Agosto 9th, 2013 Riccardo Fucile
ALFANO NON LI SOPPORTA, LA SANTANCHE’ LI GUARDA CON SOSPETTO… CHI C’E’ DIETRO GLI ULTRA’ DI SILVIO? UNA CATENA DI COMANDO CHE VA DA VOLPE PASINI FINO A BONDI, PASSANDO PER DELL’UTRI
L’ultima trovata è la petizione per l’amnistia. Una raccolta di firme per presentare al Parlamento la legge salva-Silvio, che nessun partito – per ragioni diverse – potrebbe proporre. Bastano 50 mila sottoscrizioni, fra i berlusconiani. Roba da poco.
Ma soprattutto, se la proposta non arrivasse mai al voto, resta un modo per mettere in piedi sul territorio una struttura di volontari da far pesare al momento delle grandi decisioni.
Già . C’è un partito parallelo che da mesi si muove nel nome di Berlusconi, ma a sua insaputa.
Ultimo nato è proprio l’Esercito di Silvio. Cui peraltro non crede nessuno.
«Ma chi sono quelli lì?», ripetono i big pidiellini. «Che vogliono dal Presidente?».
Domanda legittima, se si pensa che il portavoce del movimento, Simone Furlan, padovano, è talmente poco noto al suo partito da non avere alcun rapporto nemmeno con il suo concittadino più illustre alla corte del Cav, l’avvocato Niccolò Ghedini. Tanto che il legale dell’ex premier non fa mistero di vedere come fumo negli occhi le iniziative populiste che da un anno a questa parte nascono come funghi intorno al quasi ex Cavaliere.
Eppure, se si fa qualche verifica in loco, dalle truppe dell’Esercito spunta un altro nome noto.
Fra i primissimi arruolati, c’è pure Diego Volpe Pasini, l’imprenditore friulano che un anno fa cenava in allegria a casa di Berlusconi, in compagnia di avvocati, finanzieri e qualche amica.
Lo stesso che vergò il piano “Rosa tricolore”, bollato dai vertici del Pdl come la «fantasia di un pazzo», ma discusso con Berlusconi il 21 giugno 2012.
E, soprattutto, che conteneva un’indicazione: il ritorno a Forza Italia. Pazzo, peone, mitomane quanto si vuole, quel progetto si è manifestato a distanza di un anno sotto la residenza romana del Cavaliere.
Quando è ricomparso il simbolo della discesa in campo del 1994.
«Oggi sono tutti favorevoli al ritorno di Forza Italia, ma quando io organizzai a Milano la prima manifestazione con le vecchie bandiere fui lasciato solo», si sfoga Volpe Pasini.
Che da quei giorni di lite con il segretario Angelino Alfano ha congelato, suo malgrado, i rapporti con Silvio.
E così, nel mondo parallelo dei fan di Berlusconi, ecco comparire anche il sindaco di Pavia Alessandro Cattaneo, così come l’avvocato Gianpiero Samorì, classe ? 57, modenese, milionario, fondatore dei “Moderati rivoluzionari” con ambizioni di ministro.
A portarlo da Berlusconi fu Volpe Pasini, ancora lui, e, oggi che l’Esercito cresce, è sempre Volpe Pasini a tessere la rete. E a mettere insieme mondi diversi.
Oltre ad Alfano, a sbarrare la porta ai ribelli ci sono pure Maurizio Gasparri e Daniela Santanchè, titolari della corrente dei falchi e tacciati, dai ribelli, di essere berlusconiani dell’ultima ora.
E ancora l’ex ministro Maria Stella Gelmini.
Fra i big, però, c’è pure chi, senza farsi troppo notare, tiene aperto un ponte con i filo-Cav.
Anche perchè se ufficialmente Berlusconi sta con i vertici del suo partito e censura, censura e censura, tiene sempre aperta una porta all’ipotesi bis. E cioè che domani possa tornargli utile proprio quella mobilitazione, che non è costata fatica. E che, all’occorrenza, può essere sconfessata con un tweet.
Fra i coordinatori, il più aperto è Denis Verdini, così come l’ex pupillo di Silvio, Raffaele Fitto, e lo stesso Sandro Bondi, quello che invocò la “guerra civile” e, poche ore dopo, vide scendere in piazza proprio l’Esercito di Silvio.
Buoni i rapporti anche con Marcello Dell’Utri, che nel piano del 2012 figurava fra i leader storici da non rottamare.
Ma che ne sarà dei soldati berlusconiani?
Conoscendo Volpe Pasini, slogan a parte, quel che conterà saranno le “caserme della libertà ” che, grazie alla raccolta di firme per l’aministia, riusciranno ad aprire.
Con l’obiettivo di rientrare dalla porta di Forza Italia, dopo essere stati lanciati dalla finestra del Pdl.
Tommaso Cerno
(da “l’Espresso”)
argomento: Berlusconi, PdL | Commenta »
Agosto 8th, 2013 Riccardo Fucile
ERA PARTITO PER FAR FARE LA PACE ALLE DUE KOREE, E’ TORNATO PIU’ UMORISTA DI PRIMA
“La Corea del Nord assomiglia molto alla mia Svizzera, per questo l’apprezzo. Le persone sono
precise quando si danno gli appuntamenti. E poi c’è una pulizia per le strade, molto molto pulite“. Sono le parole del senatore Pdl Antonio Razzi, intervistato da Paolo Argentini per il TgLa7.
Il parlamentare, come già ha dichiarato alla trasmissione radiofonica “La Zanzara”, su Radio24, esalta le bellezze della Corea del Nord e si proclama mediatore per la pace. “Io sono entrato in politica e sono venuto dalla Svizzera” — afferma — “per portare alcune innovazioni di come ho imparato nella Federazione Elvetica. E credo che ci sto riuscendo. Anche il dialogo con le due Coree…”- continua — “mi sto preoccupando per la pace. E questo l’ho imparato dopo 41 anni di esperienza svizzera”.
Non mancano le lodi per il giovane leader Kim Jong Un.
“Lo conosco” — rivela — “ho parlato con lui in questo ultimo mio viaggio in Corea. L’ho ringraziato per l’invito e per quello che sta facendo per i ragazzi coreani” — spiega — “perchè a partire dal mese di settembre dovrebbero arrivare 20 nuovi calciatori “giovanili” presso Perugia, dovrebbero andare anche al Milan e 10 anche al Barcellona”.
E aggiunge: “Il nuovo leader maresciallo è amante dello sport, della pallacanestro, del calcio italiano. Vuole che imparino la tecnica del calcio italiano e questa è una cosa bella anche per la distensione e per la pace“.
Razzi ribadisce: “Io non credo che nella Corea del Nord non ci siano i diritti umani, io ho visto che si può tranquillamente uscire e andare dove uno vuole apprezzare“.
E sulla capitale Pyongyang afferma: “E’ una citta che veramente merita, è una città di “tre milioni e tre”.
E’ tutto nuovo, palazzi nuovi, alberghi che stanno costruendo nuovi, appunto, perchè loro aspettano che vengano i turisti”.
Elogi sperticati anche per Silvio Berlusconi: “E’ un vero responsabile. Non credo che verrà condannato perchè per me è innocente”
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: PdL | Commenta »
Agosto 8th, 2013 Riccardo Fucile
PDL AL 29% SECONDO LA SONDAGGISTA DEL CAVALIERE, MA MARINA E’ BASSA…. E PER LEI NEL PDL “CI SONO TROPPI TRADITORI”
È nel consiglio che Marina ha ripetuto in questi giorni al padre il primo atto della sua discesa in campo. Politico: “Di questi non ti devi fidare. È la solita storia. Si è visto come è andata a finire mettendosi nelle mani di Napolitano”.
È il ragionamento di Gianni Letta che l’erede considera dannoso. Quello che porta alle “dimissioni” da senatore, per evitare un traumatico voto sulla decadenza da palazzo Madama: “Fai un grande discorso al paese — è la tesi di Letta – in cui annunci un passo indietro”.
Per la colomba per eccellenza sarebbe un “segnale” di responsabilità che darebbe al Colle margini per un atto di clemenza.
Consentirebbe al capo dello Stato di dire al Pd, è questo il senso del ragionamento, “l’ho graziato, ma l’ho tolto di mezzo.
È questo approccio che Marina considera non corretto.
La Cavaliera è stata tranchant, in più di un’occasione. La sua decisione nel rifiutare la teoria del passo indietro è pari alla sua indecisione sulla discesa in campo.
Una mossa ad alto rischio, e su cui anche i sondaggi non darebbero conferme.
Numeri certi per ora non trapelano su di lei.
L’ultimo report della Ghisleri dice che il Pdl, da solo, è al 29 per cento. Ma Marina è bassa. Non è al livello di Berlusconi Silvio.
E che il gap non è irrilevante: “Ci vuole un po’ di tempo, va costruita” è stato il commento di Marcello Dell’Utri, uno che della discesa in campo di Berlusconi (Silvio) fu tra gli artefici principali.
E che col Cavaliere è tornato ad avere una consuetudine come ai bei tempi, dopo il grande freddo dovuto all’esclusione dalle liste. Tanto che Silvio e Marcello avevano programmato per questa estate qualche giorno di vacanza alle Bermuda, una rimpatriata anche con Confalonieri, mandata all’aria dal ritiro del passaporto del Cavaliere.
I due si sono sentiti in questi giorni, l’uno in partenza per Santo Domingo, l’altro chiuso ad Arcore in un permanente gabinetto di guerra. Marcello, come Marina, è tra quelli che nutre una profonda diffidenza verso il partito romano di Gianni Letta.
Ecco, nella torrida e solitaria estate a villa San Martino, figli e amici più stretti di Berlusconi hanno spostato l’asse del ragionamento, in vista della grande decisione. Che sarà presa quando arriveranno dal Colle notizie su di che morte deve morire il Capo. La dead line psicologica è Ferragosto, ma è solo psicologica.
Ebbene, nell’attesa nel primo segnale concreto, è come se il partito, il Pdl, fosse uscito dal radar delle considerazioni.
Tutto ruota attorno al rapporto tra le aziende e la grande rottura col governo.
Il Pdl è un luogo dove, per dirla con Marina, si annidano parecchi “nemici”.
Lucida, con ferrea memoria storica, l’erede ha ripercorso tutti i momenti in cui lo schema di Gianni Letta non ha funzionato, dall’ostilità della Corte costituzionale nei passaggi cruciali all’operazione Monti.
Insomma, se l’appeasement nei confronti di Napolitano non ha mai portato risultati vantaggiosi dal punto di vista della salvezza di Berlusconi dai guai giudiziari perchè dovrebbe funzionare ora?
Ecco che invece, la manovra del passo indietro, condivisa anche da Alfano, suona come un ennesimo tentativo di andare oltre Berlusconi.
Sono sempre gli stessi, è il refrain che pure le mura di Arcore sanno: quelli delle primarie, di Italia Popolare, il correntone per un Pdl deberlusconizzato, e che ora si sono inventati questa storia delle dimissioni per mettere il governo, dove sono tutti al riparo dalla scossa.
È come se all’ombra dell’ultima battaglia del Berlusconi condannato il partito si stesse giocando l’ultima battaglia tra il partito milanese (quello di Mediaset) e il partito romano che, per dirla con un amico di vecchia data del Cavaliere, ha sempre un trovato un Letta a palazzo Chigi come riferimento: Gianni con Berlusconi ed Enrico come sottosegretario di Prodi e ora come premier.
E nel breve interregno montiano una emanazione di Letta (Gianni) come Catricalà .
A domanda sull’impatto aziendale della caduta del governo di Letta (Enrico), la famiglia ha risposto: nessuno.
È un eventuale conflitto di interessi un rischio, non la caduta di Letta. È comunque, dicono Marina e Confalonieri: “Prima viene Berlusconi poi le aziende”.
Tanto che l’erede, nel corso di un accalorata discussione, è sbottata: “Prima vieni tu – ha detto al padre – e sulla base di quello che è meglio per te si decide, a costo di vendere Mediaset”.
Una frase che non è una decisione. Politica, tuttavia, molto politica.
Di chi è perfettamente in campo.
(da “Huffington Post“)
argomento: PdL | Commenta »
Agosto 7th, 2013 Riccardo Fucile
FINORA ERANO SEMPRE STATE FIRMATE DA ALFANO… FORZA ITALIA NON PREVEDEVA UN SEGRETARIO, MA UN COORDINATORE: ED ERA VERDINI
Firmato Verdini. E’ sua la sigla in calce a una circolare destinata a tutti i parlamentari del Pdl. Già , scritta. E che, a breve, arriverà nelle caselle di posta elettronica di tutti gli eletti del Pdl alla Camera e al Senato. Firmato Verdini Denis, il falco per eccellenza.
Il teorico della rottura subito, alla prima occasione utile.
Quello che da giorni urla nei vertici di palazzo Grazioli che di “Napolitano non ci si può fidare”. E che considera un azzardo la linea dell’appeasemet: “Se va avanti così finirà che finisci in carcere e la grazia non ti arriva”.
E la circolare suona come un inizio di “mobilitazione”. Ai parlamentari si chiede di andare a firmare, e di far firmare, i referendum radicali sulla giustizia.
Un segnale, di fronte a un Parlamento che non affronterà mai la discussione sul tema. Firmato Verdini. E non Alfano. Ecco, non è un dettaglio.
Perchè finora tutte le circolari interne sono state firmate da Angelino, che oltre ad essere ministro dell’Interno e vicepremier è segretario del Pdl.
Significa, spiega chi conosce le dinamiche interne, che è “iniziato l’esautoramento di Alfano” in vista del rilancio di Forza Italia.
In attesa della rinascita di Forza Italia all’insegna della dinastia Berlusconi da Silvio a Marina, nel Pdl in dismissione è l’ora dei falchi.
E il segretario “senza quid” (come disse Berlusconi) rischia di scomparire con un paio di tratti di penna. Lo statuto di Forza Italia, infatti, non prevede la carica di segretario, ma di coordinatore. E l’ultimo coordinatore, prima del Pdl, guarda caso era proprio Verdini. Quello che oggi firma la circolare.
Non è un caso che, fiutata l’aria pesante, negli ultimi giorni proprio Angelino ha ricominciato a telefonare e a riavvicinarsi a quel pezzo di nomenklatura che ha tenuto fuori dal governo, ricevendo segnali di freddezza: “Deve decidere Berlusconi, noi stiamo con lui. Anche se fa la scelta che tu pensi sbagliata, lo seguiamo fino alla fine”.
È così che hanno tagliato corto di fronte alle sue preoccupazioni sul governo Raffaele Fitto e Mariastella Gelmini, Mara Carfagna e Saverio Romano, Renata Polverini, dirigenti che solo tre mesi fa non vedevano con ostilità le primarie con Alfano segretario.
Perchè, in questa fase, fare squadra col segretario viene visto da palazzo Grazioli come una sorta di preparazione del 25 luglio.
Non è piaciuta, nell’inner circle del Cavaliere, l’intervista al Corriere in cui Gaetano Quagliariello ha svelato che domenica era pronto un piano per far saltare il governo come fosse una scelta folle.
Così come non è piaciuta l’ostentazione dell’assenza dei ministri in piazza, a partire da Alfano, come se quella fosse una scelta saggia e chi stava a 40 gradi col Cavaliere in lacrime fosse un irresponsabile.
O le dichiarazioni di apertura a Casini e Montezemolo, dopo che hanno auspicato la necessità di un centrodestra senza Berlusconi, di quella nomenklatura che voleva fare le primarie, a partire dall’ex capogruppo Fabrizio Cicchitto.
Perchè c’è poco da ridere: stavolta senza Berlusconi significa con Berlusconi ai domiciliari. Già . Firmato Verdini.
(da “Huffington Post”)
argomento: PdL | Commenta »
Agosto 7th, 2013 Riccardo Fucile
LA SANTANCHE’: “DAL 16 SIAMO IN CAMPAGNA ELETTORALE”… PRIMA DEVE FINIRE LE VACANZE A FORTE DEI MARMI E A SAINT TROPEZ?
«Fino ad ora sono stato responsabile. Ma non durerà a lungo. Sono la vittima di una sentenza ingiusta. E,
da padre, non consentirò che i miei figli vengano trattati come i figli di un condannato». Già , i figli.
Allo scoccare della mezzanotte di ieri, Silvio Berlusconi ha già parlato con loro.
E a ciascuno ha raccontato dell’idea di «voler scontare la pena in carcere», come se fosse il primo «sacrificio» della partita a scacchi con governo e Quirinale.
Ma a mezzanotte di ieri Berlusconi non ha più davanti i figli.
A palazzo Grazioli, di fronte a sè, l’ex premier ha un gruppo di dirigenti del Pdl, tra cui Daniela Santanchè.
E alla pattuglia, dopo cena, s’è aggregato anche Angelino Alfano.
È a loro, infatti, che il premier annuncia la nuova, possibile, giravolta.
E, come se fosse la sceneggiatura di un film pieno di colpi di scena, di fronte a loro Berlusconi torna a parlare di «voto anticipato».
Dell’ipotesi, insomma, di provocare una crisi di governo e aprire la campagna elettorale in piena estate.
IL RUOLO DI MARINA
Lo schema, fino a nuovo ordine, prevederebbe alcune mosse per ora solo annunciate. Un intervento, «e non più votato alla responsabilità nei confronti del governo», sulla Cassazione.
Forse la rinuncia pubblica a una «grazia» impossibile.
Quindi la firma ai referendum sulla giustizia di Marco Pannella.
E magari la discesa in campo «tecnica» della figlia Marina.
Perchè il leader, è il suo adagio, comunque «rimarrei io».
E così ieri mattina, mentre Berlusconi avvia l’ennesimo round di colloqui con gli ambasciatori presso il
Quirinale (Brunetta e Schifani) e quelli che si occupano del dossier al Senato, Sandro Bondi replica all’intervista di Gaetano Quagliariello al Corriere rimarcando che «tutti sosteniamo il governo».
Ovviamente il coordinatore del Pdl non può sapere quello che sta andando in scena dietro le quinte degli studi Rai della Dear, dove Daniela Santanchè ha appena finito di partecipare alla trasmissione Agorà insieme all’esponente del Pd Ivan Scalfarotto.
LA GALERA? «PRIMA LE URNE»
«Scalfarotto, posso darti un consiglio? Preparati per la campagna elettorale», è la premessa della «Pitonessa».
La frase che arriva dopo lascia di sasso i presenti perchè è talmente circostanziata da non avere margini di dubbi.
«Preparatevi in tempo per Ferragosto perchè si va al voto. Noi, dal 16, saremo già in campagna elettorale».
E non è finita. Santanchè attacca le «colombe» del Pdl, che «stanno prendendo in giro Berlusconi promettendogli una grazia che non arriverà mai. Ma lui andrà in galera, dopo. Prima si va alle urne».
Ed è una tesi che già è tornata a farsi largo nel Pdl se è vero che ieri pomeriggio, in un angoletto di Montecitorio, Raffaele Fitto sussurra a mezza bocca: «Come finirà non lo so. Ma preparatevi a “ballare”, Berlusconi sta per farsi sentire di nuovo. Prendendo di petto la sentenza della Cassazione».
Magari, aggiunge l’ex ministro, «intervenendo a piedi uniti sull’intervista rilasciata dal giudice Esposito…».
E l’allarme, a Palazzo, torna a farsi di colore rosso.
(da “il Corriere della Sera“)
argomento: PdL | Commenta »
Agosto 7th, 2013 Riccardo Fucile
IL SEGRETARIO PD: “PRENDERE ATTO DELLA SENTENZA” E IL VICECAPOGRUPPO ALLA CAMERA BIANCONI GLI RISPONDE A INSULTI
La richiesta di un passo indietro a Silvio Berlusconi, dopo la conferma della condanna in Cassazione, da
parte del segretario del Pd, Guglielmo Epifani, scatena l’ira del Pdl.
E almeno in un caso, quello del deputato Maurizio Bianconi, gli insulti: “Guglielmo Epifani, già segretario generale della Cgil e oggi segretario pro tempore del Pd, ci inonda di sciocchezze. Fra i miei colleghi di partito c’è chi si indigna o chi si arrabbia. Io no. Mi viene sempre in mente la frase di Bettino Craxi – afferma il vice capogruppo alla Camera -: i sindacalisti quando fanno i sindacalisti sono dei grandissimi rompicoglioni, quando entrano in politica restano dei grandissimi coglioni”.
“Non vedo altra possibilità che prendere atto della sentenza”.
Al Corriere della Sera Epifani aveva detto che per il Cavaliere, per cui oggi si riunisce la Giunta per le Immunità che discute sulla decadenza, ”non vedo altra possibilità che prendere atto della sentenza e degli effetti che produce, non ci sono strade”.
Il leader del Pd ha anche ricordato al quotidiano di via Solferino il “video di Berlusconi giovane che dice che, quando uno fosse condannato per evasione fiscale, deve fare un passo indietro”. E alla domanda se ciò è quello che l’ex premier deve fare, l’ex sindacalista risponde come sia proprio “quello che è giusto”.
Insomma ci sono, sottolinea, “delle conseguenze di carattere sanzionatorio della sentenza. E su questo terreno non c’è via di uscita”.
Il Pdl contro il segretario Pd: “Irresponsabile”.
Luca d’Alessandro (Pdl), segretario della commissione Giustizia della Camera, paventa anche conseguenze sull’esecutivo: ”Gugliemo Epifani è un irresponsabile e un provocatore che cerca la crisi di governo senza intestarsela”.
Dal Pd l’invito ad abbassare i toni e far proseguire il lavoro del governo.
In difesa di Epifani il capogruppo alla Camera Pd Roberto Speranza: ”Voglio rivolgere al Pdl un invito fermo e responsabile ad abbassare i toni e a evitare assurdi e del tutto inopportuni attacchi a Guglielmo Epifani. Il segretario del Pd ha affermato una verità molto semplice: che in uno Stato democratico tutti i cittadini sono uguali davanti alla leggee che le sentenze vanno rispettate, anche se sono scomode”.
argomento: PdL | Commenta »
Agosto 6th, 2013 Riccardo Fucile
IL MINISTRO ACCUSA I FALCHI DI PDL E PD: “L’ESECUTIVO E’ L’UNICA BARRIERA AL CAOS”
«Ci sono tante persone, nel centrosinistra ma anche nel centrodestra, che non amano questo governo. E
che aspettano un nostro passo falso per farlo cadere. Infatti nella giornata di domenica, dopo la manifestazione del Pdl condotta in modo impeccabile e dopo il discorso altrettanto impeccabile di Berlusconi, le aspettative dei signori di cui sopra sono andate deluse. E, leggendo alcune dichiarazioni, la loro delusione traspariva con nettezza. Gliela posso dire tutta?»
Prego.
«Domenica era pronta un’operazione per decretare la fine del governo Letta. Un’operazione che non è andata a buon fine».
Anche quando finisce di pronunciare la frase, Gaetano Quagliariello conserva l’aria grave di chi guarda con preoccupazione a quello che sta succedendo dopo la condanna in Cassazione di Silvio Berlusconi. L’aria di chi teme che la tenaglia anti-governo e anti-Napolitano dei falchi di centrodestra e centrosinistra possa ancora raggiungere il suo obiettivo».
Ministro, c’è il rischio che il governo non regga?
«C’è il rischio che il tessuto connettivo del sistema politico si sbraghi ulteriormente. E c’è il rischio che il governo, che in questo momento rappresenta una barriera rispetto al caos politico-economico e istituzionale, non regga. La tentazione di sfruttare la sentenza della Cassazione per sbarazzarsi in un colpo solo di Berlusconi e del centrodestra a sinistra può ancora prevalere. Si tratterebbe di un’illusione. Ma anche le illusioni, a volte, possono far male».
Ma gli attacchi per la mancata partecipazione di voi ministri alla manifestazione sono arrivati dalle vostre file.
«Tutti nel Pdl siamo convinti che dopo la sentenza della Cassazione non si possa fare finta di niente. Ma nel Pdl ci sono idee differenti. Io, per esempio, sull’attuale situazione politica ho convinzioni nette. Non accetterei mai di diventare lo strumento di una crisi politico-istituzionale voluta da altri. Ma se mi trovassi in minoranza nel mio partito, non esiterei a dimettermi da ministro un minuto dopo. Quel che vale per me, deve però valere per tutti. La decisione che i ministri non dovessero partecipare alla manifestazione è stata presa dal gruppo dirigente del Pdl e comunicata direttamente da Berlusconi. Poichè è andata così, paradossalmente il destinatario degli attacchi sarebbe da considerarsi Berlusconi stesso».
Il tema, per il Pdl, è se fidarsi o meno del Quirinale. Lei si fida?
«Giorgio Napolitano non ha la mia storia politica. Ma anche per la sua cultura il compromesso non è un disvalore. Mi fido di lui perchè un atto di pacificazione, in un momento come questo, è necessario per il Paese. E se non ci fosse, sarebbe una sconfitta per tutti. Nessuno escluso».
Puntate alla grazia per Berlusconi? All’amnistia?
«Non ne parlo. Se ne parla pure troppo in un momento in cui, su queste cose, bisogna solo abbassare la voce».
I falchi del suo partito vorrebbero il voto?
«Il ricorso della Cassazione alla Consulta sulla legge elettorale blocca di fatto la possibilità di elezioni a breve. Anche per questo credo che se il centrodestra facesse cadere il governo Letta, o si piomberebbe nel caos istituzionale o verrebbe fuori un altro governo con un’altra maggioranza che, tra l’altro, potrebbe fare una legge elettorale per spingere la tentazione di far fuori Berlusconi alle conseguenze più estreme».
Pensa al rischio, dal suo punto di vista, di una maggioranza Pd-M5S sulla legge elettorale?
«Sì, penso anche a questo rischio. E dico a chi sta nel Pdl che il centrodestra è forte quando esalta la sua vocazione maggioritaria, non quando cede alla tentazione di configurarsi come destra identitaria».
Magari con Marina Berlusconi alla guida…
«Per ora non c’è stata la disponibilità della diretta interessata. Non ne parlo. È innanzitutto un fatto di rispetto personale».
E il rapporto con Enrico Letta?
«Enrico Letta non ha nè le nostre sensibilità nè le nostre passioni. Ma ha dato grande prova di lealtà . Se perdesse Letta come interlocutore a sinistra, il Pdl avrebbe una difficoltà in più, non una in meno».
(da “il Corriere della Sera“)
argomento: Giustizia, governo, PdL | Commenta »
Agosto 6th, 2013 Riccardo Fucile
IL DIRETTORE DE “IL GIORNALE” FURIOSO CON ALFANO, LUPI, DE GIROLAMO, LORENZIN E QUAGLIARELLO
Nella sua parabola finale, alle porte del carcere, il berlusconismo è uno e trino. 
Falchi, colombe e pitonessa.
Una raffigurazione che il direttore del Giornale Alessandro Sallusti, ieri a Uno Mattina su Raiuno, ha riassunto in modo crudamente sincero: “Berlusconi usa sia i falchi sia le colombe”.
Il Cavaliere carismatico e condannato ha aggiornato l’antica regola dei boss dorotei della Dc: indicare come vice solo colonnelli ambiziosi in guerra tra di loro.
In questo modo saranno sempre impegnati l’un contro l’altro, lasciando in pace la leadership del capo.
Insomma, falchi e colombe, ognuno coi suoi interessi, esistono davvero ma al tempo stesso sono una leggenda perchè devono fortune e poltrone ai voti dell’Unico che ce li ha e fa quello che vuole.
La trinità berlusconiana è un mistero di facile risoluzione.
Esemplare quello che è accaduto per la manifestazione di domenica a Roma, davanti a Palazzo Grazioli, la residenza di B. nella capitale.
I falchi affacciati dal balcone e i ministri, cioè le colombe filogovernative, a casa. Classica divisione nel Pdl, da mesi.
Il giorno prima, sabato, appena ha saputo da Maurizio Lupi, titolare delle Infrastrutture nell’esecutivo di Letta, del forfait ministeriale, Maurizio Gasparri non ha fatto sconti: “I ministri sbagliano, sarà una manifestazione pacifica di solidarietà a Berlusconi”.
Dice oggi Gasparri, vicepresidente del Senato: “Solo dopo ho saputo da Berlusconi, domenica sera a Palazzo Grazioli, che era stato lui stesso a dire ai ministri di non venire. Non ero a conoscenza di questo dettaglio”.
Questo è il Cavaliere. Un’imbeccata ai falchi, un consiglio alle colombe.
Il già citato Sallusti, poi, ieri ha vergato un editoriale contro le colombe.
Due colonne in prima contro i ministri: “In vacanza sono invece rimasti i ministri Pdl. Per non offendere gli alleati — hanno spiegato — che hanno contraccambiato la gentilezza con una serie di insulti e pernacchie al discorso di Berlusconi”.
Il direttore del Giornale è furioso con Alfano, Lupi, De Girolamo, Lorenzin e Quagliariello: “Che cosa ci sarebbe stato di offensivo a stringersi attorno al presidente e ai loro elettori non si capisce. Misteri di una politica lontana dalla gente, fatta di riti ipocriti e inutili. Probabilmente hanno preferito tenersi stretta la poltrona miracolosamente conquistata solo grazie alla rimonta elettorale del Cavaliere”. Seguono altri veleni sulle colombe, ma la rivelazione di Gasparri pone una questione: Sallusti, che è un falco consapevole di essere usato, sa che B. ha detto ai ministri di non venire?
La parodia di falchi e colombe, dopo la promessa domenicale del Condannato, “il governo deve andare avanti”, è destinata a durare fino a settembre.
Aspettando Godot, cioè la grazia.
E se ci saranno altre marce o cortei oppure Aventini la madre delle domande s’imporrà da sola, con tanto di telefonate, pressioni e riunioni: Alfano e gli altri andranno?
Il tormentone nacque dopo il comizio di B. a Brescia, presenti alcuni ministri.
Il giorno dopo c’era il ritiro dell’esecutivo nell’abbazia di Spineto, vicino a Siena, e Letta e Franceschini fecero un turbolento viaggio in auto con Alfano e Lupi per chiedere spiegazioni.
Il divieto vige da allora. E non è solo questione di poltrone odierne. In ballo ci sono anche quelle del futuro.
Sotto sotto le larghe intese piacciono a molti e magari, senza più B. tra i piedi, le colombe di Alfano voleranno con Casini e Montezemolo.
Ovviamente dipende sempre da chi dà maggiori garanzie.
Da quelle parti non si fa mai nulla per senza niente.
Fabrizio d’Esposito
(da “il Fatto Quotidiano“)
argomento: PdL | Commenta »
Agosto 6th, 2013 Riccardo Fucile
IL DURO LAVORO DEL PRETORIANO: NON SAI MAI QUANDO PUOI TORNARE A CASA
Il balcone ha il suo fascino, si sa, certe cose sono già successe.
E invece stavolta tutto è ribaltato, le gerarchie sono state infilate in un frullatore, e beato chi ci capisce.
Riassumiamo: sul balcone e sotto il balcone. Sopra la panca e sotto la panca.
Sopra, in questa foto della manifestazione dell’altro ieri, ideologi e organizzatori, categoria “falchi”.
Sotto, il capo in persona, più ceronato che mai, con l’optional delle lacrime, la fidanzata in gramaglie, le seconde file di quelli che non sono riusciti a salire sul balcone, e la folla immensa dei cinquecento pullman annunciati, che a far bene i conti significa tre o quattro passeggeri per torpedone, più l’autista .
Viaggiare larghi, insomma.
Sul balcone, con rispetto parlando, ognuno si fa un po’ i cazzi suoi.
Cicchitto telefona. La Santanchè telefona, ma alla moda dei calciatori quando si dicono la tattica in campo, con la mano davanti perchè nessuno le legga il labiale e si accorga, nel caso, che sta parlando con l’estetista.
Altra categoria: Capezzone e Brunetta, che salutano la folla come se le star della festa fossero loro, e Denis Verdini che indica lontano, all’angolo della via.
Chissà , forse fa il palo e avvisa che arriva qualcuno.
Nitto Palma si fuma una sigaretta in santa pace, proprio come fareste voi se foste un presidente della Commissione Giustizia alla celebrazione di un delinquente.
Poi c’è uno mai visto, che non è della serie A1, un tale che batte le mani, che si chiama Ignazio Abrignani, è, o è stato, uno scajoliano (tu guarda che parole mi tocca scrivere), e forse applaude perchè si è imbucato con successo.
Sotto il balcone, dicono sempre le cronache (cronache comuniste), Mara Carfagna gira intorno senza accalcarsi, e la povera Ravetto è respinta dai buttafuori di Palazzo Grazioli, tipo discoteca, dove al privè non entri manco se ti spari.
Giù, mischiati al lumpenproletariat della libertà cammellato in pullman con l’acqua minerale, i panini e la bandiera nuova di pacca, c’è Minzolini, ovvio, ma anche Giggino a’ Purpetta.
I ministri sono a casa con la giustificazione scritta che si spiega così: i principali esponenti del partito sostengono il condannato, ma il governo ci serve vivo, e quindi loro sono esentati.
Ma il fatto è che anche fare il pretoriano è un lavoro duro, senza orari, sai quando l’imperatore ti convoca e non sai quando puoi andare a casa.
Così, nei ritagli di tempo, o nelle pause dello spettacolo, i pretoriani si godono il tempo libero, chiamano la fidanzata, salutano gli amici.
O curano le pubbliche relazioni, come la stilista Alessandra Mussolini che ormai ha capito: la fotografano solo se esibisce una maglietta spiritosa, meglio se volgarotta.
Qualcuno suggerisce di leggere attraverso la dinamica “sul balcone/sotto il balcone” le nuove gerarchie della Silvio Jugeland, ma chissà se è possibile.
Perchè qui è anche questione di ingegneria genetica, e nessuno sa spiegarci come fa una colomba a diventare falco, e poi a tornare colomba, e poi falco, a seconda degli ordini del capo.
O magari è tutto più semplice di come la stiamo facendo, e tutti quanti, sul balcone e sotto il balcone, stanno solo cercando una posizione sicura per quando crollerà la statua del capo supremo.
Che non gli finisca in testa, cerone, lacrime e tutto.
Ecco, forse gli basta questo.
Alessandro Robecchi
argomento: PdL | Commenta »