Dicembre 2nd, 2012 Riccardo Fucile
CHIEDE CHE LE PRIMARIE DEL PDL SI FACCIANO ALMENO A GENNAIO, ALTRIMENTI CHE SE NE FA DI 50.000 MANIFESTI?
Giorgia Meloni ha la faccia di quella che viene mollata dal fidanzato quando già aveva inviato le partecipazioni di nozze.
Per lanciare la sua candidatura alle primarie del Pdl ha ricoperto Roma di così tanti manifesti abusivi che al Guggheneim sono convinti che sia stato Christo.
“Almeno facciamole a gennaio!”, implora, immaginando cosa farsene di cinquantamila manifesti (sarà l’unica parlamentare con i biglietti da visita 6à—3). Alfano si arrampica sugli specchi: “Ho sentito Berlusconi e abbiamo concordato di convocare la prossima settimana l’ufficio di presidenza per assumere le decisioni” (traduzione: “L’ho chiamato da numero privato”).
Berlusconi ormai lo sfotte platealmente: “Alfano resta il segretario del Pdl”.
Proprio non ce lo vuole nel nuovo partito.
Un nuovo vecchio partito di Berlusconi federato a un nuovo vecchio partito di An, con la Lega a pezzi.
Bersani, è per riuscire a battere questi che dobbiamo allearci con l’Udc?
O c’è un altro centrodestra competitivo che mi è sfuggito?
Capace che mi sono distratta io, eh…
Francesca Fornario
(da “Pubblico Giornale”)
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Dicembre 1st, 2012 Riccardo Fucile
L’ACCUSA DI AVER FATTO RICORSO A QUALCHE RITOCCO
Giorgia Meloni si sforza di riderci su ma si capisce da dieci chilometri di distanza che,
come direbbe lei stessa in romanesco, le «rode», e anche tanto.
Anzi, «rosica», che le primarie non si facciano più mentre lei, pia militante, ci aveva creduto tanto da partire in quinta con manifesti appiccicati in tutta Roma (anche fuori dagli spazi consentiti).
«Ma chi è quella? È la Meloni? Ma va! Somiglia alla Pfeiffer», si è sentito dire per le strade della capitale.
Bella, bionda, una svedese dei sogni italiani, sguardo rivolto al futuro, viso disteso, sorriso aperto, come quasi mai la si vede.
Sono così partite le malelingue della politica e della Rete, innanzitutto. «Quella si è photoshoppata», si è aggiustata al computer insomma.
Come se non bastasse in Rete poi è spuntata la presa in giro tutta politica, con la foto di lei sorridente, solare e lo slogan «Senza Paura» e accanto la “vera Giorgia” che esce da Montecitorio con il solito cellulare in mano, burbera, accigliata e nera, con lo slogan posticcio «Senza Primarie».
Lei a denti stretti ha tirato fuori l’autoironia che ogni tanto (ultimamente mai) le germoglia in bocca e alla Gruber a Otto e mezzo ha spiegato che la foto non è taroccata, quella è veramente lei, ripresa durante la cerimonia per il Premio Bellisario. Ma allora, ha detto, «se c’è il sospetto di photoshop, l’Italia mi considera bruttarella, eh beh, dovrò farci i conti…».
I conti piuttosto dovrà farli nel suo partito, il Pdl, che sembra una clinica psichiatrica. E «rosica» per quello che sta combinando Berlusconi, la trentacinquenne Meloni, e dietro le sue spalle quelle vipere dei suoi ex camerati di An la prendono in giro, quante ne dicono.
La Russa, che è stato abbandonato dalla biondina candidandosi alle primarie contro il suo volere di capocorrente, è irriferibile.
Più simpatica la battuta del senatore Augello, anche lui ex Ax Msi-An che ha una lingua come la lama per tagliare il prosciutto.
Dice, tutto serio con la stilettata in agguato: «Certo, Giorgia ha fatto un grande errore politico a candidarsi, è stata consigliata male, ora si trova esposta e senza primarie. Doveva ascoltare i consigli di altri che le dicevano di non candidarsi. Ma noi la perdoniamo, sì, vogliamo perdonarla, ma una sola condizione: che ci presenti la sua sorella svedese…».
Quella del manifesto non photoshoppato.
Amedeo La Mattina
(da “La Stampa”)
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Novembre 30th, 2012 Riccardo Fucile
DOPO IL SI’ DELL’ITALIA AL VOTO ONU SULLA PALESTINA, SCATTA LA PROTESTA CONTRO MONTI E BERSANI
È amareggiato e sorpreso, Riccardo Pacifici, presidente della comunità ebraica di Roma.
Le motivazioni di questa scelta, secondo Pacifici, possono essere due ma di una non vorrebbe parlare perchè “troppo umiliante”.
Parte da quella meno dolorosa: “Chi ha il potere di decidere sulla questione si è subito appiattito sull’agenda del primo ministro in pectore, cioè Bersani. Avendo il segretario del Pd risposto, nel faccia a faccia televisivo con Renzi, che è a favore della richiesta di Abu Mazen, ecco che subito il premier Monti e il presidente Napolitano gli sono andati dietro. Non ce lo saremmo mai aspettato. Ne consegue che la comunità che rappresento farà campagna a favore di Renzi. Parlo di chi è orientato ad andare a al ballottaggio del Pd”.
L’altra possibile verità , per Pacifici insopportabile, è che Monti abbia deciso per il sì dopo il suo tour nei Paesi del Golfo, pro palestinesi, alla ricerca di investimenti.
“Se così fosse saremmo ritornati all’Italietta che negli anni 70 andava a mendicare nei Paesi arabi con le riserve petrolifere. Non voglio crederci”.
Anche l’ambasciatore israeliano in Italia ha dichiarato che il governo Netanyahu è particolarmente deluso per il voltafaccia di uno dei Paesi più amici.
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Novembre 30th, 2012 Riccardo Fucile
E CRESCONO I SOSPETTI SU UN “PATTO” TRA BERSANI E RENZI PER IL DOPO
Dopo il secondo match tv, c’è un boom di richieste di votare domenica. E si teme il caos ai seggi.
Ora la vera paura è che domenica esploda un gran caos ai seggi, perchè con oltre 6 milioni di persone incollate l’altra sera in tv non sarebbe strano se arrivassero entro stasera 200 mila richieste di nuove iscrizioni: che verranno quasi tutte cestinate perchè «chi può giustificare di non aver avuto tempo di registrarsi on line nei 21 giorni precedenti al primo turno? ».
Molti potrebbero però non demordere ed ecco profilarsi lo spettro di file ai gazebo di aspiranti elettori infuriati per esser rimandati indietro e l’immagine vincente del Pd che va in frantumi.
«Devono stare tutti più tranquilli. Ora bisogna chiudere la partita e andare a vincere, evitando di litigare con Matteo che va tenuto dentro la “ditta” perchè è una risorsa.
Ma se qualcuno pensa di usare questa storia per sporcare le primarie, indebolirmi e frenare la mia corsa verso Palazzo Chigi, si sbaglia di grosso».
Nella stanza dei bottoni, l’input che il leader trasmette ai suoi è di questo tenore e il motivo per cui anche lui ha firmato l’esposto ai garanti non è di escludere Renzi dalla gara, ma un cartellino giallo ad uso preventivo.
Della serie, tu hai violato le regole, non accusare poi noi di farlo.
E infatti Bersani dice che dal ricorso non verrà «nessuna conseguenza sul voto di domenica».
Ma se c’è una preoccupazione, quella non riveste tanto le intenzioni di «Matteo, lui tiene alta questa polemica per motivare i suoi ad andare a votare», quanto quelle di chi può avere un tornaconto a cavalcarla per «sfregiare» un evento che sta facendo lievitare i consensi del centrosinistra.
Non passano inosservati i movimenti di chi nel centrodestra vorrebbe tirare Renzi da quella parte o di un pezzo di establishment che può avere interesse a fiaccare la corsa di Bersani verso la premiership.
Piuttosto se c’è una preoccupazione reale dei suoi in queste ore è che «bisogna lavorare sodo per convincere gli elettori di Vendola e per riportare a votare tutti quelli che al primo turno hanno votato il segretario, cosa non semplice».
Per questo è stato inviato un sms di richiamo ai 5-6 mila comitati sparsi per il territorio, chiedendo di avvisare uno ad uno il milione e trecentomila elettori del segretario.
Con la convinzione che anche se la tensione salirà , «sabato magari grideranno che sono arrivate 200 mila mail e solo mille richieste saranno ammesse, ma tutto finirà il giorno dopo la vittoria di Bersani».
Perchè alle mail tipo già visionate nella stanza dei bottoni, che riportano tutte la motivazione «per motivi indipendenti alla mia volontà non sono potuto venire», la risposta già pronta è: «perchè nei 21 giorni a disposizione non ti sei iscritto on line? ».
L’aria si fa torbida e i sospetti si sprecano tra le tifoserie.
Che però sono molto più scatenate dei loro leader.
Il terrore che sfibra le correnti è quello di un Renzi ormai lanciato verso la segreteria del Pd da un Bersani che pensa solo a Palazzo Chigi: e poco importa se l’interessato non ci pensa proprio e lo va dicendo in pubblico e in privato da settimane.
Il fantasma di un tacito patto che stravolga gli equilibri della «ditta» volteggia nei corridoi: anche se Bersani ripete che «con Renzi non apriamo tavoli o tavolini e dopo le primarie chi perde continua a fare il suo mestiere fino a scadenza».
Ma il sospetto che ricorre tra i peones del Pd è che Renzi voglia far saltare tutto per poi correre in proprio con una sua lista.
E dal Nazareno, la risposta dei bersaniani doc è che «il ragazzo non è stupido e sa che qui dentro conta, fuori invece non conterebbe più nulla… ».
Tradotto, chi evoca una fuoriuscita di Matteo forse se la augura, temendo di non trovare posto nelle liste quando Renzi avrà titolo per piazzare molti dei suoi in Parlamento.
Carlo Bertini
(da “La Stampa”)
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Novembre 30th, 2012 Riccardo Fucile
IL PROF. LUIGI BERLINGUER: “RENZI MI HA OFFESO IN TV, MA SARO’ IMPARZIALE”
Il prof. Luigi Berlunguer, ex ministro e deputato, consumato giurista e professore
universitario, non si aspettava di tornare in mezzo al campo: Esattamente siamo in quattro, io sono il presidente dei garanti”.
Professore volano insulti, crescono i sospetti
Calmi, siamo riusciti a essere civili, non crede?
Ha punzecchiato Renzi: “C’è chi disinforma e inquina”.
Nessun giudizio.
Quelle due pagine a pagamento sui quotidiani…
Non si poteva, c’è scritto: basta leggersi il regolamento. E non confondere gli elettori.
Non sono i troppi vincoli che confondono?
È sbagliato dire che basta iscriversi per votare. Non stiamo mica scherzando qui.
Ha ricevuto il ricorso contro Renzi firmato Bersani, Vendola, Puppato e Tabacci?
Sì, nelle prossime ore lo valuteremo e vi faremo sapere il nostro parere.
Cosa rischia Renzi?
Sono sincero: non saprei dirle. Non sappiamo nemmeno se il ricorso è valido.
Il tempo stringe.
Faremo tutte le verifiche, con calma.
Il comitato del sindaco denuncia: ci vogliono espellere, molti divieti – come la giustificazione motivata per il ballottaggio – sono stati aggiunti dopo il primo turno.
Io non posso escludere nulla.
Renzi potrebbe beccarsi il cartellino rosso?
Non escludo nulla significa che non posso dire nulla, nè in senso positivo nè in senso negativo. Ma non esageriamo: le regole portano la data del 15 ottobre, poi le abbiamo specificate.
Forse non dovevate “specificare”?
Sa dove sto per entrare?
No, mi dica.
Al ministero degli Interni per una riunione.
La sicurezza è importante.
Non è successo niente e non succederà niente domenica prossima. Però, ricordatevi che più di tre milioni di italiani hanno votato e tanti andranno a votare anche al ballottaggio: portiamo rispetto a questi cittadini
Ce l’ha con Renzi?
Perchè dovrei? Io sono imparziale.
Il sindaco l’ha citata durante il faccia a faccia su Rai1.
Citato, sì, mi ha criticato: non gli sono piaciuto come ministro dell’Istruzione e dell’Università .
Pare di no.
Ma non farò il garante offeso, farò il garante e basta.
In bocca al lupo.
Crepi, e grazie, mi serve molto.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Novembre 29th, 2012 Riccardo Fucile
MELONI: “NON MI RITIRO”… CATTANEO: “E’ UNA VERGOGNA, CHE DICIAMO ORA A CHI HA FIRMATO?”…GALAN REPLICA: “TUTTO RUOTA ATTORNO A SILVIO, FACCIANO IL PARTITO COCA LIGHT”
C’è Alessandro Cattaneo, sindaco 33enne di Pavia, che più che deluso si dice
«arrabbiato».
E c’è Giorgia Meloni, 33 anni, ex ministro e punto di riferimento dei giovani del partito (e prima ancora di quelli di An), che via Twitter dice: «Si dice vogliano annullare le primarie, ma nessun organo del Pdl si è riunito. Chi vuole annullarle ci metta la faccia, io non mi ritiro».
Sull’altro fronte Daniela Santanchè, 51 anni, già avversaria del Cavaliere alle ultime elezioni alla guida de La Destra e oggi sua strenua sostenitrice, ritiene saggia la decisione di cancellare una competizione che, organizzata in fretta e furia, avrebbe favorito i candidati di apparato o dotati di «truppe cammellate» (riferimento ad Alfano e alla stessa Meloni).
E Giancarlo Galan, 56 anni, uno dei primi a proporsi per la guida del partito, che intervistato dal Corriere dice senza girarci attorno che «io sto con i dinosauri» e che «tutto il centrodestra ruota e ruoterà intorno a Berlusconi» (76 anni, per la cronaca).
SCONTRO GENERAZIONALE
Nel centrodestra, dopo la diffusione della notizia delle primarie di fatto sfumate, quello che emerge è sempre più uno scontro generazionale.
Tra i giovani che pur senza rinnegare il ruolo del fondatore del partito vorrebbero un rinnovamento e che guardano con un po’ di invidia alla apertura alla società mostrata dal centrosinistra («e meno male che noi dovremmo essere il Popolo della Libertà …» ha commentato Meloni a Porta a Porta) e i fedelissimi dell’ex premier, che considerano le primarie una sorta di sgambetto ingrato a chi il Pdl lo ha creato e plasmato.
In tutto questo Alessandro Proto, uno degli outsider che si erano fatti avanti per le primarie del centrodestra, si smarca e annuncia di voler creare un proprio partito («l’attuale classe dirigente, Alfano in testa, non era assolutamente capace di un confronto con persone estranee alla politica ma focalizzate sul lavoro»).
«E CHI CI HA CREDUTO?»
Alessandro Cattaneo, intervenuto a Omnibus, dice di volere ancora sperare, anche se al momento l’umore non è dei migliori: «Per primo ho consegnato la settimana scorsa le 15.000 firme, aspettavo ci fosse l’ok per i candidati e invece nessuno sa più niente: è una situazione assolutamente vergognosa. Adesso sono tutti preoccupati a sentire cosa si dicono Berlusconi ed Alfano io invece devo rendere conto a quelle 15 mila persone che mi hanno consegnato le loro firme e che vogliono coerenza e serietà , mi chiedono cosa succede e io sono in imbarazzo».
E ancora: «Queste primarie si devono fare, anche perchè fanno bene: il Pd è arrivato al 30% dei consensi con le primarie e oggi in politica sono l’unico modo per affermare una credibilità ». E per Giorgia Meloni «un partito come il nostro non deve avere paura di confrontarsi con gli italiani».
IL PARTITO «COCA LIGHT»
Ma ai giovani arriva la stoccata indiretta di Galan, tra i fondatori di Forza Italia, entusiasta per un possibile ritorno alle origini.
Per l’ex governatore veneto gli emergenti del Pdl «non hanno un minimo di autonomia, si portano dietro i valori dell destra che sono altra roba. Per questo bisogna presentare un’offerta diversificata. Farei come la Coca Cola, che ad un certo punto ha fatto la light. Berlusconi dovrebbe tornare alla bottiglietta di vetro classica, alla Coca Cola storica. E loro fare il Pdl Coca light».
TUTTI CON IL CAV.
Il resto del Pdl sembra oggi schierarsi con Berlusconi in vista di un suo rientro sulla scena, anche se gli ex An mettono le mani avanti: Forza Italia sarebbe «un ritorno al passato, una ricetta sbagliata» e gli ex An che oggi sono nel Pdl «non potrebbero aderire» sottolinea Massimo Corsaro.
Maurizio Lupi, che a Porta a Porta ha evidenziato come il ritorno di Berlusconi rimetta tutto in discussione, sul suo sito ribadisce l’importanza delle primarie e sostiene che il Cavaliere e Alfano – che le primarie le ha fortemente volute ma che dopo l’accelerazione delle ultime ore verso una loro cancellazione non ha ancora preso posizione – «devono chiarirsi».
Mariastella Gelmini a Tgcom24 dice che «c’è troppo poco tempo» e che «si cercherà il rinnovamento del partito per altre vie, come ad esempio convention programmatiche, un consiglio nazionale e incontri sul territorio».
Sandro Bondi punta invece il dito contro gli ex An e i cattolici, contro i Quagliariello e i Sacconi che si sono dedicati a una «saldatura con l’area di An tesa soltanto alla gestione del partito» e rileva come «le primarie sono state volute proprio per suggellare l’accordo e in funzione di una conta interna, una sorta di congresso anticipato».
E ancora: «Solo Berlusconi ha l’esperienza e la forza per mantenere unito il centrodestra e rivolgere un appello alle forze migliori del Paese. Chi pensa oggi di fare senza di lui o contro di lui non ha il polso della realtà ».
Alessandro Sala
(da “il Corriere della Sera“)
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Novembre 29th, 2012 Riccardo Fucile
MA CHI DA’ TUTTI QUESTI SOLDI AL BAMBOCCIONE LIBERAL? CHI GLI HA ASSEGNATO LA MISSION DI VINCERE A TUTTI COSTI E CON TUTTI I MEZZI? CHE INTERESSI ANDRA’ A RAPPRESENTARE?
È guerra nel Pd sulle regole per le nuove iscrizioni per votare al ballottaggio, riaperte tra giovedì e venerdì.
I rappresentati di Pier Luigi Bersani, Nichi Vendola, Bruno Tabacci e Laura Puppato hanno presentato un esposto al collegio dei garanti delle primarie contro le pagine a pagamento, comparse oggi su tre quotidiani (Corriere della Sera, Quotidiano Nazionale e La Stampa), in cui i renziani, dietro il nome di domenicavoto.it riconducibile alla fondazione Big Bang di Matteo Renzi, invitano alla registrazione in vista del ballottaggio.
Al sindaco di Firenze si imputa di avere «violato tutte le regole del codice di comportamento che aveva sottoscritto e che vieta la pubblicità sui giornali», ha spiegato Paolo Fontanelli, rappresentate di Bersani.
Non solo: «C’è evidentemente uno sfondamento del tetto delle spese e una violazione delle regole di trasparenza».
Renzi replica con un tweet al pandemonio sollevato dall’esposto: “Evitiamo il nervosismo e manteniamo il clima giusto, dai».
I MOTIVI
Nell’esposto presentato da Paolo Fontanelli, in qualità di rappresentante nazionale di Bersani, Pino Bicchielli (Tabacci), Gianluca Zuccari (Puppato), e Loredana De Petris (Vendola), si legge che le pubblicità a pagamento apparse oggi sui quotidiani sono «in aperta violazione con il Codice di Comportamento dei candidati e con i Principi Regolamentari», e sono riconducibili «al candidato Matteo Renzi per i seguenti motivi: 1) La pubblicità contenuta in tale pubblicazione, apparentemente «istituzionale» non è stata deliberata nè pubblicata dal Coordinamento nazionale delle Primarie, unico organismo preposto e legittimato a farlo; 2) La pubblicità contenuta in tale pubblicazione è ingannevole, in quanto suscita la convinzione che chi non si è iscritto all’Albo degli elettori entro la data del 25 novembre e, di conseguenza non ha votato al primo turno, può farlo semplicemente richiedendo la registrazione «tout court», senza specificare che, in realtà , la tipologia dei casi ammissibili è rigorosamente disciplinata; 3) La pubblicità contenuta in tale pubblicazione è palesemente riconducibile al candidato Matteo Renzi, in quanto specifica che «è possibile inviare la richiesta (di registrazione) tramite il sito www.domenicavoto.it. È pertanto evidente che il candidato Matteo Renzi sta tentando artatamente di modificare in maniera consistente la base elettorale dei votanti per il turno di ballottaggio».
«SCATENARE L’INFERNO»
Poco prima dell’esposto, il presidente dei Garanti, Luigi Berlinguer, già denunciava: «Sono stato colpito da un messaggio intercettato casualmente da “Trevi Adesso” che invitava a portare tanta gente a votare e a “scatenare l’inferno”. Ci fa piacere che tanta gente vada a votare come è stato già per il primo turno ma noi non vogliamo l’inferno ma il paradiso e uno svolgimento ordinato delle votazioni come è avvenuto domenica scorsa».
La mail sarebbe stata diffusa dal comitato di Renzi in vista del ballottaggio. «C’è chi sta provando ad inquinare l’informazione e a disinformare».
Berlinguer interviene anche contro le pagine a pagamento: «Ma questo – sostiene Berlinguer – non è quello che abbiamo deciso insieme».
Il presidente dei garanti spiega poi che «ai comitati stanno arrivando una serie di richieste di registrazioni, non singole ma seriali, e questo inganna gli elettori e turba il sereno svolgimento del ballottaggio».
Il presidente del Comitato ricorda che «al secondo turno abbiamo previsto qualche deroga per chi non ha potuto votare al primo turno per ragioni indipendenti alla sua volontà . Sono casi eccezionali ed individuali e le richieste di votare vanno motivate perchè i comitati provinciali devono valutare la motivazione».
MAIL BOMBING
Per recuperare 290mila voti che lo separano da Bersani, Renzi, attraverso il suo Comitato, avrebbe messo in atto una vera e propria campagna di «mail bombing», cioè mail seriali e non individuali.
Per esempio, anche su un sito di ricette è possibile compilare un modulo e inviare online la richiesta di votare al sito www.domenicavoto.it, lo stesso indirizzo che è apparso nelle pagine a pagamento.
A fianco del modulo, che poi si può inviare a www.domenicavoto.it, sono suggeriti «i motivi familiari, di salute, di lavoro e viaggi all’estero» come causa per motivare l’impossibilità di registrarsi.
COORDINAMENTI IN TILT
Tutto questo mentre alcuni coordinamenti provinciali delle primarie del centrosinistra stanno andando in tilt a causa dell’alto numero di mail arrivate in seguito alla campagna «virale» avviata dai renziani per portare quanta più gente al voto al ballottaggio.
A Milano, ad esempio, in molti stanno ricevendo questa risposta dal coordinamento locale: «A causa dell’alto numero di richieste non sarà possibile rispondere direttamente. In caso di mancata risposta la richiesta deve considerarsi non accolta.
Ci scusiamo per il disagio».
(da “il Corriere della Sera“)
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Novembre 29th, 2012 Riccardo Fucile
PER BONDI LA CRISI DEL PDL “E’ COLPA DI EX AN E CATTOLICI”… IPOTESI FUORIUSCITA DEGLI EX AN E IL LANCIO DI UNA NUOVA FORZA ITALIA
Primarie addio. Silvio Berlusconi vince, Angelino Alfano perde. 
Vinto il braccio di ferro, il Cavaliere oggi tornerà ad incontrare i giocatori del Milan, domenica sarà al convegno dei cristiani popolari di Mario Baccini.
L’annuncio ufficiale arriverà la prossima settimana, ma il più è fatto.
La sola Giorgia Meloni è l’unica a resistere, insieme a un altro candidato, il sindaco di Pavia Alessandro Cattaneo.
Nonostante manchi l’ufficialità la notizia dell’archiviazione delle primarie appare ormai più che scontata.
A tessere le fila della trattativa sarebbe stato Denis Verdini secondo alcuni in accordo non solo con l’ex capo del governo ma, appunto, anche con lo stesso segretario che si sarebbe detto d’accordo (l’alternativa, d’altronde, sarebbe stato lo scontro frontale, che avrebbe trascinato il partito a un allungamento del periodo di faide interne).
La rinuncia alle primarie, annunciate eppure mai volute dal Cavaliere, avrebbe come contropartita l’impegno dell’ex premier a non boicottare il Pdl e a frenare il lancio di Forza Italia 2.0.
Il partito però verrebbe profondamente rinnovato come chiesto da Berlusconi.
La ristrutturazione potrebbe escludere però i dirigenti che provengono dalle file di Alleanza Nazionale.
Gli ex An infatti sono pronti, nel caso il partito si trasformasse in una nuova Forza Italia, ad andare via dando vita ad un soggetto politico (“Centrodestra nazionale” sarebbe uno dei nomi presi in considerazione) da federare al “nuovo” Popolo delle Libertà .
Il passaggio formale per l’archiviazione definitiva delle primarie dovrebbe essere un ufficio di presidenza da convocare i primi giorni della prossima settimana ufficializzando però già oggi l’addio alla consultazione popolare.
In realtà a via dell’Umiltà si lavora ininterrottamente per trovare un compromesso in grado di evitare scissioni.
Un rischio che in diversi tra i dirigenti pidiellini vorrebbero evitare dopo aver visto i sondaggi poco lusinghieri che raccoglierebbe anche un’eventuale federazione tra Fi e ex An: “Non riusciremo a superare nemmeno il 13%”, confida un ex ministro.
L’idea di arrivare ad una separazione consensuale però non è nuova nella mente del Cavaliere, convinto invece che una federazione possa ampliare il bacino di voti e catturare gli elettori delusi.
Più esplicito Giancarlo Galan, ex presidente del Veneto, ex ministro e — a questo punto si può dire — ex candidato alle primarie del Pdl: i dirigenti del Pdl “non hanno un minimo di autonomia — dice al Corriere della Sera — si portano dietro i valori della destra che sono un’altra roba e ci hanno trascinato alle loro percentuali”.
Per questo, continua Galan, Berlusconi dovrebbe fare un Pdl “light”.
Per Galan le è giusto che saltino. Bastava avere un minimo di logica per capirlo”, “le abbiamo mitizzate troppo, con i soliti eccessi all’italiana, in fondo ci sono solo negli Usa e in pochi altri Paesi”.
Non la pensa così il sindaco di Pavia, Cattaneo, pure lui candidato dei “formattatori”: “Deluso? No, sono arrabbiato — commenta a Omnibus, su La7 — Non c’è ancora una parola ufficiale ma è anche vero che non c’è nessuna parola che va nel proseguire quel percorso che avevamo avviato. Però voglio ancora sperare”.
Ma cosa sta succedendo dentro al Pdl?
La spiegazione la dà Sandro Bondi, ex ministro e coordinatore (pluridimissionario, ma sempre coordinatore) del partito: “E’ avvenuta purtroppo una saldatura tra esponenti” come Quagliariello e Sacconi, spiega alla Stampa, “e l’area di An tesa soltanto alla gestione del partito. All’interno di questo correntone c’è infatti chi propone intese con Casini e Monti, e chi al contrario vi si oppone duramente”.
Secondo Bondi “le primarie sono state volute proprio per suggellare l’accordo e in funzione di una conta interna al partito: una sorta di congresso anticipato e non una proposta di rinnovamento che Alfano avrebbe dovuto rappresentare”.
“Da tempo — aggiunge — insisto sulla necessità che Alfano cammini insieme a Berlusconi per rinnovare radicalmente la nostra immagine. Berlusconi ha lottato strenuamente per il cambiamento. Ha ammesso di non essere riuscito a modernizzare l’Italia come avrebbe voluto per tante ragioni. Ma oggi solo lui ha l’esperienza e la forza per mantenere unito il centrodestra e rivolgere un appello alle forze migliori del Paese. Chi pensa oggi di fare senza di lui o contro di lui non ha il polso della realtà ”
Certo, nel Popolo della Libertà i dubbi su quali siano le reali intenzioni dell’ex capo del governo restano tutti sul tavolo così come la convinzione che Berlusconi continui a lavorare ad una sua lista da affiancare all’attuale partito.
Di questo il Cavaliere avrebbe discusso ieri sera in una cena con alcuni amici di vecchia data con cui sarebbe tornato a lamentarsi del poco appeal che ha il partito e soprattutto dell’esigenza di porre una linea di confine tra il vecchi e nuovo: C’è bisogno di rinnovamento e di nuovi volti anche da spendere in televisione dove sono stufo di vedere sempre le stesse facce.
A frenare l’ex capo del governo dallo svelare una volta per tutte le sue mosse sarebbero però i sondaggi poco rassicuranti in merito ad una sua ridiscesa in campo.
A condizionare sarà comunque l’esito del ballottaggio del Pd, ma soprattutto la trattativa sulla legge elettorale che, a detta di Berlusconi, potrebbe essere condizionata a suo svantaggio se svelasse i suoi piani, prima di un accordo tra i partiti.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Novembre 29th, 2012 Riccardo Fucile
DEPOSITATE BEN SETTE NUOVE DENOMINAZIONI, SEGNALE EVIDENTE CHE IL CAVALIERE NON SOLO NON INTENDE FARSI DA PARTE, MA NEANCHE DI IMPEGNARSI PER IL PDL
“Silvio Berlusconi si ritira dalla politica. Il PdL farà le primarie per sancire la nuova leadership di Angelino Alfano. Il presidente è stanco e vuole ritagliarsi un ruolo da padre nobile del centrodestra italiano”.
Dentro al partito del predellino, tranne pochi pasdaran, in questi mesi quasi tutti avevano venduto la pelle dell’anziano leader con troppa fretta.
Mentre quelli parlavano coi giornali per accreditarsi come eredi, infatti, il Cavaliere si dedicava con zelo alla registrazione di nuovi marchi elettorali con cui sostituire la bad company del Pdl.
Questa scoperta la dobbiamo ad un blogger (leggi): tra luglio e novembre, l’ex premier ha depositato una serie di nomi di partito all’Uami, l’ufficio per la registrazione dei marchi, disegni e modelli dell’Unione europea.
A luglio, per dire, impazzava lo spread e sui giornali di venerdì 20 si leggeva della “tentazione di Silvio Berlusconi: staccare la spina a Monti”.
Si fosse concesso di cedere anche a questa tentazione, il padrone di Mediaset avrebbe già avuto pronto un bel nome per il suo partito: mercoledì 18, infatti, aveva registrato i nomi Grande Italia e Grandeitalia, che uno non sa mai quanto sarà grande il simbolo sulla scheda.
Stessa cosa succede a fine ottobre.
E proprio in questo periodo sono ben sette le nuove registrazioni.
I giudici di Milano condannano pesantemente Berlusconi nel processo Mediaset e lui, all’indomani, si sfoga a Villa Gernetto attaccando “la dittatura dei magistrati” e minacciando di “ritirare la fiducia all’esecutivo” che condanna l’Italia ad una “spirale recessiva”.
Anche in questo caso la sparata di Berlusconi segue una pratica avviata all’Uami: il 23 ottobre, infatti, registra i nomi L’Italia che lavora e Italia che lavora.
E siamo a novembre, circa dieci giorni fa per la precisione.
Il Pdl chiede a gran voce l’election day a febbraio: se no, anche stavolta, togliamo la fiducia al governo.
E’ sicuramente un caso, ma pure stavolta il buon Silvio era passato all’ufficio marchi e brevetti pochi giorni prima, l’8 novembre e stavolta ha fatto le cose in grande: s’è annesso ogni definizione possibile di centrodestra, non si sa se per chiarire le cose a se stesso o a chiunque altro abbia intenzione di occupare quello spazio dell’immaginario. Ecco i nomi: Il centrodestra italiano, Ilcentrodestraitaliano, Centro destra italiano, Centrodestra italiano, Il Centro Destra Italiano.
Manca, effettivamente, Italiano Destra Centro, ma è un nome che dai sondaggi effettuati risulta poco attraente per gli elettori.
Non si tratta, con ogni probabilità , del nome del nuovo partito che il Cavaliere dovrebbe annunciare a breve, ma intanto dimostra quanto peso abbiano avuto il giovane Alfano e i suoi interessati sostenitori nella storia del centrodestra italiano, se si può ancora scrivere, e magari chiarisce quanto poco interessino a Berlusconi gli appelli del tipo “rinnova con noi il Pdl”.
Lui non rinnova, crea (dopo aver registrato il marchio, ovviamente).
Marco Palombi
(da “il Fatto Quotidiano“)
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