Luglio 4th, 2013 Riccardo Fucile
SENZA BERLUSCONI NEL PARTITO NON SI VEDE FUTURO… OVAZIONE PER CICCHITTO: “SONO STANCO DI CONOSCERE LE STRATEGIE DEL PDL DA “IL GIORNALE”
Ritratto schizofrenico di partito in un interno. 
Sala intitolata a Lucio Colletti buonanima, filosofo marxista poi berlusconiano. A Montecitorio.
Colto dall’ennesimo raptus laicista e modernista, il gigante Giancarlo Galan si lancia in un’invettiva a favore degli Ogm, dei matrimoni omosessuali e delle adozioni alle coppie gay. Silenzio.
Il velo dell’imbarazzo è squarciato dall’urlo di un giovane deputato siciliano, cattolico del Pdl: “Ma vattene con Pannella, vai via. Tu e Capezzone iscrivetevi al Partito Radicale”.
Una deputata accanto a Galan commenta: “Questi sono drogati”.
Entrambi: Galan e il suo oppositore di Santa Madre Chiesa.
Quest’ultimo continua: “Quello di Galan è un partito che non arriva nemmeno al 2 per cento”.
Le 13 di ieri alla Camera.
L’assemblea dei deputati del Pdl, un centinaio scarso, è l’appuntamento del giorno. Un ex ministro di B., che si mantiene defilato e preferisce non intervenire nella riunione, confida subito dopo: “Quest’assemblea è un ulteriore passo verso il disordine, il caos assoluto”.
Tradotto: gli enormi guai giudiziari del Cavaliere, i falchi che vogliono le urne, le colombe governative che frenano, la Pitonessa Santanchè che sogna la vicepresidenza della Camera, il ritorno a Forza Italia, persino le ambizioni di Raffaele Fitto, democristiano pugliese del Pdl che rivendica uno strapuntino tra Alfano (colomba) e la Santanchè .
Ma il mattatore indiscusso è un signore coi ricci imbiancati e l’ossessione perenne del giustizialismo. Un ex socialista. Al secolo Fabrizio Cicchitto.
Quanto finisce di parlare la sala Colletti di Montecitorio è scossa da un boato. Più di un’ovazione.
Tutti a battere le mani.
Cicchitto, e non è la prima volta, fustiga con pignoleria da Prima Repubblica la linea dei falchi Santanchè, Brunetta, Capezzone e Verdini.
Quelli che vogliono sfasciare tutto, dal Pdl al governo Letta.
L’ex capogruppo del Pdl nella scorsa legislatura dipinge la Pitonessa come il vero direttore del Giornale di Sallusti, compagno della Pitonessa medesima: “Sono stanco di sapere strategie, organigrammi e cambi di nome dal Giornale. Io vengo da Forza Italia e nessuno può darmi lezioni“.
Al tavolo della presidenza, Angelino Alfano ride e scherza con la Santanchè: “Daniela è sempre colpa tua”.
A Cicchitto non piace nemmeno il ritorno a Forza Italia calato dall’alto e la retorica del partito leggero, da cedere in franchising sul territorio a manager danarosi.
Per non parlare del flop delle piccole piazze in difesa del Cavaliere perseguitato: piazza Farnese a Roma (Giuliano Ferrara e Daniela Santanchè) e Arcore (sempre la Pitonessa): “Berlusconi va protetto con almeno 300 mila persone in piazza”.
Altra ovazione, che prosegue quanto l’ex socialista del Pdl avverte: “C’è un emendamento sulla mafiosità delle promesse di voto in campagna elettorale. Se passa, ci arresteranno tutti da Roma in giù”.
Tripudio per la soffiata, non per l’autocritica.
Il boato va dritto in faccia a Renato Brunetta, capogruppo attuale del Pdl alla Camera, contro cui era già in corso una raccolta di firme dei deputati berlusconiani.
Raccolta che poi si è fermata per quieto vivere.
Stefania Prestigiacomo tenta una difesa di Brunetta: “Fabrizio non te la prendere ma con Renato va molto meglio”.
Un autorevole berlusconiano chiosa sottovoce: “Ma guarda questa. Io, la Prestigiacomo nella scorsa legislatura non riesco a ricordarmela. Non è mai venuta in aula. Anzi sì. Quando le interessava una nomina in commissione”.
Veleni, invidie, gelosie.
Il berlusconismo è sempre uguale a se stesso.
Dalle tredici alle due del pomeriggio gli interventi sono poco più di dieci. Copione scontato.
Brunetta che attacca il governo con la solita solfa (“raccordo tra ministri e Parlamento”, eccetera eccetera). Alfano che difende il governo, il minaccioso Fitto che diventa grigiamente doroteo (idem la Gelmini), la difesa d’ufficio della Santanchè bloccata dai veti del Pd per la vicepresidenza della Camera.
Il ministro per le Riforme, Gaetano Quagliariello, si lamenta per gli attacchi ricevuti sul Porcellum. Lui, su ordine del Colle, vuole cambiarlo. B. e il Pdl no.
Impossibile dare forma a questo caos.
L’ultima impennata è del redivivo Daniele Capezzone, che ha il coraggio di sviscerare il problema dei problemi. Altro che la Pitonessa.
Dice Capezzone: “A novembre Berlusconi rischia di andare in carcere per la sentenza Mediaset in Cassazione. Noi che facciamo?”.
Una questione politica ed esistenziale. Senza B., interdetto o galeotto secondo Capezzone, che fine fa il centrodestra, con annesse carriere da Porcellum dei nominati?
In un angolo, Michaela Biancofiore è l’unica con la spilletta tricolore di Forza Italia: “Se arrestano Berlusconi succede la rivoluzione”.
Questo sì, un problema serio. Il resto è caos e schizofrenia.
Fabrizio d’Esposito
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Luglio 4th, 2013 Riccardo Fucile
PER I REATI PUNITI FINO A SEI ANNI SI POTRA’ APPLICARE LA DETENZIONE DOMICILIARE A DISCREZIONE DEL MAGISTRATO… TRA I REATI PREVISTI ANCHE CORRUZIONE, TERRORISMO, STALKING, PROSTITUZIONE MINORILE
Salva tutti e voluta da (quasi) tutti: la legge-delega firmata da Donatella Ferranti (Pd) ed Enrico Costa (Pdl) in discussione alla Camera riesce nell’arduo compito di distribuire regali molto apprezzati (a mafiosi, truffatori, colletti bianchi e ancora una volta a Berlusconi) e contemporaneamente di mettere i giudici in una condizione di potenziale pericolo.
Saranno loro, infatti, a decidere discrezionalmente se mandare in carcere o ai domiciliari una lunga serie di criminali.
Perchè questo stabilisce la Ferranti-Costa: ai reati puniti con pena fino a 6 anni si potrà applicare la detenzione domiciliare, che da misura alternativa al carcere diventa pena principale. E chi beneficerà della novità ?
Per citare un paio di categorie, il condannato per atto di terrorismo con ordigni micidiali o esplosivi e l’occultatore di cadaveri.
NIENTE CARCERE
Corruzione in atti d’ufficio, minaccia e violenza privata, alterazione d’armi: sono casi di scuola. Reati-spia che spesso sono collegati all’associazione mafiosa, ma che — quando mancano le prove del delitto più grave — vengono gestiti come reati comuni.
E saranno i giudici a decidere se i condannati per queste fattispecie di reato potranno beneficiare o meno dei domiciliari.
La paura di molti magistrati è che si possano verificare ritorsioni nei confronti di quei giudici che optino per il carcere, dato che la loro non sarà più una scelta obbligatoria per legge, ma discrezionale.
Tra i reati che si potranno scontare a casa c’è anche la procurata inosservanza di pena, che viene imputata a chi aiuta i latitanti (il pastore che offrì rifugio nella sua masseria a Bernardo Provenzano, è stato condannato proprio per questo).
DONNE MAZZIATE
Poi c’è una “buona” notizia per il gentil sesso: appena ratificata la convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne, Ferranti e Costa propongono di tenere fuori dalle prigioni pure gli stalker.
Proprio loro che, dagli arresti domiciliari, potranno continuare indisturbati a perseguitare le loro vittime.
Non è l’unico reato contro le donne che avrà accesso ai domiciliari: la legge include anche i condannati per prostituzione minorile.
Proprio il reato per cui è stato condannato Berlusconi.
Se al Cavaliere venissero confermate in Cassazione tutte le condanne provvisorie accumulate finora (12 anni in totale), le sconterebbe così: un anno in carcere (proprio quello per prostituzione minorile, che finora, essendo un reato sessuale, non prevede misure alternative nemmeno per gli ultrasettantenni beneficiati dall’ex Cirielli); 8 anni ai domiciliari; e i restanti 3, come prevede la legge penitenziaria, ai servizi sociali, cioè in libertà .
Grazie alla Ferranti-Costa, sparirebbe anche l’unico anno di carcere, che verrebbe scontato anch’esso nella villa di Arcore: proprio dove B. era utilizzatore finale dei bunga bunga.
E I SOLDI?
Ferranti e Costa hanno anche dimenticato di spiegare dove prenderanno i soldi: sia la messa alla prova sia i domiciliari, siccome bisognerà intensificare i controlli e le forze dell’ordine sono già sotto organico, costeranno un bel po’.
Beatrice Borromeo
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Luglio 4th, 2013 Riccardo Fucile
I GIUDICI: “NON SI POSSONO ELIMINARE PER DECRETO”, PER FARLO BISOGNA MODIFICARE LA COSTITUZIONE… LA CASTA FESTEGGIA: RESTERANNO INCOLLATI ALLA POLTRONA ANCORA PER ANNI
Salva Italia? Tiè. La Corte costituzionale, con una sentenza che lascia pochi margini ai dubbi,
boccia senza appello il taglio delle Province deciso per decreto legge e confermato dal voto del Parlamento all’epoca del governo dei tecnici guidato da Mario Monti.
Lo strumento del decreto legge non può essere adoperato per organizzare una materia costituzionale come quella dell’esistenza in vita delle Province (espressamente indicata in Costituzione al Titolo V) o della loro razionalizzazione.
L’epitaffio della nota dei giudici costituzionali è senza scampo per chi aveva pensato di poter cancellare le Province con il sistema spiccio della decretazione d’urgenza: “Il decreto legge, atto destinato a fronteggiare casi straordinari di necessità e urgenza, è strumento normativo non utilizzabile per realizzare una riforma organica e di sistema, quale quella prevista dalle norme censurate nel presente giudizio”.
L’ennesima frittata istituzionale è servita.
Attraverso il Salva Italia definito giusto ieri “incostituzionale”, infatti, nel 2012 non sono andate al voto le province di Ancona, Belluno, Cagliari, Caltanissetta, Como, Genova, La Spezia, Ragusa, Vicenza e Ancona, e nel 2013, ancora, quelle di Roma, Agrigento, Asti, Benevento, Catania, Catanzaro, Enna, Foggia, Massa-Carrara, Messina, Palermo, Trapani, Varese e Vibo Valentia.
Per loro, adesso, si apre il limbo di commissariamenti senza prospettive, in attesa del giudizio che daranno la commissione per le Riforme costituzionali e il governo in un percorso che se va come deve andare potrà durare almeno un paio d’anni.
E allora che si fa?
Adesso il governo, per bocca del ministro delle Riforme Gaetano Quagliariello , afferma di avere fretta: “L’odierna sentenza della Corte Costituzionale sulle Province — afferma il ministro — rende ancora più importante intervenire attraverso le riforme costituzionali sull’intero Titolo V, in particolare per semplificare e razionalizzare l’assetto degli enti territoriali. È il tempo di rendersi conto che mancate riforme e scorciatoie hanno un costo anche economico che in un momento di così grave crisi il Paese non può più sopportare”.
È una frase che suona disperata, mentre i rappresentanti delle Province festeggiano la vittoria.
Il presidente dell’Unione delle Province italiane (Upi) Antonio Saitta centra un punto: “Nessuna motivazione economica era giustificata e quindi la decretazione d’urgenza non poteva essere la strada legittima”.
Constata Saitta: “Per riformare il Paese si deve agire con il pieno concerto di tutte le istituzioni, rispettando il dettato costituzionale. Non si possono sospendere elezioni democratiche di organi costituzionali con decreto legge. Non si può pensare di utilizzare motivazioni economiche, del tutto inconsistenti, per mettere mani su pezzi del sistema istituzionale del Paese”.
È un tema che nella contesa giuridica è stato fatto proprio anche da tre dei “saggi” che siedono nella commissione per le Riforme costituzionali istituita dal governo su inpulso del Quirinale: Beniamino Caravita di Toritto che era difensore di Lombardia e Campania, Giandomenico Falcon (difensore del Friuli Venezia Giulia) e Massimo Luciani (che ha patrocinato la Sardegna).
La loro idea di riforma, anche in seno all’assemblea delle riforme, è più conservatrice. Le Province resistono.
Il taglio da “2 miliardi di euro”, previsto da anni con la loro soppressione, si allontana.
Eduardo Di Blasi
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Luglio 4th, 2013 Riccardo Fucile
NELLA MIGLIORE DELLE IPOTESI POTREMO SPENDERE 6 MILIARDI IN PIU’ NEL 2014 PER PROGETTI COFINANZIATI E APPROVATI DALLA UE
Applausi, lacrime di gioia, pacche sulle spalle e felicitazioni incrociate.
“Ce l’abbiamo fatta”, twittava incontenibile Enrico Letta; il parco Fabrizio Saccomanni si beava per “l’ottima notizia” e giurava che la “luce che vedo in fondo al tunnel della recessione non è il treno che ci viene addosso”; le truppe della Grosse Koalition all’italiana rivendicavano ognuna il proprio merito, la propria lungimiranza, il proprio “iolavevodetto”, la propria quota di contributo nella scelta della Ue di dire addio all’austerity.
Come si vedrà , l’ondata di felicità che ha ieri spettinato la politica italiana per il presunto allentamento del patto di stabilità non era proprio giustificatissima: bene che andrà , e non è detto che vada bene, potremo spendere 6 miliardi in più nel 2014 per progetti cofinanziati (e preventivamente approvati anno per anno) dall’Unione europea.
BARROSO
Il presidente della commissione Ue, ieri mattina, ha fatto partire lo champagne in Italia con le seguenti dichiarazioni: “Quando valuteremo i bilanci nazionali per il 2014 e i risultati di bilancio del 2013 (dei paesi virtuosi), cercheremo di consentire deviazioni temporanee del deficit strutturale dal suo percorso verso l’obiettivo di medio termine (per l’Italia è il pareggio strutturale nel 2014-2015, ndr) fissato delle raccomandazioni specifiche per Paese”.
Tale deviazione “deve essere collegata a spesa pubblica su progetti co-finanziati dalla Ue nell’ambito della politica strutturale e di coesione, delle reti trans-europee e della ‘Connecting Europe Facility’ con un effetto nel lungo termine positivo, diretto e verificabile sul bilancio”.
Insomma, niente scambi con Imu e Iva e poco da fare pure sui mirabolanti tagli al cuneo fiscale chiesti da più di una forza politica.
REHN
Ci ha pensato il commissario all’Economia a far rimettere le bollicine in frigo nel pomeriggio, quando ai vari governi è arrivata una lettera che spiegava i termini della questione: niente sforamenti del tetto del 3% del deficit e niente deroghe nemmeno per la “regola del debito” sancita dal Fiscal compact (riduzione di un ventesimo al-l’anno della parte eccedente il 60% del Pil a partire dalla legge di Stabilità del 2014). Non solo, questa eccezione vale solo finchè la crescita del Pil è “negativa o ben al di sotto del suo potenziale”.
LETTA
Alla luce di quanto scritto da Olli Rehn, il tweet più corretto sarebbe a questo punto: “Ce l’abbiamo fatta?”. Forse qualcuno potrebbe a quel punto chiarire al premier che no, non ce l’abbiamo fatta.
I paletti stabiliti dalla commissione fanno sì che l’Italia non abbia alcun margine di spesa per il 2013 visto che il rapporto deficit/pil è già previsto al 2,9% dopo il pagamento di parte dei debiti della Pa alle imprese.
Nel 2014, infine, lo spazio di manovra sarà al massimo di sei miliardi di euro.
Perchè? La commissione stima il nostro deficit per l’anno prossimo al 2,5% e quindi — fa i conti Sergio De Nardis, capo economista di Nomisma — “l’Italia avrà a disposizione non più dello 0,4% di Pil da poter spendere per investimenti produttivi. Al massimo 6 miliardi”.
Se poi, come continua a prevedere Saccomanni, dall’anno prossimo partirà la ripresa, nel 2015 non potremo nemmeno più sfruttare la “deviazione” di Barroso.
ZANONATO
Ormai il povero ministro dello Sviluppo economico ha il ruolo dell’uccello del malaugurio: “Io non esagererei con l’ottimismo”, avvertiva durante i brevi festeggiamenti di palazzo Chigi.
E infatti oltre alla lettera di Rehn, assai meno piacevole delle vaghe parole di Bar-roso, pure il reale stato dei conti pubblici dovrebbe preoccupare assai Letta e Saccomanni: ad oggi il nostro deficit risulta infatti sotto il 3% del Pil solo grazie ad una recessione sottostimata e al fatto che alcune spese non sono state ancora contabilizzate.
Spiega l’ex sottosegretario Guido Crosetto: “Qualcuno avvisi il premier e soprattutto il ministro, appena avranno un po’ di tempo tra un festeggiamento ed un brindisi, che l’Italia, ad oggi, senza correzioni è già oltre la soglia del 3%. In realtà , lo sanno entrambi benissimo, ma continuano a recitare una parte per sopravvivere”.
SACCOMANNI
Mentre recita, però, il ministro dell’Economia non sta con le mani in mano.
Sapendo che l’effetto delle parole di Barroso sarà , eufemizzando, non risolutivo, ieri in audizione in Parlamento ha chiarito qual è l’orizzonte in cui si muoverà l’esecutivo: “Vi sono ampi margini per la razionalizzazione della spesa per ottenere risparmi in molti comparti. L’opera di revisione della struttura della spesa è la nostra priorità , è la condizione essenziale per poter allentare il prelievo fiscale”.
Tradotto: volete togliere l’Imu o abbattere il cuneo fiscale? Bisogna tagliare (con relativi effetti recessivi sull’economia).
Una buona notizia, infine, può essere invece considerato l’impegno formale della Bei (Banca europea per gli investimenti) a mettere altri 60 miliardi di euro in interventi su crescita e occupazione concordati in sede Ue..
“È un passo importante”, ha commentato dopo un vertice sul tema a Berlino il ministro del Lavoro Enrico Giovannini.
Marco Palombi
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Luglio 4th, 2013 Riccardo Fucile
QUANDO LA DESTRA INTERPRETAVA LE ISTANZE POPOLARI E NON I PICCOLI EGOISMI
Con Anna, “madre coraggio” , se ne va un pezzo della vita di tanti di noi, giovani missini
“proletari”, che hanno vissuto un periodo della storia d’Italia fatta di amore e di odio, di coraggio e di discriminazione.
Fa sorridere quando oggi un cialtrone parla di giornalisti asserviti al potere pensando che a quei tempi, di fronte al rogo di Primavalle, molta stampa parlò persino di “regolamento di conti” tra fascisti come origine della tragedia.
Erano i tempi in cui Almirante lo potevi ascoltare in Tv solo alle tribune politiche una volta l’anno, ai Tg era vietato parlarne.
Qualcuno allora passava le giornate a cazzeggiare ai giardini di Piazza Martinez, non avendo ancora scoperto la vena “comico-rivoluzionaria”.
Qualcun altro avrebbe finanziato di lì a poco la scissione di Democrazia nazionale con 100 milioni e in seguito avrebbe basato la sua discesa in campo con la necessità di opporsi al pericolo comunista, ma quando questo era reale aveva preferito dedicarsi a fare soldi e ad assumere stallieri.
Entrambi raccolgono ancor oggi consensi dai guardiani destrorsi di una rivoluzione mai fatta.
Quanti pasdaran del giorno dopo, quanti fighetti abbronzati che non hanno mai messo piede in una scalcinata sezione missina verranno poi a darci lezioni di liberismo.
Sono quelli che, caduto il comunismo, sono finalmente usciti di casa dopo aver fatto lucidare l’argenteria dalla servitù, intonando consunti slogan di lotta alla casta politica e sgangherati inni sulle melodie di Castrocaro.
Virgilio e Stefano sono stati l’emblema di una destra popolare, sociale , di servizio alla comunità , orgogliosi di una scelta di vita che li ha portati alla morte.
Il loro sacrificio allora ci rese ancora più forti: imparammo ad odiare, unico antidoto per sopravvivere.
Forse proprio per questo abbiamo nel tempo compreso prima di altri il valore della tolleranza, del rispetto e del confronto, perchè una comunità nazionale non può vivere sull’odio, ma nel perseguire il bene comune .
Perchè altre generazioni non passassero quello che abbiamo vissuto noi.
Abbiamo imparato che nella vita bisogna saper interpretare i momenti e diffidare da chi recita fuori tempo vecchi consunti copioni.
La lotta anticasta non deve venire a insegnarcela nessuno, così come non abbiamo bisogno di venditori di confezioni di anticomunismo scadute.
Oggi Anna potrà ricongiungersi a Virgilio e Stefano e stringerli a sè.
Abbracciali forte anche per noi.
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Luglio 4th, 2013 Riccardo Fucile
DAL 16 APRILE 1973 UNA VITA TRASCORSA A CHIEDERE GIUSTIZIA PER I FIGLI VIRGILIO E STEFANO
Nella serata di martedì è morta a Roma, all’età di 82 anni, Anna Mattei, la madre di Virgilio e Stefano, arsi vivi nel rogo di Primavalle il 16 aprile del 1973: avevano rispettivamente 8 e 22 anni.
I due fratelli, figli del segretario di una sezione del Msi, fecero una morte orribile, tra le fiamme del rogo appiccato da tre componenti di Potere Operaio (che, sia pure condannati in secondo grado per omicidio preterintenzionale, ottennero i benefici della prescrizione anche grazie a un periodo di latitanza in Sudamerica).
IL ROGO
Le fiamme divamparono, appiccate dalla benzina gettata dai tre, sotto la porta dell’appartamento abitato dalla famiglia composta da Mario Mattei, dalla moglie Annamaria e dai figli, al terzo piano delle case popolari di via Bernardo da Bibbiena, quartiere Primavalle.
Mattei era allora il segretario della sezione «Giarabub» del Movimento sociale italiano, in via Svampa.
Un’enclave nera in un quartiere tradizionalmente rosso.
L’incendio distrusse rapidamente l’intero appartamento.
La madre Annamaria e i due figli più piccoli, Antonella di 9 anni e Giampaolo di soli 3 anni, riuscirono a fuggire dalla porta principale.
MILITANTI MISSINI
Altre due figlie si salvarono: Lucia, di 15 anni, aiutata dal padre Mario si calò nel balconcino del secondo piano e da lì si buttò, presa al volo ancora dal padre.
Silvia, 19 anni, si gettò dalla veranda della cucina e riportò incredibilmente solo qualche frattura.
Due dei figli, Virgilio di 22 anni, militante missino nel corpo dei Volontari Nazionali, e il fratellino Stefano di 8 anni morirono carbonizzati, non riuscendo a gettarsi dalla finestra.
Il dramma avvenne davanti a una folla che si era raccolta nei pressi dell’abitazione, e assistette alla terribile morte di Virgilio, rimasto appoggiato al davanzale, e di Stefano, scivolato all’interno dell’abitazione in fiamme dopo che il fratello maggiore che lo teneva con sè perse le forze.
I FUNERALI
I funerali di Anna Mattei saranno celebrati venerdì 5 luglio, alle ore 10.00 presso la chiesa di Santa Croce in via Guido Reni, nel quartiere Flaminio.
Il sindaco Ignazio Marino ha appreso «con dolore della morte di Anna Mattei, una donna che ha sofferto molto nella sua vita e che è stata vittima, insieme alla sua famiglia, di una stagione molto difficile della storia italiana che ha segnato profondamente anche la vita politica e sociale di Roma. Alla famiglia – ha concluso il primo cittadino – vanno le più sentite condoglianze della capitale».
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Luglio 3rd, 2013 Riccardo Fucile
DOPO TANTO CASINO PER ESSERE RICEVUTO AL QUIRINALE, GRILLO RIMEDIA UNA FIGURACCIA: SUL WEB LEONE, DI PERSONA ….
L’incontro tra Beppe Grillo e Giorgio Napolitano, chiesto mercoledì dal leader M5S in un post sul
suo blog, si farà .
Venerdì 5 luglio alle 11.
Ma non sarà “privato”. Un invito ufficiale che ha sorpreso il comico di Genova, che, secondo fonti interne, non sarebbe disponibile per quella giornata a causa di ulteriori impegni in agenda e per questo starebbe cercando di contattare il Presidente della Repubblica.
Lo Staff sarebbe al lavoro per cercare una data alternativa.
Dopo il primo imbarazzo, il gruppo parlamentare alla Camera del Movimento 5 Stelle ha fatto sapere che, “se non potrà essere spostato l’appuntamento, per il bene del Paese, venerdì ci saremo”.
Poche ore prima il Quirinale avevo reso nota la lettera con cui il Segretario Generale, Donato Marra, per conto del Presidente della Repubblica, aveva dato riscontro alla domanda del comico: “Gentile dottore, in relazione alla richiesta da lei formulata ieri a nome del leader del Movimento 5 Stelle di un incontro privato con il Presidente della Repubblica, devo precisarle che tale incontro non potrà caratterizzarsi come tale, come avviene in tutti i casi in cui il Capo dello Stato incontra delegazioni di forze politiche rappresentate in Parlamento. Tanto premesso ho il piacere di comunicarle che il Presidente della Repubblica è disponibile ad effettuare tale udienza nella giornata di venerdì prossimo, alle ore 11.00. A tale udienza — sottolinea il Quirinale nella lettera a Grillo — potranno partecipare, insieme al leader del Movimento Beppe Grillo e ai Presidenti dei gruppi parlamentari, come da vostra richiesta e come già avvenuto del resto in recenti occasioni, anche altre personalità purchè ne siano chiariti i titoli e le funzioni nell’ambito del Movimento”.
La risposta del Presidente ad un’esigenza che Beppe Grillo aveva espresso in un articolo sul suo blog, ha sorpreso gli eletti a 5 Stelle in Parlamento.
Se Grillo pensava di sparare sul web i soliti slogan usi a dargli visibilità , la mossa di Napolitano lo ha spiazzato. Anche perchè davanti al Presidente della Repubblica ora dovrebbe avanzare qualche proposta concreta, cosa notoriamente difficile per le sue abitudini.
Farà in tempo Casaleggio a preparargli il copione pr venerdi? In caso contrario appuntamento rinviato e figura da pirla assicurata.
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Luglio 3rd, 2013 Riccardo Fucile
LO DICONO LE STIME A CAMPIONE DELLA GUARDIA DI FINANZA
Non solo una palestra ospitata in casa, come l’ormai ex ministro Josefa Idem.
Ma anche una stalla nel salone, per evitare pagare quanto dovuto sulla propria villa.
Il dibattito sull’Imu in Italia dovrebbe arricchirsi di un paio di nuove domande: non più soltanto quando si paga, ma anche chi la paga e quanto?
Dalle indagini compiute dall’Agenzia delle Entrate e dalla Guardia di Finanza emerge un dato abbastanza allarmante: un contribuente su quattro nel 2012 ha fatto il furbo. Sono circa dieci milioni di persone.
LE CAPRETTE IN SALONE
Il record dell’assurdo lo vince un avvocato della provincia di Bari, finito in un’inchiesta del nucleo di polizia tributaria.
La Finanza aveva avviato un’indagine sugli evasori dell’Imu e così ha chiesto al professionista di visitare quella che aveva accatastato come una stalla fuori città . Quando sono arrivati, i finanzieri pensavano di essere in un film di Vanzina: per motivare la propria dichiarazione, l’avvocato aveva fatto trovare loro nel salone della villa una decina di pecore, con tanto di paglia per terra, che pascolavano tra il camino, i doppi infissi e un televisore.
«Ho voluto creare – ha messo a verbale – un ambiente accogliente».
Seppur con la palma dell’originalità , il professionista non è stato l’unico a essere scoperto.
Nell’ambito della stessa operazione sono stati 187 gli immobili sequestrati e 2.874 le persone denunciate, quasi il 50 per cento di quelle controllate, perchè non versavano completamente l’Imu.
E così le piscine erano dichiarate come vasche uso irriguo, i campi da tennis battuti per le mandorle, le case risultavano capanne per attrezzi agricoli oppure stalle.
L’EVASIONE
Ma quanto è grande l’evasione? Secondo un recente studio dell’Ifel, fondazione dell’Associazione dei comuni, agli enti locali manca circa mezzo miliardo di euro di incasso rispetto a quanto doveva portare il gettito Imu dello scorso anno.
«Ma il problema – spiegano le Fiamme gialle – non è tanto quello che non viene versato. Ma quello che non viene conteggiato».
«È difficile fornire un dato nazionale – dicono dal centro studi dall’Anci – perchè la raccolta dei tributi è affidata ai singoli comuni».
Ma, in Emilia Romagna, l’evasione sul comparto “casa-edile” è stimata intorno al 58 per cento.
Mentre stime a campione effettuate dalla Guardia di Finanza raccontano che almeno il 25 per cento dei contribuenti paga meno del dovuto.
Il nodo è l’“incongruità catastale”.
«La mancata riforma del registro immobiliare – spiegano Alessandro Buoncompagni e Sandro Momigliano di Bankitalia – causa differenze fra la base imponibile basata sulle rendite catastali e gli effettivi valori di mercato degli immobili».
Significa che la maggior parte delle abitazioni di pregio sono accatastate sotto altre voci perchè le banche dati non sono mai state aggiornate.
I FINTI ACCATASTAMENTI
Prendiamo il caso di Civitanova Marche, 41mila abitanti in provincia di Macerata. Basta guardare la piantina di Google map per contare almeno una ventina di ville con piscina.
Eppure, come ha denunciato la commissione bilancio del Comune, «in tutta la città ci sono due ville e zero case signorili».
In compenso al comune risultano 1.987 case popolari (quelle che cioè avrebbero i servizi igienici in condivisione) e 387 ultrapopolari, cioè senza servizi igienici.
Ecco, se queste sono bugie, i proprietari di tutte quelle abitazioni sono evasori.
Il caso è emblematico ma sarebbe possibile ripeterlo in tutte le città d’Italia.
A partire da Roma, che è capitale anche del paradosso.
Ci sono appartamenti in piazza Navona accatastati ancora come case popolari e ci sono abitazioni nuove nella periferia più estrema della città che pagano tariffe residenziali.
«Facendo un paragone di prezzi sulla stessa metratura – spiegano i tecnici della Guardia di Finanza – la casa in centro vale almeno un milione di euro in più. Eppure pagano un Imu irrisoria».
La maggior parte dei comuni capoluogo (Roma, Bari, Torino per dirne alcuni) ha sottoscritto protocolli d’intesa con Finanza e Agenzia delle Entrate (che ora ha inglobato anche quella del Territorio) per incrociare i dati e scovare i “furbetti”.
PRIMA E SECONDA CASA
Come insegna il caso Idem, sono frequentissimi i casi di marito e moglie che decidono di prendere la residenza in due posti diversi in modo tale da pagare l’imposta su due prime case.
Spesso la residenza è fissata nelle case di vacanza.
Ecco, quindi, che in un villaggio turistico pugliese risultano abitare per tutto l’anno 450 persone.
Il comune di Genova che ha lanciato la caccia ai “finti” residenti ad Albisola o a Rapallo, quello di Pescara che li cerca nei comuni di mare vicini.
A Cortina hanno invece preparato tutto un sistema di sgravi Imu per chi affitta ai parenti. Mentre, da Milano alla Sicilia, sono sempre più frequenti le “finte separazioni” per eludere l’imposta.
Giuliano Foschini e Fabio Tonacci
(da “La Repubblica“)
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Luglio 3rd, 2013 Riccardo Fucile
“IL PD E’ UN PARTITO MAI NATO, NON NE ESCONO FUORI”
Massimo Cacciari, ex sindaco di Venezia, tradizionalmente non ha peli sulla lingua. 
E il suo abbandono della politica è stato dovuto anche alla delusione nei confronti del Pd. Ma di fronte allo spettacolo quotidiano offerto dai Democratici (candidati che entrano ed escono, riunioni più o meno carbonare, documenti sul futuro del partito, dichiarazioni durissime su cavilli regolamentari), più che ironico diventa tragico.
Addirittura apocalittico.
Cacciari, ieri abbiamo assistito all’ennesima puntata della quotidiana guerra di posizionamento nel Pd: non le sembra una dinamica assurda?
C’è in atto una guerra politica molto chiara nel suo significato. Bisogna capire se si sfasciano prima o dopo. Nel Pd ci sono culture — anche antropologicamente parlando — che non possono convivere, come i Renzi e gli Epifani, gli ex Dc e gli ex Pci. Non è solo lotta per il potere, ma anche una battaglia di prospettiva.
Ma in un momento in cui la crisi economica continua a essere gravissima, questo non contribuisce a distruggere il paese?
Mah…Tutti stanno distruggendo il paese. Non c’è una forza politica in grado di fare da argine istituzionale. Ognuno tira acqua al suo mulino. Ognuno gioca un ruolo, ognuno si è specializzato. C’è chi fa il giustizialista, chi l’antigiustizialista, chi difende la casta, chi attacca la casta, chi fa il nuovista. Ognuno si specializza. Ma questo non è fare politica. Ognuno cerca di salvare il culo a se stesso.
Ma tutto questo non annoia anche l’elettorato?
Non è detto. Anche se durante le primarie Renzi-Bersani non s’è parlato di niente, queste hanno portato voti, che poi Bersani ha dilapidato.
Non le sembra che la battaglia congressuale di adesso sia molto meno appassionante della sfida d’autunno?
È ripetitiva. E non c’è dubbio che scassi le palle. Ma è inevitabile.
Qual è ora la partita?
Evitare che Renzi diventi segretario con la consacrazione delle primarie. Perchè un momento dopo farebbe cadere il governo Letta. E il Partito democratico non vuole.
Anche le quotidiane uscite di Renzi non sono diventate trite e ritrite?
Renzi è in una situazione difficilissima. Non può fare diversamente. Deve porsi come premier ma questo nello stesso tempo lo espone a un conflitto drammatico: perciò tira il sasso e ritira il braccio. È ovvio che lo paga in termini di logoramento dell’immagine. E così il rischio è che si arrivi alle elezioni con un leader decotto.
Cuperlo o Fassina, sono degli avversari competitivi?
No, nel modo più assoluto.
Ma insomma, perchè il Pd non può uscire da questa dinamica?
Perchè non è nato. È un dramma politico: non è in grado di esprimere un gruppo dirigente. La leadership è necessaria. E dunque, il Pd invece di parlare di qualcosa, parla di come dev’essere formato tale gruppo. È un partito senza basi, fondato sul nulla. L’unica cosa che ancora resiste sono dei rimasugli del Pci. Certo, ci sono anche persone in gamba. Per esempio Barca è uno che ha delle cose da dire, che ha delle idee. Ma resta stritolato in questa dinamica. È ovvio che è un dibattito misero.
Se il Pd non è nelle condizioni di formare un gruppo dirigente come può pensare di governare il paese?
Questo è tautologico. Ha dimostrato ampiamente di non essere in grado di formare un governo. Tant’è vero che alla fine sono stati costretti a farlo a calci in culo da Napolitano. à‰ lui che governa per interposta persona.
Wanda Marra
argomento: Partito Democratico, PD | Commenta »