Ottobre 25th, 2026 Riccardo Fucile
I MELONIANI HANNO AIUTATO “SCATENO” DE LUCA E MARCO RIZZO, IL PD SI È SPESO PER RIFONDAZIONE COMUNISTA E IL MOVIMENTO 5 STELLE HA GETTATO UN SALVAGENTE AL “PROGETTO CIVICO ITALIA” DI ONORATO … IL SEGRETARIO DI “PIÙ EUROPA” RICCARDO MAGI CERCA DISPERATAMENTE DI FORMARE UN GRUPPO ALLA CAMERA PER EVITARE QUALSIASI FIRMA. E CONFIDA IN TABACCI
Finisce come il funerale di Formichella, celebrato da Alberto Sordi: tutti ridono, anzi, si scompisciano. Eccoli, i nuovi mostri, pilastro della commedia all’italiana, che con l’aiuto di tutti i leader hanno già buttato nel bidone dell’indifferenziata un pezzetto della neonata legge elettorale. Ennesimo comma 22 della politica italiana, che recita: chi non ha i parlamentari deve raccogliere ben 450 mila firme per presentare una lista.
Ma chi non ce li ha, i parlamentari, può acquistarli, o farseli prestare, il mercato esiste per questo, e accidenti, siamo pur sempre un Paese libero. Alessandro Onorato, il semi-civico che preferisce Giuseppe Conte a Elly Schlein, aveva giurato di fare da solo, anche per rifiutare le sirene di Matteo Renzi che flautava: venite da me, che le firme ce le ho io.
Ma anche Onorato alla fine è andato alla sagra, e dai Cinque Stelle ha preso Luigi Nave, lo sterminatore di firme. Pure Elly Schlein però mica dorme da piedi, e ha convinto Andrea Crisanti, celebre in tempo di Covid, a buttare un salvagente a Rifondazione comunista, sospettata di tifare per Conte alle primarie, ma che dopo il dono si deve mettere una mano sulla coscienza.
Le super firme sono figlie di Giorgia Meloni, per impedire la frammentazione in mille liste civetta. O per azzoppare i rivali, accusano i maligni del Campo largo. Ma per come si sono messi i giochi pure lei non può mica stare alla finestra, e allora manda a Cateno De Luca sia Luca Sbardella sia Manlio Messina, che deluso dagli intrighi siciliani la aveva pro tempore abbandonata citando Tacito: «Una morte onesta è meglio di una vita vergognosa».
E poi, che devi fare, per salvare questo benedetto Paese Riccardo Magi di +Europa, insieme ai defilati Ernesto Maria Ruffini e Franco Gabrielli si sono affidati a Bruno Tabacci, che gli ha portato quello che passa il convento. In tempo di elezioni non si può star tanto a fare gli schizzinosi.
Però, cavolo, proprio Aboubakar Soumahoro! Quello con le scarpe finto fangose e i familiari che trafficavano con i migranti. Quello inseguito da Bonelli e Fratoianni che volevano spiegazioni e aveva il cellulare spento per poi comparire piangente sui social. Pareva finito nella pattumiera della storia, dopo aver pure fatto un mezzo occhietto a Vannacci, e invece eccolo qui, perché di un parlamentare, seppure in scadenza, in tempo di elezioni, non si butta niente.
C’è da dire anche che nel quinto mistero glorioso si contempla pure l’immarcescibile Marco Rizzo, il fascio-comunista risuscitatore di liste al dettaglio, l’epigono della scuola di Francoforte al quale è attribuita la frase: «A me piace la gnocca, mi sono rotto le balle di queste imposizioni sul sesso».
Pareva che pure lui si fosse avvicinato al generale in vestaglia, per poi mollarlo e sfilargli un po’ di senza famiglia qua e là per l’Italia. Si alleerà con il centrodestra? Oppure correrà da solo con lo scopo di sgambettare Vannacci?
Fatto sta che intanto, per sgravarlo dalle firme, gli hanno prestato il senatore Antonio Guidi, esponente storico del centrodestra eletto con Fratelli d’Italia. Per buona parte, tutto ruota seguendo il comandamento, la «c» minuscola è d’obbligo, secondo il quale le elezioni politiche si vincono al centro.
(da Corriere della Sera)
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Ottobre 25th, 2026 Riccardo Fucile
IL PARTITO HA RIACQUISITO LA SEDE DI PONTE MILVIO (QUELLA DI ENRICO BERLINGUER) E VUOLE RICOMPRARE ANCHE “L’UNITÀ”. POI CI SAREBBE ANCHE DA PENSARE A VINCERE LE ELEZIONI, MA QUELLO È UN DETTAGLIO
“Quest’anno abbiamo miglior bilancio, arriviamo al voto con il massimo della nostra
forza”. Lo ha annunciato il tesorire del Pd Michele Fina a Pronti per l’Italia, l’assemblea del Correntone del Pd.
“Con le opzioni del 2×1000 registrate al 30 settembre di questo anno, sommate alle scelte di ottobre che immaginiamo siano almeno equivalenti a quelle dello scorso anno, abbiamo calcolato che raggiungeremo un nuovo record del 2×1000, superando il tetto degli 11.000.000 di euro”, ha spiegato Fina.
“Ci siamo riusciti con la scelta di mettere al centro i territori trasferendo loro quota parte delle risorse e collaborare con loro. Infatti, se negli otto anni che vanno dal 2015 al 2022 è stato trasferito circa un milione ai territori, nei quattro anni che vanno dal 2023 al 2027, avremo trasferito loro oltre 7.000.000 euro”, ha chiarito ancora Fina.
Il tesoriere ha fornito una seria di numeri sul partito: le feste dell’Unità sono passate da 200 a 550, con oltre 80mila volontari e volontarie coinvolti; sul recupero dei crediti “da gente che si è data alla macchia” toccata quota 410mila euro a ottobre ’26 (300mila sottoposte a decreto o rateizzazione); il partito ha recuperato al suo patrimonio, tra le altre, anche la sede di Ponte Milvio, quella di Enrico Berlinguer, “con uno sforzo straordinario, non immaginabile fino a poco tempo fa”, ha sottolineato il dirigente dem; le piccole donazioni hanno fruttato 258mila euro. Infine, il tesoriere ha promesso: “l’Unità prima o poi dovrà tornare a casa”.
(da agenzie)
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Ottobre 25th, 2026 Riccardo Fucile
AL DI LA’ DELLE DICHIARAZIONI DI FACCIATA, TUTTI SANNO CHE LA SCHLEIN È UN CANDIDATO DEBOLISSIMO PER AFFRONTARE LA MELONI, MA AI DEM INTERESSA SOLO ESSERE RICANDIDATI ALLE POLITICHE: LA BATTAGLIA E’ TUTTA SULLE LISTE ELETTORALI, IN PUGNO ALLA SEGRETARIA
«Si vedono? Sicuro? ». Sotto al tendone di Montepulciano la notizia dell’appuntamento tra i leader per avviare il tavolo del programma non genera particolare entusiasmo. Rispetto all’anno scorso ci sono le stufe, ma si sta sempre col cappotto. Anche perché, dopo l’annuncio di Angelo Bonelli su un incontro pianificato «nei primi giorni della settimana» e la conferma di Giuseppe Conte, dal Pd nessuno ha specificato la data. E la sensazione è che bisognerà aspettare comunque i rappresentanti centristi per fare sul serio.
«Comunque è bene che si vedano dai, gli abbiamo messo fretta noi, un po’ è merito nostro», si compiace Roberto Speranza, uno degli organizzatori di questo incontro del cosiddetto “correntone” dem, la maggioranza interna che sostiene la segretaria.
Si autoconvincono di poter influenzare le mosse di «Elly», provano a incalzarla su programma e primarie. «Non è che adesso si chiudono in una stanza con Conte, Fratoianni e Bonelli e la chiudono lì – dice però Marco Sarracino, deputato e componente della segretaria – è fondamentale coinvolgere le persone, se no alle primarie poi non vengono a votare».
E Andrea Orlando, altro punto di riferimento degli affezionati di Montepulciano, aggiunge: «Vogliamo che il Pd e la coalizione siano gli strumenti per la vittoria, ma anche per la costruzione di una democrazia più avanzata. Il popolo deve essere protagonista del cambiamento». Poi sulle primarie: «Togliamo di mezzo l’ipocrisia, la festa della democrazia – avverte l’ex ministro –. Possono essere un momento di frizione e di rottura». Qui, non è un mistero, in tanti avrebbero preferito evitarlo. «Ma Elly è andata dritta, non ascolta mai nessuno», sibila un deputato
Non è solo Giuseppe Conte a pensare che entro metà febbraio sia necessario chiudere la partita della premiership. Altro che marzo, che è l’orizzonte preferito al Nazareno.
Sul fare presto sono d’accordo anche i riformisti, riuniti nelle stesse ore a Orvieto, per un appuntamento organizzato dall’associazione “Libertà eguale”. Da lì arrivano le solite punture sul tema del sostegno all’Ucraina
Tutti qui vogliono mostrarsi «pronti per l’alternativa», che è il titolo dell’evento, però fino a un certo punto. Dopo gli interventi di Orlando e Taruffi, il tendone si svuota e si riempie il bar a fianco, nei giardini di Montepulciano, dove danno in diretta Napoli-Roma. C’è chi va di spritz e chi si lamenta. «Il partito non può essere solo lo strumento per arrivare a Palazzo Chigi», dice Sarracino.
Tradotto: cara segretaria, non puoi fare tutto senza di noi. Ad esempio, serve l’impegno del “correntone”, ben radicato nei territori, per vincere le primarie. In cambio, manco a dirlo, si dovranno fare insieme le liste elettorali. «Quelle le deve approvare la Direzione. E noi solo qui a Montepulciano abbiamo circa il 40% dei voti della Direzione», è la sottolineatura. Insomma, è a quel tavolo, più che a quello del programma, che aspettano al varco la segretaria.
(da La Stampa)
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Ottobre 25th, 2026 Riccardo Fucile
IL LANCIO DEL NUOVO SIMBOLO “LEGA ITALIA FEDERALE (SENZA LA SCRITTA, ORMAI “OBSOLETA”, SALVINI PREMIER) … IL CAPITONE HA IMPEDITO AI GIORNALISTI DI SEGUIRE DA VICINO IL VOTO DEI DELEGATI (MA LA SUA COMPAGNA, FRANCESCA VERDINI, POTEVA FILMARE E APPLAUDIRE)
Matteo Salvini è stato confermato segretario della Lega, per la quarta volta. Resterà in
carica quattro anni, fino al 2030. E’ l’esito del voto del congresso straordinario del partito che si è espresso a scrutinio segreto. Salvini ha avuto 465 voti a favore. Per lo sfidante Massimo Garavaglia 146 voti.
In termini percentuali, Matteo Salvini è stato confermato segretario con il 76% dei voti sui 611 votanti. Per Garavaglia il 24% dei consensi. I delegati registrati al voto erano 614 sui 707 aventi diritto, hanno votato in 611.
Ho chiesto io di lasciare” i giornalisti “al piano di sotto”. Cosi’ Matteo Salvini, parlando al congresso della Lega, aggiungendo che e’ stato fatto “per non inquinare delegati e militanti che non meritano di essere circondati da certa gente che non e’ qua per raccontare la Lega”. “Anche oggi alcuni giornalisti servi stanno scrivendo cazzate”, ha spiegato ancora.
“Mi è veramente dispiaciuta una cosa. Alcuni dirigenti WhatsApp inviavano messaggi ai segretari di sezione invitando a non andare a Pontida o all’ultima manifestazione di Milano, ‘mandiamo un segnale’. Questo non è un segnale a Salvini, è il tradimento dell’essere leghisti”. Lo ha detto il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, al congresso del Carroccio a Milano.
“Mi assumo tutta la responsabilita’, e’ stato un errore entrare nel governo Draghi con il Pd. Mai piu’, mai piu'”. Lo ha detto il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini, intervenendo alla seconda giornata del Congresso straordinario federale della Lega, dal titolo “Di lotta e di governo”, in corso a Milano.
“Gli imprenditori del Nord che chiedevano di entrare nel governo Draghi poi alle politiche hanno votato gli unici che non erano entrati nel governo Draghi. Roba strana” ha aggiunto e riferendosi al suo sfidante Massimo Garavaglia che lo aveva preceduto sul palco ha affermato: “oltre ai complimenti a Giorgetti che faccio anch’io, se ci votassero anche non ci farebbe assolutamente schifo. Perche’ noi siamo al loro servizio pero’ la pacca sulla spalla alla Lega e il voto per qualcun altro, non ci fa salvare le fabbriche dal Green deal e dai burocrati europei”.
La scritta Lega grande sopra, l’Alberto di Giussano al centro e la dicitura gialla sotto ‘Italia federale’. “Proporrò questo simbolo, senza il mio nome” ha detto Matteo Salvini al congresso del Carroccio. Un logo che “tiene insieme il passato, il presente e il futuro” ha aggiunto.
(da agenzie)
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Ottobre 25th, 2026 Riccardo Fucile
INTERVISTA ALLA COORDINATRICE DELL’UDU DOPO LO SCONTRO CON BRUNO VESPA SULLE MANCATE PROMESSE DEL GOVERNO SUI FONDI AI GIOVANI
“Voi giovani dovete studiare”. È bastata una frase pronunciata da Bruno Vespa a Porta a Porta per trasformare uno scontro in Tv nel simbolo del paternalismo con cui il sistema affronta il dissenso giovanile. Al centro di quel video diventato virale c’è lei: Sabrina Brizzola, coordinatrice nazionale dell’UDU (Unione degli Universitari). In quest’intervista a Fanpage.it, Brizzola ripercorre quei momenti, smonta la narrazione del conduttore – che aveva liquidato la rabbia sociale dei giovani come semplice “noia” – e critica le vuote promesse del governo sui fondi del Pnrr e sul caro-affitti.
Il caso di Porta a Porta è esploso con un paio di giorni di ritardo, diventando virale il giovedì successivo alla puntata di martedì. Avevi realizzato subito la portata di quello scontro?
Sì, l’avevo percepito fin da subito. Mi sono presa un po’ di tempo per elaborare la situazione e capire se dire qualcosa pubblicamente o meno. Ma fin dalle prime battute è stato evidente, a parer mio, che il clima in studio fosse particolarmente teso.
Vespa ti ha detto di “andare a studiare” mentre parlavi del diritto allo studio e dei problemi degli studenti. Come ti sei sentita?
È lo specchio di ciò che viviamo tutti i giorni: il solito paternalismo di chi ci dice cosa fare e cosa dire, unito a un atteggiamento maschilista evidente. Credo ci sia stato un chiaro episodio di mansplaining, mi ha interrotta prima ancora che potessi contestualizzare ciò che stavo dicendo sull’abbandono scolastico. La mia presenza serviva a spiegare le ragioni per cui gli studenti stanno scendendo in piazza, ma lui ha preferito troncare il dibattito.
D’altronde, eri stata interrotta già durante il tuo primo intervento. Stavi parlando di “rabbia incanalata” dei giovani che hanno distrutto le vetrine “perché nessuno se ne prende cura” e lui aveva replicato definendoli solo “annoiati”. Come rispondi a questa narrazione?
È una strategia per non assumersi le responsabilità. Non giustifico in alcun modo la violenza, ma è la conseguenza di anni di politiche che hanno marginalizzato e discriminato quei giovani. È stato detto a più riprese che i responsabili fossero perlopiù immigrati di seconda generazione, cosa peraltro smentita durante il dibattito in trasmissione. Ridurre tutto alla “noia” significa essere totalmente scollati dalla realtà, banalizzare la situazione.
In studio c’era anche Francesca Martinelli, esponente di Azione Studentesca e presentata come “vicina alla destra”. Credi che a lei sia stato riservato un trattamento più morbido?
Assolutamente sì. Le ha dato immediatamente la parola per ribattere a quello che dicevo, sapendo perfettamente quale fosse il suo indirizzo politico e che sarebbe stato totalmente filo-governativo. Cioè opposto al mio. Ho percepito che ci fosse una continua ricerca di contrapposizione tra me e lei.
Hai più sentito la produzione o Vespa dopo la puntata?
Da parte di Vespa nessuna scusa. Mi ha scritto invece una lavoratrice del programma, non so se fosse una giornalista o una persona del team. Ha detto che era dispiaciuta del clima che si era creato, che se ne discostava e che non era sua intenzione mettermi in difficoltà.
Tre giorni prima, dal palco di Piazza del Popolo, avevi fatto un discorso duro contro il governo, definendo i fondi del Pnrr per gli studenti “svenduti al miglior offerente”. Col senno di poi, hai il sospetto che ci sia stata una volontà precisa di delegittimarti in Tv?
Sì, è stata una mia impressione. La piazza era pienissima e l’intervento è diventato virale sui social, quindi ha avuto una risonanza che non ci aspettavamo. Credo che abbia messo in difficoltà diversi soggetti, soprattutto perché da una settimana ci stavamo concentrando sul caro vita e sulla gestione dei fondi per la residenzialità pubblica, chiedendo un incontro alla ministra Bernini. Non so se ci fosse una strategia per delegittimarmi, ma sicuramente quello è un modus operandi che Vespa adotta spesso: ogni volta che c’è una voce che non è dalla sua parte, tenta di censurarla.
A Montecitorio, l’onorevole Donzelli vi ha risposto di “continuare ad aspettare e crescere”. Perché non avete più intenzione di aspettare?
Perché non c’è più tempo. Studiare all’università è diventato un lusso per pochi. Non è più solo una questione di diritto allo studio, ma di dignità. Non vediamo prospettive: oggi la precarietà è tale che nemmeno avere due lauree ti garantisce un contratto stabile, e questo riguarda il presente, non il futuro. E riguardo alla scusa di Donzelli sui tempi di preavviso, eravamo lì da un giorno e mezzo: se avessero voluto ascoltarci, i politici avrebbero avuto tutto il tempo per farlo.
In puntata hai accennato ai problemi relativi alle borse di studio, eppure i dati Andisu evidenziano una copertura del 99,8% a livello nazionale.
Questa storia della copertura al 99,8% è una bugia: la prima rata arriva ad anno inoltrato o finito, e ad oggi ci sono studenti che attendono ancora la seconda rata dell’anno precedente. Le borse non bastano per tutti gli idonei, e l’aumento dei beneficiari riflette solo l’impoverimento delle famiglie. Non a caso, in Italia appena il 15% degli studenti iscritti beneficia di una borsa, contro il 37% della Spagna e il 21% del Portogallo. A conti fatti, il costo della vita per uno studente si aggira intorno ai 12mila euro l’anno, a fronte di una borsa media di appena 4mila euro. Resta un buco di quasi 8mila euro che le famiglie devono anticipare di tasca propria.
Un atteggiamento simile a quello di Vespa lo si è visto anche da parte di Paolo Del Debbio a Dritto e Rovescio. Perché è così difficile per i giovani farsi ascoltare in televisione?
Perché stiamo dimostrando che possiamo essere scomodi. Fino a poco tempo fa siamo stati trattati con indifferenza, come se non esistessimo. Nell’ultimo anno c’è stata una serie di episodi che ha dimostrato che i giovani invece esistono e si mobilitano. Due esempi sono le manifestazioni per la Palestina e il risultato del referendum sulla giustizia, segnato dal voto degli Under 35. L’atteggiamento nei nostri confronti, quindi, è cambiato: non c’è più indifferenza, ma una certa ostilità. Ci trattano come se non fossimo capaci di capire cosa è meglio per noi, come se qualcuno dovesse sempre spiegarcelo. Ma le stesse persone che pretendono di spiegarci le cose sono quelle che vivono in una situazione ben lontana dalla precarietà.
In pochi giorni il tuo profilo ha collezionato centinaia di migliaia di follower. Pensi che i giovani oggi abbiano bisogno di sentirsi rappresentati da chi vive realmente i loro problemi?
Tutto ciò che faccio lo faccio in nome dei miei colleghi universitari e di un sindacato studentesco che ha una storia solida. Ci rendiamo conto di essere diventati rappresentativi anche di chi all’università non ci va, perché i temi che solleviamo toccano l’intera generazione. Sono onorata di mettermi a disposizione per portare avanti questo lavoro.
Ti vedresti in politica, in futuro?
No, il mio impegno è e resta sindacale.
Quali sono i prossimi appuntamenti della mobilitazione?
Quello più importante sarà il 20 novembre, per lo sciopero studentesco. Sarà coordinato con molti Paesi europei e vedrà studenti e lavoratori scendere in piazza, uniti, per chiedere un modello sociale completamente diverso da quello che stiamo vivendo.
(da Fanpage)
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Ottobre 25th, 2026 Riccardo Fucile
LE ACCUSE CONTESTATE (IN ATTESA CHE IL GIP SI ESPRIMA) SONO ISTIGAZIONE A DELINQUERE, ASSOCIAZIONE CON FINALITA’ DI TERRORISMO E VIOLENZA ORGANIZZATA NELLE MANIFESTAZIONI PUBBLICHE
È stato fermato su disposizione della Procura di Milano Youssef Siher, il ricercatore
30enne italiano di seconda generazione indicato dagli inquirenti come la presunta “mente” del Movimento 17 ottobre, legato agli scontri avvenuti nel centro di Milano lo scorso fine settimana. Nei suoi confronti vengono contestati l’istigazione a delinquere, con l’aggravante della finalità di terrorismo e dell’uso del mezzo informatico, la violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, prevista dall’articolo 420-bis del nuovo decreto-legge, e il reato di associazione con finalità di terrorismo.
La moglie, 32 anni, risulta indagata a piede libero per le stesse ipotesi di reato. Secondo gli inquirenti, infatti, entrambi sarebbero amministratori delle pagine Instagram e Telegram del movimento che ha organizzato le proteste. Sarebbe stato proprio grazie al cellulare della donna che gli investigatori, sabato mattina, sono riusciti a rintracciare Siher, che aveva invece il telefono spento e non risultava localizzabile. La 32enne, mediatrice interculturale, è nata e cresciuta a Como, dove risulta residente. La coppia si sarebbe sposata lo scorso settembre e vivrebbe in provincia di Milano, nonostante le residenze anagrafiche differenti: lui a Mazzano, nel Bresciano, lei a Como.
Ma quali sono le conseguenze penali che rischia Siher? E, soprattutto, le diverse contestazioni possono coesistere oppure ci sono possibili sovrapposizioni giuridiche tra i reati e le aggravanti? A fare chiarezza è l’avvocato Paolo Di Fresco che ha spiegato a Fanpage.it quali scenari potrebbero aprirsi per il ricercatore. Intanto, la pm Francesca Crupi chiederà domani, lunedì 26 ottobre, la convalida del fermo per Sehir.
Quali sono le conseguenze penali a cui rischia di andare incontro Youssef Siher alla luce delle contestazioni di istigazione a delinquere, terrorismo e violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche?
La contestazione più grave è quella dell’articolo 270-bis, primo comma. La norma punisce con la reclusione da sette a quindici anni chi promuove, costituisce, organizza, dirige o finanzia un’associazione che si propone di compiere atti di violenza con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico. Chi si limita a partecipare all’associazione rischia invece da cinque a dieci anni.
La seconda contestazione riguarda, invece, l’istigazione a delinquere. La pena base dell’articolo 414 c.p. è da uno a cinque anni quando l’istigazione riguarda delitti. Se l’istigazione o l’apologia riguarda delitti di terrorismo, la pena è aumentata della metà; se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici può operare un ulteriore aumento fino a due terzi. Nel calcolo più severo, il massimo astratto per questa sola contestazione potrebbe quindi arrivare a circa dodici anni e sei mesi.
La terza contestazione è il nuovo articolo 420-bis, relativo alla violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche. La norma punisce da due a cinque anni, oltre alla multa, chi prende parte alle condotte violente descritte; per chi organizza o promuove il gruppo oppure incita o istiga alle condotte, anche online, prevede la reclusione da quattro a dodici anni. Su quest’ultima contestazione esiste però un problema decisivo. Il decreto-legge che ha introdotto l’articolo 420-bis è stato pubblicato il 22 ottobre 2026, mentre gli scontri principali risalgono al 17 e 18 ottobre. Una nuova fattispecie penale più sfavorevole non può essere applicata a fatti commessi prima della sua entrata in vigore. Potrebbe essere utilizzata per autonome condotte di organizzazione, promozione o istigazione realizzate dopo l’entrata in vigore del decreto, per esempio per preparare nuove manifestazioni; non può invece trasformare retroattivamente in reato una condotta che si era già esaurita.
Che cosa deve dimostrare la Procura per sostenere l’articolo 270-bis?
La Procura deve dimostrare tre elementi distinti: l’esistenza di un’associazione, un programma di violenza e la finalità terroristica di quel programma. Non basta che molte persone seguano la stessa pagina, partecipino a una chat o condividano la stessa posizione politica. Occorre un vincolo organizzativo tra più persone e un programma comune che vada oltre la preparazione di un singolo episodio occasionale.
L’associazione può essere informale, fluida e persino prevalentemente digitale. La giurisprudenza sul terrorismo internazionale ammette strutture “aperte” o “polverizzate”, nelle quali non esistono necessariamente tessere, sedi, gerarchie formali o un atto ufficiale di adesione. Ma anche in questi casi deve emergere qualcosa di più della semplice vicinanza ideologica: contatti organizzativi, distribuzione dei compiti, selezione degli aderenti, istruzioni operative, disponibilità stabile, propaganda funzionale al reclutamento o altri contributi concreti al funzionamento del gruppo. Una pagina Instagram o un gruppo Telegram possono costituire l’infrastruttura dell’associazione, ma non sono automaticamente un’associazione terroristica.
Occorre un programma di atti violenti?
Sì, l’articolo 270-bis c.p. non punisce un’associazione che si limita a sostenere idee radicali o a organizzare manifestazioni. Il gruppo deve proporsi il compimento di atti di violenza con finalità terroristica. La Procura non deve necessariamente dimostrare che tutti gli atti programmati sono già stati realizzati. Il reato associativo anticipa la soglia della punibilità: è sufficiente, in linea di principio, che esista una struttura idonea a perseguire il programma violento. Tuttavia, più il programma è generico e indeterminato, più diventa difficile distinguerlo dalla protesta politica, dalla propaganda o dall’istigazione individuale.
Va considerato, inoltre, che la finalità terroristica non coincide con la semplice violenza di piazza. Ai sensi dell’articolo 270-sexies c.p., la condotta deve essere idonea, per natura o contesto, ad arrecare un grave danno a un Paese o a un’organizzazione internazionale e deve perseguire uno degli scopi qualificati dalla legge: intimidire la popolazione, costringere i poteri pubblici a compiere o non compiere un atto oppure destabilizzare o distruggere strutture politiche, costituzionali, economiche o sociali fondamentali. Per esempio, organizzare danneggiamenti, saccheggi o aggressioni contro la polizia può integrare reati molto gravi, ma non costituisce necessariamente terrorismo.
È sufficiente aver pubblicato messaggi sui social?
No. Bisogna distinguere ciò che i messaggi possono provare. Un post che invita esplicitamente a compiere atti violenti può integrare l’istigazione se è pubblico e concretamente idoneo a provocare quei reati. Non basta una frase genericamente aggressiva: devono essere valutati il linguaggio utilizzato, la precisione delle istruzioni, il numero e le caratteristiche dei destinatari, il momento della pubblicazione, la credibilità dell’autore e l’eventuale seguito prodotto.
Lo stesso post può essere un indizio dell’esistenza di un’associazione se contiene istruzioni, assegna compiti, comunica luoghi riservati, coordina soggetti già selezionati o proviene da un canale gestito stabilmente per reclutamento e organizzazione. La giurisprudenza ha riconosciuto che attività continuative di propaganda e proselitismo tramite Twitter, WhatsApp o canali riservati possono concorrere a dimostrare la partecipazione associativa quando sono accompagnate da concreti rapporti con gli associati e da un contributo funzionale al gruppo.
Nel caso in cui venisse riconosciuta la responsabilità per più reati, le pene si sommano oppure il giudice applica regole specifiche per determinare la pena complessiva?
Se Siher venisse riconosciuto colpevole di più reati, le pene non si sommerebbero necessariamente in modo automatico. Il giudice dovrebbe prima valutare se si tratta di reati distinti oppure se alcune accuse si sovrappongono perché riguardano gli stessi fatti. L’accusa di associazione con finalità di terrorismo, infatti, non esclude automaticamente gli altri reati. Per esempio, Siher potrebbe essere chiamato a rispondere sia del ruolo di organizzatore di un’associazione sia di un messaggio specifico con cui avrebbe incitato pubblicamente a commettere un’aggressione. Se, invece, le accuse si basassero sullo stesso comportamento, il giudice dovrebbe verificare se sia possibile contestare entrambi i reati. Anche quando vengono riconosciuti più reati, la pena complessiva dipende dalle regole applicabili. Se i reati sono legati da un unico disegno criminoso, il giudice può applicare una pena per il reato più grave, aumentandola per gli altri. Se, invece, si tratta di reati autonomi, le pene possono essere sommate, nel rispetto dei limiti previsti dalla legge.
Qual è la pena massima che rischia il ricercatore?
Occorre distinguere tra massimo edittale dei singoli reati e pena complessiva realisticamente applicabile. Il reato associativo, da solo, espone Siher a una pena da sette a quindici anni; in presenza di autonome condanne anche per istigazione e per successive condotte rientranti nell’articolo 420-bis, la pena complessiva potrebbe aumentare sensibilmente.
A quali condizioni può rimanere in carcere?
Il fermo e la custodia cautelare in carcere sono due provvedimenti diversi. Il fermo può essere disposto quando ci sono gravi indizi che una persona abbia commesso determinati reati e ci sono elementi concreti che fanno temere che possa fuggire. Tra questi reati rientrano anche quelli commessi con finalità di terrorismo. La custodia cautelare in carcere, invece, richiede gravi indizi di colpevolezza e la presenza di specifiche esigenze, come il rischio che la persona fugga, ostacoli le indagini o commetta altri gravi reati.
Per l’accusa di associazione con finalità di terrorismo, però, la legge prevede regole più severe. Se ci sono gravi indizi per il reato previsto dall’articolo 270-bis, il carcere è la misura prevista in via ordinaria, salvo che emergano elementi che escludano la necessità di misure cautelari. In altre parole, se il giudice ritiene che ci siano esigenze cautelari, non è sufficiente sostenere che gli arresti domiciliari siano adeguati per ottenere la scarcerazione. La possibilità di applicare una misura diversa deve essere valutata alla luce delle condizioni previste dalla legge
La moglie di Siher risulta indagata a piede libero per gli stessi reati. Quali elementi determinano la scelta di applicare una misura cautelare in carcere a una persona e di lasciare un’altra in libertà, pur in presenza delle medesime contestazioni?
La contestazione formale non determina automaticamente la stessa misura. Il giudice deve valutare separatamente gli indizi esistenti contro ciascuna persona. Nel caso di Siher, la Procura gli attribuirebbe un ruolo di promotore o organizzatore del movimento e di amministratore dei relativi canali. Per la moglie potrebbero essere ipotizzati un ruolo meno incisivo, una minore disponibilità degli account, un contributo occasionale o elementi probatori meno consistenti. La differenza può dipendere anche dalle esigenze cautelari. Una persona può essere ritenuta in grado di cancellare prove, riallacciare collegamenti, impartire nuove istruzioni o fuggire; per l’altra questi rischi possono non emergere. Essere indagati a piede libero non significa essere stati dichiarati estranei, così come essere detenuti non significa essere stati riconosciuti colpevoli.
(da Fanpage)
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Ottobre 25th, 2026 Riccardo Fucile
OBAMA DIMOSTRA DI NON AVER PERSO IL VECCHIO SMALTO E DI ESSERE ANCORA UNA MACCHINA DA SLOGAN: “TRUMP HA TRASFORMATO LA CASA BIANCA COME SE SADDAM HUSSEIN AVESSE APERTO UNA FABBRICA DI CHEESECAKE”
L’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha rivolto aspre critiche al suo successore, Donald Trump, durante i comizi tenutisi ieri in Ohio e Michigan a sostegno dei candidati democratici in vista delle elezioni di metà mandato del 3 novembre. I Democratici stanno cercando di riconquistare il controllo di una o di entrambe le camere del Congresso degli Stati Uniti, attualmente controllate dal Partito Repubblicano di Trump.
L’ex presidente gode ancora di una notevole popolarità tra la base democratica, che intende sfruttare per sostenere i candidati del suo Partito Democratico. In entrambi gli stati, l’ex presidente sessantacinquenne ha attribuito all’amministrazione Trump la responsabilità dell’aumento del costo della vita, una delle principali preoccupazioni degli elettori, in un contesto di prezzi del carburante alle stelle.
“L’attuale presidente ha scelto di prendere una serie di decisioni sbagliate”, ha detto Obama in Ohio, dove ha partecipato a un comizio a sostegno dell’ex senatore democratico Sherrod Brown.
“Soprattutto, ha deciso di iniziare una guerra inutile che nessuno aveva chiesto”. Dopo due anni di caos, crudeltà, corruzione e incompetenza, come non se ne vedevano nell’era moderna, avete la possibilità di dire: ‘Basta’”, ha dichiarato Obama a Cleveland. “Qui in Ohio votiamo per il cambiamento”.
Più tardi, in Michigan, Obama ha fatto campagna elettorale per Abdul El-Sayed, esponente dell’ala sinistra del partito, impegnato in una serrata corsa contro il repubblicano Mike Rogers per un seggio al Senato degli Stati Uniti.
“Immaginate la coppia vincente formata da Abdul ed Elissa”, ha detto Obama, riferendosi alla senatrice democratica uscente Elissa Slotkin, che non si ricandiderà quest’anno. “Avete un uomo musulmano e una donna ebrea che lottano per voi al Senato degli Stati Uniti. Questo, Michigan, è qualcosa di cui potete essere orgogliosi”.
Obama ha inoltre esortato gli elettori a votare il prima possibile, dato che il voto anticipato è già aperto in entrambi gli stati. “Non rimandate, non tergiversate”, ha detto Obama. In Ohio, Brown tenterà di tornare alla ribalta contro il senatore repubblicano uscente Jon Husted, mentre la corsa a governatore vedrà contrapposti la democratica Amy Acton e il repubblicano Vivek Ramaswamy, ex candidato alla presidenza nel 2024.
I sondaggi in Ohio danno ai democratici un leggero vantaggio in entrambe le competizioni, ma si prevede un risultato serrato. Obama ha anche criticato i progetti di ristrutturazione di Trump nella capitale, tra cui la maldestra ristrutturazione della Reflecting Pool del National Mall, la costruzione dell’enorme Sala da Ballo della Casa Bianca e le decorazioni dorate con cui ha adornato lo Studio Ovale durante il suo secondo mandato.
Lo scopo di Donald Trump e’ quello di “arricchire se stesso e la sua famiglia”, l’amministrazione Usa ha instaurato una “cultura ai vertici” basata sull’accettazione di favori. “Non ho mai visto un presidente cosi’ intento a vendere favori in questo modo”.
Lo ha detto l’ex presidente, Barack Obama, a Detroit per il comizio a sostegno del candidato democratico al Senato, Abdul El Sayed, nel primo giorno di voto anticipato in Michigan in vista delle elezioni generali del 3 novembre. Obama ha attaccato il segretario alla Difesa, Pete Hegseth, definendolo “ossessivo” per la “mandibola e i livelli di testosterone delle nostre truppe”, e chiedendo: “Quanto tempo pensate che quest’uomo passi ogni giorno davanti allo specchio?”. Omaba ha anche criticato i tentativi di Trump di ristrutturare la Casa Bianca: “Ha trasformato la Casa Bianca in un ristorante Cheesecake Factory aperto da Saddam Hussein”, ha detto l’ex presidente Dem.
(da agenzie)
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Ottobre 25th, 2026 Riccardo Fucile
AL CENTRO DELLE INDAGINI C’È UNA SERIE DI FALSE RENDICONTAZIONI DELLE SPESE SUI FINANZIAMENTI PER DIVERSI EVENTI CULTURALI NELLA CITTÀ SICILIANA… PISANO ERA STATO SOSPESO ALLA CAMERA DA FDI PER ALCUNI VECCHI POST SUI SOCIAL IN CUI DEFINIVA HITLER UN “GRANDE STATISTA”. DOPO UN “PURGATORIO” DI TRE ANNI ERA TORNATO NEL PARTITO DELLA DUCETTA
La Procura di Agrigento ha chiesto il carcere per il deputato di Fratelli d’Italia Calogero
Pisano nell’ambito dell’inchiesta “Eventopoli” che ruota su false rendicontazioni delle spese dopo i finanziamenti per diversi eventi culturali nella città dei Templi a partire dal 2021 e soprattutto per il Natale 2022, su cui gli indagati avrebbero ‘fatto la cresta’.
I carabinieri hanno notificato al parlamentare l’invito per l’interrogatorio preventivo davanti al gip, sabato prossimo, insieme a Antonino Insalaco, dirigente del settore affari generali, istituzionali e legali del Comune di Agrigento, e Giuseppe Librizzi, dirigente regionale nel dipartimento turismo, sport e spettacolo, per cui sono state chieste misure interdittive.
Tutti e tre sono indagati per associazione per delinquere, peculato, truffa aggravata in danno della Regione Sicilia e del Comune di Agrigento, falso ideologico, finanziamento illecito al candidato alle elezioni nazionali. Indagato anche l’ex assessore comunale alla Cultura Costantino Ciulla, consigliere comunale di Fdi.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, una parte dei finanziamenti destinati alle manifestazioni sarebbe stata utilizzata dal parlamentare, attraverso associazioni ritenute vicine al suo entourage, anche per la campagna elettorale.
Per Pisano, anche nell’eventualità che il giudice accolga la richiesta di carcere, sarebbe necessaria l’autorizzazione della Camera dei deputati prima di poter eseguire la misura. Il deputato respinge le accuse dicendo che “nei prossimi giorni, insieme ai miei avvocati Mattia Caleca e Silvio Miceli, esaminerò attentamente il contenuto dell’atto e valuteremo le iniziative più opportune”.
L’inchiesta “Eventopoli” era stata resa nota nel marzo scorso. Riguardava manifestazioni come il concerto di Achille Lauro “Xena Akragantos”, “Natale destinazione Agrigento” e “Destinazione Agrigento costa del mito”. Sugli oltre 600 mila euro per questi eventi, secondo l’accusa, ci sarebbero stati gli “appetiti” degli indagati.
Oltre al deputato erano noti altri 5 indagati: l’amministratore delegato della società ‘Dmo Valle dei Templi’ Fabrizio La Gaipa, il direttore della Fondazione Teatro Pirandello Salvatore Prestia, che si era dimesso, e la moglie Laura Cozzo, a capo di un’associazione culturale, Calogero Casucci, che fa parte di un’altra associazione culturale e Antonio Migliaccio, ex autista di Pisano e legale rappresentante di un’associazione culturale.
Pisano, 45 anni, nel settembre 2022, quando era coordinatore provinciale del partito ad Agrigento, era stato sospeso da FdI e deferito al collegio di garanzia, per alcuni post sui social inneggianti a Hitler e di sostegno a Putin. Lui si era poi dimesso. Ma il politico era già nelle liste del Centrodestra per le elezioni ed era stato rieletto. Pisano è quindi passato a Noi moderati per tornare quest’ anno con Fratelli d’Italia
(da Dagoreport)
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Ottobre 25th, 2026 Riccardo Fucile
DA CHI ARRIVANO QUEI SOLDI? L’UFFICIO STAMPA DI ROCCA NON SVELA IL MISTERO: “SI TRATTA DI ATTIVITÀ PROFESSIONALI REGOLARMENTE DICHIARATE E PRESTATE PRECEDENTEMENTE ALL’ELEZIONE ALLA REGIONE”… “DOMANI”: “TALI COMPENSI CONTRADDICONO LA VERSIONE DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE. LUI HA CHIESTO IL PRESTITO ALLA BANCA PERCHÉ, PAROLE SUE, DOVEVA PAGARE UN F24”
Nelle carte dell’indagine per truffa e falsità ideologica a carico del presidente della regione Lazio, Francesco Rocca, spuntano compensi provenienti dall’estero. Precisamente dagli Emirati Arabi Uniti tra il 2021 e il 2023 per 180mila euro complessivi.
L’inchiesta giudiziaria, che Domani ha svelato, riguarda la concessione di un prestito al governatore di 70mila euro con la garanzia pubblica, destinata ai soggetti danneggiati dagli effetti della guerra russa in Ucraina. Proprio questo giornale aveva scoperto il caso e rivelato che, nonostante la richiesta riguardasse quel fondo di garanzia, in realtà Rocca non aveva riportato alcuna conseguenza dal conflitto.
Una documentazione sottoscritta a sua insaputa. Dal nostro articolo è nato un esposto finito sul tavolo dei pm a firma Alessio D’Amato. La procura dopo aver indagato ha chiesto l’archiviazione. Ma non perché il fatto non esiste, ma perché «l’offesa è di particolare tenuità». In pratica il danno c’è ma è considerato «esiguo».
Nell’indagare, però, la guardia di finanza ha trovato anche altro. Ha analizzato i conti correnti aperti da Rocca e il flusso di compensi registrati negli anni precedenti alla richiesta del prestito. E così che si scopre che, tra gli incassi, dal 2021 al 2023 ha percepito compensi dagli Emirati Arabi Uniti. Da chi esattamente? Un ente? Una società privata? I finanzieri scrivono: «Soggetto non meglio identificabile».
Rocca ha incassato rispettivamente 41.600 euro, 114mila euro, 31.200 euro, per un totale di quasi 190mila euro.
Certo tali compensi contraddicono la versione del presidente della regione. Lui ha chiesto il prestito alla banca del Fucino perché, parole sue, doveva pagare l’F24.
Una motivazione che ovviamente non avrebbe consentito di accedere alla garanzia pubblica.
Ma i soldi dagli Emirati Arabi Uniti? «Si tratta di attività professionali regolarmente dichiarate e prestate precedentemente all’elezione», risponde Rocca tramite il suo ufficio stampa. Così insistiamo per capire l’origine di quei bonifici: società private o soggetti collegati alle autorità locali? Ma non riceviamo risposta. Un mistero custodito in una monarchia assoluta.
L’elezione avviene nel febbraio 2023, e quello stesso anno, mentre incassa anche l’ultima tranche dei compensi emiratini, chiede un prestito in banca, che lo eroga con la garanzia dello Stato. Che scatta il 19 settembre 2023, giorno in cui arriva la delibera della concessione di garanzia.
Su quel prestito, dopo l’indagine e gli approfondimenti dei finanzieri, ora la procura ha chiesto l’archiviazione. Negli atti si fa riferimento all’articolo 131 bis del Codice penale che consente di chiedere l’archiviazione quando il reato contestato è punito con la pena detentiva non superiore nel minimo a due anni. Una possibilità prevista solo in alcuni casi.
In particolare in presenza della tenuità del fatto e delle condotte del soggetto. Rocca, sostiene la procura guidata da Francesco Lo Voi, non è «mai stato dichiarato delinquente abituale, professionale o per tendenza; che lo stesso non risulta aver commesso più reati della stessa indole». Anche il danno cagionato, secondo i pm, è esiguo.
Il motivo? È solo potenziale visto che «è ragionevole ritenere che la garanzia non verrà mai escussa».
Rocca si è sempre difeso chiarendo di non saperne nulla della garanzia e di non aver contezza del collegamento tra il prestito e il danno per gli effetti della guerra in Ucraina. Ora la parola passa al giudice che dovrà decidere se archiviare o meno. Resta però il punto politico che diventa sempre più imbarazzante ora che sono spuntati i soldi emiratini.
(da Domani)
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