Settembre 6th, 2013 Riccardo Fucile
PARTE DA RIMINI E ARRIVA A PESARO LA CROCIERA DI MILITANTI “AZZURRI COME IL MARE”… IL MOMENTO TOPICO SARA’ LA TELEFONATA DI BRUNETTA: TUTTI PRONTI CON IL SALVAGENTE
Non sarà la grande crociera del 2000, con cui il Cavaliere cominciò la trionfale campagna
elettorale per le Europee, ma per Azzurri 94, l’associazione di berluscones incalliti, la mini-crociera di sabato sulle coste alto adriatiche, 200 militanti previsti sulla tratta da Rimini a Gabicce, ha un sapore particolare: “Salpiamo alla volta di Forza Italia”, spiega l’ex consigliere regionale Rodolfo Ridolfi.
“Per noi tutto questo ha un solo significato: leviamo le ancore, la zavorra della forma di partito e torniamo a questo grande movimento liberal-democratico che Berlusconi ha messo in campo 19 anni fa. E se i comunisti fanno la grande marcia, noi invece siamo liberi nell’azzurro del mare”.
Il momento topico della traversata sarà la telefonata del capogruppo Renato Brunetta all’ora di pranzo. Per il resto ci sarà spazio per dibattiti, escursioni, pranzo abbondante, in attesa di capire che cosa farà il loro capo Silvio Berlusconi, che sarà alle prese in quelle ore con la sua possibile decadenza da parlamentare e con la scelta di staccare la spina al governo.
Un primo natante, per 150-200 posti sarebbe già pieno. Costo a persona 30 euro. “Tutto è auto-finanziato come vogliono lo spirito e i principi di Forza Italia, contraria a ogni forma di finanziamento pubblico” spiega Ridolfi.
La giornata in barca sarà scandita da molti eventi: partenza dal porto di Rimini alle 8 del mattino, prima tappa a Cervia alle 9 circa, poi giù sotto costa fino a Pesaro.
Alle 10 intanto ci sarà l’aperitivo di benvenuto a bordo.
Poi sarà la volta del dibattito politico con la possibilità di firmare anche per i referendum radicali sottoscritti nei giorni scorsi anche dall’ex premier.
Il pranzo — oltre alla telefonata di Brunetta — comprende un primo, la grigliata e il pesce fritto. Poi vino, birra a volontà e caffè.
Nel pomeriggio ci sarà l’escursione alla Baia degli Angeli e a Gabicce un incontro con i berlusconiani delle Marche. Poi intorno alle 18 il rientro in Romagna.
Nei giorni scorsi assicura Ridolfi, è arrivata anche la lettera di ringraziamento di Silvio Berlusconi in persona che di crociere se ne intende.
Oltre a quella del 2000, un anno fa partecipò infatti come ospite speciale a quella organizzata da il Giornale, che sponsorizzava il viaggio inaugurale di una mastodontica Msc proprio con la presenza dell’ex presidente del Consiglio.
“Senza di lui in Italia non c’è centrodestra”, spiega Ridolfi, che è stato consigliere politico di Brunetta quando quest’ultimo era ministro della Funzione pubblica.
Per questo motivo, secondo l’organizzatore della mini-crociera c’è bisogno di iniziative di rilancio del marchio Forza Italia come questa: “L’associazione Azzurri 94 è nata nel novembre del 2012, quando tutti dicevano che Berlusconi era bollito. Adesso siamo oltre mille in Emilia Romagna, Toscana e in altre parti d’Italia e abbiamo già fatto cinque convention”.
Brunetta sabato ci sarà solo via telefono, mentre non è ancora chiaro chi arriverà tra gli invitati più in vista del circolo berlusconiano, considerando anche i giorni caldi sul fronte romano: Denis Verdini, Sandro Bondi, Daniela Santanchè, Michaela Biancofiore, qualcuno di questi potrebbe fare una sorpresa.
Gli Azzurri 94 ci sperano anche se altri nomi importanti del Pdl hanno già dato la loro adesione: l’ex ministro Anna Maria Bernini, il senatore Massimo Palmizio, il deputato Sergio Pizzolante, l’ex parlamentare Antonino Foti, i consiglieri regionali Gianguido Bazzoni, Luca Bartolini, Marco Lombardi, Andrea Pollastri, Alberto Vecchi, Fabio Filippi Cinzia Camorali, Stefania Fuscagni e persino il giornalista sportivo Marino Bartoletti.
David Marceddu
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Settembre 5th, 2013 Riccardo Fucile
PRESSING DEI FALCHI PER UN REPULISTI E PER LA CACCIATA DAI POSTI DI POTERE DI TUTTI I FAUTORI DELLA TRATTATIVA
Nel lessico del centrodestra ritorna in auge il vocabolo «traditori». 
Sarebbero coloro che non sono pronti a seguire Berlusconi fino in fondo al burrone, e dunque stanno disperatamente cercando strade diverse.
Inutile dire che, nell’ottica dei cosiddetti «falchi», capitanate con molta perizia dal tandem Verdini-Santanchè, tutte le «colombe» appartengono alla categoria dei potenziali disertori.
Ma nel mirino dei duri e puri ci sono soprattutto i fautori della trattativa a oltranza, che in queste ore vorrebbero evitare all’Italia lo shock della crisi attraverso un provvedimento di grazia oppure tramite un rinvio delle decisioni nella Giunta del Senato (dove lunedì si decideranno le sorti del Cavaliere).
Gli Alfano, gli Schifani, i Cicchitto, i Quagliariello vengono privatamente descritti alla stregua di pavidi opportunisti che non amano davvero il leader.
C’è un pressing forte su Berlusconi affinchè si decida al «repulisti» e cacci tutti i potenziali cacadubbi dai posti di comando.
E’ solo l’antipasto di una dura lotta di potere che si scatenerà a breve tra gli eredi politici del Cavaliere.
Dal 15 ottobre in poi, Berlusconi verrà chiuso in casa (ancora non è dato sapere se ad Arcore o a Palazzo Grazioli), e lì dovrà restare per nove lunghi mesi espiando la pena. Chiaramente non potrà esercitare la sua funzione di leader, che comporta continue riunioni, telefonate, pubbliche apparizioni.
Qualcun altro dovrà per forza prendere il comando, tanto nel caso che il Pdl sia ancora al governo (circostanza improbabile) quanto che sia finito all’opposizione e magari l’Italia venga chiamata nuovamente alle urne.
Chi sarà il supplente, con Silvio fuori gioco?
A chi spetterà il compito di stilare le liste, decidere le candidature, inserire gli amici e cacciare i nemici com’è nella più classica delle tradizioni politiche?
Ecco perchè il forte nucleo dei «falchi sta provando a giocare d’anticipo.
E se si dà retta al tam-tam Pdl, tenta in tutti i modi di «aprire occhi» del Cavaliere sulle intenzioni vere o presunte degli avversari interni, in modo da farsi consegnare dal Fondatore le chiavi del partito.
Ugo Magri
(da “La Stampa”)
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Settembre 4th, 2013 Riccardo Fucile
“NON E’ POSSIBILE RIVOLGERSI ALLA CORTE PER SOLLEVARE QUESTIONI DI LEGITTIMITA’ COSTITUZIONALE DELLE NORME CONTENUTE NELLE LEGGI ELETTORALI”…. PER SALVARE BERLUSCONI ORA SMENTISCE SE STESSO
Si decide in queste ore il calendario della Giunta e i venti di crisi non sembrano intaccare la determinazione della maggioranza della Giunta, decisa a votare la decadenza del Senatore Silvio Berlusconi.
Quella che “la Stampa” pubblica è la trascrizione della riunione della Giunta delle Elezioni e dell’Immunità del Senato del 2 luglio scorso.
In quella sede gli esponenti del M5S chiesero alla Giunta di mandare gli atti della legge elettorale, il cosiddetto Porcellum, alla Corte Costituzionale perchè ne verificasse l’effettiva costituzionalità .
Esponenti di rilievo del Pdl come il vicepresidente della Giunta Giacomo Caliendo e il senatore Carlo Giovanardi si espressero decisamente contro questa richiesta. In sostanza, allora la Giunta si autodeterminò nella direzione del respingimento immediato dei ricorsi presentati e concernenti questioni di legittimità costituzionale, anche con la motivazione dell’inammissibilità di questioni del genere nella fase di delibazione precontenziosa.
Guido Ruotolo
(da “La Stampa”)
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Settembre 3rd, 2013 Riccardo Fucile
“VIOLATI I PRINCIPI DI RISERVATEZZA”… LA REPLICA DEL PRESIDENTE DEL SENATO: “L’ESPRESSIONE DI OPINIONI NON RIENTRA TRA LE IPOTESI PER RINNOVARE I COMPONENTI”
Cambiare alcuni membri della Giunta per le elezioni del Senato. 
Lo chiede il capogruppo del Pdl Renato Schifani al presidente Piero Grasso. “E’ di tutta evidenza — secondo Schifani — che la violazione degli elementari principi di riservatezza da parte di alcuni membri della Giunta — che hanno dichiarato come voteranno — richiede la valutazione del presidente Grasso sulla esigenza di procedere alla loro sostituzione”.
“Nel caso in cui la Giunta per le elezioni del Senato dovesse deliberare di dover procedere alla ‘contestazione’ della decadenza dalla carica parlamentare di Silvio Berlusconi — ricorda Schifani — dovrà riunirsi in Camera di Consiglio per pronunciarsi. E’ di tutta evidenza — aggiunge — che la violazione degli elementari principi di riservatezza da parte di alcuni membri della Giunta — i quali hanno a mezzo stampa dichiarato come voteranno, prima degli adempimenti previsti — richiede la valutazione del presidente Grasso sulla esigenza di procedere alla loro sostituzione, considerata la funzione giurisdizionale che la Giunta medesima assolve. Funzione che impone il rigoroso dovere di non poter anticipare in alcuna sede o contesto quali saranno le decisioni finali dei singoli componenti”, conclude Schifani.
Peraltro ciò che contesta il Pdl è un comportamento che non hanno tenuto solo i membri di centrosinistra e del Movimento Cinque Stelle, ma anche gli stessi componenti Pdl.
”In Giunta — diceva alcuni giorni fa Carlo Giovanardi — devo fare in modo che l’Italia non regredisca al livello dei Paesi totalitari dove le norme penali erano retroattive. Ci troviamo davanti alla situazione paradossale in cui, su 60 milioni di italiani, la retroattività va applicata soltanto a una persona: Silvio Berlusconi. E’ una regressione barbara del nostro sistema rispetto a principi fondamentali del nostro ordinamento”.
Ad ogni modo in breve tempo arriva la risposta di Grasso che dice di avere “il potere di rinnovare i componenti della Giunta per le elezioni solo in determinati casi, disciplinati dall’articolo 19 del regolamento del Senato, tra i quali certamente non rientra l’espressione di opinioni sulle questioni sottoposte alla valutazione della Giunta e che, nel caso specifico, sono emerse da esponenti di tutte le forze politiche”. Ma la risposta non soddisfa il centrodestra: ”Se il voto dovesse essere politico e quindi rispecchiare le distinzioni delle forze in campo la convivenza sarebbe impossibile” insiste Schifani.
Intanto durante la mattinata di mercoledì 4 si riunirà l’assemblea del gruppo Pdl a palazzo Madama.
All’ordine del giorno figura un solo punto “l’analisi della situazione politica”, ma l’incontro sarà l’occasione per affrontare il nodo della decadenza di Berlusconi in vista della Giunta per le elezioni del 9 settembre. Domani, infatti, alle 13,30, è previsto l’ufficio di presidenza della Giunta, che dovrà stilare il calendario dei lavori. Alla riunione del gruppo dei senatori pidiellini non dovrebbe partecipare il Cavaliere, che resterà ad Arcore.
Tutto il Pdl alza il polverone. Strategia ben omologata.
”Il senatore Schifani pone legittime questioni che riguardano il corretto funzionamento delle istituzioni ed il ruolo di Stefano, troppo impegnato a rilasciare dichiarazioni” afferma Barbara Saltamartini.
“L’approccio del Pd al voto e le dichiarazioni per lo meno incaute rilasciate da Stefano — rincara Annagrazia Calabria — ci avevano fatto temere che l’intento fosse proprio quello: giudicare non in base alla legge e alla sua applicabilità ma dall’alto di un pulpito impregnato di odio politico e di volontà di vendetta, quasi a trasformare la Giunta non in un altro grado di giudizio ma in un vero e proprio tribunale speciale”. “Il presidente Grasso non potrà non riconsiderare la questione dirimente sollevata sul punto dal capogruppo Schifani” è sicura Anna Maria Bernini.
La giunta non sia il festival dell’antiberlusconismo, raccomanda Mariastella Gelmini. “Non siamo nè alla Corrida nè in un reality.
Le risposte burocratiche non risolvono la questione” dichiara il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri.
Il Pd continua a ribadire che non ci saranno ripensamenti: i membri del partito presenti in giunta voteranno per la decadenza da senatore di Berlusconi.
Lo ripete anche Pierluigi Bersani. L’ex segretario, alla festa nazionale di Genova, spiega: “Dobbiamo dirlo con fermezza e serenità anche a Pdl e a Berlusconi: non potete immaginare che in questo frangente nei confronti di Berlusconi ci comportiamo in un modo che non useremmo per nessuno dei nostri. Le leggi vanno applicate. Non perdiamo tempo. Diritto di difendersi? Ma certo, per l’amor di dio. La giunta è organo giurisdizionale. La giunta deciderà , le leggi saranno applicate. Se diamo per assodata questa cosa rivolgiamo ad altri la questione”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 2nd, 2013 Riccardo Fucile
ORA ATTACCANO LA NORMA SULL’INCANDIDIBILITA’, MA ALLORA NESSUN DUBBIO DI COSTITUZIONALITA’… ANZI DICEVANO: “APPROVIAMOLO IN FRETTA”
La legge Severino sulle incandidabilità è incostituzionale. È retroattiva, una bestialità
giuridica. La Giunta delle elezioni del Senato non può solo prendere atto della condanna, deve tenere conto del quadro in cui è maturata e dell’agibilità politica di Silvio Berlusconi.
Da circa un mesetto, diciamo, il decreto legislativo dell’ex Guardasigilli per l’intero Pdl è diventato una porcata immonda.
Prima, però, i parlamentari di centrodestra suonavano tutta un’altra musica.
Il partito dell’ex Cavaliere nel dicembre 2012 diede il suo voto favorevole al testo, si sa, ma non solo: durante il passaggio nelle commissioni Affari costituzionali e Giustizia di quel dlgs delle preoccupazioni costituzionali che oggi tolgono il sonno ai vari Caliendo e Malan non c’è traccia; al contrario c’è una entusiastica adesione all’idea “liste pulite”.
A leggere i resoconti di quei dibattiti, tanto alla Camera che al Senato, si assiste ad un notevole sperpero di soddisfazione per contenuti e tempestività della legge.
Fu il Senato a cominciare.
Qualcuno contestò l’articolo 3, quello che prevede la decadenza immediata in caso di condanna durante il mandato parlamentare? Macchè.
Filippo Berselli, ex An, relatore del provvedimento, si limitò a chiedere un coordinamento con l’articolo 2 per definire meglio i tempi d’intervento: quando si viene depennati dalle liste, quando si decade dopo la nomina.
Così, senza aggettivi.
Niente neanche sulla retroattività della decadenza? Niente.
Sempre il povero Berselli, anzi, si limitò a sottolineare che giustamente c’era una norma transitoria che la sospendeva in caso di patteggiamento avvenuto prima dell’entrata in vigore (conoscendo i contenuti della Severino, infatti, l’interessato avrebbe potuto scegliere la via del processo).
Va bene, si dirà , il relatore è obbligato ad una certa equidistanza, ma i senatori del Pdl si saranno fatti sentire, avranno protestato.
Purtroppo per loro, no.
Il povero Giacomo Caliendo, già sottosegretario alla Giustizia, si complimentò pure per la velocità della Severino, che aveva scritto il testo “in tempo utile per consentirne l’applicazione già in occasione delle prossime elezioni generali”.
D’altronde, spiegò, la legge delega su cui agite l’avevamo inventata noi nel “ddl per il contrasto alla corruzione originariamente approvato dal governo Berlusconi”.
Dunque, avanti a passo di carica con l’approvazione: “Rinunciamo a porre condizioni, segnaliamo solo le nostre osservazioni al governo”.
Oggi Caliendo ci ha un po’ ripensato: “No, io dicevo di fare in fretta su un’altra cosa”.
Non manca l’autocritica: “È il problema dell’applicazione della legge a fatti precedenti che dovevamo porci allora. In effetti, non è mai stato discusso. Fu una svista”.
Chissà come sarà contento Berlusconi della svista collettiva dei suoi eletti.
Pure Lucio Malan, infatti, aveva tanta voglia di “liste pulite”: “Dobbiamo approvarlo in tempi congrui”.
Il senatore valdese, però, non rinunciò a “segnalare due criticità ”. La retroattività ? L’incostituzionalità ? Niente da fare: la durata temporale dell’incandidabilità e quel problema di tempi tra Ufficio elettorale e Giunta cui accennava Berselli.
Peccato non gli siano venuti allora i dubbi che oggi lo tormentano: “Ci sono degli ampi profili di incostituzionalità che vanno valutati”.
Il senatore Roberto Centaro è l’ultimo a intervenire in Senato per il centrodestra.
Ci avrà pensato lui a porre il problema di Silvio nostro? Macchè: era preoccupato che imporre una legge statale alle Regioni a statuto speciale, tra cui la sua Sicilia, non fosse corretto. Fine. Un paio d’ore e il Senato approva.
E alla Camera? I giovani virgulti berlusconiani si diedero da fare per bloccare la mostruosità giuridica? Buio pure là .
Jole Santelli, che fu relatrice, dice che grazie al lavoro suo e degli altri non c’erano più “incertezze … in sede applicativa”.
Manlio Contento parla addirittura di “passo avanti” e dice al governo: bene la norma transitoria solo sul patteggiamento e bene pure la soglia unica per l’incandidabilità perchè ogni altra via presentava “inconvenienti e rischi di incostituzionalità ”.
Il battagliero Enrico Costa, infine, rivendicò persino il ruolo del suo gruppo: “quella comunista di Donatella Ferranti (Pd) — mise a verbale — ci ha accusato di voler rinviare e invece oggi approviamo il decreto Severino con un solo giorno di ritardo”.
Adesso ci ha ripensato: “Quella legge è stata scritta e pensata solo per far fuori Berlusconi”. Una chicca.
La Lega Nord, che oggi ritiene Berlusconi “candidabile” (Calderoli), all’epoca si lamentava che la legge Severino fosse troppo blanda: “Per certi reati dovrebbe bastare la condanna in primo grado”.
Marco Palombi
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 2nd, 2013 Riccardo Fucile
EX MISSINO, GIA’ SPIN DOCTOR DI ALEMANNO, IN PASSATO TENTO’ DI RIAPPACIFICARE IL CAVALIERE CON FINI
Andrea Augello, già gran regista e stratega politico della campagna di Gianni Alemanno nella
Capitale (non è andata benissimo) ha ancora pochi giorni per impacchettare, come relatore all’apposita Giunta del Senato, una proposta che salvi Berlusconi e che abbia qualche probabilità di successo.
Ma chi è questo parlamentare del Pdl che ha un ruolo così delicato?
Esponente di spicco della destra romana (che si contende da anni con il ‘fratello d’Italia’ Fabio Rampelli), 52 anni, già Msi, già An, Augello in passato ha tentato di fare anche il pontiere tra Fini e Berlusconi (neanche quella volta è andata benissimo).
Poi si ritrovò cofondatore dei Responsabili e, da marzo, è senatore berlusconiano.
Nel frattempo, ha fondato l’associazione Capitani Coraggiosi per aggregare i ‘moderati romani’ sotto la bandiera del Pdl, scegliendosi come simbolo un vascello.
Tra le sue passioni, la storia: ha scritto un libro encomiastico sulla Battaglia di Gela (1943, i soldati del Duce che tentarono di fermare l’arrivo degli Alleati) con tanto di postfazione bipartisan firmata Anna Finocchiaro; e un altro sul Graal, ma «evitando tentazioni e trappole esoteriche», chiarisce nel suo sito.
In questi giorni, quelli della difficile redazione della proposta da portare in Giunta, Augello viene cercato dai giornalisti e, educatamente, premette sempre: «Come relatore vesto le funzioni di un magistrato, sono obbligato al silenzio».
Poi però dice: «E’ fuori di dubbio che la Giunta per le elezioni possa ricorrere alla Corte costituzionale». E anche «Nella relazione ci saranno proposte e argomenti fin qui minimamente toccati dal dibattito in corso», fino a tracimare su Facebook: «Mi sento libero di dichiarare la mia vicinanza sul piano umano e politico in questo difficilissimo momento al Presidente del nostro partito».
Comunque, assicura lui, tutto sarò fatto, proposto e soppesato «sul filo del diritto». Sicchè deve aver tirato un sospiro di sollievo qualche giorno fa quando gli hanno scodellato sulla scrivania i sei pareri ‘pro veritate’ di illustri costituzionalisti italiani, tutti contrari alla decadenza automatica del Drago, blindando il relatore in un oltremondo accademico dove poter parare ogni attacco nemico.
Nella giornata del 9 settembre, comunque, Augello metterà sul piatto anche, e soprattutto, il suo futuro politico.
Berlusconi pare nutra per l’uomo una stima diffidente, anche alla luce delle frequenti posizioni del senatore a favore di una trasformazione del Pdl «in un grande movimento federativo», senza cesarismi e senza leadership predefinite.
Posizioni che hanno fatto rimbalzare sottovoce, nei corridoi semideserti del Palazzo in agosto, l’idea che fosse proprio Augello uno dei promotori di una transumanza di alcuni parlamentari pidiellini nell’area Monti-Casini, nell’ipotesi di una crisi di governo e al fianco di un Letta bis senza falchi
Una sorta, insomma, di responsabili 2.0.
Anche per questo prende sempre più quota l’ipotesi che il relatore, con l’abbrivio della proposta Violante, spinga per una sbrodolatura dei tempi sulla pronuncia del Senato, col pretesto di approfondire, valutare e ponderare ogni possibile cavillo giuridico prestato dai giuristi (alcuni dei quali, vedi Caravita, pure attivissimi come saggi lettiani per le riforme).
Insomma, come il vascello dei “capitani coraggiosi”, il primo obiettivo è non naufragare spazzato via dalla furia del drago.
In attesa di mari migliori.
Giovanni Manca
(da “l’Espresso”)
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Agosto 29th, 2013 Riccardo Fucile
PER NON FAR PAGARE L’IMU AI PROPRIETARI DI CASE DI LUSSO, A OTTOBRE AUMENTERA’ L’IVA, COSI SE LO PRENDERANNO IN QUEL POSTO LE FAMIGLIE A BASSO REDDITO… PER QUELLE CHE VOTANO PDL SILVIO SI INVENTERA’ CHE VI PORTA ANCHE LA PIZZA GRATIS A CASA…. UNICA AVVERTENZA: NON FATE APRIRE LA PORTA A VS. FIGLIA DI 17 ANNI
L’Europa vuole sapere come l’Italia coprirà il mancato gettito derivante dall’addio all’Imu?
La risposta del governo arriva a stretto giro di posta, seppur indirettamente.
E’ il viceministro dell’Economia Stefano Fassina (Pd) ad anticipare cosa avverrà nei prossimi mesi: nuove tasse.
“La cancellazione per tutti di entrambe le rate dell’imposta rende ormai ‘irrimediabile’ l’aumento dell’Iva previsto per il primo ottobre” ha scritto il ‘giovane turco’ in un intervento sull’Huffington Post.
“In una fase così difficile — ha spiegato il viceministro — dedicare un miliardo per eliminare l’Imu per meno del 10% degli immobili di maggior valore, ha sottratto preziose risorse a finanziare, ad esempio, il rinvio dell’aumento dell’Iva previsto, oramai irrimediabilmente grazie alla “vittoria” del Pdl sull’Imu, per il 1 ottobre. O per allentare il Patto di Stabilità Interno dei Comuni e rianimare i piccoli cantieri e l’attività di migliaia di imprese artigiane e relativi lavoratori”.
Parole dure quelle del numero due di via XX Settembre, nonchè molto distanti da quelle di giubilo espresse ieri dalla parte democratica del governo e dal Pdl. L’aumento dell’Iva a ottobre, però, non può che smorzare l’entusiasmo di Enrico Letta, visto che rischia di diventare il prossimo casus belli nell’equilibrio tutt’altro che solido delle larghe intese.
Omai è evidente la strategia del Pdl: ogni tassa va tolta e sostituita con un’altra di uguale o maggior importo, basta chiamarla in modo diverso.
Fino a che i nodi vengono al pettine: quando ci troviamo con lo spread a 550, allora si chiama qualcuno a “risanare” i conti, salvo poi accusarlo di ogni nefandezza restrittiva.
Poi tornano loro e risputtanano i conti per riottenere il consenso.
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Agosto 28th, 2013 Riccardo Fucile
L’APPREZZAMENTO DEL QUIRINALE…EPIFANI SCEGLIE LA CAUTELA ANCHE SULL’IPOTESI DI UN LETTA BIS
La partita non è ancora chiusa. E nonostante il conto alla rovescia verso la riunione della giunta
del Senato proceda inesorabilmente, nel dibattito sulla decadenza di Silvio Berlusconi potrebbe inserirsi un nuovo elemento
Al Colle, ovviamente, si muovono sempre sulle direttrici tracciate da Giorgio Napolitano nella nota del giorno prima di Ferragosto.
Ma, sempre dal Quirinale, filtra adesso la voce secondo cui il presidente della Repubblica avrebbe «letto con attenzione» e «apprezzato» l’intervista rilasciata due giorni fa da Luciano Violante al Corriere .
La stessa in cui l’ex presidente della Camera aveva delineato i margini («È legittimo») di un possibile ricorso alla Corte costituzionale rispetto alla partita sulla decadenza del Cavaliere.
In casa Pd, il primo punto è sempre quello: mantenere la linea della fermezza.
Ma tenere allo stesso tempo sono le valutazioni che vengono fatte al Senato, un occhio sugli eventuali «fattori esterni» che possono influenzare il dibattito sulla giunta per le elezioni del Senato, che il 9 settembre avvierà la procedure di voto sul Cavaliere.
E, soprattutto, chiamarsi tatticamente fuori dal dibattito che si è aperto sul Letta bis. «Noi non stiamo valutando nessuna nuova maggioranza ma stiamo cercando di fare le cose che il Paese chiede», ha detto ieri Guglielmo Epifani alla televisione del partito, Youdem
Dal Nazareno, insomma, guardano con attenzione ai possibili risvolti che possono esserci nel rapporto col Pdl. Senza mollare la posizione della fermezza, ovviamente.
Ma incassando gli «effetti» che il «lodo Violante» ha prodotto sul Pdl
Sull’ipotesi che la Consulta intervenga sulla legge Severino nel Pd c’è prudenza.
«Non mi metterei a discutere con Violante di Costituzione», sorride il senatore Giorgio Tonini. «Però, non dimentichiamo che se il Parlamento considera una legge incostituzionale la strada maestra è sempre la stessa: cambiarla».
Altra cosa, aggiunge il senatore, è se «Berlusconi riuscisse a dimostrare che quella legge non produce la sua decadenza. Ma questo deve dimostrarlo»
La questione è aperta.
Non a caso l’ex parlamentare democratico Umberto Ranieri, da sempre considerato vicino a Napolitano, aveva paventato al Mattino che, sulla decadenza dell’ex premier, «il Senato potrebbe sollevare la questione davanti alla Consulta».
Il Pd non farà il primo passo. Ma rimane cauto.
«Quella di Violante sembra una riflessione, aperture non ne vedo», ha messo a verbale ieri il capogruppo al Senato Luigi Zanda.
«Tutte le opinioni sono autorevoli, ma in questo caso siamo una forza politica ed è evidente che le parole pronunciate dal nostro segretario sono quelle che dobbiamo riconoscere come nostre », ha aggiunto il responsabile Organizzazione Davide Zoggia
Cautela e attenzione, insomma.
Per un Pd che deve ancora sbrogliare il nodo del congresso.
Ma che aprirà le porte della sua festa nazionale, che andrà in scena a Genova, anche ai ministri del governo Letta che vengono dal Pdl. A cominciare da Gaetano Quagliariello, Maurizio Lupi e Beatrice Lorenzin.
Tommaso Labate,
(da “il Corriere della Sera”)
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Agosto 27th, 2013 Riccardo Fucile
BRIATORE HA IL SENSO DELL’HUMOR. “DANIELA NON HA BISOGNO DI STARE IN PARLAMENTO PER COMANDARE, FA POLITICA PER PASSIONE”
“Questi qui non hanno midollo, ecco perchè sparano contro la Santanchè. Lei è un’imprenditrice che fa politica per passione, al contrario loro. E’ colpa dei vari Cicchitto, Alfano e Gasparri se l’Italia è ridotta così”.
Flavio Briatore interrompe la sua vacanza a Merano — “dove sono andato per riposarmi dopo un’estate di lavoro andata alla grande” — perchè “per la Dani ci sono sempre: la conosco da 35 anni, dai tempi di Cuneo, e la stimo. E’ un’amica vera, che è riuscita a creare il marchio Santanchè”.
Lei disse della Campbell: “Naomi è un marchio, non una donna”. Vale lo stesso per la pitonessa?
Lei è ancora meglio: lavora 14 ore al giorno, è consistente, ha sempre supportato il presidente anche nei momenti difficili. Al contrario di questi personaggi che, prima delle scorse elezioni, già cercavano di posizionarsi su altri partiti, pensando che Berlusconi fosse morto. Se l’attaccano, è perchè è diventata ingombrante.
Pensa che abbia così tanto potere, all’interno del partito?
Il fatto è che Berlusconi l’ascolta eccome, perchè Daniela ha senso pratico. Si fida di lei, che non l’ha mai tradito, e si è sempre esposta in prima persona. Mentre chi la critica è solo capace di fare i pensierini della sera su cosa gli conviene di più. Ma dove vanno, Alfano o Gasparri, se Berlusconi esce di scena?
Gasparri l’ha tirata in ballo: “Morire per Berlusconi sì, ma per il Twiga no”.
Lo devo ancora ringraziare: mi ha fatto un sacco di pubblicità gratis.
Alla Santanchè, sua socia nella discoteca di Forte dei Marmi, avrà fatto meno piacere.
Ma Daniela deve tenere duro perchè ha a che fare con gente che è solo capace di saltare da una poltrona di velluto all’altra. E la cosa drammatica è che della situazione italiana loro, che ne sono responsabili, se ne fregano. Ora parlano pure di elezioni anticipate, ma si può sapere a cosa servono se non cambiano prima la legge elettorale?
Però la stessa Santanchè ha detto che a giudicare il Cavaliere devono essere gli elettori.
Su questo non sono d’accordo: andare al voto in queste condizioni non sarebbe una mossa intelligente.
Quindi non condivide la linea dura dei falchi?
Io capisco che non accettino un alleato che ti vota contro sull’ineleggibilità . Anche perchè il Pdl, senza Silvio, è un partito che vale il 7 per cento.
Ma tra le colpe del Pd non c’è quella di aver fatto condannare Berlusconi.
Infatti non è bello che il destino del governo dipenda dalle vicende giudiziarie di Silvio, ma bisogna ammettere che il suo è un caso particolare. E che 10 milioni di persone l’hanno voluto sapendo benissimo che aveva processi in corso. Quindi è indispensabile trovare una soluzione politica: Napolitano può e deve fare qualcosa.
Questa strada, stando alle voci che arrivano dal Colle, sembra sempre più impraticabile.
Infatti stavolta trovare una via d’uscita mi pare davvero molto difficile. Non mi chieda neanche cosa farei io al suo posto, perchè ci vorrebbe la bacchetta magica.
Lei che di Berlusconi è amico, come pensa che stia vivendo questo momento?
E’ molto, ma molto amareggiato. E’ il ritratto di una persona non felice.
Perchè teme il carcere?
Guardi, parliamo di un’opzione pesantissima, ma lui è un duro. Ha una tempra incredibile, e quando dice che rinuncerà ai domiciliari io ci credo.
Forse il problema, più che la reclusione, sarà il fatto che questa coinciderà con la sua uscita definitiva dalla politica. Nove mesi in galera sono tanti.
Io invece dubito che sarà la sua fine. Grillo non è in Parlamento eppure il leader indiscusso, pur stando fuori dal Palazzo, rimane lui, no?
Berlusconi che comanda dal carcere è un’immagine vagamente inquietante.
Di certo non mollerà . E conviene a tutti dato che, senza di lui, il Pdl è morto.
Beatrice Borromeo
(da “il Fatto Quotidiano“)
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