Luglio 12th, 2013 Riccardo Fucile
RITRATTO DEL FRANCESCHINIANO BULLDOZER: “SPINGI SUL VERDE”
Passerà alle cronache parlamentari di queste ore come l’uomo che ha alzato il pollice perchè il gruppo Pd alla Camera votasse compatto la sospensione dei lavori, per accontentare Berlusconi e le sue truppe, feriti dalla “fretta” della Cassazione.
“Spingi sul verde, spingi sul verde”, raccontano che continuasse a urlare ai più recalcitranti mentre la sirena scandiva gli ultimi istanti utili per ricondurre tutti al voto.
Franceschiniano di ferro, vicepresidente del gruppo democratico addetto all’aula, ad Ettore Rosato, triestino dai toni pacati, è toccato uno dei compiti più ingrati nel mercoledì nero del Parlamento.
Quello di dover spiegare le ragioni di un voto difficilmente comprensibile ai più.
E poi di dover pure limitare i danni, evitando che troppi democratici, persi dietro le contraddizioni del suo ragionamento, si discostassero dalle indicazioni del “gruppo”. Il resoconto stenografico dell’aula resterà memorabile.
“Noi siamo contrari, e lo abbiamo detto a chiare lettere in Conferenza dei presidenti di gruppo, sulla stampa e lo continueremo a dire, a qualsiasi tentativo di blocco delle istituzioni di qualsiasi tipo e da chiunque proposto”, si alza a spiegare Rosato, accompagnato dagli applausi dei deputati del Pd e di Scelta Civica, fedelmente annotati.
E dispersi dal prosieguo del ragionamento. Che recita: “Con la stessa chiarezza – noi siamo per acconsentire a una richiesta che il capogruppo Brunetta ha posto in termini molto corretti e molto concreti all’interno della Conferenza dei presidenti di gruppo”. E qui gli applausi dei suoi lasciano la scena a quelli ironici — anzi “polemici”, come annota il resoconto stenografico — che si alzano dai banchi del gruppo MoVimento 5 Stelle. Accompagnati dalle grida: “Venduti! ” e “Vergogna! ”.
Da Triestino, Rosato non è uno che si scompone.
Classe 1968, diplomato ragioniere al-l’ITC G. R. Carli, assunto alle Assicurazioni Generali, Rosato, cattolicissimo, muove i suoi primi passi nella Dc, prima di Tangentopoli.
Per poi diventare subito dopo la giovane promessa della nuova politica triestina, al fianco del sindaco Riccardo Illy.
Destinato a succedergli. Ma fermato dalla sconfitta alle amministrative del 2006.
Da lì si schiudono per lui le porte della politica nazionale. “D’ora in poi verrà a Trieste scortato da due pompieri”, lo battezzarono i suoi concittadini più maligni quando divenne sottosegretario all’Interno con delega sui vigili del fuoco.
Grande amico di Dario Franceschini, coordinatore della sua campagna per le primarie del Pd, lo ritroviamo qualche anno dopo che cerca di proteggere il suo “vate” dalle accuse dell’ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi.
Nella scorsa legislatura, anche lui ha vestito i panni di tesoriere, del gruppo Pd. Stavolta gli è toccato un compito forse più ingrato.
Mariagrazia Gerina
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Luglio 12th, 2013 Riccardo Fucile
LO STAFF LEGALE DEL CAVALIERE STA STUDIANDO LE POSSIBILI CONSEGUENZE, INSIEME A QUELLA DELLA RICHIESTA DI UN RINVIO
Rinunciare alla prescrizione. 
Con un colpo a sorpresa. Berlusconi ci sta riflettendo in queste ore.
Sarebbe la svolta improvvisa nel caso Mediaset.
Bloccherebbe la seduta del 30 luglio e cambierebbe la storia del processo e di questa estate politica.
In serata, da palazzo Grazioli, filtra l’indiscrezione più rilevante della giornata.
Di rinuncia della prescrizione aveva parlato nel pomeriggio il faccendiere Luigi Bisignani, dando «un consiglio» al Cavaliere.
Poi ecco che l’ipotesi prende corpo. I legali stessi ne starebbero valutando effetti e conseguenze.
Sembrava tutta in salita la strada per “salvare” il Cavaliere dalla condanna per Mediaset.
Pareva una mission impossible, ma ecco la sorpresa su cui lo stesso ex premier dovrà decidere in tempi strettissimi.
Ciò ovviamente non esclude – se alla fine lui non dovesse seguire questa strada temendo che possa essere vissuta all’esterno come una sorta dicedimento – in prima battuta il lavorio per prendere tempo e rinviare la decisione che potrebbe già arrivare il 30 luglio, e in seconda quella di architettare piani ben più complessi, come avviare l’amnistia e soprattutto sensibilizzare e premere sul Quirinale per ottenere la grazia. Ma ancora ieri la prima “paura” su cui Berlusconi ha voluto essere del tutto tranquillizzato dai suoi avvocati Niccolò Ghedini e Franco Coppi è stata quella del carcere.
NIENTE CELLA
Se la Cassazione dovesse confermare la condanna a 4 anni per frode fiscale, con 5 di interdizione, il Cavaliere può stare tranquillo perchè non si apriranno le porte di un penitenziario, neppure per un breve passaggio.
Succederà , visto che le sentenze di primo e secondo grado sono conformi, che la Corte trasmetterà alla Procura Milano il dispositivo della sentenza.
Qui i magistrati calcoleranno la pena, detrarranno da essa l’indulto del 2006 che la riduce a un anno, e applicheranno la legge Simeoni- Saraceni, affidamento ai servizi sociali per condanne fino a tre anni.
Berlusconi avrà 30 giorni di tempo per fare una proposta che sarà valutata dal giudice di sorveglianza.
SENTENZA FAVOREVOLE
Il Cavaliere si augura che il famoso «giudice a Berlino» comunque lo assolva, o quanto meno decida di rinviare il processo a Milano per un nuovo appello, o riduca la condanna rimodulando la pena, addirittura cancellando l’interdizione.
C’è chi racconta che, in queste ore, nelle stanze di Berlusconi si lavora a “radiografare” chi sono i giudici che dovrebbero giudicarlo, per capire se eventuali contatti sono possibili, e soprattutto si studia se un rinvio, con il conseguente cambio di sezione della Cassazione, sarebbe utile o dannoso.
Non sfugge che il presidente di una delle sezioni feriali attive in agosto è una storica toga di Md come Gennaro Marasca.
RINVIO DELL’UDIENZA
Strategia minimalista quella del rinvio dell’udienza del 30 luglio, anche se non troppo. Dopo le dichiarazioni del presidente della Suprema corte Giorgio Santacroce, Ghedini e Coppi stanno studiando la formula più giusta per ottenere un rinvio.
Ovviamente, poichè saranno gli avvocati a fare il passo, va da sè che la prescrizione del processo – scada essa il primo o il 3 agosto, come ha calcolato la Cassazione, oppure il 13 o il 26 settembre, come stima la difesa dell’ex premier – si bloccherà , per cui non si sarà alcun rischio di una“morte” anticipata.
LEGGE SULL’INTERDIZIONE
Ormai nel dimenticatoio l’ipotesi di cambiare le regole dell’interdizione, perchè se la condanna dovesse cadere già in agosto o anche a settembre, qualsiasi cambio legislativo sarebbe ormai inattuabile.
Proprio per questo, il presidente della giunta per le autorizzazioni Dario Stefà no di Sel è deciso a incardinare subito l’eventuale caso di interdizione, in modo da votare al più presto in giunta, anche in agosto, e mettere Berlusconi di fronte al fatto compiuto di una presa d’atto definitiva.
L’AMNISTIA
In molti, nel Pdl, insistono sull’amnistia, ma proprio i legali del Cavaliere la considerano una soluzione del tutto perdente.
A parte i tempi necessari per un triplo voto che richiede i due terzi dei votanti, Berlusconi deve fare i conti con un reato grave come la frode fiscale che, nel codice penale, è punita “nel suo massimo” con 7 anni.
Una pena simile non è mai stata inclusa tra quelle che potrebbero godere del famoso gesto di clemenza che al massimo, e con una massiccia esclusionedi reati, non supera i 5 annui.
LA GRAZIA
Il quotidiano Libero ha aperto così l’edizione di ieri: «Giorgio facci la grazia».
Per Berlusconi. Per la sua storia personale e nella politica italiana.
C’è chi ricorda il passo del Colle per il direttore del Giornale Alessandro Sallusti, a rischio carcere per una diffamazione.
Ma su un Berlusconi “graziato” da Napolitano, in Parlamento, nessuno scommette un euro
Liana Milella
(da “La Repubblica”)
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Luglio 12th, 2013 Riccardo Fucile
“CASSAZIONE? HO MOLTA FIDUCIA”… MA SCHIFANI: “SE LO CONDANNANO, IL PDL APRE LA CRISI”
La resa dei conti è solo rinviata. Ma per ora resta aggrappato a questo governo. Più che mai, nonostante tutto.
Silvio Berlusconi non può essere più chiaro, nel corso dell’Ufficio di presidenza del partito che nel pomeriggio riunisce lo stato maggiore del Pdl a due settimane dalla sentenza in Cassazione. È la ratifica della linea decisa nel vertice della notte precedente. «Il governo non può e non deve cadere, per noi sarebbe un danno».
Di più, «devono cessare gli attacchi ai ministri».
Tacciono tutti, falchi in testa, nel salotto al primo piano di Palazzo Grazioli
Era stato ancora più schietto in nottata: «Fino al giorno della sentenza non voglio problemi. State tranquilli, evitate che ci addossino la colpa di mettere in difficoltà Letta».
Anche perchè la pressione interna al Pd, quella sì, rischia di far saltare la pentola.
Già , ma il «giudizio universale» che rischia di spazzarlo via? Capigruppo e dirigenti trovano il Cavaliere stranamente rinfrancato, fiducioso. «Come se avesse ricevuto segnali incoraggianti, forse sul rinvio della sentenza a settembre» azzarda uno dei partecipanti. Il leader si dice sicuro dell’accoglimento del ricorso in Cassazione.
«Ho sempre confidato in quella corte: quando leggeranno le carte si renderanno conto che sono innocente» dice al cospetto di Alfano, Verdini, Brunetta, Schifani, Santanchè e gli altri.
Ad apertura, ostenta preoccupazione per le sorti del Paese: «Il governo deve andare avanti ma saremo inflessibili su Iva e Imu» intima ai ministri presenti. Una boccata d’ossigeno, per loro. Soprattutto rispetto al mezzo editto del capogruppo Schifani ai tg dell’ora di pranzo: «Un’eventuale condanna non potrebbe non avere riflessi sul governo. È difficile rimanerci con un Pd che si è detto pronto a votare la decadenza ».
Ma il Cavaliere per ora predica cautela, in ossequio alla “filosofia Coppi”: «Conviene tenere una linea prudente», almeno fino al 30 luglio.
Detto questo, non mancano stoccate. «L’accelerazione dei processi negli ultimi due mesi è legata al fatto che una parte della maggioranza non vuole un governo di pacificazione » incalza Berlusconi davanti al “sinedrio” dell’Ufficio di presidenza, con chiaro riferimento a una parte del Pd.
E sulla magistratura, si limita ad attaccarne una parte, ma con la solita virulenza: il problema è Magistratura Democratica, agisce come «un’associazione segreta di cui non si conoscono gli aderenti». Salvo poi rettificare le sortite qualche ora dopo. Quindi, chiede la mobilitazione di tutti i parlamentati per dare un sostegno concreto ai referendum radicali sulla giustizia: in estate, gazebo sul territorio per la raccolta delle firme.
Gasparri in serata insiste: «Useremo l’arma delle dimissioni di massa per andare al voto, se lo condanneranno».
Il sottosegretario Michaela Biancofiore, va oltre: «Parlamentari e ministri, tutti noi abbiamo già dato le dimissioni in bianco. Sono sul tavolo di Berlusconi, è lui che decide».
Il clima resta questo.
Quanto al partito, a settembre nascerà Forza Italia, conferma il leader: «Scalda di più i cuori». Non vuole divisioni tra falchi e colombe, «siamo tutti uniti, la solidarietà di questi giorni mi commuove, rafforza la mia voglia di combattere ».
Chiuso il vertice, con Alfano e pochi altri fa un blitz nella nuova sede del partito (da agosto) in Piazza San Lorenzo in Lucina.
Cartina alla mano, si entusiasma: «Davvero bella, quasi quasi ci faccio un pensierino e mi trasferisco anche io qui».
Tremila metri quadrati al posto dei 5mila di via dell’Umiltà , affitto da 720mila euro l’anno al posto dei quasi 3 milioni, per locali che Denis Verdini e Ignazio Abrignani hanno “strappato” all’Immobiliare Tirrena con maxi sconto del 30 per cento.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)
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Luglio 12th, 2013 Riccardo Fucile
GIANNINI, (DIGOS), E IMPROTA (IMMIGRAZIONE) SONO STATI NOMINATI QUESTORI UN MESE DOPO IL BLITZ… L’IMPROVVISA SCALATA DELLA CLASSIFICA INTERNA: CHI DAL 65° POSTO ARRIVA AL 20°, CHI DAL 73° AL 21°…. E OSTUNI, QUELLO DEL CASO RUBY, PROMOSSO DAL 259° AL 99° POSTO
Il concorso per diventare dirigenti. In pratica questori. La futura classe dirigente della
polizia.
Nei corridoi della Questura di Roma non si parla d’altro.
Non è una novità che le graduatorie, con i salti in avanti e indietro, siano accolte a denti stretti dagli esclusi, ma stavolta c’è qualcosa in più.
Tra i promossi ci sono due nomi di spicco qui a Roma: Lamberto Giannini, responsabile della Digos, e Maurizio Improta, dirigente dell’ufficio immigrazione. “Proprio i due uffici che avrebbero avuto un ruolo chiave nel rimpatrio forzato di Alma Shalabayeva e della figlia Alua. Niente di illegale in questa promozione, fino a prova contraria, niente che provi un legame tra le due cose”, mettono le mani avanti gli stessi colleghi dei due neo-primi dirigenti.
E provano a mettere inordine i fatti.
Il prelievo forzato della donna e della bambina e l’espulsione avvengonotra il 29 e il 31 maggio scorsi. Un blitz cui partecipa la Digos. Nelle ore successive l’ufficio immigrazione sarebbe stato decisivo per stabilire se, e in che modo, espellere le due donne.Passano le settimane. L’operazione passa nel silenzio.
Venerdì 28 giugno, un mese dopo, si riunisce il consiglio di amministrazione della polizia. Un appuntamento atteso da migliaia di funzionari che in quell’incontro vedono decise le loro carriere.
Stavolta, oltre ai vertici della polizia, avrebbe partecipato il ministro dell’Interno, Angelino Alfano. Non è una circostanza eccezionale. Sul tavolo, appunto, le graduatorie per promuovere i dirigenti superiori (in pratica i futuri questori) e primi dirigenti.
È una selezione durissima: i posti di questore quest’anno sono 20 (più 6 ripescati che dopo il supercorso di un anno otterranno la qualifica). I candidati sono 556, passa uno su dodici.
Poi c’èa graduatoria per primi dirigenti, appena un gradino sotto,’anticamera del questore: 74 posti su 1.624 funzionari in corsa. Il consiglio di amministrazione redige le graduatorie definitive.
Ed ecco le sorprese, come ogni anno. Chi sale e chi scende. Anche di decine di posti. Sempre con strascichi polemici.
E qualcuno punta il dito sulla promozione di Giannini, che nella graduatoria del 2012 era 65° e quest’anno è arrivato 20°. Più quarantacinque.
Sì, proprio l’ultimo strapuntino disponibile per diventare questore.
Maurizio Improta, invece, nel 2012 era 73° e in un anno ha compiuto un balzo di cinquantadue posizioni: 21°.
Può quindi rientrare tra i sei che frequenteranno il corso.
In pochi mesi sarà questore.
Insomma, i due dirigenti hanno ottenuto una valutazione molto positiva del loro operato negli ultimi dodici mesi.
Che cosa li ha distinti rispetto ad altri colleghi?
“Adesso chiederemo l’accesso agli atti per capire”, promette Filippo Bertolami, dirigente sindacale nonchè presidente del Comitato Funzionari Anip-Italia Sicura, da sempre impegnato per la trasparenza nei concorsi in polizia. Ma ci sono altri casi su cui i colleghi vorrebbero chiarimenti: per esempio il salto di centosessantaposti di Pietro Ostuni, capodi Gabinetto della Questura di Milano, passato dal 259° posto al 99°. Come dire, dalle retrovie alla pole position per diventare questore l’anno prossimo. A rispolverare la cronaca recente i maligni ricordano che proprio Ostuni era il funzionario di turno a Milano la famosa notte in cui in via Fatebenefratelli approdò Ruby.
L’uomo che ricevette le telefonate dalla scorta del Premier e dallo stesso Berlusconi. Il poliziotto è stato uno dei testimoni nell’indaginee nel processo contro il premier.
Sentito dai pm disse: “Non ricordo che mi sia stato detto che Ruby aveva negato di essere parente di Mubarak, mi fu detto che era marocchina e che il padre faceva l’agricoltore in Sicilia”.
Una risposta che portò i pm a incalzarlo: “Ammesso che sia credibile quello che lei sta dicendo…le è sembrato potesse essere vera la notizia fornita daBerlusconi?”.
E Ostuni: “Certamente no”.
Un episodio scomodo,che non ha impedito a Ostuniun bel balzo in avanti.
Nel 2012 al concorso per primi dirigenti tra i vincitori figuravan oun funzionario condannato per aver dato il porto d’armi all’autore di una strage (in un anno guadagnò 686 posizioni).
Poi un vicequestore di punta che nel 2011, stando agli atti acquisiti per il ricorso, si era posizionato 299° per poi ritrovarsi 47° l’anno successivo; appena passata la selezione fu indagato dalla Procura di Roma per calunnia e falso ideologico. Parliamo del tifoso pestaggio di Stefano Gugliotta. Ma ecco, ancora una volta, l’ombra del G8: tra i dirigenti selezionati due funzionari che erano a Genova e hanno avuto a che fare con le famose molotov. Un clamoroso falso per incastrare i dimostranti.
Hanno fattobalzi di 314 e 407 posti.
Ma come sono possibili questi salti?
Dal Viminale, come l’anno scorso, una risposta ufficiosa: “Le regole dello scrutinio sono pubbliche. Cambiano i governi, i vertici della polizia, le priorità della loro azione, e anche le caratteristiche richieste ai candidati”.
Bertolami assicura: “Faremo chiarezza anche quest’anno.Non è più accettabile un sistema che, tra colleghi oggettivamente meritevoli, premia frettolosamente anche funzionari i cui uffici sono protagonisti di fatti di cronaca non ancora chiariti
Ferruccio Sansa
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Luglio 12th, 2013 Riccardo Fucile
I PM VOLEVANO SENTIRE ALMA, MA L’UFFICIO IMMIGRAZIONE REPLICO’: “VA SPEDITA SUBITO”… A GUARDIA DELLA VILLA UN CARABINIERE E UN AGENTE DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO
Nel primo pomeriggio di venerdì 31 maggio avviene uno scambio tra la procura di Roma e l’ufficio immigrazione della questura: i magistrati vogliono sentire Alma Shalabayeva, su richiesta dei suoi legali, in merito al passaporto ritenuto falso, motivo per cui è indagata ed è quindi suo diritto essere ascoltata a spontanee dichiarazioni. Ma gli agenti rispondono via fax che il documento è contraffatto.
Quindi il passaggio è inutile.
In realtà si è poi accertato che il passaporto era autentico. Inoltre quel pomeriggio Alma era già in viaggio verso Ciampino dal Cie di Porta Galeria, dove era stata condotta appena due giorni prima.
“Di seguito alle intese telefoniche odierne, con riferimento al sequestro del passaporto diplomatico esibito dalla nominata in oggetto risultato contraffatto, si trasmette la nota del Ministero degli Esteri” del Burundi, “la nota verbale dell’Ambasciata del Kazakistan in Italia relativa alla reale identità della Shalabayeva alias Ayan”.
Inoltre, conclude fra l’altro il fax, “la Shalabayeva è nella condizione di essere rimpatriata, unitamente alla figlia minore”.
Il fax firmato da Maurizio Improta,capo dell’ufficio immigrazione, è stato ricevuto dall’ufficio del procuratore capo, Giuseppe Pignatone e inviato all’attenzione anche del magistrato Eugenio Albamonte, alle 15.22 del 31 maggio.
La moglie del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov, insieme alle figlia Alua di 6 anni, vengono nel frattempo portare a Ciampino.
Qui, poco dopo le 18, viene stilato il verbale di affidamento della minore.
Un verbale “redatto sottobordo”, in pratica sulla pista ai piedi dell’aereo, si legge nel documento, “alla presenza del console onorario Nurlan Khassern”.
La bambina viene affidata “all’ambasciatore del Kazakistan Yerzhan Yessirkepov”. Che prende in consegna le due donne, le fa salire sul jet privato appositamente affittato al mattino alle 11 in Austria dal governo kazako, che lascia Ciampino alle 19 esatte.
La ricostruzione di quanto accaduto quel 31 maggio è solo una piccola parte dell’informativa della Digos allegata agli atti delle indagini sul rimpatrio forzato delle donne che sta mettendo in seria difficoltà il governodi Enrico Letta e in particolare il vicepremier e ministro dell’Interno, Angelino Alfano che sarebbe intervenuto direttamente, su espressa richiesta del regime kazako, senza coinvolgere Palazzo Chigi nè il ministero degli Esteri nè quello della Giustizia.
I documenti allegati agli atti riguardano il periodo dal 24 maggio in poi.
In quella data, infatti, il dissidente Ablyazov viene intercettato, fotografato e filmato nel quartiere dell’Eur a Roma.
In compagnia di alcuni familiari a passeggio e a bordo di un monovolume bianco. Per questo la Digos decide di organizzare il blitz nella villa che la famiglia ha affittato a Casal Palocco dove erano arrivate a inizio mese. A carico dell’uomo, maggior oppositore del regime di Nursultan Nazarbayev, c’è un mandato di cattura internazionale. Ma uno, non due: emesso dal Kazakistan.
In Gran Bretagna, dove è rifugiato politico da diversi anni, Ablyazov ha una pendenza civile. Nessun mandato di cattura inglese, dunque.
LA BIMBA DI 6 ANNI
Tra le carte il verbale di consegna della minore all’ambasciatore stilato “sottobordo”a Ciampino. Come invece inizialmente era stato fatto trapelare. Gli uomini della Digos decidono di intervenire la notte tra il 28 e il 29 maggio. Nel pomeriggio del 28 effettuano un sopralluogo a Casal Palocco (che nel verbale diventa “Casal Balocco”)per pianificare il blitz e trovano tre persone.
Ed ecco un’altra sorpresa che emerge tra gli atti: “D. F. si identifica con una tessera della Presidenza del Consiglio dei Ministri”, un secondo“mostra un tesserino dei Carabinieri”.
Infine i due spiegano “di aver ricevuto incarico da un cittadino israeliano, Forlit, residente in Tel Aviv (…) dove è titolare della società Gadot Information Service”.
Alle 18.10, annotano gli agenti della Digos nell’informativa allegata agli atti, “personale investigativo nota un uomo di 55/60anni di sesso maschile con un auricolare intento a comunicare con un altro uomo all’interno di un auto posteggiata nei pressi dell’abitazione di via Casal Balocco3. (…) A richiesta di esibire i documenti il primo, D. F., diceva essere personale polaria e mostra tessera del Consiglio dei Ministri dopo aver tentato di divagare con risibili motivazioni(…) spiega di aver ricevuto incarico dal cittadino israeliano Forlit, dietro pagamento di 5mila euro, di verificare la presenza di una persona”.
La Digos procede alla bonifica della zona: alle 20 ha la certezza che Ablyazov sia all’interno della villa. Poi lanotte scatta il blitz. E viene arrestato un uomo. Ma è il cognato del dissidente. E anche luiv iene condotto al Cie insieme alla moglie di Ablyazov, Alma.Mentre Alua, la bimba di sei anni,viene affidata temporaneamente alla zia che rimane a Casal Palocco.
La competenza a questo punto passa dalla Digos, guidata da Lamberto Giannini, agli uomini dell’ufficio immigrazione, a cui capo è Maurizio Improta. Alma entra al Cie poco prima dell’alba del 29 maggio. Dopo appena poche ore il prefetto emette il decreto di espulsione.
Lo ricorda lo stesso Improta anche nel fax che invia ai magistrati.
L’ambasciata del Kazakistan invia i documenti relativi alla reale identità della donna solo il giorno successivo, quando ormai Alma è partita, con la figlia, e spedita nelle mani di Nazarbaev accusato ancora ieri da Amnesty International di ingannare la comunità internazionale.
L’organizzazione ha denunciato “l’uso regolare della tortura e dei maltrattamenti in Kazakistan” dove le forze di sicurezza agiscono con impunità e la tortura nei centri di detenzione sia la norma. A questa realtà le autorità italiane hanno affidato Alma e sua figlia. Oltre alle indagini della Procura, anche la politica ha avviato un’inchiesta. Ieri durante la riunionedel Copasir Claudio Fava ha invocato“una risposta di Alfano”.Va svelata, ha aggiunto il deputatodi Sel, “la catena di comando di un’operazione opaca nelle forme e grave nel contenuto. Noi vogliamo sapere da Alfano chi ha chiesto al dottor Maurizio Improta di intervenire con modalità inconsuete e con tanta solerzia per espellere le due kazake e chi si è assunto la responsabilità di dare informazioni frettolose e imprecise su un presunto passaporto falso in possesso della donna che invece era autentico”.
Davide Vecchi
(da “il Fatto Quotidiano“)
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