Agosto 16th, 2018 Riccardo Fucile
LE DUE VITTIME SONO PARENTI DI UN CARABINIERE IMPEGNATO IN AFGHANISTAN
Un motociclista ha travolto a forte velocità due pedoni che stavano attraversando sulle strisce, a
Brescia, uccidendoli tutti e due.
È accaduto in via Lamarmora, nel tardo pomeriggio del giorno di Ferragosto. Uno dei due pedoni è deceduto sul colpo mentre il secondo è stato trasportato in gravissime condizioni in ospedale ed è morto poco dopo.
Ferito anche il motociclista che è poi risultato positivo ai test di alcol e droga.
Gli inquirenti parlano di “valori elevati”, anche se si attendono i referti della Medicina legale degli Spedali civili dove l’uomo è ricoverato. Al momento è in stato di arresto: ora si trova piantonato in reparto.
Le vittime sono un uomo di 66 anni, Mauro Rossi, che abitava proprio a pochi passi dal luogo dell’incidente e la madre di 93 anni, Annina Breggia.
L’uomo è morto sul colpo, mentre la donna è stata portata in ospedale in condizioni disperate ed è deceduta poco dopo.
Le due vittime sono parenti (zio e nonna) di un carabiniere bresciano al momento impegnato in Afghanistan.
(da agenzie)
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Agosto 16th, 2018 Riccardo Fucile
L’EX MINISTRO DELLE INFRASTRUTTURE: “ALTRO CHE COSTITUIRSI PARTE CIVILE, IL SUO MINISTERO E’ RESPONSABILE”…”SE UNO ADDETTO AL CONTROLLO NON CONTROLLA NE RISPONDE, LO CAPIREBBE ANCHE UN LAURENDO IN LEGGE”
Durissimo rimbrotto dell’ex magistrato Antonio Di Pietro, ospite di In Onda (La7), al ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli circa il suo proposito di costituirsi parte civile col suo dicastero, dopo il crollo del ponte Morandi.
“Mi piange il cuore” — esordisce Di Pietro — “dover dare ragione a quel furbacchione e navigato di Salvini rispetto a quello che stanno dicendo i miei amici e improvvisati ministri del M5s. Fateci caso: su alcuni temi fondamentali, Salvini si defila e dice sempre ‘ni’. E infatti lui si è limitato a dire che i controlli, nella tragedia del ponte Morandi, non hanno funzionato. Toninelli invece ha detto il suo ministero si costituirà parte civile. Anche un laureando in legge sa che, se esiste una struttura del ministero che è addetta al controllo e che non controlla, allora il ministero stesso è responsabile civile, non parte civile“.
E aggiunge: “Salvini sa bene che c’è una norma specifica nel contratto delle concessioni, che potete trovare anche su internet. Questo contratto fu stipulato nel 2007, quando io ero ministro dei Trasporti. Dal 2013, all’interno del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, è stata inserita una struttura di vigilanza del sistema e delle concessioni autostradali. Prima questa funzione di controllo apparteneva all’Anas, dal 2013 compete direttamente al ministero”.
Di Pietro spiega: “E’ sicuramente prevista la possibilità di revocare la concessione autostradale, però nell’ambito di una procedura. Salvini il furbo non ha mai detto che il governo ha disposto la decadenza delle concessioni, ma ha affermato che sono state avviate le procedure per la decadenza. Quei faciloni di alcuni ministri 5s, a cui voglio tanto bene, hanno detto che, invece, hanno disposto la decadenza. Non è così. Toninelli ha parlato di ‘commissario speciale’? E che fa, va lui con la zappa e la pala domani mattina a fare i controlli? Si rende conto di cosa sta dicendo chi fa queste affermazioni? Sono sciocchezze politiche con fini elettorali“.
Poi chiosa: “Nel crollo del ponte Morandi c’è una responsabilità grossa quanto una casa da parte del concessionario e c’è anche una responsabilità anche da parte del concedente, e cioè del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che aveva il dovere di controllare quel sistema infrastrutturale. Quindi, prima di dire che il ministero si possa costituire parte civile, bisogna stare attenti a che, alla fine, il ministero stesso non risulti essere responsabile civile”
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 16th, 2018 Riccardo Fucile
SENZA NEANCHE CONOSCERE CAUSE E RESPONSABILITA’ DEL CROLLO DEL VIADOTTO, CHI PARLA LO FA PER PURA DEMAGOGIA
Venti miliardi di euro: a tanto ammonterebbe la penale che il governo (in ipotesi) dovrà pagare
alla Società Autostrade per l’Italia in caso di revoca della concessione per la tragedia di Genova.
Ma questi soldi verranno pagati davvero?
Se l’eventuale revoca della concessione fosse inoppugnabilmente giustificata dal punto di vista giuridico, non sarebbe un paradosso che chi ha sbagliato (sempre in ipotesi) incassi 20 miliardi?
Il vicepremier e ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, ai microfoni di Radio 24 esclude che questo succeda: «I venti miliardi di penale – dice Di Maio – si devono pagare quando si straccia un contratto senza motivazione. Ma qui stiamo parlando di un contratto ad Autostrade per l’Italia che prevedeva degli obblighi che per noi non sono stati rispettati. Perciò si deve retrocedere alla concessione. Non abbiamo avviato la procedura in maniera immotivata. Se la motivazione è giusta, e per ora ci sono quasi 40 morti, non credo che vadano pagate penali, e che si debba agitare questo argomento”
Dal punto di vista legale, però, le cose potrebbero essere più complicate.
La concessione alla Società Autostrade per l’Italia è regolata dal decreto legge 3 ottobre 2006 n. 262, convertito dalla legge 24/11/2006 n. 296.
Questo provvedimento prevede la possibilità di revocare la concessione in caso di inadempienze (art. 7, comma d) che possono riguardare, ad esempio, mancati controlli; però sembra di capire dal testo che questo riguardi non sciagure già avvenute, ma informazioni carenti o non veritiere su opere in corso, tant’è vero che la norma prevede una successione di moniti e di sanzioni (fino a 150 milioni di euro) nel caso che perduri il mancato adempimento, e solo «in caso di reiterazione» il testo stabilisce l’avvio della procedura di revoca della concessione.
D’altra parte, lo stesso comma dice che tutto questo è vero «salvo che il caso costituisca reato»; ma allora bisognerebbe aspettare le sentenze della magistratura sulle vittime e sulle responsabilità , non sembra che possa scattare l’iniziativa autonoma del governo.
Il successivo art. 8 è intitolato all’«Accertamento di gravi inadempienze del Concessionario».
L’art. 9 disciplina la «Decadenza dalla concessione»: (comma 2) «Constatato il perdurare dell’inadempimento» … (comma 3) «Il Concedente subentra in tutti i rapporti attivi e passivi di cui è titolare il Concessionario».
E qui le note dolenti: «Il trasferimento è subordinato al pagamento… di un importo corrispondente al valore attuale netto dei ricavi della gestione, prevedibile dalla data del provvedimento di decadenza sino alla scadenza della concessione, al netto dei relativi costi, oneri, investimenti ed imposte prevedibili nel medesimo periodo»; peraltro, (comma 3)
«L’importo sopra determinato viene decurtato, a titolo di penale, di una somma pari al 10% dello stesso, salvo il maggior danno subito dal Concedente».
I diritti di Autostrade per l’Italia in caso di revoca della concessione sembrano blindati. Vale sempre il comma di cui sopra: «salvo che il caso costituisca reato», che rinvia comunque al giudizio penale.
(da “La Stampa“)
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Agosto 16th, 2018 Riccardo Fucile
“PRONTI A TUTELARE I NOSTRI AZIONISTI DI FRONTE AD AFFERMAZIONI IN CARENZA DI REALI ACCERTAMENTI DEGLI ORGANI COMPETENTI SU QUANTO E’ ACCADUTO”
Atlantia, il gruppo quotato in Borsa che controlla Autostrade per l’Italia, ha pubblicato un comunicato sull’ipotesi ventilata dal ministro dei Trasporti Danilo Toninelli, dal vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio e dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte di revocare la concessione ad Autostrade per l’Italia.
Atlantia S.p.A., in relazione a quanto annunciato in merito all’avvio di una procedura finalizzata alla revoca della concessione nella titolarità della controllata Autostrade per l’Italia, deve osservare che tale annuncio è stato effettuato in carenza di qualsiasi previa contestazione specifica alla concessionaria ed in assenza di accertamenti circa le effettive cause dell’accaduto.
Pur considerando che anche nell’ipotesi di revoca o decadenza della concessione — secondo le norme e procedure nella stessa disciplinate — spetta comunque alla concessionaria il riconoscimento del valore residuo della concessione, dedotte le eventuali penali se ed in quanto applicabili, le modalità di tale annuncio possono determinare riflessi per gli azionisti e gli obbligazionisti della Società .
Atlantia pertanto continuerà a supportare la controllata Autostrade per l’Italia nelle interlocuzioni con le Istituzioni in questa delicata fase avendo riguardo anche alla tutela dei propri azionisti ed obbligazionisti con una corretta e tempestiva informazione al mercato.
Atlantia punta proprio sulla difesa dei diritti di proprietà degli azionisti per lanciare un segnale al governo, a cui ricorda che l’annuncio è stato fatto senza gli accertamenti e in assenza di qualsiasi contestazione.
Un modo per spiegare al governo e ai mercati che si preannuncia un braccio di ferro sanguinario con risvolti giuridici inaspettati.
Intanto si prospetta una seduta difficilissima a Piazza Affari per il titolo di Atlantia, la società proprietaria di Autostrade per l’Italia.
(da agenzie)
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Agosto 16th, 2018 Riccardo Fucile
LA REAZIONE DELL’EX PREMIER ALLE PAROLE DI DI MAIO: “PROROGA ALLE CONCESSIONI PER FINANZIARE LA CAMPAGNA ELETTORALE”
“Nello Sblocca Italia nel 2015 fu inserita di notte una leggina che prolungava la concessione a
Autostrade in barba a qualsiasi forma di concorrenza. Si è fatta per finanziare le campagne elettorali. A me la campagna non l’ha pagata Benetton e sono libero di rescindere questi contratti”.
Parole del vicepremier Luigi Di Maio a Genova che adesso potrebbe vedersi costretto in tribunale a fornire le prove di quanto affermato.
Matteo Renzi ha reagito in toni altrettanto aspri.
“Chi come Luigi Di Maio – ha scritto su Facebook – dice che il mio governo ha preso i soldi da Benetton o Autostrade è tecnicamente parlando un bugiardo. Se lo dice per motivi politici invece è uno sciacallo. In entrambi i casi la verità è più forte delle chiacchiere: il mio Governo non ha preso un centesimo da questi signori, che non hanno pagato la mia campagna elettorale, nè quella del PD, nè la Leopolda”.
(da agenzie)
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Agosto 16th, 2018 Riccardo Fucile
PRENDERE TEMPO PENSANDO AL CONSENSO
La politica spettacolo arrivò a Genova esattamente dieci anni fa, avendo come materia da teatralizzare il futuro del ponte fatale; che poi sarebbe diventato assassino.
Sino ad allora sul panorama politico locale vigeva la cappa di piombo dell’afasia da puro presidio di una sinistra “rosso antico”, che presumeva di essere seduta su un capitale di consensi elettorali destinati a durare per l’eternità .
Il tema divenne irresistibile per l’amministrazione della sindaco Vincenzi (successivamente trasformata in capro espiratorio e massacrata per un’alluvione che tirava in ballo ben più estese catene di responsabilità ) al fine di uscire dall’isolamento politico conseguente ai contasti con il city boss Claudio Burlando.
Perciò venne “tagliato” dalla Giunta cittadina un assessore leale e sostituito con un sindacalista in quel momento all’orecchio burlandiano, Andrea Ranieri; tipico snob di una sinistra di provincia, che ritiene l’arabesco il modo più lineare di procedere.
La new entry consigliò la leader, già di per sè affascinata dall’up-to-date, di impostare la questione infrastrutturale secondo le più gettonate tecniche europee.
In particolare l’imponente infrastruttura che scavalca il torrente Polcevera connettendo l’intero ponente ligure urbano ed extra-urbano: il Morandi, varato nel 1960 e portato a compimento nel 1966, che già allora dava evidenti segni di cedimento.
Per questo venne ingaggiato un team di presunti esperti in procedure decisionali democratiche guidato da Luigi Bobbio e varata un’operazione ad alto strombazzamento: il dèbat public alla francese, primo caso nazionale di deliberazione di base su una grande opera infrastrutturale.
Con una pericolosa tendenza a esagerare (le soluzioni proposte alla cittadinanza in materia di tracciati erano sette) e una dimenticanza sospetta (a differenza del modello, le varie ipotesi sottoposte al pubblico vaglio ignoravano “l’opzione zero”, cioè il rifiuto dell’intervento).
Nell’aprile 2009 partì la consultazione, che si tradusse in concitate assemblee di pura contestazione della politica comunale (e di sbeffeggiamento del team Bobbio), anche per l’effetto terrorizzante della scelta maldestra dei sette itinerari; che moltiplicava le platee di abitati della Val Polcevera potenzialmente coinvolte nei previsti espropri. Gradatamente la concitazione scivolò in vere e proprie sollevazioni popolari che suggerirono di lasciar perdere con le velleità di fare “l’amministrazione fenomeno”. Anche perchè, nel frattempo, il Comune aveva ricevuto il premio europeo delle smart cities per la prevenzione tecnologica delle catastrofi naturali.
Riconoscimento che sarà presto messo in discussione dalle piogge autunnali che avrebbero gonfiato i ruscelli affluenti del torrente Bisagno, con gli immancabili effetti mortali.
Sicchè la questione del certificato prossimo collasso del Morandi venne accantonata, delegandola alle “pezze a freddo” della manutenzione ordinaria (ancora la notte del 13 agosto scorso si procedeva a riparazioni della struttura).
Con i tragici effetti che sono sotto gli occhi di tutti.
Clamoroso manifesto di incuria amministrativa, nell’ormai avvenuto passaggio di consegne tra la sinistra afasica e presidiatrice e una destra chiacchierona e strumentalizzatrice; entrambe inette ad affrontare concretamente qualsivoglia problema.
Mentre l’AltraPolitica in campo si salva l’anima promettendo rigorose analisi costi/benefici che fanno soltanto prendere tempo.
E intanto si muore.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 16th, 2018 Riccardo Fucile
PIU’ PERSONE, PIU’ ESTERNI, PIU’ COSTI E MENO TRASPARENZA
Filippo Sensi, ex portavoce di Renzi e Gentiloni e attualmente parlamentare del Partito
Democratico, ha scritto oggi una lettera a Repubblica perchè chiamato in causa in un articolo pubblicato ieri sullo staff di Conte e sul confronto con i governi precedenti:
Gentile Direttore,
chiamato in causa direttamente da una fonte anonima M5S sui costi dell’ufficio stampa di Palazzo Chigi prima della attuale gestione mi corre l’obbligo di smentire i sedicenti risparmi di oggi. Basta raffrontare il personale e gli incarichi dell’ufficio stampa del governo dal 2014 al 2018 rispetto a oggi e salta agli occhi che con il nuovo esecutivo sono stati moltiplicati i dirigenti e aumentati i costi e il personale esterno alla Presidenza.
Quando ho avuto l’onore di guidare l’ufficio del portavoce e l’ufficio stampa di Palazzo Chigi gli esterni erano 10, oggi — se non leggo male — sono 17 (e parlo di funzionari). Anche i dirigenti di prima fascia sono aumentati: uno solo dal 2014 al 2018, ben tre oggi (parliamo di cifre tra i 100 e i 200mila euro). Chiunque potrebbe fare direttamente queste verifiche se non fosse che, a due mesi dall’insediamento del governo Conte, sul sito di Palazzo Chigi non c’è alcuna informazione, anche la più basica, in barba alla normativa sulla trasparenza della pubblica amministrazione.
L’unico cambiamento di questo esecutivo, insomma, rispetto ai precedenti per quello che riguarda la comunicazione può sintetizzarsi in: piu’ personale, più esterni, più costi, meno trasparenza.
L’articolo di Annalisa Cuzzocrea su Repubblica di ieri diceva che 15 giorni fa il presidente del Consiglio ha firmato un decreto con cui ha assunto una trentina di persone: spostando ad altri incarichi, quindi rinviando al personale di Chigi, otto dipendenti interni su dieci.
E riconfermando pochissimi dei precari storici: tra cui due persone che lavorano al sito internet e un tecnico.
Tutti gli altri contratti a tempo, una decina, benchè non legati ad alcun partito e al lavoro con gli ultimi cinque governi, sono stati mandati via.
Per loro erano stati anche organizzati i supplementari del “concorsone” che i vertici M5S hanno fatto durante la campagna elettorale: una selezione di giornalisti avvenuta attraverso mille colloqui con Casalino e il suo staff.
Alla maggior parte dei precari, sono stati preferiti i 20 che avevano già superato le prove studiate dal M5S e che non erano stati assorbiti dall’ufficio stampa della Camera (che ne ha presi altri 20).
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 16th, 2018 Riccardo Fucile
FERITO UN GIOVANE CAMERUNENSE DA UN PIOMBINO AL PIEDE MENTRE PASSEGGIAVA…DENUNCIATI TRE GIOVANI AD APRILIA PER LESIONI AGGRAVATE
Un cittadino camerunense è stato ferito a un piede da un piccolo proiettile di piombo mentre passeggiava nel centro di Aprilia, vicino Latina. L’episodio è accaduto ieri, nel giorno di Ferragosto, intorno alle 12 al centro storico della cittadina pontina.
Il camerunense, ferito da un colpo di fucile a piombini, è stato giudicato guaribile in 5 giorni.
Quando è stato ferito ha chiesto aiuto entrando in un negozio.
All’arrivo dei carabinieri di Aprilia ha indicato una ipotetica zona dalla quale poteva essere partito il colpo ad aria compressa. Subito sono scattate le perquisizioni nelle abitazioni vicine al luogo del ferimento. In una di queste i militari hanno trovato un fucile ad aria compressa.
Tre giovani, un ventenne e due minorenni sono stati denunciati per lesioni aggravate. I tre avrebbero raccontato che erano alla finestra con il fucile quando sarebbero partiti dei colpi.
Una delle due varianti, l’altra è la goliardata, con cui ormai si giustificano gli atti di razzismo
(da agenzie)
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Agosto 16th, 2018 Riccardo Fucile
DOPO LE FRASI RAZZISTE CONTRO LE BADANTI ROMENE NON SONO BASTATE LE SCUSE PER EVITARE LA CONDANNA
Quattro anni fa scriveva su Facebook che non sarebbe mai andata d’accordo con il popolo
rumeno, nè con le loro “badanti depresse” ed “elementi maleodoranti”.
Subito dopo, viste le migliaia di critiche raccolte, cercava di mettere una pezza alle frasi razziste organizzando eventi serali per persone di nazionalità rumena.
Ma nulla di tutto questo è servito a Michela Bartolotta, 23enne di Padova, per evitare la sentenza a quattro mesi di reclusione
“Io e il popolo romeno non andremo mai d’accordo, tra badanti represse e altri elementi maleodoranti privi di civiltà “.
Non usava mezzi termini Michela Bartolotta in un post di Facebook pubblicato quattro anni fa. La ragazza allora aveva 19 anni e lavorava come commessa in un 3Store a Padova, ma aspirava a diventare una modella professionista. Alle spalle, una partecipazione a Miss Muretto e al Bikini Contest a Rimini.
A qualcuno la frase era piaciuta, molti altri invece l’avevano criticata.
Un’indignazione così forte che l’autrice del post l’aveva rimosso. Mentre il padre si prodigava in favore della figlia, parlando con i giornalisti della stampa locale e condannando ogni forma di xenofobia e razzismo, lei si scusava.
Frasi scritte in un momento di rabbia, diceva, dovuta allo stress del lavoro.
Aveva anche organizzato un evento serale allo store per tutte le persone di nazionalità romena, alle quali aveva regalato schede telefoniche ricaricabili.
Gesti plateali che a nulla sono valsi contro la legge Mancino, che prevede anche fino a tre anni di carcere per chi diffonde idee che promuovanola superiorità di una razza rispetto alle altre e che incitino alla discriminazione.
Tenuto conto però della giovane età della ragazza e delle pubbliche scuse che ha presentato, il tribunale di Padova ha attenuato la pena: quattro mesi di reclusione, con la sospensione condizionale e la non menzione.
(da Globalist)
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