Destra di Popolo.net

FRANCESCA ALBANESE: UN TRIBUNALE USA SOSPENDE LE SANZIONI ILLEGALI DI TRUMP

Maggio 14th, 2026 Riccardo Fucile

IL GIUDICE DA’ RAGIONE ALLA FAMIGLIA DELLA RELATRICE SPECIALE ONU: “VIOLATI I DIRITTI GARANTITI DAL PRIMO EMENDAMENTO”

Francesca Albanese non è più sotto sanzioni Usa. Un tribunale federale di Washington ha emesso un’ingiunzione preliminare che sospende le sanzioni imposte nel 2025 dall’amministrazione Trump contro la relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi. Ritenendo che queste possano costituire una restrizione incostituzionale della libertà di espressione. Albanese, a cui era stato vietato l’ingresso negli Stati Uniti e che era soggetta a un embargo finanziario totale, ha annunciato la decisione del giudice federale di Washington Richard Leon sul suo account social. Il giudice ha concesso l’ingiunzione in risposta a una causa intentata dalla sua famiglia. Albanese ha sottolineato sui social media che la sentenza indica che «la libertà di espressione è sempre nell’interesse pubblico».
Albanese e le sanzioni di Trump
Il giudice distrettuale Richard Leon ha deciso che l’amministrazione Trump ha probabilmente violato i diritti di Albanese garantiti dal Primo Emendamento quando le ha imposto sanzioni nel luglio 2025. Le misure sembravano prendere di mira direttamente le sue dichiarazioni critiche nei confronti di Israele. Per questo ha deciso di sospenderle in via temporanea. Albanese è la relatrice speciale dell’Onu per i territori palestinesi dal 2022. Negli ultimi tempi ha lavorato sulla campagna militare israeliana contro Hamas a Gaza. Ha accusato Israele di aver commesso «genocidio» e violazioni dei diritti umani a Gaza. Segnalando alcuni funzionari israeliani alla Corte Penale Internazionale (Cpi) per un eventuale processo. Tra loro il premier Benjamin Netanyahu.
La causa degli Albanese contro gli Usa
Il marito di Albanese, Massimiliano Cali, ha intentato la causa a febbraio agendo per conto proprio, della moglie e della loro figlia, sostenendo che le sanzioni del Dipartimento di Stato del 2025 violassero i diritti di libertà di espressione della
consorte. Leon, giudice nominato dall’ex presidente George W. Bush, ha rilevato che «se Albanese si fosse invece opposta all’azione della Cpi contro cittadini Usa e israeliani, non sarebbe stata inserita nell’elenco delle persone sanzionate ai sensi dell’Ordine Esecutivo 14203», in un parere motivato di 26 pagine. «Pertanto, l’effetto della designazione di Albanese è quello di ‘punire’ e, di conseguenza, di ‘reprimere le espressioni sgradite’».
Francesca Albanese e la Costituzione americana
Il giudice ha inoltre stabilito che Albanese godeva della tutela della Costituzione americana, malgrado risiedesse al di fuori del Paese, ritenendo che possedesse legami “sostanziali” con gli Usa, sufficienti a far valere i diritti garantiti dal Primo Emendamento. Gli oppositori di Albanese l’hanno accusata di riprendere le argomentazioni di Hamas su Israele. Rilievi negati dalla relatrice Onu, a partire da quelli sul sostegno ai gruppi terroristici, insieme al rigetto dell’equiparazione delle sue critiche verso Israele con l’antisemitismo.
(da agenzie)

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OPERATION EPIC FURIOUS: COME FUNZIONA IL VIDEOGIOCO SATIRICO SU TRUMP E L’IRAN IN CUI NON SI PUO’ MAI VINCERE

Maggio 14th, 2026 Riccardo Fucile

OPERA DEL COLLETTIVO ANONIMO “SECRET HANDSHAKE” E’ GIOCABILE GRATUITAMENTE ONLINE

La Casa Bianca non è estranea all’utilizzo dei videogiochi per fare propaganda. Ora un collettivo artistico ha usato lo stesso medium per prendere in giro l’amministrazione Trump e il suo sforzo bellico nello Stretto di Hormuz. Il titolo si chiama Operation Epic Furious: Strait to Hell e oltre al teatro iraniano include scontri con il papa e il sindaco di New York Zohran Mamdani, che nel gioco è un “villain“. A svilupparlo è stato il collettivo anonimo Secret Handshake, i responsabili della statua dorata in stile Jack e Rose di Titanic con protagonisti Trump e Jeffrey Epstein esposta sul National Mall.
Chi c’è dietro videogioco di Trump
Il gioco è disponibile gratuitamente sia online, sia in alcuni cabinati arcade posizionati al War Memorial di Washington DC. Una targa vicino all’installazione recita: «L’amministrazione Trump sa che il modo migliore per vendere la guerra è trasformarla in un videogioco, ecco perché hanno sfornato i video promozionali più pazzi sulla guerra in Iran. Ma perché fermarsi ai filmati quando si può andare a tutto gas? Vi presentiamo Operation Epic Furious: Strait to Hell, un simulatore ad alta velocità, patriottico e con i piedi per terra, dove la libertà non si discute, si conquista. Nessun briefing, nessuna esitazione; solo puro patriottismo pixelato.
Allacciate le cinture e giocate duro, perché questo gioco potrebbe non finire mai». La citazione fa riferimento ai video, che hanno causato le ire di Nintendo e di alcune stelle dell’industria come il doppiatore di Master Chief, il protagonista di Halo, in cui i bombardamenti alle infrastrutture iraniane vengono montati sugli audio e insieme alle clip di videogiochi famosi.
Com’è il videogioco di Trump
Il gioco, ispirato a classici come Chrono Trigger, ha come protagonista proprio Trump che ha la missione di riaprire lo Stretto di Hormuz tra barili di greggio da raccogliere e post sui social da scrivere. Tra i co-protagonisti ci sono il direttore dell’FBI Kash Patel, il segretario di Stato Marco Rubio, il vicepresidente JD Vance ed Elon Musk. I cattivi del gioco sono una studentessa iraniana (una citazione alla scuola di Minab bombardata all’inizio del conflitto) e il “DEIyatollah”, un ibrido tra il leader del regime iraniano e i programmi di inclusione tanto odiati dal presidente. Per abbatterli il presidente può sferrare mosse come il “Mar-a-Lazer” (il laser della residenza di Trump Mar a Lago), ma il cuore del gioco è la sua inutilità: non si può vincere perché le azioni di Trump non hanno quasi mai conseguenze, ma si può scegliere come perdere. Nei primi minuti, per esempio, è possibile parlare con Melania che, senza che le venga chiesto nulla dice «Non sono mai stata sul jet di Epstein» per poi chiedere: «Avete già bruciato i documenti?». Il riferimento è alla conferenza stampa a sorpresa tenuta di recente dalla first lady proprio sul caso Epstein. Se chi gioca sceglie di bruciare i documenti, Operation Epic Furious: Strait to Hell passa alle fasi successive, se invece si seleziona l’opzione “tenersi per mano” il gioco finisce all’improvviso, una citazione al video in cui proprio la first lady ritrae la sua mano da quella del presidente.

(da agenzie)

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MATTARELLA SENTE IL PRESIDENTE ISRAELIANO HERZOG: “BASTA GUERRA PERMANENTE, INACCETTABILI GLI ATTACCHI AL CONTINGENTE UNIFIL”

Maggio 14th, 2026 Riccardo Fucile

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA HA INVITATO AL “RISPETTO DEL DIRITTO DELLA NAVIGAZIONE NELLE ACQUE INTERNAZIONALI”

«Franco e aperto». Così è stato descritto da fonti del Quirinale, il colloquio telefonico avvenuto questa sera, mercoledì 13 maggio, tra il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il presidente israeliano Isaac Herzog, durante il quale sono stati affrontati diversi temi legati alla situazione in Medio Oriente. Nel corso della conversazione, Mattarella ha sottolineato con forza l’urgenza di «abbandonare l’attuale condizione di conflitto permanente» nella regione, richiamando la necessità di avviare un percorso che possa portare a una stabilizzazione duratura.
«Gli attacchi al contingente Unifil? Inaccettabili»
Il Capo dello Stato ha espresso una posizione netta riguardo agli attacchi contro il contingente Unifil impegnato nelle operazioni di pace in Libano, giudicandoli «inaccettabili». Nella telefonata è stato, inoltre, richiamato il rispetto del «diritto della navigazione nelle acque internazionali». Un riferimento che potrebbe essere collegato al caso della Flotilla per Gaza, fermata nelle scorse settimane. Mattarella ha, infine, riaffermato l’impegno «determinato» dell’Italia contro ogni forma di antisemitismo.
Qual è la situazione in Libano?
La telefonata è avvenuta al termine di una giornata in cui Israele ha intensificato i bombardamenti sul Libano, alla vigilia del nuovo round di colloqui diretti previsto a Washington. Nelle stesse ore, un drone è esploso all’interno del quartier generale della missione Onu (Unifil), dove è presente anche un contingente italiano, senza causare feriti. Hezbollah, pur non coinvolto nei negoziati ma principale attore politico-militare libanese, ha rivendicato nuove azioni contro le forze israeliane impegnate nel sud del Libano, in particolare nell’area oltre il fiume Litani.
Secondo il ministero della Sanità libanese, tre attacchi israeliani con droni nei pressi di Beirut sud avrebbero causato otto morti, tra cui due bambini, mentre un altro raid a Sidone avrebbe colpito un furgone, provocando la morte del conducente e il ferimento di un’altra persona. Da parte sua, l’esercito israeliano afferma di aver colpito nelle ultime 24 ore oltre «40 infrastrutture di Hezbollah» nel sud del Paese, tra depositi di armi ed edifici utilizzati a fini militari.
(da agenzie)

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LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L’ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI’ DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI

Maggio 13th, 2026 Riccardo Fucile

NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI… IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E’ ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E’ DI AVVISO CONTRARIO

Pur di non rischiare una nuova batosta, dopo quella del referendum, sulla riforma della legge elettorale la Meloni azzoppata è disposta a ritoccare il famigerato premio di maggioranza: potrebbe abbassarlo riducendo il numero dei parlamentari guadagnati dalla coalizione vincente, passando da 70 deputati e 35 senatori. a 45 deputati e 20 senatori
Una disponibilità a rivedere l’abnorme premio di maggioranza dello “Stabilicum” che punta a far convergere l’opposizione sul sì alla riforma.
Una condivisione di cui, sulla carta, Giorgia Meloni non avrebbe bisogno. Come avvenuto con la riforma della Giustizia, il centrodestra potrebbe approvare la nuova legge elettorale a colpi di maggioranza. Ma la fu Ducetta si trava davanti due ostacoli: gli alleati dei Camerati d’Italia, cioè Forza Italia e Lega, sono più che scettici (eufemismo) e votando a scrutinio segreto il rischio per la Fiamma Tragica di prendere una seconda batosta si fa concreto. Quanti franchi tiratori potrebbero tentare di affossare lo “Stabilicum” in aula? Ah, saperlo…
Infatti, giocando con il pallottoliere, sia gli azzurri sia i leghisti, si chiedono in coro: ma ci conviene? Salvini e Tajani, anche nel loro piccolo, hanno capito che, in questo “proporzionale mascherato”, come primo partito della coalizione, Fratelli d’Italia drenerebbe gran parte dei seggi disponibili.
La contrarietà più grande è legata appunto all’incertezza dei seggi sicuri: chi se li prende? Chi decide come ripartire le poltrone?
Visti i mal di pancia del Carroccio e i retroscena sulle riflessioni di Marina Berlusconi su un eventuale “pareggione” (Forza Italia diventerebbe l’ago della bilancia), davanti al rischio di finire trombati, non è detto che la maggioranza voti compatta.
Ma nubi cupe si addensano anche sui Fratellini d’Italia che si chiedono: ma in caso di sconfitta alle politiche del 2027, a causa de’ ‘sto premio di maggioranza, molti noi non torneranno a scaldare gli scranni in parlamento…
Certo, la storia, dai tempi di Berlusconi, insegna che quando si è trattato di conquistare il potere, la destra si è sempre compattata nonostante le divergenze, dimostrando di conoscere il segreto di ogni coalizione di successo: “Prima si vince e poi si regolano i conti”.
Nel campolargo sono abbastanza favorevoli alla riforma meloniana i Cinque Stelle, i quali sperano di allargare le proprie file parlamentari agguantando, in caso di successo, il premio di maggioranza; altrimenti, non hanno nulla da perdere.
Nel Pd invece sono molte le perplessità: Elly Schlein ha condiviso i suoi dubbi con l’Avs di Fratoianni & Bonelli, che è l’unico alleato con cui ha un accordo politico stabile, e ha deciso di sabotare ogni possibile discussione.
(da Dagoreport)

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FORZA ITALIA VA IN TILT NELLE MARCHE. IL CONGRESSO, ORGANIZZATO PER INCORONARE SEGRETARIO REGIONALE FRANCESCO BATTISTONI, UOMO DI TAJANI, SCATENA UN PANDEMONIO

Maggio 13th, 2026 Riccardo Fucile

MONTANO LE ACCUSE VERSO TAJANI DI AVER ACCELERATO PUR DI BLINDARE I SUOI UOMINI DI FIDUCIA IN VISTA DELLE POLITICHE DEL 2027 (BATTISTONI È UNO DI QUESTI E PER LUI SI PROFILA UN POSTO DA CAPOLISTA IN UN LISTINO) … I FORZISTI MARCHIGIANI SOLLEVANO ANCHE DUBBI SULLA REGOLARITÀ STESSA DEL CONGRESSO PER LA MODALITÀ CON CUI È STATA AVVIATA LA RACCOLTA FIRME E PER LA SCARSA TRASPARENZA IN MERITO ALLA CANDIDATURA UNICA DI BATTISTONI

Il commissario sul tetto che scotta. Ad una settimana dal congresso regionale di Forza Italia che dovrebbe incoronarlo segretario, il deputato Francesco Battistoni è finito nel mirino dei suoi.
Cos’è successo
Nelle Marche sta montando un malumore neanche troppo strisciante per le modalità con cui è stato organizzato l’appuntamento a Macerata – una specie di blitz che lascia appena 10 giorni per raccogliere le firme – e per la decisione di blindare per l’ennesima volta un forestiero che si presenta come candidato unico.
«Battistoni ha fretta di diventare segretario regionale in vista delle candidature alle politiche del 2027», tuona l’ex sindaco di Amandola Domenico Eleuteri. E dire che doveva trattarsi di un congresso unitario ed ecumenico. All’evento del 15 maggio a Macerata sono attesi i big del partito, a partire dal segretario nazionale e vicepremier Antonio Tajani. Uno dei congressi unitari – insieme a quelli di Calabria e Veneto – che aveva avuto il via libera anche da parte di Marina Berlusconi.
Le ragioni degli attriti
Invece ora diversi esponenti locali stanno chiedendo di rinviare il congresso e ieri, durante il coordinamento del partito di Pesaro-Urbino sono volate scintille. Un collegamento da remoto perché Battistoni era a Macerata, «come sempre. Della nostra provincia non gliene importa niente. Pensa solo al Sud della regione perché è il suo collegio», i commenti tranchant dei forzisti pesaresi.
Tra questi, il più battagliero è l’ex assessore regionale Stefano Aguzzi, che avrebbe anche minacciato di lasciare il partito. Nel 2022, Battistoni è entrato in Parlamento candidandosi nel collegio super-sicuro di Ascoli–Fermo alla Camera. Cosa che già allora aveva creato malumori. Ora l’accelerazione sul timing del congresso sarebbe anche legata alla volontà di Tajani di blindare i suoi uomini di fiducia in ottica 2027: Battistoni è uno di questi e per lui si starebbe profilando l’unico (o quasi)
posto sicuro, ovvero quello di capolista in un listino. […] L’addio al partito del sindaco di Civitanova Fabrizio Ciarapica – passato con Vannacci – è il sintomo di questa rabbia montante contro i paracadutati.
La sommossa interna a Forza Italia parte da Pesaro Urbino, la provincia che, in questi anni di commissariamento guidato dall’onorevole Francesco Battistoni si è sentita esclusa e poco considerata dai vertici del partito. Ma il malumore per la candidatura unica di fatto imposta in vista del congresso di venerdì a Macerata si è allargato a macchia d’olio a tutta la regione.
L’appuntamento che avrebbe dovuto consacrare Battistoni segretario a furor di popolo di fronte ai big azzurri – il leader nazionale Antonio Tajani in testa – si sta trasformando in un’occasione per una resa dei conti a lungo attesa. Nelle ribelli terre del Nord è stato vergato un documento di fuoco che chiede «il rinvio del congresso».
Le prime firmatarie sono Laura Scalbi, segretaria azzurra e consigliera comunale di Urbino, e Fernanda Sacchi, consigliera della Provincia di Pesaro Urbino e storica militante: «La situazione del partito nelle Marche è molto grave – l’affondo tranchant – Segnaliamo fatti gravi gia emersi sui social: il sindaco di Civitanova Ciarapica e l’ex sindaco di San Benedetto Piunti se ne sono andati. Capograssi, del movimento giovanile, ed altri di San Benedetto sono usciti dal direttivo e si sono candidati in una civica insieme a Noi Moderati».
Il documento solleva anche dubbi sulla regolarità stessa del congresso «in considerazione delle modalità con cui è stata avviata la raccolta firme e della scarsa trasparenza in merito alle candidature».
O meglio: alla candidatura, visto che quella di Battistoni è l’unica. Cosa, anche questa, che ha fatto arricciare più di un naso ai forzisti, stanchi di essere teleguidati da paracadutati da Roma. «Battistoni ha fretta di diventare segretario regionale in vista delle candidature alle politiche del 2027», ha tuonato nei giorni scorsi l’ex sindaco di Amandola Domenico Eleuteri, che la tessera di FI l’ha stracciata in polemica.
Tajani vuole blindare i suoi uomini di fiducia e Battistoni è stato praticamente
imposto, con buona pace delle ambizioni dei forzisti marchigiani: l’incoronazione a segretario regionale sarebbe la proverbiale foglia di fico per giustificare l’operazione. Ma ora nelle chat dei rivoltosi interni sta febbrilmente girando anche il regolamento del congresso che, a detta loro, non sarebbe stato rispettato.
E a supporto della tesi sventolano l’articolo 3: «La candidatura a Segretario Regionale deve essere collegata ad una mozione e ad una lista di candidati a membro della Segreteria Regionale». Passaggio che, nella fretta di celebrare il congresso, non sarebbe del tutto stato espletato. Una notte dei lunghi coltelli a tinte azzurre
(da “Corriere Adriatico”)

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IL PROBLEMA POLITICO PIÙ GROSSO PER GIORGIA MELONI È IL SUD: IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA DIMOSTRATO CHE IL MERIDIONE HA VOLTATO LE SPALLE ALLA DUCETTA

Maggio 13th, 2026 Riccardo Fucile

IL SOTTOSEGRETARIO AL SUD, L’EX SEGRETARIO DELLA CISL LUIGI SBARRA, IN UN ANNO HA TAGLIATO MOLTI NASTRI MA NON È RIUSCITO A PORTARE CONSENSI (ANZI, SI È ALIENATO QUELLI DI FRATELLI D’ITALIA, ED È STATO “COMMISSARIATO” DA RAFFAELE FITTO, CHE HA PIAZZATO IL FEDELISSIMO GIOSY ROMANO COME CAPO DIPARTIMENTO)

Il Sud come croce. Per il governo e Fratelli d’Italia. Come ha certificato il referendum sulla giustizia in cui, oltre a un’affluenza più bassa rispetto alla media, i “No” avevano superato ampiamente i “Sì” in tutto il Meridione.
La premier Giorgia Meloni non è soddisfatta del lavoro che il suo esecutivo ha fatto sul Mezzogiorno d’Italia che le sta voltando le spalle, né tantomeno del sottosegretario al Sud, Luigi Sbarra, che quando fu nominato nel giugno 2025, era stato scelto proprio con l’obiettivo di portare consensi, a partire da quelli del sindacato.
Così non è stato, tant’è che i vertici di Fratelli d’Italia sono rimasti molto irritati per il fatto che la Cisl (da cui viene Sbarra) non abbia fatto alcun endorsement per il “Sì” alla separazione delle carriere e quindi senza mobilitare i propri iscritti.
Per questo, per gestire l’ultimo anno prima del voto, a inizio febbraio Meloni ha deciso di istituire la cabina di regia per il Sud a Palazzo Chigi. Un organismo presieduto proprio da Sbarra in cui però ci saranno anche le figure più vicine a Meloni della Presidenza del Consiglio: Sbarra sarà coadiuvato dai ministri, ma anche dagli altri sottosegretari alla Presidenza del Consiglio (a partire dai fedelissimi della premier Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari), il segretario generale di Palazzo Chigi Carlo Deodato e gli otto presidenti di Regione del Sud, di cui cinque di centrodestra.
Secondo il Dpcm del 6 febbraio scorso firmato da Mantovano, che Il Fatto ha potuto leggere, si individuano anche i quattro scopi della cabina di regia: definire “gli obiettivi strategici delle politiche pubbliche per lo sviluppo del Sud”, assicurare il coordinamento tra Stato, Regioni ed enti locali tenendo conto delle risorse stanziate, la redazione del Piano strategico per il Sud e il monitoraggio del Piano stess
La cabina di regia viene convocata con una cadenza trimestrale. Il tutto finanziato con le risorse del Dipartimento del Sud
La cabina di regia del Sud servirà per istituzionalizzare l’impegno del governo e le risorse, coinvolgendo anche altre figure rispetto allo stesso Sbarra, che ormai non gode delle simpatie di molti dentro Fratelli d’Italia. Diverse fonti raccontano di rapporti freddi sia col ministro del Pnrr Tommaso Foti, sia con il suo predecessore Raffaele Fitto.
Sbarra – che sogna la candidatura in Parlamento tra un anno e soprattutto un posto da ministro del Lavoro in un ipotetico Meloni bis – è stato ribattezzato il “taglia nastri” per la sua presenza a tutti i convegni e inaugurazioni, soprattutto al Sud, senza concretizzare più di tanto.
Inoltre, se all’inizio Sbarra avrebbe voluto “rivoluzionare” il Dipartimento del Sud a cui era stata data una dotazione finanziaria ingente considerando che si tratta di un dicastero senza portafogli, per la posizione di capo dipartimento è stato scelto Giosy Romano, già responsabile della struttura Zes e fedelissimo di Fitto. Una sorta di “controllore”.
(da Il Fatto Quotidiano)

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SCUOLA, MAZZATA DALLA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA ALL’ITALIA: “BASTA ABUSO DI PRECARI PER L PERSONALE ATA”. IL MINISTERO SOLO ORA CERCA DI CORRERE AI RIPARI

Maggio 13th, 2026 Riccardo Fucile

IL SISTEMA DELLE SUPPLENZE PER IL PERSONALE AMMINISTRATIVO ED AUSILIARIO VIOLA IL DIRITTO EUROPEO

La Corte di giustizia dell’Unione europea boccia l’Italia sul fronte del precariato nella scuola. Con una sentenza destinata ad avere pesanti conseguenze politiche e amministrative, i giudici di Lussemburgo hanno stabilito che il sistema di reclutamento del personale amministrativo, tecnico e ausiliario (il cosiddetto personale Ata) viola il diritto europeo in materia di contratti a tempo determinato. Le sentenze della Corte di giustizia dell’Ue sono vincolanti per l’Italia.
I motivi
Al centro della decisione c’è il ricorso sistematico ai contratti precari, che secondo la normativa europea dovrebbe rappresentare un’eccezione e non una modalità ordinaria di gestione del personale. La Corte ha accolto così il ricorso della Commissione europea, rilevando come la legislazione del nostro Paese non preveda alcun limite effettivo né alla durata complessiva dei contratti a termine né al numero massimo dei rinnovi per il personale Ata. Vuoto normativo che, secondo i
giudici, ha consentito negli anni un utilizzo strutturale del lavoro precario per coprire quelle che in realtà sono esigenze permanenti e a lungo termine degli istituti scolastici.
L’abuso strutturale del precariato
La sentenza rappresenta un nuovo duro richiamo nei confronti dell’Italia, già più volte finita sotto osservazione a Bruxelles per l’abuso dei contratti a termine nel settore pubblico. Per la Corte, infatti, il problema riguarda proprio il sistema che si regge in modo strutturale sulle supplenze e sui rinnovi continui dei contratti. E nel mirino dei giudici c’è anche il funzionamento delle procedure concorsuali.
I problemi dei concorsi
I giudici contestano il requisito che consente al personale Ata di accedere ai concorsi per l’assunzione a tempo indeterminato solo dopo aver maturato almeno due anni di servizio con contratti a termine. Condizione che, secondo la Corte, produce un effetto paradossale perché invece di ridurre il precariato, finisce per incentivarlo, spingendo l’amministrazione scolastica a ricorrere ai contratti temporanei almeno per il periodo necessario a consentire l’accesso ai concorsi.
«L’Italia non può invocare esigenze di flessibilità»
«L’Italia non può invocare esigenze di flessibilità», scrivono i giudici europei, sottolineando che la normativa nazionale non individua «circostanze specifiche e concrete» in grado di giustificare il ricorso reiterato ai contratti a tempo determinato. Per la Corte, inoltre, i concorsi banditi negli ultimi anni non costituiscono una risposta adeguata al problema, perché organizzati in modo discontinuo e imprevedibile, senza garantire così una reale prevenzione degli abusi.
La battaglia di Bruxelles contro il precariato nelle scuole
La decisione arriva al termine di una lunga procedura avviata dalla Commissione europea. Già nel 2024 Bruxelles aveva deferito l’Italia alla Corte di giustizia dell’Ue accusandola di non aver adottato misure sufficienti per fermare quello che veniva definito un «uso abusivo dei contratti a tempo determinato» nelle scuole dell’Italia. Una questione che da anni alimenta le proteste dei sindacati del
comparto istruzione. Le organizzazioni dei lavoratori denunciano da tempo come il precariato scolastico sia diventato ormai strutturale.
Il personale precario è raddoppiato in 10 anni: cosa dicono i dati
Secondo le sigle sindacali, negli ultimi dieci anni il numero dei lavoratori precari nelle scuole sarebbe più che raddoppiato, nonostante il continuo susseguirsi di concorsi ordinari, straordinari e delle procedure legate al Pnrr. A pesare è soprattutto il ricorso sistematico alle supplenze annuali e temporanee, utilizzate spesso per coprire posti vacanti che restano scoperti per anni. Situazione che, oltre a creare incertezza occupazionale per migliaia di lavoratori Ata (e docenti), incide di fatto sull’efficienza delle scuole, rallentando l’organizzazione amministrativa e compromettendo la continuità dei servizi.
Il ministero dell’Istruzione: in arrivo un provvedimento d’urgenza
Dal ministero dell’Istruzione e del merito ci tengono a riferire che le norme contro cui la Corte ha puntato il dito risalgono a tempo fa, in particolare a un decreto legislativo del 1994 (n.297), e successivamente modificate dalla legge n. 124 del 1999 e dal regolamento attuativo del 2000. «Al fine di risolvere questa annosa e complessa questione, il ministero ha avviato un confronto con le organizzazioni sindacali, istituendo un tavolo tecnico per la revisione complessiva del sistema di reclutamento del personale Ata», fanno sapere dal ministero. «In vista di un prossimo provvedimento d’urgenza cosiddetto “salva-infrazioni”, attualmente allo studio del governo, il ministero ha presentato una nuova proposta normativa volta a superare in modo strutturale le contestazioni sollevate dalla Commissione europea», concludono.
(da agenzie)

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L’UE PROCESSA LA BIENNALE E SI PREPARA A TAGLIARE I FINANZIAMENTI DI DUE MILIONI: I TITOLARI DELLA CULTURA RIUNITI A BRUXELLES (CON LA DISERZIONE DI GIULI) BOCCIANO LA DECISIONE DI BUTTAFUOCO, PRESIDENTE DELLA RASSEGNA VENEZIANA, DI RIAPRIRE IL PADIGLIONE RUSSO: “NON DAREMO FONDI A CHI RIABILITA GLI AGGRESSORI. LE SCENE CHE ABBIAMO VISTO ALLA BIENNALE QUESTO WEEKEND PARLANO DA SOLE”

Maggio 13th, 2026 Riccardo Fucile

POI ARRIVA LA BACCHETTATA A SALVINI … I PIU’ DURI CONTRO LA RIAPERTURA AI RUSSI SONO STATI I PAESI DELL’EST EUROPEO CON I POLACCHI IN PRIMA FILA: “IL LAVORO DEGLI ASSASSINI NON DEVE ESSERE FINANZIATO”

L’Ue processa la Biennale di Venezia e si prepara a ritirare il fondo da due milioni destinato alla manifestazione. Il padiglione russo accolto dal presidente della Fondazione, Pietrangelo Buttafuoco, ha quindi fatto scatenare la reazione europea e i ministri della Cultura riuniti ieri a Bruxelles lo hanno bocciato con durezza. Il tutto nell’assenza del titolare italiano, Alessandro Giuli, che dopo il faccia a faccia di lunedì con la premier, Giorgia Meloni, ha deciso di disertare il Consiglio.
Anche se la Commissione gli ha riconosciuto di aver tenuto la linea più corretta e senza nascondere il «rammarico» per la posizione assunta da «altri ministri italiani», chiaro il riferimento a Matteo Salvini.
Tra la presidenza della Biennale e la Commissione è ancora in corso uno scambio epistolare per chiarire la scelta di Buttafuoco.
Ma resta il fuoco di fila che ieri ha contraddistinto il vertice dei 27.
«Noi — ha annunciato il maltese Glenn Micallef, Commissario Ue alla Cultura — useremo ogni leva che abbiamo, anche al di là del settore della cultura» perché «non possiamo sostenere finanziariamente e con i soldi dei contribuenti un’organizzazione che invita e riabilita gli aggressori, normalizzando cosa sta accadendo in Ucraina. Le scene che abbiamo visto alla Biennale questo weekend parlano da sole». Le frasi della rappresentante cipriota, Vasiliki Kassianidou,
presidente di turno dell’Ue, ben sintetizzano l’esito della riunione ministeriale di ieri: «Gli Stati membri hanno condannato chiaramente la decisione della Biennale».
Secondo lo stesso Micallef, «lo sport e la cultura non dovrebbero mai essere utilizzati per normalizzare i crimini di guerra e l’aggressione». In questo caso vengono collegati la scelta della Biennale con quella del Comitato Olimpico internazionale e di quello Paralimpico di revocare le restrizioni nei confronti della Bielorussia e della Russia
Per tutti questi motivi l’esecutivo comunitario ha proposto ai ministri di sospendere il finanziamento da due milioni alla Biennale di Venezia per destinarlo agli aiuti per la ricostruzione in Ucraina.§I più severi sono stati i Paesi dell’est europeo. A partire dalla Polonia: «Insieme agli Stati baltici stiamo negoziando con forza affinché alla Russia non sia ancora consentito presentare le proprie opere.
Potremmo anche imporre sanzioni più severe e semplicemente impedire l’ingresso in Italia agli artisti russi e a quelli che collaborano con la Russia». Il lavoro di «assassini», ha sentenziato la ministra di Varsavia Marta Cienkowska, non deve essere finanziato. Al suo fianco la Lettonia: «Non possiamo continuare a chiudere gli occhi mentre il Cremlino alimenta la sua propaganda, usando piattaforme istituzionali culturali, e allo stesso tempo continua i suoi tentativi di violare il diritto internazionale, di cancellare la cultura, l’identità e la storia ucraina.
(da agenzie)

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“LE COSE CHE DICE IL PAPA NON SONO QUELLE CHE TRUMP VORREBBE SENTIRE”: IL PRESIDENTE DELLA CEI, IL CARDINALE ZUPPI, OSPITE DI “OTTO E MEZZO”, RIMETTE A POSTO IL PRESIDENTE STATUNITENSE CHE HA ATTACCATO RIPETUTAMENTE LEONE XIV

Maggio 13th, 2026 Riccardo Fucile

“IL PAPA FA IL PAPA E CONTINUERÀ A DIRE CHE LA GUERRA NON DEVE ESSERE USATA COME MODO PER RISOLVERE I CONFLITTI. SU TRUMP, NON METTEREI IN MEZZO GESÙ. È UN’ATTRIBUZIONE INDEBITA CHE RISCHIA LA BLASFEMIA. PUÒ IL SIGNORE GIUSTIFICARE LA GUERRA?”

“Le cose che dice il Papa non sono quelle che Trump vorrebbe sentire. Il Papa fa il Papa e continuerà a dire che la guerra non deve essere usata come modo per risolvere i conflitti e che non c’è alcuna giustificazione in assoluto per la guerra, tantomeno spirituale o religiosa.
Dire ‘Non vuole il disarmo dell’Iran’ sono attribuzioni che niente hanno a che vedere con la chiarezza di Papa Leone che, con mitezza ma anche molta forza, continua a dire che bisogna risolvere i conflitti col dialogo”.
Così il presidente della Cei, cardinale Matteo Maria Zuppi, a Otto e mezzo su La7. “Dispiacciono gli attacchi. Speriamo che anche gli incontri avvenuti chiariscano e riportino un legame evidente e storico con gli Usa. Non scalfiscono la scelta del Papa, che continua a indicare la via della pace e del disarmo, i luoghi del dialogo”, conclude Zuppi.
(da agenzie)

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