“QUANDO VAI A ELEZIONI NON PUOI DIRE ‘QUELLO NON LO VOGLIO PERCHÉ MI STA SULLE SCATOLE’, QUEI QUATTRO HANNO FATTO UNA COSA POCO LUNGIMIRANTE”: RENZI FRENA L’IRA DEI SUOI FEDELISSIMI DOPO LA FOTO DEI 4 PROGRESSISTI (SCHLEIN, CONTE, BONELLI E FRATOIANNI) IN OSTERIA
“ALLA FINE CI RITROVEREMO PER BATTERE LE DESTRE, IL NOSTRO OBIETTIVO È PIÙ IMPORTANTE DEI LORO DISPETTI”… E POI VOLA A CHICAGO DA OBAMA: I SUOI ALLEATI LO LASCIANO FUORI DALLA FOTO DI GRUPPO E LUI LA FOTO SE LA VA A FARE CON BARACK
Ha dovuto fermarli, Matteo Renzi. Placare l’ira funesta dei suoi parlamentari — non proprio un
esercito, ma comunque un nutrito drappello tra Camera e Senato — pronti a sparare ad alzo zero contro la reunion del campo stretto, a condire di sarcasmo e previsioni nefaste l’alleanza senza Italia viva sancita al tavolo di un’osteria dai quattro cavalieri progressisti: Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli.
L’ex premier in partenza per Chicago ha ripetuto la stessa cosa: «Calma e gesso, noi facciamo la nostra parte, opposizione dura contro questo governo fallimentare. Alla fine vedrete che ci ritroveremo». Una versione zen del fu rottamatore, che ha sorpreso tanti.
Con la testa già rivolta agli Stati Uniti, dove oggi approderà insieme alla figlia Ester per partecipare alla cerimonia inaugurale dell’Obama presidential center, Renzi cita Michelle, l’ex first lady americana: «Quando loro scendono in basso, noi dobbiamo continuare a volare alto».
Messaggio trasposto nelle istruzioni impartite alla truppa, che aveva già pronto un comunicato per rinfacciare al leader 5S — a proposito di affidabilità — di aver governato con Salvini. «Pur provando amarezza per quello che ci stanno facendo, non dobbiamo rispondere alle provocazioni», li ha frenati il leader di Iv. «Nessun fallo di reazione. Il nostro obiettivo è più importante dei loro dispetti: mandare a casa Giorgia Meloni». Traduzione in volgare del dantesco “non ti curar di lor”.
Dopodiché non è che ci sia rimasto benissimo. Nonostante ostenti tranquillità— «Il nostro mantra dev’essere: chi si divide perde. È successo nel ‘22 al centrosinistra ed è quello che ora potrebbe accadere alla destra terremotata da Vannacci» — Renzi replica con un secco «no» a chi gli chiede se per caso abbia sentito la sua amica Elly, dopo. «Io credo sia molto in imbarazzo», confiderà poi a un paio di fedelissimi. Sottinteso: «Ha dovuto subire il diktat di Conte, ma lo sa anche lei che con i veti non si va lontano».
Inutile nasconderlo: un po’ di delusione c’è. «Chi fa l’opposizione a me non capisce
he l’opposizione va fatta al Meloni», insiste. «Quando vai a elezioni non puoi dire “quello non lo voglio perché mi sta sulle scatole”. Le elezioni non sono una gara di simpatia o antipatia: devi mettere insieme tutti quelli che sono contro la destra. Altrimenti, la partita non la giochi nemmeno. E ti assumi però la responsabilità di spiegare agli elettori perché regaliamo il Quirinale a Meloni o a La Russa».
L’importante, adesso, è non entrare in una spirale di sgarbi e ripicche. Ai suoi l’ha detto chiaro e tondo. «Quei quattro hanno fatto una cosa poco lungimirante», frantumando un campo che si stava pian pianino ricomponendo, «ma noi rilanciamo con l’unità». Senza restare in attesa di una chiamata che «comunque sono certo arriverà, per vincere c’è bisogno di tutti», ma intanto lavorando in proprio. Né risparmiare qualche piccola ritorsione.
A luglio Italia viva avvierà una grande raccolta firme per chiedere di reintrodurre le preferenze, «che vogliono tutti gli italiani tranne Pd e Avs», la battuta preferita di Renzi.
Poi, subito dopo l’estate, partirà una campagna sul garantismo, mentre in Parlamento si faranno una serie di proposte sullo sviluppo economico. Mosse che possono sì far male alla destra, ma forse un po’ pure alla «sinistra-sinistra» che per ora ha voluto lasciarlo ai margini della coalizione. Con un caveat però, ripetuto ai vicini perché sentano anche i lontani: «Io punto a dividere la destra non i progressisti, il campo opposto non il nostro».
Il volo per Chicago sta per decollare. L’unico rammarico è per Agnese, la moglie, commissaria d’esame alla maturità e perciò trattenuta a Firenze. «Sarà la festa dell’anti-trumpismo», saluta tutti Renzi, «voglio godermi questo momento». I suoi (non ancora) alleati lo lasciano fuori dalla foto di gruppo e lui la foto se la fa con Obama. «Vuoi mettere?».
(da agenzie)
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