Destra di Popolo.net

GLI INIZI IN SICILIA, IL PAPA’ MAESTRO, L’IMPEGNO CONTRO AL VIOLENZA: CHI E’ LUIGI BUSA’, IL KARATEKA D’ORO

Agosto 6th, 2021 Riccardo Fucile

DIETRO L’ARTE MARZIALE UN MODO DI ESSERE

Nella filosofia Zen il concetto di Mushin, letteralmente “senza mente”, è rappresentato con il carattere dell’alfabeto giapponese che esprime il concetto di “abnegazione”, “cuore” e appunto “mente”.
La storia di Luigi Busà, che ha conquistato nella categoria 75kg del karate una medaglia storica ai Giochi di Tokyo 2020, può essere descritta così.
Dal Siracusano alla terra natìa della disciplina alla quale ha votato la sua esistenza, Busà ha basato tutto sull’esempio, in equilibrio, per l’appunto, tra cuore e mente, come i maestri del karate di Okinawa divulgano dal XVII secolo, quando nacque sull’isola giapponese questa arte marziale.
Cresciuto ad Avola, nel siracusano, insieme alle sorelle Lorena e Cristina, anche loro combattenti, Busà si avvicina alle arti marziali da ragazzino,
Ha raccontato in un’intervista prima di partire per Tokyo al quotidiano La Repubblica: «A 13 anni mi piaceva mangiare, pesavo 94 chili ed ero più basso di adesso».
Tutto ebbe inizio per gioco, come spesso accade nelle vicende degli sportivi. Ma è anche grazie a una figura importante, quella del padre Nello, ex atleta e tecnico di karate, che Luigi ha valorizzato il suo talento.
«Solo lui vedeva in me qualcosa di speciale, vincevo campionati cadetti e secondo lui potevo fare qualcosa di serio». Il supporto paterno per Luigi è stato fondamentale. Fino ai 16 anni, la medaglia d’oro a Tokyo gareggiava nei pesi massimi e solo i consigli del padre sul cambio di categoria lo convinsero a optare per una «una buona scelta», cioè scendere di peso fino ai 75 chili.
«Mi fece capire che a livello internazionale non sarebbe stata una buona scelta per i colpi e gli impatti troppo duri. Quindi Dovevo dimagrire e scendere nei medi a 75 chili». Da quel momento l’impegno è totale: Busà si sottopone a una dieta, rientra nel peso idoneo alla categoria e viene incluso nel gruppo sportivo dei Carabinieri, dove inizia a fare sul serio, conquistando 6 medaglie nei Mondiali, tra cui spiccano i primi posti nel 2006 a Tampere e nel 2012 a Parigi. Negli anni Busà si impone sia a livello globale che continentale venendo considerato uno dei karateka più forti al mondo.
«Poco cibo spazzatura e niente fritture: a 25 anni non reggevo più certe serate e ho fatto una scelta di vita», ha detto il classe ’87, inserito nella lista degli atleti da seguire per questi Giochi stilata da Open.
Busà, in particolare, è stato anche attivo nel comunicare un altro concetto di lotta attraverso le arti marziali, che prima di tutto significa disciplina e rispetto.
«Ho una missione che va oltre alla medaglia d’oro», aveva detto il karateka prima di partire per Tokyo. «Ho intrapreso un percorso molto chiaro: in questo periodo va di moda l’Mma, quindi il trash talk. Si pensa che, per essere dei duri, devi farlo notare con le parole e l’atteggiamento da duro. C’è tanta insicurezza nel giovani», aveva affermato il karateka, «si aggrappano a questi personaggi molto aggressivi nel modo di fare e parlare. Ecco, io voglio portare un messaggio diverso a loro: il vero forte non ha bisogno di farlo notare con atteggiamento da sbruffone o a parole. Ci tengo a questa missione». Che si sta compiendo.
(da Open)

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SALVINI PROVA AD AMMANSIRE I SUOI SEGUACI INFURIATI PER IL GREEN PASS CON UN GATTINO, MA GLI VA MALE

Agosto 6th, 2021 Riccardo Fucile

PIOGGIA DI COMMENTI NEGATIVI: “NON CI FREGHI CON I GATTINI”

Tempi durissimi per Matteo Salvini. La linea politica della sua Lega è stata devastata dall’avvento del governo Draghi.
L’ex leader della Bce ha il pieno sostegno di Giorgetti, espressione della corrente più aziendalista del Carroccio. Mentre la corrente più elettorale del partito è stata spogliata di ogni dignità politica, al punto da portare Salvini a dirsi soddisfatto del Green Pass. Infatti l’ex ministro degli Interni, durante un’intervista pubblicata questa mattina sulla colonne del Corriere della Sera, ha sottolineato che il green pass per il suo partito è un grande successo.
Salvini ha sottolineato che tanti limiti sono stati abbattuti: noi, intanto, stiamo cercando di capire quali siano. Perché a precisa domanda nell’intervista non si trova risposta.
In serata il leader leghista ha provato ad ammansuetire i suoi sostenitori con uno dei suoi classici: i gattini, ma questa volta ai leghisti la posizione sul green pass non è proprio andata giù.
Salvini prova ad ammansire i suoi seguaci infuriati per il green pass con un gattino, ma gli va male: ecco la furia sui social
“Invece di pescare notizie sui gattini..oltretutto datate..parlaci di attualità..tipo greenpass..i ragazzi andavano lasciati fuori..vergogna!”, gli scrivono nei commenti, “Vergogna. Traditori. Non ci caschiamo più con le tue pizze, i rosari, i cagnolini ed i gattini. Vi rendete conto di cosa avete votato? Pazzesco. Ma non si vergogna davanti ai suoi elettori? Vi prendete tutti voi la responsabilità degli eventuali effetti collaterali che non sono poi così infrequenti, morti comprese? Le cure ci sono! NON SI VACCINA MAI DURANTE UN’EPIDEMIA! Andremo avanti all’infinito con le varianti dovute ai vaccini. In Israele sono alla terza dose e sono nella cacca. Per lo meno, io, quando mi guardo allo specchio non mi sputo in faccia. Voi?” e ancora “Salvini parliamo di Green Pass: ha contribuito alla sua approvazione, poverino il gattino, poverini gli italiani!!!!”. Il mood è sempre lo stesso, una forte abbondanza di punti esclamativi e grande indignazione. Questa volta non per la sinistra però.
Oltre ogni ragionevole dubbio, è stato il Senatore Claudio Borghi a parlare della sconfitta. Perchè di questo si tratta. In una lunga diretta, l’uomo antieuropeo per eccellenza ha delineato i fallimenti della linea politica leghista. Un tracollo, nei consensi e nella linea di governo.
Un bene per il paese il green pass.
(da NextQuotidiano)

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CHI E’ ANTONELLA PALMISANO, L’ATLETA PUGLIESE CHE HA DOMINATO LA 20 KM DI MARCIA

Agosto 6th, 2021 Riccardo Fucile

L’ORO OLIMPICO NEL GIORNO DEL SUO COMPLEANNO

L’amore per la marcia e prima ancora per la pallavolo, trent’anni compiuti proprio nel giorno della sua impresa olimpica, tanti record alle spalle. È Antonella Palmisano, medaglia d’oro nella marcia 20 km a Tokyo 2020.
L’atleta pugliese, nata in provincia di Taranto nel 1991, fino al 2003 ha giocato a pallavolo.
Poi, come ricorda la Fidal, si è convinta a praticare la marcia con un gruppo di ragazzi guidati dal tecnico Tommaso Gentile a Mottola, la sua città. Nel suo ricco palmarès giovanile brilla la vittoria in Coppa del Mondo juniores – risultato senza precedenti per un’azzurrina – a Chihuahua nel 2010.
Dal 2012 si è trasferita a Roma sotto la guida di Patrizio Parcesepe, tecnico delle Fiamme Gialle.
Si è piazzata a ridosso del podio nei Mondiali di Pechino 2015 (quinta) e poi ai Giochi olimpici di Rio 2016 (quarta) nonostante una stagione condizionata da un infortunio al tibiale destro.
Nel 2017 ha stabilito il record nazionale nei 10.000 su pista (41′57″29) e ha vinto la 20 km in Coppa Europa a Podebrady prima del bronzo ai Mondiali di Londra con 1h26:36, seconda azzurra di sempre, migliorandosi di oltre un minuto.
Un altro bronzo agli Europei di Berlino, nel 2018. Nel 2020 è diventata primatista italiana nei 10 km su strada con 41:28 a Modena e nel 2021 ha conquistato il successo per la seconda volta negli Europei a squadre, di nuovo a Podebrady.
Diploma in Grafica pubblicitaria all’Istituto professionale per i servizi sociali di Mottola, è entrata nel Gruppo Sportive Fiamme Gialle il 12 marzo 2010.
Dal 2018 è sposata con Lorenzo Dessi, marciatore azzurro come lei. Piccola curiosità: l’atleta marcia sempre con un fiore di feltro in testa, realizzato a mano dalla mamma in occasione di ogni gara.
(da Huffingtonpost)

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L’OPERAIA MORTA SUL LAVORO NEL MODENESE AVEVA SEGNALATO IL CATTIVO FUNZIONAMENTO DEL MACCHINARIO

Agosto 6th, 2021 Riccardo Fucile

SUL SUO TELEFONO LE FOTO INVIATE AI TECNICI

Continuano le indagini sulla morte di Laila El Harim, la 40enne deceduta mentre lavorava nell’azienda d’imballaggi “Bombonette” di Camposanto, nel Modenese.
Sul cellulare della donna sono state trovate diverse foto che avrebbe scattato al macchinario ogni volta che questo andava in blocco e che inviava ai tecnici, che dovevano poi intervenire.
Laila El Harim avrebbe parlato dei problemi con la fustellatrice anche al compagno, dal quale aveva avuto una bambina. “Se ne lamentava spesso – ha raccontato l’uomo a La Repubblica -. Diceva che la macchina si bloccava, che non andava. E spesso dovevano intervenire gli elettricisti”.
Saranno ora gli inquirenti, che hanno aperto un fascicolo per omicidio colposo, a dover stabilire se ci sia stata una correlazione tra i malfunzionamenti documentati dalla 40enne e la sua morte.
Gli investigatori stanno, inoltre, cercando di fare chiarezza sul perché il sistema di sicurezza fosse attivabile solo manualmente.
(da agenzie)

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USA, SCRIVEVA POST CONTRO VACCINI E MASCHERINE: POLITICO AMERICANO REPUBBLICANO MUORE DI COVID

Agosto 6th, 2021 Riccardo Fucile

ORA NON POTRA’ PIU’ INNEGGIARE A CHI BRUCIA LE MASCHERINE

E’ morto di Covid un politico del Partito Repubblicano, H. Scott Apley, che si era schierato apertamente, tramite post su Facebook e commenti su Twitter, contro mascherine e vaccini.
E’ accaduto in Texas, dove Apley, 45 anni, membro del Consiglio comunale di Dickinson e del Comitato esecutivo repubblicano dello Stato, è deceduto in un ospedale locale intorno alle 3 del mattino di mercoledì.
Apley era stato ricoverato domenica con sintomi “simili a una polmonite” per poi essere collegato a un ventilatore polmonare. L’uomo, come si legge in una raccolta fondi creata su GoFundMe per aiutare la famiglia a pagare le spese sanitarie, “lascia la moglie Melissa, che è positiva al Covid, e un figlio piccolo, Reid”.
I post contro mascherine e vaccini
A maggio, Apley aveva pubblicizzato un evento organizzato a Cincinnati dal titolo “Mascherina che brucia” scrivendo “Vorrei vivere in quella zona”.
Un paio di settimane prima, aveva pubblicato un articolo su omaggi e incentivi destinati a incoraggiare le persone a vaccinarsi, scrivendo “Disgustoso”.
Apley si era anche scagliato contro i cosiddetti passaporti vaccinali. Inoltre, quando l’ex commissario alla Salute di Baltimora Leana Wen aveva condiviso una notizia sull’efficacia del vaccino Pfizer, un Apley apparentemente indignato l’aveva definita “un nemico assoluto di un popolo libero”.
Il 30 luglio, meno di una settimana prima della sua morte, Apley aveva inoltre ripostato sulla sua pagina Facebook un meme che diceva: “In 6 mesi, siamo passati da ‘il vaccino ha posto fine alla pandemia’ a ‘puoi ancora contrarre il Covid anche se vaccinato’ a ‘puoi passare il Covid ad altri anche se vaccinato’ per cui ‘puoi ancora morire di Covid anche se vaccinato’ a ‘i non vaccinati stanno uccidendo i vaccinati'”.
(da agenzie)

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POLONIA, LA BATTAGLIA SULLA “TV LIBERA” CHE IL GOVERNO SOVRANISTA VORREBBE IMBAVAGLIARE

Agosto 6th, 2021 Riccardo Fucile

BIDEN LANCIA IL MONITO: “SE RIDUCETE LA LIBERTA’ DEL POPOLO POLACCO CONSEGUENZE POLITICHE, ECONOMICHE E MILITARI”

A volte i meriti del padre ricadono sul figlio. È il caso di Marek Brzezinski, figlio del grande consigliere della Casa Bianca di origine polacca e amico storico dei dissidenti liberal anticomunisti e di ogni antiautoritario, Zbigniew Brzezinski.
Suo figlio Marek attende il gradimento dal governo polacco quale ambasciatore degli Stati Uniti. Gradimento che secondo media indipendenti a Varsavia alcuni falchi del potere polacco avrebbero cercato di ostacolare.
La notizia, di ieri, è l’ennesimo segnale e monito preciso dell’amministrazione Biden a Varsavia, nell’inatteso duro conflitto che si è aperto tra la Casa Bianca e la Polonia (pure il più atlantico Paese dell’est della Nato) in nome della libertà dei media difesa dal presidente Joe Biden e dal suo segretario di Stato di origini ungheresi Antony Blinken e calpestata dagli autocrati polacchi e ungheresi come da Putin e Lukashenko. Ma Ungheria e Polonia sono Stati dell’Unione europea difesi dall’ombrello militare e atomico degli Stati Uniti.
L’oggetto dello scontro è la sorte di TVN24, la tv privata e libera di notizie, attendibilissima e con enorme audience, di proprietà di Discovery.
Più volte nei giorni scorsi, con discreti ma decisi messaggi diplomatici, l’amministrazione Usa ha messo in guardia il governo polacco dal suo piano – espresso in una legge già pronta, presentata dal partito sovranista di maggioranza PiS, Prawo i Sprawiedlywosc – che prevede un pacchetto per togliere la frequenza a TVN24, espropriarla, nazionalizzarla e di fatto addomesticarla e imbavagliarla.
Forse sorpreso dalla fermezza americana dopo gli anni di entente cordiale e affinità elettiva con Trump, l’esecutivo polacco ha preannunciato un imprecisato rinvio dell’esame della legge.
Ma l’intenzione resta, il disegno di legge anche, e tutto è pronto come una spada di Damocle. Il monito della Casa Bianca è implicito ma duro: ne subirebbero serie conseguenze i rapporti politici, economici, e forse anche militari, proprio mentre per difendersi dalla minaccia della Russia di Putin la Polonia sta acquistando superjet invisibili F-35 e carri armati Abrams e ospita forze stazionarie e centri di controllo antimissile americani.
E soprattutto, una condanna di Washington nel gioco geopolitico mondiale avrebbe ben altro peso di qualsiasi critica dell’Unione europea. C’è la sensazione di divergenze al vertice polacco tra le colombe disposte a non irritare Washington e i sempre più forti falchi pronti a tutto contro tutti in nome della linea nazionalista estrema.
Centinaia di giornalisti e intellettuali polacchi hanno colto la palla al balzo per pubblicare, come scrive il sito notesfromPoland, un appello-lettera aperta per invitare tutti in Occidente a mobilitarsi per salvare la libertà di TVN24.
Il Senato degli Stati Uniti ha appena votato una mozione in cui chiede la più strenua difesa di TVN24 e della libertà mediatica in Polonia.
Il gruppo Discovery, appunto il proprietario di TVN, ha anch’esso lanciato un appello a difendere libertà e indipendenza della stazione, appellandosi ovviamente anche al ruolo del diritto di proprietà degli operatori mediatici rispetto agli Stati in Occidente. Ma alte fonti del PiS, citate dietro anonimato sempre da notesfromPoland, hanno detto di non poter affatto escludere che una compagnia statale acquisti TVN, “se i polacchi vogliono avere qualche influenza sui loro media”.
Il gigante petrolifero statale Orlen ha appena acquistato a forza e imbavagliato decine di testate regionali e locali. Lo scontro è aperto, e sfidando Washington (e non solo la Ue come fa da Budapest il premier autocrate Viktor Orbán) gli autocrati polacchi stanno forse rischiando di fare il passo più lungo della gamba, o di non aver capito con chi hanno a che fare.
(da agenzie)

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IL COMUNE DI FOGGIA SCIOLTO PER INFILTRAZIONI MAFIOSE: ERA GUIDATO DAL LEGHISTA LANDELLA FINITO AGLI ARRESTI DOMICILIARI E POI DIMESSOSI

Agosto 5th, 2021 Riccardo Fucile

LA DECISIONE PRESA DAL CONSIGLIO DEI MINISTRI… TUTTO ERA INIZIATO CON LA MAZZETTA DI 500.000 EURO RICHIESTA DAL SINDACO A UN IMPRENDITORE

Il Comune di Foggia è stato affidato a una commissione straordinaria perché sono state accertate infiltrazioni mafiose.
La decisione presa dal Consiglio dei ministri scaturisce dalla relazione prodotta dalla commissione di accesso agli atti che lo scorso marzo si era insediata negli uffici comunali, all’epoca guidati dal leghista Franco Landella, poi finito agli arresti domiciliari.
Di fatto, quindi il Comune di Foggia era già stato commissariato per le dimissioni di Landella – poi colpito dalla misura cautelare – e il Consiglio comunale sciolto.
Il lavoro dei commissari era però proseguito e, stando a quanto da loro accertato, personaggi legati ai clan della Società Foggiana nel recente passato erano riusciti a condizionare le scelte e il lavoro dell’amministrazione comunale.
I cittadini sarebbero dovuti tornare al voto nella tornata del 3-4 ottobre, ma il provvedimento assunto oggi dal Consiglio dei ministri provocherà un commissariamento molto più lungo, almeno 18 mesi.
La decisione ratificata dal governo mette un punto alla stagione di inchieste antimafia e anticorruzione che la Dda di Bari e la procura di Foggia.
Indagini portate a termine negli ultimi anni ricostruendo un quadro di commistione tra ambienti di governo della città e personaggi legati alla Società Foggiana, una delle mafie più spietate in questo momento storico, che negli anni è diventata ‘invasiva’ nel tessuto economico della città tra estorsioni e tentativo di infiltrarsi negli appalti pubblici.
LA MAZZETTA AL SINDACO DELLA LEGA E LA RETE MAFIOSA
L’arresto del sindaco dimissionario di Foggia, Franco Landella, esponente della Lega di Matteo Salvini, finito ai domiciliari con l’accusa di corruzione e tentata concussione.
Le indagini compiute dai poliziotti della Squadra Mobile, della Digos , dal Servizio Centrale Operativo hanno consentito di evidenziare come Landella abbia incontrato Luca Azzariti, agente della società “G-One” interessata all’aggiudicazione dell’appalto avente per il project financing sui lavori di riqualificazione e adeguamento degli impianti di pubblica illuminazione nel comune di Foggia: un affare da 53 milioni di euro che la città attende dal 2016.
Secondo le accuse in quell’incontro l’ex primo cittadino ha avanzato la richiesta di una mazzetta di 500mila euro poi ridotta a 300mila facendo percepire all’imprenditore che altrimenti avrebbe potuto “mandare tutto all’aria”.
Quello che Landella non immaginava è che Azzariti potesse registrare quell’incontro e poi denunciare tutto alla magistratura.
Ma non è l’unico episodio che inchioda l’ex sindaco. Dall’attività investigativa dei poliziotti, guidati dal vice questore Mario Grassia, è emerso inoltre che il sindaco ha ricevuto un imprenditore edile Paolo Tonti, la cifra di almeno 32mila euro per il voto favorevole alla deliberazione per la proroga del programma di riqualificazione urbana cui era interessata la società di Tonti.
L’inchiesta ha svelato che parte della somma è stata poi consegnata dalla moglie del sindaco, Daniela Di Donna dipendente comunale per la quale il giudice ha disposto l’interdizione dal servizio, e a tre consiglieri comunali Antonio Capotosto, Dario Iacovangelo e Leonardo Iaccarino, quest’ultimo ex presidente del consiglio comunale balzato alle cronache per il video che lo mostrava mentre sparava dal balcone impugnando una pistola nella notte di Capodanno: è stato arrestato alcune settimane fa per peculato, corruzione e tentata induzione indebita.
Ed è così, secondo il procuratore Vaccaro, che Landella e gli altri amministratori avrebbero tradito “il dono” concesso dagli elettori con il proprio voto: “Fare il pubblico amministratore – ha detto il capo degli inquirenti foggiani – un dono che si riceve dagli elettori affinché la cosa pubblica venga gestita secondo la legge. Queste vicende mettono in luce come la funzione sia stata piegata a fini personalistici” demolendo la fiducia della cittadinanza nelle istituzioni.
Ma per Vaccaro l’inchiesta dei poliziotti deve restituire quella fiducia e ricostruire il legame tra comunità e istituzioni: “questa e altre attività delle forze di polizia sono attività volte a ripristinare legalità e giustizia perché la collettività non si senta tradita e abbia ancora fiducia nelle istituzioni e nello Stato”.
(da il Fatto Quotidiano)

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FONTI LEGA: “SALVINI HA PAURA DELLE ELEZIONI, PER QUESTO NON ROMPE CON DRAGHI”

Agosto 5th, 2021 Riccardo Fucile

“CON I CONSENSI IN CALO, LA MELONI DAVANTI E IL TAGLIO DEI PARLAMENTARI CHE PROVOCHERA’ MORTI E FERITI IN CASA LEGHISTA?”,,, “MAI COME ORA IL PARTITO E’ SPACCATO, GIORGETTI STA INZIANDO LA SCALATA”

La Lega potrebbe uscire dal governo o rompere con Mario Draghi? “Ma quando mai” risponde al telefono un parlamentare leghista di lungo corso. “Salvini e Giorgetti fanno il gioco che gli riesce meglio, quello del poliziotto buono e del poliziotto cattivo”, spiega ridendo lui che fino a qualche giorno fa se ne stava al sole di Milano Marittima.
Insomma, la tentazione della Lega di uscire dal governo che ogni tanto Salvini fa balenare è semplicemente un bluff. “Matteo con i consensi in calo non andrebbe mai alla rottura con Draghi, non è abbastanza forte per farlo ma soprattutto per la prima volta dopo molti anni ha paura di andare a votare. I consensi sono in calo e il taglio dei parlamentari provocherà ‘morti e feriti’ anche in casa leghista”.
Insomma, andare a votare sarebbe un regalo per Giorgia Meloni. Capita l’antifona?
C’è un’altra cosa poi che sconsiglia decisamente a Salvini di andare al “redde rationem”: il partito non è mai stato così diviso al suo interno, perlomeno da quando il leader è Matteo”.
Ovvero? “Con l’arrivo di Draghi al governo in molti ormai hanno più fiducia nella ‘linea’ Giorgetti che in quella del Capitano. E c’è stanchezza per le continue sbandate tra Lega di lotta e lega di governo. Bisognerebbe scegliere una volta per tutte”.
E questo per il Capitano è un grande problema anche se fa di tutto per dissimularlo, compreso organizzare strette di mano con Giorgetti ad uso e consumo dei media. E GG (così lo chiamano gli amici) che ne pensa?
“Lui vuole tutto tranne che ritirarsi dalla politica come qualcuno ha scritto” spiegano dal suo entourage. Ma si rende conto di essere diventato troppo ingombrante. E presto o tardi per lui arriverà il momento di scegliere se continuare a fare la “guardia” al Capitano oppure brillare di luce propria.
(da TPI)

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MICHETTI NON DECOLLA: SFIDA GUALTIERI-CALENDA PER PRENDERE I VOTI DEI MODERATI DI DESTRA

Agosto 5th, 2021 Riccardo Fucile

LA MELONI PREOCCUPATA PERCHE’ UNA SCONFITTA DI MICHETTI SAREBBE UNA SUA DEBACLE PERSONALE AVENDOLO VOLUTO LEI

Mugugni? “A me questa cosa non risulta. Sono tutti motivati, carichi, abbiamo una bellissima occasione davanti”, risponde Enrico Michetti, candidato sindaco per il centrodestra a Roma, in un’intervista al Corriere della Sera. “Ho parlato al telefono con Salvini e con i responsabili di Forza Italia a Roma, parlo spesso con Giorgia Meloni. Mi creda, siamo in un’armonia totale. Oh, almeno questa è la situazione che mi si para davanti. Sul resto non so”.
I mugugni nella coalizione, “se ci sono, e sottolineo se, riguardano forse dinamiche nazionali. Non certo le elezioni amministrative, dove siamo uniti e compatti”, insiste Michetti. Il candidato del centrodestra, dunque, non vede e non sente mal di mancia intorno a sé. Ne prendiamo atto.
Ora, però, corre l’obbligo di raccontare che nella sede di Fratelli d’Italia è scattato l’allarme rosso.
Anche lei, Giorgia Meloni, si è dovuta accorgere che il suo candidato sindaco di Roma non decolla. La voce girava già da qualche giorno negli ambienti della destra capitolina che avevano avuto modo di incontrare Michetti, ma è diventata un uragano dopo il primo dibattito pubblico tra i quattro candidati. Dove Michetti ha usato tutto il tempo a propria disposizione con frasi sull’Antica Roma manco fosse Russel Crowe nel Gladiatore.
La cosa è risultata ancora più evidente dal confronto con Gualtieri e, soprattutto, con Calenda, in grande spolvero (a proposito: sembra sia diventato il pupillo del circolo Aniene: da quelle parti riscuote consensi massimi).
Proprio Calenda, secondo i sondaggisti, starebbe approfittando della debolezza di Michetti e della totale assenza di Simonetta Matone (la candidata vicesindaco del centrodestra) per crescere moltissimo e puntare ad un ballottaggio che fino a pochi giorni fa sembrava impossibile.
Calenda sta pescando non poco tra l’elettorato moderato. Nel frattempo a destra, mentre c’è addirittura chi spera in un qualche incidente di percorso per cambiare candidato in extremis, si affilano i coltelli: se la sfida di Roma non sarà vinta partirà la resa dei conti. Sul banco degli imputati finirà Fratelli d’Italia, grande sponsor di Michetti.
E Gualtieri? Nel comitato elettorale c’è fiducia che almeno una parte dei voti in libera uscita dal candidato di centrodestra possano essere drenati dalla Lista Civica guardata con attenzione da buona parte del mondo economico romano moderato per la presenza, ad esempio, di personalità come Monica Lucarelli.
“E in ogni caso” si ribadisce, “quando il primo nei sondaggi perde colpi ad avvantaggiarsene è sempre l’altro più forte, cioè Gualtieri e non Calenda….”.
Intanto, dopo aver visto, durante il programma tv Omnibus, su La7, un confronto su Roma tra Gualtieri e il vicepresidente della Camera Rampelli, nel Pd hanno tirato un sospiro di sollievo: “Meno male che hanno scelto Michetti”. Fosse stato un altro il candidato sindaco, sarebbe sta molto più dura.
(da TPI)

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