Agosto 5th, 2013 Riccardo Fucile
ERA UN ESTREMISTA PRO CAVALIERE: “DOVEVA RITIRARSI DA TEMPO, IL SUO GRUPPO DIRIGENTE E’ FATTO DI ZOMBIE E BONDI SPARA STRONZATE”
C’è stato un tempo in cui Giorgio Stracquadanio era il più fedele dei seguaci di Silvio Berlusconi, al punto
di dirigere il (defunto) giornale on line ‘Il Predellino’ e guadagnarsi sul campo l’appellativo di «droide berlusconiano».
Poi la fine del quarto governo del Cavaliere, i dissidi col Pdl, il tentativo (fallito) di riciclarsi con Mario Monti, un tentativo di nuova carriera come ‘consulente politico’.
Oggi Stracquadanio ha quindi abbandonato le vesti dell’urlatore e del presenzialista. Finora non aveva nemmeno commentato la sentenza di condanna per frode fiscale in Cassazione al suo ex ‘caro leader’.
‘L’Espresso’ lo raggiunge in vacanza, mentre prepara un ambizioso ritorno sulla scena.
Prima di tutto con un nuovo quotidiano web, ‘Il Presidenzialista’, dove proporre – insieme a Davide Giacalone, Fabrizio Rondolino e Giovanni Guzzetta – «l’indizione di un referendum di indirizzo» su forma dello Stato («unitario o federale», dice), di governo («parlamentare o presidenziale») e per una nuova assemblea costituente.
Ma, insieme, Stracquadanio coltiva il ruolo di spin doctor.
Per un gruppo di giovani che vuole cambiare il centrodestra. Perchè, racconta, «una nuova generazione c’è, ma trova ostacolo innanzitutto nel Pdl, perchè più parla di rinnovamento, più ci ritroviamo Cicchitto e Schifani. Che non ne sono proprio l’emblema», dice ridendo.
Stracquadanio, il governo sopravviverà alla condanna definitiva a Berlusconi?
«Le sue parole di domenica sono state lapidarie: il governo deve andare avanti per approvare i provvedimenti economici concordati. La riforma della giustizia come priorità non è stata nemmeno evocata».
Nessun aut aut per ora?
«No, il governo non subisce alcun contraccolpo da questa vicenda».
E le minacce di dimissioni in massa?
«Non ci sono mai state, concrete. Quando si deve rappresentare una situazione di gravità si enfatizzano molto i toni. Ma l’operazione fatta in questi due giorni è stata evitare il rischio della dispersione all’interno del partito. Berlusconi ha ancora molto forte in mente l’assemblea a Roma di Italia Popolare, che era sul punto di schierarsi con Monti e aprire una frattura nel partito».
In soldoni?
«Prima ha indurito i toni per tenere insieme il partito, e poi ha dovuto attenuarli per garantire il governo e mantenere il rapporto con il capo dello Stato».
Dovrebbe farsi da parte, dopo la condanna definitiva?
«Doveva farsi da parte prima, per evitare i guai. L’ultimo colloquio che ebbi con lui fu prima della caduta del suo ultimo governo. Allora lo incontrai per tre ore, e gli consigliai di mettersi sotto la tutela dello Stato e organizzare il suo ritiro di scena facendosi dare delle garanzie. Sono sicuro che se allora il Cavaliere avesse deciso di rimanere il ‘padre nobile’ del suo partito, oggi non sarebbe un condannato. Anzi magari sarebbe senatore a vita».
Anche oggi si parla di salvacondotto.
«L’unica possibilità seria è la commutazione della pena – da detentiva a pecuniaria – per l’anno residuo, non coperto da indulto. Non sarebbe irragionevole, e gli risparmierebbe l’umiliazione dei domiciliari. Per Sallusti è stato fatto senza grandi scuotimenti nel quadro istituzionale o giudiziario».
Ma Berlusconi è condannato per evasione fiscale.
«Di leader democratici che siano incappati in problemi giudiziari ne ho sentiti tanti. Ma che siano andati in galera, ne ho sentiti pochi. Anzi, non ne ho sentiti affatto».
Il problema è della giustizia o di chi commette i reati?
«Il problema è che quel reato lì se Berlusconi non avesse fatto politica non si sarebbe mai neanche ipotizzato. Sono convinto, come lo sono sempre stato, che sia oggetto di una persecuzione. Perchè se lei squaderna la vita di qualunque imprenditore italiano, di evasioni fiscali gliene contestano venticinque».
Questo è un suo parere.
«L’incertezza del diritto tributario è talmente elevata che l’applicazione di una norma o meno è ampiamente discrezionale».
Quindi Berlusconi doveva farsi da parte all’epoca della caduta del suo ultimo governo, dice. Ma oggi?
«Oggi a maggior ragione. Non per le ragioni giudiziarie. E’ che ha perso sei milioni e mezzo di voti. Questo vale molto più di una condanna. Oggi il centrodestra, per ragioni totalmente politiche, è destinato a essere minoritario».
Eppure senza Berlusconi i sondaggi lo davano anche più minoritario.
«Non importa. Quel che importa sono le prospettive. Con Berlusconi leader e la mancata rivoluzione liberale, mai perseguita seriamente, non c’è possibilità per cui si recuperi la maggioranza degli elettori. Non può diventare vincente».
Quindi deve rifondarsi.
«Esattamente, perchè si è esaurita una fase di vent’anni. E se anche ci fosse stato un rinvio o un’assoluzione, il tema politico non sarebbe cambiato di una virgola. La possibilità del Cavaliere di riconquistare la maggioranza degli elettori non c’è più. L’asse del blocco sociale che vota centrodestra si è rotto, spostato a destra ed è molto più statalista di quanto lo fosse originariamente. Si è perso il vento del Nord, il blocco liberale».
Il Pdl è diventato un partito che tutela interessi corporativi?
«In qualche misura sì. Non è più il partito della liberalizzazione, della riduzione del peso della spesa pubblica, del taglio del debito. Non è il partito tatcheriano che abbiamo tentato di costruire. Berlusconi non è stato la Tatcher. Berlusconi perde sul piano giudiziario perchè prima perde sul piano politico, non il contrario».
Un tempo non troppo lontano probabilmente sarebbe stato sul balcone di palazzo Grazioli insieme a Santanchè, Verdini e al resto della dirigenza Pdl.
«Ho visto la foto del gruppo dirigente che va a trovare il Cavaliere, subito dopo la sentenza: sembravano degli zombie. Sono contento di non essere lì in mezzo».
Perchè?
«Perchè lì si sta consumando la fine di una storia, non l’inizio di una nuova».
E il ritorno a Forza Italia?
«Non è che perchè si chiama Forza Italia torna il 1994. Il Cavaliere ha vent’anni di più; la classe dirigente è particolarmente logorata».
Quanto al rischio di «guerra civile» paventato da Bondi?
«Ma quando mai, è una stronzata. Bondi ha detto una fesseria. C’è stata una guerra civile fredda tra i due blocchi elettorali e sociali, ma il fatto che non si sia venuti a capo di nulla – perchè non ci sono state le riforme – sostanzialmente ha attenuato questo scontro. Se il centrodestra avesse realizzato il suo programma elettorale del 1994, avremmo avuto una rivoluzione simile a quella tatcheriana. E tutti ricordano che livello di scontro sociale ha dovuto superare. Se uno smantella un sistema assistenziale e lo sposta verso il mondo produttivo, deve fare i conti con i lavoratori. Ma non è successo. E’ stata un’espressione buttata là in una gara a chi la sparava più grossa».
Fabio Chiusi
(da “L’Espresso”)
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Agosto 5th, 2013 Riccardo Fucile
A NOI DISNEYLAND CI FA UNA PIPPA, VERRANNO DA TUTTO IL MONDO PER VEDERCI
L’ Italia è una monarchia teledipendente, fondata sui parenti”. Una mattina ti svegli e scopri che il Paese non è più una Repubblica.
Tutto cambiato.
Senza modificare la Costituzione.
A re Silvio I succede Marina I.
Ma che cosa ha fatto questa donna dalla mascella volitiva per meritarsi l’onore? Ha ereditato un impero costruito da altri, magari frodando il fisco.
Lo ha gestito obbedendo al padre, all’ombra di governi amici. E adesso è pronta al Governo, cioè a decidere della vita di 60 milioni di persone. Tra cui noi.
È così assurdo che deve essere vero.
Ma, se ci pensi, la cosa più incredibile è il tuo stupore: vivi in un Paese governato dal nipote di un Richelieu de noantri che da decenni frequenta ogni tipo di corte, dove il potere economico passa di padre in figlio, le cattedre universitarie portano i nomi delle dinastie, i primariati degli ospedali tra poco saranno distribuiti per testamento.
E ti stupisci ancora?
Ecco, sei tu il problema.
Dai, metti via maalox e tavor, non ti avvelenare la vita.
Pensala così: in fondo Berlusconi è un padre preoccupato del destino della sua bambina. Che decide di farle il regalo più bello: “Ti lascio il mio Paese, ti offro 60 milioni di persone”. Tu non faresti lo stesso?
Ma veramente ci sarebbero la Repubblica, la Costituzione…
Sveglia! Guarda l’Inghilterra, la terra della Magna Charta. È una monarchia da secoli e nessuno si preoccupa. Loro hanno gli Windsor e tu avrai i Berlusconi.
Ma lo sai quanti turisti arrivano a Londra per vedere quattro signori che sembrano usciti dall’album fotografico di tua nonna? Ahò, milioni.
Pensa alle folle che arriveranno ad Arcore per vedere la sovrana affacciata al balcone. E poi… siamo sinceri, che palle quegli Windsor! Hanno campato trent’anni sulla storia del principe ereditario innamorato di una matura signora con i capelli cotonati. Qui abbiamo vallette con le tette come meloni, minorenni, consigliere regionali vestite da suore.
Metti lo stempiato William con Piersilvio… ma hai visto che muscoletti guizzanti, pensatelo con una bella divisa di Dolce&Gabbana.
Fidati, verranno da tutto il mondo per vederci.
Roba che Disneyland ci fa una pippa.
Ma… ci sarebbe il conflitto di interessi…
Non sei stanco di parlarne? Se il sovrano ha tv e giornali è molto meglio.
Pensa che copertine: re, regine e chiappe al vento. Ma forse preferisci le interviste ai costituzionalisti…
Però Elisabetta e Filippo contano come il due di picche. Escono per Wimbledon e li rimettono in naftalina. Il massimo dello scandalo sono i cappellini da daltonici.
Dai, faresti lo stesso con tua figlia. Chissà .
Ma c’è un dettaglio.
Ai nostri venti milioni di figli, chi ci pensa?
Ferruccio Sansa
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Agosto 5th, 2013 Riccardo Fucile
LA TENTAZIONE DI ANDARE IN PIAZZA CON I MINISTRI E POI LA RETROMARCIA
Qualcuno di loro lo trova «provato», per qualcun altro è «comprensibilmente stanco», per altri ancora
«leggermente incupito».
Ma il Silvio Berlusconi che alle dieci di ieri sera è seduto alla tavola di Palazzo Grazioli, circondato dai ministri pidiellini del governo Letta e dai due capigruppo, è un politico ferito ma ancora disposto a lottare.
Sarà la tattica di chi sa di dover iniziare da oggi una lunghissima partita a scacchi col Quirinale, sarà la voglia di allontanare lo scenario delle dimissioni dal Senato che pure aveva messo in conto, sta di fatto che – prima che vengano serviti gli antipasti – il Cavaliere scodella di fronte ai commensali la posta in gioco del dialogo con Giorgio Napolitano
Il tempo dei tecnicismi – che sia il percorso per la grazia o la ricerca di un’amnistia – non è ancora arrivato.
L’unica cosa certa è che Berlusconi, in cambio del sostegno al governo Letta ribadito con forza ancora ieri, si aspetta che il Colle gli garantisca in qualsiasi modo quella che un testimone della cena di ieri chiama «l’agibilità politica».
Una via, insomma, che consenta a un condannato con sentenza passata in giudicato di non essere privato del suo ruolo alla guida del centrodestra italiano.
Che, in fondo, è un tema che coincide con la frase che Renato Brunetta ha indirizzato l’altro giorno a Napolitano dall’assemblea dei parlamentari del Pdl e che verosimilmente ribadirà oggi quando insieme a Renato Schifani salirà al Quirinale.
«Presidente, faccia un gesto perchè dieci milioni di italiani non siano privati del loro leader»
Un gesto di Napolitano, l’agibilità politica di Berlusconi.
È questa la rotta del percorso che il Cavaliere continua a mettere in cima ai suoi desiderata.
E questa strada, almeno a ieri, sembrava un pochino più lontana dal tema della grazia se è vero, com’è vero, che tanto Gianni Letta quanto i ministri del governo hanno fatto sapere al «Presidente» che l’unica via stretta per arrivare al provvedimento di clemenza è un’uscita di scena, con tanto di dimissioni dal Senato.
Il contrario dell’agibilità politica.
Ma se la giornata di ieri consentirà alla delegazione del Pdl di presentarsi oggi al Colle forte del «sostegno» al governo ribadito da Berlusconi, questo lo si deve ai «pompieri» che attorno all’ora di pranzo hanno spento in extremis un incendio doloso.
Per tutta la mattinata, infatti, i falchi del Pdl tentano un «blitz» per cambiare segno alla manifestazione di Palazzo Grazioli e trasformarla da un’adunata di «colombe» a una prova di forza nei confronti del Quirinale.
Ci prova per prima Daniela Santanchè, dicendo a Berlusconi «che non possiamo mostrarci deboli». Poi è il turno di Maurizio Gasparri, un altro che riesce a contattare Berlusconi: «Dobbiamo premere sull’acceleratore. È giusto che anche i ministri vengano in piazza con tutti noi».
Nel piano dei «falchi», l’adunata sotto Palazzo Grazioli deve trasformarsi nella prima iniziativa della prossima campagna elettorale.
Infatti, più d’uno suggerisce al Capo di far venire anche la figlia Marina.
Secondo alcune ricostruzioni è in quel momento – e siamo poco prima dell’ora di pranzo – che Berlusconi vacilla.
Angelino Alfano, quando sa del blitz dei falchi, è furibondo: «Se in piazza veniamo noi ministri, il governo salta subito».
Ed è lo stesso identico adagio con cui i due amici di una vita, Gianni Letta e Fedele Confalonieri, convincono il Cavaliere a non cedere alle pressioni dell’ala dura del Pdl.
Alle 14, quando alla manifestazione di Roma mancano ancora quattro ore, su Palazzo Chigi incombono i più oscuri presagi.
Non a caso Enrico Letta, che fiuta l’allarme dopo alcuni contatti col suo vicepremier, avverte Guglielmo Epifani: «Vediamoci dopo la manifestazione di Berlusconi perchè può davvero succedere di tutto».
Non succederà nulla soltanto grazie a un nuovo giro di telefonate con cui, a turno, Alfano, Gianni Letta e Confalonieri convincono l’ex premier a evitare mosse azzardate.
I ministri tirano un sospiro di sollievo. «Io non ho la presunzione di indicare la strada giusta a Berlusconi. Ma non consentirò che qualcuno balli sulle disgrazie del nostro Presidente. Mi riferisco sia a chi sta a sinistra che ad alcuni che stanno tra di noi», scandisce Nunzia De Girolamo dalla macchina che la sta portando verso Palazzo Grazioli.
E ancora: «Berlusconi ha detto che non molla e noi stiamo tutti con lui. Ma è un uomo di Stato e non avrebbe mai consentito a uomini e donne del governo di mettere in imbarazzo le istituzioni».
Dello stesso avviso, seppure senza fare espressamente i nomi di Santanchè e compagnia, era stata Mariastella Gelmini. «Berlusconi ha fatto un discorso da statista. E qualcuno tra di noi, oggi, ci sarà rimasto male», aveva sussurrato in piazza l’ex ministro.
Un adagio confermato dalla leader dei giovani di Forza Italia Annagrazia Calabria («Berlusconi ha dimostrato di essere un uomo di Stato») e anche da Mara Carfagna («Manifestazione pacifica e bellissima»).
E l’allarme scende da rosso ad arancione. Nonostante quel gesto per l’agibilità politica che il Cavaliere si aspetta da Napolitano.
E nonostante la posizione berlusconiana sulla magistratura che «in democrazia» si può criticare rimanga costante, ferma, inscalfibile.
Tommaso Labate
(da “il Corriere della Sera“)
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Agosto 4th, 2013 Riccardo Fucile
“DIROTTAMENTI BUS DI ANZIANI IN GITA DOMENICALE”.. “VIAGGIO, PANINO, COCA COLA E 50 EURO”… LA SATIRA DEL WEB SULLE PAGINE DEL PDL
“Vada lei a sostenere un pregiudicato condannato in via definitiva. Io passo”. Sulla pagina facebook di
Daniela Santanchè sono decine gli utenti che minimizzano, con toni più o meno pacati, la manifestazione del Pdl indetta oggi nella Capitale contro la sentenza della Cassazione che ha ribadito la condanna a carico del Cavaliere a quattro anni per frode fiscale.
“Tutti a Roma con Silvio Berlusconi per la democrazia senza paura”, scrive la “pitonessa” del centrodestra che, però, pare non raccogliere molti consensi sul social network.
“E dopo la manifestazione tutte da Silvio a fare il Bunga bunga — scrive Stefano — Mi raccomando lasciate Ferrara un po’ sotto al sole così scioglie i grassi”, mentre Nicola avanza il sospetto della trasferta a sostegno dell’ex premier a pagamento, come era accaduto in occasione lo scorso 23 marzo in occasione della manifestazione anti-pm: “Viaggio+panino+cocacola+50€(per la presenza) paga il nanetto”, scherza Nicola, riferendosi proprio ai figuranti pagati dieci euro documentati all’epoca da Repubblica. Per Paolo “ci risiamo, è vero. Panino cocacola o acqua più 50 euro per la presenza” e secondo Elia “si temono dirottamenti di autobus carichi di anziani in gita, dalle padelle alle patacche!”.
Poi qualcuno ricorda alla Santanchè i vecchi tempi, quando in campagna elettorale spiegava agli elettori di non votare Berlusconi perchè “vede tutte le donne orizzontali”.
Vince l’ironia anche su twitter dove l’hashtag del giorno è #guerracivile, involontariamente lanciato da Sandro Bondi che ieri ha dichiarato: “O la politica è capace di trovare delle soluzioni capaci di ripristinare un normale equilibrio fra i poteri dello Stato e nello stesso tempo rendere possibile l’agibilità politica del leader del maggior partito italiano — ha detto — oppure l’Italia rischia davvero una forma di guerra civile dagli esiti imprevedibili per tutti”.
E sulla pagina Facebook dedicata a Nobel per la letteratura a Sandro Bondi c’è chi posta anche il kit per la guerra civile invocata dal senatore del Pdl.
“La Santanchè minaccia di farsi esplodere un labbro sotto al Quirinale, è guerra civile”, scrive Matteo su Twitter e Massimo aggiunge: “Già pronto il condono per trincee e bunker abusivi. Il modulo entro il 20 agosto”.
Mariludda invece osserva: “Sarà guerra civile ma molto probabilmente è una guerra burlesque, loro sono eleganti” e Martin si scusa: “Silvio perdonami se sono in ferie, alla prossima condanna vengo sicuro”.
E ancora Roberto chiede se per la guerra civile “dobbiamo venire già mangiati” visto che, come scrive Chiara, “le truppe si rifocillano: non si fa la #guerracivile a panza vuota”.
C’è anche chi si spinge a sottolineare le incoerenze del linguaggio del Pdl (“Due parole su Mara Carfagna, quella che “Grillo incita all’odio”. Iinvece la #guerracivile di Bondi è inno all’amore”, scrive Luca) e Umberto si domanda: “Ma il richiamo alla violenza non è reato?”.
Tanti i riferimenti all’Esercito di Silvio, il gruppo nato a sostegno dell’ex premier: “News dal campo: il Cappellano Padre Maronno benedirà l’ #esercitodisilvio prima della #guerracivile”, dice Sir Morgan Black.
Ma è proprio sulla pagina ufficiale dei fan del Cavaliere che c’è ancora chi è convinto che la Cassazione non abbia ritenuto Berlusconi colpevole.
Luca: “Bella raga.. l’hanno assolto anche stavolta… Silvio Silvio Silvio Silvio!”. Messaggio postato sabato intorno alle 16.
La sentenza di condanna, invece, risale a giovedì. Anche allora i fan del Cavaliere credevano che il loro leader fosse stato assolto.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 4th, 2013 Riccardo Fucile
LOTTA INTERNA CON LE COLOMBE: “CON ME E VERDINI L’ORGANIZZAZIONE FUNZIONA BENISSIMO”
Daniela Santanchè è più Pitonessa che mai. Ieri non ha fatto altro che contare. Pullman.
Onorevole è il 4 agosto e ci sono 40 gradi, un deserto.
Non c’è agosto per la libertà .
Quanti pullman ha contato sinora (sono le 19 e 30, ndr)? Cento?
Cinque volte di più.
Cinquecento. Un trionfo se arriveranno davvero.
Tutto vero, la macchina organizzativa con me e Denis Verdini funziona benissimo. Nessun partito ha mai organizzato una manifestazione in piena estate.
Il coraggio di falchi e pitonesse.
Siamo in una dittatura. C’è un potere che ha commissariato la democrazia. E senza democrazia non so vivere.
Il potere dei magistrati.
La condanna a Berlusconi vale una rivoluzione.
In pullman.
Siamo gente pacifica e siamo la parte giusta del Paese. Non c’è posto tra di noi per i pavidi.
A proposito di pavidi: i ministri non ci saranno.
Non ci credo.
È sicuro: l’ha annunciato Lupi. Gasparri dice che sbagliano.
Avranno le loro buone ragioni.
Il governo traballa.
Ci sono battaglie più importanti di un governo.
Ne fate parte.
Non c’è un’azione efficace, non ci sono provvedimenti incisivi, la sua occupazione principale è guadagnare tempo.
Meglio le elezioni con il Porcellum?
Certamente. Almeno così si ristabilisce la democrazia. Voglio votare subito, con qualsiasi sistema.
Ma il leader sarà ai domiciliari, come minimo.
La grazia è un diritto, non una concessione di Napolitano.
Però oggi non passerete sotto al Quirinale. Hanno vinto le colombe.
Mai pensato di andare lì. Ci siamo solo spostati da piazza Santi Apostoli a via del Plebiscito.
Ma lei sarebbe andata in marcia sul Colle
Sì, mica ho paura di Napolitano, lui è una persona come me.
Guerra civile, come dice Bondi.
Bondi ha ragione. Da vent’anni c’è una guerra civile in Italia. Finiamola con questa forma subdola di ipocrisia.
Finiamola.
I magistrati hanno già distrutto cinque partiti nella Prima Repubblica.
Il pentapartito.
Tutti partiti fondati da Padri costituenti.
E se Napolitano non concede la grazia?
Non è una concessione.
Un diritto.
Esatto.
Se questo diritto non ci sarà ?
Ci dimetteremo dal Parlamento in duecento, voglio vedere Napolitano che cosa fa?
Ce l’avete con il capo dello Stato.
Non lo temo. Anzi non vorrei essere nei suoi panni.
Perchè?
Napolitano come spiegherà al mondo che l’Italia è un Paese come l’Ucraina dove si imprigionano gli oppositori politici?
Evasori, non oppositori.
Berlusconi è innocente. Siamo in una dittatura, commissariati da un altro potere.
Il premier ascolterà con attenzione oggi. I toni gli stanno a cuore.
Invece di intimidire noi pensi alla Germania. Usi lui gli stessi toni.
Berlusconi verrà ? È a Arcore
Cosa vuole che sia Milano-Roma.
Quindi verrà ?
Il presidente è educato e rispettoso. Sarà a Roma per salutare il suo popolo.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 3rd, 2013 Riccardo Fucile
“CON QUESTO GOVERNO E CATRICALA’ ALLE COMUNICAZIONI MEDIASET STA ANDANDO BENE, E’ DA FOLLI ARRIVARE ALLA ROTTURA”
Sotto il condannato, la frana. Nell’ora più difficile il Pdl sta già smottando. 
Si ragiona ad horas, in modo confuso.
Sentite Sandro Bondi, falco: “O la politica è capace di trovare delle soluzioni oppure l’Italia rischia davvero una forma di guerra civile dagli esiti imprevedibili per tutti”.
Sì, avete capito bene: guerra civile, se Napolitano non “grazia” Berlusconi.
E adesso sentire Mariastella Gelmini: “Massimo rispetto per il presidente Napolitano. Da parte nostra non c’è alcuna intenzione di fare indebite pressioni: noi chiediamo al capo dello Stato di far rientrare un ordine dello Stato nell’alveo della democrazia liberale”.
Sì, avete capito bene: rispetto. Che è l’opposto della guerra civile.
E’ un Pdl sull’orlo di una crisi di nervi, che nella notte si è confrontato, anzi scontrato, sulla nervosa e quasi isterica escalation prodotta nel corso della riunione coi gruppi parlamentari.
La verità è che una linea non c’è.
C’è la rabbia, la paura, l’orgoglio, l’idea di reagire, di provocare il Pd.
C’è la suggestione delle elezioni, dell’ordalia finale, ma non è un piano. Il Capo è provato, e non ha deciso ancora: “Sta peggio del giorno della sentenza”.
Ecco che la manifestazione, che doveva essere una marcia sul Colle si trasforma in una riunione in piazzetta.
L’appuntamento non è più per domani in piazza Santi Apostoli per poi salire al Quirinale, ma in via del Plebiscito, sotto palazzo Grazioli. Punto.
È il frutto della grande frenata delle colombe.
È stato Gianni Letta, con tutti i ministri del governo a spiegare che la tensione col Colle è alle stelle, e così si rischia di aprire la crisi di governo dagli esiti imprevedibili.
Politici, ma non solo.
È il tasto che riguarda la “sorte delle aziende” quello che usano le colombe per far ragionale il Cavaliere: “Mediaset — ragiona un ex ministro – sta andando bene con questo governo. Di comunicazioni si occupa Catricalà , uomo di Gianni Letta. Solo dei pazzi possono mettere a rischio questa situazione. Se cade il governo fanno un altro governo e il conflitto di interessi in un minuto”.
È in un clima di reciproca diffidenza, accuse, veleni che, con l’ex premier frastornato, è iniziata uno scontro feroce: “Ma non lo capisci — ha detto la Santanchè al Cav — che così ti fottono un’altra volta? Prima ti dicono di stare calmo e di sostenere il governo per tenere buoni i giudici, e invece la sentenza era già scritta. Ora ti dicono di dimetterti, di non fare casino sennò perdi Mediaset. Se li ascolti finirà che tu stai ai domiciliari e ti massacreranno Mediaset”.
Col Capo rientrato a Milano con la figlia Marina — altro segnale della frenata, la sua assenza dalla piazza — sono iniziate le grandi manovre.
Con Alfano che, con Lupi e Quagliariello, è incollato al telefono con Enrico Letta.
Per evitare che il premier, di fronte alle minacce, salga al Colle.
In fondo, finita la messinscena, è agosto.
E il Pdl, assicurano, non aprirà la crisi.
Sull’altro fronte, Verdini, forte anche degli house organ del Cavaliere sta avvelenando i pozzi, con l’idea di far saltare tutto, provocando il Pd: andando avanti così la sinistra non “regge” e si aprirà la crisi. Chissà .
Falchi, colombe, piazze e piazzette. C’è tutto l’animo bipolare del Capo in questa situazione, descritto in queste ore come piegato, infelice, ma con la voglia di spaccare il mondo.
E che nelle ultime ventiquattrore ha rassicurato il governo, poi lo ha minacciato, poi ha convocato la piazza.
Poi è partito per Milano.
(da “Huffington Post“)
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Agosto 3rd, 2013 Riccardo Fucile
BRUTTA FIGURA PDL: LA MANIFESTAZIONE DI DOMANI SPOSTATA DA PIAZZA SANTI APOSTOLI (CAPIENTE 25.000 PERSONE) AI GIARDINETTI DI VIA DEL PLEBISCITO (RESIDENZA DI BERLUSCONI)… LA RUSSA E STORACE PRENDONO LE DISTANZE
Si esaspera la polemica politica a due giorni dal pronunciamento della Cassazione sulla sentenza Mediaset, con la conferma della condanna a quattro anni per Silvio Berlusconi per frode fiscale.
Dopo l’ultimatum di venerdì del Pdl – che ha avanzato l’ipotesi di una richiesta di grazia al Colle per Berlusconi e nuove elezioni se non ci sarà una riforma della giustizia -, Sandro Bondi, coordinatore del partito, sabato mattina in una nota lancia parole di fuoco: «O la politica è capace di trovare soluzioni capaci di ripristinare un normale equilibrio fra i poteri dello Stato, e nello stesso tempo rendere possibile l’agibilità politica del leader del maggior partito italiano», scrive l’ex ministro, «oppure l’Italia rischia davvero una forma di guerra civile dagli esiti imprevedibili per tutti». Parole dure, che nel primo pomeriggio vengono criticate a mezzo agenzia di stampa da ambienti del Quirinale (mentre il presidente Napolitano era in viaggio dall’Alto Adige a Roma) che parlano di «dichiarazioni irresponsabili».
Non si fa attendere la controreplica dello stesso Bondi: «Non mi farò chiudere la bocca da nessuno, neppure da un comunicato del Quirinale. E non accetto di essere indicato come un irresponsabile».
«NIENTE AVVENTURISMI»
«La richiesta di grazia è un’irricevibile provocazione, quella di mettere sotto controllo politico la magistratura è altrettanto irricevibile e le parole di Bondi sono al limite dell’eversivo», replica il vice ministro dell’Economia Stefano Fassina a Sky Tg24.
«O il Pdl ritorna nell’alveo della normalità democratica, oppure i suoi ministri che hanno minacciato dimissioni siano conseguenti: si dimettano e il governo cade. Poi il Pdl dovrà spiegare agli italiani che, ancora una volta, antepone gli interessi del suo capo a quelli del Paese».
Ma sulla vicenda pesano anche le parole dell’ex segretario Pierluigi Bersani: «La destra si tolga dalla testa la pia illusione che davanti ad una grande questione democratica possano esserci divisioni o tentennamenti nel Pd».
«COLPO DI SOLE» –
Ironico il commento di Bruno Tabacci, leader del Centro democratico: «Qualcuno chiami un medico per Sandro Bondi che evoca la guerra civile: si tratta di un evidente caso di colpo di sole. Si rintracci lo stesso dottore che calmava Bossi quando parlava di 10 milioni di fucili pronti ad attaccare dalle Alpi».
Il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi replica via Fb: «O gli attacchi eversivi di Berlusconi cessano immediatamente o il Pd dovrà rompere con il Pdl. E non è detto che non ci sia altra soluzione che il ritorno alle urne».
LA RUSSA MODERATO
Ignazio La Russa, presidente di Fratelli d’Italia cerca parole più moderate sulla questione grazia: «Rinnovo la mia solidarietà a Silvio Berlusconi. Agli amici di Forza Italia però mi permetto di suggerire sommessamente che quando si avanza l’ipotesi di chiedere la grazia è più producente farlo senza ‘aut aut’ e nei modi e con le forme appropriate. Altrimenti si ottiene al di là delle intenzioni un effetto opposto a quello che si desidera. Anche in termini di comunicazione».
E la butta sull’ironia, via twitter, il leader de La Destra, Francesco Storace: «Bondi annuncia la guerra civile. La domanda è: truppe o troupe?».
L’INVITO DI MONTEZEMOLO
«Se il governo cadrà a causa del PdL, Berlusconi chiuderà la sua carriera politica nel peggiore dei modi» è invece il commento dle presidente di Italia Futura, Luca Cordero di Montezemolo, perchè «è interesse prioritario dell’Italia che questo governo e questo Parlamento vadano avanti e completino il programma».
E ancora: «Berlusconi può uscire bene da questa vicenda se saprà mantenere i nervi saldi, continuare a sostenere il governo Letta lealmente e lavorare alla rifondazione di un’area liberale e moderna di centro destra, di cui l’Italia ha grande bisogno».
LA MANIFESTAZIONE
Intanto Silvio Berlusconi ha lasciato la residenza romana di palazzo Grazioli diretto ad Arcore insieme alla sua assistente e deputata Pdl Maria Rosaria Rossi, la figlia Marina, la fidanzata Francesca Pascale e Fedele Confalonieri.
Difficilmente quindi l’ex premier condannato a 4 anni di reclusione per frode fiscale domenica sarà alla manifestazione a Roma indetta dal partito a suo sostegno, che non si terrà più in piazza Santi Apostoli ma alle 18 in via del Plebiscito.
Ripiegare da una piazza di 25.000 persone ai giardinetti sotto Palazzo Grazioli non è certo un segno di grande mobilitazione del Pdl e il nervosismo dilaga
RIFLETTORI SU NAPOLITANO
È invece tornato a Roma il presidente della Repubblica. Giorgio Napolitano, come previsto da tempo, al termine di due settimane di vacanza con la moglie Clioè rientrato da Sesto Pusteria.
Intorno a lui nelle prossime 48 ore graviteranno i destini prossimi della politica italiana.
Da lui infatti è previsto che domenica pomeriggio, dopo la manifestazione del Pdl, salgano insieme Schifani e Brunetta: una delle ipotesi che circola negli ambienti vicini al Pdl è che i due chiederanno al presidente informazioni sulla possibilità della richiesta di grazia per Berlusconi.
In caso di parere contrario di Napolitano, i due avrebbero già il mandato del partito a presentare al Capo dello Stato le dimissioni di tutti i parlamentari Pdl aprendo così di fatto la crisi di governo.
E si scoprirà se è un bluff o no.
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Agosto 3rd, 2013 Riccardo Fucile
LA SANTANCHE’, SEMPRE ORIGINALE, DOPO IL “SIAMO TUTTE PUTTANE” CONIA IL NUOVO SLOGAN… IL GURU FERRARA SCONSIGLIA DI RINUNCIARE ALLE POLTRONE
Daniela Santanchè ai microfoni di Sky ricorda che “la guerra civile è in corso da 30 anni” e lancia lo slogan per la manifestazione che domAani 4 agosto il Pdl ha indetto in via del Plebiscito a Roma alle 18 a sostegno del condannato Silvio: “Siamo tutti Berlusconi e siamo tutti pregiudicati”.
Un motto che richiama il “siamo tutte puttane” evocato da Giuliano Ferrara nel comizio fatto sempre nella Capitale il 25 giugno scorso dopo la condanna dell’ex premier a sette anni per concussione e sfruttamento della prostituzione minorile.
E proprio Giuliano Ferrara dà consigli a Berlusconi anche in questo caso suggerendo dalle colonne de Il Foglio di non fare passi indietro e quindi di non far cadere il governo: “Che fare ora? Tirare giù tutto o contribuire agli sfascisti della lobby che vuole eterodirigere la sinistra e lo Stato sarebbe assurdo e autolesionistico – scrive il direttore — Accoppiare a una condanna ingiusta una catastrofe politica, che sarebbe sentita come un attentato alla stabilità del Paese e al pallido e non amato tentativo di mettere un argine alla più lunga recessione del dopo guerra, è altamente sconsigliabile”.
(da il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 2nd, 2013 Riccardo Fucile
MA NAPOLITANO LI GELA: “E’ LA LEGGE A STABILIRE I SOGGETTI TITOLATI”…ALFANO: “PER DIFENDERCI SIAMO PRONTI A DIMETTERCI”: ALFANO FORSE HA COMMESSO QUALCHE REATO? DA MINISTRO DELLA GIUSTIZIA A DIFENSORE DI UN PREGIUDICATO
La lunga giornata che segue quella della sentenza sul caso Mediaset ha il suo fulcro
nell’assemblea dei gruppi Pdl a Palazzo Grazioli: «Sentenza basata sul nulla per eliminarmi» rilancia Berlusconi.
La parola d’ordine è riforma della Giustizia, in che senso si può immaginare.
Per la prima volta nella storia europea, un partito (sedicente) di centrodestra non si schiera per la legalità e le istituzioni, ma in difesa di un condannato per frode fiscale..
L’ex premier spiega che farlo è «un dovere» a cui non ci si può sottrarre e per questo «siamo pronti a nuove elezioni».
Un messaggio ribadito poco dopo da Alfano: «Per difenderci siamo pronti a presentare le dimissioni dal governo».
Come se lui fosse un imputato o fosse stato condannato per qualche reato: difendersi da chi? Dalla giustizia?
Ma non era lui il ministro della Giustizia?
Ora ritorna avvocato per difendere un pregiudicato?
Poco dopo i parlamentari del Pdl vanno oltre consegnando le dimissioni nelle mani dei capigruppo Brunetta e Schifani.
Dimissioni farsa che non valgono una mazza, se fossero state serie le avrebbero dovute consegnare ai presidenti di Camera e Senato.
Avvicinato da un giornalista che gli chiedeva delle dimissioni, il povero Schifani si affrettava a precisare: “ma no, abbiamo solo dato la nostra disponibilità a dimetterci a Berlusconi”.
Insomma una patacca.
E proprio il capogruppo al Senato spiega che una delegazione del Pdl chiederà un intervento al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano affinchè sia «restituita la libertà » a Silvio Berlusconi dopo la condanna della Cassazione, affinchè sia «ripristinata la democrazia».
Strano concetto di democrazia per una destra europea: una sentenza di terzo grado è un attentato alla democrazia.
Brunetta precisa: Napolitano deve concedere la grazia a Berlusconi, altrimenti salta il banco.
E perchè non a Totò Riina, altrimenti la mafia potrebbe fare attentati?
A stretto giro arriva la risposta dal Colle: ambienti del Quirinale ricordano che è la legge a stabilire quali sono i soggetti titolati a presentare la domanda di grazia e cioè Berlusconi o i suoi avvocati. Nessun altro.
Il Pd resta alla finestra. E mentre Letta si affretta a sottolineare che «lo stop al governo sarebbe un delitto» Epifani si appella al parlamento affinchè voti «in conformità con la sentenza della corte di Cassazione». Le sentenze – ha continuato – «si rispettano e si applicano».
Accuse definite «inaccettabili» anche dall’Anm che chiede di respingere «con fermezza gli insulti e gli attacchi verbali rivolti ai magistrati, fino alla Corte di Cassazione, insulti e attacchi che si risolvono in un’aggressione nei riguardi dell’intera magistratura».
Sono passati i tempi dei galantuomini della destra italiana che servivano lo Stato “con onore e senso del dovere”.
Se sfiorati da un’ombra si sarebbero dimessi il giorno dopo, questi si fanno pure le leggi per pararsi il culo e non hanno neanche la dignità di affrontare la galera.
Forse un giorno gli italiani capiranno che un’altra destra è possibile.
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