Maggio 26th, 2010 Riccardo Fucile
SU 24 MILIARDI DI TAGLI, LA META’ RIGUARDANO GLI ENTI LOCALI CHE COSI’ DOVRANNO RIDURRE I SERVIZI E AUMENTARE LORO LE TASSE….LA FARSA DELLE 9 PROVINCE TAGLIATE, NESSUNA DEL NORD…NON SI CERCANO I FINTI INVALIDI, SI AUMENTA LA PERCENTUALE DI INVALIDITA’…STIPENDI BLOCCATI PER 4 ANNI A CHI GUADAGNA 1.200-1500 EURO AL MESE E CONDONO AGLI EVASORI
La filosofia della manovra varata ieri dal governo si può leggere in un titolo di stamane di “Libero”: “manovra nordista che fa sorridere Bossi e Tremonti”. Nel testo si precisa: “Tremonti prende le forbici e Bossi applaude, il Pdl del Sud ingoia il rospo, la legge prepara il terreno al federalismo fiscale”.
In altre pagine dei quotidiani nazionali si rivela la tensione ormai esistente tra Tremonti e Berlusconi, per nulla soddisfatto di come è stata messa a punto la manovra.
Il premier ha in mano dei sondaggi che gli fanno esclamare: “Così si aumentano le tasse, la fiducia nel governo è scesa al 40%, Giulio ci sta facendo perdere voti, stiamo bruciando la fiducia degli italiani”.
E il confronto personale di ieri con Tremonti è stato di fuoco: “Le Regioni saranno costrette ad aumentare le tasse e io ci farò una brutta figura, noi la pressione fiscale dobbiamo diminuirla, non aumentarla”.
Per concludere che “Giulio mi sta nascondendo i numeri, questa è la verità , se potessi ne farei a meno”.
Quello che non ha ancora compreso Berlusconi è che il pericolo nel Pdl non è rappresentato da Fini che perlomeno le cose le dice in faccia, ma dall’asse Tremonti- Bossi che si candida non a caso a governare in futuro quello che resterà del Paese.
Tremonti non da oggi rappresenta, per ambizione personale, le istanze della Lega, non certo del Pdl: decide tutto lui, qualsiasi iniziativa dei ministeri dipende solo dal fatto che lui allarghi o meno i cordoni della borsa.
Sfatiamo anche una leggenda: il professore di Sondrio è un tipo spocchioso e ambizioso, e passi, ma per gestire l’economia come sta facendo lui basterebbe un amministratore di condominio che dica sempre no a qualsiasi richiesta.
Basta con il Moloch del “grande esperto”: è anche lui un politico al servizio di un programma preciso, un economista pieno di contraddizioni che ha imparato presto l’arte dell’inganno e dello spot.
Guardiamo la sostanza della manovra, premettendo che era ovviamnete necessaria.
Fosse dipeso da noi, avremmo cercato i quattrini azzerando la corruzione nella Pubblica Amministrazione che è stata quantificata dalla Corte dei Conti in 60 miliardi annui, più deldoppio di quanto ora è necessario.
Se due anni fa, al momento di insediamento del governo, si fosse organizzata una task force di ispettori da mandare in giro per l’Italia con pieni poteri, a controllare anche gli spilli di ogni appalto e concorso, magari accompagnati da una legge che permettesse qualche decina di ergastoli senza sconti ai corrotti, oggi nelle casse dello Stato entrerebbero già almeno 20 miliardi l’anno in più.
Questione solo di volontà politica. Continua »
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Maggio 25th, 2010 Riccardo Fucile
TAGLIARE RISORSE AGLI ENTI LOCALI, BLOCCARE I RINNOVI DEI CONTRATTI, AUMENTARE I PEDAGGI, RITARDARE IL PAGAMENTO LIQUIDAZIONI, RIDURRE I FONDI ALLA SANITA’, INTRODURRE I TICKET, DETERMINERA’ UNA RIDUZIONE DEL POTERE D’ACQUISTO DEI CITTADINI…. MENTRE I CONDONI FAVORIRANNO I FURBI
La maxi-manovra varata da Tremonti che tra poche ore approda al Consiglio dei Ministri, punterà a rastrellare 28-30 miliardi in due anni, al netto della sanatoria catastale e della lotta all’evasione.
Occorre una visione d’insieme per capire queste misure chi andranno a colpire, come e in che misura.
Enti locali Per Regioni, Province e Comuni è previsto un taglio degli stanziamenti pari a 5,8 miliardi, compensati in teoria, e solo per il 33%, da eventuali utili della lotta all’evasione.
Per il resto gli enti locali dovranno fare cassa con tasse e vendite di quote di partecipazione nelle municipalizzate.
Se valutiamo la promessa di “non mettere le mani nelle tasche degli italiani”, appare evidente che si scarica “l’onere della prova” sugli enti locali.
Meno entrate statali, meno servizi e più tasse locali.
Quindi pagano sempre i cittadini.
Contratti Congelamento dei rinnovi contrattuali: per tre anni niente aumenti per tutti i settori del pubblico impiego, compresi magistrati, militari, polizia e docenti universitari.
Per la buonuscita o liquidazione che sia, uno dovrà attendere non più tre mesi, ma sei, però, caso strano, i dipendenti di Palazzo Chigi hanno firmato ieri in extremis il contratto relativo al biennio 2008-2009, con un aumento di 86 euro.
Osservazione: a parte che non sono paragonabili lo stipendio di un magistrato o di un prof. univ. con quello di un agente di polizia, resta il fatto che i contratti di cui si parla sono scaduti da tempo e il lavoratore si vede così sottratti circa 80-100 euro (arretrati compresi) al mese, per tre anni.
Sanità E’ previsto un taglio di 1,5 miliardi al fondo sanitario nazionale: le regioni in rosso poi dovranno tagliare i posti letto o aumentare le imposte locali (Irpef e Irap).
Probabile il ticket di 7,5 euro sulla specialistica e la diagnostica.
Anche in questo caso la misura finirà per colpire tutti i cittadini indiscriminatamente.
Pensioni Il piano di Tremonti prevede di dimezzare nel 2011 le finestre di uscita, sia per l’anzianità (da 2 a 1) che per la vecchiaia ( da 4 a 2).
L’effetto sarà che i lavoratori che l’anno prossimo avranno maturato i requisiti della pensione di anzianità andranno a riposo a luglio 2012.
Chi quella di vecchiaia dovrà attendere sei mesi in più.
Non pensiamo sia un provvedimento anche questo che si tramuti in un vantaggio per il cittadino.
Condono E’ confermata una sanatoria delle case fantasma sfuggite al catasto che sarebbero circa 2 milioni.
L’ultima novità è che anche gli ampliamenti di cubatura, non dichiarati al catasto, potranno essere messi in regola.
Una sorta di condono mascherato che dovrebbe fruttare (in teoria) circa 5 miliardi.
Viene da porsi la domanda: come sia possibile che in Italia 2 milioni di edifici possano essere abusivi, senza che lo Stato se ne accorga e non intervenga a tempo debito, invece che condonare a posteriori. Continua »
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Maggio 24th, 2010 Riccardo Fucile
RIUNITI A PARMA 50 PRIMI CITTADINI DI DESTRA E SINISTRA, DA ROMA A BARI, DA VARESE A TRAPANI: OCCORRE UNA NUOVA FISCALITA’ CHE TUTELI LA FAMIGLIA…. ATTRAVERSO UN NUOVO SISTEMA DI MISURAZIONE, LE FAMIGLIE POTRANNO AVERE SCONTI DIVERSIFICATI ED ACCESSO AGEVOLATO AI SERVIZI
Nella vicina Francia, un lavoratore dipendente con 36.500 euro di reddito, moglie e
quattro figli a carico è completamente esentasse.
In Italia il valore dei figli, mantenuti per una vita, non equivale neppure a uno sconto rottamazione del motorino.
Da tempo si parla di introdurre nel nostro Paese il “quoziente familiare”, ovvero un nuovo sistema di misurazione dello stato sociale delle famiglie che valuti le situazioni caso per caso, senza le sperequazioni dei vecchi scaglioni. Le famiglie così “pesate”, potranno poi avere sconti diversificati e agevolazioni sulle tariffe e un diverso modo di accesso ai servizi forniti dal Comune: asili nido, servizi socio-assistenziali, tassa sulla raccolta dei rifiuti. Un circolo virtuoso a favore dei cittadini e delle famiglie che più hanno bisogno di un sostegno pubblico.
Qualcosa in tal senso si è cominciato a proporre in qualche Comune, ma in realtà dovrebbe essere il governo a convertire il prelievo fiscale in un sistema che tuteli maggiormenti le famiglie. In concreto non è mai stato fatto nulla. Ora qualcosa pare si stia muovendo dalla base degli enti locali: ben 50 sindaci, provenienti da ogni parte d’Italia, da Roma a Bari, da Varese a Trapani, da Rimini a Viterbo, da Ascoli a Imperia, in rappresentanza di giunte di vario colore politico, da destra a sinistra senza distinzione, si sono riuniti a Parma per siglare un accordo politico.
La città emiliana non è stata scelta a caso, ma in quanto è stata la prima in Italia ad applicare il quoziente familiare, ribattezzato infatti “quoziente Parma”. Nel desolante panorama italiano, dove il governo spende solo lo 0,7% del Pil, Parma si piazza al secondo posto nella classifica delle città che destinano più soldi al sociale (377 euro pro-capite), la prima è Modena con 407. Continua »
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Maggio 17th, 2010 Riccardo Fucile
I MANCATI RINNOVI DEI CONTRATTI INCIDERANNO PER 60 EURO MENSILI IN BUSTA PAGA, IL TAGLIO DEI PREMI DI PRODUTTIVITA’ 30 EURO, ANCHE NEL SETTORE PRIVATO… IL 5% IN MENO AI PARLAMENTARI SARA’ SOLO SULLO STIPENDIO BASE, QUINDI APPENA 274 EURO: CONTINUERANNO A METTERSI IN TASCA 15.455 EURO AL MESE
Se ci sono cose che indignano gli italiani è essere presi per i fondelli dai politici:
soprattutto da coloro che vogliono apparire come i moralizzatori della vita pubblica italiana, esperti in falò fittizi e in inalazioni di fumo.
Di fronte alla grave crisi internazionale e al deficit pubblico italiano che non dà tregua, il ministro Tremonti preannuncia l’esigenza di recupare 25-30 miliardi di euro per rientrare nel 3% del Pil europeo.
Porte sbarrate per chi dovrebbe andare in pensione entro l’estate, con blocco delle finestre di uscita e risparmio per lo Stato di 1 miliardo di euro.
In secondo luogo i dipendenti pubblici dovranno rinunciare al rinnovo del contratto triennale, scaduto alla fine del 2009, fino alla fine del 2012.
Questa categoria di lavoratori è tutt’altro che ricca: con 26 anni di anzianità lo stipendio medio è di 1.300 euro netti al mese, tanto per chiarire.
Sgombrato il campo dagli equivoci, andiamo nel dettaglio: in pratica l’aumento contrattuale previsto era di di 60-70 euro al mese, già a partire da un anno e mezzo fa.
Costoro non vedranno un euro.
Il mancato rifinanziamento degli sgravi fiscali del 10%, riservato ai premi di produttività del settore privato (800 milioni di valore), colpirà poi non solo il settore pubblico.
Gli statali a loro volta si vedrebbero poi congelate le risorse del Fua (Fondo unico di amministrazione) con i quali vengono pagati i premi di produttività delle amministrazioni pubbliche.
Se si procedesse a taglio anche dell’indennità integrativa, la perdita media mensile sarebbe di 20-30 euro, con punte anche di 60-80 euro.
Risparmio previsto un altro milione di euro.
Ma il taglio, nella busta paga decurtata, arriverebbe a quasi 100 euro in meno.
Evitiamo qua di approfondire altri aspetti che tratteremo in successivi articoli e passiamo all’annuncio farsa di Calderoli, il ministro più inutile della storia italiana, colui a cui hanno dovuto inventarsi un ministero per semplificarne l’esistenza . Continua »
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Maggio 11th, 2010 Riccardo Fucile
PESANTI CRITICHE DELLA CEI AL PROGETTO DEL GOVERNO SUL FEDERALISMO: “AUMENTA LE INGIUSTIZIE, MOLTIPLICA IL CENTRALISMO, DIMENTICA LA SOLIDARIETA'”…I VESCOVI AUSPICANO LA CITTADINANZA AGLI IMMIGRATI, LA DIFESA DELL’UNITA’ NAZIONALE E LA TASSAZIONE DELLE RENDITE, NON DEL LAVORO
Insieme all’allarme per il declino dell’Italia e alla preoccupazione per un debito pubblico
spaventoso che graverà sulle future generazioni, dalla Conferenza episcopale arriva una sonora bocciatura del federalismo fiscale che sarà causa della “moltiplicazione del centralismo, dell’aumento delle ingiustizie, della mancanza di una reale devoluzione di poteri e funzioni ai governi locali”. Secondo il documento preparatorio delle Settimane sociali, il tradizionale appuntamento del cattolicesimo italiano che si terrà ad ottobre a Reggio Calabria, i vescovi e il laicato cattolico fissano l’agenda per l’Italia del futuro. Intanto prendono posizione per “una nuova legge elettorale che garantisca non solo governabilità , ma anche reale rappresentanza degli eletti rispetto ai territori”: non più un parlamento di nominati, per capirci.
Auspicano poi “una riforma fiscale che preveda lo spostamento della pressione fiscale dal lavoro e dagli investimenti alle rendite, accompagnata da una valorizzazione del quoziente familiare”.
E ancora la necessità di un equilibrio tra poteri istituzionali, “la necessità di riconoscere la cittadinanza in tempi rapidi ai figli degli immigrati”, come in tutti i Paesi civili, “il mantenimento delle radici storiche dell’Unità nazionale”.
Un brusco distinguo con le tesi della Lega e una convergenza significativa con le posizioni del pur “laico” Fini.
Il documento è stato presentato ieri a Radio Vaticana dal vescovo di Ivrea, monsignor Miglio, e da monsignor Pompili, portavoce della Cei. Continua »
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Maggio 10th, 2010 Riccardo Fucile
DALL’INDAGINE ORIM EMERGE CHE SONO ORIENTATI A SINISTRA GLI STRANIERI PROVENIENTI DAI PAESI AFRICANI, A DESTRA ROMENI, UCRAINI E NEOCOMUNITARI… E’ INTERESSATO AL VOTO IL 59,8%, IL 71,3% DI CHI E’ ITALIA DA OLTRE 10 ANNI, L’84,2% DI CHI HA LA CITTADINANZA ITALIANA… LO SPAZIO POLITICO PER UNA DESTRA MODERNA
Un’indagine dell’Osservatorio regionale per l’integrazione e la multietnicità (Orim) ha
fotografato gli orientamenti di voto dei “nuovi italiani”, raccogliendo le opinioni di 9.000 immigrati, rappresentativi della popolazione straniera, proveniente dai Paesi a forte pressione migratoria e presenti a qualunque titolo nel territorio lombardo.
Il primo dato riferisce che il 59,8% degli immigrati si è dichiarato interessato a partecipare alle elezioni: con punte del 74% tra i filippini, del 64% dei romeni, del 63% dei marocchini, del 62% dei senegalesi.
Tra i meno interessati spiccano invece gli ucraini con il 43% e soprattutto i cinesi con il 30%.
E’ poi interessato al voto il 71,3% di chi è in Italia da oltre 10 anni, il 47,3% di quanti sono arrivati da meno di due anni.
Parteciperebbe alle elezioni l’84,2% di chi ha la cittadinanza italiana e il 67,6% dei titolari di carta di soggiorno.
Percentuale che scende al 56% tra chi ha solo il permesso di soggiorno, al 50% tra chi non ha tutti i documenti in regola, al 40% tra chi ne è sprovvisto. Come voterebbero gli immigrati?
Attualmente il 42,1% sceglierebbe la sinistra, contro il 28,8% che si dichiara si destra, mentre ben il 29% è incerto.
A votare a sinistra sono più gli uomini (45,2% rispetto al 38,1% delle donne), provenienti da Senegal (67,6%), Costa D’Avorio (56%) e Marocco (55,7%).
Di destra si dichiarano invece la maggioranza di brasiliani (50,7%), di romeni (46,7%) e di ucraini (41,5%). Continua »
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Maggio 8th, 2010 Riccardo Fucile
IN UNA LETTERA A “IL GIORNALE”, IL RESPONSABILE GENOVESE DEL PDL PRIMA POLEMIZZA CON IL VICEPRESIDENTE DEL IV MUNICIPIO, POI SOSTIENE DI AVER FATTO PRESSIONI CON LA DIREZIONE DELLE CASE POPOLARI PER AVERE UNA SEDE “A PREZZO DI FAVORE”…UN BELL’ESEMPIO DI EQUITA’ PER TANTI GENOVESI IN LISTA DI ATTESA
L’argomento lo avevamo trattato nell’articolo che trovate in fondo alla nostra home page. Ieri “il Giornale” ha pubblicato la replica del coordinatore metropolitano del Pdl, Gianfranco Gadolla, in cui si legge la frase “incriminata”. Pubblichiamo a questo proposito il commento della redazione locale di “Valbisagnonews”, operante sul territorio del IV municipio genovese, non certo orientata a sinistra, lasciando a voi ogni valutazione.
Crediamo che Gianfranco Gadolla sia entrato in un tunnel dal quale difficilmente ne uscirà illeso. Le dichiarazioni rilasciate a “il Giornale” avranno sicuramente un seguito e dovrà giustificare i suoi comportamenti al limite della coerenza ma, soprattutto, della legalità .
Doveva essere un botta e risposta se non di poco conto quasi, ma comunque destinato a finire brevemente, invece è scoppiata la bugna!
Stiamo parlando della lettera scritta e inviata ai giornali da Domenico Morabito (vice presidente del consiglio del IV Municipio) in merito alle dichiarazioni di Gianfranco Gadolla sul fatto che Morabito qualche giorno fa abbia votato a favore del centro sinistra, un documento che lo stesso, “per il bene della vallata” — ha dichiarato – reputava giusto, ma che per i suoi colleghi d’opposizione, in quanto appunto d’opposizione e quindi “bastian contrari”, da votare contro e quindi da bocciare.
Ebbene, alla risposta di Morabito, che non sta certo a noi commentare, puntuale è arrivata la contro replica del coordinatore metropolitano del Pdl che, oltre ad avere lasciato sgomento e senza parole lo scrivente e tutta la redazione, ha toccato nel profondo del cuore e della dignità tutti coloro che non hanno una casa o uno straccio di lavoro.
Ecco la frase incriminata: “I locali della sede di An di via Sertoli, sono stati concessi al «Circolo la mia terra» solo ed unicamente per l’interessamento e la caparbietà , con le quali ho insistito presso Arte (Azienda regionale territoriale per l’Edilizia) affinchè venisse concesso, a prezzo di tutto favore”. Continua »
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Maggio 4th, 2010 Riccardo Fucile
SIAMO IL PRIMO PAESE EUROPEO CON IL PIU’ ALTO NUMERO DI FIGLI MAGGIORENNI CHE VIVONO ANCORA IN FAMIGLIA….IL 47,4% LAVORA, IL 31,6% STUDIA , IL 18,2% E’ DISOCCUPATO… SONO IL 65% DEI GIOVANI TRA I 18 E I 34 ANNI AL SUD E IL 54,1% AL NORD…IL PROBLEMA DEL LAVORO PRECARIO E DELLA CASA
E’ di qualche giorno fa la sentenza di un giudice di Padova che ha “sfrattato” di casa una
donna di 38 anni, con un lavoro part time, dando ragione ai pensionati genitori veneziani che non ne potevano più di una convivenza forzata, puntellata di continue liti ed incomprensioni, con una figlia più che maggiorenne.
La “bambocciona” giustificava la permanenza in casa con il magro guadagno che non le permetteva certo un affitto.
Alla fine il giudice ha fatto valere l’art. 342 del codice civile che parla di fatti che “pregiudicano gravemente libertà o integrità fisico-morale di uno dei membri del nucleo familiare”.
Secondo un legale esperto in questo genere di cause, “i genitori non sopportano più questi figli che passano da un lavoro precario all’altro, ciondolando il resto del giorno per casa e creando una situazione di profondo disagio che va esasperandosi fino a non tollerare più la presenza reciproca”. Ma quanti sono i “bamboccioni” in Italia?
La bellezza di 7.144.000, il maggior numero di figli che vivono ancora in famiglia, tra i 18 e i 34 anni, rispetto a tutti gli altri Paesi europei.
Tra di loro, il 46,4% lavora, il 31,6% figura ancora come studente, il 18,2% è disoccupato.
Le percentuali tra i pari età dicono che rappresentano il 65,2% al Sud e il 54,1% al Nord, quindi i dati sono diffusi in modo abbastanza omogeneo.
Ma se a volte può essere vero che figli quarantenni rivendicano una sorta di diritto eterno a esser mantenuti senza fare nulla, magari al decimo anno fuoricorso, sarebbe un errore imperdonabile cavarsela con questa analisi superficiale e limitata.
Che molti figli passino da un lavoro precario all’altro, pesando a intervallo regolare sulle spalle dei genitori, non è certo una colpa, semmai una disgrazia di cui soffrono per primi proprio i figli. Continua »
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Maggio 2nd, 2010 Riccardo Fucile
ISTITUITA NEL 2007, LA FONDAZIONE “WELFARE AMBROSIANO”, CREATA DA ENTI LOCALI E CCIA, AVREBBE DOVUTO DISTRIBUIRE 8 MILIONI A 20.000 PICCOLI IMPRENDITORI E ARTIGIANI IN DIFFICOLTA’, ATTRAVERSO IL MICROCREDITO…DUE ANNI PER FARE UNO STATUTO, UN ALTRO ANNO DI LITIGI… ARTIGIANI, PARTITE IVA E PRECARI ABBANDONATI A SE STESSI
Secondo i dati di Unioncamere, nel 2010 la crisi non rallenta, soprattutto per i piccoli
imprenditori e per chi lavora in proprio: sono quasi 300.000 i professionisti a rischio chiusura e con loro artigiani, partite Iva, lavoratori autonomi.
Tutti in grande difficoltà senza che nessuno li aiuti.
E’ significativo che le forze politiche (Lega, Pd, Pdl in primis) che avevano fatto tante promesse ora latitino.
Un esempio è a Milano la Fondazione, voluta da Comune, Provincia e Ccia, denominata inizialmente “Milano sociale” per poi divenire “Welfare Ambrosiano”, costituita tre anni fa per sostenere i lavoratori milanesi in condizioni di difficoltà .
Avrebbe dovuto aiutare 16.000 persone l’anno, attraverso iniziative di microcredito a tasso agevolato, a sostegno delle realtà territoriali.
Spesso sono proprio Lega e Pdl che parlano delle inefficienze nel Sud del Paese, come se il Nord fosse invece sinonimo automatico di efficienza, rapidità e organizzazione.
Quando si tratta di passare ai fatti però l’iter burocratico e i litigi politici fanno assomigliare certe realtà settentrionali degne del più arretrato e tanto vituperato meridione.
Creata nel 2007, la Fondazione, rivolta a coloro che si trovano sull’orlo della povertà come piccoli artigiani, partite Iva e precari, ha impegnato ben due anni per mettere per iscritto lun semplice Statuto, mentre un altro anno se n’è andato per assegnare i posti del consiglio d’indirizzo e di quello di gestione. Dopo tre anni qualcuno giustamente si chiede : “ma la sede dov’è?” . Continua »
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