Agosto 27th, 2013 Riccardo Fucile
“SONO DA ANNI IL PIU’ VOTATO IN SICILIA, LA SANTANCHE’ NEANCHE LA ASCOLTO: E MOLTISSIMI COLLEGHI SONO D’ACCORDO CON ME”… “I FALCHI VOGLIONO FAR CADERE IL GOVERNO? VEDIAMO COME VA A FINIRE LA VOTAZIONE IN AULA”
«Io lo so per certo». Che la certezza sia vera o soltanto «tattica», sta di fatto che dalle parti di Silvio
Berlusconi il tema del Senato in subbuglio s’è già trasformato in un allarme rosso.
«So per certo», ha detto ieri pomeriggio Gianfranco Miccichè, «che nel Pd stanno già lavorando alla campagna acquisti nel centrodestra per sostenere un Letta bis».
Il sottosegretario ostenta sicurezza, giura che non «troveranno parlamentari disposti a esporsi e a giocarsi una rielezione in cambio di nulla».
E si premura anche di togliere il nome di Enrico Letta da qualsiasi ipotetica chiamata in correità . «Non sono certo i lettiani. Letta subisce sorridendo…».
Ma il tema c’è. Soprattutto perchè, alla girandola di nomi chiamati in causa da sospetti e maldicenze, adesso s’aggiunge chi s’affretta – e neanche troppo timidamente – a mettere la propria faccia e la propria firma contro qualsiasi ricorso alle elezioni anticipate.
Tipo Giuseppe Castiglione, coordinatore del Pdl siciliano, amico di Angelino Alfano e – evidentemente – non di Miccichè.
«Tanto per capirci, io ho sempre vinto. Miglior eletto all’Assemblea regionale siciliana, miglior eletto al Parlamento europeo, presidente di Provincia (a Catania, ndr ) più amato d’Italia», riassume Castiglione, oggi sottosegretario, nel suo curriculum. Poi arriva al punto: «E, secondo voi, uno come me si fa dire se si va alle urne oppure no da Daniela Santanchè? Io neanche la ascolto, la Santanchè. La leadership di Berlusconi e il fatto che lo si debba difendere restano per me punti su cui non si discute. Ma in questo momento non possiamo voltare le spalle al governo perchè il Paese si rivolterebbe contro di noi. I falchi dicono che andiamo alle elezioni? Ne dubito. I falchi dicono che, qualora andassimo alle elezioni, le vinceremmo? Ne dubito…»
Non è solo, Castiglione. A parte «il numero esorbitante di senatori nostri che mi hanno chiamato e che sono d’accordo con me nel difendere il governo», c’è sempre quella pattuglia di colleghi siciliani che non lo ha mai abbandonato.
Da Vincenzo Gibiino, classe ’65, avvocato e imprenditore di San Gregorio di Catania, al tandem composto da Giuseppe Pagano detto «Pippo» e Salvatore Torrisi detto «Salvo».
Fedelissimi di Castiglione, soprattutto gli ultimi due, anche se hanno respinto con una nota alle agenzie «le interpretazioni malevole». E precisato che«saremo leali a Berlusconi».
Sembrano i classici sassi che anticipano di poco l’inizio dello smottamento.
E tra i sassi che rotolano c’è anche quello lanciato da Domenico Scilipoti, senatore eletto col Pdl, l’uomo che nella passata legislatura era stato il nume tutelare dei «Responsabili» che abbandonarono il centrosinistra per salvare Berlusconi. «Responsabili è una parola seria, un aggettivo importante», scandisce il parlamentare siciliano.
Poi lascia intendere che il biglietto di ritorno dal berlusconismo ce l’ha praticamente in tasca. «Secondo lei, viene prima l’interesse di un singolo o l’interesse del Paese? Secondo lei, viene prima l’interesse di un singolo o l’interesse dei nostri figli?», si chiede.
E si risponde: «Per me vengono prima l’interesse del Paese e quello dei nostri figli. E di questo governo, di un governo, adesso abbiamo bisogno. Non possiamo permetterci di andare alle elezioni in un momento come questo. Io la penso così. E sarò responsabile anche a costo di qualche doloroso sacrificio personale che mi costerebbe molto….».
E la lista dei possibili transfughi del Pdl non finisce qui.
L’altro giorno, il giornale online Linkiesta ha messo insieme anche i nomi di Giuseppe Ruvolo, di Francesco Scoma e anche di quel Riccardo Villari che, nel chiamarsi fuori da qualsiasi ipotesi di tradimento («Scrivete che le mie dimissioni da senatore sono già nelle mani di Silvio Berlusconi»), aveva comunque ammesso che sì, «al Senato comunque ho fiutato qualche movimento»
Di movimenti ce ne sono, e parecchi, nel gruppo «Grandi autonomie e libertà » (Gal), composto da dieci senatori eletti nel centrodestra tra cui anche Giulio Tremonti e pure Paolo Naccarato, l’amico che l’ex ministro dell’Economia è riuscito a fare eleggere con la Lega.
Naccarato ha detto ieri al Corriere che «al Senato verrà fuori una maggioranza silenziosa». E anche il suo compagno di banco Luigi Compagna adesso ammette che, in vista di un Letta bis, «s’intravede nel centrodestra una specie di fluidità , come dire, “alla Mastella”…».
«Ma dove vanno? Dove volete che vadano?», irride Maurizio Gasparri, uno che il Senato lo conosce bene.
E per quanto giuri che dal Pdl non uscirà nessuno, l’ex capogruppo dei berlusconiani ammette che qualche movimento a Palazzo Madama c’è.
«Dentro il Cinquestelle c’è gente che vuole salvare lo stipendio e che farà di tutto pur di tenere in piedi la legislatura. Tipo l’ex grillino Mastrangeli, quello che andava ospite su Canale 5 da Barbara d’Urso e che poi è finito al Gruppo misto. Di altri Mastrangeli, tra di loro, ce ne sono altri. Sei, sette, forse otto…».
E la giostra continua a girare.
Tommaso Labate
(da “il Corriere della Sera“)
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Agosto 27th, 2013 Riccardo Fucile
SUPERVERTICE CON I FIGLI E CONFALONIERI: “QUA FINISCE MALE”
È stato un parto laborioso benchè la nota di Silvio Berlusconi sia relativamente breve. 
Ma è stata dettata soprattutto da una serie di preoccupazioni che gli sono state rappresentate con un’energia insolita dall’inner circle costituito dai figli e dagli amici più stretti, come Fedele Confalonieri, Ennio Doris e Gianni Letta.
La nota diffusa attraverso il sito ufficiale del Popolo della libertà giunge in una giornata segnata, tra l’altro, da un pesante tonfo in Borsa delle azioni Mediaset (-6,25%) e di quelle di Mediolanum (-3,16%).
Un tonfo che segnala, è questa l’interpretazione più ricorrente, il giudizio negativo dei mercati verso l’ipotesi di una crisi di governo, così sarebbe stato letto l’esito del vertice di Arcore e gli strascichi che ne sono seguiti.
Insomma, la Borsa ha lanciato un avvertimento che ricorda quanto è avvenuto nell’autunno 2011 e che spinse il Cavaliere a dimettersi per lasciare il posto poi al governo tecnico guidato da Mario Monti
Il timore, quindi, è quello di essere considerato un fattore di instabilità e non un attore politico mosso dalla responsabilità verso il proprio Paese.
Ed ecco perchè Berlusconi sente il bisogno di intervenire di persona, richiamando all’ordine chi ha alimentato le polemiche negli ultimi tempi.
«In questa situazione di difficoltà per il nostro Paese e di confronto tra le forze politiche – scrive l’ex premier –, il dibattito all’interno del Popolo della libertà , che nasce come chiaro segnale di democrazia, viene sempre più spesso alimentato, forzato e strumentalizzato dagli organi di stampa».
A questa premessa, la nota fa seguire un fermo richiamo alla continenza verbale e un’altrettanta ferma esortazione a valutare con attenzione gli effetti di esternazioni a ruota libera.
Dice, a questo riguardo, il Cavaliere: «La passione e l’impegno generoso dei nostri dirigenti e dei nostri militanti, anche negli ultimi giorni, vengono riportati e descritti a tinte forti, quasi fossero sintomi di divisioni e di contrasto».
A questo punto, intima Berlusconi, «invito tutti a non fornire con dichiarazioni e interviste altre occasioni a questa manipolazione continua che alimenta le polemiche e che nuoce a quella coesione interna, attorno ai nostri ideali e ai nostri valori, che è sempre stata ed è il tratto distintivo del nostro movimento»
La messa a punto del Cavaliere è, di fatto, un brusco altolà ai cosiddetti falchi.
Così la interpreta, all’interno del partito, la grande maggioranza dei dirigenti.
«È la presa di coscienza ancora embrionale – fa notare un parlamentare di prima fila che parla a condizione di restare anonimo – di chi si rende conto che seguire la strada della trimurti Santanchè, Verdini, Capezzone porta alla spaccatura del Pdl che finora è rimasto coeso».
Non solo.
Fare saltare il tavolo non costituisce affatto uno strumento per difendere il Cavaliere, aggiunge un ex ministro, «ma è un azzardo totale perchè conduce all’isolamento politico, cosa che Berlusconi in questo momento non si può permettere».
Non può, viene fatto notare ancora, aprire la crisi in questo momento perchè la soluzione non saranno le elezioni, ma tentativi ripetuti di fare comunque nascere un governo purchessia e se ciò non accadesse Napolitano si dimetterebbe e così si arriverebbe al dilemma di eleggere come capo dello Stato uno tra Stefano Rodotà e Romano Prodi.
Berlusconi, ricorda un senatore del Pdl, «comincia a rendersi conto che qualcuno sta giocando su di lui una partita cinica per fini personali».
La nota, insomma, è la conclusione di questo ragionamento, «serve anche a stoppare questo tipo di operazioni. Per ora».
Lorenzo Fuccaro
(da “il Corriere della Sera“)
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Agosto 26th, 2013 Riccardo Fucile
“LA RESPONSABILITA’ VIENE PRIMA DI TUTTO, QUESTO GOVERNO STA RISOLLEVANDO IL PAESE”…”BERLUSCONI VUOLE FARLO CADERE? OGNI PARLAMENTARE DECIDE PER SE'”
Il transfugo per definizione, il più celebre dei peones, anzi il «Re dei Peones», per autodefinizione, è Domenico Scilipoti, ex Idv e oggi senatore del Pdl (nella precedente legislatura eletto con l’Idv da cui usciì per salvare il governo Berlusconi entrando nel gruppo dei Responsabili).
Bene, tenetevi forte: ora potrebbe essere lui uno dei possibili transfughi per salvare l’esecutivo di Enrico Letta se rimanesse senza i voti del Pdl.
Perchè, dice, «il governo deve andare avanti, per il prestigio del Paese».
E ricorda a tutti l’articolo 67 della Costituzione: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”.
Senatore la crisi di governo sembra inevitabile.
«Io presuppongo di no. Non posso negare che il momento è difficilissimo, ma suppongo che la responsabilità sia messa da tutti al primo posto».
Lei è lo specialista, il leader dei “responsabili”.
«Sì, ma la responsabilità è di tutti e io penso che, alla fine, si riuscirà a trovare un punto di equilibrio, senza privilegiare interessi di bottega».
Il punto di equilibrio sarebbe salvare Berlusconi?
«Guardi, non sta a me dirlo. Il punto di equilibrio dipende dai partiti, dai segretari che io so essere saggi e in cui io confido. Loro hanno responsabilità più grandi della mia: io sono un semplice senatore e farò il mio».
Quindi, se il Pdl va dritto, lei toglie la fiducia a Letta o no?
«Io non parlerei di togliere la fiducia. La sua è una domanda ancora lontana: io, le ho detto, spero nella responsabilità ».
Allora potrebbe essere uno dei senatori disponibili a far nascere un Letta bis?
«Perchè mi debbo porre questa domanda? Lavoriamo per far più forte l’Italia. Poi si vedrà . Confido nella saggezza dei segretari e dei leader».
Ha notizia, invece, di suoi colleghi che ci stanno già pensando?
«Ma guardi, io non ci sto ancora pensando e non so se qualcuno dei colleghi ci sta pensando già . Poi certo, se esiste come esiste un governo Letta con alleati tra loro diversi è giusto che ognuno faccia sentire le proprie ragioni. Ma tra la naturale dialettica e far cadere un governo c’è di mezzo il mare, come si dice dalle mie parti».
Il governo insomma non deve cadere?
«Oggi, tutto sommato, il governo c’è. Io non lo condivido in pieno ma complessivamente sta risollevando il Paese, sta dando prestigio internazionale. Ognuno lavori per creare le condizioni per andare avanti».
Niente elezioni anticipate?
«Senza riforma elettorale e senza grandi riforme, andare al voto non cambierebbe niente, e si confermerebbe un’incertezza forse anche maggiore. Serve invece la Politica con P maiuscola. Per questo, se si dovessero presentare le circostanza che dice lei, ogni parlamentare ha a disposizione l’articolo 67 per fare buon uso del proprio mandato: essere responsabili non vuol dire solo avere la possibilità di scegliere, ma anche assumersi le responsabilità che derivano dalle scelte».
Sta mandando un messaggio?
«Spero che il signore ci illumini tutti».
Luca Sappino
(da “l’Espresso“)
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Agosto 26th, 2013 Riccardo Fucile
“OCCORRE GARANTIRE IL PAESE DA UNA POSSIBILE CRISI, CON SENSO DI RESPONSABILITA'”… “MENO FALCHI E COLOMBE E PIU’ SENSO DELLE ISTITUZIONI”
Nè falchi nè colombe, provare a salvare B. ma evitare a tutti i costi la crisi, cercare la cosiddetta
agibilità politica del leader senza però mettere in dubbio il governo Letta. La truppa dei senatori del Popolo della libertà al Senato è tutt’altro che solida.
Parola di capogruppo pidiellino a Palazzo Madama Renato Schifani, che al Messaggero ha rivelato chiaro e tondo: “non abbiamo un gruppo compatto come quello del 2006. Se andiamo alla rottura e non c’è la sicurezza dell’esito elettorale, il gruppo chi lo tiene?”.
Sintomi di crepe interne più che evidenti, di schegge che sfuggono alla logica dei falchi e delle colombe tutta interna al Pdl.
Il quotidiano romano aveva anche fornito una lista di senatori azzurri pronti a dare fiducia al governo Letta, sganciandosi dalle posizioni ufficiali del partito.
Una lista di una ventina di senatori quasi tutti siciliani, peones inseriti nella lista dei “nomi sospetti”, che hanno tutti subito smentito il retroscena disegnato dal quotidiano. Quasi tutti a dire il vero, perchè il palermitano Francesco Scoma, berlusconiano di lungo corso alla prima esperienza da senatore, preferisce argomentare.
“E’ ovvio che Berlusconi rimane il leader assoluto del partito, ed è normale che il partito si muova per tutelarlo ma qui non si può mettere sul piatto della bilancia il nostro senso di responsabilità nei confronti del Paese: la situazione è grave e noi non possiamo parlare di guerra civile”.
Il senatore siciliano, quindi, ha una visione decisamente più laica rispetto ai principali volti del partito del predellino: nessuna chiamata alle armi in stile Bondi, Verdini o Santanchè.
“Non è che se una cosa la dice la Santanchè vuol dire che la pensiamo tutti: qui non bisogna essere nè falchi e nemmeno colombe, bisogna pensare a ricostruire il partito e a lavorare con responsabilità . Non si può certo dire che se a settembre non arrivano soluzioni certe poi si molla nel caos: bisogna fare un ragionamento politico. Mi riferisco anche a certi esponenti del Partito Democratico, autori di dichiarazioni belligeranti, quando invece dovrebbero comunque essere grati a Berlusconi che ha fatto nascere questo governo”.
C’è quindi la possibilità che alcuni pezzi del Pdl diano comunque la fiducia a Letta, andando contro gli ordini di scuderia?
“Mi sembra abbastanza presto per ipotizzare una situazione del genere- risponde il senatore siciliano — certo è che non si può pensare di risolvere tutto già a settembre, bisogna avere pazienza, pensare a lavorare per Berlusconi ma garantendo anche il Paese da una possibile crisi”.
Una posizione, quella di Scoma, che sarebbe condivisa anche da altri senatori pidiellini e che Schifani ha sintetizzato nella sua dichiarazione al quotidiano romano. “Per carità — mette le mani avanti Scoma — io non credo che quella di Schifani fosse un’intervista vera e propria: non ci sono spaccature di questo tenore, e non riesco ancora ad immaginare un Pdl senza Berlusconi. Ma è anche vero che il partito va riempito di contenuti, non basta cambiare il nome. Poi l’articolo del Messaggero mi ha definito peones, a me che ho fatto per cinque volte il deputato regionale in Sicilia e il vice sindaco di Palermo. Io che i voti li ho sempre presi da vent’anni senza essere garantito dal listino bloccato”.
L’aria che tira tra i banchi azzurri di Palazzo Madama suggerisce che a pensarla così ci siano anche altri senatori oltre a Scoma: nè falchi e nè colombe.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 26th, 2013 Riccardo Fucile
DA CASTIGLIONE A PAGANO COMINCIANO A CIRCOLARE I NOMI DEI PDL MODERATI CONTRARI ALLA CRISI DI GOVERNO E ALLA DERIVA SANTANCHE’
Cominciano a circolare i nomi dei senatori Pdl moderati pronti a impallinare Silvio Berlusconi al
momento del voto del 9 settembre, quando la Giunta per le immunità del Senato sarà chiamata a decidere sulla decadenza da parlamentare del Cavaliere.
Come ha scritto l’Huffington Post, il premier Enrico Letta ha fatto sapere di avere una rosa di 20 nomi disposti a salvare il governo per non portare il Paese a elezioni. Non prima del 2015 almeno.
I primi ad uscire allo scoperto sono i senatori del Sud.
Il sottosegretario Giuseppe Castiglione, uno delle voci più autorevoli del Pdl siciliano ha già fatto sapere ad Angelino Alfano che “nessuno vuole aprire una crisi con una prospettiva assolutamente incerta”. E ha aggiunto: “Non venderemo il nostro futuro a Santanchè e compagni”.
La caduta del governo Letta è un salto nel buio anche per il catanese Salvo Torrisi: “Un governo di larghe intese è l’unica soluzione possibile per l’Italia. Almeno la metà dei senatori sono contrari alla crisi”.
Dello stesso parere anche Francesco Scoma, senatore vicino a Schifani che pur sottolineando che “l’agibilità del Cavaliere va assolutamente difesa” dice che “una crisi di governo potrebbe anche non portare direttamente alle urne”.
Pippo Pagano, di Giarre aggiunge: “La gente non la capirebbe. Non è tempo di mostrare i muscoli. Bisogna essere responsabili”.
Altro nome della fronda pidiellina è Paolo Naccarato, senatore del gruppo Gal. che invia un messaggio chiaro “Se Berlusconi provoca la crisi di Governo, io penso che al Senato verrà fuori una maggioranza silenziosa. E che il Cavaliere in questo caso si troverebbe ad avere a che fare con molte sorprese e moltissime delusioni”, come si legge su La Stampa.
Intanto Renato Schifani si mostra molto preoccupato per le eventuali defezioni che potrebbero esserci al Senato.
Un Pdl sempre più spaccato e litigioso, diviso tra coloro che sostengono la linea dura (Santanchè su tutti) e coloro invece che si mostrano più dialoganti.
“Presidente, fra i nostri c’è chi potrebbe abbandonarti per un Letta-bis. Io non posso più garantire” è l’avvertimento a Silvio Berlusconi del capogruppo al senato per Il Popolo della Libertà .
(da “Huffington Post“)
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Agosto 25th, 2013 Riccardo Fucile
SCHIFANI: “SE ANDIAMO ALLA ROTTURA, IL GRUPPO CHI LO TIENE? NON C’E’ PIU’ LA COMPATTEZZA DI UNA VOLTA”
In pubblico uniti, dietro le quinte tutt’altro. 
Adesso neanche più così. volano schiaffoni.
Falchi e colombe del Pdl, al di là della linea unitaria dettata dal segretario Angelino Alfano dopo il vertice di Arcore, continuano a dirsene di santa ragione.
All’indomani del summit in cui sono state decise le azioni del partito sul futuro politico del Cavaliere, nel Popolo della Libertà c’è chi continua a marcare le differenze, interpretando le decisioni di Berlusconi come un successo della propria corrente interna.
“E’ finita. Il governo cadrà ”, annuncia trionfante Daniela Santanchè.
Ma le preoccupazioni restano sui banchi di Palazzo Madama dove i traditori potrebbero essere più di venti: “Se si rompe tutto”, commenta il capogruppo Renato Schifani, “chi terrà il gruppo?”.
Tra i sospettati ci sono i volti nuovi, chi è stato infilato in lista all’ultimo minuto e chi il posto da senatore non potrà più averlo: una lista di nomi sempre più concreta e che preoccupa il Cavaliere.
Ha vinto apparentemente la linea dura, ma la compattezza continua a preoccupare il Cavaliere. Se Enrico Letta dovesse arrivare in Senato a chiedere i voti per restare, tutto il Pdl gli volterà le spalle?
Non ne è così convinto il capogruppo a Palazzo Madama Renato Schifani. ”Io”, ha spiegato a il Messaggero, “guido il gruppo dei senatori. E voglio dirvi che non abbiamo un gruppo compatto come quello del 2006. Se andiamo alla rottura e non c’è la sicurezza dell’esito elettorale, il gruppo chi lo tiene?”.
Non ha fatto i numeri Schifani, ma sono circa venti i politici “ballerini” che potrebbero sostenere un Letta bis.
Tra questi gli eletti a sorpresa, quelli che sono arrivati all’ultimo momento a sedere sui banchi del Senato e quelli che una posizione come quella, se si torna alle urne non la potranno più avere.
E secondo il Messaggero, c’è pure una lista dei nomi sospetti: Giovanni Billardi, senatore calabrese finito nel gruppo Gal che difende l’importanza di non far cadere il governo, o il pugliese Pietro Iurlaro, Pippo Pagano, Salvatore Torrisi, Francesco Scoma, Antonio Milo, Vincenzo D’Anna, Pietro Langella, Ciro Falanga o Giuseppe Ruvolo.
Senza dimenticare i siciliani inseriti all’ultimo momento nelle liste campane dopo il caso Cosentino.
Ipotesi che girano nei corridoi di palazzo Madama, ma che Berlusconi sa che deve tenere bene in conto.
Soprattutto una volta che Napolitano farà l’appello all’unità nazionale e alla responsabilità delle larghe intese.
E le accuse scatenano subito le prime smentite di D’Anna, Milo, Langella e Falanga. Tutto secondo la prassi, insomma.
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Agosto 25th, 2013 Riccardo Fucile
“STA DANNEGGIANDO L’IMMAGINE DEL PARTITO, LA NOSTRA ADESIONE NON E’ STATA A FASI ALTERNE”…”CERCA SOLO VISIBILITA'”
L’intervista a “Repubblica” di Daniela Santanchè ha scatenato le logiche reazioni di chi è stato da lei citato
Il capogruppo al Senato Renato Schifani attacca duramente: “E’ davvero molto grave che si provi a dividere il Pdl in buoni e cattivi, in chi è sempre e comunque con il leader Silvio Berlusconi e chi manifesta dubbi e perplessità sulla strada da percorrere. Il comunicato del segretario del Pdl Angelino Alfano avrebbe dovuto sconsigliare l’onorevole Daniela Santanchè dal fare affermazioni inopportune che possono danneggiare l’immagine unitaria del partito e rischiano, peraltro, di incidere negativamente sulle vicende che coinvolgono il presidente Berlusconi”, ha dichiarato.
“Ritengo – continua – che si debba evitare esternazioni inappropriate ed avere rispetto per chi, sin dalla nascita di Forza Italia, venti anni fa, ha scelto convintamente di condividere un percorso politico in modo sempre coerente, e non a fasi alterne, a fianco e con Berlusconi”.
Anche al vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri le parole della Santanchè non sono piaciute: “Di tutto hanno bisogno l’Italia, la politica e il Pdl tranne che della gara a chi fa il primo della classe” ha commentato, e aggiunto “è buona regola non farsi usare dai nemici ma spesso in politica alcuni cadono in questo errore e poi ne pagano sempre le conseguenze”.
Il coro di dissensi si allarga: “Non abbiamo bisogno nè di falchi nè di colombe, nè di vincitori nè di vinti, ma solo di un partito coeso attorno a Berlusconi. Attendiamo da lui la linea da seguire e da nessun altro che voglia crearsi uno spazio inutile se non controproducente per Berlusconi e il PdL”, dice in una nota la senatrice del Pdl Elisabetta Alberti Casellati.
“Alimentare inutili divisioni in questo momento è controproducente e non rispetta la realtà dei fatti”, dichiara il vicepresidente dei senatori del Pdl, Giuseppe Esposito.
“Che ci sia qualcuno, alla ricerca di visibilità fine a se stessa, che prova a dividere, è disdicevole e serve solo a complicare le cose”, parole di Altero Matteoli.
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Agosto 25th, 2013 Riccardo Fucile
LITE TRA FALCHI E COLOMBE SU SPAZI E ARREDI LUSSUOSI DELLA NUOVA SEDE… AFFITTATO UN ALTRO APPARTAMENTO IN PIAZZA SAN LORENZO PER 20.000 EURO AL MESE
La notizia è stata tenuta nascosta fino ad ora. 
Ma adesso ci sono conferme che arrivano direttamente dall’amministrazione del Popolo della libertà .
Come se non gli bastassero le ansie in vista della sentenza della Cassazione, attorno al 20 luglio scorso – per tentare di placare sul nascere un’autentica «guerra delle stanze» che stava iniziando a tormentare il gruppo dirigente del partito – Silvio Berlusconi è stato costretto a dare il via libera all’affitto di un altro appartamento del palazzo di piazza San Lorenzo in Lucina 3 che ospiterà la sede nazionale della nuova Forza Italia.
Un altro assegno staccato, questa volta di 20.000 euro al mese, che si andranno ad aggiungere ai 60.000 dell’affitto del primo piano.
Un assegno con cui il Cavaliere pagherà anche un appartamento di 800 metri quadri, che si trova al terzo piano dello stesso palazzo e che sarà verosimilmente destinato agli uffici che non hanno direttamente a che fare con la politica.
I lavori sono già in corso. E adesso c’è anche la data in cui il trasloco da via dell’Umiltà dovrebbe cominciare. Il 2 settembre prossimo.
Riavvolgendo il nastro e tornando a quei fatidici giorni di luglio, c’è un Berlusconi ansioso ma tutto sommato sereno.
I giorni tristi di giugno, quando aveva dovuto inghiottire un doppio boccone amaro dal Tribunale di Milano (condanna in primo grado nel processo Ruby 1) e dalla Corte costituzionale (il ricorso respinto sul legittimo impedimento), sembrano lontani.
A giugno, una sera, aveva detto ad alcuni dei suoi: «Da adesso, dovrete imparare a fare senza di me perchè io non vi potrò più proteggere».
Ma a luglio l’umore, che derivava dalla fiducia che si respirava nel collegio di difesa, era molto migliorato. Tanto che qualche volta ci scherzava su: «La Cassazione opterà per l’annullamento con rinvio? Ma quando mai, io sono sempre stato promosso a luglio…».
È in quei giorni che Verdini racconta al Cavaliere della «guerra delle stanze» in corso. Le colombe si domandano quante stanze avranno a disposizione i falchi Santanchè e Capezzone.
I falchi cominciano a porre la questione di quanto spazio avrà nella sede Alfano, «che pure ha a disposizione anche Palazzo Chigi e il Viminale».
Berlusconi, che pensava di aver concluso la questione «nuova sede» coi complimenti al tandem Verdini-Abrignani per la scelta («Il posto è bellissimo»), capisce che è l’ora di riaprire i cordoni della borsa.
L’addetto della società Tirrena Immobiliare quasi non crede ai suoi occhi quando si ritrova davanti la coppia di tesorieri formata da Rocco Crimi e Maurizio Bianconi.
«È ancora libero l’appartamento al terzo piano che ci avevate proposto all’inizio?».
La risposta è affermativa. Il prezzo, altri ventimila euro, è giusto. L’affare va in porto.
Peccato che la «guerra delle stanze» non sia finita. Anzi.
Berlusconi ha aumentato lo spazio ma la distribuzione degli uffici – che circondano i due mega saloni (uno sarà per le conferenze stampa) – non è ancora operativa. «Verdini farà le consultazioni. Ma poi, se non si trova un accordo, deciderà il presidente», sussurrano dall’amministrazione.
Non è tutto.
Pare che alle colombe del partito non sia andata giù la scelta «troppo lussuosa», soprattutto «in un momento di crisi», della sede.
Come se fosse un pessimo segnale in vista di una possibile campagna elettorale.
La risposta dei falchi rimanda al risparmio («Paghiamo meno della metà ») rispetto al quartier generale di via dell’Umiltà .
Ma una vittoria, per adesso, l’ha portata a casa Daniela Santanchè. Su sua indicazione Berlusconi ha ordinato ai suoi di «non portare nella nuova sede neanche uno spillo del vecchio Pdl».
Solo, è l’ordine da Arcore, bandiere e gadget di Forza Italia. Solo quelle.
«Il Pdl non esiste. È morto» .
(da “il Corriere dela Sera”)
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Agosto 25th, 2013 Riccardo Fucile
“CONTRADDICE IL TESTO USCITO DA ARCORE SULL’UNITA’ DEL PARTITO E FA L’ELENCO DI BUONI E CATTIVI”
Se ieri a Arcore, durante e dopo il vertice, si è consumata la decisione di un aut aut al governo Letta,
con essa si sta consumando anche quella dichiarata unità del Pdl che nei fatti non c’è più. E che vede il centrodestra implodere sotto il peso della condanna del suo leader, Silvio Berlusconi.
La spaccatura è ormai sempre più malcelata.
Tra Daniela Santanchè, “falco” e “pitonessa”, e Fabrizio Cicchitto “colomba”, c’è più di un attrito.
La deputata Pdl in un’intervista a Repubblica, racconta quanto discusso e deciso ieri a Villa San Martino, nelle cinque ore di vertice, e anticipando che il “governo Letta cadrà “, dice: “Le colombe hanno ceduto, non ci sono alternative alla crisi perchè gli altri hanno deciso di negare l’agibilità politica a un leader votato da milioni di italiani”, dichiara Santanchè, secondo cui “Alfano ha capito che aria tirava e si subito allineato, il più furbo di tutti”.
Invece “Cicchitto, Schifani, Quagliariello, Lupi fanno a gara nel dire che si può mediare, ma sbagliano”.
Un’affermazione che scuote Fabrizio Cicchitto e provoca la sua, stizzita, replica: “L’onorevole Santanchè, che è anche responsabile dell’organizzazione del partito, dichiara di esprimere le posizioni di una corrente di esso, i “falchi”, i cui nominativi elenca ed elenca anche i nomi dei dissenzienti, dei non allineati, dei renitenti e degli incerti. Francamente non ci sembra che abbia scelto il momento più opportuno per fare questo elenco dei buoni, dei cattivi e dei mediocri”, dice il collega di partito che definisce l’intervista “davvero singolare”.
Non solo, prosegue Cicchitto, perchè “contraddice il testo finale di Arcore che afferma che il partito è unito e compatto”.
Ma, perchè “avevamo capito che, ferme rimanendo le libere valutazioni di ognuno, siamo tutti impegnati a respingere l’attacco politico e giudiziario a Silvio Berlusconi e a porre il Pd di fronte alle sue responsabilità perchè la tenuta dell’attuale governo, che è auspicabile, deve essere affidata al senso di responsabilità di tutte le forze politiche che lo sostengono”, conclude.
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