Agosto 25th, 2013 Riccardo Fucile
CRITICHE ALLE COLOMBE: “FORSE NEL PDL QUALCUNO NON LO HA CAPITO”…. “ALFANO E’ IL PIU’ FURBO E SI E’ GIA’ ADEGUATO”
“È finita, finalmente”. Finita per questo governo, che la pitonessa non ha mai visto di buon occhio, neppure quando Silvio si faceva vanto di averlo immaginato e partorito. Daniela Santanchè lascia la war room di Arcore con l’aria di chi l’ha avuta vinta.
E stavolta esibisce una rabbia sorridente, attribuendosi – senza l’esclusiva: ci sono anche Verdini e Capezzone, anche se lei fa più rumore – una bella di merito per come sono andate le cose a Villa San Marino.
Adesso che cosa succede, onorevole?
“Non l’ha letto il comunicato di Alfano? Durissimo, non ci facciamo più prendere in giro, il governo Letta cadrà “.
Sicura?
“L’ha detto anche il presidente, che non mi è mai sembrato così forte, tranquillo e determinato: non dobbiamo aspettarci niente, perchè da Napolitano, da Letta e dal Pd niente avremo”.
Però c’è chi riferisce che Berlusconi, quando si è alzato dal grande tavolo ovale della sala grande, alla fine della riunione, non aveva ancora deciso del tutto che cosa fare…
“Ah sì? Qualcuno tra noi pensa che lui non abbia ancora preso una decisione chiara e forte? Allora vuol dire che non hanno capito. O forse che fanno finta di non capire”.
Chi?
“Cicchitto, Schifani, Quagliariello, Lupi… Tutti a dire: “Aspettiamo ancora un po’, non decidiamo subito, vediamo; Magari Napolitano concede la grazia, magari Letta convince il Pd a non votare per la decadenza di Berlusconi dal Senato…”. Ma figuriamoci, sono fantasie”.
E lei invece che cosa ha detto al leader del suo partito ?
“Quello che gli dico sempre”
E cioè?
“Presidente, stiamo ai fatti: sono tre anni che ci prendono in giro con i ricatti e con gli imbrogli. E adesso hanno il coraggio di chiederci senso di responsabilità ? Di fermarci perchè se no il governo cade? Impossibile, ingiusto. Per muoverci dobbiamo forse aspettare che ci ammazzino? Neppure per sogno: stavolta agiamo prima noi”.
Dunque hanno vinto i falchi, ha vinto lei, onorevole Santanchè…
“Ha vinto Berlusconi. È lui il primo a capire che non bisogna più perdere tempo. Ne abbiano già perso troppo”
Berlusconi ha scherzato, anche se non troppo, sulla storia dei falchi e delle colombe: “Più che altro si sta facendo un tiro al piccione contro di me”, ha detto nel suo salotto.
“Non ci sono divisioni. La invito di nuovo a leggere il comunicato del segretario del Pdl. La linea l’ha dettata il presidente del partito, che si chiama Silvio Berlusconi, e siamo tutti tenuti a sostenerla. Non c’è altro da fare. Lo vogliono espellere dalla politica? E noi facciamo cadere il governo”.
Le colombe hanno ceduto.
“Questa è la decisione. Non ci sono spiragli, non ci sono alternative alla crisi perchè gli altri hanno deciso di negare l’agibilità politica a un leader votato da milioni di italiani”.
Una decisione forse non facile per Alfano, che è il vice di Letta nel governo…
“Alfano ha capito che aria tirava e si subito allineato. È il più furbo di tutti”.
Rodolto Sala
(da “La Repubblica”)
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Agosto 24th, 2013 Riccardo Fucile
ALFANO: “TUTTO IL PARTITO E’ UNITO ATTORNO AL SUO LEADER, INACCETTABILE LA DECADENZA DA SENATORE”… MA NON SI TROVA UNA VIA D’USCITA
«Tutti insieme rivolgeremo alle massime istituzioni della Repubblica, al primo ministro Letta e ai partiti che compongono la maggioranza, parole chiare sia sulla questione democratica che deve essere affrontata per garantire il diritto alla piena rappresentanza politica e istituzionale dei milioni di elettori che hanno scelto Silvio Berlusconi (la cui decadenza dalla carica di senatore è impensabile e costituzionalmente inaccettabile), sia sul necessario rispetto degli impegni programmatici assunti dal Governo a partire dall’abolizione dell’Imu su prima casa e agricoltura. Non c’è più tempo per rinvii e dilazioni».
Dopo un vertice fiume, tocca ad Alfano prendere la parola e fare il punto sulla situazione del governo, appeso alla decisione sulla decadenza di Berlusconi dalla carica di senatore. Un’ipotesi definita «impensabile e incostituzionale».
Insomma hanno votato una norma incostituzionale per sbaglio…
«Il Popolo della Libertà – chiude Alfano- è come sempre unito, compatto e deciso, a fianco del suo presidente Silvio Berlusconi, a cui è molto legato da indissolubili vincoli di affetto e di condivisione politica».
Nel frattempo il Cavaliere aveva lasciato i commensali per un impegno più importante che stare a sentire falchi e colombe litigare: la partita del Milan a San Siro.
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Agosto 22nd, 2013 Riccardo Fucile
“LA SENTENZA SU BERLUSCONI NON SPETTA AI GIUDICI, MA AL POPOLO SOVRANO”….”CICCHITTO E’ UNA MACCHIETTA, GASPARRI NON HA MAI LAVORATO”
Non ha dubbi, Daniela Santanchè: una via d’uscita per il Cavaliere c’è ancora.
Basta affidarsi agli alleati di governo, sulla cui testa pende una spada di Damocle che la pitonessa fa oscillare il più possibile.
“Il Pd deve salvare Berlusconi, non ha scelta, altrimenti vorrebbe dire togliere la volontà politica a dieci milioni di italiani. In gioco c’è la democrazia”.
Quindi, Santanchè, spera nei franchi tiratori?
Io confido nel premier Letta, che parli col segretario Epifani. Non si assumeranno la responsabilità di portare un paese nel caos, non ci credo. Vogliono davvero far cadere il governo?
Un tempo negavate che le sorti dell’esecutivo dipendessero dalle vicende giudiziarie di B.
Non potremmo più sostenere i nostri carnefici, mi pare ovvio. Andiamo bene solo per tenere in piedi la premiata ditta? Se noi siamo avanzi di galera, se siamo tutta gente che deve finire in carcere, come mai la sinistra governa con noi?
Delusa dagli alleati?
Il Pd è quello che ci schifa, che ci odia, però vuole gestire il paese con noi. È una visione un po’ troppo opportunistica.
Si aspetta qualcosa dal capo dello Stato?
No, nulla. Anche se lui è uno che le strade le ha sempre trovate: per Monti, per Letta, per la Procura di Palermo. Volendo, potrebbe.
Ieri anche un iper garantista come Macaluso, che poi è vicino a Giorgio Napolitano, ha detto che questa volta è finita: la giunta voterà l’incandidabilità di Berlusconi.
E allora, siccome la nostra Costituzione dice che il popolo è sovrano, io voglio che la sentenza su Silvio Berlusconi la emetta il popolo italiano.
Non so quanti costituzionalisti condividerebbero la sua tesi.
Ci sono funzionari dello Stato che hanno vinto un concorso, due dei quali sono di Magistratura democratica e con un presidente che farebbe venire la pelle d’oca a chiunque: queste persone non possono emettere una sentenza di diritto. È stata una pronuncia politica, ideologica.
Uguale però a quella di altri due tribunali che si sono espressi prima della Corte di Cassazione.
Tutte e tre i tribunali avevano dentro giudici iscritti a Magistratura democratica, che sostengono di dover usare la giustizia a fini politici. Sono persone eversive, e quest’anomalia è solo nostra. Nessuno vuole vivere in un paese del genere, dove i magistrati non sono sopra le parti. Si deve dare la parola agli italiani: la sentenza la emettano loro con il voto.
Preparate un colpetto di Stato?
Il colpo di Stato è avvenuto il primo agosto alle 19:40. Il diritto non ha nulla a che vedere con questa condanna. E siccome nè Letta nè Napolitano, che è l’arbitro, vogliono intervenire, ridaremo il potere agli elettori. Noi combatteremo perchè Berlusconi non venga arrestato.
E se falliste?
Allora andrà in carcere. Non accetterà mai gli arresti domiciliari, devono prendersi la responsabilità di mandarlo in galera.
Resisterà , B., in cella per nove mesi?
L’uomo è guidato da due parole nella sua vita: onore e coraggio. Per Berlusconi niente è troppo.
E lei, Santanchè, come sta reagendo agli attacchi dei suoi colleghi di partito? Dicono: “Ci rovinerà ”, “porterà il partito al 3 per cento”.
Io sto benissimo. Lavoro, combatto, vado avanti. E poi abbiamo appena fatto un vertice e le assicuro che tra di noi c’è compattezza assoluta sulla linea da seguire.
Però il Cavaliere ha dovuto chiarire che non le affiderebbe mai il partito.
E lei ci crede?
L’opzione è sul tavolo?
No, ma solo perchè il partito non deve essere consegnato a nessuno che non si chiami Silvio Berlusconi. E la mia linea, il presidente, la conosce molto bene.
Gasparri la stuzzica: “Morire per Berlusconi sì, ma non per il Twiga”.
D’altronde non possono morire di troppo lavoro. Ma li capisco: è gente che ha fatto sempre e solo politica, io per loro, sono un animale strano.
Perchè Cicchitto ce l’ha così tanto con lei?
Ma Fabrizio è una macchietta, uno che fa ridere. Quando lo vedo sono baci e abbracci. Davanti a me non ha mai osato fare una critica.
Le affida direttamente ai quotidiani.
Non do nessun peso a queste vicende, altrimenti la mia vita sarebbe stata rovinata tempo fa. Mi scivola tutto addosso. Io credo ai rapporti che ho quando vedo queste persone alle riunioni. Poi, certo, io sono una donna e la politica è maschio.
Attacchi misogini?
Noi donne diamo molto fastidio, no? In un mondo ancora molto maschile ci sta, ma pensi che io invece amo gli uomini, da morire. Ma forse il problema è che non sono simpatica.
“Repubblica” ieri ha riportato uno sfogo di Gianni Letta contro la deriva oltranzista del Pdl: “Quelli che i giornali chiamano pitonesse e falchi non sono matti ma criminali”, avrebbe detto.
Io sono contenta di essere criminale, se significa non accompagnare Silvio Berlusconi all’eutanasia. E poi io non sono per il pensiero unico. Vanno bene i falchi, le pitonesse, le colombe. Siamo un grande…
Zoo?
Io avrei detto partito. La pensassimo tutti uguali saremmo la Cina.
Beatrice Borromeo
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 20th, 2013 Riccardo Fucile
AL SENATO INIZIA LA CONTA IN VISTA DEL LETTA BIS… PER DAR VITA A UNA NUOVA MAGGIORANZA BASTEREBBERO 20 TRANSFUGHI PDL
«Un conto è Silvio Berlusconi, che detta la linea politica e rispetto a cui noi saremo leali sempre. Altra
cosa sono le posizioni di Daniela Santanchè, dalla quale non prendiamo ordini». La spaccatura c’è.
E comincerà a vedersi molto presto visto che ieri mattina, davanti all’ennesimo capitolo della controffensiva della «Pitonessa», i ministri del Pdl hanno concordato una posizione comune.
«Una cosa sei tu, un’altra cosa è Daniela», è la sintesi del messaggio recapitato telefonicamente ad Arcore.
Il cui sottotesto, riassunto da uno dei ministri, è che «d’ora in poi le colombe» non accetteranno «al buio» che la nuova Forza Italia venga «consegnata chiavi in mano» alla Santanchè.
Un tema sul quale la pattuglia di ministri del Pdl, adesso, chiede a Berlusconi che si faccia «chiarezza».
La stessa chiarezza ostentata ieri, in un’intervista rilasciata al Quotidiano Nazionale, da Altero Matteoli, uno che da anni non s’è mai allontanato di un millimetro dal berlusconismo ortodosso.
«Noi possiamo anche togliere il sostegno al governo. Ma non possiamo fingere di non sapere che il primo atto di una eventuale crisi non sarebbero le consultazioni ma le dimissioni di Napolitano», è il pensiero dell’ex ministro.
Che tra l’altro ha pure aggiunto che, in caso di crisi di governo, «rischiamo di ritrovarci con Romano Prodi al Quirinale».
L’esatto contrario della provocazione con cui la Santanchè, domenica alla Versiliana, aveva messo a verbale la sua «preferenza» per il Professore rispetto all’attuale inquilino del Quirinale.
Che uno smottamento dentro il Pdl sia possibile, sempre nel caso in cui Berlusconi opti per la linea dura, ormai l’hanno capito anche dentro il Pd.
Dove ci sono lavori in corso per creare una «rete di protezione» su Palazzo Chigi che potrebbe anche portare – nell’ordine – a una nuova maggioranza e a un nuovo governo guidato da Enrico Letta.
«Adesso ci sono cose che non si vedono perchè stiamo a riposo. Ma questa situazione è come l’elettrocardiogramma. La verità si scopre sempre sotto sforzo», sussurra Giorgio Tonini, uno dei parlamentari del Pd meglio sintonizzati con le antenne del Quirinale.
Il senatore non fa esplicitamente riferimento a colleghi del Pdl che possano smarcarsi da Berlusconi. Ma una cosa la dice: «Napolitano non contempla la crisi di governo. È il segno che chiunque si assume la responsabilità di farlo cadere, imboccando quella strada sa come entra ma non sa come esce».
In fondo, è la stessa tesi su cui medita Marco Meloni, uno dei deputati più vicini al presidente del Consiglio. «La forza di Berlusconi sono sempre stati i suoi voti. Ma questi voti, adesso, ce li ha anche perchè sostiene un esecutivo che prova a portare il Paese fuori dai guai. Se prova a staccare la spina, un pezzo di elettorato si staccherà da lui».
I lettiani la buttano sulla «slavina» nell’elettorato berlusconiano. Ma è evidente, anche se nessuno ne parla, che la prima rottura potrebbe materializzarsi tra i parlamentari del Pdl.
Basta una ventina di senatori che escano dal gruppo e una maggioranza de-berlusconizzata sarebbe servita.
Pronta a garantire quella stabilità , dice Tonini, «che l’Italia adesso non può permettersi di perdere. Soprattutto di fronte a un’opinione pubblica europea che, tra poco, assisterà alle elezioni tedesche».
È l’«effetto Merkel», insomma. Nessuno ha dimenticato come l’anno scorso la Cancelliera tedesca, convocando Monti a una riunione del Ppe, provò a spaccare il Pdl arrivando vicina all’obiettivo.
E che cosa succederebbe – si chiede l’ala governista del Pd – se il Ppe, con la Merkel rafforzata da una probabile nuova vittoria elettorale, tornasse a forzare la mano contro un Berlusconi indebolito dalle sentenze?
«Succede che il Cavaliere è già finito», mormora Beppe Fioroni.
E proprio per questo, aggiunge l’ex ministro della Pubblica Istruzione, «ci penserà bene prima di provocare quella crisi di governo che non conviene neanche e lui». Piuttosto, conclude, «stiamo attenti ai falchi che ci sono nel Pdl e a qualcuno che sta anche nelle nostre file».
Fioroni non lo dice ma è evidente che, in cima alle sue preoccupazioni, ci sono i renziani. «Noi speriamo che il governo non cada. Ma se malauguratamente cadesse, non ci rimarrebbe che cambiare la legge elettorale e tornare al voto», scandisce Paolo Gentiloni, confermando che il voto anticipato potrebbe essere una delle possibili fiches che i renziani proveranno a lanciare sul tavolo verde.
Renzi, per adesso, sta in America e rimane in silenzio.
Ma il suo nome, negli ultimi giorni, sarebbe risuonato più volte nelle chiacchierate tra i parlamentari di Sel e il loro leader Nichi Vendola.
Se Berlusconi abbandonasse Letta, confessa il capogruppo alla Camera Gennaro Migliore, «noi proveremmo a convincere il Pd a formare un governo di scopo, che faccia la legge elettorale, rifinanzi la cassa integrazione e risolva il problema degli esodati».
Per quell’ipotetico governo, anche se nessuno in casa Sel ne parla a microfoni aperti, il nome per Palazzo Chigi in cima ai desiderata di Vendola e dei suoi sarebbe proprio quello del sindaco di Firenze.
E questo è uno spettro, l’ennesimo, che anche il Pdl sta cominciando a intravedere.
E che fa paura pure a Berlusconi.
(da “il Corriere della Sera“)
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Agosto 18th, 2013 Riccardo Fucile
CASSON: “UN GRUPPETTO POTREBBE SMARCARSI”
Non è ancora un «piano» e non c’è ancora una «strada». 
Ma è senz’altro l’indicazione di un sentiero che può aprirsi.
«A settembre». «Il voto sulla decadenza di Silvio Berlusconi è quasi un atto notarile. È tutto già deciso anche perchè la legge anticorruzione, sul punto, è chiarissima», è la premessa del senatore del Pd Felice Casson.
Ma l’ex magistrato, che è membro della giunta per le autorizzazioni di Palazzo Madama, si spinge oltre: «Dentro il centrodestra è in corso un evidente gioco a sfasciare. Anche perchè, più si andrà avanti più la situazione personale di Berlusconi si complicherà . Fino ad ora stanno tutti col Cavaliere. Ma adesso è estate, vediamo che cosa succede a settembre. Perchè – aggiunge sempre Casson – se è vero che la linea del Pdl diventerà il ritorno alle urne, è altrettanto vero che tra di loro, secondo me, c’è un gruppetto che non si ritrova in questa posizione. Un gruppetto più o meno grande…».
Di più Casson non dice. Ma l’ex magistrato è forse il primo esponente politico ad adombrare l’ipotesi che un pezzo dei senatori del Pdl possa anche divincolarsi dall’aut aut di Arcore e confermare «a prescindere» la fiducia al governo Letta
Non ci sono «piani» e neanche «strade».
Ma con quel «sentiero» qualcuno, nel Pd, sta già facendo i conti.
Non si spiegherebbe altrimenti il modo in cui i Democratici ostentano sicurezza sulla tenuta del governo e, contemporaneamente, considerano «definitivamente chiusa» – come ha ribadito il capogruppo alla Camera Roberto Speranza al Tg3 – la faccenda sulla decadenza di Berlusconi
Il tema di come proteggere il governo Letta ed evitare le elezioni anticipate, in casa Pd, si pone anche sul fronte del congresso.
Il lettiano Francesco Boccia ha preparato una mozione di sostegno al governo, un documento che rimarrà «aperto» fino a un’assemblea in programma a settembre a Sassano, a cui saranno invitati tutti i candidati alla segreteria.
Il testo sarebbe già stato sottoscritto da una trentina di parlamentari, quasi tutti giovani ed eletti con le primarie: da Marianna Madia alla calabrese Stefania Covello, dall’abruzzese Antonio Castricone ai piemontesi Stefano Esposito ed Enrico Borghi, fino alla campana Michela Rostan.
E in marcia d’avvicinamento ci sarebbero anche i «non allineati» di cui fa parte l’ex bersaniana Alessandra Moretti
Nella bozza del documento («Italia riformista, la sinistra che governa») si parla dell’«Italia salvata da Napolitano».
Serve, si legge, «un partito che abbia il coraggio di riconoscersi chiaramente nel governo Letta, assumendosene la responsabilità politica di guidarlo»
Nella mozione si elencano anche degli errori del passato («Uno su tutti, il conflitto d’interessi di Berlusconi») e si citano Moro, Berlinguer e papa Francesco.
Ma i punti chiave sono due.
Quello in cui si legge che la «new left nasce già vecchia» e quello in cui si certifica che «il Pd, oggi, appare spesso come un partito conservatore».
Nonostante sia una mozione «governista» e aperta a tutti i candidati, qualcuno già pensa che sia un «ponte» verso Renzi.
O, addirittura, l’ultimo appiglio per trovare un «accordo» tra il premier e il sindaco di Firenze.
Anche perchè, tra le righe, ci sono idee non distanti dagli argomenti del rottamatore. Come quella sul fatto che «è inconcepibile pensare e ripensare esclusivamente alle vecchie direzioni e assemblee di partito».
Tommaso Labate
(da “il Corriere della Sera”)
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Agosto 17th, 2013 Riccardo Fucile
LE BOZZE DELLO STATUTO E L’IPOTESI CHE NON CI SIA UN SEGRETARIO… I FALCHI PUNTANO ALLE “DELEGHE”
Il prossimo capitolo della guerra tra «falchi» e «colombe» sta per essere scritto. 
E passa attraverso quella pila di fogli che da giorni è appoggiata sull’ormai celeberrimo scrittoio di Arcore, lo stesso sul quale Silvio Berlusconi firmò nel 2001 il famoso «contratto con gli italiani»
In quei fogli, infatti, ci sono le possibili bozze del nuovo statuto della rinata Forza Italia, che il Cavaliere ha virtualmente battezzato con la campagna di affissioni a colpi di manifesti «sei per tre» e con gli striscioni «Forza Silvio» volati in cielo con gli aerei nel giorno di Ferragosto.
Bozze che, almeno per il momento, non prevedono per il nuovo partito la carica di «segretario».
Non si tratta di un semplice dettaglio tecnico.
Al contrario, questa è la storia del pressing che l’ala dura dei berlusconiani – guidata dal tandem composto da Daniela Santanchè e Denis Verdini – sta esercitando sul Presidente in vista della composizione dell’organigramma del partito.
Un organigramma che, non prevedendo per adesso la carica di «segretario», non contemplerebbe quindi un ruolo «operativo» per Angelino Alfano.
Questa, ovviamente, è una storia ancora tutta da scrivere. E dipenderà anche dal tipo di strada che il Cavaliere deciderà di prendere sul sentiero indicato da Giorgio Napolitano nella sua nota dell’altro giorno.
Ma che i «falchi» del partito stiano per partire lancia in resta all’attacco del segretario del Pdl è un dato acclarato.
Nessun colpo frontale, e men che meno polemiche pubbliche, almeno per adesso.
Ma l’ala dura dei berlusconiani, nei giorni a cavallo di Ferragosto, ha iniziato sottotraccia a imbastire un processo contro i ministri pidiellini del governo Letta, accusati di «latitanza» nei giorni caldi del post-sentenza.
E soprattutto contro Alfano, che sarebbe il primo nome sul loro banco degli imputati.
Lo schema non sarebbe dissimile dal piano per far saltare il governo andato in scena poche ore prima della manifestazione sotto Palazzo Grazioli, quando un pacchetto di mischia di cui facevano parte anche Santanchè e Verdini aveva convinto il Presidente a chiedere la presenza in piazza anche dei ministri.
Solo che la richiesta a Berlusconi, in queste ore, è diventata un’altra.
Garantirsi, in assenza della carica di segretario, quelle «deleghe» sulla gestione di Forza Italia che trasformerebbero il partito da «forza di maggioranza» a «movimento in perenne campagna elettorale».
Deleghe che potrebbero finire proprio nelle mani di Santanchè (comunicazione) e Verdini (organizzazione), che al contrario di Alfano, di Gianni Letta e della pattuglia dei ministri, vorrebbero staccare quanto prima la spina tanto al governo quanto alla legislatura.
Ovviamente, visto che ha dalla sua la stragrande maggioranza dei parlamentari, nessuno dei berlusconiani pensa che Alfano si faccia trovare impreparato al blitz.
E le voci, secondo cui il segretario del morente Pdl potrebbe rispondere all’Opa dei falchi sul partito rinunciando al posto nel governo, non si sono ancora spente.
Tutto è nelle mani di Berlusconi. Di colui che, come ha sottolineato ieri Francesco Nitto Palma, rimarrebbe «la nostra guida politica anche fuori dal Parlamento».
Finirà per affidare le deleghe operative della nuova Forza Italia ai «falchi», consentendo che a rappresentare il partito in televisione sia la linea della «Pitonessa» Santanchè?
O punterà di nuovo sul segretario uscente del Pdl, chiedendogli però di lasciare sia Palazzo Chigi, sia il Viminale?
In qualsiasi dei due casi, sarebbe una mezza rivoluzione.
Che troverebbe il suo punto di caduta quando, a metà settembre, Roma ospiterà la convention del battesimo ufficiale di Forza Italia.
Anche se c’è chi giura che, questa decisione, il Cavaliere potrebbe prenderla molto prima.
Anche perchè, tra i «falchi», c’è chi comincia a insinuargli il sospetto sul nuovo partito che «rischia di finire tra due fuochi».
Stretto tra Pier Ferdinando Casini, che punta a intercettare i parlamentari del Pdl che non vogliono le elezioni anticipate, e Roberto Maroni, che invece non vede l’ora di tornare al voto.
E che, non a caso, ha piazzato nel dibattito interno al centrodestra non solo la richiesta delle primarie, ma anche la candidatura di Flavio Tosi.
Tommaso Labate
(da “il Corriere della Sera”)
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Agosto 17th, 2013 Riccardo Fucile
L’INIZIATIVA VOLUTA DAI FALCHI DEL PDL E’ STATA GIUDICATA FUORI TEMPO E HA RACCOLTO SOLO L’IRONIA DELLA RETE
Volevano sganciare bombe elettorali, ma dai cieli sono caduti mortaretti.
Con l’Italia delle spiagge a guardare su annoiata, e un altro pezzo di Paese a ridacchiare davanti al pc.
I falchi del Pdl hanno sbagliato i tempi, che in politica sono quasi tutto: e invece di consensi si sono beccati lazzi e indifferenza.
Proprio non ha funzionato, l’offensiva di Ferragosto con nove aerei a sorvolare i litorali del Centro-Nord, con uno striscione lungo 25 metri: “Forza Italia Forza Silvio”.
Un’idea dell’ala dura del partito di B., sviluppata subito dopo la sentenza della Cassazione sul caso Mediaset.
Un modo per confermare il sostegno incondizionato nel capo, certo. Ma (nei piani) anche e soprattutto il calcio d’inizio di una campagna elettorale da fine del mondo, con la guardia pretoriana di Berlusconi, Santanchè in testa, a chiamare alla pugna verso le urne d’autunno, nel nome della risorta Forza Italia.
Il 13 agosto però Napolitano ha emesso la sua nota, ribadendo che il governo Letta deve andare avanti, nonostante tutto e tutti, e che le sentenze vanno rispettate.
Quanto alla grazia, “tocca al Presidente della Repubblica far corrispondere un esame obbiettivo e rigoroso per verificare se emergano valutazioni e sussistano condizioni che possono motivare un eventuale atto di clemenza individuale”.
Traduzione più diffusa: si vedrà .
Soppesando le parole del Quirinale, e considerando anche quel netto no di Marina Berlusconi (il totem alternativo) alla discesa in campo, forse si sarebbe potuta rinviare la campagna dai cieli.
Da Albenga a Fano, coast to coast
Ma i 9 Piper della brianzola Aertraining si sono ugualmente alzati in volo, come da accordi con la Santanchè e Mario Mantovani, vicegovernatore della Lombardia per il Pdl. E a Ferragosto hanno battuto oltre 2500 chilometri di costa, da Albenga e Fano, con orario di massima intensità nel primo pomeriggio, quando sotto gli ombrelloni è tradizionalmente ressa.
Niente Puglia, Calabria e isole.
“In pochi giorni abbiamo organizzato quello che era possibile” spiegavano dalla Aertraining, parlando di un costo “inferiore ai 50mila euro”.
L’Italia degli stabilimenti ha guardato, sorriso e sbadigliato. Non sono mancati cori ostili (soprattutto in Toscana e in Liguria).
Qualcuno ha anche replicato con controiniziative. Enrico Rossi (Pd), governatore della Toscana, ha distribuito a Viareggio volantini che riportavano l’articolo 3 della Costituzione, quello secondo cui “tutti i cittadini sono eguali di fronte alla legge”.
Il circolo Pd di Filadelfia (Vibo Valentia) ha invece risposto con moneta simile. Ovvero, con un aereo che alle coste calabresi ha mostrato il seguente messaggio: “Grazia un cazzo”.
Tre parole che sul web sono già un virus, da giorni. Ma l’obiettivo principale non potevano essere che loro, gli aerei pro Silvio.
Prima del volo ferragostano, tal Daniele Dal Bon (“curatore dell’evento”) aveva paventato niente meno che “assalti” ai Piper “in fase di decollo”.
Ma nessuno ha attaccato gli aerei che spargevano il verbo di B.
Piuttosto, Twitter si è gonfiato di consigli per la contraerea (metaforica, si capisce). Non male il suggerimento di Fabio Nardelli: “Oggi passano gli aerei di Silvio sulle spiagge, scrivete Borsellino o Guardia di Finanza sulla sabbia. Cambiano rotta”.
“Mia zia era con la doppietta in terrazza”
Più cattivella Mangino Brioches: “Mia zia è da due giorni in vedetta in terrazza con la doppietta del nonno”.
Discolacci i tanti che hanno invocato il collaudo ferragosto degli F-35.
Da cartellino rosso l’immagine con l’aereo a terra e la scritta: “Meno uno”.
Gettonata la variante romantica: “Alfano ha scritto t’amo sulla sabbia per Silvio”. Stefano Della Vedova la butta sulle grandi intese: “Ma sugli aerei di Silvio c’era per caso Boccia a sventolare il messaggio?”.
E c’è chi ricorda Cetto La Qualunque con il suo velivolo elettorale, nel film di Antonio Albanese. Sarcasmo, come quello sparso a piene mani con fotomontaggi (“In galera” a caratteri cubitali sull’arenile).
Chissà che ne pensa Daniela Santanchè. Giovedì scorso la parlamentare era a prendere il sole al Twiga, “beach club” a Marina di Pietrasanta (Lucca), di cui è co-proprietaria. Appena l’aereo con striscione ha solcato il cielo, attorno alle 16, la “pitonessa” si è alzata in piedi e ha cominciato a riprendere il volo con il suo i-Pad.
Nel frattempo sulla spiaggia infuriava la battaglia dei gavettoni, tipica del Ferragosto. Pare che lo stendardo per Berlusconi non abbia fermato la sfida.
Ed è già una sentenza pesante, sull’esito dell’offensiva aerea.
Frizzante come certe repliche in tv: molto grigie. S
oprattutto, fuori tempo.
Luca De Carolis
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 13th, 2013 Riccardo Fucile
“DI SUCCESSIONI NON ABBIAMO BISOGNO, IL LEADER RIMANE SILVIO”… ANCHE VERDINI E BRUNETTA TRA I CRITICI
Maria Elvira detta Marina Berlusconi, futura Cav., era ormai quasi incoronata futura regina del Pdl
(e d’Italia) dall’intero partito-padronale di papà Silvio, quando ieri dal coro di giubilo s’è levata la bocciatura di Fabrizio Cicchitto.
Che promette di avere eco nella futura rinascente Forza Italia.
“Di successioni al momento non abbiamo bisogno, perchè il leader rimane lui, Silvio”, ha detto a La Stampa l’ex capogruppo alla Camera del Pdl.
Cicchitto auspica l’intervento di Giorgio Napolitano, per un atto di clemenza che salvi Re Silvio dalla condanna definitiva a 4 anni di reclusione.
Del resto, ricorda il deputato che spicca tra le colombe del partito di Arcore, anche Napolitano “è stato oggetto di un attacco da Palermo (trattativa Stato-mafia, ndr), da cui si è potuto mettere al riparo per le guarentigie di cui giustamente gode il Presidente della Repubblica”.
Quindi, ricordando al Capo dello Stato e agli alleati del Pd della stravagante maggioranza, che per mantenere “in vita questo Governo è tuttora indispensabile proprio Berlusconi”, Cicchitto boccia la successione a Marina come un “errore qualunque di surrogazione di tipo familiare; darebbe una sensazione di ripiego, laddove l’uomo è saldamente in campo. Semmai il problema è un altro: costruire un partito che sia veramente capace di sostenere il suo leader”.
Insomma Berlusconi deve rimanere al suo posto.
A Cicchitto si uniranno altre colombe.
Nel partito, infatti, l’incoronazione di Marina è più un’idea di alcuni che una decisione collegiale nè soprattutto necessaria.
Già il solitamente riservatissimo (e fedelissimo) Denis Verdini è stato critico: “Il passaggio a Marina? Deve dirlo Berlusconi, ma deve dirlo anche il partito, visto che siamo un partito”.
Mentre l’altrettanto fido Renato Brunetta ha definito l’ipotesi come monarchica, bocciandola decisamente.
“Non mi piacciono le dinastie, nè quelle monarchiche nè quelle repubblicane”.
Ma il capogruppo della Camera ha forse timore che con l’avvento di Marina gli equilibri di potere interni possano cambiare così radicalmente da metterlo in ombra.
Come lui molti.
Un ex ministro che conosce a fondo Silvio, Arcore, Marina e il partito fotografa in forma anonima la situazione: “Ne parla Giuliano Ferrara e ne parlano i giornali, ma è prematuro affrontare l’argomento nel partito perchè l’argomento non esiste”, confida l’oggi senatore del Pdl.
“Il problema si affronterà quando Silvio deciderà cosa fare in futuro. Se ci sarà la necessità di individuare un suo successore, uomo o donna che sia, se ne parlerà . E posso garantire che Cicchitto dà voce a una ampia parte di partito che vorrebbe il tema fosse affrontato con maggior collegialità e non limitato allo squittire di qualche presunta amica di Marina”.
Individuare quale tra le presunte amiche squittisce è difficile, considerato che le donne del Pdl sembrano tutte a favore dell’ascesa della Zarina Marina o la “principessa di ferro”, come l’ha ribattezzata la Frankfurter Allgemeine Zeitung.
La più entusiasta pare la pitonessa Daniela Santanchè, che ancora ieri ha ripetuto (ormai in trans) “ora tocca a Marina”.
La bionda robotica Laura Ravetto ha invece inserito nel suo personale copione televisivo la frase “Marina è l’erede”.
Imitata da Mara Carfagna, seppur con scarsi risultati vista la fuga cui è stata costretta dagli studi del Tg3 incalzata da Bianca Berlinguer.
Più distaccata Lara Comi (“sarebbe un’ottima prospettiva”) mentre Michaela Biancofiore si è spinta in un improbabile paragone tra Marina e il sindaco di Firenze concludendo che la primogenita del Cavaliere “è la nostra Matteo Renzi”.
Da chi comincia a rottamare nel Pdl?
Sicuramente non sarà uno scontro di genere. Almeno non lo è per Cicchitto che confida nell’intervento di Napolitano.
E, dice, “se nessuno può farci nulla” per graziare Silvio allora “prepariamoci al peggio”.
E il riferimento non è a Marina.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 10th, 2013 Riccardo Fucile
MACCHINA DEL FANGO E IL PROCEDIMENTO DEL CSM USATO PER FAR SLITTARE I TEMPI
Una manovra a tenaglia — ogni giorno “macchina del fango” dal Giornale e Csm in azione
contro il presidente del processo Mediaset Antonio Esposito — nel disperato tentativo di far saltare la sentenza e soprattutto di allontanare il più possibile nel tempo, o addirittura bloccare, la stesura delle sue motivazioni.
Con la segreta speranza di ottenere nel frattempo, se non l’agognato salvacondotto, quanto meno il congelamento del voto del Senato sulla decadenza del Cavaliere e la possibilità di portarlo come candidato alle prossime elezioni da tenere ovviamente in autunno.
Un’operazione che potrebbe passare anche per un accordo sulla legge elettorale, che peraltro il Quirinale sollecita.
L’estremo tentativo in atto non tiene conto di molte, se non addirittura troppe variabili destinate a far saltare il progetto del Pdl.
Una su tutte: comunque il Cavaliere, ormai nella sua posizione di condannato in via definitiva a una pena superiore a quattro anni, non potrà più essere candidabile.
Anche se si dovesse votare a ottobre, ci potrà pur essere il nome di Berlusconi sul simbolo e sulla scheda, ma lui, fisicamente, non potrà correre nè per la Camera, nè per il Senato.
Tuttavia il Pdl sta provando con ogni mezzo a dimostrare che la sentenza della Cassazione è inficiata da un presidente che è entrato in camera di consiglio avendo già deciso di condannare Berlusconi a prescindere dalle “carte” e da un collegio in cui, come dice il super falco Daniela Santanchè, c’erano “due funzionari che appartengono a Md, un partito ostile a Berlusconi”
L’obiettivo prioritario, da giorni, è distruggere quella sentenza del primo agosto. Essa è ormai definitiva e immodificabile sul piano giuridico, la condanna a 4 anni per frode fiscale e il rinvio alla corte di appello di Milano per rimodulare l’interdizione dai pubblici uffici, sono scritti in un dispositivo che nulla potrà cambiare o distruggere o cancellare.
Ma la decisione può essere “macchiata” sul piano mediatico e soprattutto politico, con l’obiettivo di dimostrare che Berlusconi è stato vittima di un “pacco” preconfezionato, di un processo ingiusto scritto da giudici prevenuti e comunisti.
Al processo chiuso nei palazzi di giustizia (tribunale, corte di appello, Cassazione), il Pdl vuole contrapporre quello in piazza.
Alla fine del percorso c’è il ricorso a Strasburgo, ma soprattutto le pressioni su Napolitano per ottenere concrete garanzie su una prospettiva di prossime elezioni.
S’innesta qui la manovra in atto al Csm per far “cadere” al più presto la testa di Antonio Esposito.
Lui, la toga che ha letto il verdetto, è divenuto il simbolo del processo stesso.
Per questo, da giorni, la stampa berlusconiana lo lavora ai fianchi, per costringerlo a lasciare il suo posto in Cassazione.
Il Csm è chiuso e la pausa dura fino alla metà di settembre. Tuttavia il centrodestra, proprio per questo motivo, è in piena attività e ha quasi rinunciato alle vacanze. Annibale Marini, il presidente della prima commissione, Zanon, Romano, Albertoni e Palumbo non solo hanno chiesto di aprire la pratica contro Esposito, ma poi hanno preteso un’accelerazione massima nel trattarla. Perchè?
Che obiettivo si pongono? Da voci di corridoio si capisce subito che lo scopo è quello di tentare di ostacolare la stesura delle motivazioni.
Creando il massimo discredito intorno alla figura di Esposito, nella segreta speranza che questo influisca sulla credibilità finale delle motivazioni stesse.
Il paradosso è evidente, e al Csm sia i togati che i laici della sinistra sono preoccupati. L’organo di autogoverno dei giudici, che dovrebbe tutelare l’autonomia e l’indipendenza dei medesimi, finisce in questa situazione per intervenire a gamba tesa in una fase delicatissima per il processo.
C’era effettivamente l’urgenza di anticipare al 5 settembre la riunione della prima commissione? La risposta è no, questa fretta effettivamente non c’era.
A spiegarla c’è solo la volontà di votare al più presto su Esposito, anticipando anche un eventuale passo del procuratore generale della Cassazione Gianfranco Ciani che potrebbe, a sua volta, far partire un’azione disciplinare.
A questo punto l’unica contromossa, cui i cinque giudici del collegio Mediaset che hanno condannato Berlusconi starebbero pensando, è quella di “battere” sul tempo le manovre anti-Esposito chiudendo al più presto le motivazioni.
Poi sia quel che sia.
Liana Milella
(da “la Repubblica”)
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