Destra di Popolo.net

BRANCO RAZZISTA PICCHIA RAGAZZO BRASILIANO DI 21 ANNI: “URLAVANO MAROCCHINO DI MERDA, MA IO SONO ITALIANO”

Febbraio 2nd, 2019 Riccardo Fucile

A EBOLI UNA GIOVANE COPPIA AGGREDITA E RAPINATA… AD ARZANO UN GIOVANE IVORIANO AGGREDITO DA ALTRI RAZZISTI…SONO I FIGLI DEI SEMINATORI DI ODIO CHE RESTANO A PIEDE LIBERO

Ancora un’aggressione razzista, questa volta a Eboli (Salerno). Le vittime sono un ragazzo brasiliano di 21 anni (Hugo Leonardo D’onofrio) che vive nella cittadina salernitana e la fidanzata italiana (di origine colombiana).
I due stavano passeggiando sul viale Amendola (nei pressi di piazza Mustacchio) quando — come riportano i siti locali — un gruppo di giovani ha iniziato a offendere la coppia. Dagli insulti (“marocchino di merda”) si è passati ad una vera e propria aggressione fisica con spintoni, schiaffi e calci.
Il gruppo di aggressori ha poi tentato di strappare il cellulare dalle mani del 21enne (giova a rugby e fa parte di una squadra di atletica) che però ha opposto resistenza.
La coppia è poi riuscita ad allontanarsi, trovando rifugio in una farmacia. Il titolare dell’esercizio commerciale — si legge sempre sulla stampa locale — sarebbe stato costretto a barricarsi dentro per evitare che il gruppo di balordi potesse continuare ad aggredire i due giovani. Allertati dalle vittime, sul posto sono intervenuti i carabinieri ed i vigili urbani.
Il ragazzo, nel vedere i militari, è uscito dalla farmacia confermando agli agenti la dinamica: «Mi hanno chiamato marocchino di merda e negro di merda».
Gli aggressori quindi sono stati individuati e portati in caserma: per loro una denuncia con l’accusa di aggressione con aggravante razziale e furto. La settimana il ragazzo aveva denunciato altri casi di razzismo.
A Fanpage.it Hugo ha dichiarato: “Sono stato adottato da genitori italiani e mi sento italiano. Ma è da quando sono qui, 11 anni, che mi sento dire da bambini, adulti e anche carabinieri in alcuni casi che sono marocchino, nero, che mi devo lavare e che devo tornare nel mio paese. Non è una cosa normale, io sono italiano. Ho sempre fatto finta di nulla ma queste cose fanno male, hanno raggiunto il limite, non ce la faccio più. Io provo a ignorare questi insulti ma mi feriscono”.
Solo ieri ad Arzano, in provincia di Napoli, un giovane ivoriano è stato preso di mira da un gruppo di persone che ha iniziato a pestarlo brutalmente.
A raccontare l’episodio di razzismo (l’ennesimo negli ultimi tempi) è stata la vittima stessa su Facebook: il giovane stava andando a lavorare in sella alla sua bicicletta quando sarebbe stato investito di proposito da un’auto. Dal veicolo sono scese alcune persone che avrebbero iniziato a picchiarlo, dicendo di volerlo uccidere.

(da “FanPage”)

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DAVIDE CASALEGGIO E L’INCONTRO SEGRETO CON LA BIG DEL CEMENTO METTE IN IMBARAZZO IL M5S

Febbraio 2nd, 2019 Riccardo Fucile

DALLE CARTE DELL’INCHIESTA DELLA PROCURA DI ROMA SUL FALLIMENTO DI CONDOTTE, EMERGE L’INCONTRO TRA LA PROPRIETARIA ISABELLA BRUNO TOLOMEI FRIGERIO E DAVIDE CASALEGGIO … IL GRUPPO DEL CALCESTRUZZO FECE CONTRATTI DI CONSULENZA AL FRATELLO DI MARIA ELENA BOSCHI

Le giravolte sul sì o il no al processo contro Matteo Salvini, imputato per sequestro di persona nel caso della nave Diciotti. I sondaggi nazionali che vanno giù, sotto il 24 per cento. Quelli regionali, come in Sardegna, che stimano un crollo della metà  dei consensi presi il 4 marzo scorso.
Le lotte intestine, e la macchina della propaganda di Rocco Casalini e Pietro Dettori che non regge il passo della “Bestia” di Luca Morisi, il guru della comunicazione leghista
Nel mirino di alcuni dissidenti c’è anche Davide Casaleggio, che nelle ultime settimane eÌ€ tornato attivo anche sul fronte politico.
Si sta occupando dello scouting per le candidature alle Europee insieme a Rocco Casalino, Pietro Dettori e Silvia Virgulti. EÌ€ lui che avraÌ€ l’ultima parola sui candidati da mandare a Bruxelles, che dovranno poi essere votati dagli iscritti su Rousseau.
La lista dei prescelti è ancora aperta: la difficoltà maggiore è quella di trovare donne con un curriculum adeguato.
Ma il biasimo peggiore rivolto a Casaleggio riguarda il suo presunto conflitto di interessi.
Leader politico, presidente di Rousseau, capo di una societaÌ€ di consulenza (la Casaleggio Associati srl), Davide eÌ€ anche guida dell’Associazione Gianroberto Casaleggio, che organizza ogni anno un convegno a Ivrea, il Sum.
Il Fatto un mese fa ha intervistato alcuni imprenditori che hanno donato 5.000 euro per l’organizzazione dell’evento, che hanno ammesso come le dazioni di denaro siano state fatte, come ha detto uno di loro, «in totale trasparenza per perorare le mie cause e quelle della mia categoria».
«Perorare», traducendo, significa peroÌ€ fare lobby. Parola poco amata nell’universo grillino.
Davide, che cura gli affari insieme al suo socio piuÌ€ importante, Luca Eleuteri, sembra fregarsene delle critiche: se eÌ€ noto che alcune ricerche elaborate dalla Casaleggio sulla Blockchain siano state finanziate (oltre che da colossi come Amazon, Mediaset e Unicredit) anche dalle Poste (per 30 mila euro), e se qualcuno ancora storce il naso quando ricorda il ristorante romano in cui Davide cenoÌ€ insieme, tra gli altri, all’avvocato Luca Lanzalone, il facilitatore della giunta Raggi, in pochi sanno che anche potenti manager del settore italiano delle costruzioni hanno chiesto e ottenuto incontri con lui.
EÌ€ certo, per esempio, che Isabella Bruno Tolomei Frigerio, proprietaria di Condotte spa, il terzo colosso italiano per fatturato e giro d’affari che ha fatto crac qualche mese fa, ha voluto incontrare privatamente Davide nel 2017, a pochi mesi dal trionfo elettorale.
Un appuntamento che L’Espresso ha scoperto leggendo l’agenda personale consegnata dai tre commissari ai pm della procura di Roma, che indagano sul fallimento dell’azienda.
Nel novembre 2016 la Bruno – al tempo in grave difficoltaÌ€ finanziaria – ha incontrato Arturo Artom, imprenditore vicino a Casaleggio in un evento pubblico; poi lo ha rivisto a cena insieme a un dirigente della Bnl il 2 maggio 2017.
Due settimane dopo, il 17 maggio, la signora del calcestruzzo eÌ€ riuscita a parlare anche con «il dott. Davide Casaleggio» nell’«ufficio di Milano».
Di cosa hanno discusso i due eÌ€ impossibile saperlo: se Casalino, a cui abbiamo chiesto conto dell’incontro, non ci ha risposto, la Bruno attraverso i suoi legali ha tagliato corto, dicendo di non voler fare commenti, e di aver incontrato il leader grillino quell’unica volta.
Un mese fa L’Espresso raccontoÌ€ di alcuni incontri della Bruno e di suo marito Duccio Astaldi con membri del governo di centrosinistra , in primis quelli con Maria Elena Boschi e Paolo Gentiloni, e di alcuni contratti da centinaia di migliaia di euro fatti da controllate di Condotte in favore del fratello della Boschi, Emanuele, e di Alberto Bianchi, ex presidente della Fondazione renziana Open.
Nonostante l’eco della notizia, nessun alto dirigente del M5S ha rilasciato commenti o dichiarazioni.

(da “L’Espresso”)

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CI VORRANNO “APPENA” 76 ANNI ALLA LEGA PER RESTITUIRE I 49 MILIONI

Febbraio 2nd, 2019 Riccardo Fucile

LA RATEAZIONE CHE VORREBBERO AVERE ANCHE I CITTADINI… APPENA 50.000 EURO AL MESE PER 76 ANNI (E SE IL PARTITO SI SCIOGLIE PRIMA, TANTI SALUTI)

La Lega è stata condannata a restituire i 49 milioni di euro di contributi pubblici in quanto presunto provento di una truffa ai danni del Parlamento.
Ogni bimestre, si disse, verranno prelevati 100 mila euro da uno specifico conto fino all’estinzione del debito.
E la scorsa settimana, fa sapere Il Fatto, ha cominciato a farlo, come confermato dal tesoriere del partito Giulio Centemero:
Il punto di partenza erano i 48,8 milioni che i pm intendevano sequestrare al partito in quanto presunto provento di una truffa ai danni del Parlamento. Ogni bimestre, si disse, verranno prelevati 100 mila euro da uno specifico conto fino all’estinzione del debito. In concreto fanno 600 mila euro ogni dodici mesi per 76 anni. La Lega dovrebbe estinguere il debito entro il 2094 (ammesso che sopravviva tanto a lungo). I vertici del Carroccio assicurano che la procedura è stata avviata. Ambienti della Procura confermano: “Sì, dopo l’accordo sono cominciati i pagamenti ”
Da dove vengono prelevati i denari?
Spiega Centemero: “Finora la quasi totalità  delle somme arriva dai contributi volontariamente offerti da deputati e senatori. Tutti i nostri rappresentanti riservano una parte dei loro redditi al partito”. Come una volta i comunisti? “Siamo un partito monolitico, solido”. Ma quanto versa ogni parlamentare? “La scelta è libera, sta alla coscienza del singolo”.
Nell’articolo a firma di Tommaso Rodano e Ferruccio Sansa si spiega che tra i contributori ci sono ex onorevoli come Stefano Allasia (42 mila euro) o Marco Rondini (41 mila), ma c’è anche lo stesso Salvini (36 mila) e membri del governo come Nicola Molteni o Lorenzo Fontana. A quota 33 mila c’è Massimiliano Fedriga, oggi governatore del Friuli Venezia Giulia. Roberto Calderoli arriva a 30 mila.

(da “NextQuotidiano”)

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LA MURA (M5S) AVVERTE DI MAIO: “SALVINI NON PUO SOTTRARSI AL PROCESSO CON IL NOSTRO VOTO”

Febbraio 2nd, 2019 Riccardo Fucile

LA SENATRICE GRILLINA SENTE ODORE DI INCIUCIO E DI IMPUNITA’ PER SALVARE LE POLTRONE

Ormai si è capito. Da un lato i miracolati tra i miracolati, ossia quelli tipo Di Maio, Toninelli, Castelli, Barbara Lezzi, che si sono ritrovati addirittura ad essere ministri.
E loro sono disposti a tutto pur di non perdere la poltrona.
Poi c’è la ‘truppa’ che soffre molto di più la deriva reazionaria e il fatto che i grillini abbiano coperto politicamente per peggiori nefandezze possibili, dal decreto sicurezza alla criminalizzazione dei migranti.
“La questione sul votare a favore o meno al processo al ministro dell’Interno mi sembra assolutamente ovvia. Nessuno può evitare un processo grazie al Parlamento e io non potrei mai acconsentire a una cosa del genere che è palesemente contraria ai miei principi e a quelli del M5S. E non se ne dovrebbe affatto discutere”
Lo scrive su facebook la senatrice M5s Virginia La Mura a proposito della richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini per il caso della nave Diciotti all’esame della giunta per le immunità  del Senato.
“Devono esserci delle priorità  nel dibattito politico – sottolinea La Mura – e tra queste non può certamente esserci il processo a Salvini che, per quanto mi riguarda, è l’ultimo dei problemi da affrontare. Un argomento che sta appiattendo la discussione pubblica oscurando tematiche ben più urgenti e rilevanti: come quella sulle autonomie regionali. Ritengo che le istanze avanzate da una parte di questo governo siano preoccupanti. Non è possibile pensare di spezzare un Paese come il nostro, che tra l’altro unito non lo è stato mai così come dimostrano annualmente i rapporti Svimez. Non è possibile andare ad arricchire ulteriormente Regioni che già  vivono condizioni economiche estremamente migliori di altre. Ma ciò che più preoccupa è che andando a finanziare maggiormente Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna seguendo un calcolo che porrà  in correlazione fabbisogni standard e gettito fiscale procapite, si distruggeranno istruzione e sanità  di territori già  penalizzati. Si, perchè non avendo mai definito i LEP (Livelli Essenziali delle Prestazioni) non esisteranno parametri chiari e precisi che possano garantire a tutti gli italiani la necessaria qualità  dei servizi di cui i cittadini hanno bisogno. Occorre prima definire i LEP e solo dopo si potrà  parlare di autonomie o autonomie ‘rafforzate’. Ed è di questo che i media e i politici dovrebbero parlare, è questo che dovrebbe essere spiegato. Per quanto concerne la questione sul votare a favore o meno al processo al ministro dell’Interno mi sembra assolutamente ovvia. Nessuno può evitare un processo grazie al Parlamento e io non potrei mai acconsentire a una cosa del genere che è palesemente contraria ai miei principi e a quelli del M5S. E non se ne dovrebbe affatto discutere”.

(da Globalist)

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L’EX PORTAVOCE CHE RICATTAVA LA SINDACA APPENDINO INDAGATO PER ESTORSIONE INGUAIA IL M5S

Febbraio 2nd, 2019 Riccardo Fucile

COME MAI PRETENDEVA “PER STARE ZITTO” UN NUOVO POSTO DI LAVORO E POI L’HA TROVATO COME PORTAVOCE DELLA VICEMINISTRO CASTELLI?

C’è stato un periodo in cui Luca Pasquaretta avrebbe fatto qualunque cosa per difendere la sindaca Chiara Appendino. E c’è stato un periodo – bruttissimo – in cui l’avrebbe ricattata.
C’è stato un periodo in cui Pasquaretta lo chiamavano il pitbull per la tenacia con cui difendeva le scelte dell’amministrazione a Cinquestelle. E ce n’è stato un altro in cui era molto critico.
E stava già  cercando un altro posto dove andare a lavorare: possibilmente a Roma, possibilmente in un ministero «grillino».
Ecco, pare sia in questo periodo che Pasquaretta avrebbe «ricattato» la sindaca. Come? Con quali armi? Con pressioni su aspetti della sua vita.
Il silenzio in Procura
Al quinto piano del palazzo di giustizia non parla nessuno di questa storia. Anche se ormai è chiaro che Luca Pasquaretta è indagato da qualche giorno per reati che vanno dal la turbativa d’asta (reato commesso in Basilicata, la sua terra d’origine) e traffico di influenza illecita (commesso a Torino) .
E poi c’è l’estorsione a Chiara Appendino. È per questo motivo che ieri pomeriggio, per oltre cinque ore, il pubblico ministero Gianfranco Colace ha interrogato l’assessore al commercio Alberto Sacco. Che alle sette di sera fila via senza dire una parola e se potesse negherebbe anche di essere se stesso.
Le perquisizioni
È una storia delicata, anzi delicatissima. Che adesso fa cucire le bocche di tutti. Prima fra tutte quella dell’amministrazione comunale. La sola certezza di oggi è che i carabinieri della pg, l’altra mattina all’alba si sono presentati a casa dell’ex potentissimo portavoce della sindaca Appendino. Con un decreto di perquisizione in mano.
Lo hanno fatto a Torino e a Roma. Cercavano nelle abitazioni a disposizione del «comunicatore» documenti che arricchiscano il fascicolo con le nuove accuse che i magistrati del quinto piano gli hanno appena mosso.
E che nulla avrebbero a che vedere con il vecchio fascicolo aperto contro di lui e che riguardava la consulenza prestata da Pasquaretta al Salone del libro nel 2017, nel periodo in cui era anche portavoce di Appendino.
Pressioni «personali»
Un procedimento che non è ancora giunto alla fine. E che qualcuno ipotizza sia la madre di questo secondo e decisamente più delicato filone di indagine. Ma questa è soltanto una supposizione.
Perchè agli atti ci sarebbe anche una denuncia nella quale si racconterebbero alcuni dettagli di questo terremoto. Che cambia anche la narrazione legata ad un sodalizio che sembrava indissolubile tra primo cittadino e il suo portavoce di fiducia.
Di lui si è detto nel tempo tutto e il suo contrario. Ma non si era mai taciuta la rivalità  con Paolo Giordana, l’ «eminenza grigia» del Comune, finito nei guai per aver tentato di far togliere una multa elevata da Gtt ad un passeggero senza biglietto, che però era anche suo amico.
Giordana ora ha ottenuto la messa in prova. Pasquaretta, invece, ha sbattuto il portone di palazzo Civico ed è volato a Roma. Con in tasca l’incarico di portavoce del vice ministro dell’Economia Laura Castelli. E c’era già  chi diceva: «Quello cade sempre in piedi». Ora è indagato.

(da “La Stampa”)

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DE FALCO: “TONINELLI SULLA SEA WATCH HA DETTO SOLO SCIOCCHEZZE”

Febbraio 2nd, 2019 Riccardo Fucile

“SI LEGGA LE CONVENZIONI INTERNAZIONALI PRIMA DI PARLARE”

Lui è stato espulso mentre il senatore Lannutti, quello dei Savi di Sion, sta ancora tra i 5 stelle.
E ora ‘maramaldeggia’ contro l’incompetenza dei ministri del governo, a cominciare tra il più improbabile degli improbabili: Toninelli.
“Quanto affermato dal Ministro Toninelli, in merito al presunto fermo amministrativo della Sea Watch, non corrisponde alla verità , poichè questo atto non è stato effettuato”.
Lo scrive su facebook il senatore Gregorio De falco
Inoltre, aggiunge, “quanto dichiara lo stesso Ministro circa la non utilizzabilità  delle navi da diporto di effettuare soccorsi, è una sciocchezza, a mente dell’articolo 98 della Convenzione di Montego Bay, dell’ Articolo 33 Cap.5 della Convenzione Solas e del Cap. 2.1.10 della Convenzione di Amburgo, denominata SAR
Tutte queste norme, infatti, obbligano gli Stati ad esigere dai Comandanti delle proprie navi, di tutte le navi, indipendentemente dallo scopo per cui esse si impiegano, di effettuare soccorsi in mare, quando possibile”.

(da agenzie)

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SEA WATCH, PERSINO ZUCCARO RIDICOLIZZA LE ACCUSE DI SALVINI ALLA ONG: “NESSUN RILIEVO PENALE SULLA SEA WATCH, IL COMANDANTE HA FATTO BENE A PUNTARE SULL’ITALIA, HA EVITATO UNA STRAGE, I LIBICI HANNO IGNORATO L’ALLARME PER DUE GIORNI”

Febbraio 2nd, 2019 Riccardo Fucile

ORA LA PROCURA DI SIRACUSA INDAGHI SUL COMPORTAMENTO DI SALVINI, TONINELLI, LA CAPITANERIA DI PORTO E IL PREFETTO DI SIRACUSA CHE HANNO VIETATO UN LEGITTIMO ATTRACCO

Clamoroso al Cibali. In un lungo comunicato il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro, proprio colui che ha aperto tante inchieste sulle ONG finite in archiviazione ed è stato smentito su Salvini e la Diciotti, ha firmato oggi un lungo comunicato:
Le indagini, affidate allo Sco della polizia di Roma, alla squadra mobile della Questura e alla guardia di finanza di Catania, sono “finalizzate ad individuare i trafficanti libici e gli scafisti che hanno condotto il gommone poi soccorso dalla Sea Watch 3 ed accertare la liceità  della condotta tenuta dai responsabili” della nave della Ong.
Ma su quest’ultimo punto, osserva il procuratore Zuccaro, “la situazione di ‘distress’ giustificava il soccorso da parte di Sea Watch 3” che “era dovuta, oltre che alla palese inidoneita’ tecnica del gommone ad affrontare la traversata, alla circostanza, confermata dai migranti escussi, circa il progressivo sgonfiamento dei tubolari del gommone, da cui tutti sentivano fuoriuscire dell’aria, sgonfiamento che avrebbe inesorabilmente portato all’affondamento del natante”
Inoltre, spiega il procuratore di Catania “la questione avrebbe rilevanza se la motonave si fosse affrettata a intervenire per anticipare l’intervento di una motovedetta delle autorita’ libiche, responsabili dell’Area Sar in cui stava operando, ma per ben due giorni nessuna motovedetta libica e’ intervenuta in quella zona”.
“Dalle risultanze investigative — conclude il procuratore Zuccaro — non è emerso, pertanto, alcun rilievo penale nella condotta tenuta dai responsabili della Sea Watch 3”.
Chissà  se Toninelli, Di Maio e Salvini avranno il coraggio di ammettere di aver detto per giorni fregnacce o continueranno a inventare balle più grosse per coprire quelle precedenti.

(da agenzie)

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SEA WATCH: LE IMMONDE FREGNACCE DI TONINELLI SULLA NAVE ONG

Febbraio 2nd, 2019 Riccardo Fucile

TONINELLI SMENTITO DALLA GUARDIA COSTIERA E DALLA MAGISTRATURA: SE AVESSE UN MINIMO DI DIGNITA’ SI SAREBBE GIA’ DIMESSO DOPO AVER DIFFUSO MENZOGNE

Ieri Danilo Toninelli ha valicato i confini del ridicolo gettando in pasto a Facebook la definizione di yacht di piacere per la Sea Watch 3, subito imitato dal MoVimento 5 Stelle sul Blog delle Stelle a dimostrazione del fatto che toccato il fondo si può cominciare a scavare.
A differenza di quanto affermato dal ministro, come abbiamo spiegato ieri, tutte le imbarcazioni sono “in regola” per effettuare un salvataggio in mare, proprio a causa delle leggi del mare: se qualcuno è in pericolo, tutti quelli che si trovano nelle vicinanze possono ed anzi devono intervenire per salvarlo a prescindere da quale sia l’imbarcazione su cui si trovano (a patto di non mettere a repentaglio la vita dell’equipaggio, ma non è questo il caso).
Ma i pleasure yacht fanno in qualche modo eccezione? No, certo che no: “pleasure yacht” vuol dire semplicemente imbarcazioni da diporto ad uso privato.
In Italia un’imbarcazione da diporto è un qualsiasi vascello compreso tra i 10 e i 24 metri, ma in Olanda è possibile registrare come “pleasure craft” anche navi di dimensioni superiori (come appunto è la Sea Watch 3).
Toninelli ci vuole raccontare che è come se fosse la barca di un milionario, magari con annessi Jacuzzi e tavoli da Black jack, ma appunto non è così.
Ma c’è per caso qualche normativa che impedisca ad un’imbarcazione del genere di navigare in acque italiane? No, perchè se batte bandiera di uno stato comunitario (come appunto l’Olanda) può farlo liberamente nel rispetto delle leggi e convenzioni vigenti.
Ma a parte questo, va segnalato che la Guardia Costiera italiana non ha in alcun modo contestato la definizione di pleasure yacht per la Sea Watch 3 per il provvedimento che impedisce alla nave della ONG di lasciare il porto di Catania. Le contestazioni le riporta oggi Alessandra Ziniti su Repubblica:
Tutto è buono per fermare le navi Ong: sono bastati i bagni non funzionanti a dovere o il verricello dell’ancora sistemato alla buona perchè la Guardia costiera trattenesse nel porto di Catania la Sea Watch 3. Perchè di questo si tratta: nessun “fermo amministrativo”, nessun provvedimento che abbia a che vedere con il fatto che la nave sia registrata come “yacht” e quindi compia illegalmente attività  di ricerca e soccorso, come falsamente affermato dal ministro dei Trasporti Toninelli che ha pubblicato su Facebook uno sconcertante post in cui paragonava la vecchia nave commerciale riadattata allo «yacht di un milionario che deve andare per mare per piacere e non per sostituirsi alla Guardia costiera libica». Niente di tutto questo.
Non è tutto così ridicolmente meraviglioso?

(da “NextQuotidiano”)

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L’ULTIMA GAFFE DI TONINELLI: “A TORINO BUS MENO CARO CHE A MILANO”. POI QUALCUNO GLI DICE CHE E’ FALSO E CANCELLA IL POST

Febbraio 2nd, 2019 Riccardo Fucile

I TRASPORTI TORINESI SONO PIU’ CARI, MA NEANCHE LO SAPEVA

Il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, ha criticato in un post su Facebook, poi rimosso, la scelta del Comune di Milano e del sindaco, Giuseppe Sala, di aumentare il biglietto del trasporto pubblico, sostenendo che a Torino, città  governata dal Movimento 5 Stelle, il prezzo del ticket è più basso.
“Questo è quello che accade quando governa o amministra un 5Stelle. I super esperti ci alzano i prezzi di mezzi pubblici e pedaggi e noi invece li abbassiamo – ha scritto il ministro nel post -. Non me ne voglia il sindaco Sala ma dopo anni di continui aumenti la musica è cambiata”. ù
In realtà  a Torino il prezzo del biglietto è più alto rispetto a Milano e anche il sindaco Sala lo ha sottolineato a margine di un evento dedicato a Giulio Regeni, dove ha replicato.
“Non mi pare sia vero che siamo più cari. Comunque non facciamo polemiche, andiamo avanti e speriamo di andare avanti nel modo migliore” – ha commentato Sala.
A Torino l’aumento del bus, è scattato, tra mille polemiche, nel luglio dello scorso anno. Il biglietto ordinario è passato da 1,50 euro a 1,70.
Toninelli ha poi cancellato il post.

(da agenzie)

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