LA VERITA’ E’ CHE PER TUTTO IL G7 A EVIAN, GIORGIA MELONI HA INSEGUITO TRUMP: VOLEVA PARLARE CON LUI E FARSI FOTOGRAFARE AL SUO FIANCO
“LA STAMPA” ROMPE IL FRONTE CONFORMISTA: “E’ COME SE LA PREMIER AVESSE L’ANSIA DI CONTROLLARE IL RACCONTO DEI SUOI SCAMBI CON TRUMP. NELLE IMMAGINI DEI CIRCUITI INTERNAZIONALI LA SI VEDE CERCARE IL TYCOON, RAGGIUNGERLO OVUNQUE, AFFIANCARSI A LUI, PARLARGLI CON FAMILIARITÀ. MELONI PERO’ NON PUÒ CONTROLLARE COSA VIENE REGISTRATO A SUA INSAPUTA DAI CANALI INTERNAZIONALI. COME QUANDO CON LE BRACCIA SUI FIANCHI, IN UNA POSA INQUIETA, COME STESSE SULLE SPINE, SI PIAZZA DAVANTI A TRUMP E A MERZ AD ATTENDERE IL SUO TURNO PER PARLARE IL TYCOON
La diplomazia ha i suoi codici e i suoi artifici: Donald Trump li infrange sistematicamente
tutti. è interessante capire cosa c’è dietro l’immagine incriminata di Giorgia Meloni e Donald Trump seduti su un divanetto al termine del G7 di Evian, e perché il presidente americano ha detto quello che ha detto, e cioè che la premier lo ha «implorato» di fare una foto con lei, che se la voleva risparmiare ma che gli «ha fatto pena», a tal punto da aver ceduto.
Noi eravamo là, nella località turistica francese al confine con la Svizzera che si affaccia sul lago Lemano, e lungo i tre giorni del vertice abbiamo intuito, come anche altri colleghi, che qualcosa non stava andando per il verso giusto. Le versioni fornite sui primi brevi scambi a margine tra Meloni e Trump, appena arrivati all’Hotel Royal, apparivano confuse e divergenti: «Hanno riso e scherzato», «No, si sono chiariti. Gli argomenti sono seri».
La premier sapeva che, da subito, l’attenzione si sarebbe concentrata sui suoi rapporti con il tycoon, su come sarebbe stato il primo contatto, e su come sarebbe apparsa lei. Più dura? Più accomodante? Ancora offesa? Pronta a ricucire dopo mesi di gelo? E sapeva che ogni sfumatura sarebbe stata usata contro di lei dall’opposizione che ancora la considera «troppo subalterna» a Trump.
Durante la conferenza stampa, al termine del G7, Meloni dirà di non riconoscersi nelle ricostruzioni giornalistiche. Sosterrà che non ci sono state «battute scherzose», come è stato scritto da tutti, né che «c’è stato bisogno di chiarimenti», che il rapporto con Trump «è immutato», e che le incomprensioni sul pontefice, sullo Stretto di Hormuz, sulla base militare di Sigonella non concessa all’esercito Usa, sono la conseguenza di «due caratteri forti» che «difendono» il proprio interesse
nazionale. Meno di 48 ore Trump smentirà queste dichiarazioni di Meloni, umiliandola pubblicamente.
Va detto che è la premier ad annunciare personalmente, sempre in quella conferenza, di aver avuto un incontro con il leader statunitense, poco prima, proprio al termine dei lavori. Subito dopo, sarà sempre la parte italiana a diffondere fotografie e video di Trump e Meloni sul divanetto. La richiesta era partita da Palazzo Chigi. Uno scambio di pochi secondi, in cui si vede la premier sorridere insistentemente, l’americano dire qualcosa, poi alzarsi, stringere la mano di lei e andare via.
Una situazione quasi identica a quella dell’anno scorso, al G7 in Canada: stessa strategia, stessa foto tra i due, in disparte, fornita dallo staff italiano, lei che parla e lui che ascolta. In un clima diverso: di amicizia e fiducia, prima dello strappo dei mesi scorsi.
Per tutte le quasi 72 ore di G7 filtra una certa agitazione nella cerchia di Meloni: come se la premier avesse l’ansia di controllare il racconto dei suoi scambi con Trump. Nelle immagini dei circuiti internazionali la si vede spesso cercare il tycoon, raggiungerlo ovunque sia, affiancarsi a lui, parlargli con una spigliata familiarità, modi che faranno anche discutere i media in Giappone perché paragonati a quelli invece descritti come più remissivi della premier Sanae Takaichi.
Ma così come possono esaltare un momento di confidenza, le immagini possono anche essere traditrici. E Meloni non può certo controllare cosa viene registrato a sua insaputa dai canali internazionali. Come quando con le braccia sui fianchi, in una posa inquieta, come stesse sulle spine, si piazza davanti a Trump e al cancelliere Friedrich Merz ad attendere il suo turno per parlare il tycoon.
O, poco dopo, quando il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa scherzando chiede: «Siete ancora amici?», lei risponde: «Siamo sempre stati amici» e con una risata piena di complicità accoglie quella battuta maliziosa di Trump: «Mi hai abbandonato». Battuta che ora assume tutt’altro significato, dopo la rottura definitiva, e rivela quello che ieri ha detto il magnate repubblicano: «Era una mia
fan, non lo è più». È la maniera di intendere i rapporti di fedeltà del leader Usa. Chi indossa il cappellino Maga, chi ha sposato la dottrina del Make America Great Again, come Meloni, è considerato un seguace, non un alleato.
(da La Stampa)
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