Gennaio 21st, 2013 Riccardo Fucile
SI DOVREBBERO TROVARE ALTRI OTTO CANDIDATI PER SOSTITUIRLI, IL TEMPO NON C’E’: SI PENSA A UN PRESTITO DA MICCICHE’
Continua nel Pdl lo piscodramma della candidatura di Nicola Cosentino, accusato di corruzione
e di collusione con la camorra casalese, oggetto dell’ennesimo vertice febbrile a Palazzo Grazioli mentre si avvicina la scadenza delle ore 20 di oggi, termine improrogabile per presentare le liste.
Secondo il sito di “Il Mattino”, alla fine il partito ha deciso di tagliarlo fuori, ma a questa scelta sarebbe seguito un nuovo colpo di scena: Cosentino sarebbe sparito dalla riunione parallela in corso a Napoli, portandosi via i documenti necessari per presentare le liste, cioè i fogli, già controfirmati dal notaio, sui quali era indicati tutti i nomi dei candidati sia per il Senato che per la Camera.
L’intenzione pare essere quella di far saltare tutti i giochi del partito in Campania se il partito vorrà far saltare lui.
La crisi insomma precipita dopo che le ultime indiscrezioni davano per l’”impresentabile” ex sottosegretario un posto sicuro al numero tre della lista del Senato.
Il Pdl smentisce l’affaire dei documenti: “La notizia relativa a una presunta sparizione delle liste elettorali della Campania è destituita di fondamento”, assicura il deputato Pdl Luca D’Alessandro.
“Tutta la documentazione è nelle mani del commissario regionale della campania, senatore Francesco Nitto Palma, che sta provvedendo al deposito”, aggiunge in una nota ufficiale.
In realtà una cosa non esclude l’altra, perchè un altro esponente del Pdl confida all’Adn Kronos che il partito è stato costretto a rimettere insieme quelle carte in fretta e furia: “Abbiamo dovuto rifare le liste in quattro e quattr’otto, cerchiamo di presentare quelle nuove alla Corte d’Appello, è una corsa contro il tempo”.
Alla fine, intorno alle 17,30, Palma è arrivato alla Corte d’appello di Napoli per completare la procedura, in una specie di fotofinish.
Ma la certezza che tutto sia risolto è ancora lontana.
L’esclusione di Cosentino avrebbe portato al ritiro di otto candidati a lui fedeli, che ora andrebbero sostituiti, con tanto di raccolta firme.
A Roma si starebbe studiando di sostituirli con elementi presi dalle liste di Grande Sud, la formazione alleata di Gianfranco Miccichè.
Comunque sia andata, l’hashtag “Ruby le liste“, che mischia due vicende imbarazzanti per il partito di Berlusconi, ha immediatamente spopolato su Twitter.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 21st, 2013 Riccardo Fucile
IL PDL NON FA IN TEMPO A GARANTIRE CHE HA LE LISTE DELLA CAMPANIA CHE SCOPPIA IL CAOS IN ABRUZZO… CHIODI MINACCIA LE DIMISSIONI: HANNO GIA PRESO RAZZI, NE HANNO BEN DONDE
I vertici Pdl smentiscono di essersi fatti fregare le liste da Cosentino: “le ha Nitto Palma” garantiscono i vertici.
Ma come si chiude una porta, se ne apre un’altra.
In Abruzzo è scoppiato il caos sulla possibile candidatura di Domenico Scilipoti, al punto che il governatore Gianni Chiodi ha minacciato «di prendere altre strade».
Al momento sembrerebbe che Scilipoti, che nella passata legislatura era stato eletto con l’Italia dei Valori e che poi era passato al gruppo dei Responsabili appoggiando il governo Berlusconi, sia stato dirottato in Calabria, candidato al sesto posto nella lista del Senato.
In attesa che scoppi la rivolta in Calabria, vanno segnalati i malumori anche per la presenza di Antonio Razzi in Abruzzo.
Un altro “resposabile” la cui moglie aveva problemi con la dentiera.
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Gennaio 21st, 2013 Riccardo Fucile
NICOLA COSENTINO, ALFONSO PAPA, MARCO MILANESE, ANDREA LABOCCETTA, LUIGI CESARO: L’ACCORDO TRA I BIG NAPOLETANI GUIDATI DALL’EX COORDINATORE
Anche in queste ore, raccontano che il sistema stia funzionando alla perfezione. 
Sms, brevi telefonate, comunicazioni per aggiornarsi. Nessuno dei cinque ha vacillato. Per adesso.
E pure lo scorso venerdì mattina si sarebbero visti al solito «Bar del Porto» di Napoli, quello più defilato all’interno dell’area doganale, dove a pranzo ti fanno una veloce frittura di pesce da mangiare ai tavolini esterni.
Sempre loro cinque: Marco Milanese, Amedeo Laboccetta, Luigi «Giggino» Cesaro, Nicola Cosentino e Alfonso Papa.
Cinque nomi del Pdl sulla carta molto diversi, ma accomunati dal bollino, chi più chi meno, di incandidabili.
Tra alcuni di loro, però, c’è da tempo anche una discreta collaborazione.
Si dice, ad esempio, che Cosentino abbia ottenuto l’incarico di sottosegretario all’Economia (anche) grazie all’intermediazione di Milanese con l’allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti.
E poi che Cosentino abbia «ricambiato» nominando Milanese commissario provinciale del partito ad Avellino.
Sarebbe poi stato sempre Milanese a iniziare a collaborare con Laboccetta, che a sua volta è legato a Papa dalla comune militanza «pro Agostino Cordova».
Ma l’«alleanza» così come è oggi è nata subito dopo la caduta di Nick Cosentino, segnata dalle sue dimissioni da coordinatore regionale e l’arrivo in Campania del commissario pdl Nitto Palma.
Nell’emergenza serviva un patto di mutuo soccorso: è nato il patto del «Bar del Porto».
I cinque si videro proprio lì la prima volta per definire la strategia di difesa e cercare di non essere spazzati via dal nuovo corso del partito.
L’unione fa la forza, dicevano i 3 moschettieri. E i cinque ci hanno creduto.
Il luogo? Non è stato scelto a caso. Ci puoi arrivare tranquillamente senza nemmeno passare dalla città , appena usciti dalla tangenziale, e lontano da occhi indiscreti.
È lì che il patto, nel corso di questi mesi, si è consolidato e aggiornato sulle vicende politico-giudiziarie di ogni componente.
E si è reciprocamente aiutato.
Seguendo un solo principio: se cade uno cadono tutti.
Se lo ripetono come un mantra anche in queste ore, in cui i loro nomi vengono indicati come un’onta per il Pdl.
Tra i detrattori, non è un mistero, figura il governatore della Campania Stefano Caldoro.
Apparterrebbe ai suoi fedelissimi il copyright di «lista Terzigno», dal nome della famosa discarica, usato per definire la lista con i cinque «incandidabili».
E sempre lui, in questi giorni, ha lanciato messaggi molto chiari a Berlusconi e Alfano per spingerli a creare liste senza indagati.
Avvisando: «Non starò fermo e muto».
In suo soccorso è sceso ieri poi don Luigi Merola, il prete anticamorra (potenziale candidato del Pdl), ma che ieri ha lanciato l’allarme: «Berlusconi dovrebbe ascoltare Caldoro, che per me è l’unica persona pulita in Campania. Se lo facesse partecipare alla scelta dei candidati farebbe cosa gradita ai napoletani onesti e perbene».
Un segnale che, comunque vada, la scelta di Berlusconi peserà sul futuro del governatore campano e su quello dei caldoriani.
Ma in queste ore i Cinque non ci stanno e fanno quadrato rispetto alle critiche. Attivando un braccio di ferro inaspettato con l’ex premier.
Che mentre ieri incassava il passo indietro di Marcello Dell’Utri, si sentiva rispondere «no grazie» da Alfonso Papa.
Nel silenzio, invece, di Milanese, Cosentino e Cesaro. Silenzio ufficiale.
Perchè dietro le quinte i tre, così come Papa e Laboccetta, si stanno battendo all’unisono per strappare una candidatura.
Spalleggiandosi a vicenda.
Mettendo persino in dubbio l’esistenza del famoso sondaggio Ghisleri (il Pdl sotto di due punti con loro in corsa). Ma consapevoli che il destino di uno, in queste ore più che mai, è legato a quello degli altri quattro.
Con Cosentino testa di serie. Cosentino che non si muove più da Palazzo Grazioli, e che grazie a Verdini e alla sua segretaria, la potente Luciana Scalzi, riesce ad avere accesso alla stanza dell’ex premier.
Un assedio in piena regola, dall’evoluzione imprevedibile.
Un capitolo a parte merita poi Cesaro: ex presidente della Provincia di Napoli, dei cinque, sembra essere quello che ha più chance di essere candidato.
Su di lui pesano soprattutto i 15 anni di anzianità , ma è un amministratore… Dunque più presentabile.
E però, nell’incertezza, Giggino ‘a purpetta avrebbe provato a percorrere anche la strada della «candidatura alternativa», quella del figlio Armando, 30 anni, primi passi nella Giovane Italia, un blog personale, impegnato nelle aziende di famiglia.
Un «sacrificio», secondo Cesaro. Secondo Armando non più necessario: «Non ho nemmeno il certificato elettorale. Non mi candido. Sono giovane, posso aspettare. Ma a Berlusconi voglio dire una cosa: tutti andrebbero candidati fino al terzo grado di giudizio. Quanto a Cosentino, lo candiderei. È una vittima della stampa».
Angela Frenda
(da “il Corriere della Sera“)
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Gennaio 21st, 2013 Riccardo Fucile
DOPO UN LUNGO BRACCIO DI FERRO NOTTURNO, L’EX SOTTOSEGRETARIO AVREBBE SPUNTATO UN SEGGIO BLINDATO IN CAMPANIA
Dopo un lungo braccio di ferro durato tutta la notte, sembra esserci una schiarita nella trattativa per le liste del Pdl in Campania.
Secondo le ultime indiscrezioni raccolte in Via dell’Umiltà , sarebbe ritornata in campo la candidatura di Nicola Cosentino per un terzo posto sicuro in Senato.
Tra i seggi blindati, quello di Luigi Cesaro: l’ex presidente della Provincia di Napoli dovrebbe correre al secondo posto in Campania 1, dietro il capolista Gianfranco Rotondi.
L’avrebbe spuntata anche Michele Pisacane, del Pid, nella circoscrizione 2, dove capolista è Mara Carfagna, seguita da Nunzia De Girolamo
Insomma ci aveva visto bene un sito campano, Notix.it, che già ieri sera dava la notizia per certa: nelle liste Cosentino ci sarà .
L’editore di Notix è Nicola Turco, presidente nazionale di Alleanza di Popolo, lista di centrodestra a sostegno di Caldoro alle scorse regionali, che ha rotto con Cosentino a luglio 2011 in occasione della mancata nomina nel cda di Italia Navigando, società partecipata di Invitalia.
“La notizia per noi è ufficiale, ci è stata riferita da una fonte che si trovava direttamente a Palazzo Grazioli durante il vertice”, spiega Rosalia Santoro, direttore del giornale online. “Cosentino ha firmato sabato sera alle 22.15 la sua candidatura, anche se la notizia non è ancora ufficiale”.
Il termine per la consegna delle liste è fissato a lunedì 21 alle 20 e fino ad allora ” non sarà confermato per evitare strumentalizzazioni”.
Da parte di chi? “Degli esclusi”.
Dell’Utri? “Sì, ma non solo. Insieme a lui ci sono altre persone che saranno tagliate fuori”.
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Gennaio 21st, 2013 Riccardo Fucile
PDL AL BIVIO: PER EUROMEDIA RIPRESENTARLI COSTEREBBE UN MILIONE DI VOTI, SE NON LI RIPRESENTI PERDI IL LORO BACINO DI CONSENSI E RISCHI CHE RIVELINO VICENDE IMBARAZZANTI
Più che “sub iudice”, le candidature bollenti del Pdl sono da considerarsi tutte “sub
sondaggium“.
Dopo che ieri i dati di Euromedia Reserch di Alessandra Ghisleri hanno messo nero su bianco che con gli “impresentabili” in lista come Dell’Utri, Scajola, Nespoli, Laboccetta, Milanese e Landolfi ma, soprattutto, Cosentino, il partito viaggerebbe con quasi un milione di voti potenziali in meno, per il Cavaliere la strada da percorrere sarebbe una sola: chiedere agli amici di fare “un passo indietro per la causa”. Qualcuno ha dato disponibilità (Dell’Ultri e Scajola) ma altri resistono.
Nick o’ mericano, il plurindagato Nicola Cosentino e Giggino a’ Purpetta, Luigi Cesaro (condannato a cinque anni in primo grado per collusione con il clan di Raffaele Cutolo nel 1984, assolto in secondo grado per insufficienza di prove due anni dopo e infine assolto definitivamente in Cassazione da Corrado Carnevale), non ne vogliono proprio sapere di farsi da parte.
E neppure Alfonso Papa, unico parlamentare finito in carcere preventivo a processo ancora in corso per colpa di Maroni, se la sente di mollare l’immunità che gli garantirebbe il seggio alla Camera.
Dunque, da giorni a palazzo Grazioli è in corso un vero gabinetto di guerra.
Mentre Denis Verdini, l’unico che è certo della candidatura nel collegio Campania 2 per la Camera nonostante i guai giudiziari, continua a compilare la scacchiera regionale delle liste, il Pdl sta vivendo altre ore drammatiche.
E’ vero, c’è tempo fino alle 20 dI oggi per presentare le liste, ma sono ore lunghissime in cui il partito rischia di spaccarsi ancora.
Alfano preme perchè nessuno dei nomi a rischio venga inserito nelle liste e Berlusconi, che fino a poche ore fa sembrava propenso a “salvare” gli “impresentabili” per garantismo ma anche per calcolo elettorale (hanno un ampio bacino di voti), ha cambiato idea dopo aver letto i sondaggi.
Avere liste “non pulite” avrebbe un effetto zavorra per il Pdl su tutto il territorio nazionale.
Ci sarebbero forti ripercussioni in Campania (“”La piu’ importante e popolosa regione del Sud è praticamente terra di nessuno — urlava ieri al telefono Mario Landolfi, il cui seggio è fortemente in bilico — per di un commissario politico, il senatore Nitto Palma, che in meno di un anno è riuscito a dividere un partito unito e vincente”), ma soprattutto in Lombardia, regione chiave per gli equilibri del Senato.
Insomma, sarebbero più i voti persi con le candidature sotto accusa che quelli del loro bacino di preferenze.
Di diverso avviso è Denis Verdini. Il coordinatore del Pdl avrebbe sottolineato che in Campania il risultato al Senato è in bilico ed i voti di Cosentino sarebbero determinanti.
A dare forza alla tesi delle “liste pulite” è arrivata poi la mossa del Pd.
I democratici hanno escluso quattro candidati dalle liste elettorali, mettendo così in un angolo il Pdl. Non adeguarsi — è stato spiegato a palazzo Grazioli — significherebbe prestare il fianco agli attacchi mediatici degli avversari. Insomma, la tagliola sembra inevitabile.
Ma anche Berlusconi ha i suoi dubbi.
E i sondaggi c’entrano solo parzialmente.
Non ricandidare alcuni personaggi chiave della storia politica berlusconiana significherebbe, in qualche modo, lasciare per strada uomini che hanno permesso al Cavaliere di dominare il panorama politico degli ultimi vent’anni a costi piuttosto alti sotto il profilo della legalità , ma con risultati eccellenti sul fronte dei risultati elettorali e della tenuta parlamentare.
E chissà quant’altro.
Il timore di Berlusconi, è che questi personaggi, delusi per essere stati lasciati nelle mani dei magistrati senza l’ombrello dell’immunità , parlino.
E raccontino l’irriferibile.
Certo, il Cavaliere questo non lo teme da personaggi alla Papa o alla Milanese, per intendersi.
Ma da Cosentino e da Cesaro sì. E anche, un po’, da Formigoni.
Il “Celeste” si è detto disponibile anche a fare un passo indietro, ma com’è noto le memorie dell’ex governatore della Lombardia potrebbero rivelarsi ingombranti.
Come sicuramente desterà non poche (pruriginose, ma legittime) curiosità l’inserimento in un posto blindato del primo collegio lombardo della Camera della giovane e avvenente Alessia Ardesi, la “dama bionda” del vertice di Marsiglia 2011 e impiegata all’ufficio stampa di palazzo Grazioli. Un volto nuovo, per carità , ma dai meriti incerti.
Anche per questi dettagli il vertice di guerra di palazzo Grazioli sta diventando, nel corso delle ore, sempre più teso.
A quanto sembra, il Cavaliere ha chiesto alla Ghisleri di sondare un possibile “piano B” per non lasciare fuori gli indagati eccellenti.
In pratica, alcuni nomi potrebbero trovare alloggio, come si era detto già in tempi non sospetti, nella lista Grande Sud di Miccichè, federata con il Pdl.
Se in questo caso i sondaggi non evidenziassero seri contraccolpi sul voto, allora sarebbe fatta. Il problema, però, è che l’elettorato non è più così disposto a far finta di non vedere e anche Ghisleri avrebbe fatto capire a Berlusconi che spostare le pedine al lato non elimina affatto il problema.
Anzi, lo rende quasi più evidente: “Sarebbe come mettere la polvere sotto il tappeto — commentavano ieri a palazzo Grazioli — e sperare che nessuno lo alzi mai…”.
I risultati del sondaggio sul “piano B” sono sul tavolo del Cavaliere da questa mattina all’alba, prima che cominci l’ultima e definitiva riunione per dare il via libera alla candidature che, nel frattempo, potrebbero essere anche maturate nella notte.
Alfano è stato chiaro: con gli indagati in lista, la remissione è certa.
Il segretario vuole vincere questa partita della legalità a ogni costo e, in fondo, anche il Cavaliere stavolta sembra propenso a scegliere la strada delle “liste pulite”.
Poi, se qualcuno comincerà a raccontare scomodi altarini in seguito alla bocciatura, si potrà sempre dire che parla per vendetta.
Gli elettori saranno più propensi a perdonare la “vittima dell’ingratitudine” (Berlusconi) rispetto al “garantismo omertoso” del via libera agli impresentabili.
Ma qualcuno sostiene che ci sia anche di più. “Se sono veri alcuni nomi che circolano in queste ore — ha ventilato, velenoso, Alfonso Papa — più che un problema di liste pulite mi sembra che sia in corso una guerra tra Verdini e Alfano per piazzare al meglio i propri protetti…”.
Sara Nicoli
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 21st, 2013 Riccardo Fucile
E QUALCUNO A PONENTE SOTTOLINEA: “HANNO ESCLUSO SCAJOLA PER DARE SPAZIO A MINASSO CHE HA AMICIZIE CON IL CLAN PELLEGRINO”
Il gran rifiuto di Claudio Scajola rischia ora di far franare l’intero Pdl ligure, divenuto una
polveriera, dopo il ritiro della candidatura dell’ex ministro dell’Interno e dello Sviluppo Economico, avvenuta quando l’ex ministro ha capito che c’erano troppe riserve sul suo nome, e la scelta da parte dei vertici del partito nazionale di marginalizzare gli scajoliani.
E ora i fedelissimi dell’ex ministro si domandano se ha ancora senso sostenere il partito.
A cominciare dal senatore Franco Orsi, che era quarto nella lista per il Senato, quindi con probabilità nulle di elezione, e che ora ha deciso di ritirare la candidatura.
“Ritiro la mia candidatura perchè con quei capi lista (Capezzone prima e ora Minzolini al Senato, Sandro Biasotti ed Eugenio Minasso alla Camera) non ci sentiamo rappresentati.
Non farò il gregario. Mi sento tradito dal partito e con me altri candidati si ritireranno. Sono liste assurde. Tra una settimana decideremo cosa fare prima del voto. Per quelle valutazioni abbiamo ancora tempo per decidere”.
No anche dal senatore uscente Gabriele Boscetto (terzo al Senato), ma pare per motivi personali, che sarà sostituito probabilmente da Walter Torassa (direttivo Pdl imperiese).
Venti di rivolta e di scissione arrivano anche da La Spezia: “O i vertici cambiano le liste o sarà guerra totale”, dice il coordinatore Giacomo Gatti che aveva indicato Luigi Morgillo, vicepresidente del Consiglio regionale ligure, candidato.
Lo stesso Morgillo annuncia che domani lascerà il partito e formerà un nuovo gruppo in Regione.
Da Savona il presidente della Provincia Angelo Vaccarezza fa sapere che indicherà agli amici chi votare. “Il Pdl è un partito che purtroppo non ha il rispetto di chi lotta tutti i giorni sul territorio. Mi auguro che Berlusconi guardi più in basso”.
E il terremoto si propaga fino a Imperia, la città di cui Scajola è stato sindaco, dove l’avvocato Piera Poillucci, ritira la candidatura per la Camera e attacca il collega di partito Eugenio Minasso, n.2 della lista. “Hanno rinunciato a Scajola perchè era finito sotto inchiesta, ma forse ai vertici del Pdl non è noto, come ho appreso all’udienza del processo contro i componenti della famiglia Pellegrino (indagati per ‘ndrangheta) che qualche esponente del mio partito aveva amicizie chiacchierate con loro”.
Insomma gli scajoliani sono in rivolta ed è difficile non pensare che nell’immediato futuro non ci siano fratture nette.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 21st, 2013 Riccardo Fucile
TRA I FANS DI COSENTINO
S’erano tanto amati. Almeno, fino alla rabbia cupa di ieri sera. Che spezza l’abbraccio tra Berlusconi e i Cosentinos.
Nel Pdl partenopeo monta il clima da ammutinamento.
Basta la notizia che Berlusconi sposerà ormai la linea dura, che anche gli eterni «impresentabili» della Campania come i deputati uscenti Nicola Cosentino e Luigi Cesaro, come Marco Milanese e Amedeo Laboccetta, sono fuori lista.
Passa ancora un’ora e arriva un’altra versione: Cosentino è certamente fuori, Cesaro sicuramente in lista.
È sera quando decine di esponenti del Pdl si precipitano in città da varie aree della Campania ed esplode la rabbia a piazza Bovio, nella sede del partito.
Insulti verso i coordinatori e il Cavaliere.
«Vedranno come reagirà la Campania ».
Sette esponenti locali annunciano il ritiro delle candidature, ritenute «certe».
Sono i sindaci di Capua Carmine Antropoli, di Alvignano Angelo Di Costanzo, di Maddaloni Antonio Cerreto, e poi il preside di facoltà Federico Alvino, i consiglieri Pasquale Giacobbe e Marco Mansueto, l’ex colonnello Antonio Crimaldi.
E intanto Cesaro non si sbilancia sul proprio destino ma parla anche a difesa di Cosentino.
«Bastava dircelo prima. Questo lo potevano fare. Non portarci fino all’ultimo giorno e poi cambiare idea».
Sbarrare la strada al Parlamento per Cosentino, Milanese, Laboccetta e Cesaro significa, per i «rivoltosi», non solo «stroncare senza motivo la carriera politica di chi ha dato tanto a Berlusconi», ma esporre i due parlamentari al rischio di arresti, sull’onda di inchieste antimafia.
Cosentino è stato sottosegretario all’Economia. Cesaro presidente della Provincia fino a qualche mese fa: si è dimesso per candidarsi al Parlamento. Proprio Cesaro sottolinea: «Io però non ho alcun provvedimento pendente».
Eppure c’è un’inchiesta in corso da anni che potrebbe produrre, in teoria, un ordine di arresto. «Non temo niente. Sono serenissimo. Non ho neanche ricevuto un avviso di garanzia. E ricordo che sono stato prosciolto da una recente indagine».
Sì, ma è indagato dal pool antimafia di Napoli insieme con i suoi fratelli e quell’istruttoria magari è andata avanti. «Massima fiducia nella magistratura. Poi, certo, i pentiti di camorra possono dire quello che vogliono».
E la voce che questo colpo di teatro fosse preordinato, che il coordinatore Denis Verdini era nella parte e ora si dimetterà per un ruolo da supermanager già concordato?
«Girano tante voci. Ma io e Nicola continuiamo a fare politica».
Gli ultimi sondaggi darebbero un 2% in più al Pdl se facesse pulizia nelle liste: possibile?
«Così dicono anche a me. Ma non bisogna perdere la calma».
Sono le otto quando, nella sede Pdl, arrivano decine di persone.
Sindaci, consiglieri, capigruppo. Sfoghi, tensioni, c’è chi sembra davvero smarrito. Cosentino è livido ma determinato a non fare passi falsi.
Anche perchè, se dovesse restare fuori dal Parlamento, il 16 marzo finirebbe in carcere con ben due ordinanze di custodia.
Ecco perchè è disposto a trattare fino all’ultimo. Anche a cercare un’altra via d’uscita: magari in un’altra lista.
Tra i più indignati, Ciro Falanga, già deputato di Forza Italia, oggi candidato al Senato per il Pdl e vicecoordinatore nazionale dei Cristiano popolari: «Mi chiedo quale cultura e quale garantismo ispiri il Pdl se un’indagine deve uccidere una carriera politica. Sono basito».
C’è anche chi non trova di meglio che prendersela con Francesca Pascale, la nuova fidanzata dell’ex premier, già rivale acerrima di Cosentino: «Vuoi vedere che anche lei c’ha messo lo zampino?».
Conchita Sannino
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Gennaio 21st, 2013 Riccardo Fucile
LO SCUDO DEL SENATO, IN CASO DI CONDANNA DEFINITIVA, NON BASTEREBBE COMUNQUE, TANTO VALE ANDARSENE
Finisce qui: ritiro la mia candidatura”. 
Dopo mesi di trattative con il Cavaliere e di messaggi lanciati anche a mezzo stampa (come quando sul Fatto ricordava a Silvio Berlusconi che le loro storie sono profondamente intrecciate) il senatore Pdl Marcello dell’Utri annuncia a voce bassa la più inaspettata delle sue scelte: “Silvio continua a dirmi che possiamo trovare una soluzione, che c’è tempo fino a lunedì sera. Ma ho deciso: non mi presento alle elezioni”
Senatore Dell’Utri, come l’hanno convinta a tirarsi indietro?
Ci ho riflettuto bene. Il Pdl sta salendo nei sondaggi, la vittoria non è impossibile, ma è improbabile. Non voglio fare da capro espiatorio, non voglio che si dica: “Abbiamo perso per colpa di Dell’Utri”.
L’ha già detto al Cavaliere?
Sì. Ne abbiamo parlato fino a stamattina (ieri, ndr). Ora devo comunicarlo alla mia famiglia, non lo sa ancora nessuno.
Lei ha sempre ammesso di essere un “senatore per legittima difesa”. Cos’è cambiato?
La verità è che siamo al capolinea. Se non fossi stato in Parlamento, è vero, sarei già finito in galera. Ma ora non serve più a niente.
In che senso?
Se mi condannano definitivamente non c’è scudo che tenga, neanche quello parlamentare.
Tanto vale andarsene ora. In Senato ci sono stato già anche troppo, e poi non ho mai avuto la vocazione politica. Mi occuperò d’altro.
In passato ha detto al Fatto che dopo un po’ a Santo Domingo si annoia. Se la sua condanna venisse confermata in appello e Cassazione, sarebbe pronto a trasferirsi lì.
Ribadisco: posto bellissimo, ma non si deve esagerare. Dopo un paio di settimane non ne posso più di Santo Domingo. E poi mi hanno già sequestrato la casa e bloccato i conti in banca. Verrei sicuramente estradato.
Prima dell’ultima sentenza in Cassazione, però, si trovava lì. Molti hanno pensato che preparasse la latitanza.
Invece ci ero solo andato in vacanza. Pensando che fosse l’ultima.
Pochi giorni fa il Procuratore generale ha chiesto 7 anni di reclusione per via dei suoi “rapporti mai interrotti” con Cosa Nostra.
Quelle sono le teorie di Ingroia. Io sono ottimista, spero che i giudici capiscano che quelle accuse non esistono.
Sette anni sono lunghi. Si sta rassegnando all’ipotesi di passarli in carcere?
Spero non succeda, ma cosa vuole che sia? Sono abituato a cose forti. Non ho paura.
Anche Claudio Scajola si è ritirato. “Non sopporto più esami sulla mia moralità ”, ha detto.
Io non lo dico. Sono immunizzato, le critiche non mi toccano proprio.
Col Pdl ha chiuso?
E’ da tanto che non mi occupo direttamente del partito. Forse potrei riprendere in mano i Circoli del Buon Governo, ma non ho più tutta questa voglia di continuare.
Come reagirà se altri inquisiti invece verranno messi in lista?
Conosce la storia di Papa Paolo IV e del vescovo Sipontino? Erano grandi amici, compagni di seminario. Eppure quando il Papa nominava i cardinali lasciava sempre fuori il suo amico, che ci rimaneva malissimo. E sa cosa disse il Papa, che aveva file di aspiranti cardinali alla sua porta?
Cosa?
Se non nomino nemmeno il mio amico Sipontino, perchè’ mai dovrei fare cardinali voi?”. E così si liberava di tutti i questuanti.
Sa che ci saranno scene di isteria collettiva degli “impresentabili” nel Pdl dopo questa sua intervista?
Eh eh. Ma Berlusconi, proprio come Paolo IV, potrà rispondere: “Se non candido nemmeno Dell’Utri, voi cosa volete da me?”.
Ma lei cosa ci guadagna? Cosa le ha promesso il Cavaliere?
Il mio è un gesto di amicizia. Certo che non mi conviene, ma dopotutto, ripeto, la storia è arrivata alla fine. E’ il momento di chiudere. La mia candidatura non serve più a nessuno. Nemmeno a me.
Cosa le mancherà di più del Senato?
La biblioteca: l’unica cosa seria che c’e’ in Parlamento.
Beatrice Borromeo
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 20th, 2013 Riccardo Fucile
ANCHE PAPA NON RITIRA LA CANDIDATURA… SALTANO DELL’UTRI, MILANESE E LABOCCETTA
«Dell’Utri, Scajola e Laboccetta sono sicuramente fuori dalle liste, probabilmente anche Milanese e Papa».
Cosentino resta in bilico. «Abbiamo chiesto anche a lui di fare un atto di generosità », spiega Berlusconi. Ma la sua posizione resta «sub judice».
Sono ore cariche di tensione in casa Pdl alle prese con le candidature.
C’è tempo fino alle 20 di lunedì per la presentazione delle liste: ore lunghissime in cui il partito rischia di spaccarsi.
Sul tavolo c’è il dossier «impresentabili», oggetto di un gabinetto di guerra permanente a Palazzo Grazioli tra Silvio Berlusconi, Angelino Alfano e Denis Verdini.
PAPA: NON RITIRO LA MIA CANDIDATURA
«Non intendo ritirare la mia candidatura». È la risposta del deputato campano del Pdl Alfonso Papa «a seguito delle dichiarazioni del presidente Silvio Berlusconi, che su Sky ha fatto cenno alla possibilità di un ritiro della candidatura da parte di Papa e Milanese»
“Com’è noto al Presidente Berlusconi la mia ferma volontà di portare avanti la battaglia per un sistema carcerario rispettoso della dignità umana e per una riforma organica della giustizia nasce dalla mia esperienza e dal desiderio di dare voce ai troppi che soffrono. Mi era stato chiesto di proseguire nel mio lavoro e così ho fatto», aggiunge Papa.`”e il Presidente Berlusconi intenderà far prevalere una linea giustizialista, io ne prenderò atto – conclude – Mi sembra pero’ inderogabile la necessità che sia Silvio Berlusconi e solo lui ad assumersi una tale responsabilità di tipo politico, culturale e storico”.
“ITALIA SUL BARATRO? COLPA DI MONTI”
Dopo un vertice notturno concluso a tarda ora, Silvio Berlusconi si presenta alle 11 negli studi Sky e incalzato dalle domande di Maria Latella fa il punto: «Dell’Utri e Scajola» sono sicuramente fuori dalle liste, «probabilmente anche Milanese e Papa». Quanto a Cosentino, la sua posizione è «ancora sub iudice».
Si parla di prospettive future: «Se vinciamo il premier sarà Angelino Alfano», assicura il Cavaliere. «Bersani che stravince? È fuori dalla realtà ».
Poi l’affondo contro «il trio Monti-Casini-Fini che si è dichiarato ruota di scorta della sinistra» e contro «la dittatura della magistratura».
Nel mirino anche le ultime dichiarazioni del Professore: «Quello che afferma Monti è disdicevole e lontano dalla realtà . L’Italia sull’orlo del baratro? Una mascalzonata. L’Italia sul baratro ce l’ha portata lui con il suo governo dei tecnici».
LA LINEA DURA
A tener banco in casa Pdl però è la battaglia sulle liste.
A sorpresa, il Cavaliere ha sposato la linea dura: fuori chi «ha problemi con la giustizia».
Ma c’è da superare la resistenza dei diretti interessati.
Marcello Dell’Utri si è arreso all’evidenza: «Non mi candido, è una scelta mia che però mi è stata chiesta da Berlusconi».
Più delicata la situazione di Nicola Cosentino in Campania: il deputato casertano non ha alcuna intenzione di cedere il passo. A poco è valso, per il Cavaliere, citare «l’esempio» dato da Claudio Scajola.
Il quale, peraltro, ha dato un addio tutt’altro che sereno allo scranno parlamentare. L’ex ministro ligure ha detto basta agli «esami da parte di qualcuno» ed ha ritirato polemicamente la propria candidatura, dopo una telefonata dell’avvocato Nicolò Ghedini. «È stata una sua scelta, direi generosa», commenta Berlusconi.
LE RESISTENZA DI VERDINI
Berlusconi, che fino a poche ore prima sembrava propenso a «salvare» gli «impresentabili» per garantismo ma anche per calcolo elettorale (hanno un ampio bacino di voti), ha cambiato idea dopo aver letto alcuni sondaggi preparati da Alessandra Ghisleri.
Avere liste «non pulite» avrebbe un effetto zavorra per il Pdl su tutto il territorio nazionale. Ci sarebbero forti ripercussioni in Campania, ma soprattutto in Lombardia, regione chiave per gli equilibri del Senato.
Insomma, sarebbero più i voti persi con le candidature sotto accusa che quelli del loro bacino di preferenze.
Di diverso avviso, riferiscono fonti, è Denis Verdini.
Il coordinatore del Pdl avrebbe sottolineato che in Campania il risultato al Senato è in bilico ed i voti di Cosentino sarebbero determinanti.
A dare forza alla tesi delle “liste pulite” arriva la mossa del Pd. I democratici hanno escluso quattro candidati dalle liste elettorali, mettendo così in un angolo il Pdl.
Non adeguarsi – si spiega – significherebbe prestare il fianco agli attacchi mediatici degli avversari.
(da “La Stampa“)
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