Ottobre 16th, 2026 Riccardo Fucile
“È EVIDENTE CHE IL PARTITO IL CUI LEADER PERDERÀ LE PRIMARIE ANDRÀ IN CRISI, IN PARTICOLARE SE SARÀ IL PD, CHE DOVREBBE DARSI UN ALTRO SEGRETARIO, A POCHI MESI DALLE ELEZIONI… L’ITALIA NON CHIEDE STRAPPI; CHIEDE PROTEZIONE. NON A CASO L’UNICO A SCONFIGGERE LA DESTRA È STATO ROMANO PRODI: UN LEADER ROTONDO, CATTOLICO, IN CUI MOLTI SI POTEVANO RICONOSCERE”…
L’obbligo di indicare il candidato premier è palesemente una trappola che la destra ha
teso alla sinistra (non potremmo evitare l’ipocrisia di dire sempre centrodestra e centrosinistra, soprattutto oggi che la politica è così polarizzata?). Il problema è che i due leader della sinistra, Elly Schlein e Giuseppe Conte, hanno dato l’impressione di gettarsi nella trappola quasi con furia, per regolare i conti tra loro due.
Non intendono individuare un federatore perché la loro chance se la vogliono giocare in prima persona. È perfettamente legittimo. La partita è aperta, soprattutto se l’Alleanza Verdi e Sinistra appoggerà Conte. Tuttavia è evidente che il partito il cui leader perderà le primarie andrà in crisi, in particolare se sarà il Pd, che dovrebbe darsi un altro segretario, a pochi mesi dalle elezioni.
Qualcuno di voi lettori mi chiede se Silvia Salis non sia la persona giusta. Ho la sensazione che il suo giro sia il prossimo. Ha sicuramente molte qualità, ma non credo che i Cinquestelle possano riconoscere la sua leadership. Inoltre non credo neanche che sia interessata a federare il centro: non vuole essere la terza gamba del tavolo, vuole essere il tavolo. Quanto alla personalità più adatta a guidare a sinistra, la penso come Paolo Mieli: ho qualche dubbio che anche in Italia sia arrivato il «momento Mamdani».
Certo è possibile che un leader giovane e radicale possa riportare alle urne i delusi e gli astensionisti, e avvicinare alla politica i giovani. Tuttavia l’Italia è un Paese cattolico, che spesso dalla politica vuole essere rassicurato prima che cambiato. Non chiede strappi; chiede protezione. Non a caso l’unico a sconfiggere la destra è stato Romano Prodi: un leader rotondo, cattolico, in cui molti si potevano riconoscere, anche se entrambe le volte la sua leadership non è andata oltre i due anni di governo.
Oggi Giorgia Meloni ha una riserva di voti a destra, cui potrà chiedere il voto utile: i vannacciani. Non mi pare che la sinistra abbia un’analoga riserva di voti. Riuscire a parlare ai cattolici, ai liberali, ai moderati, agli europeisti che magari non sono di sinistra ma vivono con preoccupazione il paradosso di un’Italia anti-europea è una delle due sfide attorno a cui si giocheranno le elezioni. L’altra sono i giovani, che si sentono esclusi, poco rappresentati, destinati a un futuro peggiore di quello dei genitori. Chi saprà parlare a loro, moderato o radicale che sia, avrà buone chance di vincere la partita.
(da Corriere della Sera”)
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Ottobre 16th, 2026 Riccardo Fucile
TRA I PRINCIPALI DONATORI CI SONO AZIENDE COME NVIDIA E APPLE CHE HANNO SBORSATO ALMENO 25 MILIONI CIASCUNA – NEL CORPOSO ELENCO DEI GENEROSI COMPAIONO ANCHE AMAZON, MICROSOFT E COMCAST
Giganti tecnologici, miliardari e aziende con interessi economici legati al governo americano. E’ vasto e variegato il pool dei finanziatori della nuova sala da ballo fortemente voluta dal presidente Donald Trump alla Casa Bianca.
Lo rivela il Washington Post, che ha ottenuto documenti riservati relativi alla raccolta fondi, dai quali emergono donazioni per complessivi 333 milioni di dollari, di cui almeno 77 milioni provenienti da finanziatori che hanno chiesto di restare anonimi.
Tra i maggiori contributori figurano Nvidia, Apple, la famiglia Adelson e il miliardario Charles Ergen, ciascuno con un impegno da 25 milioni di dollari. Nell’elenco compaiono anche Amazon, Microsoft, Comcast e altre grandi aziende americane, mentre non risulta alcun contributo dello stesso Trump, che eppure aveva dichiarato di partecipare personalmente al finanziamento del progetto.
“È finanziato al cento per cento da me e da alcuni miei amici”, aveva dichiarato lo scorso anno mentre veniva demolita la vecchia ‘East Wing’. Secondo il quotidiano, gran parte dei fondi proviene da società e facoltosi imprenditori con interessi diretti nelle decisioni dell’amministrazione, tra cui appalti pubblici, autorizzazioni e provvedimenti normativi.
Tra i casi citati anche quello di Isabela Herrera, che ha promesso 2,5 milioni di dollari prima Trump concedesse la grazia al padre, il banchiere Julio Herrera Vellutini, e quello di Ergen, la cui società EchoStar ha beneficiato della chiusura di un’indagine federale.
Il Washington Post precisa tuttavia di non aver accertato alcun collegamento tra le donazioni e le decisioni favorevoli dell’amministrazione. Il portavoce della Casa Bianca Davis Ingle ha respinto le accuse di possibili conflitti d’interesse: “Gli stessi critici che sostengono l’esistenza di presunti conflitti di interesse si lamenterebbero anche se fossero i contribuenti americani a pagare il conto di questi lavori di ristrutturazione attesi da tempo.
L’amministrazione perseguirà senza tregua i responsabili di questa vile fuga di notizie, continuando al contempo a proteggere tutti coloro che offrono il proprio contributo”.
(da agenzie)
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Ottobre 16th, 2026 Riccardo Fucile
LA MOBILITAZIONE SI DIFFONDE SOPRATTUTTO SUI SOCIAL E PREOCCUPA POLIZIA E INTELLIGENCE, CHE TEMONO POSSIBILI STRUMENTALIZZAZIONI … LA RABBIA POPOLARE, CHE PER ANNI UNA PARTE DELLA DESTRA HA CAVALCATO, ORA SI RIVOLGE CONTRO IL GOVERNO
Non hanno una sigla, quasi mai un leader, spesso nemmeno qualcuno con cui trattare.
Hanno un camion, un’azienda familiare, qualche dipendente, conti che non tornano più. Sono i padroncini dell’autotrasporto, i piccoli imprenditori, gli agricoltori, i comitati locali che da Termoli in giù hanno cominciato a bloccare le strade.
I “nuovi gilet gialli” italiani. Una protesta nata contro il caro-carburante che ora rischia di fermare molto più dei camion. Non è una mobilitazione dei sindacati. Lo ha sottolineato la Prefettura di Foggia: dietro i presidi non ci sono le organizzazioni tradizionali di categoria.
Dieci associazioni dell’autotrasporto hanno anzi chiesto al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi di tutelare chi vuole continuare a lavorare. È il primo paradosso: chi protesta perché non riesce più a lavorare finisce per impedire ad altri di farlo.
Il tutto mentre gli scaffali dei supermercati cominciano a svuotarsi e le società di trasporto cominciano ad avvisare che anche i piccoli pacchi no, non verranno consegnati. Ma questa piazza ha anche un’altra caratteristica: non rimane sulla strada. Vive nei telefoni, nei video dei camion fermi, nelle immagini dei distributori a secco, negli appelli a raggiungere i presidi.
E chiunque può proclamarsi portavoce della rivolta senza che nessuno lo abbia scelto. Con i nuovi gilet gialli è sceso in piazza anche Franco Moscone, arcivescovo del Gargano.
Che poi ha attaccato i telegiornali nazionali, accusandoli di un «silenzio da regime». Come a dire che la contestazione non riguarda più soltanto il prezzo del gasolio, ma anche chi avrebbe il potere di raccontare, o nascondere, quello che accade.
È qui che si concentrano le preoccupazioni di polizia e intelligence. Non ci sono elementi per affermare che esista una regia nascosta. Ma una mobilitazione senza guida è più esposta a chi prova a orientarla, amplificando i contenuti più aggressivi e trasformando ogni intervento dello Stato in un sopruso. «I soldi per le armi ci sono, quelli per la benzina no»: lo slogan tiene insieme il caro-vita, l’Ucraina, la spesa militare, la sfiducia verso la politica.
E parla a un pubblico molto più largo di quello dei trasportatori. Soprattutto parla una lingua che Giorgia Meloni conosce bene. «Giorgia, dov’è il video in cui protestavi contro le accise della benzina?», domanda un camionista in un filmato che ha raccolto più di centomila views. È il cortocircuito politico di questa protesta: la rabbia che per anni una parte della destra ha rappresentato oggi si rivolge contro chi è al governo.
(da agenzie)
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Ottobre 16th, 2026 Riccardo Fucile
LA MODIFICA POTREBBE FINIRE IN UN DECRETO ELEZIONI DA APPROVARE A INIZIO 2027 … LA MOSSA POTREBBE AIUTARE FORZA ITALIA E LEGA, CHE PUNTANO A MANDARE IN PARLAMENTO MOLTI CAPILISTA BLOCCATI – NEGLI STATI UNITI, E’ CHIAMATO “GERRYMANDERING” IL MECCANISMO PER MODIFICARE IL PERIMETRO DEI COLLEGI PER FAVORIRE UN PARTITO O UN CANDIDATO
L’ultima volta che l’argomento è tornato a fare capolino nelle discussioni degli sherpa di maggioranza è stata un mese fa, a cavallo dell’approvazione della legge elettorale al Senato. E potrebbe tornare nelle prossime settimane, soprattutto se la Corte Costituzionale a inizio anno non dovesse smontare l’impianto del Melonellum, il sistema con cui si andrà a votare alle politiche del 2027.
Ma l’idea c’è e circola ai vertici dei partiti di maggioranza: approvare a inizio anno un decreto elettorale per ridisegnare i collegi elettorali aumentandoli.
Una sorta di gerrymandering all’americana – cioè il meccanismo per modificare il perimetro dei collegi per favorire un partito o un candidato – che permetterebbe ai partiti minori di avere più capilista bloccati e quindi più controllo delle segreterie sulle liste e sui prossimi gruppi parlamentari.
L’idea di cui si è parlato in queste settimane nelle riunioni di maggioranza sulla legge elettorale sarebbe quella di approvare un decreto per aumentare il numero dei collegi. Oggi, infatti, la legge elettorale Melonellum approvata alla Camera a inizio ottobre divide l’Italia in 28 circoscrizioni e 49 collegi per la Camera e 26 per il Senato mentre rimanda a un decreto del presidente della Repubblica, d’accordo col ministero dell’Interno, l’attribuzione dei seggi elettorali per ogni circoscrizione fermo restando i 70 del premio di governabilità a Montecitorio e i 35 a Palazzo Madama.
L’obiettivo ufficiale dell’ampliamento del numero dei collegi sarebbe quello di avvicinare ancora di più i candidati ai territori dopo l’abolizione dei collegi uninominali ed evitare che chi corre con le preferenze si debba muovere – soprattutto al Senato – su collegi troppo ampi, fatti anche di 4-5 province rendendo più complicata la campagna elettorale. Con un maggior territorio da coprire e una maggiore spesa. […]
L’obiettivo celato però sarebbe un altro: aumentare i capilista bloccati soprattutto dei partiti minori. Ampliando il numero dei collegi, infatti, aumenterebbero anche i capilista bloccati che hanno la priorità d’esser eletti rispetto a quelli con le preferenze.
Un vantaggio che riguarderebbe soprattutto i partiti minori – Lega e Forza Italia nel centrodestra, Alleanza Verdi e Sinistra e i centristi – che con ogni probabilità manderanno in Parlamento molti capilista bloccati.
L’introduzione delle preferenze a partire dal secondo candidato in lista, però, sta mettendo in difficoltà le segreterie dei partiti che rischiano di non controllare i propri gruppi parlamentari. I partiti più grossi, come Fratelli d’Italia e Pd, eleggeranno molti deputati e senatori con il meccanismo delle preferenze. […]
Aumentare i collegi permetterebbe alle segreterie di partito di controllare maggiormente le liste e, probabilmente, anche gli eletti. Il decreto elettorale dovrebbe essere approvato all’inizio dell’anno, pochi mesi prima del voto, per inserire alcune modifiche tecniche e sarà tanto più necessario se la Corte costituzionale dovesse modificare alcune parti della legge.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Ottobre 16th, 2026 Riccardo Fucile
AD ACQUAVIVA DELLE FONTI, VICINO BARI, SONO STATI TESSERATI SENZA CONSENSO DA FUTURO NAZIONALE ANCHE DEI MINORENNI. E SCATTANO LE DENUNCE
A settembre era successo a Sassari. Stavolta nell’occhio del ciclone c’è Civitanova Marche.
Si torna a parlare di tessere fantasma di Futuro nazionale, la creatura politica di Vannacci. In Sardegna, dopo l’annuncio dell’addio in massa di tesserati al partito del generale, si era scoperto che 488 di quei tesserati risultavano registrati con lo stesso numero di telefono, la stessa email e la medesima residenza, riconducibile a un’edicola.
Nella cittadina governata dal centrodestra con Fabrizio Ciarapica, l’unico sindaco marchigiano passato a Futuro nazionale con strascichi e tensioni fino ai giorni scorsi, circolano elenchi di persone che sarebbero iscritte senza sapere di esserlo.
Singolare è che su 270 tessere, di cui 231 relative ad abitanti di Civitanova, ben 226 farebbero riferimento a cittadini residenti in un unico indirizzo, quello di Mirko Bianchini, dipendente comunale molto legato al sindaco (coordinatore regionale di Fn). Impossibile verificare chi risulta iscritto perché il sito del partito del generale è in manutenzione. Il sindaco ha però fatto sentire la sua voce, bollando le accuse come «illazioni».
Oltre a quello di Sassari, nei mesi scorsi sono stati segnalati altri casi «sospetti». In Friuli-Venezia Giulia i genitori di Mihai Tudose, militante di Sinistra Italiana, si sarebbero ritrovati nella cassetta della posta due tessere nominali del partito.
Altri casi di singoli tesseramenti all’insaputa del destinatario sono stati segnalati qui e là. FnV rilancia parlando di oltre 130 mila tessere staccate (anche se i dati disponibili si fermano a luglio scorso).
“MINORENNI TESSERATI SENZA CONSENSO NEL PARTITO DI VANNACCI”: AD ACQUAVIVA SCATTANO LE DENUNCE
“Ciao, lasciatelo dire: quella che hai tra le mani non è soltanto una tessera. È la testimonianza del tuo impegno per difendere la nostra terra e il motore con cui apriamo la strada al futuro. Essere dei nostri significa scegliere l’unica Destra possibile… firmato: il tuo presidente Roberto Vannacci”. Questo è l’incipit della lettera contenente la tessera di adesione a Futuro nazionale, con tanto di nome, cognome e numerazione, che hanno ricevuto alcuni ragazzi di Acquaviva delle Fonti.
Molti di questi minorenni. Una tessera che loro non hanno mai richiesto. Né tanto meno hanno pagato il contributo economico o inviato l’autorizzazione dei genitori, prevista dallo Statuto del partito in caso di iscrizione di minorenni. Nella lettera ci sono i dati personali e sensibili e sulla tessera anche il codice fiscale.
A sua insaputa si è ritrovata iscritta a Futuro nazionale una ragazza di 17 anni di Acquaviva delle Fonti. Nel suo liceo a Cassano delle Murge altri suoi coetanei si sono ritrovati nella stessa situazione: tesserati al partito del generale senza averlo mai richiesto.
I genitori della 17enne hanno presentato un esposto ai carabinieri e inviato una pec all’indirizzo di Futuro nazionale per chiedere delucidazioni sull’accaduto
I carabinieri di Acquaviva delle Fonti stanno procedendo agli accertamenti per quello che potrebbe essere ravvisato come un reato grave. Il nome della 17enne risulta nell’elenco dei tesserati di Futuro nazionale di Acquaviva delle Fonti. In corrispondenza del suo nome c’è un indirizzo mail e un recapito telefonico che corrispondono a un agriturismo: al numero risponde Maurizio Scaramuzzi, coordinatore provinciale dell’area murgiana di Futuro nazionale.
Nello stesso elenco di tesserati ci sono altri ragazzi minorenni, sempre con lo stesso riferimento telefonico. I casi di Acquaviva delle Fonti si aggiungono a quello di Santeramo in Colle, già finito nelle cronache, dove una ragazza di vent’anni ha ricevuto nella cassetta della posta, anche lei senza alcuna adesione e richiesta, la tessera del partito del generale. La 20enne ha sporto denuncia ai carabinieri e anche a Santeramo non sarebbe la sola.
La macchia sulle tessere non richieste pare espandersi, perché nuove segnalazioni arriverebbero anche dalla città di Bari.
(da Corriere della Sera)
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Ottobre 16th, 2026 Riccardo Fucile
LEZIONE PER ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE: I DEM STATUNITENSI VANNO PER LE STRADE A PARLARE CON GLI ELETTORI DEI LORO PROBLEMI CONCRETI, NON CIANCIANO DI POLTRONE E POSTI DA SPARTIRSI
Dopo aver parlato per anni di Donald Trump e di loro stessi, i democratici americani hanno cambiato strategia: parleranno al Paese. I deputati liberal della Camera hanno messo a punto un ambizioso programma, in caso di vittoria alle elezioni del 3 novembre, per i primi cento giorni del nuovo Congresso.
Il piano è incentrato sul mantenimento delle promesse elettorali: rendere la vita più accessibile, ridurre i costi di carburante, spesa e assistenza sanitaria e avviare indagini sul presidente Trump, la famiglia e i suoi alleati. I democratici intendono avviare il programma nelle prime cento ore del nuovo Congresso, che si riunirà il 3 gennaio 2027.
Da mesi il leader dell’attuale minoranza, Hakeem Jeffries, ha istituito cinque gruppi di lavoro, guidati da un progressista e un centrista, con l’obiettivo di elaborare il programma. Destinato a diventare presidente della Camera in caso di vittoria, Jeffries ha garantito che il partito si muoverà come un unico blocco, deciso «fin dal primo momento» a ripristinare le agevolazioni fiscali in vigore sotto l’amministrazione Biden, annullare i tagli all’assistenza sanitaria, promuovere votazioni alla Camera contro la guerra in Iran, smantellare il sistema di dazi messo in piedi da Trump e ripristinare i poteri del Congresso, rilanciando l’alleanza con i Paesi Nato.
«Quello che unisce i democratici in tutto il Paese è lottare per un’America in cui vivere sia economicamente sostenibile», dichiara Jeffries.
I democratici sembrano essersi convinti che per conquistare gli elettori bisogna parlare dei loro problemi, e non fermarsi a difendere concetti astratti. «Dobbiamo fare le cose», ha dichiarato la deputata dell’Illinois Nikki Budzinski. A influenzare il dibattito interno al partito è stata anche l’ascesa di Zohran Mamdani, il nuovo sindaco di New York, esponente dei socialisti.
Le sue politiche concrete per risolvere i problemi dei newyorkesi, dagli asili nido al costo della vita, hanno spinto la base dem in molte altre città a invocare politici come lui, che conoscano il prezzo di un chilo di pane o quanto tempo ci voglia per tornare a casa in autobus.
Qualcuno sostiene che l’arrivo di una nuova generazione di politici potrebbe creare frizioni con l’establishment del partito, ma, al momento, i democratici sembrano decisi a evitare scontri. «L’idea che possiamo disunirci è sbagliata – ha commentato il deputato della Louisiana Troy Carter -: chi scommette su questo scenario può conservare i popcorn per un’altra occasione».
(da agenzie)
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Ottobre 16th, 2026 Riccardo Fucile
CHI PAGA IL CONTO? OLTRE A BANCHE E ASSICURAZIONI (5 MILIARDI NEL 2027), ANCHE I MINISTERI, CON UNA NUOVA SPENDING REVIEW (SUBITO 1,2 MILIARDI, POI 1,9 NEL 2028). MA E ‘ IRREALISTICO: I MINISTERI CONTINUANO A SPENDERE E SPANDERE, CHI CHIUDERA’ I RUBINETTI PROPRIO A RIDOSSO DELLE ELEZIONI? GIORGETTI? CAMPA CAVALLO
Ecco la manovra. Striminzita e incompiuta. Da ultima della legislatura era stata pensata
dal governo di destra come l’all-in in vista del voto. Ma basta leggere i titoli contenuti nel Documento programmatico di bilancio (Dpb), che nella notte tra mercoledì e giovedì è stato trasmesso al Parlamento e a Bruxelles, per capire perché quella che Giorgia Meloni si appresta a portare sul tavolo del Consiglio dei ministri è una legge di bilancio dal fiato corto.
Anche il tentativo di tirare su una Finanziaria in stile “Robin Hood”, togliendo 5 miliardi a banche e assicurazioni per darli alle famiglie, si scopre debole. Con una dote di 23,5 miliardi, la manovra in arrivo non è solo la seconda più piccola tra le cinque messe in fila da quando è a palazzo Chigi. Il dato più rilevante è che quella immaginata come elettorale è in realtà una legge di spesa che riuscirà a dare poco al Paese. Poco alle famiglie e alle imprese. Poco al taglio delle tasse. Poco alla sanità. Un po’ per tutti, per non provare a scontentare nessuno. In questo senso sì, molto elettorale (…).
Tolti i 14,3 miliardi per le spese green e il comparto della difesa, l’esecutivo ha deciso di destinare le risorse a sei priorità. In testa c’è «la tutela del potere di acquisto delle famiglie, con particolare attenzione a quelle più fragili». Al capitolo “famiglia e spesa sociale” andrà la fetta più consistente della torta: 5 miliardi. I dettagli, come si diceva, arriveranno nei prossimi giorni, ma intanto il governo studia alcune misure.
Il secondo capitolo della manovra è quello della difesa. In tutto 4,5 miliardi. Tra le misure spicca il potenziamento delle forze armate: le assunzioni riguarderanno principalmente i carabinieri. Scorrendo l’elenco, il terzo capitolo è riservato alle imprese (3,4 miliardi). Nello specifico a misure per ridurre il peso della bolletta elettrica, ma anche per incentivare gli investimenti in impianti fotovoltaici e per rafforzare la sicurezza energetica. A seguire il capitolo dedicato alle infrastrutture (3,1 miliardi): tra gli obiettivi green ci sono il rafforzamento della rete ferroviaria e il potenziamento delle infrastrutture pubbliche, in particolare scuole, ospedali, università, impianti sportivi e dighe.
Gli ultimi due capitoli sono riservati alla sanità (2,4 miliardi) e al fisco (2,1 miliardi). Per il comparto sanitario avanza il “bonus fragili”, il contributo per aiutare anziani e famiglie con minori a carico alle prese con le spese di dispositivi (dentiere e protesi) e prestazioni non coperte dal Sistema sanitario nazionale.
Ma chi paga il conto della manovra? Oltre a banche e assicurazioni (5 miliardi nel 2027, in tutto 10,5 fino al 2029), anche i ministeri, con una nuova spending review (subito 1,2 miliardi, poi 1,9 nel 2028 e altrettanti l’anno successivo). Un contributo arriverà anche dai giochi: 718 milioni nel 2027, altrettanti nel 2028, 478 milioni l’anno successivo. Le risorse dalla proroga delle concessioni in scadenza e dalla gara per il “Gratta e vinci”.
(da Repubblica)
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Ottobre 16th, 2026 Riccardo Fucile
IL NO ALLE PRIMARIE (“SI RISCHIA UNA GUERRA CIVILE AI GAZEBO”)… QUANDO, TRA LO STUPORE DI MOLTI DISSE: “VINCERO’ ALLE COMUNALI DI GENOVA AL PRIMO TURNO” E COSI’ HA FATTO… “IO NON RIMANDO LE COSE, LE FACCIO”… “PRIMARIE? BASTA DIVISIONI, SI CHIUDANO IN UNA STANZA ED ESCANO SOLO QUANDO SARANNO D’ACCORDO SU TUTTO”… “GLI AVVERSARI LI RISPETTO, SE GLI DAI DEL FESSO E POI PERDI SEI DOPPIAMENTE FESSO, QUESTO MI HA INSEGNATO LO SPORT”… “LA PRIMA COSA CHE FAREI SE FOSSI PREMIER? SERVIZIO GRATUITO DI NIDI E SCUOLE MATERNE, QUESTO VUOL DIRE AIUTARE DAVVERO LE FAMIGLIE NON A CHIACCHIERE”… “SONO EUROPEISTA E SE FOSSI UNA MAMMA DI KIEV SOTTO I BOMBARDAMENTI MI ASPETTEREI DI VEDERE L’EUROPA AL MIO FIANCO”… “COME NON SI PUO’ ESSERE VICINO AL POPOLO PALESTINESE QUANDO VEDI MIGLIAIA DI BAMBINI UCCISI E STRAZIATI?”
Fuori dalle finestre di casa, il mare è così vicino che sembra entrare nelle stanze. Basta scendere pochi gradini e tuffarsi. È domenica, Silvia Salis prova a tirare il fiato. Anche se all’ingresso trovi subito un mega tapis roulant che segna i dieci chilometri appena percorsi. «In tanti vedono in me una donna alta un metro e ottanta, bionda, ex atleta olimpica», confessa la sindaca di Genova. «Qualcuno può pensare che io sia invincibile, ma non lo sono affatto. Ho sofferto e, per avere Eugenio, il nostro bambino, sono dovuta ricorrere alla fecondazione assistita».
Ha vinto, sostenuta da tutto il Campo largo. Perché il centrosinistra, invece, fatica a vincere a livello nazionale?
«Perché nei decenni ha elaborato anticorpi potentissimi contro la vittoria. C’è fastidio verso la figura del leader. E c’è il meccanismo perverso di dover abbattere le peculiarità di ogni partito per tenere insieme tutti. E quasi l’idea che il concetto stesso di vittoria sia qualcosa di destra».
Lei, invece, quando Bonelli e Fratoianni di Avs vennero a sostenerla per primi a Genova, disse subito: «Vinceremo al primo turno».
«Sì. E quella frase suscitò parecchi dubbi. Avevamo una coalizione che andava da Azione ai Cinque Stelle: perché avremmo dovuto pensare di non farcela? Bisogna darsi il permesso di vincere».
Nel libro scrive che alla sinistra manca un leader riconoscibile, mentre la destra ne ha una: Giorgia Meloni.
«Manca un leader riconosciuto del centrosinistra. E manca una cultura del leader. Ci sono molte persone che pensano di poter fare quel lavoro, ma siccome non si mettono d’accordo, allora si decide di aprire una competizione interna.
Io non sono contraria alle primarie in assoluto. Ma ricordo una recente intervista sul Corriere di Aldo Cazzullo a Massimo D’Alema: raccontava di un partito nel quale si discuteva, c’era un organo di direzione politica, composto da più anime, ma forte, e alla fine usciva una decisione. Come quando Berlinguer comunicò appunto a D’Alema: “La direzione del partito ha deciso che farai il segretario della Fgci”».
Sta dicendo che Elly Schlein non è ancora la leader dell’alternativa?
«Non sto dicendo questo. Elly ha legittime ambizioni. Così come Giuseppe Conte, che ha già fatto il premier due volte, pur avendo dieci punti in meno del Pd. E poi ci sono il mondo riformista e quello di Avs, che hanno il diritto di riconoscersi in una leadership. A destra il partito principale, Fratelli d’Italia, ha cannibalizzato gli altri. Noi, invece, abbiamo frammentato il Partito democratico. Se il Pd fosse stato più inclusivo e avesse contenuto le tensioni interne, oggi sarebbe un partito che non avrebbe problemi a stare al 30 per cento».
Perché nel libro non cita mai i nomi di Schlein, Conte, Renzi, Meloni?
«È stata una scelta. Sono la sindaca di una città e i leader nazionali mi consentono di governare. Questo libro vuole raccontare una storia che è politica, ma non è un regolamento di conti. È la storia di una bambina, figlia di un operaio e di una dipendente comunale, cresciuta in una casa di sessanta metri quadrati, in affitto, accanto a un campo di atletica. Una bambina che, passo dopo passo, ha realizzato i suoi obiettivi».
Il libro s’intitola: È già domani. Che cosa non vuole più rimandare?
«Io non rimando le cose. Preferisco farle».
A proposito di «domani»: lei dice no alle primarie, ma non ha mai chiuso del tutto la porta a una candidatura diretta a premier, se tutti i leader del Campo largo glielo chiedessero. Come a Genova, insomma.
«Io ho detto “no” a tutto. Ho un incarico, sono stata eletta per governare Genova. Farò campagna elettorale per il centrosinistra, senza sosta. Ma da sindaca».
Perché un «no» così netto alle primarie?
«Perché se una coalizione non possiede già una direzione condivisa, si rischia una guerra civile ai gazebo. Le primarie sono uno strumento popolare e per questo vanno difese. Ma in questo caso potrebbero soltanto radicalizzare gli elettorati, che poi farebbero più fatica a votare alle elezioni vere un candidato diverso dal proprio».
E allora chi deve scegliere il candidato premier?
«I capi politici del centrosinistra, in una stanza. Così funzionavano i partiti che funzionavano. Non mi risulta che in Fratelli d’Italia qualcuno metta in discussione la leadership di Giorgia Meloni. E anche quando discutono, da quelle stanze non escono spifferi».
Che pensa di Meloni?
«Ne rispetto il percorso. Lo sport ti insegna a rispettare l’avversario, non soltanto per educazione. Perché se dici che il tuo avversario è un fesso e poi perdi, sei un doppio fesso. Rispettare l’avversario qualifica il tuo valore».
Le tre donne del suo pantheon politico?
«Rimaniamo in Italia: Nilde Iotti, Roberta Pinotti e, perché no, Lilli Gruber. La ammiro molto».
Lei usa apertamente la parola «genocidio» per Gaza. Riformista e pro-Pal: non teme che per qualcuno sia una contraddizione?
«Non sono due elementi in contrasto. Io sono riformista, ma soprattutto progressista. Vediamo migliaia di bambini uccisi e straziati da israeliani e coloni: è impossibile voltarsi dall’altra parte e non sostenere la causa palestinese. E Meloni, per il suo posizionamento internazionale, non può permettersi di prendere posizioni drastiche contro Netanyahu».
Ucraina: il governo italiano deve continuare il sostegno militare?
«Se fossi una mamma che vive a Kiev, penserei che tutti ci debbano sostenere. Dobbiamo rimanere allineati alla posizione europea, che però dovrebbe essere più incisiva. Aspettiamo tutti con ansia il giorno in cui vedremo sui titoli dei giornali che la diplomazia internazionale ha sostituito il ricorso alle armi e alla guerra».
E la presidente del Consiglio, vorrebbe farla?
«Sono incarichi per cui bisogna essere preparati. E deve essere il momento giusto. Anche quando ero atleta mi chiedevano se avrei voluto vincere le Olimpiadi: chi risponderebbe “no”? Quindi evito le risposte assolute».
Se, per ipotesi, fosse premier, quale sarebbe la prima misura?
«Finanzierei un servizio gratuito ed efficiente di nido e scuola materna, da zero a sei anni. Sarebbe un aiuto vitale per tutte le donne e per le famiglie».
P.S. Di recente, in Comune a Genova, un certo Massimo D’Alema è passato a conoscere la sindaca Salis. E l’ex premier non è mai stato uno che fa cose a caso…
(da Il Corriere della Sera)
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Ottobre 16th, 2026 Riccardo Fucile
I MEZZI PESANTI SONO IN PRESIDIO NEI PRESSI DEL CASELLO DI NOLA SULL’AUTOSTRADA A30 CASERTA-SALERNO, E DI QUELLO DI CAIANELLO, SULL’A1 MILANO-NAPOLI… C’È UN VARCO PER PERMETTERE IL PASSAGGIO DEGLI ALTRI VEICOLI, MA CI SONO OVVIAMENTE DISAGI ALLA CIRCOLAZIONE. ALTRI MEZZI SONO IN PRESIDIO A CASERTA SUD … “LOLLO” SU FACEBOOK MINACCIA: “BLOCCARE LE STRADE PER IMPEDIRE AI PRODOTTI DI ESSERE DISTRIBUITI È UN REATO”. E VIENE SOMMERSO DALLE CRITICHE
È iniziata dalla mezzanotte ed è tuttora in corso la protesta dei camionisti contro il caro
carburante nelle arterie autostradali delle province di Caserta e Napoli. In particolare i mezzi pesanti sono in presidio nei pressi del casello di Nola sull’autostrada A30 Caserta-Salerno, e di quello di Caianello, sull’A1 Milano-Napoli; presidi che lasciano un varco per permettere il passaggio degli altri veicoli, ma che stanno comunque creando disagi alla circolazione.
Altri mezzi sono in presidio a Caserta Sud. La Polizia Stradale sta monitorando la situazione. Alle 9:15 circa, secondo quanto riferisce Autostrade, sulla A30 Caserta-Salerno, è stata temporaneamente chiusa l’uscita di Nola da entrambe le provenienze, a causa della manifestazione organizzata in corrispondenza della stazione.
Per la stessa causa, si registra un chilometro di coda nel tratto compreso tra il bivio con la A16 Napoli-Canosa e Nola in direzione Caserta. Sul posto sono presenti le pattuglie della Polizia Stradale e il personale del 6° Tronco di Cassino di Autostrade per l’Italia. In alternativa, si consiglia di utilizzare l’uscita di Tufino.
Dal profilo Facebook di Francesco Lollobrigida
Manifestare è lecito e degno di rispetto…bloccare le strade per impedire ai prodotti di essere distribuiti è un reato. Rispetto le istanze di tutti, ma considero grave e intollerabile che milioni di italiani rischino, a causa di blocchi stradali, di vedere negozi privi di merce o con prezzi molto più alti che aggravano la condizione di molte famiglie. Invito a garantire la circolazione e gli approvvigionamenti.
Arrecare danno ad altri per tutelare le proprie posizioni non è giusto. Molti prodotti presenti sui camion, fermati contro la volontà di chi li conduce, saranno inutilizzabili, arrecando un danno economico alle imprese, ai lavoratori del settore e ai cittadini tutti. Non c’è mai alcuna giustificazione nel violare le leggi e, soprattutto, nel danneggiare altri cittadini.
(da agenzie)
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