Destra di Popolo.net

BERLUSCONI E LA PARALISI DELLA MAGGIORANZA: “COSI’ ANDIAMO A CASA”

Giugno 30th, 2011 Riccardo Fucile

IL GOVERNO VA SOTTO SULLA LEGGE COMUNITARIA, 43 DEPUTATI PDL ASSENTI, LEGA SPACCATA…”CENTO DI NOI NON SARANNO RIELETTI E A LORO NON GLIENE FREGA PIU’ NULLA”…SCAJOLA CONTRO ALFANO, GIORGETTI CONTRO REGUZZONI: E’ GUERRA PER BANDE NEL PDL E NELLA LEGA

“Dov’è Scilipoti? Chiamatemi subito Scilipoti!”.
Alle sette di sera, piombato a Montecitorio dopo che la sua maggioranza si è sfarinata, inchiodata da 50 assenze, il Cavaliere grida ai dirigenti del Pdl tutta la sua rabbia. “Presidente, Scilipoti oggi sta alla Camera … dei Lord, a Londra”. “Ormai è un divo, qua si vede poco”.
È l’immagine di un centrodestra che, nonostante abbia i numeri quando viene messa la fiducia, non esiste più nell’ordinaria gestione dei lavori parlamentari.
E Berlusconi è il primo a rendersene conto: “Con questi giochi si rischia di far saltare il governo. Non ci si può comportare in questo modo, bisogna restare in aula a votare”.
Il premier è furibondo per il doppio scivolone di ieri. Quando Paolo Bonaiuti lo ragguaglia sulla situazione a Montecitorio, è il Cavaliere in prima persona a richiamare freneticamente al cellulare tutti gli assenti di governo: “Sono io, devi venire immediatamente a votare alla Camera, altrimenti andiamo sotto!”.
Neppure questo basta a evitare il patatrac.
Oltretutto, anche se il gruppo leghista è quello che ieri aveva meno assenti (soltanto 2), le divisioni tra i padani sono ormai un fattore destabilizzante per l’intero centrodestra.
Lo dimostra proprio l’affossamento della legge comunitaria, che ha visto una clamorosa divaricazione tra il presidente della commissione Bilancio, il maroniano Giorgetti, e il capogruppo Reguzzoni, appartenente al cosiddetto “cerchio magico”. Una spaccatura su un emendamento dell’Italia dei valori che imponeva il pagamento “entro trenta giorni” per i creditori della pubblica amministrazione.
Una spesa imprevista ed enorme per lo Stato, se fosse passata.
Giorgetti se ne accorge ed esprime il parere contrario della Bilancio, ma Reguzzoni si mostra d’accordo con la proposta.
È il caos, suggellato dalla decisione del governo di alzare le mani e rimettersi all’aula: l’emendamento passerà  e solo grazie all’affossamento di tutto l’articolo uno della legge la Pubblica Amministrazione non finirà  gambe all’aria.
“Che il governo – spiega il Fli Benedetto Della Vedova – si sia rimesso all’aula su una rivoluzione come questa, che sarebbe costata più della Finanziaria, è il segno della loro devastazione. Questi non passano l’estate”.
Si può capire l’esagerazione di un capogruppo d’opposizione, ma anche tra i dirigenti del Pdl prevale lo sconforto: “Ci sono 100 parlamentari che sanno già  che non verranno rieletti e quindi non gliene importa più nulla. Vengono a votare quando gli pare a loro”.
C’è anche chi mette sotto accusa la gestione d’aula e se la prende con il capogruppo Fabrizio Cicchitto. Chi mette sul banco degli accusati i responsabili (ne mancavano, oltre Scilipoti, altri cinque), tanto che il loro “capogruppo ombra”, Denis Verdini, in serata si precipita alla Camera per correre ai ripari e tirare le orecchie ai suoi.
Ma sono tante le spine del Cavaliere.
La prossima è il voto su Alfonso Papa, il deputato finito nell’inchiesta P4 di cui i magistrati chiedono l’arresto. Dopo l’uscita di Bossi – “la Lega quelle porcherie non le fa” – la tensione nel Pdl è altissima.
Si teme che l’ala maroniana del Carroccio, che è maggioranza nel gruppo alla Camera, nel segreto del voto possa dare una botta al Pdl, facendo traslocare Papa da Montecitorio a Poggioreale.
Per questo l’unica speranza di salvarlo per il Pdl è rinviare il voto a dopo la pausa estiva.
C’è poi il nodo della manovra, con Giulio Tremonti subissato di richieste da parte di tutti i ministeri coinvolti nei tagli.
Ieri il ministro dell’Economia girava per il cortile di Montecitorio con le cuffie del cellulare nell’orecchio, fingendo di telefonare pur di non farsi dai ministri inferociti. Maurizio Scelli, ex commissario della Croce Rossa, sarebbe però riuscito a strappargli la cancellazione della prevista privatizzazione della Cri.
“Tanto – gli ha risposto Tremonti – ormai è un ente decotto”.
Sui rifiuti ancora un braccio di ferro, con Berlusconi che è stato costretto a cedere al diktat della Lega.
Il decreto si farà , ma prevede che i rifiuti della Campania andranno solo nelle regioni che “volontariamente” li accettano. Esattamente quello che chiedeva Bossi.
E tuttavia il fronte più caldo è quello del partito.
Il Pdl venerdì riunirà  il Consiglio nazionale per ratificare la nomina di Angelino Alfano, ma il partito è tutt’altro che unito dietro il nuovo segretario.
Claudio Scajola non s’arrende e non è stato sufficiente il faccia a faccia di ieri con Berlusconi a palazzo Grazioli per farlo desistere dai suoi propositi bellicosi.
Alfano lo teme, tanto da aver chiesto a Frattini, Gelmini e gli altri di Liberamente, di difenderlo con una nota pubblica in cui veniva stigmatizzato l’atteggiamento di Scajola.
Ma neppure questo è bastato (tanto che a Montecitorio sospettano che ci sia anche questo malessere degli scajoliani tra le cause del flop sulla legge comunitaria).
Per salvare l’appuntamento del Consiglio nazionale, e garantire il quorum per la nomina di Alfano, a via dell’Umiltà  le stanno pensando tutte.
A ogni capogruppo e coordinatore sono stati assegnati dei “target” da raggiungere: tot di delegati ciascuno da far arrivare a Roma, a seconda del peso politico del padrino.

Francesco Bei
(da “La Repubblica“)

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LA GELMINI INCIAMPA SUI “CREPUSCOLARI”

Giugno 29th, 2011 Riccardo Fucile

RICORDA I SUOI ESAMI DI LICENZA LICEALE: “ALLA MATURITA’ SCELSI FOGAZZARO, PALAZZESCHI E I CREPUSCOLARI, ARGOMENTO CHE CONOSCEVO BENE”…PECCATO CHE FOSSE CORAZZINI E NON FOGAZZARO

La nostalgia gioca brutti scherzi. Anche alla memoria.
Alla sua terza maturità  da ministro della Pubblica Istruzione, Maria Stella Gelmini ha voluto rinverdire i bei tempi (non troppo lontani) in cui toccava a lei a sudare freddo per la licenza liceale.
E in una lettera al Giorno è tornata indietro coi ricordi fino alla prova d’italiano: «Ho scelto un tema su Fogazzaro, Palazzeschi e i crepuscolari». E ancora: «Argomenti che conoscevo bene».
Fogazzaro, però, non c’entrava nulla.
Notoriamente al popolo dei blog non sfugge nulla.
E per qualcuno l’accostamentro dell’autore di «Piccolo mondo antico» ai crepuscolari e a Palazzeschi stonava come una chitarra elettrica in un’orchestra sinfonica.
Così è bastata una verifica per cogliere in castagna il ministro.
Nell’anno del suo esame, il ’92, la traccia di letteratura non citava Fogazzaro ma Corazzini. Poeta meno noto, ma certamente crepuscolare.
A incastrare il ministro è stato il blog Sempre un po’ a disagio, poi ripreso dal popolare Manteblog di Massimo Mantellini.
L’autore del post è un insegnante che segue con attenzione i fatti di scuola: «Intendiamoci, le colpe della ministra Gelmini, in questi ultimi tre anni, sono ben più gravi di questa», esordisce il blogger “Lo Scorfano”.
«Però a me fa molto ridere questa letterina dolce dolce, quasi zuccherina, scritta dal ministro ai maturandi».
Anche perchè ripetutamente la Gelmini sottolinea quanto certe esperienze siano indelebili nella memoria: «Un ricordo ancora molto vivo e puntuale in me»; «Un momento che non è possibile, di certo, dimenticare mai».
Andando alla ricerca del tempo perduto può capitare di smarrire qualcosa per strada.

Antonio Castaldo
(da “Il Corriere della Sera“)

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STANGATA AD OROLOGERIA: DALLA “FINANZA CREATIVA” ALLA “FINANZA TARDIVA”

Giugno 29th, 2011 Riccardo Fucile

SU 47 MILIARDI DA COPRIRE, IL GOVERNO NE   SCARICA 40 TRA DUE ANNI, QUANDO SARANNO ALTRI A GUIDARE L’ESECUTIVO: LA FRODE POLITICA E’ EVIDENTE…UN ESEMPIO DI TIPICA SCUOLA DEMOCRISTIANA DA PRIMA REPUBBLICA…SI COLPISCE IL CETO MEDIO-BASSO,   CON I SOLITI STRUMENTI: TICKET, BLOCCO DEL TURN OVER, TAGLI ALLA SCUOLA

Una legge truffa per galleggiare fino alla fine di questa legislatura.
Poi l’abisso, a spese di quelli che verranno.
La manovra che il governo Berlusconi approverà  domani in Consiglio dei ministri colpisce non per la sua entità  (con la quale soddisfa effettivamente i target quantitativi concordati con la Ue) ma per la sua “slealtà ” (con la quale scarica colpevolmente gli impegni qualitativi sui prossimi governi).
Questa manovra illude gli italiani, inganna l’Europa e imbroglia i mercati.
Il centrodestra, che ha inventato a suo tempo la “finanza creativa”, lancia adesso la “finanza tardiva”.
La perfida ipocrisia del decreto è racchiusa non tanto nella sua nella sua dimensione economica, ma nella sua scansione temporale.
Dei 47 miliardi di sacrifici totali che lo compongono, i pannicelli caldi saranno somministrati nel primo biennio (1,8 miliardi nel 2011 e 5,5 nel 2012).
Le lacrime e il sangue, invece, saranno concentrate nel secondo biennio (20 miliardi nel 2013 e altri 20 nel 2014).
La frode politica contenuta nell’operazione è chiarissima.
Nei due anni che restano alla coalizione Pdl-Lega i contribuenti sentiranno le carezze. Dall’anno successivo, cioè in concomitanza con il ciclo elettorale, patiranno le stangate.
Stangate a orologeria, dunque.
La responsabilità  del doloroso ma doveroso rientro dal deficit e dal debito pubblico, in altri termini, sarà  in carico al futuro governo, perchè quello in carica non ne vuole sapere.
E i costi più dolorosi del risanamento dei conti non lo sosterranno i contribuenti che hanno votato per l’alleanza forzaleghista il 13 aprile 2008.
Li pagheranno invece le future generazioni, come da collaudata tradizione dei politicanti della Prima Repubblica, abbracciata senza riserve dai replicanti della Seconda.
Nel metodo, alla vigilia del vertice di Palazzo Grazioli la domanda cruciale era: chi vincerà  il duello, tra il rigorista Tremonti e il lassista Berlusconi?
Alla luce di ciò che vediamo, non ha vinto nessuno dei due contendenti. Ha perso l’Italia.
Lo scontro in atto non era tra due irriducibili forze, ma tra due resistibili debolezze.
Tremonti – isolato nel governo, privato del sostegno di Bossi e sostenuto solo dalla sponda indiretta di Bruxelles e delle agenzie di rating – ha dimostrato di non avere la forza per mettere alle corde i suoi troppi nemici interni.
Berlusconi – azzoppato dagli scandali, fiaccato dall’epistassi della sua piattaforma politica e gravato dal peso del “vincolo esterno” – ha dimostrato di non avere la forza di mandare al tappeto il suo ministro dell’Economia.
Il risultato di questo match non poteva che essere un compromesso al ribasso, in perfetto stile doroteo.
Nel merito, è vetero-democristiana l’abitudine a infarcire di ipocrisia le manovre a cui manca la fantasia.
Due soli esempi: il ripristino dei ticket sulla sanità  e il blocco del turn-over nel pubblico impiego.
Non c’è stato governo Andreotti dei fetenti Anni Ottanta che non abbia inserito misure del genere nella sue Finanziarie balneari.
Misure che colpiscono i soliti ceti medio-bassi e preferibilmente del pubblico impiego, per altro già  ampiamente bastonati dalla Legge di stabilità  da 25 miliardi varata l’anno scorso, e notoriamente schierati nell’area elettorale del centrosinistra.
La famosa “Italia peggiore” di Brunetta, da colpire senza pietà  e senza equità .
Per il resto, le norme buone stingono dentro un quadro di incertezza contabile.
L’accelerazione degli interventi sulle pensioni è positiva, ma presupporrebbe un intervento contestuale a vantaggio delle prestazioni minime (ormai da fame) e delle prestazioni integrative (ancora da implementare).
Il taglio dei costi della politica sarebbe eccellente, se l’operatività  degli interventi non fosse (anche in questo caso) rimandata nel tempo, come nel caso della riduzione degli stipendi dei parlamentari (ma solo a valere dalle prossime elezioni) o della limitazione delle auto blu (ma solo ad esaurimento del parco macchine attualmente in circolazione).
Come si raggiungeranno i 47 miliardi nel quadriennio?
Il capitolo della previdenza, quello della sanità , e quello dei ministeri, dovrebbero valere grosso modo 6 miliardi ciascuno. Il totale fa 18.
Da dove arriveranno gli altri 29? È un mistero.
Dal mistero alla beffa: che dire dell’ulteriore colpo di scure su una scuola già  distrutta, con l’accorpamento delle cattedre e il dimezzamento dei docenti di sostegno?
E dalla beffa alla farsa: che dire dell’ennesima norma sulle liberalizzazioni?
Si prevede un “accesso più facile al settore delle professioni”, ma esclusi “i notai, gli architetti, gli ingegneri, i farmacisti e gli avvocati”.
Non si capisce quali professioni restino, tra quelle da liberalizzare: salvata la rendita delle corporazioni più potenti, il governo aggredirà  forse quella dei barbieri, degli idraulici, dei fisioterapisti.
Su queste basi, la legge delega sul fisco non promette niente di buono.
E su queste basi, non è affatto certo che le “locuste della speculazione”, invece di essere confortate, non si sentano autorizzate ad aggredire questa povera Italia, fragile nell’economia e irresponsabile nella politica.
Del resto, a dispetto degli allarmi e dei penultimatum, questa manovra non è che l’ultimo “test”, per verificare se la crisi di governo si apre subito e si va a votare in autunno.
Il compromesso doroteo implicito in questa legge-truffa consente al Cavaliere di resistere, almeno fino al 2012.
Se poi sul Paese si scatena il diluvio, poco male.
Saranno problemi del centrosinistra, se vincerà  le elezioni.
Perchè devo fare qualcosa per i posteri? Cosa hanno fatto questi posteri per me?
Un tempo era il motto di Groucho Marx.
Oggi è la regola di Silvio Berlusconi.

Massimo Giannini
(da “La Repubblica”)

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VIVACCHIARE AL TEMPO DELLA CRISI, PREVALE TREMONTI: CHI MINACCIAVA FUOCO E FIAMME HA DOVUTO METTERE MANO AGLI ESTINTORI

Giugno 29th, 2011 Riccardo Fucile

SULLA PROPAGANDA ELETTORALE HA   AVUTO LA MEGLIO LA FORZA DEI NUMERI: NESSUNO TAGLIO ALLE TASSE SAREBBE POSSIBILE IN QUESTO MOMENTO SENZA RISCHIARE LA BANCAROTTA… E BOSSI SI RITROVA CON UN PUGNO DI MOSCHE

La lunga e tremebonda giornata di vigilia del varo della manovra economica s’è conclusa ieri più per sfinimento che per vero accordo.
E’ rimasto deluso chi pensava, ed erano in tanti, che Berlusconi, come già  fece nel luglio del 2004, alla fine sacrificasse Tremonti, e con lui il rigore dei conti pubblici, sull’altare della maggioranza, della stabilità  politica e della necessità  di recuperare consensi dopo due sconfitte elettorali.
Ma non ha potuto cantare vittoria neppure chi si aspettava che Bossi, mortificato nelle sue principali aspettative, dall’allentamento dei vincoli per la finanza locale al rifiuto dell’allungamento dell’età  pensionabile per le donne, cogliesse l’occasione per far saltare il banco.
Al di là  delle versioni di comodo, che parlano di una ritrovata «collegialità », la verità  è che sui singoli obiettivi e sulle strategie personali, in conclusione, ha avuto la meglio la forza dei numeri e l’espediente di limitare al massimo gli interventi quest’anno e il prossimo, riservando le stangate più pesanti al 2013 e 2014 e a chi si troverà  a governare nella prossima legislatura.
Ma anche se fino all’ultimo le cose potranno cambiare, per consolidare il fragile compromesso siglato ieri, sulla necessità  di una manovra da quaranta miliardi, che potrebbero diventare quarantasette, per evitare di finire nel giro dei Paesi a rischio dell’Europa, nessuno ha potuto tirarsi indietro.
Ha un bel dire Berlusconi, di voler mantenere a qualsiasi costo la promessa fatta agli elettori ormai quasi vent’anni fa di tagliare le tasse.
Al momento, più di una legge delega che dia al governo i mezzi per l’eventuale riforma, senza alcuna certezza che davvero sarà  fatta, non si può andare.
E ha un bel dire Bossi – soddisfatto neppure un po’ – che il Nord, i sindaci della Lega e i Comuni rigorosi hanno il diritto di spendere i soldi che hanno risparmiato: attualmente una qualche concessione ai cosiddetti virtuosi rischierebbe di aprire uno spiraglio, e poi una fessura, e poi un tunnel, a quelli che tali non sono stati, ma vogliono egualmente fare di testa loro.
Forse non si era mai vista una situazione del genere, in cui il governo, per non dire il principale ministro del governo, impone dall’alto, a qualsiasi livello, una linea obbligata: ma neppure si può far qualcosa per cambiarla, senza rischiare le sanzioni europee.
Si dirà  che in un quadro del genere, dettaglio più dettaglio meno, Tremonti l’ha avuta vinta nuovamente, e i due principali soci del governo, gli alleati di ferro Berlusconi e Bossi, che avevano minacciato fuoco e fiamme in mancanza di una svolta nella politica economica, hanno dovuto metter mano agli estintori.
In realtà , sottotraccia s’intravede una tela che nel giro di pochi giorni ha cambiato contenuti e contorni.
Entrato nell’ultimo giro di trattativa, prima delle decisioni, a braccetto con il Senatur, Berlusconi s’è subito spostato al fianco del suo vituperato ministro dell’Economia quando ha capito che una forzatura sui conti e sul taglio delle tasse in questo momento poteva risultargli esiziale.
Il suo obiettivo principe era e resta arrivare al 2013 e concludere la sua seconda intera legislatura a Palazzo Chigi: al di là  delle modeste realizzazioni del governo, rappresenterebbe per lui, fissato con i record sportivi, una sorta di scudetto, visto che nessun presidente del Consiglio della Prima o della Seconda Repubblica c’è mai riuscito.
Per questo s’è adattato a galleggiare, vivacchiare, durare purchessia, proseguendo nel percorso precario in cui è entrato da dicembre dell’anno scorso.
Bossi ha mezzo partito che vuol rompere, tutto o quasi il suo popolo che gli chiede di farla finita con il Cavaliere, ma si è convinto che non era il momento di buttare giù il governo e tagliare l’alleanza con il Pdl: non sarebbe stato un buon affare, nè per lui nè per il suo partito.
Romperà , questo è certo, un minuto prima delle elezioni, quando verranno.
E la Lega tornerà  a correre da sola.
Resta da dire di Tremonti: stavolta più di altre ha visto la morte con gli occhi, e s’è salvato alla sua maniera: senza muovere un dito, senza spostarsi di un centimetro.

Marcello Sorgi
(da “La Stampa“)

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LA MANOVRA: BLOCCO DEL TURN OVER, TICKET SANITARIO, DONNE IN PENSIONE A 61 ANNI DAL 2012

Giugno 29th, 2011 Riccardo Fucile

MISURE ANCHE SU LIBERALIZZAZIONI, ALTA VELOCITA’, CROCE ROSSA PRIVATA…ECCO LE PRINCIPALI NOVITA’ PREVISTE DAL PIANO DI TREMONTI: SACRIFICI RICHIESTI   AI SOLITI NOTI, IL CETO MEDIO E LE CATEGORIE PIU’ DEBOLI

Blocco degli stipendi per gli statali per un anno in più, donne in pensione a 61 già  dal 2012 per progressivamente arrivare a 65, ticket da 10 euro sulle prestazioni specialistiche e da 25 euro sul pronto soccorso a partire dal prossimo anno.
Sono alcune delle misure contenute nella “bozza” della manovra, un provvedimento al momento lungo 82 pagine che poi si intersecherà  con la riforma del fisco che riguarda Irpef, Iva, Irap e tasse sulle rendite finanziarie.
Tra le novità  anche la privatizzazione della Croce Rossa Italiana e il rifinanziamento delle missioni internazionali per tutto il 2011.
Ecco la bozza della manovra in “pillole”.

TICKET 10 EURO – Scatterà  dal primo gennaio 2012 per le prestazioni specialistiche ambulatoriali. Pagheranno invece 25 euro i ‘codici bianchì del pronto soccorso.
Al momento infatti è stato stanziato un finanziamento da 486,5 milioni di euro solo per il 2011.

PENSIONI, PARTE IN 2014 AGGANCIO ETà€ A SPERANZA VITA. Era previsto al 2015.

PENSIONI D’ORO. Stop alla rivalutazione se sono cinque volte superiori al minimo. Per quelle pari atre volte il minimo la rivalutazione sarà  al 45%.

PENSIONI, DONNE A 65 ANNI. La bozza è stringente: dal 2012 servirebbero 61 anni per andare in pensione, e poi si aumenta di un anno fino a raggiungere i 65 anni.
Ma l’ipotesi sarebbe già  superata da una che prevede un adeguamento diluito: si parte dal 2015 con un mese l’anno, per accelerare dal 2020 di sei mesi l’anno, fino a raggiungere l’età  pensionabile di 65 anni. Ma tutto sarebbe ancora aperto.

P.A., STIPENDI CONGELATI. Stop agli aumenti di retribuzione, anche accessori, per il personale delle pubbliche amministrazioni, fino alla fine del 2014.

P.A., BLOCCO TURN-OVER. Proroga del turn-over nel pubblico impiego ancora per un anno. Esclusi dalla stretta i Corpi di Polizia, i Vigili del Fuoco e le agenzie fiscali.

MISSIONI INTERNAZIONALI. La dotazione del fondo è incrementata di 700 milioni di euro per il 2011.

LIBERALIZZAZIONE PROFESSIONI. Più facile l’accesso; fuori dalle nuove norme notai, architetti, farmacisti e avvocati.

SPENDING REVIEW. Addio tagli lineari: parte dal 2012 il processo di ‘spending review’ «mirata alla definizione dei fabbisogni standard propri dei programmi di spesa delle amministrazioni centrali dello Stato».

CROCE ROSSA. Sarà  privatizzata. Il personale non militare rischia di essere posto in mobilità .

BADANTI E PENSIONI. Dal primo gennaio del prossimo anno, la pensione di reversibilità  «è ridotta, nei casi in cui il matrimonio con il dante causa sia stato contratto ad età  del medesimo superiori a 70 anni e la differenza di età  tra i coniugi sia superiore a 20 anni, del 10% per ogni anno di matrimonio mancante rispetto al numero di 10».

CATTEDRE BLOCCATE. A decorrere dall’anno scolastico 2012/2013 le dotazioni organiche del personale docente, educativo ed Ata della scuola non devono superare la consistenza delle relative dotazioni organiche dello stesso personale determinata nell’anno scolastico 2011/2012.

INSEGNANTI DI SOSTEGNO. L’organico degli insegnati di sostegno, attribuito alle singole scuole o a ‘reti di scuolè, dovrà  prevedere in media un docente ogni due alunni disabili.

ALTA VELOCITà€. Arriva sovrapprezzo canone, servirà  ad assicurare la copertura degli oneri del servizio universale.

PROTEZIONE CIVILE. Arrivano 64 milioni di euro nel 2011 per la gestione dei mezzi della flotta aerea del Dipartimento della protezione civile. Al relativo onere si provvede con una riduzione della quota destinata allo Stato dell’8 per 1000.

FONDI RESIDUI. Sono abrogate, a decorrere dal 2012, tutte le norme che dispongono la conservazione nel conto dei residui, cioè le somme stanziate ma non spese dalla Pubblica Amministrazione, per essere utilizzate nell’esercizio successivo, di somme iscritte negli stati di previsione dei Ministeri. La Corte dei Conti ha quantificato in 108 miliardi l’ammontare dei residui passivi dell’intera amministrazione pubblica.

IMMOBILI PUBBLICI. Arrivano «fondi d’investimento immobiliari chiusi promossi da Regioni, Provincie, Comuni anche in forma consorziata ovvero da società  interamente partecipate dai predetti enti, al fine di valorizzare o dismettere il proprio patrimonio immobiliare disponibile».

CONTI DORMIENTI. Una piccola parte della manovra (100 milioni) sarà  coperta dal fondo in favore delle vittime dei crack finanziari. – ANAS. Sarà  divisa in Holding e Spa e arriva anche un commissario.

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TERZO POLO: VOTEREMO SI’ ALL’ARRESTO DI PAPA

Giugno 28th, 2011 Riccardo Fucile

INCHIESTA P4, FINALMENTE FLI SI SVEGLIA, DECISIONE PRESA ALL’UNANIMITA’ ANCHE CON UDC E API…LA GIUNTA PER LE AUTORIZZAZIONE A PROCEDERE DECIDE MERCOLEDI’

I parlamentari del terzo polo voteranno sì all’arresto di Alfonso Papa.
La richiesta di custodia cautelare presentata dal gip di Napoli nell’ambito dell’inchiesta P4 sarà  discussa dalla giunta per le autorizzazioni a procedere.
L’ex magistrato, ora deputato del Pdl, è accusato di concussione.
La giunta, che per analizzare approfonditamente la questione, ha chiesto ai pm partenopei tutti gli atti dell’inchiesta, dovrebbe esprimersi mercoledì.
Le carte dei pm di Napoli sono arrivate lunedì alla Camera dei deputati.
Non era mai accaduto che la giunta presentasse una tale istanza, che, la settimana scorsa è stata duramente criticata dall’opposizione.
Nella prossima riunione della giunta, il vicepresidente della Giunta e relatore del caso, Francesco Paolo Sisto, svolgerà  il suo intervento.
Ci sarà  un dibattito, quindi il voto.
L’annuncio sulla posizione che adotteranno i parlamentari finiani e gli alleati rutelliani e dell’Udc, è stato dato da Giuseppe Consolo, al termine di una lunga riunione.
«La decisione – ha spiegato Consolo – è stata presa all’unanimità¡».
Era ora che in Fli ci si svegliasse: basta favori o astensioni a favore della cricca governativa.

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GLI AFFARI DELLA FAMIGLIA COSENTINO E I DEBITI DELLA SANTANCHE’

Giugno 28th, 2011 Riccardo Fucile

COSA SI CELA DIETRO GLI OMISSIS DELL’INCHIESTA DI NAPOLI SULLA P4

Ci sono le cambiali di Daniela Santanchè per i debiti con gli Angelucci, gli affari della famiglia di Nicola Cosentino e soprattutto i nomi dei finanzieri sospettati di avere passato a Bisignani la soffiata sull’inchiesta P4 e sulle sue intercettazioni.
E non manca un verbale nel quale un testimone racconta di una ministra del Governo Berlusconi che, dopo essere stata interrogata dai pm Henry John Woodcock e Francesco Curcio, spifferava ad Alfonso Papa che lo stavano pedinando.
Il Fatto Quotidiano è riuscito a visionare i verbali integrali depositati nell’indagine P4 ed è inseguendo il senso nascosto delle parti coperte dagli omissis dei pm che si comprende quali sono i fronti caldi dell’indagine.
A partire dalla fuga di notizie che l’ha bruciata.
Nella parte finora inedita del suo verbale del 14 marzo 2011 Luigi Bisignani, assistito dai suoi avvocati Fabio Lattanzi e Giampiero Pirolo, racconta ai pm i rapporti economici triangolari tra il giornale Libero, la concessionaria di pubblicità  di Daniela Santanchè, Visibilia e la Ilte del duo Bisignani (manager) e Vittorio Farina (socio).
Lo spunto è la telefonata del 14 ottobre 2011, intercettata dalla Gdf di Napoli e pubblicata dal Fatto, nella quale Bisignani racconta a Flavio Briatore: “se non era per me .. gli Angelucci la facevano fallire per fatture false (…) se non fosse stato per il mio intervento, facevano fallire la società  per bancarotta. Tant’è che lei ha dovuto addirittura pagare delle cambiali. Tre milioni e due di cambiali”.
Quando i pm chiedono a Bisignani di spiegare le sue affermazioni, il lobbista mette a verbale: “la Santanchè aveva preventivato un budget di pubblicità  di Libero che non era stato rispettato; in secondo luogo, quando parliamo di cambiali, va precisato che il gruppo Farina è creditore di Libero, che non paga la stampa da tempo poichè non percepisce contributi; a fronte di tale debito gli Angelucci hanno girato al Farina degli effetti cambiari rilasciati da Daniela Santanchè per 3 milioni di euro a chiusura dei suoi rapporti con Libero (o meglio della chiusura dei rapporti tra Libero e Visibilia); su tali cambiali gli Angelucci hanno apposto una dicitura che ne rende impossibile lo sconto bancario”.
C’è un capitolo finora inedito che è nato dall’inchiesta P4 ma punta sugli affari della famiglia di Nicola Cosentino nell’energia.
Il Fatto Quotidiano aveva già  raccontato l’incredibile storia della centrale di Sparanise, Il 23 ottobre del 2009: “La storia della centrale”, scrivevamo allora, “è un perfetto esempio della mala-politica che sacrifica la salute pubblica sull’altare dell’interesse privatissimo dei familiari e degli amici dei politici di destra e di sinistra. Tutto inizia nel giugno del 1999 quando la società  Scr, vicina alla famiglia Cosentino, ma di proprietà  di una fiduciaria (che ne scherma la proprietà ) compra per 3 miliardi e 715 milioni di lire l’area industriale della Pozzi di Sparanise….La Scr vicina ai Cosentino incassa una plusvalenza di 10 milioni”.
Ora anche i magistrati di Napoli vogliono vedere chiaro nella storia dei terreni milionari della famiglia Cosentino.
Per questo Woodcock e Curcio hanno sentito lo svizzero Karl Keller, ex amministratore della Calenia S.r.l., società  che avviò la costruzione della centrale. Keller spiega ai pm: “Inizialmente era prevista l’acquisizione di un’area più piccola. (…).
Dovevamo acquistare soltanto 100 o 120 mila metri quadri (…)di proprietà  della S.C.R., società  sostanzialmente controllata dalla famiglia Cosentino. Ho avuto a che fare con Giovanni Cosentino. In effetti, il prezzo iniziale doveva essere pari a circa 60-70 euro al metro quadro, quindi calcolavamo un esborso di 6-7 milioni di euro. (….) Poi le cose cambiarono.
Mi era noto che Giovanni Cosentino fosse fratello di Nicola Cosentino, politico della zona di importanza nazionale con incarichi governativi. (…). A questo punto per noi di E.G.L. spendere 450 milioni o 454 milioni di euro, era quasi lo stesso”.
Ben diversa la versione di Alfonso Gallo. L’imprenditore (sentito dai pm di Napoli per i suoi rapporti con Alfonso Papa) che ha costruito la centrale con la sua General Construction, ha detto: “Keller era molto preoccupato per la piega che le cose stavano prendendo. Mi disse che lui e la sua società  si sentivano con le spalle al muro”.
Alfonso Gallo racconta: “L’onorevole Papa, per mettermi paura, mi ha recentemente detto che io ero stato fotografato dalla vostra polizia giudiziaria, fuori al Parlamento, insieme a lui; mi disse anche che tale foto era stata fatta vedere ad una Ministra che voi avete interrogato e che poi glielo aveva riferito. Obbiettivamente vi dico che tale racconto mi inquietò non poco”. Effettivamente al ministro Mara Carfagna fu mostrata dai pm una foto che ritraeva l’onorevole Papa con altre persone.
Ma il ministro non riconobbe chi fossero.

Marco Lillo e Antonio Massari
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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TREMONTI MINACCIA LE DIMISSIONI: “NON ACCETTO DI FARE LA FINE DELLA GRECIA”

Giugno 28th, 2011 Riccardo Fucile

IL MINISTRO RESISTE A OGNI RICHIESTA DI SPUTTANARE SOLDI PER FINI ELETTORALI DI PDL A LEGA….BERLUSCONI: “STAVOLTA FINISCE MALE”…GIA’ CIRCOLA IL NOME DEL SUCCESSORE: BINI SMAGHI

È una guerra di nervi quella tra Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti, ma l’epilogo è vicino.
E potrebbe portare a un clamoroso abbandono del ministro dell’Economia proprio alla vigilia della presentazione della manovra. I segnali ci sono tutti, le voci nel governo si rincorrono.
Chi ha sondato Tremonti riferisce che il ministro resta impermeabile a ogni richiesta di ammorbidimento della manovra.
“Chi parla in questi termini – ripete Tremonti – non ha capito cosa sta succedendo sui mercati. Venerdì scorso lo spread tra Btp e Bund ha sfondato il record, pensavamo fosse finita, e oggi il differenziale ha raggiunto i 223 punti: 9 in più rispetto a venerdì”.
Ma le prediche di Tremonti restano inutili.
Ha un bel dire il ministro che “rischiamo la Grecia”, che lui non metterà  mai la firma su una manovra all’acqua di rose che possa “mettere a rischio i titoli pubblici e quindi i risparmi di milioni di famiglie italiane”.
Berlusconi non ci sente, Bossi nemmeno.   A loro interessano i voti.
Eppure a Via XX Settembre la risposta per ora è ancora più netta: “Va a finire che i nostri btp diventeranno come i Tango-bond. I mercati non ci perdonerebbero una manovra soft”.
Questa mattina i tre si vedranno prima del vertice di maggioranza per tentare un’ultima mediazione.
Ma Tremonti avrebbe persino deciso di disertare il summit allargato a palazzo Grazioli per non farsi mettere in un angolo.
Giocando la carta finale, quella minaccia di dimissioni che dovrebbe riportare
alla ragione i due azionisti del centrodestra, Bossi e Berlusconi.
E tuttavia, se in passato questa tattica ha prodotto risultati, sembra proprio che il premier stavolta non sia dell’idea di trattenere Tremonti.
Lasciandolo andare, insalutato ospite, al suo destino.
La violenta polemica scatenata contro il ministro da un fedelissimo del premier, Guido Crosetto, è stata la spia del malumore che cova a palazzo Grazioli.
“Sono stanco – dice in privato il Cavaliere – di sentirmi dire: o così o niente. Questa volta Giulio, se insiste, potrà  essere sostituito”.
Decisioni non sono ancora state prese, si tratta al momento di una partita a scacchi appena iniziata tra due giocatori – Berlusconi e Tremonti – che conoscono a menadito ciascuno le mosse dell’altro.
“Io – osserva il premier – condivido l’obiettivo del pareggio di bilancio, la tutela del debito italiano. Ma Tremonti non propone nulla per lo sviluppo e se il Pil non cresce, anche il rapporto con il debito è destinato a peggiorare”.
Sono due “verità ” al momento inconciliabili e destinate a cozzare.
Oltretutto, a peggiorare il clima, c’è anche una certa ruvidezza del personaggio, che sta facendo andare fuori dai gangheri i suoi colleghi di governo. “Nessuno di noi conosce questa benedetta manovra – confida un ministro furioso – , Tremonti non ce l’ha fatta leggere. Ma se pensa di fare come l’altra volta, di farci votare in 3 minuti un pacco misterioso, si sbaglia di grosso”.
Tremonti non si è fatto molti amici neppure in Parlamento, dove il progetto di tagliare i costi della politica ha fatto andare sulle barricate mezza maggioranza.
“Quello che tagliò meglio di tutti i costi della politica – ricorda il ministro Gianfranco Rotondi – fu il cavaliere Benito Mussolini. E anche allora i giornali applaudirono. Questo non significa che fosse una cosa giusto. Oltretutto è come se il Cda di un’azienda pensasse di andare avanti insultando e prendendo a schiaffi gli azionisti: i parlamentari alla fine si arrabbiano e ti mandano a casa, tanto dal primo maggio non si può più minacciare elezioni anticipate. E io a casa non ci voglio andare”.
L’arma forte di Tremonti, quella con cui è certo di poter mettere ancora una volta a tacere tutte le critiche, è ovviamente la minaccia di un attacco fenomenale della speculazione.
Il rischio c’è, è concreto, e il crollo simultaneo di tutti i titoli bancari lo scorso venerdì è stata un’avvisaglia di quello che potrebbe accadere.
Anche Napolitano predica cautela e vigilia sulle mosse del governo.
Per questo il Cavaliere, consapevole che la linea di Tremonti al momento è “dopo di me il diluvio”, per rafforzare la sua posizione negoziale si sta dando da fare per immaginare un sostituto.
Purtroppo per lui i nomi spendibili, quelli davvero in grado di rassicurare i mercati, non sono molti e quei pochi titolati non hanno intenzione di farsi arruolare in un esecutivo dalle prospettive incerte.
Ma nelle ultime ore si sta facendo strada un candidato su tutti gli altri: Lorenzo Bini Smaghi. Membro del board della Bce, Bini Smaghi è in corsa per andare al vertice della Banca d’Italia dopo l’accordo raggiunto all’ultimo Consiglio europeo sulle sue dimissioni da banchiere europeo.
Un nome in grado di tranquillizzare i mercati, soprattutto se iniziasse a circolare da subito, su cui il Quirinale non potrebbe sollevare obiezioni.
Al momento tuttavia si tratta solo di voci dentro il governo, la partita deve ancora cominciare.
Giorni fa, sicuro del fatto suo, Tremonti ha ricordato un aneddoto a un amico, a dimostrazione che il Cavaliere fa la faccia feroce ma alla fine si rivela un agnellino. “L’anno scorso ci provò allo stesso modo ad evitare la manovra. Mi disse: ma perchè non facciamo un bel condono? Poi se andò a via dei Coronari, in giro per antiquari, e dichiarò alle agenzie che lui il decreto ancora non l’aveva firmato. In realtà  la manovra stava già  sul tavolo di Napolitano per la promulgazione”.

Francesco Bei
(da “La Repubblica“)

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‘NDRANGHETA, RETATA IN LIGURIA, 12 ARRESTI: PERQUISITI GLI UFFICI DI UN CONSIGLIERE REGIONALE PDL E DI UN CONSIGLIERE COMUNALE PDL

Giugno 28th, 2011 Riccardo Fucile

L’IPOTESI DI REATO E’ IL VOTO DI SCAMBIO TRA I DUE ESPONENTI POLITICI ALESSIO SASO E ALDO PRATICO’ (ENTRAMBI EX AN) E IL BOSS GANGEMI…I RAPPORTI CHE EMERGONO DALLE INTERCETTAZIONI AMBIENTALI

L’ufficio del consigliere regionale della Liguria Alessio Saso (PdL), è stato perquisito dai carabinieri del Ros nell’ambito dell’operazione antimafia denominata `Maglio 3′ che ha portato ieri a 12 arresti.
Saso è sospettato della violazione del Dpr 16560 numero 560 articolo 86, l’antesignano del `voto di scambio’ che, tecnicamente, può essere contestato solo sotto elezioni.
Nella vicenda è coinvolto, per le stesse ipotesi di reato, anche il consigliere comunale, Aldo Luciano Praticò (Pdl).
Anche il suo ufficio è stato perquisito
Dalle intercettazioni ambientali si ricava l’ipotesi che la candidatura alle amministrative del 2010 di Alessio Saso, il consigliere regionale del Pdl, indagato per violazione del Dpr 16560 numero 570 articolo 86, ovvero il vecchio voto di scambio, possa essere stata sostenuta da Domenico Gangemi attraverso i contatti con Giuseppe Marcianò e Michele Ciricosta, capi della locale di Ventimiglia.
Si legge nelle oltre 200 pagine di ordinanza di custodia cautelare firmate dal gip Nadia Magrini: «Le intercettazioni del telefono di Gangemi consentivano di registrare già  nel mese di novembre 2009 le telefonate con il consigliere regionale. Il primo contatto telefonico tra l’amministratore locale ed il `capo bastone’ avveniva il 28 novembre e lasciava chiaramente intendere una loro pregressa conoscenza».
Il consigliere regionale Alessio Saso incontrò per due volte Giuseppe Marcianò, cugino del boss della `ndrangheta condannato per l’omicidio di Francesco Fortugno e capo della Locale di Ventimiglia.
È lo stesso Saso che ne parla con Domenico Cangemi, capo della Locale di Genova, al quale aveva chiesto aiuto per le elezioni.
È il 19 febbraio 2010 quando Gangemi chiama Saso al cellulare.
Gangemi: «passa a trovare Peppino (Giuseppe Marcianò), mio cugino »
Saso: «si»
Gangemi: «Vacci da solo però, hai capito? »
Saso: «si, ci sono già  stato, ci rivado un’altra volta»
Gangemi: «no, no… io mi sono visto con lui domenica, ha tentato di telefonarti ma non hai mai risposto. Saso: ah, ma era libero? Gangemi: eh, sempre o chiuso o non raggiungibile»
Saso: «eh si, perchè sto sempre… sempre in mezzo alla gente, guarda, sono nella campagna elettorale mortale, proprio mortale».
Gangemi: «io ne ho parlato, abbiamo fatto una chiacchierata e lui gradisce che vai a trovarlo tu solo, capisci?»
Lo stesso Saso, incontra nel point elettorale di Arma di Taggia il nipote di Gangemi, Massimo, e un suo amico, Vincenzo La Rosa.
I due si presentano come sostenitori di Eugenio Minasso, parlamentare del Pdl, eletto, sostengono, grazie ai loro voti.
A loro due, il politico dice: «Io nel mondo che conoscete anche voi, insomma, sono conosciuto anche come una persona… affidabile va… mettiamola così, sei io dico una cosa mi impegno sempre in tutte… quello credo che me la riconoscono tutti… voi potete prendere informazioni in giro cerco di mantenere le promesse… Il discorso naturalmente del rimborso spese è naturale… Non ho quantità  di soldi eccezionale, però assolutamente si». Continua Saso: «Io poi sono una persona che, a parte questo ragionamento che stiamo facendo, sono una persona che anche dopo ci si puo’ contare… se uno mi chiede un lavoro, mi chiede un finanziamento… do anche quello… eh… io sono sempre rimasto in buoni rapporti con tutti».
Raccomandazioni per telefono da parte di Aldo Praticò, consigliere comunale del Pdl a Genova, al boss Domenico Gangemi su come votare.
La telefonata, intercettata dai carabinieri del Ros di Genova che stamani hanno recapitato un avviso di garanzia a Praticò per voto di scambio, risale al febbraio 2010.
È Gangemi che chiama Praticò.
Gangemi: «senti Aldo, quando nella cosa che dice così… vota così… Praticò: «sì»
Gangemi: «devono sbarrare Popolo della Libertà »
Praticò: «devono»
Gangemi: «o devono sbarrare anche Sandro Biasotti»
Praticò: «si, si, più che altro… tanto a Sandro Biasotti va in automatico l’importante è che scrivono accanto per il Popolo della Libertà »
Praticò: «punto. È in automatico»
Gangemi: «e sbarrare popolo della Libertà  basta? Praticò: si, si (omissis)
Praticò: in automatico quindi è meglio abbondare a fare una x perchè ci sono i presidenti comunisti Gangemi: sì’. I carabinieri del Ros notano che «non è un caso che 500 voti circa sui 2228 siano stati annullati tutti per la medesima ragione, avendo scritto il cognome Praticò accanto a quello di Biasotti e non accanto alla lista Pdl nella quale risultava candidato Praticò.

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