Destra di Popolo.net

CHI E’ IL CIALTRONE? I MINISTERI HANNO UTILIZZATO SOLO IL 6,7% DEI FONDI EUROPEI, MENO DELLE REGIONI DEL SUD

Luglio 8th, 2010 Riccardo Fucile

PERCHE’ IL LEGHISTA TREMONTI NON HA CITATO TUTTI I DATI UFFICIALI? … PERCHE’ NON HA DETTO CHE LA BASILICATA HA SPESO IL 12,8% DEL FONDO SOCIALE EUROPEO CONTRO IL 6,8% DELLA LOMBARDIA?…. PERCHE’ NON HA RICORDATO CHE IL GOVERNO HA DIROTTATO 9 MILIARDI DI FONDI FAS PER PAGARE LA CASSA INTEGRAZIONE DELLE AZIENDE DEL NORD?

Ormai neanche Berlusconi lo sopporta più: tra due soggetti che non ammettono obiezioni e dissensi la lotta è dura.
Tremonti ha preparato la Finanziaria come se fosse solo affar suo, nascondendo gli incartamenti come i docenti universitari fanno con gli assistenti, nel timore che possano portargli via la cattedra.
Poi magari ha ragione sui conti da tenere in ordine, mentre il premier non ammetterebbe mai che siamo nella bratta, ma questo è un altro discorso.
Un Tremonti sempre più leghista e spocchioso non aiuta certo il Pdl ad uscire dalle secche del calo dei consensi in cui si è arenato.
Un Tremonti antimeridionalista poi allontana anche il voto del Sud, dopo aver perso quello del Nord: insommma siamo nella confusione totale.
Il ministro dell’Economia, sempre più politico, ormai sbulacca spesso con toni inconsueti per il suo passato riconosciuto aplomb.
Non solo minaccia di dimettersi ogni mezzora se non si fa come vuole lui, ma qualche giorno fa ha esagerato dando dei “cialtroni e degli irresponsabili a chi al Sud pensa solo a protestare contro i tagli del Governo e poi “prende soldi dall’Ue e non li spende”.
A parte che contro i tagli ha protestato più Formigoni che Vendola, veniamo alle cifre.
E’   esatto dire che, nel periodo 2007-2013, ovvero in sette anni,   sono stati stanziati fondi europei per 44 miliardi e ne sono stati spesi solo 3,6.
Ma vediamo come stanno realmente le cose.
Il problema dell’utilizzo dei fondi europei, finanziati attraverso l’Iva degli Stati
membri, è che sono erogati intanto in cofinanziamento.
Cosa vuol dire? Che li prende solo la Regione in grado di finanziare e portare avanti la metà  del progetto: quindi se una Regione non ha la possibilità  di metterci la metà  dei quattrini non se ne fa nulla. Continua »

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I “GIOVANI PADANI” INSORGONO CONTRO IL FIGLIO DI BOSSI : IL PADRE VUOLE PIAZZARLO SEGRETARIO GIOVANILE

Luglio 7th, 2010 Riccardo Fucile

BOSSI NON SI FIDA DEI COLONNELLI E PREPARA LA SUCCESSIONE MONARCHICA DEL FIGLIO PLURIBOCCIATO RENZO…LA MOGLIE MANUELA E ROSY MAURO STANNO PREPARANDO L’ENTRATA IN POLITICA ANCHE DEL SECONDO FIGLIO DI BOSSI, ROBERTO LIBERTA’….REGUZZONI FA FUORI GRIMOLDI, CAMBIANDO LO STATUTO E ORA PUNTA AL POSTO DI GIORGETTI IN LOMBARDIA

Altro che “Dinasty”, se in politica conta “metterci la faccia” è importante anche chi “ci mette il cognome”.
E’ facile, nella padagna del magna magna, passare dal “mai mulà , tegn dur” al “mai mulà , tegn famiglia”.
Questo sono le risultanze della riunione di venerdì scorso in via Bellerio, sede della Lega Nord, durante l’ultimo consiglio federale dei vertici del partito.
Una decisione che sta suscitando una vera e propria insurrezione nel movimento giovanile dei “giovani padani”.
Si è infatti affrontata la questione dell’eta media dei giovani dirigenti e si è stabilito che il segretario nazionale dei giovani non debba avere più di 29 anni. Una modifica per far fuori l’attuale coordinatore, il parlamentare 35enne Paolo Grimoldi.
Già  si parla di commissariamento e chi volete che sia il futuro segretario?
Renzo Bossi, il figlio pluribocciato del senatur.
Stavolta la “trota” rischia di rimanere indigesta alla Lega, visto i dissensi che si stanno manifestando tra i giovani padani per una scelta nepotista peggiore di quelle di Roma ladrona.
Ma cosa si cela dietro questa nomina?
E’ una mossa degli uomini più vicini a Bossi, guidati in questo caso dal capogruppo alla Camera, Marco Reguzzoni, per prendere il potere nel partito. Reguzzoni non perde occasione per attaccare ogni giorno Maroni e Giorgetti, con l’evidente obiettivo di scalare il posto di segretario nazionale della Lombardia al posto di Giogetti.
La scalata di Renzo Bossi rappresenta il tentativo di emarginare i colonnelli che fanno ombra al padre e la fase preparatoria per un domani prenderne il posto, come nelle migliori monarchie.
Nella Lega chi gestisce certe cose è infatti Manuela Marrone, la moglie di Bossi, che agisce sottotraccia, in sintonia con Reguzzoni, amico di famiglia, e con la badante Rosy Mauro, suo braccio operativo che non perde mai di vista il Senatur, nuova zarina e guardiaspalle, in nome e per conto della Manuela. Continua »

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LA LEGA SI GODE I PRIVILEGI DELLA CASTA: DOVEVA CAMBIARE IL MONDO, IL MONDO HA CAMBIATO LEI

Luglio 5th, 2010 Riccardo Fucile

DAI DISCORSI ANTI CASTA   DI BOSSI DEL 1992 E DI MARONI   DEL 1993 AL VOTO A FAVORE DEL FINANZIAMENTO PUBBLICO AI PARTITI, AI FIGLI SISTEMATI, ALLA LOTTIZZAZIONE DELLA RAI, AGLI SPRECHI NEGLI ENTI LOCALI…..OTTO ANNI AL GOVERNO, 3 MINISTRI, 59 DEPUTATI, 26 SENATORI, 9 PARLAMENTARI EUROPEI, 373 SINDACI E PRESIDENTI DI PROVINCIA, 2 PRESIDENTI DI REGIONE, CENTINAIA DI CONSIGLIERI COMUNALI PER SPARTIRSI SOLO I PRIVILEGI

“Eravamo quattro amici al bar, volevamo cambiare il mondo…”: è finita che il mondo ha cambiato loro.
Dopo i trascorsi giovanili nel Movimento studentesco, la mancata laurea in medicina e il diploma per corrispondenza della Scuola Radio Elettra per uno, la infatuazione per Democrazia proletaria e il recupero crediti alla Avon per l’altro, i destini federalisti di Bossi e Maroni e l’esigenza da loro propugnata di spazzare via i privilegi della Casta sono finiti tristemente nel ricercarli e goderseli.
Correva l’anno 1987 quando Umberto da Cassano Magnago entrava per la prima volta in Parlamento: sono trascorsi 23 anni, nella seconda parte dei quali la Lega ha passato al governo romano quasi 9 anni.
Ben ammanigliata al potere centralista, nelle stanze dei ministeri e dei Palazzi, delle fondazioni bancarie e nei consigli di amministrazione lottizzati.
Nell’anno corrente ecco una fotografia reale delle loro poltrone politiche: 3 ministri, 1 viceministro, 3 sottosegretari, 1 vicepresidente del Senato, 59 deputati, 26 senatori, 9 europarlamentari, 373 tra sindaci e presidenti di Provincia, 2 presidenti di Regione, una miriade di assessori, centinaia di consiglieri.
Eppure sentite queste parole di Bossi agli esordi: “Noi padani rifiutiamo di essere coinvolti nell’astuzia della palude romana, noi vogliamo il cambiamento”.
Cosa ha fatto la Lega per indebolire la Casta in questi anni?
E’ forse rimasta fuori da Tangentopoli?
Neanche quello, visto la condanna del segretario a 8 mesi di galera per aver percepito un finanziamento illecito sulle tangenti Enimont.
Per il federalismo poi ci sono più ministri che materia da trattare, hanno avallato anche la nomina a ministro per l’attuazione del federalismo di un amico loro che deve solo evitare un processo per appropriazione indebita.
Torniamo al 3 aprile 1992, aria di crisi della prima Repubblica, Bossi annuncia la “festa della Liberazione dai partiti”: oggi ci sono ancora e, nonostante un referendum per abolizione del finanziamento pubblico agli stessi, tutti continuano a prendere soldi pubblici, Lega compresa.     Continua »

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DOPO TANTE PROMESSE, DA OGGI ALL’AQUILA SI TORNANO A PAGARE LE TASSE

Luglio 1st, 2010 Riccardo Fucile

LA CONFUSIONE E’ TOTALE: GLI EMENDAMENTI DEL GOVERNO SONO ANCORA DA APPROVARE E IL TEMPO E’ SCADUTO…BUSTE PAGA SUBITO RIDOTTE PER DIPENDENTI E PENSIONATI, SOSPENSIONE FINITA PER BOLLO AUTO E CANONE RAI…..E RITORNANO I PEDAGGI SULLE AUTOSTRADE

Nonostante tante promesse e annunci di proroga, di fronte alle proteste che i cittadini aquilani avevano portato fin sotto le finestre di Palazzo Chigi, nonostante gli emendamenti annunciati per un ulteriore congelamento delle tasse fino al 1 gennaio 2011, alla fine i terremotati dell’Aquila si troveranno le buste paga più leggere, a cominciare dai lavoratori dipendenti e dai pensionati.
Il tutto perchè un conto sono le dichiarazioni di intenti, il “vedremo di provvedere”, il “stiamo predisponendo”, altro è approvare realmente gli emendamenti promessi.
Si è così arrivati al 1 luglio e il governo ha rimediato un’altra figura barbina: solo per non essersi mosso a tempo debito, considerando che chi non ha una casa e un lavoro non si capisce come possa permettersi di pagare le tasse.
L’unica cosa certa è che le prime buste paga tassate, col prelievo a monte di Irpef, contributi e addizionali varie, saranno quelle di pensionati e lavoratori dipendenti, le uniche due categorie che non potranno sperare in ulteriori dilazioni.
Il nuovo torneranno a pagarlo, e da subito: non ci saranno miracoli.   .
Non è ancora chiarito poi se la soglia dei 200mila euro di fatturato (volume d’affari del 2008, chi lo supera è considerato, dal governo, in grado di ripagare da subito) resterà  legata solo alle imprese oppure anche alle persone fisiche, cioè al popolo delle partite Iva (commercianti, artigiani, professionisti) su cui il commissario Gianni Chiodi ha garantito sulla proroga dell’esenzione, con conseguente slittamento al 20 dicembre 2011.
Questo elemento non è stato chiarito a sufficienza.
C’è intesa solo sul pagamento delle vecchie tasse.
Si tornerà  a pagarle da gennaio 2011, in 60 rate mensili, al 100%, mentre nei casi dei terremoti dell’Umbria e delle Marche era stato abbuonato il 60%.
Nelle abitazioni stanno tornando le bollette delle utenze domestiche.
In molti casi annunciate da moduli (come nel caso dell’Enel) che chiedono di conoscere lo stato degli immobili per poter usufruire delle tariffe agevolate. Continua »

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RESA DEI CONTI AL CONSIGLIO FEDERALE DELLA LEGA: CALDEROLI RISCHIA IL ROGO, MA BOSSI LO SALVERA’ DA MARONI

Luglio 1st, 2010 Riccardo Fucile

DA UNA VITA IL SENATUR GOVERNA LA LEGA CON IL “DIVIDE ET IMPERA”, CIRCONDANDOSI DI CORTIGIANI DI POCO VALORE…IL CASO BRANCHER HA SEGNATO UNA SVOLTA: ORMAI LE CORRENTI TRAMANO PER LA SUA SUCCESSIONE…SI LITIGA TRA COMPONENTI ETNICHE: SOLO BOSSI GARANTISCE GLI EQUILIBRI INTERNI

Quanto sta accadendo nelle file leghiste presenta due caratteristiche: per la prima volta la gestione del caso Brancher ha mostrato non solo una base leghista disorientata, di fronte alla nomina del discusso personaggio sotto processo, ma anche la prima trama contro il “capo indiscusso” che non era stato informato da Calderoli di quanto concordato con Tremonti e il premier.
La reazione furibonda di Bossi ha confermato la profonda irritazione nell’essere stato “scavalcato” dal ministro della Semplificazione: a Pontida ha voluto subito precisare che “l’unico ministro al federalismo” è lui, tacitando una base fedele, ma non così sciocca da non capire che in via Bellerio si sono aperti i giochi per la successione.
Bossi paga il fatto di aver cercato sempre di gestire il partito attraverso il romano “divide et impera”, alternando carezze e schiaffoni, facendo salire oggi sull’altare e domani precipitare nella polvere.
Umberto ha avuto sempre pochi amici veri, quelli che apparivano di meno e che stavano dietro le quinte.
Dei colonnelli che amano contendersi il palcoscenico è sempre stato diffidente, li usa, ma non li ama.
Li manda talvolta avanti, magari per sostenere tesi assurde, salvo poi smentirli e riconquistare lui il proscenio: un giorno sopra le righe, un altro equilibratore. Questo gioco va avanti da anni e gli altri si sono sempre adeguati, ma le correnti interne, le amicizie, i fili tagliati e ricuciti, le alleanze ormai non si contano.
Calderoli ha il coordinamento delle segreterie regionali e gioca sull’asse privlegiato Brancher- Tremonti, lavora 365 giorni l’anno, ha in mano la riforma federalista, conosce i regolamenti parlamentari a memoria, è presente in Tv, giornali, media in modo pressante, si è creato una rete di alleanze pesanti in tutte le regioni del Nord.
In quel consiglio dei ministri in cui Letta, per conto del premeir, aveva annunciato la nomina di Brancher a ministro, lasciando allibiti tutti, guarda caso c’era un assente di riguardo, il ministro Maroni, ufficialmente per un impegno.
Avversario di Calderoli da sempre e aspirante successore del senatur anche lui, forse aveva saputo della novità  a cose fatte e ha preferito non esserci. Continua »

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LA QUADRA DI TREMONTI E BOSSI: REGIONI SUBITO LIBERE DI IMPORRE NUOVE TASSE

Giugno 29th, 2010 Riccardo Fucile

PER SCONGIURARE CHE LE REGIONI RESTITUISCANO LE DELEGHE PERCHE’ NON POSSONO GARANTIRE I SERVIZI, ALLA FINE SI ANTICIPERA’ A GENNAIO UNA QUOTA DI AUTONOMIA FISCALE….TAGLI OGGI E NUOVE TASSE DOMANI…E VISSERO TUTTI FELICI E CONTENTI (MENO GLI ITALIANI)

Le parole più chiare sulla manovra finanziaria sono state pronunciate dal governatore lombardo Formigoni: “Gli enti locali in questi anni hanno sempre fatto la loro parte. Si pensi agli ammortizzatori sociali: si è deciso che fossero le Regioni a mettere un terzo delle risorse che servivano allo Stato. Lo abbiamo fatto per più di 9 miliardi di euro. Ma ora Tremonti vorrebbe che tagliassimo di un terzo   i contributi per il trasporto pubblico locale, di due terzi i fondi per le piccole e medie imprese, la totalità  di quelli per la famiglia e cosi via. Se il governo vuole farci cancellare un treno pendolare su tre perchè ritiene che si possano far funzionare gli stessi treni con un terzo di risorse in meno, allora diciamo: bene, vi restituiamo le deleghe, provateci pure voi”. Secondo Formigoni i tagli dei trasferimenti avvengono proprio sui capitoli che dovrebbero avviare il federalismo fiscale che, a questo punto, è finito ancor prima di inizare.
Tremonti pare inamovibile sui tagli, continua a parlare che il saldo finale deve rimanere lo stesso, ma poi in concreto non pare disposto a modificare quasi nulla.
Gli unici due punti che saranno soggetti a modifica sono quello relativo
alla assurda norma che portava dal 74% all’85% la soglia per ottenere l’assegno di invalidità  (256 euro almese), lasciando fuori categorie come sordi e persone con sindrome di Down.
L’altra modifica riguarderà  gli scatti di anzianità  degli insegnanti che vengono congelati per tre anni, ma con l’impegno a recuperarli nel 2014, utlizzando il 30% dei risparmi nel comparto scuola.
Tutto fermo invece per ora per forze dell’ordine e magistrati.
Per i Comuni vi sarà  la possibilità    di recuperare le entrate tagliate, attraverso la istituzione dell’Imu, imposta municipale unica, che dovrebbe accorpare più imposte.
Ma se si limitasse solo ad accorpare l’esistente non uscirebbe un euro in più, lo capirebbe anche un bambino, quindi è evidente che ci sarà  un arrotondamento a crescere.
Ora Tremonti e Calderoli ne stanno preparando un’altra, che riguarda le Regioni. Continua »

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NON ARRIVANO I SOLDI PROMESSI, L’AQUILA MUORE: IL GOVERNO E’ LATITANTE , TG1 E TG FININVEST SPENGONO LE TELECAMERE

Giugno 27th, 2010 Riccardo Fucile

PROMESSI PER LA RICOSTRUZIONE 10 MILIARDI IN 10 ANNI, MA NON C’E’ NEANCHE 1 MILIARDO L’ANNO DA SPENDERE… LE AZIENDE ESISTENTI ABBANDONATE SENZA AIUTI… SI FANNO SLITTARE LE IMPOSTE OGNI SEI MESI, MA IN UMBRIA E MARCHE SI PAGO’ SOLO IL 40% DELL’ARRETRATO

L’ultima visita del premier all’Aquila risale ormai al lontano 29 gennaio: da quando tutti hanno cominciato a capire che i soldi per la ricostruzione non ci sarebbero stati, il governo si è dato latitante.
Dall’Aquila le forze politiche bipartisan lanciano un grido disperato: o arrivano i finanziamenti a suo tempo promessi o l’Aquila diventerà  una città  morta. Soldi per la ricostruzione non ce sono: la città  è coperta di puntelli, sembra divenuta una città  di ferro, ma i cantieri dove si lavora si contano sulle dita di una mano.
Vi sono ditte che falliscono perchè hanno fatto dei lavori e non sono state pagate.
Lo Stato paga 16 milioni al mese (per ora) per mantenere migliaia di persone negli alberghi ma, se fossero iniziati a tempo debito i lavori di sistemazione delle loro case classificate B e C , ora potrebbero già  abitarvi.
Il Comune non ha neanche i soldi per tagliare l’erba nei parchi, non ci sono servizi, la frutta la portano gli ambulanti da Napoli.
Qualche giorno fa gli aquilani sono sfilati in 20.000 per protestare: nemmeno un cenno sul Tg1 e sul Tg2.
Quando il sindaco ha invitato tutti i media a verificare la situazione, l’invito è stato declinato da Tg1 e da tutte le reti Fininvest.
Qualcuno ha paura che si conosca la verità , lo diciamo da mesi.
Che è ben diversa, fin dall’inizio, da quella raccontata dal governo.
Persino Bruno Vespa, aquilano onesto e non certo schierato con l’opposizione , ha avuto parole dure di analisi.
Il problema è che il governo, sapendo fin dall’inizio di non avere i soldi per ricostruire in tempi brevi, ha stanziato solo 10 miliardi diluiti in 10 anni, ovvero un miliardo l’anno.
Cifra insufficiente, come ricorda Vespa, in quanto nelle Marche e in Umbria, per terremoti minori, si sono spesi 7 miliardi. Continua »

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SEI ASSESSORI CALABRESI FANNO ASSUMERE UN AUTISTA DI FIDUCIA, MALGRADO IN REGIONE NE ESISTANO IN ORGANICO

Giugno 26th, 2010 Riccardo Fucile

ASSURDO SPRECO DELLA CASTA: PER REGOLAMENTO HANNO DIRITTO A UNA “STRUTTURA SPECIALE” DI COLLABORATORI ESTERNI… MA SE GLI AUTISTI GIA’ ESISTONO IN REGIONE, PERCHE’ SPENDERE 35.707 EURO A TESTA PER PIAZZARE UN AMICO?… SE NON VI PIACE L’AUTISTA DELLA REGIONE, ANDATE A PIEDI

Per adesso la scelta l’hanno fatta in sei, ma è possibile che il fenomeno si estenda a tutta la giunta di centrodestra della Regione Calabria.
La squadra di governo si sta dotando infatti di un autista personale di fiducia, liberamente scelto al di fuori della pubblica amministrazione.
La Regione Calabria ovviamente ha in organico i suoi autisti, regolarmente assunti, ma un assessore, in base al regolamento vigente della Regione, ha diritto a una sua “struttura speciale” di collaboratori in cui sono consentite immissioni di personale dall’esterno.
E pare che quello dell’autista di fiducia sia diventato un cult in Regione.
Ha iniziato il 19 aprile l’assessore all’Urbanistica, Piero Aiello, in carica da tre giorni: la prima cosa che ha fatto evidentemente è stato di prendere carta e penna per scrivere all’ufficio personale, chiedendo l’assunzione come autista di fiducia di una persona esterna.
Stipendio base: 35.707,44 euro, straordinari esclusi.
Due giorni dopo, il 21 aprile, ecco che si precipita anche l’assessore all’Agricoltura e alla Forestazione, Michele Trematerra, che indica anche lui un esterno.
Passano 24 ore ed ecco arrivano anche le lettere di richiesta dell’assessore al Bilancio, Giacomo Mancini, il 27 aprile quella dell’assessore Stillitani, il 30 aprile quella dell’assessore alle Attività  produttive, Antonio Caridi, il 5 maggio quella dell’assessore al’Ambiente, Francesco Pugliano.
E siamo arrivati a sei assessori che hanno scelto lo chauffeur all’esterno della struttura, spesa attuale prevista 210.000 euro. Continua »

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COTA A CASA? IL 1 LUGLIO IL TAR DECIDE SU DUE RICORSI CHE PORTEREBBERO ALL’ANNULLAMENTO DELLE ELEZIONI

Giugno 24th, 2010 Riccardo Fucile

RIGUARDA TRE LISTE APPARENTATE A COTA CHE HANNO PORTATO 50.000 VOTI (LO SCARTO CON LA BRESSO E’ DI 9.000)…. IN QUELLA DEI “PENSIONATI PER COTA” ACCERTATE FIRME FALSE, IN ALTRE DUE, SIMBOLI CONFONDIBILI E MANCANZA DI FIRME PER LA PRESENTAZIONE..CHIAMPARINO SI STA SCALDANDO

Il Tar del Piemonte il 1 luglio dovrà  pronunciarsi su due diversi ricorsi che chiedono l’annullamento del voto regionale e il centrodestra è in agitazione. Da un lato Cota sostiene che “i golpe si fanno in Sudamerica, se accadesse qua sarebbe una rivolta, non è facile rubare le elezioni”, dall’altro il Pdl ha tappezzato Torino di manifesti pro-Cota e organizza per lunedi una fiaccolata “per difendere il voto dei piemontesi da chi non sa perdere”.
A sinistra il sindaco di Torino Chiamparino replica: “In Italia esiste il diritto: i ricorrenti hanno diritto di fare ricorso”.
Anche perchè lo stesso Berlusconi parlò in passato, in occasione della vittoria di Prodi, di voto fasullo e di schede da verificare.
Non si comprende quindi perchè i ricorsi non li possano fare anche gli altri, se si ritengono danneggiati: la legalità  non è un optional per nessuno.
In realtà  il timore del centrodestra è che possano essere accolti, in quanto basati su fatti piuttosto circostanziati e che vedono emergere anche risvolti penali.
Cota aveva già  tamponato il ricorso della presidente uscente Bresso con una poco nobile (per entrambi) trattativa che aveva portato la Bresso alla presidenza del comitato delle regioni della Ue.
Vediamo di spiegare in cosa consistono i due ricorsi che potrebbero annullare i risultati di una regione ritenuta chiave per il centrodestra e soprattutto per la Lega.
I due ricorsi al Tar sollevano eccezioni contro la presentazione di tre liste apparentate a Cota e che hanno ricevuto 50.000 voti, a fronte di un margine di vittoria sulla Bresso di appena 9.000 voti. Continua »

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