Agosto 19th, 2026 Riccardo Fucile
E I CANDIDATI? A PARTE CONTE E ELLY, CI POTREBBE ESSERE UN CANDIDATO DI AVS E UNO DEI CENTRISTI: SILVIA SALIS SI E’ CHIAMATA FUORI. COME ALTERNATIVE SONO IN BALLO IL SINDACO DI NAPOLI, GAETANO MANFREDI, O FRANCO GABRIELLI, EX NUMERO UNO DELL’INTELLIGENCE…
Complice la pausa di Ferragosto, nel Campo largo ci si muove con i piedi di piombo per preparare
la sfida ai gazebo, da cui dovrà uscire il candidato premier anti Meloni
E’ un rompicapo, pieno di tensioni tra i due principali azionisti di riferimento: Elly Schlein e Giuseppe Conte.
La candidatura alle primarie della segretaria del Pd e del leader del Movimento Cinque stelle sembra essere, al momento, l’unica certezza. Mentre da fonti vicine a Silvia Salis, la più corteggiata esponente dell’ala riformista del potenziale Campo largo, continuano ad arrivare conferme: non sarà la terza candidata
La sindaca di Genova, anche ieri, ha ribadito ai suoi che manterrà fede a quanto detto finora e che non parteciperà alle primarie. […] L’assenza di un nome forte dei riformisti è una pedina chiave che ancora manca all’appello in questa sfida. Come possibili alternative si fanno i nomi del sindaco di Napoli Gaetano Manfredi o di un altro moderato di spessore: Franco Gabrielli, ex numero uno dell’intelligence.
In casa Pd, la leader Schlein sta scaldando i motori, ma la comunicazione ufficiale della sua discesa in campo dovrebbe arrivare solo quando le regole delle primarie saranno più o meno definite. In questi giorni la segretaria dem è in vacanza in una località rimasta sconosciuta, così come avvenuto negli ultimi tre anni, vista la forte attenzione a tutelare la sua privacy e quella della sua compagna Paola Belloni.
Un quarto candidato, se la partita prendesse una piega ancora più complicata, potrebbe arrivare da sinistra: «Non escludo che Avs possa esprimere una sua proposta — ha spiegato Nicola Fratoianni prima di Ferragosto —, perché Avs ha tutte le carte in regola per candidarsi al governo del Paese», per poi aggiungere, a differenza del passato, che «su Renzi non ci sono veti».
Il nodo delle regole sarà un passaggio chiave nel braccio di ferro interno al Campo largo. […] Se nessun candidato dovesse superare al meno il 40% dei voti ai gazebo ci sarà un doppio turno? I Cinque stelle ribadiscono netta contrarietà. Conte e i vertici del suo partito sono perfettamente consapevoli che il «ballottaggio» favorirebbe la Schlein, sulla quale convergerebbero probabilmente almeno buona parte dei voti da sinistra e anche quelli dell’ipotetico candidato moderato.
È addirittura circolata l’ipotesi (poi smentita) di uno «scambio», con Conte che avrebbe «concesso» il doppio turno in cambio della possibilità di votare anche online e non solo ai gazebo, soluzione quest’ultima gradita al Movimento «per garantire la più ampia partecipazione possibile». Ma anche su questo punto le frizioni sono forti, perché il voto su piattaforma non fa fare i salti di gioia ai dem.
(da Corriere della Sera)
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Agosto 19th, 2026 Riccardo Fucile
IL TAGLIO DELLE ACCISE DEL GOVERNO MELONI SI È RIVELATO INUTILE: È STATO COMPLETAMENTE ANNULLATO DAI RINCARI E IL PREZZO DEL DIESEL È RIMASTO AI LIVELLI DEL 4 AGOSTO … COME MAI IL COSTO ALLA POMPA AUMENTA SE IL PREZZO DEL GREGGIO RIMANE STABILE? TUTTA COLPA DEI COSIDDETTI MARGINI DI RAFFINAZIONE
l rischio concreto secondo gli operatori del settore è che il prezzo del gasolio arrivi a toccare quota 3 euro al litro entro l’autunno. Lo ha detto senza troppi giri di parole Michele Marsiglia, presidente di Federpetroli Italia, che ha dichiarato all’Adnkronos: «raggiungere i 3 euro al litro sul gasolio nei prossimi mesi non è difficile».
Marsiglia ha poi precisato: «Non è che arriviamo oggi a 3 euro. Per fortuna stiamo sotto i 3 euro al litro, però in qualche mese così, in assenza di de-escalation, è possibile raggiungere questa soglia».
Già oggi i segnali sono pessimi visto che, secondo i dati del Mimit aggiornati al 18 agosto, alcuni distributori in provincia di Cuneo, fuori autostrada, avevano già venduto gasolio a 2,863 euro al litro. Le medie nazionali intanto restano su un gasolio self-service a 2,099 euro (2,173 in autostrada) contro l’1,994 della benzina (2,073 in autostrada).
Il taglio da 17 centesimi al litro sulle accise, introdotto per calmierare i prezzi, si sta letteralmente sciogliendo sotto la spinta del mercato. Come ricorda Massimo Ferrato su Repubblica, il prezzo del diesel è tornato esattamente ai livelli del 4 agosto, giorno in cui il governo aveva confermato lo sconto, annullando di fatto il beneficio fiscale.
Lo sconto scadrà il 25 agosto e, come ricostruisce Il Messaggero, dovrebbe essere confermato con un decreto interministeriale finanziato attingendo all’extragettito Iva sui carburanti, così da evitare il passaggio in Consiglio dei ministri.
Se però l’incasso extra non bastasse, come già accaduto il 4 agosto, servirebbe un nuovo decreto con coperture aggiuntive. L’ultimo provvedimento, costato 245 milioni, è stato coperto tagliando fondi alle spese dei ministeri. Dal 18 marzo a oggi, tra nove provvedimenti, lo Stato ha speso complessivamente 2,37 miliardi per provare a raffreddare i prezzi ai distributori, di cui 370 milioni solo per i due interventi estivi.
Attribuire il rincaro soltanto al costo del greggio, spiega sulla Verità Sergio Giraldo, rischia di essere fuorviante. Il Brent, il petrolio del Mare del Nord, ha oscillato per gran parte di agosto tra 80 e 90 dollari al barile, lontanissimo dai 150 dollari temuti a inizio conflitto, e non ha mai toccato un massimo storico da quando è iniziata la guerra in Iran. Il problema vero è nei margini di raffinazione, il cosiddetto crack spread, che misura la differenza tra il prezzo del prodotto raffinato e quello del greggio necessario a produrlo.
Lunedì 17 agosto, il crack statunitense del gasolio ha segnato il massimo storico di 102 dollari al barile, quinto record in sei sedute, mentre quello europeo ha superato i 75 dollari: raffinare oggi rende quattro o cinque volte la norma storica.
Dietro questa impennata ci sono due guerre che pesano: l’invasione russa in Ucraina e quella contro l’Iran. La Russia, che nel 2025 copriva l’11% dell’offerta mondiale di gasolio, dall’8 luglio ha vietato del tutto l’export del prodotto dopo aver già bloccato benzina e jet fuel. La Cina non riapre le esportazioni per timore di carenze interne. Lo Stretto di Hormuz resta semiparalizzato, con appena una decina di transiti al giorno contro i 30-40 precedenti l’escalation.
(da agenzie)
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Agosto 19th, 2026 Riccardo Fucile
NEL NOSTRO PAESE IL 41,4% DEGLI STUDENTI DI TERZA MEDIA NON HA COMPETENZE LINGUISTICHE ADEGUATE IN ITALIANO. NEL 2025 SOLTANTO IL 31,% DEI GIOVANI AVEVA UNA LAUREA
Lussembugo, Ungheria, Malta, Grecia e Romania: sono i soli Paesi che spendono nell’istruzione
meno dell’Italia. Il nostro Paese, secondo le ultime rilevazioni Eurostat, che si riferiscono alla spesa pubblica, nel 2023 ha riservato appena il 4,1% del Pil al sistema d’istruzione, dal nido all’università.
Meno della media Ue, che nello stesso anno ha raggiunto il tasso del 4,7%, comunque meno del 5% del 2020, che è stato anche il picco raggiunto da quando Eurostat pubblica queste statistiche.
La spesa italiana, oltre a essere inferiore alla media Ue, è lontanissima a quella di Paesi come la Svezia e la Finlandia, che sfiorano il 7%, ma anche del Belgio (6,2%). Spende di più anche la piccola isola di Cipro, al 4,80%.
Ma il dato non è nuovo: l’Italia è costantemente il Paese che nel confronto con le altre due maggiori economie europee, Francia e Germania, spende meno in istruzione in rapporto al proprio Pil, fin da quando si sono messe a confronto le statistiche, nel 2010. […]
Per esempio, il 41,4% gli studenti di terza media non ha raggiunto competenze linguistiche adeguate in italiano nel 2025. La debolezza del sistema si ripercuote poi sulla quota di laureati, che ci fa slittare al penultimo posto nella Ue, dopo di noi c’è solo la Romania.
Nel 2025 in Italia solo il 31,1% dei giovani aveva una laurea: siamo lontanissimi dall’obiettivo europeo del 45% di laureati tra i giovani di età compresa tra i 25 e i 34 anni.
(da agenzie)
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Agosto 19th, 2026 Riccardo Fucile
IL WASHINGTON POST: “INDEBTAMENTO PIU’ RAPIDO DEL PREVISTO, IN PARTE PER LE MANCATE ENTRATE DI ACUNI DAZI”
Il debito pubblico americano sta per superare già in settimana i 40.000 miliardi di dollari, con mesi di anticipo sulle previsioni, mentre i rendimenti dei T-Bond testano i massimi dal 2002.
Un indebitamento più rapido, in parte per le mancate entrate dell’annullamento di alcuni dazi, ha fatto ipotizzare che con ogni probabilità anche la prossima battaglia sul tetto del debito federale arriverà prima delle attese. Già quest’anno la spesa per interessi sul debito supererà i 1.000 miliardi di dollari, una cifra paragonabile all’intero budget del Pentagono, salendo al 3,3%, a livelli storici mai raggiunti.
La perdita di entrate, scrive il Washington Post, ha costretto il Dipartimento del Tesoro ad aumentare il ritmo dell’indebitamento per far fronte alle spese del Paese: sei mesi fa, il Congressional Budget Office (Cbo), ente apartitico, stimava che l’indebitamento totale avrebbe raggiunto un massimo di 39.400 miliardi di dollari nell’anno fiscale in corso.
Tuttavia, lunedì il Tesoro ha comunicato che il debito si attestava a 39.900 miliardi di dollari, cifra in costante crescita. Questo rapido accumulo di debito avviene in un momento piuttosto critico.
Una serie di preoccupazioni, tra cui l’inflazione, la guerra in Iran e l’aumento dei livelli di indebitamento a livello globale, sta spingendo gli investitori a disfarsi dei titoli di Stato.
(da agenzie)
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Agosto 19th, 2026 Riccardo Fucile
IL GOVERNO CRIMINALE DI NETANYAHU USA METODI NAZISTI
Cittadini palestinesi marchiati con un numero scritto sulla fronte e sulle braccia con un
pennarello dai militari dell’esercito israeliano in Cisgiordania. È il nuovo inquietante caso, denunciato da più parti, che riaccende l’attenzione sulla condotta e le violenze dei soldati dell’Idf durante le operazioni di rastrellamento nei territori palestinesi.
Secondo i racconti, corredati dalle immagini, diversi cittadini della località di Qabatiyah, nel nord della Cisgiordania, sono stati marchiati con il numero 44 durante una operazione militare israeliana in zona. L’Idf ha ammesso le condotte sostenendo che i militari sono stati redarguiti.
“È così che si presenta la disumanizzazione: si cancella l’essere umano e lo si trasforma in un numero” ha dichiarato senza mezzi termini Ahmad Tibi, membro della Knesset e leader del partito arabo-israeliano, parlando di “un’immagine che ricorda periodi bui”.
La pratica, ammessa poi anche dai vertici militari dei di Tel Aviv, è stata documenta dai media locali che hanno mostrato le immagini di alcuni palestinesi col numero 44 scritto col pennarello su fronte e braccia tra cui il giornalista Mahmoud Zakarneh. Secondo gli stessi residenti, i militari israeliani avrebbero picchiato decine di persone interrogandole sotto minaccia prima di marchiarle col pennarello.
L’Idf ha spiegato che i fermi sono scattati nell’ambito di una operazione di rastrellamento per rintracciare individui sospettati di pianificare attentati e ha riguardato oltre una cinquantina di edifici nel nord della Cisgiordania. Secondo i vertici militari, i soldati coinvolti hanno “contrassegnato i sospetti interrogati nell’ambito dell’operazione” per tenere traccia delle persone già controllate.
L’Idf ha spiegato che è una condotta non appropriata e che vi sarà un richiamo formale ai soldati autori del gesto senza specificare però quali provvedimenti saranno presi. In realtà non è la prima volta che simili comportamenti vengono messi in atto dall’esercito israeliano. Già nello scorso aprile alcuni soldati avevano scritto dei numeri sulle mani di donne palestinesi all’ingresso del campo profughi di Jenin, e anche in quel caso l’azione venne definita una “cattiva valutazione” con la promessa di provvedimenti.
In Cisgiordania ormai da settimane si assiste a una escalation di violenze dopo ripetuti blitz violenti di coloni israeliani volti a scacciare i palestinesi per recuperare insediamenti, il tutto sotto gli occhi dei militari che quasi mai intervengono. Il caso più eclatante vicino Nablus dove diverse famiglie palestinesi restano sotto assedio dei coloni che impediscono l’arrivo di cibo e acqua per costringere i residenti proprietarie delle abitazioni ad abbandonare le loro case.
(da Fanpage)
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Agosto 19th, 2026 Riccardo Fucile
LA RAI CERCA UNA COLLOCAZIONE AL CONDUTTORE PER EVITARE DI PERDERE IN TRIBUNALE
La nuova stagione di Report non sarà guidata e condotta da Sigfrido Ranucci. La decisione arriverà nei prossimi giorni, ma secondo Giacomo Amadori su Libero sarebbe già stata presa dai vertici Rai. Se altro tempo sta richiedendo la conclusione formale dell’indagine interna sarebbe solo perché una nuova collocazione per il giornalista ancora non c’è. Il tutto per evitare un «effetto Santoro», non solo sul piano giuridico, visto che Michele Santoro vinse in tribunale contro la decisione di viale Mazzini, ma anche quello reputazionale. Appena ieri Ranucci a Lavarone per la presentazione del suo libro aveva evitato scontri frontali: «L’azienda può fare quello che vuole, è l’azienda». Compreso sostituirlo, ma il piano non sembra così semplice visto che anche nomi simbolicamente importanti per Report come Milena Gabanelli non ne vuole proprio sapere di tornare.
Cosa rischia la Rai in caso di ricorso
Proprio per blindarsi da questo scenario, come racconta Ilaria Proietti sul Fatto Quotidiano, l’amministratore delegato Giampaolo Rossi ha chiesto al Comitato etico un supplemento di indagine, oltre a quello già consegnato sulla correttezza di Ranucci, per avere la certezza che qualunque scelta sul futuro del conduttore regga davanti a un giudice. Il precedente più temuto resta quello di Santoro, reintegrato dal Tribunale civile di Roma nel 2005 dopo essere stato allontanato dai palinsesti, ma in azienda ricordano bene anche i casi di Paolo Ruffini, Livio Leonardi ed Emanuela Falcetti, tutti professionisti sollevati dall’incarico e poi rimessi al loro posto dalla magistratura.
Michele Santoro intervistato nello studio di Porta a porta da Bruno Vespa. 5 maggio 2021. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
Quali alternative si valutano per Ranucci
Cosa andrà a fare Ranucci in Rai? Secondo Libero la conduzione di Report è ormai esclusa, mentre restano sul tavolo altre strade: un ruolo da capostruttura, oppure il rientro a Rainews, redazione da cui Ranucci proviene, magari come caporedattore o alla guida di un’edizione del tg. Il giornalista non è licenziabile se non per giusta causa, che al momento non ci sarebbe, e mantiene la qualifica di vicedirettore ad personam. Per cui la Rai dovrà offrirgli una posizione di peso reale e non una sistemazione simbolica, pena un ricorso dalle alte probabilità di successo. Per quanto riguarda Report, la discussione sarebbe concentrata perché non si ripeta la concentrazione di potere che si è verificata con Ranucci. Quindi l’idea sarebbe di separare il ruolo di conduttore da quello di capo autore, con l’ipotesi di individuare una figura diversa per quest’ultimo incarico.
(da agenzie)
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Agosto 19th, 2026 Riccardo Fucile
“SONO SOTTO ASSEDIO, MA NE USCIRO’ BENE”
L’omaggio al giornalista investigativo più famoso d’Italia avviene nel centro congressi di
Longarone, in Trentino, presidiato da un esercito di carabinieri, poliziotti e vigili urbani. Per la prima volta dopo l’arresto di Valter Lavitola, Sigfrido Ranucci esce in pubblico, accolto da quasi un migliaio di persone. Premette: “Dell’inchiesta non parlo”. Poi: “Sto bene adesso che sono in mezzo alla mia gente, perbene, onesta, comune, non legata a interessi politici. Sono loro la mia forza. Sto combattendo contro un attacco vergognoso da parte della stampa contro di me, i miei familiari, la squadra di Report. Non è la prima battaglia, combatterò fino alla fine e ne verrò fuori bene, non so come ne usciranno gli altri”.
L’occasione è la presentazione del suo ultimo libro, Il ritorno della casta (Bompiani). Ranucci difende Report: “È uno spazio di libertà che ho ereditato da Milena Gabanelli e continuerà ad esserlo finché rimango io. Non so cosa farà la Rai, può decidere quello che vuole, ma non accetto l’attacco vergognoso sulle spese di una trasmissione che è la più virtuosa della Rai. Si sono fatte passare le spese di produzione, comprensive di tutti i costi e le trasferte all’estero per gli stipendi dei giornalisti. È una vergogna che a far uscire il documento sia stata la stessa Rai”.
Puntualizzazione: “Il costo di una trasmissione è di 159 mila euro, altre spendono 240 mila euro, con uno share del 3%. Il costo è di 1,500 euro al minuto. Report è per la Rai come il Giubileo per il Papa. Portiamo 9 milioni di contatti unici, il primo posto di Rai Play, ascolti altissimi anche delle repliche. Che in estate sono state sospese su richiesta di un direttore dei giornali di Angelucci, che venne graziato da Mattarella”.
Ma lo scenario è più ampio: “La Casta non se ne è mai andata. È stata sconfitta sulla riforma della magistratura, ma il progetto è mondiale: dopo l’ordine internazionale le multinazionali hanno bisogno di abbattere anche i sistemi dei diritti nazionali per fare i loro interessi, che puntano su economia, social e controllo dei dati”. Un esempio? “Gli attacchi violenti di Giorgia Meloni ai magistrati sono cominciati dopo che i giudici hanno riportato in Italia i migranti dall’Albania. Lo stesso hanno fatto poi Elon Musk e Steve Bannon, dentro un progetto mondiale di democrazia della sorveglianza. Per imporlo hanno bisogno di una magistratura che non indaghi, giornalisti che non scrivano e gente che non sia informata”.
Alla fine, una processione di lettori, strette di mano, con qualche spigolatura. “A offrirmi candidature non è stato solo Lavitola… e non le ho ricevute solo da sinistra”. Poi una foto che spunta dal cellulare, Ranucci abbracciato al papà del generale Roberto Vannacci: “È un mio estimatore”. E un messaggio finale: “Per capire chi c’è dietro la mia vicenda, mettete in fila i nomi di giornali e piattaforme che mi attaccano. Allora si capirà”.
(da ilfattoquotidiano.it)
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Agosto 19th, 2026 Riccardo Fucile
L’ANNUNCIO IN TV DELLA SEGRETERIA PER LE MIGRAZIONI DI BERNA
La Svizzera riprenderà a inviare in Italia le persone migranti che sono arrivate in Europa dal nostro Paese, ma non sono state sottoposte alle procedure di asilo e sono arrivate in territorio svizzero. Si riparte a fine agosto con i primi voli, per il momento isolati. Le cosiddette riammissioni si erano fermate quasi quattro anni fa, a dicembre 2022, quando il governo Meloni in carica da poche settimane aveva avvisato i partner europei: l’Italia, aveva detto l’esecutivo, non è più in condizione di riaccogliere i migranti perché è in una situazione di “pressione migratoria” troppo elevata. Ora che è entrato in vigore il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo le cose sono cambiate, e il governo svizzero non ha più intenzione di aspettare.
A dare l’annuncio del cambio di politica è stata Magdalena Baker, portavoce della Segreteria di Stato della migrazione, anche detta SEM. Parlando al canale tedesco dell’emittente pubblica svizzera, Baker ha detto che “i primi voli sono prenotati”. Le partenze avranno il via a fine agosto e riguarderanno, inizialmente, solo alcuni casi isolati. La portavoce ha sottolineato che è importante che le riammissioni riprendano, “affinché il sistema funzioni in modo duraturo e non venga sovraccaricato”.
Perché la Svizzera ha deciso di rimandare in Italia i “dublinanti”
Come detto, è da quasi quattro anni che l’Italia rifiuta di riprendere sul proprio territorio le persone migranti che, legalmente, sono sotto la sua responsabilità. Si parla, in gergo, di “dublinanti”. Infatti, il regolamento di Dublino stabilisce che quando una persona entra in Europa, tocca al primo Stato in cui entra (cosiddetto Paese “di primo ingresso”) occuparsi della richiesta d’asilo. Se questo non avviene, e la persona in questione riesce ad arrivare in un altro Stato, quest’ultimo ha il diritto di rimandarla nel Paese di primo ingresso.
Inutile dire che, per posizione geografica, l’Italia è uno dei principali Paesi di primo ingresso in Ue. Non mancano i casi in cui, più o meno volontariamente, le autorità lasciano che qualcuno esca dalla rete dell’asilo e viaggi verso altri Stati. Negli ultimi anni la cosa era stata permessa, di fatto, perché il governo Meloni aveva chiuso i battenti e soprattutto perché erano in corso i negoziati sul nuovo Patto europeo di migrazione e asilo (la Svizzera non fa parte dell’Unione europea, ma aderisce all’accordo di Schengen sulla circolazione).
Il nuovo Patto è entrato in vigore il 12 giugno di quest’anno. Non a caso, poche settimane dopo la Germania ha annunciato la ripresa delle riammissioni verso l’Italia. Il primo caso è stato quello della giovane somala Faduma Abdirisaq Warsame, che avrebbe essere dovuta inviata alle autorità italiane domani, 19 agosto. I suoi legali però sono intervenuti e l’hanno affidata oggi a una struttura della chiesa evangelica di Norimberga, che le garantirà asilo ecclesiastico.
Con le nuove regole, è previsto che i Paesi di primo ingresso ricevano delle forme di compensazione economica e partano dei meccanismi di redistribuzione di chi vi arriva; ma solo se rispettano gli obblighi, tra cui occuparsi di tutti i richiedenti asilo senza lasciare che qualcuno viaggi verso altri Stati.
(da agenzie)
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Agosto 19th, 2026 Riccardo Fucile
LA POPOLARITÀ DEL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO SCENDE ANCORA DI DUE PUNTI PERCENTUALI RISPETTO AD AGOSTO… IL MOTIVO PRINCIPALE DELLO SCONTENTO DEGLI AMERICANI È LA GUERRA IN IRAN: L’80% (IL 71% TRA I REPUBBLICANI) CREDE CHE IL COINVOLGIMENTO USA NEL CONFLITTO CONTINUERÀ PER UN PERIODO PROLUNGATO DI TEMPO
Continua la caduta libera nei sondaggi di Donald Trump, con appena il 33% degli americani che
approva il suo operato, secondo un nuovo sondaggio Reuters/Ipsos. La popolarità del presidente scende ancora di due punti rispetto ad un analogo rilevamento effettuato all’inizio del mese di agosto. Il nuovo dato, che significa che solo un americano su tre sostiene quello che sta facendo Trump, rappresenta il record negativo dall’inizio del secondo mandato nel gennaio 2025.
Il motivo principale dello scontento degli americani è la guerra in Iran, con l’80% degli americani – che comprende l’87% degli intervistati che si dichiarano democratici, ma anche un 71% di repubblicani – che credono che, al contrario di quello che continua a promettere il presidente, il coinvolgimento Usa nella guerra continuerà “per un periodo prolungato di tempo”.
(da agenzie)
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