Giugno 5th, 2026 Riccardo Fucile
“TRAGICOMICO: LA PROCURA HA SMENTITO LE NOSTRE INCHIESTE USANDO I TESTIMONI SCELTI DAGLI AVVOCATI DI MINETTI”
“Possono anche raccontare che gli asini volano, ma l’unica cosa che la Procura
Generale non può fare è accusare il Fatto Quotidiano di falso, perché questa è una diffamazione. E non possono farlo perché non hanno sentito le persone che abbiamo sentito noi. Quella cosa lì se la rimangiano e ci chiedono scusa, altrimenti li denunciamo“.
Sono le parole pronunciate a Otto e mezzo (La7) dal direttore de Il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, sul caso della grazia concessa a Nicole Minetti e sulle verifiche della Procura Generale di Milano che ha smentito l’inchiesta del quotidiano.
Il direttore sottolinea: “Continueremo a lavorare su questa vicenda invereconda per dare delle notizie. Non sta a noi del Fatto Quotidiano dare o togliere le grazie. Le grazie le danno o le tolgono eventualmente quelli che ne hanno la competenza. Noi ci siamo semplicemente occupati di una grazia che non stava né in cielo né in terra – continua – Abbiamo fatto interviste a testimoni che hanno smontato punto per punto il parere favorevole alla grazia dato a gennaio dalla Procura Generale di Milano. Abbiamo offerto ai nostri lettori delle notizie: intanto che era stata concessa la grazia, visto che il Quirinale se l’era inguattata. Abbiamo fatto interviste che non possono essere smentite per la semplice ragione che i testimoni che noi abbiamo intervistato non sono stati sentiti dai magistrati“.
Travaglio aggiunge: “Non so se avete letto il tragicomico comunicato della Procura Generale di ieri che dice che l’intervista alla massaggiatrice che lavorava a casa di Cipriani non è vera, perché è stata smentita dalle indagini difensive. Cioè praticamente tu affidi le indagini sulla Minetti alla Minetti, agli avvocati della Minetti e ai testimoni che hanno trovato gli avvocati della Minetti. È l’oste che dice che il vino è buono, ma va benissimo. Noi abbiamo un inviato in loco – prosegue e continueremo a documentare che i due presupposti alla origine della grazia non ci sono: che Minetti ha cambiato vita e che sottrarla ai servizi sociali che le avrebbero tolto il passaporto avrebbe pregiudicato il trasporto del bambino malato all’unico ospedale al mondo che poteva curarlo”.
Circa la richiesta di risarcimento danni pari a 250 milioni di euro avanzata da Minetti e Cipriani contro Il Fatto, Travaglio precisa: “Mi occuperò di fare causa anch’io a quelli che hanno diffamato noi, così vediamo chi vince. Se bastasse chiedere dei soldi per ottenerli, saremmo tutti lì che li chiediamo. Non basta chiedere dei soldi per ottenerli: di solito chi fa richieste di soldi per liti temerarie non solo non li incassa ma li sborsa”.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Giugno 5th, 2026 Riccardo Fucile
POSSIBILE UN ACCORDO CON DAZN PER UN TG INTEGRATO NELLA PIATTAFORMA SPORTIVA: SAREBBE IL PRIMO PASSO DI UNA STRATEGIA PIÙ AMBIZIOSA, QUELLA DI COSTURIRE UN CANALE ALL NEWS CON IL MARCHIO CNN, PER L’ITALIA
Antenna Group accelera sulla partita italiana e prepara la creazione di una società in Italia. Non una scatola qualsiasi, ma la legal entity sotto la quale dovrebbero ricadere le attività video del gruppo greco, proprietario di la Repubblica, delle radio
e delle altre attività Gedi a esclusione della Stampa, andata alla Sae di Alberto Leonardis.
La pratica, a quanto risulta al Sole 24 Ore, sarebbe in fase avanzata. Antenna sta lavorando con studi professionali di Milano per chiudere gli ultimi aspetti societari e fiscali. È il segnale che il dossier non è più una suggestione editoriale, ma un cantiere operativo.
Dentro quel cantiere si muove da mesi Jamie Angus, consulente inglese con un passato alla Bbc e ad Al Arabiya Network. Insieme con Angus c’è anche l’italiano Gianluca Foschi, ex manager di La7, dove era vicedirettore e seguiva palinsesto e acquisti.
Un primo tassello dovrebbe essere sistemato presto: l’8 giugno, prima del via al Mondiali dell’11 giugno, potrebbe arrivare la comunicazione del deal con Dazn Italia per la realizzazione di una proposta informativa integrata nella piattaforma sportiva guidata in Italia da Stefano Azzi: un bollettino quotidiano di news confezionato da Antenna, con responsabilità editoriale diretta del gruppo greco e un linguaggio coerente con il consumo digitale di Dazn. Notizie brevi, ritmo da app, attenzione al pubblico giovane
Il progetto più ambizioso resta però un altro: la Cnn italiana. Come anticipato dal Sole 24 Ore del 21 maggio scorso, l’obiettivo di Antenna è costruire un canale all news con il marchio Cnn per l’Italia. Le trattative sono in corso con Warner Bros Discovery, guidata nel Paese da Alessandro Araimo. Il modello avrebbe una forza immediata: un brand globale, una redazione italiana.
I nodi non mancano. Fra questi la raccolta pubblicitaria. Da una parte c’è Manzoni, concessionaria storica del mondo Gedi e destinata a giocare per Antenna. Dall’altra c’è Discovery Media, braccio commerciale di Warner Bros Discovery.
La forma finale potrebbe essere una joint venture, o comunque una qualsiasi soluzione in grado di vedere una partnership fra le due realtà. Sul tavolo viene poi valutato lo sbarco sul digitale terrestre, attraverso uno dei canali Warner Bros Discovery. In parallelo, la nuova Cnn di matrice italiana dovrebbe curare un Tg anche per il Nove, canale generalista in chiaro di Warner Bros Discovery.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Giugno 4th, 2026 Riccardo Fucile
VANNACCI ARRIVEREBBE COSÌ A SETTE DEPUTATI, MENTRE I SONDAGGI DEL SUO PARTITO SONO IN CONTINUA CRESCITA, VICINO AL 5%
Non si arresta l’emorragia di parlamentari per Matteo Salvini. Nelle prossime ore
almeno tre deputati leghisti dovrebbero passare con Roberto Vannacci. Il deputato del Carroccio Domenico Furgiuele ha deciso di lasciare il partito.
Nei prossimi giorni e aderirà ufficialmente al movimento dell’ex generale. Interpellato alla Camera ha commentato cosi: “Non è all’ordine del giorno, scrivete, fate pure quello che volete”
A breve, infatti, una volta formalizzata l’uscita dalla Lega, lascerà il ruolo di relatore al disegno di legge per la riforma dei porti in commissione Trasporti.
Quello di Furgiuele è un altro addio di peso nel partito di via Bellerio. Arriva a pochi giorni dall’uscita di Laura Ravetto e a poche ore da quella di Erik Pretto, che ha annunciato la sua scelta in un’intervista al Giornale di Vicenza.
Anche Davide Bergamini è vicino al salto. Lui, in realtà, è attualmente nel gruppo di Forza Italia, ma ha lasciato il Carroccio tre mesi fa. Interpellato, spiega di essere a un passo dalla svolta: ‘’Se passo con Futuro Nazionale? Sto decidendo, la scelta definitiva sarà nelle prossime ore’’.
La componente di Futuro nazionale a Montecitorio potrà contare su sette deputati. Oltre a Ravetto, infatti, ci sono già gli ex leghisti Edoardo Ziello e Rossano Sasso, insieme al già meloniano Emanuele Pozzolo.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Giugno 4th, 2026 Riccardo Fucile
IL RAID È AVVENUTO MENTRE È IN CORSO IL FORUM ECONOMICO INTERNAZIONALE, UNA SORTA DI “DAVOS RUSSA”, A CUI DOMANI PARTECIPERÀ PUTIN – L’IMBARAZZO DEL CREMLINO, CHE GIÀ LO SCORSO 9 MAGGIO AVEVA RIDOTTO AL MINIMO I FESTEGGIAMENTI PER LA PARATA MILITARE
L’ umiliazione più grave per Vladimir Putin ha il colore grigio-scuro delle volute di fumo dalle basi militari e dalle raffinerie che bruciavano alle porte di San Pietroburgo ieri mattina.
Le contraeree russe non sono riuscite ad abbattere i droni ucraini, che hanno percorso oltre mille chilometri per colpire con precisione a meno di 20 chilometri dai padiglioni decorati a festa del Forum Economico Internazionale nella seconda città del Paese.
Visto da Kiev è un tempismo perfetto: poche ore dopo il fragore delle esplosioni si è aperta la tre giorni di incontri con 20.000 ospiti da oltre 130 Paesi. Il discorso di Putin è previsto per domani.
Ci sono le delegazioni cinesi, indiane, africane, particolarmente attesa è quella saudita. Anche Donald Trump, in barba al boicottaggio contro il Cremlino concordato con i partner europei, ha mandato una sua rappresentanza a questa «Davos russa
Non è difficile immaginare l’imbarazzo del Cremlino. Soltanto il 9 maggio si erano dovuti ridurre al minimo i festeggiamenti per la tradizionale parata annuale della «grande vittoria nella Guerra Patriottica» nel timore di attacchi ucraini alla Piazza Rossa. Volodymyr Zelensky ne aveva approfittato per limitare i raid quel giorno, dichiarando che «permetteva» a Putin di fare la sua manifestazione.
Così la tradizionale esaltazione della potenza militare russa, figlia diretta della vittoria contro il nazifascismo nel 1945, si era trasformata in una grave manifestazione di impotenza. E adesso il fallimento diventa ancora più plateale.
Oltre al danno c’è la beffa mirata a evidenziare le debolezze crescenti del presidente russo, che lanciando l’invasione del 24 febbraio 2022 era convinto di poter eliminare Zelensky e asservire l’intera Ucraina nell’arco di poche settimane.
Oltretutto San Pietroburgo è la città natale di Putin: oggi Zelensky gli rende pan per focaccia dopo le decine e decine di attacchi russi contro la sua casa natale a Kryvyi Rih.
Ieri bruciava la zona portuale, anche l’aeroporto internazionale è stato chiuso per diverse ore, scompigliando l’arrivo delle delegazioni straniere. I droni ucraini hanno attaccato in contemporanea il porto militare di Kronstadt, sede storica della flotta del Baltico, causando tra l’altro un incendio a bordo di una corvetta lanciamissili. Bombardata anche una fabbrica di armi nella regione di Tambov, a 600 chilometri dal confine ucraino.
A fronte dell’aggravarsi della spirale di guerra, Germania, Francia e Gran Bretagna cercano di correre ai ripari rilanciando un’iniziativa di pace con Mosca. Lo rivela l’agenzia Bloomberg , spiegando che la mossa è concordata con Kiev.
(da “Corriere della Sera”)
argomento: Politica | Commenta »
Giugno 4th, 2026 Riccardo Fucile
ADVISOR DEL CREMLINO EVOCANO PER LA PRIMA VOLTA UNA GUERRA SENZA VITTORIA TOTALE E SAGGIA LE REAZIONI DI UCRAINA, EUROPA E NATO… CONTI PUBBLICI SOTTO PRESSIONE E DIVISIONI INTERNE
I crescenti squilibri interni alla Russia si riflettono in una strategia a doppio test del
Cremlino: da un lato, verificare la reazione di élite e cittadini all’ipotesi di una pace senza gli obiettivi massimalisti dichiarati; dall’altro, aumentare la pressione militare per misurare la tenuta di Kyiv e dei partner europei.
In questa logica si inseriscono tanto l’ultimo sanguinoso barrage sulle città ucraine quanto episodi ambigui come il drone che ha colpito un condominio in Romania: lo sconfinamento può essere accidentale. Ma colpire obiettivi a ridosso del confine NATO, accettando il rischio e osservando le reazioni, non lo è.
La contraddizione è forse solo apparente: intensificare i bombardamenti per migliorare la posizione negoziale prima che il costo economico e politico del conflitto diventi ancora più difficile da sostenere.
Gli stessi test potrebbero però indicare alla leadership russa che esistano ancora margini per proseguire la guerra.
Leadership spaccata sulla spesa militare
“Nel tentativo di gestire i suoi squilibri, la Russia potrebbe trasformarsi internamente in un sistema pienamente totalitario e diventare più radicale e aggressiva sul piano internazionale”, dice a Fanpage.it l’accademico russo Pavel Luzin, internazionalista ed esperto delle forze armate di Vladimir Putin.
Gli stress strutturali legati alla guerra, intanto, creano fratture ai piani alti del potere. I ministeri economici e la Banca centrale hanno avvertito Putin che l’attuale livello di spesa militare rischia di rendere insostenibili i conti pubblici – secondo quanto ricostruito dal Financial Times e poi da Bloomberg, che cita funzionari di massimo livello e documenti visionati.
Il deficit nei primi quattro mesi dell’anno è salito a oltre metà del target annuale, mentre le riserve del Fondo sovrano sono di circa il 60% sotto i livelli pre-invasione. Il ministero delle Finanze propone tagli alla Difesa. I militari invece chiedono 3 trilioni di rubli aggiuntivi (circa 36 miliardi di euro).
Al Cremlino molti sostengono che ridurre la spesa bellica colpirebbe un’economia dipendente dalle commesse militari.
Putin per ora ha ordinato di cercare tagli in altri settori del bilancio. Sanità pubblica, educazione e pensionati contano meno di missili e droni.
Petrolio e gas non bastano
Il rincaro del greggio non basta a far quadrare i conti. L’apprezzamento del rublo sul dollaro, dovuto agli alti tassi d’interesse con cui la Banca di Russia cerca di combattere l’inflazione, riduce i margini di profitto della vendita di idrocarburi: i costi di produzione sono in rubli, l’incasso è in dollari.
Washington ha rinnovato la moratoria sulle sanzioni riguardanti il petrolio già imbarcato. Ma la Francia continua a sequestrare le petroliere ombra russe. Mentre sempre più frequenti ed efficaci attacchi contro le raffinerie hanno costretto Mosca a sospendere fino a novembre l’export di carburante per aerei.
Sui social russi, si discute ancora del discorso pronunciato a una conferenza nella capitale dall’economista Robert Nigmatullin: “Siamo sull’orlo del collasso per i costi della guerra, la corruzione onnipresente e il degrado del tenore di vita”, ha
detto l’accademico. Auspicando riforme strutturali e una nuova leadership politica e imprenditoriale.
Ora, è vero che le previsioni, soprattutto occidentali, su presunti collassi dell’economia del più grande Paese al mondo si susseguono da un quarto di secolo senza realizzarsi. La Russia ha capacità di tenuta da record.
Ma al di là della validità delle analisi, quello che colpisce, in questi giorni, è l’emergere di un dibattito interno. Volto a capire come verrebbe preso un disimpegno dal conflitto e dai suoi scopi dichiarati. E almeno in parte pilotato, sostiene chi conosce da dentro i meccanismi del sistema Putin.
A Putin piacciono i test
“Putin, in politica, procede così: saggia il terreno prima di muoversi. Lo fa quasi sempre. Fa parte del suo metodo di lavoro”, spiega a Fanpage.it Abbas Gallyamov, politologo laureato all’Accademia dell’amministrazione presidenziale russa e che per due anni ha lavorato gomito a gomito con Putin, scrivendogli i discorsi.
Gallyamov si riferisce a un articolo scritto da un advisor del presidente, Vasily Kashin, su Russia in Global Affairs, vetrina della politica estera del Cremlino.
Nell’articolo si sostiene che la Russia potrebbe non essere più in grado di raggiungere gli obiettivi originari dell’“operazione militare speciale” e dovrebbe invece cercare una pace alle condizioni discusse al vertice di Anchorage, come alternativa pragmatica a un’ulteriore escalation.
Significherebbe un cessate il fuoco prima di ogni accordo comprensivo, con il fronte congelato lungo le linee di combattimento esistenti. Mosca ha sempre rifiutato. Finora . “È un test”, commenta Gallyamov. “Se è stato pubblicato, significa che lo ha voluto il Cremlino. Potrebbe essere parte di una campagna per capire che succederebbe se si decidesse di cercare la pace a costo di compromessi”.§Putin procede per gradi: “Fa una mossa, osserva la reazione e, se il costo è basso, passa alla successiva. È così che un test può diventare una linea politica. Ma se la resistenza è forte, il processo si ferma”.
La pubblicazione dell’articolo di Kashin non significa che qualcosa di importantstia per accadere. Ma neppure lo esclude.
Prove di pace (o di escalation)
Kashin è un pezzo grosso: Direttore del Centro per gli Studi europei e internazionali alla Scuola Superiore di Economia di Mosca. È nel team che ha consigliato a Putin di utilizzare le atomiche e che ha riscritto la dottrina nucleare russa, allentando le regole ufficiali di ingaggio. Lo abbiamo intervistato più volte durante questi anni di guerra. Non ha risposto alla richiesta di un suo commento per questo articolo.
Kashin non è solo. Dmitry Trenin, nuovo presidente del Russian International Affairs Council (RIAC), ha recentemente invitato il Cremlino a correggere alcune “distorsioni” della propria politica estera.
Un altro esponente dell’establishment strategico russo rilancia il messaggio: Ivan Timofeev, direttore generale del RIAC e figura di peso del Valdai Club, scrive che senza modernizzazione la Russia “è destinata a perire”, implicando che si deve favorire lo sviluppo tecnologico invece dell’economia di guerra.
Ancora più clamoroso un articolo comparso a fine maggio su Moskovsky Komsomolets, giornale più che allineato con il regime. Titolo: “Straordinarie sconfitte”. Vi si legge che “le peggiori disfatte geopolitiche sono state più utili
brillanti vittorie, nella storia della Russia”. Perché hanno portato a riforme necessarie e sempre rimandate, allo sviluppo economico, a una società migliore.
Se sono test per una possibile pace, ci saranno sviluppi. Meglio non illudersi. L’articolo sulle sconfitte è già sparito dal sito di Moskovsky Komsomolets. Error 404. Altri quotidiani hanno discreditato e stigmatizzato l’economista “disfattista” Nigmatullin. Il capo-negoziatore di Putin Yury Ushakov ha detto di non sapere cos’è lo “Spirito di Anchorage” a cui si riferisce Kashin parafrasando il distensivo e quasi pacifista “Spirito di Locarno”, che seguì agli accordi tra ex belligeranti firmati nella città svizzera nel 1925. Quegli accordi non servirono a evitare la Seconda guerra mondiale.
Anche il drone russo sulla Romania era un test, secondo Pavel Luzin: “Non è il primo. La Russia sonda la NATO. È parte delle preparazioni per un potenziale scontro militare diretto”.
Se sono test, avranno conseguenze per Kyiv e l’Europa. Una reazione letta come segnale di debolezza potrebbe non aumentare le possibilità che Putin accetti una pace “ridimensionata”. Convincerlo invece che esistano ancora margini per continuare a premere. Se non per alzare il livello dello scontro.
(da Fanpage)
argomento: Politica | Commenta »
Giugno 4th, 2026 Riccardo Fucile
I MANCATI VOTI DEI VANNACCIANI POTREBBERO ESSERE DECISIVI PER AFFOSSARE L’UOMO DI TAJANI, CHE NON È APPOGGIATO NEANCHE DALLA LEGA
Ha fatto il pieno di voti, e da lì per la prima volta cercherà di essere ago della bilancia di un’elezione. A Vigevano potrebbero rivelarsi decisivi i voti (mancati) del candidato vannacciano.
La sfida sarà tra Rossella Buratti, sostenuta dal centrosinistra che al primo turno ha conquistato il 34%, e Paolo Previde Massara, candidato di Forza Italia che si presenta con il 24%. Nella città pavese, infatti, il centrodestra è riuscito a dividersi in tre: oltre al forzista erano sulla scheda il candidato di Lega e Fratelli d’Italia, Riccardo Ghia, e Furio Suvilla con il simbolo di Vigevano Futura diventato espressione di Roberto Vannacci, che ha conquistato il 14%.
Così, dopo ventisei anni di amministrazione ininterrotta, la destra rischia di perdere il comune: domenica si presenterà alle urne senza nessun apparentamento formale. Il commissario leghista Gianmarco Centinaio ha deciso di lasciare libertà di voto: «Scegliete il male minore», ha detto.
Ma a rompere è stato soprattutto il vannacciano, che ieri ha dato indicazione di annullare la scheda. Dopo una campagna elettorale giocata all’attacco della Lega, Suvilla ha rotto anche con Fi: «Il dialogo era condizionato al fatto che venissero accettate le nostre linee rosse: sicurezza, chiusura della moschea e decoro urbano», ha scritto sui social.
Stesso metodo che l’europarlamentare adotta nei confronti della coalizione di centrodestra a Roma: alzare il tiro sulle proprie battaglie mentre punta ad accrescere il proprio gruppo parlamentare. Sarebbero pronti in tre o quattro, da Lega e Forza Italia, ad unirsi a Futuro Nazionale prima dell’assemblea costituente del partitoil 13 giugno a Roma.
Altra città dove il centrodestra rischia di perdere la guida è Agrigento, in Sicilia. Anche pesano le divisioni: al ballottaggio ci saranno Gerardo Alonge, sostenuto da FdI e FI, e Michele Sodano, candidato del centrosinistra espressione della lista civica Controcorrente che fa capo al consigliere regionale Ismaele La Vardera. Sodano si presenta con il 39%, Alonge arriva con il 34%. Ma anche qui il centrodestra rischia a causa dei mancati apparentamenti: la Lega aveva deciso di sostenere un altro candidato, Luigi Gentile, che ha chiuso a ogni ipotesi di sostegno al secondo turno.
Dopo le amministrative ha rialzato il tiro Cateno De Luca, potente e spregiudicato leader in regione e a Messina. Qui Forza Italia ha scelto di andare allo scontro, e dell’operazione si è occupata la sottosegretaria Matilde Siracusano che si è spesa per Marcello Scurria, che la aveva indicata come sua potenziale vicesindaca. Risultato: gli azzurri si sono fermati al 3%, fuori dal consiglio comunale. «Siracusano ora costretta a votarmi presidente di regione? Potrebbe essere» ha gongolato l’altro giorno De Luca.
(da il Manifesto)
argomento: Politica | Commenta »
Giugno 4th, 2026 Riccardo Fucile
ALTRI PROGETTI EUROPEI MERITEVOLI COSI’ SONO STATI PENALIZZATI
Qualche giorno fa dal bilancio 2025 della Stretto di Messina, incaricata di realizzare
l’infrastruttura, è emerso che la Società deve rinunciare al finanziamento di 12 milioni di euro, soldi già ricevuti dall’Ue per cofinanziare la progettazione esecutiva della parte ferroviaria dell’opera
I ritardi accumulati nell’iter hanno costretto la società guidata da Ciucci a restituire la prima tranche già erogata nel dicembre 2024 dall’agenzia europea CINEA (Climate, Infrastructure and Environment Executive Agency), un anticipo di un finanziamento più ampio, pari a 25 milioni, cioè il 50% del costo complessivo di 49 milioni e mezzo per i costi di progettazione esecutiva dell’infrastruttura ferroviaria del Ponte.
Si legge infatti nel bilancio reperibile online: “Con riferimento al debito per il contributo Connecting Europe Facility for Transport (CEF-T 2023) relativo al cofinanziamento europeo dei costi di progettazione esecutiva dell’Opera, si segnala che, nel corso del mese di marzo 2026 è stata richiesta la risoluzione anticipata del Grant Agreement sottoscritto nel 2024 dalla Società con CINEA (Climate, Infrastructure and Environment Executive Agency della Commissione Europea) a seguito dello slittamento temporale dell’iter approvativo del progetto oggetto di contributo, che ne comporta la conclusione oltre i termini massimi previsti da CINEA. Pertanto, SdM dovrà restituire l’importo – pari ad euro 12.375 mila, ricevuto nel mese di dicembre 2024 a titolo di anticipo, da parte del MIT per conto di CINEA – nei termini e alle condizioni che saranno indicate dalla stessa CINEA. L’importo in esame, pertanto, è stato riclassificato dalla voce “Risconti passivi” alla voce “Altri debiti”.
A questo proposito domenica scorsa l’ad Ciucci aveva risposto minimizzando la questione, spiegando che si tratterebbe di una restituzione “momentanea”. Dopo aver collezionato una sfilza di dinieghi e bocciature, come sappiamo l’opera è stata bloccata con l’altolà della Corte dei Conti, e l’amministratore delegato della Stretto
di Messina Ciucci oggi ha indicato una nuova tabella di marcia: l’obiettivo è tornare al Cipess per una nuova delibera entro fine giugno, in modo da ottenere la registrazione della Corte dei Conti in tempi brevi e passare alla fase realizzativa nell’ultimo trimestre del 2026.I ritardi accumulati hanno però impedito di rispettare i tempi previsti per le attività finanziate sulla progettazione esecutiva della parte ferroviaria dell’opera. E così si è perso il contributo europeo di 12,375 milioni di euro, parte di un contributo della durata di 23 mesi.
Secondo l’ad della società “la risoluzione anticipata del Grant Agreement consente alla Stretto di Messina di partecipare nuovamente ai prossimi bandi europei CEF – Connecting Europe Facility for Transport -, tenuto conto che restano del tutto inalterati i giudizi dell’Europa che avevano determinato la vittoria con i più alti punteggi al bando 2024, relativi all’interesse collettivo dell’Opera e alla sua capacità di incidere sui quattro obiettivi dei corridoi TEN-T: coesione, efficienza, sostenibilità e incremento dei benefici per gli utenti”.
Ciucci però ha anche dichiarato che “è stata la stessa società Stretto di Messina ad avviare la procedura di richiesta di risoluzione anticipata. Il Grant Agreement, firmato l’11 ottobre 2024 con CINEA (Climate, Infrastructure and Environment Executive Agency) della Commissione Europea per il cofinanziamento europeo di circa 25 milioni di euro, è volto a coprire il 50% dei costi di progettazione esecutiva dell’infrastruttura ferroviaria dell’Opera, che avrebbe dovuto essere avviata entro aprile 2026”.
Quindi Ciucci sostanzialmente ha provato a minimizzare, dicendo che è stata la Stretto di Messina a richiedere la revoca del finanziamento, non il contrario. In realtà la Società non ha potuto rendicontare nemmeno l’inizio dei lavori (non essendoci tra l’altro neanche un progetto definitivo approvato su cui poter valutare il collegamento ferroviario) pertanto è stata la Commissione con un provvedimento ad annullare il finanziamento europeo, decretando l’impossibilità di partecipare al bando e quindi la chiusura della procedura, avvenuta per iniziativa di CINEA: il progetto infatti avrebbe dovuto rispettare la data di scadenza del 2 maggio 2026 (con inizio 3 giugno 2024).
La proposta, dal titolo ‘Collegamento stabile sullo Stretto di Messina lungo il Core TEN-T Scan-Med Corridor -Progettazione esecutiva dell’infrastruttura ferroviaria’ risulta inoltrata a Bruxelles a fine gennaio 2024. Il punto però è che il governo nella domanda di partecipazione al bando aveva riportato dichiarazioni errate rispetto ai tempi di approvazione del progetto definitivo – il Cipess ha dato l’ok ad agosto 2025 e ma poi il progetto è stato stoppato dalla Corte dei Conti lo scorso autunno – indicando la data di giugno 2024, come ha avuto modo di verificare anche il WWF attraverso un accesso agli atti.
E inoltre nell’apposito form il governo non aveva incluso le zone dell’ecosistema tutelato della Rete Natura 2000, che interessano rotte migratorie di importanza internazionale e habitat delicati, che ricadono nell’area in cui dovrebbe sorgere il Ponte. Quelle stesse zone che hanno determinato Vinca (Valutazione d’incidenza ambientale) negativa
Nella domanda, inoltrata alla Commissione europea dalla Stretto di Messina S.p.A e dal ministero dei Trasporti di Salvini, si legge infatti che “Il progetto è molto maturo”:
Il progetto è tecnicamente maturo. La gestione del progetto è già iniziata a febbraio 2024 e si prevede che le attività di progettazione esecutiva inizieranno a luglio 2024. Il completamento del progetto è previsto entro 23 mesi, ovvero entro dicembre 2025, un termine ragionevole e in linea con i requisiti del bando.
Ora, è evidente che i tempi non siano stati rispettati, ma sulla base proprio di quelle dichiarazioni inserite nel form l’Italia si è aggiudicata un finanziamento che in teoria CINEA avrebbe potuto spostare su altri progetti, italiani e no, più meritevoli, e che invece inevitabilmente sono stati esclusi. La graduatoria delle imprese escluse, che potrebbero essere state danneggiate, non è pubblica, dal momento che l’agenzia rende noto solo i soggetti aggiudicatari.
La Commissione europea, tramite Adina Valean in quel momento responsabile Trasporti per la Commissione, aveva anche fatto notare al governo le incongruenze, con una risposta datata 10 luglio 2024: Al momento della presentazione della domanda di finanziamento europeo (29/01/2024) e a tutt’oggi il progetto definitivo del Ponte (…) non ha superato la fase relativa alla valutazione di impatto ambientale a norma della direttiva 2011/92/UE.
(da Fanpage)
argomento: Politica | Commenta »
Giugno 4th, 2026 Riccardo Fucile
“PARTIRE DEVE SEMPRE ESSERE UNA SCELTA, MAI UNA COSTRIZIONE”
Un aumento salariale di 200 euro al mese per i giovani neoassunti, agevolazioni sulla prima casa, trasporti pubblici gratuiti, incentivi all’imprenditoria nelle aree interne. È questa la ricetta formulata dal Partito democratico per contrastare l’emigrazione giovanile e offrire nuove opportunità agli under 35 che scelgono di rimanere nel loro territorio.
A presentare la proposta di legge “per il diritto a restare” è stata la segretaria dem, Elly Schlein, dalla sede del Nazareno, insieme al deputato Marco Sarracino e alla senatrice Cecilia D’Elia. Schlein, che poi si è spostata in Puglia, a San Giovanni Rotondo, per un appuntamento elettorale in vista del ballottaggio del 7 e 8 giugno, ha spiegato che “partire deve essere sempre una scelta, mai una costrizione per mancanza di opportunità”.
“C’è una differenza enorme tra partire per scelta e farlo perché il presente ti espelle: nel primo caso è libertà, nel secondo è necessità”, spiega Marta Bonafoni, coordinatrice della segreteria Pd con delega a Terzo settore e Associazionismo. “Quando interi territori si svuotano di giovani, energie e competenze, non si perde solo popolazione: si allargano le disuguaglianze e si indebolisce la democrazia”.
Aumenti di stipendio, trasporti gratis, sostegno alle imprese
Tra gli interventi inseriti nella proposta di legge figura un incremento di 200 euro mensili per i nuovi contratti stabili destinagli agli under 35 con un reddito massimo annuo di 45mila euro. La misura, nelle intenzioni del Pd, punta a contrastare i salari bassi e a rendere il mondo del lavoro in Italia più attrattivo, specialmente per coloro che pensano di partire all’estero. “Un sostegno concreto agli stipendi che sono troppo bassi, perché se i giovani si trovano davanti salari da fame, contratti precari, è chiaro che vadano altrove per cercare di costruirsi un futuro”, ha ricordato la segretaria dalla città pugliese.
Il pacchetto comprende anche un piano straordinario di assunzioni nei Comuni delle aree interne e un credito d’imposta per le aziende che incentivano il lavoro da remoto. Uno strumento che, secondo i promotori della proposta, può agevolare la permanenza nelle aree meno fornite dai servizi di trasporto.
Proprio a proposito di mobilità, il testo introduce delle misure per rendere gratuito il trasporto pubblico locale per studenti e studentesse. “Come abbiamo fatto in Campania e in Emilia Romagna”, continua Schlein. Accanto a questo, c’è lo stanziamento di contributi a fondo perduto per sostenere l’imprenditoria giovanile innovativa nelle aree interne del Paese, creando così “un insieme di interventi concreti che possano dare una buona ragione per restare”. Il ddl affronta anche il tema dell’accesso all’abitazione, per il quale sono previste agevolazioni per l’acquisto e l’affitto della prima casa.
“Scelgo l’Italia”, la piattaforma per far rientrare i giovani nel Paese
Accanto alle misure per incentivare gli under 35 a restare in Italia, il Pd punta anche a favorire il rientro dei giovani che negli anni hanno già lasciato il proprio territorio. “Sono quasi 80mila i giovani che ogni anno lasciano l’Italia”, ricorda il
Nazareno. Come spiegato dal deputato Marco Sarracino, “tanti ragazzi vogliono tornare ma non hanno una piattaforma per potersi organizzare”. Per questo il testo propone la nascita proprio di una piattaforma, chiamata “Scelgo l’Italia”, che fornirà informazioni per connettere i giovani che vogliono tornare in Italia.
Per arginare il fenomeno dell’emigrazione giovanile, in particolare dei più istruiti e specializzati, il Nazareno punta anche sulla formazione e l’innovazione. Il disegno di legge introduce borse di dottorato e finanziamenti per la ricerca nelle università del Mezzogiorno, con l’obiettivo di trattenere competenze e talenti nei territori del Sud. Per finanziare questo pacchetto di proposte, Sarracino ha parlato anche di “fondi dagli extraprofitti”.
(da Fanpage)
argomento: Politica | Commenta »
Giugno 4th, 2026 Riccardo Fucile
DIFFAMATI PER SETTIMANE DALLA FOGNA SOVRANISTA, ORA EMERGE CHE HANNO FATTO IL LORO DOVERE
Dall’inchiesta ministeriale non è emerso nessun illecito commesso da parte dei
giudici che si sono occupati della cosiddetta Famiglia nel bosco. Con questa decisione il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha disposto l’archiviazione del procedimento avviato dal ministero della Giustizia nelle scorse settimane tra polemiche politiche e accuse di ingerenze da parte dell’Associazione nazionale magistrati.
“All’esito dell’inchiesta sulla ‘famiglia nel bosco’ disposta dal Ministro della giustizia, non sono emersi profili di illeciti disciplinari da parte dei magistrati. Le decisioni di merito in ossequio all’indipendenza e all’autonomia della magistratura non sono oggetto di valutazione. Così il Ministro della giustizia, Carlo Nordio, dispone l’archiviazione del procedimento sul caso della ‘famiglia nel bosco’” si legge in una nota del dicastero
Una decisione che era attesa da alcuni giorni quella di Nordio visto che gli ispettori del Ministero inviati al Tribunale dei minorenni dell’Aquila non avevano trovano nessuna anomalia nel lavoro dei giudici. La relazione, che ha preso in esame tutti gli atti del fascicolo ma anche le testimonianze dei giudici che a vario titolo si sono occupati della delicata vicenda, era stata già depositata a fine maggio al capo di gabinetto del ministro con un’analisi dei fatti e una conclusione in cui si chiedeva l’archiviazione del caso.
Una richiesta che ora il Ministro Nordio ha accolto mettendo la parola fine a una vicenda che aveva rischiato di creare uno sconto tra governo e magistratura. La stessa ispezione era partita su spinta di alcuni esponenti del governo e della maggioranza a partire da Matteo Salvini, per accertare presunte violazioni dei doveri di imparzialità, correttezza e riservatezza degli atti nell’ambito del procedimento che aveva disposto l’allontanamento dei figli di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham e il loro collocamento in una casa famiglia.
na decisione non accolta bene dai giudici e con il presidente del Tribunale per i minorenni dell’Aquila che aveva scritto una dura lettera al Csm sollevando dubbi sulla legittimità e i limiti dei poteri ispettivi. Il Ministero della Giustizia aveva replicato assicurando di essersi “rigorosamente attenuto a quanto previsto” dalla legge e ha ribadito oggi che l’ispezione non ha riguardato le decisioni di merito dei giudici ma solo le procedure.
(da Fanpage)
argomento: Politica | Commenta »