Novembre 18th, 2012 Riccardo Fucile
GIA REGISTRATI 430.000 VOTANTI, CIRCA LA META’ ON LINE
Oltre 430 mila già registrati. Più della metà online.
Entra nel vivo la sfida delle primarie per il candidato premier del centrosinistra che si terrà il 25 novembre in quasi 9 mila seggi sparsi in tutta Italia.
Per scegliere tra Pier Luigi Bersani, Matteo Renzi, Nichi Vendola, Bruno Tabacci e Laura Puppato occorre registrarsi e pagare 2 euro, operazione che potrà essere fatta direttamente in ciascun seggio, portando certificato elettorale e documento d’identità .
Ma preregistrarsi, negli uffici elettorali od online, renderebbe tutto più snello, per questo i comitati lo raccomandano.
Si fa più rovente anche la battaglia per la vittoria finale.
Con i due favoriti dai sondaggi, Bersani e Renzi, che si punzecchiano. «Va alla grandissima» dichiara Bersani. Mentre Renzi rimarca che le regole lo «penalizzano».
Entrambi schierano supporter di peso.
Antonio Di Pietro annuncia che parteciperà alle primarie e non voterà per Renzi: «È neoliberista e filo Marchionne. Appoggiamo proposte alternative a Monti. Mi auguro vincano Bersani o Vendola».
«Con tutto quello che ha combinato Di Pietro non solo in queste ultime settimane, ma negli ultimi 15-20 anni, meglio così», risponde il rottamatore a stretto giro. Mentre Vendola loda la scelta «giusta» e Bersani raffredda: «Benissimo: ognuno voti chi vuole, ma non si ricostruisce la foto di Vasto».
Per Bersani si schierano anche Dacia Maraini, Giuseppe Tornatore, Paola Concia e Aurelio Mancuso.
Spera in un successo del sindaco fiorentino, invece, Marco Pannella: «Ritengo che l’elezione di Renzi possa rappresentare una svolta importantissima in tutta la politica italiana», dice a Radioradicale.
Chiarendo però che il rapporto con il Pd è ancora tra concorrenti.
A distanza replica il concorrente Bruno Tabacci: «Renzi è un giovane interessante ma ha idee leggere. Abbiamo bisogno di rottamare ladri e imbecilli».
Intanto però l’attenzione è ai numeri.
Gli oltre 430 mila che si sono registrati sono ancora molto al di sotto dei 3 milioni, cifra raggiunta nelle scorse primarie e in quelle precedenti, ma, fa notare Nico Stumpo, coordinatore delle primarie, «a quel numero si arrivò in una giornata sola. Quella del voto. Quindi bisogna aspettare.
Quello che è straordinario – aggiunge il responsabile organizzazione del Pd – è la partecipazione dei volontari. Uno sforzo enorme. Basta guardare i numeri. Circa 100 mila persone che da un mese sono coinvolte e hanno messo a disposizione alcune ore del loro tempo per le registrazioni, 80 mila lavoreranno il 25 novembre. Numeri enormi che solo il centrosinistra può permettersi».
I fondi raccolti, assicura Stumpo, «al netto delle spese sostenute, rimarranno per finanziare la futura campagna elettorale».
Soddisfazione anche nel quartier generale di Renzi. Dove la parola d’ordine è: «Ora basta recriminare mettiamocela tutta».
Lo dice chiaro il renziano Lino Paganelli, responsabile feste ed eventi del Pd: «Ora bisogna tutti far sì che la gente partecipi. I numeri ci dicono che c’è una grande partecipazione nei grandi centri. Da domani sul sito si potranno trovare tutti gli indirizzi dei seggi. Contiamo di averne molti di più».
In realtà le polemiche proseguono: David Ermini, responsabile del comitato Renzi in provincia di Firenze, denuncia che il comitato del Pd fiorentino «non ha consentito di mettere un tavolo per la registrazione alla Stazione Leopolda».
Virginia Piccolillo
(da “il Corriere della Sera“)
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Novembre 14th, 2012 Riccardo Fucile
I CANDIDATI ALLE PRIMARIE CHE SI VERGOGNANO DI ESSERE DI SINISTRA
Alla domanda del conduttore di Sky su quale fosse la loro figura storica di riferimento, i candidati
alle primarie del centrosinistra hanno risposto: De Gasperi, Papa Giovanni, Tina Anselmi, Carlo Maria Martini e Nelson Mandela.
Tutti democristiani tranne forse Mandela, indicato da Renzi che, essendo già democristiano di suo, non ha sentito il bisogno di associarne uno in spirito.
Scelte nobili e ineccepibili, intendiamoci, come lo sarebbero state quelle di altri cattolici democratici, da Aldo Moro a don Milani, evidentemente passati di moda.
Ma ciò che davvero stupisce è che a nessuno dei pretendenti al trono rosè sia venuto in mente di inserire nel campionario un poster di sinistra.
Berlinguer, Kennedy, Bobbio, Foa.
Mica dei pericolosi estremisti, ma i depositari riconosciuti di quella che dovrebbe essere la formula originaria del Pd: diritti civili, questione morale, uguaglianza nella libertà .
Almeno Puppato, pencolando verso l’estremismo più duro, ha annunciato come seconda «nomination» Nilde Iotti.
Dalle altre bocche non è uscito neppure uno straccio di socialdemocratico scandinavo alla Olof Palme.
Forse i candidati di sinistra hanno ignorato le icone della sinistra perchè temevano di spaventare gli elettori potenziali.
Così però hanno spaventato gli elettori reali.
Quelli che non possono sentirsi rappresentati da chi volta le spalle alla parte della propria storia di cui dovrebbe andare più orgoglioso.
Massimo Gramellini
(da “La Stampa“)
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Novembre 13th, 2012 Riccardo Fucile
A COSA SERVONO LE PRIMARIE SE IL NUOVO PREMIER SARA’ POI SCELTO DAI PARTITI?
Primarie perchè? Se (vista la materia, questo se occorre sottolinearlo e ripeterlo) la
riforma del Porcellum di cui si discute in questi giorni al Senato dovesse veramente vedere la luce, non si capisce a che pro bisognerebbe chiamare i cittadini a scegliere il loro candidato premier.
La nuova legge, infatti, produrrebbe un sistema simil-proporzionale che, alle condizioni date, non consentirebbe a nessuno di vincere.
Nemmeno a Pier Luigi Bersani, il cui partito risulta il primo in tutti i sondaggi.
Impossibile per il Pd raggiungere la soglia necessaria per ottenere il premio di maggioranza, anche mettendo in piedi un’alleanza ingestibile che vada dall’Udc ai comunisti italiani di Oliviero Diliberto.
Già può apparire un’anomalia la pratica delle primarie in un Paese dove non c’è l’elezione diretta nè del capo dello Stato nè del Presidente del Consiglio, ma utilizzare questo strumento quando si ha un sistema elettorale che non consente ai cittadini di scegliere governo e premier appare quanto meno paradossale.
Se con la nuova legge, qualsiasi sia l’esito delle elezioni, i partiti saranno costretti a una piccola o grande coalizione da costruire a tavolino dopo il voto, potrebbe sembrare una presa in giro degli elettori convocarli per le primarie.
Difficile dire, come pure fa qualcuno, sia a destra che a sinistra, che comunque con questo tipo di consultazioni si riavvicinano gli italiani alla politica.
Semmai è vero il contrario: il cittadino si sentirebbe turlupinato a essere chiamato a esprimere un voto inutile.
ppure, nel Pd come nel Pdl nessuno, o quasi, sembra nutrire dubbi di sorta.
Le primarie si hanno da fare, quale che sia la legge elettorale che verrà .
Il leader del Partito democratico Pier Luigi Bersani, che le vuole, sostiene che sono utili perchè il candidato premier dell’alleanza o del partito vincente sarà poi il presidente del Consiglio anche di un eventuale governo di coalizione.
Ma nessuno può assicurare che vada a finire veramente così e che le altre forze politiche si acconcino a fare da comprimarie del vincitore.
Il segretario del Pdl Angelino Alfano ne ha bisogno come il pane: le primarie gli servono per affrancarsi definitivamente da Silvio Berlusconi.
Questa è una valida ragione. Per lui, non per il cittadino elettore che aspirerebbe a poter decidere almeno il proprio candidato premier, visto che da qualche anno in qua, grazie all’attuale sistema elettorale, gli è stata negata la possibilità di scegliere chi mandare in Parlamento.
Non tutti hanno la libertà di Matteo Renzi, che, archiviando per un momento l’amato dialetto fiorentino e utilizzando il più efficace romanesco, afferma: «E allora “tenemose” il Porcellum».
Scherza, ma fino a un certo punto, il sindaco di Firenze.
Lui però non ha un partito da dirigere e può consentirsi il lusso di dire certe cose.
Gli altri possono solo pensarle.
Il vero rischio, comunque, è che si finisca per modificare la legge elettorale cambiando solo le norme che regolano il premio di maggioranza e lasciando invece le liste bloccate.
Per il povero cittadino elettore sarebbe una doppia beffa.
Potrebbe partecipare alle primarie per dare un voto – inutile – al candidato premier, ma non a quelle per scegliere chi mettere in lista, onde evitare di avere per l’ennesima volta un Parlamento di nominati.
Maria Teresa Meli
(da “il Corriere della Sera“)
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Novembre 13th, 2012 Riccardo Fucile
NEL NUOVO FORMAT SFIDANTI ALL’ATTACCO… IL SEGRETARIO PD EDUCATO MA NERVOSO
Atteso e annunciato come un grande evento della storia, e quindi forse con enfasi eccessiva, il confronto di ieri sera su Sky probabilmente non sarà determinante per scegliere il candidato premier del centrosinistra.
Ma difficilmente si potrà più tornare indietro da un modo di fare politica, o meglio propaganda politica, che ieri sera ha avuto una sorta di battesimo nel nostro Paese. Quanto sono sembrati già vecchi, al confronto della sfida all’Ok Corral di ieri, i confronti tra Prodi e Berlusconi da Vespa.
Su questo nuovo ring gli sfidanti più a loro agio sono sembrati i più giovani, Matteo Renzi e Nichi Vendola, anche se Vendola ha 54 anni.
Come cambierà il sistema fiscale? Come garantirà un posto di lavoro ai giovani?
Mi dica la sua visione del mondo in un minuto e mezzo; per quella dell’Europa invece ha solo sessanta secondi.
Mah, devono aver pensato Bersani e Tabacci, che vengono da altre scuole, Piazza del Gesù e Botteghe Oscure, riunioni notturne in nuvole di fumo, centralismo democratico e convergenze parallele.
Quando la politica era fatta di dettagli, di distinguo.
Difficile valutare i cinque sfidanti di ieri sera sui contenuti, quando i tempi di risposta erano più stretti che a «Chi vuol essere milionario».
Quanto interesse suscita un dibattito così fatto?
Scendendo dal ponte della metropolitana di Assago, avevamo avuto l’impressione che tanta aspettativa fosse motivata.
Una grande folla era infatti in coda.
Solo avvicinandoci abbiamo visto, sulla testa di alcune ragazzine, il berretto dedicato a Gigi D’Alessio, in concerto lì al Mediolanum Forum, a fianco del Teatro della Luna dov’era in programma il confronto sulle primarie.
Per il quale il vero pubblico, ovviamente, era a casa propria davanti alla tv.
I cinque sfidanti – anzi, «competitor» – si presentano sul palco alle 20,25, appena cinque minuti prima dell’inizio della diretta.
Matteo Renzi è in mezzo: il sorteggio gli ha assegnato il terzo posto nel giro di risposte.
Ha rinunciato alle maniche di camicia: meglio dare un segnale di rispetto che di diversità o, peggio, di giovanilismo (o, peggio ancora, di americanismo).
È in giacca e cravatta come tutti gli altri maschi; Laura Puppato ha un abito scuro. Renzi pare quello più a suo agio.
È anche il più alto, cosa che non guasta, specie se sei al centro.
È anche quello che prende più applausi, anche se i supporter in sala sono stati divisi con il bilancino.
Bersani sembra il più nervoso. Muove le gambe, cerca una posizione. Gianluca Semprini, il conduttore, sta seduto in fronte a loro.
Quando alle 20,30 scatta la diretta, Renzi si mette le mani in tasca.
La prima domanda è per Tabacci, vecchio democristiano cui non par vero di non poter cominciare con un preambolo. Poi c’è Laura Puppato, quindi ecco lui, Renzi, il più atteso.
Quando parte la domanda, allarga un po’ le gambe facendo pensare che le mani in tasca se le è messe per prendere i revolver.
D’altra parte tra tutti i duellanti il più duellante è lui.
È del Pd, ma gioca fuori casa. Ha il pregio di essere se stesso.
Se Tabacci aveva appena invocato la patrimoniale, lui attacca la burocrazia, «non pensiamo di aumentare le tasse», insomma dice cose che piacciono tanto a molti del centrodestra ma pochissimo alla maggioranza del suo partito.
Però tutti sono se stessi: lo è Vendola quando invoca Hollande e «più tasse per i ricchi», lo è Bersani quando accetta di essere il più lento nelle risposte, parla come ha sempre parlato, per qualcuno può sembrare un po’ il Ferrini di «Quelli della notte» ma è pulito, educato, finisce addirittura quasi sempre con qualche secondo di anticipo.
Sono tutti loro stessi anche quando si toccano i tasti più delicati, come il matrimonio gay.
Non si nasconde Vendola, che cita Oscar Wilde, e non c’è da stupirsi.
Ma sono coraggiosi anche Tabacci, Renzi e Bersani che non cercano l’applauso politically correct: non dicono di sì alle adozioni alle coppie gay e distinguono fra coppie di fatto e matrimonio.
Non è forse troppo lungo, questo confronto?
Non c’è contrasto fra le risposte lampo e la trasmissione fiume?
Perfino le pause per gli spot sono solo dei flash.
I «fantastici cinque» (copyright sito del Pd) hanno solo il tempo di andare dietro le quinte a bere un bicchier d’acqua e a farsi consigliere dai propri spin doctor.
Difficile restare compressi tanto a lungo.
I più carichi di energia, Renzi e Vendola, a volte non si trattengono.
Renzi qualche battuta sui vecchi (Tabacci e Bersani) che hanno fatto il loro tempo se la lascia scappare.
Vendola cede un po’ al vendolese («La precarietà è il buco nero in cui è precipitata un’intera generazione»; «La cultura berlusconiana per la quale tutto ha un prezzo e niente ha un valore») e cerca di sforare sui tempi.
Renzi gli dà una pacca affettuosa. Ieri sera hanno vinto loro due.
Ma Bersani sa che la partita si giocherà su un altro terreno, che gli è più congeniale.
Michele Brambilla
(da “La Stampa“)
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Novembre 13th, 2012 Riccardo Fucile
SOLO BERSANI APRE A CASINI… “IL MIO RIFERIMENTO E’ PAPA GIOVANNI”
A Vendola chiedono «Se non vince, chi voterebbe poi al ballottaggio? ». 
E il leader “rosso” dice «no, non ce la faccio, è una domanda cattiva, siamo alla crudeltà », e non indica nessuno degli altri sfidanti, suscitando le risate di Renzi.
Il clima è tranquillo, non sono volati gli stracci ma neppure ha trionfato la noia, come qualcuno temeva.
Il conduttore Gianluca Semprini incalza, i candidati sforano tutti il tempo di ogni risposta che è di un minuto e 30 secondi.
La “csxfactor” – la sfida tv su Skytg24 nello studio di X Factor – di Bersani, Renzi, Tabacci, Puppato e Vendola è un successo, quantomeno su twitter.
Il piatto forte arriva alle fine quando dalle scaramucce e dalle ricette non lontane su fisco, anti evasione e lotta alla precarietà – si passa allo scontro.
È sul finanziamento ai partiti e poi sulle alleanze.
Bersani difende il patto con Casini, insieme a Tabacci.
Gli altri tre, a cominciare da Renzi, non ne voglio sapere
Il “rottamatore” sui soldi alle forze politiche cala l’asso, attaccando «chi pur avendo governato», non ha varato la norma contro il conflitto di interessi e «ha preso in giro gli italiani con una legge sul finanziamento pubblico ai partiti».
È un punto per il sindaco, che però di “rottamazione” questa volta non parla.
Bersani rimonta sulle ricette concrete.
Quando dice: «Mai più paradisi fiscali, perchè la ricchezza sa dove scappare … e poi in Italia serve una parola chiara, mai più condoni, mai più».
Serve piuttosto una patrimoniale per alleggerire l’Imu.
Via l’Imu sulla prima casa – anche per Vendola – e una tassa sui redditi del 75% «da un milione in su».
Subito Renzi rimbrotta: «La patrimoniale per chi ha più di un milione di euro va bene, ma in Italia sono solo 786».
La massima distanza è tra Vendola e Renzi e, in subordine, tra Vendola e Tabacci. Però le differenze tra i candidati si accorciano quando si parla delle riforme Fornero e di Marchionne.
I 5 sfidanti per la premiership del centrosinistra esprimono sostanzialmente 5 no. Certo, la riforma delle pensioni piace a Renzi.
Vendola va all’attacco sulla riforma del lavoro: «È uno sfregio alla civiltà ». Bersani condivide con Renzi il fatto che «bisogna scrostare, rinnovare la società » e aggiunge che comunque «la riforma Fornero non basta»
Puppato difende i giovani, altro che choosy o bamboccioni come «li definiva Brunetta».
Renzi la corregge: «Bamboccione l’ha detto Padoa-Schioppa».
Bersani replica: «Dammi un occhio e poi giudicami tra due anni perchè in 48 ore non si risolve la precarietà ».
Su Marchionne, il sindaco “rottamatore” fa autocritica: «Io che le avevo creduto…». «Io che non le avevo mai creduto», incalza Vendola.
E Bersani: «Caro ingegnere, lei sta parlando con qualcuno che non le beve, lei Marchionne è un po’ osè».
Tensione tra Renzi e Tabacci su alleanze, Monti-bis e costi della politica: Il “rottamatore” denuncia: «Rispetto Tabacci e la sua storia, che ora gli ha permesso di distribuire poltrone con Monti di qua, e Casini di là . Ma così si consegna il paese a Grillo».
Tabacci contro la demagogia di Renzi: «Un governo con dieci ministri non sta in piedi». Bersani bacchetta Renzi e Vendola sul no a Casini: «Non siate settari».
Sui diritti gay. Per Renzi ci vuole la civil partnership. Vendola non ricorre alla sua esperienza personale, però afferma che gli omosessuali non possono accontentarsi di spicchi di diritto: «Sì all’adozione per le coppie omosex».
Bersani media: «Tra massimalismo e minimalismo bisogna trovare la strada, sono per la legislazione tedesca, ma sull’adozione sono per un principio di precauzione ». Infine appelli e il pantheon. «Serve il cambiamento e un governo forte», per Bersani che cita papa Giovanni XXIII come suo punto di riferimento.
Mentre Vendola (la sua bussola è il Cardinal Martini) invita al riscatto dall’era berlusconianiana: «Io un acchiappanuvole per un’Italia migliore».
Renzi (Mandela il suo idolo) ironizza: «Sento dire se vince Renzi, finisce il centrosinistra, c’è chi crede alle profezie Maya e chi a D’Alema».
In conclusione? Soddisfatti.
Foto di gruppo e battuta di Renzi : «Io mi metto a sinistra di Vendola». Bersani twitta: «Bel confronto, siamo forti».
Giovanna Casadio
(da “La Repubblica”)
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