NELLE URNE DI MAKERFIELD, NORD-OVEST OPERAIO INGLESE, SI GIOCA IL FUTURO POLITICO DEL REGNO UNITO. L’ASTRO NASCENTE DEL LABOUR, ANDY BURNHAM, SINDACO DI MANCHESTER, CERCA DI CONQUISTARE UN SEGGIO PER PUNTARE A DOWNING STREET
KEIR STARMER È DETESTATO NEL PAESE: SE CADE, IL SUCCESSORE VIENE ELETTO DIRETTAMENTE DAGLI ISCRITTI DEL SUO PARTITO (SENZA FIDUCIA IN PARLAMENTO). E DOPO LO SCANDALO DELL’EX AMBASCIATORE MANDELSON, IL NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LABURISTA È IL 56ENNE PRIMO CITTADINO DI MANCHESTER. LA FAIDA TRA FARAGE E I PARTITI DELL’ULTRADESTRA PUO’ AIUTARLO
Niente politica, siamo inglesi. Approcciamo un santo bevitore al pub Robin Hood di Ashton-in Makerfield, ma un manager subito si fionda a censurarci: «Mi spiace, niente politica qui. Se volete parlarne, uscite». «Ma piove». «I’m sorry». «Ma da quand’è che non si può parlare di politica al pub?». «Da quando, due settimane fa, abbiamo avuto risse per questa elezione».
Benvenuti, si fa per dire, a Makerfield. Ossia, l’anonima circoscrizione del nord-ovest operaio inglese che, con i suoi 77mila elettori, oggi potrebbe decidere il prossimo primo ministro di 70 milioni di britannici e scalzare Keir Starmer da Downing Street.
Com’è possibile? Perché l’algido Starmer è detestato nel Paese, se cade il premier il successore viene eletto direttamente dagli iscritti del suo partito (senza fiducia in Parlamento).
E nel Labour — dopo lo scandalo dell’ex ambasciatore Mandelson — il nuovo idolo della sinistra laburista è il sindaco di Manchester Andy Burnham. Già “re del nord” (come in Game of Thrones), 56 anni, Burnham si è candidato a Makerfield (grazie alle cortesi dimissioni dell’ex deputato Josh Simons) per vincere il seggio a Westminster, tornare in Parlamento e poter lanciare così la sfida a Sir Keir. Sfida
che, a vedere il sostegno che ha tra i deputati della corrente di sinistra e di circoscrizioni operaie del Labour, quasi certamente vincerebbe.
Un delitto perfetto. Se non fosse per Nigel Farage. Questo è anche un ex feudo storico del Labour, ora in buona parte votatosi alla destra. L’ex camionista Ryan Taylor, 74 anni, che incontriamo mentre gusta curry indiano in una tavola calda di periferia, riassume il sentimento di molti altri: «Ho votato laburista tutta la mia vita, ma ora basta. Stiamo perdendo l’identità, ci sono troppi migranti nel Paese e la working class è costantemente umiliata dalla politica».
«Vinceremo, perché noi siamo la speranza», ribatte Burnham, nato alla periferia di Liverpool e cresciuto a Makerfield. Con i suoi occhiali neri spessi, le partite a calcetto e l’appeal social, operaio e pro Stato sociale, è in testa ai sondaggi con il 45% — vince il seggio chi prende un voto in più degli altri — e potrebbe diventare il primo premier cattolico britannico al potere. Il pensionato Steve, fuori dal supermercato, promette: «Lo voterò, Andy è una persona seria».
La popolarità di Burnham però sembra già in calo, secondo Ipsos, anche per alcune interviste in cui è apparso vago e impreparato sull’economia.
Non solo: molti elettori con i quali abbiamo parlato, come l’ex laburista e spazzina tatuata Andrea, lo considerano un politico arrivista e non andranno a votare: «Andy vuole sfruttare Makerfield solo per le sue ambizioni personali».
Ma Burnham, ex ministro nei governi Brown e Blair poi auto-esiliatosi a Manchester «per rigenerare la città e fare politica vera», ha un grande e inaspettato alleato. Non solo Robert Kenyon, il candidato di Farage, un idraulico impacciato e in passato distintosi per commenti online sessisti, misogini e razzisti.
Ma soprattutto Rebecca Shepherd, candidata del partito di estrema destra Restore Britain, ancora più massimalista di Reform. A guidarlo è Rupert Lowe, imprenditore, ex presidente del Southampton Football Club e soprattutto ex deputato di Farage. Che l’anno scorso lo ha cacciato dal partito perché troppo ambizioso, impertinente e ingombrante.
Ora però Lowe sta pregustando la sua fredda vendetta: Restore Britain a Makerfield oscilla intorno all’8% nei sondaggi. Quanto basta per succhiare voti a Farage — cui sta benissimo che il moribondo Starmer rimanga al potere — e far vincere Burnham.
Farage ha protestato contro la «discriminazione dei bianchi» dopo il tragico omicidio del 18enne Henry Nowak, parlando di «pura e fredda rabbia» proprio per far breccia nella popolazione locale bianca, e rubare voti a Restore Britain. Il Daily Mail e i tabloid hanno lanciato una campagna (“The Right Must Unite”) contro il «disfattista» Lowe. Ma lui non ci sente: «Saremo sempre più forti».
A meno di clamorose sorprese, dunque, Burnham vincerà il suo seggio a Westminster. Ma i suoi ci dicono che non lancerà subito la sfida a Starmer: «Andy non è assetato di sangue. Daremo tempo al primo ministro per una transizione ordinata». Insomma, Keir, dimettiti e salva l’onore, in modo che il “re del nord” possa essere incoronato alla conferenza di partito a fine settembre, nella sua Liverpool. Ma Starmer, sostenuto dalla inseparabile moglie Vic, giura di non mollare: «Se vogliono cacciarmi, devono sfidarmi pubblicamente e far decidere gli iscritti», ha confidato ai suoi, «io non me ne vado».
(da agenzie)
Leave a Reply