Settembre 15th, 2023 Riccardo Fucile
“IN QUESTO MODO POTEVANO PRESTARE SOCCORSO PRIMA CHE ARRIVASSERO A LAMPEDUSA E PORTARLI IN ALTRI CENTRI”
“La situazione è drammatica. Le persone arrivano soprattutto al molo
Favarolo, intercettate dalla Guardia costiera o direttamente con i barchini e vengono lasciate lì, a migliaia, per ore e ore, senza ombra e senza acqua, se non le bottigliette che vengono lanciate dalla Croce Rossa. Dentro al centro sono arrivati a essere 6 mila, anche se è difficile avere numeri certi”.
È il racconto dell’ex sindaca di Lampedusa, Giuseppina Nicolini, affidato a Fanpage.it. “Ci sono moltissime persone ammassate al porto e ovviamente ogni volta che si distribuisce acqua e cibo, in quelle condizioni, si sfocia nella tragedia – ci racconta – Perché poi ci sono le azioni di contenimento della polizia, ho visto anche usare manganelli”.
E queste, sottolinea l’ex sindaca, “danno un’impronta militare e securitaria all’accoglienza, che invece dovrebbe essere umanitaria”. Secondo Nicolini, ci sarebbe una strategia precisa di una parte politica per dipingere l’immigrazione come un fenomeno pericoloso: “È tutto voluto. Quello che sta succedendo in questi giorni non era inevitabile. Non parlo degli arrivi, perché quelli non li può fermare nessuno, nemmeno Giorgia Meloni. Però è possibile gestirli con misure intelligenti – come canali legali che diano accesso per lavorare – che rendano gli sbarchi un fenomeno fisiologico, ma contenuto e non di queste dimensioni drammatiche, con un altissimo costo di vite umane e con un grande stress delle popolazioni che si devono occupare della prima accoglienza”
Quello che sta accadendo a Lampedusa non era inevitabile
Se non è possibile fermare le partenze e gli spostamenti umani, però, si può evitare di arrivare alla situazione in cui si trova in queste ore l’isola di Lampedusa. “Che il trend degli sbarchi fosse in crescita esponenziale, lo sapevamo. Come sapevamo della situazione disperata Tunisia – con il fallimento del viaggio di Meloni, che ha fatto perdere la faccia pure alla presidente Ursula von der Leyen – del terremoto in Marocco e dell’ecatombe della Libia: tutto questo avrebbe dovuto mettere fortemente in guardia il governo”, afferma Nicolini. In altre parole, che la destabilizzazione di buona parte del Nord Africa – così come la rinnovata esplosione di conflitti nella regione subsahariana – portasse a un aumento delle partenze, era cosa nota. Ma nulla è stato fatto: “Di fronte a situazioni di questo tipo il governo avrebbe dovuto agire in prevenzione, mandando le navi della Marina militare molto più a Sud di Lampedusa, a fare monitoraggio e soccorso. Navi che poi avrebbero potuto fare anche la traversata fino ad altre destinazioni, bypassando Lampedusa”.
Secondo l’ex sindaca ci sono due cose da tenere a mente: “La priorità è soccorrere, perché i numeri dei morti in mare sono insostenibili. E poi bisognerebbe avere chiaro una volta per tutte che Lampedusa è estesa appena 22 chilometri quadrati, è abitata da 6 mila persone, e ha risorse limitate. Si deve capire che non si possono lasciare arrivare oltre 7 mila persone in un’isola come questa, perché non ci sono gli spazi, gli operatori e i servizi per poter gestire la situazione”
Perché le navi della Marina non sono andate al largo?
In queste condizioni, sottolinea ancora Nicolini, anche solo distribuire l’acqua diventa complicatissimo: “Sono persone che arrivano dalla Tunisia. Le persone con cui ho parlato hanno una sete storica, che non so quando passerà. Vengono da condizioni che non sono tanto diverse da quelle che conoscevamo in Libia. Si sono imbarcate con una sola bottiglia d’acqua, che doveva durare chissà quanto. Erano già assetate quando sono partite”.
Insomma, sapendo che queste persone sarebbero arrivate, il governo non avrebbe dovuto lasciare le navi della Marina di fronte a Lampedusa. Ma avrebbero dovuto prendere il largo, per poi portare direttamente i naufraghi in porti sicuri in grado di accoglierli. “Deve finire questa storia, che si usa Lampedusa come teatro dell’emergenza. Se 5 mila persone fossero approdate, anche nella stessa giornata, sulle coste della penisola, non ci sarebbe stato questo impatto. Non si sarebbero create queste scene che abbiamo mostrato al mondo intero”, ribadisce l’ex sindaca. “Ma con questa situazione che si è creata a Lampedusa, c’è chi ora dice: ‘Guardate questi migranti, che sono violenti e pretendono di avere cibo e acqua’. È ignobile e disgustoso che accada questo”, aggiunge
Non vengono più registrati i dati sugli sbarchi
Già giorni fa sono state superate le 4 mila presenze nell’hotspot di Lampedusa. Ma nelle ultime drammatiche ore, spiega Nicolini, iniziano anche a mancare numeri e dati: “Stamattina ho visto un comunicato che diceva che nella notte non ci fossero stati sbarchi, ma non è così. Lo so perché sono stata chiamata da una persona che aveva visto un gruppo risalire la spiaggia a Cala Galera. Quindi questo sbarco autonomo c’è stato. Anche nella mattinata ce ne sono stati altri, ma non abbiamo più i numeri e i dati. Ci sono solo le scansioni molto dettagliate sui trasferimenti, che dovrebbero riguardare oltre duemila persone”, ha spiegato. Aggiungendo che sono i primi veri e propri trasferimenti di massa dall’isola: “Ai telegiornali dicevano che i trasferimenti continuavano senza sosta, ma quelli con i traghetti di linea, che al massimo imbarcano poche centinaia di persone, in che modo possono decongestionare la situazione? Non possono decongestionare nemmeno il molo”.
Una situazione che non si vedeva da 20 anni
Una situazione di questo tipo, continua l’ex sindaca, non si vedeva da moltissimi anni: “Come donna di quest’isola sono fiera di dire che a Lampedusa l’accoglienza era diventata di tipo umanitario. Ci sono stati anni vergognosi, c’è stata la pagina tremenda del 2011. Il ministro dell’Interno era un altro leghista, Roberto Maroni, che trattenne tutti i tunisini che sbarcavano – in fuga dalla Primavera Araba – perché diceva che dovevano essere rimpatriati direttamente da Lampedusa. Ovviamente non fu possibile e nell’isola passammo due mesi in condizioni vergognose, simili a quelle che stiamo rivedendo ora”.
Era quindi da oltre vent’anni che non accadeva qualcosa del genere. “Dopo il 2011, dopo quella pagina vergognosa, l’accoglienza è stata connotata da un’impronta umanitaria, prevalente sugli aspetti securitari, che pur continuano a caratterizzare la nostra normativa”, spiega Nicolini.
“Basta puntare il dito contro l’Europa”
Per l’ex sindaca criticare l’Europa così come si sta facendo, tanto da destra quanto da sinistra, non ha alcun senso: “Tutti parlano dell’isola al collasso, invece che parlare del fallimento dell’accordo con la Tunisia e delle politiche del governo di Meloni, e accusano l’Europa. Ma deve venire von der Leyen a distribuire l’acqua agli assetati? A curare le ferite di queste persone devono venire i chirurghi da Amsterdam o da Berlino? Stiamo parlando del modo in cui questo Paese accoglie le persone sofferente, i sopravvissuti. Perché chi riesce ad arrivare vivo è un sopravvissuto”.
Una cosa è la gestione dei flussi migratori, un’altra è la prima accoglienza che un Paese riserva ad altri esseri umani. Che ovviamente riguarda i Paesi di frontiera: “Meloni si faccia dare i soldi per la prima accoglienza, invece di farli dare a Saied”, afferma Nicolini.
Il silenzio su quanto stava accadendo nell’isola
Per poi denunciare come partiti che in passato facevano dell’immigrazione un punto centrale della loro strategia politica, in questi giorni siano rimasti in silenzio. Almeno fino a quando il procuratore capo di Agrigento, Giovanni Di Leo, ha diffuso un comunicato stampa in cui diceva che a Lampedusa la situazione fosse drammatica e chiedeva l’aiuto da parte di tutti: “Quel procuratore ha visto il silenzio istituzionale, ha capito che nessuno istituzione avesse intenzione di comunicare alla popolazione cosa stesse succedendo e questo è un fatto gravissimo. In quel comunicato il procuratore ha detto finalmente la verità, che fossero arrivati oltre 100 barchini. Fino a quel momento non lo aveva detto nessuno”.
Nicolini conclude definendo “vergognose” le parole di Matteo Salvini, secondo cui dietro quanto sta accadendo a Lampedusa ci sarebbe un complotto: “Ogni volta che il centrodestra va al governo in Italia in Africa c’è una rivoluzione in agguato? Sono parole pericolose. E anche irrispettose della Guardia Costiera. Perché in questi giorni, grazie alla guerra ossessiva contro le Ong che porta avanti il governo, a portare sulla terraferma le persone erano la Guardia costiera, di Finanza e i Carabinieri. Quindi le sue sono parole che infangano anche i corpi dello Stato”.
E infine: “Dalle opposizioni dovrebbero levarsi gli scudi, ma è difficile far capire come stanno davvero le cose qui. Fu lo stesso nel 2011, quando tutti parlavano di invasione, sia dalla maggioranza che dall’opposizione. Anche stamattina abbiamo fatto fatica a spiegare perché nel centro ci fossero le rivolte: c’erano perché le persone hanno fame e hanno sete, ma non ricevono assistenza. Non è accoglienza questa, è normale che poi le persone si ribellino”.
(da Fanpage)
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Settembre 15th, 2023 Riccardo Fucile
LA GUARDIA COSTIERA TUNISINA HA ALLENTATO I CONTROLLI E NON VIGILA PIU’ SULLE PARTENZE: IL MEMORANDUM SUI MIGRANTI FIRMATO DALL’UE CON SAIED E’ ANDATO A RAMENGO
C’era una volta la Tunisia, «un partner strategico che nell’Ue stimiamo molto». Tanto che all’inizio dell’estate la presidente della Commissione europea e due capi di governo (Mark Rutte e Giorgia Meloni) si erano recati in visita nel Paese per ben due volte nel giro di cinque settimane, portando in dote 255 milioni di euro. Ora le cose sembrano essere cambiate di colpo. Le partenze dalle coste non si fermano e Tunisi ha scritto all’Ue per annunciare il divieto d’ingresso nel Paese a una delegazione di eurodeputati.
Un gesto senza precedenti, dietro il quale ci sarebbe una ripicca per le critiche sul mancato rispetto dei diritti umani, ma anche la richiesta di accelerare l’esborso dei fondi promessi. In particolare dei 150 milioni per l’assistenza al bilancio dello Stato. Giorgia Meloni ha parlato esplicitamente di «ricatto» con i suoi fedelissimi. Per il governo il problema è enorme, anche perché la premier aveva fatto grande affidamento su quell’accordo che ora il Parlamento Ue chiede di rimettere in discussione.
Il concetto di «ricatto» è stato condiviso anche durante una telefonata con Ursula von der Leyen, arrivata dopo un’escalation di tensioni tra il governo e Bruxelles, soprattutto sul fronte economico. Ora però c’è un’emergenza che le supera tutte. E sull’immigrazione Meloni ha bisogno dell’Europa. L’onda dei migranti ha travolto anni di promesse della destra La realtà dei flussi è molto più complicata delle risposte offerte. Meloni chiede a von der Leyen «i soldi promessi dalla Ue alla Tunisia».
Lo fa con lei direttamente, e poi lanciando un appello congiunto mentre è a Budapest. Ritrova l’amico di sovranismo Viktor Orbán l’alleato di tante battaglie contro i migranti, contro le aperture della Ue, contro il principio della solidarietà e della ridistribuzione, una soluzione che alla fine Meloni, di fronte all’arrivo ininterrotto dei profughi, ha dovuto digerire, firmando il Patto per le migrazioni (cosa che Polonia e Ungheria non hanno fatto). Con Orbán ribadisce «la necessità di concentrarsi sulla dimensione esterna e prevenire le partenze».
Servono i soldi, subito. Il presidente Kais Saied si sta incattivendo. Il sospetto del governo è che i controlli di Tunisi si siano interrotti e la guardia costiera non stia più vigilando sulle partenze finché non arriveranno i finanziamenti annunciati. Per questo l’Italia preme.
Sui fondi a Tunisi, dalla Commissione spiegano che «l’implementazione del Memorandum è in corso» e che si stanno svolgendo «regolarmente» degli incontri a livello tecnico. Vanno distinti due piani diversi. Da un lato ci sono i 105 milioni per l’immigrazione che servono per il controllo delle frontiere, la lotta ai trafficanti e per i rimpatri dal Paese nordafricano.
I soldi sono subordinati all’approvazione di progetti specifici che «stiamo definendo in stretto contatto con le autorità tunisine». Poi ci sono 150 milioni «per accompagnare le riforme che contribuiranno alla stabilità macroeconomica della Tunisia». Il via libera definitivo a questi fondi, sui quali Saied avrà maggiori margini di spesa, dovrebbe arrivare soltanto «entro la fine dell’anno» perché ci sono procedure da seguire. Ma per Tunisi, in grave crisi economica, è troppo tardi.
(da La Stampa)
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Settembre 15th, 2023 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE RUSSO VUOLE IL CONTROLLO DELL’ESERCITO DI MERCENARI CHE IN AFRICA HA BASI, ARMI E CONTRATTI CON I REGIMI GOLPISTI DI MALI E BURKINA FASO
Putin muove le sue pedine dei servizi segreti per appropriarsi delle
spoglie di Wagner dopo la morte misteriosa di Prigozhin in aereo. E non solo della holding economica, con tutta la sua galassia di aziende in settori disparati (catering, costruzioni, finanze, miniere, sicurezza), ma anche dell’esercito di mercenari che soltanto in Africa conta migliaia di contractor e ha solidi contratti con i regimi golpisti di Mali e Burkina Faso, oltre a basi e armi in Libia e, soprattutto, nella Repubblica centrafricana.
Il generale Surovikin, ex capo di Stato maggiore dell’Aeronautica e delle operazioni in Ucraina, dato per silurato e destituito perché vicino allo scomparso boss di Wagner, è riapparso in una foto in abiti borghesi in Algeria.
Canali Telegram russi azzardano che potrebbe essere lui l’asso nella manica di Putin al fine di conquistare la fiducia del clan Wagner, orfano di Prigozhin come dello storico fondatore, Utkin. Surovikin potrebbe aver stretto un accordo con lo Zar per succedere a Prigozhin, col gradimento sia del Cremlino che della base di paramilitari Wagner.
Ma Surovikin non basta a blindare il controllo putiniano sulla galassia Wagner. A San Pietroburgo, infatti, è stato aperto il testamento del gran capo, e a sorpresa i beni sono andati al figlio Pavel, mentre le figlie avrebbero ricevuto soltanto immobili e oggetti.
Sullo sfondo, proseguono le indagini sulla catastrofe dell’aereo che portava Prigozhin e i suoi numero 2 e 3, Utkin e Chekalov, da Mosca a San Pietroburgo. Il braccio di ferro, qui, sembra essere addirittura tra le famiglie e Wagner da un lato (la compagnia aerea ha già risarcito i familiari, a riprova che crede nella correttezza dei piloti e nell’integrità dell’Embraer, uno degli aerei più sicuri al mondo), dall’altro i servizi segreti, l’Fsb, che di fatto ha preso in mano l’inchiesta e espropriato completamente gli organismi della sicurezza aerea, nazionali e internazionali, e starebbe lavorando proprio a inventare l’ipotesi del guasto o di un errore umano.
Ovvio, per allontanare i sospetti del coinvolgimento dei servizi stessi nell’abbattimento dell’aereo tramite una bomba a bordo (i primi giorni era anche emerso dove: nella cambusa).
(da agenzie)
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Settembre 15th, 2023 Riccardo Fucile
LA DECISIONE DEL M5S RICOMPATTA IL CENTROSINISTRA… I DIRIGENTI LOCALI DEL PD CRITICI VERSO LA SCELTA DI ELLY DI APPOGGIARE CAPPATO (TANTO PER NON PERDERE IL VIZIO DI PENSARE SOLO A SE STESSI)
Il centrosinistra si ricompatta nel sostegno a Marco Cappato alle suppletive del prossimo ottobre a Monza, dove si dovrà votare il sostituto di Silvio Berlusconi al Senato.
A sorpresa Giuseppe Conte annuncia la convergenza sull’esponente radicale. “Cappato sarà il candidato dei 5 Stelle”, ha detto il leader pentastellato dopo la nota della mattina in cui si lasciava agli elettori M5S libertà di scelta. La decisione arriva dopo quella di Elly Schlein di dare anche l’appoggio del Pd.
I malumori del Pd
Il Pd di Monza parla di “amarezza”, “perplessità” ed “errore politico” per la scelta del Pd nazionale di appoggiare Marco Cappato Lo fa in un documento postato sulla pagina Facebook del Partito democratico brianzolo, con il calce la firma del segretario provinciale Pietro Virtuani, del sindaco Paolo Pilotto, del capogruppo in provincia Vincenzo di Paolo del consigliere regionale (ed ex sindaco) Gigi Ponti a cui si stanno aggiungendo altri nomi. Una lettera a cui risponde la segretaria Elly Schlein a Otto e mezzo, su La7: “Abbiamo fatto una scelta, in un collegio uninominale che privilegia le coalizioni, di non frammentare”.
“I territori – spiegano i firmatari – devono potere esprimere e scegliere i candidati, a maggior ragione nel caso di un collegio uninominale”. “Senza voler nulla togliere alla figura di Cappato e alle sue battaglie per i diritti, non possiamo nascondere la nostra amarezza e la nostra perplessità per questa decisione. In queste settimane – aggiungono – avevamo avanzato una proposta diversa: una candidatura che rappresentasse le esperienze delle amministrazioni locali del nostro collegio”
(da agenzie)
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Settembre 15th, 2023 Riccardo Fucile
ERANO UNA RICCHEZZA, OGGI SONO PRIGIONIERI DI “DUCETTI” CON CUI FACCIAMO ACCORDI PER VILTA’ E PAURA
La paura è il primo sentimento evocato nella Divina commedia, dopo
appena sei versi. E «ogni viltà convien che qui sia morta» è il primo suggerimento che dà Virgilio a Dante nel superare la porta dell’inferno, la condizione per procedere oltre. La paura prende diverse facce, viltà, pietà, vergogna.
Noi italiani, europei, occidentali nella Apocalisse della Migrazione che dura da dodici anni non abbiamo ascoltato il consiglio di Dante, non aver paura, non essere vili. Invece paura e viltà hanno guidato ogni nostro decreto atto parola, sia di chi invocava esorcismi di una misericordia molto ipocrita perché condita di «ma…», e di coloro che astutamente urlavano, con eccitazione ed esclusivismo populista e xenofobo, alla catastrofe permanente e se ne facevano gradassi nel proporre soluzioni impotenti.
I migranti ci fanno paura. Sempre. Noi siamo cosmopoliti ma del benessere. Nel 2011 quando i barconi sbarcavano tunisini e nel 2013 quando a questa umanità formicolante si sono aggiunti i siriani; e poi un anno dopo l’altro quando hanno cominciato a scalare continenti e mari africani di tutte le latitudini e gli afghani. Fino ad oggi, nel 2023, quando i barchini hanno preso il posto dei barconi e hanno occupato il mare, innumerevoli, fragili scialuppe di popoli in fuga. La retorica di queste eterne circostanze, dodici anni per una sofferenza imposta e accettata è una eternità, è ormai una impertinenza.
Non facciamo più la vecchia domanda; da dove vieni? non c’è più tempo sui moli, e poi bisognerebbe ripassare una geografia composta di innumerevoli nomi di cui siamo ignoranti. Migranti semplici e astrusi come la natura, che hanno lasciato città morte, abbandonate come abiti usati, o come gusci d’ostrica a deperire nei loro deserti di fame di guerra di dittatura e fanatismo. La cruda realtà, non l’intelligenza o la ragione, ci ha costretti alla fine a dismettere il nostro vecchio gioco delle nazionalità come identità e appartenenza che serve a dividere a scegliere a privilegiare; e ammettiamo che sono un popolo nuovo del mondo. Superficiali e boriosi (la boria è un difetto europeo) abbiamo cercato vilmente di aggirare il faccia a faccia con il diverso da sé.
Ho passato giorni e giorni con i migranti, ho camminato e sono affondato al loro fianco, ho sentito il loro esclusivismo, la loro alterità, la loro solitudine. Forse per questo non ne ho paura. Sono il prodotto della Storia e della miseria. Possono ad ogni momento dire: è tutto finito, sono pronto. Noi abbiamo sempre bisogno di un rinvio, chiediamo tempo. La loro vita è divisa tra la nuova e la vecchia patria, le loro idee del mondo sono frammentarie, divise tra quello che è proprio e quello che è altrui.
La Migrazione era una fortuna che ci offriva la Storia. La sua volontà di catturarci, il metterci alla prova che esercitava in ognuno delle sue mille sfaccettature (perché la migrazione è cambiata in questi anni mille volte, solo noi siamo rimasti ottusamente eguali) perfino il suo carattere invasore ci chiedevano una risposta immediata, un soprassalto di volontà critica. Ci spingeva a non accettarci ingenuamente con le nostre bugie ma ci obbligava con la sua violenza a fronteggiarla. Era in questo senso una occasione rivoluzionaria.
Noi xenofobi per ignoranza e per utile, oppure pietosi ma con la regola di evitare gli scomodi e gli azzardi della pietà che altrimenti è mezzuccio e affare, ci siamo impegnati a aggirare quello che era diventato il punto morto del nostro mondo, l’anello che non teneva, il filo da sciogliere per essere davvero Diritto realizzato e vivente.
Sfogliamo le strategia per affrontare la Migrazione. Non era per viltà che illuminati ma realisti bizantineggiavano sulla distinzione tra migrante utile e migrante superfluo? il primo da accogliere, meglio da assumere, perché serve; il secondo da respingere o spazzare nel buio della clandestinità perché non ci aiuta a restare ricchi, oziosi e gaudenti. Mentre altri, i furbi che avevano capito tutto si arricchivano. Chi con i voti passando, con libelli arroganti, dall’irrilevanza al governo, chi con i soldi; perché il migrante rende. E non solo al trafficante di uomini, allo scafista che è solo anello della lunga catena di business e di violenza, stramaledetto, certo, perseguito a parole ma poi di fatto impalpabile, poliziescamente individuato nella manovalanza criminale.
È stata viltà e paura a muoverci in delegazioni di eccellenze continentali per andare a mendicare dall’altra sponda l’aiuto interessato e lucroso di canaglie e criminali, preventivamente assolte perché non si fanno accordi con chi non senti eguale.
E anche qui i progressisti che rubano la parte agli altri, anticipano disinvoltamente i tempi, le napoleoniche missioni libiche, l’idea di affidare il migrante a carcerieri senza pietà, annullarlo nel suo mondo che sarebbe feroce per natura. E intanto continuare a proclamare la necessità e la virtù dell’accoglienza!
E poi quando le maglie di quella rete si sono allentate, gli altri, i pugnodiferro, i mascelluti dei blocchi navali, dei porti sbarrati, dei decretissimi Cutro, anche loro, giù a rincorrere loschi individui, sempre di più, sempre più a Sud del mondo: raiss egiziani dai molti delitti, presidenti nigerini amici di Macron ma che fanno palanche con i migranti, e il ciglioso ducetto tunisino che non si contenta di soldi, pretende anche salamelecchi e riguardo. E adesso il Sudan, il Gabon, il Marocco, e chissà quanti altri dopo ogni nuova guerra, golpe, catastrofe naturale, ruzzolando su una china che non ha fine. Imiteremo l’Inghilterra che paga a buon prezzo il Rwanda perché faccia il samaritano al suo posto, spedendo aerei carichi di respinti. E forse è la faccia di un colonialismo al contrario; esseri umani in cambio di rame e coltan.
Si tira avanti all’infinito con una fanghiglia di decreti circolari fogli d’ordine piani patti che impasta e offusca i cervelli. La destra la definisce «emergenza» per giustificare il pugno di ferro il si salvi chi può e chiamare a colpevole l’Europa antipatica. La sinistra replica con il «fenomeno strutturale». Che ha una vernice sociologica ma che è qualcosa che assomiglia alla grandine per i contadini: ciclico inevitabile maledizione eterna. Migreranno sempre, non si fermeranno mai, un mondo si svuota un altro il nostro che è bellissimo si riempie…
Trovo questo non solo errato storicamente, è una condanna per milioni di uomini. Fuggire non è una forma culturale di essere, è la conseguenza dello sfruttamento e della violenza. Che bisogna aiutare quegli uomini a rovesciare, con la forza se necessario. Allora non partiranno più.
Domenico Quirico
(da La Stampa)
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Settembre 15th, 2023 Riccardo Fucile
DIO SI DIFENDE DA SOLO, NON HA BISOGNO DI FINTI CRISTIANI
Mi domando perché mai, e da chi, Dio debba essere “difeso”, come dicono Meloni e Orbán nelle loro adunate cameratesche. Se si tratta del Padre Eterno della vulgata monoteista, maschio e onnipotente, il Dio delle Nazioni e della guerra, il Gott mit uns di tutte le epoche, il Dio barbuto e vendicativo del patriarca Cirillo, degli imam fanatici, dei suprematisti cristiani, il Dio che “la spada, non il Libro ha nella mano” (Guccini), allora siamo noi che dobbiamo proteggerci e metterci in salvo: ancora poche migliaia di anni e magari ce la faremo.
Se invece si tratta del Motore sconosciuto che tutto muove, e tutto ha creato, non ha alcuna necessità di essere difeso da alcuno. È blasfemo considerarlo “in pericolo”. Si difende magnificamente da solo, e rimarrà a dispensare la luce e la vita quando Nazioni, Patrie, Destre (e anche Sinistre) saranno considerate solo una goffa parentesi della storia umana. Siamo un peto in mezzo alle galassie, chi ci crediamo di essere, per proclamarci Guardiani della Fede?
Questo uso politico della religione non ha nulla di religioso e men che meno di spirituale. È grevemente mondano. Anche quando sia attuato in buona fede (dunque per zelo fanatico e non per cinico calcolo) è pericoloso e detestabile. È la reiterazione di un tribalismo religioso (il mio Dio è quello vero, il tuo è quello falso) che ha portato distruzione, persecuzione, terrore, guerra e morte. Quelli che hanno il copyright di Dio fanno spavento: da loro sì è necessario difenderci.
Dio, a meno di imprevedibili rimpasti, non è un membro del governo Meloni.
(da La Repubblica)
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Settembre 15th, 2023 Riccardo Fucile
SOLO 49 MULTE STRADALI E UN TITOLARE DI UN BAR SANZIONATO PERCHE’ NON AVEVA ESPOSTO I PREZZI… BASTAVANO DUE VIGILI URBANI
Dopo aver preso in giro gli italiani promettendo castronerie tipo il
blocco navale per i migranti, chi sta al governo ci ha preso gusto e ora continua a fare lo stesso con i delinquenti.
Da qualche giorno, in seguito alla passerella della premier a Caivano, le forze dell’ordine sono impegnate in rumorosi blitz nelle periferie ad alto tasso criminale di diverse città.
Il cliché è questo: all’alba si concentrano centinaia di poliziotti e carabinieri sotto i casermoni, ben esposti a favore delle telecamere, e poi si va a bussare nelle case, dove nel frattempo è sparito tutto.
Basti leggere quanto ha comunicato ieri il Viminale al termine di una nuova operazione di questo genere sempre a Caivano. In quella che è considerata la più grande piazza di spaccio d’Europa, tanto spiegamento di mezzi ha fruttato 79 persone identificate, 149 veicoli controllati, 49 multe stradali e il titolare di un bar sanzionato perché non esponeva la tabella dei prezzi.
Numeri che sono la prova di una strategia sballata, ideata per farci credere che si fa qualcosa e non per colpire sul serio i delinquenti. Invece di girare di tanto in tanto questi film, sarebbe più utile mantenere giorno per giorno una presenza visibile dello Stato e intensificare la lotta ai clan con le tradizionali attività investigative, che funzionano quando si fanno senza i riflettori.
Metodi che le questure conoscono benissimo, ma a cui evidentemente sono costrette a rinunciare per consentire ai papaveri della politica di farsi belli in tv. Mentre i boss a cui darebbero la caccia si sganasciano dalle risate.
(da La Notizia)
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Settembre 15th, 2023 Riccardo Fucile
DALL’IMMIGRAZIONE ALLE MULTINAZIONALI: ECCO A CHI E’ RIVOLTO IL MESSAGGIO DI MATTARELLA
«La sola cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura stessa», ci rincuora Sergio Mattarella citando un grande presidente degli Stati Uniti, Franklin Delano Roosevelt. E sempre a proposito di angosce collettive cui non bisognerebbe piegarsi, sottoscrive in pieno quanto affermava un suo antico predecessore, Luigi Einaudi: guai a esasperare gli stati d’animo del momento.
In particolare, ci sono due comportamenti che andrebbero assolutamente evitati. Il primo consiste nella denuncia ossessiva di certi problemi, come se questi «possano risolversi da sé». L’altro errore da non commettere sta nella «tentazione cinica» di cavalcare le ansie della gente artificiosamente provocate.
Il presidente evita di pronunciare la parola «immigrazione», ma nella platea di Confindustria alla quale si è rivolto nessuno ha avuto dubbi al riguardo; è sotto gli occhi di tutti la tentazione di trasformare questo dramma epocale in terreno di scontro politico, magari in vista delle prossime elezioni europee, trasformandolo in cavallo di battaglia propagandistico anziché cercare soluzioni serie e durevoli, come ci si aspetterebbe.
Mattarella, come d’abitudine, è rimasto ben dentro i confini del proprio ruolo. Si è tenuto aderente al dettato della Costituzione della quale ha citato ben sei articoli a proposito delle attività d’impresa, sulla sua rilevanza, sui suoi doveri sociali.
Ma non poteva mancare qualche invito alla riflessione che riguarda direttamente la politica, rappresentata in sala al massimo livello con la premier Giorgia Meloni. Ad esempio il presidente ha segnalato lo stretto legame che corre tra la democrazia ed l’economia di mercato.
Le concentrazioni di potere economico delle multinazionali arroganti fanno male alle istituzioni democratiche; ma nello stesso tempo andrebbero evitate le tentazioni del «dirigismo» e del «protezionismo» in quanto atteggiamenti tipici delle dittature.
E pure in questo caso, gli esempi sotto gli occhi non mancano, c’è solo l’imbarazzo della scelta.
“La democrazia si incarna nei mille luoghi di lavoro e studio. Nel lavoro e nella riflessione dei corpi sociali intermedi della Repubblica. Nel riconoscimento dei diritti sociali. Nella libertà d’intraprendere dei cittadini. Prima di ogni altro fattore, a muovere il progresso è, infatti, il ‘capitale sociale’ di cui un Paese dispone. Un capitale che non possiamo impoverire. È una responsabilità che interpella anche il mondo delle imprese: troppi giovani cercano lavoro all’estero, per la povertà delle offerte retributive disponibili”.
“Con eguale determinazione vanno rifiutate spinte di ingiustificate egemonie delle istituzioni nella gestione delle regole o, all’opposto, di pseudo-assolutismo imprenditoriale, magari veicolato dai nuovi giganti degli ‘Over the top’ che si pretendono, spesso, ‘legibus soluti’. Democrazia e mercato – scrive, nel suo ultimo libro, Martin Wolf – hanno in comune l’idea di uguaglianza e concorrono entrambi alla sua attuazione”
“Vanno rifiutate spinte di ingiustificate egemonie delle istituzioni nella gestione delle regole o, all’opposto, di pseudo-assolutismo imprenditoriale, magari veicolato dai nuovi giganti degli “Over the top” che si pretendono, spesso, “legibus soluti”.
“Le aziende sono al centro di un sistema di valori, non solo economici. Siete voi, a ricordare, anche a me, che l’impresa ha responsabilità che superano i confini delle sue donne e dei suoi uomini e, aggiungo, dei suoi mercati”. “Le imprese sono veicoli di crescita, innovazione, formazione, cultura, integrazione, moltiplicazione di influenza, fattore di soft-power. E sono, anche, agenti di libertà. Generare ricchezza è una rilevante funzione sociale. È una delle prime responsabilità sociali dell’impresa. Naturalmente, non a detrimento di altre ricchezze, individuali o collettive”. “Non è il capitalismo di rapina quello a cui guarda la Costituzione nel momento in cui definisce le regole del gioco. Il principio non è quella della concentrazione delle ricchezze ma della loro diffusione. Il modello lo conosciamo: è quello che ha fatto crescere l’Italia e l’Europa”
(da agenzie)
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Settembre 15th, 2023 Riccardo Fucile
“SONO STATI ELIMINATI IL CAPO DELL’INTELLIGENCE DELLA BRIGATA NEMICA, TRE COMBATTENTI E QUASI TUTTA LA FANTERIA DELLA 72MA BRIGATA, INSIEME AGLI UFFICIALI E A UNA QUANTITÀ SIGNIFICATIVA DI EQUIPAGGIAMENTO”… L’INTELLIGENCE BRITANNICA: “IN CRIMEA DANNI CATASTROFICI PER LA FLOTTA RUSSA”
La 72ma Brigata meccanizzata della Federazione russa è stata
completamente sconfitta in due giorni: lo ha dichiarato la terza Brigata d’assalto separata dell’esercito di Kiev citata da Rbc-Ucraina. “Sono stati eliminati il capo dell’intelligence della brigata nemica, tre combattenti e quasi tutta la fanteria della 72ma Brigata, insieme agli ufficiali e a una quantità significativa di equipaggiamento”.
“A seguito di un’operazione lampo delle unità ucraine, la guarnigione russa ad Andriivka è stata circondata, tagliata fuori dalle forze principali e distrutta”, ha affermato la terza Brigata d’assalto separata dell’esercito di Kiev. Secondo l’esercito ucraino, i combattimenti stanno continuando, e alcune posizioni si stanno consolidando.
“La cattura e il mantenimento dell’insediamento di Andriivka è la nostra via per uno sfondamento sul fianco destro di Bakhmut e la chiave per il successo dell’intera ulteriore offensiva”, scrive su Telegram la terza Brigata. Ieri il comando ucraino aveva riferito dell’avanzata dei difensori ucraini a sud di Bakhmut, mentre la vice ministra della Difesa Hanna Malyar aveva annunciato la liberazione di Andriivka, ma l’informazione è stata successivamente definita “prematura”. Questa mattina invece lo Stato maggiore ucraino ha confermato che Andriivka è stata riconquistata.
“Nonostante il ministero della Difesa russo abbia minimizzato i danni, le immagini satellitari indicano che la nave Minsk è stata quasi certamente distrutta e il sottomarino Rostov” ha probabilmente subito danni catastrofici”, scrive nel suo report su X l’intelligence della Difesa britannica confermando le affermazioni ucraine sui danni significativi alla flotta russa a Sebastopoli, due giorni fa. Londra aggiunge che i danni stanno anche nelle implicazioni per il cantiere navale: “Rimuovere i rottami dai bacini di carenaggio li metterà fuori uso per molti mesi. E’ una sfida significativa per sostenere la manutenzione della flotta”.
(da agenzie)
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