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NELLE LISTE PULITE PDL ALTRI 13 INQUISITI (TOTALE 40) E UNA PURPETTA AVVELENATA

Gennaio 25th, 2013 Riccardo Fucile

SECONDO ELENCO DEGLI IMPRESENTABILI PDL: OPERE E OMISSIONI DELLA BANDA DEGLI ONESTI

Il finto repulisti (via Dell’Utri, Scajola, Cosentino, Papa, Milanese) imposto dai sondaggisti di fiducia, non da una vera questione morale, fa spiccare ancora di più gli altri impresentabili indagati o imputati o pregiudicati inseriti nelle liste della “banda degli onesti” dall’ineffabile sherpa berlusconiano Denis Verdini, ovviamente plurinquisito.
Ieri abbiamo pubblicato un primo elenco di nomi del Pdl composto da tre condannati e 24 tra indagati e imputati.
Ma i candidati sono centinaia e gli aggiornamenti obbligati.
Senza dimenticare che nel centrodestra l’impresentabilità  è un concetto largo e investe tutta la coalizione che ha come capo assoluto il Cavaliere.
Accanto a loro, infine, ci sono pure gli improponibili: candidati non coinvolti in inchieste che si sono distinti in atti di generosità  (leggi ad personam) o intrattenevano rapporti a rischio.
Questa è la seconda puntata.

IMPRESENTABILI PDL/2
Rienzo Azzi (Camera Lombardia 2).
Indagato per peculato.
Riccardo Conti (Senato Lombardia).
Indagato per truffa (insieme con Denis Verdini) per una plusvalenza di 18 milioni di euro sulla compravendita di un immobile.
Giuseppe Galati (Camera Calabria).
Indagato per associazione per delinquere (marito di una deputata leghista uscente e non ricandidata, Carolina Lussana).
Massimo Parisi (Camera Toscana).
Indagato (insieme con l’onnipresente Denin Verdini) per truffa aggravata allo Stato (i fondi dell’editoria al Giornale di Toscana).
Francesco Saverio Romano (Camera Sicilia 1).
Indagato per corruzione aggravata nel-l’inchiesta sul cosiddetto “tesoro di Ciancimino”.
Giovanni Rossoni (Camera Lombardia 3).
Indagato per peculato.
ALLEATI IMPRESENTABILI/1
Santo Catalano (Senato Sicilia).
Candidato del Cantiere popolare-Pid, il partitino di Francesco Saverio Romano, che per sè invece ha voluto un seggio sicuro nel Pdl.
Ha patteggiato un anno e 11 mesi per abusivismo edilizio e abuso d’ufficio.
Giovanni Di Mauro (Senato Sicilia).
Candidato del Partito dei Siciliani-Mpa, il partito di Raffaele Lombardo. Indagato per omissione in atti d’ufficio.
Filippo Drago (Senato Sicilia).
Candidato del PdS-Mpa.
Condannato in primo grado a 2 anni e 3 mesi per falsità  ideologicaaggravata e continuata, reato consumato da assessore dell’ex giunta Scapagnini (medico del Cavaliere) a Catania.
Rossana Interlandi (Senato Sicilia).
Candidata del PdS-Mpa. Indagata per omissione in atti d’ufficio.
Raffaele Lombardo (Senato Sicilia).
Capolista del Pds-Mpa. Si è dimesso da governatore della Sicilia nel luglio del 2012 perchè imputato di concorso esterno in mafia.
Rudy Maira (Senato Sicilia).
Candidato del Cantiere popolare-Pid. Indagato per associazione per delinquere finalizzata alla gestione di appalti pubblici.
Gerardo Soglia (Senato Campania).
Candidato di Grande Sud, il partito di Gianfranco Miccichè. Indagato per frode fiscale. Ha una richiesta di rinvio a giudizio per bancarotta fraudolenta.

IMPROPONIBILI PDL

Bruno Archi (Camera Piemonte 2).
Ex consigliere diplomatico del Cavaliere, testimone della difesa nel processo Ruby.
Alessia Ardesi (Camera Lombardia 2).
Accompagnò, da giovane collaboratrice, il Cavaliere a Marsiglia e fu soprannominata “dama bianca”.
Lavora al “Mattinale” di Palazzo Grazioli.
Mariella Bocciardo (Camera Lombardia 1).
Ex cognata di B. in quanto ex moglie del fratello Paolo Berlusconi.
Franco Carraro (Senato Emilia Romagna).
Ex sindaco socialista di Roma, su designazione di Bettino Craxi. Soprannominato il “poltronissimo” per le innumerevoli cariche ricoperte nel mondo sportivo, tra cui quella di presidente della Figc, da cui si è dimesso nel 2006 per lo scandalo di Calciopoli. Fa anche il banchiere.
Dario Invernizzi (Camera Lombardia 3).
In un processo del tribunale di Vigevano per spaccio di droga, il nome di Invernizzi figura in una lista di 40 consumatori abituali di cocaina riforniti dai pusher imputati.
Il suo padrino politico è Gian Carlo Abelli, il Faraone della sanità  lombarda nel sistema Formigoni.
Simonetta Losi (Camera Toscana).
Moglie del pianista di Arcore, Danilo Mariani.
Entrambi sono testi della difesa nel processo Ruby.
Antonio Razzi (Senato Abruzzo).
Passò dall’Idv al centrodestra, nei Responsabili, per salvare Berlusconi nel dicembre 2010.
Manuela Repetti (Senato Pie-monte).
Fidanzata di Sandro Bondi.
Maria Rizzotti (Senato Pie-monte).
Chirurgo plastico del Cavaliere.

Fabrizio d’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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DEPUTATO PDL E RICICLATO CON GRANDE SUD CONDANNATO PER BANCAROTTA FRAUDOLENTA A 3 ANNI E 3 MESI

Gennaio 25th, 2013 Riccardo Fucile

A GERARDO SOGLIA E’ STATA ANCHE DISPOSTA L’INTERDIZIONE DAI PUBBLICI UFFICI PER 5 ANNI… ELETTO NEL PDL, PASSATO CON I “RESPONSABILI”, A UN PASSO DA FLI, FU CONVINTO DA COSENTINO A RESTARE IN MAGGIORANZA

Il deputato Gerardo Soglia, candidato alle elezioni politiche per il Senato in Campania per la lista ‘Grande Sud’della coalizione di centrodestra, è stato condannato dal tribunale di Milano a 3 anni e 3 mesi di reclusione per bancarotta fraudolenta in relazione al crac della società  ‘Buon Viaggio’, fallita nel marzo 2010.
Per il parlamentare, imprenditore nel settore turistico ed ex presidente del Pescara Calcio, è stata anche disposta l’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni.
Per lui il pm di Milano, Luca Poniz, aveva chiesto 4 anni e 6 mesi di reclusione
Secondo l’accusa, Soglia — parlamentare ex Pdl — assieme a un ex consigliere della società  (il deputato era amministratore delegato) avrebbe distratto e dissipato il patrimonio della società  in particolare con un’operazione che risale al 6 novembre 2007: lo scorporo di un ramo d’azienda, Cafe Voyage, al quale era annesso un immobile in viale Misurata, a Milano, del valore di 4.182.800 euro.
I giudici della seconda sezione penale di Milano hanno disposto, oltre all’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni (diventerà  definitiva se confermata anche dalla Cassazione), anche l’incapacità  per il parlamentare di far parte degli uffici direttivi di imprese per 10 anni.
Inoltre, il collegio ha condannato il deputato a risarcire la curatela fallimentare della società  con oltre 4 milioni di euro.
Lo scorso anno il nome di Soglia era apparso in un’altra inchiesta in Calabria per frode fiscale. Nel febbraio dello scorso anno Soglia aveva ricevuto un avviso di garanzia.
Ma il mese dopo il Gip del tribunale di Lamezia Terme, non aveva convalidato il sequestro dei beni.
Il deputato era stato coinvolto in qualità  di legale rappresentante pro tempore della società  Temesa, proprietaria di un albergo a Nocera Terinese, ed altri tre rappresentanti della stessa società  che si erano succeduti nel corso del tempo.
L’accusa era stata quella di utilizzo di fatture per operazioni in tutto o in parte inesistenti, emesse da società  compiacenti, tra le quali anche una di diritto olandese.
Per gli investigatori della Finanza gli indagati avrebbero evaso imposte sui redditi ed Iva per 1,4 milioni di euro ed avrebbero beneficiato indebitamente di rimborsi Iva per più di 500 mila euro.
Soglia era stato protagonista anche di un addio alla maggioranza quando era in quota gruppo dei Responsabili poi Popolo e Territorio nel settembre del 2011.
Sembrava pronto ad approdare al gruppo di Futuro e Libertà  di Gianfranco Fini.
Il deputato salernitano dopo aver incontrato l’allora coordinatore del Pdl in Campania Nicola Cosentino aveva deciso di rimanere nelle file della maggioranza.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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PDL SENZA SOLDI E CON I “FRATELLI” E’ GIA’ LITE

Gennaio 24th, 2013 Riccardo Fucile

IL TESORIERE: CASSE VUOTE…. BONDI QUERELA CROSETTO PER L’ACCUSA SULLA FIDANZATA IN LISTA

Il re dei 6à—3 è sparito. Pochi manifesti Pdl in giro, Berlusconi nemmeno compare. Nel conto corrente sono rimasti tra i 100 e i 200 mila euro, rivela il tesoriere Maurizio Bianconi.
Non uno di più: «È il momento della sobrietà , abbiamo aperto un conto e aspettiamo contributi privati e dei parlamentari», parte la sottoscrizione, insomma.
Ma la scoperta che il re è nudo, anzi «povero», contrasta con i dati in possesso della Tesoreria della Camera, ufficio dal quale nei cinque anni della legislatura appena conclusa sono stati versati al Pdl 206 milioni a titolo di rimborso elettorale per le politiche 2008 e altri 68 per Europee e regionali.
Per un totale di 274 milioni.
In molti nel partito si chiedono adesso che fine abbiano fatto.
Domani, la kermesse di apertura della campagna, col leader e i candidati, ma non già  all’Eur, come avrebbero preferito a Palazzo Grazioli, ma nel più modesto teatro Capranica da poche centinaia di posti.
Con tanto di kit dell’aspirante parlamentare come nel ’94 in distribuzione.
Poi puntate a Milano e poche altre città : le manifestazioni costano.
Le lunghe trattative per l’esclusione di Cosentino e degli «impresentabili », stando ai primi focus, non hanno giovato al Pdl, che in quella fase avrebbe perso 1,5-2 punti.
Al quartier generale del Cavaliere contano di recuperarli e tornare a «quota 23» non appena l’operazione «liste pulite» sarà  recepita dall’elettorato.
Berlusconi anche ieri è rimasto ad Arcore, forse un nuovo incontro con l’ex moglie
Veronica, con la quale sarebbe quasi chiuso l’accordo per dimezzare l’assegno di «mantenimento» portandolo a 500 mila euro mensili a fronte della destinazione di Villa Macherio alla Lario.
Da oggi il leader Pdl si lancerà  nella fase 2 della campagna, ancora radio e molte tv locali.
Nuovo martellamento su Monti, in attesa di tirare fuori dal cilindro un coniglio in stile «abolizione Ici» del 2008: dovrà  riguardare l’economia e le tasche degli italiani, Brunetta e altri ci lavorano da giorni.
L’ultimo affondo anti-Cav di Monti martedì a Ballarò ha marcato ancor più le distanze. «Non guadagna punti attaccando me e io non lo inseguirò – confida Berlusconi ai suoi – Non è stato convincente nemmeno nel tentativo di mistificare la realtà . Pensi piuttosto ai guai delle banche amiche sue e di Bersani».
Nel Pdl intanto si apre un pericoloso fronte coi Fratelli d’Italia.
L’“ex” Guido Crosetto accusa Sandro Bondi di aver agito da «inquisitore » eliminando anche «un galantuomo come Maurizio Paniz» per «piazzare poi la sua fidanzata», Emanuela Repetti.
Il coordinatore Pdl annuncia querela e in sua difesa interviene il segretario Alfano per sedare la polemica che «può solo avvelenare il clima nella coalizione ».
E aggiunge: la Repetti «è una nostra bravissima deputata, ha lavorato con impegno e non aveva bisogno di sponsorizzazioni»

(da “La Repubblica“)

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INTERVISTA A COSENTINO: “PUGNALATO ALLE SPALLE DA SILVIO, SI E’ SVENDUTO E MI HA SCHIFATO, NON MUOVERO’ UN DITO PER LE ELEZIONI”

Gennaio 24th, 2013 Riccardo Fucile

“FUI IO A INTERVENIRE PER IL CASO NOEMI, NULLA RISPETTO A QUELLO CHE E’ VENUTO FUORI DOPO”

La fase down è ancora lontana, e anche il Cavaliere può attendere.
Nicola Cosentino scivola per la casa silenziosa, ti fissa dietro il suo leggero strabismo.
“Mi sta cercando da ore, Berlusconi. Lascia messaggi. Ma non rispondo. Sono schifato. Si è svenduto tutta la sua cultura garantista per un pugno di voti”.
“Ma io non muovo un dito per questa campagna”.
Ripensa alle ultime ore. “Una delusione enorme. Era tutto premeditato? Prima mi chiedono di dare il sangue, fare le liste migliori, allenare la squadra, essere pronti alla battaglia forte, poi zac, ti pugnalano l’allenatore”.
Le 11, Caserta, pioggia sottile. Il “casalese” risponde al citofono di un villino Novecento. Non c’è portiere, zero scorta.
Cosentino è più spiazzato che aggressivo.
“Ancora domande?”, ride.
Poi prevale l’educazione contadina, ti invita a salire, prepara il caffè, moglie e figli sono fuori, lui racconta.
Della notte “allucinante passata tra Palazzo Grazioli e via dell’Umiltà  tra domenica e lunedì”. Degli sms con cui Marco Pannella e Marco Pugliese, i Radicali e il Grande Sud, gli offrivano “un posto in extremis per Camera o Senato, altro che smentite”.
E soprattutto: dell'”incredibile mutazione che ha avuto Berlusconi”.
Intanto, a pochi chilometri da questa casa con mobili decapati francesi e camino in pietra, il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha appena dato inizio al secondo processo contro di lui.
Cosentino, lei è stato ex sottosegretario Pdl, ex coordinatore regionale, tra 50 giorni sarà  ex deputato e forse anche ex libero cittadino se la mandano in carcere. Perchè finisce così la sua prima vita politica?
“Perchè sono stato bersaglio di un gioco delle parti, tra più parti. Ora mi difenderò bene nei processi, e mi vergogno di dire che non ho ancora letto con attenzione i miei atti (anche perchè ho due avvocati di spessore), tanto mi fanno ridere questi pentiti. Ma chi se l’aspettava un tale trattamento dalla mia Pdl? Chi immaginava che Berlusconi potesse svendere tutti i suoi discorsi sulle garanzie per dedicarsi alle pulizie di stagione (strumentali), l’ultima vanità , dice qualcuno”.
Dicono che lei non andrà  a votare o annullerà  la scheda.
“Come faccio a rinnegare una vita? Questo no. Però non faccio null’altro. D’altro canto, non hanno detto che li danneggio se accosto la mia faccia alla loro? E poi non devo tenere conto delle riflessioni dei giudici? Qua finisco a Poggioreale…”.
Lei era in trappola e non lo aveva capito?
“Più ci ragiono, più l’ipotesi di un piano a tavolino si fa strada. Eliminarmi all’ultimo per evitare ogni contraccolpo. Mah. Berlusconi ha subito una specie di mutazione genetica, io non l’avrei ritenuto capace di calcoli miseri. Poi, sia chiaro, io non ammazzo il padre, ha le sue capacità , resta lucido e freddo. Il punto è che Cosentino, con tutti i suoi limiti e col marciume che vogliono buttargli addosso, mai avrebbe fatto questo”.
Squilla il cellulare, è la fedelissima addetta stampa Paola Picilli, appena divertita: “Senti, il Presidente non ce la può fare che tu non rispondi alle telefonate. Dice che vorrebbe avere “esclusivamente l’opportunità  di dirti grazie!””.
Cosentino: “Ah sì. Digli che non mi trovi. Anzi no, digli che mi hai trovato ma voglio stare tranquillo”. Chiude: “Ai miei tempi si diceva: è il minimo sindacale”.
Berlusconi non la teme? Lei è il Cosentino che ha messo a tacere le famiglie di Noemi Letizia e di Roberta Oronzo quando la parola “olgettina” non esisteva, quando un eventuale racconto di quelle minorenni minacciava tutto ciò che aveva costruito l’ex premier, lei è quello che faceva sparire i rifiuti…
“Sì, io ho sempre risolto problemi, ma non ne ho mai creati al Pdl. Faticai tanto a convincere il sindaco di Terzigno, Auricchio, ad aprire la discarica sul Vesuvio, sennò veramente affondavamo tutti nella monnezza. E meno male: allora non c’erano le navi di rifiuti verso l’Olanda. Poi sì, tranquillizzai quelle ragazze…”.
Un eufemismo. Passò loro varie utilità , ne comprò il silenzio.
“Diciamo la verità , quelle due ragazze cos’erano a confronto di tutte… di tutto quello che è uscito dopo? Niente”.
Qualcuno sospetta che ci fosse lei anche dietro la talpa di Santa Maria Capua Vetere che procurò la “velina” dell’ignobile dossieraggio contro Dino Boffo.
“No, un momento. Stiamo parlando a cuore aperto, mo’? Non scherziamo, io di quella roba là  non so niente”.
Altro squillo. C’è un’emergenza, richiama la Picilli. “Senti, vorrebbero che ti mettessi tu a ricomporre: hai visto no che la Carfagna spara contro Nitto Palma? Lo vogliono far fuori”. Nicola alza solo di un tono la voce. “Ma non hanno capito che io mo’ devo pensare a me? Si mettessero loro a riparare i cocci”. E chiude.
Cosentino, dalla politica ha avuto tanto. Che cosa ha dato?
“Ho dato moltissimo. Avrei potuto avere quello che era giusto”
Lei ha avuto in mano il partito in Campania.
“Sì, ma oggi potevo essere governatore della Campania. Se non ci fosse stato questo accanimento contro di me. Invece c’è Caldoro, un politico che rispetto ma che non ha nerbo, responsabilità “.
Lei e i suoi presunti soci della P4, tutti inquisiti a Roma, faceste un dossier diffamatorio per azzoppare Caldoro. Ora potrebbe dire: oltre che un grave reato, fu un clamoroso errore.
“Certamente quella cosa ha segnato i rapporti, ma io dissi agli altri “buttate quelle carte”. Io lì non c’entro, lo vedrete. E comunque Caldoro si vede che soffre ad amministrare, non è cosa sua, non ha migliorato in nulla le condizioni di vita dei cittadini campani. Basta vedere i rifiuti, i trasporti”.
Da 48 ore ha aggiunto un altro nemico in lista: Luigi Cesaro?
“Con lui ho chiuso, definitivamente. Solo questo”.
Ora mi dice quale dei suoi fedelissimi se n’è scappato via con le liste gridando alla “porcata”: Michele Izzo o Luciana Scalzi?
“Non avete capito. Lasci perdere Luciana o Michele, sono amici. Chi lo ha fatto, ha agito per proteggere il lavoro che avevamo fatto per settimane, per evitare quello che è successo dopo: quando sono scomparsi all’improvviso dalla lista alcuni nostri referenti perchè ne entrassero altri”.
Squillo. Ora al telefono c’è un tale Cardamuro, comitato contro le demolizioni. Nicola declina il suo invito: “No Cardamuro, no. Mi spiace: non partecipo a iniziative. Ve la caverete lo stesso. Anzi, ditelo a tutti gli amici: gli abusivi stanno sempre nel mio cuore”.

Conchita Sannino
(da “La Repubbica”)

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LE “LISTE PULITE” PDL: 3 PREGIUDICATI 24 INDAGATI E IMPUTATI

Gennaio 23rd, 2013 Riccardo Fucile

ELIMINATI SOLTANTO GLI IMPRESENTABILI PIÙ NOTI …. DELL’UTRI: “LA MIA CANDIDATURA AVREBBE PORTATO VIA UN MILIONE DI VOTI? NON AVRANNO PIÙ I MIEI INVECE”.

Alfonso Papa, deputato incarcerato per la P4, oggi a processo e impresentabile escluso, ha detto: “Berlusconi ha distinto tra inquisiti di serie A e inquisiti di serie B”. Marcello Dell’Utri, anche lui fuori, ha aggiunto un altro tassello: “Berlusconi mi ha riferito che con la mia candidatura avrebbe perso un milione e mezzo di voti”.
E ha precisato: “Sbaglia, io non ci credo, io in realtà  pensavo di prenderli i voti, volete che non ci siano un milione e mezzo di delinquenti che mi votano?”.
L’operazione liste pulite del Pdl è in realtà  un disperato tentativo di marketing del Cavaliere piazzista, impegnato in campagna elettorale.
I tre capri espiatori della “banda degli onesti” — Cosentino, Dell’Utri e Scajola — sono stati fatti fuori dai sondaggi, non dalla questione morale.
Ecco perchè.
Questo l’elenco degli altri impresentabili

Ignazio Abrignani (Camera Marche).
Indagato per dissipazione post-fallimentare.
Antonio Angelucci (Camera Lombardia 2).
Editore di Libero, imputato per associazione a delinquere, truffa e falso.
Demetrio Arena (Senato Calabria).
Ex sindaco di Reggio Calabria, sciolta per ‘ndrangheta, sottoposto alla procedura di incandidabilità  del Viminale.
Silvio Berlusconi (Capolista al Senato in tutta Italia).
Due amnistie, sette prescrizioni. In due processi, il fatto non è più reato per le leggi ad personam. Condannato in primo grado a 4 anni per frode fiscale (diritti tv Mediaset). Imputato per concussione e prostituzione minorile (Ruby). Imputato per concorso in rivelazione di segreti d’ufficio (intercettazione Fassino-Unipol).
Giulio Camber (Friuli Venezia Giulia Senato).
Una condanna in via definitiva per per millantato credito.
Luigi Cesaro (Camera Campania 1).
Indagato per associazione camorristica.
Cesare Cursi (Senato Lazio).
Indagato per corruzione.
Antonio D’Alì (Senato Sicilia). Indagato: concorso esterno in associazione mafiosa.
Renato Farina (Camera Lombardia 2).
Patteggiamento definitivo per favoreggiamento nel sequestro Abu Omar, condanna in primo grado per falso in atto pubblico. È l’autore dell’articolo diffamatorio che ha fatto condannare Sallusti.
Claudio Fazzone (Senato Lazio).
Imputato per abuso d’ufficio.
Raffaele Fitto (Camera Puglia).
Imputato per corruzione, peculato, finanziamento illecito ai partiti, abuso d’ufficio.
Roberto Formigoni (Senato Lombardia).
Indagato: corruzione e finanziamento illecito.
Amedeo Laboccetta (Camera Campania 1).
Indagato per favoreggiamento .
Silvestro Ladu (Senato Sardegna). Imputato per peculato.
Alfredo Messina (Senato Lombardia).
Indagato per favoreggiamento in bancarotta fraudolenta.
Augusto Minzolini (Senato Liguria).
Imputato per peculato (carta di credito della Rai).
Mauro Pili (Camera Sardegna).
Indagato per peculato.
Melania Rizzoli (Camera Lazio 1).
Indagata per concorso in falso.
Giuseppe Romele (Camera Lombardia 2).
Indagato per false dichiarazioni ai pm in un’inchiesta su finanziamento illecito ai partiti.
Paolo Romani (Senato Lombardia).
Indagato per peculato e istigazione alla corruzione.
Daniela Santanchè (Camera Lombardia 3).
Indagata per turbamento e interruzione di funzione religiosa.
Elvira Savino (Camera Puglia).
Indagata per concorso in riciclaggio.
Renato Schifani (Senato Sicilia).
Indagato per concorso esterno alla mafia, la Procura ha chiesto archiviazione.
Salvatore Sciascia (Senato Lombardia).
Condannato definitivo per corruzione alla Guardia di Finanza. Interpellato dalla stampa sulla politica corrotta ha precisato: “Guardi che io sono un corruttore non un corrotto eh!”.
Domenico Scilipoti (Senato Calabria).
Casa pignorata dalla Cassazione per non aver pagato la parcella a un ingegnere.
Giorgio Simeoni (Camera Lazio 1).
Imputato per associazione a delinquere finalizzata alla truffa e al falso.
Denis Verdini (Senato Toscana).
Indagato per bancarotta fraudolenta e associazione per delinquere (Credito cooperativo fiorentino), concorso in corruzione (appalti G8), truffa allo Stato (da editore del Giornale di Toscana), associazione per delinquere (P3).

Fabrizio d’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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E L’AUTOSTOP SALVO’ IL PDL: PER FORTUNA PASSAVA UNA PANDA

Gennaio 23rd, 2013 Riccardo Fucile

IN CAMPANIA LISTE CONSEGNATE SOLO 4 MINUTI PRIMA DELLA SCADENZA… PER L’ON. DI CATERINA DUE ORE DA DIMENTICARE

Il giallo delle liste del Pdl in Campania, sottratte per vendetta da Nicola Cosentino e poi restituite all’ultimo al coordinatore Nitto Palma, si tinge di ridicolo.
Nelle due ore non ancora raccontate, quello spazio di tempo che va dalla resa di Cosentino lunedì pomeriggio alla consegna delle firme, succede infatti di tutto.
Ma la parte più grottesca tocca all’onorevole Marcello Di Caterina.
Il povero deputato riceve infatti dalle mani di Nitto Palma le famigerate liste di Campania 2, che devono arrivare alla Corte d’appello di Benevento entro le ore venti. Pena la dèbacle, la perdita di milioni di voti.
Così il Di Caterina, con questa delicata missione, prende la sua auto personale e pigia a tavoletta l’acceleratore con l’orologio sempre sott’occhio.
Tic-tac, tic-tac, cento chilometri di traffico e autostrade – da Napoli a Benevento – da percorrere in poco più di un’ora.
Intanto, sotto la Corte d’appello, già  attendono in ansia Luigi Cesaro e Ignazio Abbrignani, arrivati da Roma a duecento all’ora con tanto di scorta della polizia.
Ma la sfortuna si abbatte sull’onorevole.
Di Caterina infatti manda il motore in fuorigiri e fonde.
Dramma, tragedia, insulti al telefono da Verdini a Nitto Palma.
Non c’è tempo da perdere e Di Caterina, sempre più disperato, molla la Mercedes sul ciglio della strada e si mette a fare l’autostop.
Un generoso vecchietto, alla guida di una Fiat Panda, impietosito si ferma e l’onorevole si vede quasi salvo. “La prego, vada un po’ più forte”, implora, “è una questione di vita o di morte”.
L’anziano fa quello che può ma l’auto è più vecchia di lui, la strada piena di curve e, insomma, Di Caterina lo fa inchiodare davanti al tribunale solo alle 19.56.
Mancano quattro minuti e poi zac… il buio.
Abbrignani interviene, agguanta le liste dalle mani del poveretto e si lancia verso la cancelleria.
Un usciere solerte si fa avanti: “Prego onorevole, l’ascensore è per di qua”. “Ma quale ascensore?? E se poi si ferma? Prendo le scale!”.
Quattro piani di corsa e, pochi secondi prima della fine, il Pdl è salvo.

Francesco Bei
(da “La Repubblica”)

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COSENTINO FATTO FUORI ALL’ULTIMO SECONDO: “SE FOSTE VERI UOMINI ME LO AVRESTE DETTO IN FACCIA UN MESE FA”

Gennaio 22nd, 2013 Riccardo Fucile

“QUI CI DANNO DEI CAMORRISTI”…”MI VOLETE VEDERE IN   GALERA? IO NON HO PAURA, MI FATE SCHIFO”

«Tu sei innocente, ma userebbero te per attaccare noi, saremmo massacrati dai giornali: lo vedi che ci danno già  dei camorristi? ».
Silvio Berlusconi tiene gli occhi bassi ma è la sentenza di condanna.
Il processo può finire qui. Nick o’ mericano si alza, gira i tacchi e lascia Palazzo Grazioli, lo fa solo quando è tutto finito, quando la battaglia è persa e non può crederci nemmeno lui.
Non può credere che a «tradirlo» sul traguardo sia stato proprio il Cavaliere.
Non era Alfano, non era il governatore Caldoro, il suo «nemico». Lo scopre solo ai titoli di coda. Quando da quei titoli è stato cancellato a sorpresa il suo nome: Nicola Cosentino non serve più.
«Una campagna cannibalesca contro di me, ma io non ho paura del carcere» si sfoga mentre rientra a Caserta.
È pomeriggio inoltrato.
È il centesimo ma stavolta davvero ultimo vertice sul caso Campania, nella residenza del leader. Ed è uno psicodramma a tinte fosche.
I fedelissimi del Cavaliere raccontano di un’operazione chirurgica meditata da tempo e portata a compimento solo nell’ultimo istante utile.
Solo quando il deputato di Casal di Principe non avrebbe potuto più fare male, non avrebbe più potuto mettere su una sua lista in poche ore.
Era già  tutto previsto, ma Cosentino – sotto inchiesta per concorso esterno e sul quale pendono due ordinanze di arresto – lo realizza quando viene lasciato solo.
Quando nemmeno gli amici Denis Verdini e Francesco Nitto Palma alzano il dito in sua difesa, in quella sala con Alfano, Schifani, Bondi, con Berlusconi.
Esce dal Palazzo e forse dall’avventura pidiellina ma non si arrende, «non finisce qui».
Chiama uno dietro l’altro i deputati, la gran parte fatti fuori come lui, e organizza la controffensiva.
«Secondo questi signori andavo bene solo quando vincevo: hanno usato il mio consenso per buttare giù venti anni di centrosinistra in Campania, andavo bene se si trattava di vincere alla Provincia e di mandare Stefano Caldoro a fare il governatore, e ora non servo più», mormora livido di rabbia.
E dire che Cosentino ieri mattina era di nuovo dentro. Recuperato in extremis.
Invece nel giro di poche ore, in quello che poi si rivelerà  un gioco delle parti, Angelino Alfano fa sapere che non avrebbe firmato la lista campana se in lista ci fosse stato anche quel nome. Verdini e Nitto Palma riconvocano Cosentino. Si apre il processo.
Il Cavaliere agita sotto gli occhi di tutti l’agenzia di stampa che riprende la pesante dichiarazione di Nichi Vendola: «A destra si sente ancora puzza di camorra», seguita alle voci del mattino sull’inserimento in lista dell’ex sottosegretario.
«Nicola, noi crediamo che sei vittima di una persecuzione giudiziaria, siamo certi che sarai assolto, ma vedi? Ci danno già  dei camorristi, verremmo massacrati in campagna elettorale dai giornali di sinistra, userebbero te per attaccare noi».
E poi, ci sarebbero Scajola e Dell’Utri che hanno accettato il sacrificio. Verdini e Nitto Palma stavolta tacciono. È la fine. Ma che fatica.
Mettere all’angolo il più astuto dei ras meridionali e infilzarlo solo quando non avrebbe potuto più riorganizzarsi con una lista last minute.
«È un tradimento, una pugnalata alle spalle» mastica amaro Cosentino prima di andare via. Ma non ci sono reazioni scomposte. Non sul momento.
Certo, succede che da lì a un paio d’ore l’uomo incaricato di portare materialmente le liste in Corte d’Appello con tutti i documenti belli e pronti diventi irrintracciabile. Nitto Palma è già  partito per Napoli, raggiunge il tribunale ma non ha niente in mano, sono momenti di panico che rimbalzano fino a Palazzo Grazioli.
Poi tutto si risolverà , ma molto tardi.
L’apprensione continua, invece, soprattutto da quando da Napoli arriva la notizia che Nick ha convocato per oggi una conferenza stampa per cantarle, per dire la sua.
Cantare cosa?
L’uomo dal sorriso affilato, il politico che si porta addosso la fama di intoccabile e il marchio di
Gomorra, all’improvviso lascia Roma e sparisce, come le liste campane Pdl. «
Non ho mai avuto paura del carcere, sono sicuro delle mie condotte e mi difenderò con tutte le mie forze nei processi» si sfoga rientrando.
Testa bassa, sguardo livido. «Io ora non vedo nè politica, nè idee, nè niente: vedo solo una campagna cannibalesca contro di me, vedo solo violenza e gente che parla a vanvera». Direzione Caserta: ha bisogno di andare a casa, Nicola, forse vedere sua moglie e i due figli, è l’epilogo della sua carriera politica.
C’è chi dice che lo stesso Nitto Palma lo insegua letteralmente verso Sud. Cosentino smentisce seccamente, attraverso il suo avvocato Stefano Montone, di aver mai fatto sparire, o quanto meno «rubato» quelle firme di accettazione. E minaccia querele.
La tragedia si risolve in farsa nel pomeriggio napoletano.
Dal partito partono i primi sms già  alle 15, danno a tutti candidati e sostenitori appuntamento al Terminus, l’albergo affacciato proprio di fronte alla Stazione Centrale.
Arrivano alla spicciolata parlamentari e segretari, consiglieri e capibastone. Tutti armati del proprio certificato elettorale, pronti a ripresentare tutto. La fotocopiatrice del grande hotel va in tilt.
Per ironia della sorte quel popolo di aspiranti e confusi parlamentari si incrocia con tanti giovani che vogliono partecipare al cast per la trasmissione «Uomini e donne».
Ci sono tutti gli amici di Nick, da Laboccetta a Cesaro, usano tutti la stessa parola: «tradito, è stato tradito, anche da Berlusconi».

Carmelo Lopapa e Conchita Sannino
(da “La Repubblica”)

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C’E’ LA MANO DELLA “FIDANZATA” PASCALE DIETRO L’OMICIDIO POLITICO DI COSENTINO

Gennaio 22nd, 2013 Riccardo Fucile

BERLUSCONI : “UN TAGLIO DOLOROSO, ORA AL NORD VOLEREMO”… QUANDO COSENTINO DEFINI’ LA PASCALE “EQUIVOCA E SGUAIATA BOCCHINIANA”

Alfano canta vittoria, ma è Silvio Berlusconi il vero mandante dello sbianchettamento delle liste del Pdl dai cosiddetti “impresentabili”: Dell’Utri, Scajola e Cosentino.
Non per scrupoli morali, sia chiaro.
Anzi, la rinuncia a Marcello Dell’Utri per il Cavaliere è stata un vero dolore.
Lui stesso l’ha raccontata mimando il gesto dell’ascia che mena il fendente: «È stato come se mi avessero tagliato la mano destra».
Ma le ragioni della politica e del consenso hanno prevalso su quelle del cuore. Nell’ultima riunione della cabina di regia di palazzo Grazioli, Berlusconi alla fine ha confessato con un sorriso: «Senza quei nomi in lista possiamo recuperare due milioni e mezzo di voti. Al Nord adesso voliamo».
Un ragionamento che tutti, con l’eccezione di Denis Verdini, hanno condiviso.
Da almeno una settimana il Cavaliere in realtà  aveva preso la sua decisione. Provando a testarla, come sempre, in televisione.
Prima da Bruno Vespa, con il caso Dell’Utri. Poi con Cosentino, mollato in diretta nell’intervista a Maria Latella.
Erano carotaggi, anche per indebolire le resistenze degli interessati.
L’ex sottosegretario all’Economia e leader del Pdl in Campania alla fine è dovuto soccombere alla logica dei sondaggi.
Ma contro di lui ha giocato anche un micidiale cocktail di veleni e veti personali. Angelino Alfano ha fatto la sua battaglia contro Cosentino sbandierando lo slogan del “partito degli onesti”, ben contento in realtà  di poter silurare il più forte alleato interno di Denis Verdini.
Cioè dell’uomo che, ancora oggi, è il vero dominus del partito.
E tuttavia c’è anche una mano insospettabile dietro l’omicidio politico di Cosentino. Una mano gentile, armata di stiletto.
Cherchez la femme, visto che si tratta di Francesca Pascale.
La sfortuna di “Nick o’ mericano”, quella che ne ha determinato infine la sorte, è stata infatti di essere la persona più sgradita alla nuova fiamma di Berlusconi.
Che in questi giorni ha sussurrato nell’orecchio del “fidanzato” ogni sorta di maleficio nei confronti di Cosentino.
E se il Cavaliere aveva ancora qualche scrupolo a sbarazzarsi dell’ingombrante ex coordinatore della Campania, la Pascale glieli ha fatti passare tutti.
Un odio antico quello di Cosentino per la giovane ex consigliera provinciale di Napoli. Cordialmente ricambiato.
Coltivato fin dai tempi delle regionali in Campania, quando Cosentino sfiorò d’un soffio la candidatura a presidente della Regione.
Sembrava fatta, poi la Pascale – che già  ai tempi aveva un posto speciale nel cuore del “Presidente” – prese un treno e corse a Roma.
A un ricevimento al Gianicolo organizzato per i circoli della libertà  di Valducci. Durante tutta la serata la ragazza non si staccò un minuto da Berlusconi.
Fu poi lei stessa a raccontare a Repubblica l’oggetto del suo pressing: «Ero molto curiosa di sapere come andrà  a finire in Regione.
E Berlusconi mi ha detto che Cosentino farà  un passo indietro. Aggiungendo che, in fondo, è già  stato abbondantemente ripagato: conserva infatti varie cariche. Diciamolo, in molti, al suo posto, avrebbero già  rinunciato».
Letto del ruolo della Pascale dietro il suo siluramento, Cosentino non stette con le mani in mano.
Su due profili Facebook, riferibili all’area Cosentino-Cesaro, apparvero giudizi spietati sulla ragazza, «la civettuola telecafoncella», «l’equivoca e sguaiata “bocchiniana” Francesca Pascale pro domo sua», che «scaricata dai politici campani per incapacità , magnificando “pilotate” relazioni confidenziali con il premier», avrebbe fatto da «ventriloqua ai vari Bocchino, Vito, Pomicino, Martusciello & Company».
Un attacco in piena regola.
Con l’aggiunta del video di youtube in cui la ragazza cantava e ballava in bikini ai tempi di Telecafone.
Povero Cosentino, mai avrebbe immaginato che la risposta della Pascale sarebbe arrivata tre anni dopo.
Vendetta fredda, ma inesorabile.

Francesco Bei
(da “La Repubblica“)

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ESPONENTE PDL CONFERMA: “COSENTINO ERA SCAPPATO CON LE LISTE, ABBIAMO DOVUTO RIFARLE MA OTTO SUOI FEDELI SI SONO RITIRATI”

Gennaio 21st, 2013 Riccardo Fucile

SI DOVREBBERO TROVARE ALTRI OTTO CANDIDATI PER SOSTITUIRLI, IL TEMPO NON C’E’, SI PENSA A UN PRESTITO DA MICCICHE’

Continua nel Pdl lo piscodramma della candidatura di Nicola Cosentino, accusato di corruzione e di collusione con la camorra casalese, oggetto dell’ennesimo vertice febbrile a Palazzo Grazioli mentre si avvicina la scadenza delle ore 20 di oggi, termine improrogabile per presentare le liste.
Secondo il sito di “Il Mattino”, alla fine il partito ha deciso di tagliarlo fuori, ma a questa scelta sarebbe seguito un nuovo colpo di scena: Cosentino sarebbe sparito dalla riunione parallela in corso a Napoli, portandosi via i documenti necessari per presentare le liste, cioè i fogli, già  controfirmati dal notaio, sui quali era indicati tutti i nomi dei candidati sia per il Senato che per la Camera.
L’intenzione pare essere quella di far saltare tutti i giochi del partito in Campania se il partito vorrà  far saltare lui.
La crisi insomma precipita dopo che le ultime indiscrezioni davano per l’”impresentabile” ex sottosegretario un posto sicuro al numero tre della lista del Senato.
Il Pdl smentisce l’affaire dei documenti: “La notizia relativa a una presunta sparizione delle liste elettorali dellaCampania è destituita di fondamento”, assicura il deputato Pdl Luca D’Alessandro.
“Tutta la documentazione è nelle mani del commissario regionale della campania, senatore Francesco Nitto Palma, che sta provvedendo al deposito”, aggiunge in una nota ufficiale.
In realtà  una cosa non esclude l’altra, perchè un altro esponente del Pdl confida all’Adn Kronos che il partito è stato costretto a rimettere insieme quelle carte in fretta e furia: “Abbiamo dovuto rifare le liste in quattro e quattr’otto, cerchiamo di presentare quelle nuove alla Corte d’Appello, è una corsa contro il tempo”.
Alla fine, intorno alle 17,30, Palma è arrivato alla Corte d’appello di Napoli per completare la procedura, in una specie di fotofinish.
Ma la certezza che tutto sia risolto è ancora lontana.
L’esclusione di Cosentino avrebbe portato al ritiro di otto candidati a lui fedeli, che ora andrebbero sostituiti, con tanto di raccolta firme.
A Roma si starebbe studiando di sostituirli con elementi presi dalle liste di Grande Sud, la formazione alleata di Gianfranco Miccichè.
Comunque sia andata, l’hashtag “Ruby le liste“, che mischia due vicende imbarazzanti per il partito di Berlusconi, ha immediatamente spopolato su Twitter.

(da “il Fatto Quotidiano“)

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