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LETIZIA MORATTI INCONTRA FINI: VERSO L’INGRESSO NEL TERZO POLO

Dicembre 16th, 2011 Riccardo Fucile

L’EX SINDACO DI MILANO DA’ L’ADDIO AL PDL CON CUI ERA SCESO IL GELO DOPO LA SCONFITTA ALLE COMUNALI … PUNTUALE ARRIVA L’ACCUSA DEI BERLUSCONES: “TRADISCE GLI ELETTORI”

La ratifica del divorzio era arrivata qualche settimana fa, con il mancato rinnovo della tessera di iscrizione al Pdl, acquisita soltanto un anno fa direttamente dalle mani di Silvio Berlusconi. Allora, Letizia Moratti era il sindaco di Milano.
Ieri, il primo appuntamento con la nuova fiamma: un incontro a Roma con i vertici di Futuro e libertà .
La Moratti prima ha visto Italo Bocchino e Benedetto Della Vedova, poi ha pranzato con il presidente della Camera Gianfranco Fini.
Dialogo proficuo, è la versione ufficiale, scambio di opinioni sul nuovo governo e sull’idea condivisa di allargare il bacino di sostenitori e iscritti al Terzo Polo.
Già  fissato il secondo appuntamento, a gennaio.
Pochi, nel suo ex partito, sperano in un ripensamento della donna che, eletta da indipendente, ha poi guidato il centrodestra verso la prima sconfitta sotto la Madonnina negli ultimi venti anni. Molti, invece, quelli che l’accusano di tradimento, soprattutto in Consiglio comunale, dove la Moratti aveva assicurato presenza costante per cinque anni di opposizione: su 39 sedute, finora ha partecipato solo a 14, ed è da inizio novembre che nessuno l’ha più vista in aula, sembra per gli impegni pressanti a San Patrignano.
La decisione di avvicinarsi a Fli (dopo mesi di rumors sul suo interesse per una partita politica al fianco di Luca Cordero di Montezemolo) piace molto al coordinatore lombardo del partito di Fini, il senatore Giuseppe Valditara.
«L’avvicinamento di Letizia Moratti va nella direzione del progetto che stiamo costruendo, e ha a che fare con la scomposizione del Pdl».
Scomporre e ricomporre: questa la strategia finiana in un momento di terremoto nel Popolo delle libertà , accogliendo transfughi e delusi.
Tra questi, proprio la Moratti che – nonostante la sonora sconfitta personale di fine maggio – sembra sia rimasta delusa dalla freddezza del suo partito.
Oggi solo il coordinatore azzurro della Lombardia Mario Mantovani ha parole apparentemente pacate – «Disponibili a riprendere il dialogo con lei, se vuole: siamo comunque grati alla Moratti del suo impegno in una campagna elettorale in cui l’abbiamo fortemente sostenuta» – mentre in Consiglio comunale non usano mezzi termini.
Per tutti, il suo ex vicesindaco Riccardo De Corato: «Se avesse avuto le idee più chiare prima ci saremmo salvati anche noi, ora spieghi ai milanesi che l’hanno votata perchè va con chi ci ha fatto perdere».
Come se lui non avesse contribuito la sua parte.
Nella faccenda c’è poi un risvolto degno di nota: perchè a Milano nella giunta Pisapia c’è un rappresentante del Terzo Polo – il deputato Api Bruno Tabacci, che non si esprime sul possibile nuovo arrivo – mentre l’unico consigliere finiano, Manfredi Palmeri, siede all’opposizione: a maggio lui fu uno sfidante della Moratti come candidato sindaco.
Domani, forse, potrebbe diventare il suo capogruppo in Consiglio comunale.

(da “La Repubblica“)

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LIBERALIZZAZIONI OSTEGGIATE, ECCO CHI PROTEGGE LA LOBBY DEI FARMACISTI

Dicembre 13th, 2011 Riccardo Fucile

COME NEL 2006, AI TEMPI DELLE LENZUOLATE DI BERSANI, I TITOLARI DI FARMACIA CI RIPROVANO A MINACCIARE LA SERRATA PER TUTELARE UN MONOPOLIO ANACRONISTICO… I PROTETTORI SONO IN PARLAMENTO: LORO UOMO DI PUNTA E’ IL SEN. LETTIERI, PRESIDENTE DELL’ORDINE DEI FARMACISTI DI BARI

Lo avevano già  fatto nel 2006 ai tempi delle lenzuolate di Pier Luigi Bersani: una serrata dei punti vendita per protestare contro il piano di parziale liberalizzazione del settore.
E anche questa volta la lobby dei titolari di farmacia ci riprova, per scongiurare le intenzioni del governo Monti in materia di farmaci di fascia C (con ricetta del medico e costo a carico dell’utente).
Il tentativo di distribuire con maggiore semplicità  certi prodotti, con conseguente aumento di posti di lavoro e calo di prezzi, viene bocciato dalla lobby con la spiegazione che i cittadini non sarebbero adeguatamente tutelati, che nelle farmacie 18mila attuali dipendenti potrebbero perdere il lavoro e che molte farmacie tradizionali verrebbero messe in difficoltà  fino alla chiusura nei piccoli comuni.
La serrata è stata minacciata per impedire che altri farmacisti, attivi nelle parafarmacie e nei corner degli ipermercati, possano vendere prodotti finora monopolio delle farmacie tradizionali.
Per queste ultime la lobby è formata dalla Fofi (Federazione degli ordini dei farmacisti italiani), che in teoria dovrebbe muoversi a nome di tutti gli iscritti all’albo (circa 80mila) e non solo dei circa 17 mila titolari di punti vendita, e dal sindacato Federfarma.
La prima è guidata dal brianzolo Andrea Mandelli, ex candidato parlamentare con Forza Italia, la seconda dalla milanese Annarosa Racca, ora scatenata contro la manovra del premier Mario Monti.
E’ Federfarma che a inizio dicembre ha fatto pubblicare a tutta pagina sui principali quotidiani inserzioni a pagamento per respingere le intenzioni del governo, ed è ancora Federfarma che adesso ha ipotizzato di organizzare la serrata.
Secondo le principali associazioni dei parafarmacisti, come Il Movimento nazionale liberi farmacisti (Mnlf) e l’Associazione nazionale parafarmacie italiane (Anpi), le accuse per impedire la vendita diffusa dei farmaci di facia C sono «menzogne», al punto di aver incaricato alcuni avvocati per valutare gli estremi di «procurato allarme, falso ideologico e diffamazione».
La lobby ordinistica e sindacale dei titolari di farmacia (spesso figli o parenti di altri titolari) conta da sempre rappresentanti in Parlamento.
Oggi la punta ha il nome del senatore pdl Luigi D’Ambrosio Lettieri, contemporaneamente presidente dell’Ordine dei farmacisti di Bari e vicepresidente della Fofi.
Negli ultimi anni, come segretario della commissione Igiene e sanità  al Senato, D’Ambrosio Lettieri ha gestito il percorso politico del progetto di legge Gasparri-Tomassini il cui (vano) obiettivo è stato quello di ridimensionare la portata della lenzuolata di Bersani, ovvero il poter vendere farmaci da banco (senza ricetta) anche fuori dalle farmacie tradizionali.
Durante l’ultimo governo Berlusconi, sono stati vari i tentativi parlamentari a favore del ritorno dello status quo inseguito dalla lobby: un bersaglio mancato solo per poco.
Con l’avvento di Monti, per Fofi e Federfarma è tornato l’incubo.
A fronte di un primo testo di decreto in cui il governo tecnico ha aperto il mercato dei farmaci di fascia C, la lobby ha fatto sentire il proprio peso. Subito, diversi sono stati (una trentina) gli emendamenti di parlamentari di vari partiti.
In cinque casi si tratta di interventi soppressivi (addio libera vendita di farmaci), in 24 casi di interventi correttivi.
Per esempio cercando di modificare i parametri demografici di riferimento per poter aprire una farmacia: un punto vendita non più ogni 5 mila abitanti ma ogni 3.500 (nei comuni fino a 12 mila residenti), in modo da sottrarre spazio alle parafarmacie; oppure chiedendo di predisporre degli elenchi di fascia C esclusi dalla liberalizzazione, anche qui riducendo il business dei nuovi entranti.
A favore dei camici bianchi tradizionali si è schierato il Pdl, sia pure con alcune eccezioni contrarie (come nel caso di Enrico Costa, favorevole a una liberalizzazione ancor più spinta).
Quindi è stata la volta di Lega e del Fli (con l’eccezione di Angela Napoli), compatti nel voler dare ascolto alla lobby dei farmacisti.
Sul fronte opposto, a sostegno della spinta del governo Monti, si sono esposti esponenti di Udc e Pd.
Ma la situazione appare comunque incerta, ed ecco la serrata.

Le ricostruzioni contenute in questo articolo sono tratte dal libro I veri intoccabili, di Franco Stefanoni (edizioni Chiarelettere)

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PRESTITO TRUCCATO PER FAVORIRE I CLAN. CESARO: “CHIEDETE A COSENTINO, IO NON C’ENTRO”

Dicembre 11th, 2011 Riccardo Fucile

IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI NAPOLI, TARGATO PDL, INDAGATO DAI PM DELLA DDA COME INDAGATO PER CONCORSO IN FRODE BANCARIA AL FINE DI FAVORIRE LA CAMORRA,   SCARICA SU COSENTINO: “IO L’HO SOLO ACCOMPAGNATO”

Lui parla di “clamoroso equivoco” e si dice “sereno” e “convinto di aver chiarito tutto”.
Attraverso una linea difensiva che conferma il suo istinto gregario nei confronti di Nicola Cosentino. “Chiedete a Nicola di quel prestito, io l’ho soltanto accompagnato in banca e manco sapevo dove stavo andando…”. Parola di Luigi Cesaro, deputato Pdl e presidente della Provincia di Napoli. Cesaro è stato interrogato dai pm della Dda di Napoli Francesco Curcio e Antonello Ardituro in qualità  di indagato per concorso in frode bancaria con l’aggravante di aver favorito la camorra, nell’ambito dell’inchiesta “Il principe e la ‘scheda’ ballerina”, che ha vivisezionato i rapporti tra i clan dei Casalesi e la politica locale.
Inchiesta dove è indagato anche Nick ‘o Americano, per il quale martedì scorso il Gip Egle Pilla ha inoltrato alla Camera dei Deputati la richiesta di autorizzazione a procedere all’arresto, con l’accusa di aver esercitato indebite pressioni presso una filiale romana dell’Unicredit per sbloccare una linea di credito di 5 milioni e mezzo di euro alla Vian srl di Nicola Di Caterino, cognato del sindaco di Casal di Principe Cipriano Cristiano, che intendeva realizzare il centro commerciale “Il Principe”.
Società  vicina alle cosche, secondo la Procura, attraverso cui riciclare i proventi dei clan Schiavone e Bidognetti, distribuire posti di lavoro, rafforzare clientele elettorali.
A quell’incontro a Roma, presso la filiale Unicredit di via Po, con Cosentino c’era anche Cesaro.
Il presidente della Provincia di fronte ai pm ha minimizzato il significato della sua presenza al fianco del discusso parlamentare di Casal di Principe, sodale di mille battaglie per la conquista del Pdl napoletano e campano (Cosentino è, tuttora, coordinatore regionale, Cesaro è il coordinatore provinciale). Definendola casuale.
Secondo la ricostruzione di Cesaro, Cosentino gli avrebbe chiesto di essere accompagnato da Mario Santocchio, referente del Pdl di Scafati, presidente della società  provinciale dei trasporti di Salerno, che all’epoca scalpitava per conquistare candidature e spazio nel partito: era lui l’organizzatore degli appuntamenti coi vertici Unicredit.
Santocchio infatti è il cognato di Cristofaro Zara, il funzionario dell’Unicredit dal quale dipendeva lo sblocco della pratica finanziaria.
L’inchiesta rivelerà  che la linea di credito è stata aperta nonostante l’inadeguatezza delle garanzie economiche e la falsità  della fidejussione presentata.
“Della questione finanziaria non so nulla — ha tagliato corto Cesaro davanti ai magistrati — dovete farvela illustrare da Nicola”.
Non è un bel momento per Cesaro.
La manovra di Mario Monti rischia di svuotare le province e di privarlo della giunta.
Una recente sentenza della Consulta ha stabilito la totale incompatibilità  tra i ruoli di parlamentare e sindaco: la sua applicazione potrebbe essere estesa anche ai presidenti di Provincia, costringendolo a optare tra uno dei due incarichi.
Infine l’ufficializzazione di un’inchiesta per vicende di camorra, che arriva dopo mesi di boatos.
Vicende che un effetto, squisitamente politico, probabilmente l’hanno avuto: proprio ieri Cesaro ha annunciato la rinuncia a ricandidarsi alla guida del coordinamento provinciale del Pdl: “Ora è il momento di rinnovarsi, abbiamo molti giovani validi”.

Vincenzo Iurillo
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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A MARSIGLIA DA PEONES: LA DELUSIONE DELL’ARMATA BRANCALEONE

Dicembre 9th, 2011 Riccardo Fucile

AL CONGRESSO DEL PPE TANTI EX MINISTRI DEL PDL A DISAGIO, SENZA PIU’ CARICHE ISTITUZIONALE E PRIVILEGI DI CASTA

«Come ci siamo ridotti! Ma cos’è, un aereo a pedali ».
Il modesto pulmino dell’aeroporto non fa in tempo a lasciare la delegazione di ex ministri, capigruppo, deputati, europarlamentari Pdl ai piedi del vetusto Atr42 bieliche dell’Air Corsica che Andrea Ronchi sbotta e dà  voce al più nero sconforto dei partenti.
Niente scorte, zero cortei di autoblu ad accompagnare gli Alfano, Gelmini, Pestigiacomo e Gasparri e Urso e tanti altri fin sotto la scaletta dell’aeromobile.
Fino a 25 giorni fa ad attendere il fior fiore della dirigenza berlusconiana in partenza per Marsiglia ci sarebbe stato l’Airbus di Stato, non fosse altro per i ministri in missione.
Proprio quel bell’airbus che il premier Monti due settimane fa ha rifiutato perchè troppo grande e dispendioso per spostarsi a Bruxelles.
Adesso quell’aeroplanino di linea da 34 posti, per di più a eliche e vistosamente con migliaia di ore sulla carlinga, beh, ai “popolari” freschi di addio al governo è apparso il contrappasso più atroce.
Ai piedi del velivolo, uno stuolo di trolley in pelle di Vuitton e Gucci.
«Come? Non possiamo portarli a bordo? Ma sono bagagli a mano» chiede alla hostess dell’Air Corsica l’ex ministra Stefania Prestigiacomo, occhialoni neri e impermeabile chiaro. «Spiace signora, ma a bordo non c’è cappelliera, li ritroverete in pista » rassicura.
«Speriamo bene» sibila la deputata siciliana.
La Gelmini si è seduta al suo posto lato corridoio 13C, non c’è business class, sull’Air Corsica, ma deve subito alzarsi e far posto al passeggero che deve sedere al suo fianco. Tornata normalissima passeggera anche lei. Quasi.
Perchè dimentica acceso il Blackberry che le trilla in pieno decollo, nell’imbarazzo dei vicini. Nei voli di Stato d’altronde il divieto non era così perentorio.
C’è Gasparri, ma non gli altri ex An. Angelino Alfano è l’unico veramente di buon umore a bordo, d’altronde è il suo «battesimo» che si va a festeggiare.
Mandato in parte storto dal protocollo.
Avrebbe dovuto parlare alle 18,24 all’auditorium del Parc Chanot, chiuderà  i lavori ma due ore dopo, per quattro minuti, alle 20,30, in un’aula semivuota.

(da “La Repubblica”)

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NUOVA RICHIESTA DI ARRESTO PER COSENTINO: “E’ REFERENTE DEI CASALESI”

Dicembre 6th, 2011 Riccardo Fucile

INDAGATO ANCHE CESARO: 50 ARRESTI IN TUTTA ITALIA, COMPRESI POLITICI E BANCHIERI… IL PRIMO MANDATO DI CATTURA PER COSENTINO VENNE RIGETTATO DALLA CAMERA

Antimafia e carabinieri in azione all’alba con un blitz in tutta Italia finalizzati all’arresto di boss, banchieri e politici ritenuti vicini al clan dei Casalesi: tra loro anche l’ex sottosegretario all’Economia e attuale coordinatore del Pdl campano Nicola Cosentino.
La magistratura di Napoli ha chiesto a Montecitorio di autorizzare l’arresto del deputato, indagato per corruzione ed altri reati.
La richiesta d’arresto è arrivata stamattina, martedì 6, in giunta per le autorizzazioni della Camera.
Fa il paio con la prima che, rigettata nel novembre 2009 dalla giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera, provocò le dimissioni dell’allora sottosegretario.
Il coordinatore del Pdl della Campania è definito nei capi di imputazione formulati dai pm «referente politico nazionale del clan dei Casalesi».
I provvedimenti restrittivi colpiscono in particolare elementi riconducibili alle fazioni Schiavone e Bidognetti del clan dei Casalesi.
Fra i destinatari anche esponenti politici di rilievo nazionale e locale, personaggi del mondo bancario ed imprenditoriale operanti oltre che in Campania, nel Lazio, in Toscana, nell’Emilia Romagna, in Lombardia ed in Veneto.
Tra gli indagati (ma non per camorra) c’è anche il presidente della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro che, secondo l’accusa, accompagnò Cosentino a Roma per sollecitare i vertici di Unicredit a concedere un credito a favore del clan, peraltro garantito da una falsa fidejussione.
«Pochi giorni dopo tale intervento – è scritto in un comunicato della Procura – il finanziamento, che fino a quel momento aveva incontrato ostacoli e rallentamenti, veniva sbloccato».
Il finanziamento ammontava a 5 milioni e mezzo di euro. All’epoca Cosentino era sottosegretario all’Economia.
L’ordinanza riguarda anche un’altra cinquantina di persone,arrestati dai carabinieri con la Dia di Napoli.
I reati contestati, a vario titolo, sono associazione camorristica, riciclaggio, corruzione e falso.
Secondo quanto si apprende l’inchiesta riguarda vicende di infiltrazioni del clan dei Casalesi nella pubblica amministrazione ed in particolare tra ex amministratori di Casal di Principe, roccaforte del clan dove il Comune viene sciolto in media ogni due anni. Gli indagati sono oltre settanta.
Il gip scrive: quella tra politica e economia rappresenta «un’osmosi che genera effetti patologici nei settori più rilevanti della vita sociale e politica della provincia casertana: quello elettorale, quello economico e quello istituzionale».
Intorno a questo intreccio – prosegue il gip – si muovono enormi interessi economici del clan dei Casalesi e i politici coinvolti sono «asserviti al sodalizio camorristico.
E ciò che avviene in snodi fondamentali e sensibili dell’attività  economica: nell’apertura di centri commerciali, nelle attività  edilizie e nella fornitura del calcestruzzo.
Ed i poteri della politica e dell’ente mafioso si saldano nel momento più solenne ed importante della vita democratica: il momento elettorale».

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IN MANETTE PER TANGENTI FRANCO NICOLI CRISTIANO (PDL), NUMERO DUE DEL CONSIGLIO REGIONALE .LOMBARDO

Novembre 30th, 2011 Riccardo Fucile

IL CONSIGLIERE BRESCIANO ARRESTATO ALL’ALBA PER UNA PRESUNTA TANGENTE DA 100.000 EURO…IN MANETTE ANCHE IMPRENDITORI, POLITICI E FUNZIONARI PUBBLICI: L’ACCUSA E’ DI TRAFFICO ORGANIZZATO DI RIFIUTI ILLECITI E CORRUZIONE

Il vicepresidente del Consiglio della Regione Lombardia, il 68enne bresciano Franco Nicoli Cristiani (Pdl), è stato arrestato all’alba dai carabinieri di Brescia.
L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa dal gip Bonamartini nell’ambito di un’inchiesta per una presunta tangente da 100 mila euro.
L’arresto del vice presidente del consiglio regionale lombardo rientra in un’operazione dei carabinieri del comando provinciale di Brescia, supportati da personale del Ris e da un elicottero di Orio al Serio.
In manette sono finiti imprenditori, politici e funzionari pubblici.
I reati contestati sono: traffico organizzato di rifiuti illeciti e corruzione.
Sequestrata la cava di Cappella Cantone (Cremona) destinata ad una discarica di amianto, un impianto per il trattamento di rifiuti a Calcinate (Bergamo) e due cantieri della Brebemi a Cassano d’Adda (Milano) e Fara Olivana Con Sola (Bergamo). L’operazione vede impegnati 150 uomini dell’Arma.
Le indagini, cominciate otto mesi fa e coordinate dai pm Silvia Bonardi e Carla Canaia, hanno portato anche al sequestro di alcuni cantieri della Brebemi in territorio di Milano e Bergamo. Destinatarie di ordinanze di custodia cautelare anche altre nove persone, tra cui un altro bresciano.
Tra gli arrestati, anche il coordinatore degli staff dell’Arpa (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente) della Lombardia.

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LO ZIG-ZAG DEL CAVALIERE DI LOTTA E DI GOVERNO: “DEVO TENERE APERTO UN CANALE CON BOSSI”

Novembre 28th, 2011 Riccardo Fucile

MA ANCHE LUI E’ CONVINTO CHE LA LEGISLATURA ARRIVERA’ AL 2013… VOCE GROSSA CONTRO I “COMUNISTI” DI GIORNO E TRATTATIVE DI NOTTE

Berlusconi di lotta, Alfano di governo.
È questa la spartizione dei ruoli che il Cavaliere ha in mente per i prossimi mesi, lo schema con il quale intende limitare i danni del sostegno a Monti.
È una partitura che ha iniziato a suonare ieri a Verona, chiamando a raccolta contro il pericolo di quegli stessi «comunisti» con i quali, di notte, Angelino Alfano tratta in gran segreto.
È un modulo molto rischioso con cui giocare, ne è prova la doccia fredda che ieri l’ex premier ha dovuto subire per bocca di Calderoli.
Un’umiliazione pubblica che in molti temevano e forse per questo – da Alfano a Cicchitto, da Letta a Bonaiuti – in fondo speravano (e consigliavano) che Berlusconi rinunciasse a intervenire al convegno di Giovanardi e rimanesse ancora un po’ «dietro le quinte».
A questa prudenza Berlusconi si è ribellato per una ragione che egli stesso ha spiegato in privato: «Deve alzare la voce contro il Pd e i tecnici, è l’unico modo per tenere aperto un canale con la Lega. Altrimenti il rapporto con Bossi è finito».
Un rapporto essenziale sia che si vada a votare con il Porcellum sia che riviva il Mattarellum dopo il referendum elettorale.
Senza la Lega, infatti, la speranza che il Pdl torni nell’area di governo resterebbe affidata unicamente a un’eventuale intesa con Casini.
Una prospettiva che fa rabbrividire l’ex premier. Berlusconi è tra l’incudine e il martello.
Ieri, alla tavolata allestita da Giovanardi al “Leon d’oro” di Verona dopo il comizio, il Cavaliere è parso immusonito, ancora sotto l’effetto delle dimissioni.
Niente «storielle» o barzellette, se ne è rimasto quasi sempre in silenzio.
Solo quando Gianfranco Rotondi, che in queste ultime settimane l’aveva spronato a non mollare, gli ha rinfacciato «l’errore » del passo indietro, Berlusconi si è scosso e ha risposto: «No, ti sbagli. Non potevo fare altro e poi così abbiamo accontentato Napolitano: il tempo ci darà  ragione. Se questo governo farà  le cose che deve fare bene, sennò… «.
Una frase lasciata in sospeso, per far capire a tutti che le elezioni anticipate restano un’arma a disposizione del Pdl e che Napolitano, se Berlusconi dovesse ritirare il proprio aver strappato al Quirinale il giorno delle dimissioni: «Mai nessuna maggioranza senza di noi in questa legislatura». Ma è una speranza a cui, in fondo, anche nel Pdl nessuno s’aggrappa.
«Per sciogliere il Parlamento serve un decreto firmato da due persone: Monti e Napolitano», osserva con realismo Guido Crosetto.
Nella cerchia stretta del Cavaliere sono in molti ormai rassegnati all’idea che l’attuale governo andrà  avanti fino a scadenza naturale. Anche perchè la malattia dell’euro è più grave del previsto e il lavoro di Monti è soltanto all’inizio.
Per questo Berlusconi oscilla. Tiene un comizio in stile ’48 ma poi spedisce Letta e Alfano a trattare.
Un comportamento altalenante figlio dell’incertezza su come muoversi. «Dal giorno delle mie dimissioni – ha rivelato ieri per giustificare i toni accesi del convegno – io mi considero in campagna elettorale, ma questo non vuol dire che faremo venire meno la nostra collaborazione leale al governo».
Monti tuttavia «deve renderci partecipi delle misure che intende mettere in campo, perchè sia chiaro, il nostro non è un sostegno a scatola chiusa. Il Pdl resta il partito di maggioranza relativa e non rinuncerà  a dire la sua su ogni provvedimento che contrasta con i nostri principi. Questo Monti non deve dimenticarlo ».
Voce grossa di giorno, accordi con «i comunisti» di notte.
È una tattica ad alto rischio, che può forse andar bene per qualche settimana ma sul lungo periodo le contraddizioni sono destinate a esplodere. «Se Monti va avanti fino al 2013 – confida Rotondi – l’asse con la Lega finisce. Questa fase può essere una parentesi solo se i tempi di Monti si accorciano».
Uno scenario che lo stesso Berlusconi, guardando alla crisi sui mercati, ritiene «purtroppo poco probabile».

Francesco Bei
(da “La Repubblica“)

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LE FIRME FALSE ALLA REGIONALI LOMBARDE: LA PROCURA SI COSTITUISCE PARTE CIVILE

Novembre 25th, 2011 Riccardo Fucile

SONO 618 LE FIRME FALSIFICATE PER LA LISTA DI FORMIGONI…15 LE PERSONE INDAGATE, TRA QUESTE 4 CONSIGLIERI PROV DEL PDL E CLOTILDE STRADA, COLLABORATRICE DI NICOLE MINETTI

La Procura di Milano si è costituita come parte nella causa civile avviata dai Radicali contro l’amministrazione regionale e i consiglieri per chiedere l’annullamento delle elezioni.
La Procura ha depositato nella causa civile la perizia effettuata in sede di indagini penali in base alla quale è stata contestata la falsita’ di 618 firme presentate per la lista “Per la Lombardia” di Formigoni e i verbali dei cittadini che hanno riconosciuto le firme come false.
I legali della Regione Lombardia, invece, hanno chiesto che il giudice della quinta sezione civile di Milano, Margherita Monte, disponga una propria perizia d’ufficio per valutare la presunta falsita’ delle firme.
Per i legali, contrariaramente a quanto esposto dai Radicali, non si puo’ chiedere al giudice civile di annullare le elezioni, perche’ questo rientra nella competenza dei tribunali amministrativi.
Il 17 ottobre scorso il procuratore aggiunto Alfredo Robledo ha chiuso l”inchiesta. Nell’avviso di chiusura delle indagini per falso ideologico, notificato a 15 persone, tra cui 4 consiglieri provinciali milanesi del Pdl e Clotilde Strada, collaboratrice di Nicole Minetti e all’epoca responsabile del partito per la raccolta delle firme.
Secondo la magistratura il sistema di falsificazione delle firme per le elezioni del 28-29 marzo 2010 era già  stato messo in piedi tra gennaio e febbraio.
Clotilde Strada, come si legge nell’avviso di chiusura che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio, ha agito ”in qualità  di vice responsabile del settore elettorale del Pdl Lombardia, ma in concreto unica effettiva responsabile dell’attività  di raccolta delle firme dei sottoscrittori necessarie per la presentazione delle liste”.
E ha agito in ”concorso” con i consiglieri provinciali Massimo Turci e Barbara Calzavara, anche loro indagati, assieme agli altri due consiglieri della Provincia, Nicolò Mardegan e Marco Martino.
Strada, stando al capo di imputazione, avrebbe consegnato a Turci e Calzavara, nell’ambito di un ”disegno criminoso”, gli ”elenchi dei sottoscrittori” delle liste ”già  compilati con le generalità  complete e le firme apocrife”.
I consiglieri, che dovevano autenticare le firme in qualità  di ”pubblici ufficiali”, attestavano invece ”artatamente” di avere ”previamente identificato ciascun sottoscrittore con il documento”, quando in realtà  non lo avevano fatto.
E in più, sempre stando all’imputazione, attestavano ”falsamente” come ”vere, autentiche ed apposte in loro presenza” firme che non lo erano.
Al consigliere Turci è contestato di avere da solo autenticato 536 firme false del listino di Formigoni e 205 di quello del Pdl.
Tra gli indagati anche il consigliere provinciale di Varese del Pdl Franco Binaghi, il sindaco di Magenta (Milano) Luca del Gobbo, il consigliere provinciale di Pavia Gianluigi Secchi e quello provinciale di Monza Massimo Vergani.
L’inchiesta era nata a seguito di un esposto in Procura dei Radicali che, dopo aver dato battaglia nei tribunali amministrativi per chiedere l’annullamento delle elezioni, si erano presentati con tre scatoloni con dentro oltre 500 firme da loro ritenute false. Nel corso delle indagini era anche stato sentito come teste Guido Podesta’, presidente della Provincia di Milano ed ex coordinatore lombardo del Pdl.

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FERRUCCIO FAZIO, IL MINISTRO IMPRENDITORE

Novembre 24th, 2011 Riccardo Fucile

MENTRE ERA ALLA SANITA’, LA SUA TECNODIM HA FATTO AFFARI D’ORO CON DON VERZE’….IL FATTURATO E’ PASSATO DA 467.000 EURO A 700.000 CON LA TOMOTERAPIA, POCO DIFFUSA IN ITALIA

Nel mondo accademico e scientifico l’ex ministro della salute Ferruccio Fazio è conosciuto come il pioniere della tomoterapia.
Ovvero una forma di radioterapia che, secondo gli esperti, consente di curare con maggior efficacia alcune forme di tumore.
Per Fazio però la tomoterapia è diventata un’occasione di business personale. E a fargli da spalla, secondo quanto emerge dalle indagini sul dissesto del San Raffaele, c’era don Luigi Verzè, il prete manager (amico di lunga data di Fazio), finito anche lui sotto inchiesta per il buco da 1,5 miliardi euro nei conti del gruppo ospedaliero milanese.
Tutto ruota intorno alla società  Tecnodim, un acronimo che sta per “tecnologie diagnostiche in medicina”.
Ebbene, negli anni, a partire dal 2008, in cui Fazio è stato al governo con Silvio Berlusconi, la sua Tecnodim ha fatto affari d’oro con il San Raffaele.
L’azienda fondata dall’ex ministro, che ha sede a Bologna presso il commercialista di fiducia di Fazio, si occupa in particolare della manutenzione delle sofisticate apparecchiature utilizzate per la tomoterapia. Tra il 2008 e il 2010 la Tecnodim ha visto crescere alla grande il suo fatturato. Dai 467 mila euro del 2008 si è arrivati al milione e settecentomila euro dell’esercizio scorso. Un gran balzo, soprattutto se si considera che nel 2006 e nel 2007, quando al governo c’era Romano Prodi, il giro d’affari non ha superato i 60 mila euro.
La crescita è anche spiegabile con la diffusione della tomoterapia in Italia.
Nel 2006 il San Raffaele era l’unico ospedale a offrire questo tipo di cura sperimentata negli Stati Uniti.
Ma con Fazio al ministero la nuova tecnologia ha trovato molti estimatori tra i primari da un capo all’altro della Penisola.
E così adesso sono una quindicina i centri specializzati in cui è disponibile questa terapia.
Come dire che per la Tecnodim le occasioni di affari, almeno in teoria, si sono moltiplicate. Fazio però respinge ogni sospetto di conflitto d’interessi. “Quando sono diventato ministro ho affidato l’azienda a mio figlio”, ha dichiarato l’ex ministro.
Che aggiunge: “Tutti i rapporti d’affari di Tecnodim con le strutture ospedaliere si sono svolti in assoluta trasparenza”.
Fazio rivendica per sè come un grande merito lo sviluppo e l’introduzione in Italia della tomoterapia, che, sostiene, “ha portato enormi benefici ai malati di tumore”.
Sui benefici della nuova cura il dibattito è in realtà  ancora aperto in ambito scientifico.
Un fatto è certo però: lo sviluppo della tomoterapia ha portato nuovi affari alla Tecnodim, che ha mantenuto stretti rapporti soprattutto con il San Raffaele.
Del resto Fazio non è esattamente uno sconosciuto nei corridoi dell’ospedale di don Verzè. Prima di approdare al governo, il fondatore della Tecnodim è stato a lungo il primario di medicina nucleare e radioterapia al San Raffaele.
Negli anni scorsi, alcuni tecnici specializzati sono passati dal reparto di medicina nucleare dell’ospedale milanese all’azienda di famiglia di Fazio, dove hanno proseguito il loro lavoro con una casacca diversa.
Per dirla con un termine (tristemente) in voga di questi tempi, il San Raffaele avrebbe fatto un outsorcing a favore dell’azienda del ministro.
C’è di più: tra le carte dell’ospedale spunta una fattura di 240 mila euro, che risale al 2010, per servizi, recita il documento, di “project manager per l’attività  di ristrutturazione dei nuovi laboratori di medicina nucleare”.
Va segnalato un altro fatto: le attività  di manutenzione di apparecchiature radiologiche venivano pagate dal San Raffaele a multinazionali del calibro di Ge medical Systems (gruppo General Electric) anche se materialmente i lavori erano svolti da tecnici Tecnodim.
L’azienda di Fazio nasce nel 1999 e sin da principio praticamente tutti gli azionisti sono targati San Raffaele, nel senso che lavorano o hanno lavorato nella struttura sanitaria alle porte di Milano. Tra loro Luigi Gianolli, attuale primario di medicina nucleare.
E poi Adelmo Grimaldi, destinato a seguire Fazio come capo della segreteria del ministro. Una piccola quota viene acquistata anche da Mario Cal, il braccio destro di don Verzè morto suicida nel luglio scorso, quando le indagini della procura stavano per entrare nel vivo.
Appena Fazio diventa ministro le sue azioni, oltre il 70 per cento del capitale, vengono prima girate al figlio Alessandro e poi intestate a una finanziaria del suo commercialista, Luigi Recchioni.
Ma adesso che l’ex primario ha lasciato la poltrona di ministro tutto potrebbe tornare come prima.
Compresi, forse, gli affari con il San Raffaele.

Vittorio Malagutti
(da “Il Fatto Quotidiano”)

argomento: Costume, denuncia, economia, la casta, PdL, Politica | Commenta »

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