Novembre 26th, 2012 Riccardo Fucile
NESSUN AGGIORNAMENTO DA ORE SUL SITO UFFICIALE… RABBIA DEGLI ELETTORI, DATI A RILENTO NEL SUD
L’ultimo aggiornamento è apparso su Internet verso l’1 e 30 della notte. 
Dai 3.982 seggi scrutinati sino a quell’ora sul totale dei 9.232 allestiti in tutta Italia, si è passati a 3.992.
Poi il nulla. Nessun altro risultato.
Sul sito ww.primarieitaliabenecomune.it non è apparso più niente.
A parte l’invito in bella evidenza sulla home che però è sembrato suonare piuttosto beffardo :«Segui in diretta lo spoglio delle primarie, tutti i risultati in tempo reale dalle sezioni».
UN BLOCCO NELLA NOTTE
Più che di un rallentamento delle operazioni di spoglio, si è trattato di un vero e proprio blocco di cui per tutta la notte, praticamente in tempo reale, si è discusso con preoccupazione, tra mille dubbi e persino sospetti, su Twitter. «Risultati che arrivano a rilento», «incompresibili ritardi», «lo spoglio si è insabbiato», sono stati i «cinguettii» più twittati dalla Calabria alla Val d’Aosta tra la mezzanotte e le due. Ma poi qualcuno tra le migliaia di elettori del centrosinistra rimasti in attesa dell’avanzamento dello spoglio ha cominciato a parlare più esplicitamente di «giallo» e di «mistero».
Altri rilanciano: «E’ un black-out».
E aggiungono anche la polemica sui dati ufficiali riguardanti l’affluenza: «Sono andati a votare in tre o quattro milioni? C’è una differenza di un milione di elettori…».
«NESSUN DATO DAI SEGGI» –
Il primo allarme sullo scrutinio a rilento lo ha twittato il direttore di «Europa» Stefano Menichini: «Dal comitato: blocco aggiornamento perchè non arrivano più i dati dai seggi, devono aspettare aggregati dei comitati provinciali».
Subito dopo un altro aggiornamento: «E comunque è antipatico che, di nuovo, tutto si blocchi sui dati dal Sud. Niente da fare, c’è un enorme problema irrisolto».
BERSANI AL 44,33%
Alle quattro passate i risultati pubblicati sul sito ufficiale erano sempre quelli aggiornati a tre ore prima: in testa Bersani con il 44,33 %, poi Matteo Renzi con il 36,29 %, Nichi Vendola (15,21 %), Laura Puppato (2,97 %) e Bruno Tabacci (1,2 %).
Quel che invece cresceva erano i tweet arrabbiati degli elettori del centrosinistra in attesa di informazioni più precise.
Ma in un tweet qualcuno, mentre intanto già albeggiava, è riuscito a trovare il tempo per difendere gli scrutatori: «Non dimenticatevi che stanno lavorando gratis – è stato l’ammonimento in un «cinguettio»-.
Sono loro la vera anima del centrosinistra».
Alessandro Fulloni
(da “il Corriere della Sera“)
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Novembre 25th, 2012 Riccardo Fucile
RIMANDATI A CASA DUE CONSIGLIERI COMUNALI CHE VOLEVANO PARTECIPARE ALLE PRIMARIE… SONO LE TRUPPE CAMMELLATE CHE VORREBBERO RENZI CANDIDATO DEL CENTROSINISTRA
«Ogni voto conta e ogni voto verrà contato». Chi non ricorda la celebre frase di Al Gore al termine della notte elettorale delle presidenziali americane del 2000, segnate dall’incertezza sull’esito del voto in Florida.
È normale quindi che anche un singolo voto in politica diventi importante e se questo voto non lo si è potuto esprimere, si crei un piccolo caso politico.
Come è successo a Novi Ligure, cittadina guidata da un sindaco Pd, dove a Marco Bertoli, consigliere comunale indipendente ma che alle ultime elezioni aveva appoggiato un candidato sindaco della Lega Nord, è stato impedito di votare alle primarie.
Come pure è accaduto, sempre a Novi Ligure, anche a Giuseppe Dolcino, anche lui consigliere comunale ex leghista, ora indipendente (e all’opposizione).
BLOCCATO
Bertoli (che alle ultime primarie del centrosinistra aveva votato) non ci sta e tuona: «È uno scandalo che a un novese non venga permesso di votare. Il Pd che dice di essere aperto alla società civile mi ha contestato il fatto di non essere iscritto al Pd, io sono 20 anni che sono eletto come indipendente». E alla domanda che possa aver pesato il fatto che avesse manifestato l’intenzione di votare per Renzi esclama: «Ma certo. Al seggio erano in due. Quello per Renzi voleva che votassi, il bersaniano no, alla fine ha vinto il bersaniano».
«ABIURA»
Niente da fare anche per Dolcino, che voleva pure lui votare per Renzi, a cui però sarebbe stato proposto al seggio anche uno scambio: «Mi hanno detto che se fossi passato con la maggioranza in consiglio comunale avrei potuto votare. Non ho accettato».
IL PD LOCALE
Il Pd locale, per bocca del segretario Cecilia Bergaglio, spiega però le ragioni della scelta di non far effettuare il voto: «In tutta Italia e non solo a Novi Ligure ci siamo dati una regola che è poi quella dell’articolo 3 comma 7 che prevede che non siano ammessi al voto coloro che svolgono attività politica contraria al centrosinistra. Abbiamo deciso che chi aveva ruoli istituzionali al di fuori del centrosinistra non poteva votare. Non impediamo agli elettori del centrodestra di votare, solo a chi ha un ruolo pubblico».
I RENZIANI
Una scelta quest’ultima che non convince del tutto Germano Marubi che dei renziani è il punto di riferimento a livello locale: «Il regolamento come tutti i regolamenti va interpretato. Bisogna considerare che, nel caso del signor Bertoli, una cosa è l’aspetto amministrativo e l’altro quello politico, se no avremmo dovuto impedire di votare anche ai consiglieri di Sel in quei comuni in cui il Pd è nella maggioranza e loro sono all’opposizione. Poi, inutile negarlo, il fatto che Bertoli, avesse annunciato che avrebbe votato per Renzi ha pesato».
Marco Letizia
(da “il Corriere della Sera”)
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Novembre 24th, 2012 Riccardo Fucile
IL PARTITO E’ IN ROSSO, SILVIO NON CACCIA UN SOLDO E IL TESORIERE E’ DIMISSIONARIO…OGNUNO SI FINANZIERA’ DA SE’, MA I CANDIDATI PIU’ POVERI NON AVRANNO CHANCHE
Dovranno essere delle primarie a costo zero. Questo è l’input arrivato da via
dell’Umiltà .
Ogni candidato, quindi, dovrà pensare a sè.
Stavolta, non arriverà nessun aiuto dal partito. I tempi d’oro sono finiti.
I tesorieri del Pdl Rocco Crimi e Maurizio Bianconi sono stati chiari: non si sono più risorse, è il momento di tirare la cinghia, basterà il contributo di 2 euro a voto per finanziarsi.
I «POVERI» IN CRISI
La linea dell’austerithy, però, ha messo in crisi gli sfidanti più poveri di mezzi, costretti a sborsare tutto di tasca propria: il limite fissato dal regolamento approvato dall’Ufficio di presidenza è fissato a 200mila euro e per una ‘campagna vincentè ci vogliono almeno 100 mila euro.
«Non ho mica i soldi di Samorì che dice di aver raccolto 40mila firme, io le firme devo andare a cercarle una ad una sul territorio, per ora ne ho raccolto 9mila», si lamenta l’amazzone Michaela Biancofiore.
CHI PAGA I GAZEBO?
L’argomento soldi, dunque, resta un gatta da pelare. Nessuno ne parla con piacere. Di solito ci dovrebbe pensare il partito, almeno a pagare i gazebo e il materiale di propaganda elettorale.
L’affitto di un gazebo invernale costa circa 400 euro al giorno, 2mila 800 euro alla settimana e 12 mila euro in un mese.
Senza contare le spese per volantini, «santini», manifesti e pranzi e cene con i potenziali elettori. Internet può dare una mano, ma, a conti fatti, le spese restano alte.
Dalle parti di via dell’Umiltà fanno sapere che ai gazebo potrebbero provvedere i coordinamenti locali (quelli provinciali in particolare), ma nulla è sicuro.
TESORIERE VACANTE
Resta poi il problema degli straordinari da pagare ai dipendenti della sede di via dell’Umiltà per seguire la maratona delle primarie e i costi del software per pubblicizzare on-line le consultazioni.
Il piatto piange e il budget è stato ridotto all’osso.
In più c’è sempre il caso Crimi da risolvere: da quando il tesoriere ha rimesso il suo mandato tutto è bloccato, nessuno può autorizzare le spese senza la sua firma.
(da “il Corriere della Sera“)
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Novembre 21st, 2012 Riccardo Fucile
TROPPE VARIABILI PER UNA CONSULTAZIONE CHE RISCHIA IL FLOP DI FRONTE AL DISIMPEGNO DI BERLUSCONI…E L’INCOGNITA MELONI, APPOGGIATA DA STORACE E SETTORI GIOVANILI DEL PDL, SPACCA LA COMPONENTE AN CHE ERA DATA CON ALFANO
Si deciderà entro domani la sorte delle primarie del Pdl, che in queste ore sono tornate
drammaticamente a rischio.
Dopo una frenetica giornata di incontri e riunioni operative in via dell’Umiltà , per mettere in moto in ogni caso la macchina organizzativa che dovrebbe portare ad una sola giornata e l’unica possibile, il 16 dicembre, la competizione è in bilico e potrebbe perfino essere annullata.
Oggi, con il ritorno nella capitale di Silvio Berlusconi, si terrà un vertice tra il Cavaliere e lo stato maggiore del Pdl.
Domani, in una riunione allargata ai coordinatori provinciali e ai responsabili sul territorio, si tireranno le somme e si deciderà se tenere o meno l’appuntamento che l’ex premier continua a osteggiare, ma che ormai anche nell’entourage del segretario considerano a rischio di autogol e che qualcuno vorrebbe derubricare a consultazione online.
A cambiare completamente il clima su una scelta che sembrava ormai presa (e che comunque a ieri sera veniva ancora ufficialmente confermata) molti fattori: il primo l’assoluta, rinnovata, riconfermata contrarietà di Berlusconi, che anche ieri avrebbe fatto sapere ad Alfano che con le elezioni alle porte perdere tempo, energie e soldi in un evento destinato a sicuro insuccesso è una follia.
Il secondo, l’oggettiva ristrettezza dei tempi: con l’election day sempre più probabile e il possibile scioglimento delle Camere ai primi di gennaio, le primarie spalmate su più domeniche diventano impossibili, e visto che l’unica data resta quella del 16 dicembre, con tre settimane o poco più per organizzare la sfida, portare la gente al voto diventa impresa improba.
Ma c’è un terzo motivo, tutto politico, che sta creando ulteriori spaccature: la candidatura di Giorgia Meloni.
L’ex-ministro è scesa in campo nonostante l’opposizione di tutti i big dell’ex An, da La Russa a Gasparri, da Matteoli a Corsaro ad Alemanno, schierati con Alfano.
Ma, raccontano, dalla sua ha sul territorio un forte consenso, sempre crescente, tra amministratori locali, consiglieri provinciali, comunali, big del calibro di Musumeci, oltre al sostegno di Storace e soprattutto a una spinta di quel movimento giovanile che ha guidato e che ha grandi capacità di coinvolgimento di un’opinione pubblica sensibile alla parola d’ordine del «mai con Monti e via i vecchi apparati».
Un problema grosso per gli ex An, che vedono rimessi in gioco pesi e posizionamenti della loro componente, ma un problema anche per Alfano, che deve far fronte a scontri interni fratricidi. Il tutto con una polverizzazione delle candidature che – se restasse tale – minerebbe sia la serietà della competizione che il suo potenziale consenso.
Sì perchè, a ieri sera, senza nemmeno ancora l’ufficializzazione delle candidature, gli aspiranti premier ammontavano a una ventina: «Se è così, è un circo Barnum!», si sfogava a nome di tutti Giampiero Samorì, poco dopo la rinuncia di Alessandra Mussolini («Non è una cosa seria, queste non sono primarie ma un congresso interno!», diceva attaccando la Meloni) e dell’avvocato Marra, che denunciava l’impossibilità di raccogliere le firme senza collaborazione dei consiglieri del Pdl.
Ma per due ritiri, ecco i nomi nuovi dell’immobiliarista Alessandro Proto, di Germana Lancia e anche del produttore tv Luciano Silighini Garagnani, vicino alla Minetti. Chiaro, raggiungere le diecimila firme necessarie non sarebbe possibile per molti candidati e tutti ritengono che, se le primarie si faranno, saranno 5 o 6 i protagonisti (Alfano, Meloni, Santanchè, Samorì, Cattaneo e chissà chi tra Biancofiore, Crosetto, Galan).
Ma c’è chi fa notare che, anche così, il quadro sarebbe delineato secondo i voleri del Cavaliere: «Si sarebbero create le tre aree che vuole Berlusconi per lanciare lo spacchettamento: Alfano indebolito a capo dei resti del Pdl, la Meloni leader di un partito di destra, gli altri nella lista degli imprenditori».
Ipotesi, scenari, veleni, possibili e crescenti in unmomento tanto drammatico e incerto.
Nel quale anche uno dei fondatori storici di FI come Giuliano Urbani, al quale Alfano ha chiesto collaborazione da componente dei probiviri, replica con un «no grazie», richiamando lo spirito del ’94 e bocciando l’idea di un rassemblement dei moderati al quale guardano con speranza in tanti, a cominciare da Frattini che lo auspica.
Paola Di Caro
(da “Corriere della Sera”)
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Novembre 20th, 2012 Riccardo Fucile
SI STANNO TRASFORMANDO LE PRIMARIE IN UN CONGRESSO PER AVERE MAGGIORE PESO INTERNO”… ANCHE GASPARRI E LA RUSSA ORA SI LAMENTANO: “TROPPI CANDIDATI”
Alessandra Mussolini si ritira dalla corsa per la leadership del Pdl. “Trasformare le primarie del Pdl in un congresso politico, o meglio, in una squallida e poco credibile resa dei conti interna, è il più grosso errore che si possa commettere alla vigilia di una campagna elettorale”, spiega la parlamentare annunciando la sua rinuncia alla candidatura.
“Se queste sono le premesse – lamenta – sarà una gara sotto i riflettori di chi ha lo scopo di distruggere senza costruire, che porterà a un ulteriore indebolimento politico di un partito e della sua classe dirigente”.
“Non si parli allora di primarie ma di correnti allo sbaraglio in cerca di riposizionamento politico”, prosegue Mussolini.
“Patetico poi – attacca ancora – è l’atteggiamento di chi tira fuori ‘le unghiette’ contro il governo Monti solo ora, dopo che ne ha sempre dato l’appoggio durante il suo mandato. A questo punto, ancora una volta, il presidente Berlusconi ha avuto ragione a nutrire scetticismo per questo masochistico strumento politico al quale mi onorerò di non partecipare”.
Con la scelta di Alessandra Mussolini di non correre, il numero dei candidati a rappresentare il Pdl nelle elezioni politiche passa da 12 a 11, ma non è ancora definitivo in quanto il termine per la presentazione delle firme scadrà domenica, a mezzogiorno e non è detto che tutti i concorrenti riusciranno a presentarsi con lke carte in regola.
Ai nomi di Angelino Alfano,Giorgia Meloni, Daniela Santanchè, Giancarlo Galan, Gianpiero Samorì, Guido Crosetto, Alessandro Cattaneo, Michaela Biancofiore, Vittorio Sgarbi e Alfonso Marra, si è aggiunto nelle ultime ore utili il finanziere Alessandro Proto.
Manca, invece, il nome dell’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti.
Una cifra eccessiva secondo Ignazio La Russa e Maurizio Gasparri.
“Esprimiamo rispetto per tutti i possibili candidati alle primarie del Pdl, ma il loro numero, circa 20, crediamo renda opportuno un piccolo esame di coscienza per molti di loro”, affermano in una nota.
“Davvero – proseguono – ciascuno dei possibili candidati, che diventeranno tali solo dopo la non difficile raccolta di almeno 10.000 firme, si sente in grado di rappresentare il Pdl e poi cercare di battere il candidato della sinistra per svolgere il ruolo di presidente del Consiglio, che è stato di Silvio Berlusconi ed a cui rinnoviamo la nostra vicinanza?”
(da “la Repubblica“)
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Novembre 20th, 2012 Riccardo Fucile
L’EX MINISTRO DELLA GIOVENTU’ SCIOGLIE LA RISERVA E ORA GLI EX AN RAPPRESENTANO UN PERICOLO PER ALFANO… RESTA L’INCOGNITA TREMONTI
Una sfida affollata. Saranno in dieci a contendersi nel centrodestra la candidatura per la
premiership.
Anche Giorgia Meloni ha scelto di partecipare alle primarie del Pdl. “Una decisione complessa – dice – e anche un po’ sofferta, ma ci sono alcune cose da chiarire”, anche rispetto a quanto dice il segretario Alfano “su Monti”.
La lista dei candidati è lunga e vede in corsa, oltre alla Meloni, Angelino Alfano, Daniela Santanchè, Michaela Biancofiore, Alessandro Cattaneo, Giancarlo Galan, Gianpiero Samorì, Alessandra Mussolini, Guido Crosetto e Vittorio Sgarbi. Resta l’incognita GiulioTremonti, il cui nome era circolato nei giorni scorsi.
L’ex ministro della Gioventù spiega così la sua decisione: “Mi candido perchè penso valga la pena di dire alcune cose con chiarezza e capire quanto certe idee hanno consenso”.
Ad esempio, continua la Meloni, “io sono per il bipolarismo e per un no chiaro all’esperienza Monti. Dobbiamo tornare alla sovranità del popolo”.
E, rispetto a quel che dice Alfano, ci sarebbe da chiarire “se il Pdl è disponibile – dice – a sostenere Monti senza la sinistra e a sostenerlo con Montezemolo e Casini, mentre il mio è un no in ogni caso”.
L’ex ministro spiega poi di “non aver parlato con Berlusconi” della sua candidatura. “È stata una decisione complessa – aggiunge – e anche sofferta perchè ci si candida a guidare il Paese”.
Infine, quanto alla ‘rottamazione’ dell’attuale classe dirigente del Pdl, la Meloni ricorda: “Io ho già chiesto un passo indietro prima di candidarmi. Anche se tutta la dirigenza del partito si schierasse con Alfano ritengo ci sia una platea enorme di persone a cui rivolgersi”.
(da “La Repubblica”)
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Novembre 20th, 2012 Riccardo Fucile
TRENTAMILA VOLONTARI ALL’OPERA, LE PREREGISTRAZIONI PROCEDONO SPEDITE… PREPARATE 8 MILIONI DI SCHEDE
Superata quota seicentomila. Tanti erano gli iscritti censiti ieri pomeriggio dal quartier generale di Italia Bene Comune quando ancora i 6500 uffici elettorali erano aperti. Una mobilitazione in vista dell’ultima settimana prima dell’apertura dei gazebo, domenica prossima dalle 8 del mattino alle 20 di sera, che ha visto in campo quasi trentamila volontari in tutta Italia.
Una settimana, quella che sta iniziando, che sarà al calor bianco: cinque i candidati (Bersani, Vendola, Renzi, Puppato, Tabacci), ma l’attenzione si concentra sulla battaglia tra il segretario Pd e il sindaco di Firenze.
Duecentomila le iscrizioni on line, 400mila quelle cartacee, oltre 8mila gli uffici elettorali già costituiti, mille quelli che apriranno i battenti da qui a domenica.
Sei milioni le schede che verranno consegnate nei kit (seicento schede elettorali in ognuno), due milioni quelle di scorta, mentre le previsioni ufficiose del quartier generale si attestano tra i due e i tre milioni di partecipanti alle primarie.
Ma fare stime certe è impossibile, come hanno dimostrato i gazebo nel 2009 quando andarono a votare oltre tre milioni di elettori.
La preoccupazione maggiore, adesso, è il clima che potrebbe crearsi nei seggi tra i rappresentanti dei candidati.
Stavolta sono primarie «caldissime», i sondaggi raccontano di un vantaggio di Bersani che stacca Renzi di vari lunghezze ma l’esito nessuno lo da per scontato.
La battaglia è soprattutto tra il segretario e il sindaco e quest’ultimo è agguerrito. «Regole fatte per restringere e non per allargare la partecipazione», è stato il suo leit motiv durante la campagna elettorali.
Dal suo Comitato non si contano gli appelli ai rappresentati ai seggi a tenere gli occhi aperti.
«Inutili tensioni», commentano dal Comitato organizzatore, meglio sarebbe «mantenere la calma e vivere questo appuntamento come una grande festa di partecipazione del popolo di centrosinistra».
Il timore sono la valanga di ricorsi e reclami che potrebbero arrivare al Comitato dei Garanti e in via Tomacelli 146, sede del comitato Italia bene Comune.
Soprattutto nel caso in cui si dovesse andare al ballottaggio: il rush finale caratterizzato da polemiche legate ai ricorsi o ai sospetti di brogli, raccontano al Pd, sarebbe un danno prima di tutto per il centrosinistra.
E questa è la preoccupazione del segretario Pier Luigi Bersani che l’altro giorno ha invitato ad avere rispetto per la correttezza delle migliaia di volontari che garantiranno lo svolgimento delle primarie e dunque a con calare ombre di sospetto sulla regolarità del voto.
Al punto che l’altro giorno alla Leopolda è stato consegnato un vademecum: massima attenzione ai verbali (da fotografare), all’integrità delle urne, a non abbandonare il luogo dove si svolgono le operazioni di voto.
Rassicurante Laura Puppato: «Le primarie del centrosinistra, chiunque sarà il vincitore, saranno servite a far riavvicinare i cittadini alla politica», dice durante il suo tour elettorale tra Abruzzo e Puglia.
«L’altissima partecipazione agli incontri, con punte di oltre 300 persone in piccole realtà come Roseto degli Abruzzo racconta dimostra che se la politica si propone obiettivi chiari, definiti e condivisibili, e esce dalle stanze chiuse del potere può veramente riavvicinare la gente».
Anche Bruno Tabacci sulla stessa linea: «Le primarie cadono in un momento particolare e complesso e c’è bisogno di avere lucidità dopo un ventennio in cui il nostro Paese ha perso il senso della visione. Il mondo nel frattempo è cambiato e noi siamo ancora con la testa ripiegata all’indietro».
L’appello che lanciano dalla coalizione è quello di registrarsi comunque prima di domenica, per coloro che possono, recandosi presso uno degli uffici elettorali più vicini (l’elenco è pubblicato sul sito www.primarieitaliabenecomune.it) muniti del numero del seggio dove si vota alle politiche (scritto sulla tessera elettorale), dare la propria adesione al Manifesto della coalizione, un contributo minimo di due euro, e ritirare così il certificato con il quale sarà possibile votare domenica prossima e in caso di ballottaggio il 2 dicembre.
Chi si registra entro il 23 novembre potrà comunicare di voler votare in un luogo diverso, saranno facilitati i fuori sede e in ogni caso domenica ci sarà un aumento degli addetti alla registrazione soprattutto nei seggi che nella passata tornata hanno registrato una maggiore affluenza.
Se ci sarà il candidato premier o dovrà essere ballottaggio si saprà soltando domenica in tarda serata.
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Novembre 19th, 2012 Riccardo Fucile
SPOSETTI ACCUSA: “RENZI HA SPESO TRE MILIONI DI EURO PER LA CAMPAGNA DELLE PRIMARIE: CHI PAGA?”
E alla fine, ha scelto la guerra. Perchè «è meglio vincere male che perdere bene».
«Non ci sono due curriculum, ma due modelli di futuro a confronto. Da un lato l’usato sicuro di Bersani, dall’altro la sfida per un’Italia diversa».
Renzi cerca di «vendere» il sogno, sempre più a suo agio nei panni del Grande Imbonitore, sospeso tra Obama e Bonolis.
E se il partito «nei sondaggi è sopra il 30%, io dico andate a ricercare quelli che dicevano che le primarie ci avrebbero distrutto».
La tesi per convincere gli ultimi indecisi: «Con noi si vince. Loro non hanno fatto nulla, nemmeno la legge sul conflitto di interessi. E per favore, niente renziani: queste malattie lasciamole agli altri».
Sottopalco Gori, Lotti e De Siervo annuiscono.
Giuliano da Empoli ascolta assorto. C’è anche Fausto Brizzi. Agnese Renzi no, aveva una lezione a scuola.
Ma a rilanciare il tema finanziamenti ieri ci pensa, a distanza, l’ex tesoriere ds Ugo Sposetti: «La Leopolda è costata 350 mila euro. Finora Renzi ha speso circa 2 milioni e 800 mila euro. Il tetto è 200 mila».
La replica: «Metto online tutte le fatture. Non abbiamo finanziatori occulti».
E la portavoce dei comitati Simona Bonafè: «Sposetti spara cifre in libertà . Che ha fatto con i soldi dei finanziamenti dei Ds?».
Già , ma se si perde? Renzi: «Non esiste un piano B. Non accetteremo premi di consolazione».
Poi c’è la questione del centrodestra. «Mi hanno dato del fascistoide. Ma perchè dovremmo vergognarci di prendere quei voti? Meglio Bersani che li raccoglie conto terzi, con Casini?». Intanto un voto lo incassa ieri.
In sala stampa lo avvicina un ragazzo sulla trentina: «Matteo, sono un elettore di destra. Però stavolta voto per te». Lui gli stringe la mano: «Vai, grande».
E tira via.
Ma il vero timore di Renzi è che la polemica sulle regole spinga le persone a non votare.
E così lancia lo slogan: «Meglio perdere un quarto d’ora oggi a fare la fila piuttosto che perdere i prossimi 5 anni».
Quanto ai rottamati, la butta sul ridere: «Bindi, D’Alema, Veltroni… Sono come quei bambini che non vogliono scendere dall’altalena».
Ma la presidente ds replica: «Sulle deroghe decide il partito, non Renzi».
Sempre il sindaco: «Di Pietro? Non ci alleeremo con nessun partitino come il suo, che poi fa gruppo a sè per beccare i finanziamenti».
Sull’ipotesi brogli alle primarie ieri però gli ha replicato da Bari Pier Luigi Bersani: «Non mettiamo sospetti, stiamo facendo una cosa meravigliosa che verrà sostenuta da migliaia di volontari, tutta gente per bene. L’affluenza? La voglio altissima».
E Nichi Vendola: «Sono ottimista: ho sempre perso nei sondaggi ma ho sempre vinto nelle urne»
Angela Frenda
(da “il Corriere della Sera”)
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Novembre 18th, 2012 Riccardo Fucile
IL MAGISTRATO ANTIMAFIA SI DIMISE DA CONSIGLIERE PER LA SICUREZZA DEL SINDACO DI FIRENZE NEL FEBBRAIO SCORSO CON UNA LETTERA DI FUOCO PUBBLICATA DALLA “VELINA ROSSA”
Il gran rifiuto di Pier Luigi Vigna a Matteo Renzi, l’accusa di aver usato la poltrona di
sindaco di Firenze come «trampolino» verso posti più alti.
Il compianto magistrato antimafia si dimise da consigliere della sicurezza del sindaco di Firenze, nel febbraio scorso, con una lettera di fuoco, della quale ora si apprende il contenuto, rivelato dalla Velina Rossa di Pasqualino Laurito.
«Sono sempre stato rispettoso della libertà di scelta altrui, ma nella stessa misura non ho mai considerato positivamente chi opta per lo svolgimento di una determinata funzione pubblica come un trampolino di lancio per conseguirne un’altra del tutto diversa», scriveva Vigna con un tono decisamente amareggiato. «Poichè (emerge) anche da tue dichiarazioni pubbliche in merito il convincimento che tu abbia optato per la sindacatura di Firenze quale passaggio attraverso le primarie alla leadership politica, il mio giudizio su tale condotta non può che essere critico».
Così l’ex procuratore nazionale antimafia Pier Luigi Vigna, scomparso il 28 settembre scorso, scriveva nel gennaio 2011 al sindaco di Firenze Matteo Renzi motivando le sue dimissioni dall’incarico di consigliere speciale per la sicurezza dello stesso Renzi.
La lettera è stata trovata e diffusa dalla Velina Rossa, che, in conclusione, con la consueta vena polemica di Laurito ha voluto offrire il suo «contributo» alla manifestazione di Renzi ieri a Firenze: «Questo è il nostro contributo all’assemblea della Leopolda».
Vigna era stato nominato consigliere il 25 settembre del 2009 con il compito di fornire al sindaco il proprio apporto collaborativo nel settore della sicurezza.
«Ho sempre pensato aggiungeva l’ex magistrato nella sua missiva che ogni funzione pubblica non possa essere strumentalizzata».
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