Novembre 4th, 2026 Riccardo Fucile
QUALCHE ANNO FA TRUMP DISSE CHE IL TABLOID CONSERVATORE ERA IL SUO GIORNALE PREFERITO. POI LE COSE SONO CAMBIATE…
Un giornale che Donald Trump aveva definito in passato il suo preferito ha attaccato duramente il presidente con una prima pagina spietata, dopo che un’ondata blu ha travolto l’America.
L’edizione di mercoledì del New York Post di Rupert Murdoch ritrae il presidente travolto da un’enorme onda, in una versione ritoccata della Grande onda di Kanagawa, l’iconica stampa xilografica dell’artista giapponese Katsushika Hokusai. «TSUNAMI BLU», recita il titolo, seguito da: «Trump subisce una sconfitta storica mentre i Democratici trionfano alle elezioni di metà mandato».
Il tabloid conservatore, a quanto si dice un tempo il primo giornale letto dal presidente, ha tradizionalmente offerto una copertura favorevole a Trump. Più di recente, però, gli ha voltato le spalle, pubblicando editoriali infuocati che criticano duramente il modo in cui la sua squadra sta gestendo il secondo mandato alla Casa Bianca.
«Ieri sera è stato un trionfo storico per i Democratici, che hanno conquistato sia la Camera sia il Senato, compresi seggi in Stati inaspettati come Texas e Kansas», esordiva l’articolo del Post. «Gli elettori erano impazienti di manifestare il loro malcontento per il modo in cui il presidente Trump ha gestito la questione iraniana e l’economia».
La disfatta del movimento MAGA arriva dopo che Trump ha trascorso settimane in campagna elettorale per mobilitare il sostegno al suo partito in vista delle elezioni di metà mandato. Umiliato, Trump si è subito lamentato su Truth Social: «Avremmo vinto CON UNA VITTORIA SCHIACCIANTE» se il suo nome fosse stato sulla scheda elettorale.
(da agenzie)
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Novembre 4th, 2026 Riccardo Fucile
L’EPIDEMIOLOGO 41ENNE DI ORIGINI EGIZIANE HA SUBITO ATTACCHI PERSONALI INDEGNI DA TRUMP CHE ALLA FINE LO HANNO RAFFORZATO
Epidemiologo, musulmano di origini egiziane e sostenuto dalla sinistra di Bernie Sanders e
Alexandria Ocasio-Cortez, ma anche da Barack Obama. Alle Midterm che segnano la riscossa dei Democratici dopo due anni all’opposizione arriva anche la vittoria di Abdul El-Sayed. Il 41enne conquista il seggio al Senato in Michigan, battendo il repubblicano Mike Rogers e raccogliendo l’eredità del democratico Gary Peters, e diventa così il primo senatore musulmano nella storia degli Usa.
Una vittoria che assume un significato nazionale, anche alla luce degli attacchi personali ricevuti durante la campagna da Donald Trump e delle divisioni emerse all’interno del Partito democratico.
Chi è e cosa vuole Abdul El-Sayed
Nato in Michigan da una famiglia di origini egiziane, El-Sayed ha studiato medicina alla Columbia University. Dopo l’attività accademica, ha diretto il dipartimento della Sanità di Detroit e successivamente quello della contea di Wayne. Nel 2018 si era già candidato alle primarie democratiche per la carica di governatore del Michigan, senza ottenere la nomination.
La sua piattaforma politica punta sull’assistenza sanitaria universale, sulla riduzione del costo della vita, sull’accesso alla casa e sulla limitazione dell’influenza dei grandi finanziatori sulla politica. Tra i suoi slogan: «Denaro fuori dalla politica, denaro nelle vostre tasche, Medicare per tutti». Durante la campagna ha inoltre criticato i dazi e le loro conseguenze sull’industria automobilistica.
La candidatura di El-Sayed ha messo in evidenza le tensioni tra l’ala progressista e quella moderata dei democratici. Ad agosto ha conquistato la nomination superando la deputata Haley Stevens, nonostante quest’ultima disponesse di risorse finanziarie nettamente superiori. La competizione è stata segnata soprattutto dalle divergenze sulla politica americana nei confronti di Israele e sulla guerra a Gaza.
Dopo la sconfitta, Stevens ha continuato a criticare El-Sayed. Alla vigilia del voto, il tentativo di ricomporre la frattura è fallito quando il candidato si è rifiutato di prendere le distanze da uno spot in cui si collegava il carovita negli Usa al sostegno a Israele, realizzato da un gruppo vicino alle sue posizioni. El-Sayed ha inoltre accusato Stevens di aver beneficiato dei finanziamenti dell’AIPAC, organizzazione che sostiene le politiche israeliane. La deputata ha quindi deciso di appoggiare pubblicamente il repubblicano Rogers.
La fede musulmana e le origini egiziane del candidato sono state al centro della campagna repubblicana. Trump lo ha definito un «jihadista» e un «simpatizzante dei terroristi», arrivando a descriverlo come un «gangster del Terzo mondo». Anche il vicepresidente JD Vance e Mike Rogers hanno alimentato le accuse, quest’ultimo sostenendo che El-Sayed avrebbe legami con la Fratellanza musulmana. Il candidato ha respinto gli attacchi, negando qualsiasi rapporto con l’organizzazione.
Il dibattito tra i Dem e la corsa per la Casa Bianca
Il risultato del Michigan rappresenta anche un passaggio importante per il futuro dei democratici. La candidatura di El-Sayed era diventata un banco di prova per la sinistra del partito – quella organizzata nella corrente dei Socialisti Democratici d’America -, che vede nella sua affermazione la possibilità di dimostrare che una piattaforma più radicale può ottenere consenso anche negli Stati tradizionalmente contesi.
Alexandria Ocasio-Cortez, rieletta a sua volta a valanga a New York (alla Camera), aveva descritto il Michigan come un esperimento politico nazionale: una vittoria di El-Sayed avrebbe dimostrato, secondo la deputata, che il movimento progressista può competere anche in Stati con un elettorato più conservatore. Il risultato potrebbe quindi incidere sul confronto interno in vista delle primarie presidenziali del 2028, quando si aprirà la successione alla Casa Bianca. Ora Ocasio-Cortez potrebbe avere una spinta ulteriore a rompere gli indugi e candidarsi.
(da agenzie)
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Novembre 4th, 2026 Riccardo Fucile
DAL TEXAS ALL’OHIO GLI ELETTORI VOLTANO LE SPALLE AL PRESIDENTE, PUNITO PER IL COSTO DELLA VITA, LA GUERRA IN IRAN E GLI ECCESSI
E alla fine l’onda blu è arrivata. Per una volta i tanto vituperati sondaggisti ci avevano visto giusto: i Democratici hanno trionfato alle elezioni di medio termine negli Stati Uniti. Il partito in crisi di identità ma unito dalla certezza di voler fermare Trump è riuscito non solo a riprendere la Camera, ma ha conquistato anche la maggioranza al Senato dove – mentre scriviamo – ha già strappato 5 seggi ai repubblicani. I candidati blu vincono in Kansas, Ohio, Carolina del Nord, Carolina del Sud e Texas – Stati dove il presidente era riuscito a vincere con largo vantaggio solo 2 anni fa.
James Talarico e la conquista del Texas
Ed è proprio dal Sud che arrivano le storie più entusiasmanti di queste Midterm. Come quella di James Talarico, il giovane seminarista presbiteriano che nel nome dell’amore – in Dio e negli esseri umani – è riuscito a diventare senatore del Texas interrompendo 38 anni di monopolio repubblicano. Uno scenario che solo 2 anni fa sembrava impensabile per uno Stato, quello della dinastia Bush e dei ranch, per decenni identificato con i valori e l’immaginario conservatore americani. E che oggi festeggia anche una governatrice democratica Gina Hinojosa, la prima donna latina a essere eletta governatrice.
Storica anche la vittoria in Georgia dove nel 2024 Donald Trump aveva staccato il partito democratico, e che oggi si prepara a eleggere la prima governatrice nera della storia: Keisha Lance Bottoms. E l’Ohio tornato a essere lo Stato in bilico che conoscevamo, dopo anni di vittoria repubblicana: qui la democratica Amy Acton ha sconfitto il trumpiano imprenditore dell’high tech Vivek Ramaswamy in una delle corse più scorrette delle elezioni, quella in cui il rivale ha provato a utilizzare contro di lei persino la vicenda personale degli abusi subita da bambina dalla futura governatrice.
Mentre in Michigan Abdul El-Sayed, figlio di immigrati egiziani, è diventato il primo senatore musulmano della storia americana grazie a una campagna radicale, che ha ricevuto il prezioso endorsement di Barack Obama,
Ma la vera sorpresa della notte americana è anche l’apparente calma con cui Trump e la sua squadra sembrano aver accettato i risultati. In molti temevano accuse di brogli e disinformazione ma l’entità dell’onda blu ha probabilmente reso vano qualsiasi tentativo di accusare i rivali di “elezioni rubate”. La realtà stavolta è stata più forte di qualsiasi proiezione o disinformazione. Sul voto ha pesato il costo della vita, una guerra in Iran mai accettata dagli americani, e le troppe sparate di un presidente che aveva promesso di risollevare l’economia del Paese e ha finito con il concentrarsi su finanze e capricci personali (e familiari) piuttosto che sui problemi dei cittadini.
Perché hanno vinto i democratici
La campagna dei democratici – seppure divisi tra le due anime di moderati e socialisti – è stata invece tutta concentrata su costo della vita, sanità pubblica e corruzione. Di certo su tanti cittadini ha pesato anche la brutalità della stretta migratoria, che ha trasformato una legittima politica di contenimento in una brutale caccia alla streghe. Le immagini degli squadroni dell’Ice sulle strade americane e la spettacolarizzazione delle deportazioni hanno allontano il voto di tante comunità – vedi i latinos nel 2024 – che hanno respinto con durezza l’approccio trumpiano.
E se è vero che i democratici dovranno ora decidere dove e come incanalare questa vittoria, scegliendo finalmente che partito vogliono essere, la battaglia interna al partito repubblicano è già iniziata. Trump è già descritto come furioso che incolpa la debolezza dei candidati, mentre i membri del partito che rimandano le accuse al mittente. Come il senatore John Curtis dello Utah che per primo ha dichiarato su X «È ora che i repubblicani tornino ai valori conservatori di principio che una volta ci definivano—e che abbiamo costantemente abbandonato nell’ultimo decennio”. Trump per il momento sta reagendo in maniera quasi presidenziale. E anche questa è la sorpresa della notte elettorale, finché durerà.
(da agenzie)
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Novembre 4th, 2026 Riccardo Fucile
ANCHE I GIOVANI HANNO RIPUDIATO IL VECCHIO TRUMPONE: NON GLI HANNO PERDONATO L’AVER TRASCINATO GLI STATI UNITI IN GUERRA, I RAID NELLE CITTÀ A CACCIA DI IMMIGRATI, IL COSTO INSOSTENIBILE DELLA VITA, IL RINCARO DEL CARBURANTE, MA ANCHE UNA DIFFUSA CORRUZIONE … QUATTRO ELETTORI SU DIECI HANNO DEFINITO L’ECONOMIA IL “PROBLEMA PRINCIPALE” (IT’S THE ECONOMY, STUPID!) E TRE SU DIECI RITENGONO “LO STATO DELLA DEMOCRAZIA” UNA QUESTIONE PRIORITARIA
Il presidente Donald Trump aveva detto agli americani di fare finta che sulla scheda ci fosse il suo
nome. I giovani e i latinos, che nel 2024 avevano contribuito a mandarlo alla Casa Bianca, lo hanno preso in parola. Ma nel senso opposto: hanno votato per i democratici. Dalla notte elettorale che registra la grande onda blu emerge un dato: i giovani americani e gli ispanici hanno abbandonato Trump.
L’effetto star di TikTok è evaporato. Secondo le prime analisi, i giovani non gli hanno perdonato l’aver trascinato gli Stati Uniti in guerra, i raid nelle città a caccia di immigrati ispanici, il costo insostenibile della vita, il rincaro del carburante, ma anche una diffusa corruzione. I democratici, che puntavano a riconquistare la Camera, si sono ritrovati davanti a uno scenario impensabile solo un anno fa: hanno preso anche il Senato.
Secondo Cnn, il 65 per cento degli elettori tra i 18 e i 29 anni – il 10 per cento del totale dei partecipanti a questa tornata – avrebbe votato blu. Due anni fa si erano divisi nel sostegno a Trump e Kamala Harris. Tra gli ispanici la percentuale che ha votato per i democratici è arrivata al 62 per cento, in aumento di oltre dieci punti rispetto a due anni fa.
Numeri che si innestano in un quadro generale in cui gli americani hanno voluto dire basta al trumpismo: quattro elettori su dieci avevano definito l’economia il «problema principale». E tre su dieci “lo stato della democrazia” una questione prioritaria. Ma hanno inciso anche sanità, costo delle case e immigrazione.
(da Repubblica)
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Novembre 4th, 2026 Riccardo Fucile
SEMINARISTA PRESBITERIANO ED EX INSEGNANTE, IL 37ENNE HA COSTRUITO LA CAMPAGNA SU UN MESSAGGIO DI UNITÀ, FEDE CRISTIANA E LOTTA CONTRO LE DISEGUAGLIANZE ECONOMICHE (“L’UNICA MINORANZA CHE STA DISTRUGGENDO L’AMERICA”) … TALARICO HA CONQUISTATO I REPUBBLICANI DELUSI (PERSINO IL PODCASTER FILO-TRUMPIANO JOE ROGAN GLI HA DATO IL SUO ENDORSEMENT). ORA MOLTI LO INDICANO COME POSSIBILE FUTURO CANDIDATO DEM ALLA CASA BIANCA
Diceva già tutto il nome dei tour finali dei due candidati al Senato in Texas. La campagna per le elezioni di Midterm del democratico James Talarico, che ha clamorosamente vinto il seggio per i democratici, si chiamava Clear Eyes, Full Hearts Tour, il motto della celebre serie televisiva Friday Night Lights sul football delle scuole superiori del Texas: «Occhi lucidi, cuori colmi, non possiamo perdere».
Non diceva semplicemente «dobbiamo vincere» ma era un appello all’unità, alla perseveranza e all’impegno verso gli altri. E quell’appello ha funzionato: perché Talarico ha stravinto, consegnando al Partito democratico una vittoria che, in Texas, mancava da 38 anni.
«Abbiamo appena riconquistato il Texas», ha detto, davanti ai suoi sostenitori, «abbiamo appena dimostrato che una politica di divisione non può competere con una politica dell’amore. Abbiamo appena provato che tutti i soldi del mondo non possono competere con il popolo del Texas.
Abbiamo appena mandato un messaggio a ogni megadonatore miliardario, a ogni megadonatore con migliaia di miliardi, a ogni difensore corrotto di questo sistema politico fallimentare: in questo Stato, in questo Paese, il potere appartiene al popolo. Il popolo del Texas è stato la mia fionda e stasera abbiamo sconfitto Golia».
Quella di Talarico è stata una sfida storica. L’ultimo democratico eletto al Senato federale in Texas fu Lloyd Bentsen, nel 1988.
Talarico è un seminarista presbiteriano di 37 anni, che ha messo in pausa gli studi per concentrarsi sulla campagna elettorale. Talarico ha spesso citato suo nonno, un predicatore battista, e sua madre Tamara, che lasciò suo padre, alcolizzato e abusante, sette settimane dopo la sua nascita. Tamara andò a vivere con il piccolo James in una stanza d’hotel (lavorava là come assistente alle vendite).
Incontrò poi Mark Talarico, un manager di origini italiane che l’ha sposata e ha adottato James. Con la faccia da ragazzino e un ciuffetto grigio tra i capelli, Talarico ha percorso in lungo e in largo il Texas predicando che «l’unica cosa più forte dell’odio è l’amore» che «è tempo di rovesciare i tavoli e ribaltare la situazione» (come Gesù che rovesciò i tavoli dei cambiavalute e cacciò i venditori dal Tempio di Gerusalemme).
«Le persone ai vertici passano così tanto tempo a farci arrabbiare, a farci credere che siamo nemici tra di noi, perché la nostra unità è la minaccia più grande al loro benessere e al loro potere». Talarico ha detto anche: «L’unica minoranza che sta distruggendo l’America sono i miliardari». Le sue argomentazioni sulla religione hanno convinto anche l’influente podcaster Joe Rogan.
Talarico criticò in quell’intervista la legge che impone l’esposizione dei Dieci Comandamenti nelle scuole pubbliche in Texas, definendola contraria ai valori americani, e denunciò il nazionalismo cristiano come una distorsione della propria fede. Rogan gli disse: «Dovresti candidarti alla presidenza”.
Ed è alla corsa per la nomination democratica alla Casa Bianca che molti vedono destinato Talarico, ora.
Ha conquistato gli elettori non solo attraverso le tradizionali battaglie progressiste ma anche facendo leva sulla sua fede cristiana, sul pragmatismo e sulla collaborazione tra persone di orientamenti politici diversi. Ha cercato di costruire un’alleanza trasversale tra democratici, indipendenti e repubblicani, per arrivare a una vittoria democratica in uno degli Stati più conservatori negli Stati Uniti.
La sua strategia si è fondata su tre elementi. Il primo è il populismo economico: «Da ormai cinque decenni i salari della gente sono rimasti fermi. Il lavoro non è stato ricompensato e ora questi recenti aumenti dei prezzi hanno portato le persone di ogni orientamento politico a essere stufe e pronte per un cambiamento», diceva.
Il secondo elemento consiste nelle riforme istituzionali: Talarico vuole limitare il finanziamento delle campagne elettorali da parte di grandi interessi economici, vietare l’insider trading ai parlamentari e contrastare il ridisegno opportunistico dei collegi elettorali (gerrymanderingIl terzo punto: puntare sulle politiche sociali, ovvero rendere più accessibili sanità, abitazione, assistenza all’infanzia e istruzione. Spesso Talarico rievoca la sua esperienza di insegnamento per due anni in una scuola media di San Antonio. La Rhodes Middle School era una scuola frequentata prevalentemente da studenti di famiglie a basso reddito.
Un problema di Talarico è che il suo stesso passato politico viene usato contro di lui dai suoi rivali. Il New York Times ha scritto che quel passato è in pratica «la storia di due Talarico». Il primo Talarico è il giovane di 29 anni che fu eletto alla Camera statale del Texas per rappresentare un distretto che includeva parte di Austin nel 2019: era un distretto che aveva votato per Trump nel 2016, ma Talarico vinse per appena 2000 voti.
Fece molte scelte bipartisan e approvò molte leggi insieme ai repubblicani. Poi però i repubblicani ridisegnarono il suo distretto spingendolo a candidarsi in una zona diventata ancora più progressista. A quel punto le sue politiche diventarono più marcatamente di sinistra e si fece portavoce di lotte per i diritti transgender e contro l’eccessiva influenza della religione nelle scuole pubbliche – battaglie che perse perché si può fare poco in Texas senza l’appoggio dei repubblicani.
In un dibattito del 2021 contro una legge che limitava la partecipazione degli studenti transgender agli sport scolastici, Talarico descrisse Dio come «non binario», sostenendo che la divinità trascende le categorie umane di genere. La frase è diventata uno degli argomenti centrali degli attacchi repubblicani contro di lui.
Talarico dice che il Texas non è in vendita, ma è la sua corsa per il Senato è stata non solo l’elezione più costosa di queste elezioni di midterm, ma la più costosa competizione senatoriale della storia americana, con oltre 500 milioni di dollari di pubblicità televisiva.
I gruppi repubblicani hanno investito ingenti risorse per sostenere Paxton e attaccare Talarico, anche grazie ai 158 milioni di dollari versati da Elon Musk al Senate Leadership Fund e successivamente trasferiti a un comitato che interviene nella competizione texana.
Gli elettori di Talarico affermavano che lui fosse semplicemente la scelta pragmatica. Lo scorso marzo, a Austin, Sam Dalton, un volontario della sua campagna elettorale con il cappello da cowboy, nella notte della vittoria di Talarico alle primarie mi disse: «Nella mia famiglia ci sono elettori di Trump che l’hanno votato con riluttanza e ai quali manca il vecchio partito repubblicano. Tra Cornyn (il senatore repubblicano sconfitto nelle primarie da Paxton ndr) e Talarico, sceglierebbero sicuramente Cornyn. Ma se vincerà Paxton le primarie repubblicane, tanti potrebbero passare con Talarico».
Talarico era avanti tra gli elettori indipendenti, ma per vincere ha ottenuto i voti di almeno alcuni repubblicani. Paxton lo ha rappresentato come un radicale oltre che come un debole (Talarico soffre di diabete, è mingherlino, ma dicono anche falsamente che è vegano). A ottobre il candidato democratico si è preso una brutta influenza: è diventata l’influenza più famosa della storia elettorale recente, per via di una delle fake news più memorabili di questo ciclo elettorale diffuse dal suo rivale. Paxton ha sostenuto che Talarico fosse stato ricoverato in un ospedale psichiatrico. Ma non è bastata.
Il vicepresidente JD Vance ha anche implicitamente suggerito che Talarico sia gay. «I love you», gli ha gridato un uomo a un comizio. «Anch’io, ma in modo totalmente platonico. Sono il vicepresidente, non James Talarico». Così alle urne per il voto anticipato, Talarico si è presentato accompagnato dai genitori e da una ragazza, che finora non era stata sotto i riflettori: la sua fidanzata Brianna Menard, che in passato era stata la sua direttrice dello staff.
(da agenzie)
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Novembre 4th, 2026 Riccardo Fucile
I RISULTATI SONO IL RIPUDIO DI TRUMP E DEL TRUMPISMO
Così è più di una sconfit
ta: i risultati di ieri sono il ripudio di Trump e del trumpismo. Ora il vero problema è il futuro degli Stati Uniti, che hanno rigettato lui ma non hanno ancora tracciato la strada per ricomporre la propria unione.
Il presidente ha detto al New York Times che accetterà il risultato e governerà da anatra zoppa con i democratici. Resta da vedere come, nella pratica quotidiana. Poi si tratta di capire se i democratici troveranno il filo per unire le loro correnti, quella moderata e quella socialista, in modo da indicare una strada da seguire per rimettere insieme i pezzi del Paese.
Il primo segnale di quello che stava accadendo è venuto dall’affluenza, in grande aumento dappertutto. La Cnn segnalava che 58 milioni di elettori avevano votato in anticipo, e le file ai seggi erano lunghe negli Stati più contesi. Alla vigilia tutti concordavano sul fatto che entusiasmo e motivazione erano forti soprattutto nell’opposizione. Un funzionario della Casa Bianca ha commentato che c’era «un moderato ottimismo», ma poi sono arrivati i primi exit poll, quelli che sondano gli umori dell’elettorato.
Secondo l’88% dei votanti, il tema cruciale è il costo della vita, per il 75% l’economia non va bene e per il 65% la colpa è di Trump. Il 75% è insoddisfatto o arrabbiato. Secondo il 63% dei votanti il presidente non ha le giuste priorità per gli Usa; per il 61% dà la precedenza ai suoi interessi personali; il 43% è andato alle urne per opporsi a lui.
Quindi sono arrivati i primi scrutini da Indiana, Kentucky e Florida, che davano i democratici avanti in distretti repubblicani. E poi l’ondata, la valanga blu. Il senatore Ossoff ha vinto in fretta la conferma in Georgia, mentre Ray Cooper ha tolto la North Carolina al Gop e Chris Pappas ha tenuto il seggio dem in New Hampshire, primo gay dichiarato a vincere un seggio senatoriale. Subito dopo è arrivato il risultato clamoroso della South Carolina, seguito dal Texas, dove strappando il seggio senatoriale ai repubblicani James Talarico diventa automaticamente un potenziale candidato alla Casa Bianca. Discorso simile alla Camera, tornata democratica.
Le dimensioni della vittoria democratica potrebbero consentire non solo di dettare l’agenda legislativa, ma anche di tornare a considerare l’impeachment dello stesso Trump.
L’IRA DI TRUMP
«Sono assolutamente disposto ad accettare i risultati. Lavorerò con i democratici, probabilmente troveremo il modo». Così ha parlato Donald Trump al New York Times, dopo la netta sconfitta nelle midterm. Se manterrà la promessa, evitando di costringere gli Stati Uniti a vivere un altro trauma come l’assalto al Congresso del 6 gennaio, bisognerà vedere quali compromessi è disposto ad accettare. Incluso l’Iran, dove potrebbe ancora avere la forte tentazione di usare la forza militare per distrarre il paese e il mondo.
Ieri mattina il presidente aveva prospettato la fuga in Israele, se gli americani avessero dimostrato di essere stanchi di lui. In serata, mano a mano che i primi risultati negativi hanno iniziato ad arrivare, ha alzato ancora di più il tono, minacciando di usare «poteri enormi» per restare rilevante; denunciando la minaccia dei democratici di sottoporlo ancora all’impeachment; litigando con i giornalisti della Fox; annunciando «la settimana contro il comunismo».
L’incorreggibile Trump aveva continuato a fare notizia, anche mentre gli americani andavano alle urne per le midterm, parlando così ieri mattina in un’intervista alla Fox News. In questo modo però aveva confermato quello che tutti ormai già sapevano, ossia che le elezioni erano un referendum su di lui, prima ancora del rinnovo del Congresso. Così ha reso impossibile separare l’esito del voto dal suo destino politico.
Ora dirà che la colpa è dei candidati, perché lui non era sulla scheda («altrimenti avrei riportato una vittoria schiacciante»), anche se ha supplicato i suoi sostenitori di fare finta che lo fosse. Quindi cercherà di ignorare il Congresso, come peraltro ha già fatto nei primi due anni di mandato, governando per decreto. Le sue dichiarazioni però confermano che lui considerava il voto come un referendum su se stesso, al punto di scherzare persino sul possibile “esilio”.
Ieri mattina il presidente aveva parlato con la trasmissione “Fox & Friends”, dicendo che «se i repubblicani votano, vinceremo con un margine schiacciante». Ma non era sicuro che accadesse, scherzando sul suo futuro: «Potrei fare il premier in Israele, lì ho un indice di gradimento del 99%».
Quanto all’Iran, il suo ex alleato Tucker Carlson ha scritto che Netanyahu vuole spingerlo ad usare l’arma atomica, almeno per distruggere il sito nucleare della Pickaxe Mountain. Il presidente però non si è sbilanciato su future azioni, nonostante gli attacchi lanciati lunedì dal Pentagono contro l’isola di Qeshm, e ieri ha detto al Financial Times: «Siamo pronti a intervenire se necessario, ma potrebbe non esserci alcuna ragione per farlo».
Quando i primi risultati negativi hanno iniziato ad arrivare, il tono è cambiato. In una email ai sostenitori per la raccolta di fondi ha scritto che i democratici vogliono procedere con il suo terzo “impeachment”. Parlando con la Cbs ha avvertito di essere pronto ad usare «poteri enormi», utilizzando per bloccare tutte le leggi proposte dai democratici: «Ho il potere supremo, si chiama veto».
Nel frattempo ha proclamato la «settimana contro il comunismo» dal primo al 7 novembre, in memoria delle «milioni di persone che hanno sofferto povertà, sfruttamento, violenza e miseria». Quando la sconfitta è diventata innegabile, ha promesso al Times che l’accetterà. Resta da vedere come.
(da Repubblica)
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Novembre 4th, 2026 Riccardo Fucile
PIU’ CHE UNA ANATRA ZOPPA, TRUMP DIVENTA UN TACCHINO NEL GIORNO DEL RINGRAZIAMENTO. LE DIMENSIONI DELLA VITTORIA POTREBBERO CONSENTIRE AI DEM DI TORNARE A CONSIDERARE L’IMPEACHMENT NEI CONFRONTI DEL TYCOON CHE FARNETICA: “CON IL MIO NOME SULLA SCHEDA AVREMMO VINTO. NON LO CONSIDERO UN COLPO A ME. I DEM FARANNO PROPOSTE FOLLI E METTERÒ IL VETO MA POI LAVOREREMO INSIEME”. PER CELARE LA BATOSTA ORA “THE DONALD” PUÒ COLPIRE L’IRAN
La riscossa democratica passa per il Texas, la Carolina del Sud, l’Iowa e il Kansas, quattro Stati che Donald Trump aveva vinto con un margine a doppia cifra appena due anni fa.
I democratici conquistano sia la Camera sia il Senato, dove sono riusciti a strappare ai repubblicani sei seggi: ci sono anche l’Ohio e la Carolina del Nord tra quelli «ribaltati». Al New York Times il presidente Donald Trump si è detto «assolutamente disposto ad accettare i risultati»; più tardi, a Politico, ha aggiunto: «Non voglio stare seduto per due anni a mettere il veto su tutto».
E ancora: mentre a Politico spiega che «non intende passare due anni a mettere il veto su tutto», su Truth posta l’immagine di un cappellino rosso che, al posto della scritta «MAGA», ha la parola «VETO».
Trump: “Non lo considero un colpo a me”
La sconfitta subita dai repubblicani alle Midterm, “non la considero un colpo nei miei confronti”. Lo ha affermato il presidente Usa Donald Trump a FoxNews. “Abbiamo vissuto i due anni migliori nella storia della presidenza, per quanto riguarda l’economia e tutto ciò che abbiamo realizzato”, ha sostenuto il capo della Casa Bianca. I dem hanno conquistato il controllo sia della Camera che del Senato.
Trump: “I democratici hanno fatto un buon lavoro”
Il presidente Usa Donald Trump ha riconosciuto che i democratici hanno fatto un “buon lavoro” alle midterm, alla luce della sconfitta inflitta al Partito Repubblicano. “Penso che i Democratici abbiano fatto un buon lavoro. Davvero. Credo abbiano fatto un buon lavoro. Hanno combattuto duramente”, ha dichiarato Trump a Fox News, aggiungendo che si percepiva un certo “clima nell’aria”. “Non dovrei sentirmi in colpa”, ha concluso.
Trump: “I dem faranno proposte folli e metterò veto ma poi lavoreremo insieme”
“Il potere di veto è uno dei poteri più forti in mano a un presidente”. Lo ha dichiarato Donald Trump a Fox News, rispondendo a una domanda sulla prospettiva di lavorare con un Congresso controllato dai democratici dopo le elezioni di midterm. “Mi manderanno provvedimenti folli e io metterò il veto. Dopo un paio di mesi di veti chiameranno e diranno: ‘Come facciamo a portare a termine queste cose?’, e lavoreremo insieme”, ha aggiunto il presidente.
(da agenzie)
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Novembre 4th, 2026 Riccardo Fucile
IL MEDICO DI ORIGINI EGIZIANE, VOLTO DELL’ALA PROGRESSISTA DEI DEM, È UNO DEI NEMICI PRINCIPALI DEL TRUMPONE, CHE L’HA RICOPERTO DI INSULTI PER IMPEDIRE, INVANO, LA SUA VITTORIA (“TERRORISTA”; “ODIA GLI EBREI, I NERI E ANCHE I BIANCHI”; “È UN JIHADISTA, CI VORRÀ IL METAL DETECTOR SE VERRÀ ELETTO”) … IL NEO-SENATORE DEL MICHIGAN HA APERTO IL SUO DISCORSO DI VITTORIA DICENDO “MI CHIAMO ABDULRAHMAN MOHAMED EL-SAYED”, SCANDENDO IL NOME CHE IL TYCOON AVEVA RIPETUTAMENTE DERISO
Abdul El-SAYED, candidato democratico al Senato in Michigan, parla di vittoria. “Michigan, ce
l’abbiamo fatta!”, ha affermato davanti ai sostenitori a Detroit. “Sono davvero orgoglioso, onorato di essere qui come senatore eletto per il grande stato del Michigan”, ha detto ancora El-SAYED.
Mi chiamo Abdulrahman Mohamed El-Sayed”. Cosi’ El-Sayed, senatore dem del Michigan, ha aperto il suo discorso della vittoria, scandendo il nome che Donald Trump aveva ripetutamente deriso.
Il democratico Abdul El-Sayed ha rivendicato la sua vittoria per il seggio del Senato in Michigan. Ha battuto il repubblicano Mike Rogers. Medico, esperto di sanità pubblica, musulmano di origini egiziane e volto dell’ala progressista del Partito democratico. Abdul El-Sayed, 41 anni, è uno dei protagonisti delle elezioni di midterm negli Stati Uniti.
In Michigan ha sfidato il repubblicano Mike Rogers per il seggio al Senato lasciato libero dal democratico Gary Peters. Una corsa che ha assunto una dimensione nazionale anche per gli attacchi personali rivolti al candidato da Donald Trump. “Mi chiamo Abdulrahman Mohamed El-Sayed”, così El-Sayed ha aperto il suo discorso della vittoria, scandendo il nome che Trump aveva ripetutamente deriso.
(da agenzie)
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Novembre 4th, 2026 Riccardo Fucile
ELETTO AL CONGRESSO NEL 2019, HA IMPOSTATO LA SUA CAMPAGNA SULLA PROTEZIONE DEI DIRITTI LGBTQ+, MA NON NE HA MAI FATTO UN TEMA CENTRALE: “AL PRIMO POSTO CI SONO SEMPRE STATI GLI INTERESSI DEGLI ELETTORI…”
Il democratico Chris Pappas ha fatto la storia del Congresso americano: dopo aver vinto nella notte la corsa in New Hampshire, Pappas è diventato il primo uomo apertamente gay eletto al Senato degli Stati Uniti. Ma non ne ha mai fatto un tema centrale della sua campagna. «Al primo posto ci sono sempre stati gli interessi degli elettori», aveva commentato di recente.
Nato a Manchester, New Hampshire, nell’80, il nuovo senatore discende da una famiglia di immigrati greci. […] Laureato in Scienze politiche ad Harvard, prima di intraprendere la carriera politica ha lavorato nel ristorante di famiglia, il Puritan Backroom, uno storico locale aperto nel 1917, dove Pappas dall’età di 14 anni ha fatto il lavapiatti, il cameriere e il gelataio. […]
Il coming out del nuovo senatore risale al periodo in cui studiava ad Harvard. Sposato con un avvocato, Vann Bentley, e appassionato di giochi da tavolo, Pappas ha avuto una solida ascesa come politico: in ventitré anni è passato da membro della Camera statale a membro del Consiglio esecutivo del New Hampshire.
Nel 2019 è stato eletto al Congresso come deputato. A gennaio lascerà il suo seggio di deputato per entrare al Senato. La sua campagna si è incentrata sulla protezione dei diritti Lgbtq+, la difesa del matrimonio tra persone dello stesso sesso, la riduzione dei costi dei farmaci, il sostegno alle piccole imprese e la tutela dei veterani.
(da agenzie)
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