Febbraio 11th, 2013 Riccardo Fucile
AFFARI MILIONARI NELLE PROVINCE DI NAPOLI E CASERTA: UN CENTRO DI POTERE FAREBBE RIFERIMENTO ALL’EX PRESIDENTE DELLA PROVINCIA
C’è l’intercettazione choc, quella in cui il padrino Raffaele Cutolo definisce il candidato Pdl Luigi Cesaro, appena due anni fa, come “uno che mi deve tanto”.
E poi c’è l’inchiesta vera che potrebbe portare alla richiesta d’arresto della Procura all’Ufficio Gip di Napoli per il parlamentare Pdl.
Indagine che dura da un anno, giorno più, giorno meno, dagli inizi del 2012.
La circostanza temporale resta significativa perchè disarma, da sola, le illazioni su una presunta giustizia ad “orologeria”, accuse che si agitano sempre quando un politico finisce nelle maglie delle indagini a ridosso delle urne.
E ammesso anche che il giudice accolga la richiesta di arresto, occorrerebbe come sempre il voto della Camera per l’esecuzione del provvedimento.
L’istruttoria è centrata su presunte relazioni di Cesaro con i clan di Giugliano, di Aversa e Sant’Antimo, e su incontri che sarebbero avvenuti con camorristi oggi pentiti.
Ne parlano sia collaboratori di giustizia che imprenditori, almeno cinque.
Sullo sfondo, rispuntano gli affari milionari che attraversano le province di Napoli e Caserta. E un centro di potere che avrebbe il nome sia dell’ex presidente della Provincia Luigi Cesaro, sia di noti fratelli manager.
E’ questo, in sintesi, il quadro delle accuse che avrebbe spinto la Procura antimafia a chiedere la misura cautelare dell’arresto al vaglio del gip per il deputato Pdl.
Silenzio dal partito. “Minimizzare”, avverte Roma.
Lo stesso deputato fugge cronisti e comizi da 24 ore.
Però il Pdl attacca la trasmissione di Santoro: “Fanno campagna per Ruotolo e Ingroia”, dopo la messa in onda su Servizio Pubblico del dialogo registrato in carcere nel 2011: il padrino sanguinario Raffaele Cutolo riferisce ad una sua nipote di antichi rapporti – peraltro già noti e sviscerati dalla giustizia – con il deputato Pdl Luigi Cesaro: “Mi deve tanto, è stato il mio avvocato e anche il mio autista figurati, ora è uno molto importante”. Cesaro scrive una lunga nota in cui si dice ancora una volta “furibondo e disgustato dall’attacco mediatico”.
Cesaro: mai fatto l’autista a nessuno
Va ancora oltre, nella sua difesa, il senatore ed ex Guardasigilli Nitto Palma, coordinatore campano del Pdl: “Un’intercettazione uscita non si sa come, e riferita a fatti già esaminati dalla giustizia, viene lanciata contro Cesaro proprio da “Servizio Pubblico”, guarda caso perchè un noto giornalista della squadra di Santoro, Ruotolo, è candidato di punta nella lista di Ingroia. E loro fanno campagna per gli Arancioni”. Una difesa accorata ma piuttosto isolata.
Pesa, ad esempio, il significativo silenzio degli altri vertici campani, dalla capolista Mara Carfagna al governatore Stefano Caldoro, Pdl di nuovo spaccato.
E Cesaro dribbla i cronisti. “Sono sereno, disgustato da queste notizie”, fa sapere alla riunione del Pdl di ieri.
Intorno a lui volti tesi. Specie dopo la riunione dei consiglieri regionali Pdl, che hanno chiesto che Cesaro almeno lasci il ruolo di coordinatore provinciale.
Solo il coordinatore regionale Nitto Palma gli fa scudo: “La vicenda Cesaro è il manifesto del grado di inciviltà a cui siamo arrivati”.
Tuttavia, è fatale che si riaccendano i riflettori sull’inchiesta che dal 2009 coinvolge Cesaro.
E che sembra arrivata alla svolta, dopo l’attenta valutazione dei pm. È lo stesso pool, coordinato dal procuratore aggiunto Federico Cafiero de Raho, che ha sferrato numerosi ko al gotha dei Casalesi.
L’indagine è fondata essenzialmente su tre filoni: i giochi d’affari e denaro del Pip, Piano Investimenti Produttivi del comune di Lusciano, la riconversione industriale della Texas Instruments ad Aversa e un affare immobiliare per 50 milioni.
L’istruttoria è centrata su presunte relazioni di Cesaro con i clan di Giugliano, di Aversa e Sant’Antimo, e su incontri che sarebbero avvenuti con camorristi oggi pentiti.
Cesaro tirato in ballo da un’intercettazione
Proprio quest’inchiesta-madre, a cui risulterebbe allegata l’intercettazione choc di Cutolo, sarebbe giunta al primo vaglio.
Con l’invio di una richiesta di provvedimento cautelare ormai all’esame dell’Ufficio Gip di Napoli. Cesaro, dunque, con il moltiplicarsi di filoni e di elementi a suo carico, rischia l’arresto. Ma sulla circostanza, ovviamente, nessun commento. Cesaro ha sempre smentito perfino l’esistenza dell’inchiesta. “Io non ho mai ricevuto alcun avviso di garanzia”.
Eppure frammenti inquietanti sono emersi anche di recente.
Risaltano, ad esempio, le prime dichiarazioni del pentito Luigi Guida, killer originario del rione Sanità di Napoli poi diventato plenipotenziario del clan Bidognetti, e riferite dall’avvocato sotto inchiesta Michele Santonastaso: “Lui (Guida, ndr) aveva coinvolto Ferraro, Cesaro un altro politico, mi sembra un onorevole e l’amministrazione di Lusciano”.
Un anno dopo, ecco le dichiarazioni di imprenditori arrestati a Giugliano e legati al riciclaggio del clan Mallardo.
Mentre altri ambigui scenari a carico del deputato arrivano da Quarto, comune azzerato dall’inchiesta sulle connivenze che ha già portato all’arresto di un fedelissimo di Cesaro, Armando Chiaro, appena condannato in primo grado a 7 anni per associazione camorristica.
Conchita Sannino
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 9th, 2013 Riccardo Fucile
INTERVISTATO DA “LA ZANZARA” SU RADIO 24, IL “RESPONSABILE”, CANDIDATO IN ABRUZZO CON IL PD, POI CI RASSICURA: “CI VORRA’ UN MILLENNIO PRIMA DI VEDERNE UN ALTRO COME LUI”
Nuova surreale intervista rilasciata da Antonio Razzi, candidato per il Pdl in Abruzzo, ai
microfoni de “La Zanzara”, su Radio24.
Nel suo solito italiano maccheronico, l’ex “responsabile” recita un peana commovente, seppur contorto, per il suo leader del cuore.
“Berlusconi è un Messia mandato da Dio, sta salvando l’Italia e può salvare anche l’Europa, perchè è l’unico dei ventisette che è intelligente” — afferma — “Ecco perchè c’hanno invidia, la Merkel c’ha l’invidia per Berlusconi perchè è uno che capisce più di lei. Io non so se è culona, ma se Berlusconi l’ha detto vuol dire che l’ha vista bene“. Ma le lodi sperticate non finiscono qui.
Berlusconi, secondo il politico, è anche “un grande genio” e scodella le ragioni per cui gli abruzzesi dovrebbero votarlo.
“In Italia ci stanno i terremotati ancora nella baracche” — tuona con enfasi — “mentre a L’Aquila tutti hanno avuto da Berlusconi le case in pochi mesi e sono andato personalmente anche a vedermelo. A L’Aquila ha fatto il G8 e ci ha portato tutti i grandi capi di Stato”.
E rivela: ” Io in quel tempo lì non stavo con lui, ma l’ho chiamato e ci ho fatto un articolo sul giornale. L’ho definito “l’Archimede della politica”. A L’Aquila dovrebbero fargli un monumento“.
Razzi aggiunge anche tutti dobbiamo ringraziare il fatto che in questo millennio c’è Berlusconi.
“Dobbiamo aspettare ancora mille anni che arrivi una persona come Berlusconi” — puntualizza — “Se non c’era lui, eravamo tutti fregati. Godiamocelo in questo millennio, che lui c’è. Meno male che Silvio c’è“.
L’esponente del Pdl risponde alle domande di Cruciani e Parenzo, ribattezzati da lui “Crucetti” e “Parente”, circa la sua campagna elettorale.
“Grazie a me è stato fatto per quattro — cinque mesi il volo Zurigo — Pescara nel 2005″ — afferma — “ma siccome era fatto di lunedì è stato tolto perchè nessuno viaggiava di lunedì dentro l’aereo. Mica la colpa è mia” — continua — “la responsabilità è della ditta svizzera che ha messo il volo, non mi ricordo adesso il nome”.
Delle partite di calcio da lui organizzate in Abruzzo è altrettanto fiero, anche se gli eventi non hanno avuto molto successo: “C’era il primo ministro bulgaro Bojko Borisov, però di tasca mia ci ho rimesso 6.000 euro. Purtroppo non ci sono stati nemmeno 50 spettatori e quelli che c’erano erano tutti bulgari“.
Le dichiarazioni di Antonio Razzi, che Parenzo commenta ritmicamente con tiri di sciacquone, sconfinano anche sulle adozioni gay.
“Io so che purtroppo il Signore ha fatto…noi discendiamo da Adamo ed Eva” — esordisce il politico — “e la famiglia è fatta di un uomo e di una donna, però se due uomini o due donne vogliono vivere insieme a me che me ne frega? Possono stare insieme”.
Ma precisa: “Però quando vogliono pagare un bambino o una bambina…non dico a noleggio, ma quasi…ma, insomma, non va bene”.
E spiega: “Un bambino a scuola può dire: ‘E come? Quello c’ha due papà e ‘ndò sta la mamma?“.
Oggi i bambini capiscono tutti, oggi ai bambini non puoi raccontare come cinquant’anni fa la favoletta che veniva col piccione viaggiatore.
Oggi non c’è più il piccione viaggiatore, non si viaggia più“.
Razzi, infine, si dichiara contrario alle effusioni pubbliche dei gay e degli eterosessuali (“mi giro la testa perchè non mi piace vederlo”) e si propone come ambasciatore italiano per la Svizzera in riferimento all’accordo fiscale vagheggiato da Berlusconi.
“Io posso andare tranquillamente a Berna perchè almeno mi conoscono, parlo in svizzero e posso parlarci io con loro. Se me lo chiede il presidente, ci vado volentieri”.
Parenzo gli dedica così un roboante e finale tiro di sciacquone.
Ma Razzi non si scompone: “Parente, anche se hai tirato l’acqua del cesso, mi sei simpatico lo stesso”
Gisella Ruccia
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Febbraio 7th, 2013 Riccardo Fucile
PAOLO GALIMBERTI, EX COMPAGNO DEL DIRETTORE DI “CHI” E’ OTTAVO AL SENATO IN LOMBARDIA… UN SEGGIO CERTO DOPO I BIG DEL PARTITO
Paolo Galimberti ci teneva tanto a quella foto con Silvio Berlusconi, scattata al compleanno del suo compagno Alfonso Signorini.
E così quando è scattata l’ora della fatidica e agognata candidatura l’ha presa da Dagospia e con un facile lavoro al computer si è fatto fare i manifesti per la campagna elettorale delle politiche.
Numero otto del Pdl al Senato in Lombardia. Un seggio certo, dietro il Capo e i big del partito: Berlusconi, Formigoni, Bondi, Bonaiuti, Mantovani, Romani, Caliendo e poi lui, finalmente.
Il posto in lista a Paolo Galimberti è l’ultima frontiera del berlusconismo che candida famigli, fedelissimi e “mignotte” (Vittorio Feltri dixit).
E’ l’evoluzione del sanfedismo nel senso di Emilio.
Nel 2008 toccò a Diana De Feo, sempre al Senato, moglie del fu direttore del Tg4 nonchè solerte commensale delle “cene eleganti” del Bunga Bunga di Arcore.
Oggi è la volta dell’amico del cuore di Signorini, il direttore di Chi che organizzò il pink-tank di Palazzo Grazioli per arginare la valanga di scandali a luci rosse del Cavaliere della Satiriasi.
Memorabile l’invenzione del tronista finto fidanzato di Noemi Letizia.
Galimberti infatti, come si racconta nella Milano bene, è stato a lungo il convivente di Signorini, omosessuale dichiarato.
I due avrebbero abitato nello stesso appartamento, in piazza Diaz.
E lui Galimberti avrebbe fatto il fidanzato sempre, anche andando a fare la spesa e chiedendo lo sconto come “quando viene Alfonso”.
Ma chi è l’ultima icona del berlusconismo edizione del 2013, per la serie Forza Gnocco, che di fatto è un riconoscimento sic et simpliciter alle coppie omo, alla faccia degli alleati omofobi tipo Giovanardi o Ignazio La Russa?
Paolo Galimberti è un ricco industriale di famiglia.
I suoi sono entrati in Euronics e lui è stato anche presidente dei giovani di Confcommercio.
Ma il suo pallino è sempre stata la politica, come disse in un’intervista di due anni fa.
Con il compagno Alfonso ha anche frequentato Marina Berlusconi, la primogenita di B. legatissima al direttore di Chi.
Tanti i pranzi e le cene insieme, ridendo, inciuciando e facendosi leggere il futuro da Maddalena, la maga- sensitiva che il giornalista principe del depistaggio da gossip porta sempre con sè.
I tre erano in vacanza insieme (Paolo, Alfonso e la maga), quando esplose lo scandalo di Noemi Letizia e Signorini fu portato con aereo privato a Roma dal Cavaliere.
Fu in quel momento che nacque il pink-tank della crisi a luci rosse, d’intesa con Carlo Rossella.
Sempre a Milano, raccontano che i due, Paolo e Alfonso, forse non stanno più insieme.
Ma questo è un dettaglio di poco conto per la generosità di Berlusconi.
Nella prossima legislatura, al Senato, che diventerà di nuovo centrale come nel 2006 dopo il ‘pareggio’ tra Prodi e B., siederà anche Paolo Galimberti, in quota ‘fidanzati’ o ‘ex fidanzati’.
E’ il simbolo del berlusconismo anarchico che mescola tutto e tutti, rompe l’ennesimo tabù e non dimentica gli amici che gli sono stati al fianco nei momenti della tragedia, quando tutto era perduto e l’ingrata moglie sentenziò: “Mio marito è malato perchè va con le minorenni”.
Alle politiche del 2013 c’è il fidanzato di Signorini, ma non la fidanzata di B., Francesca Pascale.
Chissà Chi se dedicherà spazio a entrambi.
Lo scopriremo solo leggendo.
Fabrizio d’Esposito
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Febbraio 2nd, 2013 Riccardo Fucile
LE ANTICIPAZIONI SUL CONTRATTO CON GLI ITALIANI… ALFANO: “DETRAZIONE DALLE TASSE DI OGNI SCONTRINO”, COSI’ NESSUNO PAGHERA’ PIU’ NULLA…IL FISCO CERCA UGUALMENTE GLI EVASORI? “LIMITARE I POTERI DI EQUITALIA”… E POI VIA L’IMU E MENO TASSE PER LE IMPRESE CHE ASSUMONO
Mentre si attende il nuovo contratto con gli italiani che Silvio Berlusconi ”stipulerà ” nella conferenza stampa alle ore 12 di domani, 3 febbraio, dal Pdl filtrano già le prime indiscrezioni e le prime promesse.
Se il Popolo della libertà vincerà le prossime elezioni sarà possibile detrarre gli scontrini dalle tasse.
Lo annuncia il segretario del partito Angelino Alfano. ”Uno dei primi atti che faremo sarà quello di riformare profondamente i poteri di Equitalia — ha annunciato -Il cittadino non deve avere paura del fisco, il cittadino onesto deve essere considerato come tale e abbiamo alcune proposte molto nette per fare sì che il fisco risulti amico: rivedere i poteri di Equitalia e consentire ai cittadini di scaricare nella dichiarazione dei redditi scontrini e fatture. In questo modo tutto il nero emergerà e non ci sarà bisogno di inseguire, con un meccanismo da stato di polizia tributaria, i cittadini italiani. Infine chiediamo che l’amministrazione finanziaria, cioè il fisco, faccia consulenza preventiva ai cittadini dando consigli per non sbagliare la dichiarazione dei redditi”.
Tra le altre promesse, detassazione per le imprese e abolizione dell’Imu.
Questi i primi punti del programma di Berlusconi anticipati da Micaela Biancofiore. ”A breve Belusconi farà un altro contratto con gli italiani e sarà anche molto divertente, secondo lo spirito che lo contraddistingue” ha dichiarato l’altoatesina nominata oggi Commissario straordinario regionale del Pdl per le elezioni in Trentino Alto Adige. “Saranno divertenti le clausole — ha aggiunto la Biancofiore — ma non posso anticiparvele. Certo è che i primi punti del programma vedranno l’abolizione subito dell’Imu, che grazie a Monti è servito a coprire il buco bancario fatto dal Pd con Mps, e subito la detassazione per cinque anni per le imprese che assumono giovani a tempo indeterminato, così come la detrazione dalle tasse di ogni scontrino”.
Secondo il Corriere della Sera Berlusconi ha cambiato strategia di comunicazione rispetto al 2006.
Questa volta per tentare la rimonta alle urne il Cavaliere punta su fisco e potere di acquisto delle famiglie.
I sondaggi infatti indicano che l’elettorato è concentrato sui temi dell’occupazione, della crescita economica e del lavoro giovanile.
Per questo l’ex premier ha deciso di lanciare proposte che “a difesa del benessere familiare”.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Febbraio 2nd, 2013 Riccardo Fucile
L’INFRAZIONE ALLE NORME EUROPEE HA PRODOTTO UN DANNO DI 75 EURO PER OGNI ITALIANO…NEL 2009 IL MINISTRO ZAIA SALVO’ GLI SPLAFONATORI PRIVANDO EQUITALIA DEL POTERE DI RISCOSSIONE
La giustizia farà certamente il suo corso.
Confidiamo che i magistrati impegnati nell’inchiesta sulle quote latte, che nei giorni scorsi ha scatenato una tempesta politica, individueranno e puniranno i responsabili di una delle più clamorose truffe del nuovo secolo.
Nel frattempo, ai cittadini italiani resta sul groppone il conto astronomico che i furbetti del latticino hanno fatto pagare finora allo Stato.
Tenetevi forte: 4 miliardi 494 milioni 433.627 euro e 53 centesimi.
Ovvero, 75 euro e 62 centesimi per ogni italiano, neonati compresi.
Una somma che basterebbe a soddisfare il fabbisogno di latte fresco dell’intera nazione per un anno.
Il calcolo l’ha fatto la Corte dei conti in una relazione appena sfornata, nella quale, oltre a numeri terrificanti, c’è una cattiva notizia. Rassegniamoci: recuperare quei soldi sarà quasi impossibile.
Esattamente trent’anni fa, nel 1983, la Commissione europea stabilì per la produzione di latte delle quote nazionali, con la motivazione che un’eccessiva quantità sul mercato avrebbe fatto crollare i prezzi.
Per chi non avesse rispettato il plafond erano previste multe salate.
L’assegnazione delle quote, com’era intuibile, finì per favorire i Paesi nordici. Ma i produttori italiani, invece di adeguarsi alla nuova situazione, continuarono come se nulla fosse accaduto.
Risultato: dopo 12 anni si erano accumulate multe per l’equivalente attuale di circa 2 miliardi di euro. Il caos era totale.
C’erano ritardi nell’adeguamento delle normative, dati taroccati, latte che arrivava dall’estero ma figurava italiano, quantitativi enormi di prodotto non fatturato…
Che fare? Il governo accollò il conto all’Erario.
Da allora in poi, però, gli allevatori che non avessero rispettato le quote, avrebbero dovuto pagare. Eccome.
Peccato che quasi nessuno, dal 1996, ha pagato.
Mentre l’Unione europea continuava a incassare dallo Stato italiano i soldi delle multe, che scontava direttamente dai trasferimenti dovuti ai nostri agricoltori.
La Corte dei conti dice che dal 1996 al 2010 «l’onere che l’Italia ha sopportato» per «gli esuberi produttivi accertati è quantificato dai 2.537 milioni di euro, versati alla Commissione».
Denari che, prevede la legge, avrebbero dovuto restituire gli allevatori «splafonatori», ai quali sono state concesse ripetute agevolazioni, come quella di pagare in comode rate. Ma finora «il recuperato effettivo», avverte la Corte, «è trascurabile».
Il fatto è che ogni mezzo è stato buono per aggirare gli obblighi. Proroghe su proroghe, inefficienze degli organi preposti a far pagare, ricorsi e controricorsi.
Per non parlare del valzer dei commissari ad hoc nominati di volta in volta dal governo. E dell’incredibile vicenda toccata all’ex senatore leghista Dario Fruscio, messo dal suo partito a capo dell’Agenzia incaricata di riscuotere le multe, e prontamente rimosso quando si è scoperto che le voleva far pagare sul serio.
Ecco che cosa scrivono i magistrati contabili: «Costante è risultata, nel corso degli anni, l’interpretazione delle leggi vigenti da parte delle amministrazioni a favore dei produttori eccedentari».
Fino all’ultima norma passata nel 2009, quando era ministro dell’Agricoltura il leghista Luca Zaia, attuale governatore del Veneto, che ha privato Equitalia del potere di riscossione.
Riesumando addirittura, per il recupero delle somme dovute, le procedure bizantine di un regio decreto del 1910: centrotrè anni fa.
Niente male, considerando che qui hanno scorazzato indisturbati anche i truffatori, responsabili di aver caricato sulle spalle degli ignari contribuenti centinaia di milioni di multe non pagate.
Cooperative nate e fallite a ripetizione, migrando per tutto il Nord da Cuneo a Pordenone, inseguite dalla Finanza, dai giudici contabili, dai magistrati.
E tutto alla faccia degli allevatori onesti. I quali hanno anche sborsato, dice la Coldiretti, la bellezza di 1,8 miliardi per rilevare o affittare le quote.
In tutta questa storia, anche se la Corte dei conti lo fa appena intuire, ci sono precise ed enormi responsabilità politiche.
Perfino rivendicate da Umberto Bossi, il quale due anni fa prometteva sul pratone di Pontida ai Cobas del latte: «Non vi ho dimenticati.
La Lega risolverà i vostri problemi».
Il rapporto fra Carroccio e Cobas è stato sempre strettissimo.
Lo dimostrano i finanziamenti al partito da parte di associazioni quali la Emilat del parlamentare leghista Fabio Ranieri.
Ed è incarnato, quel rapporto, nella figura di Giovanni Robusti, storico leader dei Cobas, nel 1994 senatore della Lega cui venne perfino affidato l’incarico di presidente della commissione d’inchiesta sull’Aima, poi nel 2008 europarlamentare.
Giusto un mese fa la procura della Corte dei conti ha chiesto di condannarlo a risarcire 182 milioni all’erario per la vicenda delle quote latte in Piemonte dove alcune cooperative battezzate «Savoia» figuravano fittiziamente come acquirenti del latte prodotto in eccesso da alcuni allevatori.
A fine giugno 2012 Robusti si era già beccato quattro anni e mezzo di carcere nel processo d’appello che lo vedeva imputato.
Sergio Rizzo
(da “Il Corriere della Sera“)
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Gennaio 31st, 2013 Riccardo Fucile
AL MILAN QUELLO CHE TRE SETTIMANE FA ERA UNA “MELA MARCIA” UNA VARIANTE DEL “MENO TASSE PER TUTTI”: PER SOGNARE IL 20%.
Diavolo di un Berlusconi. Proprio il giorno delle elezioni politiche, il 24 febbraio, a San Siro si gioca il Derby Milan-Inter, e, zac, scenderà in campo il nuovo astro rossonero, Super Mario Balotelli.
Dopo l’effetto Mps, si dice che il «Bad boy» valga un punto in più per il Pdl nei sondaggi.
Altri si spingono addirittura ad indicare il 2 per cento (di cui quasi centomila voti in più in Lombardia che è la regione decisiva per attribuire il premio di maggioranza nei seggi al Senato).
Naturalmente, su queste previsioni nessuno è disposto a metterci nome e cognome e quindi più che di previsioni si tratta di rumours.
Ma come si sa, in borsa , come nella vita, «si acquista» sul rumours e «si vende» sulla notizia certa
E poi c’è un’altra valutazione da fare: un gol vincente di Balotelli, che è anche centravanti della Nazionale, nel Derby, quanti voti può portare?
Che peso ha un gol del genere, ad urne aperte, nel primo giorno di votazioni e durante le ore del silenzio elettorale?
Naturalmente, la situazione che si verrebbe a creare è potenzialmente ad alto rischio: perchè potrebbe valere anche l’effetto contrario, in caso di sconfitta del Milan a San Siro
Alcune reazioni fanno ritenere che l’effetto «Super Mario» possa esserci e sostanzioso. Per rimanere al Derby meneghino, il presidente dell’Inter Massimo Moratti, ieri, ha dichiarato: «Balotelli al Milan? Fatti loro. È un buon acquisto. Vedo questa cosa come qualche cosa di utile a Berlusconi per mille motivi e vedremo come andrà a finire». «Per mille motivi», dunque, non solo sportivi.
Ospite del Tg3, Silvio Berlusconi ha giustificato l’acquisto «con motivi tecnici della società »
Insomma, «Balotelli non è stato un investimento per la campagna elettorale».
Ma, poi, il patron rossonero ha aggiunto una notazione patriottica: «La cosa positiva che ho pensato è che Balotelli ha segnato due gol e fatto piangere i tedeschi, mentre l’altro Mario», cioè Mario Monti, «ha segnato due gol con l’Imu e il redditometro e hanno fatto piangere tutti gli italiani»
Il candidato montiano alla presidenza della Regione Lombardia, Gabriele Albertini, parla di «panem et circenses».
«Il panem sono le battute e la propaganda – ha spiegato Albertini – e i circenses lo stadio. Al tempo dell’antica Roma c’erano i gladiatori, ora ci sono i calciatori»
Renato Mannheimer, sociologo e analista di flussi elettorali, afferma: «Non so, non saprei quantificare l’effetto. Ma c’è un pubblico di tifosi rossoneri che nessuno ha mai stimato, e pure esiste e che potrebbe essere grato a Berlusconi per il nuovo acquisto. Magari, un bel numero di persone che era indeciso, e che adesso si decide a votare. Il calcio del resto è rimasta l’ultima passione degli italiani».
Un sondaggio Sky Tg 24 sui propri telespettatori ha invece rilevato che il 55 per cento non ritiene che l’acquisto di Balotelli avrà effetti sulla campagna elettorale, mentre il 45 per cento ritiene di sì.
Opinione condivisa dal vicesegretario del Pd Enrico Letta (peraltro milanista): «Non credo che l’acquisto di Balotelli abbia alcuna influenza sui sondaggi e sulla campagna elettorale».
«Anzi – ha continuato Letta – spero che Berlusconi compri anche Kakà . Perchè quando il Milan va bene, Berlusconi va male politicamente, e siccome il Milan in questi mesi è andato male, ero preoccupato dal punto di vista politico. Per fortuna ora la squadra sta recuperando, e quindi sono molto più tranquillo».
E se Alessandra Ghisleri e Roberto D’Alimonte non hanno voluto in alcun modo commentare, c’è chi invece sotto il vincolo dell’anonimato ritiene che tra venti giorni Balotelli sarà dimenticato, mentre la crisi economica che morde gli italiani no: è questa l’unica cosa che interessa gli italiani.
L’economia è infatti passata in testa ad ogni altro argomento di interesse nel Paese per gli italiani che lavorano che vanno a votare, o giovani adulti che il lavoro proprio non ce l’hanno.
«E questo riguarda anche due universi di elettori che tradizionalmente hanno votato in passato per Berlusconi: i piccoli imprenditori e le classi più popolari».
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Gennaio 31st, 2013 Riccardo Fucile
AI MICROFONI DELLA ZANZARA IL GIORNALISTA TENTATO DAL VOTO A GRILLO
“Le liste del Pdl mi fanno venire i conati di vomito, Berlusconi ha ricandidato i soliti, mi
sono saltati agli occhi i nomi di una decina di mignotte, intese anche come mignotti”.
Lo dichiara Vittorio Feltri ai microfoni de “La Zanzara”, su Radio24.
“Sono operazioni incomprensibili” — continua l’editorialista de “Il Giornale” — “Ad esempio, mettere la Polverini nel Lazio che fa perdere i voti per la vicenda Fiorito. Ma non potevano metterla da un’altra parte, magari in Trentino?”.
E aggiunge: “La Polverini è un respingente, perchè quella storia dei soldi ha indignato tutti. Poi certe persone che volevano andare con Monti, vedi la Roccella, sono state ricandidate e premiate”.
Riguardo alla mignottocrazia, Feltri afferma: “Non siamo mica nati ieri e sappiamo che Berlusconi ha candidato di nuovo delle mignotte, intese come persone che si adattano a fare qualsiasi cosa, che fanno quegli esercizi che non sono titolo di merito. Non è che se io faccio una scopata allora merito un aumento di stipendio“.
Infine, il giornalista si pronuncia sulle discusse dichiarazioni di Berlusconi su Mussolini. “Ha detto solo ovvietà ”, asserisce.
E sul voto, conferma la simpatia per Beppe Grillo. “Non ho detto che lo voto con certezza, ma che sono tentato dal farlo” — dichiara — “Voterei Giannino ma non si è alleato con nessuno, Berlusconi l’ho sempre votato perchè era tra i meno peggio. Ma pur di non far vincere la sinistra potrei turarmi di nuovo il naso e qualcos’altro“
Gisella Ruccia
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 29th, 2013 Riccardo Fucile
NEL PDL UN MOMENTO DI ALTA POLITICA: DOPO LE VAJASSATE IN PARLAMENTO, FOTO RICORDO A NAPOLI CON LA NIPOTE DEL DUCE IN BRACCIO A MARA
Presentazione delle liste Pdl all’Hotel Ramada di Napoli: Alessandra Mussolini salta letteralmente in braccio a Mara Carfagna.
E sono sorrisi, parole di stima reciproca.
Miracoli della politica.
Solo 2 anni fa le due esponenti del Pdl si affrontavano a colpi di «vajassa» e «ministruccia cretina», dopo lo scatto malandrino della nipote del duce che immortalò Mara a colloquio con il tordo di Fli Italo Bocchino, fresco di scissione dal Cavaliere.
La Carfagna, sollecitata dai cronisti, è poi corsa in soccorso di Berlusconi: «Come al solito è stata estrapolata una frase (sul fascismo, ndr) ed è stato montato in caso».. «Berlusconi ha specificato il suo pensiero. Il fascismo è da condannare già per il solo fatto di aver introdotto le leggi razziali e soffocato la democrazia», sottolinea la Carfagna e il giudizio di Berlusconi sulla dittatura «è stato inequivocabilmente negativo».
Argomento spinoso: è necessario un coordinatore di origine campana per il Pdl, come chiesto anche da Caldoro?
«Lo auspichiamo per una rivendicazione di orgoglio e dignità della classe dirigente del territorio. Ma questo – dice Carfagna – non significa alcun attacco al coordinatore Nitto Palma. Ci sono tanti esponenti del partito in Campania che hanno le carte in regole per ricoprire quell’incarico ma Nitto Palma deve restare al suo posto per tutto il tempo che sarà necessario, anche dopo le elezioni».
E, infine, su Nicola Cosentino: «Non ho mai nascosto il fatto che fosse un avversario politico ma la sua vicenda umana è particolarmente delicata e di certo non gioirei assolutamente se si decidesse per una carcerazione preventiva di cui non esistono assolutamente i presupposti».
Dopo questa sintesi del Mara-pensiero ora gli italiani possono dormire sonni tranquilli.
(da “il Corriere del Mezzogiorno“)
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Gennaio 29th, 2013 Riccardo Fucile
E POI CI SONO GLI IMPROPONIBILI CHE NON MOLLANO MAI…. IL TERZO ELENCO
Prosegue l’elenco degli impresentabili del Pdl, tra inquisiti, imputati e condannati.
Tolti Cosentino, Dell’Utri e Scajola, non ricandidati, “il partito degli onesti” (copyright Alfano) resta una finzione: con la puntata di oggi sono 56, infatti, i nomi del centrodestra (Pdl e alleati) che hanno guai con la giustizia.
Il record dei procedimenti riguarda soprattutto il Cavaliere.
Questo non è un mistero.
Subito seguito dal banchiere Denis Verdini, il fedele sherpa che ha curato la compilazione delle liste.
L’altro giorno l’ex berlusconiano Guido Crosetto ha detto: “Verdini non andava candidato come Cosentino. Solo che lui comanda”.
Accanto agli impresentabili ci sono poi gli improponibili: quei candidati che non hanno problemi giudiziari ma che sono finiti in lista per i demeriti più vari.
ALLEATI IMPRESENTABILI/3
Salvino Caputo (Senato Sicilia).
Candidato di Fratelli d’Italia-Centrodestra Nazionale, la formazione di Giorgia Meloni nata da una scissione nel Pdl. Condannato in Appello a un anno e 5 mesi per tentato abuso d’ufficio.
William Casoni (Senato Piemonte).
Candidato di Fratelli d’Italia. Indagato per concorso in abuso d’ufficio nello scandalo sulla riscossione del bollo auto. Tra le carte dell’inchiesta un soprannome: “L’uomo del 10 per cento”
Agostino Ghiglia (Camera Piemonte 1). Candidato di Fratelli d’Italia.
Condannato a nove mesi di reclusione senza condizionale, nel 1986, per aggressione a due studenti.
Emanuele Locci (Camera Piemonte 2).
Condannato dalla Corte dei Conti, insieme all’ex giunta di Alessandria, per un danno erariale di 7,6 milioni di euro.
Massimiliano Motta (Senato Piemonte). Candidato di Fratelli d’Italia. Condannato nel 1986 per lo stesso reato di Ghiglia.
IMPROPONIBILI PDL/3
Lucio Barani (Senato Campania, Senato Lombardia).
Da sindaco di Aulla, provincia di Massa Carrara, fece erigere un busto di Bettino Craxi e cambiò il nome della piazza centrale: da Matteotti a Martiri di Tangentopoli. Alla Camera gira sempre con un garofano all’occhiello.
Deborah Bergamini (Camera Emilia Romagna).
Berlusconi la mandò alla Rai dove avrebbe organizzato la “Struttura Delta” per favorire Mediaset. Per lo scandalo lasciò la Rai.
Maurizio Bianconi (Camera Toscana).
Ha proposto di eliminare le intercettazioni come mezzo di ricerca della prova.
Sandro Bondi (Senato Lombardia).
Ex comunista, poeta di corte. Da ministro dei Beni Culturali fece ottenere un contratto al figlio, Fabrizio Indaco, della compagna-deputata Manuela Repetti. Aveva promesso di lasciare il seggio.
Cinzia Bonfrisco (Senato Veneto).
Ha firmato un emendamento per salvare le pensioni d’oro della pubblica amministrazione
Michela Vittoria Brambilla (Camera Emilia Romagna).
La rossa del Cavaliere. Tra le meno amate di Forza Gnocca: di lei si parla in termini irriferibili e volgari nelle intercettazioni della P4 (il faccendiere pregiudicato Bisignani, amico di Letta, Gelmini e Prestigiacomo).
Annagrazia Calabria (Camera Piemonte 1).
In quota Forza Gnocca. Partecipò alla festa in costume di Carlo De Romanis, quella con le maschere da maiali che secondo Fiorito sarebbe stata pagata con i soldi della Regione Lazio.
Maria Rosaria Carfagna (Camera Campania 2).
Ex prediletta del Capo. Disse B.: “È così bella che se non fossi già sposato la sposerei”. La moglie Veronica Lario pretese le scuse con una lettera a Repubblica.
Disse Nicole Minetti al telefono con Barbara Faggioli: “Facciamo come la Carfagna. A lui gli fa comodo mettere me e te in Parlamento, perchè lui dice me le sono levate dai coglioni, lo Stato le paga lo stipendio”.
Elisabetta Casellati (Senato Veneto).
Da ex sottosegretaria ha mantenuto la scorta, anche in vacanza a Cortina d’Ampezzo, dove si trovava la Guardasigilli Paola Severino.
Per loro due, in totale, venti agenti alloggiati in un albergo da 200 euro a notte (più una diaria-rimborso di 100 euro) per 15 giorni.
Fiorella Ceccacci (Camera Lazio 1).
Ex attrice di Tinto Brass.
Elena Centemero (Camera Lombardia 2).
Ex insegnante dei figli del Cavaliere.
Fabrizio Cicchitto (Camera Lazio 1).
Ex piduista.
Francesco Colucci (Senato Lombardia).
Siede in Parlamento dal 1972. È stato il primo condannato per voto di scambio, assolto in Cassazione. Nel suo archivio furono trovati i nomi di 3.500 raccomandati.
Fabrizio d’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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