori.
Praticamente, le mani nelle tasche dei velisti.
Marco Palombi
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 3rd, 2011 Riccardo Fucile
MARCIA INDIETRO A MONTECITORIO: I DEPUTATI RIENTRERANNO PRIMA DALLE FERIE… LA CASTA PELLEGRINA COSTRETTA A CAMBIARE PROGRAMMA: SI RIPRENDE IL 6 SETTEMBRE
I deputati rientreranno dalle vacanze una settimana prima.
Dopo le polemiche sorte martedì – quando la conferenza dei capigruppo aveva rifiutato la proposta del Partito Democratico di anticipare la ripresa dei lavori – Montecitorio fa marcia indietro.
Convocati dal presidente della Camera Gianfranco Fini, i capigruppo hanno stabilito che l’aula tornerà a riunirsi il pomeriggio di martedì 6 settembre anzichè il 12 come era stato inizialmente stabilito.
Anticipata anche la riapertura dei lavori delle commissioni: il 29 agosto anzichè il 6 settembre«Quando si commette un errore, è sempre meglio tornare sui propri passi che perseverare» è stato il commento del presidente della Camera, riferito dal suo portavoce.
Che ha anche aggiunto che Fini sarebbe «pronto a una convocazione ad horas della Camera in qualsiasi momento, anche a Ferragosto».
Il portavoce lo ha detto ai giornalisti che gli chiedevano se i deputati possano essere richiamati dalle vacanze, nel caso in cui il governo debba approvare provvedimenti urgenti.
Polemiche erano sorte martedì perchè – stando alle parole di Fabrizio Cicchitto (Pdl) – l’anticipo dei lavori era stato impedito dal fatto che la prima settimana di settembre circa un centinaio di deputati sarebbero andati in Terra Santa.
«Il pellegrinaggio dei parlamentari non ha condizionato le decisioni della Camera. Mai, in nessun momento, è stata in discussione l’ipotesi di posticipare l’avvio dei lavori per il pellegrinaggio» precisa, il giorno dopo, Massimo Corsaro, vicecapogruppo del Pdl alla Camera.
Adesso, aggiunge, con la decisione di anticipare di una settimana l’apertura dell’aula, i parlamentari che aderiscono alla iniziativa assumeranno «diverse determinazioni».
Insomma qualcuno ha fatto innestare la retromarcia.
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Agosto 3rd, 2011 Riccardo Fucile
OLTRE UN MESE DI FERIE NEI LAVORI DELLA CAMERA GIUSTIFICATI DAL FATTO CHE UN FOLTO GRUPPO DI DEPUTATI PARTECIPERA’ A UN PELLEGRINAGGIO IN TERRA SANTA…MA LUPI PRECISA: “ABBIAMO FISSATO QUELLA DATA IMMAGINANDO CHE LA CAMERA AVREBBE RIPRESO I LAVORI IL 12, POSSIAMO ANTICIPARLA”
Partenza sabato 3 settembre da Roma, destinazione Gerusalemme, Betlemme e poi
tappa in Betania, sul mar Morto.
In viaggio 170 tra deputati e senatori, accompagnati da monsignor Lorenzo Leuzzi, cappellano di Montecitorio.
Quota individuale che sfiora i duemila euro all inclusive.
Ritorno previsto per venerdì 9 settembre.
Due giorni per rimettersi in sesto e poi lunedì si ritorna al lavoro.
Considerando che l’ultimo giorno di fatica è oggi, con un mese e mezzo di ferie davanti, i parlamentari italiani non si possono lamentare.
Maurizio Lupi, il parlamentare Pdl che da 8 anni organizza il pellegrinaggio cerca di smorzare le polemiche.
Non è vero che la Camera aprirà più tardi per colpa sua: “Se il Parlamento dovesse decidere di anticipare l’apertura, il pellegrinaggio sarebbe anch’esso anticipato”.
La stessa spiegazione fornita dalla deputata Udc Paola Binetti: “Avevamo fissato la data immaginando che la Camera avrebbe ripreso i lavori il 12”.
Ma visto il clima è costretta a precisare: “Se questo deve diventare l’ennesimo attacco alla classe politica, è chiaro che la ripresa dei lavori della Camera ha la priorità “.
In viaggio con lei, le colleghe di partito Luisa Santolini e Gabriella Mondello.
Il resto dell’Udc in quei giorni resta in Italia, a Chianciano, per la festa nazionale dei centristi e liquida la polemica con un “rigurgito anticlericale” dopo il voto sul testamento biologico e omofobia.
Valigia pronta anche per il Pdl Francesco Paolo Sisto, mentre Gaetano Quagliarello dovrà rinunciare alla Terra Santa perchè coincide con la sua summer school della sua fondazione, Magna Carta.
Pierluigi Castagnetti ci andrà come ogni anno, ma con altre compagnie, Andrea Sarubbi no, ha da dedicarsi agli incontri di partito.
C’e’ poi chi critica la “propaganda della fede”: “Io sono cresciuto alla scuola di Donat Cattin – spiega il ministro Rotondi – e lui ci ha insegnato ad andare a Messa alle 7 di sera e a mettersi in fondo alla fila per prendere la comunione. La professione religiosa richede riservatezza ed intimità “.
E tempo libero
Paolo Zanca
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 3rd, 2011 Riccardo Fucile
LAVORI CHIUSI DAL 3 AGOSTO AL 12 SETTEMBRE…E A CHI SI LAMENTA PERCHE’ SONO TROPPO LUNGHE, CICCHITTO SPIEGA: “MOLTI VANNO IN PELLEGRINAGGIO”
La Camera non si accorcia le vacanze.
I deputati andranno in ferie per oltre un mese: dal pomeriggio del 3 agosto, subito dopo il dibattito sull’informativa del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, al 12 settembre.
Una data di rientro che fa discutere: fissata dalla conferenza dei capigruppo di Montecitorio, nonostante il Partito democratico avesse chiesto di tornare in aula una settimana prima.
Solo le Commissioni riprenderanno i lavori il 5 settembre.
Il calendario, sostengono a Montecitorio, segue la prassi degli anni scorsi.
Il Pd aveva proposto «di iniziare anche con l’aula il 5 settembre, di anticipare l’inizio dei lavori, perchè ci sembrava un segnale doveroso da dare al Paese. Ma la maggioranza non ha voluto».
La giustificazione arriva da Fabrizio Cicchitto.
Secondo l’esponente del Pdl, la decisione è stata frutto di una «valutazione seria», dal momento che la prima settimana di settembre «circa un centinaio di parlamentari fanno un pellegrinaggio.
Per rispetto verso di loro abbiamo ritenuto di iniziare le sedute dell’Aula la settimana successiva».
Il pellegrinaggio – organizzato ogni anno in Terra Santa dal 2004 – coinvolgerà parlamentari sia della maggioranza che dell’opposizione e si svolgerà dal 3 al 9 settembre.
Sembra una prassi studiata apposta per permettere agli altri 500 parlamentari di prolungare le ferie, fermo restando che, visto l’uso che si fa del Parlamento come semplice organo di ratifica di decisioni prese altrove, che sia aperto o chiuso cambia poco ai fini della produttività della casta.
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Agosto 2nd, 2011 Riccardo Fucile
BERLUSCONI RISPONDERA’ IN PARLAMENTO SULLA CRISI DEI MERCATI….TREMONTI E BOSSI FURIBONDI: “UN SUICIDIO POLITICO”… SACCONI POSSIBILE SOSTITUTO PER L’ECONOMIA
Alla fine, obtorto collo, il Cavaliere si è convinto a tornare in Parlamento prima delle
ferie. “Perchè Tremonti è talmente debole – ha spiegato motivando il suo cambio di linea – che sono costretto a prendere io stesso la situazione in mano”.
Sono stati i “giovani turchi” del Pdl – Alfano, Romani, Fitto, Sacconi, Frattini – a prevalere, a convincerlo che non era nemmeno pensabile che il governo stesse zitto mentre l’Italia è vittima di una gigantesca ondata di sfiducia.
Un immobilismo che avrebbe dato ulteriori motivazioni a chi lavora per un governo tecnico che scalzi il centrodestra.
Alfano & Co. si sono imposti anche contro il parere di quanti, come Letta e Bonaiuti, temevano (temono) un terribile “effetto boomerang” contro il premier se, nonostante l’intervento di Berlusconi, la Borsa continuerà a scendere e lo spread con i Bund tedeschi frantumerà nuovi record dopo quello di ieri (354 punti, mai successo prima d’ora).
“A quel punto – ragiona sconsolato uno che ha lavorato fino all’ultimo perchè il premier restasse ad Arcore – sarà come se Berlusconi si fosse disegnato da solo un bersaglio sulla schiena”.
Ma il più contrario di tutti al dibattito parlamentare era proprio Giulio Tremonti. All’ora di colazione ieri a via Bellerio il ministro dell’Economia è in riunione con Umberto Bossi e Roberto Calderoli.
Quello stesso Calderoli che, un paio d’ore prima, ha dichiarato in tv che “Berlusconi alle Camere adesso sarebbe poco credibile”.
Quando le agenzie battono la notizia che il premier ha deciso di intervenire, i tre si guardano increduli.
Nessuno li ha avvisati, nessuno si è soprattutto premurato di avvertire Tremonti.
Berlusconi, come dice un suo collaboratore, sta scrivendo addirittura un “discorso sullo stato dell’Unione” e non ne informa prima il titolare dell’Economia.
Partono immediate le telefonate ad Arcore. Bossi è lapidario: “Silvio, stai facendo una cazzata”.
Tremonti è gelido: “Così diventa un suicidio politico, ti stai mettendo da solo la testa nel cappio. E se le cose vanno male sui mercati a chi daranno la colpa? Indovina un po’?”.
Niente da fare, la decisione è presa.
Compresa quella di sbloccare investimenti al Cipe per sette miliardi di euro.
Un’altra scelta che Tremonti non avrebbe condiviso.
Così nel governo, in questa tempesta finanziaria, si va affacciando un nuovo equilibrio. La debolezza di Tremonti ha ieri incoraggiato Berlusconi a seguire la strada del “ci metto la faccia io”, anche se non sono previsti annunci clamorosi o nuovi tagli.
Di fatto si tratta di un commissariamento “soft” del ministro dell’Economia, preparato e incoraggiato da tutti i ministri del Pdl, che mandano avanti il premier a sostenere l’impatto mediatico dell’operazione.
E già s’intravede il possibile sostituto, l’uomo che in queste ore sta emergendo come protagonista sia con le parti sociali che sui giornali: Maurizio Sacconi.
Forte dei suoi rapporti con il Vaticano e della rete costruita con Cisl, Uil e Confindustria, il ministro del Lavoro è il vero regista dell’operazione.
Non si tratta di cacciare Tremonti, ma di operare come se non ci fosse più. “Se poi vorrà andarsene – spiega uno dei “congiurati” – sarà stata una scelta sua, nessuno glielo chiederà . Ma si è visto che non è lui il garante della stabilità , visto che la sua presenza al governo non scongiura affatto l’attacco speculativo contro l’Italia”.
Il discorso del premier in Parlamento.
Ci stanno lavorando in molti, ma il premier ha già anticipato in via riservata che “non c’è da aspettarsi grandi annunci”.
Anche perchè il capo del governo continua a non dirsi “preoccupato”, nonostante quello che sta accadendo in Borsa.
Dirà quindi che “i fondamentali del paese – dall’export agli ordinativi industriali, dalla patrimonializzazione delle banche all’occupazione giovanile – sono tutti positivi.
E comunque migliori rispetto a molti altri paesi europei”.
Quanto al famoso taglio delle province, invocato da più parti, per Berlusconi si tratta di un falso problema: “I servizi li dovremmo comunque spostare alle regioni e i risparmi sarebbero insignificanti”.
Francesco Bei
(da “La Repubblica“)
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