Luglio 18th, 2013 Riccardo Fucile
LA TV DI STATO CI PROPINA SOLITAMENTE UNA MIRIADE DI COMMENTATORI DEL NULLA, MA SULLA VERGOGNA KAZAKA NESSUN SEGNO DI VITA, NON UN DIRETTORE CHE SI SIA AFFACCIATO SULLO SCHERMO, TUTTI ZITTI E ALLINEATI
La notizia è rimasta sommersa, ma c’è stata un’ondata di disdette per le prenotazioni di aerei, navi, treni verso i paesi a noi più prossimi: Francia, Spagna, Germania e perfino Austria, Grecia, Cipro, Croazia.
Svizzera no, tanto gli svizzeri, per mille e una ragione bancaria, non vanno per il sottile e non ci badano.
Ma gli altri ci conoscono ed è un momento molto delicato per esportare la nostra faccia di italiani.
O la faccia è di bronzo o è meglio restare a casa.
Tutt’al più, si consigliano destinazioni esotiche (India esclusa, anche lì si sono fatti un’idea), come Timor Est, Jacuzia, isole Salomone: lì, a stento, sanno dov’è l’Italia e che ha la forma di uno stivale. Già .
È davvero difficile spiegare che abbiamo un ministro degli Interni al quale sequestrano sotto il naso le persone e lo va pure a dire in giro tutto contento.
Certo, anche in Francia ci fu l’“affaire Ben Barka”, ma cadde un governo e la destra perse anche la presidenza della Repubblica: i francesi poterono portare ancora in giro le loro facce. Ancora più difficile raccontare che il vicepresidente del Senato — la Camera Alta, quella dei saggi reggitori delle istituzioni repubblicane — è un tizio alquanto razzista, non tanto per le parole che dice, ma proprio per il cervello che porta a spasso.
Più complicato spiegare che il signor Alfano e il signor Calderoli non hanno ancora lasciato le poltrone.
Questa premessa serve per capire l’inutilità delle nostre televisioni.
Lasciamo perdere quelle di Berlusconi (gli “speciali” sulle notti del padrone resteranno fra le pagine più vergognose del giornalismo italiano), ma parliamo della Rai, così prodiga di commentatori e di esperti quando le notizie sono innocue o lontane (l’altra sera c’era Saviano sui narcos: ma, a noi, ci frega così tanto del cartello degli Zetas?), che non ha dato segni di vita nè su Calderoli nè, tantomeno, su Alfano.
Non un commento, zero.
Non un direttore che si sia affacciato per un editoriale di critica o di allarme per un paese in briciole. Niente.
Abbiamo allora pensato alle “cartoline” di Andrea Barbato: erano scritte con un garbo incendiario.
Si affacciava alla tv di Stato, mica a telecurvasud, e trainava il Tg3 smontando con la perfidia dell’ironia ministri, politici, imprenditori, persino le intoccabili gerarchie della chiesa.
Quello era vero “servizio pubblico”.
E, allora, delle due l’una: o i principi dell’informazione tv di oggi non sono all’altezza.
O sono pavidi.
Paolo Ojetti
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Luglio 18th, 2013 Riccardo Fucile
LA DIAGNOSI: “TRAUMA CRANICO FACCIALE, DISTRAZIONE AL RACHIDE CERVICALE, CONTUSIONI AL NASO, AL LABBRO SUPERIORE, ALLA PARTE DESTRA DEL TORACE E ALLA PIRAMIDE NASALE”
Nel blitz della polizia italiana avvenuto la notte tra il 28 e il 29 maggio nella villa romana
di via di Casal Palocco 3 l’obiettivo era Mukhtar Ablyazov, ex banchiere e oppositore numero uno del dittatore kazako Nursultan Nazarbayev.
Ma lui non c’era e nei guai sono finiti i suoi parenti: la moglie Alma Shalabayeva, la più piccola delle figlie, Alua (6 anni) e il cognato Bolat Seraliyev, 47enne marito di Venera, sorella di Alma.
Quest’ultima, insieme alla piccina, è stata ingiustamente espulsa e spedita in Kazakistan il 31 maggio.
Mentre Bolat, inizialmente trattenuto dalla polizia insieme alla cognata Alma, la sera del 30 maggio si è presentato al pronto soccorso dell’Aurelia Hospital di via Aurelia 860.
Per farsi curare in seguito alle botte, sostiene lui, prese dagli agenti proprio nella notte della tragica azione di polizia ora — insieme alla successiva deportazione di Alma e Alua – al centro della furibonda polemica politica in Italia e non solo.
Martedì 16 luglio, in Parlamento, il ministro dell’Interno ha sostenuto che nelle foto segnaletiche scattate alle ore 18 del 29 maggio, Seraliyev non presentava alcuna lesione facciale.
Invece, dal verbale di pronto soccorso redatto all’Aurelia Hospital la sera successiva (qui il documento), la diagnosi parla di trauma cranico facciale non commotivo, di distrazione al rachide cervicale, oltre che di diverse contusioni, al naso, al labbro superiore, alla parte destra del torace, contusione alla piramide nasale.
E Bolat ha descritto su “La Stampa” di oggi, 17 luglio, i dettagli dell’aggressione. Madina Ablyazova, la figlia maggiore del dissidente Ablyazov, nella sua intervista concessa a “l’Espresso” a Ginevra, la prima rilasciata dopo la deportazioni della mamma e della sorella (e pubblicata il 14 giugno), aveva già denunciato le botte allo zio.
Furibonda con l’Italia, Madina Ablyazova aveva dichiarato al nostro giornale: «Non mi stupirei se dietro a questa operazione ci possano essere i buoni rapporti tra il dittatore Nazarbayev e il governo italiano. D’altronde tutti sanno degli ottimi rapporti tra il presidente kazako e Silvio Berlusconi».
Maurizio Maggi
(da “l’Espresso“)
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Luglio 18th, 2013 Riccardo Fucile
C’E’ CHI VORREBBE RIFARE UNA DESTRA PARTENDO DAL TETTO E CHIAMANDO COME CAPOMASTRI CHI L’HA AFFOSSATA, “CIRCUITO ITALIA” VUOLE COLLEGARE LE REALTA’ DI BASE PER COSTRUIRE UN FUTURO COMUNE
La premessa
Gli amici che hanno dato vita all’idea di “Circuito Italia” non soffrono nè di protagonismo, nè di velleitarismo: rappresentano realtà di base, associazioni, circoli culturali, blog, ovvero le piccole entità territoriali che permettono ancora di tenere in vita il mondo della “destra non conforme” e autonoma nel nostro Paese.
Realtà vitali che operano spesso non collegate tra loro, senza conoscersi, senza confrontarsi, con possibilità limitate di farsi apprezzare e creare un filo virtuoso di collaborazione con realtà similari.
Amici delusi che hanno giurato “mai più”, ma che sanno di aver mentito a se stessi e hanno una “maledetta voglia” di rimettersi in gioco, di ritrovare un “motivo per “crederci”, ma non vogliono più essere strumento di nessuno.
Per scelta, i nomi dei promotori dell’idea non compaiono in questa prima fase, proprio per evitare ogni forma di personalizzazione.
L’iniziativa non vuole avere “protagonisti” o colonnelli di triste memoria, ma “soldati semplici”, militanti di quella base che tanto ha dato per spirito di servizio senza nulla mai chiedere.
Questa base per tornare protagonista va “collegata”, al di là delle appartenenze passate e ai percorsi personali.
Proprio per ritrovare il senso di “comunità “, per non sentirsi isolati, per non cadere nei tranelli di occasionali pifferai e illusionisti che vogliono solo riciclarsi.
In questo progetto che sta prendendo forma “conterà ” chi aderirà e “ciascuno varrà davvero uno”, conservando la propria autonomia di pensiero e di gestione.
“Circuito Italia” non vuole essere infatti un nuovo partito, ma uno strumento organizzativo per costruire una rete territoriale, promuovendo un censimento delle realtà disponibili a confrontarsi, una “vetrina” per singoli e gruppi al fine di promuovere, veicolare e coordinare iniziative.
In una prima fase saranno raccolte le adesioni al progetto, poi verrà creato uno strumento partecipativo dove ciascuno avrà uno spazio adeguato di espressione e la possibilità di portare a conoscenza le proprie iniziative territoriali.
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Le basi e le riflessioni comuni del progetto
1) La Destra in Italia non esiste più: può rinascere solo attraverso una collettiva presa di coscienza e una assunzione di responsabilità della base
2) Chi ha avuto la possibilità di gestione e ha fallito non è più credibile: occorre ricostruire ex novo e non ripartire da “ex qualcosa”, avendo come obiettivo la necessità di far emergere una nuova classe dirigente
3) Circuito Italia vuole essere un semplice strumento per coordinare, far conoscere e interagire i nuclei esistenti o in costruzione, promuovendo la nascita di nuove forme di partecipazione e di condivisione dal basso per la definizione di una destra moderna.
4) Circuito Italia da un lato ritiene essenziale l’utilizzo dello strumento web come mezzo di confronto, imformazione e interscambio di esperienze, dall’altro si richiama alla promozione di iniziative concrete, ponendo al centro dell’azione politica i problemi reali dei cittadini, affrontati con una comune linea movimentista e non ingessata da apparati.
5) A Circuito Italia possono aderire sia comunità locali, autonome dai partiti, che singoli: non ha importanza “da dove si viene” quanto la volontà di costruire, con un metodo partecipativo, un futuro comune. Il censimento delle realtà esistenti e la nascita di nuove permetterà di razionalizzare la interazione e la collaborazione su base regionale
Istruzioni per l’uso
“Circuito Italia” è un cantiere in costruzione dove ciascuno di voi può portare il proprio mattoncino. L’adesione è gratuita e può essere sia a titolo personale che di gruppi. In questa prima fase il sito “destra di popolo”, grazie alla sua notevole visibilità mediatica, si è reso disponibile a raccogliere contatti e adesioni al progetto, sia attraverso facebook che tramite la sua mail “destradipopolo@gmail.com”, dividendo poi le adesioni su base territoriale.
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Luglio 17th, 2013 Riccardo Fucile
IL PDL FAREBBE PRIMA A SOSTITUIRE ALFANO CHE HA FATTO PIU’ DANNI DELLA GRANDINE… NE PD E’ RIVOLTA CONTRO LA SEGRETERIA: RENZI, CUPERLO, FINOCCHIARO, BINDI SONO PER MANDARE A CASA IL MINISTRO DEGLI INTERNI
Il caso Ablyazov fa tremare il governo e spacca il Pd con i renziani che chiedono le dimissioni di
Alfano e Letta che difende il vicepremier.
La relazione del ministro dell’Interno alle Camere non ha soddisfatto buona parte del Pd, che è tornata all’attacco chiedendo un passo indietro all’esponente del Pdl.
Ipotesi esclusa con fermezza da Enrico Letta e, ovviamente, da Silvio Berlusconi, che al momento blindano il ministro: il primo definisce Alfano «estraneo alla vicenda»; il Cavaliere, invece, lancia un avvertimento: «Alfano non ha colpe e non si tocca. Nè lui, nè il governo».
VENERDI LA CONTA IN AULA
In gioco c’è la tenuta dell’esecutivo: l’uscita di scena del vicepremier, evidentemente, avrebbe ripercussioni sull’accordo di maggioranza.
Attento osservatore il presidente Giorgio Napolitano: c’è attesa per il suo intervento alla “cerimonia del ventaglio” in programma domani al Quirinale. La prova del nove del patto di maggioranza ci sarà venerdì, quando, al Senato, si discuterà la mozione di sfiducia nei confronti di Alfano: è voluta dall’opposizione (la Lega però voterà contro) e tenta molto anche una parte dei senatori democrat. Una certa inquietudine si respira anche tra i centristi di Scelta Civica.
ANCHE I «DALEMIANI» SCARICANO IL MINISTRO
È proprio questo il punto.
Il fronte di chi, nel Pd, vuole le dimissioni di Alfano si è improvvisamente allargato: alla ferma richiesta dei renziani si aggiungono, ora, le perplessità dei dalemiani che invitano il ministro dell’Interno a «rimettere le sue deleghe».
È una vera e propria corsa a smarcarsi dal vicepremier.
Il là lo danno dodici senatori renziani che in una lettera definiscono «Alfano oggettivamente indifendibile» e chiedono pubblicamente ai vertici dei partito «di sostenere la richiesta di dimissioni del ministro».
Così in giornata Gianni Cuperlo, candidato alla segreteria e vicino a Massimo D’Alema, evita il sorpasso e definisce la relazione di Alfano alle Camera «insufficiente».
A ruota un’altra dalemiana, la senatrice Anna Finocchiaro, giudica «molto difficile la posizione del ministro Alfano».
L’AFFONDO DI RENZI
Solo in serata una nota ufficiale del Partito Democratico prova a riportare serenità e anche a dare respiro al governo: «C’è una grande consapevolezza da parte della Segreteria del Pd – si sottolinea – che il Governo Letta è assolutamente necessario al Paese e, in una fase come questa, sarebbe impensabile che il nostro Paese non avesse un Governo».
Sembra una conferma delle parole pronunciate da Letta a Londra, dove il premier ha incontrato l’omologo britannico David Cameron: «La stabilità politica è assolutamente necessaria, altrimenti sarà impossibile ottenere la ripresa», aveva detto poche ore prima il presidente del Consiglio a Downing Street aggiungendo di «non vedere nubi all’orizzonte».
E Renzi? «Nessun problema con Renzi, ci siamo parlati».
Il sindaco di Firenze assicura di «non avere alcuna ansia di far cadere il Governo» anche se rivendica la necessità che «venga fuori un responsabile politico» del caso kazako perchè è «indegno scaricare tutto sulla polizia».
Poi l’affondo contro i dirigenti Pd: «Se vogliono tenersi il partito, va bene. Se preferiscono perdere le elezioni pur di mantenere una poltrona, va bene. Ma ci facciano la cortesia di non strumentalizzare una vicenda di cui come italiano mi vergogno. Una bambina di sei anni è stata prelevata da quaranta agenti, messa su un aereo e adesso vive con la mamma agli arresti domiciliari in un Paese non libero: questa non è l’Italia che vogliamo costruire».
BERLUSCONI DIFENDE IL «DELFINO»
Il Pdl, intanto, fa quadrato attorno ad Alfano e punta il dito contro le divisioni interne ai democrat.
Dal partito trapela che il ministro non ha alcuna intenzione di dimettersi, e si attacca il Pd: «Se ha i suoi problemi se li risolva – è l’accusa – Non si fa un congresso a spese di Alfano».
Berlusconi, dopo giorni di silenzio, è intenzionato a sostenere fino in fondo il segretario del Pdl. Il Cavaliere, rientrato nel pomeriggio a palazzo Grazioli, l’ex capo del governo ha convocato immediatamente i vertici del partito per un summit serale. Riunione a cui è atteso anche Angelino Alfano.
Piatto forte della serata è il destino del titolare del Viminale, messo sotto scacco oltre che dalle opposizioni anche da buona parte del Pd.
Per l’ex capo del governo, spiega chi lo conosce bene, si tratta ora di un vero e proprio braccio di ferro essendosi così esposto nella difesa del segretario del Pdl: su cui non si può mollare perchè – il ragionamento fatto – se cediamo su Alfano la nostra posizione si indebolisce.
(da “La Stampa“)
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Luglio 17th, 2013 Riccardo Fucile
“OCCORRE UN PROGRAMMA EUROPEO PER AEREI DI SESTA GENERAZIONE ADATTI AI NOSTRI REQUISITI OPERATIVI E AVREBBE COSTI BEN PIU’ BASSI”
C’è pure un ex generale dell’Aeronautica militare tra chi si oppone all’acquisto degli F-35.
Si tratta di Fulvio Gagliardi, che ha persino lanciato una petizione on line contro il programma sul sito Change.org : ha raccolto oltre 33mila firme in pochi giorni. Generale Gagliardi, tutti i suoi colleghi militari insistono nel dire che non si può fare a meno degli F-35, che non ci sono alternative.
Lei invece dice che non ne abbiamo bisogno.
Qual è il suo giudizio?
“Non dico che l’F-35 tecnicamente non sia valido: potrà avere problemi di gioventù che bisognerà curare e per cui dovremmo spendere, ma non è questo il punto. Il problema è lo scenario operativo per cui questo velivolo è stato pensato: uno scenario che non è il nostro, non è quello attuale, al massimo poteva essere quello degli Stati Uniti di una decina di anni fa, quando erano tutti proiettati sui teatri mediorientali”.
Molti infatti giudicano l’F-35 un programma militare troppo “americano”, partecipando al quale l’Italia ha fatto una scelta in netto contrasto con le aspirazioni a una difesa comune europea.
“Con l’F-35 stiamo abbandonando la costruzione di una Europa unita mediante programmi militari comuni”.
Quale sarebbe l’alternativa concreta al programma F-35?
“Se abbandoniamo questo programma, diciamo l’anno prossimo, e ne avviamo uno europeo che coinvolga i ‘veri’ Paesi dell’Europa quali Italia, Germania, Francia e Spagna, possiamo mettere sul piatto della bilancia il know- how che abbiamo acquisito e partecipare da leader. Questo sarebbe il vero programma europeo per un aereo di sesta generazione costruito su un requisito operativo europeo più aggiornato e veramente nostro. Le prime spese di definizione e sviluppo saranno più basse e potremmo rinviare a quando la nostra economia sara piu forte le spese piu grosse.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Luglio 17th, 2013 Riccardo Fucile
DAL RITROVAMENTO DELLA BICI RUBATA AD ALFANO SUL MOLO DI AGRIGENTO AL CASO KAZAKO
A un certo punto, nel Paese, c’è sempre qualche tizio che si alza e tuona: “Basta con la dietrologia ”. 
Ecco, è il momento di dirlo chiaro e forte: quel tizio ha ragione.
Basta con la dietrologia.
Qui la davantologia basta e avanza, non c’è bisogno di oscure teorie, trame complicate, ghirigori, intrecci, doppi e tripli giochi, significati reconditi e complottismo selvaggio.
Prendi il ministro dell’Interno.
Il suo più grande successo nei tre mesi di governo è stato il ritrovamento della bicicletta che gli avevano rubato sul molo di Agrigento, un successo delle forze dell’ordine sospeso tra il vecchio neorealismo (ladri di biciclette) e il nuovo surrealismo (il ministro in persona che guarda le immagini delle telecamere di sicurezza per recuperare la sua bici).
Poi, forse provato dal successo, il nostro eroico ispettore Clouseau si è placato, almeno fino al clamore del caso kazako.
Ora, per salvare Angelino dalla sua ignavia e conservargli le sedie di vicepremier e ministro dell’Interno, si procede a una fitta tosatura di teste, accompagnata dall’urlo belluino: “Chi ha sbagliato deve pagare! ”.
Detto da lui, fa un certo effetto
Non serve alcuna dietrologia nemmeno per il triste caso di Emma Bonino, che non sapeva, non era a conoscenza, non dipende da lei eccetera, eccetera.
Emerge dalle cronache che intorno alla villa dei kazaki c’era una specie di Onu: agenti segreti, spie, ex caramba assoldati dagli israeliani, quaranta poliziotti in assetto antisommossa di cui Angelino non sapeva.
Insomma, mancavano solo i pellerossa, due difensori della Lazio e il batterista dei Nomadi e poi c’erano tutti.
Il ministro degli Esteri non solo scende serenamente dal pero, ma dice anche che lei resta ministro.
Perchè? Perchè da ministro potrà aiutare meglio madre e figlia rapite mentre lei era ministro.
Andiamo, gente, con una simile davantologia, chi ha bisogno di dietrologie?
Eppure c’è sempre qualcuno che insiste, che cerca il complotto, che sa guardare “dietro”.
Quando si scatena il putiferio per la volgarità razzista di Calderoli nei confronti di un ministro in carica, una delle tesi difensive è: “Si fa tanto clamore per distogliere l’attenzione dall’affare kazako”.
Ben pensata, eh!
Ma siccome c’è sempre una dietrologia della dietrologia, per qualcuno anche l’affare kazako sarebbe una specie di complotto per far fuori il mirabolante governo Letta. Come scrive il Corriere della Sera a proposito di Angelino nostro: “Sia nella sinistra antigovernativa, sia in quei settori del Pdl che inseguono una crisi di governo, lo si vuole abbattere per far crollare tutto”.
Insomma, altro complotto.
Non si chiede ad Alfano di andarsene perchè è inetto (e quindi, in quella posizione, pericoloso), ma per far cadere Letta.
Insomma, altra dietrologia, questa volta al confine con il surreale: meglio tenersi un ministro incapace, se no cade il governo che ha come vicepremier un ministro incapace, Comma 22.
E infine, per tentare di placare le acque e cadere in piedi, si butta sul tavolo l’italianissima carta della cialtronaggine, estrema ratio della difesa.
È una cosa che funziona da secoli e suona più o meno così: noi non siamo cattivi, siamo solo molto scemi.
Non è che facciamo rapire i rifugiati con azioni illegali, è che eravamo distratti.
Non è che siamo luridi razzisti indegni di un consesso civile, no, siamo solo un po’ leggerini quando facciamo i comizi.
Ecco, dovrebbe bastarci, come consolazione.
Se no cade il governo Letta, un lusso che — dicono — non ci possiamo permettere.
Alessandro Robecchi
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Luglio 17th, 2013 Riccardo Fucile
ALMA AVEVA DIRITTO A CHIEDERE ASILO POLITICO: COSA CHE HA FATTO, NONOSTANTE LE BUGIE NELLA RICOSTRUZIONE DELLA VICENDA DA PARTE DELLE AUTORITA’
“Secondo quanto asserito nel ricorso contro il provvedimento di espulsione, si sostiene che la Shalabayeva avrebbe più volte richiesto al personale operante di non essere espulsa verso il Kazakistan, invocando asilo politico. Avrebbe formulato tali richieste a un agente di nome Laura. Al riguardo si allega la relazione dell’assistente della Polizia di Stato Scipioni Laura che nega di aver ricevuto alcuna istanza, anche verbale, di asilo pur confermando che la donna le aveva esposto i contrasti del marito con il governo kazako”, queste le parole del Prefetto Pansa e poi ripetute dal Ministro Alfano come se non ne avesse di proprie.
Eppure c’è un’altra storia.
“Ho chiesto asilo politico”: la frase nitida e chiara Alma l’ha pronunciata, secondo quanto lei stessa racconta nel suo memoriale pubblicato prima dal Financial Times e poi in Italia dal Fatto Quotidiano.
Ecco cosa racconta la signora: “Laura (Scipioni, ndr) si sedette accanto a me. Li sentii parlare di Ciampino e capii che eravamo diretti lì. Durante il tragitto Laura cominciò a parlare con me. Mi fece qualche domanda che, considerate le circostanze, mi apparve strana. Perchè pensi che le cose vadano così male in Kazakistan? Cominciai a raccontarle… Quando finii di parlare, senza nemmeno tentare di dissimulare quello che stava facendo, tirò fuori il telefono che aveva nascosto da qualche parte e interruppe la registrazione. Capii che aveva registrato tutto quello che avevo detto. (…) Le chiesi cosa stava succedendo. Non disse nulla che potesse avere un senso. Accanto a noi c’erano altre cinque persone, erano tutti armati. Vedevo le armi sotto le giacche. Erano tutti italiani. Sul minibus c’era anche l’italiano che parlava russo. Dissi a Laura: ‘Laura, chiedo l’asilo politico! ‘ Mi rispose con tono affettuoso: Ormai è troppo tardi. Tutto è già stato deciso”.
Se così fosse allora una grave responsabilità pende sui funzionari di polizia presenti in quel momento.
La moglie del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov, quando ha realizzato che la stavano portando sull’aereo insieme alla figlia, ha cercato di far valere i suoi diritti. Qualsiasi cittadino straniero che si trovi in Italia e non possa ritornare nel suo paese a causa del fondato timore di subire violenze o persecuzioni, in qualsiasi momento può far valere questo diritto sancito dall’articolo 10 comma 3 della Costituzione.
Quel diritto può essere esercitato anche sulla scaletta del-l’aereo o nel tragitto tra lo scalo e il velivolo.
Ora, secondo fonti vicine ai funzionari presenti al momento e rintracciate dal Fatto forse quelle parole la signora Alma le ha dette davvero.
Forse non è stata ascoltata, forse non hanno tradotto quelle parole.
Di certo c’è che questa è la tesi dei suoi avvocati.
Quando ha realizzato che il passaporto della Repubblica centroafricana era stato considerato falso dalla Polizia di frontiera e che dunque il suo piano di restare in Italia con quel titolo diplomatico era fallito, Alma ha azionato il piano B.
La donna era stata prelevata, interrogata in un ufficio del centro e poi condotta al Cie di Ponte Galeria.
È qui che avviene qualcosa di strano. Quasi tutti gli agenti che hanno preso parte al blitz arrivano per accompagnare la donna.
Qui gli uomini della mobile di Cortese che hanno condotto il blitz (con una presenza di 4-5 uomini della Digos) fanno qualcosa di inusuale: anzichè affidare la signora ai funzionari dell’ufficio immigrazione restano lì anche loro.
A turno, nelle ore che la donna rimarrà rinchiusa al Cie, uomini della mobile rimarranno a presidiare.
Lo racconta lei nel suo Memoriale: a un certo punto riconosce gli uomini che avevano fatto irruzione nella sua casa.
Lo confermano fonti della Polizia. Gli agenti dell’immigrazione di stanza al Cie rimangono persino stupiti.
Del resto tutta la vicenda è uno stato d’eccezione.
Nella prassi: un immigrato che viene condotto al Cie (di solito rimane mesi, Alma soltanto 48 ore) si trova in stato di fermo per identificazione.
Alla donna invece viene riservato un trattamento da detenzione.
Non solo: gli agenti presenti sono piuttosto eccitati. Hanno fatto il colpaccio, “ci saranno promozioni per tutti” dice qualcuno.
Sono convinti di aver fatto un’operazione graditissima alle alte sfere, che sapranno premiarli come meritano.
Non sapevano cosa li aspettava.
Il pm Pignatone ha dichiarato che avrebbe acquisito il Memoriale di Alma per indagare sui comportamenti dei funzionari di polizia denunciati dalla signora, oppure per le sue possibili calunnie.
Speriamo lo faccia presto
Marco Filoni e Marco Lillo
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Luglio 17th, 2013 Riccardo Fucile
DON CORSANI, GRANDE AMICO DI BERLUSCONI, GIUDICATO COLPEVOLE DI VIOLENZA SESSUALE
Per tutti è e rimane il confessore di Silvio Berlusconi. 
Salesiano come salesiani erano i preti con cui il Cavaliere, racconta sempre emozionato, ha studiato da ragazzino.
Lunedì il tribunale di Rimini ha condannato don Gabriele Corsani a 3 anni e 4 mesi per violenza sessuale nei confronti di uno studente che all’epoca dei fatti, nel 2007, aveva 19 anni ed era in gita in Riviera accompagnato proprio dal sacerdote.
Il religioso aveva attirato in una stanza l’ex allievo proponendogli di dormire insieme per poi, come ha ricostruito l’accusa, palpeggiarlo.
Il ragazzo era riuscito a fuggire dalla camera, ma la denuncia è arrivata solo anni dopo, nel 2011.
Il giudice per l’udienza preliminare Stefania Di Rienzo ha contestualmente inviato alla procura di Pavia gli atti relativi a un altro presunto caso di molestie ai danni di uno studente di Medicina della città lombarda.
Il pubblico ministero, che aveva chiesto 6 anni di reclusione, durante la requisitoria ha parlato di “serialità ”.
“Ci potrebbero essere stati altri casi”, spiega Monica Gnesi, avvocato di parte civile, che spera che l’eco mediatica aiuti altre eventuali vittime a parlare.
Don Corsani, 44 anni, economo del Collegio Salesiano di Pavia, è così tanto vicino alla famiglia dell’ex premier da essere stato il primo sacerdote ad accorrere in occasione della morte di mamma Rosa Bossi nel 2008.
Un anno dopo, aveva concelebrato ad Arcore i funerali della sorella del Cavaliere e anche quelli di Giorgio Gaber: “Don Gabriele è un uomo molto stimato e amato”, spiega il suo avvocato Chiara Vittone.
Di sicuro un uomo pieno di amicizie che contano.
Nel suo collegio a Pavia, a incontrare i ragazzi il giorno della festa di Don Bosco, arrivano sempre nomi grossi del jet set sportivo: Riccardo Montolivo, Maxi Lopez, Bruno Pizzul, Sebastian Giovinco, Esteban Cambiasso.
Nel-l’aprile del 2010 era stato ospite con i suoi ragazzi a Palazzo Chigi.
“Era un sacerdote molto coperto, molto protetto da un ambiente omertoso”, prosegue l’avvocato Gnesi, che punta il dito contro i superiori del sacerdote.
Il giudice ha stabilito anche una provvisionale di cinquemila euro e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.
Nel corso delle indagini affidate ai carabinieri, era emerso anche un altro episodio, rivelato da un diciannovenne: il prete avrebbe tentato di baciarlo sulle labbra.
Ma per questo fatto, mai denunciato, don Corsani è stato assolto.
Lui ha sempre negato, anche se non ha preso parte al processo.
“Innanzitutto abbiamo una condanna in primo grado, non definitiva, per un solo fatto, mentre in quella stessa sentenza è stato assolto per un’altra vicenda – spiega Vittone – Questa serialità non la vedo anche perchè quella di Pavia è solo un’indagine all’inizio. Non ci sono prove. C’è solo il racconto di questo ragazzo. Sono assolutamente sicura che il mio cliente sia innocente e attendo le motivazioni della sentenza per capire e fare appello. Mi rendo conto che si voglia costruire il caso sul fatto che sia una persona vicina a Berlusconi”.
David Marceddu
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Luglio 17th, 2013 Riccardo Fucile
DOPO TRENT’ANNI TRASCORSI A DIFENDERE I PERSEGUITATI DI TUTTO IL MONDO, NON MUOVE UN DITO PER L’UNICA COPPIA DI PERSEGUITATI SOTTO CASA-BONINO
Non arrivano notizie di imminenti digiuni o piagnistei di Marco Pannella per la libertà di Alma e di Aluà , la moglie e la figlia del dissidente Albyazov, che il nostro governo ha appena rispedito nella galera kazaka da cui fuggivano, fregandosene delle conseguenze che ora subiranno, in cambio di un po’ di gas.
Ma anzi risulta che ogni sera a cena da Fortunato al Pantheon o in qualche mensa della Farnesina, continuino i festeggiamenti che Pannella dedica alla sua creatura meglio riuscita, dopo se stesso.
Quella Emma Bonino diventata ministro degli Esteri dopo che alle ultimissime elezioni — le Regionali del Lazio dell’anno 2013 — ha incassato la bellezza di 316 preferenze, realizzando il sogno di ogni minoranza.
Ma senza il lieto fine.
Anzi testimoniando quanto sia conveniente e triste sottomettersi al potere che ti ha appena incoronato.
E dopo un trentennio passato a difendere i perseguitati di tutti i mondi lontani, farsi sfuggire l’unica coppia di perseguitati che proprio sotto casa Bonino avrebbe potuto difendere senza alzare un grammo di polvere, nè una lacrima, nè un digiuno.
Ma solo facendo il suo dovere.
Pino Corrias
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