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NEL PDL SI PREPARA LA GRANDE FUGA: QUARANTA “DELUSI” TENTATI DAL CENTRO

Dicembre 27th, 2011 Riccardo Fucile

“L’EX PREMIER PENSA SOLO AI SUOI”… CONTATTI CON BONANNI, LA RUSSA E FORMIGONI TENGONO LA PORTA APERTA ALLA LEGA… TENSIONI AL NORD: FINISCE IN RISSA IL COORDINAMENTO DELLA LOMBARDIA

Un Pdl del Nord alleato alla Lega e un Pdl del Sud stretto all’Udc.
Una diaspora parlamentare verso il centro. Nel partito di Berlusconi, nonostante i proclami del Cavaliere, ormai è scattato il rompete le righe e ognuno pensa per sè.
Se ne sta accorgendo in questi giorni Raffaele Bonanni, nella sua seconda veste, quella di demiurgo del nuovo centro moderato.
Nei giorni della manovra sono stati infatti molti nel Pdl a chiamare il segretario della Cisl, garantendogli sostegno nell’ora X.
Ci sono quelli interessati a una trasformazione del Pdl in chiave Ppe, come Andrea Ronchi e Adolfo Urso.
Ma anche tutta l’area di Claudio Scajola e gli amici di Beppe Pisanu.
Si parla di almeno una quarantina di parlamentari in sofferenza, pronti a mollare il Pdl per dare corpo a un nuovo partito dei moderati.
«Berlusconi non è in grado di garantire più nessuno – spiega uno di loro – e pensa solo ai fatti suoi».
La fibrillazione intorno a via dell’Umiltà  è aumentata anche per le voci sempre più forti riguardo un nuovo progetto segreto del Cavaliere.
Una sorta di lista personale per assicurare una scialuppa di salvataggio solo ai fedelissimi.
Il nome scelto sarebbe «Italia e Libertà » e su questo l’ex premier avrebbe avviato anche dei sondaggi, mentre a Catia Polidori – in ascesa dopo il tradimento del 14 dicembre, quando mollò Fini per tornare in maggioranza – Berlusconi avrebbe affidato il compito di organizzare cene di “fund raising” tra gli imprenditori.
Intorno a queste voci si alimenta l’ansia di chi teme di restare senza futuro.
Un malessere che alberga soprattutto al Nord, dove i pidiellini stanno subendo l’offensiva movimentista della Lega.
Il 23 dicembre scorso il coordinamento regionale della Lombardia, presenti tutti gli ex ministri, è quasi finito in rissa.
Con il fratello di La Russa, Romano, che stava per venire alle mani con l’ex assessore Giancarlo Abelli.
«Non alzare la voce con me», ha gridato Abelli a La Russa. E il fratello dell’ex ministro ha replicato a tono: «Se non alzo la voce alzo qualcos’altro».
Uno screzio sedato da Corsaro. Non prima tuttavia che Ignazio La Russa se la prendesse con il coordinatore Mantovani davanti ai giornalisti, accusandolo di aver organizzato una «passerella ridicola» di ex ministri.
Un episodio minore, ma spia della forte tensione in corso.
Sotto accusa dei “nordisti” è anche la gestione di Angelino Alfano. Troppo appiattita sul governo, dicono. E troppo attenta all’alleanza con l’Udc per il voto meridionale. «Alfano – sbotta un ex ministro del Pdl – pensa al patto con Casini ma a noi interessa la Lega. Non ci stiamo a suicidarci per lui».
Così, con il voto alle amministrative che si avvicina, c’è anche chi lavora a una separazione consensuale.
Un Pdl del Nord, guidato da Formigoni, che si allea con il Carroccio.
E un Pdl del Sud lasciato ad Alfano.
È un fatto, ad esempio, che Daniela Santanchè, proprio durante il turbolento coordinamento regionale del 23 scorso, abbia lanciato l’idea di una nuova riunione dopo le feste dedicata espressamente alla «questione settentrionale».
Mentre un’altra ex ministra come Michela Vittoria Brambilla chiede invece al partito di «tornare fra la gente a fare opposizione altrimenti, dopo il Veneto, anche in Brianza gli elettori inizieranno a guardare alla Lega».
Intanto i due uomini forti del Nord, Ignazio La Russa e Roberto Formigoni, hanno di recente stretto un patto di ferro per sostenere le reciproche ambizioni e tenere aperta la porta alla Lega.
Dopo che il congresso di Lodi (l’unico effettuato dal Pdl in Lombardia) ha sancito la sconfitta dell’ala La Russa a favore del candidato sostenuto da Formigoni, i due sono venuti a patti.
L’intesa sarà  suggellata dalla nomina di un “larussiano” a coordinatore della provincia di Milano e di un formigoniano a coordinatore milanese.
L’altro fronte aperto è quello del sostegno al governo.
Se da una parte il Cavaliere ricomincia a fare la voce grossa, dall’altra sta infatti cercando di non tagliare i ponti con gli “uomini nuovi” del governo Monti. L’attenzione dell’ex premier si è concentrata su Corrado Passera, individuato come il vero candidato forte del futuro. «Non dobbiamo regalarlo al Pd», ripete spesso il Cavaliere.
Così è iniziato il corteggiamento. Tanto che a Como, la città  di Passera, alle prossime elezioni, il Pdl sta pensando di candidare Maurizio Traglio, un imprenditore molto vicino al ministro dello Sviluppo.
Tanto da essere stato uno dei pochissimi comaschi invitati alle nozze, lo scorso giugno, tra Passera e Giovanna Salza a villa d’Este

Francesco Bei
(da “La Repubblica”)

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LA CASTA DELLA POLVERINI: OLTRE AI NUOVI VITALIZI, I POSTI D’ORO NELLA AZIENDE ESTERNE ALLA REGIONE

Dicembre 24th, 2011 Riccardo Fucile

I BERLUSCONES RIMASTI FUORI DALLE ELEZIONI PER LA BOCCIATURA DELLA LISTA SONO STATI SISTEMATI… SEI SONO STATI COLLOCATI IN AZIENDE SATELLITE DELLA REGIONE LAZIO

Il pacco firmato Regione Lazio è complicato.
La manovra dei vitalizi per assessori esterni e consiglieri decaduti nasconde tagli e tasse per 1,4 miliardi di euro.
Come incartare i sacrifici (per i cittadini) con i privilegi (per i politici).
Eppure il governatore Renata Polverini mette su il viso del dispiacere, quel senso di pudore nel chiedere euro ai cittadini, sempre e comunque ai cittadini: “Era l’unica possibile”.
Già , mica poteva lasciare senza pensione la Giunta oppure i tre consiglieri del centrodestra transitati per sbaglio in Regione?
Il regalo farà  contento il sindaco Giovanni Di Giorgi che, nervosamente, deve scegliere la poltrona giusta: resta nel Consiglio laziale o si dedica al comune di Latina?
Un dilemma e un sollievo: qualsiasi decisione prenda Di Giorgi, il vitalizio è garantito a 50 anni con una riduzione del 5 per cento, a 55 al 100 per cento.
Nessun dubbio, però, sui rincari: aumentano le imposte (+ 0, 33 % Irpef), la benzina con un’accisa inedita (20 centesimi al litro), il bollo per l’automobile (+ 10 %).
Mentre calano i fondi per il sociale e le opere pubbliche (-100 milioni di euro). Com’era? “L’unica manovra possibile”.
Peccato che il centrosinistra suggeriva al Governatore di vietare un mal costume tipico di una regione grossa, indebitata e spendacciona: un dirigente pubblico deve rispettare un tetto massimo di stipendio senza cumulare l’incarico in corso con il vitalizio regionale.
Non conosciamo la risposta perchè l’ex sindacalista si è rifiutata di rispondere ai partiti di opposizione: rischiava di bombardare l’alleanza con il Pdl che si regge sui favori reciproci e il potere condiviso.
Il mandato Polverini ha un difetto di nascita: la lista dei berlusconiani rimase fuori perchè presentata in ritardo, e dunque i cacicchi locali, non eletti, andavano sistemati.
Quelli che sommano lo stipendio pubblico con il vitalizio già  maturato in banca o in tasca.
Ecco i sei candidati trombati in partenza e ora, momentaneamente, occupati in aziende satelliti della Regione Lazio.
C’è l’imprenditore Luigi Celori, 54 anni, a spasso con una rendita di tre legislature: è stato nominato presidente di Autostrade del Lazio, superati mesi di inattività  politica.
C’è Tommaso Luzzi, 61 anni, per 15 anni in Regione: si è accontentato di Astral, una società  che pulisce e asfalta le tangenziali e i raccordi.
C’è il socialista Donato Robilotta, 56 anni, commissario straordinario di Ipab Sant’Alessio, un centro per ciechi che gestiva un imponente patrimonio immobiliare.
C’è Bruno Prestagiovanni, 54 anni, commissario straordinario di Ater Roma, un carrozzone che assegna le case pubbliche.
C’è Massimiliano Maselli, 44 anni, presidente di Sviluppo Lazio, dove transitano bandi di gara e studi scientifici.
C’è Erder Mazzocchi, 43 anni, commissario straordinario di Arsial, l’agenzia regionale per l’agricoltura.
I magnifici sei incassano un degno e meritato stipendio pubblico, servono serenamente le istituzioni sapendo di incassare (in futuro o adesso) un sostanzioso vitalizio.
I magnifici sei, soprattutto, assicurano l’esistenza politica di Renata Polverini. Al traguardo di una serie di nomi e scrivanie,
fra le proteste cestinate e negate, c’è un’ultima idea che i partiti di opposizione hanno presentato al governatore: perchè confermare il rimborso chilometrico per i consiglieri?
Vi può suonare stonato, ma i rappresentanti laziali, se abitano a 15 chilometri dal palazzo regionale, recuperano un quinto di un pieno di benzina.
I 71 consiglieri laziali vengono pagati per il mandato in Regione (indennità ), per essere presenti in aula (diaria), per raggiungere il palazzo (rimborso), per presiedere o partecipare in commissione (e sono venti).
Però, va detto che la Polverini ci ha provato.
Voleva fare una manovra con meno tasse ai cittadini e più tagli ai politici.
Il Governatore ha deluso i cronisti che speravano in un ripensamento sui vitalizi: “Niente passo indietro. Da due giorni siamo in linea con le altre Regioni. Avevamo una discriminazione che colpiva solo i nostri assessori esterni, abbiamo messo le cose a posto”.
E il Codacons che fa ricorso contro la manovra?
“Che devo fare?”, ha risposto la Polverini.
Se sapesse cosa fare, sarebbe il governatore del Lazio che toglie ai ricchi e dà  ai poveri, non viceversa.
O forse, caspita, è proprio lei?

Carlo Tecce
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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E “FORTUNELLO” ANGELINO TROVO’ CASA IN CENTRO A ROMA A 485 EURO AL MESE

Dicembre 23rd, 2011 Riccardo Fucile

L’EX MINISTRO ALFANO HA ABITATO PER TRE ANNI IN UN APPARTAMENTO VICINO A PIAZZA NAVONA PAGANDO MENO DI UN TERZO DEL PREZZO DI MERCATO… IL LOCATORE E’ OGGI COINVOLTO IN UNA INCHIESTA PER EVASIONE FISCALE E RICICLAGGIO

Il più fortunato è stato sicuramente Claudio Scajola: Diego Anemone gli pagò parte dell’ormai mitica casa con vista Colosseo senza che lui ne sapesse nulla.
Giulio Tremonti si è dovuto accontentare soltanto di un affitto in pieno centro a Roma preso a nome del suo collaboratore Mauro Milanese.
Angelino Alfano, invece, a quanto pare l’affitto lo ha pagato di tasca sua, ma è stato davvero fortunatissimo.
Per quasi tre anni, fino al 2008, l’attuale segretario del Pdl ha occupato un alloggio di circa 60 metri quadri a Roma, in via del Paradiso, a metà  strada tra Campo de’ Fiori e piazza Navona a un prezzo decisamente conveniente: 485 euro al mese.
E dire che gli affitti, in quella zona centralissima della Capitale, sono piuttosto altini: per un bilocale in via dei Chiavari – a poche centinaia di metri da via del Paradiso – ci vogliono 1.500 euro; per sessanta metri in piazza Farnese, invece, il prezzo lievita fino a 1.800.
La notizia – raccontata per primo da Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera – salta fuori da un’inchiesta per evasione fiscale, truffa ai danni dello Stato e riciclaggio del pool reati finanziari della Procura di Milano, che ha notificato l’atto di chiusura delle indagini agli interessati.
Tra questi figura Roberto Saija, imprenditore nel campo energie rinnovabili, il quale, tramite la la società  Immobiltel a lui riconducibile, risulta aver preso in leasing l’appartamento di Campo de’ Fiori dalla banca milanese Italease.
Quest’ultima risulta proprietaria di due immobili (uno da 1,5 vani, l’altro da 3,5 vani, categoria A10 “studi e uffici privati”), in via del Paradiso 41.
Uno di questi è stato dato in affitto dal febbraio 2006 alla fine del 2008 all’allora deputato del Pdl Angelino Alfano, allo straordinario prezzo di 485 euro al mese.
Il locatore Saija non nega di aver affidato l’appartamento all’ex ministro della Giustizia, motivando il fatto con la scelta di una persona fidata.
L’imprenditore, infatti, dichiara di conoscere da molto tempo Alfano, il quale avrebbe occupato la casa per pochi giorni alla settimana, impegnadosi a lasciarla subito in caso di necessità .
Una disponibilità  evidentemente meritevole di un canone di affitto pari, in media, a meno di un terzo di quanto un normale cittadino sarebbe tenuto a pagare.
Alcuni negozianti ricordano bene Alfano: “Abitava qui – racconta il tabaccaio – lo vedevamo spesso. à‰ andato via poco prima di diventare ministro”.
Altri sono arrivati dopo: “Mai visto Alfano – racconta il pasticciere – ma se trovate chi gli ha affittato una casa in via del Paradiso a quel a quel prezzo portatemelo. Magari ne ha una anche per me…”.

Stefano Caselli
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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SCANDALO POLVERINI: PENSIONE A 55 ANNI ANCHE PER I 14 ASSESSORI ESTERNI ALLA REGIONE LAZIO

Dicembre 23rd, 2011 Riccardo Fucile

NELLA NOTTE VOTATA LA MANOVRA: 3.000 EURO AL MESE A VITA A TUTTI I 60 ELETTI, COMPRESI GLI ASSESSORI ESTERNI… TAGLI SOLO AI CITTADINI, VITALIZI PER LA CASTA DEGLI “ELETTI”

Anche gli elettori meno accorti stanno prendendo nota.
Perchè l’indignazione monta quando si leggono i titoli dei giornali sull’ultima manovra finanziaria approvata nottetempo dalla Regione Lazio: lacrime e sangue per tutti, fatta eccezione per i politici eletti alla Pisana.
Per loro, anzi, la maggioranza in Consiglio regionale ha votato mercoledì 21 dicembre l’erogazione di un assegno mensile – per tutta la vita – pari a circa 3.000 euro.
Mentre la Regione taglia Sanità , Trasporti, Cultura e impone un’addizionale Irpef tra le più alte d’Italia, lo scandalo del vitalizio – un emolumento che dovrebbe essere abrogato soltanto a partire dal 2015 – appare di una gravità  assoluta se si considera che l’assegno verrà  versato al termine della consiliatura anche ai 14 assessori esterni al consiglio (purchè abbiano compiuto i 55 anni, ma se vogliono anche dai 50, con una piccola decurtazione).
Un costo che va ad aggiungersi a quello dei 220 tra ex consiglieri, ex presidenti ed ex assessori del Lazio che già  ricevono – ad oggi – vitalizi variabili tra i 2.500 e i 5.800 euro.
Il consiglio ha approvato una finanziaria “ad personam. L’articolo 10 regala vitalizi ai 14 assessori esterni e anche ai tre consiglieri dichiarati decaduti.
La norma prevede anche che avranno lo stesso diritto tutti quelli che per decisione della politica di questo centro destra saranno chiamati a fare l’assessore esterno in futuro. Pochi mesi e scatta il vitalizio.
Così si porta a carico della Regione il costo di 84 consiglieri mentre il popolo del Lazio ne ha votati solo 70.
Il tutto mentre un centinaio di lavoratori di Alitalia cassintegrati protestava davanti alla Regione.
Adesso, oltre alla Giunta più cara d’Italia abbiamo anche il record della legislatura più cara d’Italia.
Complimenti vivissimi al Pdl, a Storace e a tutta la maggioranza.

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IL PATTO SEGRETO TRA BERSANI E ALFANO: “IL SOSTEGNO A MONTI CI COSTA, AIUTIAMOCI”

Dicembre 21st, 2011 Riccardo Fucile

UN ASSE CHE SI BASA SULL’ASSUNTO CHE “NESSUNO DEVE PAGARE TROPPO IL SI’ A QUESTO GOVERNO”… OGGI PRANZO DELLA PACE TRA MONTI E IL CAVALIERE

«Ministro Fornero, mi raccomando, sulla riforma del mercato del lavoro è meglio procedere con cautela». Il consiglio deve aver lasciato di stucco ieri Elsa Fornero, anche perchè a dispensarglielo, sotto le volte affrescate del Quirinale, non è stato un esponente del Pd o dei sindacati, ma il segretario del Pdl Angelino Alfano.
Un episodio sorprendente se solo si pensa alla furia ideologica anti-Cgil del passato ministro Sacconi.
Il fatto è che Alfano è ora preoccupato per la tenuta del Pd e per la concorrenza dell’Italia dei Valori.
Così come Bersani guarda con apprensione alle crescenti lacerazioni interne nel Pdl e alla deriva separatista del Carroccio.
Entrambi poi fanno i conti con la crescita del terzo polo e la concorrenza di Casini.
Un intero quadro sta smottando e i segretari dei due maggiori partiti hanno quindi stretto un patto di mutuo sostegno per non farsi travolgere.
Ora si parlano, molto più spesso di quanto non si pensi, e anche ieri–complice il ricevimento da Napoletano – un colloquio c’è stato.
L’asse segreto si base sulla reciproca convenienza sull’assunto che «nessuno deve pagare troppo il sostegno a Monti».
Anche perchè, questo lo temono sia i vertici del Pd sia a via dell’Umiltà , i prossimi mesi saranno ancora più difficili   e nessuno potrà  sfilarsi facilmente dalla maggioranza.
«Tra febbraio e marzo forse sarà  necessaria un’altra manovra–sospira Paolo Bonaiuti – e non vedo tutta questa fretta di andare a elezioni anticipate e raccogliere l’eredità  del governo tecnico. Così, anche se ci sono inevitabili maldipancia, sia noi che il Pd continueremo ad appoggiare Monti».
Frutto di questo “appeasement” è anche il pranzo della pace che vedrà  oggi a palazzo Chigi Mario Monti seduto accanto a Berlusconi e Gianni Letta.
Un invito arrivato dal premier ma preparato da una telefonata tra Napolitano e Letta. Il capo dello Stato era infatti preoccupato per l’escalation di toni del Cavaliere contro il governo.
L’atteggiamento di Berlusconi preoccupa Napolitano: un esecutivo descritto come un esproprio della democrazia, guidato da un premier «disperato».
Troppo per non far scattare l’allarme rosso del Quirinale. Così, grazie anche alla diplomazia felpata del Colle, si è arrivati al pranzo di oggi.
Facilitato da quel bigliettino che Monti inviò a Berlusconi venerdì scorso in aula, un invito a «collaborare» e a lasciarsi alle spalle i diverbi.
Il ruolo “pacificatore” di Napolitano è del resto sollecitato anche da Alfano e Bersani per abbassare la temperatura politica e offrire una sponda ai partiti che stanno pagando il prezzo più alto nell’appoggio a Monti.
Non è un caso che ieri il capo dello Stato abbia elogiato quelle forze politiche che hanno votato la fiducia a Monti, « un titolo di merito,non un motivo di imbarazzo». Ora tuttavia c’è un enorme scoglio che può mettere a rischio la maggioranza: la riforma del mercato del lavoro.
Una materia incandescente per il Pd, considerato il veto posto dalla Cgil. Che infatti porta un falco come Daniela Santanchè a ipotizzare che «Monti cadrà  a gennaio, da sinistra, sull’articolo 18».
È per sventare questa trappola che Napolitano ieri ha iniziato la sua moral suasion sulle riforme da fare «senza rigide pregiudiziali», aprendo così una rete di protezione sotto al governo.
E per lo stesso motivo Alfano ha consigliato «cautela» al ministro Fornero, colpevole di aver evocato il tabù dell’articolo 18.
L’uscita del ministro del Welfare ha mandare fuori dai gangheri anche un fan di Monti come il Pd Beppe Fioroni: «Il governo su una materia come il lavoro dovrebbe comunicare di meno e condividere di più».
Anche perchè, in fondo, lasciando da parte l’articolo 18 sui licenziamenti, il Pdl e il Pd sono convinti di poter reggere la riforma in arrivo. «L’intesa è possibile–spiega a sera Dario Franceschini in un Transatlantico ormai deserto – ma non si può partire dall’articolo 18, che oltretutto riguarda ormai una minoranza di lavoratori. Se non si parte da lì un accordo è a portata di mano».
Anche Monti sembra sia consapevole del rischio di procedere a spallate su questo tema.
A Walter Veltroni, davanti al buffet al Quirinale, il premier ha assicurato che sulle pensioni «siamo dovuti intervenire rapidamente, ma il lavoro è un’altra cosa». L’articolo 18, ha ripetuto il Professore a più di un interlocutore, è «un falso problema», sul quale sarebbe sbagliato andare al «muro contro muro».
Ma la riforma del lavoro si farà , su questo il premier non è disposto a subire veti.

Francesco Bei
(da “La Repubblica”)

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PDL, SPUNTA L’IDEA DI UN GRUPPO TREMONTI, IPOTESI SUBITO “TRAMONTATA”

Dicembre 20th, 2011 Riccardo Fucile

VELENI DA BERLSCONI: “AUGURI”… E IN SERATA INCONTRO SEGRETO CON BOSSI PER RICUCIRE LO STRAPPO DEI “LADRI DI PISA”

Il Cavaliere stavolta ha usato una freccia imbevuta di veleno.
Un gruppo parlamentare di Tremonti? «Tanti auguri», ha sibilato gelido Berlusconi ai cronisti che lo interpellavano al tribunale di Milano.
Ed è un addio definitivo, senza rimpianti, all’uomo che l’ex premier ritiene in fondo il vero responsabile della sua caduta. «Perchè se non ci avesse messo sempre i bastoni tra le ruote, se non mi avesse fatto passare in Europa per quello che voleva annacquare la manovra, a quest’ora sarei ancora a Palazzo Chigi ».
Così ieri, quando un giornalista gli ha chiesto di un ipotetico strappo parlamentare del suo ex ministro, il Cavaliere ha riposto in quel modo, ben sapendo in realtà  che l’operazione era tramontata da tempo.
Da almeno due settimane, quando Tremonti ha capito che il progetto – pur accarezzato dopo la caduta del governo – aveva scarsi margini di praticabilità . «Berlusconi – spiega un amico di Tremonti – l’ha voluto solo umiliare, ormai il professore ha altro in mente che non intestarsi un gruppo».
L’idea, al contrario, sarebbe quella di creare una Fondazione e attorno ad essa dar vita a un nuovo centro di azione politica per il futuro.
Ma niente gruppo parlamentare.
I maligni (e nel Pdl i nemici di Tremonti non si contano) raccontano che l’ex ministro si sia dato effettivamente da fare nei giorni scorsi per saggiare la disponibilità  di alcuni deputati del Pdl a seguirlo in una nuova avventura fuori dai confini.
Maurizio Del Tenno, deputato di Sondrio e già  collaboratore della Brambilla, sarebbe uno di questi. Insieme a Giorgio Jannone e Maria Teresa Armosino.
Ma gli avvicinati, pur apprezzando Tremonti, avrebbero declinato l’offerta.
Arrivare a venti deputati, la soglia minima per costituire un gruppo autonomo, si sarebbe rivelata impresa ardua, pur contando su alcune anime perse parcheggiate nel gruppo misto in attesa di un salvatore.
Sta di fatto che Tremonti, nel Pdl, non ha più cittadinanza. Il gelido benservito del Cavaliere – «tanti auguri» – è arrivato giusto a tre giorni di distanza dall’altro attacco, pronunciato alla presentazione del libro di Vespa: «Non voglio parlare di Tremonti, ci sarebbero conseguenze negative».
Una stroncatura ufficializzata ieri da Angelino Alfano che, a domanda sull’ipotesi di un gruppo Tremonti, si è limitato a dire che «il Pdl è un partito solido».
«La vicenda di questi anni – ha aggiunto il segretario di via dell’Umiltà  – ha diverse chiavi di lettura. Non tutte coincidono con le convinzioni di Tremonti».
Berlusconi può permettersi di allargare il solco con Tremonti anche perchè al professore di Sondrio è venuta a mancare nel frattempo la sponda del Carroccio. Al contrario è proprio su Bossi che il Cavaliere sta ora concentrando tutte le sue energie nel tentativo di un recupero dell’ex alleato «senza il quale – ripete – diventa persino inutile presentare liste al Nord».
L’incontro di ieri sera ad Arcore con il Senatur (ma senza conferme ufficiali) avrebbe tuttavia dovuto restare segreto su precisa richiesta della Lega.
Bobo Maroni resta infatti contrario al riavvicinamento con l’ex premier, preferisce che il «Capo» non si faccia irretire dalle offerte del Cavaliere. Ma Berlusconi ha giocato d’anticipo, di fatto rendendo pubblica la notizia mentre la smentiva con poca convinzione.
Nel salotto di Arcore si sarebbe parlato di alleanze alle amministrative. Ma anche della sorte di Nicola Cosentino e dell’asta sulle frequenze tv.
Tra Berlusconi e Bossi, del resto, già  venerdì a Montecitorio, al riparo da occhi indiscreti, c’era già  stato un primo abboccamento per sgombrare il campo dalle punzecchiature dei giorni passati.
Ieri a Milano, dopo aver lodato Alfano per l’ennesima volta, il Cavaliere ha pure scherzato su un possibile ingresso in politica della figlia Marina: «Se accadesse la diserederei».

Francesco Bei
(da   “La Repubblica“)

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IL PDL RISCHIA LA DEFLAGRAZIONE. SILVIO NON BLOCCA IL FUGGI FUGGI

Dicembre 18th, 2011 Riccardo Fucile

L’EX PREMIER NON RIESCE A TRATTENERE L’ESODO….LA PAURA CHE IL PARTITO ESPLODA DOPO LE AMMINISTRATIVE

Sono le lettere di addio che lo fanno soffrire di più.
Quelle firmate dalle donne il Cavaliere le ha sempre tollerate meno delle altre.
E il voltafaccia ultimo di Stefania Craxi, se possibile, è stato ancora più doloroso dei tanti che ormai in sequenza si susseguono.
«Non capisco, conoscevo suo padre» confida al capannello di deputate che lo hanno circondato in aula, mentre Gabriella Carlucci, poco lontano, attraversa l’emiciclo senza neanche rivolgergli uno sguardo e raggiungendo i banchi Udc dove è approdata un mese fa.
«Ingrata, mi deve tutto» era stato allora il commento acido.
Letizia Moratti è sulla scia. Un esodo rosa che per chi «ama le donne e ne è amato » sa di contrappasso dantesco.
Silvio Berlusconi si trattiene quasi due ore a Montecitorio, nel tentativo di rianimare le truppe, allude a elezioni poco lontane («Un grande partito è sempre in campagna elettorale»), dà  ragione ai malpancisti («Nulla è da escludere nei prossimi mesi»).
Ma in via dell’Umiltà  l’allarme è alto, il rischio deflagrazione è dietro l’angolo. Se in 26 si sono ribellati disertando il voto di fiducia – da Crosetto a Martino, da Lunardi alla Nirenstein – e in quattro si sono astenuti (Bergamini, Moles, Marini e Castiello), quando alle 22 arriva il voto finale sulla manovra, gli scranni vuoti del Pdl sono ancora più numerosi.
D’altronde «non è la nostra manovra» andava ripetendo ancora l’ex premier, che prima di lasciare nottetempo la Camera si congedava da Monti solo con un freddo saluto da lontano.
La luna di miele, per Berlusconi, può pure finire qui.
«Voti contrari? Abbiamo consentito che accadesse visto che non c’era alcun pericolo per la maggioranza» spiega il leader Pdl.
«Ma no, nulla di organizzato, solo malesseri isolati» taglia corto il vicecapogruppo Pdl Osvaldo Napoli. Eppure Berlusconi teme soprattutto di non reggere l’impatto dei suoi.
«Continuano a chiamare tutti me per lamentarsi del partito, eppure il segretario ora è Angelino» si lamentava ieri con un ex ministro.
Ma la battuta rivolta dall’insofferente ex An Ignazio La Russa in Transatlantico al portavoce di Fini, Fabrizio Alfano (approfittando dell’omonimia col segretario Pdl) la dice lunga: «Segretario, stai sempre a parlare, ma smettila, tanto non conti nulla, noi ascoltiamo solo Berlusconi».
Giù risate.
Il Cavaliere sa che non può defilarsi. Le amministrative sono dietro l’angolo e un Pdl in caduta libera alle urne farebbe scattare il “liberi tutti”.
Ai deputati che lo circondano in aula confessa i suoi timori per una Lega sempre più in rotta e che rischia di far danni al Nord.
Ma il vero timore è l’emorragia verso il Terzo polo di scontenti e interi partiti satelliti.
In Transatlantico non è passato inosservato il lungo colloquio tra Casini e Saverio Romano, capo del Pid.
Nelle stesse ore, Berlusconi riceveva a Palazzo Grazioli Nick Cosentino, in attesa del voto della settimana prossima sulla richiesta di arresto: stavolta a rischio, col voto della Lega.
L’ex sottosegretario furente, ma Berlusconi si attende almeno le dimissioni da coordinatore campano del Pdl.

Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)

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VERCELLI: RINVIATO A GIUDIZIO IL DEPUTATO PDL (EX FLI) ROBERTO ROSSO PER ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, PECULATO E CONCUSSIONE

Dicembre 17th, 2011 Riccardo Fucile

DEDICATO A TUTTI COLORO CHE UN ANNO FA, QUANDO LA BASE PIEMONTESE DI FLI INSORSE PER LA SUA ADESIONE, DISSERO “…SONO SOLO   CHIACCHIERE”: NICOLA PAGANO, ITALO BOCCHINO, FABIO GRANATA E ALDO DI BIAGIO

Sono stati rinviati a giudizio per giovedì 8 marzo 2012, l’onorevole Roberto Rosso e gli altri sette indagati coinvolti nell’inchiesta sulla fondazione Terre d’acqua, a suo tempo, costituita dalla Provincia e dal comune di Trino. Questa mattina, alle ore 9, si sono presentati dinnanzi al Giudice per ‘Udienza Preliminare, Dott.ssa Luisa Ferracane, la quale ha ascoltato tutti i legali degli indagati.
I capi d’imputazione variano dall’associazione a delinquere al peculato e alla concussione. L’accusa è diretta dal Procuratore Capo Paolo Tamponi e dal sostituto Pier Luigi Pianta, presente oggi in Tribunale.
Per quanto valutato dalla Procura, Terre d’Acqua, invece di utilizzare i fondi per la preparazione di appuntamenti di svago, culturali e festeggiamenti, sarebbe servita a “far sparire” del denaro liquido.
Ciò spingerebbe la procura a valutare il reato di associazione a delinquere: che riguarda appunto l’Onorevole Roberto Rosso,   ma anche Alessandro Giolito, Gianfranco Chessa, Nicola Sirchia, Tino Candeli (per breve lasso di tempo) e Giovanni Ravasenga.
Il denaro che deriva dalla pubblica amministrazione sarebbe di circa un milione e 400mila euro.
Si valuta appunto se tali somme, almeno in parte, abbiano “incoraggiato” i progetti politici dell’onorevole Rosso.
In base a quanto afferma l’accusa, il parlamentare avrebbe indotto gli amministratori di Provincia e Comune ad assecondare le richieste di finanziamenti a favore di Terre d’Acqua, in modo da ottenere delle somme di denaro.
Inoltre, Rosso e altri indagati avrebbero riportato nel bilancio il   compenso per la moglie di Alessandro Giolito, che tuttavia non risulta aver mai lavorato per la fondazione.
Tra gli indagati, ci sono anche Roberto Saviolo e Cinzia Joris, imputata di peculato.
Saviolo, in qualità  di assessore provinciale avrebbe convinto un imprenditore a elargire denaro al Pdl.
Nella scorsa seduta, il legale che segue l’On. Rosso, l’avv. Claudio Morra, aveva presentato una perizia di carattere contabile che avrebbe dovuto fugare ogni dubbio comprovando l’assenza di alcun profilo di carattere distrattivo.
Al termine dell’udienza di questa mattina, gli avvocati delle parti in causa, meditavano che il Giudice potesse optare per diverse soluzioni, diversificate a seconda degli indagati che hanno comunque ricoperto ruoli diversi nella vicenda.
Colpo di scena, quindi, quando alle ore 16.30 circa, è stato letto il Decreto: tutti rinviati a giudizio per tutti i capi d’imputazione a loro noti. Si dovrà  attendere dunque giovedì 8 marzo 2012 per saperne di più.

Mauro Martini
(da VercelliOggi.it)

argomento: Costume, denuncia, Futuro e Libertà, Giustizia, PdL, Politica, radici e valori | Commenta »

STEFANIA CRAXI: “HO DECISO, LASCIO IL PDL, SILVIO COMANDERA’ SEMPRE”

Dicembre 16th, 2011 Riccardo Fucile

“IL CENTRODESTRA E’ FINITO, CASINI VA SOSTENUTO, PURCHE’ NON VADA CON IL PD”…”FINI? PER MIO PADRE ERA ‘IL COMPAGNO'”…”IO INGRATA CON BERLUSCONI? MEGLIO NON FARE QUESTI CONTI TRA LE NOSTRE FAMIGLIE”

Stefania Craxi va via. Via dal Popolo della libertà , via da Berlusconi.
Si iscrive al gruppo misto della Camera: «Berlusconi ha detto che assume poteri straordinari, che diventa Lord protettore del partito. Ho aspettato venti giorni che qualche dirigente ponesse un interrogativo su questa decisione». Invece, niente.
«Ci saranno il congresso, un segretario, le primarie, ma Berlusconi continuerà  a comandare. Quale organo ha deciso tutto questo? È normale un partito che non sa fare a meno di un leader che ha perso (lo dicono i sondaggi) un terzo del suo elettorato?».
Signora, lei è amica personale di Berlusconi: non gli ha parlato di tutto questo?

«Ho chiesto più di una volta un appuntamento, ma non l’ho ottenuto. Da prima che il governo cadesse».
Due giorni fa, Stefania Craxi ha dichiarato: il 14 dicembre, quando Fini promosse la mozione di sfiducia al governo Berlusconi, forse eravamo noi nel torto.
Spiega: «Si doveva tentare una mediazione con Fini. Invece abbiamo perso elettori con quello schifo del reclutamento dei “responsabili”».
È anche l’ultimo capitolo di un’amicizia?
«L’amicizia non è negoziabile. Ma il centrodestra è finito».
Pare il capolinea di una storia lunga.
Elezione di Stefania alla Camera con Forza Italia nel 2006. Sottosegretario agli Esteri nel governo del 2008. I genitori di Stefania, Bettino e Anna, testimoni di nozze di Berlusconi e Veronica Lario. Craxi che protegge per decreto le tv di Berlusconi. Berlusconi che non va ad Hammamet, finchè Craxi è vivo. I figli di Stefania amici dei figli di Berlusconi. Stefania al fianco di Berlusconi, nel nome della battaglia contro Tangentopoli.
Poi, lo scorso aprile, le parole di Stefania: «Berlusconi è al tramonto, esca di scena». E inoltre: «Deve smetterla di raccontare queste barzellette oscene».
Adesso, Stefania, la chiameranno «ingrata»…
«Non Berlusconi: è troppo intelligente per fare i conti di gratitudine e ingratitudine fra la mia famiglia e la sua».
Le diranno che poteva andarsene prima.
«Ho appoggiato la maggioranza finchè c’è stata, non ho partecipato a cene di congiurati, nè fatto ricatti».
Com’era il clima nel governo?
«Da un anno non facevamo più nulla. Prevaleva l’ossessione della giustizia e degli scandali».
Cosa le ha dato più fastidio?
«Che un’intera classe dirigente non sia stata in grado di dare l’esempio».
Ai tempi di suo padre i politici davano l’esempio?
«Quella era una classe dirigente vera, con una selezione dentro i partiti. Nessuno era figlio del censo. Ora si è diventati classe dirigente col favore dei potenti di turno. Anche io».
Stefania Craxi pochi giorni fa ha presentato la sua nuova creatura, i Riformisti italiani, «contro lo sconcio della foto di Vasto (Bersani, Di Pietro e Vendola) e per radunare tutti i delusi da Berlusconi».
Lancia una raccolta di firme per un’assemblea costituente che scriva le grandi riforme istituzionali. Anche lei fonda un partito?
«Per ora no. Certo, in Italia una leader donna non c’è mai stata…».
Alla presentazione dei Riformisti, a Milano, c’era Casini.
«Casini va sostenuto, aiutato. Non andrà  mai col Pdl finchè il leader è Berlusconi. Ma non deve cedere neanche all’alleanza col centrosinistra, con quelli che D’Alema chiama i progressisti: è un termine ambiguo, così si definiva Stalin».
Che direbbe oggi Bettino Craxi?
«Sto preparando un libro sui suoi appunti, La Seconda Repubblica vista da Hammamet : ci sono cose che sembrano scritte questa mattina. Parlava del “compagno Fini”, dodici anni fa».

Andrea Garibaldi
(da “Il Corrriere della Sera”)

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