Agosto 7th, 2026 Riccardo Fucile
È DA TEMPO CHE IL CREMLINO PRENDE DI MIRA LA GERMANIA CON ATTACCHI IBRIDI E ANCHE I PROPAGANDISTI DI MOSCA DANNO PER SCONTATO SIA STATO “MAD VLAD” – L’ATTRIBUIZIONE DEL’ATTACCO A MOSCA, CHIAMEREBBE L’ARTICOLO 4, DUNQUE CONSULTAZIONI CON I PARTNER NATO COME AVVIENE NEL CASO DI UN ATTO DI GUERRA CONTRO UN PAESE ALLEATO … “REUTERS” HA RIVELATO CHE LA RUSSIA STA SFERRANDO UNA MASSICCIA CAMPAGNA DI DISINFORMAZIONE SUI SOCIAL IN VISTA DI 3 CRUCIALI ELEZIONI REGIONALI IN AUTUNNO, PER FAVORIRE L’AFD
Alexander Sosnowski (70) vive in Germania ma è uno dei più noti volti propagandisti russi,
ospite fisso della tv di Stato. Ieri ai suoi 114mila adepti su Telegram ha detto la sua, sul drone di Lipsia. «Sono proprio arrabbiato», ha scritto, riferendosi al fatto che il quadricottero trovato martedì notte all’aeroporto non fosse esploso. E poi: «Ovviamente un aereo a Lipsia è un’operazione molto particolare – ed è fantastico. Ma la stazione di Kiev non è più vicina nell’aeroporto di Lipsia? Mi chiedo: cosa è più importante?».
Insomma. Sosnowski dà per scontato quello che tutti in Germania pensano, sui droni di Lipsia, ma che il ministro dell’Interno tedesco, Alexander Dobrindt, non ha voluto dire esplicitamente: è stata la Russia.
Intanto è stato accettato che il quadricottero contenesse 800 grammi di Semtex, un esplosivo di origine militare che è difficilmente reperibile per un individuo ed è di solito in mano agli Stati. […] E sulla timidezza del ministro Dobrindt è scoppiata ieri una polemica. Anche perché da ieri sera indaga ufficialmente la Procura federale, che di solito si occupa di terrorismo e atti contro la sicurezza nazionale.
Nelle stesse ore, la Germania è stata costretta a rivolgere il suo sguardo molto più a est, al Mar Nero, dove una nave cargo tedesca battente bandiera liberiana è finita nel mirino di uno sciame di droni. E a Kiev, un razzo ha distrutto un deposito dell’azienda tedesca “Liqui Moly”.
A Berlino la confusione regna sovrana sull’incidente di Lipsia: ieri mattina alcuni media avevano sparato la notizia che il quadricottero si trovasse vicino a un aereo ucraino Antonov pieno di munizioni. Ma nel corso della giornata altri quotidiani hanno sostenuto che l’aereo fosse vuoto.
E in ogni caso qualche dettaglio emerso ieri fa accapponare la pelle: il dipendente dell’aeroporto di Lipsia che ha trovato il drone lo aveva avvistato mentre guidava un bus. L’uomo era sceso, si era avvicinato al quadricottero che volava a mezz’aria e lo aveva atterrato con un calcio. Non poteva sapere, ovviamente, che il drone fosse imbottito di esplosivo.
Molti analisti pensano che l’obiettivo fosse l’aeroporto stesso, non l’Antonov: Lipsia è uno dei maggiori hub logistici in Europa. E che a Putin possa essere venuto in mente di colpire uno snodo della logistica in Europa per vendicarsi degli attacchi ucraini recenti a importanti obiettivi come “l’Amazon russa”, il gigante della logistica Wildberries, forse non è irrealistico.
Sulle reticenze del governo nell’attribuire l’attacco Mosca – un’eventualità che chiamerebbe l’articolo 4, dunque consultazioni con i partner Nato come avviene nel caso di un atto di guerra contro un Paese alleato – è scoppiata la polemica. Il parlamentare della Cdu Roderich Kiesewetter ha invitato l’esecutivo a «chiamare con il loro nome attacchi ibridi russi» e a reagire «con forza».
Intanto Reuters ha rivelato, citando fonti dell’intelligence, che la Russia sta sferrando una massiccia campagna di disinformazione sui social in vista di 3 cruciali elezioni regionali in autunno, per favorire l’Afd.
(da La Repubbica)
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Agosto 7th, 2026 Riccardo Fucile
“UN UOMO DI SISTEMA, CHE HA CAPITO QUANTO FRAGILE E CORROTTO SIA IL SISTEMA – NON VORREI CHE, DOPO AVER FATTO PERDERE DI NUOVO LE ELEZIONI A ELLY SCHLEIN, GIUSEPPI EMERGESSE COME UN CICLOPE DELL’OPPOSIZIONE SCIPPANDO ALTROVE ALTRI VOTI E ALTRE FORZE, COME GLI RIUSCÌ CON IL POVERELLO DI BIBBIANO”
Giuseppe Conte è un disastro. Però ha chiuso l’Italia nel momento giusto, avanguardia in Europa e nel mondo. Però ha portato i miliardi necessari a non mollare e a non decadere definitivamente strappandoli a un insieme di partner riluttanti a Bruxelles.
Però ha ridotto il ridondante numero di seggi in Parlamento. Però ha fatto il Reddito di cittadinanza senza colpo ferire e senza uccidere il bilancio. Però ha organizzato la più grande riforma dai tempi di Segni per l’agricoltura, e del Piano casa di Fanfani, e della sanità in epoca ultraconsociatiil meraviglioso, non per me che non l’ho toccato, ma per il paese intero che ne è vissuto e sopravvissuto malgrado le fesserie in contrario, il famoso 110 per cento.
Non parla, almeno per me, gracchia. Quando gracchia di genocidio lo strozzerei con le mie manone. Quando gracchia di pace stabile e di democrazia popolare al soldo di Putin e della sua armata gli taglierei la gola con un coltello da cucina. Quando appare, spengo. Quando mi domandano: allearsi con lui? Rido.
Un signor Nessuno in tempi di Odissee andanti, non la nostra di Omero e Augusto Privitera, non quella di Nolan, quella del partito alberghiero che ha strappato al Grillozzo in capo, a paragone di Giuseppi un deficiente comune – La sua è una classe dirigente, di molto superiore a quella banda di squarciagole riunita nel povero Pd. Il suo curriculum non ha rivali.
Conte è un opportunista. Un inaffidabile. Un trasversalista e trasformista bestiale. Ma non si può essere ciechi. Meloni a parte, che si prepara a vincere le prossime elezioni senza nemmeno combattere (questa frescaccia segnatevela aureo cum lapillo), Conte è stato quel che si dice un uomo di stato.
Un uomo di sistema, che ha capito quanto fragile e corrotto sia il sistema più efficiente del mondo, in questo momento e forse da molti decenni. Senza bisogno dei consigli di Goffredo Bettini, che lo sostiene e monta da anni con uno zelo indefesso e dissimulato male.
La sua è una classe dirigente, di molto superiore a quella banda di squarciagole riunita nel povero Pd. Il suo curriculum non ha rivali.
La sua pericolosità in politica estera e di sicurezza, regina della politica, è tremenda. Non lo voterei nemmeno sotto tortura, si dice sempre così, io amo il voto inutile, dunque voto Calenda, perché stimo Meloni Lollobrigida e Donzelli, adoro Taja & Zaia, ma fin lì non ci arrivo. Ragioni di famiglia.
Però sono alla ricerca di qualcuno che mi spieghi il mistero di Conte. Ora che in tanti, dopo averlo giustamente irriso e irriso giustamente anche me che ne scrivo in questi termini da anni, hanno scoperto che è addirittura una testa fina in politica, troverò bene l’oracolo capace di svelare che cosa c’è sotto dietro davanti a lato di Nessuno. Quale Ninfa, quale Atena lo proteggano.
Non vorrei che, dopo aver fatto regolarmente perdere di nuovo le elezioni alla mia studentessa preferita, Elly Schlein, e alla sua corte di furbissimi indementiti, Giuseppi emergesse come un Ciclope dell’opposizione scippando altrove altri voti e altre forze, come gli riuscì con il poverello di Bibbiano.
Giuliano Ferrara
per “il Foglio”
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Agosto 7th, 2026 Riccardo Fucile
FDI AL 26,2%, FORZA ITALIA AL 7,2%, LEGA AL 5,2%,,, VANNACCI AL 7,1%… LA FIDUCIA IN GIORGIA MELONI CROLLATA AL 35%, NEL SUO GOVERNO ADDIRITTURA AL 32%… PD 21,4%, M5S 12%, AVS 6,6%, ITALIA VIVA 2,2%. +EUROPA 1,1%, PROGETTO CIVICO ONORATO 1%
I sondaggi politici riflettono ancora una volta la difficoltà del centrodestra mentre Roberto
Vannacci – che, alla fine, del centrodestra potrebbe diventare alleato – guadagna consensi. Nel frattempo nel campo largo il Pd cala, anche se le sue perdite sono compensate dai possibili alleati del centrosinistra. Ecco i risultati della rilevazione di Bidimedia.
Fratelli d’Italia è al 26,2%, in discesa di mezzo punto rispetto all’inizio di luglio. È un risultato sufficiente per restare la prima forza politica nel Paese con un certo margine, ma per Giorgia Meloni non può essere soddisfacente. Due anni fa, alle europee, FdI sfiorò il 29%. In alcuni sondaggi, negli ultimi quattro anni, ha superato il 30%. Oggi invece sarebbe tornato al punto di partenza: nel 2022 ottenne sostanzialmente lo stesso risultato (26%) e tanto bastò per vincere le elezioni. Ma allora le opposizioni erano spaccate (certo, non è detto che la cosa non si ripeta) e gli alleati erano più forti.
Oggi infatti Forza Italia è al 7,2% (-0,1%), mentre alle ultime elezioni prese l’8,1% e alle europee il 9,6% (grazie all’alleanza con Noi moderati, che oggi come partito a se stante prende lo 0,9%). Più drastica la situazione della Lega: raccoglie il 5,2% dei voti, perdendo ben lo 0,5% nell’ultimo mese. Per il Carroccio è uno dei punti più bassi da quando Salvini è alla guida. Basta pensare che nel 2022 prese l’8,8%, e allora fu considerato un risultato piuttosto deludente.
Alle europee, la Lega prese il 9%. La crisi era già evidente, ma ad aiutare il partito fu Roberto Vannacci, che dopo aver accettato i corteggiamenti di Salvini ed essere entrato nel Carroccio prese circa mezzo milione di preferenze. Solo che oggi Vannacci con la Lega ha rotto, e il suo partito Futuro nazionale prende il 7,1% nei sondaggi. Nell’ultimo mese è cresciuto ben dello 0,9%. Quasi un punto intero. Voti soffiati, in buona parte, proprio al centrodestra.
La preoccupazione per il governo Meloni riguarda anche la fiducia nell’esecutivo. Secondo Bidimedia, quella in Giorgia Meloni come leader è in calo al 35%. Interessante rilevare che, nell’elettorato di Vannacci, due su tre hanno comunque un’opinione positiva della presidente del Consiglio – uno degli elementi che suggerisce che, alla fine, il generale potrebbe cercare l’alleanza in vista delle prossime elezioni. La fiducia nel governo in sé è più bassa, al 32%, anche questa in calo di un punto. Qui i vannacciani sono più scettici: la fiducia è al 53%.
Nell’opposizione, il Partito democratico cala al 21,4%. Una discesa di 0,4 punti che probabilmente preoccupa la leadership democratica, alle prese con le tensioni tra alleati soprattutto in vista delle eventuali primarie per la guida del campo largo. Il Movimento 5 stelle registra una discesa al 12%, con due decimi in meno rispetto all’inizio di luglio. Giuseppe Conte è stato tra il leader dell’opposizione che ha parlato più attivamente di primarie e di guida del prossimo governo – un tema citato anche nell’audizione in commissione Covid.
Alleanza Verdi-Sinistra resta stabile al 6,6% (+0,1%), mentre Italia viva di Matteo Renzi scende al 2,2%. Infine, +Europa va all’1,1% (+0,2%) e Progetto civico Italia, la lista moderata lanciata da Alessandro Onorato e alleatasi con Controcorrente di Ismaele La Vardera, guadagna lo 0,5% salendo all’1%.
Resta lo schieramento centrista che non intende allearsi con il centrodestra né con il centrosinistra. Azione di Carlo Calenda tocca il 3% con un +0,1%. Il Partito liberaldemocratico di Luigi Marattin, invece, è allo 0,9% (-0,1%).
(da agenzie)
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Agosto 7th, 2026 Riccardo Fucile
PER CHI NON SI VUOLE RENDERE COMPLICE DI UN GOVERNO CHE LIBERA UNO STUPRATORE DI BAMBINI
Lam Magok ha 37 anni, è originario del Sud Sudan. Ha provato ad attraversare il mare sei volte. Sei volte è stato respinto in Libia. “La Libia è un Paese dove migranti e rifugiati non sono rispettati, non esiste sicurezza”, ha raccontato a Valerio Nicolosi, che con Fanpage.it ha pubblicato il documentario Respinti, un racconto sul Mediterraneo centrale, di come questo mare sia un palcoscenico per i respingimenti.
Per Lam ogni intercettazione nel Mediterraneo significava tornare nello stesso inferno. Ogni respingimento riportava, lui e centinaia di altre persone, dentro un sistema di detenzione arbitraria fatto di prigionia, torture e violenze di tutti i tipi. Tra i luoghi che racconta di aver attraversato Lam, c’è il carcere di Mitiga, il principale centro di detenzione di Tripoli. “Eravamo ottanta persone in una stanza, sessanta in un’altra. Dormire era quasi impossibile, ci alternavamo per riuscire a riposare un paio d’ore”. Anche andare in bagno non era più un’azione naturale, ma regolata da una lista che decideva chi poteva entrare e quando. “Non puoi semplicemente alzarti e andare, qualcuno decide quando tocca a te”.
Lam racconta di avere incontrato Osama Almasri prima nel centro di Al Jadida e poi a Mitiga. Lo descrive come “una persona aggressiva e cattiva”. Dopo un tentativo di fuga fallito, lui e altri cinque migranti furono rinchiusi in isolamento e torturati. “Ci hanno chiuso in una piccola stanza e ci hanno torturato. Mitiga è terribile. Lì le persone muoiono”.
La storia di Lam Magok rende visibile ciò che spesso rimane fuori dalle carte processuali, le conseguenze umane delle scelte politiche. Negli ultimi anni il Mediterraneo centrale è diventato il laboratorio dell’esternalizzazione delle frontiere europee, il controllo dei flussi migratori viene sempre di più delegato a Paesi terzi, in particolare alla Libia, dove migliaia di persone intercettate in mare vengono riportate in centri di detenzione denunciati da anni per torture, violenze e trattamenti inumani.
Il confine europeo non coincide più con le coste dell’Unione, ma si sposta sempre più a sud, trasformando il Mediterraneo in uno spazio di selezione e contenimento. Questo produce anche un altro effetto meno visibile, quello della disumanizzazione. I migranti smettono di essere considerati esseri umani con dei diritti ma diventano corpi da trattenere, intercettare e respingere. La violenza quindi non scompare, viene spostata oltre il confine europeo, lontano dallo sguardo dell’opinione pubblica.
(da fanpage)
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Agosto 7th, 2026 Riccardo Fucile
L’ESECUTIVO HA DOVUTO FARE PIPPA E STRALCIARE IL PASSAGGIO, AMMETTENDO DI NON AVER RIUNITO LA MAGGIORANZA NECESSARIA ALL’APPROVAZIONE
Almeno due agenti feriti e un arresto hanno caratterizzato a Buenos Aires la manifestazione
contro la legge sull’inviolabilità della proprietà privata davanti al Parlamento argentino. Gli scontri sono iniziati quando alcuni manifestanti hanno abbattuto una delle transenne di sicurezza, provocando l’intervento delle forze dell’ordine con gas lacrimogeni e camion idranti.
La protesta, convocata da organizzazioni sociali, sindacati, gruppi culturali e settori dell’opposizione, è proseguita nonostante il governo del presidente Javier Milei avesse ritirato il capitolo più contestato del progetto, quello relativo alle modifiche alla legge sulle terre e all’acquisto di terreni rurali da parte di capitali stranieri.
Secondo fonti della sicurezza, un agente della prefettura è stato medicato sul posto e un gendarme è stato ricoverato dopo essere stato colpito alla testa da una pietra. Le forze dell’ordine hanno inoltre riferito di un arresto. Gli scontri sono ancora in corso nelle strade attorno al Parlamento, dove gruppi di manifestanti continuano a fronteggiarsi con le forze di sicurezza, che hanno fatto ricorso a gas lacrimogeni e idranti per disperdere la folla.
Alla manifestazione ha partecipato anche il governatore della provincia di Buenos Aires, Axel Kicillof, che ha criticato il progetto di legge, mentre i manifestanti accusano l’iniziativa di mettere a rischio la sovranità nazionale sulle risorse strategiche. L’esecutivo la difende come parte del programma di apertura economica e il Senato argentino la sta discutendo in una sessione prevista particolarmente lunga dopo diversi scontri politici e un tentativo fallito del Partito peronista di far mancare il quorum e interrompere i lavori.
Il governo ultraliberista di Javier Milei ha subito una dura sconfitta in Parlamento su un controverso disegno di legge che mirava a liberalizzare la vendita di terre argentine a stranieri. L’iniziativa si sarebbe dovuta discutere giovedì in Senato ed era inclusa all’interno di un pacchetto di leggi sulla ‘Inviolabilità della proprietà privata’, ma l’esecutivo ha dovuta stralciarla prendendo atto di non aver riunito la maggioranza necessaria all’approvazione del capitolo in particolare e che era a rischio l’approvazione dell’intero pacchetto.
A nulla sono servite le diverse modifiche proposte dall’esecutivo nel corso dei negoziati con settori moderati dell’opposizione. Il capogruppo della maggioranza alla Camera Alta, Patricia Bullrich, era arrivata a proporre l’applicazione di un limite complessivo del 25% delle terre in possesso di stranieri ma senza successo.
“La decisione di stralciare il capitolo è stata adottata all’unanimità dai membri della coalizione con l’obiettivo di proseguire i lavori su questo capitolo e raggiungere un maggiore consenso. Questo non implica la sua eliminazione dal disegno di legge, ma riflette piuttosto la volontà politica di continuare a lavorare sul testo e di arricchirlo con nuovi contributi, ha affermato oggi Bullrich confermando la resa del governo.
L’iniziativa dell’esecutivo si sarebbe scontrata domani anche con una forte protesta indetta da organizzazioni ambientaliste, sindacati e movimenti sociali che denunciano un presunto piano del governo per favorire la massiccia vendita di terre a grandi corporazioni internazionali e magnati della cosiddetta ‘oligarchia digitale’ con gravi implicazioni sulla sovranità nazionale.
(da agenzie)
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Agosto 7th, 2026 Riccardo Fucile
GLI INCREMENTI PIÙ MARCATI RIGUARDANO I TRATTAMENTI PER L’ADHD, IL DISTURBO DA DEFICIT D’ATTENZIONE (+28,9%), GLI ANTIPSICOTICI (+14,6%) E GLI ANTIDEPRESSIVI (+9,6%)
In crescita il consumo di farmaci per il sistema nervoso centrale, principalmente di antiepilettici e psicofarmaci, nella popolazione pediatrica in Italia. Nel 2025 la prevalenza d’uso tra bambini e adolescenti di età inferiore ai 18 anni ha raggiunto lo 0,64%, con una crescita del +12,1% nell’ultimo anno (circa 6,4 bambini su 1.000), confermando un trend che vede i consumi triplicati dal 2016. Gli incrementi più marcati riguardano i trattamenti per l’Adhd come il metilfenidato (+28,9%), gli antipsicotici atipici come aripiprazolo (+14,6%) e risperidone (+13,3%) e gli antidepressivi come la sertralina (+9,6%).
È quanto emerge dal Rapporto OsMed 2025 sull’uso dei medicinali in Italia, pubblicato dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) sul portale istituzionale. Nonostante la crescita osservata dopo la pandemia, il consumo di psicofarmaci in età pediatrica in Italia rimane sensibilmente inferiore rispetto ai livelli registrati in altri contesti internazionali (in Francia la prevalenza è dell’1,61%, negli Usa supera il 24%).
Si registrano comunque forti differenze territoriali, con le Regioni del Centro che evidenziano tassi superiori di oltre il 50% alla media nazionale. In generale, nel 2025, il 46,3% della popolazione pediatrica, pari a circa 4,1 milioni di bambini, ha assunto almeno una terapia farmacologica di qualsiasi tipo.
Gli antinfettivi per uso sistemico si confermano la categoria terapeutica a maggiore consumo, sebbene si registri una marcata contrazione nell’uso (-21,9%), con un’inversione rispetto alla tendenza misurata negli anni precedenti. Seguono, per consumo, i farmaci dell’apparato respiratorio, anch’essi in riduzione.
Il focus sui farmaci respiratori in età pediatrica rivela una prevalenza d’uso del 17,8%, quasi doppia rispetto alla prevalenza epidemiologica dell’asma, pari al 9%. Questo scostamento sembra indicare un ricorso improprio a prescrizioni per infezioni respiratorie acute non asmatiche e segnala la necessità di rafforzare gli interventi formativi rivolti alla pediatria di libera scelta.
Contraccettivi, due principi attivi causano un lieve aumento del rischio di meningioma
L’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha pubblicato una Nota informativa importante di sicurezza (Niis) relativa ai medicinali contenenti desogestrel ed etonogestrel, utilizzati come contraccettivi, per informare gli operatori sanitari sul rischio di meningioma e sulle conseguenti misure di minimizzazione del rischio.
La comunicazione informa in merito ai risultati di recenti evidenze epidemiologiche che hanno evidenziato un lieve aumento del rischio di meningioma associato all’uso corrente e prolungato (maggiore o uguale a un anno) di tali medicinali e richiama l’attenzione sulla necessità di monitorare eventuali segni e sintomi suggestivi di meningioma, di non utilizzare tali medicinali nelle donne con meningioma o anamnesi di meningioma e di interrompere il trattamento in caso di diagnosi dello stesso.
Il rischio può essere più elevato nelle donne precedentemente esposte all’utilizzo di progestinici già noti per essere associati a un aumento del rischio di meningioma (ad esempio ciproterone, nomegestrolo, medrossiprogesterone e clormadinone); ciò deve essere considerato prima di iniziare il trattamento con desogestrel o etonogestrel. Desogestrel e etonogestrel, da soli o in associazione con etinilestradiolo, sono indicati per la contraccezione e sono disponibili in compresse per uso orale, per via vaginale (anello vaginale) o come impianto sottocutaneo.
Le informazioni sul prodotto saranno aggiornate per includere il meningioma come effetto indesiderato. Il meningioma è un tumore raro, per lo più benigno, che si sviluppa dalle meningi.
I segni e i sintomi clinici del meningioma possono essere aspecifici e includere alterazioni della vista, perdita dell’udito o acufeni, perdita dell’olfatto, cefalea progressivamente ingravescente, perdita di memoria, crisi epilettiche o debolezza agli arti. Sebbene i meningiomi siano generalmente benigni, possono avere gravi conseguenze a seconda della loro localizzazione e possono richiedere un intervento chirurgico.
(da agenzie)
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Agosto 7th, 2026 Riccardo Fucile
CHI POTRA’ VOTARE? SI FA STRADA L’IPOTESI DI UNA PRE-REGISTRAZIONE VIA MAIL UN MESE PRIMA DELLE PRIMARIE PER CREARE UN ALBO CERTIFICATO, DA VERIFICARE POI CON SPID O CODICE FISCALE “PERCHÉ NON È CHE PUÒ VOTARE CHIUNQUE, ANCHE GLI ELETTORI DEL CENTRODESTRA…”
Ai suoi, la leader dem ha riassunto così la giornata più caotica vissuta dal Partito democratico
negli ultimi mesi: «Con questa risoluzione Conte non potrà più tentare di metterci nell’angolo con la storia del riarmo, non ha più margini per fare campagna sulle primarie con quella linea».
Era il risultato che la leader dem voleva portare a casa. E se il partito fibrilla, pazienza.
«So che pensano che io assecondi Conte, ma non è affatto così. Anzi. Dopodiché siamo tutti insieme in coalizione e litigare tra noi adesso sarebbe fare un piacere a Meloni e alle destra», commenta con i suoi la segretaria del Partito democratico.
Dunque Schlein è convinta di aver «arginato» Conte. Resta, certo, il no del Movimento 5 stelle agli aiuti militari a Kiev, ma fino a un certo punto: Italia ed Europa hanno una posizione netta, e chi ambisce a governare non può permettersi di apparire filo-putiniano agli occhi degli alleati europei. Così la segretaria del Partito democratico guarda già oltre le beghe di agosto, con l’occhio fisso alla data che ha cerchiato in rosso da mesi, quella delle primarie, a inizio 2027.
Sul fronte organizzativo, per ora, si naviga ancora tra le ipotesi. Se il voto si terrà, come pare probabile la macchina si metterà in moto da settembre: programma comune del centrosinistra entro fine ottobre, primarie a gennaio. Restano da sciogliere alcuni nodi tecnici non banali: turno unico o doppio turno (Schlein sembra propendere per il secondo che ha un solo precedente, quello del 2012 vinto da Bersani su Renzi al ballottaggio); voto solo in presenza o anche online, opzione su cui il Movimento 5 stelle spingerebbe per compensare la minore capacità di mobilitazione sul territorio.
Ma, soprattutto, quale sarà la platea degli elettori dei gazebo? Si sta facendo strada l’ipotesi di una pre-registrazione via mail un mese prima delle primarie per creare un albo certificato, da verificare poi con Spid o codice fiscale. «Perché non è che può votare chiunque, anche gli elettori del centrodestra», precisano al Pd. Questioni che da settembre diventeranno, giorno dopo giorno, sempre più urgenti.
(da Corriere della Sera)
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Agosto 7th, 2026 Riccardo Fucile
L’AFFONDO CONTRO LA DECISIONE PRESA DA MELONI DOPO LA CRISI DI CEUTA: “INGIUSTA, CONTRARIA AGLI INTERESSI DELL’UE E DISCRIMINATORIA NEI CONFRONTI DELLA POPOLAZIONE SPAGNOLA. E’ STATA ADOTTATA SENZA PREAVVISO E UNILATERALMENTE”
Il governo spagnolo chiede all’Italia di revocare entro domenica 9 agosto i controlli alle frontiere reintrodotti il primo agosto, dopo la crisi migratoria a Ceuta, e avverte che, in caso contrario, adotterà misura di risposta “proporzionali”. In una nota ufficiale, l’esecutivo di Madrid definisce la decisione italiana “ingiusta, contraria agli interessi dell’Ue e discriminatoria nei confronti della popolazione spagnola”, sostenendo che sia stata adottata “senza preavviso, unilateralmente e con argomenti spuri che non si conformano né al Codice delle frontiere Schengen né alla verità”.
La decisione dell’Italia aveva provocato una serie di reazioni in Europa. La Francia aveva espresso solidarietà alla Spagna ricordando che Schengen non è in vigore a Ceuta. 22 Paesi avevano scritto alla Commissione Europea per chiedere la chiusura di Schengen verso la Spagna. Ma a Ceuta, l’Ue «ha superato la prova», aveva affermato il commissario europeo per gli Affari interni e la Migrazione Magnus Brunner al termine dell’ultima riunione, durata quasi tre ore, illustrando alla stampa gli esiti dell’incontro.
Il governo di Pedro Sanchez contesta le motivazioni adottate da Roma. Ribadendo che i migranti entrati in maniera irregolare a Ceuta la scorsa settimana «non hanno potuto né possono entrare liberamente nello spazio Schengen», poiché la città autonoma «ha un regime speciale con lo stesso». Madrid sottolinea che «la quasi totalità di loro è già tornata in Marocco». Ricordando che, secondo Frontex, l’Italia è lo Stato membro con il maggior numero di attraversamenti irregolari registrati negli ultimi anni, «con cifre che sono arrivate a raddoppiare quelle della Spagna».
L’europeismo
Nella nota Madrid invita Roma a rettificare e porre fine ai controlli introdotti il primo agosto e «trattare gli spagnoli come il resto dei cittadini europei. «Se non lo facesse prima della conclusione di domenica 9 agosto, la Spagna si vedrà obbligata ad adottare misure proporzionali per proteggere gli interessi e la dignità dei suoi cittadini», avverte Madrid.
L’esecutivo conclude affermando: «Confidiamo che prevalga l’europeismo, il buon senso e la buona fede. I governi sono chiamati a promuovere l’intesa tra Paesi e l’interesse generale delle rispettive popolazioni, non a creare fratture e conflitti sterili alimentati da motivazioni elettorali interne».
(da agenzie)
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Agosto 7th, 2026 Riccardo Fucile
L’EMENDAMENTO CHE VERRA’ PRESENTATO IN SENATO A SETTEMBRE NON PREVEDE L’OBBLIGO DI EQUILIBRIO TRA I SESSI. SE IL MELONELLUM VERRA’ APPROVATO MOLTE DONNE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTE, VISTO CHE IL CAPOLISTA (L’UNICO POSTO BLINDATO) SARA’ NELLA MAGGIOR PARTE DEI CASI UN UOMO – L’AMMISSIONE A TACCUINI CHIUSI DEI DIRIGENTI MELONIANI: “E’ UNA SUPERCAZZOLA” – FORZA ITALIA RIBOLLE SULLE PREFERENZE: LA VICESEGRETARIA DEL PARTITO DEBORAH BERGAMINI HA CHIESTO SPIEGAZIONI A TAJANI. L’AFFONDO DELL’AZZURRA CATIA POLIDORI: “QUANDO UNA LEGGE È SCRITTA SOLO DA MASCHI VIENE FUORI UNA LEGGE PER I MASCHI
L’emendamento sulle preferenze che la maggioranza presenterà al Senato, in base all’ultimo
accordo suggellato dagli sherpa, prevederà correttivi minimi rispetto a quello bocciato alla Camera. Lo schema di base è immutato: sulla scheda, per ogni partito, l’elettore troverà un capolista bloccato e un elenco di sei nomi, con la possibilità di indicare tre preferenze con le crocette.
Ma nella scelta dei candidati blindati non c’è nessun obbligo di equilibrio tra i sessi. Ufficiosamente, nelle scorse settimane, era filtrata l’ipotesi di imporre che i capilista di ciascun sesso non potessero essere più del 60% e meno del 40%. Ma alla fine la soluzione non è passata: al tavolo della trattativa si sono opposti sia i delegati della Lega che quelli di FI.
Qual è dunque la micro-modifica pensata per addolcire le potenziali “franche tiratrici”? Se il capolista è uomo, il secondo nome in lista dev’essere quello di una donna. E viceversa. L’effetto però è quasi nullo: solo il primo è blindato, dal secondo in poi i candidati nuotano nel mare aperto delle preferenze.
Poniamo che FI ottenga nel listone del premio 20 candidati per la Camera. Sono obbligati a candidarsi come capilista. Se si rispettano le quote, saranno al massimo 12 uomini e minimo 8 donne. Ma i collegi, per Montecitorio, sono 49. Sui restanti non c’è vincolo. Nulla impedirebbe di mettere nei posti più sicuri 41 uomini e solo 8 donne.
A taccuini chiusi, i dirigenti di FdI ammettono che il contentino («Una supercazzola») potrebbe non bastare a mettere al sicuro la legge elettorale quando, alla Camera, dovrà ripassare dalle forche caudine del voto segreto: «Se non le abbiamo convinte la prima volta, non credo che così andrà meglio».
Elena Bonetti di Azione, promotrice di un appello contro le preferenze, sibila che «sarebbe interessante se il governo inciampasse proprio sulle donne». In maggioranza si espone solo la deputata azzurra Isabella De Monte, firmataria dello stesso appello di Bonetti: «Sarebbe più sensato avere la quota nei capilista perché sarebbe una quota vera». Tuttavia dentro FI le “scontente” sono molte di più.
La vice-segretaria del partito Deborah Bergamini, ieri mattina, ha posto direttamente il tema in una call con il segretario Antonio Tajani e i maggiorenti azzurri. Il leader, per disinnescare la mina, ha ribadito l’impegno a «garantire la rappresentanza femminile» al di là degli obblighi di legge (a fine mese, quando la vedrà, saprà anche cosa ne pensa Marina Berlusconi).
La capogruppo Stefania Craxi getta acqua sul fuoco: «Contano le scelte della politica, non le tecnicalità». Le deputate sono in pressing sulle senatrici: «Ora tocca a loro». Si attende l’emendamento. Intanto c’è chi nota che, non a caso, gli sherpa del Melonellum siano tutti uomini: «E quando una legge è scritta solo da maschi viene fuori una legge per i maschi», chiosa la deputata di FI Catia Polidori.
(da agenzie)
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