Settembre 3rd, 2026 Riccardo Fucile
“NELL’ETERNA DIVISIONE DEGLI ITALIANI IN FURBI E IN FESSI DOVREMMO RIPETERE COME UNO SLOGAN CHE OGGI ‘PACE’ È QUELLA PAROLA CHE SI TROVA NELLE ORAZIONI SOLENNI DEI FURBI QUANDO VOGLIONO CHE I FESSI MARCINO PER LORO”
Putin è, in Italia, un pericolo sottovalutato perché la Russia gode di una vecchia simpatia ideologica, gestisce la disinformazione e la affida, qualche volta a pagamento, ai suoi cavalli di Troia.
Solo in Italia i russi si accucciano nella parola pace e presidiano la sinistra con Conte e la destra con Salvini e Vannacci.
Nell’eterna divisione degli italiani in furbi e in fessi dovremmo ripetere come uno slogan che oggi “pace” è quella parola che si trova nelle orazioni solenni dei furbi quando vogliono che i fessi marcino per loro.
(da Repubblica)
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Settembre 3rd, 2026 Riccardo Fucile
LA ONG “COLPEVOLE” DI NON AVER CONSEGNATO I POVERI CRISTI AI CRIMINALI DELLA GUARDIA COSTIERA LIBICA, UNA ASSOCIAZIONE A DELINQUERE CHE IL GOVERNO FINANZIA… VOGLIAMO SAPERE DAL CAMPO LARGO SE INTENDONO DENUNCIARE W PROCESSARE CHI PERMETTE QUESTO SFREGIO AL DIRITTO INTERNAZIONALE, A TUTTI I LIVELLI
A Lampedusa la Humanity 2 resta ferma in porto dopo aver soccorso 71 persone in mare.
Per le autorità ci sono irregolarità nella gestione delle comunicazioni, mentre Sos Humanity annuncia ricorso e parla di una decisione politica. Il caso arriva a pochi giorni da quello della Sea-Watch 5.
Il caso della Humanity 2 riporta ancora una volta al centro della scena il tema dei soccorsi nel Mediterraneo. La nave dell’ong Sos Humanity, una barca a vela di 24 metri, è stata sottoposta a fermo amministrativo a Lampedusa dopo aver portato a terra 71 persone soccorse in due diverse operazioni tra il 28 e il 29 agosto. La contestazione delle autorità italiane riguarda, in particolare, la mancata comunicazione immediata di una delle operazioni al Centro di coordinamento del soccorso marittimo competente.
L’organizzazione umanitaria respinge però l’accusa e sostiene di aver informato le autorità non appena la situazione di emergenza a bordo è stata riportata sotto controllo. La vicenda della Humanity 2 riapre così lo scontro sulle Ong e sui soccorsi in mare, in un braccio di ferro tra governi e organizzazioni umanitarie.
Sos Humanity fermata a Lampedusa: che cos’è successo
Il primo soccorso è avvenuto il 28 agosto, quando l’equipaggio ha individuato una piccola imbarcazione in vetroresina al largo della Libia e ha portato a bordo 12 persone. Il giorno successivo, mentre la Humanity 2 navigava verso nord, un’altra imbarcazione sovraffollata si è avvicinata in difficoltà. Secondo Sos Humanity, 59 persone sono state spinte a bordo da soggetti rimasti sconosciuti, che poi si sono allontanati. Alcuni migranti sono rimasti feriti durante l’imbarco e a bordo si è creata una “situazione caotica”.
L’organizzazione sostiene “le autorità siano state informate non appena è stata gestita la situazione di emergenza” e respinge quindi la contestazione che ha portato al fermo. Ikram Jarmouni, membro dell’equipaggio, ha definito il blocco una “mossa politicamente motivata” e Sos Humanity ha annunciato che impugnerà il provvedimento. L’Ong ha inoltre riferito che il 25 agosto, pochi giorni prima dei due soccorsi, l’equipaggio aveva avvistato tre cadaveri in mare, che non sarebbe stato possibile recuperare.
Arrivi in calo, quanti sbarchi ci sono stati nell’ultimo anno
Guardando ai dati, nei primi otto mesi del 2026 gli arrivi via mare in Italia sono diminuiti in modo consistente. Secondo il cruscotto statistico giornaliero del ministero dell’Interno italiano, al primo settembre risultano sbarcate 19.601 persone, contro le 43.346 dello stesso periodo del 2025: un calo di circa il 55%. Meno sbarchi però, non significa automaticamente meno pressione sulle rotte. La geografia dei flussi sta infatti cambiando. La Libia resta di gran lunga il principale punto di partenza: da lì sono arrivate quasi 15.600 persone, pari a circa l’80% degli arrivi complessivi. Ma contemporaneamente cresce in maniera significativa la rotta algerina, che nel 2026 ha superato quella tunisina. Gli arrivi dall’Algeria sono passati da 813 a 2.292, mentre quelli dalla Tunisia sono scesi da 3.290 a 1.646.
Non è cambiato, dicevamo, il peso della Libia. Quasi otto migranti su dieci arrivati via mare in Italia nei primi otto mesi dell’anno sono partiti dalle coste libiche. E gran parte delle partenze continua a concentrarsi nella zona occidentale del Paese, cioè nella Tripolitania.
Il caso dei cittadini bangladesi poi, è particolarmente significativo. Il Bangladesh è la prima nazionalità tra le persone arrivate via mare in Italia nel 2026, con 5.198 persone. Molti di questi migranti raggiungono la Libia attraverso rotte aeree e passaggi intermedi, per poi entrare nei circuiti che organizzano le partenze verso l’Europa.
Dall’inizio dell’anno 914 migranti sono morte nel Mediterraneo
Nonostante il calo degli sbarchi, il Mediterraneo continua a mietere vittime. Secondo i dati dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni, dall’inizio dell’anno almeno 914 persone sono morte o risultano disperse lungo la rotta del Mediterraneo centrale. Una stima minima perché numerosi naufragi non hanno testimoni o superstiti e possono essere ricostruiti solo con le segnalazioni dei familiari.
La vicenda della Humanity 2 si inserisce in questo scenario. Durante la missione che ha portato al fermo della nave, l’equipaggio racconta di aver visto tre cadaveri in mare. Sono episodi che difficilmente entrano nelle statistiche degli sbarchi, ma che raccontano l’altra faccia del fenomeno migratorio: quella di chi parte e non arriva.
Alarm Phone: “30 migranti in fuga verso Creta intercettati e riportati in Libia”
Nelle stesse ore è arrivata anche la notizia di un altro episodio che mostra quanto sia complesso il quadro. Alarm Phone, la rete che raccoglie le segnalazioni di persone in difficoltà durante le traversate, ha riferito che circa 30 persone, dopo aver lanciato una richiesta di aiuto mentre si trovavano in mare nella zona di responsabilità egiziana, sarebbero state intercettate e riportate in Libia. Secondo l’organizzazione, il gruppo aveva segnalato di essere in mare da giorni e di avere poca acqua e poco carburante. Anche in questo caso il tema centrale diventa quello del “luogo sicuro” in cui portare le persone soccorse o intercettate. “Dopo il loro difficile viaggio, continuano a subire violenze e detenzioni, senza poter accedere ad alcuna procedura di richiesta di asilo”, ha dichiarato l’ong, che spera “riescano presto a raggiungere un luogo sicuro”.
Prima della Humanity 2 era toccato alla Sea-Watch, fermata e multata dal Viminale
Quello che è successo oggi alla Humanity 2 arriva a pochi giorni da un altro caso che aveva riportato al centro la stessa questione. Anche la Sea-Watch 5 era stata infatti fermata e sanzionata dal ministero dell’Interno con 7.500 euro dopo un’operazione di soccorso. Al centro della contestazione c’era, anche in quel caso, il modo in cui erano state gestite le comunicazioni durante l’intervento. Sea-Watch aveva però contestato il provvedimento, spiegando di non aver coinvolto le autorità libiche perché considera la Libia un Paese non sicuro per le persone soccorse.
(da Fanpage)
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Settembre 3rd, 2026 Riccardo Fucile
NEL 2025 E’ SCESA AL 6,2% DEL PIL, QUINDICESIMA NELL’UE… INTANTO 5,8 MILIONI DI ITALIANI RINUNCIANO ALLE CURE
Anche quest’anno l’Italia si conferma fanalino di coda tra i Paesi del G7 quanto al rapporto tra spesa sanitaria e Pil. Quest’ultimo è calato al 6,2%, allungando lo stacco dalla media europea. Ora il nostro Paese è sceso in 15° posizione tra i 27 Stati membri. In generale, sempre più italiani rinunciano a curarsi. Con il cantiere sulla legge di bilancio che si appresta a entrare nel vivo, le carenze della sanità italiana tornano in cima al dibattito politico. A mettere in evidenza questi dati è la Fondazione Gimbe nel suo ultimo rapporto.
L’allarme di Gimbe: spesa sanitaria in calo, Italia quindicesima in Europa
L’analisi realizzata in vista della manovra segnala che nel 2025 la spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del Pil, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media Ocse sia a quella dei Paesi europei, entrambe pari al 7,1%. Il confronto con l’Europa è impietoso. Sono infatti 14 i Paesi che destinano alla sanità pubblica una quota di Pil superiore a quella dell’Italia. La differenza oscilla tra i +4,8 punti percentuali della Germania, che spende l’11% del Pil, ai +0,2 punti della Repubblica Slovacca che destina il 6,4% del Pil alla sanità. “Nel confronto europeo – commenta il il presidente Nino Cartabellotta – l’Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell’Europa dell’Est e meridionale”.
Crolla anche la spesa sanitaria pubblica pro-capite
Il gap con l’Europa e i Paesi Ocse è aumentato anche sul fronte della spesa pro-capite. Ha superato i 36 miliardi di euro, si legge nel report. La spesa sanitaria pubblica pro-capite italiana è pari a 3.952 dollari: 909 dollari in meno rispetto alla media Ocse (4.861) e 1.013 in meno rispetto alla media dei Paesi europei (4.965 dollari). A confronto la Germania spende 4.774 dollari in più. “Il sottofinanziamento pubblico della sanità – dichiara Cartabellotta – non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio sanitario nazionale (Ssn) e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale. Alimenta tensioni politiche e mette in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l’obbligo di garantire i Livelli essenziali di assistenza e quello di mantenere i conti in ordine.
Fino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente in linea con gli altri Paesi Ue. Negli anni successivi il divario è andato via via allargandosi per effetto di tagli e definanziamenti, spiega la Fondazione. Anche negli anni della pandemia, in cui l’Italia ha investito meno degli altri Paesi Ue, il gap ha continuato ad aumentare fino ad arrivare ai 1.013 dollari per abitante a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (Ppp), corrispondenti – sulla base dei parametri Ocse – a 612,4 euro pro-capite. “È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore, che ha lasciato il Ssn sempre più a corto di ossigeno rispetto al resto d’Europa, soprattutto dopo la pandemia”, prosegue Cartabellotta. Questo trend negativo “restituisce una fotografia impietosa: l’Italia è sempre stata fanalino di coda nel G7. Ma quello che nel 2008 era un distacco contenuto oggi si è trasformato in un abisso”.
Gli italiani non possono più curarsi: 5,8 milioni rinunciano
“Ma il prezzo più alto lo pagano i cittadini: liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone, quasi una su 10″, prosegue Cartabellotta.
Gimbe ricorda che nell’ultimo anno la Commissione Ue ha posto l’accento sul rapporto tra lo stato di salute del Ssn, l’equità sociale e la produttività del Paese. “Non a caso, lo scorso 10 luglio il Consiglio dell’Ue ha adottato una raccomandazione formale affinché l’Italia garantisca un accesso più tempestivo a cure economicamente accessibili e affronti le carenze di personale nelle professioni chiave. Il messaggio è inequivocabile: il deterioramento del Ssn non è più solo un problema sanitario, ma ha ricadute sulla tenuta economica e sociale del Paese”, sottolinea.
Schlein: “Sanità ai minimi storici e Meloni pensa alla legge elettorale”
“I dati di Gimbe oggi ci dicono che Giorgia Meloni ha raggiunto il suo obiettivo: nel 2025 il suo governo ha ulteriormente ridotto gli investimenti sulla sanità pubblica”, attacca la segretaria del Pd, Elly Schlein. “La spesa sanitaria sul Pil con Meloni tocca i minimi storici degli ultimi vent’anni. È questo il record che Meloni si prepara a celebrare: quello del governo che più ha definanziato la sanità pubblica, per favorire gli interessi di quella privata. Nel frattempo la sua unica preoccupazione è cambiare la legge elettorale per paura di perdere”.
“Sono questi i record che il governo si appresta a celebrare?”, incalza il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte. “I dati diffusi da Gimbe lasciano senza parole. Invertiamo la rotta: servono investimenti massicci, serve il coraggio di rivedere le disastrose firme di Meloni su riarmo e vincoli europei. Non cambiare marcia vuol dire condannare a morte una sanità pubblica in agonia fra code per gli esami e 6 milioni di cittadini che rinunciano alle cure”.
(da Fanpage)
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Settembre 3rd, 2026 Riccardo Fucile
L’INTERNAZIONALE CRIMINALE SOVRANISTA E’ FORAGGIATA DA PUTIN CON L’OBIETTIVO DI DESTBILIZZARE LE DEMOCRAZIE EUROPEE
“Non siamo in guerra ma non siamo nemmeno in pace”. Queste sono le parole del
cancelliere tedesco Merz dopo la diffusione della notizia che gli attacchi all’aeroporto di Lipsia di un mese fa sono stati compiuti dalla Russia. Secondo il Ministro dell’Interno tedesco ci sono solide basi per questa accusa che cambia lo stato di allerta europeo: non che fosse una novità, visto che le accuse di attacchi ibridi e di tentativi di destabilizzazione da parte della Russia negli ultimi anni sono arrivate dai tre Paesi baltici, dalla Romania, dalla Polonia e dalla Moldavia. Anche quando droni non identificati volavano su Bruxelles e Copenaghen si è parlato di operazioni russe; nel primo caso, oltre ad essere la capitale del Belgio, si tratta della sede delle istituzioni europee e soprattutto della NATO.
Il confine EST e le continue tensioni
E proprio queste due organizzazioni sovranazionali in queste ore stanno parlando di un clima sempre più teso e della necessità di farsi trovare pronti ad una guerra. Di sicuro non è una novità: Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia hanno una sempre maggiore trazione dell’Europa politica e militare con posizioni fortemente antirusse. D’altronde il Baltico è il fronte più sensibile tra Russia ed Europa, con migliaia di chilometri di confine di Estonia e Lettonia direttamente con la Russia, ancor più della Lituania e della Polonia con la Bielorussia, con l’aggiunta della presenza di Kaliningrad, un’enclave russa che si affaccia su quel mare. Insomma, il settore militare guarda lì e tra gli attori impegnati c’è anche l’Italia: appena un anno fa dei caccia italiani hanno intercettato dei MiG russi nello spazio aereo NATO, notizia poi smentita dalla Russia che parlava di un volo verso Kaliningrad nel rispetto delle regole internazionali.
Le elezioni italiane e quelle negli altri Paesi
Ieri il Ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha lanciato un allarme: “la Russia potrebbe tentare di influenzare le prossime elezioni in Italia”, ha dichiarato a margine della riunione informale dei ministri degli esteri dell’UE. Il pensiero è andato subito a Vannacci e al suo Futuro Nazionale, già in passato criticato per le sue posizioni su Putin e la Russia e definito appena poche ore prima “Cavallo di Troia” dell’influenza russa in Italia dal Financial Times.
Tajani è stato cauto su Vannacci, ma il riferimento all’ex generale era chiaro per gli addetti ai lavori; una dinamica che potrebbe ricalcare quanto avvenuto in Romania, dove l’ex diplomatico Călin Georgescu è partito da outsider ed è arrivato in testa al primo turno delle presidenziali, in seguito annullate prima del ballottaggio perché Georgescu sarebbe stato favorito da una rete russa che gli avrebbe garantito ingenti somme di denaro e una diffusione importante sui social, in particolare su TikTok. Il programma di Georgescu è basato sulla famiglia tradizionale e sul sovranismo.
Francia e Germania: prestiti russi e spionaggio in parlamento
Esattamente come quello di AfD, il partito post-nazista tedesco che nel prossimo weekend potrebbe vincere le elezioni in Sassonia e che è stato accusato di essere al servizio dei russi al Bundestag dopo che alcuni parlamentari avevano presentato decine di interrogazioni sulla difesa nazionale e sulle infrastrutture strategiche, tanto da allarmare i servizi segreti di Berlino.
Per tornare a quello che è accaduto a Lipsia ad inizio agosto, il 6 giugno 2025 sono state presentate interrogazioni al governo tedesco sull’equipaggiamento dell’esercito, sull’operatività dei droni e sulle strategie di risposta a droni ostili. A leggerle oggi si uniscono i punti con molta più facilità; intanto però i post-nazisti di AfD potrebbero avere la maggioranza assoluta in Sassonia nei prossimi giorni e in tutto il Paese sono il primo partito nei sondaggi.
In Francia Le Pen è accusata da tempo di avere rapporti con la Russia e di aver ricevuto un prestito da una banca russa dopo aver dichiarato che la Crimea appartiene alla Russia ed essere stata in visita nella penisola prima del referendum sull’annessione. Una rete fitta, quindi, che in passato ha visto la Lega alleata di Russia Unita, il partito di Putin. Proprio ieri il segretario Salvini ha definito allarmistiche le parole di Tajani.
Quello che è chiaro è che la tensione sta aumentando e che l’internazionale nera ha amici oltre quella che una volta veniva definita la cortina di ferro.
(da Fanpage)
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Settembre 3rd, 2026 Riccardo Fucile
PARTE DEGLI OBIETTIVI SENSIBILI SONO LE FABBRICHE CHE PRODUCONO ARMI DESTINATE ALL’UCRAINA…MOSCA STA ATTIVAMENTE CERCANDO DI RECLUTARE AGENTI NEL PAESE NORDEUROPEO
Le autorità danesi hanno svelato piani concreti da parte della Russia per compiere azioni di sabotaggio contro aziende in Danimarca: lo riporta l’emittente di servizio pubblico danese, DR.
“Constatiamo che anche le aziende danesi sono oggetto di concreti piani di sabotaggio da parte della Russia e che i servizi segreti russi stanno preparando attivamente azioni di sabotaggio rivolte all’industria della difesa in Danimarca” ha dichiarato Emil Græsholm, capo del controspionaggio danese presso il Pet, la polizia di sicurezza danese, intervistato dal quotidiano Berglinske.
Parte dei target sensibili sono le aziende che producono armi per la guerra in Ucraina e il Pet avverte che la Russia sta attivamente cercando di reclutare persone per farsi aiutare in Danimarca: “È estremamente grave se i cittadini danesi aiutano i servizi segreti russi, sia intenzionalmente che involontariamente”, ha rimarcato Graesholm.
(da agenzie)
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Settembre 3rd, 2026 Riccardo Fucile
CONTE RIBADISCE ALLA FESTA DELL’UNITA’ DI GENOVA CHE NON CONSIDERA LA RUSSIA UNA MINACCIA DIRETTA PER L’EUROPA QUANTO LO SONO LE POLITICHE DI RIARMO E RESPINGE LE ACCUSE DI “RUSSOFILIA”
Per il M5S tutta questa storia fatta di droni, attacchi ibridi, spie e aperte minacce, alimenta
«un clima di crescente paranoia e isteria». Siamo di fronte a «una pericolosa spirale di provocazioni e accuse alimentata dagli irresponsabili guerrafondai di entrambe le parti», e le parti sono Europa e Russia.
Le parole sono quelle dei capigruppo dei 5 Stelle nelle commissioni Esteri e Difesa e Politiche europee del Senato, Bruno Marton e Pietro Lorefice; in linea con la posizione dell’eurodeputato Danilo Della Valle: «Per Ursula von der Leyen la guerra e il confronto permanente con la Russia dovrebbero diventare la nuova normalità europea.
È una visione che respingiamo con forza», e anche se «condanniamo senza esitazioni gli attacchi ibridi russi avvenuti a Lipsia», viene ricordato che «questi episodi sono anche il frutto di anni di escalation continua, verbale e militare, che ha progressivamente chiuso ogni spazio di dialogo». L’esempio da seguire è dunque quello del Vaticano, «che — sempre Marton e Lorefice — continua a tenere aperti canali di dialogo con Mosca nella consapevolezza che il suo isolamento non aiuta».
La linea del Movimento, spiegano da via di Campo Marzio a Roma, è la stessa di sempre — la cosiddetta “svolta negoziale”, cioè un maggior impegno diplomatico — e non cambierà di fronte agli ultimi allarmi e ai fatti di Lipsia.
L’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ieri sera ospite della festa dell’Unità a Genova, lo ha detto più volte: non considera la Russia una minaccia diretta per l’Europa quanto piuttosto lo sono le politiche di riarmo, che tolgono risorse alla spesa pubblica, penalizzando i ceti popolari. La diversità di vedute con pezzi di Pd e area riformista e centrista del campo progressista è radicale, ma — è il ragionamento — dovrebbe essere vista come una ricchezza per la coalizione, «perché la maggioranza degli italiani rimane contraria all’aumento delle spese militari e ad un approccio bellicista alla questione».
Le accuse di “russofilia” vengono respinte con sdegno, «accostarci a Matteo Salvini o Roberto Vannacci sulla questione è scorretto e approssimativo, nessuno di noi ha mai espresso ammirazione per Putin», spiega un big dei 5 Stelle. Nei mesi scorsi la ex sindaca di Torino Chiara Appendino, che non è totalmente allineata con il contismo, aveva anche aperto all’acquisto del gas russo, «per sano pragmatismo».
Va detto che su guerra in Ucraina e minaccia russa le divisioni non si registrano solo a livello italiano e in maniera trasversale fra gli schieramenti, ma anche dentro lo stesso gruppo europeo della sinistra rossoverde di cui fanno parte sia il M5S che Sinistra Italiana: in The Left gli scandinavi considerano un pericolo concreto quello che arriva da Mosca, gli altri invece mantengono una linea classicamente antimilitarista.
(da La Stampa)
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Settembre 3rd, 2026 Riccardo Fucile
“MELONI SA BENISSIMO CHE IL RIMEDIO ALL’INSORGENZA DI VANNACCI NON PUÒ ESSERE AFFIDATO A UNA LEGGE ELETTORALE CHE SUBISCE CONTINUI QUANTO INUTILI AGGIORNAMENTI. SERVIREBBE UNA RISCOSSA, MA CON LA CLASSE DIRIGENTE CHE SI RITROVA ATTORNO, È DIFFICILE”
Esaurite le cerimonie per l’esecutivo più longevo della Repubblica, Meloni farà bene a dedicarsi ai prossimi mesi che l’attendono, prima della scadenza elettorale che lei stessa potrebbe fissare al prossimo aprile, ma i suoi alleati le chiedono di spostare più avanti.
Per quanto si tratti di un appuntamento celebrativo dei quasi quattro anni che la separano dall’insediamento del primo governo di destra e del primo guidato da una donna, come annotò alla Camera il 28 ottobre 2022, anniversario, scelto non a caso, del secolo della Marcia su Roma […], Meloni è ben consapevole delle difficoltà che la riguardano. Può usare la retorica, arte in cui eccelle, ma non può mentire a se stessa.
La situazione del Paese, soprattutto quella economica, è grave. L’inflazione cresce e determinerà molto probabilmente un rialzo dei tassi bancari a livello europeo. Il caro-vita, esito della crisi energetica più grave degli ultimi anni, affligge i cittadini. Incombe il conflitto tra Europa e Russia, definito per comodità, ma non per complessità, “guerra ibrida”. Il contesto internazionale – braccio di ferro Usa-Iran, chiusura di Hormuz, Medio Oriente – non accenna ad una distensione, tutt’altro.
Dopo aver dedicato gran parte del suo impegno alla politica estera, Meloni deve fare i conti con il quadro che la circonda. Anche l’insorgenza del fenomeno Vannacci la legge certo alla luce del peggioramento della situazione. E sa benissimo che il rimedio non può essere affidato a una legge elettorale che, proprio a causa dei sondaggi sul partito del generale, subisce continui quanto inutili aggiornamenti.
Servirebbe una riscossa, ma con la classe dirigente che si ritrova attorno, anche quella è difficile. E tuttavia l’intervento di Bari sarà interessante, per capire se Meloni ha un programma per questi ultimi mesi che la separano dalle urne e dalla scommessa di riproporsi di nuovo per un altro mandato, o se invece non intenda riproporre solo la propaganda
Se insomma, in tema di anniversari, non sia arrivata anche lei, come tutti i leader, al suo canto del cigno: al “discorso del Lirico” che il Duce tenne inutilmente a Milano il 16 dicembre 1944.
Marcello Sorgi
per “La Stampa”
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Settembre 3rd, 2026 Riccardo Fucile
IL LEGAME CON D’ALEMA, LA CONTRARIETA’ AL PARTITO DEMOCRATICO (“UN PARTITO ALL’AMERICANA MA SENZA L’AMERICA”) – IL RICORDO DI FRATOIANNI: “ERA UN INTELLETTUALE RAFFINATO, UNA PERSONA COLTISSIMA, CURIOSO E INQUIETO..”
“Questa notte, all’ospedale Sant’Eugenio di Roma si è spento Fabio Mussi”. A riferire la
notizia è una nota di Avs. È stato “ministro del governo Prodi, esponente storico della sinistra ed era attualmente dirigente di Sinistra Italiana Avs”.
Mussi era nato a Piombino (Li) il 22 gennaio 1948. Giovanissimo – si legge ancora – entrò a far parte del Comitato Centrale del Pci, di cui poi fu parlamentare dal 1992 al 2008 (Pds, Ds). È stato capogruppo dei deputati del Pds-Ulivo nel 1996 e poi nel 2001 vicepresidente della Camera dei deputati. È stato anche vice direttore di Rinascita e poi condirettore de L’Unità.
Non aderì al Pd, e contribuì alla nascita prima di Sel e poi di Sinistra Italiana, partito che l’ex ministro aveva guidato dal 2007 al 2009. Nelle prossime ore saranno resi noti dalla famiglia i particolari per potergli dare un ultimo saluto”, conclude la nota.
Su Facebook Nicola Fratoianni di Avs gli dedica un lungo post: “Fabio Mussi se n’è andato. Quando questa mattina ho aperto gli occhi e ho visto il messaggio di Valentina, sua figlia, non volevo crederci. Ho ancora nelle orecchie la sua voce squillante, la sua ironia tagliente e la passione travolgente con cui mi investiva ogni volta che mi telefonava. Mi telefonava per parlarmi dei problemi che vedeva crescere attorno a noi, per parlarmi di politica. Anzi di Politica con la ‘P’ maiuscola. Perché Fabio non era solo uno straordinario dirigente politico, Fabio era un intellettuale raffinato, una persona coltissima, curioso e inquieto di quella inquietudine di cui abbiamo un disperato bisogno”.
(da agenzie)
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Settembre 3rd, 2026 Riccardo Fucile
“NESSUN DIVIETO DA VANNACCI, OGNUNO PUO’ ANDARE DOVE VUOLE”
Nessun passo indietro, anzi una scelta «di principio» nata proprio in risposta alle polemiche delle ultime ore. Emilio Giuliana, referente in Trentino del movimento legato al generale Roberto Vannacci, ha confermato all’agenzi Adnkronos l’intenzione di partecipare a «Ritorno a Camelot», il controverso raduno organizzato dal Veneto Fronte Skinheads previsto dal 3 al 6 settembre all’hotel Ciclamino di Pietramurata (Dro).
«Domani non potrò andare, ma tra venerdì e sabato farò sicuramente un giro», ha dichiarato Giuliana all’Adnkronos. «Non era nei miei programmi, ma vista la posizione ridicola e strumentale della sinistra, ritengo sia una questione di principio essere presente, compatibilmente con il mio lavoro di geometra alle Ferrovie».
La sua sarà una presenza a titolo personale: «Nessun intervento sul palco, ma la presenza di una persona libera che non intende farsi ingabbiare da chi pensa di gestire le situazioni per proprio tornaconto».
La difesa di Veneto Fronte Skinheads e le accuse agli antagonisti
Nel suo intervento, Giuliana ha preso apertamente le difese degli organizzatori della manifestazione naziskin, spostando il focus dell’allarme sulla contro-manifestazione promossa dalle forze antifasciste e dai sindacati locali. «Conosco alcune persone dell’associazione e il problema non è chi organizza. Siamo alla ventesima edizione e non ci sono mai stati problemi. Veneto Fronte Skinheads è stata passata allo scanner per trent’anni e non è mai stata sciolta: non viola le leggi né la Costituzione», sottolinea. «Il vero problema sono gli antagonisti – aggiunge – abituati a organizzare manifestazioni senza chiedere permessi e a distruggere i luoghi in cui transitano».
Il legame con il generale: «L’ho informato, nessuna obiezione»
Il referente locale ha poi spiegato di aver mantenuto un canale di comunicazione diretto con il generale Vannacci sulle sue intenzioni riguardo al raduno di Pietramurata. «Ci sentiamo per messaggi e l’ho sempre tenuto informato di quello che avrei fatto. Da parte sua c’è stato un silenzio-assenso», ha ribadito Giuliana, sottolineando come la linea trovi sponda nelle recenti dichiarazioni pubbliche del generale: «D’altronde lo ha detto anche pubblicamente: chiunque può andare dove vuole, a patto che non violi la legge».
(da agenzie)
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