Agosto 9th, 2018 Riccardo Fucile
LO STUDIO DEL SOLE24ORE: GLI INVESTITORI NON SI FIDANO E OGNI DICHIARAZIONE NON RASSICURANTE FA AUMENTARE IL DIFFERENZIALE
Il Sole 24 Ore mostra oggi in un’infografica l’andamento dello spread BTp-Bund dal 4 marzo ad oggi e, soprattutto, fa vedere l’andamento del differenziale ieri, quando si sono susseguite interviste e dichiarazioni di ministri e del premier.
Lo spread tra BTp e Bund, racconta il quotidiano di Confindustria, si era calmato in mattinata, scendendo dai 247 punti base di martedì sera ai 243 toccati alle 8,34 grazie alle dichiarazioni rassicuranti (dal punto di vista dei mercati) rilasciate dal ministro Giovanni Tria proprio al Sole 24 Ore.
Poi, quando alle 11 è iniziata la conferenza stampa del premier Conte, lo spread è ulteriormente sceso fino ad arrivare al minimo di 241 punti a metà giornata. Poi, però, lo spread ha ripreso a salire.
Ma il balzo vero e proprio è arrivato dopo le 17,20. In quel momento l’agenzia Bloomberg pubblica (in inglese) alcune dichiarazioni del vicepremier Luigi Di Maio. Il flash dell’agenzia, uscito alle 17,20, titola così: «Di Maio promette che l’Italia userà una dura tattica nella battaglia con l’Europa sulla Manovra di bilancio».
Il movimento dello spread — che poi va a riflettersi sul debito — dimostra perchè sia arrivato l’aumento di questi mesi e perchè sia tecnicamente imprevedibile sapere cosa succederà domani: perchè nessuno sa come si comporterà il governo Lega-M5S e ogni dichiarazione, magari anche diplomaticamente bellicosa ma nel filone del “tutto fumo e niente arrosto”, viene invece interpretata al contrario dai mercati che ancora non conoscono l’indirizzo del governo e non sanno se prevarrà la linea Tria o quella di Salvini e Di Maio.
In attesa dell’incidente che magari arriverà in autunno.
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 9th, 2018 Riccardo Fucile
SABATO SI GIOCHERA’ UNA MEDAGLIA: “UN SOGNO, PERDONO TUTTI”
L’azzurra Daisy Osakue si è qualificata per la finale del lancio del disco agli Europei di atletica
in corso a Berlino.
La 22enne torinese, alla sua terza partecipazione in Nazionale, debuttante alla rassegna continentale, dopo aver aperto le qualificazioni in pedana con un primo tentativo nullo, ha ottenuto il pass con la misura di 58,73.
La finale è in programma sabato.
La giovane atleta, figlia di genitori nigeriani, ha rischiato di rimanere a casa dopo l’aggressione subita a Moncalieri a pochi giorni dalla partenza per la Germania quando, mentre attraversava la strada, è stata colpita a un occhio da un uovo lanciato da un’auto in corsa.
Il controllo oculistico effettuato venerdì scorso aveva però registrato un miglioramento del quadro clinico tale da consentire la sospensione progressiva della terapia cortisonica e la conseguente partecipazione agli Europei.
“E’ la ciliegina sulla torta, quello che serviva per dimenticare quello che è successo, perdono tutti” ha detto a caldo subito dopo la gara.
“Per me la finale era un sogno, questo Europeo sta già iniziando alla grande – racconta ai microfoni di Rai Sport – Dopo tutto quello che ho passato mi ero detta: ‘o la va o mi spacco’. Ed è andata, è bellissimo”.
(da agenzie)
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Agosto 9th, 2018 Riccardo Fucile
INDOVINATE LA TESI DIFENSIVA: MA UNA GOLIARDATA, E’ CHIARO … URLARE “NEGRO DI MERDA” E SPARARE IN ITALIA E’ GOLIARDIA
Sono due ragazzini di 13 anni gli autori delle offese e delle esplosioni di alcuni colpi a salve nei confronti di un ragazzo di 24 anni del Gambia, ospite della parrocchia di Don Massimo Biancalani a Vicofaro, Pistoia, la sera del 2 agosto.
I due ragazzini – spiegano gli investigatori – hanno ammesso le loro responsabilità , motivando quanto accaduto come un “momento goliardico, escludendo qualsiasi riconducibilità a motivi razziali o politici”.
Peccato che urlassero “bastardo e nero”, ma farà parte della goliardia anche questo.
Digos e squadra mobile di Pistoia, coordinate dalla procura della città toscana, attraverso testimonianze, la visione delle immagini registrate dalle telecamere e sopralluoghi, hanno accertato la presenza di un gruppo di minorenni pistoiesi che, nelle ore in cui sono avvenuti i fatti, si aggirava nella zona di Vicofaro.
Sono state poi fatte perquisizioni nelle case di alcuni dei ragazzini, alla ricerca dell’arma con cui erano stati esplosi i colpi a salve.
Sarebbe stato in questa occasione, si spiega dalla polizia, che i due tredicenni, alla presenza dei genitori, hanno fornito spontanee dichiarazioni ammettendo le loro responsabilità e consentendo così il rinvenimento, nell’abitazione di uno dei minorenni, della scacciacani utilizzata e di circa 200 proiettili a salve.
I due ragazzini, essendo minori di 14 anni, non sono imputabili e il fascicolo di indagine è stato trasmesso alla procura presso il tribunale dei minori di Firenze.
Il caso era stato denunciato sulla sua pagina Facebook dal parroco di Vicofaro, don Massimo Biancalani, da sempre impegnato nell’accoglienza dei migranti e già finito al centro delle cronache per una foto pubblicata sui social in cui si mostravano alcuni ospiti della sua canonica portati a fare un bagno in piscina.” Vi scrivo dagli uffici della questura di Pistoia per informarvi che a Vicofaro ci sono stati degli spari – il messaggio pubblicato dal parroco, subito rimbalzato il rete in modo virale – Due giovani italiani al grido negri di merda hanno sparato uno o due colpi di arma da fuoco in direzione di uno dei nostri ragazzi migranti che fortunatamente è rimasto illeso” .
La successiva testimonianza della vittima (avvalorata da diversi riscontri) ha fatto il resto, spingendo la questura a indagare a tappeto. “Quando mi insultano per le strade neanche li guardo e tiro dritto – aveva raccontato Buba Seaasay, il migrante a cui sono stati indirizzati gli spari, dopo la denuncia delle offese se della minaccia subìta – Ma questa volta mi hanno sparato, una cosa folle, è troppo”.
(da agenzie)
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Agosto 9th, 2018 Riccardo Fucile
NEL PASSAGGIO DAI TIR AI SUPERMERCATI IL PREZZO TRIPLICA
Dopo la strage di Foggia, Repubblica pubblica oggi un’infografica basata su dati della Coldiretti
in cui si spiega come si forma il prezzo di una bottiglia di pomodoro segnalando che il valore riconosciuto al prodotto raccolto è pari all’8% del totale mentre il 53% di quello che paghiamo alla cassa finisce a chi gestisce la catena, il 10% è il costo della bottiglia stessa.
Al supermercato costa tra 0,70 e 1,3 euro ma le industrie di conservazione la smerciano a 40-45 centesimi a bottiglia: nel passaggio dai tir ai supermercati il prezzo può anche triplicare.
In teoria il prezzo è bloccato dall’Accordo quadro, che ogni anno viene firmato tra Anicav (Associazione nazionale industriali conserve vegetali) e Op (organizzazioni di produttori): per il 2018 è stato previsto che il pomodoro tondo venga acquistato a 87 euro per tonnellata e quello lungo a 97 nel Centro-Sud e 85 al Nord.
I prezzi – stando ai calcoli – sono uguali a quelli di 30 anni fa, «come nel 1985, per l’esattezza – dice Coldiretti Puglia – nonostante il codice etico firmato l’anno scorso tra il ministero delle Politiche agricole e la grande distribuzione».
Il mondo, però, nel frattempo è cambiato. Così come i contratti di lavoro agricolo. Quelli regolari prevedono che il dipendente di livello più basso (il bracciante) guadagni 7,31 euro all’ora per 6 ore e mezzo al giorno.
Nei campi della Puglia, però, come racontano molte inchieste giudiziarie, ci sono uomini e donne che lavorano senza contratto e per una paga di 3 euro all’ora.
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 9th, 2018 Riccardo Fucile
PAVIA: CONTRATTI SETTIMANALI RINNOVATI PER ANNI, 200 ORE DI STRAORDINARI MENSILI… COME SI SFRUTTANO I LAVORATORI AL NORD
Diecimila libri da spostare in un turno di lavoro, contratti ‘settimanali’ rinnovati per anni, 200 ore di straordinari mensili, violazioni sistematiche di ogni diritto.
Queste erano, stando ai racconti di 300 di loro, le condizioni degli operai emerse dagli atti di un’indagine sul caporalato in uno dei più grandi poli logistici dedicati all’editoria in Europa, vicino a Pavia, una struttura al servizio delle principali case editrici italiane.
“Dovevo spostare 10mila libri per turno, era un lavoro insostenibile. Di notte, il mio compagno mi vedeva piangere sempre perchè avevo dolori ovunque, in particolare forti dolori alle braccia e alle gambe. Successivamente sono stata in cura all’ospedale San Matteo per varie patologie”.
E’ la testimonianza di una lavoratrice resa alla procura e al comando provinciale della guardia di finanza di Pavia nelle carte dell’inchiesta che ha portato il 27 luglio scorso all’arresto di 12 persone accusate di sfruttamento della manodopera, oltre che di frode all’erario.
Le indagini, incentrate sull’ascolto di lavoratori italiani e non, all’inizio molto reticenti a parlare per timore di ritorsioni, hanno riguardato le 40 cooperative presenti nell’area logistica della Ceva Logistics di Stradella ribattezzata ‘Citta’ del Libro’ proprio perchè è un centro di stoccaggio di libri e giornali delle più importanti case editrici. Cooperative che in realtà sarebbero state riconducibili, attraverso una serie di schermi societari, a un unico gruppo di persone.
“I ritmi di lavoro sono insostenibili – è il racconto di un’altra operaia – devo correre sempre, ho perso tutti miei chili. Corro talmente tanto che scendono giù i pantaloni, ma devo accettare le condizioni perchè ho due figlie da mantenere. Ora voglio collaborare, dico tutto, ma ho paura di essere lasciata a casa, come è già successo a un collega. In Ceva si applica una forma di ricatto non detta. Formalmente nessuno ti impone di fare lo straordinario, ma se non lo fai c’è un’elevata possibilità di essere lasciati a casa. Ogni turno dura in media 12 ore”.
Nello stabilimento, spiegano ancora i lavoratori, la produttività veniva valutata in base alle “righe” eseguite al giorno, dove per “righe” si intende “il prelievo di due libri al minuto”.
“Dovevo eseguire almeno 130 righe al giorno – dice un’altra lavoratrice – chi ne fa meno viene lasciato a casa. Ciascun turno prevedeva regolarmente 12 ore di lavoro e quando non sono stata più in grado di sostenere questi turni così pesanti, dovendo accudire mia madre disabile, sono stata lasciata a casa”.
“Per sette anni ho lavorato con contratti a termine della durata sempre di 3 mesi”, svela un’altra donna, mentre altri parlano addirittura di “rinnovi settimanali” presso il cosiddetto ‘reparto picking’ (gestione e logistica del magazzino).
Le ore notturne e quelle di straordinario, stando agli operai, venivano pagate sempre la stessa somma, da alcuni indicata in 7 euro all’ora. Gli straordinari, prima del 2016, quando sono ‘entrati’ i sindacati nello stabilimento e la situazione “è un po’ migliorata”, consistevano in “più 200 ore al mese”, spesso non calcolati in busta paga. “Certi giorni – afferma un lavoratore – veniva appeso un cartello con la scritta ‘Tassativamente obbligatorio sabato e domenica lavorativi’. Nella bacheca dove venivano appesi i turni veniva indicato solo l’inizio del turno mentre sulla sull’orario di fine servizio veniva indicata la dicitura F.S. (fine servizio)”.
Sintetizza il gip che ha disposto le misure cautelari: “Sono emersi chiari, precisi e concordanti elementi relativi all’intermediazione illecita e allo sfruttamento dei lavoratori, al reclutamento di manodopera destinata al lavoro presso la Ceva in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori e la corresponsione di retribuzioni in modo palesemente difforme dai contratti nazionali o territoriali stipulati dalle organizzazioni sindacali; violando reiteramente la normativa relativa all’orario di lavoro, ai periodi di riposo, alle ferie, in totale dispregio delle norme di igiene e del lavoro”.
(da “La Repubblica”)
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