Marzo 5th, 2021 Riccardo Fucile
COSA SUCCEDE ADESSO: DALLA PINOTTI REGGENTE ALLA SFIDA BONACCINI-ORLANDO
Con le sue dimissioni Nicola Zingaretti ha spiazzato tutti: i suoi alleati e ‘compagni’ più fidati, dal suo vice Andrea Orlando al ministro Dario Franceschini e l’amico Gianni Cuperlo, la minoranza interna (Guerini e Delrio) e quelli esterni, come Matteo Salvini preoccupato per la stabilità del nuovo esecutivo (“Stia tranquillo – lo rassicura Zingaretti- il governo proseguirà “).
Compreso il premier Mario Draghi, informato dalle agenzie di stampa. La mossa del governatore del Lazio apre scenari nel Pd che al momento non erano considerati.
E ora cosa succede? Nonostante le richieste di ripensamento, lui sembra intenzionato a guardare avanti senza tornare sui suoi passi. “Mi vergogno che nel Pd, partito di cui sono segretario, da 20 giorni si parli solo di poltrone e primarie, quando in Italia sta esplodendo la terza ondata del Covid”.
E adesso? “Qualsiasi scelta farà l’assemblea la rispetterò – dice oggi a margine di un evento a Roma – No, non è un tema di ripensamento che non c’è e non ci sarà . Piuttosto penso debba essere il gruppo dirigente a fare un passo in avanti nella consapevolezza di avere un confronto più schietto, franco e plurale ma anche solidale sul ruolo del Pd, i valori di riferimento, la nostra idea dell’Italia e dell’Europa. Io non ce l’ho fatta ad ottenerlo. Spero che ora sia possibile”.
Un’altra settimana per capire. Per capire se deciderà di ritirare le dimissioni, ipotesi al momento improbabile; se ci sarà un reggente, che potrebbe essere Roberta Pinotti o se partirà la sfida tra Stefano Bonaccini e Andrea Orlando. O, se alla fine il governatore del Lazio lascerà la Regione (dovrebbe restare fino al 2023) e sceglierà la sua città , candidandosi a sindaco di Roma.
Zingaretti: “Dimissioni rigettate? Lo Statuto non lo prevede”
Lo Statuto, in caso di dimissioni, prevede che l’assemblea (in programma il prossimo weekend, il 13 e 14 marzo) può eleggere un nuovo segretario oppure sciogliersi. Se Zingaretti non tornerà indietro, il successore dovrà essere votato dai due terzi dei componenti. Tuttavia oggi lo stesso segretario dimissionario ha ricordato che lo Statuto non prevede che l’assemblea dem rigetti le sue dimissioni.
Ipotesi Pinotti reggente
I segretari dem sembrano essere colpiti da una maledizione: in 14 anni si sono succeduti otto segretari. La sindrome di Tafazzi, come il primo segretario caduto sotto il fuoco amico Walter Veltroni chiamava il logoramento della guerra di correnti, colpisce ora un altro leader del Pd. E come nel 2009 quando l’ex sindaco di Roma si dimise nel corso di una direzione drammatica, anche oggi Nicola Zingaretti – dopo solo due durissimi anni al Nazareno – annuncia l’addio spiazzando tutti.
Ora l’ipotesi più probabile è che tocchi a un reggente. Che potrebbe essere Roberta Pinotti, ex ministra della Difesa nel governo Renzi, oggi area Franceschini.
Ci sono già passati Guglielmo Epifani dopo le dimissioni di Pier Luigi Bersani nel 2013 e Matteo Orfini, prima (qualche mese nel 2017), e Maurizio Martina dopo, in seguito all’addio di Matteo Renzi. La maledizione, appunto. Chi fa il segretario Pd, alla fine, sembra destinato a fare i conti con i soliti veleni interni.
Sfida Bonaccini-Orlando
La prossima assemblea dem potrebbe aprire anche un altro scenario. Le dimissioni di Zingaretti aprono la strada alla scalata alla segreteria di Stefano Bonaccini, 54 anni, presidente della Regione Emilia Romagna, sostenuto dai sindaci e amministratori, è indicato come un possibile aspirante a ricoprire il ruolo lasciato dal governatore del Lazio. Il suo rivale potrebbe essere, quasi certamente, Andrea Orlando: l’attuale ministro del Lavoro nel nuovo governo Draghi, leader della corrente Area Dem e vicesegretario del Pd che potrebbe decidere di ricevere il testimone da Zingaretti e lanciare così un segno di continuità con il passato.
(da agenzie)
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Marzo 5th, 2021 Riccardo Fucile
DOPO L’ADDIO AL PPE, IL PREMIER UNGHERESE PARLA DI UNA NUOVA FORMAZIONE “ANTI-MIGRANTI” CON LEGA E FDI, MA NON CE LA FA
Ora che è ‘orfano’ del Ppe, Viktor Orban lavora alla formazione di un nuovo gruppo al Parlamento
Europeo che unisca le forze politiche “anti-migranti” e a favore della “famiglia tradizionale”.
Nella solita intervista settimanale alla radio di Stato ungherese, il premier dice di averne parlato con Giorgia Meloni e con Matteo Salvini, oltre che con i polacchi del Pis (Diritto e giustizia) guidato da Jaroslaw Kaczynski. Ma il suo piano non trova sponde nell’Ecr, il gruppo dei Conservatori e riformisti europei che comprende sia gli eurodeputati del Pis che quelli di Fratelli d’Italia, gruppo espressione dei Conservatori di cui Meloni ha la presidenza.
Ed è questo il primo ostacolo all’idea di Orban di fondare un nuovo gruppo politico. Meloni è presidente dei Conservatori e riformisti europei da poco più di cinque mesi, smantellare la formazione per aprire a Salvini non è nel suo orizzonte, confermano ad Huffpost fonti di Ecr. Inoltre, i leghisti eletti all’Europarlamento sono 27, tanti quanti sono i polacchi che non hanno interesse a farsi scalare alla presidenza del gruppo.
Per cui, per ora sia Orban che Salvini sono destinati a restare in un limbo politico al Parlamento Europeo.
Il premier ungherese ha lasciato il Ppe mercoledì scorso, in protesta contro la revisione del regolamento del gruppo che di fatto apriva la strada alla sospensione di Fidesz, formazione già sospesa dal Partito dei Popolari due anni fa.
Quanto a Salvini, dopo il sì al governo Draghi e l’avvio di una svolta ‘europeista’, sta sempre più scomodo nel gruppo sovranista di ‘Identità e democrazia’.
E l’addio di Orban al Ppe complica ulteriormente il percorso per un’eventuale ingresso della Lega nei Popolari: la lite con il premier ungherese ha ‘scaldato’ gli anti-sovranisti del nord Europa.
“Non abbiamo fretta”, dice chiaramente Orban alla radio ungherese. Sanno che gli ostacoli sul campo sono tanti. Se è possibile che Fidesz entri nel gruppo di Meloni – le trattative sono in corso da tempo – è altamente improbabile che con Orban arrivi anche Salvini e i suoi a Bruxelles.
Il governo Draghi ha di fatto spaccato il centrodestra, con Fratelli d’Italia all’opposizione. Fuori discussione che si riunisca a Bruxelles, almeno per il partito di Meloni.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 5th, 2021 Riccardo Fucile
SE CI FOSSE L’ARRESTO IMMEDIATO E IL SEQUESTRO DEI BENI EVITEREMMO DI FARCI PRENDERE PER IL CULO DA UN RAZZISTA
C’è chi ha fatto dietrofront per quanto riguarda gli insulti a Liliana Segre, chiedendo scusa e ammettendo di vergognarsi per quanto detto della senatrice a vita quando si è vaccinata lo scorso giovedì. E lo ha fatto pubblicamente.
C’è chi invece ha fatto proprio il contrario, mostrandosi sicuro e forte delle proprie idee. Tra gli hater Liliana Segre identificati uno in particolare non ha dimostrato pentimento, arrivando a dire che andrà via dall’Italia e che dovremo estradarlo per riaverlo nel nostro paese.
Non è assolutamente pentito per i vergognosi commenti di odio rivolti a Liliana Segre uno dei due hater individuati ieri. Come riporta Bufale.net, tra gli identificati c’è un uomo di 70 anni che non solo non si pente ma pubblica su Facebook un post per sfidare quelli che lo hanno criticato, definendo l’Italia un paese «illiberale e infernale» e parlando di «”veri” odiatori», quelli che adesso attaccano lui.
«Io non mi assumo più nessuna responsabilità delle mie colpe perchè tra poche sarò lontano da questo paese ormai illiberale e infernale. Ho una certa età e mi piace girare il mondo, non ho nessuna misura cautelare e sono libero di viaggiare, se vorrete punirmi in modo esemplare di ciò che ho fatto dovrete estradarmi (si, questa è una sfida), io non mi assumerò mai più nessuna responsabilità della mia vita mai!», afferma l’uomo.
(da agenzie)
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Marzo 5th, 2021 Riccardo Fucile
PAOLA BINETTI IN TESTA, DIVERSI SENATORI HANNO CHIESTO A SPERANZA DI ESSERE CONSIDERATI UNA PRIORITA’
Oggi il Fatto Quotidiano racconta che, Paola Binetti in testa, numerosi senatori stanno implorando il
ministro della Salute Roberto Speranza affinchè vengano inseriti nella lista delle persone da vaccinare, anche se questo significa scavalcare qualcuno che ne aveva già diritto:
“Il virus circola anche tra noi” come ha scritto allarmata la pia senatrice dell’Udc Paola Binetti a tutti i colleghi senatori per chiedere che mettano la firma a una sua proposta da sottoporre al ministro della Salute Roberto Speranza affinchè li includa nelle categorie a rischio con diritto a una corsia preferenziale rispetto alla punturina che salva la vita: “Cari Colleghi, questa è una semplice interrogazione urgente al ministro perchè voglia facilitare la vaccinazione di tutti noi senatori. Certamente sapete che sono ormai almeno una quindicina i colleghi che hanno contratto l’infezione. Non saprei dirvi in quale versione, se per esempio si tratta della variante inglese che tende a diffondersi più velocemente. Ma gli epidemiologi esperti dicono che con questo ritmo alla fine di marzo potrebbero esserci almeno una cinquantina di persone colpite”.
L’interrogazione recita così, accendando all’”ètà media dei senatori, alcuni dei quali con patologie pregresse, e le condizioni di stress e di rischio che i viaggi settimanali comportano per loro oltre alla molteplicità delle relazioni, che sia pure con la massima prudenza, sono tenuti a mantenere in virtù del loro ruolo, si chiede di sapere se il ministro non ritenga ormai utile, necessario e improcrastinabile procedere alla vaccinazione urgente dei senatori, considerando sia la loro età media sia il ruolo che svolgono, non meno a rischio di quello dei docenti e delle forze armate, categorie ormai considerate prioritarie nel nuovo Piano urgente per le vaccinazioni”
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 5th, 2021 Riccardo Fucile
“CI ASPETTIAMO CHE LA UE RISPETTI L’IMPEGNO PRESO PER NON FERMARE L’EXPORT”
“Porre limiti a esportazioni di vaccini mette a repentaglio lo sforzo globale contro il virus”. Boris Johnson non sembra aver apprezzato la mossa di Mario Draghi che, insieme all’Unione Europea, ieri ha bloccato l’esportazione di 250mila dosi di vaccino anti Covid di Oxford-AstraZeneca verso l’Australia.
Camberra a parte, Johnson pare dunque essere il primo grande leader mondiale critico di questa decisione.
Alle domande di “Repubblica” e di altri giornalisti britannici, stamattina uno dei suoi portavoce ha risposto, pur non citando esplicitamente il premier italiano, che “il virus può essere sconfitto solo con la collaborazione internazionale. Tutti siamo dipendenti dalle catene di produzione globali. Ma porre limiti a esportazioni di vaccini mette a repentaglio lo sforzo globale contro il virus”.
Non solo. A domanda di “Repubblica” se il primo ministro britannico ieri ne abbia parlato con Draghi durante la loro prima telefonata bilaterale dall’arrivo a Palazzo Chigi, la risposta di Downing Street è stata negativa: “La conversazione c’è stata prima dell’annuncio dell’Italia, quindi non è stato un tema della discussione”.
Il portavoce però ha ricordato come “il primo ministro abbia parlato alla presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen a inizio anno, la quale nell’occasione gli aveva confermato che l’obiettivo del meccanismo (attivato ieri, ndr) ha l’obiettivo di una maggiore trasparenza e non di bloccare export di vaccini di aziende… ci aspettiamo che l’Ue rispetti questi impegni”.
(da agenzie)
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Marzo 5th, 2021 Riccardo Fucile
OSPEDALI SOTTO STRESS, IL MONITORAGGIO DELL’ISS: LE TERAPIE INTENSIVE IN UNA SETTIMANA SALGONO DI QUASI 200 PERSONE
L’indice aumenta dello 0,7% in soli 7 giorni. Il numero di persone ricoverate in terapia intensiva è in
risalita da 2.146 della settimana scorsa a 2.327
Per la prima volta in 7 settimane, il livello di indice Rt medio nazionale raggiunge quota 1,06. La scorsa settimana, il valore si attestava a 0,99. Sono queste le prime anticipazioni del monitoraggio settimanale dell’Istituto superiore di santità e del ministero della Salute esaminato dalla cabina di regia, e che oggi pomeriggio verrà presentato in conferenza stampa alle 16. In base ai dati sulla situazione Coronavirus, verrà definita la colorazione delle varie Regioni.
La situazione negli ospedali
Anche gli ospedali sono sempre più sotto stress. Il tasso di occupazione in terapia intensiva a livello nazionale è al 26%, in aumento rispetto al 24% della scorsa settimana. Nel report si legge di una «netta accelerazione dell’epidemia», con una incidenza nazionale che sfiora i 200 casi per 100 mila abitanti (194,87). Si prevede anche un ulteriore peggioramento: nei prossimi giorni potrebbe raggiungere quota 250. L’incidenza nazionale nella settimana di monitoraggio, quindi, si allontana dall’obiettivo 50 per 100.000.
I dati sui decessi
Per quanto riguarda i dati sui decessi, il quinto rapporto Iss-Istat sull’analisi della mortalità 2020 ha rivelato come tra marzo e dicembre 2020 si sono osservati 108.178 morti in più rispetto alla media dello stesso periodo degli anni 2015-2019 (21% di eccesso). Nel 2020 il totale dei decessi è stato il più alto mai registrato nel nostro Paese dal secondo dopoguerra: 746.146 decessi, 100.526 decessi in più rispetto alla media 2015-2019 (15,6% di eccesso).
(da Open)
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Marzo 5th, 2021 Riccardo Fucile
I PRIMI DI MAGGIO COMPIRA’ 70 ANNI E IN CARCERE NON CI ANDRA’ PIU’
Continuerà a scontare la pena nella sua splendida villa di Pian dei Giullari, sulle colline di Firenze, almeno fino alla fine di aprile. E’ slittata la decisione del tribunale di sorveglianza di Roma sulla proroga o meno della detenzione domiciliare di Denis Verdini, l’ex senatore di Ala condannato lo scorso 3 novembre in via definitiva per il crac del credito cooperativo fiorentino, scarcerato a fine gennaio a causa di un focolaio di Coronavirus scoppiato nel carcere romano di Rebibbia.
L’udienza è stata rinviata al 28 aprile perchè uno degli avvocati del politico toscano è risultato positivo al Coronavirus. Per Verdini si avvicina dunque la data chiave dell’8 maggio, giorno in cui compirà 70 anni e potrà chiedere di scontare il resto della pena fuori dal carcere.
Per la bancarotta del piccolo istituto di credito fiorentino il politico toscano è stato condannato in Cassazione a 6 anni e 6 mesi. Secondo le accuse usò a proprio piacimento le risorse del Credito Cooperativo Fiorentino, favorendo con finanziamenti imprudenti amici legati alla politica e costruttori, tra cui Riccardo Fusi della Btp. Una gestione dissennata che nel giro di pochi anni mise in ginocchio il credito cooperativo, commissariato nel 2010, poi dichiarato insolvente e infine assorbito da Chianti Banca
In primo grado Verdini era stato condannato a nove anni, mentre in appello, la condanna era scesa a 6 anni e 10 mesi.
A giugno l’ex senatore dovrà affrontare anche l’appello per la vicenda del crac della Società Toscana di Edizioni (società che editava il Giornale della Toscana) per cui nel settembre del 2018 il tribunale di Firenze lo aveva condannato a 5 anni e mezzo sempre per bancarotta fraudolenta.
(da agenzie)
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Marzo 5th, 2021 Riccardo Fucile
QUANDO INVECE I SOVRANISTI APPAIONO CON ROSARI E PRESEPI NON SPECULANO SULLA RELIGIONE
“Achille Lauro? Con il Sacro Cuore di Gesù sul palco di Sanremo offende la fede degli italiani”. Pensieri e
parole di Federico Mollicone, commissario di vigilanza Rai in quota Fratelli d’Italia e deputato del partito di Giorgia Meloni.
E ieri sera non ha trovato niente di meglio da fare che aprire una polemica su Achille Lauro e sulla sua presunta blasfemia in diretta sul servizio pubblico sul palco del Festival di Sanremo, con riferimento alle lacrime di sangue finto di martedì sera. Il motivo lo spiega lo stesso Mollicone in occasione della presentazione della manifestazione CulturaIdentità .
“Sul palco dell’Ariston Achille Lauro si presenta con il Sacro Cuore di Gesù, simbolo religioso cristiano e di numerosi Stati e ricorrenza del calendario liturgico quest’anno sarà il 21 giugno, ledendo la sensibilità e la fede della maggioranza degli italiani”.
Ma il buon Mollicone non si ferma lì, passando dalla “protesta” alla proposta:
“Chiediamo come sia stato possibile, senza bigottismi, che in uno show nazionalpopolare nessuno abbia vigilato — ha aggiunto — È uno dei motivi per cui riteniamo che la direzione artistica debba tornare sotto il controllo di Rai”.
Evidentemente Mollicone si è dimenticato di appartenere a un partito guidato da un donna che usa sistematicamente la religione come arma della sua propaganda, dalla battaglia sui presepi nelle scuole all’ormai celeberrimo “donna, madre, cristiana” con cui Giorgia Meloni ha aperto un famoso comizio nel 2019, in piazza San Giovanni, a Roma.
Ma, soprattutto, come dimenticare che il suo alleato più fedele, Matteo Salvini, si fa fotografare regolarmente con rosari e simboli della Madonna o addirittura si intrattiene in diretta da Barbara D’Urso improvvisando “L’eterno riposo” con tanto di mani giunte in favor di telecamera, in quello che è, a tutt’oggi, uno dei momenti più bassi e trash della televisione negli ultimi dieci anni.
Fatto ancor più grave se a farlo non è un artista ma un politico. Ma evidentemente per Mollicone usare i simboli religiosi va bene, purchè a farlo siano i suoi alleati o compagni di partito. E l’ennesima polemica sterile di questa edizione del Festival numero 71 è servita.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 5th, 2021 Riccardo Fucile
NESSUNO DICE CHE LA DECISIONE DEL GOVERNO NON SERVE A NULLA PERCHE’ ASTRAZENECA NON FARA’ ALTRO CHE TAGLIARE DI 250.000 DOSI LA PROSSIMA CONSEGNA
L’Australia ha chiesto alla Commissione Europea di rivedere una decisione dell’Italia di bloccare la spedizione del vaccino di AstraZeneca. L’Italia, sostenuta dalla Commissione Europea, ha vietato la prevista esportazione di circa 250.000 dosi di vaccino dopo che la casa farmaceutica non ha rispettato gli impegni contrattuali con l’Unione Europea.
“L’Australia ha sollevato la questione con la Commissione europea attraverso più canali, e in particolare abbiamo chiesto alla Commissione europea di rivedere questa decisione”, ha detto ai giornalisti a Melbourne il ministro della Salute australiano Greg Hunt
Hunt ha detto che il suo Paese aveva già ricevuto 300.000 dosi di vaccino AstraZeneca, che sarebbe durato fino a quando la produzione locale del vaccino non fosse aumentata. E un portavoce del suo dicastero ha minimizzato le conseguenze del blocco deciso da Roma: “Si tratta di un lotto da un Paese. Non è stata presa in considerazione nel nostro piano di distribuzione per le prossime settimane”.
La Francia potrebbe essere la seconda dopo l’Italia a bloccare l’invio dei vaccini. Lo ha detto il ministro della Salute francese Olivier Veran.
L’Australia ha iniziato il suo programma di inoculazione due settimane fa, vaccinando il personale sanitario in prima linea e gli anziani con il preparato Pfizer, sebbene le dosi di quel vaccino siano limitate a causa delle scarse scorte globali.
Invocando l’intervento della Commissione europea, il primo ministro australiano Scott Morrison ha affermato di poter comprendere le ragioni dell’Italia: “In Italia le persone muoiono al ritmo di 300 al giorno. E quindi posso certamente capire l’alto livello di ansia che esiste in Italia e in molti Paesi in tutta Europa”.
L’Australia ha ordinato 53,8 milioni di dosi di AstraZeneca, sviluppato in collaborazione con l’Università di Oxford. L’azienda farmaceutica locale CSL Ltd si è assicurata i diritti per la produzione di 50 milioni di queste dosi in Australia e prevede di rilasciare il primo lotto verso la fine di marzo. Le dosi prodotte localmente forniranno la spina dorsale del programma di vaccinazione dell’Australia, che i funzionari sperano di completare entro ottobre. L’Australia è sotto pressione minore rispetto a molti altri Paesi, avendo registrato poco meno di 29mila casi di coronavirus e 909 decessi.
(da agenzie)
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