Giugno 28th, 2011 Riccardo Fucile
PERDONO ALTRO TERRENO PDL E LEGA, CRESCE IL PD DI CINQUE PUNTI… TRA GLI ALTRI BENE SOLO IDV AL 7,8%, IN CALO SEL, UDC E FLI… TRA I LEADER VOLA TREMONTI (54,5)…BOSSI E IL PREMIER ULTIMI IN GRADUATORIA
Pd primo partito; centrosinistra che, nelle preferenze degli elettori, “stacca” le forze di governo: gli equilibri elettorali sono notevolmente mutati, negli ultimi mesi, in particolare dopo le tre “sberle” ricevute da Pdl e Lega alle elezioni amministrative e ai referendum.
Più in generale, l’Atlante Politico di Demos rileva un clima d’opinione segnato da importanti novità .
Le previsioni sull’esito delle prossime consultazioni politiche colgono meglio di ogni altro indicatore i cambiamenti in corso.
Se a dicembre oltre il 60% degli intervistati prevedeva una vittoria del centrodestra, oggi la maggioranza considera favorito il centrosinistra (52%).
Le intenzioni di voto hanno, come sempre accade, un’evoluzione più lenta, ma mostrano tendenze difficilmente equivocabili.
A beneficiare dell’attuale momento politico sono soprattutto Pd e Idv.
Il primo sale di oltre cinque punti rispetto ai valori di inizio anno e lambisce la soglia del 30%.
Il partito di Di Pietro, forte del ruolo da protagonista svolto nella campagna referendaria, incrementa in modo rilevante i propri consensi, tornando sui livelli del 2009 (7.8%).
Cresce d’altra parte la fiducia per l’ex-magistrato (39%), che fa segnare un balzo di sei punti rispetto a febbraio.
A un livello superiore si attesta la fiducia per Vendola (41%), che però appare in calo, mentre il successo degli esponenti di Sel alle recenti amministrative si traduce solo in misura limitata in intenzioni di voto per il partito a livello nazionale (5.6%). Complessivamente, salgono nettamente i consensi per una possibile coalizione formata da Pd, Idv, Sel e altre forze di centrosinistra: come somma dei singoli partiti e, ancor più, in un (ipotetico) confronto maggioritario.
Le aspettative di cambiamento prodotte dalla recente tornata elettorale, peraltro, sembrano rafforzare, nell’opinione pubblica, la prospettiva bipolare.
Complicando il percorso del neonato Terzo Polo: il cartello centrista, negli ultimi quattro mesi, ha perso quasi un quarto dei potenziali consensi.
In flessione risultano anche i partiti e i leader di quest’area: nelle intenzioni di voto, si assottigliano le preferenze per l’Udc (6.7%) e per Futuro e libertà (3.7%).
Tra le forze che corrono al di fuori dei due principali schieramenti, va segnalata la progressione del Movimento 5 stelle, oggi al 4%.
La polarizzazione delle opzioni di voto non favorisce però, se non in modo marginale, il blocco di centrodestra.
Sia la Lega (10.8%) sia il Pdl (26.4%) arretrano, e ancora di più si contrae l’apprezzamento dei rispettivi leader. Bossi (27%) e Berlusconi (26%) occupano le ultime due posizioni di una graduatoria dominata da quello che, sempre più, si configura come un avversario interno: il ministro dell’Economia Tremonti (55%), seguito dalla radicale Bonino (42%).
Del resto, i giudizi positivi per l’esecutivo sono al minimo storico (27%), e i due partner di governo devono affrontare problemi complessi, di non facile soluzione. L’elettorato leghista è attraversato da inquietudini e insofferenza, diviso tra il sostegno al governo e il desiderio di riprendere un ruolo autonomo.
Nell’elettorato che in passato aveva votato Pdl esiste, invece, una componente molto ampia di indecisi che non esprime per ora una precisa intenzione di voto: non conferma la precedente scelta, esita per una opzione diversa e può essere tentata dall’astensione.
(da “La Repubblica”)
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Giugno 27th, 2011 Riccardo Fucile
PER IL PREMIER “TREMONTI E’ IMPAZZITO, MA IL MINISTRO NON CEDE: “LA SPECULAZIONE INTERNAZIONALE CI STA COLPENDO”
Siamo alla resa dei conti. Fuori i secondi, restano sul ring Giulio Tremonti e Silvio Berlusconi. Ma stavolta il premier può contare sulla sponda politica offerta da Umberto Bossi.
Anche Bossi è deciso a non far passare la manovra di correzione dei conti senza prima aver visto accolte “nero su bianco” le richieste di Pontida.
Un conflitto ormai impossibile da nascondere quello tra il capo del governo e il ministro dell’Economia, nonostante Paolo Bonaiuti ripeta con foga che “l’attacco di Guido Crosetto a Tremonti è stata un’uscita a titolo personale”.
Eppure la versione del portavoce di palazzo Chigi non collima con quella dei testimoni presenti al matrimonio di Mara Carfagna sabato sera, alla vigilia della bordata sparata dal sottosegretario alla Difesa (e fedelissimo del Cavaliere) contro il ministro dell’Economia.
I presenti riferiscono infatti di un lungo colloquio tra Crosetto e il premier nel giardino del castello di Torreinpietra.
Oggetto: proprio la manovra in cottura al ministero di via XX Settembre.
Coincidenze?
Tremonti è ovviamente convinto del contrario, ma avrebbe scelto di non replicare a Crosetto per non dare un’impressione di debolezza.
Sta di fatto che, in queste ultime ore, la pressione del capo del governo sul ministro dell’Economia si è fatta incessante.
Se per Crosetto le bozze della manovra “andrebbero fatte analizzare da uno psichiatra”, Berlusconi in privato ha espresso lo stesso concetto: “Tremonti è impazzito, così fa saltare tutto”.
Una sentenza che si accompagna a un moto di stizza nei confronti di chi sembra abbia commissariato l’intero governo: “Io non prendo ordini da nessuno”.
Lo show-down è atteso per domani, quando il Cavaliere presiederà a palazzo Grazioli, alla presenza di Bossi e Tremonti, un vertice di maggioranza dedicato ad esaminare le bozze della manovra.
Lo schema che gli ha fatto arrivare il ministro dell’Economia lo ritiene “inaccettabile”.
Berlusconi (e con lui tutti gli altri ministri) non contestano l’obiettivo del risanamento, ma non accettano la logica del “prendere o lasciare” che imputano a Tremonti.
Lo scontro al momento appare senza paracadute e può portare anche all’uscita di Tremonti dal governo.
Non a caso ieri il Cavaliere, nel messaggio invitato ai promotori della libertà , ha intestato a se stesso la linea tremontiana.
“Dobbiamo proseguire – ha detto – nella politica di prudenza e di rigore”. Insomma il messaggio che Berlusconi rivolge all’esterno, al paese ma anche ai mercati, è che la tenuta dei conti pubblici è un imperativo di tutta la maggioranza, di cui il primo garante è proprio il presidente del Consiglio. Non esistono quindi “salvatori della patria” e “nessuno è indispensabile”.
Agli attacchi e alle voci di una tenaglia tra Berlusconi e Bossi per costringerlo a modificare in profondità la manovra, Tremonti ha scelto per il momento di non replicare. E tuttavia domani, quando si troverà faccia a faccia con i suoi accusatori, è deciso a metterli di fronte alla realtà . “Forse – ripete in queste ore agli amici – qualcuno nel governo non si è ancora reso conto di quello che è successo venerdì. C’è stato un attacco premeditato e coordinato della speculazione, una dichiarazione di guerra contro l’Italia. Di fronte a questo abbassiamo la guardia?”.
Venerdì si è toccato infatti un nuovo record storico per lo spread tra i Btp decennali e il corrispettivo bund tedesco e i titoli delle banche italiane sono andati a picco simultaneamente. Con questi dati in mano, il ministro dell’Economia è certo di poter resistere a ogni diktat.
Eppure stavolta Tremonti è solo.
La Lega infatti, suo tradizionale puntello, ha deciso di mollarlo al suo destino. Con il partito squassato dalla lotta tra i colonnelli, Bossi deve incassare qualche risultato visibile e stavolta non farà sconti a “Giulio”.
Il ministro dell’Economia è convinto invece di potersi presentare al vertice di maggioranza con qualche asso nella manica, almeno per venire incontro ai “desiderata” del Carroccio. “Non era stato proprio Bossi – ripete in privato – a chiedere a Pontida un taglio dei costi della politica entro 30 giorni? Con il mio progetto li ho accontentati in una settimana”.
Ma non è detto che basti.
Qualcosa di più lo si comprenderà oggi dopo la riunione della segreteria “federale” della Lega a via Bellerio, in cui tutti si attendono una parola definitiva da Bossi.
Ieri sera un leghista di primo piano si spingeva a prevedere un “no” dei padani alla finanziaria Tremonti, un gesto dirompente che aprirebbe scenari finora impensabili: dalla rapida sostituzione del ministro dell’Economia alla crisi di governo.
Berlusconi ieri al matrimonio della Carfagna è sembrato ai presenti molto sicuro di del fatto suo. “Adesso la musica è cambiata, darò il via a un nuovo corso”, ha annunciato tra un brindisi e un giro di tavolo. In cima alla lista dei propositi per la “nuova fase”, il Cavaliere ha piazzato due cose che ritiene abbiano finora gonfiato la reputazione del ministro dell’Economia.
Due “cosette” che, d’ora in poi, ha deciso di cominciare a fare anche lui in prima persona: “Parlerò io stesso con tutte le opposizioni e comincerò a chiamare ogni giorno i direttori dei giornali. Dobbiamo comunicare quello che stiamo facendo, dimostrare a tutti che non stiamo qui a scaldare la sedia”.
Francesco Bei
(da “La Repubblica“)
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Giugno 27th, 2011 Riccardo Fucile
TRA LE CARTE DEPOSITATE DALLA PROCURA DI NAPOLI CI SONO ANCHE GLI ESTRATTI CONTO CHE RACCONTANO MOLTO SUL LIVELLO DI VITA DELL’UOMO AL CENTRO DELL’INCHIESTA SULLA P4
Bisignani usa due conti, o almeno questi sono quelli di cui si è occupata la Procura: uno presso la milanese Cassa Lombarda (dove ne ha anche uno per la gestione dei fondi, un conto di investimento) e l’altro presso l’Unicredit.
Scorrendo anni di movimenti si capisce che il primo è usato soprattutto per le operazioni consistenti, il secondo per le “piccole” spese e l’economia domestica.
Bisignani ha una gestione delle sue finanze, sul conto di Cassa Lombarda, quantomeno singolare, tanto singolare che a qualcuno potrebbe sembrare perfino sospetta.
Con una carta di credito American Express spende almeno 8-10 mila euro al mese.
Però molto spesso si presenta in banca e versa enormi quantità di contante, anche più di 10 mila euro al mese.
Nell’aprile 2006, per esempio, deposita 21.300 euro in contanti, a maggio 15 mila in due tranche, a giugno 13 mila, a ottobre altri 12 mila.
Un fiume di denaro che sarebbe comprensibile per un barista o un commerciante, che deve depositare l’incasso di giornata, ma un manager come Bisignani dove li trova tutti questi soldi in contante?
E perchè paga con la carta di credito se ha il portafoglio che straripa di banconote?
Mistero. Questo il conto corrente da solo non può spiegarlo.
Altre operazioni, invece, vengono descritte nel dettaglio. Come la vendita di un gommone (parecchio di lusso, si deduce) a Roberto Mazzei, un ex dirigente della società editrice Ilte, di cui Bisignani è direttore generale.
Mazzei nel 2009 viene nominato alla presidenza del Poligrafico dello Stato, “non escludo che il Bisignani si sia speso per farmi ottenere tale nomina”, dice nelle carte.
All’inizio del 2008 compra in due tranche il gommone di Bisignani per una cifra astronomica: 245 mila euro, pagati in tre rate.
Quando arriva l’estate Bisignani non è però certo disposto a restare sulla spiaggia, quindi compra dalla Magazzù Yachting un’altra barca a 120 mila euro, meno della metà di quanto ha incassato dall’amico Mazzei.
Da Cassa Lombarda partono anche i bonifici nell’interesse di Francesca Camilla Mittiga, sua moglie, che gestisce la tenuta di famiglia ad Ansedonia.
Quindi Bisignani paga le rate di un trattore Landini e compra perfino un “bovino vivo” per quasi tremila euro.
Se il conto a Cassa Lombarda suscita molte domande, soprattutto sulla frequenza dei versamenti in contante (quasi sempre almeno 10 mila euro al mese), quello presso l’Unicredit sembra appartenere a un normale lavoratore dipendente.
Lì Bisignani riceve lo stipendio, buono ma non stellare, dalla Ilte, di cui è direttore generale: 13 mila euro al mese, circa.
E su quel conto paga le bollette, le spese del costoso condominio romano in cui vive con la moglie, ogni tanto spende qualche centinaia di euro — sempre per conto della moglie — per iscrivere alcuni cavalli a concorsi ippici.
Si scopre perfino che ogni mese Bisignani versa una paghetta da 300 euro al figlio Renato che, lavorando per la Ferrari su diretta raccomandazione del presidente Luca Cordero di Montezemolo, non si sospettava ne avesse bisogno.
Circa la stessa cifra se ne va ogni mese per pagare le rate di una Mercedes, tutto normale se non fosse che vista la quantità di contante di cui dispone Bisignani — stando ai versamenti sul conto di Cassa Lombarda — non si capisce perchè non l’abbia comprata in contanti, o almeno in un’unica soluzione.
In un’unica occasione si nota anche una donazione in beneficenza, nel 2006, di 2.500 euro. Certo, il destinatario è scelto con cura: la fondazione Silvana Paolini Angelucci, dedicata alla moglie prematuramente scomparsa del deputato del Pdl Antonio Angelucci, editore di Libero stampato dalla Ilte, giornale su cui Bisignani ha avuto a lungo una certa influenza.
Bastano questi conti correnti a farsi un’idea delle disponibilità economiche di Bisignani? Sicuramente no, come dimostra un altro dei documenti dell’inchiesta: sempre tramite Cassa Lombarda, nel 2001, Bisignani ha approfittato del condono fiscale deciso dal governo Berlusconi per far rientrare dall’estero quasi 5 miliardi di lire pagandone soltanto 121 di tasse (il 2,5 per cento).
Stefano Feltri
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Giugno 26th, 2011 Riccardo Fucile
LA PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE GIUSTIZIA: “RIBADISCO IL MIO IMPEGNO PER IL DIRITTO DI CRONACA, FACCIO APPELLO AL SENSO DI RESPONSABILITA’: SE UN GIORNALISTA HA SOLO LE TELEFONATE SCELTE DAI PM, NON DOVREBBE TRATTARLE COME VERITA’ ASSOLUTA”
Adesso che lo scontro sulle intercettazioni si riapre, mentre legge i resoconti sull’inchiesta di Napoli e i verbali delle conversazioni, resta contro il premier. “Qui si fanno sempre e solo leggi per proteggere lui e i suoi uomini” chiosa. Ma ai giornali dice: “Non offrite ai lettori le intercettazioni come se fossero verità assoluta”.
Mai un passo indietro, Giulia Bongiorno.
Da presidente della commissione Giustizia della Camera e da alter ego di Fini sulle questioni giuridiche, per due anni è stata la spina nel fianco di Berlusconi.
Dall’interno della maggioranza, ha contrastato il collega avvocato Ghedini e bloccato il tentativo di cancellare gli ascolti.
Ora, dall’opposizione, continua a farlo.
Il Pdl riprova a fare una legge proteggi-casta, che ne dice?
Sarà percepita così per colpa del premier. È accecato dall’odio verso le toghe. Quando avevamo l’occasione di fare una legge equilibrata sulle intercettazioni non lo ha permesso: si ostinava a volerne una che le cancellasse. Chi insegue l’impossibile alla fine non ottiene niente. Se non ci si è arrivati la responsabilità è solo sua e del suo pallino di fare piazza pulita.
C’è davvero bisogno di una riforma delle intercettazioni o, come dice Di Pietro, basta la legge che c’è?
È innegabile che ci sono stati eccessi nel disporle. Questo non giustifica il chiodo fisso di Berlusconi – che ho fortemente contrastato – di cancellarle: restano uno strumento indispensabile di cui la magistratura non può, e non deve, fare a meno. Ma bisogna garantire che siano autorizzate solo quando sono effettivamente imprescindibili. Piaccia o non piaccia, è a questo che si deve arrivare. I gip non devono fare i notai e ratificare sempre l’operato dei pm, ci si aspetta che facciano i dovuti controlli. Serve una buona legge, ma serve anche che la si applichi con scrupolo.
Oggi si discute soprattutto del diritto di cronaca. Non è necessaria l’uscita delle telefonate di personaggi pubblici?
Purtroppo ai non addetti ai lavori sfugge che, quando si pubblicano ascolti all’inizio delle indagini, si tratta di una porzione minima dell’esistente ed è quella prescelta dagli organi inquirenti. Potrebbero mancare telefonate di contenuto opposto rispetto a quelle pubblicate, solo perchè non sono state ancora trascritte. Ecco perchè il rischio di travisamenti è molto alto.
Due anni fa lei scrisse all’Ordine dei giornalisti e alla Fnsi per assicurare l’impegno per il diritto di cronaca. Lo rifarebbe?
Certamente sì. L’ho difeso con grande convinzione quando si è cercato di mettere il bavaglio alla stampa. Ora però farei un appello al senso di responsabilità . Se un giornalista ha in mano solo le telefonate selezionate dai pm, non può offrirle al pubblico come verità assoluta. Si tratta di frammenti di colloqui. E si tratta di materiale spesso ancora incompleto.
Tra chi, nella maggioranza, vuole tornare al testo della Camera e chi opta per la Mastella (un solo articolo sui limiti alla pubblicazione e sulle multe) da che parte sta?
Come al solito, si cercano soluzioni-tampone. I giornalisti dicono che, se si aspetta il processo, non c’è più interesse a far uscire le telefonate. Senza dubbio è vero, ma questo non legittima una discovery precoce. Bisogna piuttosto limitare il più possibile i tempi del processo e creare subito le udienze-filtro di cui si parla da tempo, anche nel Pd”.
Questo filtro che conseguenze avrebbe?
Il materiale divulgato sarebbe meno parziale. Mi spiego. Nell’udienza-filtro i difensori possono chiedere di escludere le intercettazioni irrilevanti, o di farne trascrivere altre. In questa maniera ci sarebbe in circolazione solo il materiale rilevante, e soprattutto potrebbero esserci intercettazioni a favore degli indagati o di terzi, che invece al momento non ci sono.
Ma se si tratta di uno strumento che tutela gli imputati e avrebbe potuto evitare alcune delle pubblicazioni di questi giorni perchè Berlusconi non l’ha introdotta?
Berlusconi ha fatto del garantismo la sua bandiera, ma i fatti dimostrano che quando si è troppo occupati a pensare a se stessi è impossibile essere garantisti per tutti.
Liana Milella
(da “La Repubblica“)
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Giugno 26th, 2011 Riccardo Fucile
IPOTESI DI CORRUZIONE PER DONATO CARILLO, BRACCIO DESTRO DI MORETTI…UNA DITTA ITALIANA CHE PRODUCE FRENI DI QUALITA’ A UN PREZZO TRE VOLTE INFERIORE A QUELLO DEL FORNITORE SCELTO DALLE FERROVIE E’ STATO OSTACOLATA IN OGNI MODO E MINACCIATA
L’ingegner Donato Carillo, responsabile della direzione tecnica di Trenitalia, è indagato a
Firenze per corruzione e turbativa d’asta.
Alcune settimane fa, su ordine del pm Giuseppina Mione, gli investigatori della guardia di finanza hanno perquisito il suo ufficio.
La direzione tecnica di Trenitalia ha sede a Firenze in viale Spartaco Lavagnini 58, e questo è il motivo per cui l’indagine è approdata per competenza a Firenze da Napoli.
Si tratta di un fascicolo “pesante”, essendo quello che ha dato origine all’inchiesta su Luigi Bisignani e la P4.
Nel luglio 2010, dopo che a Napoli erano stati arrestati alcuni imprenditori ed ex dirigenti delle Ferrovie per corruzione e turbativa d’asta, si presentò davanti ai pm napoletani l’industriale Giuseppe De Martino, titolare della Italian Brakes (Ib) di Palma Campania (Napoli), società che produce sistemi frenanti per i treni, partecipata al 35% da Luigi Bisignani.
De Martino riferì ai pm Woodcock e Curcio le innumerevoli traversie che a suo dire erano state imposte alla sua azienda dalla direzione tecnica di Trenitalia nell’accidentato percorso per ottenere l’omologazione dei suoi prodotti.
Aggiunse che, dopo aver informato il socio Bisignani della sua intenzione di denunciare le Ferrovie, era stato pesantemente intimidito da due appartenenti alle forze dell’ordine e di fatto costretto a rinunciare alla denuncia.
Risalendo la filiera dei contatti, gli inquirenti erano arrivati al parlamentare Pdl Alfonso Papa e allo stesso Bisignani, scoprendo l’incredibile ragnatela di contatti di quest’ultimo.
Così il filone ferroviario è passato in secondo piano, anche se i pm napoletani hanno indagato per favoreggiamento l’amministratore delegato di Ferrovie Mauro Moretti: sono convinti che li abbia presi in giro dichiarando che Alfonso Papa lo aveva contattato perchè un controllore lo aveva trattato male.
A loro giudizio, invece, Papa voleva fargli pesare il fatto di aver bloccato una denuncia che poteva dar fastidio alle Ferrovie.
Alle traversie della Italian Brakes aveva dedicato un capitolo del suo libro “Fuori Orario – Le prove del disastro Fs” (Chiarelettere 2009), l’inviato del “Sole 24 Ore” Claudio Gatti, sottolineando che la battaglia di De Martino per far omologare i suoi prodotti minacciava il “monopolio” di fatto fino ad allora detenuto dalla Cofren di Avellino (ora di proprietà della americana Wabtech, ma in precedenza controllata dalla tedesca Ruetgers).
Nel libro Claudio Gatti descrive l’immenso potere della direzione tecnica di Viale Lavagnini, che vaglia le caratteristiche dei prodotti e determina i requisiti dell’offerta. “È l’ingegneria a dettare le regole del gioco”, scrive.
Lunedì scorso, davanti al gip di Napoli, Bisignani, pur indagato per tentata concussione del socio De Martino, ha difeso a spada tratta i prodotti della Italian Brakes.
“Secondo voi – ha detto ai magistrati – perchè non si fa lavorare una società italiana che fa freni fenomenali che costano tre volte meno di quelli di altre multinazionali, dopo tutto quello che è successo a Viareggio, dove sono morte delle persone?… Per me, è gente che va arrestata tutta in Trenitalia”.
L’inchiesta fiorentina deve ora scavare nelle gare di fornitura, per stabilire la fondatezza delle denunce di De Martino.
Ferrovie dello Stato, pur non facendo alcun cenno alle indagini di Firenze, comunica che fra il 2006 e il 2010 la Italian Brakes ha ricevuto da Trenitalia commesse per l’acquisto di guarnizioni frenanti per 10 milioni di euro; che nei primi mesi 2010 sono giunte “numerose segnalazioni di non conformità ” del prodotto, tali da non consentire l’utilizzo dei treni; che l’11 ottobre 2010 un laboratorio terzo accreditato dalla Union International des Chemins de Fer ha confermato la non conformità delle guarnizioni frenanti della Ib; e che pertanto il 20 dicembre 2010 Trenitalia ha risolto il contratto per inadempienza e il 12 gennaio 2011 la società è stata cancellata dall’Albo Fornitori.
Fs afferma anche che da quando Mauro Moretti ha assunto la guida della società è stata avviata “una poderosa azione di pulizia” nei confronti dei dirigenti e funzionari che non rispettavano “le regole interne e talvolta le leggi”.
Franca Selvatici
(da “La Repubblica“)
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Giugno 25th, 2011 Riccardo Fucile
IL DEPUTATO ALFONSO PAPA, IMPUTATO A NAPOLI PER LA P4, HA COLLABORATO CON “IL VELINO” E “IL GIUSTO PROCESSO”, DUE TESTATE CHE DIFENDONO IL PREMIER DALLE ACCUSE DEI PM…L’EDITORE E’ L’IMPRENDITORE SIMONE CHIARELLA FINITO IN GALERA PER BANCAROTTA
Alberghi “da mille euro a notte”, come il De Russy di Roma, un viaggio in Argentina, cene in ristoranti di lusso.
E’ la bella vita di Alfonso Papa, il parlamentare del Pdl protagonista, insieme a Luigi Bisignani, dell’inchiesta sulla P4.
Bella soprattutto perchè non era lui a pagare tanto sfarzo.
Le spese erano a carico di Simone Chiarella, imprenditore romano, ex marito di Giuseppina Caltagirone, figlia dell’immobiliarista Gaetano.
Al centro del proficuo rapporto, la collaborazione del parlamentare a due testate di cui Chiarella era editore: Il Velino, agenzia di stampa molto quotata a Palazzo Chigi, e la rivista “Il giusto processo”.
Le dichiarazioni messe a verbale da Chiarella davanti al pm Henry John Woodcock lasciano intravedere la reale consistenza del movimento “garantista” sorto intorno alle disavventure giudiziarie di Silvio Berlusconi e dei suoi principali collaboratori.
E’ la lunga vicenda processuale di Cesare Previti a ispirare la nascita di “Il giusto processo”, nel 2002, e Chiarella è anche coeditore del “Domenicale” di Marcello Dell’Utri.
Condannato definitivamente per corruzione in atti giudiziari il primo, in appello per concorso esterno in associazione mafiosa il secondo.
“Il giusto processo” era linkato in buona evidenza sul sito Previti.it, oggi non più attivo.
La rivista, però, non ha portato fortuna a molti dei suoi animatori.
Previti condannato, Papa sotto inchiesta con gli imbarazzanti riscontri divulgati in questi giorni, e lo stesso Chiarella arrestato il 3 maggio dell’anno scorso per bancarotta.
La Procura di Roma lo accusa di aver sottratto milioni di euro alla Immo C. srl, all’insaputa della socia e moglie Giuseppina.
Altri guai sono arrivati all’imprenditore-editore proprio dall’entourage di Previti, con la vicenda del Grand Hotel di via Veneto a Roma: l’avvocato Giovanni Acampora, condannato insieme a Previti nel processo sul Lodo Mondadori.
Dai titoli dei contributi a “Il giusto processo” emerge un’esacerbata linea anti-magistrati: “Il mandato di cattura europeo: autostrada per un universo concentrazionario”; “Il plumbeo cielo corporativo del Csm”; “La malattia mentale non risparmia la magistratura”.
E così via, compresa una sfilza di articoli che vivisezionano un cavallo di battaglia della difesa di Previti, la famosa intercettazione ambientale al bar Mandara.
Lo stesso Chiarella si esercitava nelle pagine della sua creatura, soprattutto sul fronte della politica estera: “Senza se e senza ma, sempre dalla parte degli Stati Uniti contro il terrorismo”.
Tra Il Velino e “Il giusto processo” si sono mosse le punte di diamante del garantismo in versione berlusconiana, come Lino Jannuzzi, già direttore dell’agenzia, l’ex presidente del Senato Marcello Pera, Giancarlo Lehner, parlamentare del Pdl, oggi “responsabile”, autore di pamphlet anti-Mani pulite e dintorni.
Ora le due testate fondate da Chiarella finiscono nei verbali dell’inchiesta P4. E la battaglia sulla giustizia continua, questa volta sul campo.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Giugno 25th, 2011 Riccardo Fucile
SOPRASSALTO DI DIGNITA’ DI DECINE DI PARLAMENTARI DEL CENTRO SUD CONTRO I RICATTI PADAGNI…BERLUSCONI FURIBONDO CONTRO IL CARROCCIO: “VOGLIONO COSTRINGERMI A PROCLAMARE LO STATO DI EMERGENZA: SAREBBE COME AMMETTERE IL NOSTRO FALLIMENTO”
La Lega impone una radicale modifica del decreto-rifiuti. 
Fino a notte tra Palazzo Chigi e i ministri del Carroccio la trattativa è andata avanti, ma finora il veto dei padani è stato irremovibile: niente rifiuti “speciali” nelle regioni del Nord, quella norma “dovrà essere cambiata”, piuttosto il Cavaliere “proclami lo stato d’emergenza e risolva in Campania un problema che è solo dei napoletani”.
Una posizione “irresponsabile” secondo Berlusconi, per il quale la rigidità del Carroccio “rischia di farci andare tutti a sbattere”.
Il premier stavolta è furibondo.
Il nuovo muro contro muro con l’alleato padano lo ha mandato fuori dai gangheri, guastandogli la soddisfazione per aver portato a casa la nomina di Draghi alla Bce.
In più lo hanno colpito come uno schiaffo le parole con cui Calderoli si è opposto all’adozione di un nuovo decreto-rifiuti, quell’accusa rivolta proprio a lui di aver provato a “truffare” il Nord, trasformando per legge i rifiuti solidi urbani in rifiuti speciali.
“La Lega – si è sfogato con un deputato napoletano del Pdl – pur di non far arrivare i rifiuti nelle altre regioni, mi vuole costringere a proclamare lo stato d’emergenza: sarebbe come ammettere che in tre anni tutto quello che abbiamo fatto non è servito a niente. Tornare al punto di partenza è una cosa inaccettabile”.
Ma il tempo stringe.
Il presidente della regione, Stefano Caldoro, gli ha spiegato chiaramente che senza decreto le province non possono svuotare gli Stir (gli ex impianti Cdr), premessa indispensabile per consentire un ritorno alla normalità .
Tutto il Pdl stavolta, messi da parte gli odi e le rivalità tra cosentiniani e anticosentiniani, è sul piede di guerra.
“I parlamentari campani del Pdl – racconta uno deputato – sono 53 e sono tutti pronti a schierarsi contro la Lega. Al Senato e alla Camera non passerà più nulla che interessa a Bossi”.
I parlamentari romani del Pdl, scottati dagli insulti di Castelli a proposito del pedaggio sul Gra, non la pensano diversamente. Insomma, la prospettiva è di una guerra totale dentro la maggioranza, proprio nei giorni in cui in Parlamento sta per arrivare la manovra di correzione dei conti.
Le due questioni s’intrecciano.
I leghisti infatti non s’accontentano di aver bloccato nuovamente il decreto sui rifiuti, adesso alzano il tiro: si aspettano infatti che la manovra dia risposte alle richieste sollevate a Pontida e si preparano alla pugna.
Lunedì Bossi ha convocato lo stato maggiore a via Bellerio, in vista dell’appuntamento del giorno dopo a Roma, il vertice con Berlusconi, Alfano e, soprattutto, Tremonti.
Sarà quella la sede per l’esame della manovra correttiva e molti già prevedono che “scorrerà il sangue”.
Oltretutto nel Carroccio è in corso una guerra tra l’ala Maroni-Calderoli e il “cerchio magico” e proprio la finanziaria sarà il terreno su cui ciascuna corrente proverà a strappare le maggiori concessioni.
Per provare a circoscrivere l’incendio ieri mattina i capigruppo del Pdl di Camera e Senato – Cicchitto e Gasparri, Corsaro e Quagliariello – hanno incontrato riservatamente il ministro dell’Economia.
Disponibile a trattare sui contenuti, Tremonti su una cosa è stato irremovibile: la manovra potrà essere spalmata su più anni, ma dovrà essere contenuta tutta in un unico decreto legge.
Berlusconi era di avviso opposto, pensava a un decreto con una mini correzione per quest’anno (3-4 miliardi), per poi rinviare a dopo l’estate il resto della mazzata.
Una strategia che il capo del governo ha candidamente confessato durante la conferenza stampa a Bruxelles, provocando una reazione immediata a Roma.
Tremonti ha infatti preteso una smentita, costringendo il Cavaliere a far uscire una nota imbarazzata che confermava alla lettera il piano elaborato a via XX Settembre.
La tensione tra Berlusconi e Tremonti, nonostante l’intervento di mediazione dei capigruppo, è di nuovo salita alle stelle.
Il Cavaliere è preoccupato perchè vede tornare a galla la proposta di un governo di unità nazionale, mentre lo spread tra titoli italiani e tedeschi tocca un nuovo record e le azioni del comparto bancario italiano affondano.
E sospetta il ministro dell’Economia di non essere del tutto estraneo a queste suggestioni politiche.
“Due mesi dopo l’esplosione dello scandalo Ruby – ricorda oggi un uomo vicino al Cavaliere – Nicola Latorre organizzò in gran segreto un incontro tra D’Alema e Tremonti all’hotel Excelsior di Roma.
Noi lo venimmo a sapere per caso e Berlusconi non la prese bene: “già organizzano le cene per farmi fuori”, disse sibillino durante una riunione, pur senza fare nomi”.
Ecco, tra l’emergenza P4, lo scontro sui rifiuti e il braccio di ferro con Tremonti, il premier è ancora convinto che ci sia qualcuno ansioso di liberarsi di lui.
Francesco Bei
(da “La Repubblica“)
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Giugno 24th, 2011 Riccardo Fucile
FILIPPO ROSSI: “OLTRE I VECCHI SCHEMI DI DESTRA E SINISTRA PER IL RECUPERO DI VALORI CONDIVISI E L’AFFERMAZIONE DELLA FORZA DELLA VERITA”… FABIO GRANATA: “A LUGLIO LA COMMISSIONE ANTIMAFIA IN AUDIZIONE A GENOVA: IL CRIMINE ORGANIZZATO E’ ENTRATO NEGLI AFFARI LEGALI, GENOVA SECONDA SOLO A MILANO”
Posti a sedere tutti occupati, i ritardatari abbarbicati sulle scale o in piedi per due ore ad assistere ieri a Genova, nella splendida cornice di Palazzo Ducale e nella prestigiosa sala della Società di Conversazioni e Letture Scientiche, alla presentazione del periodico di area finiana “Il Futurista”.
Era parecchio tempo che in città un evento culturale di area di destra non suscitava tale interesse anche da parte dei media: il Tg Rai e le principali testate cittadine hanno intervistato il direttore del settimanale, Filippo Rossi, e l’on. Fabio Granata di Futuro e Libertà , in qualità anche di vicepresidente della Commissione parlamentare antimafia.
Con qualche annotazione di merito: due donne a presentare l’evento (la coordinatrice prov. di Fli, Rosella Olivari, e la responsabile giovanile di Generazione Futuro, Paola Del Giudice), 150 persone inchiodate per due ore in sala senza battere ciglio, una frequente interazione tra oratori e pubblico, con rapide domande e risposte, una predominanza di giovani tra i presenti.
Si respirava area diversa insomma da quella “becerodestra” che governa il Paese, anche nel taglio degli interventi.
Filippo Rossi ha ripercorso la storia de “Il futurista”, settimanale di politica, cultura e società , con il suo stile molto coinvolgente, semplice e narrativo, ribadendo quanto in Italia si senta la necessità vitale di una informazione indipendente di fronte allo strapotere delle lobbies editoriali. Rossi ha sottolineato che la recente vittoria dei Sì ai referendum e il raggiungimento del quorum hanno dimostrato l’importanza della “rete”, capace di mobilitarsi e battere chi detiene il monopolio dei media nel nostro Paese.
Non a caso la versione web del periodico ha avuto un grande riscontro di visite di internauti, coinvolti nel progetto di una informazione che superi i vecchi schemi di destra e sinistra intervenendo nel dibattito politico con la sola, dirompente forza delle ricerca della verità .
L’intervento “politico” di Fabio Granata è stato incentrato su due aspetti.
Il deputato di Fli ha prima illustrato le vicende che hanno portato alla separazione di Fini da Berlsconi, precisando che alla base della sua scelta c’è stata la scelta di campo della difesa della legalità : “La nostra destra non può che fare riferimento al sacrificio di Paolo Borsellino e degli uomini della sua scorta: sono loro i nostri eroi, non certo Mangano, lo stalliere di Arcore”. 
Fabio Granata ha poi denunciato il clima di corruzione che ha generato il clima di compravendita di voti nel nostro Parlamento, fino al degrado delle istitituzioni che vanno invece difese, insieme ai diritti civili e al concetto di unità nazionale.
Il deputato futurista ha poi rimarcato il problema delle infiltrazioni della criminalità organizzata al Nord, un’emergenza che vede Genova e la Liguria seconde solo alla Lombardia nella triste classifica della malpianta mafiosa e ha annunciato che a fine luglio la Commissione antimafia si riunirà proprio a Genova per dare un segnale al contempo di allarme e di attenzione.
“La criminalità organizzata è entrata nell’economia locale – ha rivelato Granata – tenta di condizionarne il funzionamento e trarne vantaggio” .
Una stoccata finale Granata la riserva al Pdl imperiese, dopo lo scioglimento del comune di Bordighera per infiltrazione mafiose: “Il Pdl sostiene che la questione andrebbe ridimensionata? Anche a Milano c’era un prefetto che sosteneva che la mafia non esiste: Si è visto come è finita”.
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Giugno 24th, 2011 Riccardo Fucile
NAPOLI AL COLLASSO, SOS IGIENE, PER NAPOLITANO SIAMO DI FRONTE A UNA “EMERGENZA ACUTA E ALLARMANTE”…SCORTA ARMATA AI MEZZI DELL’AZIENDA RIFIUTI, GUASTO AL TERMOVALORIZZATORE DI ACERRA
A Napoli la situazione è grave, l’emergenza è “acuta e allarmante”, l’intervento del governo è
“indispensabile”.
Il presidente Napolitano raccoglie e rilancia l’allarme del sindaco Luigi De Magistris, che poco prima aveva dichiarato: la situazione igienico-sanitaria “è grave”, c’è ormai “un rischio concreto per la salute dei cittadini”.
De Magistris in una conferenza stampa ha anche duramente attaccato Berlusconi: “Non ha fatto nulla per Napoli e per l’emergenza rifiuti, perchè se ne frega: altrimenti in queste ore avrebbe adottato altri provvedimenti”.
“Bisogna partire subito – ha aggiunto il primo cittadino – Le isole ecologiche devono essere immediatamente attive, non si può aspettare settembre”.
Fra le altre emergenze, “Il termovalorizzatore di Acerra è bloccato per un guasto”, ha fatto anche sapere il primo cittadino, “da ieri sera non funziona più”.
“Il Comune di Napoli ha individuato tre siti di trasferenza in città “, ha poi annunciato. In questo modo “non dovremmo più dipendere da nessuno”.
Il primo cittadino non ha voluto però svelare quali siano questi siti, “per motivi di riservatezza”. Ma è filtrato che oltre all”Ex Icm del quartiere Ponticelli già in uso, i luoghi individuati sarebbero i capannoni dismessi di Gianturco e l’ex mercato dei fiori di San Pietro a Patierno.
Sul secondo sito la Provincia avrebbe dato l’ok.
De Magistris ha anche promesso un “impegno straordinario” della polizia municipale sul fronte della repressione dei roghi, “che rappresentano un pericolo per la salute pubblica”, e contro “chi rovescia per strada i cumuli. In tal senso – ha detto – arriverà un’ordinanza tra poche ore”.
I mezzi Asia avranno scorta armata delle forze dell’ordine. Il sindaco non ha voluto svelare altri dettagli del piano anti- rifiuti.
“Non è opportuno in questa fase rendere conto di tutti i passi che stiamo compiendo”.
“No allo stato di emergenza”, ha infine chiarito il primo cittadino. “Stiamo cercando di agire nell’ambito dei poteri ordinari. Noi facciamo quello che il Comune può fare”.
“Sappiamo che i cittadini sono stremati dalla situazione – ha concluso – ma chiediamo un ulteriore sforzo per fare attenzione ai rifiuti che gettano via e all’uso della differenziata. Cercheremo di rimpinguare le casse dell’Asìa alla quale stiamo chiedendo in queste ore uno sforzo straordinario”.
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