Dicembre 6th, 2013 Riccardo Fucile
GLI EFFETTI DELLA SENTENZA DELLA CONSULTA ENTRANO IN VIGORE SOLO DOPO LA PUBBLICAZIONE DELLA SENTENZA, QUINDI TUTTO QUANTO AVVENUTO FINO AD OGGI E’ LEGITTIMO… LE DUE STRADE SUCCESSIVE
Li chiamavano i frutti dell’albero avvelenato. 
È una teoria nata negli Stati Uniti: se un certo atto è stato eseguito illegittimamente tutti gli atti e i fatti che ne derivano sono nulli.
Così, se in una perquisizione fatta senza mandato del giudice è stato trovato un fucile che è stato usato per commettere un omicidio, il proprietario non potrà essere condannato; salvo che non esistano altre prove indipendenti dalla perquisizione.
È quanto tutti, più o meno, stanno sostenendo a proposito della sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato l’illegittimità della legge elettorale: tutti a casa, Parlamento, presidente della Repubblica, giudici della Corte costituzionale e altri nominati da Parlamento e pdR.
Ma non solo: dovrebbero essere nulle tutte le leggi emanate, tutti i provvedimenti adottati.
Proprio vero? Mah.
Il principio generale è che la legge dichiarata incostituzionale cessa di esistere e di esplicare i suoi effetti dalla data della pubblicazione della sentenza.
Esaminando la cosa dal punto di vista opposto, questo vuol dire che, fino ad allora, tutto quanto avvenuto nel periodo antecedente è legittimo.
Immaginiamo una sentenza di condanna per adulterio pronunciata nel 1967; la donna (il reato si applicava solo alle mogli) finiva in carcere: tutto regolare.
Nel 1968 l’art. 559 codice penale che lo prevedeva fu dichiarato incostituzionale. A quel punto la poveretta era scarcerata; ma la condanna restava legittima.
Così è per l’elezione dei parlamentari avvenuta con il Porcellum: è legittima; come lo sono tutte le leggi e gli atti da costoro emanati, elezione del presidente della Repubblica compresa.
Il problema perciò riguarda il futuro: cosa succederà quando la sentenza verrà depositata?
Ipotesi 1.
L’elezione è avvenuta legalmente e le conseguenti funzioni istituzionali sono da considerarsi legittime. L’incostituzionalità della legge elettorale significa solo che, alle prossime elezioni, bisognerà utilizzarne un’altra. Conseguenza paradossale ma inevitabile di questa tesi è che, teoricamente , tutto potrebbe restare com’è fino alla scadenza naturale della legislatura.
Ipotesi 2.
Ogni figura istituzionale che deve la sua posizione direttamente o indirettamente alla legge elettorale dichiarata incostituzionale si trova priva di legittimità . Proprio come per la moglie adultera la cui carcerazione è diventata illegittima perchè la legge che la presuppone non esiste più, queste persone perdono automaticamente la loro funzione il cui presupposto legale è stato spazzato via dall’ordinamento
Dunque servono nuove elezioni; fino ad allora si applica l’art. 61 comma 2 della Costituzione: “Finchè non siano riunite le nuove Camere sono prorogati i poteri delle precedenti”. Che dunque potrebbero emanare legittimamente una nuova legge elettorale.
Questa seconda ipotesi solleva drammatici interrogativi.
Gente che, per anni, non è stata capace di sostituire l’incostituzionale (lo dicevano tutti) Porcellum, riuscirà a farlo ora, in un mese?
E sarà consapevole del fatto che, a sentenza della Corte depositata, saranno tutti inesistenti e che ogni loro atto non avrà alcuna efficacia giuridica?
Si renderanno conto dello tsunami di ricorsi che i cittadini presenteranno contro ogni nuova legge che si azzardassero a emanare?
La risposta, scontata, è no.
Vuoi vedere che tutti si metteranno d’accordo sul fatto che l’ipotesi giusta è la numero 1?
Bruno Tinti
(da “il Fatto Quotiadiano“)
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Dicembre 6th, 2013 Riccardo Fucile
“ALFANO SENZA BERLUSCONI SAREBBE RIMASTO A FARE L’AVVOCATO DI PROVINCIA, RENZI RAPPRESENTA GLI INTERESSI DI CHI LO STA SPINGENDO”…”GRILLO CAVALCA SOLO LA PROTESTA, NON HA UN PROGETTO REALE, CAMBIA SPESSO IDEA E NON SELEZIONA LA CLASSE DIRIGENTE”… “PRIMARIE VERE PER TUTTI, I NOSTRI RAPPRESENTANTI DEVONO ESSERE SCELTI DAI CITTADINI”
Incontriamo il dott. Giuseppe Prete appena rientrato da un tour di presentazione del suo Movimento Gente Onesta di cui è presidente.
La politica italiana sembra condizionata da quanto sta accadendo nei due principali partiti: la scissione di Alfano da Forza Italia da un lato e il congresso del Pd dall’altro. ll vice premier e Renzi pare facciano recuperare consensi alle due coalizioni: rappresentano il nuovo o il riciclo del vecchio?
Hanno una caratteristica in comune: entrambi vogliono proporsi a “nuovo” cercando di far dimenticare al cittadino i loro trascorsi. Alfano senza Berlusconi probabilmente sarebbe rimasto a fare l’avvocato di provincia, Renzi è solo un figlio d’arte, e non tutti i figli di grossi personaggi son riusciti a sfondare in politica. Il sindaco di Firenze ha il vantaggio di avere sponsor che lo elevano perchè giovane e perchè fa comodo ed è funzionale ai suoi “promotori”. Alfano e Renzi, due giovani che credono di essere anche giovani in politica. Solo due volpi.
La terza forza in campo, i Cinquestelle, a detta di molti, rincorre solo la protesta senza un vero programma alternativo: MGO condivide questa analisi?
La condivido. Grillo, come Bossi, ha solo cavalcato l’onda lunga della protesta e, come per la Lega allora, anche ai 5 Stelle l’operazione è riuscita. Per Grillo/Casaleggio ha giocato a favore la caduta di Di Pietro, il declino berlusconiano, il dramma vissuto all’interno del PD tra Bersani e, guarda un pò, Renzi. Aggiungiamo anche che la situazione in Italia è anche peggiorata ed ecco la furbata di Grillo di scendere in campo. Ma con le onde di protesta, senza un progetto politico, non si costruisce nulla, si prendono voti, ma si lasciano tanti vuoti intorno. Non si possono fare proclami sulla distruzione della attuale politica senza proposte sensate su cosa e come ricostruire una politica a misura di cittadino.
Da molti viene la considerazione che il Movimento di Grillo potrebbe avere in comune con MGO molte cose, in realtà abbiamo una sola cosa in comune: la ricerca di un cambiamento del sistema politico. La differenza è che noi intendiamo cambiarla attraverso un metodo scientifico, senza fare ricorso a devastazioni totali. Grillo, invece, dice spesso cose giuste, non tutte condivisibili, ma avanza senza un metodo costruttivo e con scelte sui candidati discutibili. Se Crimi e la Lombardi erano Presidenti dei due Gruppi Parlamentari e rappresentavano il “meglio”… è stata una scelta che ha fatto perdere credibilità e consensi. Al contrario di Grillo, il percorso di MGO intende procedere attraverso una costruttiva ricerca, con l’uso del dialogo, per avere quei riscontri che servono in politica. Le strade di Grillo guardano solo ad una rivoluzione, ad uno scardinamento, anche giusto, dell’attuale gestione politica italiana, procedendo con squilibrio, noi guardiamo avanti con equilibrio, con progettualità e con riscontro più funzionale, senza presunzione e senza dialoghi teatrali. Nel nostro lavoro di ricerca, MGO non intende alimentare il leaderismo o personaggi idolo, da noi chiunque è una risorsa, io intendo portare in Parlamento persone preparate e non discutibili come è successo nel 5Stelle. Come si può ben capire.. sono tutte differenze sostanziali…se non abissali.
In Italia, dopo il declino della Dc, chiunque si proponga al Centro dello schieramento politico, non miete certo successi: eppure è il ceto medio moderato che viene corteggiato sia da destra che da sinistra, tanto da risultare determinante nella vittoria degli uni o degli altri…
Siamo sicuri? Dopo la DC di politica c’è ben poco, contano le differenze degli uomini. Dopo la DC, con l’avvento del craxismo è la politica ad essere cambiata e dire che esista una destra, un centro, una sinistra è solo per propaganda elettorale. Prendiamo l’esempio di Renzi: è di sinistra ma dice cose di destra. Alfano è di destra e appoggia Letta. No, non è politica questa: è solo convenienza di “gestione” di poltrone per se e per gli amici, non servizio al popolo. Quella che conosco io, che conoscevo, era fatta di scontri, ma c’era una sana dialettica costruttiva e il nostro Paese continuava a crescere. Dopo… Siamo retrocessi in serie “C” e abbiamo anche saputo perdere la competizione industriale che, dal dopoguerra, eravamo riusciti a farci invidiare da tutto il mondo. Oggi siamo ultimi in Europa e davanti a noi c’è il Lussemburgo.
Metà del popolo italiano, attraverso l’astensione o la scheda bianca, non si sente rappresentato, l’altra metà spesso vota il meno peggio, per dirla alla Montanelli “turandosi il naso”. Che dovrebbero fare questi elettori?
Non sono d’accordo. Gli “amanti” di Berlusconi non li schiodi, gli elettori di sinistra è difficile che cambino. È nel centro avviene il dramma. Casini non ha saputo essere il degno erede di una DC e naviga a vista, va di qua e di la. Gli astensionisti sono cittadini che non si riconoscono più negli uomini, ma hanno ideali e valori che purtroppo non trovano più in nessun partito o movimento. Poi arriva Grillo e li prende in giro. Se dovessero ricrescere gli astensionisti non mi sorprenderei.
I piccoli partiti sono sicuramente penalizzati dall’attuale legge elettorale che prevede coalizioni e sbarramenti: non sarebbe meglio un ritorno al proporzionale che garantiva almeno una tribuna di rappresentanza anche alle nuove forze politiche?
Guarda che anche il proporzionale ha prodotto disastri enormi. Col proporzionale voti il candidato, vero, ma erano i partiti a scegliere i candidati e a metterli in cima alla lista. Sappiamo che, essendo una popolazione di anziani, per tutti era facile votare il simbolo e i numeri in alto alla scheda elettorale. Servono primarie dove chi si vuol candidare inoltri domanda al Comune di residenza, e si inviti la popolazione a scegliere chi candidare nelle liste, ciascuno in rappresentanza del proprio schieramento. La scelta dei candidati va sottratta dalle segreterie nazionali di partito o di corrente. Allora andrebbe veramente bene il metodo proporzionale.
Con un debito pubblico come quello italiano, si può incidere sullo sviluppo o è destino di tutti i governi barcamenarsi alla meno peggio quando si stila una finanziaria?
E’ prioritario, a parer mio, pensare allo sviluppo economico del Paese più che ai rapporti europei. Siamo in una situazione difficilissima e non possiamo sottostare continuamente alle pressioni che ci vengono dall’Europa. Abbiamo bisogno di ristabilire equilibri interni, di proteggere le nostre esportazioni, di attuare, quando possibile una sorta di protezionismo. Siamo diventati estremamente deboli da questi punto di vista. Economia e lavoro devono essere i nostri obiettivi e non il nostro permanere, sotto ricatto, in un’ Europa che da e toglie a seconda di volontà finanziarie di partner più forti di noi.
Un argomento di attualità è la contestata privatizzazione del trasporto pubblico: molte municipalizzate sono con l’acqua alla gola per i tagli del Governo. E’ questa la strada per il risanamento o esiste ancora l’alternativa della buona amministrazione del bene pubblico?
Per evere una buona amministrazione pubblica servono bilanci pubblici. Il Governo, sappiamo, cerca di arraffare dove può, e i Comuni (che di disastri ne hanno fatti tanti) oggi per sopravvivere o tagliano Enti, o aumentano le tasse per farli sopravvivere. In quanto alle privatizzazioni, mi sorprenderebbe se ci fossero privati che investono in settori in crisi.
MGO ha preso spesso posizione a favore dei ceti meno abbienti colpiti dalla crisi, ormai si parla di oltre 4 milioni di famiglie italiane povere, aumentano gli sfratti e le code ala Charitas e diminuiscono potere d’acquisto e competitività delle piccole aziende. C’è qualche intervento che si potrebbe adottare a breve per dare respiro a queste fasce sociali?
Movimento Gente Onesta è nato per i ceti meno abbienti e per i piccoli imprenditori e per loro (la maggioranza del Paese) si batterà . Tornando ai numeri, è vero che ci sono 4 milioni di poveri “assoluti”, ma è triste sapere che nel 2013 (dopo anni di devastazione) ci sono 14,8 milioni di italiani in fascia di povertà “relativa” e pronti ad entrare in quella assoluta se si continua a perdere posti di lavoro, a non crearne dei nuovi, ma soprattutto a tartassare l’impossibile. Anche le “mutande” son tassate oramai. Movimento Gente Onesta è molto inferocita per questo e il nostro girovagare in tutto il Paese serve anche a far trovare la forza al cittadino per rialzarsi e per condividere il nostro progetto politico. Noi partiamo da dove esiste il problema: dal cittadino.
Qualche idea per fare emergere il sommerso e poter ridurre l’imposizione fiscale?
Ne avrei una: impiegherei l’esercito nei valichi di frontiera, formerei una catena umana da non permettere a nessuno di trasferire all’estero nostri capitali. Stesso controllo lo farei con l’immigrazione che trasferisce abbondanti liquidità all’estero. Controllerei tutte le attività cinesi in Italia e soprattutto una anagrafe della popolazione cinese. Ultimo, non da ultimo, lotta senza quartiere all’evasione dei ceti alti perche’, se si ha coraggio, si sa da dove iniziare. Non farei come ha fatto Monti e le sue ridicole “retate” ai piccoli esercenti. So dove andare a colpire ma non faccio anticipazioni.
La cronaca politica ci mostra ogni giorno scandali anche nelle amministrazioni locali, come i rimborsi spese dei gruppi regionali. Ma in Italia nessuno controlla? O è la politica in generale che è “decaduta”?
Ho 53 anni, ed è da quando ho cominciato a far politica (all’età di 20 anni) che nei Comuni, Province, Regioni succede di tutto. Fu per questo motivo che io uscii dalla DC nel 1988. Oggi questo malcostume è di attualità , quasi una prassi dovuta, grazie alle tv e ai tanti programmi in tv che, per fare elevati indici di ascolto, ne parlano. Ma la sostanza non cambia. Si disse che dopo l’avvento di tangentopoli la corruzione sarebbe rientrata. Mio dio che Paese siamo, non ci manca proprio nulla.
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Dicembre 6th, 2013 Riccardo Fucile
PRESENTATO IL LOGO DEL “NUOVO CENTRODESTRA” AL TEMPIO DI ADRIANO A ROMA
Presentazione flop del logo del Nuovo Centrodestra al Tempio di Adriano a Roma. 
Il video non parte, l’audio si inceppa più volte, tanto che alla fine il leader del nuovo movimento Angelino Alfano è costretto a prenderne una copia cartonata e sollevarla per renderla visibile a fotografi e tv.
“Da oggi — spiega Alfano — il nostro colore è il blu. Il blu è il colore del mare, un colore che da forza: è la forza del mare, è la bellezza del cielo, è il colore dei sogni di Mirò. E’ il colore della serenità e il colore di chi ha una grande speranza”.
Terminata la breve presentazione Alfano lascia la sala in tutta fretta.
Intanto, puntuale, si scatena l’ironia su Twitter. In tanti bocciano senza appello la grafica del logo e non pochi la associano ai farmaci: “Ammazza che brutto il simbolo del Nuovo Centrodestra! Sembra quello di un medicinale!”,
“Ma quanto è inspiegabilmente brutto il simbolo? Sembra il marchio di un purgante“, scrive Zero.
“Non so se usare il simbolo per farmi passare il singhiozzo, continuare con la foto di Alfano”, è il commento di un altro.
A qualcuno, invece, ricorda il simbolo “di Linkedin: onorevoli già in cerca di lavoro?”.
A qualcun altro il contrasto cromatico ricorda “la bandiera della Grecia“, mentre c’è chi si chiede se sia stato “disegnato da un seienne con il normografo” e chi più brutalmente sostiene: “Roba da prendere a schiaffoni grafico, editor e lo stesso Alfano”.
Taglia corto un utente: “Appena nato, il Nuovo Centrodestra può già vantare un primato: ha il simbolo più brutto della storia”
Manolo Lanaro
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Dicembre 6th, 2013 Riccardo Fucile
SPOSETTI: “CIVATI E RENZI SPENDONO TROPPO”… LA REPLICA: “NON È VERO”… PER ORA NESSUNA RENDICONTAZIONE
“Pippo Civati? Non mi piace, è il tappetino di Renzi e dice solo cose che portano acqua al sindaco di Firenze. E poi ha speso troppo in questa campagna per le primarie. Come Renzi, peraltro, che solo per mettere un annuncio su Repubblica , ieri, per far sapere che era al Teatro Olimpico a Roma, ha speso 7.000 euro”.
Ugo Sposetti, l’ex tesoriere dei Ds, uno dei grandi elettori di Gianni Cuperlo, va giù duro.
E accusa: “C’è un’informazione di regime. Possibile che nessuno si chieda quanto spende Civati, il web costa, e quanto spende Renzi?”.
La questione delle spese per le primarie è spinosa, ed è di quelle destinate a rimanere in una zona di parziale opacità .
Il tetto è di 200 mila euro, ma per ora è praticamente impossibile capire quanto abbiano effettivamente speso i vari concorrenti.
Le primarie non sono ancora chiuse e quindi ognuno di loro è legittimato a fornire cifre a spanne, pronto a giurare di essere pienamente nei limiti richiesti.
Dice Alberto Bianchi, presidente della Fondazione Big Bang, da sempre delegato a far quadrare i conti del Sindaco di Firenze: “Abbiamo speso circa 85 mila euro, prevediamo di spenderne circa altri 25. Il Teatro Olimpico a Roma è costato 5 mila euro. A mia conoscenza su Repubblica non è apparsa nessuna propaganda elettorale. È apparsa la notizia di un incontro con Renzi, che è cosa ben diversa da un annuncio di sostegno o di propaganda”.
E le iniziative in giro per l’Italia, a partire da Bari? I renziani garantiscono che tutto questo è pagato dai comitati locali e che comunque non si supererà il tetto di spesa. Duri anche i civatiani : “Non accettiamo lezioni di trasparenza da chi sostiene un candidato che non sta rendicontando agli elettori quanto raccoglie e come lo spende. Gianni Cuperlo è l’unico dei tre candidati a non aver reso queste informazioni disponibili on line”, dice Paolo Cosseddu, campaign manager per Civati.
“La cifra raccolta da noi è pubblicata online sul sito civati.it   e attualmente si aggira attorno ai 90.000 euro”.
In campo scende anche la tesoriera del comitato Cuperlo, Donata Lenzi: “Non so quanto abbiamo speso, alla fine tireremo le somme”.
La polemica è di quelle destinate a tornare. Nel dettaglio chi ha finanziato le primarie dell’anno scorso di Renzi? Nel dettaglio non si sa.
E la rendicontazione delle spese sostenute da Bersani per la sua corsa contro Renzi? Gli ultimi capitoli di spesa non sono mai stati resi noti.
Cosa ne è stato del “tesoretto”, i 6 milioni ricavati dalle consultazioni dall’anno scorso? Ufficialmente non si sa come siano stati utilizzati.
C’è poi il tallone d’Achille del Rottamatore, dal punto di vista dei soldi: la Leopolda. Dice Bianchi che costerà intorno agli 85mila euro, ma che non fa parte della campagna congressuale, e quindi non fa cifra per il tetto. Motivazione discutibile.
E comunque, chi la finanzia? Lo scopriremo solo nella prossima primavera. Sono gli ultimi fuochi polemici di una campagna che si avvia alla conclusione.
E intanto Matteo Renzi continua a ricevere endorsement dei più variegati.
Da Pippo Baudo a Max Giusti, arrivando a Belen Rodriguez, che la mette così: “È il più bello tra i tre candidati alle primarie del Pd. Il suo accento fiorentino mi diverte molto, mi piace fisicamente, ha dei begli occhi chiari”.
E dunque, per chi voterà alle primarie? “Non saprei, mi devo informare”.
Rischi che si corrono.
Wanda Marra
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Dicembre 6th, 2013 Riccardo Fucile
QUESTO IL TOTALE DEI CONTRIBUTI EROGATI IN NOVE ANNI… E DI FRONTE ALLA STRETTA STATALE C’E’ CHI PENSA DI INTERROMPERE IL PROGETTO EDITORIALE
L’anno scorso su Reportime avevamo documentato l’emorragia di denaro pubblico iniziata
quando con una norma fatta su misura venne consentito a una qualunque radio locale di trasformarsi da un giorno all’altro in “organo di partito rappresentato in Parlamento”: bastava inventare un movimento politico e trovare almeno due parlamentari bendisposti che dichiarassero di rappresentare il fantomatico movimento in una delle due Camere.
E molti parlamentari di ogni schieramento non si sono fatti pregare, anche perchè alcune delle radio coinvolte erano già nell’area di questo o quel partito.
L’operazione è riuscita a cinque emittenti locali: Ecoradio, Radio Città Futura, Radio Onda Verde, Veneto Uno e Radio Galileo, che si sono aggiunte a Radio Radicale nel rastrellamento di contributi pubblici.
La legge prevedeva il rimborso fino al 70% delle spese messe a bilancio, quindi più spendevi e più incassavi.
Non è un caso che i contributi annui siano lievitati dai quattro milioni e mezzo di euro del 2003 agli oltre dodici milioni del 2008, poi sono progressivamente calati.
Nel 2012 però la spending review ha cancellato il “diritto soggettivo”: ora i soldi vengono messi a riparto anno per anno e in prospettiva dovrebbero esaurirsi, tuttavia lo Stato non ha ancora chiuso del tutto i rubinetti.
A fronte di questa incertezza normativa sul futuro dei finanziamenti alle “radio di partito” l’editore di Ecoradio ha recentemente annunciato che non intende più richiedere il contributo pubblico “interrompendo il progetto editoriale”.
Una buona notizia per i contribuenti, molto meno per i dipendenti per cui si prospetta la perdita del posto di lavoro: niente contributo e quindi tutti a casa.
Il segretario dell’associazione stampa romana Paolo Butturini ha reagito duramente.
Il sindacato accusa l’azienda di rifiutare il confronto e chiede di tutelare l’occupazione: “Le risorse ci sono” — afferma Butturini — “Ecoradio deve ancora incassare centinaia di migliaia di euro in contributi assegnati ma non ancora erogati”. L’editore Marco Lamonica ha replicato con un comunicato stampa, ribadendo “l’impossibilità di conversione commerciale del progetto editoriale” e “la conseguente cessazione dei rapporti di lavoro”, proponendo esclusivamente “un’uscita su base volontaria dei lavoratori a fronte di un incentivo”.
Uno scenario di crisi nera, che pone legittimi interrogativi visto che Ecoradio è l’emittente locale (trasmette in sole tre province) che in questi anni ha beneficiato maggiormente dei contributi.
In Italia operano un migliaio di radio locali che tanti soldi non li hanno mai visti e che pure occupano stabilmente centinaia di giornalisti, tecnici e impiegati.
A queste imprese sono stati pure tolti i rimborsi sulle spese di gestione (energia, telecomunicazioni, agenzie di stampa).
Bisognerebbe chiedersi perchè da un lato si taglia e dall’altro si continuano a spendere milioni di euro solo per poche ”radio di partito”, che sono tali solo sulla carta in virtù di norme ora abrogate.
Un tema che dovrebbe interessare al Parlamento, infatti la Rea (Radiotelevisioni Associate) ha scritto ai capigruppo di Camera e Senato per chiedere di eliminare i privilegi a questi organi di partito fantasma creati solo in virtù del contributo. Qualcuno interverrà per fermare l’emorragia? Sperare è lecito, dubitare è doveroso.
Dal canto nostro possiamo solo mettere in fila le aride cifre: dal 2003 al 2011 in totale sono stati assegnati a sei emittenti radiofoniche ben 88.887.128,00 euro, e altri soldi continueranno ad arrivare perchè lo Stato deve ancora versare i contributi già previsti per l’anno passato e per quello in corso.
Ecco la classifica provvisoria:
EMITTENTE PROPRIETà€ MOVIMENTO POLITICO CONTRIBUTI INCASSATI IN € (2003/2011)
Radio nazionali
Radio Radicale Centro di Produzione SPA
Partito Radicale/Lista Marco Pannella 37.175.401,00
Radio locali
Ecoradio Ecomedia SPA organo ufficiale prima del “Movimento politico Italia e Libertà ” e poi del “Movimento ComunicAmbiente” 26.140.808,00
Radio Città Futura Radio Città Futura SCPA organo ufficiale del “Movimento Politico Roma Idee” 15.907.443,0
Veneto Uno Tr.ad Sas di Ghizzo Roberto organo ufficiale del “Movimento politico Liga fronte veneto nord-est Europa” 4.967.258,00
Radio Galileo Radio Galileo soc. coop. organo ufficiale del “Movimento Politico CittAperta” 3.426.712,0
Radio Onda Verde Radio Onda Verde srl organo ufficiale del “Movimento Politico A Viva Voce” 1.269.476,00*
(da “il Corriere della Sera”)
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Dicembre 6th, 2013 Riccardo Fucile
NEL MIRINO 140.000 EURO, LA META’ PAGATA DALLA LEGA NORD
La Procura contabile dell’Emilia Romagna ha citato in giudizio sette politici per l’acquisto delle interviste in alcune televisioni locali durante la campagna elettorale. La vicenda nasce dall’indagine (più ampia), sull’uso improprio dei soldi destinati ai gruppi consiliari regionali come rimborso spese per il funzionamento dei gruppi stessi.
La Procura della Corte dei Conti contesta ai sette spese non giustificate per 140.000 euro, dei quali la metà pagati dalla Lega Nord.
Tra i citati c’è anche Marco Monari, unica vittima politica (per ora), della vicenda. Monari, ex capogruppo del Pd, si è infatti dimesso quando sono diventati di dominio pubblico alcuni pernottamenti in alberghi e cene.
Ma il 9 luglio, giorno dell’udienza, si presenteranno davanti ai giudici contabili anche Luigi Villani (Pdl), Gian Guido Naldi (Sel), Roberto Sconciaforti (Fds), Sivia Noè (Udc), Mauro Manfredini (Ln) e Andrea Defranceschi (M5S).
«Avevamo molto riscontro – ha dichiarato il leghista – era una trasmissione in diretta, per noi era tutto regolare».
Posizione delicata anche per l’esponente dei grillini che tra l’altro si trova a rispondere delle «comparsate» televisive dell’ex collega di partito Giovanni Favia, poi espulso.
«Me ne assumo la piena responsabilità – dice oggi Favia – Pagare per andare in televisione è pagare per andare al proprio funerale».
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Dicembre 5th, 2013 Riccardo Fucile
OLTRE 18 MILIONI DI PERSONE SONO A RISCHIO ESCLUSIONE SOCIALE, SOLO LA GRECIA E’ MESSA PEGGIO CON IL 34,6% DELLA POPOLAZIONE
Da uno su quattro a un passo dall’uno su tre. 
Nei cinque anni di crisi economica tra il 2008 e il 2012, gli italiani che secondo Eurostat ricadono nella definizione di individui “a rischio povertà o esclusione sociale” sono balzati al 29,9 per cento, dal 25,3 per cento del 2008 e il 28,2 del 2011.
Significa che questa fetta della popolazione ha almeno uno di questi tre “requisiti” certo poco invidiati: è a rischio povertà , visto che vive in una famiglia con un reddito disponibile (inclusi gli eventuali assegni ricevuti dallo Stato come sostegno) inferiore alla soglia di povertà , che è posta al 60% del reddito medio disponibile nel Paese di riferimento (19,4% in Italia); registra “forti mancanze materiali” (ad esempio è impossibilitata a pagare spese impreviste, non mangia con regolarità carne e proteine affini, non può permettersi di riscaldare la casa, non possiede una macchina – in Italia riguarda il 14,5% della popolazione); oppure vive in una famiglia con una bassa intensità di lavoro (cioè nella quale i membri fino a sessant’anni hanno lavorato meno del 20% dei mesi durante i quali teoricamente avrebbero potuto essere occupati, il 10,3% in Italia).
Ebbene, guardando a tutti questi indicatori dopo la Grecia (34,6%), l’Italia è il Paese della zona euro dove il rischio di povertà ed esclusione sociale è più alto.
L’anno scorso – e l’andamento economico del 2013 non lascia certo pensare che le cose siano migliorate -, a rischio di esclusione sociale c’erano 18,2 milioni di persone.
In Spagna, Paese in difficoltà economica e con altissima disoccupazione, è il 28,2% della popolazione ad essere a rischio, in Portogallo il 25,3%, a Cipro il 27,1%, in Estonia il 23,4%. Mentre scende parecchio la difficoltà in Francia, dove il rischio povertà si concretizza per il 19,1% dei cittadini, in Germania (19,6%), Finlandia (17,2%), Olanda (15%).
Per trovare dati peggiori dell’Italia e della Grecia, bisogna andare ai Paesi fuori della zona euro: al top Bulgaria (49,3%), Romania (41,7%), Lettonia (36,5%), Croazia (32,3%).
Se si guarda l’intera Unione europea, l’anno scorso 124.5 milioni di persone, il 24.8% della popoazione, era a rischio di esclusione sociale, in peggioramento rispetto al 24.3% del 2011 e il 23.7% in 2008.
La riduzione di questa incidenza è uno degli obiettivi principali della strategia europea al 2020, ma la strada da fare è molto lunga.
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Dicembre 5th, 2013 Riccardo Fucile
CROLLA IL POTERE D’ACQUISTO DI OLTRE IL 9%… CIRCA 130.000 DIPENDENTI PUBBLICI IN MENO
Quasi la metà dei pensionati Inps (il 45,2%) ha un reddito da pensione inferiore ai 1.000 euro al mese, mette nero su bianco il bilancio sociale Inps 2012.
Su quasi 7,2 milioni di pensionati che non arrivano a 1.000 euro, poco meno di un terzo (2,26 milioni) non arriva nemmeno a 500 euro.
Possono invece contare su più di 3mila euro al mese poco più di 650.000 pensionati. Mentre il potere d’acquisto delle famiglie è crollato del 9,4% tra il 2008 e il 2012.
Nel complesso nei quattro anni considerati il reddito disponibile delle famiglie ha perso in media l’1,8% (-2% tra il 2011 e il 2012).
L’istituto di previdenza segnala anche l’emorragia di dipendenti pubblici nel 2012. Nell’anno passato gli statali sono diminuiti, a causa del blocco del turnover e dei numerosi pensionamenti, di circa 130mila unità (-4%) passando da 3,23 milioni a 3,1 .
GLI AMMORTIZZATORI
Altro tema dolente: gli ammortizzatori sociali.
L’anno scorso l’ammontare della spesa è stata di 22,7 miliardi di euro dei quali 12,6 di prestazioni e 10,1 di contributi figurativi.
La spesa è ripartita in 6,1 miliardi per la cassa integrazione, 13,8 miliardi per l’indennità di disoccupazione e 2,8 miliardi per l’indennità di mobilità .
Rispetto al 2011 si registra un aumento di spesa per la Cig nel suo complesso (21,7%), un incremento della spesa sia per l’indennità di disoccupazione (18,2%) che l’indennità di mobilità (17,3%).
L’ampiezza dell’utilizzo degli ammortizzatori nel 2012 emerge anche dai dati sui beneficiari: la Cig ha coinvolto in tutto più di 1,6 milioni di lavoratori, la mobilità ne ha interessati oltre 285mila e la disoccupazione nel suo complesso quasi 2,5 milioni. In totale oltre 4 milioni di lavoratori hanno percepito un ammortizzatore nel corso dell’anno.
IL BILANCIO
Così il totale delle uscite ammontano a circa 392 miliardi e, di queste, le prestazioni istituzionali, pari a 296 miliardi, coprono il 75 per cento circa di tutte le uscite.
A fronte di queste uscite, il totale delle entrate si colloca attorno a 382 miliardi, di cui 306 miliardi di entrate correnti e 20 miliardi di entrate in conto capitale.
Dei 306 miliardi di entrate correnti, 208 miliardi derivano dai contributi pagati dai datori di lavoro e dai lavoratori dipendenti e autonomi.
I trasferimenti che lo Stato e gli altri enti pubblici erogano all’istituto ammontano a circa 94 miliardi pari al 24,6 per cento di tutte le entrate.
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Dicembre 5th, 2013 Riccardo Fucile
A PAROLE HANNO TUTTI I BAGAGLI PRONTI, MA IN STAZIONE NON CI VA NESSUNO… IN ONDA ALLA CAMERA LA SOLITA SCENEGGIATA USO TELECAMERE: PECCATO CHE IL PORCELLUM L’ABBIA INVENTATO IL CENTRODESTRA E CHE GRILLO CON QUEL SISTEMA VOLEVA ANDARE A VOTARE FINO A IERI
Tutti delegittimati e abusivi, tutti a casa, tuonano i grillini ed escono dall’aula. 
Sono 148 i deputati abusivi della sinistra, scrive Renato Brunetta, e sono quelli del Pd arrivati alla Camera grazie al premio di maggioranza giudicato illegittimo dalla Corte Costituzionale.
Il Movimento 5 Stelle e Forza Italia vanno alla carica della maggioranza e del governo a testa bassa.
Due opposizioni che hanno l’obiettivo di far saltare il banco della politica e portare gli italiani al voto prima possibile.
Due opposizioni che si somigliano sempre di più nell’intento di delegittimare questo Parlamento, che si sommano nella pratica ostruzionistica su ogni provvedimento che transita per l’aula di Camera e Senato.
Il Pd parla di populismi che si uniscono.
Fabrizio Cicchitto del Nuovo Centrodestra è dispiaciuto della sponda che Forza Italia sta dando ai pentastellati in questa opera demolitrice.
Sicuramente c’è un’eterogenesi dei fini che fa il gioco dei grillini che non hanno tra le proprie corde grandi prospettive di governo, ma non è chiaro fino a che punto possa giovare ai berlusconiani.
Il partito di Berlusconi non ha interesse a tornare alle urne con quel che resta del Porcellum disossato, ovvero un sistema proporzionale con le preferenze.
Quanti, degli attuali parlamentari, verrebbero rieletti con le preferenze?
Allora lunga vita a Letta?
Forse non è un caso che un esponente di primo piano di Forza Italia come Maurizio Gasparri chiede di cominciare subito a discutere di riforme costituzionali per superare il bicameralismo e ridurre il numero dei parlamentari.
Una vota chiarito che Parlamento ne uscirà fuori, osserva Gasparri, si potrà scrivere la nuova legge elettorale ad hoc.
Insomma, in Forza Italia non tutti dicono «siamo tutti decaduti» e vogliono confondersi con i grillini.
Il problema è che Berlusconi non ha idea di che legge elettorale vuole. Aspetta di capire cosa farà Renzi.
In attesa, sia Forza Italia che Cinquestelle confidano nella memoria corta degli Italiani: i primi sono, con la Lega, coloro che hanno prodotto la porcata che ora festeggiano sia stata eliminata.
I secondi sono gli stessi che fino a ieri insistevano per andare a votare con il Porcellum .
Ma qualcuno del M5S si è per caso scusato per aver ripetutamente proposto, gridato, preteso di andare al più presto a nuove elezioni con una legge incostituzionale?
La Corte Costituzionale, oltre a dichiarare l’illegittimità di quelle norme, ha detto altre due cose, che evidentemente nessuno nel M5S è in grado di leggere o capire.
La prima è che gli effetti giuridici della sentenza decorreranno dalla data di pubblicazione della sentenza, che “avrà luogo nelle prossime settimane”.
In altre parole, al momento di illegittimo non c’è proprio nulla.
La seconda, ancor più degna di attenzione, è che “resta fermo che il Parlamento può sempre approvare nuove leggi elettorali, secondo le proprie scelte politiche, nel rispetto dei principi costituzionali”.
Ovvero: l’idea che il Parlamento possa solo ripescare il mattarellum è una boiata.
Quindi, menzogne a parte, se i Cinquestelle tra una sceneggiata e un’altra, ritengono questo Parlamento illegittimo, a cominciare da loro stessi, perchè le dimissioni, invece che chiederle agli altri, non le danno loro per primi?
Cosa aspettano a dare l’esempio?
Come riescono a stare anche per un solo altro giorno in un Camera di abusivi, loro per primi?
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