Luglio 29th, 2011 Riccardo Fucile
L’UOMO FORTE DEL PDL NELLA PROVINCIA DI MONZA, CONSIGLIERE REGIONALE, ACCUSATO DI CORRUZIONE, CONCUSSIONE E PECULATO… INSIEME A ROSARIO PERRI, COSTRETTO A DIMETTERSI DALLA GIUNTA DOPO L’OPERAZIONE CONTRO LA ‘NDRANGHETA DELL’ANNO SCORSO
Un’altra inchiesta per corruzione in Lombardia. 
E questa volta a finire nel mirino è un pezzo da novanta del Pdl a livello regionale, l’ex assessore all’ambiente Massimo Ponzoni, fiduciario del governatore Roberto Formigoni in Brianza, attuale consigliere al Pirellone e già coinvolto in diverse vicende giudiziarie.
La Procura della Repubblica di Monza, la stessa che coordina l’inchiesta sul dirigente del Pd Filippo Penati, lo accusa di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, concussione e peculato.
L’indagine verte sulle vicende urbanistiche dei comuni di Desio e Giussano e su alcuni lavori affidati all’ente regionale Irealp (Istituto di ricerca per l’ecologia e l’economia applicate alle aree alpine).
Gli altri indagati, anticipa il quotidiano locale Il Cittadino, sono il vicepresidente del consiglio provinciale di Monza e Brianza Antonino Brambilla, l’ex assessore provinciale Rosario Perri, l’ex sindaco di Giussano Franco Riva.
Perri, altro uomo forte del Pdl nella zona, si era dovuto dimettere dall’assessorato dopo che il suo nome era finito agli atti della grande inchiesta Crimine-Infinito sulla ndrangheta trapiantata in Lombardia.
Sarebbero coinvolti anche due imprenditori e due funzionari della Regione Lombardia.
La notizia è trapelata perchè il pm Giordano Baggio ha ottenuto un decreto di proroga delle indagini, che sarebbero iniziate il 27 dicembre scorso, dal gip Maria Rosa Correra.
Secondo l’accusa, Brambilla e Perri intervenivano in modo illecito sul piano di governo del territorio di Desio, in veste rispettivamente di assessore comunale all’urbanistica e di potente capo dell’ufficio tecnico.
Lo stesso faceva Riva a Giussano. Ponzoni, in cambio, grazie al suo peso nel Pdl distribuiva incarichi politici e amministrativi di prestigio.
Nel fascicolo sono confluite altre inchieste che riguardano Ponzoni, a cominciare da quella che lo vede accusato di corruzione per una presunta somma di denaro ottenuta dall’imprenditore Filippo Duzioni, proprio in relazione a una variante del Pgt di Desio, quando era in carica la giunta Pdl-Lega costretta alle dimissioni dopo l’inchiesta Crimine-Infinito, per favorire la costruzione di un centro commerciale.
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Luglio 29th, 2011 Riccardo Fucile
L’ASSOCIAZIONE DI DESTRA GAYLIB: “DOPO L’AFFOSSAMENTO, MOLTI VOTI POTREBBERO ANDARE A FLI”
Dopo la delusione, la voglia di rispondere: nelle urne. 
Il giorno dopo la bocciatura della legge anti-omofobia, affondata alla Camera da Pdl, Lega, Udc ed ex Responsabili, le varie anime della comunità sono concordi: nelle prossime elezioni, chi si è opposto a quelle norme pagherà il conto.
Perchè i voti dei gay pesano, eccome.
Anche a destra, come ricorda Enrico Oliari, presidente di GayLib, l’associazione delle “persone omoaffettive di centrodestra”.
Oliari è chiaro: “Il Pdl è inesistente sul tema dei diritti dei gay, e martedì ha dimostrato di non tutelare le libertà , anche se le richiama nel nome. La verità è che non hanno approvato la legge, anche se fatta di norme minime, perchè non vogliono riconoscere l’esistenza degli omosessuali”.
E allora, i gay che votano a destra potrebbero cambiare partito.
“Penso che diversi voti potrebbero spostarsi verso Fli — spiega Oliari — perchè, ad eccezione di tre deputati, ha votato contro le pregiudiziali che hanno affossato la legge anti-omofobia. Avrebbe votato contro anche Fini, come ha detto lui stesso. E poi dei diritti dei gay Fli parla sin dalla sua fondazione, in tutti i suoi convegni: la dimostrazione che non tutto il centrodestra è monolitico su questi temi”.
Ma GayLib potrebbe sostenere ufficialmente il partito di Fini?
Oliari frena: “Siamo sempre stati trasversali, e vogliamo rimanerlo. Certo, molti dei nostri associati militano in Fli, anche a livello locale. Inoltre, Ronchi ha lasciato il partito: viste le sue posizioni molto chiuse, mi sembra un altro buon segnale”.
Il no alla legge fa discutere anche a sinistra, perchè il veto dell’Udc rende più impervia una possibile alleanza con il Pd, promotore del testo.
Fabrizio Marrazzo, coordinatore del Gay Center di Roma, non si appassiona al tema (“Non mi interessano le alleanze, ma quello che i partiti propongono e approvano”).
Su un punto però è chiarissimo: “Noi abbiamo già lanciato il boicottaggio di tutti i politici che hanno approvato le pregiudiziali. L’obiettivo è di non farli eleggere, in qualsiasi elezione in cui si presentino. Naturalmente poi terremo conto dei programmi dei partiti, e della loro credibilità . Ma si partirà dai nomi in lista e dal loro curriculum”.
Un parametro per evitare brutte sorprese.
Marrazzo cita un chiaro esempio: “Scilipoti era stato eletto con l’Idv, favorevole alla legge. Ma martedì ha votato contro. Non è certo l’unica cosa che ha combinato ultimamente, però colpisce ugualmente”.
Sullo sfondo, un altro possibile effetto del no alla legge: “L’astensione tra i gay potrebbe crescere sensibilmente, anche se io non la reputo la scelta giusta”.
Viene da chiedersi l’esatto peso elettorale del voto degli omosessuali.
Numerosi sondaggisti, interpellati dal Fatto, hanno schivato la domanda (“Impossibile valutarlo, non esistono studi precisi”).
Franco Grillini, consigliere regionale dell’Idv in Emilia Romagna, risponde così: “I voti dei gay pesano molto quando c’è un candidato che sa farli pesare, ossia che sa attrarli con le sue idee e il suo impegno. Penso a nomi come Gianni Vattimo o come Stefano Rodotà , pur eterosessuale”.
Grillini però ammette: “In Francia, Germania o negli Stati Uniti, il voto degli omosessuali pesa di più, perchè esistono comunità -rifugio in alcune grandi città . Penso a New York, dove la comunità gay è riuscita a far approvare la norma sui matrimoni omosessuali a un parlamento conservatore. In Italia la comunità più forte è quella di Milano. Ma bisogna ricordare che i due precedenti sindaci, Albertini e Moratti, non ne hanno neppure voluto ricevere i rappresentanti. Ora con Pisapia c’è stata una svolta positiva”.
Ma molto resta da fare. “Servono figure di spicco, che sappiano dire parole chiare su questi temi, coinvolgendo anche il voto laico” ribadisce l’esponente dell’Idv.
Intanto dalla commissione Ue ricordano: “L’omofobia è una palese violazione della dignità umana, incompatibile con i principi base della Ue”.
Luca De Carolis
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Luglio 28th, 2011 Riccardo Fucile
AL SENATO IL GOVERNO PONE LA FIDUCIA…PERINA: “NON C’E’ PIU’ LIMITE ALLA SFACCIATAGGINE, MIGLIAIA DI PROCESSI SALTERANNO”… STRAVOLTO IL TESTO ORIGINARIO PER AFFOSSARE IL PROCESSO MILLS
Il governo ha posto al Senato la questione di fiducia sul ddl del cosidetto “processo
lungo”.
Si tratta del procedimento che consente di allungare a dismisura i testi a difesa.
Lo ha annunciato in Aula il ministro per i rapporti con il Parlamento Elio Vito. la conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama ha stabilito che la fiducia al ddl si voterà domani mattina intorno alle 10, con la prima chiama dei senatori.
Alle 9 cominceranno le dichiarazioni di voto.
Non si fa attendere il commento dell’Associazione nazionale magistrati. “Processo lungo significa non arrivare mai a sentenza – scrive in una nota il presidente Luca Palamara – questo provvedimento è dettato dall’esigenza di risolvere situazioni particolari e non porta ad alcun miglioramento dell’efficienza del processo”.
“Fra due ore Nitto Palma giurerà da ministro della Giustizia. Da due minuti il Pdl ha messo la fiducia al Senato sul “processo lungo” (che potrebbe paralizzare il processo Mills contro Berlusconi ma anche migliaia di processi “normali”). Non ho parole. Neanche io credevo a tanta sfacciataggine.” il commento di Flavia Perina (Fli).
Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd al Senato, chiede al neoministro della Giustizia Nitto Palma di presentarsi in Aula per spiegare il perchè di una simile accelerazione. “Assolutamente ingiustificata – afferma l’esponente dei democratici – non si spiega se non con la necessità di salvare il presidente del Consiglio da uno dei suoi tanti processi. È una cosa inaccettabile. E tutto questo avviene nel silenzio più totale e nel totale asservimento della Lega ai bisogni del presidente del Consiglio”.
“Vergogna”, afferma il presidente dei democratici Rosy Bindi, puntando il dito contro “un’altra fiducia per approvare l’ennesima norma ad personam” da parte di “un governo sfiduciato dagli italiani, bocciato dalle parti sociali e dai mercati, incapace di affrontare le vere emergenze dell’Italia”.
E’ un governo “distaccato paurosamente dai problemi veri del Paese”, attacca il leader Udc Pier Ferdinando Casini. “Noi chiediamo al governo di occuparsi non dei processi lunghi o brevi, ma di impegnarsi per dare ossigeno vero all’economia italiana con un provvedimento per la crescita”.
Francesco Rutelli, leader di Alleanza per l’Italia, nel suo intervento al Senato ricorda l’atteggiamento delle opposizioni sulla manovra economica, sul dl di rifinanziamento delle missioni all’estero, improntato al “senso di responsabilità , al senso delle istituzioni, al sentimento di coesione nazionale”.
La risposta del governo, denuncia Rutelli, è la fiducia “sull’ennesima leggina ad personam”. Per l’Italia dei Valori, la senatrice Patrizia Bugnano entra nel merito denunciando come in Commissione sia stato “stravolto il condivisibile testo licenziato dalla Camera”.
“L’emendamento Mugnai – spiega – stravolge la ratio dell’art. 238-bis del Codice di procedura penale rendendo di fatto illimitata la durata del processo. La norma così modificata, per giunta, si potrà applicare ai processi che, pure iniziati, non si siano ancora conclusi in primo grado. La Corte Costituzionale, nel 2009, ha evidenziato come la tutela delle parti sia già garantita dall’attuale sistema procedurale. Allora, non sarà che l’interesse che si persegue con il ddl sul processo lungo è quello di fornire a un unico imputato lo strumento per affossare il suo processo e sferrare alla giustizia l’ennesimo colpo, forse mortale? Per caso quest’unico cittadino si chiama Silvio Berlusconi e il processo in questione è, magari, quello Mills?”.
Antonio Di Pietro chiama in causa direttamente Palma che “nel suo primo giorno da ministro si è reso complice di azioni a tutela della criminalità e non della giustizia”.
“Queste norme – sottolinea il leader Idv – permettono a Berlusconi di aggiustare i suoi processi e impediscono alla giustizia italiana di funzionare”. E richiama l’attenzione anche sul fatto che attraverso il ddl viene colpita la norma varata all’indomani della strage di Capaci con la quale veniva fatta salva l’acquisizione delle sentenze definitive, “di modo che, anche nei processi di mafia, si potrà riaprire all’infinito la lista dei testimoni. Di fronte a tale scelleratezza non resta che la mobilitazione di massa, costi quel che costi”.
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Luglio 28th, 2011 Riccardo Fucile
IL COMICO LINO BANFI CONSOLA IL PREMIER, MA IL TEMPO DI AMBRA E MIKE E’ FINITO
Dice Lino Banfi che è stato da Silvio Berlusconi e che lo ha trovato “molto abbattuto”. Esce da Palazzo Grazioli una delle maschere più popolari della comicità italiana e dice, come un improvvisato portavoce emotivo, che il presidente del Consiglio “Si opererà alla mano”.
Questa comunicazione, apparentemente anodina, contiene almeno altre due notizie e lascia intuire un piccolo terremoto.
La prima notizia è che – volontariamente o meno – la rappresentazione del Cavaliere è passata dalla radiosa epifania del nuovo miracolo italiano, al malinconico crepuscolo degli acciacchi e della manutenzione del corpo.
L’uomo che raccomandava ai suoi corazzieri di Publitalia di avere “Sempre il sole in tasca”, adesso affida, quasi romanticamente, a uno dei suoi amici, la rappresentazione di uno stato lunare: ”L’ho visto abbattuto da mille vicissitudini”.
La seconda notizia, forse più importante, è che non cambia solo lo stato di salute del Cavaliere, ma anche il mondo che gli gira intorno, e la rappresentazione che offre di sè.
Un tempo Lino Banfi portava a Palazzo Grazioli il carisma di nonno Libero, e il Cavaliere inanellava la sua maschera di italiano ilare e vincente nello share delle fiction nazional-popolari a quello dei suoi testimonial preferiti.
Intorno al leader e al padre della patria, il cielo iperuranio era popolato di uomini, donne e simboli che comunicavano, con la loro stessa iconografia e con la loro fama, la forza del loro messaggio di solidarietà al berlusconismo.
La discesa in campo del leader azzurro, per dire, fin dal 1994 fu propiziata dai grandi endorsement della star di rete: Mike Bongiorno disse che avrebbe votato – ovviamente – per il Cavaliere, una poco più che adolescente Ambra spiegò (con la complicità malandrina del noto auricolare) che “Occhetto è un diavoletto”, Raimondo Vianello affermava, da impolitico, che avrebbe votato per l’amico Silvio, e il medico personale Umberto Scapagnini certificava la soprannaturale forza del sovrano neo-medievale con il crisma dello stregone scienziato: “Silvio è tecnicamente immortale”.
Adesso Ambra è cresciuta – non è più una ragazzina – e parla con piglio da guru di opposizione in una delle puntate più viste dell’odiatissimo Annozero.
Adesso Mike Bongiorno non c’è più, ma ha fatto in tempo a dire parole di amarezza per come era stato accantonato da Mediaset.
Adesso anche Raimondo Vianello se n’è andato, e del rapporto con il Cavaliere resta il fotogramma drammatico di un funerale con evocazione del defunto, adesso Scapagnini, miracolosamente scampato a un coma, recupera la forza fisica, e dichiara che “Berlusconi ha almeno sei rapporti a settimana”: basterebbe questa distanza fra l’illusione della vita eterna e della contabilità del satiro per testimoniare un passaggio di epoca.
Dice ancora Banfi: “Ogni anno il 9 luglio Silvio mi fa gli auguri e mi chiama vecchio, perchè lui ha due mesi meno di me”.
Lino rispetta una tradizione e, dopo aver ricevuto gli auguri al telefono da Silvio Berlusconi, va a fargli visita, a Palazzo Chigi, apparentemente senza cambiare il rituale.
Ma il problema non è solo in quello che dice, piuttosto in tutto quello che sembra fatalmente cambiato in questo rito e nei suoi due protagonisti.
Banfi andava dal Cavaliere a portare il buon umore e a ricevere il conforto, mentre adesso – che non vuole più vestire i panni di nonno Libero – porta la saggezza di chi ha deciso di invecchiare, a conforto del disagio di chi non riesce a farlo.
È curioso che sia Banfi a infondere sicurezza al re Leone e non il contrario.
È curioso che un comunicatore attento come il presidente del Consiglio affidi il racconto un tempo ieratico del suo corpo a un amico, subappalti l’estetica del disagio, dopo aver monopolizzato persino la narrazione epica del suo attentato.
Per un re taumaturgo è una cessione di sovranità .
E, forse, il conforto crepuscolare dei vecchi amici è molto meglio del tentativo di sostituirli con le nuove fetali, e con la impresentabile illusione delle ragazze dell’Olgettina.
Sarebbe davvero bello se Berlusconi decidesse di diventare coetaneo di nonno Libero invece che compagno di scorribande di Papi.
dal blog Luca Telese
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Luglio 28th, 2011 Riccardo Fucile
LE RIVELAZIONI DELL’IMPRENDITORE DI LERNIA NELL’INDAGINE ENAV… IL MINISTRO SAREBBE STATO RICATTATO PER LA CONFERMA DI GUARAGLINI A FINMECCANICA
Dal carcere, dove è precipitato con l’accusa di corruzione nell’inchiesta sugli appalti
Enav e finanziamento illecito per aver acquistato lo yacht da 24 piedi di Marco Milanese, un uomo racconta a verbale una “verità de relato” capace, se riscontrata, di travolgere il ministro dell’Economia Giulio Tremonti.
L’uomo è Tommaso Di Lernia (nel giro, lo chiamano “er cowboy”).
È un ex muratore che si è fatto imprenditore edile e che si trova al crocevia di tre vicende annodate tra loro: Finmeccanica, gli appalti Enav, i rapporti incestuosi tra l’ex consigliere politico del ministro e imprenditori corrotti.
Il suo racconto svela tre circostanze.
La prima: l’affitto della casa abitata dal ministro in via di Campo Marzio, era pagato non da Marco Milanese ma da un imprenditore, Angelo Proietti, che in cambio avrebbe ricevuto subappalti in Enav.
Lo stesso che quella casa aveva ristrutturato gratuitamente e che è oggi accusato di corruzione per gli appalti ottenuti dalla sua impresa, la “Edilars”, con Sogei (società pubblica partecipata al 100 per cento dal Tesoro).
La seconda: Tremonti venne ricattato da Lorenzo Cola, uomo del Presidente di Finmeccanica, perchè fosse costretto a riconfermare Pierfrancesco Guarguaglini al vertice della holding e la pressione decisiva fu il “dossier” che Cola aveva sulla compravendita della barca di Milanese, sull’affitto della casa, e “sulle sue altre porcate”.
La terza: Di Lernia chiese a Milanese una pressione sull’Agenzia delle Entrate perchè ammorbidisse la verifica sulla sua società “Print Sistem”.
Il verbale, dunque.
È l’11 luglio e alle 13 e 10, nel carcere di Regina Coeli, Di Lernia compare di fronte al gip Anna Maria Fattori per il suo interrogatorio di garanzia.
Di Lernia è accusato di corruzione e frode fiscale nell’inchiesta condotta dai pm Paolo Ielo e Giancarlo Capaldo sugli appalti Enav. Nella ricostruzione dell’accusa, la sua società , la “Print sistem” è infatti lo snodo cruciale del Sistema di appalti e corruzione con cui, attraverso un gioco di sovrafatturazioni, la “Selex Sistemi integrati” (Finmeccanica) di Marina Grossi, per la quale Di Lernia lavora in subappalto, è riuscita a creare fondi neri necessari a corrompere il management dell’Ente e i suoi referenti politici.
Ma l’11 luglio, Di Lernia ha un nuovo problema.
Una seconda ordinanza di custodia cautelare, chiesta e ottenuta dal pm Ielo, lo accusa di aver acquistato nel 2010 lo yacht di Marco Milanese a condizioni capestro che ne svelano le vere ragioni.
Convincere l’allora consigliere politico di Tremonti a pilotare la nomina di Fabrizio Testa al vertice di Technosky (società di Enav).
È una nuova mazzata che convince Di Lernia a uscire dal suo silenzio.
A scrivere e consegnare al magistrato che lo interroga un memoriale (che gli guadagnerà , di lì a qualche giorno, gli arresti domiciliari).
“L’indagato – annota il gip – acconsente a rispondere alle domande, consultando degli appunti che vengono sottoscritti e allegati al presente verbale”.
Di Lernia conferma di aver acquistato lo yacht di Milanese.
Le ragioni per cui l’operazione si fece: risolvere un problema al consigliere del ministro, piazzare Testa in “Technosky”.
Ma, spiega, la sua non fu una scelta, ma l’obbedienza dovuta a un uomo cui doveva tutto: Lorenzo Cola, il “facilitatore” di Pierfrancesco Guarguaglini, che, per conto di Finmeccanica, governa appalti e subappalti in Enav.
“Cola – dice Di Lernia – non mi volle dire chi era il proprietario della barca. Mi disse solo che l’ordine era arrivato dal Palazzo, intendendo Finmeccanica nella persona del Presidente, e dunque che non mi sarei potuto sottrarre. A Cola non si poteva dire di no, e quindi gli chiesi dove avrei dovuto prendere il milione e mezzo di euro per l’acquisto della barca. Lui mi rispose: “Tirali fuori dagli utili che hai dal lavoro che ti diamo””.
Quando Di Lernia scopre che il venditore è Marco Milanese, il nome non gli dice nulla.
“Confesso la mia stupidità . Poi, tempo dopo, di Milanese mi parlò Cola. Mi disse che era uno che “capiva poco” e “mangiava tanto”. Che era “un problema per Tremonti”, una sorta di inconveniente imbarazzante”.
Di Lernia impara a conoscere Milanese, ma, soprattutto ne afferra un segreto. “Sentii parlare di Milanese da Guido Pugliesi, amministratore delegato di Enav. Mi disse che era stanco delle pressioni di Milanese per Testa a “Technosky”, ma mi chiese contestualmente di dare lavoro a un certo Angelo Proietti per i subappalti all’aeroporto di Palermo, un lavoro per il quale Cola aveva già deciso che l’affidamento fosse dato alla “Electron”, del gruppo Finmeccanica, e al sottoscritto”.
Perchè far lavorare questo Angelo Proietti e la sua “Edilars” nei subappalti Enav?
Di Lernia non se lo spiega. Ne chiede conto a Cola.
“Mi disse che di Proietti gli aveva parlato Milanese, descrivendolo con queste parole: “È il tipo che mi dà solo 10 mila euro al mese per pagare l’affitto a Tremonti”. Aggiunse di dire a Pugliesi di stare tranquillo perchè lo avrebbe fatto chiamare da Milanese e comunque aggiunse che, in un immediato futuro, Selex avrebbe dato a Proietti dei lavori a Milano”.
A giugno del 2010, accade dell’altro.
“Mi chiamò Cola e mi spiegò di essere dispiaciuto per avermi fatto acquistare la barca.
Mi disse: “Quel verme di Milanese sta sostenendo la candidatura di Flavio Cattaneo a Finmeccanica, invece di Guarguaglini. In più, ho saputo che ha fatto delle estorsioni a delle persone a Napoli. E Tremonti non risponde al telefono a Guarguaglini””.
A Di Lernia, Cola confida qualcosa di più, che è pronto a usare anche la storia della “barca” e della casa per vincere la partita su Finmeccanica: “Cola aggiunse che questa storia non la mandava giù e dunque avrebbe organizzato un blitz dal ministro (Tremonti) per mostrargli l’evidenza e la portata delle porcate commesse da lui e dai suoi consiglieri. Che di sicuro avrebbe cambiato idea sui vertici di Finmeccanica. Tanto è vero che poco tempo dopo, Milanese mi fece sapere per il tramite di Testa che Guarguaglini sarebbe stato riconfermato. E fu Cola, poi, a dirmi che il blitz era andato a segno”.
Di Lernia incontra Proietti nell’estate 2010 perchè, dopo l’arresto di Cola (8 luglio), è diventato lui il suo “canale” con Milanese.
Una prima volta lo incrocia in Enav, nell’ufficio di Pugliesi, che lo convoca per sollecitarlo “a chiudere l’acquisto della barca”.
Una seconda volta, in piazza del Parlamento, per risolvere un suo “problema”.
“Portai a Proietti un incartamento riguardante un accertamento dell’Agenzia delle Entrate per il 2005.
Gli dissi che volevo “una parola buona” con l’Agenzia, di cui temevo l’accanimento. Tre giorni dopo, Proietti mi diede appuntamento in piazza del Parlamento e mi disse di stare tranquillo perchè Milanese aveva interceduto con Attilio Befera (direttore dell’Agenzia)”.
Ma, a dire di Di Lernia, in senso opposto.
“Mi hanno fatto una multa di 18 milioni di euro. Roba carnevalesca. Milanese deve essere intervenuto al contrario, proprio per dimostrare che non esistevano connessioni”.
Carlo Bonini e Maria Elena Vincenzi
(da “La Repubblica“)
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Luglio 28th, 2011 Riccardo Fucile
“SE LO CONOSCI LO PREVITI” COMMENTO’ MONTANELLI
Dopo tanti avvocati e alcuni imputati, abbiamo finalmente un magistrato ministro della Giustizia.
D’accordo, Francesco Nitto Palma ha dovuto superare alcuni esamini facili facili, per dissipare la naturale diffidenza che la categoria delle toghe comprensibilmente suscita nel mondo politico: tipo essere un berlusconiano di ferro, avere almeno un amico pregiudicato per corruzione giudiziaria (Previti), aver fatto per lui alcune leggi per salvarlo dalla galera, aver fatto archiviare inchieste eccellenti come quella su Gladio (si può anche dire “insabbiare”, come scrisse l’Europeo, che Palma denunciò e perse la causa).
Ma li ha brillantemente superati tutti.
Oltretutto, ad abundantiam, ha pure sposato la figlia dell’ex capo degli ispettori ministeriali che nel 1994-’95 perseguitò il pool Mani Pulite, Ugo Dinacci, diventando il genero dell’avvocato Filippo Dinacci, difensore di B.
Un bijou.
Dopo i numerosi appelli del capo dello Stato per una “figura di alto profilo”, il Cavaliere ha trovato lo statista giusto.
Dal centrosinistra, del resto, nessuno ha detto una parola.
Napolitano aveva storto il naso sul nome di Anna Maria Bernini, e giustamente: avvocato di Bologna, la signora è entrata in politica non grazie a B. ma a Fini (dunque è già sospetta), e soprattutto non frequenta Previti nè ha legiferato per lui (dunque è doppiamente sospetta): vade retro.
Così il popolare Cesarone conquista finalmente, seppure per interposta persona e con 17 anni di ritardo, quel ministero della Giustizia a cui agognava fin dal 1994.
Allora era ancora incensurato, ma incontrò sulla sua strada un presidente della Repubblica piuttosto fisionomista: a Scalfaro bastò guardarlo in faccia per decidere che era meglio persino Alfredo Biondi.
“Se lo conosci, lo Previti”, commentò Montanelli.
Anche Ciampi nel 2001 rimandò indietro un ministro della Giustizia: Maroni, respinto per via della condanna a 4 mesi per resistenza a pubblico ufficiale, uno che visti i successori pare Cavour.
Scalfaro e Ciampi avevano letto attentamente l’articolo 92 della Costituzione: “Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri”.
Cioè li nomina lui, non il premier. E, se non gli piacciono, si rifiuta di nominarli. Evidentemente Nitto Palma a Napolitano piace, come gli altri “ministri di alto profilo” nominati negli ultimi mesi: l’imputato per ricettazione Aldo Brancher (poi condannato), l’indagato per mafia Saverio Romano (ora imputato), l’attachè del Biscione Paolo Romani, per non parlare degli ultimi sottosegretari “responsabili”.
Ieri, durante la gaia cerimonia della firma al Quirinale, qualcuno ha trattenuto il fiato. Vuoi vedere — sussurrava tremando qualche malpensante — che il capo dello Stato, così allergico ai magistrati che entrano in politica senza dimettersi dalla magistratura, farà una lavata di capo al neoministro, che sta in Parlamento dal 2001 senz’aver mai lasciato la toga, anzi è tuttora in aspettativa, pronto a tornare in servizio alla prima trombatura?
Invece niente, per fortuna è filato tutto liscio.
I severi mòniti del Colle ai magistrati che usano la toga come trampolino di lancio per la politica sono riservati a quelli come De Magistris, che quando fu eletto europarlamentare attese ben due mesi a dimettersi da magistrato, suscitando le ire di Pigi Cerchiobattista.
Ora che il magistrato Palma, da dieci anni deputato, diventa addirittura ministro e, come tale, titolare dell’azione disciplinare contro i suoi colleghi, tutti zitti.
Il bello della politica italiana è proprio questo: ogni volta che si pensa di aver toccato il fondo, c’è chi scava più in fondo.
Palma farà rimpiangere Alfano che a sua volta ha fatto rimpiangere Mastella che da parte sua aveva fatto rimpiangere Castelli e così via, su su fino a Mancuso, Biondi, Martelli, Rognoni, Martinazzoli.
Resta da capire chi, dopo Palma, riuscirà a farlo rimpiangere.
Ma che lo si troverà non c’è dubbio: ci penserà il centrosinistra.
Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Luglio 27th, 2011 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA CITA LA COSTITUZIONE, ROMA CAPITALE E RICORDA L’ART 5 DELLA CARTA…BERLUSCONI PER NON RISCHIARE LA GALERA E’ COMPLICE DI CHI USA IL TRICOLORE COME CARTA IGIENICA
“Napolitano vuol far saltare la tregua siglata con la Lega”.
Il Cavaliere è nero.
L’iniziativa istituzionale del presidente della Repubblica gli ha fatto saltare i nervi, rendendogli ancora più buia una giornata già funestata dal pagamento di 564 milioni alla Cir. e dalla nuova debacle della maggioranza alla Camera.
“Attenzione e rispetto”, secondo Paolo Bonaiuti, sarebbero state le reazioni di palazzo Chigi alla lettera di Napolitano.
“Quello dei ministeri al Nord è un problema superabile”, assicura un altro stretto collaboratore del premier dopo il vertice serale a casa del Cavaliere.
In realtà il capo dello Stato è andato a toccare il punto più sensibile del governo, il difficile equilibrio raggiunto nei giorni scorsi da Berlusconi con il Carroccio dopo il trauma e lo strappo dell’arresto di Alfonso Papa.
È questo la ragione per cui il Cavaliere adesso è preoccupato.
Da una parte la Lega, attraverso Maroni, gli ha già fatto sapere che non accetterà di fare marcia indietro sui ministeri a villa Reale.
Dall’altra il Quirinale si aspetta già oggi una risposta “scritta” ai rilievi giuridici, istituzionali e politici sollevati da Napolitano nella sua lettera.
E Berlusconi dovrà fare i salti mortali per non scontentare nessuno, per dire che i ministeri al Nord sono solo una targa appesa a una porta, senza tuttavia far scattare la rabbia della Lega.
Ma il capo dello Stato si aspetta una risposta seria, all’altezza delle questioni sollevate. Per iscritto nella lettera e a voce con Gianni Letta.
Perchè Napolitano lo ha detto chiaramente a palazzo Chigi, quella mossa di aprire “sedi distaccate di rappresentanza operativa” al Nord (ma anche al Sud, come hanno già annunciato di voler fare ministri e persino sottosegretari) è un non-senso giuridico, va contro la Costituzione e contro le leggi esistenti, a partire da quella su Roma capitale.
E dire che, prima di arrivare alla decisione di spedire la sua missiva, Napolitano le aveva tentate tutte per bloccare l’iniziativa.
In privato, con Umberto Bossi. E anche in pubblico. A metà giugno, per chi avesse voluto intendere, a Verona c’era stato quel richiamo forte all’articolo 5 della Costituzione, quello sull’Italia “una e indivisibile”.
Ancora più esplicitamente, qualche settimana prima di Pontida, si era schierato contro il decentramento del governo perchè “ci sono delle funzioni che non possono essere frammentate”.
E invece niente, Bossi ha insistito e Berlusconi si è piegato.
Oltretutto dando vita a un pasticcio giuridico.
Con alcuni ministri che si sono autostabiliti per decreto il nuovo ufficio, altri che l’hanno aperto senza nemmeno quella pezza d’appoggio.
Un sotterfugio insomma, una decisione presa aggirando la legge.
Insomma, in attesa dei chiarimenti, fra il Quirinale e palazzo Chigi è sceso il gelo.
E a farne le spese è stato Francesco Nitto Palma, il Guardasigilli in pectore, che dovrà adesso attendere ancora prima di poter essere “presentato” ufficialmente al capo dello Stato.
Anzi, nel Pdl c’è già chi affaccia l’ipotesi di cambiare cavallo, ipotizzando una freddezza di Napolitano sull’ex pm amico di Cesare Previti.
Ma, almeno su questo, Berlusconi è deciso a tirare dritto.
“Non possiamo farci commissariare dal capo dello Stato”, ha ripetuto a chi sollevava questa obiezione.
La questione di Nitto Palma s’intreccia con la possibile nomina di un altro ministro, quello delle Politiche comunitarie.
Il premier ha promesso quella poltrona ad Anna Maria Bernini, ma ancora esita, ha paura di sottoporre anche questa richiesta a Napolitano.
“Non vorrei – è il timore espresso dal Cavaliere durante la riunione a via del Plebiscito – che pretendesse un’altra verifica, come quella che ci ha fatto fare in Parlamento dopo l’ingresso di Saverio Romano al governo”.
In ogni caso la scelta ormai è fatta, anche se dentro la componente forzista la Bernini incontra molta ostilità .
Quel posto infatti fa gola a molti sottosegretari.
Così, per non scontentare nessuno, il premier ha chiesto a Ignazio La Russa di andare a dire in giro che la Bernini è in quota An (dunque sarebbe stato La Russa a spingere per lei) e servirebbe a riequilibrare la nomina al governo di un forzista come Nitto Palma.
Sono questi i mille rovelli del Cavaliere, la ragione per cui Lino Banfi l’ha trovato “abbattuto”.
“Sai – ha confidato sconsolato ieri a un amico – quando hanno visto che ero liquido, che potevo pagare De Benedetti, anche i dipendenti del personale di servizio ad Arcore mi hanno tutti chiesto l’aumento”.
Francesco Bei
(da “La Repubblica“)
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Luglio 27th, 2011 Riccardo Fucile
CRESCE IL MALUMORE NEL PARTITO DEL PREMIER, MA ANCHE NELLA LEGA EMERGONO DUBBI SULLA SCELTA…LA BERNINI VERSO LE POLITICHE COMUNITARIE
Musi lunghissimi nel Pdl. 
Tra i tanti che, in questi tre anni di legislatura, si sono occupati tutti i giorni di giustizia.
Sorpresa, meraviglia, sconcerto, e alla fine, soprattutto per alcuni, anche fastidio. All’insegna di un “… ma Nitto Palma chi?”.
Le impressioni non cambiano se si passa tra i banchi della Lega.
Dove più di un deputato racconta – non per averlo sentito dire, ma per testimonianza diretta – delle liti, praticamente quotidiane, tra lo spigoloso e altezzoso Francesco Nitto Palma e il ministro dell’Interno Bobo Maroni.
Il Carroccio, dicono gli uomini più vicini al Cavaliere, sarebbe “indifferente” a questa nomina. La verità è che di un Nitto Palma Guardasigilli, dopo che fino al giorno prima è stato sottosegretario al Viminale, avrebbero fatto volentieri a meno.
È un fatto.
Dopo un mese di tam tam sui possibili candidati-aspiranti allo scranno che fu di Palmiro Togliatti adesso si può cogliere, passeggiando in Transatlantico, un senso di delusione.
Tra chi avrebbe potuto avere quel posto prevale, ufficialmente, il savoir faire e l’undestatement. Nessuna dichiarazione. Molti mugugni.
In tubino di sangallo bianco fatale tace Anna Maria Bernini, candidata ormai alle Politiche comunitarie, tant’è che un collega ci scherza e le dice “ma lo sai che in Europa il bianco non va?”.
È silente Donato Bruno, il presidente della commissione Affari costituzionali, che è stato a un passo dall’aggiudicarsi la poltrona di Alfano.
Parlano gli altri, molti deputati basiti da questa scelta.
Che in coro dicono: “Ma è vero? È proprio lui? Uno che per tre anni è stato del tutto assente dal dibattito sulla giustizia? Uno che non ha difeso una sola delle leggi per Berlusconi? Uno che s’è preso il posto di sottosegretario e poi è sparito?”.
Eh già . Ma proprio questo è, adesso, uno dei “meriti” portanti di Nitto Palma.
Ecco come ne descrive le doti, dal suo punto di vista ovviamente, uno degli uomini più vicini a Berlusconi che ha lavorato per questa soluzione: “Innanzitutto non è un ministro. E questo non può che far piacere al Quirinale che nell’ultimo incontro con il presidente del Consiglio aveva chiesto di evitare un giro di valzer che somigliasse troppo a un rimpasto. È un parlamentare. E anche questo aveva chiesto il Colle tracciando un possibile identikit. Ha un buon rapporto con Ghedini. Che lo stima. E col quale potrà discutere serenamente. In questi anni non ha fatto o detto nulla che ha poi generato tensioni e scontri. È un magistrato, ma di quelli con le idee che piacciono a Berlusconi. Si batterà per la separazione delle carriere e del Csm, e sarà importante che a farlo non sia un avvocato o un politico, ma uno che per mestiere porta la toga”. Di Nitto Palma si vuol fare il grimaldello per scatenare contraddizioni tra i magistrati. I quali potrebbero d’ora in avanti avere incertezze prima di pensare a uno sciopero.
I dubbi e la delusione di tanti parlamentari del Pdl che adesso si sentono scavalcati?
A via del Plebiscito lasciano intendere che, alla fin fine, questo potrebbe anche essere un “ministero breve”, inteso di breve durata, e che molti altri non sarebbero stati disponibili per questo incarico.
Nitto Palma, invece, non ha nulla da perdere.
E guadagnerà un ritratto ad olio nel corridoio del secondo piano del ministero, giusto davanti al suo prossimo ufficio.
Man mano che il pomeriggio corre, si fa avanti un’altra notazione tra i berlusconiani di casa a palazzo Grazioli.
Questa: “Avete visto? Stiamo mettendo in imbarazzo il Pd e tutta l’opposizione. Di fronte al nome di Nitto Palma non parla nessuno. Loro, di solito così pronti all’aggressione, questa volta se ne stanno zitti. Incastrati. Contro di lui non c’è una sola dichiarazione contraria. Semplice, ha un curriculum impeccabile. Non ha macchie. Solo boatos. Non sarà facile aggredirlo e lavorare contro questo Guardasigilli”.
Liana Milella
(da “La Repubblica“)
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Luglio 27th, 2011 Riccardo Fucile
LA POLVERINI SPENDE 15 MILIONI DI EURO DI PUBBLICITA’ ATTRAVERSO AEREI ED ELICOTTERI ADDOBBATI CON LE ICONE DELLA REGIONE, MENTRE L’OSPEDALE SANTA LUCIA RISCHIA DI CHIUDERE…ANCHE FINI IERI IN VISITA ALLA STRUTTURA
Chissà cosa penseranno i pazienti, piccoli e grandi, ricoverati al Santa Lucia quando vedranno sfrecciare nei cieli della Capitale roboanti aerei o elicotteri addobbati con le icone della Regione Lazio.
I bimbi (quelli che saranno nelle condizioni di farlo) forse saluteranno con la manina.
Non sapranno che, per pubblicizzare il Colosseo o l`Agro Pontino, la presidente Polverini spende 15 milioni di curo in tre anni, cinque dei quali in soli tre mesi del 2011.
Eppure, quando uno dei migliori istituti in Italia per la riabilitazione neuromotoria (accreditato presso la Regione) chiuderà , forse anche quei pazienti si interrogheranno sulle scelte incomprensibili della politica laziale.
Lo farà sicuramente il giornalista Lamberto Sposini, ricoverato lì da qualche giorno dopo l`emorragia cerebrale che lo ha colpito a fine aprile pochi minuti prima di andare in onda.
Per volere della famiglia, l`istituto non diffonde bollettini medici, ma da quando è stato trasferito le sue condizioni sembrano migliorare.
La Fondazione Santa Lucia (che è anche un Ircss, Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico) ha maturato un credito nei confronti della Regione Lazio di oltre 90 milioni di curo. Non solo colpa della Polverini, per carità , visto che tutto è cominciato con l`ex presidente Marrazzo.
Ma proprio lei, che in campagna elettorale si era spesa con tanto di maglietta per sostenere l`istituto, non solo non ha la minima intenzione di onorare quel debito, ma continua a tenere 2500 pazienti (la media annua dei ricoverati), 750 dipendenti e 450 studenti appesi alle commesse mensili.
La Regione eroga (“ma finora siamo stai pagati solo su protesta”, sottolinea il direttore generale, Luigi Amadio) tre milioni e 200 mila curo ogni mese, soldi che dovrebbero servire apagare i dipendenti, i fornitori e a garantire gli standard elevati di qualità (anche attraverso la ricerca scientifica) e che invece bastano a malapena per gli stipendi.
“Il livello delle prestazioni non è sceso e ci siamo impegnati a corrispondere con puntualità i salari – prosegue Amadio -, ma accumuliamo debiti con i fornitori. Per cui ogni mese quel credito di 90 milioni aumenta”.
E questo nonostante una quarantina di ricorsi al Tar e due decreti ingiuntivi del Tribunale di Roma (per sei milioni di curo).
Quando finalmente un giudice riuscirà a imporre il pagamento, il danno erariale per la Regione sarà tale che forse anche la Corte dei conti avrà qualcosa da ridire.
La governatrice, nel giugno scorso, ha annunciato al mondo di aver elargito al Santa Lucia 48 milioni di curo.
Se fosse vero, mancherebbero giusto i 15 spesi per la pubblicità a garantire al Santa Lucia la sopravvivenza annua.
Ma invece, secondo la Fondazione, non sono arrivati neanche quei 48: “La Regione ha corrisposto i tre milioni e 200 mila curo al mese in sette tranche, per un totale che supera di poco i 22 milioni”, fanno sapere dalla direzione.
Forse allora la presidente ha fatto una gran confusione, o non è stata bene informata: per il 2010 la Regione aveva proposto alla Fondazione un contratto di remunerazione di 51 milioni, a fronte dei 65 richiesti.
Un contratto che non è mai stato firmato dall`amministrazione.
Eppure per l`istituto si sono spesi anche tanti politici.
Oggi sarà la volta del presidente della Camera, Gianfranco Fini, che visiterà l`ospedale, ma in passato si sono interessati del-la sorte del centro il Campidoglio, la commissione Affari sociali di Montecitorio, quella parlamentare presieduta dal senatore Pd, Ignazio Marino, le opposizioni in consiglio regionale.
Rispondendo a un`interpellanza urgente della deputata udc Anna Teresa Formisano, il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, ha confermato di aver incontrato quattro volte la direzione del Santa Lucia e ha annunciato di individuato una soluzione condivisa.
Notizia confermata dal dottor Amadio che, pur non volendo entrare nel dettaglio, ha spiegato che si tenterà un convenzionamento extra budget regionale con l`Inail e con il ministero della Difesa.
Ma è chiaro che, fino a quando non si metterà tutto nero su bianco, tra i 325 posti letto dell`ospedale regna lo sconforto.
Chi vive a Roma dalle parti della sede della Regione Lazio ormai ci è abituato: una volta al mese incorre nelle proteste di pazienti in carrozzina, personale e amministrazione del Santa Lucia. Vanno a bussare alla porta della Polverini e della commissione Sanità .
Ma si vede che sbagliano giorno.
Forse la prossima volta, alzando gli occhi al cielo, potranno salutare la governatrice impegnata in qualche giro d`onore.
Silvia D’Onghia
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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