Novembre 29th, 2012 Riccardo Fucile
IL ROTTAMATORE “PIU’ CONVINCENTE” PER IL 49% DEGLI INTERPELLATI CONTRO IL 38%
È Matteo Renzi il vincitore del confronto tv con Pier Luigi Bersani trasmesso da Rai1.
Secondo il 49% dei telespettatori il più convincente è stato il sindaco di Firenze, mentre il 38% ritiene che sia stato il segretario del Pd a prevalere nel dibattito.
Lo rileva un instant poll condotto dall’istituto Quorum in collaborazione con LaStampa.it su un campione di intervistati che hanno seguito il confronto di questa sera.
Per il 13% degli intervistati, invece, dal dibattito non è emerso nessun chiaro vincitore e si è trattato di un sostanziale pareggio.
ùIl 15% dice che potrebbe aver cambiato idea su chi votare al ballottaggio: tra questi elettori, Renzi quasi doppia Bersani (54% contro 28%, il 14% è indeciso).
Il sondaggio è stato condotto online con metodologia CAWI, su un campione statisticamente rappresentativo di 1.900 telespettatori del confronto di questa sera.
ECCO TUTTI I DATI
Intenzioni di voto per il ballottaggio (tra chi ha votato al 1° turno):
Renzi 41%
Bersani 53%
Indeciso/Non vota 6%
Vincitore nel dibattito (solo tra chi ha votato al 1° turno):
Bersani 47%
Renzi 41%
Pareggio 12%
Vincitore nel dibattito (18-34 anni):
Renzi 62%
Bersani 30%
Pareggio 8%
Vincitore nel dibattito (35-54 anni):
Renzi 56%
Bersani 30%
Pareggio 14%
Vincitore nel dibattito (55 anni e oltre):
Bersani 49%
Renzi 38%
Pareggio 13%
(da “La Stampa”)
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Novembre 28th, 2012 Riccardo Fucile
PER PIEPOLI RISULTATO “ASSEGNATO”… PER L’IPSOS “PARTE DEI VENDOLIANI ORIENTATI AL FATTORE GIOVANI”
Sulle percentuali non si sbilanciano, perchè fare sondaggi è una scienza, serve un lavoro
lungo, complicato e costoso e i pronostici non si improvvisano nè si elaborano senza che ci sia un committente.
Però la valutazione generale (e dichiaratamente generica) dei sondaggisti è che sarà Pier Luigi Bersani domenica prossima a vincere il secondo turno delle primarie del centrosinistra.
«Come diciamo in gergo tecnico – spiega Nicola Piepoli, presidente dell’Istituto Piepoli – il risultato è “assegnato” a Bersani, e ci sarebbe da meravigliarsi se Matteo Renzi lo superasse. Naturalmente, tutto è possibile; ma, visti i grandi numeri di differenza tra i due, non sembra verosimile un esito diverso».
Piepoli poi preferisce lasciarsi andare a racconti storici sui sondaggi, ricordando come sia stato un italiano «il primo al mondo, nel 1953, a mettere a punto una proiezione: era Celso Ghini, del Pci».
Renato Mannheimer, direttore dell’Ispo, condivide la previsione: «Sì, vincerà Bersani, forse 60 a 40, Gli esclusi dal primo turno collaboreranno alla sua vittoria».
Ma poi anche qui c’è un ma: «Il rottamatore (Renzi, ndr) è un gran combattente. Ha perso il primo round con un sorriso e non si è arreso».
Il vantaggio per il segretario del Pd è fatto assodato e solido anche per la Swg.
«Ma c’è anche la possibilità – dice Maurizio Pessato all’agenzia Adnkronos – che cambi la platea dei votanti: se Renzi galvanizzasse i suoi sostenitori e simpatizzanti, la partecipazione ai seggi potrebbe essere più massiccia».
Un’ipotesi che dipenderà totalmente dalle regole del voto, e diventerà dell’irrealtà se avrà diritto alla scheda solo chi è già andato alle urne domenica scorsa
Quel che davvero può far oscillare le percentuali riportate da ciascuno dei contendenti sono i voti dei tre candidati rimasti fuori dal ballottaggio.
Lì le carte più forti le ha Nichi Vendola, e molti dei suoi hanno già fatto dichiarazioni a favore di Bersani. Ma – ancora ma – «una parte dell’elettorato di Vendola potrebbe essere orientato al cambiamento, al fattore giovane», commenta Luca Comodo dell’Ipsos.
Dunque prudenza: i sondaggi sono una cosa seria.
(da “il Corriere della Sera“)
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Novembre 28th, 2012 Riccardo Fucile
“CHI ERA ALTROVE LO DOVRA’ DIMOSTRARE”: STAMPO, RESPONSABILE ORGANIZZATIVO, E’ INFLESSIBILE… “HANNO TUTTI COPIA DEL REGOLAMENTO”
(Comitato primarie del Pd, via Tomacelli, quinto piano, corridoio lungo, luci al neon. Segretaria imbarazzata: «Mhmmm… Stumpo? Lei sta cercando Stumpo? Beh, no, perchè, sa, forse…».
Poi compare Roberto Cuillo, il responsabile della comunicazione.
«Che domande vorresti fargli, eh?». Le domande sembrano ragionevoli.
Mezz’ora dopo, siamo seduti intorno a un enorme tavolo rettangolare.
Stumpo – un quarantenne calabrese cresciuto nei ranghi del partito, coordinatore nazionale di queste primarie e responsabile organizzazione del Pd, tra i colonnelli di Bersani il più intransigente e concreto – ha gli occhi cerchiati e un sorriso ironico ). «C’è qualche problema?».
C’è un po’ di confusione sul meccanismo di voto che domenica prossima…
«No, guardi, non può esserci confusione: e sa perchè? Perchè è tutto già scritto, da tempo, nel regolamento».
I renziani però…
«I renziani hanno copia del regolamento. Basta che lo leggano».
Quindi?
«Quindi saranno ammessi al voto del ballottaggio gli elettori che hanno votato al primo turno e anche tutti coloro che avevano già effettuato la registrazione entro le ore 20 di domenica scorsa e che non hanno però esercitato il diritto di voto…».
Poi c’è la delibera numero 21.
«Giusto. La delibera dice che possono tuttavia partecipare al voto pure coloro che dichiarino di essersi trovati, per cause indipendenti dalla loro volontà , nell’impossibilità di registrarsi entro domenica scorsa».
Spieghi bene questo passaggio.
«In ogni capoluogo di Provincia, nei giorni di giovedì 29 e venerdì 30, sarà aperto un apposito ufficio elettorale dove i ritardatari dovranno spiegare, documentandola, la causa della loro mancata registrazione. Il collegio della commissione elettorale si pronuncerà poi in base all’attendibilità della motivazione».
Faccia un esempio.
«Se arriva uno e sostiene di essere stato a New York, e già gli si potrebbe dire che però a New York i computer ci sono e lui avrebbe potuto registrarsi online… comunque se arriva uno e dice, scusatemi, ma ero a New York, ecco, questo signore deve fornirci almeno i biglietti dell’aereo».
Sarete rigidi.
«Siccome queste primarie sono una cosa seria, saremo seri».
(A questo punto si sente un «bip!» provenire dal cellulare di Stumpo: gli è appena arrivata un’agenzia di stampa in cui Matteo Renzi polemizza con Bersani, sostenendo che, durante lo spoglio dei voti, si sono verificati alcuni problemi. Stumpo diventa paonazzo, sbuffa, deglutisce).
«Ecco qui, legga… Ma cosa vuole Renzi? Vuole cambiare le regole? No, non si possono cambiare le regole a piacimento! Vuole dati ufficiali dopo nemmeno quindici ore? E manco questo si può fare! Perchè stiamo lavorando con centomila meravigliosi volontari, e i dati definitivi li avrà quando sarà umanamente possibile».
Renzi chiede che siano pubblicati online i verbali dei 9 mila seggi
«Ah ah ah!…».
Renzi è un tipo tignoso
«Sì sì… ma dico: sa cosa significa mettere in rete 9 mila verbali? Tecnicamente serviranno giorni e giorni…».
Renzi si è pure lamentato perchè ha impiegato due ore per votare.
«Io, al posto di Renzi, viste le code bellissime che ci sono state ovunque in Italia, code non troppo prevedibili, sarei stato innanzitutto molto soddisfatto. Tutto si è svolto più o meno velocemente, qualcuno ha aspettato mezz’ora in più, e se è vero, come è vero, che proprio dove ha votato Renzi c’è stata poi qualche coda troppo lunga, che posso dire? Mi spiace, posso dire che mi spiace. Ma, nel complesso, sono soddisfatto perchè tutto è filato liscio come l’olio».
Domenica la posta in palio è alta: teme possano esserci brogli? A Napoli, due anni fa, ci furono…
«Dobbiamo abbassare la tensione. Dobbiamo rendere questo ballottaggio una festa della democrazia».
( Cuillo, accigliato, annuiva ).
Fabrizio Roncone
(da “il Corriere della Sera“)
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Novembre 28th, 2012 Riccardo Fucile
NEL 2008 IL 10% SI ERA ASTENUTO, L’ 8% AVEVA SCELTO LA DESTRA… IL 77% NON E’ ISCRITTO AD ALCUN PARTITO, IL 42% NON AVEVA MAI PARTECIPATO ALLE PRIMARIE… I PRO-MONTI SCELGONO RENZI
Tre milioni e centomila elettori alle primarie del centrosinistra.
Chi sono? Da dove vengono? E soprattutto, con chi vanno?
La Sisp, Società italiana di Scienza Politica, ha istituito un gruppo di ricerca sulle primarie, guidato da i professori Luciano Fasano e Fulvio Venturino, che in collaborazione con «Il Mulino» ha sondato i votanti del centrosinistra.
Scoprendo che non tutti sono dei militanti di sinistra, anzi.
La scelta del candidato premier ha attratto anche chi nel 2008 aveva votato l’Idv (3,5% del totale): otto elettori su cento avevano votato il centrodestra, il 10 per cento non aveva votato.
Come già più volte evidenziato, Matteo Renzi, rispetto agli altri candidati, è stato più in grado di attrarre voti «nuovi».
Il 16% del suo elettorato, quattro volte più di Bersani.
«Questa è una capacità innata di Renzi spiega Fasano -. Anche nelle primarie per il sindaco di Firenze più di un elettore su dieci proveniva da chi in passato aveva votato per il centrodestra». L’esatto opposto di Bersani, che ha un elettorato più militante (l’88% è del Pd contro il 64% del «rottamatore»).
È anche per questo che quasi la metà (il 42%) dei sostenitori di Renzi è «matricola», non aveva cioè mai votato prima alle primarie; mentre Bersani ha fatto il pieno tra i «veterani» (85% come Puppato, tra l’altro), coloro che avevano già votato nel 2005 per la scelta del premier o nel 2007 (o nel 2009) per la scelta del segretario del partito.
Per Fasano, «la distinzione fra veterani e matricole demarca una sorta di confine fra i candidati che raccolgono consensi prevalentemente nel tradizionale recinto dei partiti di una coalizione che ha ormai familiarizzato i propri elettori al rito delle primarie e candidati che, viceversa, sono in grado di mobilitare un elettorato nuovo rispetto a questo tipo di consultazione».
Il 77% dei votanti non è iscritto ad alcun partito.
Secondo Fulvio Venturino, «per costoro, cioè il bersaglio grosso, Renzi è il candidato preferito, mentre Bersani risulta essere sottorappresentato. Il segretario del partito è invece molto popolare fra gli iscritti al Pd, che sono un quinto del totale, ma ben un terzo dei suoi votanti». Gli iscritti al Pd, però, «sono abbastanza ecumenici, visto che si distribuiscono in una certa misura anche fra gli altri due candidati del partito, Renzi e Puppato».
All’opposto, tutti gli iscritti a Sel hanno votato compatti per Vendola.
Gli elettori di Bersani sono più «anziani» rispetto a quelli degli altri candidati.
Ha più di 55 anni il 56% dei suoi votanti (il 28% tra 55 e 64 anni, il 28% oltre i 65 anni), Renzi e Vendola, invece, hanno un’equa distribuzione del proprio elettorato.
Infine il giudizio su Monti: spiega Venturino che, nel complesso, «l’operato di Monti riceve un giudizio positivo dal 69% dei votanti.
Questa ampia maggioranza di cittadini vota in modo pressochè indifferenziato per i due candidati del Pd.
In questo segmento si riscontra in realtà una lieve prevalenza di Renzi su Bersani, troppo lieve però perchè qualcuno possa ergersi a unico erede dell’agenda del Professore.
Come da aspettative, coloro che riservano un giudizio negativo all’operato di Monti sono maggiormente propensi a votare per Nichi Vendola».
Sei su dieci bocciano il professore.
Marco Castelnuovo
(da “La Stampa“)
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Novembre 28th, 2012 Riccardo Fucile
TOSCANA E UMBRIA PIU’ VICINE AL ROTTAMATORE
Matteo Renzi stravince nella sua Toscana, avanza nelle Regioni «rosse», conquista le
Marche e contende l’Emilia Romagna, coglie buoni risultati ma non sfonda nel Nord e si ferma a Roma.
Pier Luigi Bersani dilaga al centro Sud, va bene nelle grandi città , a cominciare da Roma, e tiene nel Nord-est.
La geografia elettorale del voto è complessa e più frastagliata di quel che sembra, anche perchè si intrecciano dati politici nazionali con vicende locali e i consensi di Nichi Vendola e Laura Puppato, molto localizzati, influiscono sui rapporti di forze dei due principali sfidanti.
Che leggono i dati, manco a dirlo, in modo diametralmente opposto.
Per i renziani, «al Nord e nelle regioni rosse ha prevalso il voto d’opinione, mentre al Sud hanno vinto l’apparato e le clientele».
Per i bersaniani, il segretario «ha interpretato meglio le esigenze del lavoro e dell’unità ».
Renzi ha rivendicato subito di avere «vinto, se non stravinto, nelle regioni rosse, noti covi di reazionari».
Bersani ieri ha dato la sua interpretazione, diversa: «Magari in Toscana. In Emilia non direi, visto che abbiamo 10 punti di distacco e nell’Umbria siamo pari e patta». Inevitabilmente gli sfidanti hanno ottenuto buoni risultati nel loro territorio d’elezione. Bersani ha vinto nella sua città natale, Bettola, e a Piacenza; Vendola ha superato il 50 per cento nella sua Bari; Laura Puppato ha avuto una buona performance a Montebelluna (43%) e si è difesa bene in tutto il Veneto (quasi il 10); Renzi ha superato il 54 per cento a Firenze; solo l’1,47 a Milano per l’assessore al Bilancio Bruno Tabacci.
Ma è sulle Regioni che il ragionamento si fa più interessante.
Al Sud Bersani poteva contare su molti uomini forti, da Gianni Pittella ad Andrea Cozzolino, da Enzo Amendola a Paolo De Castro, fino a Vincenzo De Luca (a Salerno Bersani ha preso il 64 per cento).
Davide Zoggia, veneziano e bersaniano, la vede così: «Nel Sud il dato è omogeneo: Bersani supera ovunque il 50 per cento, tranne che in Puglia. Nelle regioni centrali non “rosse”, va bene. Così come nelle grandi città : Roma, Milano, Genova, Venezia, Trieste. Al Nord va bene in Liguria e in Lombardia, dove conquista 11 città capoluogo su 12. Nel Nord-est anche, sia in Friuli sia in Veneto».
Ma le roccaforti di sinistra traballano: «È vero, ci si aspettava di più, ma non c’è stata una slavina. In Umbria vinciamo a Terni e non a Perugia. Nelle Marche ad Ascoli e Ancona, ma non a Pesaro-Urbino, Macerata e Fermo».
Discorso più complesso per la Toscana, dove Renzi ha vinto con il 52 e rotti, con ottimi risultati ad Arezzo e Siena, dove il Pd sconta problemi locali e una gestione del governatore che evidentemente non convince.
Il bersaniano Enrico Rossi, sconfitto anche nella sua città (Pontedera), ammette: «Renzi ha incarnato meglio il messaggio del rinnovamento, dobbiamo riflettere». Ma molti accusano il centrodestra, in particolare i leghisti a Modena, di aver dato un aiutino a Renzi.
L’analisi di Zoggia su Renzi ne mette in luce i punti deboli: «Perde al Sud perchè manda messaggi che criminalizzano quei territori. Ma il suo vero fallimento è non aver conquistato il Nordest, da dove aveva fatto partire la campagna e su cui contava. In alcune città , poi, è persino terzo, come a Roma e a Napoli».
Decisamente opposta la visione di Roberto Reggi, coordinatore renziano: «Al Sud non è scattato il voto di opinione. Noi partivamo da zero, Bersani aveva pezzi da novanta. Ma nonostante colonnelli e generali, le truppe non erano così numerose: a Napoli Bersani ha diminuito di molto il suo numero di voti. Vogliamo parlare di Piacenza? Quella è la sua città , lì è venuto più volte Errani, ma alla fine ha preso il 50 e noi il 40. Caro segretario, te lo dico amabilmente, la tua euforia non è obiettiva: con quelle forze avresti dovuto prendere il 90 per cento».
Interessante anche il voto in Piemonte: Bersani prevale a Torino, Renzi ad Asti e Cuneo, terra di Tav, criticata dal sindaco di Firenze.
Reggi è stupito dal dato di Firenze: «Renzi è andato benissimo. Non pensiate che essere sindaco avvantaggi. Anzi, prendere decisioni impopolari spesso fa perdere consensi».
Alessandro Troncino
(da “il Corriere della Sera“)
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Novembre 27th, 2012 Riccardo Fucile
DALLL’ESPONENTE DELLA FIAMMA TRICOLORE CHE MANDA MAIL AGLI ISCRITTI PER INDURLI A VOTARE RENZI A SINDACI, CONSIGLIERI REGIONALI, ESPONENTI DI LIVELLO DEL PDL CHE HANNO PORTATO LE TRUPPE CAMMELLATE
Da Palermo a Treviso, passando per Toscana ed Emilia, patrie rosse di Matteo Renzi e Pier Luigi Bersani, le primarie del Pd hanno raccolto il voto anche di molti esponenti del Pdl e di mondi piuttosto distanti dal Partito democratico.
Come quello della Destra Fiamma Tricolore di Roberto Jonghi Lavarini che a Milano, oltre a esprimere la sua preferenza per il sindaco di Firenze, ha inviato una mail a tutti gli iscritti del movimento, non certo vicino al centrosinistra, per “invitare a votare Renzi”.
Anche il sindaco di Gorle in provincia di Bergamo, Marco Ugo Filisetti, ha chiamato i suoi a sostenere Renzi.
Nulla di strano, se non fosse che Filisetti è del Pdl.
Come lui moltissimi consiglieri comunali, provinciali e regionali.
Persino il capogruppo in Lombardia, Paolo Valentini, ieri ha espresso la sua soddisfazione per il risultato delle primarie del Pd.
Ma all’ombra del Pirellone molti hanno deciso di versare i 2 euro e scegliere tra Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi.
Il mondo ciellino, ormai orfano di Roberto Formigoni, sta scegliendo su chi puntare. Gabriele Albertini è la prima scelta, ma anche il centrosinistra più moderato potrebbe andar bene per una stagione, tant’è che se l’ex sindaco di Milano non si candiderà , piuttosto che Roberto Maroni l’universo di don Giussani opta per Umberto Ambrosoli.
Perchè non guardare anche al governo centrale?
Così domenica i ciellini hanno votato in massa alle primarie.
Riccardo Bonacina, direttore del periodico Vita, ha anche incitato gli amici su facebook: “Primarie Pd, Milano centro, non ero registrato. In tutto 12 minuti, si può fare eddai”.
Anche da Sec, società di comunicazione strettamente legata all’universo formigoniano, si sono mossi verso le urne.
Fiorenzo Tagliabue, fondatore e presidente dal 1989, ha confidato ad alcuni dei collaboratori che sarebbe andato e avrebbe scelto Renzi. Poi però al seggio non si è visto. E’ andato invece Gabriele Pertipaglia e l’ex consigliere di Forza Italia, Arrigo Frassi.
Dalla Lombardia alla Toscana l’interesse è lo stesso.
Con la differenza che molti esponenti del Pdl locali sono stati allontanati dai seggi. Nella “valle rossa”, dove Renzi ha vinto con il 60%, a Prato hanno votato 24mila persone: quasi il doppio di quanti votarono per il sindaco.
Nel Chianti stessa storia. “Tanti del Pdl, tanti hanno tentato ma li abbiamo mandati indietro”, dice il responsabile locale del Pd, Patrizio Mecacci.
Ma da queste parti ha votato Riccardo Fusi, il costruttore condannato a due anni di carcere con l’accusa di concorso in corruzione sulla vicenda della Scuola dei Marescialli di Firenze.
A Palermo, invece, i neonati comitati per la candidatura di Giorgia Meloni hanno seguito l’esempio dell’ex ministro e sono andati ai seggi. Per allenarsi.
Davide Vecchi
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Novembre 27th, 2012 Riccardo Fucile
SIT IN PRO-CONSULTAZIONE SOTTO LA SEDE DI VIA DELL’UMILTA’
«Il cofondatore Fini se ne è andato qualche tempo fa e ora, che se ne va anche il fondatore Berlusconi, la casa è davvero senza più padroni…».
La battuta è del deputato Fabio Rampelli e sintetizza bene qual è lo stato d’animo di autentico smarrimento dei dirigenti del Pdl che, insieme al segretario Angelino Alfano, sono rimasti a presidiare il fortino di via dell’Umiltà , sede nazionale del partito.
Dove ogni sviluppo futuro dipende dall’ultima decisione del Cavaliere.
Senza la firma del presidente Silvio Berlusconi, infatti, non si può convocare l’ufficio di presidenza del Pdl e non si possono indire le primarie del centrodestra.
E sarà sempre l’ex presidente del Consiglio a decidere se e quando l’ufficio di presidenza dovrà ratificare le sue dimissioni perchè lui è intenzionato a dire addio al Pdl e a rifondare Forza Italia con i suoi fedelissimi.
In questo clima di confusione totale, Berlusconi ha fatto sentire la sua voce dai teleschermi di Canale 5 per dire che nel suo (ex?) partito nessuno può dormire sonni tranquilli: «Qualcosa deve partire da ciò che sta succedendo, stiamo valutando se dar vita a un nuovo soggetto politico».
E questo «qualcosa» ha un nome: Forza Italia.
Un simbolo: il logo storico del ’94 e un jingle inconfondibile.
Secondo quanto riferisce il «Giornale» di proprietà della famiglia Berlusconi il progetto verrà illustrato urbi et orbi questo giovedì dal Cavaliere.
E le primarie del Pdl programmate dal segretario Angelino Alfano che fine fanno? «Per ora vanno avanti, c’è un ufficio di presidenza che deciderà se confermare o meno le primarie del 16 dicembre», risponde il Cavaliere che però ha dato un altro colpo mortale al progetto di avviare un processo democratico interno al Pdl.
E Alfano ora non può fare altro che attendere le decisioni del leader che tanti anni fa lo scelse tra centinaia di peones, gli offrì un ufficio a Palazzo Grazioli e poi autorizzò la sua ascesa al vertice del ministero della Giustizia.
Ieri il segretario non si è visto in via dell’Umiltà ma chi ci ha parlato assicura che lui è deciso ad andare avanti con le primarie.
La strada è obbligata: per Alfano, infatti, «il nuovo soggetto politico» di Berlusconi sarebbe un luogo ostile dove si consumerebbero vendette e vecchi rancori che lo vedrebbero soccombente.
Restano appena tre settimane per organizzare le primarie del centrodestra.
Guido Crosetto (anche lui candidato) è sicuro che si faranno e già si attrezza: «Alfano e la Meloni contano su truppe cammellate io sulle mie idee».
Invece Andrea Augello teme che Berlusconi perda altro tempo, per cui lo invita «a mettere sul tavolo la sua proposta entro 48 ore».
Gianni Alemanno è sicuro che Alfano rimarrà . Daniela Santanchè invita il segretario a fermarsi e ad aspettare le decisioni di Berlusconi.
Ma Fabio Rampelli – che insieme ad Augello, a Barbara Saltamartini e a Giorgia Meloni ha dato vita a un sit in via dell’Umiltà per chiedere «primarie subito» – segnala l’urgenza di convocare il comitato dei garanti presieduto da Lamberto Dini per mettere a punto le regole: «Una tra tutte. Quella che impone ai sedicenni di pagare 12 euro (il costo della tessera del Pdl, ndr) per votare quando agli adulti verranno chiesti 2 euro».
E gli ex An non hanno difficoltà ad affermare che questa discriminazione è fatta apposta per danneggiare la candidata Giorgia Meloni che ha deciso di sfidare il segretario Alfano.
Le proteste della base che chiede «primarie subito» si sono ripetute anche a Modena e a Bologna mentre a Palermo sono nati i comitati per la Meloni.
Ma tutto questo rischia di sfociare nel nulla se l’annuncio del Cavaliere di rifondare Forza Italia avrà l’effetto di provocare un fuggi fuggi generale dal Pdl.
Su questa eventualità il senatore Domenico Benedetti Valentini ironizza: «Certo, per tutti questi fedelissimi non ci sarà posto nella lista che intende fare Berlusconi…».
E l’osservazione non è casuale perchè al Senato la legge elettorale – che dovrebbe andare in aula domani – si è fermata ancora una volta in commissione perchè Pdl e Berlusconi giocano due partite diverse: ora i fedelissimi del Cavaliere puntano a una conferma del «porcellum» con le liste bloccate mentre il Pdl (con l’Udc e la Lega) ha appena votato le reintroduzione delle preferenze.
Dino Martirano
(da “il Corriere della Sera”)
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Novembre 26th, 2012 Riccardo Fucile
MERCOLEDI’ FACCIA A FACCIA TELEVISIVO, LA REGISTRAZIONE DI NUOVI ELETTORI E LA STRATEGIA DELLA CRIMINALIZZAZIONE
Erano da pochi minuti passate le nove della sera, in tutta Italia lo scrutino era ancora in altissimo mare, i fronti avversi stemperavano l’ansia scambiandosi compiacimento per il boom di partecipazione, quando sulle agenzie è comparsa una dichiarazione dell’onorevole Luca Sani, un albergatore maremmano che è stato sindaco e segretario dei Ds di Grosseto: «Nella nostra città c’è stato un voto fortemente inquinato per una massiccia presenza di elettori di centrodestra. Un’azione di disturbo studiata a tavolino».
Difficile dire se l’onorevole Ciani, nell’uscire allo scoperto, disponesse di dati incontrovertibili, ma quella sortita è interessante perchè rappresenta uno degli «squilli» di tromba più significativi in vista del ballottaggio.
Nelle prossime ore Bersani e l’intero gruppo dirigente saranno chiamati ad una scelta delicata: se puntare o meno su un’arma antica, la «criminalizzazione del nemico».
Ma sono tante le incognite che gravano su un ballottaggio che Pier Luigi Bersani si sarebbe risparmiato, che si profila insidioso e che – nelle intenzioni dell’entourage di Renzi – potrebbe diventare «una partita completamente diversa dalla prima fase».
Sulla base degli strateghi dei due fronti contrapposti, la partita del secondo turno è destinata a giocarsi su molte variabili.
Dando per scontato, già nelle prossime ore, il pronunciamento a favore di Bersani da parte di Nichi Vendola, Laura Puppato e Bruno Tabacci, tre sono le principali incognite.
Anzitutto l’intensità del faccia a faccia televisivo che quasi certamente si svolgerà mercoledì su RaiUno in prima serata, davanti ad una platea che almeno sulla carta potrebbe essere quadrupla rispetto a quella del confronto a 5 che si è svolto su Sky. C’è poi l’incognita sulla quantità di nuovi elettori che si registreranno, giovedì e venerdì, prima del ballottaggio previsto per domenica.
E tra le incognite decisive c’è anche l’efficacia della prevedibile campagna di denuncia che getta ombre su Renzi.
Ma al primo posto tra le variabili che possono influenzare il voto, c’è sicuramente il duello televisivo.
Nella prima fase è stato Bersani a tenere bassi i riflettori: è stato il suo staff a chiudere la porta a confronti a due tra candidati, chiedendo ed ottenendo che il confronto fosse a cinque.
Ma la richiesta più qualificante è che il dibattito collettivo si svolgesse su una rete nazionale ma ad ascolto limitato come Sky.
A dispetto delle cautele, il dibattito ha avuto un ascolto complessivo inatteso per quella emittente (1 milione e 800.000 spettatori), un successo che ha suscitato una forte reazione nei nuovi vertici Rai.
Se ne è parlato persino nel corso di una riunione del Cda Rai, nel corso del quale presidente e direttore generale hanno sottolineato l’occasione persa per il servizio pubblico, chiedendo che il duello tra gli eventuali sfidanti si svolga mercoledì in prima serata su RaiUno.
Bersani, per evitare che si speculasse su un suo timore, già da qualche giorno ha dato la sua disponibilità , mentre Renzi, attraverso il suo portavoce Marco Agnoletti, ha fatto sapere che non avrebbe assunto «nessun impegno prima di sapere chi fossero stati i protagonisti del ballottaggio».
Ieri sera Enrico Mentana, conoscendo la prenotazione della Rai, si è proposto per ospitare un secondo confronto su la 7 per sabato sera.
La seconda variabile riguarda i nuovi elettori.
Nelle Primarie che hanno portato all’indicazione di Franà§ois Hollande come candidato dei socialisti, nel secondo turno gli elettori sono aumentati, passando da 2 milioni e 600 mila a 2 milioni e 800 mila.
Nei giorni scorsi, nelle trattative – Lino Paganelli, il responsabile delle Feste schierato con Renzi – è riuscito a ottenere la possibilità di una seconda registrazione, non online ma fatta di persona, che si potrà realizzare giovedì e venerdì prossimi.
Certo la tentazione di Renzi sarebbe quella di chiedere una riapertura dei termini, anche perchè come dice lui stesso l’ostracismo dell’apparato è stato totale: «Avevamo contro 107 segretari provinciali su 110, mentre soltanto 123 parlamentari erano dalla nostra parte».
Oggi i due leader e i due staff prenderanno le decisioni decisive e da stasera parte il rush finale.
Fabio Martini
(da “La Stampa“)
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Novembre 26th, 2012 Riccardo Fucile
BERSANI VINCE IN 16 REGIONI, RENZI PREVALE IN PIEMONTE E TOSCANA
All’indomani della chiusura dei seggi per le primarie del candidato premier del centrosinistra, confermato il dato della massiccia affluenza, anche se con numeri decisamente inferiori a quelli diffusi ieri.
“Hanno votato circa 3 milioni e centomila cittadini”, spiega Nico Stumpo, coordinatore nazionale delle primarie del centrosinistra, ad Agorà , su Rai3.
Con lo scrutinio di quasi il 90% dei seggi, Stumpo dà i risultati “ufficiosi” ma praticamente definitivi.
Confermato il ballottaggio del 2 dicembre tra Pierluigi Bersani e Matteo Renzi, che si distaccano di circa 9 punti. Bersani è in testa con il 44,9%, Renzi insegue con il 35,5%.
Fuori dalla competizione il leader di Sel Nichi Vendola con il 15,6%, Laura Puppato al 2,6%, Bruno Tabacci all’1,4%.
Il segretario va bene anche in Emilia Romagna, Lazio, Liguria e Trentino Alto Adige.
Il sindaco di Firenze fa sue anche Umbria e Valle d’Aosta. Vendola: exploit in Puglia. Puppato bene in Veneto e Tabacci in Calabria
Una fotografia che mostra alcune tendenze interessanti e nasconde anche qualche sorpresa. Primo dato: Bersani vince in 16 regioni su 20 e Renzi nelle restanti quattro (Toscana, Piemonte, Umbria e Valle d’Aosta).
Il risultato migliore del segretario si registra al Sud e nelle isole dove Bersani supera il 50% in cinque regioni (Basilicata, Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna) su otto con la punta più alta in Calabria (59,4%).
Resta sotto il 50% in Abruzzo e Molise (45% e 42%) e, soprattutto in Puglia (40%), dove, però, c’è l’effetto Vendola (35,3%) con Renzi (caso unico nel panorama nazionale) che finisce al terzo posto con appena il 20,7%.
In altre cinque regioni, Bersani ottiene un risultato superiore alla media nazionale e stacca decisamente Renzi di oltre otto punti.
Si tratta del Lazio (46,9% a 29,9%) della Lombardia (45,7% a 37%), dell’Emilia Romagna (48,5% a 39,2%), della Liguria (47,5% a 35%) e del Trentino Alto Adige (45,7% a 34,7%). Risultati buoni, per il segretario che, forse, sperava qualcosa di più dalla sua Emilia Romagna.
Nelle Marche, il suo vantaggio è di mezzo punto (41,6% a 41,1%) e nel Veneto di un punto esatto (39,5% a 38,5).
Appena un po’ sotto la media nazionale c’è il Friuli Venezia Giulia (43,9% a 37,8% per Bersani, mentre nelle restanti quattro regioni (Toscana, Umbria, Piemonte e Valle d’Aosta), Renzi è decisamente in testa.
Se la Toscana (dove il sindaco di Firenze trionfa per 52% a 36%) era attesa dalla sua parte, è abbastanza eclatante la vittoria renziana in Piemonte (41,1% a 39,7%).
Da analizzare il diverso comportamento di due regioni importanti e vicine come Lombardia e Piemonte: i lombardi, per una volta hanno rappresentato quasi fedelmente il risultato medio nazionale, mentre i piemontesi l’hanno ribaltato a favore di Renzi.
Nichi Vendola è sopra la sua media nazionale (15,1%) in nove regioni: In Puglia, si diceva, tocca il punto più alto col 35,3%, ma va molto bene anche nel Lazio (21%), in Molise (23,4%, in Campania (18,3%) e Sardegna (19,9%).
Laura Puppato va alla grande in Veneto (10%) dove giocava in casa, ma anche in Friuli Venezia Giulia (5%) e in Trentino Alto Adige (4,1%),
Tabacci ottiene i suoi punteggi migliori in Calabria (5,8%) e in Campania (3,5%).
Da lui ci si poteva attendere qualcosa di più in Lombardia dove si ferma all’1,3%.
(da “La Repubblica“)
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