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“BASTA, LASCIO IL PARTITO AD ALFANO” LA RASSEGNAZIONE DEL CAVALIERE

Ottobre 4th, 2013 Riccardo Fucile

“DIMETTITI DA SENATORE”: NUOVO FACCIA A FACCIA IERI MATTINA… MA I FALCHI NON SI ARRENDONO E PROPONGONO FITTO COME SEGRETARIO DI FORZA ITALIA

La tentazione di mollare tutto. Il crollo psicologico dopo la disfatta politica.
La rassegnazione a cedere l’intera baracca ad Angelino, riconoscergli la vittoria.
Dura due ore il faccia a faccia mattutino, l’ennesimo, che a sorpresa si consuma nella residenza dell’ex premier, nel day after della disfatta berlusconiana.
Nel salotto dello studio al primo piano, ancora una volta Alfano.
Il capo riconosce: «Ho commesso degli errori, mi sono fidato di persone sbagliate, vi offro la testa di Verdini e Santanchè, ma adesso cerchiamo di restare uniti, voi siete ministri del Pdl e io ho dato fiducia a questo governo».
Ammette di essere «molto stanco», travolto dagli eventi, tanto più alla vigilia del voto di giunta di oggi e della decadenza imminente.
«Angelino, il partito deve restare unito e poi lo sai, sei il segretario, sei destinato a guidarlo tu». Discussione filata via molto sul filo degli affetti tra i due.
Appare il segnale della resa, della ritirata dell’anziano leader.
Al suo cospetto, il vicepremier non arretra, conferma la linea della fermezza, ma assicura a Berlusconi che loro non hanno alcuna intenzione di dar vita a gruppi autonomi «se non ce ne saranno motivi».
E aggiunge: «Io ti suggerirei di dimetterti, di lasciare il Senato prima del voto di giunta (di oggi, ndr), sarebbe un segnale di distensione».
Ipotesi, questa, che Berlusconi però scarta subito.
Alfano dopo la vittoria di mercoledì in aula opta per la strategia dell’attesa, prevalsa del resto nel vertice della notte precedente tra i «diversamente berlusconiani» Quagliariello, Lupi, Cicchitto, Castiglione, Formigoni e altri.
«Nuovi gruppi? Tutta da vedere» sostiene non a caso un Cicchitto di colpo più cauto.
Non forzare la mano, dunque, non uscire per ora dal Pdl per dar vita a un gruppetto di 25 alla Camera e al Senato in stile Fli, attendere le prossime due settimane e gli sviluppi della decadenza del Cavaliere, l’inizio della pena restrittiva che ne depotenzierà  comunque la leadership.
I governativi decidono insomma di sedere in riva al fiume e attendere.
Il punto sul quale tutti sono ormai d’accordo, come va ripetendo Castiglione, è che «Forza Italia a noi non interessa più, sarebbe un dannoso ritorno al passato, dobbiamo pensare al Ppe».
E puntare a conquistare il partito nella sua interezza, intanto, cariche direttive comprese. A quel punto la decisione dei ministri di indire per mezzogiorno una conferenza stampa per confermare di voler restare nel partito e di Berlusconi di convocare per le 13 il gruppo per predicare appunto unità  e compattezza.
L’elemento nuovo è che Berlusconi ad Alfano avrebbe confidato di sentirsi appunto stanco, pronto quasi a eclissarsi quando tra qualche giorno per lui scatteranno i servizi sociali da scontare e la decadenza.
Il testimone anche di Forza Italia passerebbe a lui.
Forse è lo sfogo del momento, forse un tentativo di ammansirlo. Sta di fatto che la notizia fa subito il giro dei palazzi.
A Montecitorio e Palazzo Madama è subito panico tra i «veramente berlusconiani ». I fedelissimi si chiamano a raccolta alla spicciolata, è il primo pomeriggio.
Dopo il tam tam telefonico si ritrovano tutti nella nuova sede di Forza Italia a San Lorenzo in Lucina.
Non solo Verdini e Santanchè, in allarme per la notizia delle «teste offerte» dal capo ad Angelino. Ma anche Bondi e Capezzone, Gelmini e Carfagna, Fitto e Prestigiacomo, Malan e Biancofiore, Polverini e Saverio Romano, una cinquantina.
«Non possiamo finire nel partito di Alfano, diamo vita subito a Forza Italia sotto la guida di Berlusconi» è il mantra che ripetono tutti.
Vogliono contarsi, dimostrare di essere loro la maggioranza del partito, dopo che in giornata Formigoni aveva detto che gli alfaniani erano già  diventati settanta.
Ed ecco spuntare cento firme che i “lealisti” in serata portano a Berlusconi a Palazzo Grazioli.
Discutono di un ipotetico segretario da contrapporre o al più da affiancare al «traditore » Alfano.
Si parla di Fitto per quella carica.
Invocano un rimpasto di governo dato che al momento non esprimono più ministri.
Vogliono avere ancora il controllo del Pdl. Soprattutto chiedono al capo di non cedere il testimone al vicepremier. Lui li rassicura ma non fino in fondo.
Non si dimetterà  da senatore, come nel pomeriggio aveva confermato ai senatori Pdl incontrati negli uffici del gruppo a Palazzo Madama alla vigilia della giunta.
Riunione assai tesa, sono scintille col capogruppo Schifani che due giorni fa si è rifiutato di pronunciare il discorso sulla sfiducia.
Il partito resta dentro un frullatore.

Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)

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LA PASCALE LITIGA CON VERDINI: “VAI VIA SUBITO DA CASA MIA”

Ottobre 4th, 2013 Riccardo Fucile

NEL BUNKER ASSEDIATO, LA PASCALE PERDE LE STAFFE E PONE FINE AL PELLEGRINAGGIO, BERLUSCONI SI SCHIERA CON LEI E MANDA TUTTI A CASA

E’ un bunker, Palazzo Grazioli. Assediato.
Urla, liti, rapporti che si sfasciano in lunghe notti di trattative e pallottolieri. Ed è facile perdere le staffe.
Nelle ultime ore è accaduto a Berlusconie a Verdini, ad Alfano e Bondi.
E nella notte di mercoledì, quella della sconfitta al Senato, è accaduto anche a Francesca Pascale. È toccato a lei, la fidanzata del Presidente, perdere la pazienza.
La residenza del Cavaliere è un porto di mare. Il partito è in balia di una guerra intestina senza fine. Riunioni, mille riunioni e un ritmo frenetico che mette a dura prova la resistenza del leader del Pdl. Verdini e Bondi — i falchi più fidati — sono al fianco di Berlusconi e ragionano con lui del caos.
In un ristorante romano la pattuglia dei falchi moderati — quelli guidati da Raffaele Fitto — vuole unirsi al summit di Grazioli. Telefona Mara Carfagna a nome del gruppo. E tutti, da Renato Brunetta a Mariastella Gelmini, raggiungono in pochi minuti la residenza romana dell’ex premier.
È a quel punto che la fidanzata del Cavaliere, riferiscono diverse fonti presenti all’incontro, si innervosisce. Parecchio.
Fino a poco prima è in una pizzeria, a due passi da Via del Plebiscito. Accanto a lei c’è l’onnipresente Maria Rosaria Rossi, che sostiene le ragioni della compagna di Berlusconi.
Torna a “casa” e sbotta: non gradisce il continuo assedio a Silvio. Anzi, si rivolge ai presenti con la classica frase: «Questa è anche casa mia».
Fa insomma presente con toni sbrigativi che a Palazzo Grazioli vive pure lei. Li invita ad andarsene. Apriti cielo. Tutti restano allibiti. Non credono alle proprie orecchie. «Mai dicono diversi testimoni — era accaduta una cosa del genere».
Verdini interviene a nome di tutti. Lo fa in modo piuttosto deciso.
Chi ha assistito alla scena, non nasconde la tensione che ha immediatamente avvolto il salone. A farne le spese anche le tre “mediatrici” Nunzia De Girolamo, Barbara Saltamartini e Jole Santelli.
Il faccia a faccia fra Verdini e Pascale continua per parecchi minuti.
Il nervosismo sale, il volume della voce pure. Gli altri tacciono, sorpresi e imbarazzati. Solo dopo un po’ i due si chiariscono.
Il Cavaliere, però, non apprezza. Sorprende tutti e prende le difese della sua fidanzata e poi ricorda le priorità  di una situazione politica drammatica.
Ma il risultato è che invita tutti ad andarsene.
Il giorno dopo tutti ne parlano.
Nel Transatlantico di Montecitorio, il passaparola diventa irrefrenabile. Verdini cerca di porre un freno ai racconti e nega qualsiasi litigio.
Eppure le testimonianze sono tutte convergenti e inequivocabili.
E ieri sera tutti si sono ritrovati di nuovo a Palazzo Grazioli.

Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica“)

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ALFANO CHIEDE LE TESTE DI VERDINI, SANTANCHE’, BRUNETTA, BONDI E SALLUSTI

Ottobre 3rd, 2013 Riccardo Fucile

ALTRIMENTI SI VA ALLA SPACCATURA… BERLUSCONI IN DIFFICOLTA’, IL PALLOTTOLIERE E’ DALLA PARTE DI ANGELINO

Pare impossibile la mediazione. Anche per Silvio Berlusconi.
Per la prima volta gli uomini non rispondono più al Capo.
L’ex premier chiede una sospensione delle ostilità : “Fermatevi – ripete a falchi e colombe – una scissione indebolisce tutti”.
Provato da notti insonni, esausto anche per le urla che non gli danno tregua a Palazzo Grazioli, sente di non riuscire più a mediare.
È quando nel corso dell’ennesimo faccia a faccia Alfano mette sul tavolo le sue condizioni che Berlusconi capisce che è finita: “Angelino, lo sai meglio di me. Mi stai chiedendo troppo”.
Perchè le condizioni sono irricevibili. Suonano come un ultimatum, altrimenti è scissione.
La colomba ha cambiato penne, mostra il volto duro, fa l’elenco delle teste che vuole che saltino nel partito: “Voglio tutto”, dice.
Tutto significa il controllo totale del partito: un’epurazione per far rientrare una scissione.
Le teste da far rotolare sono quelle di Denis Verdini, Sandro Bondi e Daniela Santanchè. È la tolda di comando di questi mesi, e anche di questi anni.
Verdini è la testa e il braccio operativo delle operazioni più spregiudicate: “Sai bene — dice Berlusconi — che non farò fuori Denis. Se mi chiedi questo significa che vuoi rompere”.
Alfano è un muro, non forza sui tempi, complice l’Apocalisse di Lampedusa.
Chiede ai suoi di non rilasciare dichiarazioni incendiarie sui nuovi gruppi, per non dare l’idea che si sta perseguendo una scissione.
Ma nella sostanza non arretra.
Berlusconi è di ghiaccio quando il suo ex delfino senza quid chiede la sostituzione di Brunetta con Cicchitto alla guida dei parlamentari.
È il segnale, uno dei tanti, dell’asse con Enrico Letta. Perchè sia il premier sia Saccomanni considerano Brunetta una specie di calamità  naturale.
È un dialogo tesissimo, quello tra Berlusconi e Alfano. Con momenti aspri.
Si materializza lo spettro di Fini, del suo modo di affrontare Berlusconi quando Alfano prende di mira gli house organ del Cavaliere: “Per la tregua servono segnali concreti. Sallusti non può stare lì a dirigere un giornale che dovrebbe essere del partito”.
Per Berlusconi è impossibile dire io non c’entro. Alfano era con lui ai tempi della casa di Montecarlo, sa come funzionano le cose: “Si sa — dice un alfaniano di ferro — come vanno le cose. Prima di rompere ci blandiscono, poi inizia il dossieraggio e il metodo Boffo”.
Il Cavaliere prende tempo. Ci prova. Confida ai suoi che la mediazione gli sembra impossibile. Angelino tratta col coltello in mano.
Si frantumano antiche certezze, sembra che gli uomini più fidati siano diventati degli sconosciuti.
A palazzo Madama si sgretolano i numeri. I senatori siciliani sono con Alfano, così come i calabresi, i campani, i piemontesi, e mezzo Lazio legato agli ex An.
Il pallottoliere dice che su 91 senatori, con Berlusconi ce ne sono una cinquantina. E in caso di scissione è pronto a mollare il Cavaliere anche il capogruppo Renato Schifani.
Per la prima volta Berlusconi va a palazzo Madama per un colloquio, chiedendogli di fermare la macchina infernale, consapevole che, nel colloquio, si sta celebrando una separazione.
L’ex premier si sente sulla striscia di Gaza. Attorno, si spara.
E la tregua è solo l’intervallo tra una raffica e l’altra.
Ecco che i cosiddetti lealisti organizzano un blitz per raccogliere le firme di un gruppo “Forza Italia — Pdl per Silvio Berlusconi presidente” con l’obiettivo di anticipare Alfano nella conta.
La riunione è prevista per le 13, e solo l’Apocalisse di Lampedusa consente a Berlusconi di prendere tempo ed evitare che si celebri la scissione del Pdl.
Ma la raccolta firme va avanti e a sera i lealisti ne portano cento a palazzo Grazioli.
Ci sono Fitto, Gelmini, Polverini, Carfagna, Galan, Santanchè, Capezzone, Bondi, Verdini. I freni non funzionano più.
E Berlusconi non riesce a fermare la macchina della scissione.

(da “Huffington Post)

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COSE DA PDL: ALL’UNA DI NOTTE VERDINI CACCIA ALFANO DA PALAZZO GRAZIOLI

Ottobre 3rd, 2013 Riccardo Fucile

“VATTENE O FINISCE MALE”: E SI SFIORA LO SCONTRO FISICO

L’urlo di Denis Verdini scuote anche un Silvio Berlusconi esausto: “Vattene, sennò qua finisce male. Dopo quello che hai fatto hai pure il coraggio di farti vedere. Ma adesso…”.
Alfano, di fronte, è bianco in volto. È all’una di notte che lo scontro diventa quasi fisico.
Denis Verdini è a due passi da Angelino Alfano. La voce di Berlusconi è troppo bassa perchè si senta il suo “calma”.
Nè Daniela Santanchè fa nulla bloccare quella che si annuncia come una rissa. Angelino è costretto ad andarsene da palazzo Grazioli.
È l’ora dell’odio. Della frattura che pare insanabile.
Perchè a questo punto sono i falchi che vogliono la cacciata dei “traditori”.
E perchè le condizioni di Alfano sono durissime: guida di Forza Italia, ridimensionamento dei falchi, il potere di avere il 50 per cento delle liste.
E soprattutto che la partita del governo sia definitivamente chiusa, e che la legge di stabilità  non sia un Vietnam.
Altrimenti via libera ai gruppi. Per ora l’iniziativa è stata congelata, complice anche la tragedia di Lampedusa. Si tratta a oltranza.
Con Berlusconi che si sente sulla striscia di Gaza del Pdl.
Nero con i falchi per il pallottoliere sbagliato, nero con quelli che lo hanno tradito.
A cena si è sfogato: “Angelino per me è un figlio. E mi ha pugnalato”.
C’erano attorno i lealisti pronti alla vendetta, come Fitto e Gelmini, Polverini e Prestigiacomo.
Ma anche Nunzia De Girolamo, Jole Santelli e Barbara Saltamartini, alfaniane di ferro, impegnate in una difficile ricucitura.
Più difficile, dopo la rissa.
Ecco perchè l’alba ha l’odore della polvere da sparo. Alfano chiama Enrico Letta per informarlo che Verdini lo ha cacciato da palazzo Grazioli e che a questo punto tutto è possibile: io — spiega — voglio tenere unito il Pdl ma su una linea precisa, altrimenti rompiamo.
Verdini è già  al partito. Anche la sua colazione da Ciampini è più veloce del solito.
È al lavoro per il blitz, la cacciata delle colombe dal partito. Era pronto.
E doveva avvenire alla riunione dei gruppi parlamentari prevista per l’una. Poi annullata causa Lampedusa.
Il copione prevedeva la presentazione di un modulo per aderire al gruppo “Forza Italia — Pdl per Silvio Berlusconi presidente”: chi firma resta con Berlusconi, chi non firma se ne va.
Una manovra preventiva. Per non dare tempo agli scissionisti di organizzarsi in un gruppo. E di tenere “l’arma del ricatto” sul tavolo di Berlusconi: “Oggi li cacciamo” il passaparola dei falchi.
È anche questa manovra che è stata stoppata dalla tragedia di Lampedusa.
Nel colloqui mattutino tra Berlusconi e Alfano, in assenza di Verdini le distanze sono restate. Rompere è difficile per entrambi. Ed entrambi stanno frenando gli ultras della scissione, da un lato e dall’altro.
Ma le macchine da guerra sono in moto. I moduli dei gruppi sono pronti.
Berlusconi va al Senato per una riunione con i membri della Giunta. Alfano a Lampedusa.
E non è solo una lontananza geografica.

(da “Huffington Post“)

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IL 61% DEGLI ELETTORI PDL PENSA CHE BERLUSCONI DEBBA PERDERE LA CARICA DI SENATORE

Ottobre 3rd, 2013 Riccardo Fucile

SOLO UN TERZO DEGLI ELETTORI PDL VOLEVA TORNARE AL VOTO, PER IL 44% UNA CRISI SAREBBE STATA IMPUTABILE SOLO AI GUAI GIUDIZIARI DEL CAVALIERE

Alla vigilia del voto di fiducia, martedì 1 ottobre, ben il 58% degli elettori del Pdl giudicava necessario trovare un accordo per proseguire l’esperienza dell’attuale governo.
E solo il 34% dei simpatizzanti per il Popolo della libertà  avrebbe voluto insistere nella volontà  di un voto anticipato, stando ai sondaggi elaborati all’istituto Ipsos per Ballarò.
La maggioranza relativa degli intervistati (39%), inoltre, avrebbe gradito che la maggioranza si ricomponesse, solo il 22% che il governo avesse continuato grazie al sostegno di una porzione scissionista del Pdl mentre il 33% avrebbe scelto un ritorno alle urne.
A ben vedere, ieri, è esattamente andata così: Berlusconi ha scelto di ricomporre la maggioranza e ha cercato di evitare la scissione.
Anche tutti gli altri indicatori segnalavano in modo netto che l’opinione pubblica non avrebbe assecondato una prova di forza dell’ex premier.
Sempre secondo i sondaggi Ipsos, con riguardo alla motivazione di una eventuale crisi di governo, il 44% degli interpellati l’ha individuata nella volontà  di Berlusconi di salvarsi dai guai giudiziari.
Ben distanziate (tredici punti), sono state indicate le troppe diversità  tra Pd e Pdl (31%).
La volontà  del Pd di non abbassare le tasse (motivazione ufficiale di Berlusconi) ha raccolto solo il 13%.
In ogni caso, e questo è sicuramente un segnale molto preciso che forse spiega anche tutti gli altri, l’indicazione più netta riguarda l’argomento della decadenza di Berlusconi: il 61% pensa che il Cavaliere debba perdere la carica di senatore, mentre il 36% afferma che serve attendere ulteriori chiarimenti.
Quanto poi alle intenzioni di voto, un sondaggio di Datamedia Research, l’istituto di ricerca di Alessandra Ghisleri, la sondaggista più ascoltata dal Cavaliere, pubblicato da «Il Tempo», ha messo in evidenza una chiara flessione di Fi-Pdl (-1,2%), mentre il Pd si ferma a -0,9, con il Movimento 5 Stelle che guadagna 2 punti.
Il Pd comunque, secondo Ghisleri, si confermerebbe il primo partito con il 27, 1 per cento, contro Pdl/Forza Italia che ieri si attestava al 25,8%.
Per l’istituto Emg(La7), il Pd , invece, avrebbe registrato un aumento dell’1,8% in una settimana: oggi il 29,2% degli italiani voterebbe il Partito Democratico.
Si fermerebbe invece al 25% Forza Italia-Pdl, con una perdita dello 0,6% rispetto ai dati raccolti lo scorso 23 settembre .

M.Antonietta Calabrò
(da “il Corriere della Sera“)

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I FALCHI, LA CADUTA E (POI) LE CAPRIOLE

Ottobre 3rd, 2013 Riccardo Fucile

BRUNETTA: “DIREMO NO”, MA VIENE SMENTITO… L’URLO DI BONDI… LA SANTANCHE’: “E’ CHIARO CHE HA VINTO BERRRRLUSCONI, NON L’AVETE CAPITO?”

Renato Brunetta sbuca all’improvviso da una porta e va a fermarsi quasi al centro del salone Garibaldi (per capirci: qui a Palazzo Madama è il salone che bisogna attraversare per andare dalla buvette all’emiciclo).
Mezzogiorno passato da dieci minuti e ancora nessuno ha capito se Berlusconi e le truppe che gli sono rimaste fedeli voteranno la fiducia al governo.
Però forse Brunetta sa qualcosa
Mucchio dei cronisti, solita mischia, gomitate e microfoni. Brunetta, immobile, aspetta mettendo su la sua caratteristica maschera, che non sai mai se è un sorriso di scherno o un ghigno di soddisfazione.
Tossisce.
Diventa serissimo.
«Allora… abbiamo deciso di votare la sfiducia!» (quasi urlando).
Una scelta sofferta?
«Una scelta di coerenza! Ci siamo riuniti e abbiamo discusso…».
Quanti senatori erano presenti?
«La grande maggioranza dei senatori era presente. È stata una riunione formale con una discussione seria e approfondita. La decisione finale è stata approvata all’unanimità »
All’unanimità ?
«Cosa ho detto? U-na-ni-mi-tà » (Sapete quando poi Brunetta perde la pazienza).
Proviamo a ricostruire.
La riunione si è tenuta nella sala Koch. Con Berlusconi, presenti solo una cinquantina di senatori, anche se in totale sono 91 quelli eletti nel Pdl.
L’ala dura del partito, «falchi» più o meno grandi, tutta schierata.
Verdini (torvo, lo sguardo basso del generale che deve ammettere decine di diserzioni), Ghedini (al quale, raccontano, per tutto il tempo non si è mosso un muscolo del viso), e poi Bondi, Bonaiuti, Maria Rosaria Rossi, Romani, Nitto Palma.
Berlusconi parla poco, appare esausto, turbato, incerto.
Ad un certo punto entra Lupi e, con la voce che è un soffio, annuncia un documento a favore della fiducia firmato da 23 senatori pidiellini.
Si sente uno che dice: «Carogne…». Qualche senatore suggerisce prudenza.
L’uscita dall’aula potrebbe essere una mossa. Altri chiedono una linea ferma. E la linea c’è: è stata decisa nella notte a Palazzo Grazioli. Verdini: «Si vota la sfiducia. Punto». Bondi: «Esatto». Ghedini annuisce con la testa.
Così era stato deciso, e così bisogna fare. Non è ben chiaro come e perchè, ma qualcuno decide di mettere ai voti la decisione: mai, negli ultimi vent’anni, qualcosa che riguardasse personalmente Berlusconi è mai stata messa ai voti.
Procedono e probabilmente il Cavaliere neppure se ne accorge. Comunque una maggioranza c’è.
Brunetta, in quanto capogruppo alla Camera, si prende l’incarico di venirci ad avvertire; gli altri tornano in aula
Bondi si siede ed è evidente che gli tremano le mani. I suoi tratti somatici sono come alterati. Non c’è traccia del suo sguardo curiale.
Resta seduto un paio di minuti e poi di colpo balza in piedi e comincia ad urlare verso i banchi del Pd: «Vergognateviiiii!»
Scilipoti, che gli è accanto, si spaventa e fa per scostarsi.
Quagliariello china il capo (arrivando, Bondi gli era andato incontro minaccioso, battendogli le mani e dicendo: «Da quanto aspettavi una giornata così? Bravo Gaetano, bravo…»
Verdini, intanto, non smette di fare calcoli, e scrive su un foglietto, e somma, sottrae, cancella nervosamente, i conti non tornano, sbuffa, impreca.
Ghedini al telefono, con la mano davanti alla bocca, fa segno di no.
Maria Rosaria Rossi: «Questa scelta di votare contro il governo è purtroppo l’unica possibile… Non c’è altro da fare».
I fotografi, dall’alto, giocano a fare gli etologi. Raccontare l’attesa dei «falchi». Coglierne l’ansia prima dell’attacco, il voto vissuto come l’ultimo volo.
Migliaia di fotogrammi vengono scattati: e nessuno che si accorga però del lampo che, improvvisamente, illumina lo sguardo spento del Cavaliere.
Fregarsene dei suggerimenti forniti dai duri del suo esercito.
Sparigliare la scena.
Sorprendere.
Provare l’unica mossa per evitare la sconfitta sicura.
Votare la fiducia.
(Un’ora dopo )
Ghedini è cereo. Nitto Palma prende a male parole un senatore due file accanto. Bonaiuti si tiene la testa tra le mani.
Il capogruppo del Pd Zanda ha consigliato a Bondi di non paragonare più Berlusconi a Berlinguer e adesso Bondi replica cercando l’esercizio retorico: «Zanda fa bene a trattarci con un tale disprezzo…»
Ciò che resta dell’ala dura del partito è stordita, umiliata, rassegnata. A
lla Camera, Daniele Capezzone ha la voce che gli trema: «Voto la fiducia perchè me lo ordina Berlusconi».
E la Santanchè? Già , ecco: la Santanchè che fine ha fatto?
«Sono qui… mi cercava?» (in abito vintage turchese, cronografo d’oro al polso, tacco 14 d’ordinanza).
Triste?
«Io? E perchè? Oggi ha vinto Berlusconi: lei non se ne è accorto?».
Guardi che Berlusconi si è arreso…
Macchè! È un genio, ha spiazzato il Pd. Ma li ha visti? Basiti».
Voi «falchi» uscite spennati. Ora con Alfano sarà …
«Non ho mica il complesso di dover piacere a tutti, io».
Il Pdl, comunque, si è spaccato.
«Sciocchezze! Le guerre son fatte di tante battaglie… piuttosto, qui adesso ci vuole proprio una bella sigaretta: ha mica da accendere?».

Fabrizio Roncone
(da “il Corriere della Sera”)

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INTERVISTA ALLA SANTANCHE’: “APPLAUDONO ALFANO COME FACEVANO CON FINI, ORA FARA’ LA STESSA FINE”

Ottobre 3rd, 2013 Riccardo Fucile

“BERLUSCONI HA VINTO PERCHE’ CI HA MESSO LA FACCIA E HA EVITATO IL TRADIMENTO”

Daniela Santanchè è addolorata. «Sono molto amareggiata. Per gli italiani, innanzitutto».
Insieme a Denis Verdini ha perso. Almeno ieri.
«No, ha vinto Berlusconi. Lui è come il Crodino, fa impazzire il Pd. Ma li avete visti? Sono basiti, spiazzati».
Alla Camera fuma e passeggia in cortile: «Indosso un vestito azzurro libertà », dice. Conversa con i cronisti, poi si presenta davanti alle telecamere.
Più tardi risponde al cellulare.
E di Angelino Alfano neanche vuol sentire parlare: «Di capo ne basta uno, per una donna come me».
Onorevole, le colombe — e tutti gli osservatori, a dire il vero — indicano in lei la grande sconfitta della giornata.
«Anche Gianfranco Fini era il grande vincitore. Per i sondaggi e per tutti i giornali. Era applaudito dal centrosinistra. Era acclamato come il salvatore della patria. Mi sa dire dov’è ora Fini?».
Iniziamo bene, onorevole. Però Alfano ha strappato un successo. I falchi puntano il dito contro il voltafaccia di molti fedelissimi. C’è qualcuno che l’ha delusa di più?
«Non avevo aspettative diverse, quindi non sono rimasta delusa».
Scusi, avete accusato Alfano di aver pugnalato il Cavaliere…
«No, guardi, io già  ieri ho detto che offrivo la mia testa ad Alfano. Se adesso inizieranno a tagliare davvero le teste, questo non potrà  più essere il mio partito. Non si può chiedere più democrazia e poi non darla ».
E oggi? Chi ha tradito?
«Oggi non ci sono stati traditori… ».
Cioè, lei sostiene che nessuno ha tradito?
«Oggi non ci sono stati traditori perchè Berlusconi ci ha messo la faccia affinchè il tradimento non venisse consumato».
Senta, il 4 ottobre si vota la decadenza di Berlusconi.
«E allora?».
Beh, per settimane avete minacciato la crisi di governo. Di fronte alla decadenza chiederete di mandare in crisi l’esecutivo?
«Da oggi siamo in un altro mondo. E io ho votato la fiducia. Ma, mi ascolti bene, l’ho votata a Berlusconi, non al governo Letta».
Non promette bene. Però il Cavaliere è stato sconfitto.
«No. Berlusconi ha dimostrato di tenere al partito, piuttosto».
Forse non definitivamente, ma ha subito una sconfitta.
«Berlusconi è ancora centrale. Gliene hanno fatte di tutti i colori e siete tutti qua, ancora, a parlare di lui. Il tempo è galantuomo. Ci sono i supplementari. E poi sa cosa le dico? ».
Cosa?
«Io dico che la guerra è fatta di tante battaglie. E che Berlusconi è il più bravo di tutti».
E si fa consigliare male, accusano le colombe. Ce l’hanno con lei e con i cattivi consiglieri. Dicono che l’avete spinto a un passo dal burrone.
«Nessuno può condizionare Berlusconi. In questo Paese l’hanno accusato di tutto. Hanno cercato di processarlo per ogni cosa. Però nessuno, almeno fino ad oggi, l’ha accusato di non essere più in grado di intendere e di volere. Voglio dire una cosa, con chiarezza: nessuno lo condiziona. Berlusconi non ha buoni o cattivi consiglieri: ha scelto lui».
E oggi ha cambiato idea in modo improvviso, spiazzandovi. E mettendo nell’angolo voi falchi, che l’avevate convinto a votare la sfiducia.
«Guardi, io sono un paracarro. Orgogliosa di essere estremista. Non ho cambiato idea su nulla, neanche su Berlusconi. Ma sono anche una Pitonessa, cioè colei che prevede il futuro. E prevedo che Berlusconi farà  impazzire il Pd».

(da “il Fatto Quotidiano“)

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INTERVISTA A BEATRICE LORENZIN: “NEL PARTITO DUE ANIME INCOMPATIBILI”

Ottobre 3rd, 2013 Riccardo Fucile

“MA I MODERATI RESTERANNO”

«È un passaggio difficile». Beatrice Lorenzin non lo nasconde.
Rigetta la definizione di “traditori”, il ministro della Salute. Rivendica «l’assoluta lealtà  alla storia e al presente di Silvio Berlusconi».
Non è contro di lui, che si è consumato lo strappo, bensì contro una parte della classe dirigente del Pdl che stava precipitando il partito — e il Paese — in una crisi senza soluzione.
Ministro, farà  parte di un gruppo autonomo?
«Il problema non è dove andiamo, ma dove vogliamo restare. Ieri è successo un fatto politico dirimente. Berlusconi davanti al gruppo del Senato aveva proposto la fiducia al governo. In 27 hanno detto no, 24 non hanno votato, c’erano solo due sì: il suo e quello di Schifani. A quel punto ha posto la questione in aula, facendo quello che noi avevamo chiesto fin dall’inizio».
Voi però avevate accettato di dimettervi.
«Sì, ma abbiamo ritenuto inaccettabili le modalità  di quella richiesta, e l’idea stessa di far cadere il governo. L’Italia non se lo può permettere. Abbiamo subito proposto che tutto il Pdl votasse la fiducia non per una questione personale, ma politica. Il nocciolo della questione non è Silvio Berlusconi. È in atto un confronto tra due classi dirigenti che stanno diventando sempre più incompatibili e che hanno due visioni diverse sul Paese e sul metodo che dobbiamo usare tra di noi per prendere le decisioni».
Parla di Denis Verdini, Daniela Santanchè…
«Non mi faccia ripetere i nomi. L’altro punto è il ruolo del governo: abbiamo dato fiducia a Letta su un programma che è sostanzialmente di centrodestra, anche con una visione fortemente innovativa sulla giustizia ».
Il premier ha ripetuto che i due piani vanno separati.
«Parlo della riforma della giustizia in generale, che fino a oggi era un tabù, non della vicenda Berlusconi. E poi la crescita, che non può avvenire senza di noi, senza le nostre priorità  di sempre: fisco, snellimento della Pubblica Amministrazione, insomma meno Stato, più società ».
Quando dice noi parla del Pdl, che a questo punto si dividerà  da Forza Italia?
«Ieri c’è stata una rappresentazione plastica della frattura, rafforzata dai documenti di adesione al progetto di Alfano. Noi siamo il Pdl, per aderire a Forza Italia ci dovrebbe essere un chiarimento molto forte sulla linea politica e l’ideologia, che finora non c’è stato. Voglio però dire che il nostro legame non solo affettivo, ma politico, nei confronti di Berlusconi è stato rinsaldato: è e rimane il punto di riferimento di tutti».
Siete stati definiti “traditori”.
«Traditori di cosa? Siamo arrivati al punto in cui non è possibile esprimere il proprio dissenso? Non vogliamo essere la stampella del centrosinistra, l’area politica che rappresentiamo fa riferimento al Partito Popolare europeo, un partito moderato».
L’accusa è che abbandoniate il vostro capo.
«La nostra scelta non significa che non vogliamo difendere Berlusconi. Il modo nostro di difenderlo è solo diverso da chi vuole occupare gli aeroporti o accamparsi sotto il Quirinale. Alfano ha detto diversamente berlusconiani, io dico normalmente berlusconiani. Si può ancora essere normali? ».
Voi ministri siete tutti d’accordo con questa linea?
«Sì, ognuno con le sue sensibilità , i suoi modi, il suo approccio».
Non dovranno esserci contropartite, però.
«Niente del genere. Ma non si può non riconoscere che esiste una questione Berlusconi. Tutti devono fare un passo avanti verso la normalizzazione, non solo noi».

(da “il Fatto Quotidiano”)

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ECCO LE CONDIZIONI POSTE DA ALFANO A BERLUSCONI PER EVITARE LA SCISSIONE

Ottobre 2nd, 2013 Riccardo Fucile

GUIDA DEL PARTITO, FIDUCIA AL GOVERNO, 50% DI CANDIDATI NELLE FUTURE LISTE ELETTORALI… ALTRIMENTI SONO PRONTI I NUOVI GRUPPI

Eccole le condizioni di Alfano, altrimenti è scissione: la guida indiscussa del Pdl, o di Forza Italia, appena ufficializzato il cambio del nome, e riconosciuta da tutti, a partire dai falchi. L’impegno che la fiducia al governo, a questo punto non è più in discussione.
E “garanzie” sul potere reale, nella formazione delle liste: “Almeno il 50 per cento sia alle politiche che alle Europee”.
Il che significa un ridimensionamento, drastico, del dominus Denis Verdini.
Sono queste le condizioni che Alfano sbatte sul tavolo nel vertice serale a palazzo Grazioli.
E su cui si andrà  avanti a oltranza, nei prossimi giorni: prendere o lasciare.
Altrimenti via libera al “piano” della scissione. Che, dopo lo stappo del Senato, è stato proprio Alfano a “congelare” insieme con Maurizio Lupi.
A palazzo Madama ci sono già , nero su bianco le firme di 26 senatori.   Un’altra ventina sono terra di conquista.
Alla Camera sono 26.
Adesso però Angelino sente di avere acquistato una forza mai avuta prima e di essere nelle condizioni di poter giocare al rialzo.
La dead line della trattativa è di un paio di giorni. Anche perchè la trama è complessa, e non passa solo per il pallottoliere. Passa anche per Berlino.
Non è un caso che oggi il Cavaliere abbia chiesto ai suoi di verificare che su nome e simbolo Alfano non abbia appigli per fare scherzi.
E alla Camera Brunetta ha già  pronto il nuovo nome dei gruppi dei “lealisti” per togliere spazio di manovra ai “traditori”: “Pdl-Forza Italia per Silvio Berlusconi presidente”.
Non è un dettaglio. Il Pdl è nel Ppe, Forza Italia no.
È la cacciata dall’Europa il secondo assalto che Berlusconi vuole ìevitare, dopo la frana di oggi. Teme un’operazione studiata nei dettagli.
È in un clima di sospetto che ormai il Cavaliere si muove sul dossier “Angelino”: “Ci hanno fregato mettendosi d’accordo con quelli che mi vogliono morto” è lo sfogo consegnato dopo la Caporetto del Senato.
Il sospetto diventa odio tra le truppe. Quando i lealisti si riuniscono alla Camera le parole sono di fuoco verso il tradimento di Angelino.
Polverini, Fitto, Gelmini, Carfagna vivono lo strappo con rabbia e dolore: “Ci chiedono di votare la fiducia con una scissione pronta? È un ricatto. Questa ferita non si rimargina”.
Alla Camera l’odio è palpabile. Nè l’intervento di Cicchitto aiuta a rasserenare il clima.
Il suo discorso è l’annuncio del manifesto politico di Angelino. L’idea è ambiziosa. È la rottura e il varo definitivo dell’operazione “Popolo della libertà  con Alfano”.
In caso di fine dell’ultima trattativa con Berlusconi.
Per tutta la giornata i pasdaran di Angelino con parole di fuoco tengono aperto il solco che ormai li divide col Cavaliere. Quagliariello, che riunisce tutti i suoi alla fondazione Magna Charta, si mette l’elmetto: “E’ stata sconfitta l’oligarchia del Pdl”.
Roberto Formigoni, il Celeste, fiuta il possibile nuovo inizio da protagonista: “Io sono per costituire subito il gruppo autonomo. E sia chiaro: noi non siamo traditori, siamo i pionieri. Il Pdl dovrà  spiegare”.
Solo l’intervento di Lupi e Alfano consente di non formalizzare la scissione in giornata. Anche Berlusconi chiede ai suoi di non far partire troppe raffiche verso i “traditori”.
È stretta la strada della mediazione.
Perchè a questo punto i rapporti di forza tra Alfano e Berlusconi sono mutati. Angelino è pimpante, gasato, sente di aver mostrato il quid: “Non cedo” dice ai sui.
E a Berlusconi pone le sue condizioni.
Fabrizio Cicchitto, il più navigato della compagnia la vede così: “Io margini per ricucire non ne vedo”.
Berlusconi è stanco, provato: “Alfano è come un figlio per lui, questa storia lo ha distrutto”. Tanto che l’ex premier rifiuta di affrontare l’argomento.
L’elaborazione del trauma è ancora lunga. I big del partito gli rimproverano di non aver tenuto il punto sulla sfiducia: “Così — dice uno di loro — è apparsa solo una resa. Il nostro popolo non la capisce. Andare all’opposizione avrebbe avuto un senso, anche perchè questo governo che può fare sui nostri temi? Alfano con 20 transfughi riesce a far cambiare l’agenda su Imu, Iva e tasse a Letta e Epifani?”.
Il solco è profondo. Le condizioni poste da Alfano sono irricevibili, se Angelino non le smussa. Si tratta. A oltranza.
Ma ormai sono già  due partiti in uno.
Anche perchè la fiducia reciproca o c’è o non c’è. E ora non c’è più.

(da “Huffingtonpost”)

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