Ottobre 1st, 2026 Riccardo Fucile
LA LETTERINA DEL COMMISSARIO EUROPEO ALL’ENERGIA DAN JORGENESN AGLI STATI MEMBRI PER RIDURRE I CONSUMI DI GAS – IL CONFLITTO VOLUTO DA DONALD È GIÀ COSTATO PIÙ DI 100 MILIARDI AI CITTADINI E ALLE IMPRESE EUROPEE…
«Non c’è dubbio che ci stiamo avvicinando a un inverno che si preannuncia difficile. Non
prevediamo problemi di sicurezza dell’approvvigionamento, ma prevediamo prezzi molto elevati». È la fotografia scattata dal commissario Ue all’Energia Dan Jørgensen a margine del Consiglio informale Energia che si è tenuto a Dublino.
Accanto a lui il direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale dell’Energia Fatih Birol, che ha assicurato che l’Aie è pronta ad agire sulle riserve di petrolio «se i nostri Paesi membri saranno d’accordo».
Birol ha ricordato che «le riserve rilasciate finora rappresentano appena il 20% del nostro totale complessivo. L’80% è ancora a nostra disposizione». Il commissario Jørgensen ha detto che Bruxelles sta valutando cosa fare «per sostenere la disponibilità e l’accessibilità economica dei carburanti per il trasporto».
Jørgensen ha indicato invece la possibilità di rinviare l’applicazione del regolamento sulle emissioni di metano, la cui applicazione agli importatori di greggio, gas naturale e carbone dovrebbe scattare da gennaio 2027. E ha esortato i governi «a utilizzare la flessibilità fiscale prevista per gli investimenti nell’energia pulita».
Jørgensen ha ricordato che dall’inizio della guerra all’Iran l’Ue ha già pagato «oltre 100 miliardi di euro in più per le importazioni di combustibili fossili senza aver ricevuto nemmeno una molecola di energia in più». La ricetta del commissario è ridurre la dipendenza dalle fonti fossili e sostituirle con «energia prodotta localmente, con elettroni verdi».
Il problema del prezzo si scarica su «quasi 50 milioni di persone» che non sono in grado di riscaldare «adeguatamente» le proprie abitazioni, ha sottolineato Jørgensen. Di qui l’invito ad agire «perché questo livello di crisi non deve diventare la nuova normalità».
(da agenzie)
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Ottobre 1st, 2026 Riccardo Fucile
FUTURO NAZIONALE RILANCIA ANCHE I TEMI DELLA “REMIGRAZIONE”, L’AUMENTO DEI CPR, E HA CHIESTO DI AMPLIARE LE FUNZIONI DEI MILITARI, ATTRIBUENDO LORO ANCHE COMPITI DI POLIZIA GIUDIZIARIA
Roberto Vannacci cambia idea sull’Ice italiana. Pochi mesi fa l’ex generale considerava sufficiente il sistema delle forze di polizia già esistenti. Oggi, invece, Futuro Nazionale annuncia una «proposta di legge per creare una forza di polizia dedicata esclusivamente all’immigrazione e ai rimpatri», sul modello dell’agenzia statunitense. Lo ha reso noto Davide Bergamini (FnV), durante il question time alla Camera con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. «Perché questo è il modo di fare prevenzione e non di rincorrere disgrazie quando sono già successe», ha dichiarato in aula.
Una svolta rispetto alle parole pronunciate dallo stesso Vannacci all’inizio dell’anno. Interpellato sull’ipotesi di istituire un reparto speciale sul modello dell’agenzia americana, l’ex generale aveva infatti bocciato l’idea di moltiplicare gli organismi di sicurezza.
«Abbiamo diverse forze di polizia che operano in coordinamento, credo che bastino: vanno solo rilegittimate», aveva detto in un’intervista a La7. Allora, dunque, la ricetta era rafforzare gli strumenti già esistenti. Oggi la proposta è creare, invece, un nuovo reparto in stile Immigration and Customs Enforcement, l’agenzia federale già al centro di numerose controversie.
Durante il question time, Futuro Nazionale ha rilanciato anche i temi della «remigrazione», l’aumento dei Cpr, e della carenza di organico delle forze di polizia. «La sicurezza dei cittadini è un dovere», ha sottolineato il gruppo. Che ha inoltre ribadito la richiesta al ministro dell’Interno di intervenire sulla carenza di personale, definita superiore alle 30mila unità, e ha chiesto di ampliare le funzioni dei militari, attribuendo loro anche compiti di polizia giudiziaria.
(da agenzie)
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Ottobre 1st, 2026 Riccardo Fucile
MELONI TENTA UN EQUILIBRISMO IMPOSSIBILE: MANTENERE BUONE RELAZIONI CON L’EGITTO, PARTNER CRUCIALE PER L’ITALIA, E NON “SCOPRIRSI” TROPPO CON L’OPINIONE PUBBLICA, CHE PRETENDE AZIONI DECISE PER RENDERE GIUSTIZIA A REGENI
Ripensamenti, equilibrismi impossibili. Terreno friabile, quello su cui si muove Palazzo Chigi in
queste ore per gestire il caso di Giulio Regeni. Nessuna posizione regge all’urto del dibattito per più di mezza giornata.
Ieri, per dire, il ministro Tommaso Foti annuncia che l’esecutivo si rivolgerà al Cairo per chiedere intanto la provvisionale, vale a dire la somma stabilita dai giudici per la famiglia. «Quando la sentenza verrà depositata, lo Stato chiederà il risarcimento — annuncia in tv il ministro — Lo si può fare grazie al fatto che l’Italia si è costituita parte civile». Una linea che non trova conferme convinte dalla Presidenza del Consiglio.
E infatti al telefono, poco dopo, il ministro meloniano precisa: «Una volta che la sentenza sarà passata in giudicato, ne chiederemo l’esecuzione. Mi sembra prematuro parlarne in questa fase quando siamo solo al primo grado di giudizio». E dunque, ogni decisione solo dopo la Cassazione.
Palazzo Chigi deve conciliare due interessi contrastanti. Il primo: mantenere buone relazioni con l’Egitto, nonostante Regeni. La seconda: non scoprirsi troppo con l’opinione pubblica, che preme chiedendo azioni decise per rendere giustizia a un giovane connazionale rapito dagli apparati di un Paese alleato, poi torturato e ucciso oltreconfine.
Il segno di questa contraddizione è tutto nell’indiscrezione pubblicata ieri da “Mada Masr”, un giornale online egiziano che, citando una fonte governativa del Cairo, riferisce di un contatto di alto livello tra «le leadership egiziana e italiana» avvenuto prima della sentenza, con l’obiettivo di «individuare una soluzione giuridica che tenesse conto delle relazioni bilaterali».
Sullo sfondo di questa telefonata ci sarebbe stato il caso di Nessy Guerra, la cittadina italiana sotto processo in Egitto per adulterio. Sempre secondo la testata egiziana, il governo di Al Sisi avrebbe lasciato intendere che nessuno sviluppo su questo contenzioso ci sarebbe stato prima della pronuncia dei giudici nel procedimento per l’omicidio del ricercatore.
Una sorta di scambio, insomma. Che Palazzo Chigi vuole e deve negare. Lo fa definendo «falsa» la notizia. L’ultimo contatto tra Meloni e Al Sisi, precisa, risale al 23 luglio scorso ed è servito a fare il punto sulle relazioni tra i due Paesi, il Piano Mattei, il contrasto all’immigrazione irregolare, la crisi nello Stretto di Hormuz.
Eppure, da diverse fonti risulta che il dialogo diplomatico tra i due governi non si è mai interrotto. Le rispettive strutture avevano pure lavorato a un incontro tra i due leader a margine del G7 di Evian, lo scorso giugno, per discutere tra l’altro del caso Guerra.
Al Sisi, in ogni circostanza e dunque anche durante gli ultimi colloqui, avrebbe contestato a Roma la decisione di costituirsi parte civile. Se Palazzo Chigi ha sempre sostenuto l’ovvia considerazione che per la separazione dei poteri nessuna influenza è possibile esercitare sui magistrati, ha fatto presente la controparte, perché attivarsi con la richiesta di risarcimento?
Ecco il nodo su cui si incagliano tutto. Il bivio di Meloni, ancora: chiedere fin da subito la provvisionale, rischiando l’incidente? I dubbi, al momento, sono molti. Di certo, il Cairo ignorerà l’eventuale richiesta.
I tre uomini degli apparati egiziani, d’altra parte, non ricorreranno in appello proprio per non riconoscere il tribunale che li ha condannati. Palazzo Chigi ha ben chiara la situazione, tanto da temere soprattutto la fase successiva all’eventuale mossa sulla provvisionale: quando gli egiziani eviteranno di rispondere, quale reazione diplomatica sarà messa in campo da Roma?
Poco o nulla, se si dà peso alle parole pronunciate l’altro ieri a Praga dalla presidente del Consiglio. L’opposizione, intanto, incalza: «Il governo — dice Elly Schlein — si deve attivare per ottenere il risarcimento. Sento parlare di secondi, terzi gradi, ma c’è una parte che è immediatamente esecutiva: cosa farà Meloni per farla rispettare?». Le fa eco anche Giuseppe Conte: «È doveroso che lo Stato sia parte civile. Il governo non deve nascondersi: può e deve agire». Non sembra questa l’aria.
(da agenzie)
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Ottobre 1st, 2026 Riccardo Fucile
“NON È UNA SORPRESA PER ME, DOVREMO ADOTTARE MISURE PRECAUZIONALI. L’HO FATTO E CONTINUERÒ A FARLO…”
L’oppositore russo in esilio ed ex campione di scacchi Garry Kasparov afferma di essere stato avvertito dai servizi lituani e statunitensi che la sua vita è “in pericolo”.
“La notizia secondo cui, insieme al mio storico collaboratore e cofondatore del Forum della Russia Libera, Ivan Tyutrin, siamo inseriti in una lista di persone da assassinare, non è una sorpresa per me, ma è comunque uno shock”, ha detto Kasparov in un post su Telegram, riferendosi a un articolo del giornale spagnolo El Mundo.
“Siamo stati avvisati che avremmo dovuto adottare misure precauzionali. L’ho fatto e continuerò a farlo”, aggiunge Kasparov.
(da agenzie)
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Ottobre 1st, 2026 Riccardo Fucile
POLEMICA SUI NUOVI CPR (CENTRI PER IL RIMPATRIO), PIANTEDOSI NE VUOLE SEI (DUE IN TRENTINO ALTO ADIGE, UNO IN CALABRIA, CAMPANIA, EMILIA ROMAGNA E TOSCANA). MA LE AMMINISTRAZIONI LOCALI IN CAMPANIA, EMILIA-ROMAGNA E TOSCANA, TUTTE GOVERNATE DAL CENTROSINISTRA, NON LI VOGLIONO – IL GOVERNATORE GIANI: “ENNESIMA INIZIATIVA ELETTORALE DEL GOVERNO…”
Restano in vigore i controlli alle frontiere con la Spagna. Il ministro dell’Interno Matteo
Piantedosi ha deciso di prorogare per altri 15 giorni le verifiche alle frontiere aeree e marittime, dopo aver sentito il Comitato di analisi per l’immigrazione e la sicurezza delle frontiere, riunitosi questa mattina.
Alla base della decisione vi sono l’attuale situazione nell’exclave spagnola di Ceuta e, in particolare, il permanere delle criticità già riscontrate. Il provvedimento è stato comunicato alla Commissione europea e ai ministri dell’Interno degli altri Stati membri dell’Unione europea. Lo si apprende dal Viminale.
Si tratta della terza proroga decisa dal ministero degli interni italiano dopo l’esplosione dell’emergenza nell’exclave spagnola in territorio marocchino. Fino a oggi Madrid aveva risposto adottando misure simmetriche nei confronti dell’Italia.
Avanti tutta con i Cpr, annuncia Matteo Piantedosi al question time alla Camera, deciso a chiudere il 2026 con la cifra record di 10.000 rimpatri, al momento fermi ancora a 6.500. Sei i nuovi centri per il rimpatrio per il quale il Viminale ha già avviato l’iter per la realizzazione: due in Trentino Alto Adige, uno ciascuno in Calabria, Campania, Emilia-Romagna e Toscana.
Che andrebbero ad aggiungersi ai dieci già attivi sul territorio italiano e a quello in Albania. Più altri 106 posti da recuperare subito nei centri già attivi in Sicilia, Sardegna e Lazio.
Peccato che, almeno in Campania, Emilia-Romagna e Toscana, le amministrazioni locali non abbiano affatto dato l’ok alla realizzazione dei centri e anzi vi siano forti polemiche e spinte decisamente contrarie.
E infatti l’annuncio di Piantedosi ha fatto immediatamente rialzare la tensione. Immediata la replica del segretario dem della Toscana Emiliano Fossi: «È l’ennesimo atto di propaganda sulla pelle dei territori e dei diritti umani. Lo diciamo con assoluta fermezza: la Toscana non si piegherà alle forzature del governo Meloni e non diventerà il deposito a cielo aperto delle politiche fallimentari della destra».
Anche il presidente della Regione Eugenio Giani fa sentire la sua voce: «Ennesima iniziativa elettorale, dopo il bollo, dopo l’esclusione dei bambini stranieri dalle scuole, ora la volontà di forzare sui Cpr che sono un elemento di attrazione di situazioni di disagio assolutamente inefficaci per le procedure di rimpatrio. In Toscana faremo di tutto, nel rispetto delle leggi, perché vengano impediti questi stati di detenzione impropria».
Il ministro dell’Interno non ha ufficializzato i luoghi prescelti, ma secondo le ultime ipotesi discusse con le amministrazioni locali i nuovi centri dovrebbero sorgere a Castel Volturno in Campania, a Bologna nell’ex Cie o nella caserma Gamberini di Ozzano, Ad Aulla in Toscana, a Crotone in Calabria, a Trento e Bolzano in Trentino Alto Adige.
(da agenzie)
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Ottobre 1st, 2026 Riccardo Fucile
IN PRIMA FILA ALL’EVENTO ROMANO LE “MILIZIE” AZZURRE FILO-MARINA: I MINISTRI ELISABETTA CASELLATI E PAOLO ZANGRILLO, IL TESORIERE E NEO-DEPUTATO FABIO ROSCIOLI, IL GOVERNATORE DEL MOLISE FRANCESCO ROBERTI, OLTRE A MEMBRI DEL SOTTOGOVERNO E PARLAMENTARI IN QUANTITÀ. E RISPUNTA ANCHE L’EX MARA CARFAGNA DI NOI MODERATI – AVVISTATI ANCHE FRANCESCA PASCALE, LUIGI MARATTIN
Quando il governatore della Calabria Roberto Occhiuto, mesi fa, iniziò a coltivare una certa aspirazione da leader (da lui sempre smentita), riunì a Palazzo Grazioli le anime di Forza Italia in dissenso dalla linea di Antonio Tajani e i cronisti battezzarono quel giorno la nascita della “corrente Sandokan”, per via dello sceneggiato Rai finanziato dalla “sua” Regione Calabria.
Il governatore fa un passo in più: un nuovo libro per presentare agli elettori se stesso e le sue idee. Tra le proposte che mette nero su bianco c’è il rilancio sui diritti civili – come scritto su questo giornale -, a partire dall’adozione per le coppie gay. Motivo per cui i fedelissimi di Tajani – sempre più nervosi, quasi incattiviti – hanno preso a chiamarla “corrente arcobaleno”.
Ma a Occhiuto forse va anche bene così, se al confronto, come dice dal palco, c’è «una Forza Italia ingiallita». Il governatore della Calabria, dopo aver fotografato la patina antica che ricopre il partito, chiede «una svolta liberale». Vuole «riavvicinare i giovani e i riformisti che non trovano casa a sinistra». Rilanciare battaglie «comprensibili».
Ad ascoltarlo sono accorsi i ministri Elisabetta Casellati e Paolo Zangrillo, oltre a membri del sottogoverno, parlamentari in quantità,la capogruppo dei senatori Stefania Craxi, il governatore del Molise Francesco Roberti, dirigenti forzisti. E poi berluscones d’antan come l’ex zarina di Arcore Maria Rosaria Rossi e l’ex compagna del Cav, Francesca Pascale.
Spuntano nelle prime file anche curiosi d’area. Dal leader dei liberaldemocratici Luigi Marattin a Mara Carfagna, ora con Noi Moderati, («Ma non rientro in Forza Italia – giura lei -. Sono qui solo perché con Occhiuto condivido amicizia e visione politica». Non poco, comunque).
C’è anche il faccendiere Luigi Bisignani, recentemente accusato dai pm di aver tramato contro il senatore Claudio Lotito per fargli vendere la Lazio. Infatti Lotito, avvertito della sua presenza, di colpo si infiamma: «’Ndo sta Bisignani? Davvero s’è presentato?».
Il gotha di Forza Italia è quasi tutto lì, assiepato sotto la volta della Galleria Alberto Sordi, a Roma, con vista su Palazzo Chigi. A chi non c’è, a quelli rimasti vicini al leader, assenti – diciamo – per osservanza politica, Occhiuto offre una rassicurazione: «Non sono l’anti-Tajani». Anzi, come segretario «va bene anche Tajani, basta che cambi passo».
Sa che la famiglia Berlusconi – che lì era ampiamente rappresentata dalle deputate Deborah Bergamini e Cristina Rossello, e dal tesoriere Fabio Roscioli – ha chiesto di evitare fibrillazioni nell’anno delle elezioni.
E infatti: «Non è un guanto di sfida, ma una mano tesa», assicura il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, anche lui uomo vicino ai Berlusconi, seduto in prima fila. «Non è un’operazione contro Tajani», gli fa eco Alessandro Cattaneo.
Ma per dire del clima interno: quando Cattaneo si siede in platea, due membri del partito si danno di gomito: «Hai sentito che gli uomini di Tajani poco fa lo hanno aggredito verbalmente perché ha detto in tv che ci stiamo allontanando dall’obiettivo del 20%? Roba da matti». Questa è l’aria che si respira. E che si respirerà fino alle elezioni. Dopo, con il congresso in vista, andrà anche peggio.
Anche se per Occhiuto «i congressi sono un esercizio da Prima Repubblica, vanno superati». Per non rischiare, dicono i suoi fedelissimi, di passare «dall’ingiallimento al grigio».
(da La Stampa)
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Ottobre 1st, 2026 Riccardo Fucile
SUL FRONTE PENALE MICCICHÉ SARÀ PROCESSATO CON L’ACCUSA DI PECULATO E TRUFFA, MA LUI FA LO GNORRI: “MI SENTO UNO STUPIDO, CONTINUO A RITENERE DI NON AVER RUBATO NULLA”
La stessa auto blu che aveva trasportato il gatto del presidente era stata utilizzata, otto volte,
per andare ad acquistare la droga. Tutte voci contenute nella sentenza con cui la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars, Gianfranco Micciché, al pagamento di 31.103 euro per danno erariale.
I giudici della sezione giurisdizionale lo hanno condannato pure per altri 11.660 euro, insieme al suo autista Maurizio Messina, in favore dell’Ars per l’uso illecito dell’auto blu. E ancora, l’ex autista del parlamentare regionale è stato condannato a pagare 13.591 euro, mentre entrambi dovranno rimborsare lo Stato anche delle spese legali, pari a 1.669 euro.
La magistratura contabile ha contestato a Micciché e Messina decine di episodi, tra cui l’accompagnamento da Palermo a Cefalù «di componenti della segreteria di Micciché, di familiari, di effetti personali quale piante, medicinali, generi alimentari per il soddisfacimento di esigenze di carattere personale», oltre a otto episodi — più un nono considerato in un’altra voce perché nello stesso percorso era anche stata acquistata una torta di compleanno — in cui l’autovettura è usata «per l’acquisto di sostanze stupefacenti». Sul fronte penale Micciché sarà processato con l’accusa di peculato e truffa. Lui si riserva di contestare la sentenza […] «Mi sento uno stupido — dice — continuo a ritenere di non aver rubato nulla».
Ma i giudici mettono nero su bianco le singole voci: poco più di tremila euro «per l’utilizzo dell’autovettura di servizio per l’acquisto di sostanze stupefacenti», oltre 19 mila euro «per l’illecito utilizzo dell’autovettura», circa 2.500 per «gli indebiti rimborsi delle trasferte prive di finalità istituzionale», poco meno di 10 mila euro per «l’impiego improprio del collaboratore Scardina».
Al netto dei 3.646 euro già versati, Micciché dovrà ancora restituire oltre 31 mila euro.
(da agenzie)
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Ottobre 1st, 2026 Riccardo Fucile
“IL CAMBIAMENTO CLIMATICO HA RESO PIÙ ESASPERATA UNA REALTÀ CHE GIÀ ESISTEVA, MA NON DEVE ESSERE UN ALIBI…”. TRADOTTO: FATEVI UNA POLIZZA, E IL SEGNO DELLA CROCE
“Lo Stato non ha più il denaro per finanziare tutte le ricostruzioni e ovunque, è finita quella stagione”.
Lo ha detto il ministro per la protezione civile e le politiche del mare Nello Musumeci, rispondendo a una domanda riguardo la volontà del governo di agire su base volontaria riguardo le polizze catastrofali per i privati.
Musumeci ha aggiunto che “il cambiamento climatico ha reso più esasperata una realtà che già esisteva, ma non deve essere un alibi. Dovremmo necessariamente convivere con il rischio, ma lo Stato non resterà a guardare, il peso verrà diviso in parti uguali”.
(da agenzie)
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Ottobre 1st, 2026 Riccardo Fucile
SORGI: “SE SI RIAFFACCERANNO I FRANCHI TIRATORI COME A LUGLIO, SPECIE DOPO LA FIDUCIA (A SCRUTINIO PALESE) CHE MELONI HA INTENZIONE DI CHIEDERE, NON CI SARÀ PIÙ NULLA O QUASI NULLA DA FARE. LA PREMIER SALIRÀ AL QUIRINALE E PRESENTERÀ LE SUE DIMISSIONI. POI MOLTO PROBABILMENTE DIRÀ CHE IL SUO GOVERNO, ‘SCELTO DAL POPOLO’, È STATO AFFOSSATO DAI SOLITI GIOCHI DI PALAZZO, AI QUALI LEI NON INTENDE PIEGARSI”
Sono otto giorni, in realtà di meno, considerata la settimana corta parlamentare che raramente
si allunga anche nelle grandi occasioni. E sono quelli in cui è in gioco il destino della legislatura: se giovedi 8, nella votazione segreta finale sulla legge elettorale, lo Stabilicum voluto dalla premier, ribattezzato Melonellum, si riaffacceranno i franchi tiratori come a luglio, specie dopo la fiducia (a scrutinio palese) che Meloni ha intenzione di chiedere per salvaguardare il nuovo sistema di voto, non ci sarà più nulla o quasi nulla da fare.
La premier salirà al Quirinale e presenterà le sue dimissioni al Capo dello Stato. Poi, all’uscita dal Colle, molto probabilmente dirà che il suo governo, “scelto dal popolo”, è stato affossato dai soliti giochi di Palazzo, ai quali lei non intende piegarsi.
Mattarella quasi certamente la inviterà a presentarsi in Parlamento, per un chiarimento. E per mettersi in condizione, almeno, di adempiere alle scadenze di fine anno e all’approvazione della legge di stabilità.
Da allora in poi, scaduti i sessanta giorni di prammatica, già all’inizio di marzo gli elettori potrebbero essere richiamati alle urne, anche prima delle elezioni amministrative delle grandi città che non s’annunciano facili per il centrodestra.
La legge elettorale, si sa, era stata pensata prima dell’entrata in scena di Vannacci, che ha completamente mutato il quadro delle aspirazioni, soprattutto del centrodestra.
Oggi, per via della sottrazione di voti del partito del generale alla coalizione di governo, tutti i sondaggi danno in vantaggio il centrosinistra, malgrado lo stato ancora incerto dell’alleanza delle opposizioni.
Marcello Sorgi
per “la Stampa”
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